lunedì 13 maggio 2024

pc 13 maggio - 'ACCAMPADA ANCHE A BERGAMO, CONTRO GLI ACCORDI CHE MILITARIZZANO LE UNIVERSITA', CON LA LOTTA DI LIBERAZIONE DELLA PALESTINA

Alcune voci dall'accampada universitaria a Bergamo

13 maggio, con UNIBG FOR PALESTINE, nel cortile centrale della sede di S.Agostino, il primo spazio liberato dell’università. 'Non ci fermeremo finché le rivendicazioni non verranno ascoltate, continueremo a lottare con gli studenti di tutto il mondo per la palestina libera dal fiume al mare'.

Ormai l’oppressione coloniale ha passato il limite. Anche agli occhi del mondo il Sionismo e Israele si sono mostrati definitivamente e inconfutabilmente per quello che sono: un’ideologia dello sterminio totale e il suo necessario prodotto, con cui non ci può essere conciliazione o pace.
Per anni il colonialismo israeliano ha cercato di tenere bassa l'attenzione sulla Palestina per poter continuare indisturbato la propria opera di pulizia etnica. Ma il popolo palestinese ha rialazato la testa, e da tutto il mondo abbiamo risposto, scendiamo regolarmente nelle piazze per questo.
Nelle ultime settimane i politici e i media occidentali hanno provato a dividerci, a distinguere tra resistenza buona e cattiva, ma il nostro popolo si tiene stretto e unito sotto la propria bandiera, quella della lotta di liberazione con ogni mezzo necessario.
Nemmeno la popolazione di Gaza, brutalmente massacrata dalla rappresaglia israeliana, smette di inneggiare alla resistenza, nemmeno sotto le bombe, nemmeno davanti alle famiglie dilaniate e alle case distrutte. Perché la popolazione di Gaza, anche a costo della vita pur così disumanamente schiacciata, vuole la libertà: vuole vivere e non sopravvivere.
Vogliamo riunirci per fermare il massacro, per chiedere un “cessate il fuoco” facendo pressione ai nostri politici, ma sappiamo benissimo che il massacro non si fermerà finché in Palestina esisterà uno Stato coloniale animato da un’ideologia razzista, armato dal secondo esercito più grande al mondo e che gode della totale e incondizionata impunità davanti a ogni legge internazionale e a ogni principio morale. Vogliamo spezzare l’assedio a Gaza, vogliamo che passino il confine gli aiuti umanitari necessari per la sopravvivenza, chiediamo questo ma non solo, sappiamo che l’unico modo per ottenere ciò è e sarà sempre la totale liberazione della Palestina, dal fiume al mare, e per questo dobbiamo supportare incondizionatamente la lotta di liberazione palestinese.

 

Quello che sta avvenendo al sistema educativo di Gaza è un vero e proprio scolasticidio. Nel corso di questi mesi sono stati uccisi più di 100 accademici 4500 studenti 250 insegnanti e più di 300 scuole sono state danneggiate o distrutte, tutte le università della striscia di Gaza sono state rase al suolo. Ad oggi Israele ha ucciso più di 35000 persone e continua a mietere vittime. L’invasione di terra di Rafah è solo l’ultimo step del genocidio che va avanti da più di 75 anni e noi non possiamo che opporci con tutte le nostre forze a questo progetto. Come comunità studentesca di Bergamo abbiamo raccolto l’appello di Bir Zeit in Palestina facendo nostro l’esempio delle compagne degli Stati Uniti e di tutto il mondo. Da mesi anche a Bergamo ci stiamo mobilitando per denunciare la complicità della nostra università con il sistema coloniale israeliano e le sue pratiche fasciste, ma come risposta abbiamo ottenuto solamente un muro di indifferenza e ipocrisia. La nostra volontà è chiara: fuori Israele dall’università di Bergamo, nessuna complicità con il sionismo, intifada studentesca. 

Il movimento studentesco in lotta sta mettendo sotto stress questo sistema mostrandone tutti i punti deboli e preludendo una mobilitazione di massa contro i governi portatori di valori corrotti e di politiche doppiogiochiste nei confronti della situazione in Palestina, oltre che complici, se non vero motore propulsore del progetto coloniale sionista in terra araba palestinese. Nonostante la repressione delle proteste nelle università americane, gli universitari continuano la loro lotta più determinati che mai e noi lotteremo con loro e con la resistenza palestinese. Dopo l’ingresso dell’esercito israeliano a Rafah non possiamo fare altro che mobilitarci con tutte le nostre forze e scendere in piazza per fermare concretamente il massacro.

pc 13 maggio - L'importanza nazionale, politica del processo Ilva "Ambiente svenduto" di Taranto - Dagli interventi di 3 avvocati al Convegno Slai cobas del 19 aprile

Intervento Avv. Gianluca Vitale di Torino

 

Intervento Avv. Enzo Pellegrin di Torino

Intervento Avv. Antonietta Ricci di Taranto

 

pc 13 maggio – Morti sul lavoro: una sentenza di cassazione che fa arrabbiare i padroni

Il Sole 24 Ore del 16 aprile, la voce dei padroni italiani riuniti in Confindustria, ha pubblicato un articolo su una sentenza della Corte di cassazione del 26 marzo che riguarda la sicurezza sul lavoro.

La sentenza ribalta un luogo comune, quello che al giornalista al servizio del padrone, e naturalmente a tutti i padroni, sembra normale, e cioè che se è appurato che il lavoratore non tiene conto delle misure di sicurezza, allora è colpevole!

La sentenza, come riportata dal giornale, dice infatti: “In tema di infortuni sul lavoro, la negligenza del lavoratore nell'adempiere alle prescrizioni della normativa antinfortunistica potrebbe non essere sufficiente a esimere da responsabilità il datore di lavoro nel caso di lesioni causate da un incidente cui il lavoratore stesso abbia contribuito col suo comportamento.”

“Scritta così” dice il giornalista “l'affermazione potrebbe sembrare un po’ controintuitiva: se il dipendente non ha seguito le istruzioni, ponendo in essere un comportamento irresponsabile, perché mai l'impresa dovrebbe esserne responsabile?”

“Eppure” continua sorpreso lo scribacchino “la giurisprudenza sembra seguire, seppure con diverse sfumature, questa linea di ragionamento, come dimostra la sentenza della Corte di cassazione 12.326/2024 del 26 Marzo che ha confermato la condanna a carico del datore di lavoro per un incidente mortale occorso a un dipendente, nonostante quest'ultimo avesse violato le direttive

pc 13 maggio - INDIA: Il governo fascista indù di Modi scatena la più brutale guerra contro il popolo con l’operazione Kagar – la denuncia dell’Associazione degli scrittori rivoluzionari

Operazione Kagar: la fase più selvaggia della guerra brutale nella regione di Dandakaranya - Revolutionary Writers' Association 

Il Dandakaranya, nei suoi decenni di viaggio rivoluzionario, ha aperto la strada a diversi esperimenti sociali e culturali di cui l'India ha bisogno. Ha sopportato il peso di una violenza senza precedenti per quattro decenni. Ma ora, negli ultimi tre mesi, è nel bel mezzo di una battaglia spietata. L'Operazione Kagar (La Missione Finale), con più di centomila forze paramilitari supportate da droni, elicotteri e sorveglianza satellitare, ci ricorda un'invasione dei popoli indigeni più poveri tra i poveri. Assomiglia a una guerra di aggressione, come se la Missione fosse contro una nazione ostile. Indiscutibilmente, è una guerra cruenta e incivile.

Grandi perdite a Kanker

Il 16 aprile, 29 rivoluzionari, tra cui almeno 12 donne, sono stati uccisi in un attacco in un'operazione congiunta della BSF e della polizia di Stato nell'area di Maad. Tutti sognavano una bella vita per tutti noi. In questa ricerca, hanno elargito l'ultimo tributo all'eredità rivoluzionaria: il tenero sacrificio della loro mortalità. Il massacro è avvenuto nell'ambito di una nuova guerra chiamata Operazione Kagar [Missione Finale] da parte del governo centrale. Il Blocco Nord di Delhi ha schierato il massimo delle forze a Dandakaranya [cifre ufficiali - 80.000] per catturare l'area di Abuzmad [Maad Sconosciuto].

Da un lato, il BJP sta cercando di vincere per la terza volta le elezioni generali. D'altra parte, sta

domenica 12 maggio 2024

pc 12 maggio - Necessità della rivoluzione, dell'organizzazione per la rivoluzione - un appello ai lavoratori in lotta e in particolare alle donne

(Intervento in un'assemblea di lavoratrici, lavoratori, realtà di movimento a Palermo)


Più andiamo avanti e invece che trovare soluzioni stanno peggiorando ogni aspetto della nostra vita. Ma questo mostra a un certo punto che restando questo tipo di governi, di Stato, di sistema sociale, non è possibile trovare le vere soluzioni alla mancanza di lavoro, alle condizioni di vita e di lavoro sempre più difficili, come sulla scuola, la sanità, sul futuro dei giovani, eccetera. Mostra che ci vuole una rivoluzione perchè si rovesci questo sistema così barbaro che butta miliardi per chi, una estrema minoranza, detiene il potere, mentre i nostri figli non si possono neanche curare. Questo non è accettabile. 

Quando parliamo di "rivoluzione", parliamo di una necessità. Siete voi governo, siete voi Istituzioni statali, siete voi padroni che ci ponete questa necessità, perchè non ve ne andate con la ragione, con le buone, con le elezioni. Noi abbiamo già fatto un'esperienza in Italia di una lotta rivoluzionaria contro i fascisti e i nazisti - che al momento fu vincente, ma che poi non è andata come volevano i partigiani, come volevano gli operai, i proletari, le donne. Ma questo però non deve cancellare che allora si vinse. 

L'altra questione è: come la facciamo? Che significa fare la rivoluzione in Italia? È chiaro che non è un fatto spontaneo, non mi alzo la mattina e a un certo punto dico: beh, oggi non faccio solo uno sciopero, non vado a fare il presidio sotto la Regione per poter avere un altro anno di lavoro, ecc. Oggi faccio la rivoluzione! Ma occorre che costruiamo, oltre il sindacato di classe per la lotta quotidiana, per

pc 12 maggio - Milano ancora in piazza per la Palestina

Voci e foto dalla manifestazione di sabato 11/05

Un potente e toccante intervento di una donna palestinese

La manifestazione è stata incentrata oltre alla denuncia dell'attacco a Rafah e della complicità USA e UE, con riferimento particolare al governo Meloni, sulla lotta degli studenti universitari del mondo e di come si sta sviluppando in Italia, salutando l'occupazione del giorno prima in Statale, dicendo di sostenerla (insieme a quelle che verranno); queste mobilitazioni sono sostenute da tutte le organizzazioni palestinesi, chiamando i propri figli ad unirsi e partecipare attivamente perché questo è il futuro. Inoltre il rappresentante dell'UDAP ha detto che difenderanno queste iniziative contro la repressione e ha ricordato anche la repressione contro i giovani arabi del 25 aprile. Il corteo ha visto una buona partecipazione, sul migliaio, e si è fatto sentire molto forte lungo il percorso. Negli interventi conclusivi si è posto un attacco alla stampa borghese e in particolare si sono denunciati gli articoli che in riferimento alla Statale hanno scritto "Hamas occupa l'università"





la mobilitazione degli studenti alla statale occupata e davanti al politecnico

pc 12 maggio - Sta crescendo la protesta delle masse ungheresi contro il potere autoritario di Orban: una nostra corrispondenza diretta dall'Ungheria

da Controinformazione rossoperaia del 10/05

In Ungheria un nuovo partito politico sta raccogliendo l'insoddisfazione generale verso il governo Orban e sta incanalando le ondate di proteste che già da due mesi investono tutto il paese. In effetti l'Ungheria in questo momento sta vivendo un'epoca diremmo "storica" perché finalmente dopo 17 anni di regime di Orban, sembra che la popolazione ungherese sia pronta a tornare in piazza a protestare in massa per un cambiamento.

In questo clima che si è creato nelle ultime settimane, un personaggio politico (non nuovo in realtà nel panorama politico ungherese) è apparso: Peter Magyar che ha fondato un nuovo partito che si contrappone frontalmente al partito di Orban, Fidesz, e lo sfida alle prossime elezioni. Il nuovo partito si chiama Tisza. Tisza è una sigla che significa in ungherese “onore e libertà”, uno slogan che potrebbe apparire di destra ma in in Ungheria suona come l'onorabilità contro la corruzione dilagante rappresentata dal sistema di potere al governo e la libertà dall'autoritarismo, dal meccanismo autoritario di controllo, di sorveglianza, di censura che Orban ha creato in questi anni. Tisza è anche il nome del secondo fiume più lungo dell'Ungheria, quello che attraversa da nord a sud il paese. E infatti Peter Magyar utilizza spesso la metafora del fiume che sta inondando l'Ungheria in tutte le sue parti.

E in effetti ha delle ragioni da vendere. Il 4 Aprile nella prima manifestazione lanciata da questo movimento a Budapest, ci sono stati migliaia e migliaia di persone in piazza come non si se ne

pc 12 maggio - La realtà oggettiva è "favorevole" - Cambiare le cose dal punto di vista soggettivo

Le manifestazioni che ci sono state in questi ultimi mesi, settimane che hanno visto la partecipazione di settori di lavoratori, recenti e importanti quelle del 1° Maggio non sono state grosse. In Italia manifestazioni significative ci sono state a Milano, a Roma, a Napoli, a Torino. Certo non quelle dei sindacati confederali che non sono certo la soluzione, anzi sono parte del problema, a causa del loro ruolo negativo in questi anni nel riorganizzare e sviluppare la lotta generale dei lavoratori e dare una base di unità nazionale e internazionale e portare i lavoratori a guardare non soltanto alla loro condizione quotidiana ma alla condizione generale; parliamo delle manifestazioni che altri settori dei lavoratori e del sindacalismo di base di classe, altre forze politiche che si rifanno agli interessi reali dei lavoratori sia sul piano immediato che storico, hanno cercato di dare vita. 

Queste manifestazioni e sono state significative, ma non sono in grado di invertire realmente la tendenza che i lavoratori, il movimento proletario in generale, attraversa. 

Il segnale positivo è venuto dalle parole d'ordine, dagli striscioni, dalla forte solidarietà con la Palestina. Ma è ancora troppo poco rispetto alla situazione nazionale e internazionale, rispetto ai governi che fronteggiamo in tutti i paesi del mondo, e alle particolarità che ha questo governo Meloni. Troppo poco rispetto al grado necessario di unità, di interesse, di partecipazione, di desiderio di cambiare le cose da parte dei lavoratori. Ma noi non possiamo fare i giudici in astratto, ma essere in

pc 12 maggio - G7 Puglia - Guastiamo la festa ai "signori della guerra"


In Puglia a giugno c'è il G7 di capi di Stati, governi che consideriamo gli autentici criminali di guerra, gli interpreti dei bisogni dei padroni del mondo, delle grandi multinazionali, dei corrotti, dei ricchi di questo mondo diseguale.

Dicono che parleranno di “intelligenza artificiale”, di “clima”, ecc. Ma sappiamo che alla fine l'agenda che hanno è una sola: come preparare la tappa successiva delle guerre in corso; tanto che al G7 ci saranno anche il fantoccio Zelensky dall'Ucraina, il capo di governo più fuori di testa che in questo momento c'è Javier Milei dell'Argentina, uno che come primo provvedimento ha cominciato a licenziare migliaia di persone, ecc. 

Questi si riuniscono in un villaggio turistico a Borgo Egnazia, in provincia di Brindisi, famoso perché vi fanno i matrimoni gli sceicchi. Qui si tiene il G7 con tutto quello che ne consegue: strade bloccate, zone rosse da Monopoli ad Ostuni passando per Fasano e così via, tutto un pezzo di costa sarà considerato zona rossa - già a fine marzo all'imbocco della strada per prendere Savelletri stava la polizia che bloccava le macchine. Tutti gli alberghi, piccoli, medi e grandi, sono stati già prenotati, tutti gli alloggi sono monopolizzati per le Forze dell’ordine, per il codazzo che i capi di Stato e di governo si porteranno dietro. Nel G7 a Taormina ci sono state cose simili, ma oggi con le cose molto più moltiplicate (per Taormina, 42 compagni furono denunciati, di cui 7 di proletari comunisti e Slai cobas sc, c’è stato un processo a Messina, che però alla fine ha assolto tutti), si stanno organizzando alla grande. Si parla di 5000 uomini delle forze dell'ordine per cui già hanno prenotato gli alberghi in tutti i luoghi. In più c’è la particolarità del governo Meloni che sin dal primo giorno si fa i periodi di vacanza proprio andando a visitare le varie strutture turistiche del futuro G7, portandosi dietro la famiglia, la sorella, Lollobrigida, e tutta quella specie di “cerchio magico” grottesco che circonda la Meloni, una

pc 12 maggio - Giovanna Marini - I treni per Reggio Calabria

pc 12 maggio - Torino - Proteste pro Palestina al salone del libro

 



Tensioni al presidio pro Palestina, un centinaio di manifestanti cercano di fare irruzione al Salone del libro: “Blocchiamo tutto!”. Zerocalcare esce per incontrarli

“All eyes on Rafah: blocchiamo tutto”. Lo avevano minacciato i manifestanti pro Palestina e per un paio d'ore hanno cercato di portare la protesta all’interno del Salone del libro cercando di forzare il cordone di polizia. Manifestanti e forze dell’ordine sono entrati in contatto e ci sono stati alcuni momenti di tensione. Anche Zerocalcare è uscito dai padiglioni per incontrarli.

Ai microfoni ha detto che molti lavoratori si sono fermati in solidarietà “perché non potevano continuare facendo finta di niente. Io non ho visto ma le telefonate che ci arrivavano dentro raccontavano quello che è successo tante volte in questi giorni ovvero che chi cerca di portare l’attenzione su quello che accade in Palestina viene respinto con i manganelli”.E ha chiamato in

sabato 11 maggio 2024

pc 11 maggio - Sulla giusta e necessaria contestazione alla ministra Roccella (da Controinformazione rossoperaia del 10/05)

Siamo decisamente dalla parte delle ragazze, studentesse, studenti, femministe che hanno contestato ieri la ministra Roccella negli Stati generali della natalità.

Hanno fatto bene!

Siamo solidali con la manifestazione anche di oggi a Roma contro gli Stati generali della natalità in cui ancora una volta, come sta avvenendo sempre con le manifestazioni degli studenti per la Palestina, la polizia ha risposto con manganelli. Piena solidarietà alle ragazze ferite.

Contro la giusta contestazione della Roccella su TV stampa si è alzata una vasta canea da varie parti, in primis gli esponenti del governo, ma non solo, anche nell'area della cosiddetta “opposizione”.

Questi si stanno riempiendo la bocca - e i giornali al loro servizio - di valori, di democrazia, di civiltà, di libertà. Tra i primi, oltre alla Meloni e La Russa, è stato Mattarella che ha scomodato anche i valori della Costituzione. Ma, di grazia, quale articolo della Costituzione si sarebbe violato? Mentre nello stesso tempo Mattarella non si ricorda dei valori della Costituzione quando è il governo che mette a tacere chi la pensa diversamente. Mattarella ha parlato appunto di civiltà. Ma quale civiltà è quella che vuole imporre un moderno Medioevo alle donne perché il loro ruolo centrale sia in famiglia a fare figli? Che vuole togliere il diritto d'aborto e vuole in modo osceno, ricattare moralmente e praticamente le donne facendo entrare esponenti antiabortisti, pro-vita nei consultori? Quale civiltà è quella che ci fa tornare ai tempi di Mussolini con i premi alla maternità e in cui le donne devono essere pesate e avere qualche elemosina di lavoro, di bonus in base al numero dei figli? Se ne hai 2, meglio 3, hai più possibilità di essere assunta perché ai padroni danno incentivi, altrimenti ne hai molto meno. Quale civiltà è un governo, uno Stato che in Italia chiede più figli e in Palestina è complice del massacro di decine di migliaia di bambini, così come è responsabile della morte in mare di centinaia di bambini immigrati?

Giustamente le ragazze, le femministe, gli studenti hanno gridato: “sul mio corpo decido io, fuori i pro-vita dei consultori!", "No Dio, patria, famiglia”. E noi diciamo con loro: “non siamo macchine per la riproduzione di braccia, corpi per il capitale e per la vostra guerra”.

Oggi va in scena da un lato la repressione, dall'altra la canea di partiti politici, giornalisti asserviti. Tentano di fare un capovolgimento della realtà, un vero e proprio rovesciamento. Per cui chi si vede negata quotidianamente la libertà, la libertà di scelta, chi viene oppressa, discriminata, repressa appena dissente e rivendica il diritto di parlare, di manifestare, questa viene fatta passare per colei che opprime, che nega la libertà, mentre chi ha il potere e lo vuole tenere ben stretto e lo impone con la parola ma soprattutto con i manganelli alla maggioranza dei giovani, degli studenti, viene presentato come "vittima". Si è gridato alla censura, dimenticandosi anche da ignoranti che, come dice anche Cecilia Strada "la censura è quando chi ha il potere toglie la parola a chi ne ha molto meno, non è una semplice contestazione non violenta".

La democrazia borghese che nasconde la vera natura dittatoriale di questo Stato, via via oggi col

pc 11 maggio - Fermiamo il massacro di Israele a Rafah! (da Controinformazione rossoperaia del 9/05)


Fermiamo i crimini di Israele contro il popolo palestinese!

Fermiamo l'aggressione e i bombardamenti a Rafah!

Israele ha attaccato Rafah, il valico con l’Egitto che è l’unico passaggio per i palestinesi sfollati dalla guerra di Israele contro Gaza, dopo che Hamas ha fatto un annuncio affermando di aver accettato un accordo di cessate il fuoco proposto dal Qatar e dall'Egitto.

Il bombardamento e l’invasione di terra a Rafah è la risposta dei sionisti israeliani alla trattativa in corso per il cessate il fuoco tra Hamas e il governo di tipo nazista israeliano, è l’impunità di cui si fa forte Israele per continuare ad uccidere la popolazione palestinese che si è rifugiata a Rafah, e si tratta di più di un milione di civili.

Non è certo un caso che il Direttore della Cia, Burns, in questi giorni sia arrivato in Israele e sta incontrando tutti i vertici politici del governo Netanyahu-Gallant-Gantz, i vertici militari e dei servizi segreti israeliani. Un altro esempio che dimostra che la macchina della morte israeliana può agire solo col sostegno dell’imperialismo USA.

Dopo aver portato morte e distruzione a Gaza, dopo aver ucciso 35mila palestinesi di cui molti bambini, dopo avere trasformato gli ospedali in fosse comuni dove seppellire i corpi dei palestinesi uccisi fin dentro le strutture sanitarie, fin dentro le culle e i letti di ospedali, dopo avere distrutto infrastrutture e università, dopo avere massacrato anche coloro che erano in fila per gli aiuti umanitari, dopo avere ucciso medici, infermieri, giornalisti, funzionari ONU, ora Rafah è l’altra tappa di questa pulizia etnica nazisionista, antipalestinese, di questo genocidio da parte dello Stato nazisionista israeliano che è sotto agli occhi del mondo e continua, ogni giorno questa bestia rabbiosa sostenuta e armata dai paesi imperialisti USA/UE/Italia si macchia di crimini atroci contro il popolo palestinese.

Le immagini che arrivano sono veramente strazianti, ancora una volta civili, ancora i bambini, ancora neonati, uccisi e sepolti sotto le macerie delle case a Rafah. L’occupazione militare israeliana impedisce anche l’invio degli aiuti umanitari ad una popolazione ridotta alla fame.

L'operazione militare è stata effettuata nel quadro del "piano di sterminio e sfollamento" portato avanti da Israele.

"Non esiste un posto sicuro" "Ci stanno mandando in una zona distrutta" "Sto andando verso l'ignoto" "La morte è più dignitosa di così" ...I palestinesi così descrivono l'"evacuazione" di Rafah (che è un eufemismo, meglio dire deportazione forzata), più di un milione di persone intrappolati in una trappola per topi, fuggono senza meta mentre vengono attaccati!!

Ma la resistenza non è stata piegata.

Hamas ha reso noto che i suoi combattenti stanno combattendo contro le truppe israeliane a est di

pc 11 maggio - Alla Statale si occupa!

pc 11 maggio - Milano per la Palestina - Davanti al genocidio non si tace! Con il popolo palestinese e la sua Resistenza!

 

Concentramento ore 15 in viale Padova alla rotonda incrocio tra via Giacosa e via Predabissi, corteo con termine in Piazza Leonardo da Vinci.

La violenza colonialista e genocida sionista israeliana ancora non si ferma.

Mentre la Resistenza Palestinese  mostra la propria disponibilità al confronto per arrivare ad una soluzione concordata per un cessate il fuoco permanente, la violenza sionista procede all’ “evacuazione forzata” di Rafah e immediatamente dopo procede ai bombardamenti. 

La bandiera israeliana piantata con arroganza martedi 7 maggio  al valico di Rafah è una fotografia della strategia sionista

In questo disumano salto nel buio della storia dell’umanità, determinato dal Genocidio del popolo Palestinese, anche le parole hanno cambiato il loro significato: massacro e genocidio sono diventate “diritto alla difesa”, le fosse comuni e i terreni pieni di ossa spaccate e centinaia di corpi scomposti dalle ruspe oggi vogliono dire “tombe provvisorie”, le stragi di massa di donne e bambini e

pc 11 maggio - Due denunce contro il governo italiano per complicità con il genocidio dei palestinesi - info


Sulle accuse di complicità con il genocidio dei palestinesi messo in opera da Israele, il governo italiano dovrà fare i conti con due denunce – una penale, l’altra civile.

La conferenza in cui sono state illustrate le cause legali è stata promossa stamani da Amnesty international e ospitata presso la sede romana della Federazione nazionale della Stampa italiana.

La prima denuncia è un esposto presentato alla Procura di Roma da una rete di giuristi sostenuti dal Centro di ricerca ed elaborazione per la democrazia (Cred). 

Una azione che, spiega il giurista del Cred Fabio Marcelli all’agenzia Dire , cerca di costringere Israele – e a seguire, Paesi come l’Italia – a dare esecuzione alle misure cautelari emanate dalla Corte internazionale di giustizia (Icj), che ha ritenuto “plausibile il carattere genocidario delle azioni dell’esercito e ordinato a Tel Aviv di porvi fine con ogni mezzo. Il crimine di genocidio però non riguarda solo uccisioni commesse con mezzi militari, ma anche “azioni che mettono alla fame la

venerdì 10 maggio 2024

pc 10 maggio - ORE 12 Controinformazione Rossoperaia - La giusta contestazione alla Roccella - Ungheria: la mobilitazione popolare contro il fascista Orban

Per impegni politici dei compagni redattori, eccezionalmente oggi ORE 12 Controinformazione Rossoperaia viene pubblicato ora

pc 10 maggio - In memoria di Peppino Impastato, ieri alla manifestazione a Terrasini/Cinisi

Manifestazione a Terrasini/Cinisi in memoria di Peppino Impastato

Buona diffusione del giornale Controinformazione Rossoperaia soprattutto tra i giovani studenti, presenti con diverse, ma non numerose, rappresentanze di scuole rispetto agli anni precedenti.

Apprezzati e fotografati i cartelli contro la guerra imperialista e contro il governo Meloni complice del genocidio del popolo palestinese.

Durante il corteo fino alla casa di Peppino dietro lo striscione tenuto dai compagni di Peppino, uno spezzone di compagni e compagne (sindacati base e realtà politiche e sociali di movimento) con un bandierone della Palestina hanno intonato slogan contro la guerra, Israele assassino stop genocidio, contro le fabbriche di morte come la Leonardo, per la libertà di Luigi, di Ilaria e di tutti i compagni e compagne che lottano e per questo sono repressi.

Dietro lo spezzone più numeroso della Cgil e dietro presenze di partiti (Avs, Santoro, RC...)

Di mattina era stato presente il padre di Ilaria Salis

Uno striscione di giornalisti in difesa della libertà di stampa....

Peppino è stato ucciso dalla mafia uno dei bracci armati dello Stato borghese

Dire come è stato detto da alcuni nello spezzone di movimento durante il corteo " fuori la mafia dallo

pc 10 maggio - Sgombero a Roma - se ne parla a livello internazionale

 Italie: La police évacue le grand squat Torre Maura

Le centre social Torre Maura, squat anarchiste occupé depuis 32 ans dans la Via delle Averle, a été évacué par la police aux premières lueurs de l’aube. Le bâtiment, propriété de la municipalité de Rome, avait été occupé par des anarchistes en 1992. L’expulsion a été décidée en préfecture par le comité provincial pour l’ordre et la sécurité publics. L’opération policière a été commentée par le président de la VIe municipalité de Torre : « Cela faisait 32 ans que des anarchistes insurrectionnels occupaient illégalement ces locaux, les utilisant même comme base d’opérations pour leurs activités criminelles, comme l’ont démontré les nombreuses enquêtes menées par les enquêteurs dans le passé. »  Deux personnes seront poursuivies pour occupation et branchement illégaux.

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pc 10 maggio - Continua in Germania la caccia agli antifascisti di Budapest

Allemagne: Encore une arrestation dans l’affaire des antifas de Budapest

Le lundi 6 mai, à partir de 8 heures, dans le quartier de Gostenhof, à Nuremberg, il y a eu une perquisition domiciliaire, dirigée par la LKA (la police judiciaire) du Land de Saxe, avec le soutien de la police anti-émeute bavaroise. La raison est que le Parquet fédéral accuse l’antifasciste Hanna de participation à une association de malfaiteurs, qui aurait mené des attaques contre des néonazis à Budapest. En plus de cette participation, elle est accusée d’avoir pris partie à deux des attaques de Budapest. Peu de temps après le début de la perquisition, des camarades et des voisin.es se sont rassemblé.es pour manifester leur solidarité avec l’antifasciste concernée. La perquisition a duré en tout plus de sept heure. La police a bloqué plusieurs rues et ne laissait plus passer les passant.es et les