martedì 17 gennaio 2023

pc 17 gennaio - Genova. Assemblea nazionale: “Boicottare la guerra cominciando da casa nostra"

Il 28 gennaio alle ore 18:30 al CAP di Genova in Via Albertazzi 3r, come lavoratori del Porto, chiediamo a tutte le realtà di partecipare all’assemblea pubblica per costruire assieme una giornata di mobilitazione a Genova per il 25 febbraio.

Chiediamo a tutti i lavoratori e lavoratrici, ai cittadini e alle cittadine, ai sindacati alle organizzazioni sociali, collettivi, centri sociali, alle forze politiche di sostenere questa giornata; una occasione di lotta contro la guerra e per la pace tra i popoli e tra gli oppressi.

Invitiamo tutti e tutte a raccogliere quest’appello del Calp (Collettivo Autonomo Lavoratori Portuali) di Genova.

Guerra alla guerra! Pace fra i popoli!

Dai portuali di Genova un appello alla mobilitazione

Appello per un’assemblea pubblica e una mobilitazione contro la guerra e il traffico d’armi.

Negli anni scorsi, nel porto di Genova, una mobilitazione partita dai lavoratori del porto ha impedito l’imbarco di materiale bellico diretto in Arabia Saudita e destinato alla guerra in Yemen.

Analoghe manifestazioni a sostegno del blocco del traffico di armi si sono tenute in altri porti europei contro le navi della compagnia saudita Bahri, che rifornisce d’armi e mezzi militari tutto il Medio Oriente. Ma anche mobilitazioni contro produttori di armi, contro la costruzioni di nuove basi militari,

pc 17 gennaio - Un saluto militante ad Ernesto Rascato

 Ci uniamo ai compagni che lo ricordano

La sua libreria, Quarto Stato, un costante e storico riferimento dei comunisti e dei movimenti di lotta a Caserta e a livello nazionale

pc 17 gennaio - Roma: La questura vieta il corteo per ricordare i morti di alternanza scuola-lavoro

 

Il prossimo 21 gennaio l’anniversario della scomparsa di Lorenzo Parelli, schiacciato da una trave durante uno stage. Gli studenti chiedono di poter fare una manifestazione a Roma per ricordarlo, ma gli viene rifiutata: “Saremo in piazza lo stesso, anche senza autorizzazione”.

Da Osservatorio Repressi

di Chiara Sgreccia

“Abbiamo chiesto l’autorizzazione per organizzare un corteo il prossimo 21 gennaio, a un anno dalla morte di Lorenzo Parelli”. Lo studente schiacciato da una trave durante l’ultimo giorno di stage in un’azienda vicino Udine. “Un nostro coetaneo che vogliamo ricordare. Insieme a Giuseppe Lenoci e Giuliano De Seta, vittime dello stesso sistema. Ma ci hanno detto di no. Senza dare spiegazioni”. È il racconto di Daniele

pc 17 gennaio - Dalla Gkn in lotta - allegato un testo sulla lotta del nostro blog

Collettivo Di Fabbrica - Lavoratori Gkn Firenze

Quello che temono della nostra azione è che:

1. pur continuando a rivendicare un intervento pubblico e complessivo per rilevare e riavviare la fabbrica, non lo attendiamo passivamente. Costruiamo la reindustrializzazione dal basso

2. abbiamo un piano industriale per ripartire, mentre la proprietà aziendale e l'intera politica attorno sono chiacchiere e spreco. Di tempo e di risorse.

3. pur consapevoli dell'inadeguatezza nostra, dei rapporti di forza avversi, di quanto siamo lontani da ciò che realmente vorremmo, ci apriamo la via nel presente con tutti gli strumenti che creativamente riusciamo a trovare.

4. siamo la dimostrazione vivente, sopravvivente, resistente, che solo attraverso il collettivo, la comunità, il mutuo aiuto reciproco, si può restare in campo

5. che per riaprire una fabbrica, devi cambiare il mondo attorno che l'ha chiusa. E che non lo fai per te, ma per tutto il mondo che hai attorno

6. che c'è un'alternativa ora e qua. E che possiamo provarci.

7. che siamo storia che non muore, perchè il mutualismo, lo Statuto dei Lavoratori, il collettivo di fabbrica, i delegati di raccordo, vengono da lontano. Ma vanno lontano. Siamo anche un futuro non scritto.

8. che forse, anzi quasi sicuramente, falliremo. Ma anche sotterrati, saremo semi.

L'Aps Soms Insorgiamo, dopolavoro, Cral, strumento dell'assemblea permanente, del collettivo di fabbrica, di convergenza culturale, di formazione, contro l'abbrutimento e logoramento che l'attuale proprietà usa contro di noi, di campagna pubblica per la fabbrica pubblica e socialmente integrata, società operaia, di mutuo soccorso, circolo Arci, rete di Fuorimercato, strumento delle lavoratrici e dei lavoratori Gkn ma anche dei solidali, interfaccia con il territorio e con le azioni di convergenza, strumento per l'autoproduzione o per l'azionariato popolare.

21 gennaio, h 14.30, assemblea dei Soci Aps Soms. Il punto sulla vertenza, sulle prossime scadenze, su progetti e attività.

"Certo le circostanze non sono favorevoli e quando mai. Bisognerebbe...bisognerebbe niente. Bisogna quello che è. Bisogna il presente".

Per avere un futuro non scritto. #insorgiamo

§§§§§§§
Dal post pubblicato su questo blog l'11 dicembre: "Sul percorso del Collettivo Lavoratori Gkn". Per leggere il testo integrale:

E arriviamo alla fase attuale, avviata con l'Assemblea 9 ottobre e ora con la consultazione autogestita

Le delocalizzazione vanno avanti, perchè è una linea ben precisa da parte del capitale per tagliare il costo del lavoro, avere più mano libera nello sfruttamento e attacco ai salari, avere fabbriche con meno diritti degli operai. Questa linea non riceve alcun contrasto da parte del governo (nè da Draghi prima, nè

lunedì 16 gennaio 2023

pc 16 gennaio - Corteo anche a Milano in solidarietà con Alfredo Cospito e i prigionieri politici, contro il 41bis e l’ergastolo ostativo, per una lotta da estendere


L’appello al corteo dell’Assemblea cittadina Contro carcere, 41 bis, ergastolo ostativo, è stato raccolto da poco meno di un migliaio di compagni, per un corteo a forte presenza anarchica, con la partecipazione sostanzialmente di tutte le realtà milanesi, piccole delegazioni del sindacalismo di base e conflittuale.

Un anello Da Porta Genova a San Vittore e ritorno, con interventi, slogan, scritte sui muri a sostegno di Alfredo Cospito, colpito dalla rappresaglia del 41bis e in sciopero della fame da 89 giorni. Un corteo a fianco di chi lotta nelle carceri, contro il 41 bis e l’ergastolo ostativo, di denuncia dello Stato e delle sue galere, diventate tomba per tantissimi proletari, salutato da un caloroso coro di solidarietà da uno dei finestroni di San Vittore. Una partecipazione che a Milano è cresciuta, per una lotta che deve estendersi su tutti i piani.

Presente una squadra di SRP al corteo con striscione e volantino, ben diffuso tra i giovani del corteo:

Solidarietà con tutti i prigionieri politici e i compagni colpiti dalla repressione, contro l’ergastolo

pc 16 gennaio: Iran. La feroce repressione non ferma la rivolta delle donne, giovani, masse popolari. Una importante Dichiarazione internazionalista di Partiti e Organizzazioni marxisti leninisti maoisti

Milano
Anche in Italia, Milano, continuano le mobilitazioni della
 comunita' iraniana e proletari comunisti è sempre a loro fianco

DICHIARAZIONE INTERNAZIONALE

Viva la rivolta delle donne e del popolo iraniano, 
morte alla Repubblica Islamica dell'Iran

Ai lavoratori, donne, giovani e ai popoli oppressi del mondo

Ai partiti e alle organizzazioni comunisti, ai marxisti-leninisti-maoisti

Appello al sostegno e alla mobilitazione:

La Repubblica Islamica dell'Iran è scossa dallo scorso settembre da una protesta di massa senza precedenti per estensione geografica (di tutto il paese: dal Kurdistan iraniano nel Nord-Ovest, fino al Baluchistan nel Sud-Est passando per il cuore del Paese e dalla capitale Teheran) per estensione sociale (con la partecipazione di ampi settori della classe operaia, studenti e piccola borghesia nelle città e di contadini nelle campagne) e per la sua durata prolungata.

Una protesta innescata dalla crudele repressione patriarcale neo-medievale del regime degli ayatollah che per mezzo della sua "polizia morale" molesta quotidianamente le donne, strumentalizzando la religione con l'imposizione rigida dell'hijab, con l'obiettivo di restringere la presenza femminile nello spazio pubblico e relegare le donne nelle pareti della propria casa, che il regime vorrebbe vedere come madri che sfornano figli, mogli accondiscendenti o ragazze da dare in matrimonio.

L'assassinio brutale di Mahsa Amini ha scatenato inarrestabile la rabbia delle donne, soprattutto delle

pc 16 gennaio - La crisi economica mondiale diventa “permacrisi” e scatena la “guerra degli aiuti di Stato”, che come sempre viene scaricata su proletari e masse popolari

Il “conto economico” della borghesia mondiale, nel suo complesso, si è chiuso quest’anno in negativo e quello nuovo si apre con una recessione!  Si tratta della “permacrisi” come la chiamano ora economisti e politici, per dire appunto che la crisi è permanente, ma aggiungono anche “policrisi” che sta a indicare i tanti aspetti diversi della crisi.

Non c’è e non può esserci alcun dubbio, perché costitutivo di questo sistema sociale capitalista, che la crisi la pagano i proletari e le masse popolari di tutto il mondo.

Le guerre naturalmente ne sono l’esempio più lampante (l’imperialismo è guerra!), guerre per procura, guerre ammantate di conflitti religiosi o tribali che provano a “distrarre” l’attenzione delle masse sulle condizioni della loro vita, sulla miseria crescente, sulla costrizione all’emigrazione di massa, sulla distruzione ambientale, sulla via verso una nuova guerra mondiale.

Guerre in tutti i campi per l’accaparramento delle materie prime: dalle miniere dell’Ucraina all’Africa, dall’Asia all’Australia e di quelle previste con lo scioglimento dei ghiacci!

“Fondamentalmente, le guerre per interposta persona e quelle commerciali in corso, gli emergenti blocchi commerciali e militari, lo stanziamento di ingenti spese militari, la produzione di gigantesche armi di distruzione di massa, la modernizzazione delle forze armate e i vari tipi di preparativi per la guerra mondiale, perfino nello spazio, dimostrano l’accanita competizione per le risorse economiche e il controllo politico sui paesi di Asia, Africa e America Latina, inclusi diversi paesi dell'Europa orientale. Tutto ciò indica l'intensificarsi delle contraddizioni inter-imperialiste e la corsa per la divisione dei mercati e l'egemonia mondiale.(dalla Dichiarazione congiunta dei comunisti marxisti-leninisti-maoisti sulla guerra)

Uno dei tanti dati emersi in questi giorni che dà il senso di questa tendenza sono i 150 mila

pc 16 gennaio: Decreto carburanti una presa in giro per le masse popolari, per i lavoratori il carobenzina resta... ma il cittadino ne è reso consapevole...

Di seguito una nota che riporta una tabella delle famose "accise", chiaramente non eliminate, nessuna, dal governo Meloni.  

Ma il decreto carburanti, se ha per il momento ottenuto il congelamento dello sciopero dei benzinai, settore sociale base elettorale degli stessi partiti di destra, di FdI (che quindi ha un problema "in casa"), non affronta affatto la questione del carobenzina per le masse. 

Le cosiddette "novità": buoni benzina fino a 200 euro detassati nel 2023, il bonus trasporti, il ritorno dell'accisa mobile, l'obbligo per i gestori di esporre nei distributori cartelloni con il prezzo medio regionale dei carburanti, la possibilita' di vedere su una mappa dove si trova il distributore più economico, sono una presa per il c... I prezzi restano questi, ma il "cittadino ne è cosciente"...

NOTA

CON LE TASSE SULLA BENZINA SI FINANZIANO ANCORA LE GUERRE DI AGGRESSIONE DEL REGIMA FASCISTA

Il Presidente del Consiglio dei Ministri pro tempore, Giorgia Meloni, si è appena rimangiata una promessa elettorale: il taglio delle accise, ossia del ricavo dello Stato su ogni litro di carburante venduto alla pompa

Nonostante fosse presente, al punto diciassette – pagina ventisei – del programma elettorale di Fratelli d’Italia, adesso il capo del Governo sostiene di non aver mai fatto una promessa del genere, e si difende sostenendo che una tale misura sarebbe fattibile soltanto in presenza di maggiori entrate

La quarta carica dello Stato fa un’affermazione temeraria: se per poter ridurre le tasse sulla benzina occorre avere altri introiti, è del tutto pacifico che non si intende procedere a mantenere la parola data agli elettori; niente di nuovo, per carità, visto che sono decenni che la politica italiana funziona così.

Se per vedere diminuire il costo della benzina occorre aspettare che si trovino risorse altrove, è impossibile...

Chiarito questo crediamo sia utile presentare un prospetto che riassume le diciassette diverse motivazioni per la presenza di tasse esorbitanti sul carburante; crediamo che l'averle accorpate in una sola voce non ne diminuisca affatto il significato: i prezzi sono quelli del dicembre 2018, ossia Euro 1,573/litro per la benzina ed Euro 1,448 per il diesel.

    0,000981 euro: finanziamento per la guerra d’Etiopia (1935-1936)

    0,00723 euro: finanziamento della crisi di Suez (1956)

    0,00516 euro: ricostruzione dopo il disastro del Vajont (1963)

    0,00516 euro: ricostruzione dopo l’alluvione di Firenze (1966)

    0,00516 euro: ricostruzione dopo il terremoto del Belice (1968)

    0,0511 euro: ricostruzione dopo il terremoto del Friuli (1976)

    0,0387 euro: ricostruzione dopo il terremoto dell’Irpinia (1980)

    0,106 euro: finanziamento per la guerra del Libano (1983)

    0,0114 euro: finanziamento per la missione in Bosnia (1996)

    0,02 euro: rinnovo del contratto degli autoferrotranvieri (2004)

    0,005 euro: acquisto di autobus ecologici (2005)

    0,0051 euro: terremoto dell’Aquila (2009)

    da 0,0071 a 0,0055 euro: finanziamento alla cultura (2011)

    0,04 euro: emergenza immigrati dopo la crisi libica (2011)

    0,0089 euro: alluvione in Liguria e Toscana (2011)

    0,082 euro (0,113 sul diesel): decreto “Salva Italia” (2011)

    0,02 euro: terremoto in Emilia (2012)

Essendo quasi tutte “tasse di scopo”, esse hanno esaurito il proprio compito: specialmente se si guarda a vecchi conflitti – ormai esauriti da tempo immemore – o a ricostruzioni che, in un Paese normale, dovrebbero essere già avvenute da decenni.

Bosio (Al), 16 gennaio 2023

Stefano Ghio - Proletari Comunisti Alessandria/Genova

pc 16 gennaio: Manifestazione a Parigi - info

 

LIBERTÉ POUR AHMAD SA’ADAT, WALID DAKKA, GEORGES ABDALLAH

ET POUR TOUS LES PRISONNIERS PALESTINIENS !
Chers amis, chers camarades,

voici ce qui pouvait se lire hier dans un des articles publiés sur le site du monde dans la rubrique international: 
«Dans une lettre ouverte, 600 médecins demandent que cessent les «brimades» contre l’opposant emprisonné. Ce prisonnier jusque- obtenu une bouilloire électrique et une plaquette de médicaments. Or, depuis dix jours, cet opposant politique détenu est malade: placé à l’isolement, il se plaint d’une forte fièvre et tousse. Il n’a pas eu accès à un médecin. Le gouvernement allemand qui «a accueilli avec une grande inquiétude les informations le concernant» a réclamé hier une prise en charge médicale «immédiate» et a déclaré que « ce qui lui arrive peut s’appliquer à tous ceux qui élèvent la voix contre le régime ». Selon l’un de ses avocats, les symptômes du détenu sont

domenica 15 gennaio 2023

pc 15 gennaio: Invitiamo a leggere il blog tarantocontro. Importante questo mese l'attivita' ad Acciaierie d'Italia e a sostegno delle proteste migranti all'hotspot

 

▼  gennaio 

pc 15 gennaio - Nella guerra per i profitti dei padroni sostenuta a piene mani dal governo nero della Meloni: ricostruzione e armi….anche sulle nostre teste

Una politica di sfruttamento e guerra contro i lavoratori da contrastare con la lotta, la denuncia, la mobilitazione  dei lavoratori perchè i proletari non hanno nazione e ogni popolo deve combattere contro il governo imperialista del proprio paese:

“...il nostro atteggiamento di fronte alla guerra è fondamentalmente diverso da quello dei pacifisti borghesi (fautori e predicatori di una astratta propaganda della pace) in quanto comprendiamo l’inevitabile legame delle guerre con la lotta delle classi all’interno di ogni paese. Comprendiamo l’impossibilità di distruggere le guerre senza distruggere le classi ed edificare il socialismo, come pure in quanto riconosciamo pienamente la legittimità, il carattere progressivo e la necessità delle guerre civili, cioè delle guerre della classe oppressa contro quella che opprime, degli schiavi contro i padroni di schiavi, dei servi della gleba contro i proprietari fondiari, degli operai salariati contro la borghesia.” Lenin.

Il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso e il presidente di Confindustria, Carlo Bonomi sono andati in visita a Kiev per incontrare le autorità ucraine e prenotarsi un posto per la ricostruzione del paese al termine della guerra 
e intanto in questi giorni arrivano alla base di Ghedi le bombe atomiche americane con un potenziale 85 volte quelle sganciate su Hiroshima, che rendono di fatto un bersaglio certo la base bresciana in caso di ingaggio di armi

sabato 14 gennaio 2023

pc 14 gennaio - Importante salutare e riflettere sulla figura e l'opera del comunista rivoluzionario marxista-leninista-maoista che ha guidato e ispirato la grande epopea della rivoluzione filippine in corso

Partecipiamo al Memorial Day internazionale - 16 gennaio - per ricordare Jose Maria Sison - Ka Joma - leader e guida comunista marxista-leninista-maoista della rivoluzione nelle Filippine



per l'Italia

Ricordare José Maria Sison
Lunedì, 16 gennaio · 18:00 – 20:00
Link : https://meet.google.com/fbi-raoc-ihp

pc 14 gennaio - Avanza ovunque la solidarietà per ALFREDO COSPITO - oggi allo stadio dell'Aquila



 

pc 14 gennaio - La battaglia di Luzerath - prima info - a breve info da Germania - poi presa di posizione di Proletari Comunisti/PCm Italia

La battaglia di Lützerath contro il carbone. Greta Thunberg con gli attivisti

La battaglia di Lützerath contro il carbone. Greta Thunberg con gli attivisti

Il movimento ambientalista internazionale impegnato a fermare l'allargamento di una miniera di carbone. Prevista per sabato una grande manifestazione internazionale

Nel cuore della Germania occidentale il piccolo villaggio di Lützerath, dove un tempo vivevano duemila anime e oggi abbandonato, è ormai trasformato in un simbolo internazionale della battaglia ambientalista  in difesa del clima e la lotta ai combustibili fossili. Lì, dopo aver ottenuto permessi governativi e ok dai tribunali, il gigante energetico tedesco RWE vuole procedere alla bonifica dei terreni per espandere la vicina miniera di carbone di Garzweiler: lo scopo è estrarre 280 milioni di tonnellate di lignite (carbone) entro il 2030. Questa data è significativa perchè è quella indicata al governo tedesco - nei suoi piani di decarbonizzazione messi nero su bianco negli obiettivi climatici - come limite all'estrazione dei combustibili fossili.

Nel frattempo però ci sono quasi sette anni da sfruttare: quelli che servono - in questo momento di difficoltà energetica per la Germania legata alla crisi del gas e le ripercussioni della guerra in Ucraina - per il proprio fabbisogno. Questa sorta di contraddizione - da una parte aver fissato obiettivi di addio al fossile e dall'altra l'idea di continuare a estrarre carbone espandendo impianti e territori - ha portato a diverse polemiche sfociate poi in azione da parte degli attivisti. Già a dicembre centinaia di giovani (soprattutto di Extinction Rebellion, Fridays for Future, Last Generation e Scientist Rebellion) hanno iniziato ad accamparsi nell'area, vivendo in tende e case sugli alberi e a costruire barricate in attesa del possibile sgombero.

pc 14 gennaio - Il ministro dell’istruzione reazionario Valditara arricchisce il suo nero “curriculum” querelando gli studenti che protestano per i morti sul lavoro

 

Agli studenti che protestavano per i ragazzi mandati a morire per il profitto nelle fabbriche con la scusa dell’alternanza scuola-lavoro, il ministro moderno fascista (ma qui ci starebbe meglio fascista all’antica) non ha resistito alle accuse degli studenti di essere tra i mandanti dei morti sul lavoro insieme a Confindustria e Inail e dà mandato ai suoi avvocati per far partire la querela, come riportato dall’articolo che riproduciamo dell’Avvenire.

Questa meschina querela si aggiunge al “curriculum reazionario” del ministro che mostra anche in altre dichiarazioni quanto non abbia “capito” affatto che ciò che si chiede è l’abolizione dell’alternanza

pc 14 gennaio - Open Arms: all'udienza di Palermo le responsabilità sempre più a nudo del razzista Salvini per il sequestro dei migranti

Responsabilità che vengono fuori ad ogni testimonianza: in questo caso di Conte, Di Maio e la Lamorgese che smentiscono ogni parola di Salvini che da parte sua continua con la meschina, ridicola e razzista propaganda fatta tutta sulla pelle dei migranti dicendo che rischia 15 anni di galera... 

Open Arms, Conte e Di Maio scaricano Salvini

UDIENZA DEL PROCESSO A PALERMO. L’ex premier: «Eravamo alla vigilia della crisi di governo, immigrazione usata per fare propaganda». E Lamorgese: «Le procedure Ue di redistribuzione non erano legate alla concessione del porto sicuro». L’ong denuncia: «Il sottomarino militare Venuti si limitò a riprenderci senza fornire aiuto.

È ripreso ieri a Palermo il processo a Matteo Salvini, accusato di sequestro di persone e rifiuto di atti di ufficio: era il Conte Uno e il leader leghista in qualità di ministro dell’Interno non autorizzò nell’agosto 2019 lo sbarco di 160 migranti a bordo dell’Open arms. L’ong dovette attendere 19 giorni prima di ottenere il Pos, il porto sicuro. Tre i testimoni di peso chiamati dalla procura: l’ex premier Giuseppe Conte, l’allora ministro degli Esteri Luigi Di Maio e Luciana Lamorgese, subentrata al Viminale nel Conte due.

MENTRE SALVINI via social rilanciava la sua propaganda («Rischio fino a 15 anni di carcere per aver difeso l’Italia»), nell’aula bunker dell’Ucciardone Conte scaricava il suo vice

pc 14 gennaio - Ieri sit-in al Tribunale di Palermo: per Alfredo Cospito, contro la tortura del 41/bis, contro la repressione di questo Stato borghese

Ieri pomeriggio nel piazzale antistante il Tribunale di Palermo, in collegamento con tutte le iniziative solidali che si stanno facendo in altre città, davanti le carceri, i tribunali si è svolto  un nuovo sit-in che ha visto la partecipazione di compagni e compagne di diverse realtà politiche, sindacali e di lotta sociale 


Diversi interventi al microfono intervallati da canzoni di lotta che hanno ribadito la piena solidarietà ad Alfredo Cospito all'85° giorno di sciopero della fame contro il regime/tortura carcerario in 41 bis,  la denuncia della repressione che questo Stato borghese scaglia a 360 gradi, dall'accanimento contro i prigionieri politici, alle condizioni dure e barbare in cui vivono migliaia di detenuti, a tutti coloro che subiscono repressione perchè lottano contro  lo sfruttamento e ogni forma di oppressione scaturita da questo sistema sociale, la necessità da un lato di continuare le iniziative solidali e di lotta in ogni forma possibile, la lotta di Alfredo riguarda tutte e tutti, dall'altro la necessità di lottare contro la repressione, se anche ci sono differenze occorre collegarsi/fare rete... 





Alfredo Cospito non è solo! Al fianco dei prigionieri politici, rivoluzionari dall'Italia al mondo intero

La testimonianza/denuncia di un ex detenuto 

venerdì 13 gennaio 2023

pc 13 gennaio - Speciale Brasile - 4 - Chi ha finanziato il tentativo fascio/golpista - da A Nova democracia

 

Accampamento fascista davanti al quartier generale dell'esercito reazionario a Brasilia.

Le indagini e le testimonianze dei detenuti dopo la “bolsonarata” dell'8 gennaio, a Brasilia, rivelano che l'azione è stata finanziata da proprietari terrieri, politici e uomini d'affari. Autobus e cibo per oltre 4.000 “galline verdi” sono stati pagati da almeno 100 aziende, secondo le indagini in corso. Ad oggi, è trapelata l'informazione che tra i principali finanziatori ci sono proprietari terrieri dell'agrobusiness, uomini d'affari e proprietari di poligoni di tiro.

I messaggi sparati a migliaia di partecipanti ai gruppi di telegram promettevano "tutto pagato: acqua, caffè, pranzo e cena". Questo, combinato con la costosa struttura dell’accampamento di Brasilia, che aveva fino a quattro tende per nutrirsi con bistecche di qualità.

Nei messaggi sparati, le “galline verdi” chiamavano principalmente forze armate di riserva della polizia e militari e CAC (cacciatori, cecchini e collezionisti di armi). I golpisti, strutturati in modo militare, avevano la necessità di persone con esperienza di combattimento per "affrontare le forze di sicurezza".

Il candidato alla vicepresidenza federale, Ramiro dos Caminhoneiros (PL), indicato come organizzatore, ha dichiarato in un audio diffuso durante i preparativi del tentativo golpista: "Il 'popolo dell'agro' mi ha chiamato e mi ha già noleggiato 3mila autobus da diverse zone del Brasile’". E ha aggiunto: "Non è una ‘piccola manifestazione’, fare un selfie, sventolare una bandiera e gridare parole d'ordine, prenderemo il potere. Ora mostriamo cosa sono le brave persone quando decidono di essere cattive". I messaggi mostravano armi e aggiungevano che sarebbe stato "un giorno di guerra".

Esplicitamente, l’orda di estrema destra affermava che il piano era quello di prendere i palazzi dei “tre poteri”, accampandosi all'interno degli edifici, e bloccare le raffinerie di carburante in tutto il paese, causando instabilità istituzionale che avrebbe portato all'intervento militare.


 

Messaggi inviati dai fascisti nei gruppi Telegram. Foto: Reproduction/Telegram.

Attraverso post sui social network, realizzati dagli stessi fascisti, sono già stati identificati come partecipanti della “bolsonarata” il colonnello della riserva Adriano Camargo Testoni; Silvério Santos, un ufficiale della polizia militare di Goiás che ha pubblicato foto invitando gli utenti di Internet a prendere parte all'azione; così come politici professionisti come l'ex vicesindaco di Pancas (ES), Marcos Alexandre Mataveli de Morais, e un consigliere di Inhumas (GO), Ruy Garcia.

L'uomo d'affari arrestato nel tentativo golpista ha ricevuto 24 milioni di Reais in contratti con il governo

Tra i golpisti arrestati domenica (8) e lunedì (9), a Brasilia (DF), c'è l'uomo d'affari Jamildo Bomfim de Jesus, 60 anni, proprietario dell’agenzia interinale Edithal Locação de Mão de Obras Eireli, che, dal 2014, ha ricevuto 24 milioni di reais in contratti con il governo di Bolsonaro e dei generali.

Il quotidiano Brasil de Fato ha individuato 37 contratti firmati dalla società con diversi organi esecutivi centrali. Gli accordi con la società hanno iniziato a essere firmati nel 2014 e da allora ammontano a 15,9 milioni di R$. Circa 8,3 milioni di R$ ricevuti da Edithal non sono associati ai contratti resi disponibili sulla piattaforma per la trasparenza del governo.

Durante il governo Bolsonaro sono stati firmati almeno 11 contratti, tutti tra il 2020 e il 2021, per un totale di circa 2 milioni di R$. Due di loro sono stati firmati con il Ministero della Salute e gli altri 11 con il Ministero della Giustizia e della Pubblica Sicurezza (MJSP). Fondata nell'agosto 2009 e con un capitale sociale di 400.000 reais, Edithal ha sede a Cruzeiro Velho, una regione amministrativa di Brasilia.

Accampamento o spa?

L’accampamento bolsonarista di Brasilia, base di estrema destra di fronte al quartier generale dell'esercito reazionario, dove è stata organizzata la “bolsonarata” di giorno 8, aveva sistemazioni confortevoli per coloro che vi si concentravano. Secondo un rapporto pubblicato dai monopolisti della stampa reazionaria G1, che ha esposto in dettaglio il giorno per giorno di oltre due mesi di accampamento, è stato riferito che nell’accampamento c'erano generatori, serbatoi d’acqua e bagni chimici, e che arrivò ad avere persino fino a quattro tende solo per il cibo, in una delle quali, la più "lussuosa", si servivano bistecche di qualità.

Secondo un calcolo, nell’accampamento di Brasilia veniva servita una colazione con bevande calde e frutta per la colazione del mattino; riso, fagioli, verdure, carne alla stroganof, pasta, carne in umido, pollo e carne alla griglia a pranzo, appena fatti, con pezzi interi di bovini che arrivavano ogni giorno al centro golpista.

Rivelando tutta la loro morale e il loro coraggio, i bolsonaristi detenuti all'Accademia Federale di Polizia di Brasilia sono stati ripresi in video che piangevano mentre venivano istruiti dagli avvocati sui potenziali crimini dei quali avrebbero potuto rispondere. Per cercare di calmare i nervi dei golpisti, un avvocato diceva: "Rimarrai a Papuda. È un'area speciale, un'area di custodia chiamata quarantena, che è per coloro che avranno ancora un'udienza prima del processo. È un piccolo hotel con una porta chiusa. Non è un'ala pericolosa". Nemmeno così gli "eroi" golpisti sono stati calmati.

I proprietari terrieri sostengono che le denunce sono "fuori luogo". Davvero?

In una dichiarazione, l'Associazione brasiliana dei produttori di soia (Aprosoja), del Mato Grosso, ha negato la partecipazione dell'"agroalimentare" al tentativo golpista di Brasilia. Ma, il rapporto della polizia civile del distretto federale inviato alla Corte Suprema Federale (STF) ha sottolineato che dei 116 camion che hanno partecipato agli atti golpisti a novembre, a Brasilia, dopo il secondo turno della farsa elettorale, soprattutto nelle vicinanze del quartier generale dell'esercito brasiliano, 50 veicoli provenivano dal Mato Grosso.

I camion sono registrati nel CNPJ delle società che sono tra le 43 entità legali e fisiche che hanno avuto i loro conti bloccati dal ministro Alexandre de Moraes, dalla Corte Suprema, con l'accusa di finanziare e organizzare le proteste a Brasilia e nello stato. C'erano almeno 28 società del Mato Grosso elencate. Tra queste, cinque hanno fatto donazioni alla campagna per la rielezione di Jair Bolsonaro (PL).

Inoltre, negli stessi blocchi nella MT, un delegato supplente dell'Associazione dei produttori di soia e mais del Mato Grosso (Aprosoja), Vilso Gabriel Brancalione, è stato arrestato per aver rubato pneumatici per incendiare tratti della BR-163, a Nova Mutum, a 269 km da Cuiabá, e per scambio di colpi con la PM. La stessa Aprosoja-MT è stata oggetto di perquisizione e sequestro da parte della polizia federale il 6 settembre 2021, sospettata di finanziare le manifestazioni che volevano un colpo di stato militare il 7 settembre a Brasilia.

Gli "squali" hanno incoraggiato il colpo di stato e la guerra civile da parte del regime militare

L'anno scorso, sono state segnalate conversazioni in gruppi Whatsapp che hanno riunito grandi golpisti borghesi e bolsonaristi. Le conversazioni propagandavano il colpo di stato militare fascista, oltre a discutere del coordinamento tra la grande borghesia per realizzarlo, parlando persino di comprare voti per Bolsonaro.

Luciano Hang, proprietario di Havan, è stato incluso nel gruppo; Afrânio Barreira, del Gruppo Coco Bambu; José Isaac Peres, proprietario del gigante dello shopping Multiplan; José Koury, proprietario di Barra World Shopping a Rio de Janeiro; Ivan Wrobel, impresa di costruzioni W3 Engenharia; e Marco Aurelio Raymundo, il Morongo, proprietario del marchio di abbigliamento Mormaii.

Il 4 giugno di quell'anno, Hang condivise un messaggio nel gruppo, scrivendo: "Sei pronto per la guerra? In pochi minuti, capisci il pericolo in cui si trova il nostro Brasile. Chiedo di osservare e assistere", firmato dal "Presidente Jair Bolsonaro". Lo stesso messaggio è stato inviato al gruppo dall'appaltatore Meyer Nigri di Tecnisa. Il testo era accompagnato da un video del canale "Mondo Polarizzato", con un discorso tenuto da Bolsonaro il 3 giugno. All'epoca, Bolsonaro disse che "se necessario, andremo in guerra". Dopo aver condiviso il messaggio sul video, Hang ha commentato nel gruppo che le posizioni di Bolsonaro erano "fantastiche" e "perfette".

Koury affermò: "Preferisco il colpo di stato che il ritorno del PT. Un milione di volte. E sicuramente nessuno smetterà di fare affari con il Brasile. Come fanno con molte dittature in tutto il mondo", questo ha postato.

Il 17 maggio, Morongo di Mormaii è andato oltre distillando il suo odio antipopolare: "La specie umana è stata sempre [in maiuscolo] molto violenta. I 'buoni' sono sempre stati dominati... È un'utopia pensare che le cose si risolvano sempre 'nel bene', ha concluso il nostro genio.

L'imprenditore Meyer Nigri, fondatore di Tecnisa e uno dei grandi borghesi più influenti insieme a Bolsonaro, ha trasmesso un testo l'8 agosto con diversi attacchi alla Corte Suprema. "Lettura obbligatoria", diceva il messaggio, che non era stato scritto da lui. "La Corte Suprema sarà responsabile di una guerra civile in Brasile", affermava uno degli estratti del messaggio.

pc 13 gennaio - Ieri 4 morti sul lavoro. Il governo Meloni /Calderone fa chiacchiere e vanno avanti proposte peggiorative al servizio dei padroni !

Ieri sono morti 4 operai nel napoletano, a Brescia a Novara e a Palermo! 

dal manifesto di oggi

Sicurezza sul lavoro: il primo tavolo è una parata senza risposte

Incontro governo-parti sociali mentre un 22enne moriva a Caivano schiacciato da dei prosciutti. Cinque ministri e 40 sigle per non decidere alcunché. Ma si fa strada la deregulation

Un controllo dopo un incidente sul lavoro - Foto LaPresse

Il primo tavolo governo-parti sociali non parte sotto i migliori auspici. Davanti alla sede di via Flavia del ministero del Lavoro, dove Marina Calderone parte con discorsi pindarici su un fantomatico «patto sociale sulla sicurezza del lavoro», gli studenti protestano contro l’alternanza scuola-lavoro. Nelle stesse ore a duecento chilometri di distanza un ragazzo di soli 22 anni muore schiacciato da un bancale di insaccati.

Nell’area industriale di Caivano (Napoli), Antonio Golino lavorava con la madre e il fratello che lo