mercoledì 29 gennaio 2020

pc 29 gennaio - La malasanità in carcere è tortura - il volantino distribuito al presidio davanti al carcere di Udine dall'Assemblea permanente contro il carcere e la repressione

PRESIDIO IN SOLIDARIETÀ CON I DETENUTI DEL CARCERE DI VIA SPALATO – UDINE

28 GENNAIO 2020
Stamattina ci troviamo qui, presso la Direzione del Distretto sanitario di Udine, in solidarietà con i prigionieri del carcere di via Spalato, che negli scorsi mesi hanno denunciato le gravissime carenze dell’area sanitaria, educativa e psicologica.
Ci troviamo per protestare qui al Distretto sanitario perché è al direttore di questa struttura che spetta la responsabilità delle funzioni di tutela dei/delle pazienti e di vigilanza sull’opera del personale sanitario operante nel carcere.
In particolare i detenuti ci informano che, da parte del personale sanitario interno alla prigione, ci sono gravi e immotivati ritardi nell’intervenire tempestivamente, quando cioè ci si sente male, e che l’infermeria non è presidiata sulle 24 ore né sui 7 giorni, e questo significa che chi si sente male fuori dall’orario di apertura deve essere ogni volta accompagnato dalle guardie in ospedale (e di conseguenza, attendere che le guardie siano disponibili). Ci sono detenuti con stomia che devono aspettare il ritiro della sacca dalla

pc 29 gennaio - Il Comitato europeo all’Italia: «Il 41 bis è tortura»

E' in via di traduzione il rapporto del CPT e la risposta del governo, intanto pubblichiamo questo articolo da osservatorio repressione e precisiamo che il 41 bis, come questo stesso stato che lo ha prodotto, è irriformabile:

Il Comitato europeo per la prevenzione della tortura e delle pene o trattamenti inumani o degradanti chiede che venga rivisto l’isolamento diurno dei detenuti
Presunte violenze al 41 bis come la vicenda di una ispettrice femminile del carcere di Viterbo che avrebbe bruciato le dita dei piedi con un accendino per accertare se il detenuto stesse fingendo uno stato catatonico.
È questo uno dei casi segnalati da CPT (Comitato europeo per la prevenzione della tortura e delle pene o trattamenti inumani o degradanti)
Non solo. Il 26 gennaio 2019, un gruppo di sette ufficiali del GOM era entrato nella sua cella e, dotati di equipaggiamento, l’avrebbero pestato.
Sempre a Viterbo, un detenuto ha affermato che il 30 dicembre 2018 – dopo un alterco verbale con un agente il quale lo avrebbe fatto inciampare – lo stesso

pc 29 gennaio - Verso l'8 febbraio: ogni singola azione repressiva deve trovare la sua risposta per alimentare un movimento di lotta operaio e popolare

pc 29 gennaio - LA GUERRA IN LIBIA ALLE PORTE DI CASA - CHE SUCCEDE A TARANTO?

Siamo di fronte all'aggravarsi della guerra in Libia, che è diventata ormai una guerra generale per interposta persona, che vede tutte le potenze imperialiste e i regimi reazionari dell'area impegnati dietro i signori della guerra libica, Haftar, Serraj, le bande che agiscono in altre zone della Libia e perfino i gruppi di integralisti islamici che pure sono presenti in alcune zone. In questa guerra, quindi, ci sono ormai tutti. Non ha le dimensioni grandi che ha avuto precedentemente la guerra in Siria, ma ci sono tutti. E la Conferenza internazionale di Berlino ha dimostrato questo.
Con la Conferenza non è la pace che si è promossa bensì la presenza di tutte le potenze imperialiste, Usa, Russia, Europa e di tutti i regimi reazionari legati a queste potenze che si trovano nell'area. Quindi è diventata una vera guerra mondiale, per interposta persona, intorno al petrolio fondamentalmente e al controllo del Mediterraneo. Perchè la Libia poi significa Tunisia, Magreb, porta d'ingresso all'Africa, facente parte di quel lungo arco che va dal Golfo Persico, al Medio Oriente, al Mediterraneo.

Il popolo libico non ha una voce in capitolo perchè non ha una sua struttura, un suo movimento che lotta per la liberazione nazionale, perchè tutte le forze che lottavano più o meno per la liberazione nazionale hanno pagato un costo molto alto al loro affiancamento alla figura di Gheddafi. Caduto Gheddafi non ci sono state altre forze che hanno preso la bandiera della lotta di liberazione nazionale. E quindi le masse sono state nelle mani delle bande. Chiaramente le bande militari non sono tutte

pc 29 gennaio - Taranto accoglie solidale i migranti mentre lo sciacallo razzista annuncia la sua venuta a Taranto

dal blog 

Salvini il fascio/razzista - sotto processo per la vicenda Gregoretti, 

ma anche per l'imboscamento di 49 milioni, e per i rubli russi fa lo sciacallo per l'arrivo dei migranti e annuncia il suo arrivo a 

Taranto il 19 febbraio 

Taranto è città solidale e civile offesa dall'arrivo 
di questo maiale in campagna elettorale permanenteIMG 20200129 170145



Chi sono  i profughi della Ocean Viking

Sono 403 le vite salvate dal mare e dall'orrore della Libia. 

Tra loro scesi a terra anche una decina di ustionati e 109 minori



Approdano a Taranto i profughi della Ocean Viking
Si tratta di 216 uomini, 149 minori e 38 donne. Le loro condizioni
di salute sono giudicate buone ma tra le persone scese a terra ci
sono anche dieci ustionati (non gravi) perché hanno viaggiato per
quattro giorni, senza potersi muovere, a contatto con i motori e
i serbatoi di carburante dell'imbarcazione. 



Sos Mediterranee / Medici senza frontiere




Sos Mediterranee / Medici senza frontiere


 Sardine: "Sciacallaggio elettorale di Salvini"che annuncia

 la sua presenza a Taranto il prossimo 19 febbraio. 

La risposta delle Sardine non si fa attendere. Siamo una terra 

accogliente da sempre e siamo una citta' di mare. Prepareremo 

anche per lui un comitato di accoglienza"



Un benvenuto e un abbraccio caloroso ai 403 migranti arrivati dopo inarrabili sofferenze

'Viaggio da incubo'. A bordo anche 132 minori 
non accompagnati

Ha attraccato al molo San Cataldo di Taranto la Ocean Viking
di Sos Mediterranee e Medici Senza Frontiere, che ha ottenuto
questo porto sicuro per sbarcare le 403 persone soccorse nel
 Mediterraneo (216 uomini, 38 donne e 149 bambini).
 Altre quattro, una donna con gravi ustioni causate da carburante
 e i suoi tre figli, erano state portate in elicottero a Malta.
ci sono anche 12 donne incinte, 132 minori non accompagnati
 (alcuni tra 11 e 13 anni) e 20 famiglie. Provengono da Marocco,
 Guinea, Senegal, Burkina Faso, Kenya, Nigeria, Mali e Somalia.
Hanno affrontato un 'viaggio da incubo', secondo il racconto dei
soccorritori. Salvati nei giorni scorsi, in cinque operazioni notturne
complicate anche dalle condizioni meteomarine, molti erano
stipati in barchini pieni d'acqua che sono stati più volte sul
punto di ribaltarsi. Altri, soffrivano di ipotermia e mal di mare
e, coperti di carburante, viaggiavano a bordo di
un gommone sovraffollato.
Tra loro, allo sbarco, volti sorridenti ma provati dalla
stanchezza e dalla tensione. Gli operatori sanitari, a quanto
si è appreso, hanno rilevato due casi di tubercolosi e alcuni
casi di ustioni da idrocarburi, dovute al contatto tra la benzina
a bordo e l'acqua di mare, ma in generale le condizioni dei
sopravvissuti sono ritenute "abbastanza buone".

"I salvataggi sono stati difficili - ribadiscono i soccorritori -
 con il mare mosso, di notte. Ci sono state scene di panico
ma è stato compiuto un lavoro straordinario da parte
di Sos Mediterranee e Medici senza frontiere.
Anche l'equipaggio è stanco, si tratta di recuperare persone
 in acqua che rischiano la vita. Questi migranti meritano
un po' di pace e riposo, ora potranno iniziare una nuova
vita in Italia e all'estero".

pc 29 gennaio - Non Una di Meno ai sindacati: «Convocate lo sciopero generale il 9 marzo» - Il Mfpr appoggia questa richiesta



Da il Manifesto - Non Una di Meno ha inviato ieri una lettera aperta a tutti i sindacati italiani in cui chiede di aderire allo sciopero generale del prossimo lunedì nove marzo garantendo la copertura sindacale alle lavoratrici e ai lavoratori che vorranno astenersi dal lavoro. Sarà «uno sciopero femminista dal lavoro produttivo e riproduttivo, da quello normato e da quello informale, da quello dipendente, autonomo, precario, sottopagato o non pagato per niente». Per l’intera giornata e in tutti i comparti del settore pubblico e privato, il movimento chiede di sostenere lo sciopero inviando la convocazione su tutti i posti di lavoro e riportando le motivazioni. Chiede di organizzare le assemblee per informare sulle rivendicazioni e favorire l’incontro tra i lavoratori e i nodi territoriali di Non Una di Meno «nel rispetto dell’autonomia del movimento femminista».

Giornata ugualmente importante sarà l’otto marzo. La giornata internazionale dei diritti della donna quest’anno arriva di domenica. Non Una di Meno sarà nelle piazze e nei centri commerciali in cui si lavora 24 ore e 7 giorni su 7... Lo sciopero rivendica sia la parità salariale che un salario degno... perché senza autonomia economica non si esce dalla violenza e non c’è libertà»... «Vogliamo congedi di maternità, paternità e parentali retribuiti al 100%, di uguale durata per entrambi i genitori...
«Vogliamo l’abrogazione dei decreti sicurezza, l’abolizione dei Cpr»...

Dal comunicato di Non Una di Meno

"...La povertà femminile continua ad aumentare. Siamo il quart'ultimo paese in Europa per occupazione femminile: solo il 48% delle donne ha accesso al lavoro e spesso si tratta di lavoro

pc 29 gennaio - MILANO - CONTRO LA VIOLENZA SULLE DONNE QUESTA VOLTA SI MOBILITA IL QUARTIERE

Una bella e giusta iniziativa contro le violenze sulle donne, organizzata dal Comitato Abitanti di S.Siro, si è tenuta ieri a S.Siro, con partenza da piazza Selinunte. La mobilitazione e stata comunicativa verso il quartiere. Moltissime donne seguivano dalle finestre, tante lungo la strada. Messaggi in inglese ed arabo per raggiungere quante più donne possibile.

Il 17 dicembre una giovane donna di 18 anni, incinta, è stata presa a calci dal suo compagno in una delle principali vie di S.Siro.L’uomo una volta fermato ha dichiarato “stavo solo mettendo le mani addosso a mia moglie”.
La ragazza aveva subito numerose violenze dal suo compagno, sino ad arrivare a tentare di suicidarsi prima di riuscire a ribellarsi. 

Movimento femminista proletario rivoluzionario - Milano

pc 29 gennaio - NO all'"accordo del secolo" filo-sionista di Trump contro il diritto all'autodeterminazione del popolo palestinese!

Trump svela il suo "piano": a Israele Gerusalemme, Golan e i blocchi di colonie

Il premier dell’Anp Mohammad Shtayyeh: il piano di Trump è un complotto contro la causa palestinese. Proteste in Cisgiordania e Gaza
Nel tweet di Trump il suo Stato di Palestina: senza Valle del Giordano e con ponti e tunnel a collegare le enclavi

Trump non ha né l'autorità né la legittimità per violare il diritto internazionale al fine di promuovere le ambizioni coloniali di Israele di creare uno stato ebreo unico in tutto il mandato della Palestina. Non è giusto. È immorale. E soprattutto è illegale.

In un lungo discorso pronunciato al fianco del premier israeliano Netanyahu, presenza che da sola racconta molto della parzialità del piano di pace trumpiano, il presidente Usa ha presentato l’atteso Accordo del Secolo, come lo chiama da anni. Definendolo “il passo verso la pace” che ora Tel Aviv sarebbe pronta a compiere e “la più realistica” delle soluzioni a due Stati, Trump ha ribadito l’indivisibilità di Gerusalemme come capitale di Israele, la sovranità israeliana sul Golan siriano occupato illegalmente nel 1967 e – indirettamente – sui grandi blocchi di colonie, anche queste illegali secondo il diritto internazionale, a cui si è riferito come “territori su cui gli Stati Uniti hanno già riconosciuto la sovranità israeliana” e aggiungendo che nessun israeliano sarà spostato da dove si trova ora.


Nessun riferimento diretto alla Valle del Giordano né al blocco coloniale di Maale Adumim, di cui però hanno parlato nelle ore precedenti all’annuncio funzionari della Casa Bianca. Ai palestinesi, a cui Trump ha promesso in pubblico “di essere giusto” dopo tanti riconoscimenti all’alleato israeliano, il presidente ha prospettato uno Stato indipendente e contiguo senza dare il minimo dettaglio né sul controllo dei confini né tanto meno sul territorio su cui dovrebbero esercitare tale sovranità.

Ha parlato di una capitale palestinese nei sobborghi est di Gerusalemme e il diritto di pregare nella Città Santa nel rispetto dello status quo attuale, ma nessuna sovranità su essa. Ha chiesto al governo di Ramallah di allontanare Hamas e Jihad Islamica e di tagliare i fondi girati alle famiglie dei prigionieri politici – da Trump definiti “terroristi” – così da poter accedere ai 50 miliardi di dollari che va promettendo in cambio dell’accettazione di un piano su cui l’Anp non è mai stata consultata.

Interrotto più volte dagli applausi della claque appositamente messa a corredo dell’annuncio e del regalo, l’ennesimo, a Israele, Trump ha detto ben poco, nonostante vantasse le decine di pagine di dettagli prodotti dal suo staff. Ma ha mostrato tanto: la totale indifferenza per il diritto internazionale, il disinteresse – se non il fastidio – per le rivendicazioni palestinesi e per il diritto al ritorno, nemmeno citato, e l’abnegazione all’agenda israeliana. Li ha elencati lui stesso i regali a Tel Aviv: “Il trasferimento dell’ambasciata a Gerusalemme, il riconoscimento del Golan e più di tutto l’uscita dall’accordo sul nucleare iraniano”


In corso proteste nei Territori Occupati
Proteste contro l’annuncio del cosiddetto “Accordo del secolo” sono già in corso a Gaza e Cisgiordania. Intanto la stampa giordana riporta di un rafforzamento della sicurezza intorno all’ambasciata israeliana ad Amman.









 L’Anp chiede un meeting d’urgenza alla Lega Araba
L’ambasciatore dell’Autorità Palestinese in Egitto, Diab al-Louh, ha chiesto un meeting d’urgenza alla Lega Araba per discutere del piano Trump. Il meeting si terrà il prossimo sabato, fa sapere l’agenzia palestinese Wafa, e vedrà la partecipazione del presidente dell’Anp Mahmoud Abbas.

Le autorità israeliane dispiegano altre unità militari in Cisgiordania
In previsione delle proteste palestinesi, le autorità israeliane hanno dispiegato altre due unità dell’esercito in Cisgiordania, riporta l’agenzia palestinese Ma’an News.

 Hamas incontra Fatah, vertice contro il piano Trump
Secondo ufficiali del movimento islamico, Hamas incontrerà rappresentanti di Fatah a Ramallah in un vertice di emergenza per controbattere al piano di “pace” che il presidente Usa Trump annuncerà oggi pomeriggio. “L’incontro servirà a decidere la posizione che prenderemo contro il piano”, ha detto Nasser al-Din al-Shaar, il rappresentante di Hamas che prenderà parte al vertice.

pc 29 gennaio - USCITO IL NUOVO NUMERO DEL GIORNALE PROLETARI COMUNISTI - per richiederlo: pcro.red@gmail.com

martedì 28 gennaio 2020

pc 28 gennaio - Ocean Viking con 400 Migranti a Taranto - Diciamo SI all'accoglienza dei migranti – NO all'invio di armi e soldati!

Vi sono anche 12 donne incinte, 132 minori non accompagnati e 20 nuclei familiari tra i migranti a bordo della nave “Ocean Viking“, il cui arrivo è previsto intorno alle ore 8 al molo “S.Cataldo” del porto di Taranto. Provengono dal Marocco, Guinea, Senegal, Burkina Faso, Kenya, Nigeria, Mali, e Somalia. e sono passati dalla Libia e dai suoi campi dell'orrore

Sabato scorso di fronte all'Ammiragliato di Taranto con un presidio abbiamo denunciato
Chi storce il naso per l'arrivo dei migranti, sappia che proprio mandare armi, soldati in Libia, Iraq, in Africa, Medio Oriente, rapinare le ricchezze di petrolio, gas materie prima alimenta guerre e miseria che porta inevitabilmente molte più persone, che vogliono sfuggire alla morte, ai disastri, a venire nel nostro paese. 
Il governo italiano parla di aiutarli a “casa loro”... ma sono le missioni militari sarebbe “l'aiuto”? Chi se ne avvantaggia sono le grandi multinazionali italiane come l'Eni, la Leonardo, non certo uomini, donne, bambini.
Lo slai cobas per il sindacato di classe ha lanciato sabato un appello - diffuso anche all'assemblea delle sardine a palazzo di città a tutti coloro che sono contro la guerra, antimilitaristi, antimperialisti, associazioni di solidarietà con gli immigrati a una campagna di informazione e mobilitazione - in cui si invita a lottare.. tra l'altro... contro le conseguenze delle guerre in materia di immigrazione di tanti diseredati che fuggono appunto da miserie, guerre, lager di tortura, violenza e sopraffazione, con tanti morti in mare.

info adesioni contatti
Slai cobas sc via livio andronico 47
slaicobasta@gmail.com
3471102638

pc 28 gennaio - No al carcere tortura/assassino! No al 41 bis e alle sue estensioni. Libertà per Nadia Lioce e per tutti i prigionieri politici - Un'inchiesta della Rai Abruzzo


Da Mfpr L'Aquila - Quest'inchiesta è chiaramente di parte, l'ottica prevalente e le dichiarazioni che l'accompagnano sono solo della Polizia Penitenziaria ed è volta in realtà a dare legittimità al 41bis (come è evidente alla fine del video dalle dichiarazione del "garante" de L'Aquila, su cui abbiamo dovuto inserire delle frasi a commento). Ne pubblichiamo comunque stralci perchè mostra alcune delle condizioni in cui le detenute devono vivere per decenni - come Nadia Lioce: Isolamento assoluto e permanente in un ambiente totalmente asettico in cui tutto è negato, dal diritto di parola a quello della lettura, all’affettività, persino all’ascolto.

Da 15 anni Nadia Lioce e altri 2 prigionieri politici delle BR-PCC, sono sottoposti al regime di 41 bis. Un regime che, per le condizioni estreme di detenzione, rappresenta la negazione dei diritti primari di ogni persona detenuta.

La mafia invece non è stata minimamente scalfita da questo regime, anzi, questo regime ha operato, per così dire, una sosta di “selezione naturale”, diretta o indiretta, facendo emergere e affermare, anche in Italia settentrionale, quella che oggi chiamano mafia mercatista, componente strutturale del capitalismo mondiale.
E' notizia di questi giorni poi, l’arresto di un agente della Polizia Penitenziaria in servizio nel carcere de L'Aquila, per aver intascato 6.000 euro da un boss collaboratore di giustizia, per far da tramite con il suo clan.

A cosa serve allora il 41 bis?
Ce lo spiega l’analisi dell’Avv. Di Nadia Lioce, Caterina Calia, di cui riportiamo stralci, già pubblicata da Osservatorio repressione:

Il 41 bis e la detenzione politica

“Ergastolo, 41 bis e  diritto penale del nemico” temi più che mai vivi ed attuali  sia  per il numero in esponenziale aumento   di persone  condannate alla pena di morte viva e sottoposte alla tortura del 41 bis O.P. sia perché il “diritto penale del nemico”,   vero e proprio sistema punitivo  parallelo  (che oggi opera  in gran parte   per via amministrativa)  si  va   pericolosamente estendendo  ad ampi strati sociali attraverso  misure di prevenzione  sempre più   capillari e di massa (Daspo urbani, fogli di via, costruzione di “zone rosse” ecc).
La logica politica dell’amico/nemico è alla base di tutte le deroghe allo stato sociale di diritto, ma  di deroga in deroga, di emergenza in emergenza (vere o presunte)   ci stiamo avvicinando   allo stato d’eccezione permanente e alla negazione stessa dei principi fondamentali della Costituzione e dell’ordinamento democratico.
Il “ diritto penale del nemico” come indica la stessa definizione, presuppone  l’esistenza di un nemico assoluto nei  cui confronti non si applicano le norme

pc 28 gennaio - Livorno compagne e compagni condannati per le contestazioni al PD del 2012


Sono arrivate le condanne in appello per i “fatti della Prefettura di Livorno” del 2012, condanne totali a 30 anni di carcere per 21 compagni tra i quali anche alcuni militanti. di Potere al Popolo. 
Vogliamo esprimere la nostra totale solidarietà e vicinanza a tutti coloro che sono stati colpiti dalla repressione.
Riteniamo questa una condanna politica che ha voluto colpire esclusivamente un’area conosciuta e militante di compagni della nostra città in un contesto di un corteo di migliaia di persone. Il tutto appare una vera e propria vendetta da parte del Partito Democratico che in calo di consensi nella nostra città, voleva determinare l’esito delle primarie del suo partito.
A metà novembre 2012 Renzi arrivò in tour a Livorno per essere eletto segretario nelle primarie il cui primo turno si sarebbe svolto il 25 novembre 2012. Alla sua visita in città ci fu una contestazione per le politiche che il Partito Democratico attuava con il suo appoggio al governo Monti e nel malgoverno cittadino.
Riportiamo un estratto dalla cronaca dei fatti da Il Tirreno: “Nel corso del suo intervento, una trentina di contestatori del Coordinamento studentesco livornese ha cercato di entrare nel salone. Gli agenti hanno bloccato l’ingresso e tenuto all’esterno i contestatori. Gli stessi contestatori, poi, hanno avuto un confronto con il sindaco Alessandro Cosimi, anche  lui presente al termina crociere. Alla fine tutto si è risolto senza problemi”
In pratica una normale contestazione, che il PD livornese evidentemente permise in quanto a sostegno dell’altro candidato Pierluigi Bersani. Era previsto un secondo turno di ballottaggio tra Bersani e Renzi il 2 dicembre 2012 e Bersani il 30 novembre, si presentò

pc 28 gennaio - Processo per la contestazione a Renzi - manifestazione alla fabbrica, in tribunale, in città per la prossima udienza il 27 febbraio

Contestazione a Renzi del 2016 vedi video/dichiarazione su tarantocontro



Rivendichiamo il diritto alla resistenza contro le loro devastazioni:
chi è davvero illegale e chi è legale in questa città?
Pubblicato da 

Al Processo "Renzi", parlano "gli imputati"

Al Processo 'Renzi', parlano 'gli imputati', chi pienamente rivendica come legittima quella protesta

Udienza importante ieri al processo di Taranto per la contestazione a Renzi del luglio 2016
La parola è passata agli “imputati”, a chi aveva manifestato contro la venuta provocatoria di Renzi. Hanno parlato esponenti significativi dello Slai cobas per il sindacato di classe, dell’associazionismo, dei Liberi e pensanti .Tutti hanno rivendicato pienamente la loro partecipazione alla manifestazione indetta dallo
Slai cobas sc e soprattutto alla contestazione di massa per la venuta di Renzi. Hanno ribadito che era giusta e necessaria, metteva sotto accusa un governo che con i suoi decreti peggiorava la salute e il lavoro.

lunedì 27 gennaio 2020

pc 27 gennaio - le proteste contro il World Economic Forum di Davos - immagini e video .. in prima fila i maoisti turchi in Europa

protest against World Economic Forum Davos



Bern Bild Partizan Transparent

Am 18. Januar marschierten rund 2.000 Teilnehmer durch die Stadt Bern. Unter dem Motto "Nieder mit dem WEF und diesem Staat! Alle Macht dem Proletariat!" und "Im antiimperialistischen Kampf das WEF zerschlagen" wurden Banner von schweizerischen und türkischen Maoisten getragen. Während der Demonstration wurden Dutzende maoistischer Zeitungen verteilt und kämpferische Parolen angestimmt, die auch bei anderen internationalistischen Kräften Widerhall fanden.
Bern Bild Partizan
Gestern, am 22. Januar, fand eine weitere kämpferische Anti-WEF-Demonstration statt, diesmal in der Landeshauptstadt Zürich. Auch hier kamen Tausende von Teilnehmern zusammen, darunter wieder ein besonders starkes Kontingent türkischer Maoisten sowie maoistische Kräfte aus der Schweiz, um ihrem Hass gegen das WEF Ausdruck zu verleihen. Diesmal wurde die Polizei noch direkter angegangen, was unter anderem dazu führte, dass ein Polizist zusammenbrach, nachdem er von einem Böller im Gesicht erwischt worden war. Das folgende Video zeigt diese gesamte Situation:

WEF Zurich

pc 27 gennaio - leggi il blog internazionalista in lingua originale Maoistroad

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maoistroad - internationalist marxist-leninist-maoist blog for the unity-struggle-unity of ICM


    pc 27 gennaio - Guerra alla Guerra! Un appello dei portuali di Genova per una giornata di lotta contro la guerra


    Nei mesi scorsi, nel porto di Genova, una mobilitazione partita dai lavoratori del porto ha impedito l’imbarco di materiale bellico diretto in Arabia Saudita e destinato alla guerra in Yemen. Analoghe manifestazioni a sostegno del blocco del traffico di armi si sono tenute in altri porti europei (Le Havre e Marsiglia, ancora prima a Bilbao) contro le navi della compagnia saudita Bahri, che rifornisce d’armi e mezzi militari tutto il Medio Oriente.
    I venti di guerra però non si sono fermati come dimostrano benissimo gli sviluppi drammatici legati alle guerre in Siria, al conflitto libico e all’aggressione statunitense in Iraq. Sono conflitti sanguinosi che mietono vittime giornalmente, devastano territori, spingono migliaia di persone ad abbandonare i loro paesi per emigrare. Il complesso militare industriale è tra i molti responsabili di questa escalation in combutta con governi sempre pronti ad approvare politiche di saccheggio verso le risorse naturali in varie zone del mondo.
    Il combinato disposto con una crisi economica che non è risolvibile all’interno del sistema capitalista e neoliberista rende la guerra come una costante nelle nostre società. Fermarli però è possibile cominciando dai nostri territori. Boicottando la guerra cominciando da casa nostra.
    Il 12 febbraio (la data potrebbe variare) a Genova arriverà una nuova nave carica di armi, la Bahri Yanbu. Come lavoratori chiameremo tutta la città solidale ad unirsi a noi per bloccare l’ennesimo traffico di morte. Chiediamo a tutti i lavoratori, ai cittadini, ai sindacati e alle forze politiche di sostenere questo blocco trasformando questa giornata in un’occasione di lotta contro la guerra e per la pace tra i popoli e tra gli oppressi. Invitiamo tutti e tutte a raccogliere quest’appello.
    Dalla produzione bellica alla sua logistica, dalle basi militari ai centri di ricerca, l’ingranaggio della guerra è ampio e diffuso e permette a chiunque e dovunque di mettere in campo in autonomia ciò che vorrà e potrà.
    Guerra alla guerra! Pace fra i popoli!”


    pc 27 gennaio - Giornata della Memoria: “L’Italia liberata. Storie partigiane” alla Juta


    Nel teatro di Arquata Scrivia lo spettacolo di musica e parole di Daniele Biacchessi per raccontare il partigiano Berthoud
    In occasione della Giornata della Memoria, le sezioni Anpi di Arquata Scrivia, Serravalle-Stazzano e Novi Ligure organizzano, domani, domenica 26 gennaio, alle 21, al Teatro della Juta di Arquata Scrivia, lo spettacolo L’Italia liberata. Storie partigiane”, la Resistenza antifascista cantata dal gruppo musicale dei “Gang”, Marino Severino voce e chitarra e Sandro Severini chitarra e narrata da Daniele Biacchessi.

    L’evento è dedicato alla memoria di Mario Roberto Berthoud, il partigiano serravallese, arrestato il 29 dicembre 1944 dai fascisti e consegnato alle SS. Trasferito alla Casa dello Studente di Genova, i nazizti lo sottoposero ad atroci torture per estorcergli il nome dei suoi compagni. Non parlo mai. Morente fu gettato in una cella del carcere di Marassi , dove morì il 29 gennaio del 1945 a meno di tre mesi dalla Liberazione.

    Lo spettacolo, cui è seguito l’omonimo libro del giornalista e scrittore Daniele Bianchessi , racconta la guerra di Liberazione dalla dittatura nazifascista e dall’occupazione tedesca viene raccontata attraverso le tante storie di Resistenza che hanno fatto l’Italia e cambiato il corso della Storia. Una grande narrazione popolare e collettiva che ripercorre i luoghi dove ancora vivo è il ricordo delle migliaia di persone che hanno pagato a caro prezzo gli ideali di democrazia e libertà. L’Italia liberata è anche un progetto multimediale sulla Resistenza, una storia corale e necessaria che Daniele Biacchessi con l’Associazione «Ponti di memoria», spinti dall’urgenza di non disperdere il ricordo, riversano in un racconto frutto di un intenso studio basato su documenti storici d’archivio, testimonianze, atti giudiziari, ma soprattutto storie partigiane inedite. Prima di “L’Italia liberata” c’era stato “Orazione civile per la Resistenza”, uno spettacolo in scena dal 2011 che ha raggiunto le 400 repliche.


     L’Italia liberata. Storie partigiane”, ora è anche un film che sarà proiettato in prima nazionale il 2 aprile alla Casa della Memoria di Milano. 

    pc 27 gennaio - NO al carcere che mette quotidianamente a rischio la vita dei detenuti!

    Torino - detenuto dà fuoco alla cella, tragedia sfiorata nel carcere delle Vallette

    Per l'incendio evacuato un intero padiglione,
    Tragedia sfiorata per un incendio nel carcere Lorusso e Cotugno di Torino ieri pomeriggio intorno alle 14.30. Sono intervenuti i vigili del fuoco, con diverse squadre, per domare il rogo scoppiato nel Padiglione C quinta sezione. Secondo le prime ricostruzioni, un detenuto  avrebbe appiccato il fuoco nella propria cella.

    La Spezia - la depressione in carcere è devastante

    Sono trascorsi dieci anni dalla mia carcerazione. Ho visto entrare e uscire tantissime persone dalle carceri dove io sono stato detenuto, e ne ho visti anche morire tanti. Qualcuno l’ho salvato in extremis solo per puro caso, altri invece non li credevo capaci di un simile gesto, forse per una forte depressione, o semplicemente per debolezza, ma di fatto si sono uccisi.
    Nel 2012 nel carcere di La Spezia nella mia sezione c’era un ragazzo di circa 20 anni con una piccola pena da scontare e quando stava per uscire eravamo tutti così contenti per lui che abbiamo festeggiato la sua uscita con merendine e aranciata.  Due giorni dopo abbiamo letto sul giornale che questo ragazzino era morto, di overdose, sulle scale della stazione ferroviaria.
    Ricordo che nel 2013, sempre a La Spezia, c’erano due fratelli che conoscevo da tanti anni, questi due inalavano tantissimo gas in continuazione ed era inutile dirgli sempre: “smettetela, altrimenti fate una brutta fine”. Un giorno mentre passeggiavano nel corridoio uno di loro svenne battendo la teta a terra, aveva la lingua in gola così io stesso gli ho inserito due dita in bocca per estrargli la lingua ma ancora non si riprendeva, così gli ho rovesciato dell’acqua fredda addosso e si è ripreso. Si è salvato per miracolo almeno per quella volta.
    Nell’estate del 2014 c’era un ragazzo che era detenuto nella cella di fronte alla mia. Una mattina come tante un assistente mentre fa la conta si accorge che era morto. Si era tolto la vita soffocandosi con il gas fino a farsi scoppiare il cuore.