giovedì 19 marzo 2020

pc 19 marzo - Parla un facchino SDA: "Posso dare la vita per una rivoluzione, non per crepare ammalato in un magazzino!

Intervista a un facchino SDA di Roma che, come migliaia di suoi colleghi, ha aderito all’astensione di massa dal lavoro per mancanza di condizioni di sicurezza, rivendicando il pieno salario

Come è cambiato il tuo lavoro alla luce della nuova emergenza sanitaria?
Non è cambiato niente. A me non ha cambiato nulla riguardo orari di entrata e uscita, chi lavora in alcuni settori specifici ha subito una drastica riduzione delle ore per un abbassamento delle merci movimentate, spesso i preposti fanno lavorare di più i “leccaculo” mentre i lavoratori sindacalizzati vengono costretti ad uscire prima o attaccare dopo, lavorando meno ore.

Siete stati dotati di sistemi di protezione individuali per evitare il contagio sui luoghi di lavoro?
Inizialmente hanno portato le mascherine con il filtro, facendocele mettere per tre giorni. Dopo tre giorni sono arrivate le mascherine anti polvere e i lavoratori si sono incazzati, è scoppiato uno sciopero spontaneo e la maggior parte dei colleghi se n’è andata per paura di prendere il coronavirus e passarlo ai propri famigliari.

Sono state attivate delle disposizioni speciali per i lavoratori più deboli?
No, non si sono prese precauzioni di alcun genere. Per esempio i lavoratori con problemi fisici o in età avanzata, che possono avere problemi più gravi, stanno lavorando normalmente come se non ci fosse alcuna emergenza sanitaria con il coronavirus, esattamente come per i dispositivi di sicurezza individuale. L’azienda se ne sta fregando, addirittura nel caso di lavoratori con problemi di salute. Basta che lavorano e portano il guadagno al padrone, la ricchezza.

Quale è la tua valutazione sulla gestione dell’emergenza sui posti di lavoro?
Non esiste alcuna gestione dell’emergenza sui posti di lavoro. Conte ha fatto uscire delle disposizioni ma le aziende se ne stanno fregando, hanno fatto in modo che le mascherine, quando sono arrivate, arrivassero il più tardi possibile ai lavoratori, continuando la produzione sui posti di lavoro.

Quali soluzioni pensi che andrebbero adottate?
Se il posto di lavoro non è sano e sicuro per andare a lavorare, non bisognerebbe andare a lavoro. Punto. Dovrebbero essere pagati gli operai per stare a casa a difendere la propria salute e quella delle proprie famiglie. 
La gente ha paura, quando sono partiti gli scioperi i lavoratori stavano distanti e non vedevano l’ora di andare via, soprattutto chi ha a casa padri e madri settantenni o ottantenni. I lavoratori non vogliono andare a lavorare. Bisognerebbe continuare gli scioperi iniziati spontaneamente la scorsa settimana ad oltranza anche a costo di fare la fame per il prossimo mese. Io sono un operaio di sinistra, estrema sinistra, sono d’accordo con lo sciopero ad oltranza perché la nostra vita vale più dei soldi dei padroni. Posso dare la vita per una rivoluzione, non per crepare ammalato in un magazzino!

pc 19 marzo - International info PCm Italy

Italy - emergency Coronavirus

info situation - mass struggle from factories and cities - action of PCmItaly and generated organisations can be follow on 'proletari comunisti' blog
it is impossible for now - traslation
In Italy today european and one of most world center of Coronavirus for many weeks that means for us a radical change of the work of your Party and the their mass organisations.
We make sure you , that we are making the maximum for political and social work in all the conditions, for serving the people...
We prepare a report as soon as possible about this work - we have some difficulties to traslate....

PCm Italy
19/3/2020

pc 19 marzo - CORONAVIRUS - L'AZIONE DELLA BORGHESIA E L'AZIONE DEL PROLETARIATO

Considerazioni e valutazioni - da un intervento nella riunione nazionale 12 marzo 2020

Sulle effettive cause del coronavirus, frutto del sistema di produzione/riproduzione-circolazione capitalista, dello stadio dell'imperialismo, delle condizioni sociali, di classe dei proletari e delle masse, abbiamo pubblicato e continueremo nei prossimi giorni a pubblicare tutti i contributi utili, di analisi, scientifici, di "parte" (dalla parte delle masse) e di uso della concezione materialistico-dialettica. Dobbiamo capire di più senza fare affidamento sulle notizie della borghesia. Noi siamo marxisti. Noi non siamo spettatori di ciò che forniscono quotidianamente stampa e Tv.

Anche sulla questione coronavirus c’è una soluzione borghese e una proletaria. Una imposta dalla dittatura della borghesia, un'altra che dovrebbe essere imposta dalla dittatura del proletariato. Entrambe sono dittature, ma totalmente differenti, in generale come su questa emergenza. per fare un esempio, la borghesia ora vuole imporre l'esercito in tutto il paese, rafforza le misure puramente repressive, ma nulla o pochissimo fa sul fronte di uno straordinaria e massiccio intervento per costruire ospedali, assumere migliaia e migliaia di medici e personale sanitario, requisire ogni struttura sanitaria privata, attuare una concentrazione/destinazione di tutti i fondi per i bisogni di questa emergenza (spostandoli dalle spese militari, in primis), imporre una produzione d'emergenza al

pc 19 marzo - L'osceno fascismo dei sindacati della polizia penitenziaria deve finire! Massima MOBILITAZIONE/denuncia/iniziativa - Soccorso Rosso Proletario

L’Osapp: “Dopo le rivolte nelle carceri benefici ai detenuti e punizioni ai poliziotti penitenziari”

"Siano revocati, vista l'emergenza, i procedimenti disciplinari a carico degli agenti"
È quanto si legge in una nota a firma di Leo Beneduci, Segretario Generale dell’ OSAPP (Organizzazione Sindacale Autonoma Polizia Penitenziaria) che aggiunge: “Mentre iniziano a essere palesi i casi di contagio all’interno delle carceri (dieci ieri i detenuti per ammissione dello stesso DAP) tuttora difettano in seno all’amministrazione penitenziaria disposizioni urgenti sia dirette a contrastare il contagio all’interno degli istituti di pena e sia all’indirizzo degli operatori riguardo ai protocolli da utilizzare nel contatto con i detenuti contagiati e a rischio contagio; ci si preoccupa di impartire disposizioni perché l’azione disciplinare in danno dei poliziotti penitenziari, mai come in questi periodi veemente e indiscriminata, prosegua imperterrita”.
...valutare la possibilità di procedere a un generale condono delle sanzioni e dei procedimenti disciplinari in questo momento a carico di tale personale, laddove può ritenersi almeno contraddittorio che benefici vengano concessi a chi ha distrutto almeno il 20% delle carceri italiane e d’altro canto si continui a “vessare” chi ha agito con sacrifici e sprezzo del pericolo a tutela della collettività nazionale”.

pc 19 marzo - Poste - Adesso basta! Slai cobas per il sindacato di classe CN - da Pavia

La protesta dei postini: "Senza mascherine non lavoriamo"

Colleghi di 5 contagiati: arrivano più pacchi che a Natale, la gente non capisce.
Pavia, 19 marzo 2020 -  Niente mascherine idonee e ieri i portalettere hanno deciso di non uscire dal centro di viale Brambilla per recapitare la posta. Hanno protestato pacificamente perché, con quattro operatori dello sportello e un addetto al recapito in provincia risultati positivi al coronavirus, si sentono in pericolo. Tanto più che i contatti con il pubblico non mancano né per coloro che stanno in ufficio né per i portalettere.

pc 19 marzo - Dalle fabbriche - info, posizioni, iniziative

FCS Melfi

Sciopero alla Ibs di Ferriera: “Chiudete lo stabilimento”

8 ore di sciopero nella giornata giovedì 19 marzo, a partire dal turno delle 6 del mattino. Secondo i sindacati, il motivo sarebbe la “mancanza di sensibilità da parte della proprietà nei confronti dei

pc 19 marzo - Pubblichiamo ogni iniziativa dalle fabbriche e ogni critica al protocollo padroni-sindacati

A cura dello Slai cobas per il sindacato di classe - coordinamento nazionale

Protocollo condiviso di regolamentazione delle misure per il contrasto e il contenimento della diffusione del virus Covid-19 negli ambienti di lavoro
Questo è il titolo del protocollo in 13 punti che è stato sottoscritto, ieri 14 marzo 2020, tra Confindustria, Confapi, Confartigianato, Cgil,Cisl e Uil, Presidente del Consiglio dei ministri, dal Ministro dell’economia, dal Ministro del lavoro e delle politiche sociali, dal Ministro dello sviluppo economico e dal Ministro della salute.
Un protocollo, dal punto di vista del diritto, «esprime piuttosto che un vincolo contrattuale una convergenza di interessi fra le parti». Inoltre, sempre dal punto di vista legale, si ha che «la realizzazione delle attività è rimandata alla stipula di apposite convenzioni. Costituisce

pc 19 marzo - Lo sfruttamento intensivo nelle fabbriche richiede l'effettiva lotta di un effettivo sindacato di classe

info Slaicobas per il sindacato di classe - coordinamento nazionale

www.resistenze.orgLavoro a Cottimo

Pasquale Vecchiarelli | lacittafutura.it
16/03/2020

Stanno ritornando, infiocchettate come fossero figlie del progresso, le vecchie modalità di sfruttamento. Esaminiamole insieme.
In regime capitalistico la tempistica della giornata di lavoro si divide in due parti: quella in cui si produce il salario, chiamata lavoro necessario e quella che serve a produrre il plusvalore chiamata pluslavoro. Per capire meglio questa distinzione prendiamo il caso di una grande azienda italiana come Eni che nel 2018 ha registrato un plusvalore pari a 4.24 miliardi di euro  [1] e dichiara di avere alle proprie dipendenze 31 mila persone con una spesa complessiva in salari pari a 2.4 miliardi. Da questi numeri possiamo facilmente ricavare il plusvalore per persona al giorno, cioè il plusvalore che ogni giorno produce mediamente un dipendente ENI e che è quindi pari a circa 450 euro [2]. Al contempo possiamo ricavare anche il salario medio giornaliero per persona pari a circa 250 euro [3]. In tal modo vediamo che il rapporto tra plusvalore medio giornaliero e salario medio è pari al 180%, vale a dire che il plusvalore e quasi il doppio del salario. Rapportando in termini di tempo di lavoro, supponendo una giornata media di 8 ore, scopriamo dunque che il dipendente Eni in meno di 3 ore (2.8 ore) ha valorizzato già il suo stipendio e le restanti 5 ore e più (5.2 ore precisamente) lavora esclusivamente per produrre il plusvalore dell'azienda.


Un grafico può chiarificare le cose:

Figura 1: Giornata lavorativa suddivisa in lavoro necessario e pluslavoro

La giornata di lavoro di 8 ore è rappresentata dall'intera barra orizzontale dove la parte in verde rappresenta la durata del lavoro necessario e quella in rosso le restanti ore di lavoro che vanno a costituire il pluslavoro. La soglia di demarcazione indicata con la lettera β rappresenta il "confine

pc 19 marzo - La strage quotidiana dei morti sul lavoro non si arresta e si combina con i morti da coronavirus

Morire di lavoro: Samuel Remel come…

di Vito Totire (*)

L’infortunio mortale a Carpi ci ricorda che… è impossibile dimenticare il 21 marzo 2002 a Bologna: da Samuel Remel a Reuf Islami, una strage infinita.
Il coronavirus sta mettendo la sordina ad altri disastri. Invece occorre sempre essere vigili.
Nella patria di Bernardino Ramazzini (Carpi) si sono bevute tranquillamente dosi di amianto certamente da evitare. E martedì 10 marzo 2020 si è consumata l’ennesima tragedia, questa volta ai danni di un lavoratore immigrato ghanese, SAMUEL REMEL.
Pare di essere tornati alle origini delle analisi marxiste sulla «accumulazione capitalistica primitiva». Alcuni comparti lavorativi infatti hanno visto attecchire forme di effettivo

mercoledì 18 marzo 2020

pc 18 marzo - Esercito nelle strade in Campania - Diciamo un chiaro NO

De Luca non è una macchietta ma è un pericoloso moderno fascista che tira la volata 

Campania. De Luca ottiene l’esercito per le strade. 

Alla fine il governo ha accontentato il presidente della Regione Campania De Luca, e invierà l’esercito nelle strade in funzione anti assembramenti.
“Il Presidente Vincenzo De Luca – afferma una nota della Regione Campania riferita dal quotidiano online locale Il Desk.it– ha avuto un colloquio telefonico con il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte, con il Ministro dell’Interno Luciana Lamorgese e il Ministro della Difesa Lorenzo Guerini. Vi sarà il contributo delle Forze Armate nei controlli per il rispetto delle ordinanze che hanno l’obiettivo del contenimento del contagio da Covid-19, e ciò avverrà nelle aree che di volta in volta verranno individuate e segnalate nella nostra regione”.
Secondo il governatore “sarà un contributo importante, con grande misura ed equilibrio ma anche con determinazione”.
La Campania anticipa, forse, una misura nazionale.

pc 18 marzo - Dalle fabbriche: sciopero alla FCA Termoli

COMUNICATO STAMPA

Molisani o Muli sani? Passa il decreto Marzo, cura Italia, intanto alla Fiat Fca di Termoli si continua a lavorare. Chiudono la maggior parte degli stabilimenti Fiat Fca in Italia e all’estero a Termoli NO , nonostante la grande preoccupazione delle numerose famiglie dei lavoratori che da tutta la regione ancora raggiungono in molti con il bus lo stabilimento più grande del Molise di fatto un grande centro di assembramento della forza lavoro , non c’è rispetto per gli operai , la dignità viene calpestata dalle esigenze dei mercati e da un governo che da il via libera all’autogestione per gli industriali e il profitto , i sindacati concertativi? Ora dimostrano quello che sono: gruppi impotenti di collaborazionisti datoriali.
Lo sciopero è la protesta più dolorosa economicamente ma la più dignitosa per proteggere noi stessi e i nostri familiari oltre che contenere il virus.
Lo sciopero è a copertura di tutti gli operai che non hanno alternativa per restare a casa. Possono aderire come e quando vogliono, nei giorni che meglio ritengono. Confermiamo il nostro sciopero con convinzione come protesta di uomini e donne che con dignità non rischiano la propria salute e quella collettiva di un’intera regione.
Chiediamo e ribadiamo la chiusura di tutti i siti produttivi in Italia e immediato per lo stabilimento di Termoli , solo in questo caso ritireremo lo sciopero. Ora avanti fino al 23 Marzo 2020 per la dignità e il rispetto dei lavoratori e delle loro famiglie.
Per SOA Sindacato Operai Autorganizzati
Andrea Di Paolo

pc 18 marzo - Coronavirus, contagi a San Vittore, Pavia e Voghera - maltrattamenti a Opera - info a cura di SRP

MILANO - Un detenuto di 19 anni, originario del Ghana, che era recluso nel carcere di San Vittore, è risultato positivo al coronavirus e si trova attualmente ricoverato all'ospedale Niguarda di Milano. "Ha contratto l'infezione all'esterno dell'istituto dove non è presente dallo scorso dicembre", ha precisato Giacinto Siciliano direttore del carcere.In questi giorni anche due detenuti del carcere di Pavia sono risultati positivi al Covid-19, così come un detenuto del carcere di Voghera (Pavia). Già all'interno del carcere Sant'Anna di Modena, dove circa dieci giorni fa è scoppiata la rivolta che ha portato alla morte di nove detenuti .... un caso di coronavirus in un detenuto. Un altro caso c'era stato nel carcere di Lecce.
Ma dalle carceri non arrivano solo notizie di contagi. Il garante dei detenuti del Comune di Milano, Francesco Maisto, ha presentato una denuncia alla Procura in cui fa riferimento a possibili maltrattamenti ai danni dei reclusi nel carcere di Opera. "Ho ricevuto attraverso diverse vie di comunicazione - spiega - informazioni su presunti maltrattamenti a Opera nel pomeriggio del 9 marzo scorso, rispetto ai quali ho chiesto l'attenzione della Procura perchè ne accerti la veridicità e la consistenza, nonchè al locale magistrato di Sorveglianza che ha effettuato due ispezioni". I pericoli di contagi, secondo Maisto, "sono costantemente presenti e attualmente stanno producendo i loro tragici frutti, a causa della diffusione del morbo. ...

pc 18 marzo - 18 marzo 1978/18 marzo 2020: Milano vuole, vogliamo, ricordare Fausto e Jaio

da milanoinmovimento


L’omicidio di Fausto e Iaio il 18 marzo 1978, a due giorni dal sequestro Moro, è una pagina dolorosa di Milano che una parte di questa città non ha mai dimenticato. Già nei giorni successivi all’omicidio le vie della metropoli furono attraversate da molti cortei e ai funerali in Casoretto parteciparono più di 100.000 persone. A Fausto e Iaio sono stati negli ultimi anni dedicati i giardinetti di piazza Durante, a pochi metri da via Mancinelli dove trovarono la morte e a pochi metri dalla sede storica del loro centro sociale: via Leoncavallo 22. Gli assassini dei due giovani sono rimasti impuniti, ma le responsabilità politiche sono stati ben chiare sin da subito nonostante i goffi tentativi di Questura e stampa di alzare una cortina fumogena nelle prime ore successive al duplice omicidio (ma del resto…sempre nel ’78…le autorità sostenevano che Peppino Impastato fosse morto non ucciso dalla mafia, ma dilaniato mentre tentava di compiere un attentato…). 
Da “Fausto e Iaio – La speranza muore a diciotto anni” (1996, Baldini&Castoldi) di Daniele Biacchessi.
La strada è buia. Un vento di Marzo sposta il lampione in fondo a destra, lo fa dondolare come

pc 18 marzo - Un saluto a pugno chiuso al Partigiano, Silvestre Loconsolo, "fotografo" delle lotte operaie, che stava con la povera gente

Aveva 99 anni, ha raccontato con i suoi scatti le lotte operaie e i grandi scioperi
di ZITA DAZZI
E’ stato per tanti anni il fotografo della Fiom e poi della Camera del lavoro di Milano, degli scioperi e delle lotte operaie degli anni '60,'70 e '80. Ieri all'età di 99 anni se n'è andato Silvestre Loconsolo, partigiano e antifascista. Da tempo era in sedia a rotelle, ricoverato nella residenza per anziani Don Gnocchi di Pessano con Bornago, rimasto solo dopo la morte di Rosa, la compagna della sua vita. Era entrato nella Resistenza a 22 anni e da quegli anni aveva maturato una forte coscienza politica e la scelta di stare sempre dalla parte dei più deboli, degli sfruttati. Suo grande amico e compagno di tante battaglie, il sestese Antonio Pizzinato, ex segretario della Cgil nazionale. Nel dopoguerra Loconsolo si era dedicato a raccontare con le immagini le condizioni di vita degli operai e dei lavoratori. Il suo eccezionale archivio fotografico – si tratta di migliaia di pezzi unici – è affidato alla Camera del Lavoro di Sesto San Giovanni.
Lo ricordano con riconoscenza i partigiani di Persano con Bornago, dove viveva: "Uomo che ha speso la propria vita in battaglie a favore della “povera gente” scrivendo e denunciando le condizioni di lavoro e di vita delle persone più umili, attraverso l’arte della sua fotografia. Un uomo giusto che ci ha resi migliori perché ci ha insegnato che egoismo e indifferenza sfigurano la nostra umanità, un grande democratico perché non ha mai rinunciato alla difesa e alla promozione dei diritti inalienabili della persona. Ci ha lasciato il testimone che non cadrà. Grazie Silvestre". 

pc 18 marzo - NO alle esercitazioni Nato - No alla presenza massicci di marines in Europa

USARE LE SPESE MILITARI E PER ARMAMENTI - IN PRIMIS F35 - PER LA LOTTA AL CORONAVIRUS  - UNA ESIGENZA E UNA RICHIESTA CHE CRESCE

L’umanità intera in questo inizio del 2020 è in affanno nella difesa dall’aggressione del virus Covid19, nel mentre, per chi ha un minimo di coscienza, continua la preoccupazione per i mutamenti climatici e per la sorte dei paesi poveri e di milioni di profughi. Così si constatano gravi carenze in ogni nazione, non solo in Italia, in tutti i campi del welfare: nei sistemi sanitari, nelle politiche ambientali, nell’assistenza a chi è in difficoltà economiche.
Ma intanto continuano le guerre, i programmi e le spese militari. Dico questo per contestualizzare le grandi manovre militari della NATO in nord Europa, denominate Defender Europe 20, che si terranno in aprile–maggio in Polonia e nei Paesi Baltici.
La pandemia da coronavirus e la concomitante positività al virus di alti ufficiali, ha portato i comandi americani a decidere per la riduzione del contingente americano. Non si sa a questo punto di quanti soldati sarà composto, si sa che ai diecimila già presenti in Europa, avrebbero dovuto aggiungersi ventimila militari direttamente provenienti dagli USA, con tutto l’armamentario, ovviamente.

pc 18 marzo - Gli sciacalli della repressione a Torino - Libertà per EDDI - Soccorso Rosso Proletario

COMUNICATO STAMPA

Sulla Sorveglianza Speciale per due anni a Maria Edgarda Marcucci, combattente italiana Ypj con le donne curde in Siria contro l’Isis e i gruppi jihadisti sostenuti dalla Turchia.
Si tratta di un gravissimo atto contro una donna che ha rischiato la vita contro il Jihadismo e l’Isis, per proteggere le donne e i civili contro l’aggressione turca, proprio da parte di uno stato che non ha mosso un dito contro le guerre di Erdogan e che anzi, nonostante le promesse non mantenute, non ha mai smesso di vendergli armi.
Ci si accanisce contro l’unica donna del gruppo perché attiva nelle battaglie per il lavoro precario sottopagato, contro la guerra turca in Siria e in Non Una di Meno - Torino.
Nelle motivazioni si dice esplicitamente che la figura di Eddi va valutata diversamente perché ha partecipato a un’iniziativa alla Camera di Commercio di Torino, del tutto pacifica, contro il

pc 18 marzo - LA VERA "ESPANSIONE DEL VIRUS” - alcune note dalla drammatica realtà di Bergamo

L'altra faccia del dramma.
I messaggi martellanti – disperanti e oggettivamente “terroristici” - delle Tv, stampa, stanno diffondendo tra la gente di un humus reazionario e questurino: l'essere “bravo italiano”, con tanto di bandiera tricolore alla finestra, vuol dire denunciare, dare la “caccia” a chi sta per strada.
A Bergamo principalmente nell'ultimo anno vi è stato un fenomeno, la creazione dei cosiddetti "gruppi di vicinato", sorta di gruppi di controllo del territorio, delle case dai furti, sulla deriva securitaria e reazionaria più generale. Questi ora rischiano oggettivamente di fare da base, con un azione effettiva e capillare, al sostegno che arriva da molti settori ai richiami governativi e non, a "stare a casa", con la colpevolizzazione di chi non si adegua che pare assorba tutte le colpe, da chi ha distrutto la sanità ai padroni che fanno lavorare in ogni condizione. Nell'emergenza coronavirus queste persone ora dalle case fotografano le persone che stanno per strada ed inviano le foto ai vigili o alla polizia e le mettono in rete

Lo “stare a casa” per gli anziani può significare aspettare solo di crepare. Gli anziani muoiono perchè molti sono a casa da soli e non va nessun medico da loro.
Ma sempre più persone ogni giorno che passa si rendono conto che di fatto sono all'abbandono.
Negli ospedali si deve fare una selezione, tra un giovane e un vecchio mettono al giovane l'apparecchio per l'ossigeno.

Dovrebbero attrezzare tantissime aree, impegnare tanti volontari preparati – che ci sono, che si propongono; ma questo vorrebbe dire chiamare le masse a partecipare, cosa che si guardano bene dal fare.
E', infatti, proprio questo che non vogliono. Le masse invece vengono considerate un “problema”, un ostacolo, non la vera risorsa, se mobilitate e organizzate.

Verso le masse anche le ultime misure – vedi la nuova autocertificazione e le sanzioni/punizioni conseguenti - sono volte sempre più solo ad aumentare i controlli repressivi, persecutori (con pretesa di risposte anche assurde: come fa una persona a dichiarare di “non essere risultato positivo al virus COVID-19”, quando non vengono fatti i tamponi?) e ad incrementare le denunce, sanzioni, fino all'arresto.
Ora è previsto anche il “trattamento e la comunicazione di dati di natura sanitaria”; di fatto un'occasione per avere da parte delle Forze dell'ordine una mega “banca dati”, che rimarrà e potrà essere utilizzata anche dopo l'emergenza per avere sotto controllo milioni di persone.

Verso i lavoratori o vengono mandati a casa se lavorano in settori “non essenziali” - ma a casa che fanno? O al massimo vengono considerati persone oggetto di misure di assistenza (misure spesso inesistenti o minime e sempre insufficienti), e se pretendono reale sicurezza, se protestano, scioperano, un ostacolo per i padroni, da reprimere, fino al licenziamento.
Quindi masse e lavoratori sono considerati un “problema”, persone passive e non protagoniste.
In passato proprio nelle province con maggiore presenza di fabbriche gli operai si sono sempre fatti sentire, sono stati attivi nelle soluzioni. Oggi lo potrebbero essere altrettanto.
Ma azienda, e i sindacati confederali, che cercano di conciliare/subordinare la tutela della salute dei lavoratori con la continuazione del profitto padronale, non lo vogliono assolutamente, perchè gli operai attivi si sa da dove cominciano ma non si sa dove vogliono arrivare...

Ma per i lavoratori, le masse più coscienti non c'è “soluzione”, anche a questa emergenza “coronavirus”, che il loro protagonismo, di conoscenza vera, di critica agente verso la vera causa di questa pandemia – il sistema capitalista che nel sua fase suprema, distruttiva e marcia, imperialista non può che produrre vecchie e nuove malattie, devastazioni sempre più “non risolvibili”, dai suoi Stati, governi.
Non c'è soluzione che la lotta, necessaria anche verso le larghe masse per affermare/imporre un'altra visione e un'altra azione.

MC
proletari comunisti/PCm Italia
18/3/2020

pc 18 marzo - Le Poste: profitti SI - salute dei lavoratori NO - Adesso basta!

Non più tardi del 7 marzo 2020 in piena emergenza del Coronavirus in un articolo apparso sulla stampa titolato





pc 18 marzo - Il sindaco di Brescia: «Coronavirus: i contagiati a Brescia? Colpa dei padroni delle industrie»

Il sindaco di Brescia, Emilio Del Bono (Pd), dice oggi al Fatto Quotidiano che nella sua città ci sono tanti contagiati da Coronavirus per colpa dei padroni delle industrie. 

A Brescia i nuovi contagiati sono più di quelli di Bergamo (2918, con un aumento di 445 in un solo giorno, contro 3760, ovvero 344 più di domenica). Il bollettino quotidiano fa registrare 40 morti in più in un unico giorno (di cui quattro in città). In tutto sono 267.
“Non sappiamo più dove mettere le bare: le portiamo nella chiesa di San Michele, al centro del cimitero”.
Sindaco, perché Brescia è in questa situazione? Bisognava fare prima la zona rossa?
Se fossimo partiti tutti prima, il contagio quanto meno sarebbe stato più diluito. Qui è arrivato da Lodi, da Cremona. Come a Bergamo. Si tratta di una zona molto industriale, molto commerciale, dove la gente si sposta rapidamente. Noi, come dodici sindaci dei capoluoghi lombardi, il 7 marzo avevamo chiesto sia alla Regione che al governo di chiudere le attività produttive, tenendo aperte solo la filiera di igiene per la casa e quella alimentare. Oltre alla manutenzione dei servizi pubblici essenziali. Il numero dei lavoratori nelle fabbriche è molto elevato.

È il governo che è stato troppo timido o la Lombardia?
Fontana ha sempre tenuto una posizione severa, ma il peso del mondo industriale sia su Roma che su Milano si è sentito. Le mascherine sono introvabili, anche per le farmacie. Un gigante industriale come la Lombardia si è dimostrata fragilissima nella produzione di beni come le mascherine e i respiratori. Questo ci fa riflettere sul fatto che in alcune cose dipendiamo troppo dall’estero. Alcune filiere dovrebbero essere protette e attivabili rapidamente. Abbiamo perso settimane preziose. Mancano non solo ai farmacisti, ma anche a chi fa assistenza a domicilio,agli agenti di polizia, agli autisti dell’autobus. Sono state direzionate verso gli ospedali e le strutture sanitarie.

pc 18 marzo - Almaviva Palermo, positiva coronavirus una lavoratrice, per i padroni si poteva continuare ma le proteste dei lavoratori costringono l'azienda a passare allo smart working

PALERMO 17 marzo – Alla fine le proteste hanno avuto effettoAlmaviva ha deciso di interrompere tutte le attività nei suoi call center, anche quelle che non possono proseguire da remoto, per contribuire alle misure di contenimento del contagio del nuovo Coronavirus (Covid-19). Tutte le altre attività continueranno da casa in modalità smart working, previo consenso dei committenti. Confermato, sempre in telelavoro, il numero verde 1500 per l’emergenza Covid-19, gestito dal colosso dell’outsourcing.

quotidiano di sicilia
Una dipendente del call center Almaviva di Palermo è risultata positiva al test sul coronavirus. L'operatrice che presta servizio sul 1500, il numero che risponde ai cittadini sull'emergenza sanitaria, ha effettuato la formazione il 2 marzo e risulterebbe assente dall'azienda dal 5 marzo. È stata ricoverata presso il reparto malattie infettive del “Cervello” e sottoposta al tampone il cui esito è positivo. L'azienda ha attivato il protocollo sanitario ed è in attesa di indicazioni dalle autorità sanitarie.
Nel frattempo è scattato un ulteriore intervento straordinario di disinfezione degli ambienti e degli strumenti di lavoro. Gli ambienti saranno dunque fruibili, secondo l'azienda, per lo svolgimento dell'attività lavorativa, mentre servizi operativi in orario notturno non subiranno variazioni. Ma c'è comprensibilmente agitazione tra i 2800 lavoratori della sede che da tempo manifestavano preoccupazione spingendo sullo smart working. E un tam tam interno spinge ad assentarsi in massa.