Il piano provocatorio presentato da
ArcelorMittal è chiaramente volto a ricattare lavoratori, sindacati
e città. Mittal pretende 4700 nuovi esuberi, di cui 2800 sin dal
prossimo anno e gli altri negli anni successivi. Tutti insieme si
arriva a quasi 6mila e 500 esuberi tenendo conto che vostri compagni
di lavoro sono stati buttati fuori nel primo giro.
E' chiaro che questo piano è
inaccettabile e che la risposta degli operai è lo sciopero. Perchè
senza che ci facciamo sentire, blocchiamo tutto il possibile, in
fabbrica ma anche la città, effettivamente il prossimo futuro è
nero.
Chi dice che non bisogna bloccare la
città, a qualsiasi organizzazione appartengano, vuole impedire una
vera lotta; perchè quando si attacca in queste dimensioni una
fabbrica la reazione dei lavoratori e della città deve essere dura e
compatta.
La verità è che siamo di fronte ad
uno scontro serio per difendere fabbrica, lavoro e la prospettiva di
un cambiamento. Senza la fabbrica aperta non ci sarà nessun
risanamento ambientale, senza la fabbrica aperta con i lavoratori
dentro non ci sarà nessuna tutela del lavoro e della salute, se non
rimane forte e chiara un'emergenza dettata dalla fabbrica aperta,
dettata dal fatto che i lavoratori stanno opponendo resistenza ai
piani del padrone.
Oggi i lavoratori devono tutelare il
lavoro in questa fabbrica e devono costringere le controparti ad
un'effettiva bonifica, risanamento e rinnovamento degli impianti e
ambientalizzazione. Chi dice che non si può fare ha già detto Sì
al padrone. Invece si può e si deve fare, certo con piani di
emergenza, con un utilizzo di tutti i lavoratori. Ma l'utilizzo dei
lavoratori nelle bonifiche richiede un organizzazione unica del
lavoro, quindi tutti in fabbrica, che sia ArcelorMittal o una
fabbrica nazionalizzata.
Ma, a proposito di nazionalizzazione,
per favore, nessuna illusioni sullo Stato. “Se la prenda lo
Stato”, “se ne occupi il governo”, si dice. Certo il governo se
ne deve occupare e se ne sta occupando







A
poche ore dalla manifestazione dell’8 dicembre, che ci vedrà tornare
per le strade dalla Valle, numerosi No Tav, dopo un apericena alla
tettoia di Giaglione, si sono diretti verso il cantiere in Clarea.









