Questa presa di posizione - poi ne riporteremo altre - è ancora più valida e urgente oggi. Quel rischio di "deriva autoritaria" che denunciavano vari giuristi, docenti di diritto costituzionale, ecc. si è concretizzato - Oggi abbiamo un governo, Meloni, in marcia verso un moderno fascismo, che su vari fronti attacca i diritti democratici, violando apertamente la Costituzione, con i vari Decreti sicurezza, con la repressione delle lotte, dei diritti basilari delle donne, dei giovani, dei lavoratori e lavoratrici, e sta minacciando più volte di stravolgere, attaccare il diritto di sciopero e lo Statuto dei Lavoratori.
Presa di posizione di vari giuristi come difesa della democrazia da "derive autoritarie" - Riportiamo prese di posizione di avvocati, giuristi, docenti,, ecc.– 19 aprile 2020
Difendere il diritto di sciopero per difendere la democrazia nel nostro paese
È dunque necessario prendere la parola contro la procedura avviata dalla Commissione. È tempo di fermare una pericolosa deriva che stigmatizza il diritto costituzionale di sciopero come un intoppo alla vita del Paese.
Uno sciopero generale a tutela della salute di quei lavoratori che vivono condizioni di pericolo non può essere definito come “un danno alle istituzioni”, ma costituisce il modo più alto per assolvere agli “inderogabili doveri di solidarietà politica economica e sociale” richiesti e imposti dalla Costituzione Repubblicana.
Salviamo la democrazia dal contagio delle derive autoritarie.
Chiediamo alla Commissione di garanzia di revocare la Delibera 572/20 del 26 marzo 2020.
Difendiamo il diritto di sciopero.
Primi firmatari
Claudio De Fiores, Docente Diritto Costituzionale 2° Università di Napoli
Antonello Di Stasi, Docente Diritto del Lavoro Università Politecnica delle Marche
Giovanni Orlandini, Docente Diritto del lavoro Università di Siena
Francesco Pallante, Docente Diritto Costituzionale Università di Torino
Bartolo Anglani, Docente di letteratura italiana ‘Università di Bari
Luigi Ferrajoli , Professore Emerito Filosofia del Diritto
Tomaso Montanari, Storico dell’arte, Docente Università di Siena .....
+ altri 105, tra docenti, avvocati, operatori della giustizia, parlamentari, e singole personalità
Testo integrale e proposta unitaria
La nostra democrazia vive in questi giorni un passaggio cruciale.
L’emergenza sanitaria in corso, oltre a seminare lutto e dolore nel Paese, pone all’ordine del giorno il tema della tenuta delle garanzie democratiche che abbiamo conosciute dall’approvazione della Costituzione Repubblicana.
Certo, l’emergenza impone a tutti di confrontarsi con una situazione temporanea che costringe a rinunce, sacrifici, deroghe e ad una inevitabile compressione degli spazi di azione. Ma il punto non è questo.
Il nodo da affrontare è se l’emergenza sanitaria giustifichi la “sospensione” di diritti costituzionali, anche quando il loro esercizio non è incompatibile con la situazione sanitaria, con la tutela della salute, con la sicurezza dei lavoratori e dei cittadini; quando, anzi tale esercizio costituisce il miglior contributo proprio per la tutela del loro diritto alla salute.
È questa la partita che si sta giocando in questi giorni tra USB e Commissione di Garanzia.
USB, dopo numerose diffide e denunce – rimaste tutte senza risposta – di situazioni in cui le più elementari norme di prevenzione e tutela della salute delle lavoratrici e dei lavoratori venivano calpestate, ha proclamato ed effettuato per il 25 marzo uno sciopero generale con senso di responsabilità che si conviene in tempo di crisi sanitaria: lo sciopero è durato simbolicamente un minuto in tutti i settori (igiene urbana, sanità, trasporti, assistenza e cura delle persone) in cui avrebbe potuto interferire con la salvaguardia della salute dei cittadini.
Lo sciopero è stato indetto secondo le deroghe agli obblighi di preavviso previste dall’art. 2 comma 7 l. 146/1990, poiché indetto in caso di “protesta per gravi eventi lesivi dell’incolumità e della sicurezza dei lavoratori”.
La reazione della Commissione di garanzia è stata senza precedenti, in quanto essa ha avviato una procedura sanzionatoria nella quale si accusa, addirittura, USB di aver “contribuito a generare un diffuso senso di insicurezza e a produrre incalcolabili danni alla collettività, determinando un non accettabile danno alle istituzioni e/o aziende coinvolte nelle attività di prevenzione e diffusione della pandemia”, rischiando di “vanificare la azioni di contenimento della stessa”.
La delibera della Commissione calpesta la verità, perché l’insicurezza, l’incalcolabile danno in termini di perdita di vite umane e la vanificazione delle azioni di contenimento, che vanno valutate, sono quelle derivanti dalla sistematica violazione delle più elementari norme di sicurezza e prevenzione da parte numerose imprese, e dettata dal solo motivo di non sopportarne i costi; una sistematica violazione che ha costretto USB, dopo ripetuti e vani tentativi, ad agire per la tutela della salute delle lavoratrici e dei lavoratori.
L’esercizio del diritto di sciopero ha costituito dunque l’esatto contrario di quanto affermato dalla Commissione, perché è stato l’unica vera azione di contenimento dell’epidemia possibile in un contesto in cui la controparte era sorda al rispetto delle normative: la tutela del bene fondamentale della salute e della vita a fronte della pretesa di subordinarlo ad interessi economico-produttivi e di mero profitto.
È dunque necessario prendere la parola contro la procedura avviata dalla Commissione.
È tempo di fermare una pericolosa deriva che stigmatizza il diritto costituzionale di sciopero come un intoppo alla vita del Paese.
Uno sciopero generale a tutela della salute di quei lavoratori che vivono condizioni di pericolo non può essere definito come “un danno alle istituzioni”, ma costituisce il modo più alto per assolvere agli “inderogabili doveri di solidarietà politica economica e sociale” richiesti e imposti dalla Costituzione Repubblicana
Salviamo la democrazia dal contagio delle derive autoritarie.
Chiediamo alla Commissione di garanzia di revocare la Delibera 572/20 del 26 marzo 2020.
Difendiamo il diritto di sciopero.

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