in questi ultimi giorni napoli è teatro di forti manifestazioni:
-gli operai della fincantieri di castellammare di stabia sono scesi in lotta contro il piano di ristrutturazione che prevede la chiusura e sono stati caricati duramente dalla polizia
-disoccupati e precari del progetto bros hanno assediato a Pignataro maggiore l'assessore regionale al lavoro nappi, anche qui cariche poliziesche,feriti,contusi.
La lotta per il lavoro non si può fermare con la repressione e meno che mai a Napoli
dove la disoccupazione, i licenziamenti, la precarietà aumenta.
Napoli è e deve essere sempre più la capitale della lotta per il lavoro e da qui come dalle altre realtà dei senza lavoro,precari,licenziati in lotta -come Taranto, Palermo, deve venire la ricomposizione su basi di classe delle lotte per rivendicare il posto di lavoro stabile e sicuro e/o il salario garantito.
proletari comunisti sostiene con forza il coordinamento delle realtà in lotta nella prospettiva di una manifestazione assedio ai palazzi del governo
proletari comunisti
domenica 19 settembre 2010
pc quotidiano 19-20 settembre - a Livorno fischi allo stadio per il parà italiano ucciso
proletari comunisti condivide pienamente la contestazione del minuto di silenzio per il parà ucciso
Il parà in questione è parte della task force 45 "duecento soldati che non hanno compito di peacekeeping fanno invece azioni offensive" - scrive la Stampa di Torino commando italiani addestrati per uccidere in una guerra sporca di aggressione e di invasione, protagonisti di una guerra segreta
Peacereporter denuncia..sono stati trasformati con un addestramento particolare in macchine e partecipano a una operazione chiamata Sarissa.. condotta insieme ad altri corpi scelti quali le famigerate DeltaForce Usa,SAS britanniche ecc... conclude giustamente Peacereporter "i nostri soldati combattono in Afganistan all'insaputa del popolo italiano e in aperta violazione della nostra Costituzione"
Altro che eroi... banditi, mercenari fuorilegge al servizio degli interessi USA-NATO
bisogna richiedere il loro immediato ritiro dsll'afganistan e che vengano processati insieme ai loro mandanti
Il parà in questione è parte della task force 45 "duecento soldati che non hanno compito di peacekeeping fanno invece azioni offensive" - scrive la Stampa di Torino commando italiani addestrati per uccidere in una guerra sporca di aggressione e di invasione, protagonisti di una guerra segreta
Peacereporter denuncia..sono stati trasformati con un addestramento particolare in macchine e partecipano a una operazione chiamata Sarissa.. condotta insieme ad altri corpi scelti quali le famigerate DeltaForce Usa,SAS britanniche ecc... conclude giustamente Peacereporter "i nostri soldati combattono in Afganistan all'insaputa del popolo italiano e in aperta violazione della nostra Costituzione"
Altro che eroi... banditi, mercenari fuorilegge al servizio degli interessi USA-NATO
bisogna richiedere il loro immediato ritiro dsll'afganistan e che vengano processati insieme ai loro mandanti
sabato 18 settembre 2010
pc quotidiano 18 settembre - colpita la guerra sporca dei soldati dell'imperialismo italiano ...solidarietà con la resistenza afgana
Un soldato delle truppe speciali italiane impegnate nella caccia all'uomo contro la resistenza afgana è stato ucciso.
Il merito di questa azione della resistenza stà oltre nel aver colpito giustamente un soldato degli invasori imperialisti italiani, parte della coalizione Nato-USA ma anche nell'aver messo in luce quanto sia profonda la partecipazione delle truppe italiane a questa guerra.
L'articolo 11 della Costituzione italiana vieterebbe la partecipazione dell'Italia a questa guerra e invece in spregio a tutto questo, le truppe imperialiste italiane, sono impegnate in essa su tutti ifronti e con tutte le forme di truppe.
I soldati invisibili della task force 45, sono invisibili, nel senso che conducono i loro crimini di nascosto, sono quella genia di mercenari che conducono la guerra segreta, ne rappresentano una sorta di elite militare e di conseguenza una elite nella responsabilità di bombardamenti, massacri di tanti civili, donne e bambini.
Partecipano a una guerra fuori dalle leggi italiane e conducono questa guerra fuori legge, fuori da ogni controllo, sono parte del terrore imperialista, sono servi apprezzati degli imperialisti americani.
il loro onore è servire cause ingiuste dei padroni del mondo contro i popoli
Chi li comanda, chi ne ha la responsabilità politica, il governo Berlusconi-Larussa, la opposizione parlamentare che su questo è perfettamente allineata ecc. li esalta ora che sono morti come eroi, ma eroi del popolo, in Afganistan, come ovunque, sono chi combatte gli invasori imperialisti.
proletari comunisti
Il merito di questa azione della resistenza stà oltre nel aver colpito giustamente un soldato degli invasori imperialisti italiani, parte della coalizione Nato-USA ma anche nell'aver messo in luce quanto sia profonda la partecipazione delle truppe italiane a questa guerra.
L'articolo 11 della Costituzione italiana vieterebbe la partecipazione dell'Italia a questa guerra e invece in spregio a tutto questo, le truppe imperialiste italiane, sono impegnate in essa su tutti ifronti e con tutte le forme di truppe.
I soldati invisibili della task force 45, sono invisibili, nel senso che conducono i loro crimini di nascosto, sono quella genia di mercenari che conducono la guerra segreta, ne rappresentano una sorta di elite militare e di conseguenza una elite nella responsabilità di bombardamenti, massacri di tanti civili, donne e bambini.
Partecipano a una guerra fuori dalle leggi italiane e conducono questa guerra fuori legge, fuori da ogni controllo, sono parte del terrore imperialista, sono servi apprezzati degli imperialisti americani.
il loro onore è servire cause ingiuste dei padroni del mondo contro i popoli
Chi li comanda, chi ne ha la responsabilità politica, il governo Berlusconi-Larussa, la opposizione parlamentare che su questo è perfettamente allineata ecc. li esalta ora che sono morti come eroi, ma eroi del popolo, in Afganistan, come ovunque, sono chi combatte gli invasori imperialisti.
proletari comunisti
pc quotidiano 18 settembre - Milano, contestazione di studenti e lavoratori della scuola sotto il Corriere della Sera
Comunicato stampa
Milano, contestazione di studenti e lavoratori della scuola sotto il Corriere della Sera, la Gelmini non si presenta, solo la polizia.
Ieri pomeriggio intorno alle 17 un centinaio di studenti delle scuole superiori, di studenti universitari e alcuni docenti precari e di ruolo si sono ritrovati sotto la sede del Corriere della Sera per contestare il ministro Maria Stella Gelmini che doveva prendere parte alla presentazione di un libro sull'università. Come ormai sua abitudine, il ministro ha preferito non presentarsi sottraendosi alle giuste e pacifiche contestazioni di docenti precari e studenti che ormai da mesi protestano contro i tagli della legge 133, la distruzione della qualità della scuola pubblica e dell'Università e il taglio di migliaia di posti di lavoro. Al posto della Gelmini si sono invece presentate diverse camionette di poliziotti che, schierati in tenuta antisommossa, hanno bloccato i due lati di via Solferino impedendo ai manifestanti di avvicinarsi in alcun modo alla sede del Corriere della Sera. Gli studenti hanno quindi deciso di dar vita ad un corteo improvvisato che, dai Bastioni di Porta Volta, è passato davanti al Liceo civico serale Gandhi, chiuso dal Comune di Milano, in spregio al diritto allo studio di tanti studenti-lavoratori, ha attraversato la zona degli aperitivi e si è concluso nel cuore del Milano Film festival.
Partiamo dai risultati positivi di questa giornata per consolidare a Milano un fronte unito tra studenti, precari e lavoratori della scuola che sensibilizzi con efficacia la società civile su tagli e progetti di privatizzazione di scuola e Università e contrasti con più forza i piani del Governo.
Coord. Lavoratori della scuola "3ottobre" - CPS Milano
mail: coordinamento3ottobre@gmail.com
BLOG: http://coordinamentoscuola3ottobre.blogspot.com
Milano, contestazione di studenti e lavoratori della scuola sotto il Corriere della Sera, la Gelmini non si presenta, solo la polizia.
Ieri pomeriggio intorno alle 17 un centinaio di studenti delle scuole superiori, di studenti universitari e alcuni docenti precari e di ruolo si sono ritrovati sotto la sede del Corriere della Sera per contestare il ministro Maria Stella Gelmini che doveva prendere parte alla presentazione di un libro sull'università. Come ormai sua abitudine, il ministro ha preferito non presentarsi sottraendosi alle giuste e pacifiche contestazioni di docenti precari e studenti che ormai da mesi protestano contro i tagli della legge 133, la distruzione della qualità della scuola pubblica e dell'Università e il taglio di migliaia di posti di lavoro. Al posto della Gelmini si sono invece presentate diverse camionette di poliziotti che, schierati in tenuta antisommossa, hanno bloccato i due lati di via Solferino impedendo ai manifestanti di avvicinarsi in alcun modo alla sede del Corriere della Sera. Gli studenti hanno quindi deciso di dar vita ad un corteo improvvisato che, dai Bastioni di Porta Volta, è passato davanti al Liceo civico serale Gandhi, chiuso dal Comune di Milano, in spregio al diritto allo studio di tanti studenti-lavoratori, ha attraversato la zona degli aperitivi e si è concluso nel cuore del Milano Film festival.
Partiamo dai risultati positivi di questa giornata per consolidare a Milano un fronte unito tra studenti, precari e lavoratori della scuola che sensibilizzi con efficacia la società civile su tagli e progetti di privatizzazione di scuola e Università e contrasti con più forza i piani del Governo.
Coord. Lavoratori della scuola "3ottobre" - CPS Milano
mail: coordinamento3ottobre@gmail.com
BLOG: http://coordinamentoscuola3ottobre.blogspot.com
pc quotidiano 18 settembre - MARCHIONNE: UN CAFONE ARRICCHITO
“...è giusto che guadagni 435 volte più di un suo operaio?” - gli chiede un sindacalista.
Marchionne: “io vorrei sapere quante di queste persone sono disposte a fare questa vita qui. Domandino quando è l'ultima volta che sono andato in ferie e poi ne parliamo... Si parla sempre di diritti e mai di doveri. Io stamattina quando sono arrivato alle sei e mezza non mi sono preoccupato se i miei diritti erano stati rispettati, sono andato a lavorare.”
Lui è il vero “padrone”, “cazzuto” (come un'altra, di cui parliamo dopo), che si rimbocca le maniche del maglione, che va avanti e indietro sull'Atlantico; che ora, dopo la divisione in due rami della Fiat, si frega le mani (“questa è una grande giornata perchè da oggi l'auto Fiat è più libera”), come chi si “fa un culo” ma “riesce a metterla a quel posto”; perchè ora, liberato dai legami nazionali e da questa ormai in disuso “famiglia Agnelli” ridotta ad essere rappresentata da un John Elkann, a cui basta dare più soldi, potrà cercare di fare profitti a destra e a manca, dove gli Stati gli danno finanziamenti, agevolazioni, o gli fanno pagare gli operai quattro soldi; o andare, come un barbone assatanato e disperato, a prendersi fabbriche che altri capitalisti avrebbero già buttato via!
E per questo val bene non fermarsi mai (“non ho dormito le ultime due notti”) e non avere “ferie”! Ma soprattutto non far fermare mai gli operai (che devono “impegnarsi in silenzio”).
Un Marchionne coatto in “maglione nero”, che nella sua foga di fare soldi non ha neppure il senso del ridicolo, che impersona il moderno fascismo padronale. Che si sente forte perchè non deve rendere conto a nessuno, tantomeno ai lavoratori e alla gente.
Ma un cafone arricchito che mostra il suo “tallone d'achille” appena qualcuno dice: ma “il re è nudo!!”.
Marchionne: “io vorrei sapere quante di queste persone sono disposte a fare questa vita qui. Domandino quando è l'ultima volta che sono andato in ferie e poi ne parliamo... Si parla sempre di diritti e mai di doveri. Io stamattina quando sono arrivato alle sei e mezza non mi sono preoccupato se i miei diritti erano stati rispettati, sono andato a lavorare.”
Lui è il vero “padrone”, “cazzuto” (come un'altra, di cui parliamo dopo), che si rimbocca le maniche del maglione, che va avanti e indietro sull'Atlantico; che ora, dopo la divisione in due rami della Fiat, si frega le mani (“questa è una grande giornata perchè da oggi l'auto Fiat è più libera”), come chi si “fa un culo” ma “riesce a metterla a quel posto”; perchè ora, liberato dai legami nazionali e da questa ormai in disuso “famiglia Agnelli” ridotta ad essere rappresentata da un John Elkann, a cui basta dare più soldi, potrà cercare di fare profitti a destra e a manca, dove gli Stati gli danno finanziamenti, agevolazioni, o gli fanno pagare gli operai quattro soldi; o andare, come un barbone assatanato e disperato, a prendersi fabbriche che altri capitalisti avrebbero già buttato via!
E per questo val bene non fermarsi mai (“non ho dormito le ultime due notti”) e non avere “ferie”! Ma soprattutto non far fermare mai gli operai (che devono “impegnarsi in silenzio”).
Un Marchionne coatto in “maglione nero”, che nella sua foga di fare soldi non ha neppure il senso del ridicolo, che impersona il moderno fascismo padronale. Che si sente forte perchè non deve rendere conto a nessuno, tantomeno ai lavoratori e alla gente.
Ma un cafone arricchito che mostra il suo “tallone d'achille” appena qualcuno dice: ma “il re è nudo!!”.
pc quotidiano 18 settembre: CAMUSSO, VA BENE AI PADRONI
CAMUSSO-CGIL: UN NOME UNA GARANZIA, PER PADRONI E SERVI DEI PADRONI.
Carlo Callieri (ex vice presidente Confindustria): “Il profilo è quello giusto: riformista e cazzuta. Ho grandi aspettative. del resto il furore dei massimalisti l'ha sperimentato sulla sua pelle”.
Bonanni (Cisl): “E' stata buttata fuori dalla Fiom. La garanzia è che viene da un percorso riformista (dal Psi craxiano); il rischio è che si dimostri più realista del re” (da Il Manifesto del 17/9).
Carlo Callieri (ex vice presidente Confindustria): “Il profilo è quello giusto: riformista e cazzuta. Ho grandi aspettative. del resto il furore dei massimalisti l'ha sperimentato sulla sua pelle”.
Bonanni (Cisl): “E' stata buttata fuori dalla Fiom. La garanzia è che viene da un percorso riformista (dal Psi craxiano); il rischio è che si dimostri più realista del re” (da Il Manifesto del 17/9).
pc quotidiano 18 settembre -corrispondenza dal circolo operaio di proletari comunisti -venezia
La Cgil Veneta reagisce alle critiche sempre più pesanti della base dei lavoratori,
che si traducono sempre più in emorragia di iscritti, crescita di rapporti e organisminuovi dell'autorganizzazione operaia e proletaria ?
In parte reagisce. In parte subisce la volontà dei lavoratori (come anche nella vertenza dei lavoratori della Cultura in lotta a Venezia).
Spieghiamo qui con due esempi perché sia una reazione un po' patetica, e perché sia
comunque positivo.
E' patetico vedere (giornali padovani del 16 settembre) il segretario della Filt gridare hurrà per una inchiesta condotta dalla finanza con l'arresto di tre mascalzoni, come se si trattasse di una cosa eccezionale, lo è, ma è per noi che la viviamo, noi proletari,la norma.
A Padova sono stati arrestati 3 mascalzoni, di cui un consulente del lavoro e una falsa commercialista, e azioni di 14 società. L'accusa è stata di "associazione per delinquere finalizzata alla falsità materiale e omesso versamento delle ritenute assistenziali e previdenziali".
Per chi come lo slai cobas per il sindacato di classe delle cooperative denuncia le FALSE COOPERATIVE sin dal 2006 a Venezia ed altrove, come alla GEOX dove la Cgil non ha fatto nulla a fronte di 500 lavoratori immigrati mandati
disoccupati dopo un bestiale sfruttamento anche di 8-10 anni, questa è la norma.
Una norma come quella della Job project di Mestre, 60 sentenze di condanna e nessuna
eseguita, su 400 lavoratori buggerati nella primavera del 2009, una realtà che con migliaia di appalti NON POTEVA NON ESSERE LEGATA al potere locale, su cui non c'è mai stato nemmeno uno sciopero.
Ora la stessa Filt Cgil è quella che firma i contratti di forfettizzazione degli straordinari nel settore autotrasporti (stesso contratto, gli autisti dei camion e i proletari costretti a mille lavori diversi sotto la dicitura FALSA di "facchini").
E' positivo che dopo una assemblea spontanea del Cobas della Fincantieri con oltre 20dei lavoratori della Elios alla Fincantieri di Marghera svoltasi sabato scorso a Marghera ai margini della "Festa rossa" di Rifondazione, la Fiom si sia presa una paura da 90 e abbia indetto sciopero oggi per questa azienda, a fronte di mancati pagamenti della 13a del 2009 e del credito irpef.
Dunque un altro passo avanti.
Ma solo unendosi alla organizzazione dei Cobas si può vincere !
che si traducono sempre più in emorragia di iscritti, crescita di rapporti e organisminuovi dell'autorganizzazione operaia e proletaria ?
In parte reagisce. In parte subisce la volontà dei lavoratori (come anche nella vertenza dei lavoratori della Cultura in lotta a Venezia).
Spieghiamo qui con due esempi perché sia una reazione un po' patetica, e perché sia
comunque positivo.
E' patetico vedere (giornali padovani del 16 settembre) il segretario della Filt gridare hurrà per una inchiesta condotta dalla finanza con l'arresto di tre mascalzoni, come se si trattasse di una cosa eccezionale, lo è, ma è per noi che la viviamo, noi proletari,la norma.
A Padova sono stati arrestati 3 mascalzoni, di cui un consulente del lavoro e una falsa commercialista, e azioni di 14 società. L'accusa è stata di "associazione per delinquere finalizzata alla falsità materiale e omesso versamento delle ritenute assistenziali e previdenziali".
Per chi come lo slai cobas per il sindacato di classe delle cooperative denuncia le FALSE COOPERATIVE sin dal 2006 a Venezia ed altrove, come alla GEOX dove la Cgil non ha fatto nulla a fronte di 500 lavoratori immigrati mandati
disoccupati dopo un bestiale sfruttamento anche di 8-10 anni, questa è la norma.
Una norma come quella della Job project di Mestre, 60 sentenze di condanna e nessuna
eseguita, su 400 lavoratori buggerati nella primavera del 2009, una realtà che con migliaia di appalti NON POTEVA NON ESSERE LEGATA al potere locale, su cui non c'è mai stato nemmeno uno sciopero.
Ora la stessa Filt Cgil è quella che firma i contratti di forfettizzazione degli straordinari nel settore autotrasporti (stesso contratto, gli autisti dei camion e i proletari costretti a mille lavori diversi sotto la dicitura FALSA di "facchini").
E' positivo che dopo una assemblea spontanea del Cobas della Fincantieri con oltre 20dei lavoratori della Elios alla Fincantieri di Marghera svoltasi sabato scorso a Marghera ai margini della "Festa rossa" di Rifondazione, la Fiom si sia presa una paura da 90 e abbia indetto sciopero oggi per questa azienda, a fronte di mancati pagamenti della 13a del 2009 e del credito irpef.
Dunque un altro passo avanti.
Ma solo unendosi alla organizzazione dei Cobas si può vincere !
venerdì 17 settembre 2010
pc quotidiano 18 settembre Parlano di negoziati mentre ammazzano i palestinesi
La farsa del negoziato Israele-ANP finirà presto, non solo perchè serve a legittimare l'ulteriore annessione di territori palestinesi da parte dello stato terrorista israeliano, non solo perchè il burattino Abu Mazen tratta senza alcun mandato e con la completa opposizione del popolo palestinese, di molti dirigenti, dei prigionieri politici, ma anche perchè non c'è proprio niente da negoziare quando il sangue dei palestinesi continua a scorrere per mano dei nazisionisti israeliani.
Per i media è sufficiente dire che il processo di pace è iniziato perchè serve la propaganda imperialista/colonialista e tacere invece sulle bombe, sugli omicidi mirati, sulla repressione che continua a colpire i figli di questo popolo fiero e combattivo.
Il 16 settembre l'aviazione israeliana ha, per l'ennesima volta, bombardato diversi campi agricoli vicini a Rafah e a Gaza le bombe hanno ucciso un palestinese e provocando altri feriti, facendo salire a 6 le vittime nella Striscia di Gaza da quando è iniziato il negoziato. Nei giorni precedenti ha ucciso a colpi di cannone un pastore e 2 ragazzi adolescenti "colpevoli" di vivere sul terreno di loro propietà che si trova vicino al confine con Israele.
All'alba di oggi le truppe di occupazione israeliane hanno ucciso Iyad Shelbaya, un comandante militare del movimento Hamas, nel corso di un raid nel campo profughi di Tulkarem, nella zona "A" dei Territori palestinesi occupati della Cisgiordania, che dovrebbero essere sotto controllo delle autorità palestinesi. Le belve nazisioniste hanno fatto esplodere la porta d'ingresso e lo hanno assassinato a freddo, con colpi sparati al collo e al petto -come è stato denunciato dai suoi famigliari- mentre dormiva.
Che credibilità potrà mai avere un servo capitolazionista come Abu Mazen quando non riesce, nè lui stesso nè le forze di sicurezza su cui esercita il comando, nemmeno a fermare la mano del boia Netanyahu che manda i suoi squadroni della morte a compiere esecuzioni mirate dei dirigenti palestinesi?
prolcomra
17/09/2010
pc quotidiano 15-16-17 settembre - dai disoccupati organizzati di taranto ...IL LAVORO SI CONQUISTA CON LA LOTTA
L'EMERGENZA LAVORO SI RISOLVE COL LAVORO
IL LAVORO SI CONQUISTA CON LA LOTTA
ripartite a taranto le manifestazioni di lotta dei disoccupati organizzati
I Disoccupati Organizzati dello Slai cobas per il sindacato di classe di
Taranto hanno avviato un anno fa una grande lotta per il lavoro in questa
città, a fronte dell'incremento senza precedenti della disoccupazione, della
cassintegrazione, dei licenziamenti, della precarietà.
Con la nostra lotta abbiamo detto alle Istituzioni, alle aziende pubbliche e
private e a tutte le forze interessate a tradurre nei fatti i discorsi fatti
nei convegni e sui giornali sulla "priorità del lavoro".
Lo abbiamo fatto con la lotta dura, con occupazioni del ponte, del Comune,
dell'Amiu, con cortei, manifestazioni, presidi, ponendo una chiara
piattaforma che partiva dalle esigenze della città e coniugando lavoro con
pulizia, ambiente e salute.
Abbiamo chiesto un piano di raccolta differenziata porta a porta per tutta
la città, capace di dare secondo gli orientamenti espressi dalla stessa Amiu
negli anni passati lavoro per 200 persone.
Abbiamo chiesto un piano di bonifica ambientale che puntasse a risanare i
quartieri, a partire da quelli più disagiati, Tamburi, Paolo VI, Salinella.
Abbiamo chiesto corsi di formazione retribuiti e finalizzati al lavoro.
Abbiamo chiesto di concentrare e distribuire equamente e con trasparenza
forme di reddito sociale che permettessero ai disoccupati, a chi era in
attesa del lavoro, di vivere, per evitare anche forme di disperazione e di
azioni estreme individuali.
E' stata la prima volta da anni che i soggetti interessati, organizzati
collettivamente, abbandonando clientele, elemosine e forme di micro
criminalità, rivendicano in maniera trasparente il lavoro, come diritto
sancito dalla Costituzione.
Qual'è stata la risposta delle Istituzioni? Assolutamente inadeguata!
Si è risposto con cariche poliziesche, denunce, trasformazione del Comune in
un fortino militarizzato, provocazione dei vigili come quella dello sgombero
e distruzione della Tenda per il Lavoro. Una volontà pervicace di
trasformare la lotta per il lavoro in problema di ordine pubblico.
A questo si aggiunge l'indegno comportamento del Prefetto di Taranto che dal
suo insediamento non ha mai ricevuto i Disoccupati Organizzati, rompendo con
una storia e una tradizione in questa città che aveva visto altri prefetti
in grado di fornire un punto di mediazione e di incontro per la soluzione
dei problemi e delle vertenze per il lavoro.
Abbiamo visto il Presidente Vendola impegnarsi pubblicamente con i
Disoccupati Organizzati, con le Istituzioni, con l'opinione pubblica, anche
a mezzo stampa in campagna elettorale, per un progetto pilota di raccolta
differenziata porta a porta che potesse essere una fonte effettiva di lavoro
e mettesse la città in grado di affrontare per tempo il problema dei
rifiuti.
Questo impegno non è stata mantenuto dopo le elezioni a presidente della
Regione!
Si sono riciclati fondi già esistenti in misura inadeguata e piani nel
cassetto da anni e non realizzati, con il risultato di lasciare la
situazione come era prima.
.
Provincia e ATO hanno cercato di fare di più, ma in forme assolutamente
inadeguate all'emergenza lavoro posta dai Disoccupati Organizzati.
Il mini piano sulla raccolta differenziata in corso di realizzazione ancora
non ha raggiunto la sua conclusione, e comunque riguarderebbe una piccola
parte della città per poco più di una ventina di posti di lavoro. I corsi di
formazione sono ancora al palo e privi di una verifica della loro effettiva
utilità a formare e occupare i Disoccupati Organizzati per la raccolta
differenziata.
Sul Tavolo, da noi richiesto, per la bonifica e risanamento ambientale i
passi sono burocratici e non ancora in grado di produrre qualcosa di
significativo per il lavoro e il risanamento effettivo.
L'amministrazione comunale e il Sindaco Stefano proprio su questa questione
del lavoro hanno mostrato tutta la loro inadeguatezza, incapacità e
nell'ultima fase un vero e proprio degrado, anche morale.
Serviva un'Amministrazione e un Sindaco capace di prendere in mano la
situazione, fare fatti e non parole, forzare la mano a tutte le Istituzioni
facendo leva sull'emergenza e sulla lotta in corso con progetti e decisioni,
per dare risposta a quella che è l'esigenza primaria della città.
Abbiamo, invece, assistito allo scaricabarile, a impegni, sanciti da
verbali, non mantenuti, al fatto di ridurre le decisioni a lettere e appelli
assolutamente inutili.
Impegni elementari non sono stati mantenuti, uno fra tutti: il Consiglio
Monotematico, che mobilitasse l'intero consiglio comunale e la città;
l'inadeguatezza e l'incompetenza si sono trasformati in arroganza, fino alla
grave decisione di sgomberare con la forza la Tenda del Lavoro.
Ma nell'ultima fase abbiamo assistito ad un vero degrado dell'azione del
Sindaco sulla questione del lavoro. Da un lato si sbatteva la porta in
faccia ai Disoccupati Organizzati, alle loro proposte semplici e lineare,
all'affermazione della Lista di Lotta come fattore di dignità, trasparenza,
bisogno reale al diritto al lavoro; e dall'altro si è dato sfogo ad
un'attitudine "compassionevole" verso i singoli casi di disoccupati
disperati - che non ha fatto altro che alimentare questa prassi non giusta
che trasforma un diritto in una questua quotidiana alle porte del Comune -
dando vita ad una prassi di "segnalazioni", vale a dire di assunzioni di
disoccupati presso ditte, tesa ad alimentare lavori precari, guerra tra
poveri; ritornando ad una pratica che in forme più grandi era quella della
giunta Di Bello/Tucci.
A questo si è aggiunta, la copertura dell'attuale azione dell'Amiu e della
sua presidenza, i cui risultati sono sotto gli occhi di tutte e sotto le
denunce quotidiane che vengono dai quartieri, dai cittadini, e che
raggiungono il loro punto più basso proprio rispetto alla raccolta
differenziata, restata al palo e con un impianto, come quello della
Pasquinelli, sottoutilizzato, con rifiuti anche raccolti in forme
differenziate, ma poi buttati in maniera indifferenziata nella discarica.
E' inutile sprecare parole per partiti parlamentari o aspiranti tali per
sindacati confederali e burocrazie e consorterie incapaci di produrre
lavoro, progettualità, e impegnate nella riproduzione di un ceto politico,
economico che è divenuto una sorta di escrescenza parassitaria, o dei
cosiddetti sindacati di base, centro sociale cloro rosso, comitato di
quartiere città vekkia che sono fuori dalla lotta e costituiscono una sorta
di ceto politico minore in questa città
.
Tutti hanno seminato sfiducia e divisione tra i disoccupati per lasciare le
cose come stanno e mantenere la città sotto il dominio non solo della
disoccupazione, precarietà, povertà, disagio sociale, degrado, sotto la
cappa di un sistema fondato sul clientelismo, il malaffare e la gestione
malsana della Pubblica Amministrazione e delle attività ad essa connesse.
Ma la lotta per il lavoro non si può fermare. Può avere battute d'arresto,
può pagare un costo alla politica di repressione, divisione e clientele. Ma,
finchè soluzioni effettive non rispondono alle esigenze di lavoro e dignità,
la lotta non può che riprendere, crescere e diventare più incisiva.
La lotta dei Disoccupati Organizzati di Taranto si è andata unendo a quella
di un settore dei Disoccupati di Napoli, dei disoccupati e precari di
Palermo e del Sud in genere per preparare una nuova fase di lotta verso una
manifestazione nazionale a Roma che imponga con la forza della lotta un
piano di lavoro per il sud e le città più martoriate, Napoli, Taranto,
Palermo; un salario garantito.
TA. 17.9.10
DISOCCUPATI ORGANIZZATI Slai Cobas per il sindacato di classe
via Rintone, 22 TA - T/F 0994792086 - 3475301704 - cobasta@libero.it
IL LAVORO SI CONQUISTA CON LA LOTTA
ripartite a taranto le manifestazioni di lotta dei disoccupati organizzati
I Disoccupati Organizzati dello Slai cobas per il sindacato di classe di
Taranto hanno avviato un anno fa una grande lotta per il lavoro in questa
città, a fronte dell'incremento senza precedenti della disoccupazione, della
cassintegrazione, dei licenziamenti, della precarietà.
Con la nostra lotta abbiamo detto alle Istituzioni, alle aziende pubbliche e
private e a tutte le forze interessate a tradurre nei fatti i discorsi fatti
nei convegni e sui giornali sulla "priorità del lavoro".
Lo abbiamo fatto con la lotta dura, con occupazioni del ponte, del Comune,
dell'Amiu, con cortei, manifestazioni, presidi, ponendo una chiara
piattaforma che partiva dalle esigenze della città e coniugando lavoro con
pulizia, ambiente e salute.
Abbiamo chiesto un piano di raccolta differenziata porta a porta per tutta
la città, capace di dare secondo gli orientamenti espressi dalla stessa Amiu
negli anni passati lavoro per 200 persone.
Abbiamo chiesto un piano di bonifica ambientale che puntasse a risanare i
quartieri, a partire da quelli più disagiati, Tamburi, Paolo VI, Salinella.
Abbiamo chiesto corsi di formazione retribuiti e finalizzati al lavoro.
Abbiamo chiesto di concentrare e distribuire equamente e con trasparenza
forme di reddito sociale che permettessero ai disoccupati, a chi era in
attesa del lavoro, di vivere, per evitare anche forme di disperazione e di
azioni estreme individuali.
E' stata la prima volta da anni che i soggetti interessati, organizzati
collettivamente, abbandonando clientele, elemosine e forme di micro
criminalità, rivendicano in maniera trasparente il lavoro, come diritto
sancito dalla Costituzione.
Qual'è stata la risposta delle Istituzioni? Assolutamente inadeguata!
Si è risposto con cariche poliziesche, denunce, trasformazione del Comune in
un fortino militarizzato, provocazione dei vigili come quella dello sgombero
e distruzione della Tenda per il Lavoro. Una volontà pervicace di
trasformare la lotta per il lavoro in problema di ordine pubblico.
A questo si aggiunge l'indegno comportamento del Prefetto di Taranto che dal
suo insediamento non ha mai ricevuto i Disoccupati Organizzati, rompendo con
una storia e una tradizione in questa città che aveva visto altri prefetti
in grado di fornire un punto di mediazione e di incontro per la soluzione
dei problemi e delle vertenze per il lavoro.
Abbiamo visto il Presidente Vendola impegnarsi pubblicamente con i
Disoccupati Organizzati, con le Istituzioni, con l'opinione pubblica, anche
a mezzo stampa in campagna elettorale, per un progetto pilota di raccolta
differenziata porta a porta che potesse essere una fonte effettiva di lavoro
e mettesse la città in grado di affrontare per tempo il problema dei
rifiuti.
Questo impegno non è stata mantenuto dopo le elezioni a presidente della
Regione!
Si sono riciclati fondi già esistenti in misura inadeguata e piani nel
cassetto da anni e non realizzati, con il risultato di lasciare la
situazione come era prima.
.
Provincia e ATO hanno cercato di fare di più, ma in forme assolutamente
inadeguate all'emergenza lavoro posta dai Disoccupati Organizzati.
Il mini piano sulla raccolta differenziata in corso di realizzazione ancora
non ha raggiunto la sua conclusione, e comunque riguarderebbe una piccola
parte della città per poco più di una ventina di posti di lavoro. I corsi di
formazione sono ancora al palo e privi di una verifica della loro effettiva
utilità a formare e occupare i Disoccupati Organizzati per la raccolta
differenziata.
Sul Tavolo, da noi richiesto, per la bonifica e risanamento ambientale i
passi sono burocratici e non ancora in grado di produrre qualcosa di
significativo per il lavoro e il risanamento effettivo.
L'amministrazione comunale e il Sindaco Stefano proprio su questa questione
del lavoro hanno mostrato tutta la loro inadeguatezza, incapacità e
nell'ultima fase un vero e proprio degrado, anche morale.
Serviva un'Amministrazione e un Sindaco capace di prendere in mano la
situazione, fare fatti e non parole, forzare la mano a tutte le Istituzioni
facendo leva sull'emergenza e sulla lotta in corso con progetti e decisioni,
per dare risposta a quella che è l'esigenza primaria della città.
Abbiamo, invece, assistito allo scaricabarile, a impegni, sanciti da
verbali, non mantenuti, al fatto di ridurre le decisioni a lettere e appelli
assolutamente inutili.
Impegni elementari non sono stati mantenuti, uno fra tutti: il Consiglio
Monotematico, che mobilitasse l'intero consiglio comunale e la città;
l'inadeguatezza e l'incompetenza si sono trasformati in arroganza, fino alla
grave decisione di sgomberare con la forza la Tenda del Lavoro.
Ma nell'ultima fase abbiamo assistito ad un vero degrado dell'azione del
Sindaco sulla questione del lavoro. Da un lato si sbatteva la porta in
faccia ai Disoccupati Organizzati, alle loro proposte semplici e lineare,
all'affermazione della Lista di Lotta come fattore di dignità, trasparenza,
bisogno reale al diritto al lavoro; e dall'altro si è dato sfogo ad
un'attitudine "compassionevole" verso i singoli casi di disoccupati
disperati - che non ha fatto altro che alimentare questa prassi non giusta
che trasforma un diritto in una questua quotidiana alle porte del Comune -
dando vita ad una prassi di "segnalazioni", vale a dire di assunzioni di
disoccupati presso ditte, tesa ad alimentare lavori precari, guerra tra
poveri; ritornando ad una pratica che in forme più grandi era quella della
giunta Di Bello/Tucci.
A questo si è aggiunta, la copertura dell'attuale azione dell'Amiu e della
sua presidenza, i cui risultati sono sotto gli occhi di tutte e sotto le
denunce quotidiane che vengono dai quartieri, dai cittadini, e che
raggiungono il loro punto più basso proprio rispetto alla raccolta
differenziata, restata al palo e con un impianto, come quello della
Pasquinelli, sottoutilizzato, con rifiuti anche raccolti in forme
differenziate, ma poi buttati in maniera indifferenziata nella discarica.
E' inutile sprecare parole per partiti parlamentari o aspiranti tali per
sindacati confederali e burocrazie e consorterie incapaci di produrre
lavoro, progettualità, e impegnate nella riproduzione di un ceto politico,
economico che è divenuto una sorta di escrescenza parassitaria, o dei
cosiddetti sindacati di base, centro sociale cloro rosso, comitato di
quartiere città vekkia che sono fuori dalla lotta e costituiscono una sorta
di ceto politico minore in questa città
.
Tutti hanno seminato sfiducia e divisione tra i disoccupati per lasciare le
cose come stanno e mantenere la città sotto il dominio non solo della
disoccupazione, precarietà, povertà, disagio sociale, degrado, sotto la
cappa di un sistema fondato sul clientelismo, il malaffare e la gestione
malsana della Pubblica Amministrazione e delle attività ad essa connesse.
Ma la lotta per il lavoro non si può fermare. Può avere battute d'arresto,
può pagare un costo alla politica di repressione, divisione e clientele. Ma,
finchè soluzioni effettive non rispondono alle esigenze di lavoro e dignità,
la lotta non può che riprendere, crescere e diventare più incisiva.
La lotta dei Disoccupati Organizzati di Taranto si è andata unendo a quella
di un settore dei Disoccupati di Napoli, dei disoccupati e precari di
Palermo e del Sud in genere per preparare una nuova fase di lotta verso una
manifestazione nazionale a Roma che imponga con la forza della lotta un
piano di lavoro per il sud e le città più martoriate, Napoli, Taranto,
Palermo; un salario garantito.
TA. 17.9.10
DISOCCUPATI ORGANIZZATI Slai Cobas per il sindacato di classe
via Rintone, 22 TA - T/F 0994792086 - 3475301704 - cobasta@libero.it
pc quotidiano 15-16-17 settembre - dai reclusi Cie di Gradisca
Lettera dei Reclusi di Gradisca
Noi stiamo scioperando perché il trattamento è carcerario, abbiamo soltanto due ore
d’aria al giorno, una al mattino e una la sera, siamo Tutti rinchiusi qui dentro, non
possiamo uscire.
Ci sono tre minorenni qui dentro, sono tunisini e hanno sedici anni, ci chiediamo
come mai li hanno messi qui se sono minorenni?
Il cibo fa schifo, non si può mangiare, ci sono pezzi di unghie, capelli, insetti.
Siamo abbandonati, nessuno si interessa di noi, siamo in condizioni disumane.
La polizia spesso entra e picchia.
Circa tre mesi fa con una manganellata hanno fatto saltare un occhio ad un ragazzo,
poi l’hanno rilasciato perché
stava male e non volevano casini, e quando è uscito, senza documenti non poteva più
fare nulla contro chi gli aveva fatto perdere l’occhio.
Ci trattano come delle bestie.
Alcuni operatori [della cooperativa Connecting People che gestisce il Centro, n.d.r.]
usano delle prepotenze, ci trattano male, ci provocano, ci insultano per aspettare la
nostra reazione, così poi sperano di mandarci in
galera, tanto danno sempre ragione a loro.
C’è un ragazzo in isolamento che ha mangiato le sue feci. L’hanno portato in ospedale
e l’hanno riportato dentro. È da questa mattina che lo sentiamo urlare, nessuno è
andato a vederlo, se non un operatore che l’ha trattato in malo modo.
Il direttore fa delle promesse quando ci sono delle rivolte, poi passano le settimane
e non cambia mai niente.
Da due giorni siamo in sciopero della fame e il medico non è mai entrato per pesarci
o per fare i controlli, entra solo al mattino per dare le terapie.
Continueremo a scioperare finchè non cambieranno le cose, perché sei mesi sono troppi
e le condizioni troppo disumane.
Questo non è un posto ma un incubo, perché siamo nella merda, è assurdo che si
rimanga in queste gabbie. Sappiamo che molta gente sa della esistenza di questi posti
e di come viviamo. E ci si chiede, ma è possibile
che le persone solo perché non hanno un pezzo di carta debbano essere rinchiuse per
sei mesi della loro vita?
Reclusi del Cie di Gradisca
Noi stiamo scioperando perché il trattamento è carcerario, abbiamo soltanto due ore
d’aria al giorno, una al mattino e una la sera, siamo Tutti rinchiusi qui dentro, non
possiamo uscire.
Ci sono tre minorenni qui dentro, sono tunisini e hanno sedici anni, ci chiediamo
come mai li hanno messi qui se sono minorenni?
Il cibo fa schifo, non si può mangiare, ci sono pezzi di unghie, capelli, insetti.
Siamo abbandonati, nessuno si interessa di noi, siamo in condizioni disumane.
La polizia spesso entra e picchia.
Circa tre mesi fa con una manganellata hanno fatto saltare un occhio ad un ragazzo,
poi l’hanno rilasciato perché
stava male e non volevano casini, e quando è uscito, senza documenti non poteva più
fare nulla contro chi gli aveva fatto perdere l’occhio.
Ci trattano come delle bestie.
Alcuni operatori [della cooperativa Connecting People che gestisce il Centro, n.d.r.]
usano delle prepotenze, ci trattano male, ci provocano, ci insultano per aspettare la
nostra reazione, così poi sperano di mandarci in
galera, tanto danno sempre ragione a loro.
C’è un ragazzo in isolamento che ha mangiato le sue feci. L’hanno portato in ospedale
e l’hanno riportato dentro. È da questa mattina che lo sentiamo urlare, nessuno è
andato a vederlo, se non un operatore che l’ha trattato in malo modo.
Il direttore fa delle promesse quando ci sono delle rivolte, poi passano le settimane
e non cambia mai niente.
Da due giorni siamo in sciopero della fame e il medico non è mai entrato per pesarci
o per fare i controlli, entra solo al mattino per dare le terapie.
Continueremo a scioperare finchè non cambieranno le cose, perché sei mesi sono troppi
e le condizioni troppo disumane.
Questo non è un posto ma un incubo, perché siamo nella merda, è assurdo che si
rimanga in queste gabbie. Sappiamo che molta gente sa della esistenza di questi posti
e di come viviamo. E ci si chiede, ma è possibile
che le persone solo perché non hanno un pezzo di carta debbano essere rinchiuse per
sei mesi della loro vita?
Reclusi del Cie di Gradisca
pc quotidiano 15-16-17 settembre - i precari della scuola in lotta ..denunciano Liberazione ha trasferito la sede in quella della cgil...
I lavoratori precari della scuola lottano, creano solidarietà e unità dal basso. Esemplare, nei giorni scorsi la lotta dei precari ATA di Salerno, : Cgil cisl uil prendono ufficialmente le distanze dai lavoratori in lotta. Lavoratori che denunciano anche, tra l'altro, le mille difficoltà in più, in questo inizio di anno scolastico, derivanti dalla cosidetta riforma Gelmini. Ma, sopratutto denunciano e lottano contro la distruzione della scuola pubblica, contro i licenziamenti di massa e affermano il protagonismo, nella lotta, dei lavoratori.
Solidarietà ai lavoratori precari di Salerno!!
Milano, 16 settembre '10
Slai cobas per il sindacato di classe- Milano
[coordinamento3ottobre] da Liberazione di oggi - ma di cosa parla Liberazione?
Il 15/09/2010 12.22, alessandro d'auria ha scritto:
Ma di cosa stiamo parlando, soprattutto di cosa parla Liberazione, forse la redazione del giornale è stata spostata nella sede Cgil, nel secondo articolo ben 5 volte citata fino all'apoteosi della citazione di Pantaleo.
Ieri a Salerno 380 collaboratori scolastici che dovevano prendere la nomina, molti di loro monoreddito, hanno bloccato le nomine in solidarietà con i 300 colleghi tagliati, una solidarietà che non ha precedenti, guardate come hanno risposto i confederali, ed ognuno ne tragga le conseguenze, a Salerno i precari hanno scelto e ieri i funzionari sindacali sono scappati a gambe levate.
Alessandro D'Auria - Comitato insegnati e ata precari Salerno
"Le organizzazioni sindacali della scuola di Salerno, FLC CGIL, CISL
SCUOLA e UIL SCUOLA, preso atto del differimento al 17/09/2010 del
calendario delle nomine a tempo determinato dei collaboratori scolastici
esprimono il loro netto dissenso per l'inatteso rinvio delle operazioni
di nomina in quanto producono un notevole disagio ai lavoratori
interessati ed alle istituzioni scolastiche che in questi giorni sono
alle prese con l'organizzazione dei servizi per garantire, sia pure tra
mille difficoltà, l'inizio dell'anno scolastico."
14/09/2010
Solidarietà ai lavoratori precari di Salerno!!
Milano, 16 settembre '10
Slai cobas per il sindacato di classe- Milano
[coordinamento3ottobre] da Liberazione di oggi - ma di cosa parla Liberazione?
Il 15/09/2010 12.22, alessandro d'auria ha scritto:
Ma di cosa stiamo parlando, soprattutto di cosa parla Liberazione, forse la redazione del giornale è stata spostata nella sede Cgil, nel secondo articolo ben 5 volte citata fino all'apoteosi della citazione di Pantaleo.
Ieri a Salerno 380 collaboratori scolastici che dovevano prendere la nomina, molti di loro monoreddito, hanno bloccato le nomine in solidarietà con i 300 colleghi tagliati, una solidarietà che non ha precedenti, guardate come hanno risposto i confederali, ed ognuno ne tragga le conseguenze, a Salerno i precari hanno scelto e ieri i funzionari sindacali sono scappati a gambe levate.
Alessandro D'Auria - Comitato insegnati e ata precari Salerno
"Le organizzazioni sindacali della scuola di Salerno, FLC CGIL, CISL
SCUOLA e UIL SCUOLA, preso atto del differimento al 17/09/2010 del
calendario delle nomine a tempo determinato dei collaboratori scolastici
esprimono il loro netto dissenso per l'inatteso rinvio delle operazioni
di nomina in quanto producono un notevole disagio ai lavoratori
interessati ed alle istituzioni scolastiche che in questi giorni sono
alle prese con l'organizzazione dei servizi per garantire, sia pure tra
mille difficoltà, l'inizio dell'anno scolastico."
14/09/2010
giovedì 16 settembre 2010
pc quotidiano 15-16-17 settembre - alla Tenaris Dalmne: contro Bonanni e Ichino
comunicato stampa
In occasione della venuta di Bonanni e Ichino a Bergamo, per il 60
anniversario della cisl, che si terrà giovedì 16 settembre alle ore 14.30
presso la sala conferenze
di S. Agostino alla Fara, in via Fara, dal titolo: "Partecipazione dei
lavoratori e democrazia economica. Una sfida da vincere"
lo slai cobas dalmine organizza volantinaggi di denuncia e protesta
(volantino allegato sotto)
mercoledì 15 ore 13.30 portineria treno medio e acciaieria
venerdì 17 ore 13.30 portineria centrale
contro la disdetta del contratto nazionale, contro le deroghe al contratto
che riducono diritti e salario, nel corso dell'iniziativa sarà disponibile
un dossier sul piano fiat da cui parte un attacco generale che si vorrebbe
estendere a tutti i lavoratori, ma anche contro i peggioramenti che gli
operai stanno subendo nei reparti della tenaris dalmine.
Infatti da gennaio 2010 dopo la firma unitaria di fim-fiom-uilm dell'accordo
dei 741 "esuberi" , per soddisfare le esigenze produttive ci sono conseguenze
pesanti per gli operai, che vanno ad intaccare i diritti di ogni lavoratore
di avere orari certi, turnazioni regolari, oltre ad intaccare il salario con
l'uso della cassa integrazione straordinaria che bypass la rotazione
prevista per legge, ma anche la mobilità interfunzionale all'interno dei
siti e interaziendale, cambio di mansione in deroghe al codice civile. E'
questa la partecipazione che la cisl e il governo chiede ai lavoratori?
Socializzare le perdite e i sacrifici e privatizzare i profitti e gli utili,
con il ricatto della crisi e del posto di lavoro ci vorrebbero schiavi. Per
quanto ci riguarda questo tipo di "democrazia" economica se la possono
tenere.
Ma la cosa più paradossale è che a fronte di questa situazione che è
fotografata anche dal periodico della fiom di bergamo di giugno 2010, invece
di mettere in pratica quello che lei stessa propaganda a livello nazionale
ossia la difesa dei diritti e delle libertà sindacali dei lavoratori messe
in discussione da federmeccanica con la disdetta del contratto del 2008,
alla tenaris dalmine non solo non sono ancora stati programmati le 4 ore di
sciopero per questo mese, in vista della manifestazione nazionale del 16
ottobre a roma, ma anzi si guarda bene dal legare queste mobilitazioni alla
situazione di peggioramento in fabbrica, unico modo per far si che questi
scioperi non finiscano solo per essere di bandiera e quindi scaramente
seguiti dagli operai, ma anzi non si differenzia minimamente in fabbrica
dalla linea e prassi dei sindacati filopadronali, tanto è che a fronte del
rinnovo del contratto aziendale scaduto nel 2009, ripropone l'azione
unitaria con fim e uilm che è quella di accetare e di gestire la situazione
attuale dell'azienda di massima flessibilità e ritmi più alti, nel quadro
del suo piano da qui al 2012 di massimo sfruttamento per aumentare la
produttività.
Infatti su "fiominforma" si scrive: "In questi mesi inoltre, i volumi degli
ordinativi sono in ripresa poiché Tenaris, oltre a beneficiare dell'andamento
del petrolio, è avvantaggiata anche dai dazi antidumping, imposti da una
serie di paesi (Europa,Usa, Messico) sulle importazioni di tubi dalla Cina.
È intervenuta nel frattempo anche una diversa divisione del lavoro tra le
varie unità produttive del gruppo Tenaris a livello mondiale, differenziate
per prodotti/mercati. In questa situazione vengono chiesti ai lavoratori
maggiori sforzi sia in termini di flessibilità degli orari, sia in termini
di disponibilità alla mobilità interna e di polivalenza/polifunzionalità:
temi che dovranno trovare nuova regolamentazione e riconoscimento. La
piattaforma unitaria, in discussione tra FIOMFIM-UILM nel coordinamento
nazionale delle Rsu Dalmine, dovrà partire perciò da una situazione già in
parte cambiata in conseguenza della crisi mondiale e soggetta ad ulteriori
futuri cambiamenti dopo gli investimenti previsti dal piano industriale."
In occasione della venuta di Bonanni e Ichino a Bergamo, per il 60
anniversario della cisl, che si terrà giovedì 16 settembre alle ore 14.30
presso la sala conferenze
di S. Agostino alla Fara, in via Fara, dal titolo: "Partecipazione dei
lavoratori e democrazia economica. Una sfida da vincere"
lo slai cobas dalmine organizza volantinaggi di denuncia e protesta
(volantino allegato sotto)
mercoledì 15 ore 13.30 portineria treno medio e acciaieria
venerdì 17 ore 13.30 portineria centrale
contro la disdetta del contratto nazionale, contro le deroghe al contratto
che riducono diritti e salario, nel corso dell'iniziativa sarà disponibile
un dossier sul piano fiat da cui parte un attacco generale che si vorrebbe
estendere a tutti i lavoratori, ma anche contro i peggioramenti che gli
operai stanno subendo nei reparti della tenaris dalmine.
Infatti da gennaio 2010 dopo la firma unitaria di fim-fiom-uilm dell'accordo
dei 741 "esuberi" , per soddisfare le esigenze produttive ci sono conseguenze
pesanti per gli operai, che vanno ad intaccare i diritti di ogni lavoratore
di avere orari certi, turnazioni regolari, oltre ad intaccare il salario con
l'uso della cassa integrazione straordinaria che bypass la rotazione
prevista per legge, ma anche la mobilità interfunzionale all'interno dei
siti e interaziendale, cambio di mansione in deroghe al codice civile. E'
questa la partecipazione che la cisl e il governo chiede ai lavoratori?
Socializzare le perdite e i sacrifici e privatizzare i profitti e gli utili,
con il ricatto della crisi e del posto di lavoro ci vorrebbero schiavi. Per
quanto ci riguarda questo tipo di "democrazia" economica se la possono
tenere.
Ma la cosa più paradossale è che a fronte di questa situazione che è
fotografata anche dal periodico della fiom di bergamo di giugno 2010, invece
di mettere in pratica quello che lei stessa propaganda a livello nazionale
ossia la difesa dei diritti e delle libertà sindacali dei lavoratori messe
in discussione da federmeccanica con la disdetta del contratto del 2008,
alla tenaris dalmine non solo non sono ancora stati programmati le 4 ore di
sciopero per questo mese, in vista della manifestazione nazionale del 16
ottobre a roma, ma anzi si guarda bene dal legare queste mobilitazioni alla
situazione di peggioramento in fabbrica, unico modo per far si che questi
scioperi non finiscano solo per essere di bandiera e quindi scaramente
seguiti dagli operai, ma anzi non si differenzia minimamente in fabbrica
dalla linea e prassi dei sindacati filopadronali, tanto è che a fronte del
rinnovo del contratto aziendale scaduto nel 2009, ripropone l'azione
unitaria con fim e uilm che è quella di accetare e di gestire la situazione
attuale dell'azienda di massima flessibilità e ritmi più alti, nel quadro
del suo piano da qui al 2012 di massimo sfruttamento per aumentare la
produttività.
Infatti su "fiominforma" si scrive: "In questi mesi inoltre, i volumi degli
ordinativi sono in ripresa poiché Tenaris, oltre a beneficiare dell'andamento
del petrolio, è avvantaggiata anche dai dazi antidumping, imposti da una
serie di paesi (Europa,Usa, Messico) sulle importazioni di tubi dalla Cina.
È intervenuta nel frattempo anche una diversa divisione del lavoro tra le
varie unità produttive del gruppo Tenaris a livello mondiale, differenziate
per prodotti/mercati. In questa situazione vengono chiesti ai lavoratori
maggiori sforzi sia in termini di flessibilità degli orari, sia in termini
di disponibilità alla mobilità interna e di polivalenza/polifunzionalità:
temi che dovranno trovare nuova regolamentazione e riconoscimento. La
piattaforma unitaria, in discussione tra FIOMFIM-UILM nel coordinamento
nazionale delle Rsu Dalmine, dovrà partire perciò da una situazione già in
parte cambiata in conseguenza della crisi mondiale e soggetta ad ulteriori
futuri cambiamenti dopo gli investimenti previsti dal piano industriale."
pc quotidiano 15-16-17 settembre - muore al suo primo giorno di lavoro...omicidi del capitalismo
...Decapitata da un ascensore mentre fa le pulizie. E' morta così ieri mattina a Roma una donna, dipendente di una ditta di pulizie, decapitata da un ascensore, mentre era insieme alla sorella.
Era il suo primo giorno di lavoro. Si era sporta con la testa dentro la gabbia del montacarichi che non era stato messo in sicurezza. La vittima, Piera Pronti, originaria di Sgurgola, provincia di Frosinone, aveva 45 anni ed era madre di tre figli, di 18, 12 e 8 anni. Il marito è un operaio della Videocon di Anagni in cassa integrazione, per questo Piera Pronti aveva iniziato a lavorare come donna delle pulizie.
Il terribile incidente è avvenuto in uno stabile di via Corvisieri 3, quartiere Nomentano. "È stata una scena raccapricciante - hanno commentato alcuni inquilini del palazzo - abbiamo sentito le grida di disperazione della sorella mentre cercava di estrarre il corpo rimasto incastrato con la testa tra le scale ed il vano ascensori, poi quando siamo corsi abbiamo visto il sangue colare per le scale".
Sotto shock anche la sorella della vittima che ha fatto di tutto per salvarla ma se l’ è vista morire davanti agli occhi. "Sentivo la signora che urlava alla sorella: ‘Non morire non morire, ti prego hai tre figli, resisti, pensa a loro’ ”, ha raccontato la signora Anna, un’ altra inquilina.
La donna, incaricata di effettuare una pulizia straordinaria dell’ ascensore, era andata in via Corvisieri insieme al suo datore di lavoro e alla sorella, dopo che l’ assemblea condominiale aveva deliberato ed affidato alla ditta di pulizie l’ incarico di pulire a fondo le grate di sicurezza dell’ ascensore. Ma secondo le testimonianze e i rilievi effettuati dai carabinieri della compagnia Parioli, che stanno indagando sull’ incidente coordinati dal sostituto procuratore Maria Bice Barborini, la dinamica appare abbastanza chiara. Le due sorelle si erano messe a lavoro senza disattivare l’ ascensore, ma semplicemente lasciando aperte le porte all’ ultimo piano. Un errore che è stato fatale a Piera Pronti. Infatti, un’ anziana residente all’ ultimo piano, ha trovato le porte aperte e, dovendo scendere, è entrata nella cabina premendo il pulsante di discesa, proprio mentre l’ operaia stava con la testa all’ interno del vano ascensore. La cabina, appena tranciata la testa della donna, si è subito arrestata grazie al sistema di sicurezza, ma ormai era troppo tardi. "Non mi darò mai pace per quello che è successo - racconta, tra singhiozzi e grida di disperazione la signora che ha azionato la cabina dell’ ascensore - pensavo che qualcuno, come accade spesso, avesse lasciato aperte le porte senza richiuderle".
14 settembre 2010
13
NON E’ MAI UNA TRAGICA FATALITA’
Invece, ancora una volta, questa morte non è stata una tragica fatalità, ma la conseguenza del comportamento criminale di chi aveva la responsabilità della sicurezza della lavoratrice. Vediamo perché.
Le attività appaltate riguardavano la pulizia delle griglie che delimitano il vano in cui scorre l’ ascensore, sia dall’ esterno, che dall’ interno.
Ora, mentre per la pulizia esterna, non era necessario entrare all’ interno del vano, evidentemente per la pulizia interna la donna ha avuto la necessità di sporgersi dentro al vano stesso, evidentemente con una scala, in quanto le protezioni del vano hanno un’ altezza tale (minimo 2 m) che impediscono l’ accesso stazionando sul pianerottolo o sulle scale.
In questo caso (intervento su impianto ascensore), oltre al D.Lgs.81/08 che si applica a tutte le attività lavorative, le lavorazioni sono regolate anche dal D.P.R.162/99, recepimento della Direttiva comunitaria 95/16/CE.
In particolare l’ articolo 15 comma 1 di tale Decreto stabilisce che:
“Ai fini della conservazione dell’ impianto e del suo normale funzionamento, il proprietario o il suo legale rappresentante sono tenuti ad affidare la manutenzione di tutto il sistema dell’ ascensore o del montacarichi a persona munita di certificato di abilitazione o a ditta specializzata ovvero a un operatore comunitario dotato di specializzazione equivalente che debbono provvedere a mezzo di personale abilitato.”
L’ accesso a “tutto il sistema dell’ ascensore” (quindi anche l’ accesso all’ interno del vano che ne delimita la corsa) è quindi consentito esclusivamente al manutentore abilitato o comunque solamente in sua presenza.
Nel caso in questione, trattandosi di condominio, la responsabilità è del legale rappresentante del condominio stesso, cioè dell’ amministratore, che ha affidato la pulizia dell’ impianto ascensore, anche all’ interno del vano, non a ditta specializzata con manutentore abilitato, ma a una ditta di pulizia che non poteva avere nessuna competenza in merito.
Eventualmente l’ amministratore del condominio avrebbe dovuto affidare la pulizia a ditta non specializzata in impianti ascensore, ma chiedendo, durante le lavorazioni dentro il vano, la costante presenza, per le messa in sicurezza dell’ impianto, di manutentore abilitato.
Ma la colpa è anche del datore di lavoro della ditta di pulizie, tra l’ altro presente almeno all’ inizio delle lavorazioni, che ha accettato di eseguire un lavoro su un impianto per il quale non aveva nessuna competenza, né tantomeno abilitazione a intervenire e che non ha valutato minimamente la possibilità, dimostratasi poi purtroppo non remota, che l’ ascensore potesse muoversi durante le pulizie dentro il vano.
Se i giornalisti, al di là della ricerca di toni raccapriccianti e di considerazioni lacrimevoli, dicessero come sono andate veramente le cose, con il dovere di documentarsi prima di scrivere, forse sarebbe più chiaro a tutti che quando muore un lavoratore non si tratta mai di una “tragica fatalità”.
Marco Spezia
della rete nazionale sicurezza sul posto di lavoro
Era il suo primo giorno di lavoro. Si era sporta con la testa dentro la gabbia del montacarichi che non era stato messo in sicurezza. La vittima, Piera Pronti, originaria di Sgurgola, provincia di Frosinone, aveva 45 anni ed era madre di tre figli, di 18, 12 e 8 anni. Il marito è un operaio della Videocon di Anagni in cassa integrazione, per questo Piera Pronti aveva iniziato a lavorare come donna delle pulizie.
Il terribile incidente è avvenuto in uno stabile di via Corvisieri 3, quartiere Nomentano. "È stata una scena raccapricciante - hanno commentato alcuni inquilini del palazzo - abbiamo sentito le grida di disperazione della sorella mentre cercava di estrarre il corpo rimasto incastrato con la testa tra le scale ed il vano ascensori, poi quando siamo corsi abbiamo visto il sangue colare per le scale".
Sotto shock anche la sorella della vittima che ha fatto di tutto per salvarla ma se l’ è vista morire davanti agli occhi. "Sentivo la signora che urlava alla sorella: ‘Non morire non morire, ti prego hai tre figli, resisti, pensa a loro’ ”, ha raccontato la signora Anna, un’ altra inquilina.
La donna, incaricata di effettuare una pulizia straordinaria dell’ ascensore, era andata in via Corvisieri insieme al suo datore di lavoro e alla sorella, dopo che l’ assemblea condominiale aveva deliberato ed affidato alla ditta di pulizie l’ incarico di pulire a fondo le grate di sicurezza dell’ ascensore. Ma secondo le testimonianze e i rilievi effettuati dai carabinieri della compagnia Parioli, che stanno indagando sull’ incidente coordinati dal sostituto procuratore Maria Bice Barborini, la dinamica appare abbastanza chiara. Le due sorelle si erano messe a lavoro senza disattivare l’ ascensore, ma semplicemente lasciando aperte le porte all’ ultimo piano. Un errore che è stato fatale a Piera Pronti. Infatti, un’ anziana residente all’ ultimo piano, ha trovato le porte aperte e, dovendo scendere, è entrata nella cabina premendo il pulsante di discesa, proprio mentre l’ operaia stava con la testa all’ interno del vano ascensore. La cabina, appena tranciata la testa della donna, si è subito arrestata grazie al sistema di sicurezza, ma ormai era troppo tardi. "Non mi darò mai pace per quello che è successo - racconta, tra singhiozzi e grida di disperazione la signora che ha azionato la cabina dell’ ascensore - pensavo che qualcuno, come accade spesso, avesse lasciato aperte le porte senza richiuderle".
14 settembre 2010
13
NON E’ MAI UNA TRAGICA FATALITA’
Invece, ancora una volta, questa morte non è stata una tragica fatalità, ma la conseguenza del comportamento criminale di chi aveva la responsabilità della sicurezza della lavoratrice. Vediamo perché.
Le attività appaltate riguardavano la pulizia delle griglie che delimitano il vano in cui scorre l’ ascensore, sia dall’ esterno, che dall’ interno.
Ora, mentre per la pulizia esterna, non era necessario entrare all’ interno del vano, evidentemente per la pulizia interna la donna ha avuto la necessità di sporgersi dentro al vano stesso, evidentemente con una scala, in quanto le protezioni del vano hanno un’ altezza tale (minimo 2 m) che impediscono l’ accesso stazionando sul pianerottolo o sulle scale.
In questo caso (intervento su impianto ascensore), oltre al D.Lgs.81/08 che si applica a tutte le attività lavorative, le lavorazioni sono regolate anche dal D.P.R.162/99, recepimento della Direttiva comunitaria 95/16/CE.
In particolare l’ articolo 15 comma 1 di tale Decreto stabilisce che:
“Ai fini della conservazione dell’ impianto e del suo normale funzionamento, il proprietario o il suo legale rappresentante sono tenuti ad affidare la manutenzione di tutto il sistema dell’ ascensore o del montacarichi a persona munita di certificato di abilitazione o a ditta specializzata ovvero a un operatore comunitario dotato di specializzazione equivalente che debbono provvedere a mezzo di personale abilitato.”
L’ accesso a “tutto il sistema dell’ ascensore” (quindi anche l’ accesso all’ interno del vano che ne delimita la corsa) è quindi consentito esclusivamente al manutentore abilitato o comunque solamente in sua presenza.
Nel caso in questione, trattandosi di condominio, la responsabilità è del legale rappresentante del condominio stesso, cioè dell’ amministratore, che ha affidato la pulizia dell’ impianto ascensore, anche all’ interno del vano, non a ditta specializzata con manutentore abilitato, ma a una ditta di pulizia che non poteva avere nessuna competenza in merito.
Eventualmente l’ amministratore del condominio avrebbe dovuto affidare la pulizia a ditta non specializzata in impianti ascensore, ma chiedendo, durante le lavorazioni dentro il vano, la costante presenza, per le messa in sicurezza dell’ impianto, di manutentore abilitato.
Ma la colpa è anche del datore di lavoro della ditta di pulizie, tra l’ altro presente almeno all’ inizio delle lavorazioni, che ha accettato di eseguire un lavoro su un impianto per il quale non aveva nessuna competenza, né tantomeno abilitazione a intervenire e che non ha valutato minimamente la possibilità, dimostratasi poi purtroppo non remota, che l’ ascensore potesse muoversi durante le pulizie dentro il vano.
Se i giornalisti, al di là della ricerca di toni raccapriccianti e di considerazioni lacrimevoli, dicessero come sono andate veramente le cose, con il dovere di documentarsi prima di scrivere, forse sarebbe più chiaro a tutti che quando muore un lavoratore non si tratta mai di una “tragica fatalità”.
Marco Spezia
della rete nazionale sicurezza sul posto di lavoro
pc quotidiano 15-16-17 settembre - La solitudine di una generazione precaria. Per noi, per Norman, per tutti quelli che lottano...
dal collettivo autorganizzato universitario -ist.orientale Napoli
.Ieri sono successi due fatti che sarebbe davvero insensato definire “di cronaca”. Sono due fatti politici, nel senso più profondo del termine, perché riguardano da vicino la nostra vita associata, gli spazi del nostro futuro, indicano quello che noi dovremmo fare per rendere diversa questa vita e questo Paese... Solo un cretino o uno in cattiva fede può chiudere gli occhi di fronte a quello che sta succedendo!
A Palermo un ragazzo di 27 anni, Norman, si è ucciso. Per insofferenza, perché non vedeva nulla davanti a sé, se non l'emigrazione (come ormai quasi tutti nel nostro Sud) o la prostituzione di uno stage non retribuito. Norman stava finendo il dottorato senza borsa di studio, era e sarebbe stato precario, ancora per decine di anni. E gli sembrava che la sua sola libertà, in questo Paese fatto di politici che di libertà si riempono la bocca, era quella di morire. Norman voleva lavorare, coltivare le sue passioni, forse sposarsi. Cose normali, fuori luogo in un Paese che normale non è. «Il suo gesto lo considero un omicidio di Stato. Era molto depresso per il suo futuro. I docenti ai quali si era rivolto gli avevano detto che non avrebbe avuto futuro nell'ateneo». Perciò il padre aveva provato a rivolgersi ad alcuni «amici parlamentari di ex An, ma nessuno mi è venuto incontro. Ho trovato solo porte chiuse». L'omicidio è di Stato, e dello Stato di cose presenti. E non serve a niente – semmai sia servito e soprattutto sia stato giusto – rivolgersi al politicante di turno, alle “amicizie”...
A Bologna niente di così tragico, solo la farsa del potere. Il ritorno all'800. Da mesi i ricercatori protestano contro gli ultimi passaggi della Riforma Gelmini. Fra le altre cose contro l'obbligo di insegnamento che nel loro contratto non è previsto, ma che svolgono tutti, perché le università non hanno i fondi, perché i baroni non lavorano, perché ti devi pur costruire una carriera per non restare precario a vita... Finalmente sono riusciti ad organizzarsi, e provano a chiedere i loro diritti senza passare per parlamentari e professori compiacenti. Ed ecco che l'Università di Bologna manda l'ultimatum. Se non accettate di lavorare gratis chiamiamo a lavorare altra gente. Docenti a contratto. Anche loro a gratis. Magari altri più giovani che vogliono fare curriculum. Ma che giocano la parte di nuovi crumiri. Si prova insomma la carta repressiva, per mettere a tacere chi ha avuto il coraggio e la dignità di ribellarsi. Prima che la cosa possa prendere piede e contagiare altre categorie del mondo della formazione...
Che ci stanno ad indicare queste due cose, che sono profondamente legate? Che ci stanno a indicare le mobilitazioni dei precari scuola, la nuova conflittualità operaia, le contestazioni a Dell'Utri, Bonanni, Gelmini, Ichino, a tutta la gente che ha aiutato i padroni a smantellare il (già misero) Welfare State? Anzitutto, che un'intera generazione è in uno stato di frustrazione ed esasperazione, e che la disperazione è sempre ad un passo. Ma anche che non c'è nessun partito, nessuna forza politica che possa interpretare i nostri bisogni: sono tutti corrotti e devoti ad altri interessi. Che nemmeno le scorciatoie clientelari tipiche di questo Paese reggono più. Che certi sentimenti di radicalizzano, ma trovano con difficoltà lo sbocco che meritano, ovvero quello politico, quello della lotta dura. E soprattutto che non abbiamo alternative che quelle di unirci, noi sfruttati, di fare pressione...
L'alternativa è scappare, o morire, un poco ogni giorno, sottomettersi. O fare come Norman. Noi non vogliamo andare altrove né morire lentamente, né di un tratto. Non vogliamo essere messi l'uno contro l'altro, farci la guerra fra di noi, non vogliamo essere soli, divisi solo da un contratto. Al silenzio della sofferenza preferiamo fare rumore, pretendere quello che ci spetta. Al silenzio della solitudine preferiamo metterci insieme, parlare e soprattutto fare. Fare casino, per farci ascoltare. Fare politica, per andare oltre la rabbia e costringerli – tutti – a cambiare direzione, a fare i conti con noi. Una sola nostra vita vale più di tutte le loro proprietà, di un fumogeno, del decoro di una strada, delle loro chiacchiere sulle “regole di civiltà” e sul bon ton, mentre rubano milioni e nonostante la crisi continuano a far soldi e riprodurre i loro privilegi.
È questo quello che dobbiamo ricominciare a fare quest'autunno: ritrovarci, studenti senza futuro, lavoratori senza presente, sfruttati di ogni tipo e di ogni colore, autorganizzarci, irrompere sulla scena politica che conosce solo i loro inciuci, i loro intrighi di palazzo. È stato possibile vincere in stagioni nemmeno tante lontane. Ci sono stati momenti in cui con la lotta dura gli equilibri nel Paese sono cambiati, i diritti si sono allargati, i salari aumentati. Noi, quest'autunno e oltre, ci proveremo in ogni modo...
.Ieri sono successi due fatti che sarebbe davvero insensato definire “di cronaca”. Sono due fatti politici, nel senso più profondo del termine, perché riguardano da vicino la nostra vita associata, gli spazi del nostro futuro, indicano quello che noi dovremmo fare per rendere diversa questa vita e questo Paese... Solo un cretino o uno in cattiva fede può chiudere gli occhi di fronte a quello che sta succedendo!
A Palermo un ragazzo di 27 anni, Norman, si è ucciso. Per insofferenza, perché non vedeva nulla davanti a sé, se non l'emigrazione (come ormai quasi tutti nel nostro Sud) o la prostituzione di uno stage non retribuito. Norman stava finendo il dottorato senza borsa di studio, era e sarebbe stato precario, ancora per decine di anni. E gli sembrava che la sua sola libertà, in questo Paese fatto di politici che di libertà si riempono la bocca, era quella di morire. Norman voleva lavorare, coltivare le sue passioni, forse sposarsi. Cose normali, fuori luogo in un Paese che normale non è. «Il suo gesto lo considero un omicidio di Stato. Era molto depresso per il suo futuro. I docenti ai quali si era rivolto gli avevano detto che non avrebbe avuto futuro nell'ateneo». Perciò il padre aveva provato a rivolgersi ad alcuni «amici parlamentari di ex An, ma nessuno mi è venuto incontro. Ho trovato solo porte chiuse». L'omicidio è di Stato, e dello Stato di cose presenti. E non serve a niente – semmai sia servito e soprattutto sia stato giusto – rivolgersi al politicante di turno, alle “amicizie”...
A Bologna niente di così tragico, solo la farsa del potere. Il ritorno all'800. Da mesi i ricercatori protestano contro gli ultimi passaggi della Riforma Gelmini. Fra le altre cose contro l'obbligo di insegnamento che nel loro contratto non è previsto, ma che svolgono tutti, perché le università non hanno i fondi, perché i baroni non lavorano, perché ti devi pur costruire una carriera per non restare precario a vita... Finalmente sono riusciti ad organizzarsi, e provano a chiedere i loro diritti senza passare per parlamentari e professori compiacenti. Ed ecco che l'Università di Bologna manda l'ultimatum. Se non accettate di lavorare gratis chiamiamo a lavorare altra gente. Docenti a contratto. Anche loro a gratis. Magari altri più giovani che vogliono fare curriculum. Ma che giocano la parte di nuovi crumiri. Si prova insomma la carta repressiva, per mettere a tacere chi ha avuto il coraggio e la dignità di ribellarsi. Prima che la cosa possa prendere piede e contagiare altre categorie del mondo della formazione...
Che ci stanno ad indicare queste due cose, che sono profondamente legate? Che ci stanno a indicare le mobilitazioni dei precari scuola, la nuova conflittualità operaia, le contestazioni a Dell'Utri, Bonanni, Gelmini, Ichino, a tutta la gente che ha aiutato i padroni a smantellare il (già misero) Welfare State? Anzitutto, che un'intera generazione è in uno stato di frustrazione ed esasperazione, e che la disperazione è sempre ad un passo. Ma anche che non c'è nessun partito, nessuna forza politica che possa interpretare i nostri bisogni: sono tutti corrotti e devoti ad altri interessi. Che nemmeno le scorciatoie clientelari tipiche di questo Paese reggono più. Che certi sentimenti di radicalizzano, ma trovano con difficoltà lo sbocco che meritano, ovvero quello politico, quello della lotta dura. E soprattutto che non abbiamo alternative che quelle di unirci, noi sfruttati, di fare pressione...
L'alternativa è scappare, o morire, un poco ogni giorno, sottomettersi. O fare come Norman. Noi non vogliamo andare altrove né morire lentamente, né di un tratto. Non vogliamo essere messi l'uno contro l'altro, farci la guerra fra di noi, non vogliamo essere soli, divisi solo da un contratto. Al silenzio della sofferenza preferiamo fare rumore, pretendere quello che ci spetta. Al silenzio della solitudine preferiamo metterci insieme, parlare e soprattutto fare. Fare casino, per farci ascoltare. Fare politica, per andare oltre la rabbia e costringerli – tutti – a cambiare direzione, a fare i conti con noi. Una sola nostra vita vale più di tutte le loro proprietà, di un fumogeno, del decoro di una strada, delle loro chiacchiere sulle “regole di civiltà” e sul bon ton, mentre rubano milioni e nonostante la crisi continuano a far soldi e riprodurre i loro privilegi.
È questo quello che dobbiamo ricominciare a fare quest'autunno: ritrovarci, studenti senza futuro, lavoratori senza presente, sfruttati di ogni tipo e di ogni colore, autorganizzarci, irrompere sulla scena politica che conosce solo i loro inciuci, i loro intrighi di palazzo. È stato possibile vincere in stagioni nemmeno tante lontane. Ci sono stati momenti in cui con la lotta dura gli equilibri nel Paese sono cambiati, i diritti si sono allargati, i salari aumentati. Noi, quest'autunno e oltre, ci proveremo in ogni modo...
martedì 14 settembre 2010
pc quotidiano 14 settembre - Piccoli Marchionne crescono.... a sinistra
Il Resto del Carlino di oggi riporta un'intervista al presidente delle FER (Ferrovie Emilia Romagna), Gino Maioli.
Come buona parte degli amministratori di "sinistra", anche il neo manager si è fatto le ossa come
amministratore di un Ente pubblico nella logica di spartizione del potere in mano agli eredi del PCI emiliano romagnolo. E' stato, infatti, assessore ai Trasporti a Ravenna eletto nelle file del PRC.
Oggi è passato con il Sel ma sempre con un chiodo fisso: quello, forse, di migliorare la condizione dei ferrovieri, quella delle reti periferiche oppure quella dei passeggeri che sono in maggioranza lavoratori e studenti? No di certo, come glielo hanno ricordato le rivolte dei pendolari che sono esplose durante il suo "buon governo" a Ravenna per i ritardi e i guasti dei treni.
E' forse per questo che lo hanno fatto dirigente regionale delle Ferrovie. Che pare le gestisca meglio la "sinistra" di palazzo, visto che al vertice c'è il supermanager, Moretti, che viene dalla Cgil.
Proprio oggi che a Piacenza si è sfiorato un deragliamento, cosa ha detto -e fatto- Maioli in quell'intervista di oggi? E' andato dall'ordine dei Medici di Bologna a denunciare i lavoratori, dipendenti FER, che si ammalano troppo e che "soprattutto la loro salute pare particolarmente cagionevole in concomitanza del fine settimana, ponti, festività, ferie, turni merci poco graditi". Cioè il problema principale, secondo Maioli, non sono i tagli (che per la regione sono di 350 milioni di euro per il 2011 e di 400 milioni per il 2012 che, tradotto, significa meno 20% dei bus e meno 10% dei treni per l'anno prossimo e più del doppio per l'anno successivo, come ha denunciato la stessa Cgil), non è la mancanza di sicurezza per i lavoratori e per i viaggiatori, non sono le mancate assunzioni, ma è la malattia dei lavoratori!
"Il problema assenteismo a questi livelli è inaccettabile", "io devo fare funzionare un'azienda sensibile come quella dei trasporti pubblici". E il manager vendoliano così parte per punire i lavoratori col metodo Brunetta e la visione del mondo di Marchionne.
E' per questa sua "sensibilità" che l'azienda lo ripaga profumatamente.
prolcomra
14/09/2010
pc quotidiano 14 settembre - schiavismo nelle campagne di cerignola
per conto dei padroni locali due kapo'rumeni schiavizzavano i braccianti
Arrestati due romeni accusati di sfruttamento della manodopera clandestina straniera, estorsione e maltrattamenti. Le indagini dei militari, che hanno portato alla luce settimane di caporalato e di sfruttamento a Cerignola, sono iniziate dopo la richiesta di aiuto di un bracciante immigrato che non mangiava da giorni.
Grazie alle testimonianze di altri sette stranieri che lavoravano nei campi per la raccolta del pomodoro e dell’uva, ora si sta cercando di fare luce sul reclutamento e lo sfruttamento della manodopera. Gli immigrati vivevano in condizioni disumane, costretti a stare in 20 su un soppalco ricavato all’interno di un piccolo locale al piano terra. Erano arrivati in Italia con la promessa di una paga di 40 euro giornaliere; invece, dopo essere stati privati dei documenti personali, erano stati costretti a lavorare nelle campagne almeno nove ore al giorno senza mangiare e con la promessa che sarebbero stati pagati solo alla fine della stagione.
Gli immigrati che si ribellavano venivano minacciati di morte e spesso anche aggrediti fisicamente.
Arrestati due romeni accusati di sfruttamento della manodopera clandestina straniera, estorsione e maltrattamenti. Le indagini dei militari, che hanno portato alla luce settimane di caporalato e di sfruttamento a Cerignola, sono iniziate dopo la richiesta di aiuto di un bracciante immigrato che non mangiava da giorni.
Grazie alle testimonianze di altri sette stranieri che lavoravano nei campi per la raccolta del pomodoro e dell’uva, ora si sta cercando di fare luce sul reclutamento e lo sfruttamento della manodopera. Gli immigrati vivevano in condizioni disumane, costretti a stare in 20 su un soppalco ricavato all’interno di un piccolo locale al piano terra. Erano arrivati in Italia con la promessa di una paga di 40 euro giornaliere; invece, dopo essere stati privati dei documenti personali, erano stati costretti a lavorare nelle campagne almeno nove ore al giorno senza mangiare e con la promessa che sarebbero stati pagati solo alla fine della stagione.
Gli immigrati che si ribellavano venivano minacciati di morte e spesso anche aggrediti fisicamente.
pc quotidiano 14 settembre - contestato il socialfascista Ichino a milano
le feste del PD sono una vera cloaca di reazionari ovunque ed è naturale che diventino bersaglio di iniziative giuste e sacrosante di contestazioni
ieri è toccato a Ichino - sedicente studioso, in realta da sempre in prima linea
nelle modifiche legislative del diritto del lavoro in senso antiporaio e antisindacalismo di classe
'le abbiamo portato questa tuta perchè possa andare a lavorare'
questa frase ha aperto la contestazione di cori e fischi contrastata dagli sbirri e dai porci del servizio d'ordine della 'festa'
'basta a dar voce a chi come Ichino e bonanni sono i migliori alleati di Marchionne e confindustria'
queste contestazioni rappresentano la voce degli operai e lavoratori subiscono il fascismo padronale e quelli che sono alla festa a difendere il diritto di parola di simili loschi figuri sono semplicemente dei servi dei servi
ieri è toccato a Ichino - sedicente studioso, in realta da sempre in prima linea
nelle modifiche legislative del diritto del lavoro in senso antiporaio e antisindacalismo di classe
'le abbiamo portato questa tuta perchè possa andare a lavorare'
questa frase ha aperto la contestazione di cori e fischi contrastata dagli sbirri e dai porci del servizio d'ordine della 'festa'
'basta a dar voce a chi come Ichino e bonanni sono i migliori alleati di Marchionne e confindustria'
queste contestazioni rappresentano la voce degli operai e lavoratori subiscono il fascismo padronale e quelli che sono alla festa a difendere il diritto di parola di simili loschi figuri sono semplicemente dei servi dei servi
pc quotidiano 14 settembre - nasce a parigi il comitato di sostegno alla rivoluzione indiana
nel quadro della campagna internazionale lanciata dal Comitato di sostegno alla guerra popolare in india, in diversi paesi si vanno formando i comitati nazionali
nei giorni scorsi un comitato è nato a Parigi
Le Comité de Soutien à la Révolution en Inde est créé.
Soutenons la Guerre Populaire en Inde !
Vive la révolution indienne !
Comité de Soutien à la Révolution en Inde
Plateforme du Comité
----
SOUTIEN A LA GUERRE POPULAIRE EN INDE!
En Inde une impétueuse guerre populaire contre l’impérialisme et la bourgeoisie indienne progresse et s’étend de plus en plus dans presque un tiers des districts du pays. Ce n’est pas une simple guérilla conduite par quelques milliers de combattants issus des castes et des régions tribales du pays. Il s’agit d’une guerre populaire, dirigée par le Parti Communiste d’Inde (Maoïste), une guerre qui implique et est soutenue par des millions de paysans, de femmes, « d’intouchables » qui se battent pour leur libération. Elle s’est déjà emparée de vastes régions dans une douzaine d’états de la Fédération Indienne.
La guerre populaire a commencé là où la révolte, la pauvreté, l’exploitation tribale et capitaliste, l’oppression de caste, le pillage des ressources naturelles étaient les plus profondément enracinés et donc là où les contradictions générées par le capitalisme indien sous la direction de l’impérialisme étaient les plus aiguës. Aujourd’hui la guerre populaire est également en train de rallier la jeunesse, les étudiants, les intellectuels démocrates et révolutionnaires dans les villes et d’attirer l’attention et gagner un soutien dans le monde entier.
Contre la guerre populaire, l’Etat indien, avec le soutien de l’impérialisme, a déclenché une immense offensive de répression appelée « Green Hunt », une véritable chasse à l’homme qui s’attaque aux masses pauvres en Inde, les poursuivant comme des animaux pour les exterminer. L’Etat Indien vient de lancer une offensive militaire nationale contre la population, guerre menée par des troupes high-tech, des unités de police et des milices paramilitaires, dans le but de semer la terreur et le génocide dans les villages, par des raids, des destructions de récoltes, des tueries et des viols de masse, des assassinats ciblés, des arrestations et des disparitions massives, -prenant exemple, sur la récente offensive génocidaire qui s’est déroulée au Sri Lanka contre le mouvement de libération du peuple Tamoul.
Tout cela dans l’illusion de noyer dans le sang la lutte du peuple pour sa libération, tout cela avec le consentement tacite des gouvernements impérialistes des USA, de l’Europe, de la Russie, et de leurs médias. Contre les crimes de l’Etat Indien, s’est levée une opposition interne d’un vaste front d’intellectuels –y compris l’éminent représentant du mouvement anti-globalisation, l’écrivain Arundhati Roy. Et dans le monde entier, des militants politiques ont dénoncé ces crimes et se sont mobilisés pour arrêter cette « Green Hunt ».
L’ICAWI (Comité International Contre la Guerre anti-Populaire en Inde) a lancé une vaste campagne d’information et de solidarité. Mais nous avons besoin de davantage que la condamnation des crimes de la contre-révolution en Inde. Le peuple indien, sous la direction du Parti Communiste d’Inde (Maoïste), est en train d’écrire un nouveau chapitre de l’histoire de la lutte de classes dans le monde, entre, d’une part, l’impérialisme et la bourgeoisie réactionnaire et, de l’autre, le prolétariat et les peuples du monde. Le développement de la guerre populaire en Inde est une nouvelle preuve que la révolution est la tendance principale dans le monde aujourd’hui.
Il est dans l’intérêt des travailleurs et des masses populaires de comprendre que l’avancée de la guerre populaire en Inde remet sérieusement en question le rapport de forces, pas seulement dans la région de l’Asie du Sud mais à l’échelle mondiale, et qu’il faut donc la soutenir.
C’est la raison pour laquelle nous, Comité de Soutien à la Révolution en Inde, membre du Comité International de Soutien à la Guerre Populaire en Inde, lançons une campagne de soutien et appelons tous les partis, organisations et individus à nous contacter pour participer à nos activités, organiser des conférences, des meetings, des manifestations à travers tout le territoire. Grâce au Comité International, ces actions seront coordonnées au niveau international.
Avec la guerre populaire en Inde, en avant pour la victoire !
Comité de Soutien à la Révolution en Inde
nei giorni scorsi un comitato è nato a Parigi
Le Comité de Soutien à la Révolution en Inde est créé.
Soutenons la Guerre Populaire en Inde !
Vive la révolution indienne !
Comité de Soutien à la Révolution en Inde
Plateforme du Comité
----
SOUTIEN A LA GUERRE POPULAIRE EN INDE!
En Inde une impétueuse guerre populaire contre l’impérialisme et la bourgeoisie indienne progresse et s’étend de plus en plus dans presque un tiers des districts du pays. Ce n’est pas une simple guérilla conduite par quelques milliers de combattants issus des castes et des régions tribales du pays. Il s’agit d’une guerre populaire, dirigée par le Parti Communiste d’Inde (Maoïste), une guerre qui implique et est soutenue par des millions de paysans, de femmes, « d’intouchables » qui se battent pour leur libération. Elle s’est déjà emparée de vastes régions dans une douzaine d’états de la Fédération Indienne.
La guerre populaire a commencé là où la révolte, la pauvreté, l’exploitation tribale et capitaliste, l’oppression de caste, le pillage des ressources naturelles étaient les plus profondément enracinés et donc là où les contradictions générées par le capitalisme indien sous la direction de l’impérialisme étaient les plus aiguës. Aujourd’hui la guerre populaire est également en train de rallier la jeunesse, les étudiants, les intellectuels démocrates et révolutionnaires dans les villes et d’attirer l’attention et gagner un soutien dans le monde entier.
Contre la guerre populaire, l’Etat indien, avec le soutien de l’impérialisme, a déclenché une immense offensive de répression appelée « Green Hunt », une véritable chasse à l’homme qui s’attaque aux masses pauvres en Inde, les poursuivant comme des animaux pour les exterminer. L’Etat Indien vient de lancer une offensive militaire nationale contre la population, guerre menée par des troupes high-tech, des unités de police et des milices paramilitaires, dans le but de semer la terreur et le génocide dans les villages, par des raids, des destructions de récoltes, des tueries et des viols de masse, des assassinats ciblés, des arrestations et des disparitions massives, -prenant exemple, sur la récente offensive génocidaire qui s’est déroulée au Sri Lanka contre le mouvement de libération du peuple Tamoul.
Tout cela dans l’illusion de noyer dans le sang la lutte du peuple pour sa libération, tout cela avec le consentement tacite des gouvernements impérialistes des USA, de l’Europe, de la Russie, et de leurs médias. Contre les crimes de l’Etat Indien, s’est levée une opposition interne d’un vaste front d’intellectuels –y compris l’éminent représentant du mouvement anti-globalisation, l’écrivain Arundhati Roy. Et dans le monde entier, des militants politiques ont dénoncé ces crimes et se sont mobilisés pour arrêter cette « Green Hunt ».
L’ICAWI (Comité International Contre la Guerre anti-Populaire en Inde) a lancé une vaste campagne d’information et de solidarité. Mais nous avons besoin de davantage que la condamnation des crimes de la contre-révolution en Inde. Le peuple indien, sous la direction du Parti Communiste d’Inde (Maoïste), est en train d’écrire un nouveau chapitre de l’histoire de la lutte de classes dans le monde, entre, d’une part, l’impérialisme et la bourgeoisie réactionnaire et, de l’autre, le prolétariat et les peuples du monde. Le développement de la guerre populaire en Inde est une nouvelle preuve que la révolution est la tendance principale dans le monde aujourd’hui.
Il est dans l’intérêt des travailleurs et des masses populaires de comprendre que l’avancée de la guerre populaire en Inde remet sérieusement en question le rapport de forces, pas seulement dans la région de l’Asie du Sud mais à l’échelle mondiale, et qu’il faut donc la soutenir.
C’est la raison pour laquelle nous, Comité de Soutien à la Révolution en Inde, membre du Comité International de Soutien à la Guerre Populaire en Inde, lançons une campagne de soutien et appelons tous les partis, organisations et individus à nous contacter pour participer à nos activités, organiser des conférences, des meetings, des manifestations à travers tout le territoire. Grâce au Comité International, ces actions seront coordonnées au niveau international.
Avec la guerre populaire en Inde, en avant pour la victoire !
Comité de Soutien à la Révolution en Inde
pc quodidiano 14 settembre - India, sciopero generale dei maoisti indetto in 6 stati
sciopero, manifestazioni, scontri, azioni guerrigliere in India
sosteniamo la guerra popolare diretta dal Partito Comunista dell'India -maoista
il testo è in spagnolo, ma facilmente comprensibile
Muchas acciones guerrilleras e incidentes en la huelga ( bandh ) de dos días convocada por los maoístas en seis estados.
En una emboscada en Chhattisgarh murieron dos policías, y cinco miembros del revisionista y reaccionario PCM fueron ejecutados en Bengala Occidental .
En Chhattisgarh's Dantewada los maoístas atacaron la estación de policía y mataron a dos policías, que se preparaban para salir a una patrulla , después de un intercambio de fuego.
En el oeste de Bengala Occidental en el distrito de Midnapore , los maoístas atacaron en Nachupatina, un pueblo cercano a la frontera de Orissa, y ejecutaron cinco miembros del gubernamental y reaccionario PCM , entre ellos cuatro de una misma familia.
Los maoístas dejaron carteles en el lugar en que denunciaban a los ejecutados como colaboradores de la policia.
Conjunto de las Fuerzas de Seguridad y refuerzos adicionales de policía se precipitaron al pueblo , dijeron, iniciando una búsqueda para atrapar a los maoístas.
En el distrito de Jharkhand's Garhwa los maoístas ejecutaron a Rajeshar Paswan acusado de ser colaborador de la policía.
Anoche , los maoístas mataron a tiros a otro colaborador de la policia en la aldea de Panchadumar en el mismo distrito .
Los maoístas dinamitaron un tramo de vía de ferrocarril cerca de la estación de tren en el distrito de Karmavad Giridih en la madrugada , y también dañaron las ruedas de un tren de mercancías , de División Ferroviaria Manager, ( Dhanbad División Ferroviaria ).
Los maoístas quemaron una máquina escabadora - en el distrito de Sahapur Hazaribagh , dijo la policía .
El bandh ( huelga ) se ha realizado en Bengala Occidental, Bihar , Orissa , Jharkhand, Chhattisgarh, Andhra Pradesh , además de Gadchiroli , Bhandara y distritos Chadrapur de Maharashtra y distrito de Madhya Pradesh Balaghat.
La huelga ha sido convocada para presionar por una investigación sobre la muerte del líder maoísta Cherakuri Rajkumar alias Azad que fue asesinado por la policía el 2 de julio en el distrito de Adilabad de Andhra Pradesh.
sosteniamo la guerra popolare diretta dal Partito Comunista dell'India -maoista
il testo è in spagnolo, ma facilmente comprensibile
Muchas acciones guerrilleras e incidentes en la huelga ( bandh ) de dos días convocada por los maoístas en seis estados.
En una emboscada en Chhattisgarh murieron dos policías, y cinco miembros del revisionista y reaccionario PCM fueron ejecutados en Bengala Occidental .
En Chhattisgarh's Dantewada los maoístas atacaron la estación de policía y mataron a dos policías, que se preparaban para salir a una patrulla , después de un intercambio de fuego.
En el oeste de Bengala Occidental en el distrito de Midnapore , los maoístas atacaron en Nachupatina, un pueblo cercano a la frontera de Orissa, y ejecutaron cinco miembros del gubernamental y reaccionario PCM , entre ellos cuatro de una misma familia.
Los maoístas dejaron carteles en el lugar en que denunciaban a los ejecutados como colaboradores de la policia.
Conjunto de las Fuerzas de Seguridad y refuerzos adicionales de policía se precipitaron al pueblo , dijeron, iniciando una búsqueda para atrapar a los maoístas.
En el distrito de Jharkhand's Garhwa los maoístas ejecutaron a Rajeshar Paswan acusado de ser colaborador de la policía.
Anoche , los maoístas mataron a tiros a otro colaborador de la policia en la aldea de Panchadumar en el mismo distrito .
Los maoístas dinamitaron un tramo de vía de ferrocarril cerca de la estación de tren en el distrito de Karmavad Giridih en la madrugada , y también dañaron las ruedas de un tren de mercancías , de División Ferroviaria Manager, ( Dhanbad División Ferroviaria ).
Los maoístas quemaron una máquina escabadora - en el distrito de Sahapur Hazaribagh , dijo la policía .
El bandh ( huelga ) se ha realizado en Bengala Occidental, Bihar , Orissa , Jharkhand, Chhattisgarh, Andhra Pradesh , además de Gadchiroli , Bhandara y distritos Chadrapur de Maharashtra y distrito de Madhya Pradesh Balaghat.
La huelga ha sido convocada para presionar por una investigación sobre la muerte del líder maoísta Cherakuri Rajkumar alias Azad que fue asesinado por la policía el 2 de julio en el distrito de Adilabad de Andhra Pradesh.
pc quotidiano 14 settembre - un parlamento di prostitute, deputati comprati e venduti, delinquenti
In questi giorni è in corso nel parlamento e nella maggioranza di governo una sorta di outing e operazione verità
è forse la pagina migliore di questo parlamento, altrimenti impegnato ad approvare leggi antioperaie e antipopolari
un deputato che ci pare si chiami 'quaquaraquà' rispondendo a una affermazione di un'altra deputata Pdl, oggi finiana, on. Napoli che dichiarava che nel parlamento c'erano deputate che non avevano esitato a prostituirsi pur di essere deputate - e qualcuno potrebbe dire che tra esse c'è chi è diventata 'ministro' - ha dichiarato
'embè che c'è, è giusto usare il proprio corpo per fare carriera politica'...
ha mancato di dire che non è altro che cambiare bordello..
ma anche a 'prostituti' il parlamento va forte, anche se qui- dato che si tratta usualmente di evidenti scorfani- non è il corpo che vendono.. ma i voti al governo
così viene ufficializzato la formazione ufficiale di un gruppo parlamentare pare di 20 deputati che hanno come unica caratteristica di vendere ufficialmente il proprio sostegno alla maggioranza
in uno stato di democratico borghese di ordinaria decenza, questo dovrebbe essere un reato, ma nell'italia 'moderno fascista' e 'futurista' questo diventa possibile
il regista Placido, a fronte della canea contro il suo film su vallanzasca, ha dichiarato che nel parlamento ci sono persone più criminali di vallanzasca..
dal nostro punto di vista proletario e comunista .. molto ma molto più criminali di vallanzasca..
è forse la pagina migliore di questo parlamento, altrimenti impegnato ad approvare leggi antioperaie e antipopolari
un deputato che ci pare si chiami 'quaquaraquà' rispondendo a una affermazione di un'altra deputata Pdl, oggi finiana, on. Napoli che dichiarava che nel parlamento c'erano deputate che non avevano esitato a prostituirsi pur di essere deputate - e qualcuno potrebbe dire che tra esse c'è chi è diventata 'ministro' - ha dichiarato
'embè che c'è, è giusto usare il proprio corpo per fare carriera politica'...
ha mancato di dire che non è altro che cambiare bordello..
ma anche a 'prostituti' il parlamento va forte, anche se qui- dato che si tratta usualmente di evidenti scorfani- non è il corpo che vendono.. ma i voti al governo
così viene ufficializzato la formazione ufficiale di un gruppo parlamentare pare di 20 deputati che hanno come unica caratteristica di vendere ufficialmente il proprio sostegno alla maggioranza
in uno stato di democratico borghese di ordinaria decenza, questo dovrebbe essere un reato, ma nell'italia 'moderno fascista' e 'futurista' questo diventa possibile
il regista Placido, a fronte della canea contro il suo film su vallanzasca, ha dichiarato che nel parlamento ci sono persone più criminali di vallanzasca..
dal nostro punto di vista proletario e comunista .. molto ma molto più criminali di vallanzasca..
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