da ORE 12 Controinformazione rossoperaia del 11.02.26
A fronte della situazione effettiva che c'è oggi nelle fabbriche, nelle file dei lavoratori, è importante per le organizzazioni sindacali di base e di classe, così come per le organizzazioni politiche di orientamento comunista - e noi siamo sia l’uno che l'altro nelle file dei lavoratori - fare chiarezza sulla lotta necessaria, sulla lotta possibile e limiti di essa.
Il processo di sviluppo del capitalismo, nella direzione che esso ha nel sistema imperialista, significa peggioramento la classe operaia perché i capitalisti devono difendere i loro profitti e i loro investimenti e vanno dove sono più profittevoli.
Il punto necessario è vedere cosa fanno gli operai a fronte di tutto questo.
Qui dobbiamo fare riferimento a Marx perché senza fare chiaro riferimento a Marx in realtà gli operai si muovono come gattini ciechi e le organizzazioni dei lavoratori sia sindacali che politiche dicono sciocchezze ai lavoratori e quindi non sono la soluzione ma diventano parte del problema della lotta, per cui non si lotta e non si lotta in maniera corretta nelle file dei lavoratori.
Se essa lo facesse - dice Marx - essa si ridurrebbe a livello di una massa amorfa di affamati e di disperati a cui non si potrebbe più dare nessun aiuto”.
Quindi è questo il punto: se gli operai non lottano e se non lottano decisamente per il salario, se si accontentano di una situazione in cui il salario arriva solo per via indiretta e a titolo individuale e
i contratti non portano a casa i risultati concreti sul fronte del salario, gli operai non lotteranno neanche per cose più importanti.“Credo di aver dimostrato - dice Marx - che le lotte della classe operaia per il livello dei salari sono fenomeni inseparabili da tutto il sistemi del salario, che in 99 casi su 100 i suoi sforzi per l'aumento dei salari non sono che tentativi per mantenere integro il valore dato del lavoro e che la necessità di contrattare con il capitalista per il prezzo del lavoro dipende dalla sua condizione, dal fatto che essa è costretta a vendersi come merce. Se la classe operaia cedesse per viltà nel suo conflitto quotidiano con il capitale (se non facesse la lotta per il salario in condizioni in cui esso viene abbassato dall'azione del capitalismo, dalla crisi, cioè per mancanza di combattività, per passività, per indisponibilità a fare questa lotta - ndr) si priverebbe essa stessa della capacità di intraprendere un qualsiasi movimento più grande".
E' questa l’insistenza che da tempo facciamo sia verso gli operai sia perfino verso le nostre realtà organizzate affinché questa lotta per il salario sia realmente fatta. E la lotta per il salario significa unire i lavoratori e chiamarli a lottare, indipendentemente dalla dimensione dei contratti nazionali che non stanno soddisfacendo questo elemento, a lottare per forti aumenti salariali a partire dalle fabbriche in cui si riesce a convincerli che questa è la strada da percorrere.
Se noi non riusciamo a innescare la lotta per il salario sui posti di lavoro, sia tra quelli che la crisi ha portato all'abbassamento effettivo del loro salario e alla messa in discussione del loro lavoro sia tra quei settori “che tirano”, in cui gli operai non stanno ricavando niente dai profitti che i padroni stanno continuando a fare, è evidente che noi ci troviamo in una situazione in cui viene a mancare ai lavoratori il brodo di coltura necessario - e quindi a noi stessi - perché si possa innescare, sulla base di questa lotta, uno scontro radicale con il Capitale in cui tutti gli elementi generali di politica nazionale e internazionale possono essere messi in discussione, perché a questa questione sono comunque legati.
"Nello stesso tempo la classe operaia - dice Marx - indipendentemente dalla servitù generale che è legata al sistema del lavoro salariato, non deve esagerare a se stessa il risultato finale di questa lotta quotidiana".
Quindi è chiaro che questa lotta quotidiana la dobbiamo fare perchè essa è una condizione necessaria per lo sviluppo del movimento reale dei lavoratori, ma non vuol dire che vanno esagerati i risultati. Noi non siamo d'accordo con quei sindacati di base che concentrano tutto su questa lotta pensando di stare facendo chissachè. Sindacati come il Si.Cobas tendono ad esagerare ogni giorno le piccole conquiste che pure vengono fatte, certo esse non vanno disprezzate, ma esagerarle e considerare quindi che questo sia il termometro dei lavoratori per di più in un solo settore, per esempio quello della logistica, è sbagliato; mentre è fondamentale guardare alla classe operaia nel suo insieme e al peso che hanno le grandi fabbriche, gli operai metalmeccanici, gli operai industriali nella più generale composizione della classe operaia oggi.
Solo a partire da questo dato di fatto che noi possiamo tradurre in fatti l'indicazione di Marx che è ancora oggi la più netta, chiara e semplice che possiamo dare ai lavoratori. La classe operaia "non deve dimenticare che essa lotta contro gli effetti ma non contro le cause di questi effetti; che essa può soltanto frenare il movimento discendente, ma non mutarne la direzione; che essa applica soltanto dei palliativi, ma non cura la malattia".
Quindi la classe operaia, quindi le lotte, quindi le organizzazioni sindacali che fanno questa lotta, "non devono lasciarsi assorbire - dice Max - esclusivamente da questa inevitabile guerriglia, che scaturisce incessantemente dagli attacchi continui del Capitale o dai mutamenti del mercato. Essa deve comprendere che il sistema attuale con tutte le miserie che accumula sulla classe operaia, genera nello stesso tempo le condizioni materiali e le forme sociali necessarie per una ricostruzione economica della società". Perché a partire dal mutamento radicale delle condizioni dei lavoratori che si può costruire sia in termini economici, sia socialmente, sia politicamente sia alla fine in termini di Stato, la società a misura dei lavoratori, dei proletari e del loro reparto centrale che resta comunque la classe operaia industriale.
Qui allora la parola d'ordine che guida la stessa lotta per il salario, che in forme sindacali significa richieste di aumenti salariali, riduzione dell’orario di lavoro che ha la stessa valenza oltre che di miglioramento delle condizioni di lavoro, di contrastare l'impoverimento salariale, il mantenimento del posto di lavoro, sono sempre lotte intorno alla parola d'ordine "conservatrice", dice Marx: “un equo salario per un equa giornata di lavoro” - e il salario dignitoso, il salario minimo, tutte queste rivendicazioni, rispondono esclusivamente a una parola d'ordine di conservazione dell'esistente, in una situazione di crisi e perfino di precipitazione di essa nella dinamica di guerra imperialista. Invece di questa parola d'ordine "conservatrice" - continua Marx - "gli operai devono scrivere sulla loro bandiera il motto di rivoluzionario: “Soppressione del sistema del lavoro salariato”
Perché solo l'abbattimento del capitalismo, la soppressione del sistema di lavoro salariato, può radicalmente cambiare la situazione degli operai, delle masse popolari e dell'intera società.
Ora, tra i lavoratori, è di questo che bisogna parlare, bisogna "imporre" nell'agenda, non inseguendo né discorsi populisti, né discorsi di bassa lega che vengono fatti dai lavoratori stessi e in primo luogo, in forme assolutamente inadeguate, dalle stesse organizzazioni sindacali. Serve l'organizzazione sindacale di classe che dica chiaro ai lavoratori queste parole, ne organizzi la lotta e la spieghi in questo senso come lotta rivendicativa necessaria a costruire le condizioni per il rovesciamento generale del sistema capitalistico, per rimuovere le cause in cui effetti sono la perdita del lavoro, l'abbassamento del salario e tutto il resto.
Oggi questo è centrale. La concentrazione delle forze nelle file della classe operaia, dei proletari su questo terreno è una condizione perché questo produca quel radicamento, quel rafforzamento nelle file operaie, necessario oggi a far sì che la classe operaia poi possa prendere posizione, giocando un ruolo nella lotta più generale, contro il sistema imperialista, il sistema capitalista, lo Stato del Capitale, i governi, e nel nostro paese il governo fascio-padronale della Meloni; e, perché gli operai offrano una sponda ai movimenti, agli studenti, alle masse che si stanno mobilitando sul terreno della solidarietà alla Palestina, della lotta contro la guerra, dell'antifascismo, dell'antirazzismo, della difesa degli spazi sociali, delle libertà contro i decreti sicurezza e i piani del governo.

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