lunedì 2 novembre 2026

pc 2 novembre - Ex Ilva/Acciaierie d'Italia - arresto di Morselli AD di ArcelorMittal + 28 persone e società - Nocivo è il capitale non la fabbrica


Ogni tanto una buona notizia sul fronte dei padroni assassini.

Il 27 ottobre, ne abbiamo dato notizia, vi è stata una vasta operazione della Procura di Taranto contro i maggiori rappresentanti della gestione ArcelorMittal dell’ex Ilva/Acciaierie d’Italia, frutto di una lunga e estesa inchiesta concentrata sullo stabilimento di Taranto. Il pool dei magistrati è al massimo livello, oltre la procuratrice Eugenia Pentassuglia, c’è tra gli altri tre magistrati, Mariano Buccoliero, pm principale del processo Ilva “Ambiente svenduto” del 1° grado, che comminò numerose e pesanti condanne a Riva e a tutti i suoi complici (poi le sorti di questo importante processo sono conosciute, cancellati 7 anni del processo, azzerata la sentenza e trasferito a Potenza).

Questo lo ricordiamo per sottolineare la continuità dei piani criminali dei capitalisti, prima tutti gli anni di padron Riva, ora gli anni dal 2019 al 2024 del padrone Mittal e dei suoi esecutori

Sono stati richiesti gli arresti domiciliari per Lucia Morselli, ex amministratrice delegata di Acciaierie d'Italia, per il dirigente dello stabilimento, Alessandro Labile e per Francesco Astorri, capo del Nucleo ispettivo di Ispra, nell'ambito di una inchiesta sul presunto inquinamento provocato dalle emissioni dello stabilimento tra il 2019 e il 2024 e sulle irregolarità ipotizzate nella gestione delle emissioni di anidride carbonica e delle quote Ets. L’indagine e i provvedimenti coinvolgono ben altre 28 persone, tra cui Franco Bernabè, ex presidente del consiglio di amministrazione di Acciaierie d’Italia, e Aditya Mittal, amministratore delegato di ArcelorMittal e 5 società accusati a vario titolo di associazione a delinquere finalizzata all'inquinamento, al disastro ambientale e alla truffa, corruzione, in particolare alle quote di Co2, che hanno causato la morte di operai, la morte per tumori, malattie di abitanti dei quartieri di Taranto.

Si ripete anche in questa inchiesta ciò che abbiamo visto e denunciato nel processo “Ambiente svenduto”: si tratta di un intero sistema economico, politico, istituzionale fino ai massimi esponenti sotto accusa, che ha non solo permesso ma ha supportato Mittal nella sua azione criminale.

Su questo riportiamo dalla stampa alcuni fatti.

“I fatti – scrive per esempio la Gazzetta del Mezzogiorno - risalgono al 2019 quando all'ex Ilva vengono

ridotte le quote di Co2 e per Lucia Morselli ottenerle nuovamente è un obiettivo prioritario. Gli aiuti di Stato diventano una questione quasi vitale per Acciaierie d’Italia al punto tale che viene interessato direttamente l'allora Presidente del Consiglio, prof. Draghi. «Tale circostanza risulta dal messaggio - si legge nelle carte - che Franco Bernabè (presidente del Cda di Adi) invia in data 22 dicembre 2021 alla Morselli riferendole «Parlato con Draghi. Oggi è una giornata particolare ma vedrà di fare il possibile. Ne parla con Roberto Garofoli” (Sottosegretrio di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri nel Governo Draghi). Ancora “il 3 febbraio 2022 Morselli annota un incontro tra Aditya Mittal con Draghi e scrive di una email che il 15.4.22 la presidente della UE Ursula Von Der Leyen invia a Draghi e dice “Gentile Draghi, durante l’ultimo consiglio europeo mi hai consegnato la nota allegata relativa alla quantità di quote di emissione assegnate a titolo gratuito all’impianto ex Ilva di Acciaierie d’Italia. I miei servizi hanno contattato le autorità italiane per affrontare le questioni sollevate nella tua nota. Di conseguenza hanno individuato la strada da seguire e l’hanno già comunicata alle autorità italiane” Questa nota viene prontamente girata da Draghi a Bernabè e da Bernabè alla Morselli con il commento “Grande Draghi”.

A questo punto non dovrebbe essere indagato anche Draghi e La Ursula Von Der Leyen?

Ma non si tratta solo di aumentare le quote di Co2, di denunciare dati truccati che fanno alzare le emissioni nocive, incontrollate; ma anche di tagli continui alle spese di manutenzione anche ordinaria, che provocava una situazione di grave insicurezza, nociva e pericolosa per i lavoratori e per l’ambiente esterno.

Gli operai denunciano che non vi sono neanche le attrezzature più basilari ed elementari, che gli strumenti che si rompono non vengono sostituiti, che agli impianti che si rovinano, che crollano, si mettono “toppe” o comprando i pezzi al massimo ribasso o togliendoli da altri impianti.

La linea è risparmiare su tutto e andare avanti; vengono tagliate anche le pulizie industriali, mandando una lettera di fine appalti a più di 100 ditte dell’indotto, con blocco dell’attività lavorative di migliaia di operai.

Ridurre al massimo i costi e massimizzare i profitti questa era la linea generale – tanto che la denunciano gli stessi magistrati.

Ma si tratta di un sistema, capitalista, che unisce padroni, Stato, governi, organi di controllo.

In questo nuovo processo, come il primo “Ambiente svenduto” ci sono tutti: c’è Bernabè, che cambia mestiere ma è sempre chiave dei piani del capitale (e lo troviamo un mese sì e l’altro pure a discettare nel salotto di “8 e mezzo”); c’è il funzionario di Ispra (ente del ministero dell’ambiente – mai fu più ironica questa dicitura) che doveva controllare e avalla invece i dati falsi della Morselli, fino ad arrivare a dire che il colore rossastro delle coperture dei parchi minerari era dovuto alla sabbia del deserto del Sahara; c’è appunto il presidente del Consiglio dei ministri, Draghi – manca a differenza del primo processo forse solo la Chiesa, mancano i segretari dei sindacati in fabbrica, gli RLS che sapevano, ma al massimo denunciavano sulla stampa, ma non organizzavano le proteste, le fermate, gli scioperi degli operai.


Questo sistema capitalista è la grande fabbrica – come è l’ex Ilva di Taranto – che lo rappresenta in maniera chiara, organica, permanente, strutturale; inevitabile nella società borghese in cui sono gli interessi dei grandi capitalisti a determinare leggi, indirizzi politici, controlli.

Ma la grande fabbrica determina la politica di tutti i padroni, grandi, medi, piccoli, dell’industria, come dell’edilizia, come dell’agricoltura, del commercio, dei turismo, ecc. ecc.

E’ quindi una illusione che chiuse le grandi fabbriche nocive, inquinanti e dando spazio al turismo, agricoltura, - come dicono certi ambientalisti a Taranto, abbiamo la soluzione.

NOCIVO E’ IL CAPITALE, NON LA FABBRICA IN SE’, NON L’ACCIAIO.

Anche questa inchiesta, come quella prima contro padron Riva lo dimostra ampiamente: non è vero che non si poteva tenere sotto controllo la pericolosità, l’inquinamento ambientale, gli infortuni mortale, le morti per tumore, IL CAPITALE, I GOVERNI, LE ISTITUZIONI STATALI HANNO DETTO NO, perché prioritario è sempre e solo il profitto dei padroni.

Questo lo dimostrano gli stessi operai, con le loro crude e terribili testimonianze e le soluzioni possibili e non volute fare.

Noi seguiremo questo nuovo giusto processo, ci presenteremo come parte civile e chiameremo gli operai, gli abitanti di Taranto a farlo.

Ma soprattutto anche questa inchiesta diciamo agli operai prima di tutto, deve portare a lottare, lottare, organizzarsi, dalle denunce alla lotta.

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