- Saint-Lazare, 10h : Les cheminots franciliens de l’Intergare appellent « à la révolte », avec un premier rendez-vous entre cheminots pour continuer la Bataille du rail.
- République, 12h : La traditionnelle et annuelle marche des chômeurs et précaires a pris une autre forme. La CGT appelle à en faire une journée d’action nationale. Les collectifs de chômeurs et de précaires la rejoindront à 14h après une action à Opéra.
- Saint-Lazare, 13h : Le collectif Vérité et Justice pour Adama, l’Action antifasciste et la Plateforme d’enquête militante appellent les habitant.e.s des quartiers populaires à ne pas laisser le terrain à l’extrême-droite et à rejoindre le rassemblement cheminot.
- Nation, 14h : Le collectif Rosa Parks, appelle à une manifestation, prévue de longue date, contre le racisme, pour la justice et l’égalitée
- Champs-Élysées, 14h : C’est le rendez-vous qui tourne sur les réseaux sociaux pour le rassemblement des gilets jaunes.
sabato 1 dicembre 2018
venerdì 30 novembre 2018
pc 30 novembre - Parigi questo sabato non solo Gilets Jaunes... - ma diversi settori in lotta - mentre lo stato borghese si blinda
un quadro da Paris/luttes
pc 30 novembre - Muore sul lavoro e di lavoro un operaio marocchino alla cava di ardesia in liguria
Il decesso per malore nell'entroterra di Genova non sarebbe legato all'attività di estrazione
Un operaio di 47 anni è morto in una cava di ardesia a Orero, in località Gazzo, nell’entroterra di Chiavari. L’uomo, dipendente della cava Foppiano e Cuneo, di nazionalità marocchina, ha accusato un malore a metà pomeriggio mentre era accanto a un collega: ha perso l’equilibrio cadendo all’indietro. Sul luogo sono intervenuti anche i vigili del fuoco di Rapallo, gli ispettori della Asl e i carabinieri della stazione di Torriglia. Il medico a bordo dell'Elisoccorso ne ha constatato il decesso per arresto cardiocircolatorio. In base alle prime ricostruzioni pare si tratti di una morte naturale e non vi siano connessioni con l’attività lavorativa svolta dall’uomo. La salma è comunque a disposizione dell’autorità giudiziaria.pc 30 novembre - FCA presenta a Torino il piano - Fim Cisl e non solo lo appoggia entusiasta, e poi si lamenta se sono chiamati servi e venduti?
Fca a Torino, tensione davanti a Mirafiori. La Fim-Cisl: "I Cobas ci hanno aggredito"
Il segretario Bentivogli affrontato da un gruppo di lavoratori di Pomigliano e Melfi al grido di "servi e venduti": "Solo le forze dell'ordine hanno evitato il peggio"Tentata aggressione ai danni del segretario generale della Fim-Cisl da parte di lavoratori Cobas del gruppo Fca. L'occasione è stata l'incontro tra i sindacati firmatari del contratto collettico di Fca con i vertici del gruppo per parlare dei dettagli per l'Italia del piano industriale 2018-2022.
A rendere nota la tentata aggressione è la stessa Fim - Cisl: "All'uscita da Mirafiori un gruppo dei Cobas degli stabilimenti Fca di Pomigliano e Melfi hanno dapprima chiesto al segretario generale della Fim-Cisl, Marco Bentivogli, notizie dell'incontro - si legge nel comunicato - Il segretario Bentivogli si è fermato a raccontare tutte le informazioni di cui è stato oggetto il confronto. A quanto pare però il gruppo non era in attesa di notizie ma alla ricerca dello scontro: i Cobas hanno iniziato a insultare al grido 'Servi e venduti' e cercato la colluttazione in ogni modo, hanno acceso fumogeni e solo l'intervento delle forze dell'ordine ha impedito che l'aggressione arrivasse a compimento".
Tra i componenti della delegazione presa di mira anche Ferdinando Uliano, della segreteria nazionale Fim-Cisl, che racconta: "Contestano sempre anche quando ci sono informazioni positive e importanti come quelle emerse oggi”.
pc 30 novembre - La Camera popolare del lavoro, Jè sò pazzo di Napoli e Potere al Popolo riportano l'esito della lotta alla Montello di Bergamo
Vi ricordate la vicenda delle operaie della Montello? Diciassette donne, operaie, erano state allontanate dall'azienda in cui lavoravano per aver rivendicato un loro diritto! Nelle ultime settimane migliaia di persone hanno mostrato come la lotta e la solidarietà possono davvero fare la differenza!
Finalmente, dopo oltre 40 giorni di resistenza, tutte le 17 operaie sono rientrate al lavoro.
Questa lotta ci ricorda come la solidarietà e la compattezza sono armi potentissime. Una battaglia si è conclusa, ma c'è la “guerra” da continuare!!!
Finalmente, dopo oltre 40 giorni di resistenza, tutte le 17 operaie sono rientrate al lavoro.
Questa lotta ci ricorda come la solidarietà e la compattezza sono armi potentissime. Una battaglia si è conclusa, ma c'è la “guerra” da continuare!!!
Riportiamo di seguito il comunicato del sindacato SLAI Cobas, che ricostruisce i passaggi di questa battaglia.
Dopo oltre 40 giorni di resistenza tutte le 17 operaie illegittimamente escluse dall’ultimo cambio di cooperativa nell’appalto della Montello sono rientrate al lavoro a fine settimana scorsa.
Questo è sicuramente un primo risultato, imposto grazie alla tenacia e direzione della lotta, e alla solidarietà a livello nazionale che si è sviluppata a sostegno del rientro delle operaie in fabbrica, e che ha visto la sottoscrizione dell'appello di quasi 3.000 persone, soprattutto donne, e tantissimi
pc 30 novembre - IL TRIBUNALE DI MATERA ANTICIPA IL DECRETO PILLON - SEMBRA UN FILM DELL'ORRORE....
(da Tavolo 4)
Ancor prima della conversione in Legge, è stato applicato il Ddl Pillon. Questo conferma il carattere prepotente, fascista e padronale dell'attuale governo.
Il tribunale di Matera anticipa il ddl Pillon.
Separazione, casa coniugale al figlio, tempi simmetrici ai genitori.![]() |
| La sentenza di separazione omologata dal Tribunale di Matera |
di ALBERTO CUSTODERO
Non un figlio-pacco-postale sballottato 15 giorni da un genitore e 15 dall'altro. Ma la casa coniugale a disposizione del minore, con i genitori che si trasferiscono là a turno. Spese, costi, obblighi e diritti divisi perfettamente a metà, senza discussioni, né liti...
Inoltre, sempre per garantire la bigenitorialità del minore, si è stabilito che lo stesso trascorra con i figli tempi perfettamente paritetici. Pertanto, non vi sarà un genitore prevalente rispetto all'altro".
In ragione dei tempi simmetrici di frequentazione e dei redditi equivalenti dei genitori, si è poi previsto che ciascuno di loro provveda, in forma diretta, al mantenimento del minore nei tempi di sua spettanza. Nessun assegno di mantenimento, dunque, di un genitore in favore dell'altro. "Come dire - commenta il legale - si è in qualche modo anticipato il ddl Pillon".
pc 30 novembre - Stragisti di Stato, come Freda, sempre protetti, impuniti ora con Salvini "salvatore della razza bianca"
Stralci da un articolo di F.Piccioni Contropiano
Franco Freda, terrorista nazifascista indicato tra i responsabili della strage di Piazza Fontana, il 12 dicembre 1969. Materialmente quella strage sarebbe stata compiuta da Delfo Zorzi, appartenente al gruppo Ordine Nuovo, di cui Freda era ideologo indiscusso, poi “esfiltrato” in Giappone, dove si fa chiamare Hagen Roy (l’Italia non ne ha mai richiesto l’estradizione, chissà perché…).
Le indagini sulla strage furono depistate dai servizi segreti italiani e statunitensi, anche perché il gruppo veneto di Ordine Nuovo era pilotato dal comando Ftase (Nato) di Verona,
Franco Freda, terrorista nazifascista indicato tra i responsabili della strage di Piazza Fontana, il 12 dicembre 1969. Materialmente quella strage sarebbe stata compiuta da Delfo Zorzi, appartenente al gruppo Ordine Nuovo, di cui Freda era ideologo indiscusso, poi “esfiltrato” in Giappone, dove si fa chiamare Hagen Roy (l’Italia non ne ha mai richiesto l’estradizione, chissà perché…).
Le indagini sulla strage furono depistate dai servizi segreti italiani e statunitensi, anche perché il gruppo veneto di Ordine Nuovo era pilotato dal comando Ftase (Nato) di Verona,
pc 30 novembre - Csm: «Il decreto sicurezza è incostituzionale» - per coerenza Mattarella lo dovrebbe bloccare..., ma non lo fa e a quanto sembra non lo farà violando egli stesso la Costituzione
La Sesta commissione,
presidente il togato di Area Giuseppe Cascini, aveva nei giorni scorsi
redatto ed approvato all’unanimità un parere sul ddl sicurezza.
Numerose le ‘ criticità’ evidenziate nelle oltre 50
pagine del documento. In particolare, sui trattenimenti dei migranti,
«il legislatore non individua i parametri in base ai quali il questore
può decidere di trattenere o meno lo straniero, in tal modo
accordandogli una discrezionalità svincolata da qualsiasi tipizzazione
dei presupposti di esercizio come tale non conforme al grado di garanzie
richieste dall’articolo 13 della Costituzione». E ancora:
«l’ampliamento della categoria dei reati- presupposto del diniego o
revoca della protezione internazionale appare per talune fattispecie non
pienamente rispettoso degli obblighi derivanti dagli articoli 10 e 117
della Costituzione» . Diverse, poi, le ‘ ricadute’ che le nuove norme
avranno sul sistema giudiziario. In primis, l’eliminazione della
clausola aperta di protezione per motivi umanitari, che potrebbe portare
a una ‘ condizione di incertezza’ dello status dello straniero, con il
conseguente «possibile incremento del contenzioso ed un ritardo nella
tutela dei diritti fondamentali degli stranieri vulnerabili».
La Sesta commissione,
presidente il togato di Area Giuseppe Cascini, aveva nei giorni scorsi
redatto ed approvato all’unanimità un parere sul ddl sicurezza.
Quanto alla lista dei ‘ Paesi sicuri, «appare dubbio»
che «possa considerarsi vincolante; è evidente, infatti – si legge nel
parere – che venendo in gioco diritti costituzionali, rimane fermo il
potere dell’autorità giurisdizionale ordinaria di riconsiderare
l’inserimento di un Paese nella lista dei Paesi sicuri mediante congrua
motivazione». Sul punto va ricordato che lo scorso Csm aveva stipulato
un protocollo d’intesa con il Ministero dell’interno per uno scambio
informativo finalizzato alla conoscenza delle realtà socio politiche dei
vari Paesi di provenienza dei migranti.
Tornado al parere, altre osservazioni riguardano la
pubblica sicurezza. Il divieto di accesso a locali o pubblici esercizi
stabilito dal questore ‘ per ragioni di sicurezza’ per chi è condannato
per ‘ reati commessi in occasione di gravi disordini avvenuti in
pubblici esercizi o in locali di pubblico intrattenimento’ viene
ritenuta una ‘ misura caratterizzata da eccessivo rigore’.
pc 30 novembre - Massimo sostegno a tutte le manifestazioni contro il decreto sicurezza - Milano 1 dicembre
CONTRO OGNI RAZZISMO,
Corteo SABATO 1 DICEMBRE ore 14,30 P.zza Piola
CONTRO L'APERTURA DEL "CPR" DI
VIA
CORELLI
CONTRO I LAGER DI
STATO
CONTRO IL DECRETO SICUREZZA
SALVINI
CONTRO IL RAZZISMO DI
STATO
PER UN PUNTO DI VISTA DI CLASSE
SULL'
ANTIRAZZISMO
parteciperemo al corteo indetto da
numerose associazioni antirazziste per esprimere un forte e caratterizzante
punto di vista di classe sul razzismo istituzionale del governo
lega-cinquestelle.
Il
decreto Salvini è l’istituzionalizzazione di un criminale razzismo di stato,
della xenofobia e del “sicuritarismo” sulla pelle di donne e uomini in fuga da
guerra e miseria.
La
campagna contro i migranti, mascherata da toni apocalittici di un’inesistente
“invasione”, ha raggiunto, con il varo del Decreto Sicurezza Salvini limiti fino
a poco tempo fa impensabili. Anche l’ipocrita accondiscendenza e il paternalismo
di facciata sono stati superati e, nel linguaggio comune, hanno fatto breccia i
toni e i contenuti esplicitamente discriminatori e razzisti fino a poco
tempo fa propri solo dell’estrema destra ora invece divenuti
legge.
L’oggettiva trasversalità di quei contenuti, ovviamente con
diverse sfaccettature, ai diversi schieramenti parlamentari sono solo la punta
dell’iceberg di una sub-cultura profondamente di destra diffusa e con radici ben
piantate nel modo di produzione capitalistico e nei rapporti sociali da esso
prodotti.
Un sistema economico attraversato
da una crisi strutturale che causa una diffusa insicurezza sociale esasperata
dagli effetti stessi della crisi: stabile precarietà, riduzione
pc 30 novembre - Lotta continua contro il Decreto Sicurezza - tocca innanzitutto a noi compagni di proletari comunisti giocare un ruolo di prima fila
Una organizzazione comunista - qualunque siano le sue forze - si vede quando ce n'è bisogno.
La lotta contro il decreto sicurezza - per noi che parliamo di moderno fascismo e nuova resistenza - è quindi per noi la madre di tutte le lotte politiche e sociali che abbiamo davanti.
Nessun compagno e compagna è e deve essere un compagno/a della tastiera, ma deve quotidianamente portare a casa il "pane" della lotta di classe e del suo ruolo di avanguardia.
Siamo impegnati nelle lotte sociali a Taranto, Palermo, Bergamo - in esse dobbiamo sfruttare tutte le occasioni per far comprendere innanzitutto ai lavoratori e lavoratrici che organizziamo l'importanza di scendere in campo e partecipare alle iniziative antirazziste, antifasciste, antidecreto sicurezza che si svolgono sul territorio da chiunque organizzate - tranne, come abbiamo detto altre volte, a quelle del PD di Minniti che è antesignano di Salvini Di Maio- Laddove iniziative non ce ne sono le dobbiamo promuovere noi almeno una alla settimana, coinvolgendo nei limiti delle nostre forze, posti di lavoro e quartieri - in particolare là dove è più facile per noi intervenire con sistematicità o dove ci sono concentrazioni di migranti.
Laddove non abbiamo purtroppo ancora il peso di lotte sociali per nostro insufficiente radicamento dobbiamo fare come a Ravenna, dove promuoviamo una rete antifascista antidecreto antifascista e facciamo iniziative anche piccole ma visibili per estendere e raccogliere forze.
Siamo stati impegnati e lo siamo ancora per questo mese nella preparazione di un meeting internazionalista di informazione e proposta di rilievo internazionale sulla situazione in India
per rilanciare in Italia e a livello internazionale - principalmente europeo - il comitato di solidarietà e sostegno alla lotta delle masse indiane, guidate dai maoisti; questo non ci esime dal portare a tutte le realtà che stiamo invitando al meeting la nostra posizione di lotta al decreto sicurezza - come è in occasione del 1° dicembre alla manifestazione regionale di Milano.
Nel movimento delle donne - dopo la manifestazione del 24 e l'assemblea nazionale del 25 a Roma promosse da NUDM, dove il MFPR ha fatto il suo di partecipazione, lotta, proposta verso lo sciopero delle donne dell'8 marzo, in costante lotta verso il femminismo borghese e piccolo borghese - è il tempo non delle parole, nè del chiacchiericcio in facebook - ma di svolgere un ruolo di prima fila, di aggregazione vecchia e nuova delle donne proletarie e delle loro lotte - è in questo vi è la centralità della lotta contro il decreto sicurezza che verso le donne immigrate è un concentrato di fascismo, razzismo e sessismo.
Le prese di posizioni delle donne hanno spesso spazio e visibilità nei mass media e quindi ogni loro iniziativa su questo può essere amplificata e servire la battaglia generale.
E' questo che dobbiamo fare e lo faremo, e in questo percorso abbiamo più possibilità di costruire
il partito, il sindacato di classe, il movimento femminista proletario rivoluzionario, il fronte unito e l'indispensabile forza combattente per combattere il moderno fascismo, il governo fascio/populista
sulla strada della Nuova Resistenza.
proletari comunisti/PCm Italia
pcro.red@gmail.com
30 novembre 2018
La lotta contro il decreto sicurezza - per noi che parliamo di moderno fascismo e nuova resistenza - è quindi per noi la madre di tutte le lotte politiche e sociali che abbiamo davanti.
Nessun compagno e compagna è e deve essere un compagno/a della tastiera, ma deve quotidianamente portare a casa il "pane" della lotta di classe e del suo ruolo di avanguardia.
Siamo impegnati nelle lotte sociali a Taranto, Palermo, Bergamo - in esse dobbiamo sfruttare tutte le occasioni per far comprendere innanzitutto ai lavoratori e lavoratrici che organizziamo l'importanza di scendere in campo e partecipare alle iniziative antirazziste, antifasciste, antidecreto sicurezza che si svolgono sul territorio da chiunque organizzate - tranne, come abbiamo detto altre volte, a quelle del PD di Minniti che è antesignano di Salvini Di Maio- Laddove iniziative non ce ne sono le dobbiamo promuovere noi almeno una alla settimana, coinvolgendo nei limiti delle nostre forze, posti di lavoro e quartieri - in particolare là dove è più facile per noi intervenire con sistematicità o dove ci sono concentrazioni di migranti.
Laddove non abbiamo purtroppo ancora il peso di lotte sociali per nostro insufficiente radicamento dobbiamo fare come a Ravenna, dove promuoviamo una rete antifascista antidecreto antifascista e facciamo iniziative anche piccole ma visibili per estendere e raccogliere forze.
Siamo stati impegnati e lo siamo ancora per questo mese nella preparazione di un meeting internazionalista di informazione e proposta di rilievo internazionale sulla situazione in India
per rilanciare in Italia e a livello internazionale - principalmente europeo - il comitato di solidarietà e sostegno alla lotta delle masse indiane, guidate dai maoisti; questo non ci esime dal portare a tutte le realtà che stiamo invitando al meeting la nostra posizione di lotta al decreto sicurezza - come è in occasione del 1° dicembre alla manifestazione regionale di Milano.
Nel movimento delle donne - dopo la manifestazione del 24 e l'assemblea nazionale del 25 a Roma promosse da NUDM, dove il MFPR ha fatto il suo di partecipazione, lotta, proposta verso lo sciopero delle donne dell'8 marzo, in costante lotta verso il femminismo borghese e piccolo borghese - è il tempo non delle parole, nè del chiacchiericcio in facebook - ma di svolgere un ruolo di prima fila, di aggregazione vecchia e nuova delle donne proletarie e delle loro lotte - è in questo vi è la centralità della lotta contro il decreto sicurezza che verso le donne immigrate è un concentrato di fascismo, razzismo e sessismo.
Le prese di posizioni delle donne hanno spesso spazio e visibilità nei mass media e quindi ogni loro iniziativa su questo può essere amplificata e servire la battaglia generale.
E' questo che dobbiamo fare e lo faremo, e in questo percorso abbiamo più possibilità di costruire
il partito, il sindacato di classe, il movimento femminista proletario rivoluzionario, il fronte unito e l'indispensabile forza combattente per combattere il moderno fascismo, il governo fascio/populista
sulla strada della Nuova Resistenza.
proletari comunisti/PCm Italia
pcro.red@gmail.com
30 novembre 2018
pc 30 novembre - LE CONSEGUENZE DEL DECRETO SICUREZZA NEI CENTRI D'ACCOGLIENZA MIGRANTI DENUNCIATE DALL'ASSOCIAZIONE BABELE DI TARANTO
Dal COMUNICATO STAMPA
Ci preme commentare lo sconcertante
comunicato a firma della parlamentare jonica On. Alessandra Ermellino
del Movimento 5 Stelle, pubblicato sull Gazzetta del Mezzogiorno a
proposito dell’approvazione del cosiddetto decreto Salvini...
Nel comunicato della parlamentare si riprendono i soliti luoghi comuni ormai radicati nel linguaggio dei componenti del Governo, senza entrare nel merito delle questioni: si continua a sostenere che il decreto sia utile a contrastare mafia e malaffare nel settore dell’accoglienza, quando nella realtà il sistema è stato consegnato completamente alla gestione opaca dei privati, fornendo gli strumenti di arricchimento a realtà non controllate dal pubblico. Il decreto, infatti, ridimensiona gravemente, fino
![]() |
| Una delle tante proteste dei migranti a Taranto organizzate dallo Slai cobas sc per le condizioni di accoglienza. E ORA? |
Nel comunicato della parlamentare si riprendono i soliti luoghi comuni ormai radicati nel linguaggio dei componenti del Governo, senza entrare nel merito delle questioni: si continua a sostenere che il decreto sia utile a contrastare mafia e malaffare nel settore dell’accoglienza, quando nella realtà il sistema è stato consegnato completamente alla gestione opaca dei privati, fornendo gli strumenti di arricchimento a realtà non controllate dal pubblico. Il decreto, infatti, ridimensiona gravemente, fino
pc 30 novembre - Nell'Argentina che ospita il G20 la barbarie femminicida di Stato - info solidale MFPR/Italia
Lucia Perez. Assolti i 3 uomini accusati di aver stuprato, torturato e ucciso 16enne argentina. Ni Una Menos: ‘Morta 2 volte’
Ni una menos è con Vega V. Debora.
NO OLVIDAMOS, NO PERDONAMOS
CONTRA LA REVANCHA MISÓGINA DE LA JUSTICIA PATRIARCAL, COLONIAL Y RACISTA
CONTRA LA REVANCHA MISÓGINA DE LA JUSTICIA PATRIARCAL, COLONIAL Y RACISTA
A Lucía Pérez la mataron dos veces. La primera vez, los ejecutores directos; la segunda, quienes los absolvieron y así negaron que dos adultos que suministran cocaína para someter a una adolescente son responsables de abuso y Femicidio. Quieren decirnos que su vida no cuenta, que las relaciones de poder que son la base de la violencia machista no existen, que el enorme movimiento feminista que llevó su sonrisa como bandera de lucha a todos los rincones del país tiene que callarse. No lo vamos a hacer, nosotres no perdonamos, no olvidamos, no nos reconciliamos. Fue femicidio.
Esta sentencia que deja sin culpables el crimen de la joven de 16 años cuya conmoción impulsó el primer paro nacional de mujeres, en octubre de 2016, quiere reponer el poder patriarcal sobre nuestras vidas. Al negar la figura de femicidio produce algo más profundo que impunidad. Quieren desaparecer todos los sentidos que elaboramos desde las calles de lo que significan las violencias machistas en las vidas concretas.
No es casual que esto suceda el año que millones de mujeres nos movilizamos por el aborto legal, y que nos enteremos mientras marchábamos por el 25N, día internacional contra las violencias hacia las mujeres y las disidencias desde los feminismos anti-racistas, populares, comunitarias, indígenas, afro/negras, afrodescendientes, lesbianas, trans, travestis, migrantes, villeras. Denunciamos la revancha patriarcal, que quiere consagrar nuestros cuerpos como botín de guerra y territorio de conquista para las economías ilegales y para los abusos del poder. Esta sentencia es una forma de terror anímico contra todas las luchas que piden justicia. Volvemos a gritar, hoy y siempre,
#NiUnaMenos #VivasNosQueremos
25N Día de lucha contra la violencia hacia mujeres, lesbianas, travestis y trans
Esta sentencia que deja sin culpables el crimen de la joven de 16 años cuya conmoción impulsó el primer paro nacional de mujeres, en octubre de 2016, quiere reponer el poder patriarcal sobre nuestras vidas. Al negar la figura de femicidio produce algo más profundo que impunidad. Quieren desaparecer todos los sentidos que elaboramos desde las calles de lo que significan las violencias machistas en las vidas concretas.
No es casual que esto suceda el año que millones de mujeres nos movilizamos por el aborto legal, y que nos enteremos mientras marchábamos por el 25N, día internacional contra las violencias hacia las mujeres y las disidencias desde los feminismos anti-racistas, populares, comunitarias, indígenas, afro/negras, afrodescendientes, lesbianas, trans, travestis, migrantes, villeras. Denunciamos la revancha patriarcal, que quiere consagrar nuestros cuerpos como botín de guerra y territorio de conquista para las economías ilegales y para los abusos del poder. Esta sentencia es una forma de terror anímico contra todas las luchas que piden justicia. Volvemos a gritar, hoy y siempre,
#NiUnaMenos #VivasNosQueremos
25N Día de lucha contra la violencia hacia mujeres, lesbianas, travestis y trans
Nora Cortiñas, Madres de Plaza de Mayo Línea Fundadora
Taty Almeida, Madres de Plaza de Mayo Línea Fundadora
Campaña Nacional Contra Las Violencias Hacia Las Mujeres (Federación de Organizaciones de Base;
pc 30 novembre - ANPI contro il decreto liberticida e razzista sulla 'sicurezza' Salvini/Di Maio/Parlamento nero
L’Anpi, a poche ore dal via libera definitivo del provvedimento voluto dal Carroccio e sul quale il governo Lega-M5s ha ottenuto la fiducia,
ha lanciato un appello per “una resistenza civile e culturale
unitaria”. “Non si può restare inerti”, è il messaggio. Anche la Caritas si è unita all’Anpi: “Il vero rischio è aumentare la propensione all’illegalità”. L’associazione Terre des Hommes
si è invece rivolta direttamente al presidente della Repubblica per
chiedere che non firmi il decreto: “Grande preoccupazione per la
condizione dei minori non accompagnati”. Nelle scorse ore a contestare
la nuova legge erano stati i sindaci dell’Anci e parte
dell’opposizione.
A rilanciare la protesta oggi è stata l’Anpi. “È davvero
incredibile”, si legge nel testo diffuso dall’Associazione nazionale
partigiani guidata da Carla Nespolo, “che sia accaduto
un fatto simile, che sia stato sferrato un colpo così pesante al diritto
di asilo, all’accoglienza, all’integrazione. A un modello che ha
portato ricchezza e convivenza civile a quelle comunità che hanno avuto
la responsabilità e il coraggio di sperimentarlo. Questa legge,
oltretutto, non risolve affatto il problema del controllo
dell’immigrazione clandestina, bensì l’aggrava – come stanno denunciando
in queste ore non pochi sindaci, anche del M5s – con un carico di lavoro per i Comuni insopportabile“. Il riferimento è alle critiche dell’Anci, Associazione nazionale comuni italiani, espresse dopo l’approvazione del decreto. “Non si può restare inerti“,
conclude il testo. “Non ci si può rassegnare a questo declino, alle
pratiche ignobili contro la vita e la dignità dei migranti cui dovremo
assistere – ammonisce l’Anpi – Facciamo appello alle coscienze delle
cittadine e dei cittadini: che l’indignazione sia permanente, che non
manchi occasione di riempire piazze e strade per un’Italia
autenticamente umana. . È ora di una straordinaria assunzione di responsabilità
L’Anpi c’è e con lei tante associazioni che continuano nel loro
quotidiano lavoro di stimolo sociale e costituzionale. L’umanità al potere! Adesso”.
pc 30 novembre - La posizione dei compagni del PC maoista Francia sul movimento dei Gilets jaunes per il dibattito
Un errore di fondo: i fascisti non sono infiltrati nel movimento - le idee del movimento sono ampiamente influenzate dalle idee reazionarie e fascio populiste.
Tujours avec les masses !
*****
Tujours avec les masses !
Contre les conceptions erronés concernant la lutte de masses
Sur internet tournait depuis quelques semaines un
appel visant à “bloquer les routes” pour protester contre la hausse du
prix du carburant. Cet appel a trouvé un écho important, des centaines
de milliers de personnes s’y intéressant avant le 17 Novembre.
Au premier samedi de la mobilisation, des centaines
de milliers de personnes se sont retrouvées sur les routes, parking et
zones commerciales, dans le but de bloquer, avec un mot d’ordre général
“contre la taxe”. Rapidement, les mots d’ordres, sous les yeux de nos
camarades, sont passés du refus de la hausse de la taxe sur le diesel au
refus de la hausse des prix, à la réclamation de meilleurs salaires et
retraites, etc.
Au deuxième samedi, l’appel à monter à Paris n’a pas
été très suivi et la division entre celles et ceux
pc 30 novembre - Oggi Assemblea popolare a Bussoleno: prepariamo l’8 dicembre!
Venerdì 30 novembre a Bussoleno al PalaNotav, ci troveremo in Assemblea per preparare tutti e tutte insieme la manifestazione di Torino dell’8 dicembre

pc 30 novembre - Nuovo sciopero della fame dei prigionieri politici del TKPML in Turchia
Da secours rouge
Des prisonniers du TKP/ML ont annoncé
qu’ils entameraient une grève de la faim du 29 novembre au 1er décembre
en solidarité avec la prisonnière politique Leyla Güven. Cette
parlementaire kurde membre du HDP est détenue dans la prison de
Diyarbakır. Elle est actuellement en grève de la faim depuis 20 jours
contre ses conditions de détention et celles d’Abdullah Öcalan.
Leyla Güven
Leyla Güven pc 30 novembre - Sénégal: gli studenti in lotta si scontrano con la polizia
"Nous voulons étudier" tel est le slogan
brandi par les étudiants orientés dans les écoles privées du Sénégal.
Ces derniers ont brûlé et barré la route de l’avenue Cheikh Anta Diop à
Dakar. Ils réclament le paiement de la dette contractée par l’Etat dans
les établissements privés pour qu’ils puissent regagner les salles de
cours. Le budget de l’Enseignement supérieur, de la Recherche et de
l’Innovation, a finalement été voté. Le ministre de tutelle a annoncé
lundi, le versement de 3 milliards sur la dette de 13 milliards de
francs Cfa que l’État du Sénégal doit aux universités privés du Sénégal.
Les affrontements à Dakar pc 30 novembre - Il caso Marrazzo - un altro scandalo di Stato - carabinieri criminali
Caso Marrazzo, condannati quattro carabinieri. Altre mele marce da dimenticare il prima possibile
di Alessio Ramaccioni
Quattro carabinieri condannati, per reati che vanno dalla concussione
alla rapina: sono quelli coinvolti nell’ “affaire” Marrazzo, l’ennesima
eccezione alla regola per quel che riguarda forme di devianza
all’interno di apparati dello Stato italiano.
Ricordate la vicenda? L’allora governatore del Lazio sorpreso da quattro militari insieme ad una transessuale e poi ricattato. Una vicenda scabrosa e piena di strani retroscena, che ha avuto il suo esito giudiziario.
Dieci anni di reclusione per i carabinieri Nicola Testini e Carlo Tagliente, sei anni e mezzo a Luciano Simeone, tre anni ad Antonio Tamburrino. Per Testini, Tagliente e Simeone è scattata anche l’interdizione perpetua dai pubblici uffici; solo di cinque anni quella di Tamburrino. Tutti e quattro dovranno risarcire i ministeri dell’Interno e della Difesa. La condanna è riferita ai reati di concorso in concussione e rapina; per Tamburrino anche quello di ricettazione.
Quattro criminali in divisa: questo dunque ha dichiarato il Tribunale. Non abbiamo dubbi, nei prossimi giorni leggeremo ed ascolteremo commenti ormai consueti. Ve ne anticipiamo addirittura un paio: “hanno disonorato la divisa che indossano”, “erano mele marce”.
Il che è vero, sia chiaro. Ma non è forse il caso che un numero così alto di “mele marce” faccia venire il dubbio che forse esiste un problema alle radici, tanto per proseguire con le metafore “vegetali”? In un paese normale sarebbe già avviato da tempo un confronto sul modello di selezione e formazione dei membri delle forze dell’ordine. Ma, ormai è chiaro, la normalità è qualcosa di molto distante da noi, purtroppo.
Ricordate la vicenda? L’allora governatore del Lazio sorpreso da quattro militari insieme ad una transessuale e poi ricattato. Una vicenda scabrosa e piena di strani retroscena, che ha avuto il suo esito giudiziario.
Dieci anni di reclusione per i carabinieri Nicola Testini e Carlo Tagliente, sei anni e mezzo a Luciano Simeone, tre anni ad Antonio Tamburrino. Per Testini, Tagliente e Simeone è scattata anche l’interdizione perpetua dai pubblici uffici; solo di cinque anni quella di Tamburrino. Tutti e quattro dovranno risarcire i ministeri dell’Interno e della Difesa. La condanna è riferita ai reati di concorso in concussione e rapina; per Tamburrino anche quello di ricettazione.
Quattro criminali in divisa: questo dunque ha dichiarato il Tribunale. Non abbiamo dubbi, nei prossimi giorni leggeremo ed ascolteremo commenti ormai consueti. Ve ne anticipiamo addirittura un paio: “hanno disonorato la divisa che indossano”, “erano mele marce”.
Il che è vero, sia chiaro. Ma non è forse il caso che un numero così alto di “mele marce” faccia venire il dubbio che forse esiste un problema alle radici, tanto per proseguire con le metafore “vegetali”? In un paese normale sarebbe già avviato da tempo un confronto sul modello di selezione e formazione dei membri delle forze dell’ordine. Ma, ormai è chiaro, la normalità è qualcosa di molto distante da noi, purtroppo.
giovedì 29 novembre 2018
pc 29 novembre - Formazione Operaia - Questa settimana pubblichiamo la parte 2 di un ottimo video sulla vita di Marx fatto dal PMLI Bolscevico
Le parti sono complessivamente sei e nei prossimi giovedì fino a fine anno alterneremo - la continuazione del lavoro sul testo 'Le lotte di classe in Francia' - con le puntate di questo video
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