martedì 13 luglio 2010

pc quotidiano 13 luglio campeggio della gioventù ribelle



L’organizzazione è il punto di partenza, senza organizzazione non si può vincere alcuna lotta.Convinti di ciò i giovani di Red Block lanciano nuovamente la pratica del campeggio come mezzo organizzativo e formativo per i giovani ribelli
Questo governo che non assicura ai giovani un futuro è lo stesso governo che non è neanche in grado di garantire un presente alle masse proletarie costrette ad arrivare a stento a fine mese e a essere sfruttate per un lavoro con salario ridotto e tempi stressanti.
Le fabbriche chiudono, gli operai licenziati, continua disoccupazione, riforme sull’istruzione che impongono il modello sociale della classe dominante, razzismo e fascismo dilagante avanzato dal governo, doppia oppressione della donne sono questi i campanelli d’allarme che porteranno l’Italia ai livelli della Grecia.
Consci di tutto ciò il nostro campeggio serve per organizzarsi, organizzarsi per un prossimo autunno ricco di lotte sociali, da quelle studentesche a quelle dei disoccupati, dei lavoratori, degli operai e delle masse stanche che subiscono gli effetti della crisi.
Tre saranno le giornate di formazione:
- Lotte giovanili e studentesche; Antifascismo;
- Quartieri popolari; Lotte operaie e giovani precari;
- Come i giovani e i lavoratori greci rispondono alla crisi del capitale;
Rivoluzioni nel mondo, le guerre popolari;
E poi le conclusioni:
- “Necessità di organizzare la gioventù proletaria e ribelle”.
Il campeggio si terrà nel sud Italia, in Sicilia, terra in cui le contraddizioni del sistema capitalista sono sempre più evidenti e peggiorano le condizioni di vita delle masse.
discussioni e proiezioni video, non mancherà nel tempo libero musica e svago tra compagni: piscina, mare, tornei di calcio e pallavolo.

red block
Palermo

pc quotidiano 13 luglio dall'Aquila Senza tetto, ma legge

TERREMOTO: QUESTURA ROMA, DUE DENUNCE PER MANIFESTAZIONE AQUILANI = PROMOTORE MANIFESTAZIONE E APPARTENENTE A CENTRO SOCIALE Roma, 12 lug. - (Adnkronos) - Una prima informativa predisposta dalla Digos contenente una ricostruzione dei fatti avvenuti a Roma, durante la manifestazione indetta dai Comitati dei terremotati della Provincia de L'Aquila è stata consegnata all'autorità giudiziaria. Lo precisa la Questura di Roma sottolineando che sono state segnalate due persone: il promotore della manifestazione e un appartenente al Csa di Roma La Strada. M.E. di 39 anni, promotore della manifestazione, è stato segnalato per inosservanza dei provvedimenti dell'autorità di Polizia, in quanto l'iniziativa si è svolta senza tenere conto delle modalità concordate. C.G. di 26 anni, noto antagonista romano appartenente al Csa La Strada, è stato segnalato all'autorità giudiziaria per i reati di violenza e resistenza a pubblico ufficiale e inosservanza dei provvedimenti dell'autorità di polizia. C.G., fa sapere la Questura di Roma, «noto antagonista romano» è stato più volte denunciato in occasione di manifestazioni non autorizzate. L'ultima denuncia risale all'ottobre scorso per i reati di violenza, resistenza a pubblico ufficiale e altro in occasione di tafferugli tra antagonisti e forze dell'ordine nel corso di una manifestazione contro i Cie.

Senza tetto... ma Legge!

L’imperatore è nudo e gli affari delle cricche sinora venuti a galla svelano sempre di più la vera identità di un Stato che si è fatto Mafia e regola i suoi conti con chi chiede uguaglianza, diritti, giustizia e trasparenza, a suon di manganellate, repressione, denunce, menzogne.

Il 7 luglio a Roma, circa 8000 terremotati aquilani e persone solidali hanno partecipato compatte a una giusta e sacrosanta manifestazione per rivendicare diritti e dignità.

Sia gli uni che l’altra ci sono stati ancora una volta negati. Dopo averci espropriati del diritto alla terra, alla casa, al lavoro, alla libertà, all’autodeterminazione, ad essere protagonisti della ricostruzione della nostra città e del nostro futuro, ci è stato espropriato anche l’orgoglio della nostra lotta e della nostra giusta rabbia. Una rabbia umiliata al rango di disperazione per tutti i mass media, a quello di martiri per la sinistra istituzionale, a quella di ingrati, straccioni e fannulloni, neanche capaci di lottare da sé, per il governo Berlusconi e tutti i guardiani della cricca.

E’ vero, a spingere dietro i cordoni di blue-block in assetto antisommossa c’erano circa 8000 infiltrati: giovani, donne e uomini, lavoratori, disoccupati, bambini, anziani, sindaci e gonfaloni, colpevoli di vivere in un camper da 15 mesi, di non avere un tetto, di aver perso tutto, colpevoli di urlare la loro rabbia a tutto il paese, contro le promesse non mantenute e le menzogne di questo regime, colpevoli di rivendicare il diritto all’esistenza e alla giustizia su questa terra

Queste le nostre colpe!

Non siamo disperati ma sempre più arrabbiati per questa “giustizia” a senso unico, che di fronte all’impunità di questo governo criminale, innalza al patibolo 2 capri espiatori per criminalizzare le lotte e distrarre l'opinione pubblica dal problema reale che affligge non solo i terremotati aquilani, ma tutta l’Italia: rovesciare questo sistema di corruzione e ineguaglianza che in nome del profitto e dei lussi di pochi, produce lutti, disoccupazione, miseria, ingiustizia per molti.

Non siamo disperati, ma esasperati perché con L’Aquila vogliono uccidere un’intero paese chiamato Italia e per questo siamo grati alle persone, ai lavoratori, ai compagni e alle compagne di tutto il paese, ai sinceri democratici, di essere al nostro fianco, di condividere la nostra rabbia e la nostra lotta.
Per questo siamo al fianco di chi si batte per un cambiamento a 360° di questo sistema, che con le inchieste sul G8, sul terremoto dell’Aquila e la gestione del post-terremoto, ha mostrato solo una punta dell’iceberg che ancora pochi in buonafede, si ostinano a non vedere, accecati dal fumo della propaganda berlusconiana.

Abbiamo capito che la nostra verità non si può intrappolare dietro gli schermi di una tv di regime e siamo convinti che la nostra speranza non trova spazio nei palazzi del potere ma nella nostra capacità di autorganizzazione, nella nostra ribellione, nella solidarietà.

Le lotte non si processano, si processano i veri criminali, i vari Berlusconi, Bertolaso, Scajola ecc. Se non lo fa la magistratura, saremo noi a farci giustizia, verremo ancora alle vostre porte e grideremo ancora più forte:

Per quanto voi vi crediate assolti, siete lo stesso e
per sempre coinvolti!


Siamo tutti aquilani!

Solidarietà con i denunciati del 7 luglio!

ribellarsi è giusto!

pc quotidiano 13 luglio - Lavoratori cooperative sociali di Palermo: una battaglia vinta!

Le lavoratrici e i lavoratori delle cooperative sociali, organizzati nello Slai Cobas per il sindacato di classe, vincono a Palermo una prima battaglia contro l’ACCREDITAMENTO!

Dopo l’invasione di Palazzo Comitini a fine giugno in cui, determinati e combattivi, le lavoratrici e i lavoratori in lotta delle Cooperative Sociali hanno occupato il salone antistante l’ufficio del Presidente della Provincia Avanti, costringendolo a presentarsi al loro cospetto e a firmare un documento ufficiale di incontro, alle stesse lavoratrici e lavoratori è stato poi comunicato ufficialmente ai primi di Luglio dallo stesso Avanti, che in questi giorni rifiuta paradossalmente di incontrare i sindacati Cgil, Cisl, Uil, che la procedura di accreditamento per il prossimo anno scolastico non sarà messa in più in atto ma che si procederà di nuovo con il bando di appalto per un altro anno di lavoro.

L’azzeramento del cosiddetto “accreditamento” è una prima battaglia vinta da queste lavoratrici e lavoratori che da mesi lottano in difesa del posto di lavoro esercitando una pressione non indifferente nei confronti delle istituzioni.

In servizio nelle scuole superiori di Palermo e provincia come assistenti igienico/sanitari agli studenti disabili, per mesi queste lavoratrici e lavoratori hanno messo in campo diverse azioni di lotta e da una iniziale battaglia per rivendicare il pagamento puntuale dello stipendio da parte dei padroncini delle cooperative di cui sono dipendenti, che li ha spinti nel mese di novembre ad organizzarsi sindacalmente nello Slai Cobas per il sindacato di classe, sono passati dopo qualche mese ad una lotta più generale in difesa del posto di lavoro.

Sfruttati e mal pagati da sempre, senza riconoscimento in alcuni casi di diritti basilari come la malattia o la legge 104, ricattati e minacciati di licenziamento, per non parlare delle lettere di dimissioni in bianco che alcune lavoratrici sono state costrette a firmare prima dell’assunzione, sempre frenati nelle azioni di lotta dai sindacati di cui precedentemente facevano parte in larga misura, come la Cgil, hanno subito per anni una condizione di precarietà e sfruttamento sancita anche da un capitolato di appalto della Provincia che prevede contratti di lavoro “a tempo indeterminato” ma solo sulla carta perché impediscono alle lavoratrici e ai lavoratori di lavorare ed essere pagati tutto l'anno costringendoli a rimanere “sospesi” senza stipendio nei tre mesi estivi e durante le vacanze natalizie e pasquali.

A fine gennaio si apre il coperchio di una pentola che da parte della Provincia voleva mettere sul piatto, già misero e precario delle lavoratrici e lavoratori, al posto del bando di appalto la scelta diretta degli operatori da parte delle famiglie, il famoso “accreditamento” secondo un orientamento nazionale che via via sta prendendo piede anche in altri settori pubblici, che non avrebbe fatto che creare maggiore precarietà e allontanare del tutto la possibilità della continuità lavorativa perché se “la famiglia non ti sceglie” si corre seriamente il rischio di non lavorare più rimanendo nel limbo di una lista di attesa nella speranza che qualche famiglia prima o poi si decida a fare la fatidica scelta! con il serio rischio dell’innescarsi di meccanismi clientelari e di vera e propria sudditanza.

Le lavoratrici e i lavoratori hanno dunque iniziato un percorso fatto di assemblee sindacali, le prime dopo dieci o più anni di lavoro, presidi di protesta al palazzo della provincia, alla Rai, alla sede del Giornale di Sicilia, che hanno iniziato a far preoccupare seriamente Avanti e compagnia, il quale al primo incontro con le lavoratrici e i lavoratori aveva tenuto a dire di “avere impiegato anni per costruire l’immagine di un palazzo in cui non ci sono rimostranze di alcun genere” e di essere invece “molto disponibile alla risoluzione dei problemi”.
Peccato che alle parole non sono seguiti i fatti, perché dopo le prime richieste dei lavoratori a che fossero date garanzie sul loro futuro, la Provincia ha provato a chiudere le porte rinviando o facendo saltare gli incontri previsti, ma alimentando di contro la rabbia delle lavoratrici, sempre determinate e in prima linea nella lotta, e dei lavoratori che non si sono affatto arresi ma anzi hanno trovato la spinta per continuare nella lotta: si è deciso pertanto all’unanimità di scioperare!
Il 27 maggio le lavoratrici e i lavoratori hanno scioperato, anche in questo caso per la prima volta, in particolare contro la procedura di accreditamento, sfilando in un corteo molto animato e colorato per le tante bandiere rosse, dalle vie del centro fino al Palazzo della Provincia: IL SOLO “ACCREDITAMENTO” CHE VOGLIAMO E’ LAVORO SICURO E STABILE PER TUTTO L’ANNO!!!
Alquanto arrabbiati hanno anche denunciato e rinfacciato al Presidente Avanti e a tutti i dirigenti della Provincia, la grande "solerzia" delle istituzioni in tempi elettorali verso le esigenze dei lavoratori, il loro essere trattati come “voti in carne e ossa” in cambio di uno straccio di lavoro ma oggi che fine hanno fatto le tante promesse di stabilizzazione, internalizzazione, ecc. ecc??? GOVERNI NAZIONALI E LOCALI VI CACCEREMO VIA!!! hanno gridato i lavoratori allo sciopero.
La delegittimazione di sé che le Istituzioni mettono in atto con le loro stesse azioni contro i lavoratori e i loro diritti ha fatto scoprire di fatto a questi lavoratori la natura dei personaggi che compongono tali istituzioni e degli interessi che servono, non senza difficoltà però se guardiamo a lavoratrici e lavoratori invischiati in questi anni nel gioco elettorale dei politici che ti “fanno il favore del lavoro” chiedendoti il voto di scambio. Ciò ha portato anche all’oggettiva impossibilità di coinvolgere il gruppo dei lavoratori nel suo complesso.

“Stare con i piedi per terra” e “né trionfalismi né scoramento” sono state alcune parole d’ordine che hanno accompagnato tutto il percorso di lotta delle lavoratrici e lavoratori fino ad oggi, lotta alla quale si è cercato di dare un respiro più ampio, allargandone la visuale con lo scambio di informazioni e solidarietà con altri lavoratori di cooperative sociali di Roma e Bologna e la partecipazione a iniziative nazionali come l’assemblea dei disoccupati e precari del 21 maggio a Napoli organizzata dai disoccupati Banchi nuovi di Napoli e dai disoccupati organizzati di Taranto dello Slai Cobas per il sindacato di classe e la giornata nazionale di lotta del 14 Giugno che ne è scaturita “contro licenziamenti, precarietà e disoccupazione”.

In un quadro generale di licenziamenti, cassa integrazione a non finire, privatizzazioni e indebolimento delle condizioni dei lavoratori, questa prima battaglia contro l‘accreditamento vinta dalle lavoratrici e lavoratori delle coop sociali non era scontata, ha pagato la determinazione, la tattica “dell’assedio” alle istituzioni tenendo costantemente il fiato sul collo dei politici che vivono fondamentalmente di immagine e corruzione…

Si aprono ora altri fronti per nuove battaglie: i pesanti tagli agli enti locali previsti dalla manovra finanziaria del governo, l’annuncio dell’abolizione delle province rendono ancora più complessa la lotta per un lavoro stabile

La lotta continua…

13/07/2010

Do237

pc quotidiano 13 luglio - Sicilia : stato d’emergenza rifiuti!

Non era bastata l’applicazione del Decreto Campania dal gennaio 2009 anche alla Sicilia, la grave situazione del mancato smaltimento della spazzatura è precipitata tanto che il governo Berlusconi, il 9 luglio scorso, con un decreto ha deciso di dichiarare lo stato di emergenza e lo stato di allerta fino al 31 dicembre 2012 nominando commissario straordinario il presidente della regione Lombardo.

L’immondizia e l’incapacità degli amministratori di risolvere il problema sono diventati ancora una volta uno scandalo pubblico: Palermo come Napoli, la Sicilia come la Campania, ma sull’iniziativa non è stata battuta la grancassa come in precedenza, questa volta il governo non riesce a farne propaganda politica… Berlusconi nemmeno sforzandosi riuscirebbe ad apparire come il salvatore!

Grazie a questa nomina Lombardo adesso dispone di molti poteri per risolvere il gravissimo problema della spazzatura: “potrà avvalersi di quattro soggetti attuatori e dei prefetti, rilasciare pareri e autorizzazioni, intervenire contro i Comuni inadempienti.
“Dovrà adottare nei prossimi 60 giorni con gli enti locali e le associazioni ambientaliste, un piano d’intervento sulla base di un’ordinanza di Protezione civile in cui sono indicati gli obiettivi da perseguire: incremento della ‘differenziata’ che dovrà rappresentare entro fine 2011 il 35% della raccolta totale a livello regionale, di cui almeno la metà destinata al riciclo, realizzare piazzole di stoccaggio impianti di selezione e trattamento, nuove discariche o ampliare quelle esistenti ‘per il periodo strettamente necessario al superamento dell’emergenza’ e dovrà avviare le ‘procedure di realizzazione degli impianti e di acquisto delle attrezzature coerenti.’”

Come si vede si tratta di un piano molto ambizioso (praticamente inattuabile) che butta molto fumo negli occhi, basti pensare alla raccolta differenziata che dovrebbe raggiungere il 35%, partendo praticamente da zero, entro il 2011! Quando per altre città che lo praticano da qualche decennio siamo al 31%! Per non parlare del riciclo…

Comunque per far partire il piano serve ancora molto denaro che verrà prelevato dai 4,3 miliardi di fondi Fas (ancora questi fondi Fas che vengono sballottati, persi e ritrovati, ogni volta che serve al governo!) assegnati lo scorso anno a Palazzo dei Normanni e soprattutto “disciplina sociale”: POTRANNO ESSERE PRECETTATI I LAVORATORI! che in questi anni sono stati costretti a scioperare tante volte a causa della disastrosa situazione economica e ambientale in cui lavorano e su cui si è cercato spesso di scaricare le responsabilità. Questa precettazione dei lavoratori sarà effettuata in deroga alle leggi vigenti!

Un Bertolaso in piccolo, insomma, con le prerogative di un dittatore che potrà inoltre “sovrintendere anche alla progettazione, alla costruzione e alla gestione degli impianti di termovalorizzazione, previa individuazione delle sedi idonee” e operare “in deroga alle previsioni edilizie e urbanistiche vigenti.”
La “deroga alle leggi vigenti” è la caratteristica di questo governo, attraverso cui tenta di rimanere al potere!

Ma per quanto riguarda questa “emergenza” pensiamo sia stato superato il tempo massimo: sono anni ormai che l’immondizia ricopre le vie delle principali città dell’isola, Palermo innanzi tutto, e dei tantissimi piccoli e medi comuni dove i cassonetti pieni vengono oramai bruciati ogni notte, aggiungendo danno al danno; spazzatura che non può più essere smaltita per lo stato delle discariche attuali: quella di Bellolampo ridotta ad una “bomba ecologica” con il percolato che ha già inquinato le falde acquifere ed è stato sversato in mare abusivamente da una delle ditte “regolarmente accreditate” mettendo la salute pubblica in serio pericolo, le altre quasi tutte esaurite.
E ci sono volute le denuncie di tutti, esperti, medici, procure, compreso i turisti in vacanza, perché il governo si decidesse a dare un segnale di interesse. Ma con la scusa dell’emergenza torna a parlare di costruzione di termovalorizzatori di cui lo stesso Lombardo si era dichiarato estremo avversario perché permettono la cosiddetta infiltrazione mafiosa e che invece che risolvere inquinano ancora di più l’ambiente! I tecnici di questa Protezione civile amano i grandi inceneritori…

Quello dell’immondizia è uno di quei giganteschi problemi sociali prodotti da questo sistema che la borghesia non può e non vuole risolvere! È uno di quei mezzi utili a far girare quantità impressionanti di denaro sui cui campano centinaia di “amministratori” pubblici con incarichi di vario tipo, di mafiosi e delinquenti di ogni risma.

Davanti a tutto questo si deve pure sentire il colonnello Teo Luzi, comandante provinciale dell’Arma dei Carabinieri che si dice soddisfatto della sua “piccola guerra” contro chi raccoglie ferrovecchio: hanno riferito in pompa magna di averne arrestato più di 100 solo quest’anno… gente che da sempre tenta di sbarcare il lunario facendo a modo proprio la raccolta differenziata e che è stata presa di mira per dare in pasto all’opinione pubblica la notizia che si sta facendo qualcosa!

pc quotidiano 13 luglio - indesit in lotta

Disoccupati a casa nostra?

È questo il futuro che si prospetta per tanti lavoratori a Bergamo e più in generale in Lombardia dopo mesi di cassa integrazione con stipendio da fame (“abbiamo meno cassa ma siamo alla vigilia di più licenziamenti” è il commento del segr. Reg. Cisl Petteni sui dati di giugno).

Mentre per i più “fortunati” l’alternativa sarebbe di accettare il lavoro sotto ricatto con ancora più flessibilità della turistica e perdita dei diritti acquisiti, con riorganizzazioni nei reparti e aumento dei carichi di lavoro, ma senza nessuna sicurezza per il futuro degli stabilimenti.....

Non è possibile che un’azienda, appena vede che i suoi utili scendono dopo che per anni ha spremuto gli operai e ha raggiunto record produttivi (1milione di lavatrici alla Indesit di Brembate o come anche alla Tenaris Dalmine), abbia la faccia tosta di annunciare licenziamenti e chiusure delle fabbriche aumentando lo sfruttamento per mantenere alti i profitti.



Per l’unità dal basso degli operai contro i piani dei padroni

Costruiamo la forza necessaria con il sindacato di classe diretto dagli operai con i comitati di base in fabbrica

Per far pagare la crisi ai padroni che l’hanno generata con la sovrapproduzione delle merci e lo sfruttamento operaio.

Slai COBAS per il sindacato di classe

SEDE via Bonomelli 9 Bergamo cobasdalmine@infinito.it 335-5244902

visita il canale video http://www.youtube.com/user/cobasinforma





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pc quotidiano 13 luglio: CONTRO UNA CLASSE PROFONDAMENTE E INEVITABILMENTE IMMORALE E' LEGITTIMO RIVOLTARSI!

“Intreccio tra affaristi, politici e malavitosi, scambi di favori e appalti truccati”.Così i giornali più onesti parlano della nuova P3.
Si tratta di una vera e propria associazione a delinquere al potere con a capo il governo Berlusconi e che resta comunque fermamente al potere – a parte qualche indagato (come gli ultimi, ma i soliti, Dell’Utri e Casentino) di cui proprio non possono fare a meno.
Non si tratta di un’associazione a delinquere circoscritta e fuori da una normalità, ma di un sistema generale politico, economico, malavitoso, strutturale, che arriva dappertutto e succhia sangue (denaro) come un vampiro dappertutto.
E’ l’imbarbarimento del sistema imperialista che mostra ormai, senza più possibilità di nasconderle dietro il trucco, le sue fattezze mostruose.
E’ sempre più si mostra l’abisso tra i fiumi di milioni di euro, l’arricchimento senza limiti di ministri, sottosegretari, padroni, finanzieri, e loro corte, e la crescente miseria a cui stanno portando la gente, i proletari, le masse popolari.
Basta aprire un giornale: da un lato i teatri dell’horror, dall’altro e contemporaneamente: tolte a migliaia di disoccupati di Napoli anche le misere 600 euro al mese, licenziati 3700 lavoratori della Telecom, negato anche un minimo premio di risultato agli operai della Fiat di Mirafiori, taglieggiati i salari di tutti i lavoratori, imposto il pagamento delle tasse, come usurai, alla gente de L’Aquila; ecc. ecc.
Questo sistema di potere proprio perché sempre più si mostra come profondamente illegale, deve fare carta straccia di ogni legalità democratica, soprattutto verso le masse e i proletari: è un caso che oggi il governo è impegnato a cancellare lo Statuto dei Lavoratori e il programma della P2 di Gelli, oggi rinnovata con la P3 di Carboni, Verdini, Dell’Utri, ecc., aveva nei suoi punti l’eliminazione dello Statuto dei Lavoratori?
Lo squallido Bersani PD dice nell’intervista a Repubblica apparsa oggi: “Berlusconi ha fallito”. Ma è stupido o ci fa? Dov’è questo fallimento? Gli sporchi affari che doveva fare li ha fatti e li continua a fare. Dov’è il fallimento? L’attacco ai minimi principi democratici, ai diritti delle masse, lo ha fatto e lo continua a fare. Chi ha sempre fallito è il PD!

Questo sistema non può essere aggiustato. L’unica “pulizia” deve venire dalle rivolte dei proletari e delle masse! Rivolte che sempre più sono inevitabili! E noi come comunisti le sosteniamo, le auspichiamo, le organizziamo.

Chiudiamo riportando la descrizione che faceva Engels della borghesia ne “la situazione della classe operaia in Inghilterra”, che sembra scritta oggi: “… (la borghesia) una classe profondamente immorale, inguaribilmente corrotta, intimamente corrosa e resa del tutto incapace di ogni progresso dall’egoismo… per essa nulla esiste al mondo se non per amore del denaro, essa stessa compresa, perché non vive che per guadagnare denaro, non conosce altra beatitudine che un guadagno rapido, altro dolore che la perdita di denaro… è del tutto indifferente che i suoi operai muoiano o no di fame, purchè egli guadagni del denaro. Tutti i rapporti umani vengono misurati secondo il guadagno, e ciò che non procura denaro è cosa stupida, inopportuna, idealistica…”

pc quotidiano 13 luglio - dall'aquila in lotta :::E allora denunciateci tutte e tutti.

abbiamo pubblicato questo sul sito del 3e32:


E allora…denunciateci tutti.

Siamo venuti oggi a conoscenza delle denunce nei confronti di due
partecipanti alla manifestazione degli aquilani a Roma del 7 di luglio.

Ribadiamo quanto espresso ieri dall’assemblea cittadina nella lettera
indirizzata al Ministro degli Interni On. Maroni: di quanto è accaduto
durante la manifestazione i promotori si assumono la piena ed unica
responsabilità.

I cittadini aquilani hanno partecipato numerossissimi a quella
manifestazione, partendo con oltre 40 pullman dalla città. Voler negare
il fatto che erano i terremotati a chiedere diritti e ad urlare la
propria rabbia è un’offesa nei confronti di chi, tra mille difficoltà,
ha scelto di essere in piazza a Roma.

Dopo averci espropriati del diritto ad essere protagonisti della
ricostruzione della nostra città ora si sta tentando in tutti i modi di
nascondere l’evidenza del fatto che ERAVAMO NOI ad urlare sotto i
palazzi del governo.

Il fatto che non ci fossero solo aquilani, significa soltanto che in
tanti hanno aderito ai nostri appelli e alla nostra richiesta di
solidarietà, hanno compreso e condiviso i nostri problemi e le nostre
richieste: molte istituzioni locali non solo aquilane, movimenti,
collettivi, associazioni di ogni città e territorio italiano. Questo
perchè la questione aquilana non è non può essere considerata una
questione locale. E’ un tema nazionale e a chiunque ci abbia espresso
una solidarietà concreta esprimiamo la nostra gratitudine e la nostra
solidarietà.

Denunciamo, inoltre, il continuo tentativo di spostare l’attenzione da
quelli che sono i reali problemi del cratere . I media oggi dovrebbero
parlare delle richieste legittime ed urgenti della popolazione aquilana,
nessuna delle quali accolta dal governo. Le uniche risposte che abbiamo
ricevuto sono state le mangnellate, gli scudi levati dalle forze
dell’ordine, i feriti e oggi le denuce.

E allora denunciateci tutte e tutti.

Comitato 3e32

speciale india - manifestazione unitaria in grecia

In solidarietà con il popolo indiano!
Dichiarazione congiunta delle organizzazioni di sinistra di Grecia contro la strage di contadini in india

Un’operazione repressiva assassina è stata scatenata dallo stato indiano, con impiego di centinaia di migliaia di poliziotti e paramilitari e la partecipazione di organizzazioni criminali paramilitari.
Il suo scopo è spezzare la resistenza dei contadini poveri di vaste regioni dell’India, una resistenza militante e di massa che coinvoiolge 100 milioni di contadini poveri Adivasi (popolo tribale).
La principale ragione di queste incursioni militari è mettere le mani sulle terre dei poveri e darle alle multinazionali e cartelli locali per la rapina delle risorse naturali di queste grandi aree. Va notato che il West Bengal è in uno stato di emergenza non dichiarato.
Nonostante i raid assassini dello stato reazionario indiano il movimento contadino cresce e resiste agli attacchi. Per sopprimere il movimento di solidarietà con la lotta dei contadini le autorità indiane hanno lanciato una feroce campagna repressiva e intimidatoria contro gli intellettuali che sostengono la resistenza, come la scrittrice Arundhati Roy.
Le organizzazioni di sinistra e democratiche di Grecia denunciano gli attacchi criminali dello stato indiano e sostengono le lotta e il movimento dei contadini poveri, esprimono loro solidarietà senza riserve e fanno appello a una manifestazione di protesta fuori dell’ambasciata indiana di Atene


Organizzazione Comunista di Grecia
Partito Comunista di Grecia (marxista-leninista)
Circolo Culturale "Ponte vero I popoli d’Oriente"
Ricostruzione di Sinistra
Convergenza di Sinistra Anticapitalista
Corrente di Nuova Sinistra
Organizzazione comunista Internazionalista di Grecia – Spartaco
Rivista “Partizan”
Movimento Comunista Rivoluzionario di Grecia.
Partito Socialista operaio

speciale campagna india - per azad dal Cebraspo Brasile

*Azad: stimato dirigente rivoluzionario ucciso dallo stato fascista indiano *

Cherukuri Rajkumar, il “Compagno Azad,” dirigente politico del popolo indiano, membro del Comitato Centrale del Partito Comunista dell’India (Maoista) e il giovane giornalista Pamdey, sono stati assassinati il 2 luglio.
Un crimine perpetrato dalla polizia speciale e i servizi segreti che li hanno rapiti e assassinati in Andhra Pradesh che, ancora una volta, dimostra il montare del fascismo orchestrato dall’imperialismo USA e sviluppato dallo Stato indiano.
È questo il contesto della “Operazione Green Hunt” sviluppata principalmente contro la resistenza del popolo Adivasi, che continua a combattere per le sue terre prese dall’imperialismo e dallo Stato indiano. Un’operazione che ha lasciato una lunga striscia di sangue di dirigenti rivoluzionari e combattenti del popolo indiano assassinati.
Questi assassinii sono la risposta dello Stato fascista indiano all’avanzata nel paese della lotta popolare e rivoluzionaria che ha nella guerra popolare diretta dal PCI(M) la punta più avanzata. Ultimamente azioni dirette da questo partito hanno causato pesanti perdite alla forze della reazione che contano su circa 250.000 uomini (in maggioranza militari e forze speciali).
Azad era uno stimato dorogente, parte di una generazione di rivoluzionari che avevano ingaggiato una strenua lotta contro l’opportunismo e il revisionismo, costruendo e sviluppando un crescente processo di liberazione del popolo indiano.
Il Cebraspo esprime la sua rabbia e condanna questi assassinii.
Il Cebraspo esprime il sostegno incondizionato alla lotta del popolo Adivasi e di tutto il popolo dell’India duretto dal PCI (Maoista). Esigiamo la fine immediata della Operazione Green Hunt e di tutte le incursioni militari and dello Stato fascista indiano nelle terre del popolo!

*Cebraspo*

Brasile

07/07/2010

speciale India - dichiarazione del comitato internazionale contro la guerra contro il popolo in india -ICAWPI

*Condanniamo l’assassinio di Azad, portavoce del PC India (Maoista)*
*Sostenere la resistenza del popolo indiano*

Il 1à luglio 2010 il reparto speciale della polizia dello stato indiano ha assassinato a sangue freddo Azad, (Cherukuri Rajkumar), protavoce del Particto cominista dell’India (maoista) dopo aver sequestrato lui e Hem Chandra Pandey, un giornalista a freelance che lo accompagnava. Entrambi sono stati torturati e fucilati e i loro corpi presi e lasciati un una foresta molto distante. Ancora una volta lo Stato e i media al suo servizio sostengono che sarebbero stati uccisi in uno “scontro armato”.
L’assassinio di Azad è la continuazione del terrorismo di stato e della guerra contro il popolo dell’india. Un atto che mette a nudo la campagna di disinformazione intorno alle proposte di “cessate il fuoco” da parte dello stato, che non è altro che un inganno da parte dello governo indiano. Si mettono in luce le reali intenzioni del regime che col lancio della “Operazione Green Hunt” ha trasformato l’India intera in zona di guerra e scatenato contro il popolo la sfrenata ferocia di 250.000 paramilitari ed effettivi di polizia, allo scopo di svendere le risorse naturali del paese.
Il potere indiano sa bene che il brutale sequestro e assassinio di Azad e di altri popolari dirigenti della resistenza non scoraggeranno né la popolazione tribale né il PCI(M) ne nessuno altro oppositore della “Operazione Green Hunt”. È questo l’atto disperato di un sistema in profonda crisi che cerca di estrarre il massimo profitto dallo sfruttamento più sfrenato. Lo Stato Indiano non esita né esiterà a versare il sangue ed estendere il terrore contro la maggioranza del popolo per razziare ogni palmo del paese a vantaggio delle multinazionali.
L’india ha una lunga storia di resistenza popolare alla selvaggia brutalità degli imperialisti. La gloriosa lotta per l’indipendenza contro la feroce dominazione del colonialismo britannico e il sacrificio di combattenti per la libertà come Bhagat Singh portarono alla fine del dominio colonia sull’India. Oggi è il tempo della “Operazione Green Hunt” e dell’odioso assassinio di Azad, stimato dirigente del movimento popolare che aveva sfidato il regime dello sfruttamento e voleva negoziare una tregua per dare respiro ai più poveri dei poveri dell’India colpiti dalla campagna militare dello stato. È un segno del prossima rovina della classi dominanti indiane che nascondono il loro asservimento all’imperialismo e alla reazione mascherandosi da “la più grande democrazia del mondo”.
Azad è stato assassina ma noi sappiamo che India ci sono tanti altri Azad. Mentre le classi dominanti indiane e i media sotto il loro controllo continuano la trionfante messinscena di questo “successo”, stanno tremando, sapendo che hanno reso immortale Azad, che egli continuerà a vivere nei canti, nei sogni e nelle aspirazioni di tutti gli oppressi che chiedono “azadi” (libertà) non solo in India ma in ogni continente o paese, in ogni prigione e camera di tortura che le potenze imperialiste e reazionarie hanno costruito per continuare la loro dominazione.
La lotta del popolo dell’India contro il terrore di stato e la guerra merita il sostegno di tutti i popoli del mondo, accomunati nella lotta contro il saccheggio delle risorse naturali e lo sfruttamento del popolo a beneficio degli imperialisti, dei fascisti e dei loro sgherri.
Noi, organizzazioni e individui amanti della libertà di tutto il mondo condanniamo il brutale assassinio di Azad (Cherukuri Rajkumar) e del giornalista Hem Chandra Pandey e raccogliamo l’appello ad unirci i solidarietà col popolo indiano contro la guerra e il terrore perpetrati dallo Stato indiano sotto il nome do “Operazione Green Hunt”.
Uniamo i nostri sforzi e sosteniamo ovunque la giusta lotta degli oppressi!

pc quotidiano 13 luglio -Ma davvero Formigoni è contro Berlusconi?

MISERIA E NOBILTA’ DI UNO SCONTRO PREVISTO E PREVEDIBILE.
Pronto a consegnare la delega di Governatore, tuona da giorni Formigoni, e da “buon vecchio democristiano” (si intende la creatura di don Sturzo, la DC) si ritrova al proprio fianco gli amici di merende di sinistra, come Vasco Errani. Ma è credibile il “buon” Roberto?, Ma davvero è intenzionato a farsi da parte?
Se tutti i giornali tendono nel dare risalto e ad enfatizzare lo “scontro” tra, da una parte, l’asse Berlusconi/Bossi/Tremonti e, dall’altra, l’insana (visto il passato-presente e futuro ciellino del buon Roby) alleanza tra governatori di destra e sinistra, i fatti sono ben diversi. Partiamo da un fatto banale nella sua semplicità, ma che non è stato trattato dai nostri “bravi” giornalisti, ovvero la tenace e aggressiva ri/candidatura di Formigoni alle regionali lombarde. Oltre la querelle delle liste taroccate, l’indomito Formigoni non avrebbe dovuto nemmeno pensare alla presentazione di una lista elettorale, perché una quarta candidatura era incostituzionale. Ma questa anomalia non ha trovato nessun ostacolo, tranne timidi tentativi, in particolare della lista 5 stelle. Dato questo non diverso dal metodo berlusconiano di occupare militarmente e illegalmente i gangli vitali del potere. E le “ragioni” vere sono ancora una volta “i picciuli”. E il solerte Formigoni, animato da ardore cristiano, è molto legato ad una, quasi sua, “creatura” : la Compagnia delle Opere. Vera e fiorente impresa che spazia in vari campi, dall’industria ai servizi (come la Sanità), dalla formazione al turismo; e che occupa sempre un posto di primo piano al Meeting ciellino di Rimini. Va da se che il padre sia orgoglioso della propria creatura, al pari del suo vate, il berluska, che di creature se ne intende, potendo vantare l’impero Fininvest; ed essendo creature di natura aurea è sicuramente difficile mollare la presa. Questi primi indizi sarebbero già sufficienti per capire che il soggetto non ha nessuna intenzione di farsi da parte, ma non bastano. Infatti non si capisce perché per molto tempo gli analisti di turno abbiano caldeggiato la “candidatura” del Formigoni, come naturale successore di Berlusconi alla guida del polo di centrodestra, come e meglio del delfino Fini, e il pio Roby ha sempre declinato. La risposta risiede in un patto non scritto, ma che a Milano e dintorni, conoscono tutti. Gli affari sono affari e in Lombardia, Compagnia delle Opere e Lega delle Cooperative, si sono spartiti la torta d’amore e d’accordo. E quindi chi glielo faceva fare a Formigoni di imbarcarsi in un avventura nazionale, conoscendo bene l’atavica fame di potere e protagonismo del “Capo”, e rinunciare ad una consolidata e remunerativa rendita di posizione?
Ma siamo in periodo di Crisi e di protagonismo leghista, intesa la Lega di Bossi, che richiedono decisioni impopolari, e la Lega si sa “le palle” per queste contingenze c’è l’ha. Questo vuol dire che Formigoni non è in grado di prendere decisioni impopolari e tagliare dove c’è da tagliare? No, ed è lo stesso governatore a fugare ogni dubbio, che in una intervista al Secolo XIX dell’11 luglio ha dichiarato : “In fatto di autonomia nessuno può darmi lezioni: stanno dicendo la stessa cosa che dico io, solo con altre parole” – e in un altro passaggio – “Restituire le deleghe al governo non è una minaccia bensì un fatto che si redimerà automaticamente se questa manovra resterà com’è ora. Semplicemente le Regioni non avranno più i soldi per i trasporti, per le famiglie, per i servizi” – e in un altro ancora – “Restituire le deleghe è un modo per dire che quei servizi speriamo, nel qual caso sarà Tremonti a spiegare a invalidi e pendolari che i loro treni e i loro contributi non glieli abbiamo tolti noi, bensì lui”. Tutto chiaro. Il cuore del problema è chi si dovrà assumere la responsabilità di far pagare ai lavoratori e alle masse popolari la loro Crisi. Per brevità di sintesi e per comprendere meglio lo “scontro” in corso, citiamo due fatti. Prendiamo ad esempio uno dei servizi cardine di una società che vuol definirsi civile, la Sanità. Il prode Formigoni ha fatto vanto della eccellenza, in questo campo, del modello lombardo. Metodo che per molti versi ha fatto da battistrada al metodo Brunetta-Sacconi, fatto di continui tagli alla Sanità pubblica e fondi continui a quella privata, quando, a partire dallo scandalo della Clinica S. Rita, il sistema privatistico ha mostrato tutto il marciume di cui è intessuto – aumento delle consulenze e dirigenti (manager), a fronte di un blocco delle assunzioni di personale, che di fatto hanno smantellato un servizio che funzionava e che non pesava nelle tasche dei lavoratori e della cosiddetta utenza (in questo senso si vedano i tanti articoli dei giornali degli scorsi anni, che in periodi di vacanze natalizie o ferie estive, hanno gridato ai buchi d’organico, paventando, come fa il Sole 24 ore del 1° luglio 2010, la paralisi delle cure)-. L’altro fatto riguarda gli interessi della Lega in tema di Federalismo, cioè mettere le mani sulle Banche e lottare contro gli sprechi. E lotta agli sprechi per la Lega vuol dire basta finanziamenti regionali al Meeting di CL, come ha tuonato il 5 luglio il leghista S. Galli, “dimenticando” che è una vita che questa kermesse viene finanziata dalla Regione Lombardia – che questi finanziamenti sono diminuiti, passando dai 237.000 euro del 2006 ai 120.000 del 2009 – e che sono sempre stati buoni frequentatori del Meeting, Tremonti e Calderoli -.
Insomma una guerra tra “Padrini”, da far invidia alla saga di M. Puzo, a cui i lavoratori non possono rimanere alla finestra a vedere chi vince o per chi parteggiare, ma una battaglia da fare propria per spazzarli entrambi.

speciale India - dal Partito Comunista di Grecia - marxista-leninista

Fermiamo i crimini contro le masse in India!

Il Partito Comunista di Grecia (marxista-leninista) condanna la guerra scatenata dalle forze repressive indiane, ufficiali e paramilitari, contro milioni contadini e Adivasi (popolazione tribale) nell’India centrale. La cosiddetta “operazione Green Hunt” lanciata congiuntamente dal governo centrale di Delhi e dai governi di altri stati indiani quali Andhra Pradesh, West Bengal, Chhattisgarh ecc., si è trasformata in un bagno di sangue con arresti, assassinii torture e deportazioni di popolazioni e interi villaggi, niente di meno di un genocidio. Il suo scopo è eliminare il movimenti rivoluzionario armato al servizio dei piani delle multinazionali.
Insieme a questa spirale di violenza politica e terrorismo contro i quadri e militanti del movimento rivoluzionario del paese, crescono minacce e intimidazioni contro ogni progressista che tenti di denunciare questi continui crimini contro le masse, estendendo il terrore fascista in tutto il paese. L’ultimo e significativo episodio è stata l’assassinio illegale e a sangue freddo di due quadri del Partito Comunista dell’India (Maoista), seguito all’arresto e alle torture da parte del servizi segreti dell’Andhra Pradesh.
Il PCG(m-l) rivolge il suo saluto rivoluzionario ai militanti comunisti in India ed esprime la sua rabbia contro il governo indiano per l’assassinio del compagno Azad. Facciamo appello a tutte le forze rivoluzionarie e democratiche della Grecia a sostenere la lotta delle masse popolari indiane e a partecipare alle mobilitazioni organizzate oggi fuori dell’ambasciata indiana ad Atene per condannare questi crimini e atrocità contro il popolo dell’India.

Partito Comunista di Grecia (marxista-leninista)
Atene, 06/07/2010

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speciale India - Condanniamo l'assassinio del compagno Azad - comunicato del PC India (maoista)

Il compagno Azad (Cherukuri Rajkumar), Portavoce centrale del Patito Comunista dell’India (Maoista) è stato brutalmente assassinato insieme al compagno Hem Pandey (Jitender) dalla squadra speciale della polizia dell’Andhra Pradesh che intorno alle 11 del 1° luglio li aveva arrestati a Nagpur nel Maharashtra. Come al solito, la polizia ha montato la versione di uno scontro armato nella notte tra l’1 e il 2 luglio. I corpi dei compagni caduti sono stati portati nella giungla del distretto di Adilabad in Andhra Pradesh per sostenere la messinscena dello “scontro”.
Quest’ennesimo caso di arresto illegale, tortura ed esecuzione sommaria mostra la natura assassina dello stato indiano e lo scarso valore che esso dà alla sua stessa legge e alla Costituzione. Secondo la legge, la polizia dell’AP non alcuna autorità per effettuare arresti in un altro stato, in questo caso a in Nagpur, Maharashtra, senza avere prima informato il tribunale competente. Gli arrestati dovevano comparire di fronte un tribunale di Nagpur prima di essere tradotti in AP. Ma quando si ha avuto notizia di questi assassinii, tutti quegli analisti, magistrati e parlamentari, solitamente cantori del “rispetto della legge” hanno accuratamente evitato che si discutesse pubblicamente di questa evidente violazione della legge. Non è il primo caso in cui la polizia speciale dell’AP, addestrata dal Mossad, opera arresti illegali e uccide rivoluzionari fuori dello stato.
Ovviamente hanno ottenuto il via libera da Delhi ad agire come preferiscono. Tutti quanti siano sinceramente preoccupati dello stato delle cose in questo paese dovrebbero farsi avanti e costruire una forte e determinata resistenza contro questo regime assassino.
Il compagno Azad svolgeva mirabilmente il suo ruolo di portavoce in questi giorni di massiccia propaganda di disinformazione da parte del nemico. La sua morte è un colpo particolarmente doloroso per la rivoluzione indiana. Issiamo la bandiera rossa in onore di questi bvalorosi figli del popolo, espiriamo le nostre condoglianze ai loro familiari e la solidarietà al Partito comunista dell’India (Maoista) per questa perdita.

Krantipriya
Portavoce
Partito Comunista dell’India (Maoista)

pc quotidiano 13 luglio - corteo a torino contro i Cie il 10 luglio

CHIUDERE I CIE

diverse centinaia i partecipanti, la maggioranza anarchici della Federazione Anarchica Italiana, ma sono presenti anche compagni di diverse organizzazioni, organismi e tendenze tra cui il Collettivo Comunista Piemontese e Proletari Comunisti torino...
Il corteo si snoda per corso Racconigi fin sotto le mura del lager, i compagni accendono un fumogeno arancione e terminano il percorso nei giardini antistanti il Cie, per il concerto finale ...
Torino, 11 luglio 2010

pc quotidiano 13 luglio - presidio l'8 luglio al tribunale di milano

seconda udienza del processo in cui è imputato il compagno Enrico Levoni del Coordinamento dei Collettivi Comunisti..... Si vuole far rientrare il procedimento contro il compagno Enrico nel più ampio procedimento giudiziario per associazione sovversiva e di usare i supposti reati di cui il compagno è accusato per colpire più duramente tutti gli imputati del procedimento di Giovagnoli, compagno Enrico compreso.”.
dichiarano nel loro comunicato i compagni del Coordinamento dei Collettivi Comunisti
...La persecuzione che la borghesia scatena contro di noi può e deve essere combattuta con coraggio, resistendo alla persecuzione e non cedendo alle minacce della borghesia e delle sue autorità. Ma ancora più importante è il lavoro per costruire un fronte comune contro la repressione in cui unire e organizzare le forze di tutte le componenti del movimento comunista, antifascista, antimperialista, anarchico e di tutte le organizzazioni operaie e delle masse popolari che subiscono la repressione borghese.....

presenze solidali al presidio di proletari comunisti milano e carc
Nuova udienza il 28 ottobre per permettere di acquisire ulteriori atti.

pc quotidiano 13 luglio - i processi di torino ThyssenKrupp ed Etenit

PROCESSO THYSSENKRUPP: UDIENZA DEL 13 LUGLIO
verso la fase finale - prossima udienza il 21 settembre

Quando questa mattina arrivo alla maxi aula uno di Palazzo di Giustizia, in verità con un assai congruo anticipo - sono le ore 8:30, mi trovo davanti uno spettacolo inconsueto per le giornate in cui è prevista un'udienza: la sala è totalmente deserta e le luci sono soffuse, come se non fosse in programma alcuna seduta.
Assalito da un dubbio, mi reco nel giardino interno del Tribunale in cerca di certezze circa lo svolgimento dell'udienza, e come per incanto compare il servo dei padroni Ezio Audisio.
Comincio a pensare di non aver sbagliato giorno, quando - nel mentre penso a cosa fare, dato che con quello là non ci parlo - si materializza davanti a me la sagoma dell'avvocato Stefania Maria Galliate, di Magistratura democratica, che si dirige con passo spedito e deciso verso l'aula da me abbandonata poco prima: rompo gli indugi e la seguo, trovando conferma dalle sue parole dell'effettiva esistenza della data processuale odierna.
Quella che è l'ultima giornata dibattimentale prima della pausa estiva inizia alle ore 9:35, con il deposito, da parte degli avvocati Stefania Maria Galliate ed Emanuele Crozza per Medicina Democratica ed il sindacato Flmu, di alcune memorie dei consulenti - a norma dell'articolo 121 del cpp che prevede il deposito delle memorie dei consulenti delle parti in qualunque momento del dibattimento.
Stessa cosa fa il pm Raffaele Guariniello che deposita tre memorie: una dell'ingegner Marmo, una del professor Rivella specifica sulla linea cinque, ed una propria del pm che ribatte alla consulenza del professor Cerri.
L'avvocato difensore Ezio Audisio si oppone con tutte le sue forze a queste nuove acquisizioni da parte della Corte, la quale a questo punto - sono le ore 10:00 - è costretta ad interrompere la seduta per redigere un'ordinanza e redimere la controversia.
Alle ore 10:50 la presidente Maria Iannibelli legge un dispositivo nel quale rigetta tutte le eccezioni della difesa perché manifestamente prive di fondamento.
A questo punto, vista la brutta parata, è il legale della difesa a presentare due documenti: uno è costituito dalle osservazioni dei suoi consulenti alla consulenza del dottor Fiorentini, perito di parte del pm, che ha consegnato il suo documento la scorsa seduta, l'altra è l'istanza di dissequestro della linea cinque; a quest'ultima richiesta Guariniello si oppone recisamente, nonostante dichiari "non vediamo l'ora di poterla dissequestrare", poiché fa osservare come potrebbe essere utile ai fini probatori negli altri gradi di giudizio.
Per concludere la presidente della Corte sospende l'udienza aggiornandola a martedì 21 settembre, quando verranno ascoltate le osservazioni delle parti sui documenti presentati in data odierna, prima di chiudere la fase dibattimentale e di passare a quella di discussione, che si aprirà con la seduta successiva, quella di mercoledì 29 settembre.
Torino, 13 luglio 2010

PROCESSO THYSSENKRUPP: UDIENZA DEL 9 LUGLIO
parla il servo dei padroni ...che basa tutto il suo sproloquio sui documenti scritti su carta, non tenendo in alcuna considerazione la realtà fattuale ...

La seduta odierna, che si apre alle ore 9:45, prevede l'audizione del professor Cerri, il consulente tecnico della difesa non sentito il 30 giugno scorso.

Il suo intervento consiste nell'illustrazione di una memoria scritta che contiene una massa enorme di cifre relative agli investimenti sostenuti dall'azienda per la sicurezza degli impianti dei due stabilimenti italiani, con particolare riferimento alle spese di manutenzione degli impianti antincendio; il tutto contestando, punto per punto, le perizie depositate dal professor Rivella nella sua qualità di consulente tecnico del pm.

Anche in questo caso, il servo dei padroni basa tutto il suo sproloquio sui documenti scritti su carta, non tenendo in alcuna considerazione la realtà fattuale; questo è tanto più vero se si tiene in conto che 'dimentica' la questione che fu l'ad Harald Espenhan a sospendere gli investimenti previsti per la linea cinque di Torino finché questa non fosse stata trasferita a Terni.

Ad un certo punto dell'interrogatorio, che dura meno di un'ora, si assiste ad un piccolo battibecco tra i due periti di parte che innervosisce l'avvocato Audisio, timoroso che anche questa sua carta gli si ritorca contro come tutti gli altri testimoni.

Al termine della deposizione, sono circa le ore 10:30, la presidente - Maria Iannibelli - sospende la seduta aggiornandola al 13 luglio, ultima 'fatica' prima della pausa estiva, durante la quale si esaurirà tutto quanto riguarda le parti; alla ripresa, il 21 settembre, si chiuderà la fase dibattimentale e prenderà avvio, il giorno dopo, la fase di discussione.

Torino, 10 luglio 2010

Stefano Ghio - Rete sicurezza Torino



PROCESSO ETERNIT: UDIENZA DEL 12 LUGLIO
:.....la volontà genocida di chi, pur essendo perfettamente a conoscenza dei danni alla salute e all'ambiente provocati dall'amianto, non ha mai informato i dipendenti dei rischi a cui andavano incontro ...

La seduta odierna si apre alle ore 9:50, a causa del fatto che il giudice Casalbore era precedentemente impegnato in un'altra udienza.

Le testimonianze di oggi sono cinque; nell'ordine: la signora Tiberti, attualmente segretaria della Camera del Lavoro di Alessandria ma negli anni settanta nella Camer adel Lavoro del comprensorio di Casale Monferrato; il signor Turino, giornalista, autore anche di un libro che raccoglie tutti i suoi articoli sull'argomento amianto; il signor Gnocco, dipendente della Eternit di casale Monferrato dal settembre 1960 al settembre 1983 e membro del Consiglio di fabbrica, in quota Fiom, dal 1970 al 1978; il signor Corradino, lavoratore della Eternit di Rubiera dal 1969 al 1992 (gli ultimi anni, dopo il fallimento della eternit Italia, alle dipendenze dela Eternit francese; la signora Galeazzi, dipendente fino al 2005 della Cgil provinciale di Reggio Emilia.

Tutti i testimoni toccano nuovamente i problemi concernenti l'ambiente e le condizioni di lavoro degli stabilimenti italiani della multinazionale svizzero-belga, ognuno per quel che concerne le proprie competenze specifiche.

Quello che appare assolutamente indubitabile è, ancora una volta, la volontà genocida di chi, pur essendo perfettamente a conoscenza dei danni alla salute ed all'ambiente provocati dall'amianto, non ha mai informato i dipendenti dei rischi a cui andavano incontro, e non ha mai fatto nulla per evitare, o almeno attenuare, le conseguenze del versamento degli scarti di lavorazione e del polverino nelle acque dei fiumi vicini agli stabilimenti.

La prossima seduta, che avrà luogo lunedì 19 luglio e sarà l'ultima prima della pausa estiva, prevede l'audizione degli ultimi otto testimoni delle parti civili.

Torino, 12 luglio 2010

pc quotidiano 13 luglio - manifestazione combattiva degli operai indesit a milano

da proletari comunisti Milano
... abbiamo partecipato alla manifestazione degli operai Indesit: combattivi, non si sono smossi dal blocco stradale nonostante le pressioni della digos. Molti giovani e donne e alcuni immigrati. Uno striscione "se si lotta si può anche perdere, se non si lotta si è già perso", portato dagli operai più determinati, che animavano il corteo con sit-in agli incroci, bloccando la circolazione. Hanno partecipato anche delle ditte sternalizzate (mensa). Non saprei dire se anche dell'indotto. Presenti delegazioni di ABB; Brembo, Donora. Giovedì-venerdì ci sarà assemblea per prepararsi per lunedì e il proseguo, l'azienda, in pratica intende svuotare i magazzini.

pc quotidiano 13 luglio - info dall'aquila in lotta

Dopo la manifestazione di roma le ultime notizie ricevute parlano di un'assemblea cittadina tenutasi domenica con due decisioni:
- una petizione a sostegno di una legge d'iniziativa popolare per il terremoto
- una lettera firmata dai cittadini aquilani a Maroni per chiedere le dimissioni di Manganelli e degli altri responsabili delle forze dell'ordine responsabili delle cariche, attuate dalla forze dell'ordine in assetto antisommossa, contro i terremotatidopo le prime denunce arrivate per gli scontri.

La lettera dice;
«Signor ministro, abbiamo letto le sue dichiarazioni riguardo la richiesta di indagine per verificare i fatti accaduti durante la manifestazione del 7 luglio scorso. Chi le scrive».
Si legge anche nella lettera «è l'assemblea dei cittadini del presidio di piazza Duomo, promotrice di quella manifestazione. Abbiamo sentito il capo della Digos, il questore di Roma e anche il capo della polizia, Antonio Manganelli, evocare la presenza di elementi esterni a noi estranei che avrebbero agito da agenti provocatori. La informiamo che di quel che è accaduto gli unici responsabili siamo noi aquilani, madri, padri, figli. Di questo ci assumiamo tutti piena e unica responsabilità.
Il resto è falsità. Riteniamo nostro diritto far sentire la nostra voce pacificamente nei palazzi dove si vuol negare il futuro alla nostra terra e ai nostri figli. Questo diritto lo difendiamo, con i nostri
sindaci e i nostri gonfaloni, sempre con le mani alzate, con i nostri volti ben visibili e armati solamente della bandiera neroverde della nostra città. Tutti i filmati possono testimoniarlo. Noi non abbiamo nulla da nascondere. Sfidiamo chiunque a dimostrare il contrario. I dirigenti del suo Ministero che affermano il contrario, a cominciare dal dottor Manganelli, o sono male informati o agitano inesistenti spettri per coprire i propri errori. In entrambi i casi riteniamo che incarichi
così delicati non possano essere più ricoperti da persone che mentono per coprire le proprie responsabilità screditando le istituzioni che rappresentano. Per questo le chiediamo di procedere alla loro immediata sostituzione».

I terremotati ritornano sulle ragioni della protesta: sospensione delle tasse, occupazione, sostegno all'economia e, soprattutto, la necessità di una legge organica sul terremoto che stabilisca tempi e finanziamenti certi. Tutti problemi sui quali il governo non ha dato risposte».
L'assemblea inoltre chiederà al commissario Gianni Chiodi e al vice presidente del consiglio regionale Giorgio De Matteis, «che hanno avallato la tesi della provocazione da parte dei manifestanti, che si vogliono così criminalizzare e screditare, di dimostrare pubblicamente quanto affermato».

Ci sarà una conferenza stampa a Roma sulla repressione del corteo e sulle denunce.
Intanto la stampa fa sapere che la questura di Roma ha denunciato il promotore del corteo romano dei terremotati aquilani, E.M. di 39 anni, e uno dei partecipanti al corteo.
Quest'ultimo, G.C. di 26 anni, sarebbe un antagonista legato a un centro sociale della capitale

L'AQUILA. Il promotore della manifestazione romana dei terremotati dell'Aquila e uno dei partecipanti al corteo, appartenente secondo la Digos all'area degli antagonisti, sono stati denunciati. A renderlo noto è la questura di Roma, spiegando che "è stata consegnata all'autorità giudiziaria una prima informativa predisposta dalla Digos contenente una ricostruzione dei fatti: nella stessa è stato segnalato il promotore della manifestazione, E.M. di 39 anni, per inosservanza dei provvedimenti dell'autorità di pubblica sicurezza, in quanto l'iniziativa si è svolta senza tenere conto delle modalità concordate".

Per i reati di "violenza e resistenza a pubblico ufficiale e inosservanza dei provvedimenti dell'autorità di pubblica sicurezza" è stato invece segnalato G.C., 26 anni, "noto antagonista romano appartenente al Centro sociale autogestito (Csa) 'La Strada', più volte denunciato in occasione di manifestazioni non autorizzate e, da ultimo, nell'ottobre scorso per i reati di violenza, resistenza a pubblico ufficiale ed altro in occasione di tafferugli tra antagonisti e forze dell'ordine nel corso di una manifestazione contro i Centri di identificazione ed espulsione".

Lo stesso G.C., sottolinea la questura, "è stato riconosciuto all'inizio della manifestazione, nel corso del tentativo di sfondamento al cordone delle forze dell'ordine che si trovava in via del Corso altezza piazza Venezia, mentre spingeva i militari. In questa fase, tra i manifestanti,
sono stati notati altri 5 noti esponenti delle realtà antagoniste romane, già identificati. Inoltre, durante la manifestazione, in particolare in via del Plebiscito, sono stati riconosciuti, nel corso
del fronteggiamento con le forze dell' ordine, 22 noti appartenenti ai Csa ed alle realtà antagoniste della capitale".

pc quotidiano 13 luglio -napoli ..occupati museo nazionale e ministero del lavoro - la repressione non ferma la lotta ma la alimenta

Questa mattina i precari Bros organizzati di Napoli e provincia hanno dato vita ad una lunga e calda giornata di lotta, mettendo in campo svariate iniziative intente a dare una svolta alla situazione critica che questa platea sta vivendo. Si è iniziato con l’occupazione delle stanze del Museo Nazionale di Napoli, una ventina di precari sono entrati nella struttura lasciandola nella tarda mattinata dopo che una nostra delegazione è stata ricevuta in prefettura dalla dott.ssa Cerni; scontenti e non soddisfatti del risultato ottenuto un altro gruppo di precari ha rioccupato il Museo e spostando la protesta stavolta anche alla sede del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali in Via Marina, che è stato a sua volta occupato anch’esso; finalmente nelle prime ore della sera giunge un primo risultato, da Roma giunge la notizia che una nostra delegazione giovedì verrà ricevuta al Ministero del lavoro per dare chiarimenti e ulteriori notizie riguardo al proseguimento del nostro percorso.
Tutte le iniziative di oggi infatti erano in risposta al mancato rispetto da parte delle istituzioni regionali dell’impegno a dare corso al tavolo interistituzionale che deve discutere del futuro di questa platea di disoccupati. La giunta Caldoro e l’assessore al Lavoro Nappi sembrano aver scelto di perseguire la via dei loro predecessori della cosiddetta sinistra: tante promesse, l’arroganza e la chiusura verso i movimenti, la volontà a mettere sul piano dell’ordine pubblico la vertenza Bros.
Dopo la trasferta romana del 1 luglio a Roma ed il mancato  incontro alla presenza del Ministro del Lavoro Sacconi, i precari Bros avevano in questi giorni chiesto ripetutamente la convocazione del tavolo per discutere e valutare l’entità e la consistenza delle ricadute occupazionali per la platea del progetto bros del piano straordinario per il lavoro a Napoli, varato nell’intesa tra il governo e la regione Campania.   
Invece, ancora una volta il tavolo ci viene negato  esasperando la rabbia e la disperazione di migliaia di disoccupati che, dopo anni di dure lotte per il diritto al lavoro, sono prossimi a perdere anche quel misero reddito mensile finora riconosciuto.
Infatti, in un perverso gioco delle parti da un lato il governo non sblocca i fondi (7,5 milioni) destinati al progetto Bros in attesa di un piano regionale di stabilizzazione di questi precari, dall’altro le istituzioni locali non solo non mettono mano a nessun serio piano per il lavoro, ma si rifiutano  di discutere e di prendere in considerazione anche le proposte da sempre avanzate dai movimenti organizzati. Non permetteremo che la mancanza di volontà politica, l’inettitudine di chi governa e la difesa di interessi forti metta in discussione anche il diritto al misero reddito  mensile finora percepito. I 7,5 milioni già destinati devono essere sbloccati insieme ai fondi necessari per la copertura del reddito fino alla stabilizzazione lavorativa che questo piano straordinario deve mettere immediatamente in atto.   
Purtroppo ancora una volta la nostra lotta ci costa in termini di repressione infatti oggi si sono contati oltre una quarantina di fermi, di cui 15 disoccupati denunciati e identificati in questura ed un’altra trentina identificati sul posto dell’occupazione senza contare le intimidazioni degli agenti della digos a svariati disoccupati che semplicemente camminavano per le strade di Napoli mentre si apprestavano a raggiungere il resto del movimento. La determinazione messa in campo oggi, a proseguire nella lotta nonostante tutto è stato un segnale chiaro dato dal movimento: non avete scalfito la nostra voglia di lottare x il raggiungimento del nostro obbiettivo né ci fermerà la vostra repressione.
In contemporanea i precari Bros di Acerra hanno occupato il comune con la stessa rivendicazione portata dai compagni di Napoli
 
PRECARI BROS ORGANIZZATI DI NAPOLI E PROVINCIA

lunedì 12 luglio 2010

pc quotidiano 13 luglio - A CHE PUNTO E’ IL LAVORO A MILANO

Quella che una volta risultava essere la città “motore della produzione industriale”, apice del famoso triangolo Mi-To-Ge, oggi rappresenta il vertice della chiusura indiscriminata dei siti produttivi, del boom della speculazione sulle aree ex industriali, della disoccupazione giovanile. Questo “emerge” da una ricerca di Ores che utilizzando i nudi e crudi dati, fotografa una situazione molto preoccupante. Eccone alcuni : nel primo trimestre del 2010 il ricorso alla cassa integrazione è pari a 28 milioni di ore, che si traduce in un aumento, rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, del 44,7%; sui nuovi contratti firmati nel 2009, quelli a tempo indeterminato sono stati 111mila (18,4%) con un crollo del 30% rispetto al 2008 – aumento dei contratti precari che raggiungono quota 136.969 (22,7%) con un aumento rispetto al 2008 del 13,4%, con un vero e proprio boom dei contratti a chiamata e intermittenza, passati da 6.586 (2008) a 11.777 (2009), pari al 78,8%; in tutto questo vi è stato un aumento del tasso di disoccupazione del 1,6%, che tra gli under 30 sale fino al 13,6%. A tutto questo vanno aggiunte le “grida” di allarme sia di parte sindacale che di esponenti delle istituzioni, come Formigoni, che guardando la manovra finanziaria del governo Berlusconi, hanno “notato” il taglio di fondi alla cassa integrazione, sia ordinaria che in deroga, e quelli alle tanto sbandierate promesse per il rilancio produttivo. Sia chiaro che queste grida sia dal fronte sindacale che politico, sono funzionali agli interessi personali e non per trovare le soluzioni ai problemi dei lavoratori. Sindacalmente da un lato Cisl e Uil cercano di rinsaldare il loro ruolo collaborazionista, dall’altro la Cgil cerca di ri/accreditarsi al tavolo negoziale, e destra e a manca “uniti” contro i lavoratori. Politicamente Formigoni cerca di difendere il suo ruolo di governatore “dissenziente” dalla politica economica di Tremonti. Senza tanti eufemismi possiamo affermare che lo spettro Grecia è dietro l’angolo. O almeno lo è in parte. Perché se la cosiddetta cura contro la Crisi messa in campo dal governo avvicina i lavoratori di questo paese alla miseria dei lavoratori greci, le risposte operaie, nel milanese, non sono all’altezza dello scontro in atto.
QUESTO SIGNIFICA CHE I LAVORATORI NON LOTTANO?
Non è proprio così, anche perché lo scorso anno in questa città vi è stata la lotta della INNSE che è stata una lotta di respiro nazionale, e gli operai delle varie fabbriche in crisi continuano a mobilitarsi (i presidi davanti le fabbriche continuano e i tetti continuano ad essere occupati). Ma qualcosa non va nel verso giusto e la cause sono principalmente due: l’unità reale delle varie realtà in lotta che proceda sulla strada della costruzione del sindacato di classe; la “scarsa” percezione dello scontro in corso e che oggi significa che la controparte principale sono lo Stato e le sue istituzioni.
Guardiamole queste lotte. Alcune come quelle del comprensorio Nord/Ovest come alla LARES-METALLI PREZIOSI, sono per così dire sfumate o peggio ancora si sono ridotte a mera lotta di sussistenza, con gli operai “ridotti” a mendicanti che si recano ai banchi del volontariato, come la Caritas, per raccattare quanto necessario a mettere su la cena. In questa vicenda hanno pesato il fatto che gli operai più combattivi si sono trovati schiacciati tra il ruolo dei confederali, autori principali delle disgrazie, e quello di delegati RSU appartenenti sia al sindacalismo di base che confederale, principalmente Fiom. I primi che con promesse di ricollocazione e accompagnamenti alla pensione, hanno disarmato la combattività degli operai; i secondi che in nome di una non meglio definita unità dal basso e di lotta, ha svolto un ruolo antagonista alla necessaria autonomia degli operai, visto che i promotori di questa via erano i primi a non “emanciparsi” dai confederali e nel rapporto con la Fiom anziché incentivare la rottura con la Cgil si è fatto l’opposto. Massima espressione di questo male, si chiama Massimiliano Murgo, operaio e delegato RSU del gruppo Marcegaglia, che pur lavorando all’interno della testa pensante di Confindustria, non fa proprio nulla per contrastare i piani del padrone e va poi in giro a cantar messa. Questo ruolo funesto rischia di “imporsi” in altre 3 realtà in lotta : la MAFLOW di Trezzano sul Naviglio; la COLOMBO di Agrate Brianza; la MANGIAROTTI NUCLEAR di viale Sarca a Milano (proprio di fronte al gruppo Marcegaglia). Ma nel suo non meritorio ruolo il Murgo non è solo, gli fanno compagnia l’Fmlu/Cub e i soliti di Sinistra Critica e Pcl, in cerca di notorietà in vista della prossima tornata elettorale. Insomma una bella congrega a cui viene l’orticaria al solo nominare sindacato di classe.
L’altra causa dicevamo è la non comprensione da parte operaia dello scontro reale. Eppure quello che hanno prima visto sulla propria pelle gli operai della Maflow e poi nelle scorse settimane quelli della Mangiarotti è stata una sola : i manganelli di carabinieri e poliziotti. E che questo fosse l’unico terreno, l’unica risposta ai diritti-al posto di lavoro, erano stati chiari proprio un anno fa all’INNSE. Eppure nessuno tranne proletari comunisti e lo Slai COBAS per il sindacato di classe, avevano individuato uno dei fattori principali della vittoria degli operai INNSE, nella risposta alla militarizzazione della vertenza attuata dal governo, occupando “militarmente” il carroponte, a differenza di chi vedeva in questa iniziativa la pura e “semplice” difesa della fabbrica. E visto che adesso avanzerà il progetto Marchionne, sarà necessario e vitale per gli operai comprendere bene questi due aspetti per poter costruire delle risposte vincenti agli attacchi di governo e padroni.