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domenica 13 novembre 2011

pc 12-13 novembre - CONTRO I PRESIDI FASCISTI, LOTTA E ORGANIZZAZIONE!

Lo Slai cobas per il Sindacato di Classe nei giorni scorsi ha solidarizzato con gli studenti del Liceo Classico di Castelvetrano (Tp) oggetto di ingiuste sanzioni disciplinari per aver organizzato e partecipato ad un corto studentesco nella piccola cittadina trapanese. Di seguito la lettera ce il sindacato a mandato al preside.

Al preside del Liceo Classico Giovanni Pantaleo

Oggetto: Sanzioni disciplinari verso gli studenti partecipanti alla manifestazione studentesca del 15 ottobre c.a.

In merito ai fatti antecedenti e successivi il 15 ottobre avvenuti nel suo istituto, dove gli studenti e le studentesse hanno esercitato il loro diritto legittimo di espressione (art. 25 Costituzione),

riteniamo sia inaccettabile che si cerchi di impedire o limitare loro tale diritto da parte della S.V. o di organi quali il Consiglio d’Istituto, paventando l’esecuzione di sanzioni disciplinari quali l’espulsione/sospensione dalle lezioni o l’utilizzo del voto in condotta come vera e propria arma di ricatto.

Riteniamo altresì che nei giorni antecedenti il 15 Ottobre (giorno in cui ha avuto luogo una mobilitazione studentesca a cui i suoi studenti hanno partecipato), impedire e/o ostacolare l'informazione e la promozione di tale mobilitazione all'interno dell'istituto tramite gli strumenti disciplinari suddetti sia inappropriato nonché illegittimo.

Infine la nostra O.S. ritiene inoltre che paventare sanzioni disciplinari ed eseguirle verso studenti del Suo istituto al fine di impedire l’esercizio legittimo di un diritto costituzionalmente garantito, come quello di manifestare il proprio pensiero e dissenso, la partecipazione a forme di proteste quali cortei studenteschi, sit-in, esprimere il proprio pensiero in forma scritta, orale ecc. (art. 25 Costituzione) è un atto gravissimo che denota un evidente abuso di potere dovuto alla propria posizione di dirigente scolastico.

Gli studenti oggetto dell’eventuale provvedimento disciplinare ingiustificato hanno il pieno appoggio della nostra O.S. e qualora si concretizzasse tale atto da parte vostra o del consiglio d’istituto, la nostra O.S. si riserva di agire di conseguenza per vie legali al fine di tutelare gli studenti in quanto parte lesa.

Teniamo a ricordarle che in quanto pubblico ufficiale all’interno della scuola la S.V. è tenuta a garantire e far rispettare la legge, in primis la Costituzione Italiana e, in particolare in riferimento all’oggetto della nostra missiva, circa l’art. 25 della Costituzione italiana.

Con la presente cogliamo l’occasione per porgerle

Distinti saluti.

Palermo 10/11/2011

martedì 8 novembre 2011

pc 8 novembre - Andi libera! solidarietà militante a tutti i rivoluzionari prigionieri!

Dalla fine di Settembre è in corso in Svizzera un processo politico contro la compagna zurighese Andi, militante di Revolutionarer Aufbau Schweiz (costruzione rivoluzionaria Svizzera) e per la costruzione di un Soccorso Rosso Internazionale, nota nel movimento politico svizzero e non solo, per il suo impegno sociale e la dedizione alla causa rivoluzionaria.

Lo stato borghese svizzero con una vera e propria montatura giudiziaria vuole sanzionare questa compagna per il suo impegno attivo contro il sistema capitalista che ogni giorno provoca morte e distruzione.
Si accusa la compagna della paternità di azioni simboliche con l'utilizzo di vernice e fuochi d'artificio verso obiettivi quali la polizia cantonale svizzera, i servizi segreti svizzeri, compagnie aree spagnole e greche cosi come altri obiettivi che poi sono stati cancellati dall'imputazione perché, come i precedenti, non sussiste nessuna prova tangibile che la compagna in questione ne sia responsabile.

Alla compagna Andi va tutta la nostra solidarietà militante e di classe

Andi libera subito!

Libertà per tutti i prigionieri politici!

La solidarietà è un'arma, è necessario costruire un soccorso rosso in ogni paese contro la repressione borghese che avanza e che si struttura sempre di più in stato di polizia che avanza a tappe forzate verso il moderno fascismo!

Red Block Palermo

lunedì 28 marzo 2011

pc 29-30 Marzo- GROSSA ASSEMBLEA ANTIFASCISTA A PALERMO DOPO LA BATTAGLIA DEL 23 MARZO!

Oggi pomeriggio 28 marzo si è tenuta una partecipata assemblea antifascista presso la sede dello Slai Cobas per il Sindacato di Classe con circa un centinaio tra lavoratori, giovani e studenti.
È stato il primo momento assembleare cittadino dopo la campagna e la consecutiva battaglia antifascista del 23 Marzo contro la presentazione del libro di Casapound alla Mondadori di Palermo.

Tra gli interventi di apertura dei lavoratori è stata ribadita l’importanza di aver partecipato alla mobilitazione del 23 Marzo e di aver contestato questo stato che, per mezzo di assessori e deputati regionali, protegge la feccia fascista garantendogli di svolgere la loro iniziativa militarizzando l’intero centro città con sbirri in antisommossa, camionette ed elicotteri.

Alcuni lavoratori presenti il 23 pomeriggio hanno sottolineato la necessità di prendere come esempio i giovani antifascisti che hanno sfidato lo stato e la repressione della questura in nome di un principio alto: il diritto a rivendicare l’antifascismo militante. La determinazione di quei giovani è un esempio anche per quanto riguarda le lotte sindacali contro i padroni nelle vertenze sindacali e in generale contro le politiche del governo che colpisce i lavoratori da un lato e dall’altro utilizza stato di polizia e manovalanza fascista contro chi lotta per difendere i propri diritti.

Presente anche la delegata sindacale Donatella Anello denunciata dal deputato dell’Assemblea Regionale Siciliana Salvino Caputo per “istigazione alla violenza” che ha ribadito il suo appoggio alla giusta lotta antifascista di Mercoledì pomeriggio, riconfermando le dichiarazioni date alla stampa in quell’occasione e denunciando ulteriormente il sistema del “2 pesi e 2 misure” per i manifestanti e le forze dell’ordine le quali, come documentato dai media, hanno sparato lacrimogeni ad altezza d’uomo e tirato pietre contro gli antifascisti.

Rosario Sciortino segretario provinciale dello Slai Cobas per il Sindacato di Classe ha ribadito che l’antifascismo o è militante o non lo è, a ciò che si dice devono seguire i fatti nella pratica sennò si è solo antifascisti a parole. A differenza di altri che in città spesso si riempiono la bocca di antifascismo ma al momento cruciale si defilano, lo Slai Cobas per il Sindacato di Classe porterà fino in fondo la campagna antifascista con tutti i lavoratori e i compagni disposti a proseguire un ragionamento condiviso. Quindi anche questa organizzazione sindacale andrà avanti anche dopo i fatti del 23 proponendo ancora una volta a tutti di schierarsi in questo senso e di costruire insieme la campagna.

Presenti i giovani di Red Block, del Cail e dello Studentato Occupato Anomalia.
I compagni di Red Block hanno ribadito la necessità della campagna antifascista verso i fascisti in doppiopetto presenti a diversi livelli nelle istituzioni locali abbracciando la proposta dello Slai Cobas per il Sindacato di Classe di continuare la campagna generale anche per mezzo dell’esposto già presentato nei giorni scorsi e aggiornando lo stesso alla luce degli ultimi eventi.

I compagni dell’Anomalia innanzitutto hanno espresso la loro solidarietà alla compagna Donatella oggetto della denuncia, sottolineando il fatto che tale atto repressivo parte da chi mangia quotidianamente a spese dei lavoratori ed è rivolto contro una lavoratrice in particolare e in generale verso i lavoratori del sindacato tutto, unico sindacato che si è schierato sulla questione dando appoggio pieno e incondizionato alla causa antifascista. I compagni hanno dato la loro disponibilità per proseguire il dibattito e la costruzione collettiva di prossime iniziative.

L’assemblea si è conclusa con l’idea condivisa di proseguire con la campagna antifascista e contro
la repressione in continuità con la campagna che ha portato alla grande mobilitazione antifascista nelle strade della città prima e fino al 23 Marzo.

Antifascisti sempre!

giovedì 20 gennaio 2011

pc quotidiano 20 Gennaio. Verso l'udienza del 24 Gennaio a Roma. Tutti gli studenti liberi subito!

Un mese e sei giorni sono passati dalla grande manifestazione del 14 dicembre a roma, una grande giornata di mobilitazione dove migliaia di studenti appoggiati da centinaia tra lavoratori, aquilani, abitanti di Terzigno, immigrati e tanti altri ancora si sono opposti ad un governo corrotto che sta ancora in piedi grazie ad un’infame compravendita di voti.
L’indignazione di massa quel giorno è stata sanzionata con la repressione di centinaia di sbirri in assetto antisommossa che stavano li a difendere i palazzi del potere.
Tanto si è detto sulla grande battaglia del 14 dicembre, il “partito di governo” com’era prevedibile ha etichettato ancora una volta gli studenti come “terroristi”, “violenti facinorosi” e “black block”.
L’opposizione di palazzo come pd,idv, sel, rifondazione, i sindacati come la cigil che chiameremo “partito della conciliazione”, non hanno esitato ad additare le pratiche radicali degli studenti e a giudicare cosa “va bene” e cosa “non va bene” circa la mobilitazione degli studenti.
Fino al giorno prima il movimento studentesco andava bene se si limitava a proteste simboliche come l’occupazione dei principali monumenti storici del paese, quando invece gli stessi studenti hanno finalmente risposto a settimane di cariche e sgomberi in maniera organizzata soverchiando le forze dell’ordine spinti dalla loro rabbia allora diventano violenti e black block…
Basta vedere le immagini e i filmati del 14 dicembre e tutto questo teorema crolla come un castello di carta: altro che pochi facinorosi, erano in centinaia a piazza del popolo a respingere il tentativo di carica delle forze dell’ordine mettendole in fuga, in migliaia hanno assediato i palazzi del potere provando l’assalto dell’ennesima e improponibile zona rossa.
Sicuramente tale risultato è stato possibile innanzitutto perché il movimento studentesco non è caduto nella retorica di divisione tra buoni e cattivi, secondariamente questo movimento a differenza dell’onda del 2008 è stato realmente autonomo da quel “partito della conciliazione” di cui parlavamo sopra e anzi ha rigettato i vari traffichini politici dei movimenti come i partiti della sinistra parlamentare ed ex parlamentare nonché la cigil della camusso.
In poche parole il “partito della conciliazione” ,anche le sue frange ritenute più vicine al movimento come la fiom, non ha avuto modo di annacquare il movimento e le sue pratiche.
Un altro fatto ormai accertato è che i 23 arrestati sono stati presi a caso nel corso dei rastrellamenti della polizia. Verso di loro si è scatenato un clima da caccia alle streghe, emblematica la reazione del ministro La Russa al programma televisivo “Anno Zero” dove non ha fatto altro che svelare la sua natura fascista e cosa ancora più emblematica dell’accanimento verso qualsiasi forma di opposizione sociale, la richiesta di Alemanno, per fortuna respinta, di costituzione di parte civile del Comune di Roma contro gli arrestati.
Ciò che è emerso dal 14 dicembre è che quando gli studenti si auto-organizzano lasciando fuori il “partito della conciliazione”, sono inarrestabili e riescono anche a mettere in rotta le forze repressive organizzate dello stato che se la danno a gambe.
Dopo un mese e sei giorni ci sono studenti ancora agli arresti domiciliari aspettando il processo che è stato rinviato a giorno 24, a loro va tutta la nostra solidarietà che concretamente dovrebbe significare di non retrocedere di un passo da quello che siamo riusciti ad ottenere con la mobilitazione, con le occupazioni di scuole,facoltà,monumenti e intere città, imponendo al potere la nostra volontà di manifestare quando e dove volevamo senza comunicare niente a nessuna questura d’Italia, organizzando didattiche alternative durante le occupazioni e così via.
Adesso è il momento di sostenere gli operai metalmeccanici per lo sciopero generale del 28 febbraio indetto dalla fiom dopo tante esitazioni. Uno sciopero generale richiesto a gran voce dagli studenti che ancora la cgil della camusso non ha voluto proclamare perché “ancora non ci sono le condizioni”… di fronte al ricatto padronale di Marchionne contro la classe operaia e i lavoratori in generale pensiamo che al contrario ci siano le condizioni anzi…
Per questo il 28 scenderemo a fianco degli operai contro il governo che colpisce lavoratori e studenti, chiedendo inoltre agli operai di stare al fianco degli studenti, i quali fin’ora hanno fatto bene da soli ma che sicuramente sarebbe interesse strategico di entrambi unirsi contro il governo per spazzarlo via.

mercoledì 21 luglio 2010

pc quotidiano 21 luglio - assoluzione di 'sud ribelle'

Nel giorno dell' Anniversario dell'assassinio di Carlo Giuliani,
20 luglio 2010

Catanzaro, il Sud Ribelle non si processa: respinta
la richiesta della Procura
A Catanzaro la Corte d'Assise e d'Appello ha appena rigettato la richiesta
della Procura nel secondo grado del
processo al "Sud Ribelle" incriminato per la costruzione della rete verso il
NoG8 del luglio 2001 a Genova.


Tutti assolti gli attivisti del sud ribelle inseguiti da otto anni da un dossier preparato dagli uomini del generale Ganzer che li accusava di diversi reati, il più
grave quello di cospirare contro gli organi costituzionali. Un’accusa
paradossale che era piovuta addosso a una ventina di attivisti,
soprattutto di Puglia, Campania e Calabria, e che diverse procure si
erano rifiutate di trattare finché un controverso pm di Cosenza non se
ne volle far carico. Il sud ribelle non era un’associazione sovversiva,
era un pezzo della moltitudine che contestò il G8 del
2001. Il sostituto procuratore generale Marisa Manzini, stamane, aveva chiesto
oltre 30 anni di carcere. I giudizi d’appello hanno confermato quindi
la sentenza di primo grado.

martedì 20 luglio 2010

pc quotidiano 20 luglio - La repressione non ci arresta

I compagni di proletari comunisti di Milano hanno partecipato all' incontro-dibattito “La repressione non ci arresta” all'interno della festa Fuochi di resistenza a Cazzago San Martino.

Sono stati riportati diversi casi di repressione con denunce, avvisi orali, condanne sopratutto di antifascisti e relative a manifestazioni di contrasto della destra estrema , ma è stato anche, nella relazione introduttiva, riportato l'esempio della repressione delle lotte sindacali per la difesa dei diritti dei lavoratori e non è mancato il riferimento alle montature giudiziarie a danno dei comunisti.


Sicuramente interessante per avere uno spaccato delle varie modalità usate dalla repressione- e il salto di qualità di essa- in questo paese per contrastare ogni forma di opposizione e delle lotte sociali, operaie e politiche, la criminalizzazione di attivisti sindacali, comunisti, anarchici; per avere un quadro dell'uso di aberrazioni guridiche, rispolvero di norme fasciste, mai cancellate dal codice, multe che permette di comprendere, al di là dello strumento repressivo specifico utilizzato nei diversi esempi, l' “unitarietà” della repressione. Momenti come questi sono utili e necessari per far conoscere, come momento informativo.

Ma, appunto, un momento, uno degli strumenti utili e necessari nella lotta contro la repressione. Ma non basta fotografare la realtà, occorre trasformarla.

In uno degli interventi è stata sottolineata l'importanza della solidarietà e, quindi, la necessità della presenza , ad esempio in occasione delle udienze, con la consapevolezza che la repressione“ci riguarda tutti” e, come, la presenza solidale nei presidi davanti ai tribunali non sempre sia adeguata.

I compagni di proletari comunisti hanno portato, all'interno dell'analisi dell'attacco repressivo, la necessità della lotta unitaria contro la repressione, in forma organizzata. Con la consapevolezza che il lavoro, in tal senso, è lungo, ma da perseguire con determinazione

Milano, 20 luglio 2010

pc quotidiano 20 luglio - libertà per i compagni



contro le campagne di criminalizzazione con il pretesto del terrorismo e l’uso dell’art.270bis, contro processi e montature giudiziarie nei confronti di organizzazioni e militanti comunisti e militanti rivoluzionari
contro il silenzio esistente sulle condizioni di vita dei prigionieri politici, dei detenuti nelle carceri, vittime di campagne di vessazione, persecuzione, e per i detenuti immigrati di stampo razzista.


costruiamo insieme una struttura nazionale unitaria per il
Soccorso Rosso proletario e di massa

giovedì 15 luglio 2010

pc quotidiano 15 luglio - Genova G8..frammenti di giustizia ..o di ingiustizia ?

Continuano i frammenti di giustizia sul G8 genovese del 2001: il 'Corriere Mercantile' - noto quotidiano reazionario genovese da qualche anno abbinato alla 'busjarda' - di mercoledì 14 luglio presenta un articolo, a firma Francesco Ricci, nel quale dà conto del fatto che la Corte d'appello di Genova ha condannato - a quattro anni ciascuno più la pena accessoria di cinque anni di interdizione dai pubblici uffici - i poliziotti: Antonio Cecere, Luciano Beretti, Simone Volpini e Marco Neri (erano tutti stati assolti in primo grado).

Questi quattro rappresentanti delle 'forze dell'ordine', il 20 luglio 2001 alle ore 15:00 in piazza Manin, arrestarono ingiustamente due ragazzi spagnoli; questi vennero accusati, rispettivamente: uno di avere lanciato una molotov, l'altro di essersi scagliato contro gli agenti impugnando una sbarra di ferro.

L'ignobile scribacchino si schiera, ovviamente, dalla parte dei 'poveri' poliziotti che sono stati tutti condannati per la 'macelleria messicana' di quei giorni: a me pare chiaro, e dovrebbe esserlo anche per chiunque non abbia gli occhi foderati di prosciutto, che questi schifosi servitori dello Stato borghese - così come tutti i loro colleghi in azione in piazza in quei giorni - sono stati parte di un disegno criminale che prevedeva un colpo di Stato, abortito soltanto per la resistenza dei compagni in piazza quel giorno.

Genova, 15 luglio 2010




Stefano Ghio - Comitato promotore Circolo Proletari Comunisti Genova

mercoledì 14 luglio 2010

pc quotidiano 14 luglio - vigili stile ku-klux-klan a Napoli

Grave episodio di razzismo dei vigili urbani, accaduto mercoledì scorso a Napoli

Car@ tutt@, ho ricevuto poco fa una email da parte di un'amica molto seria, e che preferisce rimanere nell'anonimato, che ha assistito a questo incredibile episodio di razzismo da parte dei vigili urbani di Napoli.
Tra i tanti problemi di questa città c'è chi pensa di darsi allo sport della caccia all'immigrato, anche quando si tratta della vittima di un'aggressione.

Faccio notare a tutti che anche in questo caso è stato usato il cappio.
Mi chiedo se questo oggetto, che credo vada considerato un vero e proprio strumento di tortura, sia regolamentare e se faccia effettivamente parte dell'equipaggiament o dei vigili urbani.
Dobbiamo raccogliere tutte queste testimonianze e denunciarle al Sindaco di Napoli.

Mercoledì 7 luglio, verso le sei ed un quarto, mentre mi trovavo a via Roma con un'amica, all'improvviso sento delle urla, all'altezza del Banco di Napoli. Un ragazzone pelato e forzuto, probabilmente dei quartieri, con a seguito un cane, stava massacrando di botte un ragazzo, forse di nazionalità indiana. Cerco di raggiungere il luogo dell'episodio, e vedo, fortunatamente che un gruppo di persone, accorse per l'accaduto, erano già riuscite a togliere dalle grinfie del delinquente il ragazzo straniero.

Sopraggiungono due pattuglie dei falchi che si trovavano più avanti e bloccano il bruto, quindi, credendo che la cosa sia finita lì, mi dico "va bene, adesso procederanno", ma non sarà così...dal lato di piazza Carità sopraggiunge in tutta velocità un'auto civile con a bordo 4 vigili urbani, in borghese (sic) i quali, senza chiedere agli astanti cosa fosse successo (faccio notare si erano raggruppate circa una cinquantina di persone, tra curiosi e non), afferrano il ragazzo indiano che non solo era stato malmenato di brutto ma portava i segni anche della violenza subita, oltre ad avere la camicia strappata, e cercano di trascinarlo nella loro auto.

Uno dei vigili che lo teneva immobilizzato, ha estratto all'improvviso una cintura spessa di cuoio e, a mò di laccio l'ha lanciata intorno al collo del ragazzo, accalappiandolo e stringendogli la gola, lo tirava verso l'auto...

A quel punto, la gente che continuava a protestare ha accerchiato l'auto dei vigili, in quanto quel personaggio era riuscito a spingere il ragazzo dentro l'auto, ma, quell'individuo continuava a non voler sentir ragioni, adducendo scuse del tipo: “dobbiamo portarlo in ufficio per farci spiegare l'accaduto”.
La gente che era lì si è ribellata, molti stavano anche per dare addosso a quella specie di essere umano, allora all'improvviso il ragazzo è riuscito a scappare via protetto dalle persone sempre più incazzate.

E tutti hanno tirato un respiro di sollievo, compresa me che volevo denunciare l'accaduto.
Se, per un verso, sono fiera di quei napoletani che hanno avuto il coraggio di non mollare fino alla fine ed hanno dimostrato di essere profondamente solidali, d'altro canto però, mi sono sentita impotente e indignata di fronte al comportamento di questi vigili che io reputo dei criminali.


nanà

pc quotidiano 14 luglio - antifascismo militante,brevi note sull'esperienza della Raf di Ravenna

La Raf a Ravenna nasce agli inizi degli anni '90 come risposta sul campo alle aggressioni fasciste che avvenivano in questa città e in regione e, soprattutto, per unire gli antifascisti per la ripresa dell'antifascismo militante. "E' tempo di una nuova Resistenza" è stato il primo appello che avevamo lanciato per la conquista/organizzazione dei giovani su questo fronte di lotta politica. Ma fare antifascismo in questa regione vuol dire distinguersi dall'antifascismo storico, dal revisionismo degli eredi dell'ex PCI, dall'antifascismo istituzionale per questo abbiamo lavorato su una politica identitaria che tracciasse le caratteristiche della ripresa dell'antifascismo militante, riprendere la memoria storica del movimento partigiano, delle ragioni ideologiche di una scelta come la l.a. L'emilia romagna su questo ha una grande storia e, proprio per questo, bisognava contrastare la campagna portata avanti proprio dai revisionisti storici dell'ex pci, intenti a togliere le radici di classe alla memoria storica della Resistenza.

Quindi attività militante e formazione politica, un'altra pratica che ha portato a separarci dalle iniziative istituzionali che erano in funzione elettoralistica per mettere in movimento energie che avevano voglia di entrare in campo.

la raf è stata una delle prime in Italia diretta essenzialmente da compagni di proletari comunisti. La visione dei comunisti è indispensabile per non confondere, nei processi materiali della politica, cause con effetti, e, cioè, vedere (e combattere) il processo della formazione di un regime di moderno fascismo, lo stato di polizia (originato dal centrosinistra ma portato avanti sistematicamente da Berlusconi), i fascisti in divisa, come il nemico principale di cui i neofascisti sono l'effetto, i soliti servi dei servi dei servi che fanno il lavoro sporco di sempre.

Ma il problema centrale è perchè questa esperienza si è spenta?
E' stata debole e insufficiente in essa la lotta ideologica attiva contro l'influenza di posizioni e pratiche del rivoluzionarismo piccolo borghese presenti nei giovani compagni di proletari comunisti. Il campo dell'antifascismo si presta bene all'azione della piccola borghesia rivoluzionaria. Sono energie da organizzare nella lotta ai fascisti ma quando si tratta di compagni di proletari comunisti provenienti dalla piccola borghesia, a dirigere, bisogna prestare molta attenzione allo sviluppo del loro concetto della militanza, della tendenza al primato dell'azione senza una adeguata e sistematica politica proletaria,a sottovalutare un lavoro per integrare le masse nella lotta antifascista. L'attività di antifascismo militante è importante perchè utili alla crescita politica e ideologica di tutti, ma vi sono state resistenze ideologiche dei giovani compagni all'azione globale e alla trasformazione che si sono trasformate in un freno . Quando si ritiene più importante il gesto in sè piuttosto che il sistematico lavoro quotidiano culturale, politico organizzato tra le masse, in particolare quelle giovanili si porta lo stesso antifascismo militante in un vicolo cieco. I furori antifascisti si trasformano in resa ideologica politica e in abbandono ed anche esperienze avanzate possono rifluire e finire.
Trarne le lezioni è importante per riprenderle su basi più avanzate
.

da un compagno di proletari comunisti ravenna

pc quotidiano 14 luglio - cagliari - colpevoli di antifascismo

Piove sugli antifascisti a Cagliari, piovono decreti penali di condanna e avvisi orali.

La polizia politica e alcuni magistrati ci accusano di aver manifestato contro il cascismo e contro i fascisti in carne ed ossa nella nostra città, in varie occasioni:
il 2 agosto 2007 contro il raduno nazista "sei diventata nera" previsto pochi giorni dopo, il 25 aprile del 2009 e 2010 contro i fascisti che hanno occupato il centro della città, protetti dalla polizia, per celebrare i loro lugubri riti.

Queste le principali iniziative perseguite/condanna te, alle quali se ne affiancano delle altre di contorno (presidi contro i CIE, ecc.) sempre poco gradite nei contenuti e nelle pratiche ai nostri benemeriti vertici polizieschi.

Ma quali sono questi contenuti? La lotta contro il razzismo, contro il fascismo, contro il “pacchetto sicurezza” e le sue leggi razziali e classiste, contro la militarizzazione delle strade e dei quartieri, contro le espulsioni e gli internamenti di uomini e donne che hanno la sola colpa di non possedere il “documento giusto”.

Quali le pratiche? Le manifestazioni spontanee, auto-organizzate, e quelle che si svolgono nell’immediatezza degli eventi, prive quindi del necessario preavviso di tre giorni alla questura richiesto e che si trovano quindi in una condizione di incerta legalità e sono esposte al rischio di essere arbitrariamente disperse dalle forze statali.

I decreti di condanna che sono stati inviati consistono essenzialmente in una proposta che il magistrato fa per conto dello stato al singolo antifascista: paga un’ammenda e ammetti la colpa, in cambio di questo atto di sottomissione questa vicenda si considera chiusa e non verrai perseguito ulteriormente.

Ma noi non intendiamo aderire alla proposta e a questo provvedimento faremo opposizione.

L’avviso orale consiste in una sorta di ammonimento a mantenere una condotta “conforme alla legge” ma non è legato ad un reato specifico o ad un giudizio ma semplicemente alla persona, alla sua condotta, a quello che dice e pensa. È quindi un tipo di misura che, per la sua genericità e arbitrarietà, può essere estesa praticamente a chiunque e rispetto alla quale non è facile proteggersi. È inoltre l’anticamera necessaria per venire sottoposti alla sorveglianza speciale, una serie di norme restrittive sulle libertà personali, nel caso in cui l’ammonito non si ravveda e perseveri sulla “cattiva strada” confermandosi così come una persona socialmente pericolosa.

Ma noi non intendiamo ravvederci e anche a questo provvedimento faremo opposizione.

Vi è evidentemente la volontà di punire la semplice manifestazione pubblica di un pensiero e di una volontà antifasciste, con una repressione generalizzata. Grazie anche alla complicità dei giornalisti che omettono e distorcono le informazioni, si cerca di impaurire il singolo manifestante; sono palesi le minacce e le intimidazioni che stanno dietro gli avvisi orali: partecipare a iniziative spontanee e antagoniste può avere gravi conseguenze.

Ma c’è un antifascismo, vivo e vitale, che ancora ha il coraggio di lottare contro il razzismo, il militarismo, la povertà e la guerra, che si oppone alle parate dei fascisti che occupano le città con la complicità e la protezione della polizia. Un Antifascismo che viene duramente represso. Gli antifascisti vengono spiati, schedati, provocati, denunciati esattamente come accadeva nel ventennio. Questo accade e sta accadendo, anche ora, anche a Cagliari.

“Insuscettibili di ravvedimento”

martedì 13 luglio 2010

pc quotidiano 13 luglio - presidio l'8 luglio al tribunale di milano

seconda udienza del processo in cui è imputato il compagno Enrico Levoni del Coordinamento dei Collettivi Comunisti..... Si vuole far rientrare il procedimento contro il compagno Enrico nel più ampio procedimento giudiziario per associazione sovversiva e di usare i supposti reati di cui il compagno è accusato per colpire più duramente tutti gli imputati del procedimento di Giovagnoli, compagno Enrico compreso.”.
dichiarano nel loro comunicato i compagni del Coordinamento dei Collettivi Comunisti
...La persecuzione che la borghesia scatena contro di noi può e deve essere combattuta con coraggio, resistendo alla persecuzione e non cedendo alle minacce della borghesia e delle sue autorità. Ma ancora più importante è il lavoro per costruire un fronte comune contro la repressione in cui unire e organizzare le forze di tutte le componenti del movimento comunista, antifascista, antimperialista, anarchico e di tutte le organizzazioni operaie e delle masse popolari che subiscono la repressione borghese.....

presenze solidali al presidio di proletari comunisti milano e carc
Nuova udienza il 28 ottobre per permettere di acquisire ulteriori atti.