martedì 27 settembre 2022

pc 27 settembre - Gli interventi all'Assemblea proletaria anticapitalista - OPERAIO TENARIS DALMINE SLAI COBAS SC

Sono un operaio della Tenaris Dalmine dello Slai cobas. Siamo in una fabbrica che in questa fase sta al centro dei problemi crisi/guerra/trasformazione; lo era anche prima perché è un'azienda siderurgica legata all'energia non tanto all’acciaio, anche se poi chiaramente le cose si intrecciano. 

In questa azienda i profitti di guerra si fanno sentire, basta cliccare su Internet e mettere Tenaris e si può vedere che i profitti sono alle stelle; ma profitti alle stelle vuol dire condizione operaia sempre peggiore, frutto di accordi sindacali, di una situazione scaricata continuamente sulla pelle degli operai che devono adesso farsi carico tra l'altro degli aumenti del gas, che la Tenaris usa perché i forni vanno a gas. 

Una situazione in cui in questi anni c'è stato un ricambio fortissimo di operai sindacalizzati con giovani operai precari, parliamo di 400/500 operai, sempre più soggetti a una condizione di fabbrica “con l'elmetto”, che devono dire sempre di sì in un'azienda in cui già prima ci sono stati vari accordi di flessibilità.

Ma nello stesso tempo in questa fabbrica cova una situazione di potenziale ribellione e in questo senso faticosamente va il nostro lavoro all'interno della fabbrica. 

Per esempio, alla Tenaris Dalmine non si è parlato di guerra se non grazie a una mozione contro la guerra che è partita dall’ex Ilva di Taranto e che è stata portata alla Dalmine anche nell'assemblea della Fiom, ma in particolare nei reparti. Qui gli operai hanno subito detto: ma su questo dove sono i sindacati? Infatti i sindacati si sono accorti della guerra solo in questi giorni con le bollette che sono

pc 27 settembre - EDITORIALE - Elezioni, nuovo governo e azione di proletari comunisti

Le elezioni politiche hanno sancito la prevedibile vittoria del centrodestra, così come la sconfitta dei sostenitori dell’”Agenda Draghi”, in primis il PD di Letta, la ruota di scorta ‘Sinistra italiana’ e ‘Verdi’, l’alleato-non alleato Calenda/Renzi. Il M5S a guida Conte con una campagna mirata a difesa del Reddito di cittadinanza e secondariamente contro l’aumento delle spese militari, è riuscito nel corso della campagna elettorale a recuperare i voti necessari per essere il terzo partito e l’unica vera opposizione al nuovo governo di centrodestra.

Come prevedibile, irrilevante è stato il voto alle altre liste di destra presenti alle elezioni – paragone e la lista rossobruna di Rizzo e gli insignificanti sedicenti “partiti comunisti”.

Unione Popolare a guida De Magistris non è riuscita ad entrare in parlamento e vano è stato il tentativo di intercettare voti democratici e popolari nel campo dell’astensione.

Risultati elettorali abbastanza scontati e ampiamente previsti dai sondaggi.

Ciò non toglie che altri dati hanno un certo interesse.

Innanzitutto la crescita di oltre il 10% dell’astensionismo, anche se questo dato va tarato dal fatto che nelle precedenti consultazioni elettorali di vario tipo l’astensionismo era ancora maggiore.

Si tratta in generale di un astensionismo passivo, specchio della passività di ampi settori delle masse popolari; ciononostante esso contiene al suo interno l’astensionismo militante, una parte rilevante di astensionismo popolare, un massiccio astensionismo giovanile.

L’astensionismo è importante per misurare il grado di consenso effettivo della Meloni, del centrodestra contro la logica, incentivata anche dall’attuale sistema elettorale che permette al partito che ottiene la maggioranza di voti validi di ottenere di fatto la maggioranza assoluta dei seggi parlamentari.

Comunque i votanti non sono numeri ma persone e i dati reali sono questi:
oltre il 37% di astenuti - 26,1 per cento alla Meloni, corrispondenti a circa 17,38% di voti effettivi dell'intero elettorato - e pur aggiungendo i voti del centrodestra si arriva  al 27,09 dei voti effettivi di tutto il centrodestra - quindi circa  il 82% non ha votato Meloni e circa il 73% non ha votato il centro destra

Il secondo elemento importante è che la vittoria della Meloni avviene nel quadro di un crollo della Lega di Salvini e di un ulteriore ridimensionamento di Forza Italia. Questo alimenterà le contraddizioni interne, sia a breve che a medio-lungo periodo, nella composizione e compattezza del nuovo governo.

Abbiamo già espresso nell’intervento che ha preceduto il voto la posizione e l’analisi di proletari comunisti, che evidentemente confermiamo perché pensiamo non smentita dai risultati del voto (leggi il post: https://proletaricomunisti.blogspot.com/2022/09/pc-23-settembre-sulle-elezioni-la_24.html).

Nella sostanza si tratta di ripartire dalla posizione proletaria e popolare per così dire “extraparlamentare” che se scende in campo sulle rivendicazioni economiche e sociali e nella lotta contro la guerra, l’economia di guerra ha la possibilità di essere punto di riferimento e di attrazione del movimento proletario, popolare, antifascista, antirazzista, antimperialista, del movimento a difesa della Costituzione e, in misura assai importante, del movimento delle donne, che è una sorta di “bersaglio principale”, “nemico principale” del primo governo a guida di una donna al servizio dei padroni, delle classi dominanti e del sistema capitalista, imperialista.

Questa opposizione deve esprimersi in modo coraggioso, determinato e visibile da subito e deve misurare tatticamente e strategicamente l’azione del nuovo governo e la sua marcia verso una dittatura del capitale ancora più aperta che sarà di tipo oggettivamente e soggettivamente moderno fascista.

La prospettiva è la nuova Resistenza che richiede il Partito proletario e comunista, come reparto d’avanguardia organizzato, il fronte unico proletario e popolare, la lotta partigiana a difesa della repressione e come reparto di un esercito rivoluzionario con base di massa.

La situazione appare abbastanza chiara, la marcia è difficile e tortuosa ma non ha alternative.

proletari comunisti/PCm Italia

27-9-2022

lunedì 26 settembre 2022

pc 26 settembre - EDITORIALE - L'attuale fase della guerra in Ucraina e i compiti dei comunisti

La guerra interimperialista innescata dall’invasione dell’imperialismo russo dell’Ucraina si prolunga e attraversa una fase di transizione. La nuova fase è quella in cui si marcia verso lo scontro diretto tra imperialismo Usa, supportato da Gran Bretagna, Italia e dai paesi imperialisti europei maggiori, e l’imperialismo russo, alleato ma non supportato dalla Cina imperialista e da alcuni paesi oscillanti sia dell’Asia che dell’Europa.

La controffensiva ucraina ha avuto successo e ha recuperato in poche settimane parte del terreno finora controllato dalla Russia.

Come gli analisti più attenti e meno al servizio del governo Usa dicono, questo è dovuto sostanzialmente a due fattori: i massicci armamenti di ogni genere e tipo arrivati in Ucraina ad opera dell’imperialismo Usa, degli inglesi e in misura minore degli altri paesi imperialisti europei, il ruolo sempre più preponderante della Nato che non si limita a supportare l’Ucraina e il suo regime puntello ma a dirigere, addestrare e organizzare l’esercito reazionario ucraino che agisce già come se fosse parte integrante della Nato, nonostante la sua adesione non sia stata neanche legalmente presa in considerazione.

Ma l’altro fattore che ha favorito l’attuale fase di “arretramento” dell’imperialismo russo è il non avere quest’ultimo nessun appoggio dalla popolazione ucraina, se non naturalmente in parti rilevanti nei territori del Donbass.

Un esercito imperialista come quello russo, diretto dall’oligarchia e dal sistema di potere di Putin non è in grado di ottenere l’appoggio e la neutralità delle masse ucraine, che pur non

pc 26 settembre – La settimana di azione globale per la liberazione dei prigionieri politici 13/19 settembre in Italia - Report

La settimana di azione globale lanciata dal Comitato internazionale di sostegno alla guerra popolare in India, su indicazione e in stretto legame con il Partito Comunista dell’India (Maoista), è stata in Italia un importante salto di qualità del sostegno proletario antimperialista e internazionalista nel nostro paese.

Tutte le attività sono state concentrate in una forte giornata a Roma.

Al mattino vi è stata la manifestazione all’ambasciata indiana. Lo Stato imperialista italiano e la questura di Roma avevano vietato la manifestazione sotto l’ambasciata e, prendendo a pretesto l’utilizzo delle piazze romane per la campagna elettorale, avevano negato anche le piazze vicine, concedendo solo una piazza abbastanza distante dall’ambasciata.

I rappresentanti  delle strutture operanti del Comitato hanno organizzato comunque l’iniziativa. Prima ci si è concentrati in piazza Della Repubblica e si è cominciata la manifestazione esponendo lo striscione “...” sostenuto dai rappresentanti delle diverse organizzazioni di massa. Intanto nell’aria risuonavano le note di “Bella ciao” di un Bar solidale.

Quindi i compagni senza bandiere e simboli si sono spostati compatti in direzione dell’ambasciata e l’hanno raggiunta contando sull’effetto “sorpresa”. Chiaramente le forze della repressione si aspettavano un blitz e all’apparire della forte delegazione si sono schierati davanti all’ambasciata.

I manifestanti non si sono fermati, hanno innalzato lo striscione davanti all’ingresso dell’ambasciata

La polizia non è intervenuta ma ha pressato perché l’azione avesse fine.

Come da piano, i manifestanti hanno riposto lo striscione e si sono recati alla piazza che era stata concessa e l’hanno occupata nel lato rivolto al passaggio delle persone.

La polizia è nuovamente intervenuta pretendendo che la manifestazione si svolgesse in forme ristrette e

pc 26 settembre - Dai compagni iraniani - contro il regime iraniano contro l'imperialismo americano - per informazione solidale e dibattito

Estratti da un comunicato pervenuto da compagni iraniani

23 settembre 2022

L'hijab obbligatorio sta bruciando tra le fiamme della rabbia popolare in decine di città e villaggi, aprendo una via al rovesciamento della Repubblica islamica e alla sepoltura dell'"integrazione di religione e stato". Nel 1979, il decreto obbligatorio sull'hijab di Khomeini fu l'inizio dell'istituzione di un regime fondamentalista islamico onnicomprensivo.  La sepoltura dell'hijab obbligatorio accelera il processo di rovesciamento di questo regime religioso fascista a passi da gigante. L'hijab obbligatorio e la legge della Sharia (l'integrazione di religione e governo) hanno spianato la strada alla Repubblica islamica per calpestare i più ampi diritti fondamentali del popolo in tutti gli aspetti della vita: repressione del dissenso; libertà di pensiero, espressione e stampa; libertà di associazione e partigianeria; repressione delle nazionalità oppresse; repressione di lavoratori, studenti e insegnanti, ecc. L'hijab obbligatorio è il collante della Repubblica islamica, come hanno sottolineato i suoi leader, "mantenerlo è ancora più importante dell'antiamericanismo".

Non va mai dimenticato che il "contributo" degli imperialisti – specialmente degli imperialisti americani – in particolare al consolidamento e alla fortificazione del fondamentalismo islamico in Iran e in tutto il Medio Oriente è stato enorme. Nel 1979, gli Stati Uniti e altre potenze capitaliste imperialiste aprirono all'unanimità la strada ai fondamentalisti islamici per prendere il potere in Iran. A quel tempo, l'imperialismo americano governava la società americana e il mondo nel quadro della sua rivalità antisovietica e delle campagne anticomuniste, che rafforzavano le fondamenta del suo potere all'interno degli Stati Uniti contro gli effetti della rivolta rivoluzionaria degli anni ‘60 e ‘70 e rafforzavano la propria egemonia imperialista in Medio Oriente contro il suo rivale imperialista, l'Unione Sovietica, che indossava ancora la maschera del socialismo. All'interno dell'Iran, l'anticomunismo faceva parte del suo approccio politico contro il vero movimento comunista che stava

pc 26 settembre - Gli interventi all'Assemblea proletaria anticapitalista del 17/9 - SLAI COBAS SC

(ci scusiamo per una trascrizione non perfetta degli interventi registrati, la cui responsabilità è della redazione di questo blog)


Questa bella e significativa struttura è la location esatta per l'assemblea proletaria anticapitalista. Il senso dell'assemblea acquista tutta un'altra veste in una realtà come questa conquistata con l'occupazione. Per questo ringraziamo veramente i compagni di darci questa ospitalità e di permettere alla nostra assemblea di avere un valore aggiunto.

Questa è “un'assemblea di lavoro”, un'assemblea poco incline alla retorica, alla sola denuncia, a raccontarci cose che già sappiamo, ma che cerca il bando della matassa per tradurre le parole in fatti, perché le parole senza i fatti valgono davvero nulla a fronte di questo governo, di questo Stato, di questo sistema.
Questa assemblea è la prima in presenza che facciamo dopo averne fatte alcune durante i mesi scorsi, in particolare quando la pandemia non permetteva di fare assemblee in presenza, ne abbiamo fatte tre significative con l'area dei compagni qui presenti. Le abbiamo fatte per una ragione molto semplice. Noi insieme ai compagni di Roma e Viterbo abbiamo fatto parte del ‘Patto d'azione per un fronte unico di classe’ che è durato per più di due anni e ha realizzato alcune iniziative importanti, alcuni scioperi generali, pur di minoranza ma di indirizzo e di contenuti condivisi, un patto d'azione che è stato anche un luogo di dibattito in certi momenti anche di scontro sia di posizioni sia alla ricerca di soluzioni; un patto d'azione che aveva dato la parola innanzitutto ai proletari in lotta, e anche chi faceva parte di organizzazioni sindacali ben definite o di organizzazioni sociali e politiche è stato chiamato essenzialmente a esprimersi senza la “casacca” ma portando il contributo necessario alle lotte e a l’elevamento politico e sociale di queste lotte; una realtà che non accettava non la differenza che obiettiva è scientifica e necessaria tra lotta economica e lotta politica quanto la distinzione/separazione della lotta economica e della lotta politica, per unire ciò che si doveva unire, per contribuire a un fronte unico di classe necessario all’opposizione al fronte unico dei padroni. Questo ‘Patto d’azione’ è stato una buona cosa per diversi mesi, e noi vi abbiamo partecipato nelle forme in cui le nostre forze ci permettevano, e con le nostre posizioni che chiaramente, come ogni organizzazione di tipo nazionale, sono dipendenti sia dalle posizioni politiche ideologiche presenti, sia dalla natura delle lotte, sia dalle differenze territoriali. Ritrovarci nel ‘Patto d'azione’ ci sembrava comunque una buona cosa. E questa doveva andare avanti, doveva allargarsi intorno alla piattaforma che si era definita col dibattito innanzitutto tra i lavoratori impegnati nelle lotte; questa piattaforma doveva trovare una sintesi in una forma organizzativa che permettesse al Patto di non esistere solo in forme assembleare, prevalentemente anche lì telematiche, ma esistere come struttura organizzata che capitalizzasse, unisse le lotte e le facesse in qualche maniera contaminare e crescere.
Ma il ‘Patto d'azione’ a un certo punto è stato sostanzialmente sciolto, dismesso dall'organizzazione principale che l'aveva promosso, il Si.cobas, senza dibattito, senza alcuna motivazione. 
Chiaramente questa cosa non andava bene, non poteva andare bene; perlomeno ci fosse stato un

pc 26 settembre - Gli interventi all'Assemblea proletaria anticapitalista del 17/9: METROPOLIZ E CcC ROMA

(ci scusiamo per una trascrizione non perfetta degli interventi registrati, la cui responsabilità è della redazione di questo blog)

METROPOLIZ

Ringrazio tutti voi per aver scelto questo posto la vostra presenza rafforza questo posto che dice molto per noi e per tutte le persone esterne che non lo conoscono. 
Noi siamo entrati in una fabbrica, in una situazione di precarietà; il nostro sogno, che si è realizzato, è stato di trasformarla in un esperimento sociale. Siamo 25 famiglie rom che lo portiamo avanti. Queste famiglie che stavano in un campo rom hanno avuto una casa, e i ragazzi invece di lavorare con la spazzatura nel campo rom hanno fatto il trasloco. Poi sono arrivati tanti ragazzi e ragazze delle famiglie rom che hanno finito il liceo e fanno lavori di meccanica, tecnici, ecc.. Questa è una vittoria per noi, anche per elevare la cultura che avevano. Abbiamo tanto rispetto culturale, religioso tra di noi perché abbiamo ortodossi, cattolici, cristiani, musulmani; e la cosa più importante è che i nostri bambini imparano e insegnano a noi grandi a rispettare le varie culture. 
La cosa meravigliosa è che loro chiamano questo museo “mondo di colori”; gli artisti chiamano ogni stanza con l’opera che fanno, i bambini invece scelgono il nome da loro stessi: “la stanza al buio”, “la stanza questo...”, tante cose. Questa è una cosa molto importante. 
Adesso l’abbiamo presentato all'Unesco, abbiamo avuto la risposta; loro non ci hanno detto che non siamo un museo, hanno detto che noi però dobbiamo chiedere sempre il protocollo e altre cose, essendo uno spazio privato e, quindi, loro lo chiamano “illegale”. 
Noi però continuiamo a tirare avanti, perchè non è solamente per noi. Noi abbiamo piacere quando le persone esterne vengono a vedere questo posto ed escono gioiosi, escono felici di averlo conosciuto; è questa la vittoria nostra.
Ringrazio molto tutti voi. Questa è la seconda volta che siete tornati a scegliere questo posto, perchè ci sono tanti posti in cui potete andare. 
Questa è la felicità per andare avanti, questa lotta non è solamente per noi ma per tutti gli altri, così accogliamo più persone e insieme cresciamo. 

CcC ROMA 

Quando i compagni ci hanno chiesto di trovare uno spazio per fare l’Assemblea nazionale proletaria anticapitalista a Roma, a noi è venuta subito in mente un'occupazione abitativa come Metropoliz. Potevamo scegliere una sala più centrale, più vicina, che avesse un’amplificazione, tutto bello..., invece abbiamo pensato differentemente, abbiamo cercato di seguire un pò quello che c'è scritto sulla locandina: unire le lotte operaie e proletarie. E visto che un'occupazione abitativa è uno dei simboli delle lotte proletarie sul territorio per riappropriarsi dell'abitazione, per riappropriarsi del salario, del salario indiretto che rappresenta lo stesso abitare, c'è sembrata la cosa più naturale proporre ai compagni questo tipo di soluzione. 
Qui c'è già stata una sperimentazione, abbiamo tenuto l'ultimo Congresso sulla salute e la sanità nazionale che è stato un grosso evento, ed è riuscito ottimamente anche perché lo spazio si presta, uno spazio grande. E secondo noi anche quello rientrava nella programmazione di costruire una sorta di rete, di vasi comunicanti tra i vari aspetti particolari delle lotte. Perché troppo spesso ci siamo resi conto che le lotte partono su questioni specifiche, di concretezza e in questo senso si sviluppano, c'è la lotta per il salario, la lotta per il lavoro, la lotta per l'abitazione, la lotta per la sanità, su importanti valori della lotta di classe. Però tendenzialmente queste lotte tendono poi a specializzarsi e chiudersi un pò sull'aspetto rivendicativo proprio; e abbiamo verificato - ma questo l’abbiamo verificato tutti noi nel corso del tempo - che questo un pò le indebolisce, le inaridisce, perché si va perdendo un pochettino quel punto di vista generale su cosa sono. La lotta per l’abitazione fa parte di una lotta di classe in generale contro un sistema di sfruttamento, di accumulazione dei profitti, e così via. Oltretutto abbiamo visto e abbiamo verificato nel percorso che facciamo anche nel coordinamento della sanità che mettere insieme lotte provenienti da settori differenti, da conflittualità differenti, le rafforza reciprocamente.
Un’occupazione, anche agli occhi del nemico, di chi vorrebbe sgombrare questo posto dalla faccia della terra perchè è un esempio di valorizzazione, un esempio di riciclo sociale, perché questa era una fabbrica di salumi e quando non hanno fatto più profitti l’hanno dismessa e, come fanno sempre loro, hanno lasciato un deserto, se invece la classe, i nuovi soggetti, quello che loro desertificano noi lo rivalorizziamo, troviamo la forma per dare nuova vita a ciò che invece questi avevano buttato via come un fazzoletto sporco, secondo noi è una valorizzazione importante. 
Valorizzarla con iniziative di questo carattere più generale è secondo noi anche rafforzarla, perché dimostra che nell'occupazione abitativa non si pensa solo ai propri bisogni specifici di trovare una casa ma si apre la mente. Fare un museo è culturalmente eccellente e apre la mente nella discussione, nel dibattito, per cui non è vero che chi lotta per la casa pensa solo alla casa; chi lotta per la casa è una componente di un dibattito più generale.
Per cui svilupparlo qui dentro secondo noi era valorizzarlo, e oltretutto ingrandisce di fronte al nemico la portata politica della stessa occupazione, e si difende meglio, perché non è solo l'occupazione dei rom e degli immigrati disperati, è un'occupazione dove il corpo della classe dibatte, si valorizza, elabora, per cui diventa un patrimonio collettivo, ossia un boccone politico più grosso da mettere in faccia al nemico.
Questa è la spiegazione che ci tenevamo a dare sul perchè abbiamo insistito per fare qui l’assemblea. 

domenica 25 settembre 2022

pc 25 settembre - A Milano grande manifestazione della comunità iraniana, tante ragazze - presenti le compagne del Mfpr per portare la solidarietà




Presidio molto partecipato, tantissime le giovani​ ragazze della comunità iraniana a Milano in sostegno con le manifestazioni​ di protesta che si stanno tenendo da giorni in Iran dopo l'uccisione di Mahsa Amini/Jhina.
Molte le foto di Mahsa e di tutti i ragazzi che, durante le proteste, sono stati uccisi dalla polizia. Scanditi ininterrottamente slogan contro la dittatura in Iran, per la fine della repubblica islamica, contro​ Khameini​ l'assassino "Uccidiamo chi ha ucciso la nostra sorella".
Nelle foto, nei disegni ed in piazza  lo slogan predominante è stato: donna- vita -libertà.
Parecchi gli interventi in farsi e poi tradotti in italiano, un clima molto determinato e partecipe. 

Uno dei nostri​ "traduttore" ci ha detto che non si è mai verificato in Iran che, nonostante la fortissima repressione, la protesta non si fermi.
"Questo è l'anno del sangue" e la Repubblica islamica deve finire.​
Molte le immagini artistiche che rappresentano donne con lunghissimi capelli.
Non è mancata una performance artistica molto toccante e realistica che rappresentava la "caccia" da parte della "polizia morale" alle donne che come Mahsa portano "male" il velo e che mostrano segni di insofferenza e di ribellione contro un regime particolarmente violento con le donne.

Bruciati dei veli nel corso del sit in e c'è stato anche il taglio di ciocche di capelli  da mandare all'ambasciata iraniana.
Spesso cantata una canzone iraniana che inneggia alla libertà (sinteticamente ci è stato detto)
Ringraziamenti per la nostra solidarietà e soprattutto il nostro tentativo di comprendere i messaggi lanciati dalla piazza.
La lotta contro ogni oppressione è di tutte e tutti.

Mfpr

Seguiranno i filmati ed altre foto

pc 25 settembre - Con la rivolta delle donne che sono alla testa delle masse in Iran contro il regime


“Pane, lavoro e libertà” assieme a “donna, vita e libertà”, “morte al dittatore”: sono l’imperialismo, i regimi clerico-fascisti, la polizia i “veli cattivi” per le donne e per le masse che opprimono, i "veli" che sono da strappare e da bruciare! 

Il regime fascio-islamico iraniano ha edificato il suo potere, espressione dell'oligarchia religiosa, sottomettendo le donne, privandole di diritti, uccidendole per essersi ribellate all'imposizione dell'hijab. Una politica che non può che essere realizzata dalle classi dominanti solo attraverso il fascismo. 

Mahsa Amini, Jhina in curdo, è stata torturata, picchiata a morte perchè donna, curda, "ribelle" dal punto di vista del regime clerico-fascista che l’ha condannata a morte. Ma quella morte è stata la scintilla di una rivolta in Iran, con le donne che bruciano il velo e si tagliano i capelli per solidarietà ricevendo il sostegno delle masse.

Mahsa non è l’unico caso, è lunga la scia di violenze contro le donne in particolare con l’andata al potere di Raisi. 
Con l’uccisione di Mahsa da parte di Gasht-e Ershad, le "pattuglie della morte" dei fondamentalisti del governo della Sharia, la casta clerico-fascista ha sollevato una pietra che gli è ricaduta addosso. Il nemico per le donne in rivolta non è l’Islam ma il regime clerico-fascista al potere, per cui bruciare una sciarpa non è islamofobia, ma un simbolo di resistenza al dominio dello Stato.

L'imperialismo, che non è mai stato dalla parte delle donne, anzi, l'imperialismo a guida USA ha massacrato il popolo afghano con la scusa di togliere il velo alle donne e ha riportato al potere i talebani, oggi fa finta di indignarsi per la morte di Mahsa in Iran, ma lo fa per destabilizzare l'Iran nella contesa interimperialista contro cui aveva già adottato sanzioni.

Le proteste di questi giorni sono più numerose di quelle delle manifestazioni sui prezzi

pc 25 settembre - Iran - “Death To the Oppressor” - Rings Out on Iran’s Streets:

Riceviamo e pubblichiamo - in via di traduzione 

From the International Emergency Campaign to Free Iran’s Political Prisoners NOW (IEC)

Islamic Republic Murders 22-Year-Old Mahsa Amini for “Violating” Mandatory Hijab RulesMahsa Amina, 22 year old who was arrested, tortured, and beaten and died.

Mahsa Amini, 22, died from brutality and torture in the custody of Iran's morality police.   

As we write, there is an outpouring of ferocious anger and grief in the streets of Iran following the death of Mahsa Amini, a 22-year-old woman from Iran’s oppressed Kurdish region. Last week, she was visiting family in Tehran when she was viciously assaulted and arrested by Iran’s Islamic morality police thugs for violating hijab rules that mandate a woman’s hair be completely covered by a scarf and that she wear loose, not form-fitting clothing. A savage blow to her head put her in a coma and into an intensive care unit where she was pronounced braindead and died 3 days later on September 16.

Protests broke out immediately in front of the hospital as photos of her youthful smile appeared next to

pc 25 settembre - SULLE ELEZIONI - la parola a 'proletari comunisti'

intervento audio

 https://radioattiva.noblogs.org/files/2022/09/messaggio_elezioni25.mp3

Le elezioni del 25 settembre rappresentano un passaggio importante per la borghesia, le classi dominanti e i loro alleati, i padroni e il sistema imperialista italiano e mondiale; ma anche per i proletari e le masse popolari che si troveranno di fronte a una situazione in parte in continuità in parte nuova.

Il governo che uscirà dalle elezioni è prima di tutto come tutti gli altri, in continuità col governo Draghi e verso la strada di un governo forte con i pieni poteri che tutti vogliono al servizio dei padroni e dell’imperialismo. Questo respinge ogni idea di “voto utile”, perchè tutti i partiti che possono portare realmente deputati al nuovo parlamento sono interni alla visione della classe dominante nel nostro paese che ricerca il modo migliore per assolvere agli interessi generali che in un sistema capitalista coincidono con gli interessi della classe dominante. Così come va superata ogni illusione di “voto alternativo”, sia perchè chi realmente potrà portare parlamentari in questo parlamento non è alternativo, sia perchè altre liste presenti servono più che altro ad offrire l’illusione di un’altra via ai proletari e alle masse popolari per fronteggiare la situazione.

Qualunque sia, quindi, l’esito elettorale dobbiamo sviluppare la lotta politica, sindacale e sociale, perchè le lotte non solo sono la riposta agli attacchi e agli interessi immediati dei lavoratori e delle

pc 25 settembre - Iran - La rivolta delle donne -"Bella ciao"!

 

 
 
 
Il video di Bella Ciao con le immagini delle proteste in Iran
 
 
 01:06 01:06
 
 
 
 

https://agi-cdn.thron.com/delivery/public/video/agi/dbffc18d-a368-438d-9d88-5137e995e5b0/5UX4I6A/WEBHD/Il+video+di+Bella+Ciao+con+le

"O tutte insieme o anche da sola / bella ciao bella ciao / ci svegliamo al chiaro di luna / noi che resteremo svegli fino all'indomani / alla fine le nostre mani romperanno / in tutto il mondo la catena dell'oppressione" 

pc 25 settembre - AVETE UCCISO MASHA, MIGLIAIA DI MASHA SONO CRESCIUTE. IN PIAZZA A BERGAMO E A MILANO CON LA RIVOLTA IN IRAN

 

Hai ucciso una Masha, migliaia di Masha sono cresciuti in Iran. 

Dal Kurdistan a tutto il mondo siamo tutti Masha

combatti per combattere

Qualunque sia l’ascia che mi hai lanciato 

non era una ferita era un germoglio

Ucciderò, ucciderò colui che ha ucciso mia sorella

Pane, non velo

Questa la traduzione degli slogans gridati in lingua, ma resi espliciti dalla determinazione e dalla rabbia che la piccola comunità iraniana, in prevalenza giovani, ha manifestato nel presidio a Bergamo. Ben accolte alcune decine di solidali, ignorato il cartello 'non violenza' offerto da una manifestante.

Domenica 25 settembre nuova iniziativa a Milano.

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pc 25 settembre - Permetteteci un appunto...

Il 23 settembre su questo blog avevamo scritto: "A Bagnoli contro la Meloni "Bella ciao", per ora..."

Purtroppo quel "per ora" è rimasto solo un auspicio. Meloni ha potuto fare il suo nero comizio. 

Chi poteva fare qualcosa di più ha detto:

Laboratorio Politico Iskra: "...Tutti aspettavano dalla giornata di ieri con il comizio di fratelli d'Italia all'arenile di #Bagnoli l'ultimo evento di scontri e tafferugli per chiudere in bellezza l'ipermediatica #campagnaelettorale di Giorgia #Meloni. Saranno rimasti delusi questurini e fascistelli dal fatto che nessuno ha abboccato alla trappola messa in campo... Il comizio finale di Giorgia Meloni è stato un flop... l'area flegrea ha risposto alla chiamata informale che abbiamo lanciato nei giorni scorsi con una piazza di centinaia tra studenti e studentesse, abitanti del quartiere, disoccupati e disoccupate. Non solo abbiamo impedito, come annunciato, che fascistelli e razzisti circolassero tranquillamente in un quartiere storicamente a loro ostile, ma ci siamo mossi in #corteo per denunciare la militarizzazione avvenuta in particolare nella piazza adiacente l'Arenile...".

Certo, il comizio per fortuna è stato un "flop" a Bagnoli, ma la Meloni ora è la probabile presidente del consiglio del futuro governo, non è una semplice candidata fascista

Il movimento Disoccupati 7 novembre: è andato con striscioni, slogan e canti a tutti i comizi elettorali. Dal loro facebook:
"...le numerose iniziative del movimento dei disoccupati ai comizi elettorali per portare un po' di realtà proletaria della città e le rivendicazioni della nostra lotta... Dopo quelle del M5S, Azione, del PD e del fuggente Di Maio, oggi siamo a Via Alessandro Manzoni dove c'è Forza Italia ed oggi pomeriggio a quello di Fratelli d'Italia, domani ugualmente e Lunedì andremo nuovamente dal Pd di Letta, poi Calenda... Vogliamo la conclusione del protocollo d'intesa, i passaggi normativi parlamentari, l'inizio dei percorsi formativi e d'inserimento al lavoro per i disoccupati di lunga durata appartenenti alle platee storiche... Siamo a Caserta! Dove c'è la Meloni in comizio. Quando si è contro il reddito di cittadinanza come si risponde dinanzi ai disoccupati che si sono organizzati individuando percorsi, risorse e progetti per il lavoro socialmente necessario?..."

Purtroppo sono solo un ricordo gli assedi, blocchi delle macchine dei principali esponenti politici fatti nelle precedenti elezioni da parte di giovani compagni...

Certo, sappiamo bene le difficoltà di fare oggi manifestazioni combattive, ma riteniamo che non si possa aggirare il problema giustificando che è buono ciò che è insufficiente.
Nello stesso tempo pensiamo che ci sia una sottovalutazione del fascismo al governo (a cui il primo che gli ha aperto la strada è il criminale governo Draghi/PD), che richiederà un "cambio di passo" dei movimenti di lotta - e in questo per noi può essere un'opportunità.

MC

pc 25 settembre - Mobilitazione ieri a sostegno della protesta/sciopero della fame al CPR di Torino - Criminali gli accordi con la Tunisia del governo Draghi/Lamorgese

Da Pressenza

Il carcere Lorusso e Cutugno, in cui le detenute sono in sciopero della fame dal 24 agosto e i detenuti delle sezioni dall’1 all’8 del blocco B sono in “sciopero del carrello”, non è più l’unica struttura detentiva torinese ad avere persone detenute che rifiutano il cibo.

Si tratterebbe di 29 persone di origine tunisina, in età molto giovane, in arrivo da Lampedusa, “smistati” ad Agrigento, che avrebbero fatto richiesta di asilo in Italia. Qualcuno avrebbe significativi problemi di salute.

Questi ragazzi di origine tunisina sono arrivati recentissimamente, alcuni addirittura il 28 agosto, a Lampedusa. Al Cpr di Torino sono stati trasferiti per lo più direttamente dalla Sicilia, c’è qualche persona trasferita dalla provincia di Imperia.

I decreti di respingimento, nel caso di questi ragazzi, sono quindi stati disposti dalla Questura di Agrigento e dalla Questura d’Imperia, che ricordiamo, è quella che ha disposto il respingimento di Moussa Balde, di fatto non respingibile perché guineiano: la Guinea Conakry non accetta persone respinte. Moussa Balde si è tolto la vita proprio nel CPR di Torino il 25 maggio 2021.

La celerità con la quale sono stati disposti i respingimenti, che implicano il rimpatrio forzato e la detenzione nel CPR, è fonte di preoccupazione per l’Autorità di garanzia torinese e non solo. Il Testo Unico sull’Immigrazione (D.L. 286/98 e successive modificazioni) prevede degli strumenti di garanzia, un’eccessiva celerità di procedure può compromettere la corretta valutazione dello stato delle persone e quindi dell’effettiva idoneità ad ottenere la possibilità di vivere in Italia tramite gli strumenti di protezione internazionale previsti.

Si sta tornando quindi ai 2 voli charter settimanali per Tunisi, facilitati dagli accordi di

sabato 24 settembre 2022

pc 24 settembre - Da lunedì pubblichiamo tutti gli interventi della buona e riuscita ASSEMBLEA PROLETARIA ANTICAPITALISTA di ROMA DEL 17 SETTEMBRE


 

pc 24 settembre - SERVE LA LOTTA E NON IL VOTO! Giornata di azione - Palermo

23 settembre Intervento alla manifestazione studentesca 



Una delegazione di precari Coop Sociali in lotta hanno portato a Palermo la solidarietà attiva alla manifestazione degli studenti


Volantinaggio e attacchinaggio delle precarie e precari in piazza 
e lungo le vie del centro storico e mercato popolare