mercoledì 25 gennaio 2017

pc 25 gennaio - I legami tra Juventus, tifoseria e 'ndragheta cominciano a venire allo scoperto

Juventus, Agnelli contro Marotta: faida interna per biglietti, bagarini, clan...

Juventus, Agnelli contro Marotta: faida interna per biglietti, bagarini & clan

Come undici anni fa. Come per Calciopoli. Anche stavolta, una vicenda giudiziaria con un capitolo sportivo può alterare gli equilibri interni alla Juventus e propiziare improvvisi movimenti ai vertici. Il pretesto è la corposa inchiesta della Procura di Torino sul rapporto fra la società della famiglia Agnelli/Elkann e i gruppi dei tifosi, sulla gestione dei […]

Leggi articolo su Internazionale del 13 gennaio 2017
Cosche soldi e pallone - tobias jones the guardian regno unito

pc 25 gennaio - DA FIRENZE - MIGRANTI: "ROMPERE IL RICATTO, LOTTARE PER UNA VITA MIGLIORE"

Firenze. Tantissimi in assemblea: rompere il ricatto, lottare per una vita migliore!


I 130 posti a sedere in sala non sono riusciti ad ospitare tutti i partecipanti all'assemblea pubblica che si è svolta stasera allo stabile di via Spaventa occupato da 7 giorni dai rifugiati dell'ex-Aiazzone. “Contro la finta accoglienza, affermiamo diritti e dignità”: questo il tema affrontato con tantissimi interventi in un lungo dibattito che ha visto molti migranti – ma non solo – prendere parola.
L'assemblea è stata aperta dai rifugiati che, dal giorno della morte di Alì Muse nell'incendio dell'ex-Aiazzone ad oggi, sono protagonisti di una dura lotta che ha avuto il merito di rompere il silenzio intorno alle condizioni di vita dei migranti e all'evidente fallimento del sistema di accoglienza attuale. Un nuova presa di parola in cui sono state ribadite le responsabilità politiche che stanno dietro la morte di Alì Muse e le ragioni di una lotta che non è intenzionata a fermarsi fino al raggiungimento del proprio obiettivo: una casa stabile e dignitosa.
Una nuova occasione in cui i rifugiati hanno rispedito al mittente le accuse di “furbizia” e “prepotenza” arrivate in questi giorni dal Sindaco Nardella e l'assessore Funaro, denunciando la

pc 25 gennaio - Giulio Regeni - l'ipocrisia dello stato e del governo dell''imperialismo italiano va smascherata - anche questa è verità e giustizia!

L'Italia ha continuato a vendere armi all'Egitto anche dopo l'omicidio di Giulio Regeni





Anche dopo l'assassinio di Giulio Regeni, l'Italia ha continuato a vendere all'Egitto armi e munizioni per un valore superiore al milione di euro.
Come verificato da VICE News, il business delle esportazioni sta proseguendo indisturbato nonostante diverse risoluzioni europee abbiano esortato la sospensione delle forniture "di attrezzature che potrebbero essere usate a fini di repressione interna" anche verso il paese nordafricano.

Allo stesso tempo, alcuni presunti tentennamenti del governo italiano nel cercare la verità sulla sua morte hanno acceso i riflettori sui forti interessi commerciali che girano attorno all'Egitto, tra cui spicca la vendita di armi. Diversi organismi ed esponenti politici hanno chiesto la sospensione delle forniture militari a un paese macchiato dalle violazioni dei diritti umani.
L'8 marzo si è pronunciato anche il Parlamento Europeo, approvando una risoluzione che, tra le altre cose, invita gli stati membri a "vietare l'esportazione di qualsiasi tipo di materiale di sicurezza e aiuto militare in Egitto."

I dati verificati da VICE News rivelano però che, due mesi dopo il ritrovamento del corpo del ricercatore, l'Italia ha inviato nuovi armamenti in Egitto.
Secondo le informazioni commerciali rese note dall'ISTAT, ad aprile 2016 il paese guidato dal regime di al-Sisi ha infatti ricevuto dall'Italia 2.450 kg di armi e munizioni—per un valore totale di oltre un milione di euro.

pc 25 gennaio - Continua il bluff antioperaio a Termini Imerese... ma senza l'autorganizzazione di classe e di massa rappresentata dallo slai cobas per il sindacato di classe non c'è alcuna ripresa vera della lotta di classe


Termini Imerese Blutec: slitta al 2017-2018 l’assunzione dei 700 ex operai Fiat

da sialcobas.it Solo la primavera scorsa si parlava della reindustrializzazione di Termini Imerese, la ex fabbrica Fiat, ora Blutec. Governo e sindacati brindavano ai primi 30 operai (su più di […]



.. Governo e sindacati brindavano ai primi 30 operai (su più di 700) che erano stati assunti, con la prospettiva di un progressivo reintegro di tutti quanti gli altri. Blutec produce componenti per auto e ha presentato un piano di rilancio incentrato sulla produzione di auto ibride ed elettriche. Ma all’incontro al Ministero dello Sviluppo economico di inizio settimana, per la valutazione dei progressi del progetto industriale in vista dello sblocco del finanziamento pubblico da 22 milioni (74 milioni in totale), è emerso che non ci sono certezze sui tempi d’avvio della produzione di auto.
Rimane quindi sospesa l’ipotesi della piena occupazione dei 700 ex operai Fiat, e viene quindi anche a cadere ogni prospettiva occupazionale anche per gli ex addetti delle aziende dell’indotto

pc 25 gennaio - L'imperialismo USA di Trump accende i fuochi della contesa interimperialista con Russia e Cina

Missili cinesi ai confini russi ...


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Che l'asse geopolitico, economico e, probabilmente, in una prospettiva non molto lontana, anche militare, si stia progressivamente spostando verso l'area del Pacifico orientale, con gli Stati Uniti in perdita di posizioni proprio in quell'area, pare un dato abbastanza assodato. Che la nuova amministrazione statunitense non faccia mistero – Donald Trump ne ha parlato a varie riprese anche durante la campagna elettorale – di considerare quello cinese il teatro di un più aspro confronto per l'America: anche questo appare indubitabile. Che la Cina, in particolare, costituisca l'obiettivo dell'offensiva economica e politica di Washington,

pc 25 gennaio - Protesta dei terremotati a Roma... ma non si tratta di incapaci e burocrazia

Roma. I terremotati portano “la scossa"


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"La scossa dei terremotati" era il titolo della manifestazione che ha portato oggi a Roma, in piazza Santi Apostoli, la protesta delle popolazioni del centro Italia colpite dal sisma e dal maltempo di questi giorni. Tante le fasce tricolori "simboliche" , gli striscioni e i cartelli scritti a mano e numerose le realtà presenti in piazza: da “Amatrice e le sue 69 frazioni”, al comune di Grisciano, da Illica a Cittareale e Poggio d'Api, dalla pro-loco di Norcia e quella di Colle Gentilesco, solo per citarne alcuni.  Il sit-in organizzato da “Quelli che … il terremoto, gruppo spontaneo di cittadini apartitici provenienti da tutto il territorio coinvolto” e presentata come apolitica dagli organizzatori, si è poi trasformato in un corteo che ha raggiunto piazza Montecitorio.
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 da proletari comunisti 
 Ciò che sta accadendo a Rigopiano, nelle zone terremotate e sommerse dalla neve delle Marche, dell'Abruzzo, le voci di denuncia delle popolazioni locali, mostrano l'inconciliabilità tra questo sistema capitalista, il suo Stato, il suo governo e le necessità vitali delle popolazioni. Mostra, in maniera tragicamente esemplare, il contrasto stridente tra il livello pur avanzato delle forze produttive, della tecnologia, delle conoscenze scientifiche e il fatto che questo sistema sociale, economico, politico, non riesce a fare neanche una previsione meteorologica in tempo, ad attrezzarsi per affrontare fenomeni straordinari ma prevedibili della natura, soprattutto quando già sono accaduti nella zona, non riesce ad arrivare nei tempi necessari a soccorrere le persone, a salvaguardare animali, strutture, ecc. Un sistema imperialista che usa i droni per scovare i cosiddetti "terroristi" nei paesi teatro delle sue guerre, poi non riesce a trovare le persone isolate dalla neve, non garantisce luce, viveri, gasolio, ecc., come e peggio che in un paese del terzo mondo.

Mostra la contraddizione irrisolvibile, tra ciò che potrebbe essere fatto, già oggi, per impedire questi disastri o salvare vite umane, e questo sistema capitalista che invece usa il livello di sviluppo attuale e possibile delle forze produttive non per metterle al servizio delle masse popolari, per rendere non distruttivo il rapporto tra uomo e natura, ma unicamente per rafforzare il suo potere economico e politico, per fare profitti speculando sui territori, devastandoli, ponendosi in aperto contrasto con la natura (che di fatto distrugge, ma che alla fine - come scriveva Engels, si vendica); per destinare i fondi pubblici non per interventi a salvaguardia dei territori e delle popolazioni, ma alle banche, al sostegno ai grandi industriali, alle missioni di guerra, alle grandi opere speculative e di distruzione di altri territori.

Ma la tragedia di questi giorni, settimane, mesi mostra anche, e diremmo soprattutto, un'altra cosa:
il contrasto lampante tra tutto l'apparato, la mega macchina di questo Stato, governo che non riesce a salvare alcunchè, nè prima nè dopo, tra i capi di governo, ministri, partiti parlamentari che fanno dichiarazioni ipocrite a tragedie avvenute, e sempre più ravvicinate; e la grande forza, capacità, intelligenza, eroismo degli uomini che, come sta accadendo in questi giorni, si inventano mezzi, modi per arrivare comunque nelle zone piene di neve, spalano con le mani, riescono a salvare persone in condizioni impossibili.

Questo contraddizione sta ormai arrivata al suo punto letale e va affrontata e risolta. Liberandosi, con la rivoluzione delle masse proletarie e popolari, di questo sistema mortifero, morente.

pc 25 gennaio - CONTRO IL FASCIO IMPERIALISTA TRUMP SERVE L'ANALISI LUCIDA DEI PROLETARI

Riportiamo una prima parte del resoconto dell'incontro su Trump che si è tenuto a Palermo il 21 gennaio scorso  e la presentazione dello Speciale


Scoppierà la guerra mondiale? Dichiarerà guerra alla Cina immediatamente? Si pensa che siano battute, ma non sono battute. Sono domande che si fanno i giornali della borghesia, con i loro intellettuali ed economisti, politici; la domanda se la fanno sul serio. Sono domande molto pesanti, nell’inserto del sole 24 ore di oggi i padroni hanno riportato: "Possiamo aspettarci guerre commerciali con la Cina, imposizioni tariffe sulle importazioni, un muro e altre misure anti immigrazione, tagli alle tasse per la classe media, un gigantesco piano d’infrastrutture, un accordo globale con la Russia, ecc..." ma la prima cosa che mettono all’attenzione di tutti è la possibilità della guerra, diciamo che queste sono le affermazioni che fa la borghesia.
Che cosa succederà alle donne, visto quello che è successo durante la campagna elettorale e adesso che sarà insediato con pieni poteri? Che cosa succederà davvero ai migranti? Sono tutte domande che si continuano a fare anche anziani militanti, come questa qui [si indica un articolo del Venerdì di Repubblica] militante femminista americana, su cosa succederà alla politica americana, che toccherà tutto il mondo naturalmente. 
Alcuni dicono che Trump ha un programma molto vago, perché ne ha dette di tutti i colori, ma poi vedremo cosa succederà realmente.
Noi dobbiamo preoccuparci da questo punto di vista? Quando diciamo noi, ci riferiamo alla classe lavoratrice, operaia, i proletari e le masse più in generale, che non sono quelli che rientrano fra gli 8 più ricchi del mondo (avrete visto la statistica) che detengono 460 miliardi, raggiungendo esattamente l’equivalente in beni della metà dell’umanità e cioè 3,6 miliardi di persone. Noi non ci possiamo preoccupare da questo punto di vista, ma ci dobbiamo preoccupare di ciò che succede alla classe operaia. Che cosa succederà a noi e a quello che rappresentiamo, e cioè il mondo del lavoro, il mondo delle donne doppiamente sfruttate e dei migranti che sono nell’occhio del ciclone? Noi facciamo questa riunione perché esprimiamo il punto di vista proletario, le informazioni e le statistiche sono state dette in abbondanza, sia prima e saranno ridette oggi e sparate tramite i mezzi di comunicazione. 
Di solito dopo l’insediamento ci sono i primi 100 giorni dove si aspetta per vedere cosa fa, e certamente sono dei giorni utili per capire l’indirizzo che vuole dare, ma quello che a noi interessa su che cosa succederà, ci interessa come classe.

pc 25 gennaio - formazione operaia - leggi e richiedi alla redazione di proletari comunisti o alla libreria metropolis roma - milano


pc 25 gennaio - GIULIO REGENI UNO DI NOI



pc 25 gennaio - TRUMP PASSA SUBITO AD ATTACCARE L'ABORTO - MA E' UNA PIETRA CHE GLI DEVE RICADERE SUI PIEDI...

Negli Stati uniti la battaglia per la difesa del diritto d'aborto e per la libertà di decisione delle donne è stata sempre molto alta, vasta e combattiva. Questa in passato è riuscita a respingere i provvedimenti più reazionari e i movimenti fascisti, cattolici integralisti pro life, e questa lotta, fatta da migliaia di donne e non lasciata alle organizzazioni non governative, ora siamo convinte che possa e deve riprendere, con in prima fila i settori più poveri delle donne,le immigrate che sono più colpite da questi tagli.

(Dalla stampa) - Uno dei primi ordini esecutivi firmati dal presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha bloccato i finanziamenti del governo federale alle organizzazioni non governative internazionali che praticano o informano sull’interruzione di gravidanza all’estero. Non è la prima volta che un presidente americano introduce questa regola, che viene chiamata “Mexico City Policy”. Era stata introdotta dall’amministrazione di Ronald Reagan nel 1985... Bill Clinton la eliminò nel 1993, George W. Bush la ripristinò nel 2001, Barack Obama la eliminò nuovamente nel 2009. Anche durante la presidenza Obama la legge americana proibiva il finanziamento diretto dei servizi che comprendono l’interruzione di gravidanza (secondo l’emendamento Helms del 1973), ma le stesse organizzazioni che li fornivano potevano essere finanziate in altri ambiti, comprese la diffusione dei metodi contraccettivi e le cure post-operatorie per le donne che scelgono di abortire.
Con la “Mexico City Policy” le ONG che in tutto il mondo forniscono assistenza sanitaria e

pc 25 gennaio - In varie città italiane riparte la campagna di informazione e solidarietà con le masse popolari indiane - info csgpindia@gmail.com

martedì 24 gennaio 2017

pc 24 gennaio - Libia, l'imperialismo italiano semina vento, raccoglie tempesta!

Tripoli. – Una autobomba è esplosa vicino all'ambasciata italiana, due persone sono morte

L'agenzia Askanews, riporta che Houssam al Tabuni, un responsabile della Croce Rossa a Tripoli, ha indicato che due corpi carbonizzati e non identificati sono stati recuperati dalla vettura. Secondo una fonte dei servizi di sicurezza locali, non è possibile al momento determinare se l'esplosione sia stata accidentale o se sia trattato di un fallito attentato. L'autobomba è esplosa lungo una strada situata dietro all'ambasciata d'Italia e a quella d'Egitto, davanti al Ministero della Pianificazione e non distante da un albergo. L'Italia aveva annunciato il 9 gennaio la riapertura della sua ambasciata a Tripoli, chiusa nel febbraio 2015 qualche mese dopo la conquista della capitale libica da parte di una coalizione di milizie, alcune delle quali composte da fondamentalisti islamici. L'Italia è stata il primo Paese occidentale a riaprire la sua rappresentanza diplomatica nella capitale libica.
e sostiene il governo di unità nazionale insediatosi a Tripoli... il ministro degli Interni Minniti è stato a metà gennaio in Libia. Centinaia di soldati italiani si trovano a Misurata ufficialmente per proteggere la costruzione di un ospedale. Martedì scorso, durante l’audizione alle Commissioni di Camere riunite, il ministro degli Esteri Angelino Alfano aveva fatto il punto sui primi 30 giorni del suo mandato, e aveva parlato anche di Libia. Alfano ha ricordato come “noi siamo stati i primi a chiedere un ruolo per Haftar” e ha annunciato che l’Italia ha in progetto di fornirgli aiuti.
Una apertura di credito verso Haftar che evidentemente non deve essere piaciuta a quelli di Tripoli che con Haftar hanno in corso da mesi un durissimo braccio di ferro oppure un segnale delle forze vicino ad Haftar poco felici dell'atteggiamento ondivago dell'Italia.
La Camera dei deputati di Tobruk (Haftar) aveva emesso un durissimo comunicato in occasione della visita di Minniti a Tripoli. " Siamo rimasti sorpresi ieri sera per l’ingresso di fregate da guerra cariche di armi e di soldati dell’esercito italiano; un fatto che nasconde mire colonialiste grazie alla complicità di alcune parti che vogliono solo assecondare i loro interessi e restano aggrappati al potere per governare la Libia”, insomma non proprio un apprezzamento.

da contropiano

pc 24 gennaio - Giulio Regeni ucciso dai servizi segreti di Al Sisi e coperto dall'alleanza Al Sisi-Renzi

La verità è quella detta, anche da noi dal primo giorno
- leggi e richiedi lo speciale di proletari comunisti, uscito
pochi giorni dopo

La giustizia è quella della borghesia, dell'imperialismo
che usa la verità ai suoi fini e lascia impuniti mandanti e responsabili dell'atroce assassinio

Il regime di al Sisi è il "Pinochet d'Egitto", l'imperialismo è il suo padrone, l'imperialismo italiano

pc 24 gennaio - CONTRO GLI UOMINI, UN SISTEMA SOCIALE CHE ODIA LE DONNE, PREPARIAMO LO SCIOPERO DELLE DONNE NELL'8 MARZO

Riportiamo questo articolo del giornale "Taranto buona sera" che riepiloga gli ultimi femminicidi a Taranto, ma anche il clima di complicità delle Istituzioni, Magistratura, Chiesa, ecc.

Il Movimento femminista proletario rivoluzionario fa appello alle donne a unirci e lottare.
L'8 marzo a Taranto, come a livello nazionale faremo lo "sciopero delle donne". Scendiamo in piazza, insieme possiamo essere forti e non avere paura, ma far paura agli "uomini che odiano le donne", e ad un sistema sociale che li copre e li produce. 
Già dalla prossima settimana avviaremo tante iniziative - contattateci: mfpr.naz@gmail.com - Taranto via Rintone 22.  

Maschi che odiano e uccidono le donne

A Taranto è allarme per i casi di femminicidio

di SELENE PASCARELLA

Omicidio in via Lago di Monticchio © Renato Ingenito
"...Uomini diversi per età, professione ed estrazione sociale, uniti da un comun denominatore di violenza di genere: hanno ucciso o provato a uccidere le loro mogli e compagne sotto il cielo di Taranto.

Uomini che odiavano le donne e in due casi si sono tolti la vita. Uno subito dopo l’omicidio, Luigi, dopo aver assassinato anche il figlioletto. L’altro, Giuseppe, a un mese e mezzo dall’arresto per un tentato omicidio rivendicato su Facebook. «Purtroppo non ci sono riuscito», ha scritto, raccogliendo l’incoraggiamento di altri haters maschili nascosti dietro all’impunità. Uomini che vivevano a Taranto, città del sud dove la famiglia è sacra, le donne non si toccano nemmeno con un fiore... Ma, il dato è nazionale, tra l’agosto del 2015 e quello del 2016 sono avvenuti 398 omicidi volontari, dei quali 49 sono collegabili al crimine organizzato e 3 commessi da persone sconosciute alla vittima. Nei restanti 138 casi si è trattato di un omicidio compiuto da partner, ex, parenti e conoscenti.

La città dei due mari in questo non fa eccezione. Le storie delle donne che hanno trovato la morte nel capoluogo jonico negli ultimi tre anni lo dimostrano. Ilaria Pagliarulo ha vent’anni,

pc 24 gennaio - Grillo - reazionario sempre - chi lo appoggia a sinistra serve la reazione e la confusione nel movimento e va combattuto


ALMAVIVA
La prima concerne Almaviva. Di fronte all'infame licenziamento di 1600 lavoratori e lavoratrici romane, Luigi di Maio assolve l'azienda e mette sul banco degli imputati la CGIL. Non per criticare, come qualche ingenuo potrebbe pensare, la gestione sindacale nazionale della vicenda o la linea sindacale in generale, ciò che dal nostro punto di vista sarebbe ed è doveroso. Ma per mettere in discussione ancora una volta il sindacato in quanto tale. «La vicenda Almaviva dimostra che la rappresentanza collettiva dei lavoratori non ha alcun senso. È ora che ogni lavoratore inizi a rappresentarsi da solo». Testuale. Invece di rivendicare un sindacato che faccia con coerenza il proprio mestiere, Di Maio vuole proprio abolire il mestiere del sindacato. Ai 1600 lavoratori licenziati il futuro candidato premier dei 5 Stelle offre la solitudine individuale della disperazione. Cioè la condizione cui l'ha costretti l'azienda. Magari, forse, un domani ammortizzata da un miserabile... reddito di cittadinanza. Non è un caso che il Grillo natalizio, in lussuosa vacanza a Malindi, abbia sentito il bisogno di elogiare pubblicamente «la povertà» come nuovo stile di vita..

'immigrazione. 
Subito dopo gli atroci attentati terroristici di Berlino, Beppe Grillo ha sentenziato: «Ora basta. Tutti i migranti che non hanno diritto all'asilo devono essere rimpatriati. Domani stesso, senza perdere un'ora». Neppure Salvini era giunto a tanto. Grillo rivendica la deportazione immediata di massa di uomini, donne, bambini, in fuga dalla fame, dall'oppressione, dalla morte. Altro che “migranti economici”!. La linea di marcia è quella stessa del governo Gentiloni e del suo ministro degli interni Minniti, che ha inaugurato una vera e propria campagna di retate in tutta Italia alla caccia di migranti irregolari senza permesso di soggiorno per compilare la lista dei rimpatri forzati. Invece di punire chi li sfrutta in nero e di regolarizzare le condizioni degli sfruttati, Minniti compila la lista degli sfruttati da cacciare (e da ammassare nel frattempo nei nuovi lager dei CIE). Appaltando intanto al governo di Tripoli e ai governi africani il lavoro sporco di blocco e segregazione dei disperati alla partenza, in cambio della regalia di miliardi... pagati dai lavoratori italiani. Lo stesso lavoro sporco prezzolato già appaltato a Erdogan nei Balcani, a spese dei lavoratori europei. Il M5S, sulla scia di Minniti e Salvini, gioca semplicemente allo scavalco della peggiore xenofobia. 

 Trump
Il peggior arnese reazionario della storia americana è giudicato da Grillo «un uomo di pace» e «un grande uomo di Stato» «al pari di Putin». Portatore di «distensione» nel mondo. Incredibile. 
Trump vuole costruire un muro invalicabile contro i migranti messicani, a tutto vantaggio delle mafie criminali di frontiera. Annuncia la cancellazione dei pochi vantaggi sociali dell'Obamacare, a beneficio delle compagnie di assicurazione. Rivendica la guerra commerciale alla Cina e una svolta protezionista della politica economica USA, col prevedibile rincaro delle importazioni a spese dei salari americani, e le inevitabili ritorsioni speculari dei paesi colpiti a danno dei posti di lavoro americani. Rivendica l'appoggio incondizionato al corso coloniale dello Stato sionista d'Israele, cioè alla guerra contro i palestinesi. Annuncia la possibile revoca dell'accordo sul nucleare con l'Iran. La possibile distensione con la Russia di Putin è in funzione di questa politica reazionaria. “Rifare grande l'America” è il nuovo inno sciovinista dell'imperialismo americano, su cui cercano di montare tutti i peggiori populismi reazionari d'Europa, alla ricerca di benefici elettorali e di legittimazione politica internazionale. Poteva mancare il M5S? 

da un testo del Pcl

pc 24 gennaio - I MIGRANTI DEI CENTRI D'ACCOGLIENZA TORNANO IN PIAZZA A TARANTO - MENTRE SI PREPARANO AD INVESTIRE LA CITTA' E ALLA GIORNATA NAZIONALE DI LOTTA

Una folta delegazione di migranti di Taranto dei centri d'accoglienza Paolo VI, Bel Sit e Campo Sofia è tornata a manifestare, presidiare la prefettura questa mattina.
 
Con striscioni e cartelli hanno rivendicato innanzitutto la revoca del provvedimento di espulsione dal Bel sit per più di una decina di migranti, "colpevoli" solo di aver dimostrato in strada nei pressi del Centro d'accoglienza Bel sit per la mancata corresponsione da diversi mesi del pocket money di 2,50 euro e per la scarsa considerazione delle loro esigenze ad opera
dell'Ass. Salam che gestisce la struttura.
Invece che soluzioni per i loro elementari problemi, espulsione! Una logica inaccettabile, incivile rispetto ad una legge che è forte nei confronti dei migranti e condiscendente invece verso le gravi inosservanze delle associazioni e delle istituzioni nei loro confronti.

Ma sono state proprio le esigenze dei migranti il centro dell'iniziativa di oggi. Sono ormai diverse settimane che i migranti sollecitano una soluzione immediata di problemi vitali, quali la mancanza di acqua, il freddo, il cibo non adeguato, il sovraffollamento, e ancor più la mancata assistenza sanitaria - nelle condizioni in cui si vive, è facile ammalarsi e dovrebbe essere scontato essere curati, invece le carenze su questo sono frequenti e in alcuni casi gravi. C'è voluto nei giorni scorsi che il sindaco in persona si è dovuto occupare della salute di uno di essi. E oggi un migrante è stato lasciato senza medicine nonostante forti dolori al colon.

Questi problemi immediati sono però parte del più generale problema del rispetto del diritto d'asilo che diventa lettera morta, perchè passano
mesi prima che i migranti possano essere convocati dalla Commissione. Commissione a cui spesso i migranti si recano senza la sufficiente assistenza legale e informazione affinchè la loro richiesta venga raccolta.
Alla struttura di Paolo VI dell'Ass. "Noi e Voi" questo sta diventando sempre più inaccettabile. I migranti, un centinaio, stanno lì da mesi con una carta di soggiorno temporanea, senza documenti e senza che nessuno di essi sia stato ancora ascoltato dalla Commissione.

Ma basta lamenti, i migranti ora lottano con
lo Slai cobas sc, in forma collettiva, determinata, organizzata!
Trovano la solidarietà di altri migranti a livello nazionale, che nei giorni scorsi, da Pordenone, Roma, Foggia, Ventimiglia, Napoli, ecc. hanno mandato messaggi di sostegno alla lotta e inviato comunicati alla Prefettura; come di solidali di Taranto: questa mattina erano presenti al presidio anche ex operatori del Centro Bel sit, che mesi fa sono stati licenziati dalla Salam
(forse perchè erano dalla parte dei migranti)

Oggi in prefettura la funzionaria Rucco che ha ricevuto una delegazione di migranti e Slai cobas invece che il viceprefetto Trenaterra, ha comunicato che prefetto e questore stanno attentamente rivedendo il provvedimento di espulsione dal Bel sit.
Noi chiediamo che vengano sentiti i migranti e che esaminino il materiale documentario che anche noi abbiamo a disposizione e che si faccia presto perchè, intanto i migranti colpiti sono in mezzo alla strada, o in alloggi di fortuna di soggetti solidali.

Sugli altri temi posti per l'ennesima volta, questa volta non ci siamo accontentati delle parole di interessamento, abbiamo dato una specie di ultimatum, perchè ci siano soluzioni serie e concrete entro il 6 febbraio. Senza di queste i migranti torneranno a manifestare in massa anche nel quadro di una giornata nazionale sugli stessi problemi che si svolge in tutt'Italia.

Ma è anche necessario informare la città sulla reale situazione dei migranti, perchè la gente di Taranto deve sapere quali sono realmente le condizioni dei migranti, perchè la loro lotta è giusta e legittima e deve ottenere la solidarietà della città.
Dobbiamo combattere ogni forma di razzismo che è un veleno seminato per una guerra tra poveri che rende incivile una società e non deve avvelenare una città come la nostra che ha tanti problemi.
Per questo, in attesa della mobilitazione del 7 febbraio, 
i migranti sabato, 28 febbraio alle ore 18,30 in piazza Immacolata e nella via centrale, informeranno i cittadini.
Invitiamo la stampa, le associazioni, gli antirazzisti ad essere presenti e a dare una mano. 

pc 24 gennaio - LOGISTICA: ALTI PROFITTI PER I PADRONI, SUDORE E SANGUE PER GLI OPERAI


Logistica spinta dagli incentivi



(Imagoeconomica)
Di solito a gennaio non si muove nulla ma questa volta è diverso». Per Gianfranco Silipigni, fondatore della brianzola Lcs, il 2017 inizia col botto. Già acquisiti ordini per tre milioni di euro, tutti caratterizzati da un “innesco” comune: l’iperammortamento. Caso non isolato quello della brianzola Lcs, perché gli incentivi previsti dal governo per i beni di Industria 4.0 stanno avendo un impatto rilevante nell’intera area della logistica hi-tech.
Magazzini e sistemi di movimentazione automatici rientrano infatti in tutto o in buona parte nella categoria dei beni incentivabili con ammortamento al 250%, che in aggiunta alla legge Sabatini nella nuova versione 4.0 consente all’impresa di “ripagare” in cinque anni fino ai due terzi dell’investimento. Per Lcs, 15 milioni di ricavi e 50 addetti, si prospetta un anno in corsa, con la possibilità concreta di superare i livelli pre-crisi. «Saremo chiamati a un picco di lavoro straordinario - spiega l’imprenditore - e il rischio è addirittura quello di faticare ad accontentare tutti. Ottimi, dunque gli incentivi, anche se forse sarebbe meglio vedere misure stabili, continuative».
Mercato in fermento anche per altre imprese, tra cui la modenese Proxaut, con commesse in fase finale di trattativa per oltre tre milioni di euro. «Qualcosa si muove - spiega l’imprenditore, Stefano Ballotti - e in tutte le nostre offerte noi spieghiamo ai clienti i vantaggi dei bonus: se le due commesse che stiamo trattando vanno a buone fine per noi in effetti cambia la vita». L’azienda, cinque milioni di ricavi e 25 addetti, si porterebbe infatti al record storico di ricavi ma già ora, alla luce delle prospettive 2017, ha pianificato l’ingresso di cinque persone. «Gli ordini già acquisiti, anche grazie al superammortamento al 140%, saturano la nostra produzione per alcuni mesi, se chiudiamo queste commesse saremo impegnati per l’intero anno». Scattano anche le aziende emiliane, con nuove commesse 4.0 per Elettric80 (carrelli a guida laser) e Modula (magazzini automatici), che ha acquisito a gennaio nuovi ordini italiani per 250mila euro. «Altre trattative sono aperte - spiega l’ad di Modula Miguel Fabra - e credo che possa esserci un’accelerazione nel corso dell’anno».
Nel 2017 partenza sprint in Italia anche per la bergamasca Automha (magazzini automatici), 50 milioni di ricavi con 150 addetti. Grazie all’iperammortamento l’azienda ha già chiuso ordini per un milione di euro, con prospettive di crescita ulteriore in corso d’anno. «I clienti chiamano, chiedono offerte - spiega il direttore operativo Roberta Togni - e soprattutto si informano sull’inserimento dei nostri prodotti nelle tabelle del ministero. Certo, le trattative per impianti di questo genere sono lunghe, ma credo che alla fine dell’anno i volumi italiani cresceranno ancora».
Il nodo principale per il settore è quello dei tempi, che prevedono mesi di negoziazione solo per strutturare l’offerta dal punto di vista tecnico. Quasi mai, nell’impostazione di un nuovo magazzino automatico integrato con il sistema gestionale interno, che prevede magari carrelli a guida laser per la movimentazione interna, si può ragionare infatti su prodotti standard. Il che sposterà probabilmente nella seconda parte dell’anno la massa più significativa di ordini in arrivo dall’Italia. La normativa prevede comunque che l’agevolazione sia fruibile per beni consegnati entro giugno 2018, a patto che ordine e anticipo del 20% avvengano entro la fine di quest’anno.«Se dovessi fare una stima - aggiunge Riccardo Ferretto, ad dell’omonimo gruppo - direi che da Industria 4.0 potrebbe arrivare il 10-15% del nostro fatturato. Vedo un grandissimo movimento e molte richieste di offerta: credo che queste misure siano un bene per l’intera economia». Il gruppo vicentino, 210 addetti e 69 milioni di ricavi (già record storico), punta a crescere fino a quota 75 nel 2017, anche grazie ai bonus 4.0. «Qualche trattativa si è già chiusa - spiega - e parlando con i clienti si capisce che tutti stanno facendo i calcoli, con l’iperammortamento a rappresentare un potente incentivo per investire».

pc 24 gennaio - "QUANTO SFRUTTAMENTO STA DIETRO LE MERCI DEI SUPERMERCATI" - GLI OPERAI MIGRANTI DELLA LOGISTICA DI BRIGNANO IN PRESIDIO AI SUPERMERCATI

I facchini della piattaforma logistica Kamila di Brignano Gera d'Adda (Bg) da mesi hanno aperto
una complicata vertenza sindacale con le cooperative che hanno in appalto il magazzino (sono dello
stesso consorzio che gestisce i magazzini di Basiano, Pioltello, Origgio...)
Lottano per condizioni di lavoro dignitose, per il rispetto dei diritti sindacali ed umani, della salute e
sicurezza, ed oggi anche per il ritiro dei licenziamenti disciplinari repressivi.
Le cooperative, veri e propri padroni senza regole, oppongono una ingiustificata chiusura ad ogni
richiesta, impongono ritmi di lavoro disumani, demandando la responsabilità alla società
committente Kamila.
Chi subisce si spacca la schiena e le braccia movimentando 180/200 colli l'ora, chi cerca di tutelare
la salute e la sicurezza è colpito da una vera e propria persecuzione disciplinare: in poco più di un
mese oltre 150 lettere disciplinari, ora anche i licenziamenti, per 'scarso rendimento'.
A novembre 5 segnalazioni a ATS per 5 gravi mancati infortuni; 19 dicembre 2016 Banda Said
investito da un carrello in velocità, ne esce miracolato con le gambe rotte; 3 gennaio 2017 analogo
incidente solo con danni fisici minori!
Il socio di maggioranza di Kamila è il network di supermercati Agorà (tra i quali Tigros). Che non
risponde alle richieste di incontro del sindacato per una soluzione alla vertenza; non risponde agli
appelli per le responsabilità sociali che lo coinvolgono circa le condizioni di lavoro e di violazione
nei 'suoi' magazzini.
Per una soluzione di questa dura vertenza è stato organizzato un presidio di protesta dei facchini di
Kamila, mercoledì 25 gennaio dalle ore 14.00 alle ore 16.00 presso la sede di Agorà in via
Giovanni Battista Pergolesi 25/a a Milano, e dalle 16.00 alle 19.00 davanti al supermercato Tigros
di via Cagliero di Milano, per sensibilizzare la clientela sulle condizioni di lavoro dei facchini che
rifornendo gli scaffali dei supermercati ogni giorno permettono a tutti di fare la spesa.
Dalmine 24.01.2017

Slai cobas per il sindacato di classe
sergio caprini
34072260

pc 24 gennaio - NUOVI INCENDI NEI GHETTI DI STATO DEI MIGRANTI. ORA BASTA!

Ieri sera, 23 gennaio, intorno alla mezzanotte un nuovo incendio ha colpito uno degli insediamenti in cui vivono i braccianti nella provincia di Foggia, a Borgo Mezzanone. Fortunatamente, ma si tratta di un caso, nessuna persona é rimasta ferita. Questo incendio segue di 24 ore le fiamme che hanno nuovamente distrutto parte della tendopoli di San Ferdinando, vicino Rosarno, ed in cui tre persone sono rimaste gravemente ferite. Il bilancio di questo inverno si aggrava ulteriormente: solo qualche mese fa un abitante del cosiddetto ghetto di Tressanti ha perso la vita in un incendio, mentre il Gran Ghetto nei pressi di Foggia ha preso fuoco per ben due volte nel 2016. Oltre all’incendio dell’ex Aiazzone a Firenze, in cui qualche giorno fa ha perso la vita una persona cercando di recuperare i maledetti documenti.                  
Ancora una volta va a fuoco parte degli insediamenti che chi lavora in campagna, come molti altri soggetti iper-precari, è costretto a costruirsi per poter avere un tetto. Oltre ai danni fisici per chi si

pc 24 gennaio - BRASILE: L’ASSASSINIO DEI POVERI E' LA POLITICA DELLO STATO

L’assassinio dei poveri è la politica dello Stato

È stato il consigliere di Temer, Bruno Júlio, figlio del capo di polizia Júlio e segretario nazionale della gioventù, colui che di più ha aperto i giochi nel campo della reazione quando ha detto, riferendosi al massacro di Manaus, che "bisogna uccidere di più, un massacro ogni settimana", confessando che l’assassinio dei poveri è la politica dello Stato, di questo stato brasiliano marcio e genocida.
E comunque, che cosa ci si poteva aspettare dopo questo "incidente terribile", che è stato l'arrivo di Temer al governo di questa repubblica in chiaro processo di decomposizione? I massacri orribili nelle carceri sono la vera immagine delle viscere di questo decadimento irreversibile.

L'uccisione dei poveri, dentro e fuori le carceri, ha raggiunto un tale grado di volgarizzazione che non causa più la minima indignazione dei governanti di turno e dei loro tirapiedi, responsabili della gestione dei fondi raccolti attraverso le tasse che spellano il popolo. Sono burocrati senz'anima che in tempi di crisi, tirano fuori dal cassetto "piani di emergenza" e passano al chiacchiericcio senza fine fino a quando la stampa nelle mani dei monopoli raffredda il loro sensazionalismo.
Il narco-stato brasiliano
La condizione semi-coloniale e semi-feudale della nostra società sviluppata sotto l'egida di oligarchi