martedì 27 settembre 2011
pc 27 settembre - CORTEO CONTRO LO SGOMBERO DELLO STUDENTATO OCCUPATO ANOMALIA
Un luogo lasciato all'incuria dall'Università di Palermo per quasi 30 anni e recuperato dai giovani da poco più di un anno organizzando le più disparate attività politiche e culturali.
La partecipazione del circolo di proletari comunisti alla manifestazione era doverosa per differenti ragioni, innanzitutto perchè quando la repressione colpisce un soggetto politico, al di là delle differenze, è come se colpisse anche gli altri. Lo stato borghese, in particolare in questa fase storica di stato di polizia che avanza verso il moderno fascismo, tende a colpire chiunque si ribelli uscendo fuori dal recinto in cui tramite leggi e prescrizioni varie si vorrebbero incanalare le lotte rendendole innocue e "pacifiche". Lo si vede oggi in diversi settori sociali in lotta quando non si affidano ai referenti istituzionali come sindacati di regime (leggi cgil, cisl e uil) o ai partiti della finta opposizione parlamentare, infatti quando avviene ciò si trovano forme originali e incisive di lotta che spesso mettono in difficoltà l'avversario come succede oggi in Val Di Susa o il 14 Dicembre degli studenti e così via.
Come spesso si dice la solidarietà è un'arma e partecipare al corteo è stato il nostro atto di solidarietà verso i compagni e le compagne colpiti dalla repressione. In secondo luogo la partecipazione solitamente la intendiamo in senso attivo ovvero propositivo, in questo caso era per noi necessario ribadire la proposta circa l'unificazione e coordinamento dell'azione di resistenza contro la repressione da parte di quei soggetti politici e sociali che la subiscono quotidianamente.
Un'unità d'azione permanente e non solo episodica "a fatto compiuto" come mera risposta difensiva, necessaria per limitare il danno dovuto alla mossa del nemico.
Detto questo e tornando alla manifestazione in questione strutturata come una street parade a suon di techno partita dal Teatro Massimo fino al centro sociale, non nascondiamo la nostra difficoltà nel partecipare ad un "corteo" di questo tipo. In altre occasioni neanche ci chiediamo se partecipare o meno ad una street parade propendendo per evitarle come la morte, l'eccezione è stata fatta per i motivi espressi su. Infatti ancora una volta abbiamo notato che sabato il corteo non è stato per niente comunicativo, i passanti incontrati lungo il percorso non capivano di che tipo di manifestazione politica si trattasse (crediamo che non avrebbero capito neanche che avesse a che fare con questioni politiche se avessero visto solo i ragazzi ballare dietro il sound system e non alcuni spezzoni con bandiere varie), a quelli che si avvicinavano incuriositi per chiedere spiegazioni era pure difficile darle a causa del volume da rave della musica.
Tornando al discorso iniziale crediamo che l'efficacia della lotta contro la repressione stia anche nella capacità di riuscire a sensibilizzare le masse sulla questione, e sicuramente un carro sound system di questo tipo non è il migliore dei mezzi a livello comunicativo. Un corteo contro la repressione non può ridursi ad una street parade, è una zappa sui piedi in primis contro i diretti interessati che invece dovrebbero allargare l'informazione e stimolare la più ampia solidarietà per quanto successo, la dimostrazione che lo strumento è stato sbagliato, anche se a prima analisi si poteva pensare il contrario, è stata la scarsa partecipazione. E' sbagliato pensare che più il mezzo sia "fruibile" e "generico" allora possa attirare una maggior partecipazione.
La nota positiva della giornata invece è stata sicuramente la rioccupazione del centro sociale in barba ai servi della digos presenti. Un atto dovuto e necessario per dimostrare ancora una volta alla borghesia ed ai suoi servi che chi si ribella non ha paura e non potrà mai essere fermato dalla repressione.
pc 27 settembre - "CON LA RIVOLTA SOLIDARIETA', PER GLI IMMIGRATI LIBERTA' "
Domenica 25 Settembre il circolo di proletari comunisti Palermo ha partecipato in delegazione all'appuntamento antirazzista autoconvocatosi due giorni prima in seguito alla notizia che nel porto cittadino erano ancorate ben 3 "galere", nel reale senso della parola, con ben 700 tunisini pronti ad essere rimpatriati e guardati a vista da 500 poliziotti.
Dopo qualche decina di minuti il concentramento "non autorizzato" si andava infoltendo arrivando alla presenza di circa 250 compagne e compagni antirazzisti, dalle più disparate aree politiche: dallo studentato occupato anomalia appena riconquistato il giorno prima fino ai partiti della sinistra ex parlamentare come Rifondazione Comunista e Sel a compagni anarchici e sindacati di base quali USB e Cobas Confederazione e molto più in generale lavoratori, operai, disoccupati, studenti e precari della scuola.
Quasi spontaneamente ma anche in parte consci della propria forza, in primis morale secondariamente numerica, si è dato vita ad un corteo selvaggio che partendo dall'ingresso principale del porto lo ha costeggiato in direzione dello stabilimento Fincantieri. Lungo il percorso si è comunicato con i passanti tramite slogan antirazzisti e contro le politiche discriminatorie e di deportazione illegale portate avanti dal governo italiano. Giunti ai cancelli del cantiere navale e trovandolo sbarrato si è assediato simbolicamente per qualche minuto per poi ritornare al punto di partenza sempre in corteo non autorizzato tenendo a debita distanza i "soliti noti" infiltrati della questura...
Infine a seguito di un tentativo riuscito di ingresso nel porto con l'obiettivo di avvicinarsi quanto più possibile alle 2 navi rimaste cariche di tunisini, è seguito qualche minuto di tafferuglio con le truppe di occupazione blu stanziate nel porto.
Una grande giornata di lotta "al di fuori degli schemi", per ribadire che la Palermo genuina non tollera che venga fatto uso del porto cittadino come prigione o punto d'approdo per galere illegali, che le politiche razziste e moderno fasciste di questo governo non troveranno pace bensì una reale opposizione.
I tunisini che a seguito delle vicende dei mesi scorsi sono fuggiti dal loro paese hanno diritto a seguire le regolari procedure di richiedenti asilo in Italia o a ricongiungersi ai familiari in paesi terzi.
E' chiaro che il governo di transizione tunisino agisce come logico prosecutore del precedente governo retto da Ben Ali che le masse hanno cacciato sicuramente non per far si che quello attuale continui a mercanteggiare con i governi imperialisti quali il nostro sulle spalle del popolo tunisino!
La lotta dei popoli arabi continua ancora anche dopo la cacciata dei rais, ma per approfondire questo attendiamo con interesse il meeting sulle rivolte arabe che si terrà il prossimo 15 Dicembre a Parigi,ampiamente propagandato su questo blog, dove prenderanno la parola compagni rivoluzionari marocchini e tunisini
pc 27 settembre - continua la lotta alla raffineria eni di marghera
Oggi è continuata la lotta dei lavoratori della Raffineria Eni di Marghera,
il blocco delle merci è iniziato nuovamente alle ore 5 e sta ancora
proseguendo. In mattinata i lavoratori si sono recati a protestare con
slogan e urla sotto la palazzina della Direzione di stabilimento, dove
successivamente i delegati Rsu hanno parlato con il Direttore, che non ha
detto nulla di serio a sostegno della infame scelta di Eni. La lotta
continua. Il sindaco di Venezia si è pure espresso contro la scelta di Eni.
I padroni negli ultimi anni stanno speculando e utilizzando gli
amortizzatori sociali anche dove una crisi vera non c'è, questa volta non
passa.
slai cobas per il sindacato di classe marghera
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pc 27 settembre - Immigrati sequestrati a Palermo, anche un'inchiesta della procura
La procura apre un'inchiesta
sulla gestione dei tunisini
Dopo l'esposto presentato da esponenti della società civile, i magistrati hanno avviato un'indagine. "Chiediamo di verificare il rispetto delle procedure disposte per attuare i rimpatri e delle disposizioni comunitarie e nazionali in materia di allontanamento forzato degli stranieri irregolari"
FOTO La denuncia: tunisini con i polsi legati
"Per quanto ci risulta non sono stati emessi provvedimenti formali che autorizzino il trattenimento dei migranti sulle navi - ha detto Fulvio Vassallo Paleologo, docente di diritto d'asilo alla facoltà di giurisprudenza a Palermo - Nei fatti viene loro negato il diritto di difesa e la libertà di comunicazione con l'esterno, come invece avviene nei Cie. Lo dimostra il fatto che siano stati sequestrati loro i telefoni cellulari. Chiediamo alla magistratura di verificare il rispetto delle procedure disposte per attuare i rimpatri e delle disposizioni comunitarie e nazionali in materia di allontanamento forzato degli stranieri irregolari". Al momento, l'inchiesta della procura è a carico di ignoti.
L'esposto è stato consegnato al procuratore aggiunto Leonardo Agueci dall'avvocato Gaetano Pasqualino e dal gruppo di cittadini, che lo hanno firmato. A sottoscriverlo sono stati Fulvio Vassallo Paleologo, Pietro Milazzo e Zaher Darwish responsabili regionale e provinciale immigrazione della Cgil, Anna Bucca presidente dell'Arci Sicilia, Tullio Prestileo, medico che si occupa di immigrazione all'ospedale Civico di Palermo, Judith Gleitze e Franco Juckert dell'associazione Bordeline Sicilia.
(27 settembre 2011)
pc 27 settembre - Alemanno contro gli operai Fiat
Il sindaco di Roma Alemanno, con un’iniziativa di stampo fascista, getta benzina sul fuoco della rabbia degli operai di Termini Imerese che sono a Roma oggi, giorno dell’incontro tra il ministero e i sindacati i padroni, per protestare in particolare contro l’inettitudine del governo che a pochi mesi della chiusura della fabbrica e l’abbandono definitivo dello stabilimento da parte della Fiat non è ancora riuscito a dare garanzie sul futuro di questi operai.
Il sindaco infatti vorrebbe FERMARE IL CORTEO DEGLI OPERAI, perché bloccano il traffico!
La protesta di oggi è assolutamente giusta e deve pretendere risposte a tutti i livelli e in ogni caso serve a prepararsi a manifestazioni ancora più incisive per i giorni che verranno.
'Stop manifestazione Fiat a Roma'
Alemanno telefona a Questore e Prefetto
27 settembre, 11:12 - Ansa
"Ho telefonato a Questore e Prefetto chiedendo una reazione immediata per bloccare la manifestazione che ha già mandato in tilt il traffico nel centro di Roma". E' quanto dichiara il sindaco, Gianni Alemanno, a proposito della protesta degli operai fiat di Termini Imerese a Roma.
"Pur comprendendo le ragioni dei lavoratori della Fiat di Termini Imerese -prosegue Alemanno- non si può tollerare che una parte nevralgica della città come il centro venga completamente paralizzata causando danni e forti disagi ad altri lavoratori". Il Campidoglio ha sollecitato più volte a tal proposito un protocollo per regolamentare i cortei nella capitale. Il Comune di Roma sta inoltre preparando un'ordinanza per escludere piazze di pregio del centro storico dagli itinerari di manifestazioni e cortei.
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Fiat. Le tute blu di Termini Imerese a Roma, vogliamo risposte. Fiom, mobilitazione generale
«Noi pensiamo che bisogna arrivare ad un momento generale di mobilitazione e per questo la proporremo nell'assemblea nazionale dei delegati Fiom l'8 ottobre a Melfi». Lo ha annunciato Maurizio Landini, segretario nazionale della Fiom Cgil durante il presidio dei lavoratori di Termini Imerese in Piazza Montecitorio. «Ci auguriamo -ha continuato- che questa possa avvenire con il coinvolgimento di tutte le altre organizzazioni che dovrebbero capire come gli accordi stipulati finora non hanno prodotto grandi risultati. Anzi, siamo in presenza del fatto che non ci sono investimenti e non si capisce cosa
Da questa mattina il centro della Capitale è stato invaso dalle tute blu di Termini Imerese, tanti lavoratori, circa
Dalla Fiat si dovrebbe passare a Di Risio per la produzione della DR 3, ma ancora troppe sono le incognite su questo piano, che per ora sembra prevedere l’assorbimento di circa 1300 operai.
Al Governo Landini chiede di assumere un ruolo di garante: «Quello che
A. V.
27-9-11
http://www.dirittidistorti.it/articoli/12-lavoro/786-fiat-le-tute-blu-di-termini-imerese-a-roma-vogliamo-risposte-fiom-mobilitazione-generale.html
pc 27 settembre - gli operai fiat imerese bloccano il traffico a roma - Alemanno incita alla repressione
hanno manifestato questa mattina in piazza Santi Apostoli, per poi spostarsi davanti a Montecitorio, insieme al sindaco della città siciliana, e, alle 14 al ministero dello Sviluppo economico.
Traffico in tilt al centro di Roma a causa della manifestazione che vede in Piazza Santi Apostoli alcune centinaia di operai della Fiat di Termini Imerese, giunti a Roma dalla Sicilia con un treno speciale. La Piazza e le strade limitrofe sono state chiuse al traffico e i bus deviati. Verso le 14 i manifestanti si sposteranno in corteo verso il ministero dello Sviluppo economico, a Via Molise. Dopo circa un'ora, gli operai hanno lasciato piazza Santi Apostoli per spostarsi in piazza Montecitorio. .
"Vogliamo tornare a casa con qualcosa in mano - spiega il segretario provinciale della Cgil di Termini Imerese, Roberto Mastrosimone - la Fiat non deve andare via fino a che non ci saranno risposte e proposte valide per i 2.200 lavoratori tra Fiat e indotto". Presente anche il sindaco della cittadina siciliana Toto Burrafato: "Siamo arrivati qui a bordo di un treno carico di speranze e vogliamo tornare a casa con delle risposte per i nostri cittadini e lavoratori. Chiediamo di sapere se il percorso del ministero garantirà i lavoratori, con quali modi e in quali tempi".
Ma un altro sindaco, quello di Roma, non ci sta: "Ho telefonato a questore e prefetto chiedendo una reazione immediata per bloccare la manifestazione che ha già mandato in tilt il traffico nel centro di Roma". È quanto dichiara Gianni Alemanno. "Pur comprendendo le ragioni dei lavoratori della Fiat di Termini Imerese, non si può tollerare che una parte nevralgica della città come il centro venga completamente paralizzata causando danni e forti disagi ad altri lavoratori", conclude Alemanno.
Immediate le reazioni alla dichiarazione del sindaco: "Scellerata presa di posizione di Alemanno che al posto di intervenire sul Governo per risolvere le vertenze continua a prendersela con i lavoratori". Così il segretario della Cgil di Roma e del Lazio Claudio Di Berardino commenta la richiesta a prefetto e questore di bloccare la manifestazione dei lavoratori della Fiat di Termini Imerese nella Capitale. Di Berardino commenta anche l'ordinanza per escludere piazze di pregio del centro storico dagli itinerari di manifestazioni e cortei e aggiunge: "Vista la drammaticità della crisi è meglio che Alemanno si fermi ed eviti ogni ordinanza che non è la strada per risolvere i problemi della città, che va governata in altro modo".
Condanna anche dalla Uil: "Se una manifestazione è autorizzata non c'è sindaco che possa chiederne la sospensione, altrimenti si crea un problema di libertà democratica. Se non è autorizzata sono le forze dell'ordine che devono intervenire". Così il segretario generale della Uil del Lazio, Luigi Scardaone.
"Il Sindaco Alemanno definisce intollerabile il disagio per il traffico causato dalla manifestazione dei lavoratori, mentre di intollerabile ci sono solo le sue affermazioni che di fronte al disagio sociale di tanti lavoratori e alle prese in giro del governo nazionale parlano di ordine pubblico e di traffico in tilt. Alemanno e il governo dei suoi amici di partito sono assolutamente sordi al malessere che ogni giorno attraversa le strade delle nostre città. Ai lavoratori Fiat va il nostro sostegno e la nostra solidarietà". Così in una nota Giancarlo Torricelli, Segretario Sel Area Metropolitana di Roma.
E anche l'Ugl, sindacato vicino al Pdl, critica Alemanno: "Il sindaco dimostra scarsa sensibilità sociale mettendo un'intera città e gli uomini delle forze di polizia contro operai che stanno perdendo il posto di lavoro. Si faccia almeno promotore presso il governo della loro legittima causa". Lo afferma Giovanni Centrella, segretario generale dell'Ugl, che aggiunge: "Benché sia comprensibile il disagio dei cittadini di Roma, città che accoglie ogni giorno proteste e manifestazioni, il sindaco in questo modo non fa un ottimo servizio né alla capitale né al Paese spegnendo una protesta, tra l'altro prevedibile visto l'appuntamento odierno presso il ministero dello Sviluppo economico, senza riconoscere pubblicamente che quella che sta manifestando è l'Italia vera, quella che soffre, che patisce i riflessi più negativi e oscuri di una crisi non solo economica".
da repubblica
pc 27 settembre - ATESIA roma BASTA PRECARIETA’ NO ALLA REPRESSIONE DELLE LOTTE
Tale processo si situa pienamente nella campagna contro chi lotta che sempre più pesantemente colpisce lavoratrici e lavoratori. Il tutto durante una crisi che rende sempre più evidenti le contraddizioni del mondo del lavoro. La politica perseguita da governo, opposizione, confindustria e sindacati confederali sta facendo pagare la crisi a lavoratrici e lavoratori e non sono ammesse alternative che partono dalle condizioni materiali di chi lavora e soprattutto che non delegano a partiti e sindacati.
L’accusa formale al processo in corso a Roma è di “Violenza Privata” e “Manifestazione non Autorizzata”. Violenza che si sarebbe espressa ad esempio perché sono stati gridati slogan contro la precarietà.
Nel corso del processo anche esponenti delle forze dell'ordine hanno riconosciuto che si è trattato di un normale sciopero senza alcun momento di tensione, figuriamoci violenza...
La normale conclusione di questo processo, è solo una:
Tutte/I assolte/i
Per questo riteniamo importante una forte presenza delle lavoratrici e dei lavoratori al processo, così come già accaduto in occasione delle precedenti udienze.
Appuntamento per una presenza di massa il 03 Ottobre 2011 a partire dalle ore 11:30 nell’aula 17 piano 1° edificio B del tribunale penale di Roma (Piazzale Clodio) dove si svolgerà il processo.
Collettivo PrecariAtesia
Assemblea Coordinata e Continuativa Contro la Precarietà
e-mail:tappabuchi@claronet.it
lunedì 26 settembre 2011
pc 26 settembre - il ritorno dei maoisti in Cina repressi dalla polizia del regime socialfascista di Pechino
Un grupo de maoístas, que conmemoraba el 35 aniversario de la muerte de Mao Tse-tung en la septentrional ciudad china de Taiyuan, fue disuelto violentamente por la policía.
Las autoridades chinas reprimen violentamente a los seguidores de Mao que conservan la visión idílica de una sociedad más justa.
Los hechos se produjeron el 9 de septiembre cuando se reunieron varias docenas maoístas en Taiyuan, que corearon consignas revolucionarias y pronunciaron discursos inflamatorios basadas en el libro rojo de Mao. Al final de la manifestación, la policía intentó arrestar al líder del movimiento. Otros manifestantes se congregaron para protegerlo, gritando "¡Viva el Presidente Mao!" Nueve personas fueron arrestadas, pero el organizador logró escapar. La mayoría de los participantes eran miembros activos de la página Web "Utopía", el mayor Foro izquierdista en la Web China.
Para esta nueva generación de maoístas el Partido Comunista Chino ha traicionado sus raíces y las de su líder para sucumbir al capitalismo mundial. Como resultado las empresas extranjeras han sido autorizadas a ejecutar estragos en China, explotando a trabajadores mal pagados del país y causando estragos en el medio ambiente.
En la China de hoy, donde las disparidades entre ricos y pobres están creciendo rápidamente, los maoístas están atrayendo un apoyo creciente entre los pobres y la clase trabajadora, que han sido afectados por el desempleo y la inflación. Su creciente popularidad, sin embargo, también ha dibujado la ira de las autoridades fascistas chinas
Hoy, las personas utilizan teorías y enseñanzas de Mao para expresar su descontento contra el Gobierno. Eso es lo que irrita a las autoridades que reprimen dicho movimiento. Los grupos maoístas poco a poco van intensificando la actividad y consiguiendo más apoyo, pese a la dura represión de las autoridades fascistas chinas.
Han creado un grupo político virtual llamado: "El Partido de la Revolución China". Y el año pasado un denominado Partido Comunista Maoísta de China hizo pública una Declaración:
da odiodeclase
pc 26 settembre - manifestazione e scontri al porto di palermo in solidarietà con gli immigrati
Un centinaio di persone ha manifestato nel pomeriggio davanti al porto di
Palermo urlando "no ai Cie galleggianti e libertà di movimento", contestando
la scelta di "rinchiudere" nelle navi i migranti giunti con mezzi aerei da
Lampedusa tra giovedì e venerdì. La manifestazione è stata organizzata da
Forum sociale antirazzista, Sel, Rifondazione comunista, Slai-Cobas per il
sindacato di classe, Usb, centro sociale Anomalia. I manifestanti hanno
distribuito volantini nella parte laterale dell'ingresso del porto,
regolarmente accessibile.
I manifestanti si sono poi trasferiti nella zona dei cantieri navali dove
per ragioni di sicurezza sono state spostate le navi. Il traffico è stato
bloccato davanti ai cancelli della Fincantieri. Alcuni manifestanti hanno
impedito la circolazione gettando per strada delle transenne. I vigilantes,
di servizio ai cancelli della Fincantieri, non hanno fatto entrare un mezzo
dei vigili del fuoco che trasportava un carro luce destinato a illuminare la
zona della diga foranea dove si trovano le due navi.
(25 settembre 2011) © Riproduzione riservata
pc 26 settembre - blocchi emerci e strade a marghera
operai della raffineria eni,camion e cisterne in coda per chilometri
gli operai sono in lotta contro la riduzione dell'occupazione
da slai cobas per il sindacato di classe eni-raffineria
domenica 25 settembre 2011
pc 25 novembre - 19° anniversario del discorso dalla gabbia del presidente Gonzalo
Il 25 settembre 1992, dalla oscena gabbia in cui l'aveva rinchiuso il regime corrotto, genocida e antipopolare di Fujimori sostenuto dall'imperialismo e dalla Cia, il Presidente Gonzalo, capo della rivoluzione peruviana, teneva il suo discorso, in cui, tra l'altro, affermava netto e chiaro:
“Noi siamo qui come figli del popolo e stiamo combattendo da queste trincee che sono anche trincee di lotta, di combattimento, e lo facciamo come comunisti perchè noi difendiamo qui gli interessi del popolo, i principi del partito, la guerra popolare. Questo è quello che facciamo, lo stiamo facendo e continueremo a fare... il cammino è lungo e lo continueremo, trionferemo... .... Di cosa abbiamo bisogno? Necessitiamo che il maoismo sia incarnato e lo si sta facendo e che si vadano generando Partiti Comunisti, capaci di condurre e infine dirigere questa nuova grande ondata della rivoluzione proletaria mondiale che si annuncia...”.
A 19 anni di distanza il Presidente Gonzalo, la Guerra Popolare in Perù soffre ancora di una inflexion (flessione) ma le parole del Presidente restano il punto di riferimento di come avanzare in Perù e di grande importanza nel mondo.
Il nostro Partito alla difesa di questo discorso e del Presidente Gonzalo, al sostegno al Pcp e della guerra popolare non ha mai rinunciato, anzi in questi anni è stata l'unica forza nel MRI, nel MCI e nel nostro paese ad attenersi coerentemente e a portarli avanti.
Il PCP e il suo Comitato Centrale si sono mantenuti fermi e si mantengono fermi anche oggi
“nel respingere e condannare tutte le montature della Linea Opportunista di Destra (LOD), nello sviluppare la guerra popolare, applicando il Pensiero Gonzalo e con la guerra popolare portare avanti il raggruppamento e il lavoro di massa nelle campagne e nelle città”.
Oggi il PCP nel combattere il nemico principale l'opportunismo di destra su scala nazionale e internazionale, segnala anche che vi è un piano sistematico dell'imperialismo e della reazione mondiale portato avanti con l'aiuto di ogni tipo di revisionisti e principalmente del nuovo revisionismo che si presenta come 'maoista', con individui, frazioni o gruppi che oggi si sforzano di creare scissioni e confusioni nelle file del Partito con una Linea Opportunista di 'Sinistra' (LOI) che ha lo stesso scopo e obiettivi della LOD.
Noi condividiamo con il PCP e il suo CC, l'appello all'unità nel MRI e nel MCI sulla base del bilancio dell'applicazione del maoismo e la costruzione dei partiti comunisti che lo incarnino in ciascun paese, e condividiamo l'individuazione nella 'nuova sintesi' di Avakian PCRUSA e nel revisionismo della direzione del PCNUm Nepal, le posizioni da cui delimitarsi in questo bilancio e costruzione.
Allo stesso tempo, noi non pensiamo che l'applicazione del maoismo debba avvenire in forma dogmatica e stereotipata, perchè questo origina effettivi partiti 'menbrete' incapaci di applicare alla realtà concreta il mlm con le necessarie innovazioni che i cambiamenti dell'imperialismo e le differenze nei singoli paesi domandano. Questa linea è fallita già nel nostro movimento e ha provocato danni e deviazioni, crea feudi e non partiti.
Così come è assolutamente necessario che il bilancio del MRI e il suo rilancio come nuova organizzazione internazionale domanda il contributo di tutte le esperienze della guerra popolare e della rivoluzione, in Perù come in Nepal, come in India, Filippine; dei tentativi di sviluppo della guerra popolare Turchia, in altri paesi Turchia, Sud Asia,ecc; della costituzione dei Partiti Comunisti maoisti nei paesi imperialisti, Partiti che esistono in realtà anche se nella loro fase iniziale. Ignorarli è liquidazionismo, della stessa natura di quello perseguito da Avakian e Prachanda. Nessuno addebiti al Presidente Gonzalo simili semplificazioni.
Il Presidente Gonzalo, maestro di dialettica, ha, ad esempio, analizzato in maniera corretta e indicativa l'esperienza della lotta armata nei paesi europei negli anni '70, differenziandosi da ogni liquidazionismo, pur mettendo in luce che solo i Partiti Comunisti guidati dal mlm possono correttamente sviluppare questo tipo di lotta nei paesi imperialisti, nel contesto della strategia universale della gp applicata alla realtà di questi paesi, gp che non può non avere come culmine e obiettivo finale l'insurrezione popolare per la conquista del potere politico.
Giustamente il CC del PCP denuncia oggi la LOI, che altro non è che una forma di “revisionismo armato”, infiltrato nel movimento comunista; così come evidentemente è di questa natura il militarismo di alcune posizioni presenti nel movimento comunista nei paesi imperialisti: la lotta armata senza partito, il partito senza politica rivoluzionaria, militaristi senza masse che lasciano il proletariato sotto il dominio dell'economicismo e del revisionismo.
E' proprio la strada opposta quella perseguita dai proletari comunisti che costituiscono il PCm - Italia. Strada e percorso necessario avviato in altri paesi imperialisti, come Francia, Canada, ecc.
In riferimento al MRI. Esso nasce sulla Dichiarazione del 1984, avanza con l'affermazione della Dichiarazione 'Viva il mlm' e culmina con la dichiarazione 'Per un secolo di guerre popolari'.
Poi vi è stata crisi, stagnazione e tentativo di liquidazione, principalmente da parte del CORIM guidato dal PcrUsa. Lungo la stessa strada, quella della liquidazione, è andata l'affermazione del revisionismo nella direzione del PCNM-Nepal.
Dopo questo non vi è stata alcuna nuova dichiarazione. Quello che vi è stato è l'azione del Partito Comunista maoista- Italia, Naxalbari -India e di altri partiti e organizzazioni presenti nel nostro movimento per opporsi a questa liquidazione e costruire nella pratica una Riunione come tappa verso una Conferenza Internazionale.
Questo è stato un punto alto dell'attività rivoluzionaria in seno al nostro movimento da parte di partiti e organizzazioni, che non si limitano a domandare bilanci o chiedere Riunioni che altri devono organizzare. Nello stesso tempo abbiamo cercato di rendere utile a tutto il MCI questo sforzo associando partiti e organizzazioni dentro e fuori del MRI perchè tornino a far sentire forte e chiara la posizione del maoismo e l'azione dei maoisti nella tormenta attuale della situazione mondiale.
E' questo il senso del messaggio del 1° Maggio che non è una nuova dichiarazione ma un atto politico nella congiuntura attuale necessario a questo piano.
Non ci sono altre dichiarazioni nel movimento comunista marxista-leninista-maoista
Il Messaggio del 1 maggio Q rende nuovamente attivo in forma congiunta il movimento comunista mlm. tanto da avere la firma del Partito Comunista dell'India maoista, tanto da far arrivare il messaggio del maoismo e della guerra popolare nel cuore del mondo arabo con la firma del Movimento comunista maoista di Tunisia; tanto da offrire una sostegno ai maoisti in Nepal di mantenere la rotta del maoismo anche in questa fase di difficile dominio nel PCNUM del revisionismo Prachanda-Battarai.
Chi può dirsi maoista ed essere così cieco davanti a tutto questo?
Chi non ha firmato questo messaggio non è “più maoista” ma semplicemente non comprende cosa significa pplicare il maoismo nella realtà concreta della battaglia in seno al MRI nel contesto dell'attuale situazione internazionale. Il PCP del Presidente Gonzalo è entrato nella fondazione del MRI nel 1984, pur considerando che la Dichiarazione del 1984 non è quella che il partito richiede, e nel MRI si batte per l'affermazione del maoismo.
Il PCP-CC è chiamato a perseguire la stessa strada nel contesto attuale oggi.
Il nostro Partito riconosce la validità generale della posizione contenuta nella LINEA INTERNAZIONALE del PCP e quindi ritiene che su questa strada la marcia comune debba proseguire ed avanzare. E' positivo che l'MPP applichi le direttive del Partito nel cercare di lavorare con i partiti di Nepal e India, nel sostegno alla guerra popolare in India, nel sostegno ai maoisti nepalesi nella lotta contro il revisionismo Prachanda-Battarai .
Nel ricordare quindi il discorso del Presidente Gonzalo rilanciamo con forza il sostegno alla guerra popolare in Perù, al PCP/CC,per la difesa della vita del Presidente Gonzalo e la richiesta di una presentazione pubblica e dal vivo che permetta al Presidente Gonzalo di pronunciarsi.
Partito Comunista maoista-Italia
25 settembre 2011

dichiarazione in spagnolo del Movimento Popular Perù
¡VIVA EL XIX ANIVERSARIO DEL MAGISTRAL DISCURSO DEL PRESIDENTE GONZALO, QUE RESPLANDECE VICTORIOSO Y PUJANTE ANTE EL MUNDO COMO ARMA DE COMBATE!
¡ENARBOLAR, DEFENDER Y APLICAR EL PENSAMIENTO GONZALO!
“Nosotros estamos aquí como hijos del pueblo y estamos combatiendo en estas trincheras, que son también trincheras de combate y lo hacemos porque ¡somos comunistas!, Porque nosotros defendemos aquí los intereses del pueblo, los principios del Partido, la Guerra Popular, ¡Eso es lo que hacemos, lo estamos haciendo y seguiremos haciendo!”
“Nosotros estamos aquí en estas circunstancias; unos piensan que es una gran derrota, ¡sueñan!, les decimos sigan soñando. Es simplemente un recodo, nada más, ¡un recodo en el camino!. El camino es largo y con ese llegaremos, y, ¡triunfaremos! ¡Ustedes lo verán! ¡Ustedes lo verán!
Finalmente ahora escuchemos esto, como vemos en el mundo, el maoísmo marcha inconteniblemente a comandar la nueva ola de la revolución proletaria mundial ¡entiéndase bien y compréndase! los que tienen oídos, úsenlos, los que tienen entendimiento y todos los tenemos manéjenlos ¡basta de necedades basta de oscuridades! ¡Entendamos eso! ¿Qué se desenvuelve en el mundo? ¿Qué necesitamos? necesitamos que el maoísmo sea encarnado y lo está haciendo y que pase generando Partidos Comunistas, a manejar, a dirigir, esa nueva gran ola de la revolución proletaria mundial que se nos viene.”
“Todo lo que nos dijeron, la cháchara vacía y necia de la famosa "nueva etapa de paz" ¿en qué ha quedado? ¿Qué de Yugoslavia? ¿Qué de otros lugares? Todo se politizó; eso es mentira. Hoy día la realidad es una, los mismos contendientes de la I y II Guerra Mundiales, están generando, están preparando la III nueva guerra mundial. Eso debemos saber y nosotros como hijos de un país oprimido somos parte del botín ¡No lo podemos consentir! ¡Basta ya de explotación imperialista! ¡Debemos acabar con ellos! Somos del tercer mundo y el tercer mundo es base de la revolución proletaria mundial, con una condición, que los Partidos Comunistas enarbolen y dirijan. ¡Es lo que hay que hacer!”
El Discurso del Presidente Gonzalo, 1992
El Movimiento Popular Perú se reafirma una vez más en el magistral Discurso de nuestra Jefatura el Presidente Gonzalo de septiembre de 1992, con el cual el Presidente transformó el espectáculo de la reacción en un gran triunfo para el Partido y la revolución, dirigiéndose a todos los militantes del Partido, todos los combatientes y a todo el pueblo peruano y firmemente trazando las líneas y estableciendo la actitud y la posición que corresponde a los comunistas frente a la situación de su detención y en cuanto a la revolución peruana. Allí sintetizó lo central de los planes establecidos por el III Pleno del Comité Central, pleno histórico y trascendental, y llamó al Partido a continuar y desarrollar la guerra popular como guerra popular de liberación contra el imperialismo, principalmente yanqui.
El Comité Central asumió y sigue asumiendo firmemente esta llamamiento y todo lo establecido por la Jefatura en su Discurso, y así se mantiene firme en rechazar y condenar todas las patrañas de la línea oportunista de derecha, en desarrollar la guerra popular aplicando el pensamiento gonzalo y así en medio de guerra popular llevar a cabo el reagrupamiento y el trabajo de masas en campo y ciudad. Es con esta línea roja de nuestra Jefatura, y forjado a su imagen y semejanza, que el Partido sabe enfrentar cualquier situación difícil o cualquier golpe del enemigo; como comunistas no nos dejamos sorprender ni desesperar nunca frente a reveses o dificultades en el camino de la revolución, y nos reafirmamos en las palabras del Presidente: “Es simplemente un recodo, nada más, ¡un recodo en el camino!. El camino es largo y con ese llegaremos, y, ¡triunfaremos! ¡Ustedes lo verán! ¡Ustedes lo verán!”.
Es solo aferrándose a y aplicando el maoísmo que los comunistas podemos superar los problemas y triunfar – no como algunos quieren, revisándolo, haciendo “nuevas síntesis” sustentado con supuestas “nuevas condiciones”. Y con nuestra ideología el marxismo-leninismo-maoísmo, principalmente el maoísmo y su aplicación a las condiciones especificas de cada revolución, en nuestro caso el pensamiento gonzalo que para nosotros es principal, estamos suficientemente armados para enfrentar cualquier plan contrarrevolucionario y cualquier intento de cambiar la línea del Partido. El Presidente Mao Tse-tung estableció sobre el equilibrio estratégico que es la etapa de la guerra en la cual “los elementos vacilantes abogarán a voz en cuello por el compromiso, y el estado de ánimo pesimista alcanzará serias proporciones. Nuestras tareas entonces consistirán en movilizar a las masas populares de todo el país para que se unan como un solo hombre y perseveren con inquebrantable firmeza en la guerra; ampliar y consolidar el frente único; barrer todo pesimismo y toda idea de compromiso; promover el espíritu de tenacidad en la lucha” (Mao Tse-tung, Sobre la guerra prolongada). Y ésta es la política que tenemos que aplicar: somos maoístas, y como tales sabemos que el revisionismo es el peligro principal. Hoy, todos los hechos lo confirma, en Perú y a nivel mundial; el negro sueño del imperialismo y la reacción es precisamente derrotar la revolución con “acuerdos de paz”, con “amnistía” y cretinismo parlamentario. Sueñan con aniquilar el “peligro maoísta” difundiendo ilusiones demo-burgueses y patrañas negras de “totalitarismo” o “autoritarismo” entre los pueblos del mundo. Por eso, hoy es decisivo e indispensable entender que eso es un plan sistemático del imperialismo y la reacción mundial, llevado a cabo con la ayuda de todo tipo de revisionistas, principalmente el nuevo revisionismo que se presenta como “maoístas”, y que todos los individuos, las llamadas “fracciones” o grupillos que hoy se esfuerzan para generar escisión y confusión en nuestras filas, objetivamente son partes de este plan. En Perú tenemos la LOD y la nueva LOI, amamantadas por la reacción para este fin, y a nivel internacional tenemos la “nueva síntesis”, el “camino de Prachanda” en Nepal y otros que repican las patrañas de la reacción (que “el PCP está dividido”, que “la guerra popular ha sido derrotado” etc.) para servir al mismo plan. Es un plan que apunta a negar lo fundamental del maoísmo que es el Poder, y a formar partidos y movimientos revisionistas, armados o no, que difunden el cretinismo parlamentario y los ‘acuerdos de paz’ para desenrrumbar la revolución. Hoy, el Partido Comunista del Perú está combatiendo estas líneas contrarias en medio de la guerra popular, desarrollándola, construyendo el Nuevo Poder y desarrollando el trabajo de masas, poniéndose a la cabeza de sus luchas heroicas.
Ver en el plano internacional como el nuevo revisionismo se aúpa con los planes del imperialismo y la reacción y ver como el problema es que la lucha contra el revisionismo (LOD y LOI) siempre les afecta a algunos, porque su posición converge con la de los oportunistas.
Así fue en el caso de Nepal, como escribe la redacción de la revista Sol Rojo el año 2009:
“Los miembros del CoMRI y algunos partidos del MRI bambolearon, ello demuestra quienes al menor ventarrón bambolean, eso marca sus derroteros quienes tiran para la derecha. Estos no condenaron el plan del imperialismo, más bien han repicado todas las patrañas de la CIA. Esta convergencia sirve al plan de la reacción. Por eso cuando surgió lo del "acuerdo de paz" en Nepal no se pronunciaron públicamente contra este plan del imperialismo y la capitulación para impulsar a la izquierda en Nepal, sino que siguieron una lucha entre "sabios", así no sirvieron más a que se imponga el plan del imperialismo y la capitulación. Eso es esperar para acomodarse; eso es actuar como la Iglesia Católica, pasando de caballeros feudales a reyes, a monopolios y ahí quieren estar para medrar. Se opusieron sibilina y tenazmente al planteamiento del Partido de que había necesidad de debate, no dejar que se den “acuerdos de paz”, así se deja avanzar el plan del imperialismo. Que hizo con esta actitud de “crítica mediante cartas secretas”, callar públicamente y dejar avanzar el problema, el mal, el cáncer. La experiencia del Partido muestra al mundo la importancia de luchar contra el revisionismo, la LOD en el Perú, así, en medio de ello el Partido avanza”.
Hoy igualmente quieren rehuir el debate sobre la aplicación del maoísmo y el balance del MRI, especialmente aquellos que fueron miembros del CoMRI, solo quieren hacer borrón y cuenta nueva. ¿Para qué? Para servir a que se repitan los mismos errores y no se avance en que el maoísmo se imponga como único mando y guía de la Revolución Proletaria Mundial, no se avance en la constitución o reconstitución de verdaderos Partidos Comunistas militarizados, que tengan como ideología el maoísmo y apunten a la toma del poder. Por ello algunos vienen formando una serie de organizaciones para evitar rendir cuentas y aportar al avance del movimiento comunista internacional y del movimiento antiimperialista. Algunos dicen ahora que ya tenemos Partidos Comunistas Maoístas, pero lo real es que no basta el nombre, sino que no nieguen el maoísmo, que por el contario lo apliquen a la realidad concreta de cada uno de sus propios países. No como las supuestas elucubraciones de superación del Maoísmo, como la llamada Nueva Síntesis de Avakian, que no es más que renegar del maoísmo y tratar de ajustarse a los parámetros de la intelectualidad burguesa. O el llamado “camino de Prachanda” que ahora ya vemos que no es sino la primera aplicación de la Nueva síntesis de Avakian, y el plan del imperialismo y la reacción de querer crear partidos de membrete maoístas pero que apliquen revisionismo y cuestionen los principios fundamentales del maoísmo y del marxismo en general. Tal como lo hizo, entre las décadas del 60 al 80, con las luchas armadas, fomentadas algunas incluso por el mismo imperialismo promoviendo al revisionismo armado: Las FARC, MRTA etc. para oponerse a que el maoísmo sea la teoría militar que guie la revolución de los pueblos del mundo.
Así fue con la aparición de la LOD, y el nuevo revisionismo querían arrastrar a los pueblos del mundo a que abandonen el camino de la violencia revolucionaria , diciendo que no hay condiciones, y ahora cuando todo les ha reventado en la cara levantan una bandera de supuestos partidos maoístas que desenvolverían guerra popular con el negro plan de vender la revolución como en Nepal, a corto, mediano o largo plazo, lo importante es que tienen el mismo objetivo de no crear el Nuevo Poder, no destruir el putrefacto viejo Estado. Así vemos la aparición de la LOI, que hoy sirve de espejo revelador de los revisionistas, el revisionismo armado e infiltrados en el movimiento comunista, y esto debe ser cogido por todos los camaradas para exigir que nuestros Partidos comunistas desenvuelvan verdadera Guerra Popular. Exigir que aclaren cómo es que crean el nuevo poder, ¿cómo y dónde?. ¿Tienen plan estratégico para todo el país, para evitar que el imperialismo y la reacción divida el país en dos en caso de avanzar? o solo es como la LOI: desenvolver una guerra errática, buscando ser considerado por los países capitalistas e imperialistas como fuerza beligerante, reconocimiento para después ver negociaciones. Posiciones que exponen problemas con la violencia revolucionaria y que dicen “ya no actuamos como Gonzalo”, a nivel mundial dirán como Avakian: “ya no hay que actuar como Lenin, como el Presidente Mao”. “Hay que sujetarnos a los derechos burgueses, para así poder negociar en mejores condiciones y poder desenvolver en nuestros países un capitalismo burocrático”, con el apoyo de países que defienden los “derechos humanos” como Suecia por ejemplo. Nuevos “maoístas” que solo centran en acciones armadas, sin construir. Una cosa es las llamadas zonas liberadas, zonas rojas o como les quieran llamar, sin destruir el viejo estado, sin aniquilamiento, sin sabotajes contra el viejo estado, sin atacar al capitalismo burocrático y otra muy diferente es establecer nueva economía, nueva política y cultura: un nuevo orden.
Así vemos como el revisionismo de hoy busca levantar las banderas del maoísmo, pero solo para terminar en acuerdos de paz. Ver Nepal, Colombia etc. Por ello ser perspicaces y no dejarse sorprender, como dice un dicho popular: “no todo lo que brilla es oro”. Y nosotros tenemos las herramientas necesarias para distinguir y saber a dónde centrar nuestros esfuerzos, distinguir el revisionismo, desenmascararlo y aplastarlo y que esos puntos que descubren a la LOI como revisionista y amamantada por la reacción y el imperialismo, nos sirvan de espejo revelador de los revisionistas, o de posiciones revisionistas y todos los que se ponen a su servicio.
Recordemos que fue el Partido Comunista del Perú y su Jefatura, el Presidente Gonzalo quien impuso en dura lucha en el MRI el maoísmo como tercera nueva y superior etapa del marxismo y como guía de la revolución proletaria mundial, ante la oposición de algunos miembros y algunos de los cuales hoy reniegan del mismo y antes ya lo habían hecho emitiendo una nueva declaración para negar el maoísmo, obviamente sin la firma del Partido Comunista del Perú.
Y desde la fundación del MRI nuestra Jefatura ha insistido en los problemas centrales que no fueron resueltos por el CoMRI y que aun hoy son arrastrados por algunos Partidos y organizaciones y fomentados adrede por el revisionismo, el imperialismo y la reacción:
“Nuestra posición sobre la incorporación del PCP al MRI está condensada en una carta escrita al Comité del Movimiento Revolucionario Internacionalista, de octubre del 86: "Dos cuestiones quisiéramos reiterar acerca de este punto. Primeramente, desde el inicio de nuestras vinculaciones el punto de partida de nuestras divergencias fue el sustancial y decisivo problema del marxismo-leninismo-maoísmo como única, verdadera y nueva etapa del desarrollo de la ideología del proletariado, de vigencia universal y principalmente del maoísmo como clave de la cuestión; y, en consecuencia, nuestra disconformidad con la nominación de marxismo-leninismo-pensamiento Mao Tsetung. Sin embargo, hemos pensado y pensamos que resolver éste, para nosotros indispensable punto de partida, es complejo, demanda tiempo y, especialmente desarrollar la revolución".
"Hoy día, la Declaración ha sido tachada por unos de oportunista, por otros que no sirve para resolver los problemas candentes que la revolución exige y que por tanto se debe marchar a una nueva declaración. El PCP considera que el MRI enfrenta problemas en diferentes planos: en lo ideológico avanzar en la comprensión del marxismo-leninismo-maoísmo, este avance es principal y de él depende incluso desarrollar políticamente; en lo político avanzar en definir las contradicciones fundamentales y la principal en el mundo, la cuestión de la tercera guerra mundial y que la revolución es la tendencia principal y de darse guerra imperialista transformarla en guerra popular; en cuanto construcción qué lineamientos hemos de seguir para llegar a conformar la Internacional que necesitamos que debe ser continuación del glorioso Movimiento Comunista Internacional; en cuanto a trabajo de masas partimos de nuestras divisas "las masas hacen la historia" y "la rebelión se justifica" y "el montón colosal de basura" y que el trabajo de masas es para iniciar o desarrollar la guerra popular; en cuanto a dirección, es clave y requiere tiempo para su formación, desarrollo y autoridad reconocidas; y en cuanto a lucha de dos líneas no se la maneja como corresponde. Estos son problemas de desarrollo pero que si no son justa y correctamente manejados pueden devenir en fenómenos de desarticulación y estas posibilidades negativas no pueden menos que preocupar. Consideramos que el Comité del MRI apunta a imponer la denominación "marxismo-leninismo-pensamiento Mao Tsetung", a encuadrarnos dentro de la declaración y a resolver los problemas de dirección del Comité que dan margen a pensar en la existencia de tendencias hegemonistas.” (LÍNEA INTERNACIONAL DEL PARTIDO COMUNISTA DEL PERÚ)
Por todo ello dejamos bien sentado y claro que el MPP en aplicación de las directivas partidarias busca enlazar y trabajar con los Partidos de Nepal e India y hacemos publico que la Guerra Popular avanza en dura brega y persistencia y aprendiendo del Presidente Mao, desenvolvemos una lucha firme y sagaz, planteando de frente, nunca como el revisionismo reptante, a las espaldas y en grupillos, camarillas y contubernios. Así dejamos constancia de que El Partido nunca aplica la política de trabajar “con cercanos y queridos”. Nadie podrá decirnos que aplicamos “si tu no piensas igual, no trabajamos”.
Nosotros nos reafirmamos en el principio del internacionalismo proletario, y en desarrollar nuestra guerra popular sirviendo a la revolución proletaria mundial. Nos reafirmamos en la posición del PCP, de bregar por la unidad del movimiento comunista internacional, y en que esta unidad se conquista con lucha, no con la conciliación. Por eso insistimos en la urgente necesidad, señalada por el Partido, de desarrollar el debate con todos los Partidos y organizaciones y llevar a cabo la reunión ampliada del MRI para hacer el balance de la aplicación del maoísmo. Estamos por compartir nuestra experiencia con los demás Partidos y aprender de ellos – y sabemos que tal debate es precisamente lo que el imperialismo, la reacción y sus lacayos del nuevo revisionismo no quieren.
¡LA GUERRA POPULAR VENCERA INEVITABLEMENTE!
¡VIVA EL PRESIDENTE GONZALO Y SU TODOPODEROSO PENSAMIENTO!
¡VIVA EL MAOÍSMO, ABAJO EL REVISIONISMO!
¡DEFENDER LA VIDA DEL PRESIDENTE GONZALO!
¡COMBATIR Y APLASTAR A LA NUEVA LÍNEA OPORTUNISTA DE “IZQUIERDA”!
¡ABAJO EL PLAN IMPERIALISTA DE ‘ACUERDOS DE PAZ’!
¡EXIGIMOS LA PRESENTACIÓN PÚBLICA EN VIVO Y EN DIRECTO DEL
PRESIDENTE GONZALO Y QUE SE LE PERMITA PRONUNCIARSE!
¡GUERRA POPULAR HASTA EL COMUNISMO!
Movimiento Popular Perú
24 de Septiembre de 2011
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pc 25 settembre - LA MARCIA INDIETRO DI LANDINI
L'assemblea nazionale dei delegati Fiom tenutasi a Cervia ha avviato la nuova stagione della direzione Fiom, simboleggiata molto pesantemente dalla presenza e buona accoglienza a Susanna Camusso, e ratificata dalle dichiarazioni di Maurizio Landini.
Possiamo dire che la linea di opposizione della Fiom di Landini al fascismo padronale e in primis alla Fiat di Marchionne ha ballato una sola stagione?
Tanti operai e tanti delegati credono che la Fiom sia davvero differente non solo nel panorama del sindacalismo padronal-governativo ma anche nel panorama della Cgil della Camusso, la cui segreteria sembra avere l'unico scopo di tornare in gioco ricucendo con Confindustria e Cisl e Uil - scopo possiamo dire ben riuscito con l'accordo del 28 giugno e ratificato dalla simbiosi Camusso/Marcegaglia.
Ma i discorsi di Landini a Cervia appaiono in maniera palese una marcia indietro, proprio sui punti essenziali che sembravano caratterizzare la Fiom: opposizione all'accordo del 28 giugno, opposizione ai piani della Fiat di Marchionne.
Sulla questione dell'opposizione all'accordo del 28 giugno – consolidato dall'art.8 della manovra governativa, checchè ne dica arrampicandosi sugli specchi la Camusso, e ognuno che ha occhi per leggere e testa per pensare trova difficile trovare reali differenze tra l'accordo 28/6 e l'art. 8 - l'“opposizione” ad esso, nelle dichiarazioni di Landini al Manifesto del 25/9, diventa ora solo una sorta di “questione di dialettica”: “...due giudizi diversi, esplicitati nella mia relazione, nell'intervento della Camusso e nel dibattito. La dialettica è molto forte, ma è possibile uscirne positivamente” (?!).
L'opposizione ai piani padronali interni alla filosofia Marchionne, diventa ora:
“... chiediamo alle controparti informazioni preventive sulle eventuali modifiche dell'organizzazione del lavoro, sulle ristrutturazioni, sui progetti, sui trasferimenti, per farla finita con l'unilateralità delle imprese. Se si accetta questo principio... allora noi siamo disponibili ad evitare azioni unilaterali...”. E ancora (a proposito del rapporto con il mondo giovanile e il precariato): “... ci diciamo disponibili ad un maggior utilizzo degli impianti previa contrattazione...”.
Infine, passando alla critica alla linea della Cgil di Camusso che in questi mesi non è affatto migliorata questa diventa “condivisione”: “...la Fiom è un sindacato, le sue posizioni, le sue battaglie sono note e se queste incontrano la condivisione della Cgil credo che ciò faccia bene alla Fiom, alla Cgil, ai lavoratori e ai movimenti”.
In questa linea, l'alleanza con gli studenti, i precari, l'ambientalismo, i movimenti nati sul territorio, non costituisce affatto una controtendenza e/o la dimostrazione che la Fiom di Landini sarebbe con le lotte più radicali contro i piani del governo e del sistema capitalista; dimostra piuttosto quanto siano concilianti e alla fine inoffensivi gli esponenti di questi movimenti.
Il 14 dicembre degli studenti sta sempre lì a ricordare che quando i giochi si fanno duri, la Fiom ufficiale “non balla” con il movimento, anzi si pone decisamente di traverso, facendo anche una denuncia pubblica contro la “violenza” degli studenti. Questa alleanza, quindi, dimostra che quella “riunificazione delle lotte” propugnata dalla Fiom e da parte di esponenti dei movimenti avviene su posizioni arretrate, rispetto al sindacalismo e antagonismo di classe necessari oggi nella lotta contro padroni e governo.
pc 25 settembre - ancora una lettera da lampedusa
Ricevo e pubblico questa lettera da chi Lampedusa la
conosce bene. Lei è di Palermo, si chiama Marta Bellingreri e
sull'isola ha lavorato tutta l'estate con un progetto di Terres des
hommes. Dice che ha visto le fiamme dal primo giorno che ha messo piede
dentro il centro di accoglienza dell'isola. Era il 15 giugno 2011. E il
fuoco era già acceso. Fatto di umiliazioni, vessazioni, violenza,
malaffare, silenzi. Non poteva esserci un finale diverso. Con un
incendio reale e con la guerra in piazza dichiarata dalle forze di
polizia e da alcuni lampedusani. Le braci di quell'incendio però sono
ancora accese. Si trovano nel porto di Palermo sui nuovi Cie
galleggianti dove sono stati trasferiti i tunisini ribelli. Circa 700
ragazzi, guardati a vista da più di 500 agenti delle forze dell'ordine.
Il porto è blindato. E per la città è l'ora di decidere da che parte
stare. Marta Bellingreri la sua scelta l'ha fatta da tempo. Leggete la
sua lettera e forse capirete meglio come si è arrivati a tutto questo.
Lampedusa bruciava già, di Marta Bellingreri
Tornano i riflettori su
Lampedusa prima che a tornare sia Baglioni: come una giornata di
numerosi sbarchi, come per una protesta significativa, come per dei
tunisini in fuga…infine l'incendio. Quello che chi lavorava sull'isola
si aspettava da almeno un mese, esattamente dal 21 agosto, con il
respingimento in mare di 104 tunisini, dei quali solo 7 sono stati
fatti sbarcare. Da allora sono ripresi costantemente sbarchi di
tunisini, trasferimenti nei CIE o rimpatri. Ci si aspettava che
scoppiasse da tempo, le fiamme sono state alimentate lentamente,
l'incendio è il fatto eclatante , ma nella quotidianità l'ingiustizia
silente ha bruciato le persone, le speranze , la libertà.
Il centro
per me bruciava da tempo, da quando ci ho messo piede la prima volta il
15 giugno, il centro per me brucia quando non si capisce perchè stare
un mese in carcere senza aver compiuto reati, il centro brucia quando i
minori che scappano per andarsi a fare un bagno vengono ripescati in
acqua dalla polizia in tenuta antisommossa, pur essendo quei minori
privati della libertà personale e trattenuti illegalmente per un mese;
il centro brucia quando nonostante le denunce fai la fila per il cibo
insieme alla persona che ti ha accoltellato durante il viaggio in mare;
il centro brucia quando un neonato per errore viene lavato con acqua
calda e ustionato; il centro brucia quando perfino i mediatori vengono
strattonati perché "pensavo fossi un tunisino"; bruciavano le ferite
delle punture di zanzare e insetti, bruciavano sulla pelle le
scottature dei tunisini in mare prese durante le ore cocenti del
giorno, che per qualche operatore del centro erano le ore di chi "si fa
a' gita, si pigghia u panino a mattina e arriva la sera e voli
manciari"; il centro brucia e poi puzza di mafia, ma le ceneri di
quest'ingiustizia non volano via come il vento.
Il centro bruciava
sempre, ma adesso c'è la visibilità e la triste scusa per dire che ci
sono dei colpevoli chiamati oggi tunisini. Ma tanti altri posti
dovrebbero allora bruciare.
Le giornate del 20 e del 21 settembre sono
state ovviamente un disastro, ma un disatro aspettato, nel centro che
ora dicono che non c'è. Almeno in parte carbonizzato, la parte
funzionante non danneggiata ha ospitato ancora uomini e donne tunisini
, ma forse da questa sera non ce ne saranno più. Adesso il centro
galleggia, è una nave CIE già sperimentata come idea nei mesi passati,
ma le fiamme non si spengono.
Quando è scoppiato l'incendio, hanno
portato via subito i disabili, tra cui quel paraplegico del 21 agosto
appunto ancora trattenuto nel centro dove si dovrebbe sostare 48 ore;
un altro sulla sedie a rotelle e due con le stampelle, mentre chi aveva
le proprie gambe e il proprio sacco in mano scappava, superando il fumo
nero che avanzava. I minori e famiglie con bambini erano già da una
settimana nell'altro centro e in appartamenti a Cala Creta.
L'aver
insistito costantemente per il trasferimento di famiglie e minori, se
non dall'isola come auspicato, almeno dal Centro, è una prova di come
la situazione fosse esplosiva e molto prevedibile. Nelle proteste
pacifiche del 29 agosto, 5 e 7 settembre, momenti di tensione si
alternavano a momenti di fruttuosa discussione ed informazione,
racconti di storie che al centro, separati dai cancelli che chiudevano
nel gabbio gli adulti, non si potevano sempre fare, per chi come me
passava la maggior parte del tempo con minori, anch'essi spesso
esasperati e in fuga. Ma già alcuni dicevano che avrebbero bruciato il
centro. Senza libertà, chiusi in un gabbio da un mese, con notizie di
rimpatri e CIE per 18 mesi, che cos'altro puoi pensare?
Nessun ferito,
tutti intossicati. POi toccava ai lampedusani sfogarsi: picchiare,
girare con le mazze, schiaffeggiare operatori, mediatori e giornalisti
così come tunisini, almeno per loro non c'è il distinguo razziale.
Cittadini dell'isola, frenati solo dal ritorno di quella apparente e
silente calma della Madonna di Porto Salvo, patrona dell'isola, e
dall'assenza di tunisini per strada perché quando non ci sono, allora
neanche i problemi sussistono. Ma i lampedusani restano intossicati
perchè la Madonna di Porto Salvo questa volta non gliela lava la
coscienza, dato che in quel porto non avrà più nessuno da salvare.
Deportazioni, rimpatri di massa, trasferimenti insensati non risolvono
la domanda che la Tunisia e il sud del mondo ci pongono da tempo e dato
che non abbiamo saputo mai rispondere, vengono direttamente a porgerla,
sbarcando.
E' nata indoona: chiama, videochiama e messaggia Gratis
pc 25 settembre - expo e palestina..una corrispondenza da Milano
STATO DI PALESTINA IN ITALIA, TRA MILANO E RAVENNA, SI CONSUMANO E
CONTINUANO LA VIOLAZIONE DEI DIRITTI DEL POPOLO PALESTINESE.
In nome
della “universalità” dell’Expo a Milano si assiste a quella che la
stampa di destra, Gianno Della Frattina del Giornale, definisce la
“doppia gaffe” dell’assessore Boeri. In pratica Boeri ha pensato di
riservare un padiglione al ‘nascente’ Stato di Palestina al prossimo?
Expo 2015, il cui motto è “nutrire il pianeta”, al grido di «Il cibo -
osserva Boeri - unisce quello che la geopolitica divide». Il “bravo”
giornalista embedded, pur riconoscendo che la proposta sia
‘tremendamente politically correct’, fa notare che la richiesta era già
partita ‘prima che l’appuntamento newyorchese accendesse i riflettori
sull’eterna questione mediorientale’. Infatti la Presidente della
Società Expo, Diana Bracco, aveva inviato una lettera all’AD, Giuseppe
Sala, al commissario straordinario, Giuliano Pisapia, e al commissario
generale, Formigoni per sollecitare la presenza palestinese già nelle
giornate tra il 25 e 27 ottobre, «quando 150 Paesi invitati dal Bie
saranno a Milano per conoscere Expo 2015 e valutare come parteciparvi».
Fatto rimarcato nella risposta della Regione a Boeri che ribadisce che
già a gennaio di quest’anno l’Autorità nazionale palestinese «è stata
ufficialmente invitata all’Expo 2015 per il tramite del console
italiano» «Autorità nazionale palestinese e Stato della Città del
Vaticano sono le due entità non membri del Bie ad essere state
invitate». E qui sta, secondo il giornalista, la seconda gaffe.
Autorità nazionale palestinese e non nascente Stato palestinese. In
quanto nascente ancora non è, dice Della Frattina. Dal nostro punto di
vista la proposta di Boeri potrebbe essere una buona cosa se non si
fermasse ad una roboante dichiarazione a cui far seguire dei piccoli
passi concreti. Ne facciamo uno noi: disconoscere il gemellaggio tra
Milano e Tel Aviv, che da Albertini in poi hanno fatto le precedenti
giunte, prendendo così le distanze dal genocida regime sionista.
E
mentre a Milano si fanno queste chiacchere a Ravenna si consuma un
sopruso. Il caso Fadi Karajeh. Ragazzo palestinese di 33 anni, di cui
12 passati a Ravenna, originario della Striscia di Gaza, a cui viene
negata la cittadinanza a causa di una multa per aver superato i
controlli di alcool test 6 anni fa e sul rapporto di un funzionario del
Ministero dell’Interno che dice: “non ha raggiunto un grado
sufficiente di integrazione che si dimostra anche attraverso il
rispetto delle regole di civile convivenza”. A fronte di una multa
pagata e il rinnovo della patente per altri 10anni. Va sottolineato che
questo provvedimento è frutto del Pacchetto Sicurezza del 2009, che
applica in maniera retroattiva i provvedimenti. Infatti nella lettera
di rifiuto della cittadinanza ricevuta da Fadi si legge: “Recenti
disposizioni di legge e, in particolare la legge n.94/2009 mirano a
rendere più efficace e incisiva l’azione di prevenzione della
criminalità e di tutela della sicurezza pubblica, proprio con
riferimento a reati del genere che destano allarme sociale e mettono a
rischio l’incolumità dei cittadini”. Intanto Fadi Karajeh resta in
Italia in quanto “gode” dello stato di rifugiato politico che è in
contraddizione colla negazione della cittadinanza. Il ragazzo
sottolinea che: “Se non fossi ben integrato non farei l’interprete
arabo per il Tribunale – dice Fadi - mi sento ingiustamente privato del
diritto ad avere una cittadinanza. La condizione di incertezza mi
logora. Convivo dal 2002 con una ragazza italiana che non posso sposare
perché non risulta da nessuna anagrafe che sono celibe, se muoio non c’
è un posto in cui rimpatriare il mio cadavere. Il mio babbo è morto e
non sono potuto andare al suo funerale a Gaza, né ho potuto prendere la
piccola eredità che mi ha lasciato”. Si mette in evidenza che in
precedenza gli era stata rifiutata anche l’apolidia perché ha la
nazionalità palestinese in linea di discendenza paterna, anche se l’
Italia non riconosce giuridicamente l’esistenza di uno Stato in
Palestina. Fadi ha scritto al Presidente Napolitano, all’ONU e al
Consiglio d’Europa per protestare ed ha chiesto al Viminale una nuova
valutazione della sua richiesta. Con la consapevolezza, diciamo noi,
che senza cittadinanza si è cittadini di serie B. Nell’appello Fadi
dice: “Ho bisogno della tutela e dell’aiuto che con la Convenzione di
Ginevra gli Stati aderenti intendevano garantire a chi per razza, come
me, è costretto a vivere privato di diritti fondamentali e a
sopravvivere in attesa di una svolta”. Giustamente secondo il ragazzo
palestinese, quello del Ministero dell’Interno è un abuso, “un eccesso
di potere”, vista la sua condizione di rifugiato che integra il secondo
principio che ispira la normativa italiana per la concessione della
cittadinanza, ovvero le ragioni della solidarietà umana.
Questi fatti
mostrano il ruolo complice col regime, assassino, d’Israele del governo
italiano, supportata dalla cosiddetta opposizione. La denuncia e la
lotta contro il nostro imperialismo è la miglior solidarietà col
Palestinese.
pc 25 settembre - IMMIGRATI: RIVOLTA, OVUNQUE!
La rivolta del 2 aprile a ManduriaBasta!! Siamo arrivati alle galere/carceri galleggianti dei tempi degli schiavi, buttati in navi fatiscenti, al largo come appestati, non si sa per quanto; senza un minimo di tutela umanitaria - qui è sicuro che nessuno, neanche le associazioni di volontariato, può metterci piede - una zona fuori da ogni regola, questione da “convenzione di Ginevra” per i diritti umani.
Siamo alle scene da caccia contro gli immigrati che ormai vengono considerati meno degli animali, con le “brave persone del luogo” organizzate con le mazze, le pietre a difesa dei loro affari turistici, delle loro proprietà, con in testa un sindaco di Lampedusa De Rubeis che dovrebbe stare in galera in una società minimamente civile.
Siamo ad uno Stato di polizia che di giorno aiuta la caccia, la persecuzione degli immigrati, la notte fa stare gli immigrati a cielo aperto, sotto ogni temperatura, senza acqua, cibo, senza permettere loro di lavarsi, di cambiarsi.
Insieme agli “ordinari” Cie, C.a.r.a., Cpsa (il cui nome completo: “centri di primo soccorso e accoglienza”, sembra fare dell'amaro e nero spirito ad un funerale), stanno spuntando campi, luoghi di “detenzione” dovunque; i più “fortunati” stanno da mesi, come in Puglia, in alcuni cosiddetti “hotel” o edifici, ad aspettare non si sa che cosa, in condizioni igienico, sanitarie, di vitto indecenti, e soprattutto stressati nel fisico e nella mente a non fare niente...
E questi immigrati non dovrebbero rivoltarsi!?
A Lampedusa, siamo al Manifesto di un sistema incivile, razzista, dello Stato e di pochi “maiali” che però fanno legge, che offende anche parte della popolazione di Lampedusa che non la pensa e non vuole agire affatto così e a volte lo ha dimostrato; siamo ai Cie, da Roma a Bologna, a Torino, ecc., diventati sempre più dei lager in cui succede di tutto, dalla negazione di ogni diritto alla dignità, alla salute, al cibo, all'informazione, agli stupri, botte, repressione
E gli immigrati non dovrebbero rivoltarsi!?
Come giustamente stanno facendo da Lampedusa, a Linosa di “Terraferma”, a Torino, a Bari?!
BASTA!! Rivolta ovunque! Si accendino 10-20-30... “fuochi”!
Ora tutti coloro che sono indignati da queste scene di aperto razzismo, di disumanità, che non vogliono fare gli “indifferenti”, devono sostenere le rivolte degli immigrati, dare aiuto, una sponda di lotte perchè possano nascere ovunque ci siano Cie, campi, C.a.r.a., Cpsa, ecc., perchè queste proteste, lotte, rivolte degli immigrati possano collegarsi.
Non basta ora solo solidarizzare con gli immigrati; occorre di più: dar loro forza, e nello stesso tempo combattere, indebolire gli apparati repressivi, le istituzioni, i politici da Ku Klux Klan.
Grazie alle rivolte, alle loro lotte, gli immigrati, dai campi di “detenzione” di Lampedusa come del C.a.r.a di Bari, agli scioperi dei campi del lavoro nero come Nardò, si stanno riprendendo la loro dignità di uomini, donne, mentre sempre più appaiono come bestie chi gliela vuole negare.
La rivolta dei tunisini del campo di Manduria (TA) è tuttora l'esempio da riprendere. Lì l'intreccio tra la forte protesta esterna di realtà di compagne, rivoluzionari, antirazzisti, democratici, con alla testa le compagne e i compagni di Proletari comunisti e l'esplosione della rabbia e volontà di “libertà” degli immigrati; lì la rottura, portata soprattutto da proletari comunisti, con una logica esterna solo di solidarietà/assistenza e, a volte dalla parte degli immigrati, con una logica/condizione di solo richieste; il rapporto tra realtà di uguali e di necessari gli uni per gli altri per lottare contro questo Stato, governo moderno fascista e razzista, tutto questo intreccio diede origine e forza alla grande rivolta del 2 aprile che ha conquistato un effettivo risultato per 20 mila immigrati.
Oggi, è questa miscela che occorre far nascere ovunque è necessario e possibile.
Ora la battaglia deve avere un preciso obiettivo: permesso di soggiorno per tutti gli immigrati; libertà di muoversi, viaggiare. Niente di meno!
pc 25 settembre - l'assemblea nazionale della fiom.. una pessima assemblea volta a ricucire con la cgil della Camusso
Alla assemblea nazionale dei/lle delegati/e Fiom per la presentazione della piattaforma, la Fiom apre alla Cgil. (...)
Il dissenso si concentra su 2 punti: la disponibilità a clausole di raffreddamento in cambio di partecipazione e l'introduzione di un fondo per sicurezza e welfare. Su questi 2 punti sono stati presentati 2 emendamenti che hanno ottenuto tra il 15 e il 20% dei voti. La piattaforma è poi stata approvata con 506 voti a favore, 1 contrario e 7 astenuti.
P.S:
Condivido pienamente le motivazioni del dissenso aggiungendo anche la non netta presa di posizione contro l'accordo del 28 giugno nell'ordine del giorno di Landini e cioè non riconoscerlo valido in nessun caso, ben specificata invece dall'ordine del giorno con primo firmatario Petrella che non è stata approvata nell'assemblea nazionale dei delegati a Cervia,dispiace notare che per accontentare la destra cgil della Camusso e della fiom rappresentata da Durante, invece di obbligarla a seguire la linea fino quì portata avanti ben rappresentata dalle motivazione dello sciopero del 28 gennaio dove vi erano anche sindacati di base, si cerca di ingabbiare la voglia di cambiamento serio che stà nascendo all'interno della cgil rappresentato in prima linea dalla grande maggioranza della fiom , per rincorrere ancora a mio parere un'unità sindacale dei confederali che parte dall'alto con una linea non condivisa alla base.
Sperando, nell'unità e nella discussione, in un ripensamento per una presa di posizione netta e seria contro tutti quegli accordi che opprimono i metodi di lotta dei lavoratori come lo sciopero,e che hanno come fine la perdita dei diritti come l'accordo del 28 giugno e di conseguenza l'art.8.
in fede
visciglia emanuele delegato rsu-rls fiom della FOMAS di Cernusco Lombardone (Lecco)
pc 25 settembre - il 15 ottobre non può essere una manifestazione asservita ai giochi elettorali - una giusta denuncia
In realtà l’incontro si è rivelato una trappola elettorale, un tentativo del centrosinistra (Pd - Idv - Sel) di traghettare una parte del movimento contro la crisi verso sponde istituzionali più o meno “sinistre” in vista delle prossime elezioni. Una lunga passerella elettorale con tanto di sindaco (De Magistris), assessori della regione Puglia e dei comuni di Napoli e Roma e aspiranti tali.
Dopo l’avventura Berlusconiana, in un contesto di crisi economica, politica, morale e culturale, il capitalismo italiano necessita di un volto nuovo e rispettabile con cui presentarsi alle masse.
La fiducia di lavoratori, disoccupati, pensionati, studenti nelle istituzioni del sistema capitalistico è al minimo storico per il disastro sociale in atto, ed ecco che arrivano gli addetti alla riconciliazione, veri pompieri della protesta, globuli bianchi organici all’apparato pronti a ricucire lo strappo tra il palazzo e la piazza.
Cari studenti, precari e disoccupati, il 15 ottobre siate delicati con le vetrine e con i blindati, fatelo per De Magistris e Vendola, se non per Bersani, nostra unica speranza (alternativa?) per un altro mondo
sabato 24 settembre 2011
pc 24 settembre - LAMPEDUSA "DI QUALE GUERRA TRA POVERI SI PARLA..."

Riportiamo un articolo di Anna Maria Rivera uscito su Il Manifesto di oggi, che proletari comunisti condivide.
Perché a Lampedusa non è una simmetrica guerra tra poveri (Annamaria Rivera).24/09/2011
C’è un video del quotidiano La Stampa sui fatti di Lampedusa che mostra un rimpatrio collettivo di tunisini dopo la rivolta. Il breve filmato ha due sequenze che restituiscono, con grande pregnanza simbolica, il senso del trattamento riservato a coloro che l’indegno sindaco dell’isola definisce delinquenti. La prima mostra un bus, carico di migranti e diretto verso l’aeroporto: sulle fiancate, due insegne vistose di “Lampedusa accoglienza”. Nella successiva si vede l’imbarco coattivo dei tunisini su un aereo delle Poste italiane: rispediti al mittente come pacchi postali dall’indirizzo inesatto, e non è una metafora.
Soffermiamoci sul primo simbolo. “Lampedusa accoglienza” è un cartello tra “Blu coop” di Agrigento e “Sisifo”, consorzio palermitano di cooperative sociali, entrambi aderenti alla Lega delle Cooperative. La sequenza citata appare doppiamente sarcastica: il cartello “rosso”, cui è stata affidata la gestione del Cpsa (Centro di primo soccorso e accoglienza), di fatto divenuto centro di detenzione, in quel momento è complice di un illegale rimpatrio collettivo. La parola “accoglienza”, della quale esso si ammanta, suona ancor più derisoria alla luce di un altro fatto.
Secondo un testimone oculare, il fotogiornalista Alessio Genovese, uomini di “Lampedusa accoglienza” avrebbero partecipato al tentativo di linciaggio popolare dei migranti dopo il rogo del Centro, la fuga e la protesta. «Erano in prima fila a picchiare e sputare sui tunisini», racconta Genovese.
Se questo è vero, di quale “guerra fra poveri” si parla? Di quali “conflitti di prossimità”? La guerra fra poveri presuppone una certa simmetria fra i contendenti. Ora, vi sembra che dei migranti, per eccellenza individui di status inferiore, per di più in fuga disperata, esasperati dalle pessime condizioni di detenzione e dalla prospettiva del rimpatrio, abbiano lo stesso potere di certi energumeni che, armati di bastoni, li aggrediscono per difendere i profitti dell’impresa? Oppure del sindaco De Rubeis che incita al pogrom? Del gruppo di isolani che tenta di lapidarli? Della polizia che non sa far altro che caricare, peraltro spalleggiata da cittadini?
Quanto ai conflitti di prossimità, essi presuppongono, ci dice la sociologia, non solo un’oggettiva prossimità spaziale, ma anche qualche esperienza di convivenza. Mille indizi ci fanno immaginare che invece, nella percezione di buona parte dei lampedusani, i migranti e i rifugiati – che la criminale inettitudine governativa addensa nell’isola oltre ogni misura – non siano altro che ombre minacciose, fantasmi di un’alterità ostile, massa informe che si espande come magma inarrestabile: «nonpersone», per dirla alla maniera di Philip Dick, private perfino «del nudo scheletro dell’esistenza».
La testimonianza di Genovese contiene una frase di splendida semplicità. Quando i tunisini in fuga si sono rifugiati nel piazzale dinanzi al porto commerciale per trascorrere la notte, «nessuno gli ha portato da mangiare e da bere». Forse sarebbe bastato questo gesto – che un’etica compassionevole riserva anche agli animali non umani – per attenuare la paura reciproca, sciogliere la tensione, cercare una soluzione, almeno temporanea, del conflitto.
Non sottovalutiamo affatto il disagio drammatico vissuto dall’isola, vittima della politica irresponsabile di un governo da operetta. Eppure, se ci chiedessero da che parte stiamo, risponderemmo senza esitazione: dalla parte di chi si ribella a un abisso d’ingiustizia e umiliazione.
Da Il Manifesto del 24/09/2011
pc 24 settembre - manifestazione a palermo contro le galere del moderno schiavismo
PRESIDIO CITTADINO
DOMENICA 25
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Domenica 25 ore 17,00 al porto di Palermo, molo S.lucia, presidio cittadino
contro la segregazione e la deportazione dei migranti tunisini
NO ai CIE galleggianti!
Gli immigrati bloccano
il porto di Linosa
La questura ha acquisito foto e filmati degli scontri a Lampedusa in cui compaiono isolani armati di bastoni
Gli immigrati bloccano
il porto di Linosa
La protesta di 90 tunisini. Intanto la questura indaga
sui lampedusani violenti
NICCOLO' ZANCAN
INVIATO A LAMPEDUSA
E così anche l’isola che l’Italia sta per candidare all’Oscar è nei guai. Anche la piccola, remota, verdeggiante Linosa, sfondo dell’ultimo film di Emanuele Crialese, «Terraferma» di pace e accoglienza, ieri ha conosciuto una nuova storia. È successo questo: nella notte di giovedì sono sbarcati 30 tunisini da un minuscolo peschereccio con il motore in avaria. Ogni tanto capita. Sono migranti che sbagliano rotta e vanno a sbattere sullo scoglio sbagliato. La gente dell’isola, 380 residenti, è abituata. Il sindaco facente funzione (quello vero è il sindaco di Lampedusa) si sveglia, prende l’Ape e va a chiamare la titolare dell’unico minimarket. Poi Salvatore Ramirez offre dei kit preconfezionati, scarpe e magliette, acqua e biscotti, infine indica la strada: i 30 nuovi arrivati sono andati a dormire insieme ad altri 68 tunisini, già accampati nella palestra comunale. Però è stata una brutta notte. Forse hanno sentito per telefono che questi non sono giorni buoni per i cercatori di fortuna. Fatto sta che ieri pomeriggio alle due, quando hanno visto arrivare il traghetto Palladio - una nave di linea piena di cibo, turisti e parenti - hanno deciso che era venuto il momento di continuare il loro viaggio. Tutti insieme sono usciti dalla palestra e si sono incamminati verso il molo di Linosa. Sull’isola ci sono sei carabinieri. Il capitano della Palladio aveva già fatto lanciare le cime, quando ha ricevuto l’ordine di non attraccare. Troppo pericoloso. Situazione fuori controllo. Ne è scaturita una protesta furiosa: la prima.
I residenti volevano abbracciare i loro amici, i tunisini volevano partire. Gente incatenata alle bitte per impedire al traghetto di allontanarsi. Urla, tensione. La Palladio immobile in porto, ma ancora lontano dal molo. Mentre i carabinieri di Lampedusa - avvisati dai colleghi - inviavano due motovedette. Ma servivano quasi due ore di navigazione.
A Linosa tutti stavano chiedendo la stessa cosa: libertà di viaggiare. All’arrivo dei rinforzi, è stata presa una decisione inedita: la Palladio è stata fatta attraccare, turisti e parenti sono scesi, mentre i 98 tunisini sono stati imbarcati quasi come passeggeri normali (anche se a Porto Empedocle già stavano organizzando il servizio d’ordine).
Una giornata strana. Di brutti piccoli segnali. Ieri a Lampedusa si è battuto il record di assenze. Solo 31 immigrati nel centro d’accoglienza, trenta uomini e una donna. Ma a qualcuno non è bastato. Dopo la rissa di mercoledì sassi e bastoni contro i tunisini dove per la prima volta alcuni lampedusani sono passati dalla parte del torto (i carabinieri stanno studiando i filmati degli scontri), ieri notte un incendio doloso ha svegliato il paese. Sulla curva di via Lido Azzurro bruciava la Ford Fiesta di Cono Galipò. Ovvero l’auto dell’amministratore delegato della cooperativa che gestisce il centro di accoglienza dell’isola. «Più che spaventato sono inferocito - dice Calipò - ho sempre avuto un buonissimo rapporto con la popolazione di Lampedusa, diamo lavoro a 120 famiglie, mi è difficile capire». Tre dati non giustificano l’intimidazione mafiosa, ma raccontano bene cosa è successo a Lampedusa nella sua storia recente: 11 mila immigrati nel 2007, 34 mila nel 2008, 52 mila solo nei primi sette mesi del 2011.
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