lunedì 28 settembre 2026

pc 28 settembre - Speciale/sulla giornata internazionale di solidarietà e lotta con le masse indiane del 26 settembre

Il 26 settembre è stata la giornata internazionale di solidarietà e lotta con le masse indiane in armi e in lotta in questo Paese. È stata una giornata dedicata innanzitutto ai prigionieri politici nelle carceri indiane. L'India è il Paese con il maggior numero di prigionieri politici nel mondo, se ne contano oltre diecimila e sono di mille aspetti perché dipendono da mille lotte contro il regime di Modi, che è un regime fascista, alleato e a servizio dell'imperialismo mondiale, il regime di Modi è a servizio innanzitutto dei Paesi imperialisti della loro stessa natura, quelli più reazionari e fascisti, in particolare Trump e l'imperialismo americano e il regime sionista genocida israeliano di Netanyahu, ma anche dei regimi reazionari nei Paesi imperialisti, è anche grande amico e alleato del governo di moderno fascismo della Meloni.

Modi e questo regime sono a servizio e alleati di altri Paesi imperialisti, come della Russia imperialista con i quali mantiene rapporti militari e economici legati in gran parte ai problemi delle fonti di energie e non solo.

Lo stesso rapporto ha con la Cina imperialista ed è di collusione e contrasto, perché l'India si considera il grande rivale in tutta l'area e nel mondo della Cina, ma nello stesso tempo vuole fare come la Cina, vale a dire seguire le vie di sviluppo capitalistico imperialistico della Cina e, nello stesso tempo, essendo in un'area complessa di contraddizioni interimperialiste, si mantiene le mani libere per quanto riguarda le alleanze imperialiste in funzione e nella prospettiva della guerra.

Detto questo, i prigionieri politici in India sono innanzitutto coloro che sviluppano la guerra di popolo in India, vale a dire il gigantesco movimento che ha raccolto decine di migliaia di combattenti e milioni di masse in lotta, tanto da parlare di “Corridoio Rosso”, cioè una serie di stati e regioni in cui la guerra di popolo, guidata dai maoisti, è stata considerata - ed è tuttora - il principale nemico del regime di Modi, la “principale minaccia interna” è stata così definita non solo dal regime di Modi ma dall'imperialismo americano e da tutti coloro che sono con l'India collegati.

Le carceri indiane sono piene di prigionieri politici che vengono dalla guerra di popolo e dal partito che le dirige, il Partito Comunista dell'India (maoista).

Verso questi prigionieri politici è praticata la tortura, l'isolamento, la persecuzione, la morte. Nella visione del regime fascista di Modi, tutti sono un pericolo maoista, diventano un pericolo maoista tutte le organizzazioni e le associazioni che combattono contro la repressione in India, diventano un pericolo maoista, i “maoisti urbani”, come si dice, intellettuali maoisti che operano nelle grandi città, nelle grandi realtà dell'India e che operano nelle università e in tutto l'universo culturale, artistico del paese.

Sono prigionieri maoisti, per quanto riguarda l'India, intere fette della popolazione e dei loro rappresentanti finiti in carcere delle popolazioni indigene, dagli Adivasi ai Dalit, in che in diverse regioni indiane hanno sviluppato sia la lotta di massa, sia la lotta armata per difendere la terra e il futuro delle popolazioni a fronte all'aggressione selvaggia delle multinazionali indiane che li vogliono cacciare dai loro territori per trasformarli tutti in funzione dell'ascesa imperialista delle grandi multinazionali indiane e imperialiste. In tante di queste regioni le masse hanno posto una resistenza che è stata ripagata con massacri, arresti, persecuzioni, criminalizzazione, occupazione da parte dell'esercito e delle bande paramilitari.

Riempiono le carceri dell'India nello stesso tempo tutti coloro che si ribellano, dalle donne, il cui trattamento nelle carceri è bestiale, all'insegna degli stupri, delle torture che portano in diversi casi alla morte.

Ultimamente sono entrati nel mirino della repressione in India i giovani, gli studenti che sotto la denominazione pittoresca ma significativa del “movimento degli scarafaggi” hanno dato vita al più grande movimento della gioventù indiana studentesca e proletaria proveniente da tutto il paese che ha denunciato ed è sceso in campo contro la corruzione, gli esami truccati che hanno fatto immediata presa sulle masse giovanili e le loro famiglie, il movimento degli scarafaggi ha toccato tutta la realtà indiana ed ha costretto il ministro a dimettersi e il governo a fare marcia indietro, ma chiaramente il regime ripaga tutto questo con campagne di repressione che ne colpiscono gli esponenti principali e l'area di riferimento.

Così ci sono nelle prigioni indiane tantissime realtà delle minoranze nazionali, del kashmir ai musulmani considerati dal regime di Modi dei nemici interni, dei nemici dell'India o del futuro dell'India visto dal regime e quindi riempiono le carceri tanti esponenti e rappresentanti di questi movimenti interni all'India di liberazione e autodeterminazione nazionale.

Quindi effettivamente l'India come è stata definita è la prigione dei movimenti, mentre all'estero si vende come la più grande democrazia del mondo, in realtà è la più grande forma di Stato repressivo, di stampo moderno fascista e integralista hindù che ci sia nel mondo e, in una certa misura, che ci sia mai stata.

Quindi in questa giornata siamo solidali e abbiamo chiamato a mobilitarsi per la liberazione dei prigionieri politici in India, tutti e in particolare i dirigenti della guerra di popolo del partito comunista maoista che nelle carceri resistono.

Nello stesso tempo in questa giornata abbiamo espresso onore e solidarietà a tutti i martiri della rivoluzione indiana, dalla lunga stagione della ribellione contadina dei Naxaliti, in tutti questi anni e decenni le masse indiane hanno scelto la via della rivoluzione, della guerra di popolo, ispirandosi alla grande guerra di popolo condotta nella Cina e guidata da Mao e dal suo pensiero, e ispirata da questo esempio e da queste indicazioni strategiche che nel mondo assumono la forma e la definizione di “maoismo”, la guerra di popolo ha prodotto in questi anni un'epopea di mobilitazione delle masse e di colpi inferti al regime indiano sotto le diverse forme - fino all'ultimo regime fascista hindù - colpi che ne hanno minato il potere, la credibilità e la prospettiva e hanno aperto la strada per questo gigantesco paese, per una guerra di popolo che, se vincente, si trasformerà in rivoluzione di nuova democrazia prima e rivoluzione socialista e che ripercorrerà il messaggio e la strada delle grandi rivoluzioni che il proletariato e le masse popolari hanno fatto nel mondo, dalla comune di Parigi alla rivoluzione d'Ottobre, alla grande rivoluzione cinese e al suo massimo sviluppo nella Cina socialista della Rivoluzione Culturale Proletaria.

Quindi i martiri della rivoluzione sono al servizio dei processi rivoluzionari del mondo e rientrano nel grande scenario di tutti coloro che nel precedente secolo come in questo stanno combattendo per un mondo senza imperialismo, sfruttamento, capitalismo di ogni genere, per un mondo socialista.

Onorare i martiri è particolarmente importante perché la guerra di popolo e il Partito Comunista dell'India (maoista) hanno ricevuto durissimi colpi dall'offensiva militare reazionaria, di stampo anche il genocida nei confronti delle popolazioni adivasi che il regime di Modi, con il sostegno di tutti i paesi imperialisti nel mondo, ha condotto contro la guerra di popolo.

Dopo tante operazioni che hanno puntato a cancellarla, l'ultima operazione definita “operazione Kagar” effettivamente ha raggiunto dei risultati importanti per il regime e ha ricacciato indietro l'avanzata della guerra di popolo e del Partito Comunista dell'India (maoista). I suoi dirigenti sono stati uccisi o costretti con la forza ad abiurare o altri hanno scelto, proprio di fronte alla sconfitta militare ricevuta, di arrendersi e di passare al nemico diventando una componente della repressione contro i loro stessi compagni e diventando arma del regime fascista di Modi e dell'imperialismo per dissuadere le grandi masse dell'India dal percorrere la via della guerra di popolo, della rivoluzione, della lotta di liberazione nazionale e sociale.

Ma il Partito Comunista dell'India (maoista) è immortale perché sono immortali le ragioni della lotta di liberazione nazionale e sociale del popolo indiano e quindi come un'araba fenice dalla lunga epopea del naxalismo è sempre riuscito a riorganizzare e a rinascere e noi in questi giorni stiamo distribuendo, nel quadro dell'iniziativa in Italia così come tutte le iniziative che si stanno svolgendo in diversi paesi del mondo, il documento del Partito Comunista dell'India (maoista) della frazione sopravvissuta all'ondata di repressione che contro di essa si è scatenata.

Questo documento invita a celebrare ovunque il 22° anniversario della formazione del partito con zelo ed entusiasmo rivoluzionario, invita a lottare per sconfiggere i vili tentativi dei liquidazionisti traditori del proprio stesso partito, del proprio stesso popolo, che ha l'obiettivo apparente di fare del Partito Comunista dell'India (maoista) un partito aperto e legale, elettorale, di diventare parte del panorama di contorno della falsa democrazia parlamentare in India che tuttora è essa stessa una componente del regime moderno fascista guidato da Modi; ad abbandonare i principi del partito rivoluzionario, del partito marxista leninista maoista e in particolare del partito leninista cioè di quel partito organizzato in forme clandestine come macchina da guerra per fare un'autentica rivoluzione guidata dalla classe operaia e dalle masse popolari.

Il comunicato del partito invita invece a rafforzare le tre armi magiche con cui il partito si risolleverà, la guerra di popolo riprenderà e la via della vittoria tornerà a illuminare la strada dei proletari e delle masse indiane e dei proletari e delle masse di tutto il mondo.

Il partito, ricostruire il partito, l'esercito popolare, difendere tutto ciò che ancora oggi resiste all'offensiva reazionaria del regime di Modi, il fronte unito che unisca sotto la direzione del proletariato le sterminate masse contadine, le masse indigene, le masse povere che sono tuttora la grande maggioranza anche numerica del popolo indiano.

Sviluppare e pianificare nuove zone di guerriglia e basi guerriere, perché evidentemente in India non è possibile pensare che vi possa essere una lotta legale che non sia il frutto secondario di una costruzione di una guerra di popolo, di una guerra di popolo che utilizza l'arma della guerriglia, che costruisce basi guerrigliere che siano veri e propri luoghi da cui l'offensiva militare del proletariato, del suo partito e delle masse povere in India possa riprendere e svilupparsi.

Il comunicato del partito ribadisce che vanno sconfitti gli attacchi alla linea del partito sanciti dal congresso, il nono congresso che ha confermato e sviluppato la linea di organizzare le larghe masse per portare alla vittoria la rivoluzione di nuova democrazia.

La diffusione di questo messaggio in tutte le iniziative del mondo - nella giornata del 26 settembre ma chiaramente in tutta la campagna prolungata che è in corso - è l'arma che i comunisti di tutto il mondo devono usare per sostenere praticamente, ideologicamente, politicamente, su scala mondiale, il Partito Comunista dell'India (maoista), gli eroici combattenti maoisti che stanno resistendo in questo momento difficile.

Il documento che è molto importante e che andrebbe letto in tutte le organizzazioni che si definiscono rivoluzionarie, antimperialiste, comuniste, in tutte le organizzazioni che sono solidali con le masse sfruttate in tutto il mondo, oppresse, nei paesi oppressi dall'imperialismo, dalla Palestina all'India, all'America Latina, alle grandi masse oppresse in Asia, Africa.

Questo documento è motivo di gioia e di conforto di fronte alle notizie drammatiche che provengono dall'India e che vedono cadere i nostri compagni uno dopo l'altro ogni giorno, che vedono alcuni traditori arrendersi e passare col nemico e che vedono le masse indiane, che sicuramente non si arrendono, perdere il loro riferimento, la loro forza organizzata, la loro guida che ne stava conducendo e sta conducendo la lotta.

Ma questo documento ricorda che la nascita del Partito Comunista dell'India (maoista) è frutto del processo di unità di tutte le forze comuniste maoiste in India che già conducevano da anni la lotta contro il regime indiano e che si unirono in quest'occasione per la fondazione del Partito, una fondazione che noi in Italia siamo orgogliosi di avere per primi sostenuto e documentato, non solo nel nostro paese ma su scala internazionale.

Questo documento ci conforta che il futuro del Partito Comunista dell'India (maoista) e della guerra di popolo riprenderà e sarà nelle mani forti e generose dei compagni che hanno resistito e delle masse proletarie e popolari che non potranno non riprendere la loro ascesa e la lotta per la loro autentica liberazione.

E chiaramente questo documento è nelle mani di tanti giovani che hanno dato vita al grande movimento di lotta recente contro il regime perché il futuro della guerra di popolo in India, ispirato dal grande esempio dei martiri della rivoluzione, è nelle mani delle nuove generazioni.

Questo documento insiste sulla necessità di perseguire la guerra di popolo.

Nel contesto dell'India siamo di fronte a una situazione di mutamento, l'India in tante zone si è sviluppata in termini capitalistici e ha una gigantesca, anche come numero, classe operaia che ha dato luogo a giganteschi scioperi, il più grande sciopero del mondo dei lavoratori è avvenuto in India. Questo non vuol dire che in questo paese la rivoluzione non vedrà la forma della guerra di popolo rivoluzionaria frutto dell'unità del proletariato indiano con le masse contadine, le masse giovanili, le masse povere di tutto il paese.

La strategia del Partito fondata sulla guerra di popolo sarà sicuramente aggiornata alla luce dei cambiamenti e anche alla luce delle lezioni che vengono dalla recente sconfitta militare.

Il documento infine ribadisce l'importanza in questo momento di ricostruire la direzione del partito, di intensificare la lotta contro l'opportunismo, il liquidazionismo e il revisionismo, la ricostruzione basata sul lavoro clandestino e la battaglia principale: trasformare i movimenti spontanei e delle masse contro lo Stato indiano in movimenti organizzati e quindi riprendere la strada, l'unica strada che può ricostruire il partito e la guerra di popolo fondata sulla necessità di stringere i legami profondi con le masse.

Nello stesso tempo l'ultima parte di questo documento fa appello a popolo, chiamando tutti a partecipare alla lotta politica ideologica nel partito e fuori dal partito perché da esso dipende la ripresa effettiva del corso della rivoluzione indiana e di conseguenza delle sorti delle masse popolari al paese.

Bisogna mantenere fedele la natura del Partito, questo Partito non è nato per partecipare al circo elettorale né diventare un partito del “movimento è tutto e il fine è nulla” e lasciare le masse indiane senza il presente di una riorganizzazione della guerra di popolo e senza un futuro di un'autentica rivoluzione di nuova democrazia che si trasformi in rivoluzione socialista.

Ma oggi il principale obiettivo è salvaguardare il Partito, la sua natura, il suo programma e la sua organizzazione e in questo l'appello finale si unisce alla effettiva principale parola d'ordine di questa giornata internazionale.

La giornata internazionale chiede agli intellettuali, agli avvocati, ai democratici delle varie professioni a sostenerci nell'aiutare i prigionieri politici detenuti nelle carceri del paese, supportare le loro battaglie legali e la lotta per sopravvivere nel carcere; chiedono a tutte le forze democratiche di unirsi contro le torture, le esecuzioni extragiudiziarie nei confronti dei rivoluzionari maoisti e di esigere l'immediata liberazione di rivoluzionari comunisti rimasti fedeli al partito e alla guerra di popolo senza alcun cedimento e resa nei confronti del regime, in particolare i compagni Pramod Mishra, Sagar Da, Sheila Di, Kishore Da, Deepak Rao e altri ancora.

Vi è stata una settimana nazionale per i prigionieri politici indiani da 6 al 13 settembre e di conseguenza ci sono tante altre battaglie. Recentemente i tribunali indiani hanno condannato a morte 10 compagni considerati responsabili della più clamorosa delle azioni militari che il Partito ha condotto in questi lunghi anni di guerriglia e di azioni militari. Questi compagni non ottengono nessun perdono da parte del regime che ha chiesto nei suoi tribunali la condanna a morte.

E' chiaro che quindi in India si sta sviluppando - e noi ne siamo portavoce nel mondo - di una campagna contro la pena di morte nei confronti di questi 10 compagni perché non venga applicata ed eseguita e che possano ottenere un processo giusto che rivendica le ragioni della loro azione che non è terrorismo ma è lotta di liberazione e che, anche nei limiti inesistenti della falsa democrazia indiana, ne venga salvata la vita.

Così come è necessario investire l'intero movimento della gioventù, dei movimenti studenteschi, della repressione che colpisce i rappresentanti del più importante movimento di lotta della gioventù che vi è stata in India, che è quello definito degli “scarafaggi”, che naturalmente resta il movimento che costituisce un pericolo per il regime indiano perché coinvolge veramente milioni di giovani e di conseguenza la repressione di questo movimento è volta a impedire che milioni di giovani si ribellino non solo alla questione di ciò che riguarda il loro futuro scolastico e professionale ma a tutta l'infinita oppressione di ogni genere che colpisce il proletariato e le masse indiane.

Noi sosteniamo tutti questi movimenti e attraverso il Comitato Internazionale di sostegno alla guerra di popolo in India ne sviluppiamo l'attività solidale, in questo senso la giornata del 26 settembre è stata una giornata “storica” perché impedisce al regime indiano e a tutti coloro che gli fanno da contorno a livello nazionale ed internazionale, governi, stampa, partiti e organizzazioni contrari alle liberazione dei popoli, che vogliono affermare che in India i maoisti sono stati schiacciati e sono scomparsi, e che le masse non lottano e che questo paese, l’India, è libera di librarsi nel sistema imperialista mondiale come una nuova grande potenza che si unisce alle potenze imperialiste nel cammino della guerra e nel sostegno al genocidio.

Proprio sul sostegno al genocidio va fatto un discorso chiaro: il regime di Modi è il principale sostenitore nel mondo del regime sionista israeliano dopo l’imperialismo americano.

Modi, proprio dal Parlamento di Israele, ha dichiarato la piena affinità tra l'ideologia che lui professa, l'induismo fascista, e il sionismo. Quindi ha detto che ciò che li unisce allo stato sionista di Israele è la comune ideologia, il comune ruolo che si vuole svolgere non solo nei propri paesi, nel mondo, per diffondere le forme neonaziste - perché tali sono - del regime fascista indù, del regime sionista israeliano e di tutti i regimi reazionari. Nello stesso tempo uniscono le loro forze nella repressione di tutto ciò che si oppone, che viene definito “terrorismo”, “islamismo” e così via e in nome di questo tipo di cose si può procedere al genocidio del popolo palestinese, così come al genocidio delle masse indiane in rivolta, delle minoranze nazionali in India. Quindi è evidente che non vi può essere un movimento di liberazione della Palestina che non faccia proprio le ragioni che noi portiamo di unire la battaglia per sostenere la liberazione del popolo palestinese alla lotta contro un nemico mortale dello stesso popolo palestinese costituito dal regime indiano e nel considerare le masse povere in armi e in lotta in India come i loro principali fratelli nel mondo che combattono la stessa battaglia di liberazione da Gaza a Calcutta a Bastar e in tutte le regioni indiane.

Un comunicato dell'organizzazione della gioventù palestinese già sottolinea questa comunanza di lotta.

 

Diamo la notizia che il segretario di questa organizzazione è stato recentemente arrestato e tenuto nelle prigioni israeliane a dimostrazione di quanto ci sia di comune tra la lotta di liberazione del popolo palestinese e il movimento di liberazione dell'India.

Chiaramente dobbiamo tener conto che nel nostro paese abbiamo mille e una ragione per informarci, organizzarci e sostenere le lotte delle masse indiane.

La prima ragione è evidentemente che il governo Meloni e la borghesia imperialista italiana ha stabilito un rapporto di partenariato strategico con l’India di Modi.

È stata accolta come amica e ha accolto Modi come super amico, hanno ballato insieme, cantato insieme, perché sono uniti dalla comune matrice fascista, dai comuni interessi, fare parte di questo mondo imperialista in forma più reazionaria e fascista possibile nei confronti dei popoli.

Ma nello stesso tempo l'Europa imperialista, l'Italia, hanno stabilito relazioni per far camminare in alternativa all'influenza cinese una via commerciale che possa rafforzare le relazioni economiche, il trasporto delle merci, le vie di comunicazione tra India, Israele, Italia, definita IMEC.

Quindi in realtà il nostro paese attraverso il nostro governo è stretto alleato del regime di Modi, ne condivide piani e ne fa parte.

Per questo lottare in questo paese in solidarietà con i nostri fratelli di classe in India contro il regime di Modi è un compito essenziale di tutti coloro che si definiscono amici del popolo palestinese, di tutti coloro che sono solidali alle masse palestinese, tutti coloro che lottano contro il governo.

E questa è una delle ragioni per cui la campagna in India deve avere uno sviluppo e noi siamo orgogliosi di esserne i pionieri, gli iniziatori.

L'altra grande questione riguarda i lavoratori indiani. Nel nostro paese è pieno di lavoratori indiani, di braccianti in tutto il territorio, superfruttati, schiavizzati, che hanno pagato con la loro stessa vita, sono i braccianti di cui si parla nelle vicende più truci di questo paese, di schiavismo padronale, di braccianti ammazzati. E quindi i nostri fratelli di classe i braccianti indiani, sono proprio il frutto della fuga innanzitutto dal regime indiano, sono scappati dal loro paese dalla povertà, dalla fame e dall'oppressione, sono venuti come tanti altri migranti nei nostri paesi e in alcuni zone hanno riempito le fabbriche, sono diventati operai del nostro paese, braccianti del nostro paese, e vengono doppiamente sfruttati, schiavizzati e senza nessuna tutela.

Le organizzazioni sindacali in questo paese si accorgono dei lavoratori indiani solo quando finiscono nella cronaca nera con la morte o con operazioni che mettono in luce il super sfruttamento. E questo in tutte le zone, dalla zona della provincia di Taranto, alla zona di Amendolara, alla zona di Latina, ecc, ovunque i lavoratori indiani sono frutto della grande migrazione che è arrivata nel nostro paese per fuggire al regime mortale, al regime indiano, dell'oppressione, della povertà, della guerra al popolo.

Quindi è molto importante considerare i lavoratori indiani di questo paese, non solo una parte significativa del proletariato immigrato, della classe lavoratrice del nostro paese, che come ogni nazionalità deve essere unita e organizzata, ma anche un drappello importante che può portare nel nostro paese un contributo alla battaglia contro il governo Meloni e contro l'alleanza tra il governo Meloni e il governo Modi e contro il governo Modi e l'imperialismo che ne costituisce la guida principale, il contenuto principale.

Quindi abbiamo mille una ragione per cui in questo paese si sviluppi un grande movimento di solidarietà, di unità, di internazionalismo, di solidarietà di classe con le masse indiane, di solidarietà comunista e proletaria nei confronti dei comunisti indiani che combattono realmente e muoiono per la causa nel loro paese, ma anche per la causa mondiale e che condividono con noi la battaglia per liberare i nostri paesi e il mondo dall'oppressione imperialista, dal capitalismo, dalle guerre, dal fascismo.

Ecco il ruolo di questa giornata.

Questa giornata, pur essendo praticata sostanzialmente da piccoli gruppi come il nostro, nelle città dove siamo presenti, da Taranto a Bergamo a Palermo e in altre realtà, rappresenta un aspetto fondamentale della lotta di classe in Italia e proprio perché rappresenta un aspetto fondamentale della lotta di classe in Italia, condurre questa battaglia significa condurre una dura critica verso il movimento esistente, verso la sottovalutazione, l'ignoranza, il silenzio che viene tenuto sulle vicende in India e la loro mancata partecipazione alle iniziative proposte su tutti i fronti da parte nostra ma che vengono direttamente dagli appelli dei compagni indiani sia del Partito Comunista Maoista sia da tutte le associazioni democratiche, rivoluzionarie, antimperialiste, di quel paese.

Ma la miseria politica ideologica del movimento in Italia, sia quello che si definisce comunista, sia quello che si definisce antiimperialista, le loro difficoltà nel comprendere la questione-India sono parte della loro difficoltà a comprendere dello stato effettivo del mondo, di chi sono gli amici, di chi sono i nemici, di come sia fondamentale nel nostro paese come in altri, in tutto il territorio del mondo, avere effettivamente una linea, un'ideologia, una strategia, una tattica volta al rovesciamento dell'imperialismo, volta al rovesciamento del capitalismo e dei suoi governi di ogni colore e in particolare oggi, dentro l'ascesa del moderno fascismo, dei governi fascisti.

Su questo non esiste la lotta in India e la lotta in Italia, esiste la necessità di una comune strategia e tattica applicata nei diversi paesi del mondo e avere questa strategia e tattica applicabile nei diversi paesi del mondo per noi significa applicarla nel nostro paese, significa alzare forte la bandiera della guerra rivoluzionaria, della guerra di popolo, perché solo la guerra rivoluzionaria, la guerra di popolo è in grado - in India come in Italia - di rovesciare i regimi attuali, il sistema attuale e aprire la strada a un'effettiva battaglia per una nuova società, per il socialismo, per la rivoluzione che possa liberarci effettivamente dai mostri prodotti dal sistema imperialista e capitalista.

In questa giornata quindi il contenuto finale è questo, che ci stimola a condurre una battaglia senza quartiere a tutti coloro che la sottovalutano ed a tutti coloro che vogliono restare nel recinto delle battaglie che già conducono e non intraprendere questa che è una battaglia strategica che serve a uscire dal pantano dell'opportunismo, del riformismo e della debolezza strategica, ideologica e politica del nostro movimento in questo paese e intraprendere la via della rivoluzione.


 

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