mercoledì 31 dicembre 2025

pc 31 dicembre - LIBERI TUTTI LIBERI SUBITO: LA SOLIDARIETA’ NON SI ARRESTA E NON SI FERMA!

 LIBERI TUTTI LIBERI SUBITO!

Chiediamo la liberazione immediata di Hannoun, Dawoud, Yasser, Kalil e tutti gli arrestati.

Denunciamo il processo farsa che vede Anan, Ali e Mansour imputati per il loro impegno nella legittima resistenza popolare in Cisgiordania per i quali si andrà a sentenza il 16 gennaio e per i quali sono state richieste pene pesantissime! Con la Palestina nel cuore!

PROSSIMI APPUNTAMENTI:

Giovedì 1° gennaio: ore 16 via San Quirico 6 (davanti al carcere di Monza)

Sabato 3 gennaio: ore 16 Piazza della Scala (Milano)

Domenica 4 gennaio: ore 15 assemblea cittadina con l’intervento di Angela Lano giornalista, ricercatrice e direttrice di Infopal, al Csa Vittoria Via Friuli (ang. Via Muratori)

Sabato 10 gennaio corteo a Milano

Dopo la bellissima risposta immediata con il corteo intorno al carcere di Marassi di Genova la solidarietà non si arresta e non si ferma. La solidarietà non fa passi indietro nel sostegno a Hannoun, Dawoud, Yasser, Kalil e tutti gli arrestati nostri compagni di lotta allontanati dalle loro famiglie. Non si ferma nella denuncia della barbarie dei crimini genocidari del sionismo e dei suoi complici e non arretra di un passo nel sostegno al popolo palestinese e alla sua resistenza.   Davanti alla repressione del governo Meloni e di fronte alla macchina di propaganda del sionismo è ora il momento di una risposta di massa contro questa montatura giudiziaria fondata sul servilismo della magistratura e del governo Meloni all’entità coloniale sionista Israele. Una miserabile montatura giudiziaria architettata sull’imbeccata dei macellai dei servizi segreti sionisti con l’evidente motivazione di togliere un importante sostegno umanitario alla sopravvivenza al popolo palestinese e poter continuare il genocidio a bassa intensità che spezza corpi e distrugge vite, giorno dopo giorno, dopo l’affermazione dell’ipocrita “pace trumpiana”. Un attacco parte di un progetto di azzeramento della solidarietà che ha portato il criminale governo sionista Netanyahu, con il sostegno complice dell’ occidente, a promulgare una di lista di proscrizione con il divieto di ingresso a Gaza e in Cisgiordania per le maggiori associazioni umanitarie attive in Palestina  come “Medici Senza Frontiere, Oxfam, Terre Des Hommes, i Consigli danese e norvegese per i rifugiati, Caritas International, l’American Friends Service Committee e l’International Rescue Committee” (da Pagine Esteri).

31 dicembre - Siamo tutti Hannoun! NO alla repressione antipalestinese, NO alla complicità del governo Meloni con Israele nazisionista! 3 gennaio presidio a Ravenna


La solidarietà con la resistenza palestinese non è reato!

Respingere la montatura giudiziaria e poliziesca

LIBERI TUTTI SUBITO!

La Resistenza dei popoli non è terrorismo!

Terrorista è Netanyhau! Meloni complice!

 

3 GENNAIO PRESIDIO A RAVENNA IN PIAZZA DEL POPOLO ALLE ORE 18

 

Con una montatura giudiziaria la procura di Genova, coordinata dalla Direzione nazionale antimafia e antiterrorismo, in sintonia con l’attacco repressivo del governo Meloni-Piantedosi al movimento di solidarietà con il popolo palestinese nel nostro paese, ha portato agli arresti di Mohammed Hannoun e di altri attivisti impegnati nella solidarietà con la popolazione palestinese, attivi nell’Associazione benefica di solidarietà con il popolo palestinese, assieme al sequestro ancora una volta dei conti correnti delle associazioni (tra gli attivisti anche Angela Lano, 62 anni – giornalista e orientalista, autrice di diversi libri sul mondo arabo e islamico, nonché direttrice dell’agenzia di stampa Infopal e attivista No Tav), una montatura da Stato di Polizia sulla base delle indicazione dei servizi segreti israeliani, parte dell’apparato militare bellico nel genocidio nazisionista, gli stessi che compilano per il loro governo la lista delle associazioni “terroriste” operanti nell’azione umanitaria nella Striscia di Gaza.

Il governo Meloni aggiunge altra infamia alla sua politica complice del criminale di guerra Netanyhau a capo dello stato sionista di tipo nazista d’Israele, responsabile del genocidio che ha portato alla morte di 70 mila palestinesi di cui 20 mila bambini. Netanyhau e i suoi ministri sono accusati di crimini contro l’umanità e di crimini di guerra dalla Corte Penale Internazionale che contro di essi ha emesso dei mandati di arresto.

Chi è il terrorista?

Non saranno certo i governi israeliano ed italiano legittimati ad accusare di “terrorismo” la Resistenza palestinese e la solidarietà umanitaria e internazionalista!

Il popolo palestinese resiste attraverso le sue organizzazioni impegnate sul campo, è nel suo diritto mentre non è affatto nel “diritto” né di Israele e né del governo e dei magistrati italiani allineati la criminalizzazione della solidarietà alla Palestina portata avanti con “fake news” e con le montature repressive.

Il governo Meloni è con Israele ed è contro la solidarietà al popolo palestinese, è stato con i militari terroristi nazisionisti contro la Flottilla, nelle votazioni Onu/UE sempre a favore di Israele, nella negazione del riconoscimento dello Stato palestinese, nella cooperazione economico-militare e accademica, nel transito/carico di armi verso Israele da porti ed aeroporti italiani, nell’appalto a Israele del sistema di sicurezza dei porti italiani, nell’ospitalità blindata delle bestie assassine nazisioniste in alcune regioni italiane per “smaltire lo stress” dopo la carneficina quotidiana a Gaza, nella repressione contro gli attivisti palestinesi in Italia e contro il movimento in solidarietà alla Palestina che è cresciuto fino alle mobilitazioni culminate nella grande manifestazione di Roma del 4 ottobre.

A soccorso del governo nuove tipologie di reati come l’articolo 270 quinquies del codice penale, introdotto dal cosiddetto ddl Sicurezza del governo Meloni, l'articolo che punisce il “terrorismo della parola” che ha portato in carcere Ahmad Salem, così come il ddl Gasparri, n. 1627, e il ddl Delrio, n. 1722 che attaccano tutti coloro che si oppongono a genocidio e occupazione israeliana con l’accusa infamante di “antisemitismo”.

Manganelli e carcere sono la rappresaglia del governo italiano che è completamente d’accordo con il governo israeliano nel genocidio ed è allineato ad esso nell’alleanza interimperialista a guida Trump.

Lo abbiamo denunciato sempre nelle nostre mobilitazioni che “l’unico, vero, terrorismo sono le bombe dell’imperialismo” e questa verità è sotto gli occhi di tutto il mondo che ha visto morte, distruzione, deportazione, fame come arma di guerra, arresti del popolo palestinese. 

Ci hanno raccontato solo menzogne il governo sionista e quello italiano per appoggiare il genocidio di Israele che chiamano “legittima difesa”, mentre la stampa asservita riportava le accuse sioniste di “terrorismo” per colpire e annientare ospedali, scuole, punti di raccolta per gli aiuti umanitari.

Con la repressione il governo Meloni è complice dei nazisionisti: dagli arresti di Anan, Ali, Mansour (il 16 gennaio ci sarà l’udienza e per la campagna di sostegno è stata attaccata dalla digos a mezzo stampa una compagna di SoccorsoRossoProletario in prima fila nelle mobilitazioni a L’Aquila) a quelli di Ahmad Salem, Tarek, alla canea reazionaria per la protesta svoltasi nella redazione del quotidiano La Stampa durante lo sciopero generale del 28 novembre, all’arresto di Shahin, imam di Torino, in prima fila nelle mobilitazioni contro genocidio e occupazione israeliana, deportato al Cpr di Caltanissetta per essere espulso in Egitto senza processo.

Perquisizioni e misure cautelari contro studenti del liceo Einstein a Torino con 6 minorenni ai domiciliari.

Anche a Ravenna ci sono state 32 denunce per i blocchi al Porto.

Hannoun, Dawoud, Yasser e Khalil a Milano (in tutto sono 9 i gravissimi arresti a livello nazionale) devono essere rilasciati subito perché illegittimi e sulla base di una montatura poliziesca israeliana! E’ un attacco politico contro la Resistenza palestinese e contro l’attivismo solidale che non deve passare!

Il 3 gennaio saremo in piazza del popolo a Ravenna alle ore 18 per la libertà di Hannoun e di tutti gli arrestati, contro la complicità del governo Meloni nel genocidio a Gaza!

LA SOLIDARIETA' UMANITARIA E INTERNAZIONALISTA NON E' REATO. LIBERARE TUTTI!

 

Slai Cobas per il sindacato di classe

Circolo proletari comunisti-Ravenna

 

pc 31 dicembre - La solidarietà e la denuncia della montatura poliziesca non passa sulla stampa di Bergamo, interessati alla caccia alle streghe e alla carità pelosa....




oggetto: No alle montature poliziesche/israeliane contro chi fa la solidarietà al popolo palestinese

Giu le mani dalla solidarietà alla resistenza palestinese 
Terrorista è il governo Meloni complice del genocidio 

La nostra solidarietà a Mohammad Hannoun e a tutti gli inquisiti, colpevoli di essersi stati tra i principali promotori delle mobilitazioni che hanno fatto diventare la piazza di Milano in questi 2 anni il centro della lotta contro il genocidio a Gaza per mano dello stato nazi-sionista di Israele.
 Ma come ad ogni corteo mettendoci la faccia veniva ribadito da Hannoun: sempre a fianco della legittima resistenza del popolo palestinese, perché stare con il popolo palestinese significa sostegno alle posizioni della Resistenza.

Questo è il dato iniziale da cui bisogna partire tutti per inquadrare questa ennesima azione repressiva del governo Meloni-Piantedosi che vuole equiparare la resistenza dei popoli al terrorismo per attaccare il movimento di solidarietà alla Palestina, e tutte le lotte contro il sistema imperialista fondato su guerra, oppressione e sfruttamento.
Ma chi sono i terroristi quelli che hanno finanziato dal 7 ottobre con decine di miliardi l'esercito genocida di Netanyahu, Usa in testa e tutti i paesi complici tra cui l'Italia o le associazioni di palestinesi che in 20 anni hanno raccolto milioni di euro per aiutare la vita del popolo palestinese in tutti i suoi aspetti come parte

pc 31 dicembre - La legge di bilancio varata ieri è l'ultima mannaia per i lavoratori e il primo regalo dell'anno 2026 ai padroni e al ceto medio


Sarà necessario denunciare punto per punto i provvedimenti di questa legge di bilancio. Non facendola diventare più importante di quello che è per gli effetti sui proletari e masse popolari, perchè tanti, tanti attacchi ci sono già stati alle condizioni di lavoro, di vita, ai redditi sempre più poveri, e tanti altri ce ne saranno, ma neanche sottovalutarla. Questa legge, oltre il palese suo scopo: dare finanziamenti all'industria (e il Pres. della Confindustria Orsini ha pubblicamente ringraziato per i 18 miliardi avuti da questo governo, finora), arraffare soldi da ogni spesa sociale per le armi/la guerra/la Nato, accontentare il ceto medio (l'effettiva base di questi partiti di governo), e, di conseguenza, niente per lavoro, salute, scuola, reddito, spese sociali - obiettivi della legge anche rivendicati dalla Meloni e dallo stesso Min. Giorgetti (benchè questi cerchi di ottemperare, dicendo che i salari li avrebbero addirittura aumentati - ma chi può credere a questa "favola"?) -; questa legge di bilancio contiene tanti altri articoli/provvedimenti apertamente illegittimi che stravolgono principi e norme di difesa di diritti da decenni consolidati per la difesa dei lavoratori, lavoratrici contro le violazioni continue, le "rapine" dei salari/diritti contrattuali dei padroni, come per la difesa legale degli immigrati, dei poveri, delle donne violentate, maltrattate, ecc; articoli anche anticostituzionali, che vanno denunciati e smascherati e che bisogna contrastare in vari modi, con la lotta, gli scioperi, con l'azione legale, ecc. 

Per questo, torneremo nei prossimi giorni su questa legge di bilancio, cercando di analizzare tutti i suoi punti negativi. Perchè i lavoratori, le lavoratrici, le masse popolari sappiamo e agiscano di conseguenza.

martedì 30 dicembre 2025

pc 30 dicembre - Genova - Interrogatorio oggi a Hannoun - presidio ieri al carcere di Marassi

Si è tenuto questa mattina nel carcere di Marassi a Genova l’interrogatorio di garanzia per Mohammed Hannoun, presidente dell’Associazione dei Palestinesi in Italia (API) e fondatore dell’Associazione Benefica di Solidarietà con il Popolo Palestinese, arrestato insieme ad altri palestinesi residenti in Italia nell’inchiesta – basata sulle informazioni dei servizi e dell’esercito israeliani – sul presunto finanziamento ad Hamas tramite raccolte fondi umanitarie. Hannoun ha ribadito di non aver versato nessun finanziamento, diretto o indiretto, al movimento di resistenza islamico palestinese.

pc 30 dicembre - Fronte Popolare per la liberazione della Palestina sulla montatura giudiziaria in Italia

🛑 Fronte Popolare: la solidarietà con il nostro popolo non è terrorismo e la repressione degli attivisti in Italia è un palese allineamento con la guerra di sterminio sionista.

Lunedì 29 dicembre 2025 | 13:08

Il Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina ha condannato con la massima fermezza la frenetica campagna repressiva lanciata dalle autorità italiane all'alba di sabato, che ha preso di mira nove attivisti e quadri che difendevano i diritti dei palestinesi, e che ha incluso l'irruzione nelle sedi di associazioni di solidarietà e la confisca di proprietà e attività finanziarie con il pretesto inconsistente di "finanziamento del terrorismo".

Nella sua dichiarazione, il Fronte considera questo approccio repressivo adottato dal governo “Georgia Meloni” come un palese allineamento con la guerra di sterminio sionista e una prova conclusiva della completa sottomissione di Roma ai dettami dell’intelligence sionista. 

Il Fronte Popolare ha sottolineato che l'arresto degli attivisti solidali, basato sulle informazioni fornite dai servizi di sicurezza sionisti, è un palese attacco alla sovranità italiana e una trasformazione della magistratura italiana in uno strumento esecutivo al servizio dell'agenda dei criminali di guerra "Netanyahu" e "Katz".

Ha sottolineato che i tentativi di criminalizzare il lavoro umanitario e solidale e di classificarlo come "finanziamento di organizzazioni politiche" non sono altro che

pc 30 dicembre - Gli esponenti della "sinistra parlamentare" salgono sul carro della montatura giudiziaria targata Israele/Meloni...

Un commento da pungolo rosso condivisibile ma mal utilizzato poi per attaccare la freedom flotilla, che ha assunto tutt'altra posizione 

L’inchiesta contro il presidente dell’API Mohammed Announ ed altri per i loro rapporti con Hamas, cioè (piaccia o non piaccia) con la principale forza della resistenza palestinese oggi, ha scatenato, a sinistra, la corsa a rotta di collo a prenderne le distanze in nome della ripulsa del “terrorismo”.

Fratoianni: “Non ho mai sostenuto Hannoun, non è amico mio. L’ho incrociato una sola volta, diverso tempo fa, a una conferenza stampa in cui c’erano moltissime persone. (…) Penso che questa inchiesta sia un bene: utilizzare, per attività terroristiche o militari, i soldi raccolti per il popolo di Gaza è una cosa ignobile perché tradisce sia le tante persone che hanno donato quelle risorse, sia i palestinesi in attesa degli aiuti”.

Boldrini: “Ho incontrato il signor Mohammed Hannoun una sola volta e per pochi minuti. Il 12 maggio 2022 Hannoun si trovava a Roma per una manifestazione in memoria della giornalista televisiva palestinese-americana Shireen Abu Akleh, uccisa a Jenin mentre faceva il suo lavoro, durante un raid dell’esercito israeliano. Ha chiesto in quell’occasione di incontrare me e altri parlamentari. (…) Da quel momento non c’è mai più stato alcun contatto con il signor Hannoun né di persona, né telefonicamente, né via mail, né in incontri pubblici. Nessuno. (…) Quella che va condannata con forza è la becera strumentalizzazione che la destra sta facendo di questa vicenda tentando di far passare per fiancheggiatore dei terroristi di Hamas chiunque, in questi anni, si sia speso per i diritti del popolo palestinese.”

Scotto: “L’Indagine su Hamas vada fino in fondo. I magistrati vadano fino in fondo. Se c’è qualcuno che ha deciso di utilizzare scientemente i soldi, il danaro degli italiani non per sostenere la solidarietà nei confronti di un popolo genocidato, ma per sostenere la causa di un’organizzazione terroristica, chi lo ha fatto, ha tradito la questione palestinese. E per noi dev’essere chiaro. (…) Vorrei ricordare che da questi banchi, dai banchi di tutta l’opposizione, è sempre arrivata una condanna ferma ai fatti del 7 ottobre.” (Scotto era uno dei deputati PD presenti sulle imbarcazioni della Sumud Flotilla.)

Inutile ricordare a questi parlamentari di lunghissimo corso che Hamas è la formazione politica che ha stravinto le ultime elezioni democratiche tenute in Palestina il 25 gennaio 2006, partecipazione al 77%, tenute alla presenza di 832 “osservatori internazionali” (134 dell’UE, 150 statunitensi, tra cui anche l’ex-presidente degli Stati Uniti J. Carter), ambasciatori, parlamentari, etc., “e tutti e ottocentotrentadue dissero che le elezioni palestinesi del 25 gennaio furono tanto democratiche da poter essere portate ad esempio” (Paola Caridi, Hamas, Feltrinelli, 2009, pp. 168-169). Per Fratoianni, Boldrini, Scotto la volontà espressa in quella circostanza dal popolo palestinese vale zero; era Fatah di Abu Mazen il “nostro” partito: non l’avete votato? Peggio per voi palestinesi.......

Solidarietà ad Hannoun da Freedom Flottilla

In Europa viene repressa, in molteplici maniere, la solidarietà con il popolo palestinese. In Germania, nel Regno Unito, in Italia: divieti, fermi, sanzioni, procedimenti penali contro chi denuncia i crimini nei territori occupati e chiama al rispetto del diritto internazionale.

Non è sicurezza. È censura.

Quando la solidarietà viene criminalizzata, viene attaccata la democrazia.

Difendere i diritti del popolo palestinese non è un reato.

Reato è il silenzio davanti alla pulizia etnica.

Reato è reprimere chi non accetta di voltarsi dall’altra parte.

La solidarietà non si processa. 

Vogliono ridurci al silenzio, ma il silenzio non è neutralità: è complicità.

pc 30 dicembre - Tutti liberi tutte libere! Siamo tutte palestinesi! dal blog MFPR

Una campagna di arresti, di pesanti denunce, di multe stanno piombando su dirigenti e militanti delle associazioni palestinesi in Italia, sui solidali, su chi si è mobilitato in questi anni, mesi contro il genocidio di Israele a sostegno della popolazione e della resistenza palestinese. 
Anche nostre compagne sono state denunciate con pesanti accuse e hanno ricevute multe, da L'Aquila a Taranto.
Questa gravissima operazione viene portata avanti all'insegna di un piano in cui Israele/Netanyahu detta e Meloni, Piantedosi, tutto il governo esegue solerte.
Questa operazione ha lo scopo di mettere in pratica a Gaza il piano Trump/Netanyahu di continuazione del genocidio, usando come prima il blocco degli aiuti umanitari, il freddo, la fame, le carceri/tortura per cancellare la resistenza del popolo palestinese, le sue legittime organizzazioni e fare di Gaza prima un grande affare di ricostruzione e poi una costiera per ricchi, coloni.
Contro questa operazione si sta sviluppando una immediata opposizione, mobilitazione in Italia. Essa va estesa dovunque è possibile. 
Noi ribadiamo con forza: SIAMO TUTTE PALESTINESI! TUTTI/TUTTE LIBERI!
MFPR
 
Care compagne, una cosa vergognosa. Compagni con foglio di via, multe,  arresti. Un governo che deve morire. Complice di assassini, complice di un genocidio.
Un abbraccio a voi tutte
Catia Tebaldi

pc 30 dicembre - Torino: “Tutti liberi subito". Il governo usa la repressione contro gli studenti che si mobilitano per la Palestina

Questa mattina la questura di Torino ha effettuato perquisizioni a casa di giovanissimi con la conseguente applicazione di 6 misure cautelari ai domiciliari. Giovani che hanno preso parte alla mobilitazione di massa con lo slogan “Blocchiamo tutto” che ha visto manifestazioni oceaniche, blocchi nei principali snodi della logistica e delle infrastrutture dei trasporti, scioperi effettivi dalla fabbrica della guerra, estesa a tutto il nostro territorio nazionale. Il governo Meloni ha tentennato e ha avuto la dimostrazione che la popolazione non è disponibile a rendersi complice del genocidio in Palestina e ad arruolarsi nella guerra di domani. Per questo, dopo pochi mesi, la morsa inizia a stringere laddove si individua che possa fare più male. Creare un precedente come questo, selezionando scientificamente persone minorenni che frequentano collettivi studenteschi e hanno partecipato, insieme ad altre migliaia di giovani, alle manifestazioni dell’autunno è un colpo vile che va nella direzione di voler recidere alla base una prospettiva futura fatta di legami di solidarietà per costruire un vivere migliore.

Di seguito pubblichiamo il comunicato dell’Assemblea Studentesca di Torino

Questa mattina ci siamo svegliati con la notizia di 6 nostri compagni di scuola minorenni sottoposti a perquisizioni e agli arresti domiciliari come misura cautelare, in risposta alle mobilitazioni del movimento “blocchiamo tutto”, contro la complicità del governo Meloni nello sterminio dei palestinesi, che ha preso piede in tutta Italia durante l’autunno.

Al centro dell’indagine, la contestazione alla giovanile del primo partito di governo, che portava avanti un volantinaggio di propaganda razzista davanti al liceo Einstein.

Durante le occupazioni di tutte le scuole d’Italia nelle quali i giovani si sono resi protagonisti del movimento per la Palestina, alla polizia è stato ordinato di recarsi davanti al Liceo Einstein per difendere il volantinaggio,

pc 30 dicembre - Davvero la volontà di Israele è “legge” in Italia?

dal Centro di Ricerca ed Elaborazione per la Democrazia - Rita Martufi e Salvatore Izzo - Davide Piccardo

Innumerevoli gli appelli, le analisi, gli interventi che stanno arrivando sulla “retata antipalestinese” di Genova. Ne pubblichiamo intanto alcuni, scusandoci per l’effetto “antologia”. 

*****

Il CRED (Centro di Ricerca ed Elaborazione per la Democrazia) esprime forti perplessità per le misure cautelari emesse nei confronti di Mohammed Hannoun e di altri attivisti impegnati nella solidarietà con la popolazione palestinese.

L’impianto accusatorio palesa un elemento di eccezionale criticità: una parte rilevante delle contestazioni si fonda su documentazione prodotta dall’esercito israeliano nel corso di operazioni militari condotte nella Striscia di Gaza. Tali materiali vengono recepiti come prove documentali senza un effettivo vaglio di terzietà, attendibilità e verificabilità.

Israele non è un soggetto neutrale né una semplice “parte in conflitto”. È uno Stato attualmente sotto scrutinio per genocidio davanti alla Corte Internazionale di Giustizia e destinatario di misure provvisorie vincolanti. Questo dato giuridico non può essere ignorato nel momento in cui le sue forze armate producono materiale probatorio destinato a incidere sulla libertà personale di cittadini e residenti in Italia.

Si tratta di documenti formati in un contesto radicalmente incompatibile con le garanzie del giusto processo: assenza di contraddittorio e produzione da parte di un apparato militare direttamente coinvolto in crimini oggetto di indagine internazionale. Il loro utilizzo determina un grave slittamento tra cooperazione giudiziaria e recepimento acritico di intelligence militare.

Particolarmente allarmante è la qualificazione di attività di assistenza umanitaria come “finanziamento al terrorismo”, fondata sull’inclusione delle organizzazioni beneficiarie in liste predisposte da un governo straniero. In tal modo, l’etichettamento politico sostituisce l’accertamento giudiziale: se l’esercito israeliano qualifica un soggetto come “familiare di un terrorista”, tale definizione viene assunta come presupposto di reato dal giudice italiano, senza alcuna verifica autonoma.

In questo quadro, l’azione penale sembra piegarsi a una rilettura unitaria di oltre vent’anni di attività, tentando di dare rilievo penale a fatti già oggetto di passate archiviazioni. L’uso di presunti “nuovi elementi” forniti dall’esercito israeliano dopo il 7 ottobre 2023 configura una sorta di “clima di emergenza interpretativa” che travolge i principi di legalità e certezza del diritto, agendo retroattivamente su condotte nate come solidarietà lecita.

Ciò che si delinea è un caso paradigmatico di lawfare: l’uso del diritto penale come proiezione di una strategia politica e militare esterna, in cui l’intelligence di uno Stato accusato di genocidio finisce per

pc 30 dicembre - Solidarietà a Angela Lano, grande combattente per i diritti umani

Sui media mainstream oggi si sentono serpeggiare calunnie, infamie, vita privata raccontata al mondo senza un minimo di contesto. Il contesto che non vogliono raccontare proprio perchè se raccontato sarebbe molto più chiaro, quindi meno appetibile, ed ogni persecuzione intellettuale risulterebbe vana.

Quello a cui stiamo assistendo è una spirale del necropotere: il 15 dicembre 2025 la Corte d’appello di Torino ha disposto “la cessazione del trattenimento al CPR di Caltanissetta” dell’imam Mohamed Shahin, dopo aver subito persecuzione intelletuale e politica per il suo sostegno al popolo palestinese; e poi nei giorni scorsi sono arrivate le vergognose misure cautelari contro l’architetto Mohammed Hannoun, presidente dell’API e tra i fondatori dell’ABSPP Odv, insieme ad altri attivisti filopalestinesi.

Ora, tra gli indagati nell’ambito dell’inchiesta sui finanziamenti a Hamas avviata e coordinata dalla Direzione antimafia e antiterrorismo di Genova, figura anche Angela Lano, 62 anni – giornalista e orientalista, autrice di diversi libri sul mondo arabo e islamico, nonchè direttrice dell’agenzia di stampa Infopal.

Storica attivista No Tav di Sant’Ambrogio di Susa, combattente per i diritti umani, attiva in moltissime cause sociali nonchè tra le più grandi esperte della questione palestinese, volto noto del giornalismo non-embedded, Angela è oggi vergognosamente e antidemocraticamente accusata di “concorso e partecipazione in associazione con finalità terroristica”. Ieri all’alba gli agenti della Digos di Genova, insieme ai loro colleghi torinesi, hanno effettuato una lunga perquisizione nell’abitazione di Angela

pc 30 dicembre - Analisi della montatura giudiziaria contro i palestinesi in Italia e il movimento di solidarietà con il popolo palestinese

pc 30 dicembre - Coordinamento dei Giuristi e Avvocati per la Palestina (GAP) - comunicato

COMUNICATO STAMPA

Coordinamento dei Giuristi e Avvocati per la Palestina (GAP)
sull’arresto del presidente dell’Associazione dei Palestinesi in Italia
Mohammed Hannoun
Solidarietà non è reato: fiducia nella Magistratura,
ma allarme per la criminalizzazione del dissenso e della tutela dei diritti
Il Coordinamento dei Giuristi e Avvocati per la Palestina esprime
stupore e sconcerto per la grancassa mediatica alimentata, in queste
ore, da alcune testate dell’area della destra politica e culturale in
merito alla notizia di cronaca dell’indagine che ha portato all’arresto
del presidente dell’Associazione dei Palestinesi in Italia, Mohammed
Hannoun, accusato di aver gestito una rete di finanziamenti diretti ad
Hamas. I toni allusivi, strumentalmente e farisaicamente scandalistici e
spesso deformanti, utilizzati dagli articolisti sembrano perseguire
l’obiettivo di trasformare ogni forma di denuncia del Genocidio e delle
gravissime violazioni del diritto internazionale perpetrate da Israele
in Palestina, nonché ogni manifestazione di solidarietà attiva verso il
popolo palestinese, in un sospetto “fiancheggiamento” di presunte
attività terroristiche.
Riaffermiamo con chiarezza la massima fiducia nell’operato della
Magistratura italiana e il pieno rispetto delle sue prerogative
costituzionali. Proprio per questo auspichiamo che ogni accertamento
venga condotto con rigore, serenità e garanzie piene, senza cedere a
pressioni esterne, né lasciarsi condizionare da campagne mediatiche che,
al di là dei singoli casi, mirano a disegnare un quadro “politico” utile
a intimidire e delegittimare il dissenso.
Non è affatto chiaro, allo stato, il motivo per cui i fondi di cui
disponevano gli arrestati siano stati ritenuti destinati a finalità
diverse da quelle umanitarie. Il ricorso a fonti israeliane per
dichiarare l'appartenenza ad Hamas di determinate organizzazioni
umanitarie non può essere ritenuto decisivo per la scarsa attendibilità
di tali fonti, in quanto provenienti da Stato uso alla manipolazione
politica della giustizia oltre che sotto accusa per genocidio e altri
gravi crimini internazionali. Peraltro va considerata anche la natura
complessa delle organizzazioni politiche palestinesi, sorrette da un
certo consenso sociale e legittimate dalle norme di diritto
internazionale alla resistenza contro l'occupante.
È doveroso ricordare che la solidarietà, la libertà di manifestazione
del pensiero, la libertà di associazione e l’impegno civile a tutela dei
diritti fondamentali sono pilastri dell’ordinamento costituzionale. Allo
stesso modo, l’azione di informazione, denuncia e tutela legale relativa
a gravi violazioni del diritto internazionale umanitario – incluse le
condotte genocidarie che la Corte Internazionale di Giustizia e la Corte
Penale Internazionale stanno valutando e investigando – non può essere
compressa o delegittimata con insinuazioni, etichette infamanti o
generalizzazioni che finiscono per colpire indiscriminatamente
attivisti, volontari, operatori umanitari, giuristi e cittadini.
In un contesto segnato da una tragedia umanitaria di proporzioni immani,
quella dell’Olocausto del popolo palestinese, la pretesa di presentare
la solidarietà come “sospetta” e la difesa dei diritti come “pericolosa”
costituisce un rovesciamento grave dei principi democratici: si tenta di
spostare l’attenzione dalla protezione delle vittime e dall’accertamento
delle responsabilità verso un terreno di delegittimazione del movimento
di solidarietà e delle sue forme pubbliche e trasparenti di impegno.
Come Giuristi e Avvocati per la Palestina continueremo, con ancora
maggiore determinazione, nell’opera di tutela e assistenza legale
volontaria a favore di chiunque subisca provvedimenti repressivi
ingiusti o sproporzionati, lesivi dei principi del diritto
costituzionale e del diritto internazionale. Continueremo a farlo
apertamente, in modo trasparente e nel pieno rispetto della legalità,
nella convinzione che i principi di solidarietà, eguaglianza e giustizia
non siano negoziabili e debbano prevalere su ogni tentativo di
intimidazione o criminalizzazione del dissenso, così come continueremo a
denunciare e chiedere l’avvio di indagini penali per l’accertamento
delle responsabilità e la punizione di autori e complici del genocidio
tuttora in atto.
Invitiamo, pertanto, tutte le istituzioni, l’avvocatura, il mondo
accademico, la società civile e gli organi di informazione a respingere
la logica delle insinuazioni e a difendere lo spazio democratico di chi
chiede verità, responsabilità e protezione dei diritti umani per il
popolo palestinese, senza ambiguità e senza doppi standard.
Coordinamento dei Giuristi e Avvocati per la Palestina (GAP)

lunedì 29 dicembre 2025

pc 29 dicembre - Oggi costruire il nucleo iniziale del partito proletario

Da un intervento di un compagno dirigente del PCm 

Oggi ciò che manca è il partito proletariato d’avanguardia rivoluzionario, ciò che manca è una linea che renda possibile al movimento proletario e rivoluzionario di rispondere sul piano tattico, ma soprattutto sul piano strategico.

Su questa base, dobbiamo liquidare l'opportunismo, il primitivismo, il localismo e il suo fondamento generale, l'economismo, inteso da Lenin non solo come primato della lotta economica, ma nella sottovalutazione della necessità sul piano ideologico, teorico, politico, di organizzare il nucleo del partito.

Organizzazione significa lavorare effettivamente come organizzazione, piccola inizialmente, ma ciononostante ben determinata, precisa, visibile, identificabile nelle sue persone e nella sua forma, metodo e linea di lavoro.

In questo senso è molto importante quello che si fa nel nostro lavoro quotidiano, che non è una questione privata, né una questione individuale, né una questione di città in cui siamo. Su questo bisogna liquidare completamente ogni aspetto di considerare privati, individuali, di sede, i problemi che abbiamo, quando essi sono la forma con cui si manifestano i problemi di un'organizzazione da costruire nel fuoco della lotta di classe e in stretto legame con le masse, e con compagni che siano bersaglio e strumento di questo lavoro, e siano innanzitutto compagni al servizio non di sé stessi, dei propri piani, né tantomeno del piano d'organizzazione in senso astratto, ma dando il meglio per contribuire affinché le avanguardie e il proletariato, i movimenti ci trovino utili, ci scoprano attraverso i fatti, e si rendono conto che quello che diciamo, che proponiamo, è quello che facciamo.

Noi siamo in una fase abbastanza prolungata di difensiva strategica, in cui è in discussione la nostra esistenza come organizzazione, perché l'esistenza è condizione per un cammino, un percorso secondo le leggi della scienza a cui ci riferiamo, il marxismo-leninismo-maoismo.

Le avanguardie nel tempo riconosceranno la funzione, la necessità del partito. Ma occorre un cambio di passo rapido nella testa e nella pratica; se non c'è questo cambio di passo nella testa e nella pratica, evidentemente non siamo in grado di porre in verifica le cose che diciamo, di correggere errori quando ci sono, e di valorizzare il buono che facciamo. Il resto lo fa il nemico. 

Tutte le vicende che succedono nel mondo e nella situazione che stiamo vivendo nelle varie realtà, sono condizionate in larga parte dall'azione del nemico, perché se non avanza la classe, avanza la borghesia; non esiste la stasi, esistono chiaramente momenti di stagnazione, ma non esiste la stasi, ogni spazio che lascia il proletariato lo occupa la borghesia, ed è chiaro che il proletariato deve continuamente riconquistare spazi.

pc 29 dicembre - Da Milano è partita la solidarietà - Liberi tutti i palestinesi subito! - Va proseguita, sostenuta generalizzata a tutto il paese

pc 29 dicembre - I popoli del mondo si stringono la mano nella lotta comune - dai Paesi Baschi alla Palestina

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C'entrano ragioni storiche, culturali, e persino uno dei più famosi dipinti di Pablo Picasso

Bandiere palestinesi su un palazzo nella città vecchia di Bilbao
Bandiere palestinesi su un palazzo nella città vecchia di Bilbao
Nei Paesi Baschi le bandiere palestinesi sono dappertutto. Ce ne sono tantissime alle finestre e sui balconi delle case, dove sono assai più frequenti che in Italia e in altri paesi europei. Ce ne sono anche in posti in cui altrove è raro osservarle: sui municipi, all’entrata delle scuole, nelle vetrine dei negozi. I loro colori vengono spruzzati sui muri con le bombolette spray. A Bilbao sono così diffuse che i negozi di souvenir le vendono insieme all’ikurrina, la bandiera della comunità autonoma basca interna alla Spagna.

La capillarità delle bandiere palestinesi nei Paesi Baschi dipende da fattori storici, culturali e politici. Alcuni sono condivisi con la Spagna, che di suo è già il paese più filopalestinese in Europa assieme all’Irlanda. Altri sono locali e si spiegano con la forte e radicata vicinanza alla Palestina della società basca.

In generale l’attenzione alle minoranze oppresse e al rispetto dei diritti umani è un grosso tema della politica spagnola, per reazione ai quasi quarant’anni della dittatura militare di Francisco Franco, finita soltanto nel 1975.

Nei Paesi Baschi la vicinanza alla Palestina è ulteriormente accentuata dalla presenza di un forte movimento nazionalista e dalla storia della regione. Il primo sovrappone l’oppressione israeliana a Gaza e in Cisgiordania a quanto fatto per decenni dal governo spagnolo, che cercò di reprimere e in certi casi

pc 29 dicembre - Solidarietà ad Hannoun da Freedom Flottilla

In Europa viene repressa, in molteplici maniere, la solidarietà con il popolo palestinese. In Germania, nel Regno Unito, in Italia: divieti, fermi, sanzioni, procedimenti penali contro chi denuncia i crimini nei territori occupati e chiama al rispetto del diritto internazionale.

Non è sicurezza. È censura.

Quando la solidarietà viene criminalizzata, viene attaccata la democrazia.

Difendere i diritti del popolo palestinese non è un reato.

Reato è il silenzio davanti alla pulizia etnica.

Reato è reprimere chi non accetta di voltarsi dall’altra parte.

La solidarietà non si processa. 

Vogliono ridurci al silenzio, ma il silenzio non è neutralità: è complicità.

pc 29 dicembre - GENOVA: LA SOLIDARIETA' NON E' REATO. LIBERARE TUTTI

 


domenica 28 dicembre 2025

pc 28 dicembre - Riceviamo e pubblichiamo dai compagni/compagne del cs Vittoria: LIBERI TUTTI SUBITO,  LA SOLIDARIETA’ NON SI ARRESTA!


Sugli arresti del 27 dicembre dei nostri fratelli e compagni palestinesi.

LA SOLIDARIETA’ NON SI ARRESTA! LIBERI TUTTI SUBITO!

La vendetta di sionisti e fascisti è arrivata!

Dopo quasi 27 mesi di mobilitazioni ininterrotte che hanno raggiunto il culmine della partecipazione nelle enormi manifestazioni a sostegno della Global Sumud Flotilla il governo Meloni ha affondato con violenza il suo coltello repressivo nel corpo della solidarietà. Ieri mattina hanno arrestato i nostri compagni e fratelli Hannoun, Dawoud, Yasser e Khalil di Milano (in totale sono 9 i gravissimi arresti a livello nazionale) e sequestrato ancora una volta i conti correnti delle associazioni di solidarietà e degli enti benefici. I macellai dell’entità coloniale sionista Israele e Usa comandano e l’Italia

pc 28 dicembre - Maoist Road blog marxista-leninista-maoista Internazionalismo in azione - dall'India alla Palestina/ dalla Tunisia all'America latina/dall'Asia all'europa imperialista