Diamo alcuni elementi di riflessione rispetto a quello che in questi giorni è messo al centro dai quotidiani, dalla stampa, dai media e dalla stessa Meloni, cioè questa sua attivazione per rispondere a quelli che sono le problematiche dell’inflazione. Quindi partiamo da come viene riassunta la notizia dal giornale dei padroni, il sole 24 ore, poi ripresa da tutta la stampa: “La Commissione europea ha dato via libera alla richiesta del Governo italiano di usufruire della clausola di flessibilità sui conti pubblici per le spese di difesa ed energia” ma poi aggiunge subito che ”questo tipo di flessibilità non è da confondere con l'ulteriore richiesta italiana di flessibilità relativa all'uso delle entrate straordinarie dall'Iva per misure anti caro energia sulla quale Bruxelles deve ancora pronunciarsi.”
Qui emerge chiaro come il governo Meloni usa il populismo, dicendo vere e proprie balle per cercare di far vedere che si sta interessando delle masse, dei proletari, dei problemi che li attanagliano, ma in realtà quello che difende sono i profitti dei padroni; l'abbiamo visto in maniera lampante con la questione dell'ENI, con l’intervento chiamato moral persuasion sulla benzina - che ormai è già finito - ma senza intaccare quelli che sono i superprofitti delle grandi aziende come l'Eni.
Lo scopo di queste controinformazioni è attraverso una lettura di classe avere una posizione autonoma da parte dei proletari, degli operai su quello che ci sta intorno.
Questa inflazione è causata dal conflitto in Medio Oriente, quindi sempre più il legame genocidio-guerra ha effetti sulle condizioni di lavoro, salario, della sicurezza, della precarietà che ci troviamo tutti i giorni. Questo è uno degli elementi centrali. L'altra questione: tutti i governi in un sistema democratico borghese capitalista fanno gli interessi dei padroni e anche questo governo fa gli interessi dei padroni e oggi noi dobbiamo lottare contro il governo dei padroni che è in carica, tenendo conto di un aspetto: che qualsiasi governo dei padroni affronterebbe e ha sempre affrontato le questioni da un punto di vista di classe, quindi per tutelare la classe che rappresenta che è la classe della borghesia, ossia la minoranza della popolazione che tiene soggiogata la maggioranza; ma c'è una differenza con gli altri governi. Il
governo Meloni è un governo che marcia verso il moderno fascismo e lo vediamo in vari esempi, in tutti i suoi provvedimenti e anche in quelli di politica economica. Da un lato non può che fare più o meno la stessa cosa che farebbero tutti - e che la Meloni sta facendo, come andare pateticamente a mendicare e a mandare lettere alla presidente della commissione europea Ursula von der Leyen per avere degli scostamenti dai parametri e vincoli - far apparire che si sta occupando dei problemi delle masse quando invece nella realtà si sta occupando dei problemi dei padroni, dei grandi capitalisti della finanza, delle grandi case energetiche. Dall'altro ha un carattere diverso, utilizza in ogni sua attività, anche quella economica con una politica da corporativismo fascista.Ma se abbiamo un governo dei padroni, abbiamo anche una falsa opposizione.La Cgil sta cercando di creare un falso movimento ed in questo contesto sta costruendo un'ennesima mobilitazione inutile del sabato e il 17 ottobre a Roma invita a scendere in piazza.
Ma vediamo cosa sta dicendo la Cgil rispetto al governo. Il segretario confederale Cristian Ferrari chiama alla mobilitazione dicendo che essa è“contro la linea politica sbagliata e autolesionista, che non solo danneggia le persone che rappresentiamo, quindi lavoratori, ma compromette le stesse prospettive di crescita della nostra economia.” Questo significa che, all'interno di questa economia sempre più di guerra, ci potrebbe essere comunque un modo diverso per gestire quelli che sono gli attacchi verso i lavoratori. Questo si unisce all’ennesimo accordo neocorporativo dei confederali che è di fatto una difesa della “nostra economia”, ossia dell'economia nazionale. Quindi alla fine quello che vogliono fare è di aiutare il paese a uscire dalla crisi. Ma dovrebbe spiegare come concilia questa difesa dell'economia nazionale con la richiesta di aumentare stipendi, pensioni, cancellare i contratti a termini. Fanno un elenco di tutte le malefatte, che loro chiamano “diseguaglianze”: un tasso di disoccupazione giovanile tra i più alti d'Europa pari al 20,3%; 5,7 milioni di persone che vivono in povertà assoluta, il 9,8 % della popolazione, ma la quota sale al 15,6 se la platea è operaia o assimilata; 28-29% di contratti precari; dal 1990 al 2018 gli operai e gli impiegati assunti part-time sono passati da 500.000 a 4,8 milioni, ecc. ecc., ma non dicono che tutto questo è lo specchio di questa "economia" che è capitalista.
In un articolo sulla questione del drenaggio fiscale, sempre il segretario confederale Christian Ferrari dice: «l’inflazione – oggi al 4,2% a causa della guerra di Trump contro l’Iran – fa impennare il costo della vita, gli aumenti salariali registrati negli ultimi tempi hanno creato un’illusione: il lavoratore incassa qualche euro in più sulla carta, ma le soglie dell’Irpef restano bloccate".
Quindi per la Cgil, la soluzione non è la lotta per aumentare i salari, ma che ci devono essere delle "soglie fiscali" su cui chiede al governo di intervenire. In sostanza si chiedono miseri aiuti al governo, invece che chiamare alla lotta per aumenti salariali.
Ma chi ha le idee molto chiare sono i padroni, quelli di Confindustria in particolare, che invitano il governo ad "andare avanti anche senza il via libera di Bruxelles”. Sempre Confindustria dice che “per affrontare la crisi in Medio Oriente non abbiamo lo spazio di bilancio della Germania, la nostra soluzione è dare “priorità alle imprese nel taglio delle bollette, perché questa è una crisi peggiore del 2022”, “applicare il decreto Bollette senza aspettare i burocrati Ue”
E’ una questione che in primavera ha usato il governo per far vedere che si occupava del caro carburante. Ma proprio in questi giorni stanno propagandando che sono stati dati 28 miliardi da parte dell'Unione Europea all’Italia, che diventeranno 29 miliardi tra il 2027 e il 2028; quindi quasi 30 miliardi in deficit in più messe a bilancio. Che cosa significa? Che questi 30 miliardi vanno ad incidere sulle risorse che servono per la spesa sociale.
Di questi 29 miliardi propagandati, avremo 14,5 miliardi in più da spendere per spese militari - e quindi vuol dire che stiamo andando sempre più verso la guerra -; gli altri 14,5 miliardi serviranno per il caro energia, ma non per il caro bollette delle masse, investimenti nella struttura delle nostre fonti energetiche non fossili.
Scrive il manifesto: “E poi ci sono gli altri 14,5 miliardi, quelli destinati a investimenti strutturali per l'elettrificazione per energie rinnovabili. Anche loro obbediscono a una logica “strategica” che ha inglobato sia la transizione energetica che il riarmo”. E qui ritorna la questione dell'energia nucleare.
Da parte nostra, dei lavoratori, da tutto questo emerge con forza la necessità di riprendere la lotta all'interno dei posti di lavoro e nelle fabbriche - in primis nelle grandi fabbriche - per far prendere coscienza agli operai dell'effettiva posta in gioco.
Questo sistema non si può riformare, qualsiasi riforma in questo sistema viene pagata dalle masse, dai lavoratori, con la guerra, con il riarmo, con l'attacco alle condizioni di lavoro e di vita.
Per questo noi, sia con la controinformazione che come Slai Cobas per il sindacato di classe, metteremo in atto una campagna per portare alle fabbriche tutti questi aspetti. Una campagna che porti nelle fabbriche la necessità di scioperare a partire dai problemi concreti che vi sono nelle fabbriche.
Il 4 dicembre è stato indetto uno sciopero generale nazionale da tutti i sindacati alternativi di classe e di base.
Noi però vogliamo fare un passo in avanti in questo sciopero, perchè siano gli operai a scioperare e ad organizzarsi. Al centro deve esserci la questione dell'aumento dei salari, di legare i salari al costo della vita con un meccanismo automatico tipo scala mobile.
Lavoriamo per costruire un movimento reale di lotta che riparta dalle fabbriche, nella comprensione che se la posta in gioco è guerra e barbarie, allora è solo il potere operaio che può risolvere i problemi che abbiamo.

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