Anche in Tunisia il vento delle proteste scuote la politica istituzionale. Nella giornata di sabato 17 ottobre, migliaia di persone nella capitale Tunisi hanno preso parte ad una delle manifestazioni più partecipate degli ultimi anni. Il corteo, convocato dall’Unione Generale dei Lavoratori Tunisini (UGTT) ha radunato varie organizzazioni della società civile, la classe lavoratrice, fino ad esponenti dell’opposizione per reclamare a gran voce soluzioni contro una crisi economica che non fa altro che peggiorare. A questo si aggiunge una condizione critica dal punto di vista delle libertà personali ed associative: i manifestanti hanno denunciato una situazione di forte controllo sociale e limitazioni dei diritti democratici e sindacali. Inoltre hanno richiesto la scarcerazione delle figure politiche che hanno espresso nel corso degli ultimi anni critiche contro il governo.
Sebbene la manifestazione abbia visto una partecipazione massiva, nonostante le stime probabilmente a ribasso delle agenzie di stampa nazionali che limitano il numero dei presenti a 3.000 persone, quest’evento non è stato un caso isolato. Solo due mesi fa, il 20 agosto, fu organizzato un altro corteo per denunciare l’aumento insostenibile dei prezzi e le difficoltà nell’accesso ai beni di prima necessità. Un mese dopo, in Tunisia il settore delle persone impiegate nel trasporto di carburante ha scioperato per due giorni per reclamare salari più alti e condizioni lavorative più dignitose. Anche in questo caso, coadiuvati da una sezione dell’UGTT. Le migliaia di persone presenti sabato a Tunisi sono partite da piazza Mohamed Alì, sede del sindacato, e si sono dirette verso Viale Habib Bourguiba, luogo simbolo delle manifestazioni svolte durante la Primavera Araba di quindici anni fa. Al corteo, inoltre, hanno partecipato anche settori impegnati direttamente nella difesa delle libertà democratiche, come la Lega per i Diritti Umani, l’Ordine degli Avvocati e il Sindacato dei Giornalisti.

La situazione economica e sociale in Tunisia degenera di mese in mese. Dall’inizio dell’anno, l’inflazione è cresciuta dello 0,8%, raggiungendo il 5,6% nel settembre del 2026. I prezzi di alimenti
come pollame, frutta e agnello sono saliti di un tasso superiore al 14%, mentre il potere d’acquisto, in media, diminuisce. Sebbene il tasso di occupazione generale (attualmente al 14,9%) stia gradualmente calando rispetto al 2020, anno nel quale si attestò al 17%, il dato più desolante riguarda i giovani: la disoccupazione delle persone tra i 15 e 24 anni ha raggiunto il 35,4%, quella dei giovani laureati il 26,6%. Inoltre, l’indebitamento del paese continua a salire, toccando la cifra di 3,7 miliardi di dollari solo nel 2026.A una situazione economica e lavorativa drammatiche, si aggiungono i problemi legati alla figura stessa del presidente Kais Saied. «La crisi odierna della Tunisia è fondamentalmente il risultato del monopolio di tutto il potere da parte di una sola persona» ha dichiarato alla folla il segretario generale di UGTT, Slah Eddine Salmi. Difatti, tra il 2021 e il 2022, Saied si è mosso per erodere gradualmente alcuni dei diritti democratici ottenuti dopo il 2011, con il fine di accentrare sempre più potere tra le sue mani. Facendo riferimento all’Articolo 80 della Costituzione tunisina, il presidente ha sospeso il Parlamento, rimosso il primo ministro e ha assunto il controllo del potere esecutivo; successivamente ha mantenuto la sospensione parlamentare fino alla celebrazione di una nuova tornata elettorale e ha continuato a svolgere le proprie funzioni facendo utilizzo dei decreti legge. Attraverso un referendum considerato “controverso” da vari esponenti dell’opposizione, ha cambiato la Costituzione ed è riuscito, tra le altre cose, a stringere le maglie del controllo informatico per limitare l’informazione libera; attraverso leggi sul “buon costume” ha limitato i diritti delle persone appartenenti alla comunità LGBT e, infine, ha perseguitato attivisti ambientali, facendo riferimento alle accuse di “ostruzione al lavoro” presenti nel Codice Penale. Secondo l’opposizione e i collettivi impegnati nella difesa dei diritti umani, ad esempio, l’arresto e la detenzione degli attivisti della Global Sumud Flotilla rientrano perfettamente nel controllo imposto dall’esecutivo contro la dissidenza e l’attivismo indipendente: quattro attivisti restano in stato di detenzione preventiva dal marzo del 2026.
Come nel vicino Marocco, una grande parte della popolazione tunisina è scesa in piazza per protestare contro gli effetti sull’economia e sui diritti sociali del governo. Migliaia di persone hanno chiesto le dimissioni di Saied. «Il popolo vuole la caduta del regime»: contro la sua figura, i manifestanti hanno ripreso i cori simbolo della rivolta del 2011. Un altro Paese si è aggiunto alle proteste di un autunno sempre più caldo.
Nessun commento:
Posta un commento