Approfittando
della festa del Presidents’ Day, lunedì 17 febbraio in un centinaio di
città degli Stati Uniti si sono svolte manifestazioni per esprimere
l’opposizione alle politiche e alle tattiche di Donald Trump e del suo
“First buddy” miliardario, Elon Musk, il leader non eletto del
Department of Government Efficiency, Doge. Le proteste sono state
organizzate a livello nazionale e in collaborazione con il gruppo 50501,
“50 Protests. 50 States. 1 Movement”, al fine, come si legge sul loro
sito web, di “sostenere la Costituzione e porre fine all’eccesso di
potere esecutivo”, dando vita alla prima vera giornata di protesta
contro la nuova amministrazione Trump.
A New York i manifestanti, nonostante le temperature rigide e il
vento tagliente, si sono radunati in una delle piazze simbolo delle
proteste, Union Square, per spostarsi in corteo fino a Washington Square
Ursula von der Leyen ha proposto "di attivare la clausola di
salvaguardia per gli investimenti nella difesa”: le relative spese non
andrebbero a pesare sul debito degli Stati Ue. Come il segretario
generale della Nato Rutte, la presidente della Commissione ipotizza di
portare fino al 3% del Pil gli investimenti per il comparto militare.
Per l'Italia significherebbe sborsare 30 miliardi di euro in più.
DIFESA, CLAUSOLA SALVAGUARDIA PER SPESA MILITARE IN UE?
La spesa dei Paesi Ue per la difesa dovrebbe uscire dal Patto di stabilità? Se così fosse, come chiede l’Italia, significherebbe che i soldi spesi per il settore militare non finirebbero nel loro debito. L'ipotesi è stata rilanciata dalla presidente della commissione Ue Ursula von der Leyen:
“Posso annunciare che proporrò di attivare la clausola di salvaguardia
per gli investimenti nella difesa”.
SALE SPESA MILITARE UE
Da sottolineare come negli ultimi cinque anni la spesa militare in
Europa sia già salita considerevolmente, arrivando a toccare i 326 miliardi di euro nel 2024.
SPESA MILITARE FINO AL 3% DEL PIL?
Tuttavia, con lo spettro della guerra in Ucraina sempre ben presente, Von der Leyen, - così
Open Arms salva 17 migranti ma autorità italiane non si fanno vive, Ong: “Da ore in attesa in mezzo al mare”
Astral, veliero della Ong Open Arms, ha soccorso 17 persone – tra cui quattro donne e due bambini – nel Mediterraneo. Da questa mattina però nessuna delle autorità competenti, né dall’Italia né da Malta, si è presa la responsabilità di rispondere alla richiesta di aiuto. L’equipaggio del veliero: “Continuiamo ad accompagnare e assistere queste persone in attesa di istruzioni su come procedere”. Diciassette persone si trovavano alla deriva nel Mediterraneo su un gommone guasto. Tra di loro, quattro donne e due bambini di 10 e 11 anni. Sono stati soccorsi questa mattina dal veliero Astral, gestito dalla Ong Open Arms. Da quel momento, però, nessuna delle autorità competenti si è fatta viva. Né dall'Italia né da Malta, entrambe contattate dall'equipaggio, è arrivato un riscontro. E così, da oltre dodici ore l'imbarcazione è in mezzo al mare in attesa di avere indicazioni su come proseguire.
Il veliero in questione era partito ieri dal porto di Marsala, in Sicilia, per la missione 115. Questa
Mentre la Meloni raccontava le solite balle sui numeri al
congresso del sindacato di governo Cisl, l’Istat comunicava i dati reali, per
esempio, sul crollo della produzione industriale che è quello più evidente
e che fa impressione, meno 3,5% nel 2024, solo nel mese di dicembre, il crollo
è stato addirittura del 7,1%.
È aumentata in modo spropositato anche la cassa
integrazione: secondo il centro studi di Lavoro&Welfare nel 2024 le
aziende manifatturiere hanno avuto 426,5 milioni di ore di cassa integrazione
autorizzate dall’Inps. Il dato equivale a 56,2 milioni di giornate lavorative
perse e assenza di attività produttiva per oltre 215mila addetti coinvolti
nella cig a zero ore.
Perfino nell’alta tecnologia è arrivata la crisi: alla Stm (St
Microelectronics) di Catania, che produce
Comunicato stampa Ieri ed oggi,i lavoratori dei servizi generali della Stellantis di Pomigliano sono restati sbalorditi ed indignati per le testuali comunicazioni ricevuta dalla azienda: per la giornata del 18 spostatevi nelle aree distabilimentospogliatoi ingresso 4 perchéqui all’ingresso 2 deve entrare un dirigente Stellantis esterno e non deve vedere nessuno. A tali indecorose eillegittimepretese aziendali, hanno risposto insieme i lavoratori e l’organizzazione sindacale Slai cobas che ha diffidato l’azienda dal proferire ai richiamati lavoratori tali pretese, che nulla hanno a che vedere con l'attività lavorativa e che ledono la dignitàdelle persone. Il coordinatore provinciale di SlaicobasNapoli EmanueleBuono commenta l’incredibile vicenda: se a Pomigliano queste sono le premesse per presuntipiani industriali“Stiamo Freschi”inoltre ribadisce Buono di essere adir poco perplessosu cosa potrà contenere il futuro lavorativo ed industrialeper i lavatori a pomigliano, sul piano dei diritti, sicurezza e rispetto. Lo Slaicobas e consapevole che le migliori condizioni lavorative non verranno mai dai cosiddetti“tavoli”, siano essi azienda/sindacato, azienda/istituzioni, ecc. Lo Slai rimane convinto che oggi come non mai e necessario come lavoratori autorganizzarsifuori dai soliti schemi imposti da aziende sindacati e politica, per mirare a vere tutele e migliori condizioni di vita per i lavoratori. Pomigliano 18 febbraio 2025 Slai cobas Stellantis Pomigliano e terziarizzate
Senza amianto in Italia avremmo 60 casi di mesotelioma all’anno invece di 1400
Si potrebbero salvare migliaia di vite umane ed evitare ingenti costi sociali e sanitari a carico di tutta la collettività
TORINO – “Gli studi epidemiologici presentati a
Torino nel processo «Eternit Bis» in cui l’associazione Sicurezza e
Lavoro è parte civile – dichiara Massimiliano Quirico, direttore di
Sicurezza e Lavoro – evidenziano l’enorme disastro causato dall’amianto
in Italia: senza esposizione all’asbesto avremmo ‘solo’ 60 casi di
mesotelioma ogni anno, invece di 1.400”.
“Siamo di fronte a una tragedia immane – denuncia Quirico – che
dimostra, oltre alla necessità di fare giustizia per le vittime,
l’urgenza di procedere con le bonifiche dell’amianto, che l’imputato
Stephan Schmidheiny non ha mai fatto, abbandonando lo stabilimento
Eternit di Casale Monferrato con tonnellate di amianto. Il tema non può
essere relegato alle aule di tribunale, ma deve coinvolgere le
Istituzioni affinché si investa in informazione e sensibilizzazione
sulla questione e, naturalmente, su rimozioni e discariche di amianto.
Si potrebbero salvare migliaia di vite umane ed evitare ingenti costi
sociali e sanitari a carico di tutta la collettività”.
Brian
Molko, gli insulti a Giorgia Meloni valgono un processo. Il frontman
dei Placebo accusato di vilipendio dopo il concerto a Stupinigi
Le
invettive nei confronti della premier furono lanciate l'11 luglio 2023
dal palco: il ministero della Giustizia ha dato il via libera ai
magistrati torinesi
Il ministero della Giustizia ha dato il via libera al procedimento giudiziario contro Brian Molko, il frontman della band inglese dei Placebo indagato a Torino per le invettive che indirizzò alla premier Giorgia Meloni l'11 luglio 2023 durante un concerto a Stupinigi.
I pubblici ministeri subalpini si erano rivolti in via Arenula perché per perseguire il reato di vilipendio delle istituzioni (punito con una pena pecuniaria) occorre una autorizzazione specifica. Molko aveva definito Meloni, fra l'altro, «fascista» e «nazista».
Dopo il quarto pezzo della serata, erano arrivati da parte del cantante
l’affermazione di sentirsi europeo ed il ringraziamento a Torino. Brian
Molko si era quindi rivolto in italiano ai presenti per attaccare Giorgia Meloni,
aggiungendo in chiusura dell’invettiva un «Vaff…, pezzo di m...». Verso
la fine del concerto i discorsi del gruppo si erano quindi concentrati
sulla necessità dell’accoglienza e della difesa dei figli delle coppie
omosessuali.
L'attacco alla Presidente del Consiglio era arrivato dopo l’invito ai propri fan di staccarsi dai telefoni, per gustarsi l’esperienza e partecipare al
concerto anziché limitarsi a filmarlo. A seguito di alcune
segnalazioni, la Procura di Torino aveva quindi richiesto ai carabinieri
della tenenza di Nichelino una notazione di servizio per valutare i fatti accaduti durante il concerto
Torino, all'Università svastiche sugli adesivi della comunità Lgbt durante il corso di Queer Studies
Sono comparse al Campus Einaudi, nei bagni della scuola di specializzazione per le professioni legali
Pescara, 24enne muore in carcere: scoppia la protesta delle persone detenute
da un articolo di Sara Ramzi
Un ragazzo di ventiquattro anni si è tolto la vita nella casa circondariale San Donato di Pescara. È il tredicesimo suicidio avvenuto nelle carceri italiane dall’inizio del 2025: il doppio dei casi rispetto allo stesso periodo nel 2024. Nel carcere di Pescara il sovraffollamento è del 162 per cento
Aveva 24 anni. Nella notte tra il 16 e 17 febbraio un giovane di origine egiziana si è suicidato nel carcere di Pescara. A seguito della sua morte è scoppiata la rabbia delle persone detenute: una persona è salita sul tetto e alcuni materassi – che dovrebbero essere ignifughi – sono stati messi a fuoco in segno di protesta. Ambulanze e vigili del fuoco sono arrivati sul posto. “È una situazione invivibile. Il carcere esplode, le persone che arrivano vengono messe a dormire su materassi per terra per mancanza di spazio. Le celle da sei persone sono diventate da otto, quelle da quattro anche da sette”, dichiara ad Abruzzosera Francesco Lo Piccolo, direttore della rivista Voci Di Dentro, che si occupa di carcere e giustizia. “Il cibo è immangiabile, i prezzi sono alti, i muri pieni di muffa. Nei giorni scorsi, a seguito delle forti piogge, i piani bassi della casa circondariale si sono allagati, comprese le celle al piano terra”, spiega.
Il tasso di sovraffollamento delle carceri, come denunciato dal Garante nazionale dei diritti delle persone private della libertà personale, è in continuo aumento. Il report più recente – pubblicato il 10
Volantino distribuito in diverse centinaia di copie
Compagni operai, lavoratori, portiamo il saluto dei proletari e comunisti italiani a questa
importante manifestazione contro imperialismo e fascismo in occasione
della cosiddetta Conferenza internazionale per la sicurezza NATO che
in realtà analizza, decide e avanza verso la guerra imperialista
mondiale.
Tutti i governi imperialisti
aumentano in dismisura le spese militari e dicono esplicitamente che
bisogna prepararsi alla guerra. Le potenze imperialiste Usa, Ue con
la Nato si dotano di armamenti sempre più moderni e devastanti e
prevedono l’uso di armi nucleari che mettono a rischio il futuro
del mondo, combinandosi con la crescente crisi climatica ambientale.
Tutti i paesi imperialisti rafforzano gli eserciti, militarizzano i
territori e la società, preparano l’opinione pubblica alla guerra,
sviluppano l’economia di guerra L’imperialismo Russo e il
socialimperialismo Cinese sono da un lato obiettivo di questa
offensiva e dall’altro cavalcano la crisi dell’imperialismo
occidentale, principalmente Usa, per un nuovo assetto ad essi
favorevole, all’insegna del multilateralismo.
L’imperialismo scatena i
suoi cani da guardia come prima linea nella guerra e della guerra
contro i popoli – vedi i regime ad essi asserviti in Israele,
Ucraina Siria ecc.
Tutte le potenze imperialiste
in collusione e contesa tra di loro e i governi asserviti ad essi
sono uniti contro i proletari e i popoli del mondo. La Guerra è
originata dalla crisi economica, sistemica, mondiale del sistema
capitalista/imperialista che esige una nuova spartizione del mondo
Tutti gli Stati imperialisti e
i governi loro asserviti avanzano nella trasformazione degli Stati
riducendo e cancellando la democrazia borghese, attaccando le libertà
democratiche e i diritti dei lavoratori e delle masse, riempendo le
carceri di oppositori politici, istaurando forme di dittatura sempre
più aperte, che attaccano i diritti delle donne, la libertà di
pensiero, ecc. fomentano suprematismo, razzismo, cultura oscurantista
e integralismo religioso.
All’interno della Germania
come dell'Italia praticano sempre più una dittatura, travestita da
“democrazia”; e a fronte dell’insoddisfazione, delle proteste
proletaria e popolare, attuano una repressione sempre più estesa,
uno stato di polizia generale che comprende oltre all’attacco ai
lavoratori e al diritto di sciopero, attacchi agli immigrati, ai
diritti delle donne, repressione degli studenti, censura dei
giornalisti, monopolio dei mezzi di comunicazione ecc.
Le elezioni diventano così
sempre più espressione di una falsa democrazia disertate da quasi
metà dei proletari e masse popolari e via via trasformate in uno
strumento di consenso al governo e di trasformazione in senso
reazionario dello Stato del capitale. Non sono né possono essere il
luogo in cui possiamo cambiare le cose.
Abbiamo necessità di
organizzare invece la lotta generale nelle fabbriche e, nei posti di
lavoro, nei quartieri proletari, nelle piazze. Abbiamo
bisogno di nuove e forti organizzazioni politiche e sindacali operaie
e popolari, abbiamo bisogno di un fronte unito anticapitalista,
antifascista e antimperialista
Abbiamo bisogno dell'unità
di lotta dei proletari e masse popolari dei paesi imperialisti e
nazioni e popoli oppressi dall'imperialismo.
In Palestina è in atto una
guerra di sterminio con massacri, bombardamenti e distruzione, esodo
di massa ed è a rischio genocidio per mano dello Stato sionista di
tipo nazista di Israele sostenuto dall’imperialismo americano, UE,
Italia compresa, la nuova presidenza fascio/imperialista americana
ora ha lanciato un piano di soluzione finale per questo dobbiamo
portare ancora più avanti un grande movimento di solidarietà .
Essere solidali con
la Palestina è il primo dovere internazionalista dei proletari e
delle masse popolari di tutto il mondo.
.Imperialismo è miseria
relativa e assoluta dei proletari e delle masse oppresse, della
piccola borghesia impoverita delle città e delle campagne con taglio
dei salari, precarizzazione, disoccupazione, taglio delle spese
sociali, sanità, scuola, ambiente; allargamento del divario tra
Regioni ricche e Regioni povere; nuovo schiavismo, disoccupazione
giovanile, disuguaglianza delle donne; carovita.
Nei paesi oppressi
dall’imperialismo tutto questo è aggravato con la permanenza e
conservazione dell’oppressione nazionale, coloniale e neocoloniale
e feudale
Bisogna unirsi perché tutti
insieme dobbiamo fermare la marcia verso la guerra imperialista,
dobbiamo fermare i fascismi e le dittature che avanzano, dobbiamo
lottare uniti per cambiare radicalmente le nostre condizioni di vita
e di lavoro
E’ GIUSTO RIBELLARSI! E’
GIUSTO LOTTARE PER CANCELLARE IL SISTEMA IMPERIALISTA DALLA FACCIA
DELLA TERRA!
Fermiamo la guerra imperialista e se essa scoppia trasformiamola in
guerra civile rivoluzionaria per il potere proletario
Fermiamo la marcia nazifascista e tutti i governi che li proteggono e
alimentano
Uniamoci sotto la guida del proletariato per far avanzare i popoli
del mondo verso la rivoluzione socialista mondiale, sradicare
l’imperialismo e quindi stabilire una società senza sfruttamento
e oppressione di ogni genere. Morte all'imperialismo e al fascismo
libertà per i proletari e i popoli
Viva l'internazionalismo proletario
Proletari comunisti Italia - pcro.red@gmail.com blog
proletaricomunisti.blogspot.com
Slai COBAS per il sindacato di classe - Italia - slaicobasta@gmail.com
Testo in tedesco e inglese
Genossen Werker, Arbeiter,
wir überbringen die Grüße der italienischen Proletarier und
Riportiamo degli stralci da un commento di Sandra Burchi su Il Manifesto di ieri, sull'intervento della Meloni all'assemblea nazionale della Cisl che si è tenuta l'11 febbraio.
Ora, e ci rivolgiamo agli operai, alle lavoratrici, occorre individualmente e collettivamente trarre le conseguenze: la Cisl si deve mettere fuori dal movimento dei lavoratori, perchè è la longa manu del governo e dei padroni per subordinare/ingabbiare praticamente e politicamente i lavoratori al moderno fascismo corporativo, che fa gli interessi solo di una ristretta aristocrazia operaia e vuole reprimere le lotte della maggioranza dei lavoratori, chiamate dall'ex segretario Sbarra: "zavorra ideologica di chi non riesce a liberarsi di visioni e dinamiche novecentesche e sterilmente antagoniste; lotte cheoggi invece sono quanto mai necessarie a fronte dell'attacco su tutti i piano: lavoro, salario, sicurezza, diritti.
Il commento su Il Manifesto
"Giorgia Meloni... Parlando recentemente alla Cisl e cambiando di volta in volta toni e linguaggi, ha tenuto insieme supposti successi del governo, record in tema di occupazione, promesse mantenute, tecnicismi (reskilling e upskilling), denatalità, attacchi alle banche, lemmi gramsciani (l’ottimismo della volontà) e l’invito (futurista?) a «guardare in alto, guardare oltre». Questo pastiche... è servito solo a presentare il gran finale: «Ricostruire la dinamica tra imprese e lavoro significa gettare le fondamenta di una nuova alleanza tra datori di lavoro e lavoratori, fondata sulla condivisione degli oneri e degli onori». Prefigurando la sua immagine di sindacato ideale, perfettamente incarnato dalla Cisl, la presidente del Consiglio ha dichiarato che è ora di «superare una volta per tutte quella tossica visione conflittuale che anche nel mondo del sindacato qualcuno si ostina ancora a sostenere»...
...Visione tossica, furore, il conflitto sociale è ripetutamente ridotto all’eccesso e a uno stato di alterazione del senso di realtà e del limite. Quel «qualcuno» che se ne fa ancora interprete, anche nel
A Palermo e provincia lo sciopero dei metalmeccanici di 8 ore, è stato fatto venerdì
14febbraio.
Ma alla Fincantieri e ditte dell'appalto in che situazione è stato fatto questo sciopero?
Nessuno di quelli con cui abbiamo
parlato sapeva dello sciopero (“ce lo stai dicendo tu adesso…”). Stesso
atteggiamento quando abbiamo chiesto cosa facessero i sindacalisti in
fabbrica: “si fanno gli affari loro… a loro interessa solo
‘portarci il lavoro’”.
Nessun manifesto o
avviso all’esterno della fabbrica, e nessuno ha
volantinato.
Alcuni degli operai
con cui abbiamo parlato non sapevano nemmeno degli incontri sul
contratto e della posizione dei padroni; abbiamo spiegato di che si
tratta, dell’arroganza dei padroni che nemmeno nell’incontro
dell’11 hanno cambiato posizione, e c’è stata l’indignazione
sulle cifre… alcuni si lamentano della sicurezza sul lavoro...
Abbiamo ribadito e insistito sulla necessità urgente dell’unità
degli operai altrimenti le cose non possono cambiare…
L’iniziativa
esterna non c’è stata, all’indomani sul giornale di Sicilia un
articoletto riportava le dichiarazioni dei sindacalisti Fim, Fiom e
Uilm che parlano di adesione massiccia allo
sciopero...!?
Il volantino diffuso dallo Slai cobas per il sindacato di classe
Continuiamo a
dare voce alla condizione operaia nelle fabbriche, quelle grandi in
particolare, perché sono proprio queste che possono effettivamente incidere sui
rapporti di forza nella lotta contro padroni e governo, ma a condizione di
generare forme di lotta nuove. Parliamo della Marcegaglia di Ravenna dove c'è la necessità di un sindacalismo classista e combattivo, di
dare vita all’interno della fabbrica a un comitato operaio autonomo dal punto
di vista dell’organizzazione, dei contenuti delle rivendicazione, che esprima l’autonomia
operaia dai sindacati confederali e dall’aziendalismo di alcuni sindacati di
base, un comitato di lotta con la partecipazione degli operai indipendentemente
dalla tessera sindacale, che è poi una via d’uscita dalla frammentazione del sindacalismo
extraconfederale.
L’importanza delle grandi fabbriche è che proprio perché da
esse può essere intrapreso un percorso per la costruzione di un vero sciopero
generale per una rivolta sociale, necessaria perché nessun risultato che possa
migliorare la condizione dei lavoratori da qualunque punto di vista può essere
ottenuto diversamente. C’è bisogno della rivolta operaia contro i padroni del
nostro paese che hanno anche dalla loro parte i governi che portano avanti le
politiche antioperaie – da quello che non fanno per i salari, per la difesa del
posto di lavoro, contro il carovita e l’attacco ai diritti, con le scelte tutte
a favore della guerra come sta facendo questo governo – quindi ci vuole la
paralisi della produzione, con blocchi e con manifestazioni, quello che si
sarebbe dovuto organizzare dopo le parole dette da Landini in occasione dello
sciopero del 29 novembre ma che le direzioni sindacali di Cgil e Uil non hanno
voluto mettere in pratica – e alla Marcegaglia di Ravenna praticamente lo
sciopero non è stato minimamente preparato; in generale uno sciopero comunque
che segna un passaggio necessario in un contesto di una condizione operaia
insostenibile dal punto di vista dei salari, dei ritmi di lavoro, delle
cassintegrazioni e chiusure, del carovita, della sicurezza sul lavoro, una
condizione che domanda una rivolta sociale contro un governo che odia i
lavoratori e le masse popolari perché è apertamente dalla parte dei padroni e
sferra colpi alla condizione dei lavoratori e non solo: sta occupando un potere
politico per formare un regime, una dittatura aperta, in una marcia moderno fascista. Un governo da rovesciare. E gli operai
devono essere alla testa di questa lotta non solo per non subire ancora più gli
attacchi e peggiorare la propria condizione ma per non permettere la
rovina generale della nostra società, dalla Sanità, alla Scuola, ai trasporti,
alle istituzioni oggi sovvertite e asservite, alla stampa che non forma la
cosiddetta “opinione pubblica” ma che manipola le coscienze e le irreggimenta,
all’accoglienza e alla difesa dei migranti. Insomma la lotta è prolungata ma è
necessaria.
Oggi è dalla Marcegaglia di Ravenna che vogliamo dare un
quadro della situazione, delle
Gli operai denunciano lo stato
della fabbrica, dei giovani, dei sindacati, delle condizioni di
lavoro dure e peggiorate, che non si riesce più a lavorare così,
che bisogna andare in pensione, che l’importante è lavorare…
per il consiglio
regionale hanno dimostrato disinteresse, parlavano di poca
discussone nei reparti, giudizi e dichiarazioni di sfiducia
nelle loro promesse
denuncia di due
sindacalisti cha hanno sistemato i familiari…
...i prepensionamenti sono visti come la via
di fuga individuale da questa fabbrica oggi, non che sia la
soluzione, viste le condizioni a cui poi deve sopravvivere un
pensionato, che fuori dalla fabbrica rimane solo ad affrontare ogni
tipo di problema,...la fabbrica oggi è
quella della cig che taglia i salari, delle mansioni pesanti a chi è
segnato da 35 anni di catena o è riconosciuto RCL, dei ritmi in
generale tirati, della flessibilità e mobilità estrema per turni e
mansioni…della repressione, una fabbrica dove non si riesce più a sopravvivere,
Rispetto al volantino Slai cobas per il sindacato di classe
'Avete ragione tocca
agli operai riprendere in mano la lotta in tutti gli stabilimenti,
oggi i cobas servirebbero ma non ci sono...
'dovrebbero
esserci solo due partiti, quello dei ricchi e quello dei poveri, così
diventa tutto più chiaro, anche quando ci sono le elezioni'
'Ai cambi elettrici,
reparto centrale che serve molti stabilimenti anche all’estero, al
lavoro da dicembre con 20 turni dove hanno concentrato operai presi
dalle diverse unità produttive per far fronte alle forti richieste,
a metà gennaio c'è stata un’ora! di sciopero per il freddo perché non
accendono il riscaldamento, siamo penalizzati su tutto, dalla mensa
lontanissima, parcheggi che non ci sono e fuori rompono le macchine
per rubare, area relax solo una panchina, solo due pausa di 10
minuti, i riposi penalizzanti che non uniscono mai un sabato e una
domenica ‘siamo i nuovi schiavi
’'Fanno sempre come
vogliono, abbiamo scioperato a Grugliasco ma non è servito a niente
'Sono tutte balle,
non ci fidiamo, bisogna fare come una volta, il problema è che qui
dentro ognuno va per se, ma la mia percezione è che la corda si stia
rompendo'
Per le donne ogni attacco alle condizioni di lavoro e di vita non è mai solo economico o sindacale, perché esso è sempre impregnato di motivi ideologici, di concezioni e politiche reazionarie.
Questo oggi è sempre più chiaro a fronte degli attacchi del governo Meloni che, al di là dei loro effetti concreti, economici, di peggioramento delle condizioni di vita e di lavoro delle donne, e di dare mano libera ai padroni per discriminazioni sessiste, razziste, per licenziamenti, per applicare alle donne contratti peggiori, si ammantano di un carico ideologico, fascista/patriarcalista. E questo è l'aspetto più pericoloso.
Mentre si tolgono i diritti per/sul lavoro, aumenta l'oppressione, la subordinazione, la legittimazione di un clima generale da moderno medioevo; mentre si nega il lavoro alle donne, si rimandano a casa le lavoratrici, si usa da parte del governo e del vaticano una celebrazione della famiglia e del ruolo in essa delle donne, unita ad una incessante campagna sul fare figli per il capitale e per la guerra unita ad una campagna "terrorista" di attacco al diritto d'aborto. Si vuole fare della famiglia sempre più uno strumento di ammortizzatore sociale ma anche di controllo, normatività, di subordinazione delle donne. Questo tipo di famiglia non fa che rafforzare la supremazia degli uomini sulle donne, sviluppa concezioni maschiliste e fortemente oppressive, di proprietà da parte dei maschi verso le donne, di odio quando le donne si ribellano a questi rapporti e scelgono di romperli. Per questo questa famiglia sta diventando anche il principale luogo di violenze contro le donne e di femminicidi.
Meloni/Salvini e i suoi ministri fascisti/beceri, all'insegna di "Donna, madre, cristiana", propagandano una immagine di donna che sia essenzialmente "madre e cristiana"; una famiglia fatta rigidamente di uomini e donne, bianchi, occidentali, basata sul suprematismo dei