lunedì 26 dicembre 2016

pc 26 dicembre - Il giornale brasiliano A NOVA DEMOCRACIA sulla giornata internazionale del 24 novembre di solidarietà con i prigionieri politici indiani

Mobilizações exigem liberdade aos presos políticos na Índia

Ações internacionalistas exigem libertação imediata dos presos políticos e em apoio à guerra popular. Foto: Belo Horizonte/MG, Brasil.
Ações internacionalistas exigem libertação imediata dos presos políticos e em apoio à guerra popular. Foto: Belo Horizonte/MG, Brasil.
Redação de AND, nº 182.
Várias ações foram realizadas em diferentes países por todo o globo, conclamados pelo Dia Internacional de Solidariedade e luta incondicional dos presos políticos na Índia, contra a Operação “Caçada Verde” e em apoio à resistência dos camponeses e povos tribais que se alçam em Guerra Popular dirigida pelo Partido Comunista da Índia (Maoísta).
Foram registradas ações na Áustria, Colômbia, Galícia (Estado espanhol), Chile, Itália, França e  Brasil.
Nas cidades austríacas de Innsbruck, Salzburg, Linz e Viena foram colados cartazes em honra e glória ao dirigente maoísta Kishenji, preso em 24 de dezembro de 2011, cruelmente torturado até a morte.
Itália: pichações e cartazes denunciam genocida Estado indiano e prestam honras à guerra popular.
Itália: inscrições e cartazes denunciam genocida Estado indiano e prestam honras à guerra popular.
Em frente à embaixada ianque, na Colômbia, um combativo comício foi realizado, onde foram denunciados a situação dos presos políticos democráticos e revolucionários na Índia e as guerras de rapina que movem os imperialistas no Oriente Médio.
Chile
Chile
Na Galícia, cartazes e pichações exigiam a libertação imediata ao camarada Ajith, dirigente maoísta preso nas masmorras do velho Estado indiano.
No Chile, inscrições foram deixadas em frente à embaixada indiana e um intenso trabalho de propaganda feito nas escolas e universidades, com cartazes denunciando a barbárie do velho Estado e a heroica Guerra Popular, dirigida pelo PCI (Maoísta).
Nas cidades italianas de Tarento, Bergamo e Palermo, murais e cartazes foram pendurados denunciando os crimes de guerra do Estado indiano e a luta travada pelos camponeses e povos tribais. Em Milão, uma plenária para estudar o assunto foi realizada.
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França.
Na capital francesa, Paris, ocorreu uma manifestação em frente ao Palácio da República. Uma faixa estampava: “Viva a Guerra Popular na Índia! Tributo aos camaradas caídos. Liberdade a Ajith!”. Além disso, dezenas de cartazes e pichações foram espalhados pelas ruas e nas universidades.
No Brasil, nas cidades de Belo Horizonte e Rio de Janeiro ocorreram manifestações e marchas. Na primeira cidade, um bloco vermelho e combativo interveio no Dia Nacional de Mobilização contra os pacotaços antipovo de Temer/PMDB com uma faixa escrito em inglês “Down with ‘green hunt’ operation” (em português “Abaixo a Operação ‘Caçada Verde’”). Um estandarte estampando a dirigente revolucionária Sandra Lima foi erguido e abrilhantou ainda mais o bloco. A polícia tentou reprimi-lo quando este se apoiou num monumento na praça central, mas sem sucesso.
No Rio de Janeiro, o Centro Brasileiro de Solidariedade aos Povos (Cebraspo) realizou um protesto em frente ao consulado ianque, no centro da cidade. Uma faixa exigia: “Liberdade incondicional dos presos políticos da Índia”. Cartazes exigiam ainda o fim da Operação “Caçada Verde” e denunciavam a sanha sanguinária do imperialismo ianque.
O Dia Internacional de Solidariedade à Guerra Popular e pela liberdade incondicional dos presos políticos da Índia foi exitoso e deu mostras da sólida aliança forjada pelos revolucionários do mundo através do internacionalismo proletário.
Mobilitazioni esigono la libertà per i prigionieri politici in India
azioni internazionaliste esigono l’immediato rilascio dei prigionieri politici e sostengono la guerra popolare. Foto: Belo Horizonte / MG, Brasile.
 AND, 182.
Diverse azioni sono state condotte in diversi paesi in tutto il mondo, su invito per la Giornata Internazionale di Solidarietà e di lotta con i prigionieri politici in India contro l'operazione "caccia Verde" e a sostegno della resistenza dei contadini e dei popoli tribali che si sono levati nella guerra popolare guidata dal Partito comunista dell'India (maoista).
Azioni sono state fatte in Austria, Colombia, Galizia (stato spagnolo), Cile, Italia, Francia e Brasile.
Nelle città austriache di Innsbruck, Salisburgo, Linz e Vienna sono stati affissi manifesti in onore e gloria al leader maoista Kishenji, arrestato il 24 dicembre 2011, crudelmente torturato a morte.
Italia: scritte e manifesti denunciano lo stato genocida indiano e rendono onore alla guerra popolare.
Di fronte all'ambasciata Yankee in Colombia, si è tenuto un combattivo comizio, durante il quale sono state denunciate sia la situazione dei prigionieri politici democratici e rivoluzionari in India e sia le guerre di rapina che gli imperialisti in Medio Oriente portano avanti.
In Galizia, manifesti e scritte hanno richiesto il rilascio immediato del compagno Ajith, leader maoista imprigionato nelle prigioni del vecchio stato indiano.
In Cile, le scritte sono stati fatte davanti l'ambasciata indiana e un intenso lavoro di propaganda si è svolto nelle scuole e nelle università, con cartelli di denuncia della barbarie del vecchio Stato e di saluto all'eroica guerra popolare, guidata dal PCI (Maoista).
Nelle città italiane di Taranto, Bergamo e Palermo, pitture murali e manifesti sono stati affissi di denuncia dei crimini di guerra dello stato indiano e di sostegno alla lotta dei contadini e dei popoli tribali. A Milano, si è tenuta una assemblea per approfondire con lo studio la questione.
Francia
Nella capitale francese, Parigi, si è tenuta una manifestazione di fronte al Palazzo della Repubblica. Uno striscione diceva: "Viva la guerra popolare in India! Omaggio a compagni caduti. Libertà per Ajith". Inoltre, decine di manifesti e scritte erano sparsi nelle strade e nelle università.
In Brasile, nelle città di Belo Horizonte e Rio de Janeiro ci sono state manifestazioni e marce. Nella prima città, un blocco rosso e combattivo è intervenuto alla Giornata nazionale di mobilitazione contro il pacchetto antipopolare di Temer/PMDB con uno striscione con su scritto in inglese "Abbasso l'operazione ‘green hunt’" (in portoghese: “Abaixo a Operação ‘Caçada Verde’”). Uno striscione con l’immagine della leader rivoluzionaria Sandra Lima è stato esposto, illuminando ancor più il blocco. La polizia ha cercato di strapparlo quando esso è stato poggiato sul monumento nella piazza centrale, ma senza successo.
A Rio de Janeiro, il Centro Brasiliano di Solidarietà con i Popoli (Cebraspo) ha tenuto una protesta davanti al consolato Yankee nel centro della città. Uno striscione richiedeva l’"incondizionata libertà per i prigionieri politici in India." Altri manifesti richiedevano la fine dell'operazione "Green Hunt" e denunciavano la furia sanguinaria dell'imperialismo yankee.
La Giornata della Solidarietà Internazionale con la guerra popolare e per il rilascio incondizionato dei prigionieri politici in India ha avuto successo e ha dimostrato una forte alleanza forgiata dai rivoluzionari del mondo attraverso l’internazionalismo proletario.
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pc 26 dicembre - Le giovani tunisine e la lotta contro la discriminazione di genere nei luoghi pubblici

da Tunisie resistant



Tunisia: donne che occupano i caffè popolari


Riceviamo e pubblichiamo un contributo da Sahar, una studentessa del dipartimento di italianistica della Facoltà di lettere di Sfax. L’articolo descrivendo un problema sociale diffuso nel paese, giunge a delle conclusioni che, condivisibili o meno, sono molto utili per un dibattito quantomai necessario su questa questione in Tunisia, soprattutto se parte spontaneamente dalle giovani.
Le donne tunisine hanno acquisito maggiori libertà rispetto agli altri paesi arabi, tuttavia la discriminazione nei loro confronti sopravvive in alcune tradizioni.
Nel mondo arabo le caffetterie popolari sono dedicate solo agli uomini, mentre per le

pc 26 dicembre - ACCORDO ALMAVIVA: PARLANDO CON UN COMPAGNO DI NAPOLI CHE HA SEGUITO FIN DALL'INIZIO LA LOTTA.


Cosa prevede l'accordo di Almaviva e in che senso è un grave precedente?
L'accordo Almaviva prevede 3 mesi di cassintegrazione a partire dal 1 gennaio. Sarà a 0 ore il primo mese, al 70% il secondo mese, al 50% il terzo.
Questo andamento risponde a due esigenze, la prima di permettere nel primo mese  all'azienda di organizzare la flessibilità e l'andamento della cig, che accompagnerà molto i flussi di chiamata - per es. Febbraio è notoriamente un mese importante per volume di chiamate - tre mesi, quindi, perchè ci possa essere un intervento, concertato tra le parti, sul controllo delle prestazioni individuali dei lavoratori e sul taglio del costo del lavoro; la seconda esigenza è continuare da parte dell'azienda a tenere i lavoratori lontani dal posto di lavoro nella fase più calda post accordo, e questo chiaramente in termini di lotta pesa molto.
Secondo lo stesso accordo, pertanto, questi tre mesi servono programmaticamente a raggiungere i desiderata dell'azienda.
Tanto è vero che l'accordo stesso prevede il ricatto, affermando esplicitamente, che il congelamento degli esuberi nei tre mesi, in caso di mancato accordo, sarà reso inefficace in soli 15 giorni, senza, quindi, neanche i 75 giorni che sono normalmente previsti.
Questo è scritto in un accordo che, per la prima volta, contiene in sé esplicitamente la “clausola” del licenziamento se non passano i piani dell'azienda! Si tratta di un vero e proprio ricatto che vuole agire sui lavoratori in questi tre mesi, e un grave precedente per tutti i lavoratori di questo settore.

Questo accordo riguarda Napoli. A Roma com'è la situazione? 
Nelle altre resta la situazione di prima, sempre sul negativo, per esempio, a Palermo c'è ancora in ballo la questione dei trasferimenti.
La vera incognita è Roma. Le Rsu romane non hanno firmato questo accordo, perchè firmando avrebbero di fatto ratificato la presenza di esuberi e la possibile soluzione attraverso licenziamenti e/o il taglio del costo del lavoro.
E allo stato attuale, a Roma, essendo scaduta la procedura dei 75 giorni, con mancato accordo l'azienda è libera di mandare le lettere di licenziamento – cosa che per ora non ha fatto.

Questa differenza tra Napoli e Roma da cosa è dovuta? 
Dal fatto che nonostante l'animo dei lavoratori a Napoli fosse contrario a questo accordo e i sindacalisti sono stati continuamente attaccati, incalzati nelle assemblee, allontanati, insultati, ecc., nonostante una pressione occupazionale davvero impellente, i sindacati hanno cercato di compattare l'unità tra le sigle, proprio per questa manifesta sfiducia, perdita di qualsiasi forma di consenso e credibilità tra i lavoratori, e, purtroppo, sono rimasti loro, i sindacati confederali, ad essere l'unica sponda vertenziale, l'unico canale di informazione di ciò che succedeva nei Tavoli, sia pur in maniera distorta e da “terrorismo aziendalista”. Per certi versi, la perdita di consenso non ha preoccupato i sindacati, non avendo, i lavoratori, al di là di loro, nessuna sponda, che non fossero forme spurie di coordinamento dei lavoratori, o di solidali.
Diversa è la situazione a Roma, dove, sia pur dal punto di vista mobilitativo i numeri siano da sempre stati ridotti, la memoria di una serie di vertenze avvenute in passato su Roma, e/o l'esistenza, sia pur piuttosto velleitaria, di una possibile sponda concreta alle rivendicazioni dei lavoratori più combattivi (i cobas), hanno fatto sì che i rappresentanti sindacali dei confederali fossero, fin dalla vertenza chiusasi a maggio, meno arrendevoli e più attenti alle voci dei lavoratori. E questo, di riflesso, arrivava fino ai delegati Uil. A Napoli, invece, la cgil sembrava la cisl, la cisl sembrava la uil e la uil sembrava l'Ugl...
Le segreterie sindacali hanno accettato per tutti i siti l'accordo, ma a Roma è mancata la condizione dell'approvazione delle Rsu, e i rappresentanti sindacali sembrano quasi scusarsi sulla stampa nell'essere stati costretti ad obbedire al mandato dei lavoratori.
Il 23 dicembre c'è stata un'infuocata assemblea a Roma, in cui vi era da una parte chi diceva che la dignità non si poteva contrattare sul tavolo, e la maggioranza dei lavoratori non più silenziosa (mai vi era stata una partecipazione così grande nel corso della lotta) ad urlare: che cosa avete fatto, non potete firmare la perdita del posto di lavoro, al posto nostro.
La Cgil è corsa ai ripari e ha proclamato a Roma un referendum. Ma questo referendum, che si tiene il 27 dicembre, rischia di essere un boomerang.

In questa lotta dei lavoratori Almaviva c'è stata la presenza di sindacati di base?
Non sono stati particolarmente attivi, a Roma è presente il cobas confederazione, chiaramente escluso dai tavoli.
Forme di autorganizzazione tra i lavoratori nate nella prima fase della lotta, sono in parte continuate in quasi tutte le sedi, ma non sono riuscite ad essere influenti e incisive, specie dopo l'accordo di maggio.

Guardando ora alla situazione tra i lavoratori, perchè non si è riusciti a ostacolare questo tipo accordo?
Il discredito verso i sindacati confederali è di duplice natura, da una parte, di sinistra, critico verso la linea dei sindacati confederali, particolarmente filo aziendali, disarmanti e impegnati a disinnescare la lotta, fino all'accusa di essere dei veri e propri venduti, asserviti all'interesse, considerato “più generale”, dell'azienda.
Questo ha prodotto le forme di rifiuto, di discredito, sfiducia, dei lavoratori verso i sindacati, e indirettamente anche le forme di autorganizzazione, coordinamento, ma in molti casi poco più che embrionali.
Dall'altra, in realtà una della parte della critica ai sindacati è di tipo grillino, cioè attacca la stessa forma sindacale organizzata, non fa differenza tra sindacati e forme di autorganizzazione sindacale. Si colgono chiaramente elementi di verità: il sindacato come casta legata ad azienda e governo, le segreterie come caste impegnate a mantenere i legami politici, molte Rsu come portaborse di personaggi che hanno fatto carriera, o fatte da lavoratori parassiti che non stanno mai “in cuffia”, ma ripeto, questa denuncia tende poi ad estendersi all'organizzazione sindacale toutcourt.

Da maggio in poi, forti di questa sentimento critico diffuso verso i sindacati confederali, le avanguardie dei lavoratori erano una maggioranza di fatto e la loro critica al sindacato erano in sintonia con la quasi totalità dei lavoratori. E questo resta valido tuttora.
Nella precedente fase per tutto il tempo i lavoratori hanno tentato di imporre la proprie decisioni alle rappresentanze sindacali, per spingere le Rsu a rispettare la volontà dei lavoratori (anche il referendum era stato lanciato perchè vi era la pressione dei lavoratori). I lavoratori hanno fatto varie iniziative, chiesto, per esempio, che salissero i rappresentanti diretti dei coordinamenti dei lavoratori ai Tavoli. Ma poi i sindacati hanno firmato e i lavoratori hanno perso e la massa dei lavoratori si è sentita tradita.

A Napoli, i lavoratori più combattivi, forti del fatto che avevano avuto ragione su tutto, a maggio avevano ben presente che la loro vertenza non era finita. Continuano ad attaccare i sindacati confederali, e continuano ad essere portatori della rabbia e insegnamenti di maggio.
Ma qui le avanguardie, alla luce del fatto di essere espressione del sentire della massa dei lavoratori, non costruiscono una sponda formalizzata, organizzata di questo sentimento diffuso, perchè lo considerano già acquisito nella coscienza dei lavoratori.
Al riscoppiare della vertenza che, come volevasi dimostrare riscoppia anche peggio delle previsioni dei lavoratori più coscienti, si torna al grado zero, maggio sembra dimenticato, e tutte le acquisizioni di coscienza acquisite durante la vertenza sono da rifare da zero come se nulla fosse successo e senza la possibilità di agire a un livello superiore nel corso della vertenza. E si arriva all'attuale accordo.
Certo, durante quest'ultima fase della vertenza, ci sono stati presidi, contestazioni, striscioni contro i sindacalisti, azienda, solidarietà con lavoratori di Roma, ecc.
Ma tutti i lavoratori sono fuori dall'azienda da due settimane, perchè l'azienda ha usato tutto: ferie, permessi, permessi a suo carico per lasciare fuori i lavoratori finchè non subentra la cig. L'azienda l'unica cosa che temeva era probabilmente l'occupazione di Almaviva, un reale modo dei lavoratori di pesare ai Tavoli del Ministero, tenendo in “ostaggio” il capitale fisso (a dir la verità comunque molto esiguo) dell'azienda. Si era visto che i presidi sotto al Mise non avevano la possibilità di incidere sui Tavoli e le occupazioni stradali e altre forme di lotta non riuscivano al grado di conflittualità che riuscivano ad esprimere ad entrare effettivamente in attrito con i piani di attacco sociale di Almaviva né a diventare un problema di ordine pubblico tale da far correre ai ripari il Governo. L'azienda ha cercato in tutti i modi di scongiurare concretamente l'occupazione.

E' possibile ripartire, da dove, come?
La vertenza, con questo accordo, è persa su tutta la linea e nella maniera peggiore.
I lavoratori che ne usciranno più coscienti potrebbero definitivamente accorgersi degli scarsi margini nei sindacati confederali e tentare di costruire una forza organizzata, che ora verrebbe a porsi all'interno di un nuovo scenario, dove si sono già spuntati gli strumenti per resistere in questi tre mesi all'introduzione del controllo individuale e del taglio del salario. Quindi, si tratta di una battaglia che è giusto fare ma avendo presente la fase attuale di un ricatto occupazionale mai così feroce, immediato.
E' difficile una prospettiva di ripresa della lotta nel breve periodo. Il rinnovo del CCNL delle telecomunicazioni potrebbe incidere, nell'estensione verso l'insieme dei lavoratori delle contraddizioni, dato che l'accordo Almaviva farà da apripista, la piattaforma dei padroni è l'accordo Alamaviva. E' “la Fiat di Marchionne delle telecomunicazioni”.
La rabbia organizzata a Roma è un potenziale polo alternativo ai sindacati confederali. Se a Napoli si fosse fatto il cobas si sarebbe opposto un ostacolo più rilevante all'azione dei sindacati e all'accordo, sarebbe stato più difficile la dilapidazione della lotta e dei risultati del referendum.
Ma anche a Roma c'è un grosso problema nel movimento dei lavoratori. Torna ad avere voce la maggioranza silenziosa, che se nel primo referendum è uscita sconfitta, perchè era ancora un referendum che vedeva nell'inazione dei sindacati dei margini di vittoria, di proseguimento della trattativa, ora invece agisce in presenza di un ricatto occupazionale forte e già in atto.
L'altro problema è il “grillismo” sindacale. Questo fa il leone su facebook ma poi, con la critica generica e qualunquista, è impotente e deviante nei fatti.
A Roma nella fase precedente sono tutti 5 Stelle e aspettano l'elezione di Virginia Raggi come soluzione di tutti i mali.
Il cobas confederazione è sì uno spauracchio nel parlamentino delle Rsu, ma resta solo un aggregatore potenziale, un pò per responsabilità loro, un pò per ideologia diffusa tra i lavoratori “da 5 Stelle” che attaccano anche il cobas equiparandolo ai sindacati confederali. Mentre le Rsu dei confederali, che sanno benissimo che il grillismo sindacale è una smobilitazione dei lavoratori, avevano più paura dei cobas che non delle forme di contestazione dei lavoratori e del consenso perso (fino a una determinata soglia ovviamente).
Ora il referendum del 27 dicembre rischia di essere un plebiscito di Sì all'accordo e quindi Sì al fatto che esistono degli esuberi tra i lavoratori, Sì che questi esuberi vadano gestiti coi licenziamenti nel caso non si riesca ad arrivare all'imposizione del controllo individuale e al taglio del salario. Le Rsu che avevano detto NO, rischiano di essere sconfessate dai lavoratori.

Tripi e Antonelli in ogni caso per ora vincono. Gli unici che potrebbero riaprire la partita sono loro, solo per ulteriormente peggiorarla. Almaviva ha gestito la vertenza con un'”arte della guerra”, ha mandato lettere di contestazione i lavoratori per ciò che avevano scritto sulla propria pagina facebook, ha messo in alcuni momenti in difficoltà anche il governo. Fino all'ultimo ha fatto la “guerra”: ha accettato la cig a tre mesi alle ore 23; alle 23,30, quando mancava solo mezz'ora alla scadenza della procedura, si fa una “ristretta” in cui sembra che tutti sono d'accordo, poi si va alla riunione con le Rsu, e Tripi aggiunge: sì, ma con il controllo individuale.

Oggi si costringe i lavoratori a lottare come cassintegrati, poi vogliono costringere i cassintegrati a lottare come futuri disoccupati...

In questa situazione, per ripartire, è necessaria tra i lavoratori una effettiva presa di coscienza delle contraddizioni e un bilancio di questa lotta, dei suoi aspetti positivi ma anche dei suoi limiti, debolezze, tra cui fondamentale resta il problema dell'organizzazione sindacale di classe.

domenica 25 dicembre 2016

pc 25 dicembre - Tunisia - lo stato di polizia al servizio del vecchio regime - gli assassini di Chokri Belaid in libertà, i giovani in prigione!


4 gennaio manifestazione


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Manifestation Mercredi le 4 Janvier 2017, Tribunal de premiere instance de Nabeul organisé par Manich Msamah:
رفضا للاحكام الجائرة و التعسفية في حق شباب قليبية
تدعو مانيش مسامح كل القوى المدنية و السياسية و كل نفس حر الى الحضور امام محكمة نابل يوم 4 جانفي 2017 للتعبير عن رفض المهزلة القضائية/البوليسية.
#14_سنة_سجن
#حتى_انا_حرقت_مركز

Assassinat de Chokri Belaid : 14 ans de prison pour les manifestants à Kélibia

11 jeunes de Kélibia ont été condamnés par contumace à 14 ans et un mois de prison ferme suite aux violentes manifestations consécutives à l’assassinat de Chokri Belaid. Depuis 2013, d’autres jeunes ont été condamnés pour des faits similaires à Nassrallah ( gouvernorat de Kairouan ) Gafsa, Douz, Redayef, Mednine, Kef, Monastir ou Ben Guerdane. Mais le jugement rendu par le tribunal de première instance le Nabeul le …17 octobre 2016, est des plus « sévères», selon l’avocat de la défense.

pc 25 dicembre - Attacco maoista in India a una miniera delle multinazionali in Maharashtra - 28 gennaio nuova giornata di solidarietà con la guerra popolare in India!

India: Guerrilla naxalita prende fuego a 72 vehículos de multinacional minera en Maharashtra


Vehículos de la multinacional Lloyd Metal incendiados

23 de diciembre de 2016

Una veintena de combatientes del Ejército Guerrillero de Liberación Popular (PLGA) han prendido fuego a 69 camiones y 3 JCBs en un sabotaje contra una mina de hierro perteneciente a la multinacional Surjagad Lloyd Metal en el distrito de Gadchiroli, informa el Indian Express.
Los guerrilleros naxalitas descendieron sobre el área alrededor del mediodía y procedieron a expulsar a alrededor de 300 trabajadores de la mina antes de proceder al incendio de los vehículos. Todos los vehículos resultaron calcinados.

Guerrilleros naxalitas del PLGA

Amplios sectores populares mantienen desde hace tiempo una dura lucha contra las multinacionales mineras de la zona. Se acusa a las empresas mineras de destruir los recursos naturales y los bosques, de saquear los recursos en favor de multinacionales y de desplazar por la fuerza a los campesinos de sus tierras a los que roban sus propiedades.

pc 25 dicembre - IL MARCIO STA NEI CARABINIERI...

 Semper fidelis: quando il “marcio” sta nei Carabinieri

15673515 10210235513899005 1340107405 nNon è certo una novità che il ruolo delle forze dell’ordine, in questo caso dei Carabinieri, sia saliente in campo politico, economico, finanziario e soprattutto nei suoi legami con la corruzione. Non ci stupisce il fatto che l’intera Arma dei Carabinieri, in particolare proprio nella figura del Comandante Generale, sia completamente a servizio dei poteri politici e finanziari di questo Paese, affermiamo questo concetto da sempre. Lo stesso non si può certo dire dei quotidiani e delle principali cariche dello Stato, che invece hanno la malsana abitudine di mostrarsi solo in situazioni che spesso e volentieri sfiorano il ridicolo.
E’ infatti di ieri la notizia che il comandante generale dei carabinieri Tullio Del Sette è indagato per

pc 25 dicembre - Ennesima morte di un migrante a Ventimiglia - confini assassini - governi imperialisti Francia-Italia assassini

Ventimiglia, giovane migrante muore travolto dal treno costeggiando la ferrovia

Ventimiglia, giovane migrante muore    travolto dal treno  costeggiando la ferrovia

Stava costeggiando la ferrovia nella frazione Latte per arrivare in Francia. Nei mesi scorsi tre migranti erano state travolte sull'autostrada

E' un algerino di circa 25 anni, il cui nome è ancora in fase di accertamento, il migrante travolto e ucciso da un treno delle linee francesi a Ventimiglia mentre cercava di raggiungere la Francia costeggiando la ferrovia. Il giovane si era registrato, intorno alle 17.30 di ieri, al centro di accoglienza del Parco Roja di Ventimiglia e dopo aver cenato si è allontanato con una trentina di migranti di nazionalità diverse per tentare di espatriare.
Assieme al gruppo di persone aveva appena imboccato la ferrovia, ma non si è accorto dell'arrivo del convoglio e è stato investito. In queste ore, gli operatori della Croce Rossa che gestiscono il centro stanno cercando di mettersi in contatto con un parente della vittima che si trova a Milano, per concludere assieme alla polizia le procedure di identificazione e iniziare quelle di rimpatrio della salma. Al centro di accoglienza di Ventimiglia ci sono alcuni amici della vittima che stanno contribuendo al riconoscimento.
Lo scorso anno erano stati registrati alcuni investimenti in territorio francese, mentre dall'estate a oggi sono tre i migranti morti sull'autostrada al confine tra Italia e Francia, dove da qualche tempo si può leggere un'avvertenza: "Possibili pedoni, prudenza". Il vescovo di Ventimiglia monsignor Suetta, celebrando il rito funebre per Milet Tesfamariam Bouhlel, la diciassettenne eritrea travolta da un tir a ottobre, aveva parlato di "vittime della frontiera".

sabato 24 dicembre 2016

pc 24 dicembre - Massimo sostegno alla resistenza afghana contro l'imperialismo - Partito Comunista (Maoista) dell'Afghanistan

La resistenza contro la guerra imperialista in Afghanistan deve continuare e crescere

Sono passati quindici anni dall'inizio dell’aggressione imperialista diretta dagli Stati Uniti in Afghanistan. Nel corso della loro guerra di aggressione e di occupazione gli imperialisti americani e i loro alleati hanno commesso numerosi crimini di guerra contro il nostro popolo. Questa guerra imperialista e l'occupazione criminale in Afghanistan non è ancora terminata.
Barack Obama aveva annunciato che la loro guerra e occupazione criminale sarebbero finiti nel 2014. Le forze di occupazione e il loro regime fantoccio con molte cerimonie e fanfare hanno portato avanti

pc 24 dicembre - Una presa di posizione del CPA FIRENZE - estendere la solidarietà a Claudia - Bandire il sessismo dai CS - costruire il movimento femminista proletario rivoluzionario ovunque

Da Firenze a Parma: riflessioni su stupro e violenza sessista

Nelle ultime settimane sono arrivate sulla mail e sulla pagina fb del Centro Popolare alcuni messaggi da parte di Leonard Victorion che ci chiedeva di togliere il suo nome e cognome da un nostro comunicato.
Il comunicato in questione è stato scritto all'indomani dell'assoluzione in appello dei sei ragazzi che nel 2008 stuprarono una ragazza alla Fortezza da Basso di Firenze. Contro questa assurda sentenza, e contro le sue vergognose motivazioni, nell’estate del 2015 ci fu a Firenze un grosso corteo nazionale per esprimere solidarietà alla ragazza e denunciare il vortice di ignoranza, pregiudizio e violenza che

pc 24 dicembre - Onore e gloria ai combattenti maoisti turchi e kurdi caduti nella lotta contro il regime fascista di Erdogan, appoggiato dall'imperialismo USA e alleato dell'imperialismo russo, e dalle forze reazionarie islamiste

Porgiamo al TKP/ML, ai combattenti del TIKKO, alle masse popolari turche e kurde il nostro saluto, addolorato, rabbioso, ma anche pieno di riconoscenza e affetto ai compagni turchi caduti, parte di un esercito proletario e popolare destinato inevitabilmente a vincere contro imperialismo e i suoi lacchè, che con il loro sacrificio danno un fulgido esempio dello spirito maoista di servire il popolo con tutto il cuore.

Morte a ERDOGAN! 
Morte all'imperialismo USA e Russo suoi padroni e complici!

VIVA il TKP/ML! VIVA TIKKO! 
Viva la lotta per il comunismo in Turchia/Nord Kurdistan!

VIVA l'unità e la comune lotta dei comunisti nel mondo!

Viva l'internazionalismo proletario!

PCm Italia
dicembre 2016 


DICHIARAZIONE DEL TKP/ML 
UFFICIO INTERNAZIONALE
A TUTTE LE ORGANIZZAZIONI E I PARTITI FRATELLI

Otto combattenti dell’Esercito di Liberazione degli operai e dei contadini turchi (TIKKO) sono stati uccisi nel mezzo di un intenso scontro a fuoco con l’esercito turco nella valle Ali Bogazi, Dersim. L’intenso scontro a fuoco che ha avuto inizio il 23 novembre è continuato per 6 giorni.
Tra i combattenti del popolo ci sono i compagni Ersin Erel, Hasan Karakoc, Murat Mut, Alican Bulut, Samet Tosun e 3 altri non riconoscibili a causa dell’estensione delle ustioni.
Sebbene il nemico dica di aver perso solo 2 soldati durante lo scontro, testimoni locali asseriscono

pc 24 dicembre - Su richiesta di realtà comuniste a livello internazionale - postiamo in inglese il testo sulla lotta dei migranti di Taranto

The Communists and the Struggle of Migrants
- an Example from Taranto

The struggle of migrant in the reception centers in Taranto extends, a protest triggers another one and, as a "chain", immigrants gradually break blackmail, threats, the open or covered racism by imperialist humanitarianism, and carry on the struggle against the authorities and the NGOs that are unmasked, those run by the priests as well as to those managed by the fake "left".
And the struggle is encouraged and strengthened by the unity of the various situations of migrants.

In this, the Marxist-Leninist-Maoists communists, through the Slai cobas for the Class Union, work in order to make migrants the protagonists of the struggle, of its steps and decisions, so that they take it directly in their hands, against any logic of "fighting for them", existing even in section of anti-racists, that is another form, albeit noble, of imperialist ideology.

At the same time, the communists work to raise the consciousness of the ongoing clash and the battle needed: today the issue of migrants is one of cruxes of the contradiction between imperialist countries and oppressed peoples, a contradiction that can and should turn against imperialism and must find the class unity of the proletariat, the people’s masses in the imperialist countries, as Italy, and the migrants, in order to transform this increasingly important contradiction, both in the oppressed countries and in the belly of the beast, into the revolutionary struggle outside and inside the imperialist citadels.

The migrants’ struggle in Taranto, for the role played by communists and Slai cobas for the Class Union, is becoming a small concrete example of this battle, since the revolt in the camp in Manduria up to the wave of the of migrants struggles today.

To request publications describing these struggles and work you may email to: pcro.red@gmail.com


I COMUNISTI E LA LOTTA DEI MIGRANTI - TARANTO UN ESEMPIO


La lotta dei migranti dei Centri di accoglienza a Taranto si estende, una protesta contagia l'altra, e come una "catena" gli immigrati via via rompono ricatti, minacce, razzismo aperto o coperto da buonismo assistenziale imperialista, e portano avanti la lotta nei confronti delle Istituzioni, delle Associazioni che vengono smascherate da quelle gestite dai preti a quelle finto "sinistra".
E nell'unità di varie realtà di migranti, la lotta si incoraggia e si rafforza.

In questo i comunisti marxisti-leninisti-maoisti, attraverso lo Slai cobas per il sindacato di classe, lavorano perchè siano i migranti protagonisti della lotta, delle sue tappe, decisioni, che la prendano direttamente nelle loro mani, contro ogni logica presente anche in parte degli antirazzisti di "lottare per loro" - che è anche questa una forma, sia pur nobile, di ideologia imperialista.

Nello stesso tempo i comunisti lavorano per elevare la coscienza dello scontro in corso e della battaglia necessaria: oggi la questione migranti è uno dei nodi centrali della contraddizione tra paesi imperialisti e popoli oppressi, una contraddizione che può e deve rivoltarsi contro l'imperialismo e deve trovare l'unità di classe tra proletari, masse popolari dei paesi imperialisti, come l'Italia, e migranti, per trasformare questa contraddizione, sempre più determinante sia nei paesi oppressi che nel ventre della bestia, in lotta rivoluzionaria all'esterno e all'interno delle cittadelle imperialiste.  


Taranto per il ruolo di proletari comunisti e dello Slai cobas sc sta diventando un piccolo esempio concreto di questa battaglia, dalla rivolta del campo di Manduria all'onda della lotta di oggi dei migranti.

I dossier che raccontano queste lotte e lavoro si possono richiedere anche via on line a: pcro.red@gmail.com

pc 24 dicembre - TORINO NOTAV - abbasso la Santa inquisizione - VIVA NICOLETTA! proletari comunisti/PCm Italia

No Tav, il giudice bandisce da Susa la "pasionaria" Nicoletta Dosio

No Tav, il giudice bandisce da Susa la "pasionaria" Nicoletta Dosio

Divieto di dimora sul territorio del comune per l'anziana attivista diventata un caso giudiziario per le sue ripetute evasioni dagli arresti domiciliari

Ieri sera i carabinieri hanno bussato ancora una volta alla porta di Nicoletta Dosio, la "pasionaria" No Tav che si trova agli arresti domiciliari per una dimostrazione del giugno del 2015 in Valsusa e che ha fatto notizia per le sue ripetute evasioni per partecipare a manifestazioni contro la linea ferroviaria Torino-Lione. Stavolta l'atto che i militari le hanno notificato è stato il divieto di dimora a Susa per alcune proteste contro i carotaggi dei terreni avvenute nel dicembre 2015 e nel febbraio 2016.

Proprio nei giorni scorsi Nicoletta Dosio è stata condannata a 8 mesi di reclusione per evasione: avendo più di 70 anni non può essere mandata in carcere, ma le sue uscite e le violazioni degli arresti domiciliari hanno fatto di lei un caso giudiziario. Al punto che il procuratore capo in persona, Armando Spataro, aveva chiesto al Tribunale del riesame (ma non ottenuto) di revocare la misura cautelare perché non esiste il pericolo di fuga e soprattutto per evitare la controproducente ricaduta mediatica che hanno le fughe della nota attivista.

venerdì 23 dicembre 2016

pc 23 dicembre - Il governo Gentiloni, un governo di vermi schifosi, creato da padroni e Renzi per combattere l'esito del referendum e procedere come se nulla fosse

Gentiloni e ministri sono una parte della feccia renziana e uno dopo l'altro mostrano perchè questo governo oltre che illegittimo dopo il referendum è composto da una insieme di ministri sempre peggiori:
dai vice e portavoce di Renzi, il losco Lotti e la Maria Elena Boschi, a un cialtrone come Poletti, alla mezzacalzetta sindacalista Fedele, dall'uomo dei servizi Minniti alla servetta dei generali Pinotti, da De Vincentis, alla Finocchiaro... ad Alfano, promosso come Ministro degli esteri, ecc.
Il loro ruolo è di salvare banche e padroni, restare a galla in Europa, fermare le inchieste della magistratura e poter cancellare l'esito del voto.
Questo governo ora gode dell'alleanza trasversale con Berlusconi, che cerca in Renzi il salvatore dei suoi soldi in Mediaset.
Questo governo non cadrà in parlamento, senza che cresca nel paese un moto di rivolta,

proletari comunisti - PCm Italia

pc 23 dicembre - Gli operai Innse bocciano l’accordo: «La Fiom è alleata con l’azienda»


Scontro frontale. Da una parte le tute blu della Innse. Lavoratori che portano sul petto una medaglia simbolica: quella conquistata nel 2009 nello scontro frontale con la vecchia proprietà per […]

Scontro frontale. Da una parte le tute blu della Innse. Lavoratori che portano sul petto una medaglia simbolica: quella conquistata nel 2009 nello scontro frontale con la vecchia proprietà per il salvataggio dell’azienda. Con tanto di protesta su un carroponte. Dall’altra il sindacato guidato da Maurizio Landini. Oggi il proprietario dell’Innse è il gruppo Camozzi, salutato nel 2009 come «salvatore» dell’azienda. Ora l’idillio si è spezzato. Tanto che le tute blu della Innse hanno bocciato senza appello l’accordo per il rilancio della produzione. Nonostante l’intesa preveda anche una deroga sul Jobs Act per i nuovi assunti.

I lavoratori Innse (oggi 27) sono tornati sulle barricate. Ma stavolta la Fiom (milanese e nazionale) ha preso le distanze. Con una lettera del 6 dicembre. Nei giorni scorsi è arrivata la risposta dei dipendenti Innse. Eccone un passaggio: «Ci è giunta inaspettata e inopportuna la vostra lettera aperta in una fase in cui la controparte padronale ci perseguita con provvedimenti disciplinari, denunce, guardie giurate che ci sorvegliano a vista mentre ci rechiamo a fare assemblea nella sala della Rsu, telecamere fuori e dentro l’officina. Voi, che dovreste difendere la nostra agibilità sindacale e la nostra incolumità di lavoratori iscritti da decenni alla Fiom, condannate le nostre iniziative sindacali, i nostri scioperi e le nostre assemblee dando di fatto, senza ombra di dubbio, il via libera e la copertura alle azioni disciplinari che l’azienda sta adottando nei nostri confronti. Una macchia nera nella storia della Fiom che nessuno potrà più cancellare». La conclusione è inevitabile: «Con o senza il vostro permesso continueremo a svolgere assemblee e scioperi per aprire una vera trattativa».

di Rita Querzè dal Corriere della sera

pc 23 dicembre - Repressione a Bagnoli - la solidarietà di proletari comunisti

napoli

Sono arrivati a un nostro compagno ed ad alcuni lavoratori e disoccupati gli avvisi di doversi presentare nel giorno 31 marzo 2017 presso il tribunale di Napoli per i fatti del corteo del 10 settembre 2013 per ben 9 capi di imputazione, sia penali che amministrativi.
Andiamo per ordine: quel giorno, il 10 settembre, un corteo di 600 persone tra vertenze lavorative e dei disoccupati, oltre che di delegazioni studentesche e di collettivi politici, ha attraversato le strade della città pretendendo un incontro con l'allora presidente della Regione Campania Caldoro che sbloccasse una situazione pericolosa di stallo che avevano subito diversi tavoli di vertenza. Lì vengono individuati come "capi, promotori e organizzatori" 6 persone e vengono accusati di aver "disobbedito" alle restrizioni della Questura per fare dei blocchi stradali. Il tutto per estorcere, appunto, l'incontro. E adesso, dopo anni di indagini, è arrivato Babbo Natale.
Le parole usate dalla Questura riflettono la volontà di trasformare in problemi di ordine politico e sociale tutte le vertenze aperte in Regione Campania e dalla magistratura in problemi di ordine pubblico: Chi si pone sul piano della lotta, E NON DI CLIENTELE, diventata un pericoloso criminale. In piú vengono definiti "capi e promotori", con la speranza di essere stigmatizzati ed allontanati dalle comunità in cui vivono, in quanto soggetti pericolosi.
Quel giorno ERAVAMO TUTTI IN PIAZZA a sostenere le lotte dei lavoratori e dei disoccupati, come sempre mai guidati da nessuno se non dalla necessità di ottenere, ad ogni costo, che quei tavoli si sbloccassero. L'unica associazione a delinquere qui è lo Stato che attraverso i suoi comitati di affari (come la Regione), gestisce sistemi di clientele che se da un lato non garantiscono altro che fumo negli occhi e un lavoro sfruttato ed umiliante, dall'altro incitano e sostentano sacche di criminalità antioperaie e antiproletarie.
Pertanto condanniamo le azioni della magistratura e ribadiamo la nostra incondizionata vicinanza a tutti/e gli imputati.
IN OGNI CASO NESSUN RIMORSO!
Laboratorio Politico ISKRA

pc 23 dicembre - Aragno, già corifeo emozionale ufficiale di De Magistris a Napoli scende in campo a difesa della giunta grillina di Roma - supportato prontamente dalla Rete dei comunisti

Dalla lotta alle grandi caste e alle mafie capitali alla difesa delle 'piccole caste' e delle piccole mafie capitali. 
Lor 'signorini' si lamentano dell'impegno della grande stampa padronale nel mettere in luce le magagne romane e del cerchio 'magico-tragico' grillino.
E' inutile dire che per chi si picca di intellettuale autoprestato alla politica non ci dovrebbe trovare nulla di strano... Usare questo, invece, per nascondere e minimizzare fatti e far rientrare tutto nella grande congiura, è solo una manifestazione della miseria dell'elettoralismo e del riformismo municipale, che copre, pur di far rientrare il tutto nel nuovo schema della sinistra filogrillina e 'filopopulista', l'ignobile politica politicante che pratica come direbbe qualcuno "la scomparsa dei fatti".

 proletari comunisti  - dicembre 2016

Per conoscenza pubblichiamo tutto l'articolo di contropiano perchè ognuno si faccia una idea

E’ sotto gli occhi di tutti ormai: il tiro a segno sull’Amministrazione romana non conosce soste. Fin qui, nulla di nuovo sotto il sole. Il caso Marino dovrebbe averci insegnato qualcosa e non mi importa nulla se in tanti gongolano soddisfatti: chi di spada ferisce, di spada perisce… Non m’importa, perché, parliamoci chiaro, qui non stanno infilzando solo i grillini. Stanno praticando in maniera modernissima il metodo squadrista e ogni giorno è una purga. Fissato il principio e collaudata la medicina, prima o poi la manganellata toccherà a chiunque si azzardi a mettersi di traverso. Mi pare di sentire la replica auto-tranquillizzante: Ma dai! E che sono la Raggio io? Ok, non sei la Raggi, ma un eccesso di sicurezza potrebbe costarci caro.
Non è per nulla difficile vedere in trasparenza quel che si agita nelle redazioni dei giornali mainstream, filogovernativi per professione (Corriere della Sera) o per scelta partitica (La Repubblica, gruppo L'Espresso, proprietà di Carlo De Benedetti, tessera numero 1 del Partito Democratico, almeno fino a qualche tempo fa…).
Basta guardare le prime pagine e il numero di articoli che viene dedicato alla giunta pentastellata di

pc 23 dicembre - Il governo dei padroni e delle banche 'nazionalizza' il Monte dei Paschi - Salvano le banche e la grande finanza con soldi dello stato e delle masse popolari

Una considerazione di proletari comunisti

Quando si nazionalizzano le banche si è bravi a dire: "nazionalizzano per socializzare le perdite e salvare i profitti passati, presenti e futuri..."; quando si parla di "nazionalizzare l'Ilva" costoro, invece, lo dimenticano e propagandano questa strada tra i lavoratori come soluzione di tutti i mali.
Sempre le nazionalizzazioni in regime capitalistico, con Stato dei padroni, governi dei padroni, sindacalisti dei padroni, servono a nazionalizzare le perdite e a permettere alle aziende dei padroni di tornare a fare profitti sulla pelle degli operai e delle masse popolari

da Contropiano
MontePaschi “nazionalizzata”, per socializzare le perdite

E che Stato sia… Alla fine MontePaschi viene ripresa sotto il controllo pubblico, come sempre avviene quando “il mercato” fallisce. Nessuno – neanche l'Unione Euroea, che ha autorizzato l'operazione – mostra neanche un briciolo di stupore. Essì che viviamo in un mondo dominato dall'ossessione per la privatizzazione di tutto ciò che è pubblico, dall'astio scandalizzato verso qualsiasi ruolo dello Stato nell'economia.
Facciamo un breve elenco?
Lo Stato non deve occuparsi della sanità, ma lasciarla gestire dai privati, che lo sanno fare meglio”.
Lo Stato non deve occuparsi dell'istruzione, ma lasciarla gestire dai privati, che lo sanno fare meglio”
Lo Stato non deve occuparsi delle pensioni, ma lasciarle gestire dai privati, che lo sanno fare

pc 23 dicembre - LOGISTICA: E' IL SISTEMA DELLE COOPERATIVE CHE E' PERICOLOSO E VA CAMBIATO

(Dallo Slai cobas per il sindacato di classe - Bergamo)

Lunedì 19 dicembre Banda Said è stato falciato da un muletto nella piattaforma logistica Kamila (società tra Agorà e Italtrans) di Brignano (bg) gestito dalle cooperative dei consorzi Cisa e Cls. Un infortunio gravissimo, 70 giorni di prognosi ed un calvario davanti al lavoratore per recuperare l'uso delle gambe.

Un infortunio annunciato. Da mesi il sindacato denuncia le condizioni di lavoro agli uffici competenti.
I lavoratori che provano a lavorare nel rispetto della propria sicurezza e quella dei colleghi vengono accusati di andare troppo piano. 150 lettere di contestazione disciplinare in poche settimane per aver 'lavorato al di sotto delle media degli altri lavoratori' e forti decurtazioni di salario attraverso l'odioso

giovedì 22 dicembre 2016

pc 22 settembre - ILVA TARANTO - GRANDE RIFIUTO DI MASSA DEL CONTRATTO FASCISTA/NEOCORPORATIVO

All'Ilva di Taranto, quando si riesce a votare o a liberamente non votare senza il ricatto del lavoro, dell'azione dei capi, dei sindacalisti del piccolo favore e della clientela, gli operai Ilva respingono in massa i padroni, i sindacati confederali e non solo.

Il risultato è clamoroso:
su 10.994 aventi diritto
hanno votato 1808 lavoratori il 16,5% e hanno votato Si 960 - i No sono 838
quindi
meno di 1 lavoratore su 100 ha approvato il contratto dei padroni
Gli operai  hanno seppellito in massa il referendum FARSA FIM-UILM-FIOM con tanti operai che si sono spesi in assemblee a spiegare nei minimi dettagli l'ennesima beffa ai danni dei lavoratori...

Il problema ora, come prima del referendum, è riuscire a trasformare il rifiuto operaio in organizzazione di massa di lotta e rivolta operaia.
Questa strada è inevitabile a fronte di quanto succede all'Ilva e a livello nazionale, e deve essere percorsa!

Slai cobas per il sindacato di classe
slaicobasta@gmail.com

pc 22 dicembre - Un comunicato del Comitato Internazionale di Sostegno alla guerra popolare in India

 in via di traduzione

ICSPWI calls to the all supporters of people’s war in India to continue the
prolonged campaign in a new international day of actions for 28 january 2017
please send  news about plans and actions for this day for info to all
mouvement and in India
csgpindia@gmail.com

A new open talk-meeting of ICSPWI is organised for
4th february 2016 in Italy – Bergamo - h.10-19
other sites for this talk-meeting were been proposed, but they are not
possible for organisative problems and other engagements -
the comrades and the solidarity groups that want to partecipate - logements
assured
write to csgpindia@gmail.com for receiving info for the place and contact
it is an open talk-meeting for invitation - no public - but all
comunications about it are open comunications

ITEMS
- breef report about the 2 days of actions 24 november and 28 december
- debate about a tour of democratic representative India in Europe - when,
where,repartition of expenses, etc
- international and internationalist demostration for 50th anniversary of
naxalbari’s revolt – date proposed 20 may 2017
We take the decision about the organisation of one demonstration in one
european country - or simultaneus demostrations in all european countries

it needs a representative partecipation in the open talk-meeting of 4th
february but in any case there will betaken the final decisions about these
items.
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> solidarity greetings
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> ICSPWI
> 22 december 2016
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