sabato 22 luglio 2017

pc 22 luglio - La polizia italiana è piena di ignobili razzisti



Video con insulti razzisti e contro la presidente Boldrini girato da agente di polizia: sospeso
"Risorse della Boldrini, ecco come finirà l’Italia: tutti su una Graziella in autostrada a comandare". È una delle frasi che si sente pronunciare in un video che è diventato virale sui social. Non il solito filmato del troll di turno, ma il video realizzato da una pattuglia della polizia stradale sull'autostrada Torino-Bardonecchia che immortala un extracomunitario di colore in bicicletta
di F. Q. | 21 luglio 2017
Risorse della Boldrini, ecco come finirà l’Italia: tutti su una Graziella in autostrada a comandare”. È una delle frasi che si sente pronunciare in un video che è diventato virale sui social. Non il solito filmato del troll di turno, ma il video realizzato da una pattuglia della polizia stradale sull’autostrada Torino-Bardonecchia che immortala un extracomunitario di colore in bicicletta. Non si sa per quale motivo lo straniero fosse su una strada che è vietata anche a motocicli classe 125, ma le uniche parole che si sentono da parte dell’agente sono le frasi a sfondo razzista e quelle irriguardose nei confronti della presidente della Camera Laura Boldrini. “Voi che amate la Boldrini, voi che avete voluto questa gente di m… in Italia – aggiunge l’autore del video -. Goditi questo panorama. Voi e tutta la Caserma: guardate qui. Un tipo che pedala sulla Graziella pensando che sia una strada normale, con le cuffiette in testa. Fosse arrivato un camion e gli avesse suonato, manco se ne sarebbe accorto. Condividete signori, condividete“. Il filmato, che dura 51 secondi, sarebbe stato prima inviato in una chat privata e poi condiviso sui social. Infine sarebbe stato inviato alla Procura di Torino, per la valutazione di eventuali reati. Intanto l’autore è stato già sospeso dal servizio ed è stato avviato un procedimento disciplinare.

pc 22 luglio - UNA STORIA INFINITA DI VIOLENZE SUI BAMBINI E PEDOFILIA NELLA CHIESA CHE, COME AL SOLITO, TENTA SEMPRE DI “DISSUADERE” LE VITTIME DAL DENUNCIARE, E NE SVELA LA PROFONDA IPOCRISIA E RUOLO DI PUNTELLO AL SISTEMA ESISTENTE

Coro del duomo di Ratisbona, report denuncia violenza sui bambini e pedofilia: “In 547 abusati da preti e insegnanti”
Lo scandalo aveva sollevato negli anni scorsi molto interesse a livello internazionale dal momento che il fratello di Benedetto XVI, Georg Ratzinger, è stato il direttore del coro dei "Passeri del Duomo", tra il 1964 e il 1994
di F. Q. | 18 luglio 2017
 “Quella scuola era una prigione, un inferno, un campo di concentramento“. È un passaggio del rapporto che denuncia gli abusi subiti da almeno 547 bambini membri del coro maschile della Cattedrale di Ratisbona: sono stati vittime di abusi fisici e psicologici da parte di preti e insegnanti tra il 1945 e i primi anni ’90. Il Regensburg Domspatzen è il famoso coro della cattedrale cattolica della città tedesca e per arrivare al report presentato oggi dall’avvocato Ulrich Weber sono state raccolte denunce a partire dal 2010: stando al documento, 500 bambini hanno subito violenze corporali, e 67 anche violenze sessuali. Secondo Weber 49 colpevoli sono stati identificati. Secondo

pc 22 luglio - Petrolchimico di Siracusa, impianti Esso e Isab sequestrati per inquinamento

"Una prima risposta alla popolazione" la definisce il procuratore capo, ma abbastanza tardiva visto che “L'inchiesta scaturisce dai numerosi esposti e dalle denunce di cittadini, movimenti ambientalisti ed enti e istituzioni che lamentavano la cattiva qualità dell'aria.”
Una situazione insopportabile che era arrivata alla cronaca anche per la lettura durante la messa da parte del parroco locale del lungo elenco dei morti per cancro.
Il gip ha dato 15 giorni di tempo alle società per decidere se aderire alle prescrizioni. E una anno (!) per mettersi in regola mentre sia la Esso che l’Isab dicono già di avere sempre rispettato le regole!

Sigilli agli stabilimenti Esso, Isab nord e Isab Sud dopo gli esposti dei cittadini sulla qualità dell'aria. Il procuratore capo: "Una prima risposta alla popolazione"

21 luglio 2017
SIRACUSA - Il gip di Siracusa, su richiesta della Procura, ha disposto il sequestro preventivo di due impianti industriali: lo stabilimento Esso e gli stabilimenti Isab Nord e Isab Sud del polo petrolchimico siracusano. È un provvedimento senza precedenti, se si considera che il polo petrolchimico siracusano resta uno dei più importanti d'Europa.

L'inchiesta scaturisce dai numerosi esposti e dalle denunce di cittadini, movimenti ambientalisti ed enti e istituzioni che lamentavano la cattiva qualità dell'aria.

LEGGI La sentenza della corte d'Appello di Roma: "Tutti gli abitanti di Priolo esposti all'amianto"

Un pool di sostituti, coordinati dal capo della Procura Francesco Paolo Giordano, al termine di un'indagine scattata due anni fa, ha accertato un "significativo contributo al peggioramento della qualità dell'aria dovuto alle emissioni degli impianti". Nel suo provvedimento il gip subordina la restituzione degli impianti "all'imposizione di prescrizioni per consentirne l'adeguamento alle norme tecniche vigenti". L'indagine si è avvalsa di una consulenza tecnica collegiale redatta da esperti di livello nazionale ed è consistita in audizioni e acquisizioni di dati e documenti. Il sequestro è stato eseguito dal Nictas e dall'aliquota della Polizia della Procura.

pc 22 luglio - Notav sempre in lotta, e poliziotti sempre “all’erta” sparano Lacrimogeni ed idrante su apericena

Mentre la ministra dei trasporti francese si fa quattro conti e decide di prendersi una “pausa” sulla costruzione della Torino-Lione, il governo italiano continua in questa folle avventura del treno ad alta velocità… che non ha dove arrivare, anzi da dove partire visto che sbatte già costantemente contro la lotta popolare

dal sito notav
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Si è da poco concluso l’apericena No Tav organizzato dal campeggio di lotta ai cancelli della centrale elettrica di Chiomonte.
Un’iniziativa di lotta all’interno di una settimana intensa che vede un susseguirsi di dibattiti, cene, mobilitazioni ed iniziative di protesta tra il presidio di Venaus  e le aree a ridosso del cantiere militarizzato.
L’apericena, iniziato con leggero ritardo sulla tabella di marcia a causa di una fitta pioggia, ha visto la partecipazione di oltre duecento persone che si sono ritrovate l’accesso di via dell’Avanà sbarrato da jersey e filo spinato. Dietro a questi la polizia a presidiare l’accesso alla zona rossa, dal 2011 stabilmente difesa da uomini armati e lautamente pagati per le “trasferte in valle”.
Mentre un gruppo di No Tav ha guadato la Dora per raggiungere il confine basso del cantiere e infastidire i militari a guardia delle recinzioni, si è accesso un fuoco a ridosso del jersey e si sono intonati ininterrottamente i cori della nostra lotta.
Tutte queste iniziative non sono state evidentemente gradite ed un idrante si è avvicinato alle recinzioni per allontanare i No Tav.
Al perdurare della protesta la polizia non ha esitato a lanciare qualche lacrimogeno che, complice la cattiva mira dei suoi operatori e il vento amico dei valsusini, ha creato una nube di cs cattorno gli uomini in divisa, permettendo così ai No Tav di continuare l’iniziativa fino a poco prima delle 23, cioè al ritorno degli ultimi che avevano precedentemente guadato la Dora per avvicinarsi al cantiere.
Al termine dell’iniziativa si è fatto ritorno al campeggio di lotta a Venaus, in vista dalla passeggiata serale che domani partirà alle ore 20 dal presidio e si dirigerà al cantiere in Clarea.
Avanti No Tav! 
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venerdì 21 luglio 2017

pc 21 luglio - Il Partito comunista maoista deve essere innanzitutto della classe operaia, costruito come reparto d'avanguardia della classe operaia - Sud maggiore concentrazione di operai

Proletari comunisti lavora in Italia per la costruzione del Partito Comunista maoista. 
Il PCm lavora cioè per costruire il reparto d'avanguardia organizzato della classe operaia nel nostro paese. La classe operaia nel nostro paese è l'unica classe rivoluzionaria. 
La classe operaia attraverso il suo partito organizza e dirige il sindacato di classe, la classe operaia attraverso il suo partito costruisce il fronte unito che comprende tutti i settori dei lavoratori e delle masse popolari in lotta. 
Senza classe operaia, senza che il partito sia innanzitutto della classe operaia non siamo di fronte nè ad un partito di classe, nè ad un partito mlm, nè ad un partito in grado di organizzare e dirigere la rivoluzione proletaria nel nostro paese. 
Attualmente proletari comunisti è presente con la sua organizzazione solo in alcune città dove conduce un'attività complessiva con un'iniziale base di massa.
L'iniziale base di massa e le lotte di vari settori di lavoratori, lavoratrici, che attualmente siamo impegnati a dirigere, in particolare al sud, non cambiano il problema principale che è quello di costruire il partito come reparto d'avanguardia organizzato della classe operaia. 
In particolare al sud la questione che bisogna comprendere, sia nelle nostre fila sia nel movimento comunista e rivoluzionario, è che il sud è oggi la maggiore concentrazione nazionale della classe operaia, che le maggiori fabbriche sono nel sud, e che, quindi,

pc 21 luglio - Blutec, ex Fiat Termini Imerese: L’incontro a Roma del 19 con il sottosegretario Bellanova conferma tutti i se e tutti i ma già visti in passato, la “sorpresa” del ritorno in campo della Fiat, ora FCA!, ma soprattutto conferma la cassa integrazione fino al 2019!

Ricapitoliamo ancora una volta: questo accordo dovrebbe confermare le decisioni già prese in passato, e cioè:

22 milioni di investimento pubblico
47 operai rientrano entro settembre 2017
80 operai rientrano entro dicembre 2017
100 operai rientrano entro aprile 2018

Più i 123 che sono già “rientrati” fanno in tutto 350 tondi tondi, ne mancherebbero all’appello altri 350 più quelli dell’indotto… possiamo chiamarlo un “accordo” questo? O si tratta soltanto della firma, quando gliela fanno mettere, sotto un pezzo di carta presentato dai padroni?

Lo stiamo dicendo fino alla noia: questa trattativa serve a mandare a casa in maniera lenta e “indolore” (non indolore per gli operai dell’indotto), gli operai ex Fiat con i soldi pubblici!

Marchionne, sta utilizzando di fatto questa azienda Blutec-Metec/Stola come copertura per sfruttare manodopera operaia praticamente gratis!!! E adesso addirittura apertamente come FCA! Con il vecchio “ricatto occupazionale”, come piace dire ai sindacati confederali, il padrone può decidere tempi e modi di utilizzo degli operai. E i “rappresentanti” sindacali, Fiom, Fim, Uilm, si dicono soddisfatti!!! continuando a sguazzare in questa situazione, perché comunque loro hanno i distacchi, i permessi sindacali, fanno carriera sindacale e politica… questo è il loro modo di essere, di fatto al fianco del padrone!

Gli operai ex Fiat fino a questo momento si sono “salvati”, perché sono comunque un bel numero e rappresentano quindi qualche problema di “ordine pubblico” per politici e polizia, ma soprattutto si cerca di tenerli buoni sempre perché portano voti alle elezioni di ogni tipo, comunali, regionali, nazionali!

Ma non è mai troppo tardi perché gli operai decidano di guidare da sé, autorganizzandosi, questa vertenza e darle la dignità che le spetta!

Riportiamo sotto l'articolo del GdS per chi volesse vedere quanto spesso ingannano i titoli dei giornali e per chi volesse disgustarsi personalmente leggendo le dichiarazioni di sindaco e sindacalisti!

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Vertice a Roma. Presentato il programma per potenziare la produzione nello stabilimento. Soddisfatti i sindacati. Il sindaco Giunta. “Resteranno 700 dipendenti”
Termini, Blutec conferma l’assunzione degli operai ex Fiat

pc 21 luglio - Dalle compagne dell'MFPR: CHI STUPRA UNA DONNA E' COMUNQUE UN FASCISTA E COME TALE DEVE ESSERE TRATTATO

Si è concluso il processo di primo grado per lo stupro di gruppo avvenuto nel 2010 nella sede della RAF.
Di seguito riportiamo un resoconto del processo dentro e fuori le aula del Tribunale e la presa di posizione delle compagne del MFPR quando l’odiosa violenza è diventata pubblica.

Sullo stupro di Parma: noi stiamo con Claudia
Lo scorso venerdì, a 7 anni di distanza dai fatti, si è concluso il processo di primo grado per lo stupro di gruppo avvenuto nel 2010 nella sede della RAF (la Rete Antifascista) di Parma. I giudici hanno condannato tutti e tre gli imputati, appartenenti a quello spazio, con pene tra i 4 anni e i 4 anni e 8 mesi. La chiusura del processo senza dubbio non scrive la parola fine di questa vicenda orribile, le cui conseguenze e i cui strascichi di violenza, così come i modi in cui è necessario affrontarla, si estendono e ci interrogano ben al di là delle aule di tribunale. I punti su cui ragionare e discutere sono parecchi e molto complessi. In questo testo non riusciremo a toccarli tutti ma vorremmo provare ad affrontarne alcuni. Durante il processo, come in quasi tutti quelli che riguardano la violenza sulle donne, è stata messa costantemente in dubbio la credibilità dei fatti denunciati da Claudia e la veridicità del suo racconto. Durante le udienze Claudia ha dovuto subire una nuova e reiterata violenza, ritrovandosi suo malgrado sbalzata sul banco degli imputati, costretta a vedere scandagliata la sua vita privata, a rivedere e rivivere le immagini del suo stupro, a lottare perché quella violenza venisse riconosciuta e chiamata come tale. Insultata e umiliata dagli avvocati della difesa, che si sono aggrappati a ogni fotogramma di quel video, a ogni centimetro del suo corpo, a ogni suo gesto per cercare di negare quella violenza. Questo è ciò che succede nei tribunali, luoghi di espressione di un potere e di una violenza profondamente patriarcale, ogni qualvolta una donna decida di intraprendere un percorso giudiziario contro una violenza di genere subita. Come già avevamo scritto dopo l’emergere delle prime notizie su questa vicenda, la giustizia e la verità sui fatti a cui aspiriamo non può essere quella dettata dalle sentenze dei giudici. Fermo restando il rispetto delle strade che ogni donna sceglie di intraprendere in queste situazioni, non possiamo non ragionare anche sull'estrema contraddittorietà di un sempre più diffuso approccio securitario alla violenza di genere. In un contesto economico, sociale e politico di profondo impoverimento e aumento della violenza, alcune donne scelgono di denunciare alla giustizia e alla polizia i propri aggressori per cercare di porre fine a una situazione da cui non riescono a uscire in altra maniera. Una strada che non fornisce strumenti utili all'uscita da una situazione di violenza ma anzi si trasforma spesso in un'occasione usata per strumentalizzare ulteriormente i corpi e le violenze sulle donne. Le domande che come compagne e compagni dovremmo porci riguardano piuttosto il perché lo stupro subìto da Claudia sia rimasto a lungo taciuto (nonostante le immagini che lo riprendevano siano circolate per molto tempo tra l’indifferenza o peggio il divertimento di molti), perché sia venuto a galla solo in seguito a indagini giudiziarie su altri fatti, perché questo sia potuto accadere in uno spazio sociale che si definiva antifascista ad opera di soggetti che militavano in quella realtà, perché sia stato obliato per anni, perché Claudia sia stata lasciata sola, perché non siano state rispettate le sue scelte né creduta la sua testimonianza.
Da quando - ormai due anni fa - uscirono le prime notizie su questa vicenda, alcune cose sono cambiate: questa storia è riuscita a uscire dal silenzio a cui l’omertà e la complicità degli stupratori, così come di molti attorno a loro, avevano a lungo scelto di relegarla e Claudia ha potuto contare sul sostegno e la solidarietà di quanti hanno deciso di non lasciarla sola in questo percorso, prendendo posizione e sostenendola nelle udienze. Ciò che resta è invece la consapevolezza che portare avanti nei nostri spazi la costruzione di relazioni paritarie, dove cadano le maschere dell'uguaglianza formale, non può essere in alcun modo una scusa o un motivo per sentirsi al riparo da queste forme di violenza, la cui pervasività continua e spinge ad interrogarsi con più urgenza. L'antisessismo non può essere approcciato come un aggettivo da giustapporre a dei nomi, come un'identità statica e data per assodata. È una pratica che va sempre costruita, a volte con difficoltà, nei nostri spazi così come negli spazi sociali che attraversiamo. Combattere il sessismo in tutte le sue forme significa essere in grado di riconoscerlo anche e soprattutto quando questo prende forma vicino e attorno a noi, senza tentennamenti e senza nascondersi dietro certezze auto-assolutorie.
A Claudia il nostro abbraccio e il nostro sostegno.
com. mfpr
 
CHI STUPRA UNA DONNA E' COMUNQUE UN FASCISTA E COME TALE DEVE ESSERE TRATTATO

Sul bestiale stupro di gruppo, avvenuto nel 2010 al centro sociale RAF di Parma, la cui violenza è poi

pc 21 luglio - La Volkswagen sfrutta, reprime e non rispetta i diritti degli operai in Cina! Ma non solo lì



Problemi per la Volkswagen in Cina. I suoi lavoratori accusano il gruppo auto di non rispettare i diritti umani e del lavoro. La storia comincia da una lettera. L’Istanza di un ordinario lavoratore cinese: questo il titolo del messaggio recapitato a Wolfsburg. Firmato “Ai Zhenyu, rappresentante dei lavoratori”. “La Germania è un paese che sottolinea sempre la difesa dei diritti umani – scrive Ai Zhenyu – e spesso critica la Cina per il suo approccio ai diritti umani. Ora le aziende tedesche Volkswagen e Audi sono state denunciate per le loro pratiche discriminatorie nei confronti dei lavoratori degli stabilimenti cinesi, hanno totalmente ignorato i diritti umani dei lavoratori cinesi: come potete rimanere indifferenti? Sono questi i vostri standard per i diritti umani?”, chiede l’attivista cinese. Ai Zhenyu, delegato sindacale dello stabilimento Faw-Volkswagen, ubicato nella città nordorientale di Changchun, ha pubblicato la lettera (ripresa dal China Labour Bullettin) subito dopo essere stato rilasciato dalla polizia. Il sindacalista “invita il Gruppo Volkswagen a rompere il suo lungo silenzio e ad assumersi la responsabilità delle violazioni dei diritti del lavoro in base alla legge cinese e all’accordo quadro globale della stessa Vw”, scrive il Clb. Lo scorso giugno Ai Zhenyu, insieme ad altri due delegati, Fu Tianbo e Wang Shuai, è stato arrestato dalla polizia per aver organizzato una lunga vertenza salariale in rappresentanza di circa tremila lavoratori esternalizzati, addetti della Faw-Volkswagen ma assunti da agenzie in appalto che li retribuiscono la metà di un normale dipendente della fabbrica. “Ai e Wang sono stati scarcerati, mentre Fu Tianbo è ancora detenuto”, informa sempre il Clb. La vertenza va avanti dal 2016. Lavoratori e sindacalisti hanno aperto un negoziato con la direzione della fabbrica e con le autorità governative di Changchun, “ma quando la vertenza si è complicata – scrive sempre Clb – l’azienda ha fatto un passo indietro e la polizia ha iniziato a prendere di mira i sindacalisti”. Tra i circa tremila operai esternalizzati – ricostruisce sempre il Clb – molti hanno un’anzianità di oltre dieci anni, ma guadagnano la metà dei loro colleghi interni, oltre ad essere privati dei benefit garantiti ai dipendenti full time. I lavoratori chiedono un risarcimento “per anni di disuguaglianza e la garanzia di condizioni contrattuali eque per il futuro”. “La legalità delle quattro agenzie di risorse umane che forniscono lavoro a Faw-Vw Changchun è stata messa in discussione – scrive il Clb – . Secondo i registri pubblici, almeno un’agenzia, Bozhong Autoparts, è direttamente di proprietà e controllata dalla Faw-Vw. Un’altra agenzia – prosegue la denuncia del Clb –, Hongxin Youye Human Resources Co., si trova all’interno del distretto Faw di Changchun, appena a un chilometro dalla porta principale dello stabilimento Volkswagen”.


(Una pagina della lettera in cinese e tedesco inviata dai lavoratori cinesi alla Volkswagen il 18 luglio 2017. Qui il testo completo)
Secondo Clb, la Volkswagen sta violando il suo stesso accordo quadro globale 2012. Nell’accordo, Vw si impegna a risolvere i conflitti attraverso i negoziati con i rappresentanti dei lavoratori, a limitare la percentuale di personale esterno temporaneo e a garantire la parità di retribuzione e trattamento di tutto il personale. “In base a questa intesa, Volkswagen è tenuta a negoziare con i lavoratori per rispondere alle loro richieste, ma dopo gli arresti di giugno deve ancora prendere una posizione sulla persecuzione e repressione dei delegati sindacali”, conclude il Clb, aggiungendo che “è tempo che la Volkswagen dia una risposta”.
(D.O.)