giovedì 17 novembre 2016

pc 16 novembre - Adriana Chiaia a difesa della memoria storica

Nostalgia del passato o prospettive per l'avvenire?

Adriana Chiaia
gennaio 2013

Riproponiamo, a pochi giorni dalla sua scomparsa, alcuni stralci dell'introduzione di Adriana Chiaia del libro di A. V. TiŠkov, Dzeržinskij il «giacobino proletario» di Lenin. Una vita per il comunismo, Zambon Editore. 2012.

Da anni ci dedichiamo alla battaglia contro la cancellazione della memoria storica del movimento operaio rivoluzionario e la sua sostituzione con una congerie di falsità, volgari o raffinate, a seconda della "platea" di lettori a cui esse sono destinate.

Come i lettori potranno facilmente immaginare, i nostri critici di destra e di "sinistra" ci accusano di rifugiarci nel passato, di continuare a richiamarci alle lotte di classe e alle teorie rivoluzionarie che le hanno interpretate al fine di cambiare i rapporti tra le classi. Ci si accusa, di contro, di non esserci aggiornati, di non esserci sforzati di capire i cambiamenti sopravvenuti nelle dinamiche economiche e sociali del nostro tempo, nelle tecnologie, nei sistemi di informazione, di comunicazione, ecc.

Ai nostri critici rispondiamo: a noi sembra che siate voi a essere rimasti inchiodati al passato.

I nuovi rapporti di forza che non ci sforzeremmo di capire non sono forse ancora quelli della società

pc 16 novembre - Famiglia Cristiana e Contropiano pubblicano un articolo filo Trump


soros1
"Avrei impiegato meno tempo a scrivere questo pezzo se non fossi stato così impegnato a ridere. Non è carino farlo, lo ammetto, però, insomma, pensateci un attimo: avreste mai immaginato di vedere una rivoluzione colorata anche negli Usa? Perché è questo che succede, anche se non ve lo dicono. In molte grandi città americane come Portland (nell’Oregon), Los Angeles e Oakland (California), Philadelphia (Pennsylvania), Denver (Colorado), Dallas (Texas), Baltimora (Maryland) e naturalmente New York, da giorni migliaia di persone protestano contro l’arrivo alla Casa Bianca di Donald Trump.
Popolo sdegnato, cittadini in ansia per le sorti del Paese, movimento spontaneo di gente perbene? Qualcuno così ci sarà pure, per carità. Ma la realtà è quella che è rapidamente saltata fuori: file e file di pullman noleggiati per spostare i manifestanti da un posto all’altro, paga oraria tra 15 e 20 dollari l’ora per gridare «Not my president» contro Trump, panini e bibite gratis. All’inizio tutto è filato liscio, peace and love per tutti. Poi sono comparsi i primi ragazzotti mascherati, sono cominciate a volare le bottiglie e a finire in frantumi le vetrine. Sono arrivati i corpo a corpo tra manifestanti e poliziotti e a Portland sono partiti i primi colpi di pistola. Ferito ma non in pericolo di vita un dimostrante, arrestato lo sparatore, un diciottenne saltato fuori da un’automobile.
Non ricorda nulla, tipo Ucraina 2014, Georgia 2003 o Siria 2011? Assegnati ormai quasi tutti i nomi dei fiori, come lo intitoliamo questo esperimento di esportazione della democrazia proprio negli Usa, il Paese che dal 1989 esporta democrazia nel resto del mondo? La Rivoluzione dei cetrioli in omaggio al Midwest? La Rivoluzione degli hot dog per amore di New York? La Rivoluzione delle arance per la grande California?...
* Vicedirettore di Famiglia Cristiana

pc 16 novembre - Occupazione militare, la polveriera Sardegna: il 23 novembre manifestazione

di Luigi Piga

capofrasca
Dopo circa due anni, Capo Frasca sarà nuovamente teatro di una grande mobilitazione contro l'occupazione militare della Sardegna. Per il 23 novembre, dalle ore 10:00, è prevista una grande mobilitazione alla quale A FORAS – Movimento Sardo contro l'Occupazione Militare lavora da diversi mesi. Le posizioni sono quelle che caratterizzano da sempre la lotta contro l'occupazione militare: interruzione delle esercitazioni, chiusura dei poligoni, bonifiche e riconversione economica. I militanti di "A Foras", ma anche quelli della Rete "No basi né qui né altrove", movimenti, partiti e individualità indipendentiste, comitati studenteschi e ambientalisti, tenteranno di interrompere ancora una volta le attività militari con una manifestazione-corteo che dal ponte di Marceddì arriverà sino ai cancelli della base militare di Capo Frasca per spostarsi in seguito verso Punta S'Aschivoni.
A Marceddì si raduneranno manifestanti e militanti provenienti da tutta l'Isola con pullman in partenza da Cagliari, Oristano, Sassari, Olbia, Macomer, Villacidro e dal Sulcis. L'iniziativa, presentata nei giorni scorsi a Cagliari, sarà preceduta da diverse assemblee programmate in vari centri della Sardegna. Hanno aperto la campagna di avvicinamento le assemblee di Terralba (12) e  Nuoro (14): il ciclo si

mercoledì 16 novembre 2016

pc 16 novembre - Presidio a Roma per il carcere, il 19 dicembre - massima solidarietà SRP - info srpitalia@gmail.com

...Torniamo al DAP - Dipartimento Amministrazione Penitenziaria
per denunciare i veri responsabili delle torture e delle morti  nelle carcere italiane
Invitiamo tutti e tutte a partecipare al presidio 19 dicembre  ore 14 a Largo Daga 8
metro A fermata Cornelia e bus 889 - direzione Mazzacurati fermata Bravetta Consolata

pc 16 novembre - Antifascismo militante in Svezia, Grecia, Gran Bretagna

leggi il blog maoistroad

Sweden Antifaschistischer Protest in Stockholm

pc 16 novembre - SCIOPERO LAV. LOGISTICA BRIGNANO(BG) CONTRO GLI ALLONTANAMENTI ARBITRARI




Basta abusi di potere nei magazzini della logistica
Oggi (ieri) i lavoratori del magazzino kamila (italtrans/agorà) di Brignano (Bergamo) in appalto alle cooperative dei consorzi Cisa e Cls, hanno scioperato contro gli allontanamenti arbitrari che queste cooperative adottano come forma di ritorsione antisindacale, e per spingere i lavoratori a ritmi di lavoro sempre più elevati a qualsiasi condizione.
R
iuniti in assemblea all'esterno del magazzino, i lavoratori hanno deciso che questa protesta, adattata giorno per giorno alla situazione, continuerà per far terminare questa pratica illegittima e disumana.

Alle flessibilità e mobilità estreme per l'orario, i turni il posto di lavoro, che i lavoratori subiscono nella piattaforme della logistica grazie alle cooperative, ora a Brignano, si sono aggiunti gli allontanamenti 'disciplinari', un provvedimento illegittimo, non previsto dal contratto nazionale, in contrasto con lo stesso statuto dei lavoratori, usato da alcune settimane per colpire i lavoratori economicamente e moralmente.
In pratica, le società accusano genericamente i lavoratori di lavorare troppo poco e li allontanano immediatamente dal posto di lavoro.
Dall'esposto inviato alla DTL di Bergamo:
“E' parere della scrivente che siamo di fronte ad un abuso di potere, che viola anche quanto stabilito dall'art. 7 della L. 300/70 in materia di contestazioni disciplinari, che dispone, davanti ad una possibile infrazione del lavoratore, la contestazione scritta dettagliata del fatto, la possibilità per il lavoratore di giustificarsi, e solo a questo punto, l'eventuale sanzione. Mentre non prevede una sorta di legge fai da te, come si configura invece in questo allontanamento coatto dei lavoratori dal loro posto di lavoro.
Altro effetto, altrettanto grave è che questi allontanamenti vengono pianificati ed attuati per costringere i lavoratori ad alzare a qualsiasi condizione la media dei colli movimentati all'ora. Di fatto l'introduzione di una sorta di cottimo: “se fai quello che dico lavori e ti pago, altrimenti a casa''.

In queste piattaforme logistiche, i lavoratori, solitamente chiamati facchini, caricano e scaricano senza sosta i tir, movimentano e stivano su alte scaffalature le merci, con carrelli e a mano.
Un lavoro muscolare e frenetico che le società spingono fino a ritmi impossibili, usando questi mezzi per piegare i lavoratori che resistono.
Li spingono a ritmi che consumano i lavoratori, e li espongono a rischi quotidiani per la salute e la sicurezza”.

pc 16 novembre - la grande celebrazione in Brasile del 50° anniversario della Grande Rivoluzione Culturale Proletaria

già usciti nei giorni scorsi e invitiamo a leggerli sul blog

gli interventi di 'proletari comunisti' e del movimento femminista proletario rivoluzionario che hanno partecipato alla celebrazione


Rio de Janeiro 14 ottobre 2016

 Kulturrevolution feier
Zur Eröffnung der Feier wurde „Die Internationale" gesungen.

podium feier kulturrevolution
Hunderte beteiligten sich an der Feier der Großen Proletarischen Kulturrevolution.

kulturrevolution feier mit palästina fahne
Eine Kulturvorführung von Bauern aus dem Nordosten des Landes.

bild mao tse tung bauernliga


feier kulturrevolution frauen

Kulturrevolution feier 1

pc 16 novembre - Brasile - dilaga la lotta degli studenti e i lavoratori contro il governo TEMER

su maoistroad ampio resoconto in portoghese - facilmente leggibile

Brasil - Juventude e trabalhadores se levantam contra ataques de Temer -A nova democracia

Durante o último mês de outubro, como parte das mobilizações nacionais, inúmeras manifestações e ocupações foram (e estão sendo) realizadas contra a tentativa do gerenciamento Michel Temer/PMDB de aprovar a Proposta de Emenda Constitucional (PEC) 241, que vai tirar 40% dos gastos públicos como saúde e educação nos próximos 20 anos. Em meio ao intenso clima de revolta, o plenário da Câmara dos Deputados concluiu, na madrugada de 26 de outubro, a análise em segundo turno da PEC 241. Aprovado pelo antro de inimigos do povo que é aquela casa, o texto seguirá para análise no apodrecido Senado, onde possivelmente terá votação em 13 de dezembro.

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Jovens fecham BR em Goiânia. Faixa estampa: ‘Abaixo as contra-reformas educacionais! MEPR’
Rio de Janeiro
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Estudantes ocupam escola no Paraná em 10 de outubro

http://www.anovademocracia.com.br/179/06d.jpg
Manifestação repudia ataques de Temer em Goiás

Manifestação da juventude em Campinas (SP)

Minas Gerais
http://www.anovademocracia.com.br/179/06e.jpg
Entrada da ocupação da UFMG

pc 16 novembre - Renzi di nuovo nella “capitale del No”! Un altro giro in Sicilia per recuperare il voto perduto! Il primo “benvenuto” questa mattina alla Fincantieri dove gli operai hanno confermato il loro NO




Dai “milioni” di euro sparsi qua e là con i vari “patti” con regioni e città, alle promesse di nuove meraviglie su occupazione e rilancio dell’economica, tutto pur di conquistare qualche voto al prossimo referendum, con un uso spregiudicato della sua funzione di capo del governo, visto che, come per miracolo, prima di arrivare sono stati sbloccati alcuni fondi tra cui quelli per la Blutec (ex Fiat di Termini Imerese)… “Patti” e soldi, quando sono davvero arrivati, che non hanno spostato di una virgola le condizioni generali dell’Isola. 

E il terrore che qui in Sicilia si perde, riporta Renzi, appunto, nell’isola in un rapidissimo giro, che dovrebbe rassicurare sul futuro i giovani e gli operai in perenne cassa integrazione o licenziati. In Sicilia! La regione del processo allo “Stato-mafia”. Dove si firmano centinaia di “protocolli di legalità” con le prefetture. Una regione di fatto in preda ad una corruzione illimitata, dichiarata fallita da tutti gli indicatori economici, politici e sociali da tutte le organizzazioni che ogni anni o sei mesi fanno i loro resoconti! Mentre Renzi continua a spargere menzogne come se niente fosse, quando dice che “I numeri cominciano a ingranare…” “l'Italia va meglio della Francia e della Germania. C'è un'inversione”… “Il problema è che c'è un Nord tornato allo stato pre-crisi e un Sud che ha pagato il conto della crisi che ha preso tutta in faccia.” “Il nord è tornato allo stato pre-crisi” solo nella grande fantasia di Renzi! Il quale si illude se pensa che con questi giri e rigiri possa davvero recuperare voti o credibilità, e ciò è stato dimostrato dalle, altrettanto perenni, contestazioni, ogni qualvolta si è presentato, e così sarà ancora…

martedì 15 novembre 2016

pc 15 novembre - Verso il processone, solidarietà ai No Tav!

Processone: giorno della ‘sentenza’, la loro, di chi massacra, sfrutta vite, ambiente…

Giovedì 17 novembre è prevista l’ultima udienza del processone, contro la resistenza alla Maddalena unita alla lotta per impedire l’apertura del cantiere Tav a Chiomonte (giornate del 27 giugno e 3 luglio 2011). E’ probabile che la ‘sentenza’ venga emessa nel tardo pomeriggio.
‘Imputate/i’, movimento No Tav chiamano a una presenza solidale per tutta la giornata davanti al palazzo di giustizia di Torino (corso V. Emanuele): contro ogni condanna, ogni limitazione della libertà – comprese quelle impiegate come ‘misure preventive’, di cui procura e tribunale di Torino sono capofila in Italia.
                                                                                                   Movimento No Tav 9 novembre 2016

pc 15 novembre - ANTI/TRUMP - speciale 'proletari comunisti' - 1

                                                                   1
Stando alle prime dichiarazioni del neo presidente Usa, la 'tragedia americana', così giustamente definita da molti commentatori e naturalmente dall'ampia opposizione democratica americana, ha tutte le premesse per trasformarsi in farsa.
La prima intervista di Trump è infatti tragica nei toni ma ridicola nei fatti. 
La minaccia di espellere milioni di immigrati, di montare chilometri e chilometri di muri con il Messico, intanto si è molto ridimensionata: i famosi 11 milioni da cacciare sono diventati 6, poi 3, e con i criteri che lui stesso fissa: pregiudicati, trafficanti di droga... possono essere nei fatti molto meno.
Trump coniuga infatti uno stile da campagna elettorale permanente con una prassi da uomini d'affari.
Ma è evidente che anche sul fronte immigrazione che porta montagne di voti, tra il dire e il fare ci passa il mare; il mare della miseria generata dal dominio imperialista che rovescia all'interno di esso centinaia di milioni di migranti. 
Così il famoso muro, sembra più un opera edilizia che il “muro di Berlino” antimmigrati annunciato, Trump dichiara che lui stesso è in grado di costruirlo, dato che di costruzioni se ne intende. Poi in parte questo muro diventa una recinzione, che peraltro già c'è, e che la storia quotidiana dell'immigrazione dal Messico, raccontata anche da molti film, illustra. Figuriamoci poi se un muro può fermare l'immigrazione... Fermare l'immigrazione dal Messico è una "missione impossibile", e tutti sanno che significherebbe costruire ai confini degli USA un Messico in preda a a tensioni e convulsioni rivoluzionarie e a disastri.
E ben presto gli imperialisti yankee sarebbero costretti loro a scavalcare il muro per stabilire legge, ordine e dominio imperialista ai propri confini.

I demagoghi fascisti alla maniera di Trump possono vincere anche le elezioni miliardarie degli USA, ma non hanno nessuna chance di fondare sui propri desideri e sulle proprie avventurose parole, il dominio reale che resta innanzitutto economico e che ha il suo fondamento di tenuta nella forza militare.
Sotto questo punto di vista, Trump è una “tigre di carta”. 
E' importante cogliere questo dato, perchè non si crei nelle masse, che evidentemente si oppongono negli Usa e nel mondo, un senso di disperazione, di fine della storia.
Vanno colti i dati reali del significato della vittoria di Trump per opporsi ad esso.
La forza di Trump è la forza di tutti i presidenti americani, il dominio dell'apparato militare, sia quello dell'esercito imperialista che insanguina il mondo, sia quello interno, rappresentato dalla polizia assassina - abbiamo avuto anche la discesa in campo diretta dell'FBI per la sua vittoria, un ago della bilancia elettorale fortementente condizionato dall'inchiesta truccatata e pilotata dell'FBI delle ultime settimane.
A questa forza, in queste elezioni si sono aggiunte le truppe di complemento della società civile che negli Usa sono state sempre presenti – e non parliamo solo del Ku-Klux-Klan, ma di tutte le componenti paramilitari, le associazioni, lobby, organizzazioni, che negli Usa sono state sempre una sorta di “Stato nello Stato”, occulte sì, ma radicate in diverse porzioni degli Stati americani.
Questo esercito civile 'occulto' è stato scoperchiato dalla candidatura Trump come un uovo di serpente, è stato legittimato dalla sua campagna elettorale, e ora ha un saldo aggancio e postazione nei vertici massimi dello Stato imperialista.
La fusione tra lo Stato di polizia permanente dell'imperialismo Yankee con le truppe di complemento della società civile la novità delle elezioni di Trump, il fascismo americano, la feccia della popolazione di uno Stato imperialista, che ha una storia lunga in questo paese e che ha il suo cemento fondamentale nel razzismo ma anche nel culto della proprietà privata, della famiglia da difendere sopra tutto e delle armi 'proprie'.
In questo senso l'elezione di Trump è la peggiore della storia recente degli Usa. 
Siamo effettivamente oltre Reagan, siamo al compimento di quel filo nero di candidati, fascio imperialisti, che c'erano stati nelle altre elezioni ma che nella maggior parte dei casi, non avevano superato le primarie e in altri casi avevano fatto da terzo incomodo, o meglio da “terzo comodo” per le vittorie dei democratici. 
 
Il fascio imperialismo di Trump emerge come esito della crisi - effetto e non causa, è stato scritto giustamente, della profonda crisi economica, esito degli effetti delle guerre imperialiste che tornano a casa, delle pulsioni di ribellione che sono esplose nelle rivolte afroamericane.
Questi fattori hanno logorato il vasto cerchio magico delle elites dominanti intorno ad Obama e intorno alle famiglie alla Clinton.
Dentro la società americana Trump ha dato voce all'odio nei confronti di questo status dominante, un odio trasversale che non rientra nei canoni rappresentati dalle elites democratiche e dai loro cantori nel mondo: per loro le donne avrebbero votato la Clinton, gli afroamericani avrebbero votato la Clinton, le minoranze nazionali avrebbero votato la Clinton, i giovani..., il mondo della cultura e degli artisti, gli operai sindacalizzati, il bel mondo della finanza e degli affari... 
Secondo questa autorappresentazione dell'America che si è autocelebrata con Obama e la campagna elettorale della Clinton, per Trump non avrebbe votato nessuno. Ma la democrazia americana è democrazia imperialista. Gran parte delle masse povere non vota, non votava neanche prima, gran parte delle masse e ceti impoveriti che hanno perso colpi dentro la crisi dell'imperialismo Usa, si sono rese masse di manovra della demagogia fascio-imperialista. In Italia potremmo essere esperti di questo tipo di fenomeno.

Le elezioni di Trump quindi non possono essere prese sul serio per le roboanti parole che Trump dice, ma per il cristallizzarsi in forme inedite del fascio-imperialismo a 360°.
Il terrore reale che vena la società americana ora al potere con queste elezioni è la sfida da fronteggiare da parte di tutti coloro che vogliono costruire intanto una vera opposizione.

(continua)

pc 15 novembre - IL COMUNICATO FINALE DELLA MANIFESTAZIONE DEI MIGRANTI DI ROMA - LE VALUTAZIONI E PROPOSTE DELLO SLAI COBAS SC

È stata una grande giornata di lotta e di festa quella del 12 novembre a Roma: eravamo in migliaia in piazza, da tutta Italia e da tutto il mondo – portando le nostre rivendicazioni dalle campagne, dai magazzini della logistica, dalle occupazioni di case, dai centri d’accoglienza e dalle frontiere, dalle scuole e dalle università, dalle fabbriche e dalle periferie… Unite/i nel pretendere una mobilità senza  confini e senza sfruttamento, abbiamo dimostrato la nostra forza nonostante la repressione, le intimidazioni e i divieti – in ultimo le ridicole e umilianti perquisizioni che hanno dovuto subire i lavoratori e le lavoratrici delle campagne in arrivo dal sud.
Le protagoniste e i protagonisti di questa giornata sono stati coloro che più di tutti subiscono il ricatto di un sistema fondato sullo sfruttamento, in cui il governo della mobilità gioca un ruolo centrale. Queste politiche agiscono secondo forme funzionali al profitto e ostacolano l’unione e l’organizzazione di chi le subisce. È la violenza del capitale a costringere milioni di persone a spostarsi o a impedire loro di farlo. La mobilitazione del 12 novembre, frutto di radicati percorsi di lotta in diversi territori, ha dimostrato che questa unione e questa organizzazione sono invece possibili e quantomai necessarie. Il corteo è terminato con un’assemblea a Piazza dell’Esquilino, animata e partecipata con interventi in diverse lingue, che hanno ribadito l’importanza di intrecciare le lotte e rafforzare le relazioni.
Quando gridiamo WE NEED YES, è perché pretendiamo il riconoscimento della nostra presenza in questo paese e in questo mondo. Abbiamo pagato prezzi altissimi, in termini di vite umane, lavoro ipersfruttato e pesanti limitazioni alla libertà, gli effetti di leggi criminali e abusi di ogni genere. Non si tratta di una questione da risolvere su basi umanitarie, in nome delle quali come sappiamo si compiono carneficine e torture: sul nostro lavoro e sulle nostre vite si basa una parte fondamentale dell’economia di questo paese.
La determinazione di chi porta avanti queste lotte è stata l’elemento decisivo per ottenere un incontro, che si è svolto durante la giornata di piazza, tra una delegazione e il Prefetto Mario Morcone, Capo del Dipartimento Libertà Civili e Immigrazione del Ministero degli Interni. Lo stesso che qualche giorno fa definiva “cretinaggini” le testimonianze di torture operate dalla polizia europea e italiana del confine durante le procedure di identificazione. Morcone ha sfacciatamente rivendicato la sua dichiarazione anche durante l’incontro, davanti a braccianti che vivono nei ghetti di stato e richiedenti asilo imprigionati nel sistema dell'(in)accoglienza, insieme a rappresentanti del movimento di lotta per la casa, dei lavoratori della logistica e delle comunità immigrate che quotidianamente subiscono le violenze dell’apparato securitario di cui il Ministero è responsabile.
Ma l’arroganza del potere ha vacillato, se non altro a parole, di fronte all’evidenza delle rivendicazioni e delle denunce portate avanti con le nostre lotte, pagate a caro prezzo. È chiaro a tutti, anche a Morcone, che la risposta che vogliamo non sono provvedimenti di facciata utili a mantenere intatti gli interessi delle classi dirigenti, come la “nuova” legge sul caporalato, i campi di lavoro o l’apparato dell’accoglienza. Aspettiamo gesti concreti che seguano alle ammissioni e alle promesse del massimo amministratore dell’immigrazione in Italia. Ai lavoratori e alle lavoratrici delle campagne, in mobilitazione da più di un anno, deve essere riconosciuto il permesso di soggiorno, e sono le associazioni di categoria a doversi far carico del loro alloggio, non il Ministero dell’Interno né le associazioni del terzo settore. Lo ribadiremo davanti ai rappresentanti dei ministeri di lavoro e agricoltura, e delle associazioni dei produttori agricoli, che Morcone si è impegnato a convocare entro il mese di dicembre. Pretendiamo che le Questure, le amministrazioni pubbliche e tutti i soggetti implicati nella gestione dei confini cessino immediatamente gli innumerevoli abusi quotidiani, che operano ai danni di centinaia di migliaia di persone. Di questo il Ministero si deve assumere la responsabilità, come ha promesso in fase di incontro.
Per tutti e tutte, vogliamo permesso di soggiorno senza limitazioni né ricatti, residenza, assistenza sanitaria, casa, istruzione e un salario equo. Combattiamo attivamente tutte le forme di confinamento e repressione: i CIE, gli hotspot, i centri di vario genere, la gestione militare del confine, gli sfratti e gli sgomberi, gli arresti e le denunce. Lo abbiamo detto in questa giornata, unendo la nostra voce alla piazza di Firenze che contestava chi come Salvini istiga all’odio e alle divisioni, e continueremo a farlo ogni giorno nelle città, nei ghetti, nelle periferie, sui luoghi di lavoro, nelle scuole e nelle università. Denunceremo con sempre più forza qualsiasi abuso e ingiustizia, continuando a lottare per smantellare pezzo dopo pezzo il sistema dello sfruttamento in tutte le sue forme, consapevoli che solo unite/i si vince.

Comitato Lavoratori delle campagne, Rete campagne in lotta insieme a promotori e aderenti al corteo.

Lo Slai cobas per il sindacato di classe ritiene la manifestazione del 12 novembre molto positiva, essa ha posto un fatto nuovo, importante: l'unità dei vari settori dei migranti, di varie città e di varie condizioni di vita e lavorative, così come per la prima volta si è costruiti una piattaforma unitaria che sintetizza tutte le realtà, tutte le denunce/proteste e le richieste dei migranti e delle migranti.
Questa è la forza di questa manifestazione ed è bene che faccia e deve far paura al governo, allo Stato.
Altro fatto nuovo e positivo è l'unità realizzata tra migranti e spezzoni di lavoratori, giovani, movimenti italiani; un'unità che nasce dall'avere gli stessi nemici e dalla necessità di combattere gli stessi nemici.

Ora abbiamo appena cominciato in questa mobilitazione nazionale e bisogna continuare. 
Lo Slai cobas sc ha portato e fa queste proposte:
- rafforzare il coordinamento e rete tra diverse realtà di migranti e solidali realizzato per organizzare questa manifestazione;
- fare di ogni città, ogni territorio, dove sono i migranti, luoghi di continuazione della lotta, sulle varie problematiche dei migranti
- per questo, organizzare una giornata di lotta comune in ogni territorio a livello nazionale
- realizzare la prossima assemblea nazionale in Puglia, perchè la Puglia sta diventando il centro di tante realtà di migranti, dalle campagne, ai centri di accoglienza, all'hotspot; ma anche perchè i lavoratori delle campagne della Puglia, e soprattutto del foggiano, con le compagne di 'Campagne in lotta', sono stati i primi a lanciare e a lavorare per questa manifestazione nazionale ed è giusto che siano direttamente protagonisti di una prossima assemblea nazionale
- mettere in programma una manifestazione nazionale a Taranto per chiudere la vergogna dell'hotspot, degli hotspot, delle torture e delle violenze.

Lo Slai cobas sc di Taranto, sul secondo punto, accoglie con favore la proposta fatta da realtà di Ventimiglia per mobilitarsi il 10 dicembre davanti all'hotspot e alla prefettura.

pc 15 novembre - L'ILVA ARRIVA A ROMA - PRESENTAZIONE DEL LIBRO "ILVA LA TEMPESTA PERFETTA", CON UN DIBATTITO CHE HA TOCCATO NODI IMPORTANTI

La presentazione del libro “Ilva la tempesta perfetta” si è tenuta a Roma nel quartiere storico, popolare di Pietralata, al circolo Arci, con la partecipazione di compagni del quartiere, frequentatori del circolo, di giovani, era presente anche Claudio Sebastiani, giornalista di ex Liberazione, attualmente direttore di controlacrisi.org.

Nell’introduzione è stato risaltato il valore e anche di metodo con cui è stato scritto il libro, che attraverso i fatti fa comprendere la portata epocale della battaglia che si deve ancora combattere all'Ilva e a Taranto.
Sinteticamente, i punti evidenziati:
  • Taranto non è città avvelenata che si dibatte per liberarsi dal “mostro” ma una realtà viva, attraversata da contraddizioni sempre sul punto di esplodere, dove tutti i protagonisti della “tempesta perfetta” - cioè di quella che il libro vuol restituire come una “rivolta mancata” - sono ancora in campo e potenzialmente pronti ad erompere nuovamente
  • Non è l’inchiesta giudiziaria “l’inizio della storia”. In fabbrica e città si è combattuta

pc 15 novembre - Un ignobile commento anonimo antimmigrati, di stampo qualunquista fascitoide, pubblicato come al solito da OC

Redazione di Operai Contro, 
ormai la processione a Roma non si nega a nessuno. Ti riporto dal sito SiCobas: ”Pubblichiamo di seguito il comunicato della Rete Campagne in lotta che lancia la manifestazione nazionale di Sabato 12 Novembre a Roma. Il SI.Cobas è tra gli organizzatori dell’evento e organizzerà sei pulman che partiranno da Foggia, dalla Calabria, da Milano, da Piacenza-Parma-Modena e da Bologna. 
12 NOVEMBRE: MANIFESTAZIONE NAZIONALE CONTRO IL REGIME DI CONTROLLO DELLA MOBILITA’ E CONTRO LO SFRUTTAMENTO!”

Intanto lo sfruttamento continua. Intanto i licenziamenti continuano. Le passeggiate Romane non servono a  niente, neanche alla pubblicità

Un operaio di Napoli (?)....

Ma perchè non ti firmi stronzetto?

pc 15 novembre - Sempre benvenute le inchieste operaie, ma servano che siano sul modello dell'inchiesta marxista e dell'inchiesta maoista - così fanno da base della guerra di classe


SEVEL: LA FABBRICA DELL’INFELICITA’

DA https://pungolorosso.wordpress.com Segnaliamo un’inchiesta operaia rigorosa sulle condizioni fisiche e mentali degli operai della Sevel di Atessa, una cosiddetta fabbrica “modello”. L’inchiesta e’ stata promossa dallo Slai Cobas e condotta da “Il Laboratorio” di […]
DA https://pungolorosso.wordpress.com
Segnaliamo un’inchiesta operaia rigorosa sulle condizioni fisiche e mentali degli operai della Sevel di Atessa, una cosiddetta fabbrica “modello”. L’inchiesta e’ stata promossa dallo Slai Cobas e condotta da “Il Laboratorio” di Roma.

inchiestasevel

pc 15 novembre - Lo scenario continuo dei giri di Renzi: parla a quattro gatti e parla perchè la polizia carica!


  • a arriva al chiuso dell'auditorium Balestrieri... fuori inizia presidio

    Visualizza l'immagine su Twitter Visualizza l'immagine su Twitter Visualizza l'immagine su TwitterRenzi in Cattolica chiede dove sia la deriva autoritaria

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