ALLA CONFINDUSTRIA NON BASTA LA “BUONA SCUOLA”: VUOLE “MIGLIORARLA” CIOE’ VUOLE ANCOR PIU’ ENTRARE NELLE SCUOLE, MA SOPRATUTTO BATTE CASSA: ANCORA SGRAVI FISCALI, SCARICAMENTO DI COSTI E COMPITI- VEDI LA FORMAZIONE SULLA SICUREZZA- SULLA COLLETTIVITA’.
INSOMMA LA SCUOLA SEMPRE PIU’ AL SERVIZIO DEL CAPITALE!
Le dieci proposte di Confindustria al Governo.
Dopo la guida spedita dal MIUR per indicare come organizzare i percorsi di alternanza scuola-lavoro, tocca adesso alle industrie e agli imprenditori darsi delle linee guida.
La seconda giornata dell’Education che si è svolta ieri a Roma all’università Luiss è stata l'occasione per presentare un manuale di istruzioni per gli imprenditori con suggerimenti pratici per le imprese e una rassegna di buone pratiche, già realizzate, da prendere come modelli di riferimento.
Intanto, Confindustria chiede al governo di migliorare alcuni aspetti contenuti nella riforma e formula 10 proposte.
La prima richiesta riguarda gli incentivi e sgravi fiscali, poi la formazione sulla sicurezza nei programmi scolastici di tutte le scuole secondarie superiori; chiede di inquadrare i progetti di alternanza scuola-lavoro nell’ambito della responsabilità sociale d’impresa sulla base delle differenze tra piccola e grande impresa; più attenzione alla fase di orientamento e di preparazione/progettazione del percorso di alternanza, ma anche alla sua realizzazione e alla restituzione dei risultati per dare significato all’esperienza, curando la motivazione degli studenti e responsabilizzando il tutor/referente della scuola.
Si chiede inoltre di avviare la sperimentazione per individuare le prove di Esame di Stato più adeguate a valutare l'esperienza di lavoro, articolando ad esempio la seconda prova dell’esame di maturità sulla base di una tematica generale definita a livello centrale, ma lasciando alle singole scuole la redazione di dettaglio.
Per le industrie è inoltre importante avere sotto controllo e organizzare il coordinamento, la co-progettazione e la pianificazione dei percorsi di alternanza, avendo una sufficiente copertura finanziaria.
Si chiede poi di inserire la valutazione del percorso di alternanza scuola-lavoro nel punteggio attribuibile dal consiglio di classe in sede di maturità nel rispetto del massimale di 20 punti complessivi.
Per le attività di alternanza effettuate all’interno del normale percorso curriculare, le ditte chiedono che la prestazione del medico sia pagata da fondi dello Stato e delle Regioni come già previsto dalla normativa sugli stage rispetto alla posizione Inail.
Ultima richiesta delle imprese sull’alternanza è quella di definire uno status dello studente in alternanza scuola-lavoro distinto da quello del lavoratore.
Il ministro ha già risposto alla richiesta sugli sgravi fiscali: non sono previsti dalla legge 107, ma non si esclude la possibilità di introdurli con altri veicoli normativi. Inoltre il ministro afferma che quanto stanziato dalla legge per l'alternanza va anche a copertura dei costi delle imprese.
mercoledì 14 ottobre 2015
pc 14 ottobre - NETANYAHU NAZISTA: PALESTINESI RINCHIUSI COME NEI GHETTI E PUNIZIONI COLLETTIVE
Israele: sigillati rioni arabi di Gerusalemme est. Corpi degli attentatori non saranno restituiti
(Da Repubblica) - Sta per cominciare il dispiegamento di militari in tutta Israele deciso dal gabinetto per la sicurezza...
Tra le "misure aggressive" decise dal premier Netanyahu dopo la riunione d'emergenza del gabinetto per la sicurezza di ieri, ve n'è una destinata a fomentare ulteriormente il clima d'odio reciproco: il governo israeliano ha infatti stabilito che, a partire da adesso, non consegnerà più i corpi di aggressori e attentatori palestinesi uccisi dalle forze di sicurezza. Una misura che colpisce evidentemente anche le famiglie: il defunto, secondo le leggi islamiche (e anche ebraiche), deve essere sepolto entro 24 ore...
Inoltre, Netanyahu ha acconsentito alla revoca del diritto di residenza in Israele dei palestinesi ritenuti autori di atti di "terrorismo". Il ministro della giustizia Ayelet Shaqed ha aggiunto che le loro case saranno demolite e i loro beni sequestrati. Approvato anche l'immediato reclutamento di 300 guardie civili addette alla protezione nei trasporti pubblici. Il governo ha anche deciso di imporre il coprifuoco...
Molto critica con Netanyahu anche Human Rights Watch, secondo cui le ultime decisioni del governo israeliano condizioneranno la libertà di movimento di tutta la popolazione senza risolvere il problema.
(Da Repubblica) - Sta per cominciare il dispiegamento di militari in tutta Israele deciso dal gabinetto per la sicurezza...
Tra le "misure aggressive" decise dal premier Netanyahu dopo la riunione d'emergenza del gabinetto per la sicurezza di ieri, ve n'è una destinata a fomentare ulteriormente il clima d'odio reciproco: il governo israeliano ha infatti stabilito che, a partire da adesso, non consegnerà più i corpi di aggressori e attentatori palestinesi uccisi dalle forze di sicurezza. Una misura che colpisce evidentemente anche le famiglie: il defunto, secondo le leggi islamiche (e anche ebraiche), deve essere sepolto entro 24 ore...
Inoltre, Netanyahu ha acconsentito alla revoca del diritto di residenza in Israele dei palestinesi ritenuti autori di atti di "terrorismo". Il ministro della giustizia Ayelet Shaqed ha aggiunto che le loro case saranno demolite e i loro beni sequestrati. Approvato anche l'immediato reclutamento di 300 guardie civili addette alla protezione nei trasporti pubblici. Il governo ha anche deciso di imporre il coprifuoco...
Molto critica con Netanyahu anche Human Rights Watch, secondo cui le ultime decisioni del governo israeliano condizioneranno la libertà di movimento di tutta la popolazione senza risolvere il problema.
pc 14 ottobre - INDIA: sciopero totale dei maoisti nella Riserva di Vizag per impedire lo sfruttamento illegale e inquinante di miniere di bauxite
Il governo del fascista Modi continua a svendere il paese a tutte le multinazionali che sfruttano fino all'inverosimile uomini e ambiente per aumentare i profitti...

I maoisti organizzano uno sciopero
totale di due giorni nell'area della Vizag Agency
POSTATO DA ICSPWI ⋅ 12 ottobre 2015
Chiedono che il governo ritiri i piani
per la riapertura della miniera di bauxite.
Il PCI (Maoista), messo al bando dal
governo, ha indetto uno sciopero totale (bandh) nelle aree
dell'Agenzia del distretto il 12 e il 13 ottobre chiedendo al governo
Telugu Desam di ritirare i piani per la miniera di bauxite nella zona
dell'Agenzia. In una nota scritta a mano inviata ai giornalisti nelle
zone dell'agenzia, come sembra da parte del segretario Kailasam della
East Division del PCI (Maoista), i maoisti dicono che il Partito
Desam Telugu è l'unico responsabile per il rapimento di tre leader
tribali Telugu Desam provenienti dal distretto GK Veedhi. Il
presidente del Partito del distretto TDP Mamidi Balayya Padal, il
leader anziano Vandalam Balayya e il membro del comitato del
distretto Mukkala Mahesh sono stati portati via dalle loro case nel
villaggio di Kothaguda in GK Veedhi lunedi sera scorso da un gruppo
di maoisti. Mentre accusa i maoisti dell'utilizzo dello spauracchio
dell'estrazione di bauxite il governo TDP sta cercando di mettere in
atto la sua agenda che vede l'impegno delle Multinazionali delle
miniere nella regione ecologicamente sensibile, ha detto.
Il primo ministro e gli altri leader
stavano facendo dichiarazioni pubbliche che non avrebbero intrapreso
nessuna attività che non fosse supportata dai tribali mentre
dall'altro reprime ogni dissenso. Il governo non prende atto della
serie di proteste da parte tribale sulla questione della mineria di
bauxite. Peggio ancora, la polizia in qualità di tirapiedi dei suoi
padroni politici sta cercando di imbavagliare il dissenso, tagliando
il sistema di comunicazione pubblico mentre un ex legislatore stava
parlando in una recente riunione a Koyyuru.
La polizia ha cercato di ostacolare un
altro incontro pubblico sulla questione a Darakonda, ha osservato il
leader maoista nella sua lettera. I maoisti hanno chiesto che il
governo ritiri le mosse da parte della AP Mineral Development
Corporation che si accinge ad estrarre bauxite e chiudere i suoi
uffici nella regione. In precedenza, l'Ufficiale Esattore N Yuvaraj
ha detto ai media che la questione dei tribali rapiti è stata
portata a conoscenza del primo ministro durante la sua visita alla
città. Ha detto che il Primo Ministro aveva incaricato la polizia di
garantire la sicurezza delle tre persone rapite dai maoisti. E
aggiugne che il governo potrebbe rispondere solo se ci sono state
chiare richieste avanzate per la liberazione dei tre leader
tribali...
pc 14 ottobre - l'Università appaltata alle aziende - bisognerà cambiare ritmo alla lotta, se questo andazzo si vuol contrastare
Da
una compagna di Roma ci arriva una notizia che ci fa abbastanza
incazzare... immaginate che da domani l'università chiuda per ben 4
giorni sospendendo lezioni, esami, impedendo il libero accesso agli
studenti alle biblioteche, alle aule studio e a tutti quegli spazi di
socialità di cui tutti dovrebbero usufruire gratuitamente, e come se non
bastasse imponendo anche le ferie forzate ai lavoratori. Tutto questo
per cosa? Per dare spazio ad un un evento privato, finanziato da grandi
multinazionali e che per di più sarà anche a pagamento, per chi
quell'università la frequenta, la vive, la sostiene e la mantiene in
vita. Tutto questo si sposa perfettamente con le politiche di
aziendalizzazione selvaggia dell'università, come della scuola pubblica,
messa in campo dal governo negli ultimi anni, ma va contro tutto quello
per cui ci battiamo ogni giorno, un libero accesso al sapere e
all'istruzione libero dalle logiche di mercato e dagli interessi dei
privati!
pc 14 ottobre - Mafia Capitale a Milano significa Lega Nord
Il vice presidente della Regione
Lombardia, Mario Mantovani, è stato arrestato questa mattina
nelle conseguenze di un'inchiesta della Gdf e della Procura della
capitale meneghina con le accuse di concussione, corruzione aggravata
e turbata libertà degli incanti. Mantovani è il numero due della
giunta Maroni, in carica dal 2013. Con Mantovani sono stati
arrestati altri due suoi collaboratori, mentre tra gli indagati
figura anche un altro assessore, Garavaglia, in quota Lega e
braccio destro del governatore originario di Varese.
Ironia della sorte, Mantovani avrebbe
dovuto partecipare oggi ai lavori della “giornata della legalità”,
che avrebbe affrontato il tema della trasparenza in relazione alla
pubblica amministrazione; ironia che però nasconde la sua
appartenenza ad una giunta a guida Lega Nord la quale, aldilà
del maquillage salviniano, non rinuncia alla sua vocazione
storica.
Una vocazione neanche troppo nascosta
di ambire come tutti gli attori istituzionali - dai quali finge di
differenziarsi a colpi di urlacci - all'obiettivo principe che li
accomuna tutti: arricchirsi, arricchirsi, arricchirsi in spregio
ad ogni etica o a retorica pubblica.
L’operazione giudiziaria si è
soffermata sulla fitta rete di cooperative e di società
dirette da Mantovani tramite prestanome. Molte di queste cooperative
erano impegnate nella gestione di case di riposo per anziani e
di istituti per ragazzi affetti da disabilità, ricevendo centinaia
di migliaia di euro di finanziamento dall'Unione Europea. Lo stesso
sistema basato sullo sfruttamento del business dell'emergenza e
della sanità che caratterizzava MafiaCapitale e che
evidentemente non è meno radicato qualche centinaio di chilometri
piu a nord..
E' evidente a questo punto come non si
possa trovare alcuna differenza tra la vecchia Lega e la
nuova Lega (Forza Italia non la trattiamo neanche, che da quelle
parti il dubbio neanche si pone!). Nonostante ciò che blatera
Salvini dai palchi che lo ospitano, gli arresti di Mantovani e
Garavaglia simboleggiano l'emblema di un mondo politico nel quale si
soffia sul fuoco della guerra tra poveri e delle diseguaglianze
sociali urlando da un lato “prima gli italiani” e dall'altro
truccando perfino gli appalti per il trasporto dei pazienti
dializzati. E' la solita Lega alla quale degli italiani poveri non è
mai importato troppo se non in quanto polli da spennare ai fini
dell'arricchimento personale e collettivo del partito.
Del resto lo stesso Salvini ha
una genealogia che ben tutti conosciamo: pupillo dei vari Bossi,
Belsito, Rosi Mauro e di tutta quella Lega del “cerchio magico”,
durante i numerosi anni di governo al fianco di Berlusconi non
esitava – da giovane rampante - a spartirsi soldi e cariche
leccando i piedi a quegli stessi poteri forti a cui ora, sull'onda
del suo restyling lepenista, fa finta di rivolgersi contro.
pc 14 ottobre - Turchia. Sciopero generale, le piazze gridano “Erdogan assassino” - ma Erdogan e il suo regime si abbattono solo con la lotta armata e la guerra di popolo in Turchia e Kurdistan - proletari comunisti-PCm Italia
Turchia. Sciopero generale, le piazze gridano “Erdogan assassino”
In piazza centinaia di migliaia. Lo slogan delle manifestazioni è sempre lo
stesso: “Erdogan Assassino! Erdogan vattene!”.
... il grosso delle vittime è ormai arrivato a quota 137 e potrebbe aumentare ancora, visto l’alto numero di feriti in condizioni gravi – apparteneva all’Hdp di Demirtas, moltissimi sono gli attivisti e dirigenti dei partiti di sinistra curdi e dei sindacati falciati dalle bombe: del Partito del Lavoro, del partito socialista Odp, del Kesk e del Disk. Anche undici affiliati al moderato Partito Repubblicano del Popolo (Chp), il partito kemalista che rifiuta di far veramente fronte comune con le sinistre per scacciare dal potere il ‘sultano’, sono stati uccisi dalle bombe di Ankara. Le strade delle città turche grandi e piccole si sono riempite di cortei, di presidi, di manifesti, di scritte, dai balconi pendono drappi neri in segno di lutto e di sfida contro il regime. I medici sfilano con i loro camici, gli avvocati si siedono a centinaia negli ingressi dei tribunali, i lavoratori sfilano con i vessilli delle loro organizzazioni.
Le forze di sicurezza continuano a comportarsi come i cani da guardia del regime: attaccano i cortei con i lacrimogeni e gli idranti nelle città dell’ovest turco e con le pallottole vere nelle regioni curde; arrestano manifestanti e militanti delle organizzazioni curde e di sinistra. La mattanza di Ankara non ha cambiato proprio nulla, gli apparati dello stato non esprimono alcuna sensibilità, alcuna empatia neanche di fronte a tanto sangue innocente versato in nome della stabilità del regime. Anche se le autorità indicano l’Isis come responsabile della strage l’ordine rimane combattere, reprimere, schiacciare l’insorgenza curda e le manifestazioni per la democrazia elibertà
Dove non arrivano le bombe piazzate dai jihadisti o dai loro padrini arrivano le pallottole sparate dai militari di Ankara. Tra le ultime vittime della repressione del regime in Kurdistan ci sono anche due bambine: Helin Sen, 9 anni, ammazzata a Diyarbakir da tre pallottole che l’hanno colpita alla testa; Tevriz Dora, di soli cinque anni, è stata colpita alla testa da un proiettile sparato dalla polizia mentre era in braccio alla madre.
da un resoconto di Marco Santopadre Contropiano
... il grosso delle vittime è ormai arrivato a quota 137 e potrebbe aumentare ancora, visto l’alto numero di feriti in condizioni gravi – apparteneva all’Hdp di Demirtas, moltissimi sono gli attivisti e dirigenti dei partiti di sinistra curdi e dei sindacati falciati dalle bombe: del Partito del Lavoro, del partito socialista Odp, del Kesk e del Disk. Anche undici affiliati al moderato Partito Repubblicano del Popolo (Chp), il partito kemalista che rifiuta di far veramente fronte comune con le sinistre per scacciare dal potere il ‘sultano’, sono stati uccisi dalle bombe di Ankara. Le strade delle città turche grandi e piccole si sono riempite di cortei, di presidi, di manifesti, di scritte, dai balconi pendono drappi neri in segno di lutto e di sfida contro il regime. I medici sfilano con i loro camici, gli avvocati si siedono a centinaia negli ingressi dei tribunali, i lavoratori sfilano con i vessilli delle loro organizzazioni.
Le forze di sicurezza continuano a comportarsi come i cani da guardia del regime: attaccano i cortei con i lacrimogeni e gli idranti nelle città dell’ovest turco e con le pallottole vere nelle regioni curde; arrestano manifestanti e militanti delle organizzazioni curde e di sinistra. La mattanza di Ankara non ha cambiato proprio nulla, gli apparati dello stato non esprimono alcuna sensibilità, alcuna empatia neanche di fronte a tanto sangue innocente versato in nome della stabilità del regime. Anche se le autorità indicano l’Isis come responsabile della strage l’ordine rimane combattere, reprimere, schiacciare l’insorgenza curda e le manifestazioni per la democrazia elibertà
Dove non arrivano le bombe piazzate dai jihadisti o dai loro padrini arrivano le pallottole sparate dai militari di Ankara. Tra le ultime vittime della repressione del regime in Kurdistan ci sono anche due bambine: Helin Sen, 9 anni, ammazzata a Diyarbakir da tre pallottole che l’hanno colpita alla testa; Tevriz Dora, di soli cinque anni, è stata colpita alla testa da un proiettile sparato dalla polizia mentre era in braccio alla madre.
da un resoconto di Marco Santopadre Contropiano
pc 14 ottobre - Il sistema militar-industriale dell'imperialismo italiano non conosce crisi - Editoriale di proletari comunisti -PCm Italia
Abbiamo denunciato già
altre volte come l'industria bellica sia diventata il core-business
del sistema industriale dell'imperialismo italiano e che gli affari
di questo settore procedono, per così dire, come un “carrarmato”,
a riparo del parlamento e di ogni tipo di controllo.
Nel 2014 l'Italia ha
venduto armi all'estero per 2,31 miliardi di euro. Ma si tratta solo
di una parte, dato che sono esclusi da questo calcolo i materiali
esportati nei programmi governativi di “cooperazione
internazionale”, come i pezzi per produrre i caccia eurofighter, il
caccia bombardiere F35, le fregate Fromm.
Il cuore dell'industria
bellica sono le imprese del gruppo Finmeccanica, in testa Augusta,
Alenia, Avio, elettronica, Piaggio e Beretta.
A chi vanno le armi
italiane? A tutti. Ad altri paesi imperialisti, come Stati Uniti,
Gran Bretagna, alle potenze emergenti del Terzo Mondo, come India,
agli eserciti delle borghesie compradore, come Perù e Filippine, e
infine, massicciamente, nei paesi teatro di guerra del Medio Oriente
e Nord Africa.
L'imperialismo italiano,
quindi, è parte integrante del sistema che produce guerre in ogni
angolo del mondo e nella gerarchia internazionale dei paesi
imperialisti è costantemente nelle prime posizioni. Il governo, in
particolare i Ministri della Difesa, sono agli ordini, e spesso sul
'Libro paga' delle industrie belliche; il parlamento e il sistema dei
partiti ne sono il contorno complice.
Ma il ruolo centrale in
questo lo giocano i sindacati confederali, i loro dirigenti nazionali
e di settore, che condividono e spingono questa parte del sistema
industriale verso sempre più alti profitti.
La lotta di classe contro
tutto questo ha e deve avere caratteristiche specifiche, lontane dal
pacifismo di maniera, sindacalismo complice, ecc.
Essa necessita
dell'azione, della mobilitazione che metta in luce il carattere
guerrafondaio dell'imperialismo e dei suoi governi e la necessità di
sabotare la sua industria bellica.
proletari comunisti - PCm Italia
14 ottobre 2015
pc 14 ottobre - Mobilitazione nazionale contro le manovre NATO
Iniziative NO TRIDENT aggiornamenti1) Pisa 13/10: ASSEMBLEA APERTA a tutte le realtà antimilitariste e pacifiste.2) Roma 14/10: MANIFESTAZIONE E VOLANTINAGGIO DI PROTESTA3) Milano 17/10: CONTRO L’ESERCITAZIONE NATO “TRIDENT JUNCTURE 2015”4) Milano 23/10: LA GUERRA E' ALLE PORTE
Napoli 15 ottobre, assemblea dei Comitati No Trident
- Redazione Contropiano
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LA NATO SI ESERCITA A NUOVE GUERRE
MANIFESTIAMO LA NOSTRA OPPOSIZIONE ALLA ESCALATION MILITARE
Dal 3 ottobre fino al 6 novembre si svolgerà in Italia, Spagna e Portogallo la «Trident Juncture 2015», definita dallo U.S. Army Europe «la più grande esercitazione Nato dalla caduta del Muro di Berlino». 36 mila uomini, oltre 60 navi e 200 aerei da guerra di 33 paesi (28 Nato più 5 alleati), testeranno le armi e le migliori strategie per sopraffare e annientare altri popoli nelle nuove guerre.
Infatti, con la scusa del terrorismo dell’ISIS e della lotta ai trafficanti di esseri umani per fermare l’ondata di profughi, si stanno preparando a nuovi interventi militari ad Est e nel Sud del mondo.
In questa esercitazione come nelle operazioni di guerra avrà un ruolo chiave l’Jfc Naples, comando Nato di Lago Patria.
Opponiamoci alle esercitazioni per dire no alla politica di aggressione della Nato che rischia di portarci ad un nuovo conflitto mondiale.
Opponiamoci al nostro governo che, mentre ci chiede continui sacrifici per “uscire dalla crisi economica”, spende circa 30 miliardi di dollari l’anno per attaccare altri paesi e acquistare nuove armi.
Per costruire la Manifestazione Nazionale che si terrà a Napoli il 24 Ottobre 2015 e allargare la partecipazione alle iniziative invitiamo tutti a partecipare all’Assemblea che si terra Giovedì 15 Ottobre alle ore 17 presso L’ASILO– Ex Asilo Filangieri, Via Giuseppe Maffei 4, Napoli
NAPOLI 24 OTTOBRE MANIFESTAZIONE NAZIONALE
pc 14 ottobre - La Nato prepara la guerra con le manovre Trident Juncture 2015
Trident Juncture 2015, la Nato prepara altre guerreTommaso Di Francesco e Manlio Dinucci
Prende il via oggi in Italia, Spagna e Portogallo, dopo due anni di preparazione, la Trident Juncture 2015 (TJ15), una delle più grandi esercitazioni Nato. Vi partecipano oltre 230 unità terrestri, aeree e navali e forze per le operazioni speciali di 28 paesi alleati e 7 partner, con 36 mila uomini, oltre 60 navi e 200 aerei da guerra, anzitutto cacciabombardieri a duplice capacità convenzionale e nucleare. La prima fase (3-16 ottobre) testerà la capacità strategica e operativa dei comandi Nato; la seconda (21 ottobre-6 novembre) si svolgerà «dal vivo» con l’impiego delle unità militari.La TJ15, annuncia un comunicato ufficiale, «dimostrerà il nuovo accresciuto livello di ambizione della Nato nel condurre la moderna guerra congiunta». Dimostrerà in particolare «la capacità della Forza di risposta della Nato nel pianificare, preparare, dispiegare e sostenere forze nelle operazioni di risposta alle crisi non previste dall’articolo 5, al di fuori del territorio dell’Alleanza».Quale sia il raggio d’azione della «Grande Nato», che dal Nord Atlantico è arrivata sulle montagne afghane e mira oltre, lo dimostra il fatto che alla Trident Juncture 2015 partecipa l’Australia. Significativo è che vi prenda parte anche l’Ucraina, paese che la Nato sta ormai incorporando, dopo essersi estesa a sette paesi dell’ex Patto di Varsavia,
pc 14 ottobre - Il capitalismo fa “outing”… le multinazionali nascondono al fisco un imponibile pari a 7.600 miliardi di dollari ed eludono 250 miliardi di tasse!
È
ora di finirla, si sono detti, ripromettendosi di scatenare una
battaglia contro… se stessi! Con la decisione di Lima, in occasione
del meeting di Fmi e Banca Mondiale, infatti, i rappresentanti del
capitale mondiale hanno deciso di fare una battaglia per far pagare
le tasse alle multinazionali che eludono il fisco appunto per 7.600
miliardi e “tasse non pagate” per 250 miliardi... “spostando
il carico su chi non può fuggire: lavoro dipendente” come dice
l’interessante
articolo che riportiamo e dal quale si evince, insomma, come
risultato della lunghissima e acutissima crisi, che anche i borghesi,
“analisti”, intellettuali o gli stessi capitalisti si mettono
all’opera per “razionalizzare” i conti e '“armonizzare” i
rapporti tra i paesi imperialisti a livello internazionale
(attraverso anche gli accordi sul commercio mondiale TPP e TTIP) per
mettere in riga i membri della loro classe.
Certo
“riconoscere” apertamente di essere delinquenti “legalizzati”
non è facile (e questo è solo uno dei campi della loro delinquenza)
riconoscendo implicitamente che i “movimenti” hanno ragione in
questa critica, ma da un lato la crisi è tale che negli ultimi tempi
le critiche al loro modo di produzione, il capitalismo, si sono fatte
troppo forti, e dall'altro possono permettersi di parlare apertamente
perché per adesso la classe operaia non è così organizzata
da mettergli paura...
martedì 13 ottobre 2015
pc 13 ottobre - Berlino la grande manifestazione contro il TTIP - corrispondenza dai compagni tedeschi
Questo sabato la capitale ha
visto la più grande manifestazione di protesta dopo molti anni. Fino a 250.000
persone hanno partecipato al corteo tra la stazione centrale e la Porta di
Brandeburgo.
La protesta di massa era diretta
principalmente contro il TTIP - un accordo tra l'imperialismo USA e le potenze
imperialiste e gli stati dell'UE - e la conseguente distruzione economica,
politica, sociale e culturale e il saccheggio portato avanti sulle spalle dei
popoli e della classe operaia.
Abbiamo partecipato alle azioni
di protesta insieme con ATIF, ADGH e YDG (Nuova Gioventù Democratica). Con i
nostri striscioni “Se il popolo vuole vivere, la borghesia deve morire” e "Stop
TTIP – Combattere l’imperialismo!" e slogan come “Il vero volto della loro
democrazia – quello dei massacri!”, "Stati Uniti d'America - centro
internazionale del genocidio" e "Non credete alle menzogne degli sfruttatori –
Ribellarsi è giusto" - abbiamo gridato le nostre proprie parole d’ordine
avanzate.
Purtroppo, l'espressione generale
della manifestazione non era aggressiva e d’attacco, ma estremamente dominata
dalla partecipazione di molti leader di forze piccolo-borghesi e borghesi del
sistema dominante, che hanno diretto la protesta in una direzione disarmata,
riformista e reazionaria. Con le loro menzogne, corruzione e illusioni cercano
di dividere le masse, di legarle al sistema imperialista e stordirle - e sono
quindi in ogni caso, parte del problema, non della soluzione.
Tuttavia, accogliamo con favore
decisamente il gran numero di partecipanti e pensiamo che la partecipazione a
questo tipo di iniziative, in generale progressive proteste di massa popolari,
con slogan corretti e rivoluzionari sia giusto per la gioventù proletaria e
antimperialista.
Dopo abbiamo partecipato con i
compagni alle 16 ad una spontanea manifestazione a Neukölln Hermannplatz contro
il recente terrore di stato in Turchia. In una manifestazione contro la guerra
reazionaria dello Stato turco contro il popolo curdo ad Ankara, prima che la
manifestazione cominciasse, è stata fatta con le bombe una nuova strage di forze
progressiste - tra le quali PARTIZAN. 90 bambini, adolescenti e adulti sono
stati uccisi dalla reazione nel modo più vile. Questo attacco disgustoso ha
mobilitato a Berlino 1.000 persone per le strade, dimostrando ancora una volta
che non ci può essere nessuna liberazione con la capitolazione, negoziati o pace
con lo Stato turco o qualsiasi altro Stato borghese.
Morte al fascismo e
all'imperialismo!
pc 13 ottobre - Le manifestazioni in Turchia di massa e iniziative armate a Gazi e Sargazi
- Istanbul:In seguito al massacro di ieri ad Ankara, migliaia di persone in Turchia sono scese in strada come ad Istanbul nei quartieri di Gazi e di Sarigazi. I militanti e le militanti del TKP/ML-TIKKO, del MLKP e YDG-H hanno risposto agli attacchi della polizia che si è scagliata contro i cortei a Gazi e SarigaziGazi:Nel quartiere di Gazi, migliaia di persone si sono riunite davanti Cemevi (luogo di riunione alevita) e hanno aperto striscioni che dicevano “La pace malgrado tutto”. Il corteo di migliaia di persone, tra cui le organizzazioni Partizan, ESP e EMEP, si è messo in marcia al grido “Lo stato assassino renderà conto” e “I martiri sono immortali”. Quando la folla è arrivata all’ingresso del centro di Gazi, la polizia, rifiutandosi di lasciare passare il corteo, ha attaccato. In seguito all’attacco della polizia, i giovani e i militanti e le militanti sono accorsi da tutto il quartiere per proteggere la manifestazione. Per respingere la resistenza delle forze del TKP/L-TIKKO, del YDG-H e del MLKP, la polizia ha aperto il fuoco sugli abitanti. Gli scontri armati sono continuati fino alla sera intorno alle 23,00. Gli avvenimenti hanno avuto termine quando il quartiere è tornato sotto il controllo delle e dei militanti.“Ankara è ovunque, la resistenza è dappertutto”Sargazi:La folla, che si è riunita la sera davanti la scuola Vatan I.O. sull’appello di “Sarigazi Solidale”, è sfilata lungo la Via della Democrazia. Migliaia di persone che hanno espresso la propria collera gridando slogan, hanno sfilato dietro uno striscione che diceva “Contro il massacro, scendiamo in piazza!”; le masse, tra cui si trovavano le organizzazioni democratiche di massa come Partizan, ESP, Yeni Demokrat Genclik (YDG) e DHF, ha lanciato slogan come “Anneghiamo il fascismo nel sangue che fa scorrere”, “Sarigazi nelle strade per chiedere conto” e “Dappertutto è Ankara, Ovunque la resistenza!”La polizia ha sparato gas lacrimogeni e con cannoni ad acqua sulle migliaia di persone riunite nella Via della Democrazia. In seguito all’attacco, il popolo di Sarigazi e le milizie del TKP/ML-TIKKO, del MLKP e del MKP sono uscite fuori per affrontare la polizia. Nello scontro che è durato un bel po’, le militanti e i militanti del TKP/ML-TIKKO hanno risposto all’attacco della polizia con armi da fuoco gridando “Non è con le parole che chiediamo conto e ragione al fascismo! Noi, è con il piombo che chiediamo conto e ragione!” mentre le minacce delle bombe hanno come scopo quello di allontanare le masse dalle strade, i militanti hanno risposto che loro invece non diserteranno queste stesse strade. Gli scontri sono continuati fino a tarda notte e si sono conclusi con la vittoria dei militanti.
pc 13 ottobre - Palermo: Assemblea "Verso il processo ILVA, 20 ottobre a Taranto"
giovedì 15 ottobre alle ore 17 presso la sede
Slai cobas per il sindacato di classe di Palermo
Via g. del duca 4
Si terrà una assemblea pubblica
sul processo ILVA del 20 ottobre 2015
presentazione del dossier e
distribuzione dell'appello
pc 13 ottobre - DA MARINO AL PADRINO, PASSANDO PER RENZI E LA CURIA ROMANA - PEZZI DI VERITA' IN UNA INTERVISTA DELLA FERILLI
(Da Il Fatto Quotidiano)
Sabrina Ferilli, secondo lei Marino chi è? Anzi cos’è?
Un uomo inadeguato, è figlio di questo tempo e partecipe dei successi di questa nuova classe dirigente che fa dell’apparenza la propria cifra, l’essenza dell’esistenza. Il sindaco di Roma c’è stato sempre nelle belle notizie, pronto a mettere il suo sorriso davanti all’aiuoletta pulita, a spumeggiare di felicità nella celebrazione del matrimonio tra gay, ad annunciare ora la pedonalizzazione, ora la moralizzazione, ora la bonifica. Con gli annunci oppure in compagnia delle belle notizie lui è sempre stato presente. Con le brutte, con i Casamonica re di Roma, è andato ai Caraibi.
Fugge dal dolore?
Fugge dalla vita vera. Fugge esattamente come Matteo Renzi, il capostipite di questa mejo gioventù. Ieri (9 ottobre, ndr) Roma bruciava e il premier era con le eccellenze emiliane. Sempre pronto e in prima fila alla partita di tennis, in ultima quando deve avere occhi per gli ultimi. So’ uguali uguali. Ma Marino ha un aut aut che Renzi non può permettersi di vantare: è fuori dalla fanghiglia del potere dei predatori, di coloro che adesso contano le bottiglie di vino, se la moglie ha mangiato bresaola o pasticcio siciliano, e non ricordano chi ha dato le chiavi del Campidoglio a Buzzi, chi ha reso inservibile il 65% degli autobus della Capitale, chi ha concesso – per sette euro e 75 centesimi di affitto al mese – settemila abitazioni di proprietà pubblica.
Chi ha messo in bilancio e speso come assistenza ai nomadi, 270mila euro all’anno per famiglia?
Un magna magna rivoltante, del quale Marino è totalmente estraneo. I suoi errori, che pure sono niente male, sono stati altri: non capire che una città ha bisogno di essere curata ogni giorno, ha bisogno di vedere che fai e non solo annunci. Però, diamine!
Diamine cosa?
Che il Papa si senta in dovere di fare un comunicato per sfancularlo è – posso dirlo? – decisamente inaudito. Tutta la stima e la deferenza, ma Bergoglio non se lo poteva permettere. Eppure, ha visto che silenzio?
C’è il Giubileo della Misericordia, siamo tutti devoti.
Iene, pronti all’agguato. La Panda ’ndo sta’? La multa, la gita, la cravatta, lo scontrino. E il ristoratore che ricorda esattamente che due anni fa c’era la moglie e anche quante briciole lasciò sulla tovaglia, e la Comunità di Sant’Egidio pronta a segnalare che quella volta no, loro non hanno magnato, ma forse l’altra precedente… E tutti a gridare: scandalo!
Se fai il puro c’è sempre qualcuno più puro di te che poi ti epura.
Purezza? Schifezza direi. Perché in un mondo di gattopardi, di gente che fa marcire Roma, rende gli abitanti sporchi come chi li guida, si grida allo scandalo per fregnacce e si tace sulle milizie di furbi e ladri che hanno saccheggiato la città. È così grande l’ipocrisia che nemmeno l’Everest.
Marino, non ti dimettere più.
Falli schiumare Forrest Gump. Sarà bizzarro e inadeguato, ma non ladro. Non è lui ad aver spalancato le porte alla mafia, non è lui il corrotto. E io non voglio che oramai la censura si attivi solo per le cazzatelle, che la bottiglia di vino da cinquanta euro debba far decidere le dimissioni. Invece mi sembra che stiamo andando proprio verso questo nuovo traguardo dell’immoralità: si bruciano soldi, speranze collettive, si macchia sistematicamente l’onore, e tutto tace. Ma guai a te se hai la cravatta sporca di sugo: le tagliatelle dove le hai mangiate? E quanto hai speso? Cento euro? Vergogna.
Lei è magnificamente sola, in netta minoranza.
Ma essere in minoranza non vuol dire avere torto. Non è un’equazione possibile, mio caro. La maggioranza detterà la linea non l’etica, né segnerà il confine del giusto dall’ingiusto.
Né misurerà la distanza dell’apparenza dalla realtà.
Solo l’apparenza conta. Appari come non sei, e la realtà è nascosta, taciuta, vilipesa. Ha visto mai Renzi partecipare a un dolore, partecipe di una disfatta personale o anche collettiva? Mai. Le macerie cadono sempre sulla testa dei più deboli. Lui pulito, ordinato e pettinato trova conforto nel sorriso da categoria enduro. Sta sempre con chi vince: la tennista che si aggiudica il Grande Slam, il regista che vince l’Oscar, l’astronauta che raggiunge le stelle, il ristoratore che fa ballare la samba ai carciofi. Marino in questo è un eccellente socio. Il socio del sorriso. Sorrida di meno e sfanghi di più. Oppure, se capisce che l’hanno accerchiato…
Gli hanno teso un agguato?
E che dubbio c’è? Se capisce che è caduto in un trappolone (e poteva pure stare attento alla carta di credito) fugga via. Parta per i Caraibi, e questa volta se la prenda comoda.
Sabrina Ferilli, secondo lei Marino chi è? Anzi cos’è?
Un uomo inadeguato, è figlio di questo tempo e partecipe dei successi di questa nuova classe dirigente che fa dell’apparenza la propria cifra, l’essenza dell’esistenza. Il sindaco di Roma c’è stato sempre nelle belle notizie, pronto a mettere il suo sorriso davanti all’aiuoletta pulita, a spumeggiare di felicità nella celebrazione del matrimonio tra gay, ad annunciare ora la pedonalizzazione, ora la moralizzazione, ora la bonifica. Con gli annunci oppure in compagnia delle belle notizie lui è sempre stato presente. Con le brutte, con i Casamonica re di Roma, è andato ai Caraibi.
Fugge dal dolore?
Fugge dalla vita vera. Fugge esattamente come Matteo Renzi, il capostipite di questa mejo gioventù. Ieri (9 ottobre, ndr) Roma bruciava e il premier era con le eccellenze emiliane. Sempre pronto e in prima fila alla partita di tennis, in ultima quando deve avere occhi per gli ultimi. So’ uguali uguali. Ma Marino ha un aut aut che Renzi non può permettersi di vantare: è fuori dalla fanghiglia del potere dei predatori, di coloro che adesso contano le bottiglie di vino, se la moglie ha mangiato bresaola o pasticcio siciliano, e non ricordano chi ha dato le chiavi del Campidoglio a Buzzi, chi ha reso inservibile il 65% degli autobus della Capitale, chi ha concesso – per sette euro e 75 centesimi di affitto al mese – settemila abitazioni di proprietà pubblica.
Chi ha messo in bilancio e speso come assistenza ai nomadi, 270mila euro all’anno per famiglia?
Un magna magna rivoltante, del quale Marino è totalmente estraneo. I suoi errori, che pure sono niente male, sono stati altri: non capire che una città ha bisogno di essere curata ogni giorno, ha bisogno di vedere che fai e non solo annunci. Però, diamine!
Diamine cosa?
Che il Papa si senta in dovere di fare un comunicato per sfancularlo è – posso dirlo? – decisamente inaudito. Tutta la stima e la deferenza, ma Bergoglio non se lo poteva permettere. Eppure, ha visto che silenzio?
C’è il Giubileo della Misericordia, siamo tutti devoti.
Iene, pronti all’agguato. La Panda ’ndo sta’? La multa, la gita, la cravatta, lo scontrino. E il ristoratore che ricorda esattamente che due anni fa c’era la moglie e anche quante briciole lasciò sulla tovaglia, e la Comunità di Sant’Egidio pronta a segnalare che quella volta no, loro non hanno magnato, ma forse l’altra precedente… E tutti a gridare: scandalo!
Se fai il puro c’è sempre qualcuno più puro di te che poi ti epura.
Purezza? Schifezza direi. Perché in un mondo di gattopardi, di gente che fa marcire Roma, rende gli abitanti sporchi come chi li guida, si grida allo scandalo per fregnacce e si tace sulle milizie di furbi e ladri che hanno saccheggiato la città. È così grande l’ipocrisia che nemmeno l’Everest.
Marino, non ti dimettere più.
Falli schiumare Forrest Gump. Sarà bizzarro e inadeguato, ma non ladro. Non è lui ad aver spalancato le porte alla mafia, non è lui il corrotto. E io non voglio che oramai la censura si attivi solo per le cazzatelle, che la bottiglia di vino da cinquanta euro debba far decidere le dimissioni. Invece mi sembra che stiamo andando proprio verso questo nuovo traguardo dell’immoralità: si bruciano soldi, speranze collettive, si macchia sistematicamente l’onore, e tutto tace. Ma guai a te se hai la cravatta sporca di sugo: le tagliatelle dove le hai mangiate? E quanto hai speso? Cento euro? Vergogna.
Lei è magnificamente sola, in netta minoranza.
Ma essere in minoranza non vuol dire avere torto. Non è un’equazione possibile, mio caro. La maggioranza detterà la linea non l’etica, né segnerà il confine del giusto dall’ingiusto.
Né misurerà la distanza dell’apparenza dalla realtà.
Solo l’apparenza conta. Appari come non sei, e la realtà è nascosta, taciuta, vilipesa. Ha visto mai Renzi partecipare a un dolore, partecipe di una disfatta personale o anche collettiva? Mai. Le macerie cadono sempre sulla testa dei più deboli. Lui pulito, ordinato e pettinato trova conforto nel sorriso da categoria enduro. Sta sempre con chi vince: la tennista che si aggiudica il Grande Slam, il regista che vince l’Oscar, l’astronauta che raggiunge le stelle, il ristoratore che fa ballare la samba ai carciofi. Marino in questo è un eccellente socio. Il socio del sorriso. Sorrida di meno e sfanghi di più. Oppure, se capisce che l’hanno accerchiato…
Gli hanno teso un agguato?
E che dubbio c’è? Se capisce che è caduto in un trappolone (e poteva pure stare attento alla carta di credito) fugga via. Parta per i Caraibi, e questa volta se la prenda comoda.
pc 13 ottobre - Mafia/finanza nell'imperialismo italiano - un legame indissolubile che solo la rivoluzione proletaria può spezzare - Editoriale di proletari comunisti PCm Italia
Unicredit, il vicepresidente Fabrizio Palenzona indagato per reati finanziari in inchiesta su Matteo Messina Denaro
Il vicepresidente della più grande banca del paese, l'Unicredit, Fabrizio Palenzona – detto 'il grosso' – è risultato da una recente inchiesta legato all'”imprendibile” capo attuale di 'Cosa nostra', Messina Denaro.
Le accuse sono:
associazione per delinquere, truffa, appropriazione indebita. E con
lui sono indagati 9 dirigenti della stessa banca.
Il legame è evidente e
spudorato. Un piano di finanziamento per l'imprenditore Bulgarella,
inquisito da diverse Procure proprio per i legami con Messina Denaro.
Dentro questa relazione ci
sono anche il direttore di Panorama, settimanale di Berlusconi e una
serie, come sempre, di politici.
Politici di vario tipo,
alcuni legati al clan mafioso e alcuni legati a Palenzona, tra questi
ultimi, Gianni Letta, Tremonti.
Palenzona è peraltro un
noto criminale in realtà. Sin dai tempi della DC ha intrecciato
politica e affari e il suo potere ha attraversato diversi campi con
legami con i diversi governi, fino all'ultimo.
Questo mette in luce il
legame indissolubile tra mafia e finanza, tra economia cosiddetta
“legale” e illegale, caratteristica generale del sistema
imperialista sotto tutte le latitudini e che in Italia non può che
avere i colori di mafia, 'ndrangheta, camorra.
Questa piovra non si può
spezzare con un'inchiesta giudiziaria, ma solo spezzando per così
dire il sistema, lo Stato e i governi che la producono, alimentano e
difendono.
Quando, quindi, le grandi
istituzioni europee, Bce, ecc., approvano provvedimenti per il
salvataggio delle banche, parte rilevante di questi soldi vanno nelle
mani della grande criminalità organizzata.
Questo dovrebbe far capire
a tutti perchè la lotta non può essere contro “L'Europa, l'euro”
e non invece contro il sistema imperialista in generale e all'interno
di ciascun paese imperialista per colpirne il cuore.
Proletari comunisti PCm Italia è per
la costruzione, nel fuoco della lotta di classe in stretto legame con
le masse, del Partito rivoluzionario, strumento necessario per
sviluppare, guidare un movimento rivoluzionario capace di spazzare
via questa sistema-feccia.
Proletari comunisti -PCm Italia
13 ottobre 2015
pc 13 ottobre - Manifestazione a Milano in solidarietà con il popolo kurdo contro il regime fascista e stragista di Erdogan
Martedi 13 ottobre
tutti e tutte in piazza a fianco della lotta del popolo kurdo contro il terrorista Erdogan.
tutti e tutte in piazza a fianco della lotta del popolo kurdo contro il terrorista Erdogan.
concentramento ore 19,00 in San
Babila a MIlano
La strage di Ankara ha segnato un ulteriore discrimine contro il governo fascista dell'assassino Erdogan.
Il corteo indetto da forze della sinistra politica e sindacale turca e dal
HDP che manifestava per una soluzione politica della questione Curda e per
denunciare la repressione terroristica contro la popolazione , è stata colpita
violentemente causando più di 120 morti e centinaia di feriti qualificandosi a
tutti gli effetti come una strage di stato.
Da mesi il governo di Erdogan procede con un attacco sistematico contro la
popolazione curda cercando di accaparrarsi il consenso della parte più
reazionaria della società turca puntando ad una politica nazionalista e fascista
e approfittando nel contempo di una finta lotta ai terroristi dell'Isis per per
sferrare un definitivo massacro nei confronti della resistenza kurda a Kobane
come all'interno dei confini Turchi.
L' impegno di ogni internazionalista è sostenere le resistenze dei popoli
in lotta come quello kurdo e palestinese ed è per questo che invitiamo tutti e
tutte a partecipare martedi 13 ottobre al corteo indetto per denunciare la
politica fascista e terrorista del governo Erdogan cosi come alle prossime
iniziative indette per sostenere la nuova intifada palestinese
A fianco della resitenza Curda
Solidarietà a chi lotta contro l'imperialismo il fascismo e il
sionismo
Centro Sociale Vittoria
pc 13 ottobre - Air france arrestati 5 lavoratori, rischiano 5 anni di carcere - solidarietà internazionale - volantino dei compagni maoisti francesi
Pour un œil les deux yeux, pour une dent toute la gueule !
Il governo PS continua a dimostrare a
tutta della classe borghese che farà di tutto per preservare gli
interessi del capitale. Avevamo già sentito il Presidente del
Consiglio Valls fare lecchinaggio verso il MEDEF, il sindacato dei
padroni, adesso si passa ai lavoratori sindacalizzati che vengono
arrestati nelle loro case la mattina presto!
Stiamo parlando, naturalmente, dei
lavoratori e della lavoratrici di Air France (principalmente
sportelli Cargo e Industria) che sono stati arrestati questa mattina
e posti sotto sorveglianza dopo che il povero piccolo quadro dovette
fuggire davanti ai salariati di Air France disgustati dalla notizia
della perdita di 2.900 posti di lavoro nella loro azienda.
Ecco che adesso tutti parlano di
"violenza inaccettabile" e altre stronzate del genere. Ma
la violenza, cari padroni, siete voi che ce l'avete insegnata!
Sanno capi e dirigenti superiori, che
cosa significa avere dolori al corpo la sera di ritorno dal lavoro o
la mattina scendendo dal letto? Essere sotto pressione quando il
piccolo capo comincia a fare l'autoritario? Chiedersi come faremo a
pagare le bollette alla fine del mese? Arrivare a 60 anni e di essere
così fisicamente e mentalmente distrutti dal lavoro da chiedersi
come saremo ancora in grado di stare in piedi? Gli uomini e le donne
che lavorano lo sanno molto bene, purtroppo.
Cosa è dunque una camicia in confronto
ad una perdita di posti di lavoro? Quando si diventa dirigenti si
sceglie chiaramente il campo in cui stare, cioè quello del padrone.
E bisogna assumersene le conseguenze. Chi semina miseria, raccoglie
rabbia! I dipendenti di Air France hanno ben motivo di essere
arrabbiati e hanno ragione di essere violenti!
La violenza è ovunque e soprattutto
nel mondo del lavoro. La loro repubblica borghese si fonda sulla
violenza. Non appena alziamo la testa, ci si arresta, ci mettono
sotto pressione, ci manganellano. Questa è la violenza ed è
istituzionale. È lo stato che porta la violenza. È obbligato poiché
deve tutelare gli interessi della classe dominante.
Ma quando subiamo la violenza e la
incassiamo senza parlare, quando ci facciamo trascinare da una
trattativa all'altra, quando ci viene detto di non preoccuparsi, che
non c'è altra scelta vi è un momento in cui la valvola di sicurezza
si apre. E questo è positivo! Dobbiamo smetterla di lasciarli agire
contro di noi! Sempre più ci dividono, dobbiamo mostrare una Unità
sempre più forte e più radicale. La nostra unità, la nostra forza
e la nostra determinazione li deve spaventare!
Salutiamo i compagni di Air France
nella loro azione di controviolenza. I padroni saranno costretti a
prenderci sul serio. E tutti quelli che dicono che la violenza non
risolve nulla si sbagliano. Studiare la storia e in particolare
quella del movimento operaio non sarebbe male per capire che senza
violenza rivoluzionaria non riusciremo mai a farla finita con ciò
che subiamo ogni giorno. E non è perché ci piace, si tratta
semplicemente di una legge storica dimostrata da millenni di storia
dell'umanità.
Diciamo anche coraggio per la
sorveglianza e il processo che ne seguirà. Ovviamente parteciperemo
al sostegno che si metterà in piedi dato che la battaglia di Air
France fatto eco a quella di Contis, Goodyear, di Fralib, PSA, in
breve a quella della classe operaia.
Sviluppiamo la solidarietà di classe!
Di fronte alla loro violenza è giusto
essere violenti!
Occhio per occhio dente per dente!
Bloc Rouge (Unificazione dei maoisti)
Il governo PS continua a dimostrare a
tutta della classe borghese che farà di tutto per preservare gli
interessi del capitale. Avevamo già sentito il Presidente del
Consiglio Valls fare lecchinaggio verso il MEDEF, il sindacato dei
padroni, adesso si passa ai lavoratori sindacalizzati che vengono
arrestati nelle loro case la mattina presto!
Stiamo parlando, naturalmente, dei
lavoratori e della lavoratrici di Air France (principalmente
sportelli Cargo e Industria) che sono stati arrestati questa mattina
e posti sotto sorveglianza dopo che il povero piccolo quadro dovette
fuggire davanti ai salariati di Air France disgustati dalla notizia
della perdita di 2.900 posti di lavoro nella loro azienda.
Ecco che adesso tutti parlano di
"violenza inaccettabile" e altre stronzate del genere. Ma
la violenza, cari padroni, siete voi che ce l'avete insegnata!
Sanno capi e dirigenti superiori, che
cosa significa avere dolori al corpo la sera di ritorno dal lavoro o
la mattina scendendo dal letto? Essere sotto pressione quando il
piccolo capo comincia a fare l'autoritario? Chiedersi come faremo a
pagare le bollette alla fine del mese? Arrivare a 60 anni e di essere
così fisicamente e mentalmente distrutti dal lavoro da chiedersi
come saremo ancora in grado di stare in piedi? Gli uomini e le donne
che lavorano lo sanno molto bene, purtroppo.
Cosa è dunque una camicia in confronto
ad una perdita di posti di lavoro? Quando si diventa dirigenti si
sceglie chiaramente il campo in cui stare, cioè quello del padrone.
E bisogna assumersene le conseguenze. Chi semina miseria, raccoglie
rabbia! I dipendenti di Air France hanno ben motivo di essere
arrabbiati e hanno ragione di essere violenti!
La violenza è ovunque e soprattutto
nel mondo del lavoro. La loro repubblica borghese si fonda sulla
violenza. Non appena alziamo la testa, ci si arresta, ci mettono
sotto pressione, ci manganellano. Questa è la violenza ed è
istituzionale. È lo stato che porta la violenza. È obbligato poiché
deve tutelare gli interessi della classe dominante.
Ma quando subiamo la violenza e la
incassiamo senza parlare, quando ci facciamo trascinare da una
trattativa all'altra, quando ci viene detto di non preoccuparsi, che
non c'è altra scelta vi è un momento in cui la valvola di sicurezza
si apre. E questo è positivo! Dobbiamo smetterla di lasciarli agire
contro di noi! Sempre più ci dividono, dobbiamo mostrare una Unità
sempre più forte e più radicale. La nostra unità, la nostra forza
e la nostra determinazione li deve spaventare!
Salutiamo i compagni di Air France
nella loro azione di controviolenza. I padroni saranno costretti a
prenderci sul serio. E tutti quelli che dicono che la violenza non
risolve nulla si sbagliano. Studiare la storia e in particolare
quella del movimento operaio non sarebbe male per capire che senza
violenza rivoluzionaria non riusciremo mai a farla finita con ciò
che subiamo ogni giorno. E non è perché ci piace, si tratta
semplicemente di una legge storica dimostrata da millenni di storia
dell'umanità.
Diciamo anche coraggio per la
sorveglianza e il processo che ne seguirà. Ovviamente parteciperemo
al sostegno che si metterà in piedi dato che la battaglia di Air
France fatto eco a quella di Contis, Goodyear, di Fralib, PSA, in
breve a quella della classe operaia.
Sviluppiamo la solidarietà di classe!
Di fronte alla loro violenza è giusto
essere violenti!
Occhio per occhio dente per dente!
Bloc Rouge (Unificazione dei maoisti)
pc 13 ottobre - Le operaie della Fiat di Melfi e il fascismo padronale di Marchionne - un intervento
Pubblichiamo questo intervento di Giorgio Cremaschi. Ma, come dicono le lavoratrici del Movimento Femminista Proletario Rivoluzionario, occorre passare all'azione.
Non bastano le denunce, con ironia, su Marchionne; nè purtroppo solo la raccolta di firme a cui l'azienda ha risposto lasciando le"parolacce" ai suoi squallidi servi sindacalisti. Al fascismo padronale che dalla Fiat si allarga a tutte le aziende, occorre opporre la lotta, le iniziative che non si aspettano, l'esercizio da parte delle operaie dei loro diritti, che lo vogliano o no i capi e Marchionne.
Se la Fiat Sata è un simbolo del fascismo padronale, che diventi un simbolo - come fu nei grandi 21 giorni del 2004 - della lotta. E le operaie possono e devono esserne l'avanguardia.
di Giorgio Cremaschi
Il pannolone di Marchionne
Tempo fa abbiamo visto le immagini, a Film Luce, di Marchionne e Renzi in visita allo stabilimento Fiat di Melfi. Abbiamo sentito resoconti roboanti del successo dei due leader tra i dipendenti dell'azienda, desiderosi solo di farsi un selfie con loro. In realtà il personale attorno ai due era accuratamente selezionato, ma forse non abbastanza, visto che sulla rete ha spopolato un video, ove si vedeva una lavoratrice ostentatamente rifiutare la stretta di mano al presidente del consiglio.
In quelle immagini di regime abbiamo visto lo sfolgorio delle tute bianche dei lavoratori, presentate come simbolo della tecnologia avanzata nella costruzione delle automobili. In realtà le condizioni di lavoro a Melfi sono durissime, la fatica e lo stress son quelle dei tempi di Charlot, ma le tute bianche fanno sembrare i lavoratori come se operassero nella Sylicon Valley.
Il bianco però comporta un problema, si sporca facilmente e per le donne della Fiat questo è diventato un doppio assillo. Sì perché i pantaloni bianchi son ancora più difficili da portare quando la diversità biologica delle donne reclama i suoi diritti. Alla catena di montaggio non ci sono pause in più, non ci sono lavori più facili, non ci si può neppure sedere. Verso la diversità delle donne non c'è alcun rispetto, anzi alcune operaie hanno denunciato di dover lavorare appiccicate ad addetti maschi, perché il taglio dei tempi ha comportato anche quello degli spazi.
Non potendo avere il sacrosanto riconoscimento dei propri tempi biologici, come forma di tutela elementare della propria dignità le lavoratrici hanno chiesto almeno di poter indossare pantaloni scuri sotto i giubbotti bianchi. Apriti cielo, la burocrazia aziendale è andata in tilt. Come? Assumersi la responsabilità di cambiare il colore alle tute, renderle bicolori addirittura? Ma scherziamo, sarebbe un messaggio allusivo al disordine, sovversivo persino. Il gran capo di Detroit non lo accetterebbe mai, avranno pensato nel terrore i capetti di Melfi e quindi hanno respinto la richiesta.
MFPR: CHE PARTA DALLE OPERAIE DI MELFI IL NUOVO NECESSARIO SCIOPERO DELLE DONNE!
Ma quelle operaie sono abituate a non arrendersi tanto facilmente e così hanno lanciato una campagna pubblica per la loro dignità nel vestire. 500 di esse, tutte quelle non assunte con contratti a termine, hanno sottoscritto una petizione che chiedeva i pantaloni scuri. A questo punto la direzione aziendale non poteva più ignorare la richiesta, ma, come avviene in tutti i regimi stupidamente autoritari, la risposta ha peggiorato la situazione.
I manager della Fiat hanno subito convocato gli amici di FimUilmFismicUgl, i sindacati firmatari di tutto e che tutto son sempre disposti a firmare. In una riunione composta di soli maschi si è deciso di respingere ancora una volta la richiesta di pantaloni scuri, ma di offrire alle operaie un super pannolone da indossare sotto il bianco. Con goffo francesismo azienda e sindacati complici hanno annunciato che le operaie avrebbero avuto delle coulottes benignamente pagate dalla Fiat. Naturalmente le lavoratrici si son giustamente ancora più arrabbiate e la vicenda è ancora aperta.
A chi esalta la flessibilità della lavoro, la competitività, la produttività come basi della modernità, questa vicenda ridicola ed offensiva al tempo stesso mostra tutta la regressione burocratica e medioevale che c'è dentro l'azienda che è stata indicata come modello per tutti.
Matteo Renzi ha recentemente affermato che a Sergio Marchionne dovrebbe essere fatto un monumento. Sarebbe più realistico se in esso il capo della Fiat fosse raffigurato mentre indossa un pannolone...".
Non bastano le denunce, con ironia, su Marchionne; nè purtroppo solo la raccolta di firme a cui l'azienda ha risposto lasciando le"parolacce" ai suoi squallidi servi sindacalisti. Al fascismo padronale che dalla Fiat si allarga a tutte le aziende, occorre opporre la lotta, le iniziative che non si aspettano, l'esercizio da parte delle operaie dei loro diritti, che lo vogliano o no i capi e Marchionne.
Se la Fiat Sata è un simbolo del fascismo padronale, che diventi un simbolo - come fu nei grandi 21 giorni del 2004 - della lotta. E le operaie possono e devono esserne l'avanguardia.
di Giorgio Cremaschi
Il pannolone di Marchionne
Tempo fa abbiamo visto le immagini, a Film Luce, di Marchionne e Renzi in visita allo stabilimento Fiat di Melfi. Abbiamo sentito resoconti roboanti del successo dei due leader tra i dipendenti dell'azienda, desiderosi solo di farsi un selfie con loro. In realtà il personale attorno ai due era accuratamente selezionato, ma forse non abbastanza, visto che sulla rete ha spopolato un video, ove si vedeva una lavoratrice ostentatamente rifiutare la stretta di mano al presidente del consiglio.
In quelle immagini di regime abbiamo visto lo sfolgorio delle tute bianche dei lavoratori, presentate come simbolo della tecnologia avanzata nella costruzione delle automobili. In realtà le condizioni di lavoro a Melfi sono durissime, la fatica e lo stress son quelle dei tempi di Charlot, ma le tute bianche fanno sembrare i lavoratori come se operassero nella Sylicon Valley.
Il bianco però comporta un problema, si sporca facilmente e per le donne della Fiat questo è diventato un doppio assillo. Sì perché i pantaloni bianchi son ancora più difficili da portare quando la diversità biologica delle donne reclama i suoi diritti. Alla catena di montaggio non ci sono pause in più, non ci sono lavori più facili, non ci si può neppure sedere. Verso la diversità delle donne non c'è alcun rispetto, anzi alcune operaie hanno denunciato di dover lavorare appiccicate ad addetti maschi, perché il taglio dei tempi ha comportato anche quello degli spazi.
Non potendo avere il sacrosanto riconoscimento dei propri tempi biologici, come forma di tutela elementare della propria dignità le lavoratrici hanno chiesto almeno di poter indossare pantaloni scuri sotto i giubbotti bianchi. Apriti cielo, la burocrazia aziendale è andata in tilt. Come? Assumersi la responsabilità di cambiare il colore alle tute, renderle bicolori addirittura? Ma scherziamo, sarebbe un messaggio allusivo al disordine, sovversivo persino. Il gran capo di Detroit non lo accetterebbe mai, avranno pensato nel terrore i capetti di Melfi e quindi hanno respinto la richiesta.
MFPR: CHE PARTA DALLE OPERAIE DI MELFI IL NUOVO NECESSARIO SCIOPERO DELLE DONNE!
Ma quelle operaie sono abituate a non arrendersi tanto facilmente e così hanno lanciato una campagna pubblica per la loro dignità nel vestire. 500 di esse, tutte quelle non assunte con contratti a termine, hanno sottoscritto una petizione che chiedeva i pantaloni scuri. A questo punto la direzione aziendale non poteva più ignorare la richiesta, ma, come avviene in tutti i regimi stupidamente autoritari, la risposta ha peggiorato la situazione.
I manager della Fiat hanno subito convocato gli amici di FimUilmFismicUgl, i sindacati firmatari di tutto e che tutto son sempre disposti a firmare. In una riunione composta di soli maschi si è deciso di respingere ancora una volta la richiesta di pantaloni scuri, ma di offrire alle operaie un super pannolone da indossare sotto il bianco. Con goffo francesismo azienda e sindacati complici hanno annunciato che le operaie avrebbero avuto delle coulottes benignamente pagate dalla Fiat. Naturalmente le lavoratrici si son giustamente ancora più arrabbiate e la vicenda è ancora aperta.
A chi esalta la flessibilità della lavoro, la competitività, la produttività come basi della modernità, questa vicenda ridicola ed offensiva al tempo stesso mostra tutta la regressione burocratica e medioevale che c'è dentro l'azienda che è stata indicata come modello per tutti.
Matteo Renzi ha recentemente affermato che a Sergio Marchionne dovrebbe essere fatto un monumento. Sarebbe più realistico se in esso il capo della Fiat fosse raffigurato mentre indossa un pannolone...".
lunedì 12 ottobre 2015
pc 12 ottobre - Comunicato dei prigionieri palestinesi: intensificare le fiamme della rivolta
(Osservatorio sulla Repressione)
ottobre 12, 2015
Pubblichiamo questo comunicato dei detenuti del PFLP sulla rivolta che da giorni sta crescendo in tutti i territori occupati. Dopo il lungo sciopero della fame appena terminato con un’importante vittoria, i detenuti del Fronte Popolare riaffermano non solo l’invito all’Intifada, ma anche come la lotta nelle prigioni sia parte integrante di quella rivolta che sta riacquistando vigore in tutta la Palestina, da Gaza a Gerusalemme, a Nazareth ai territori della West Bank. (da InfoAut)
Dalla pagina facebook del Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina
Comunicato della leadership dell’organizzazione del Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina nelle prigioni sioniste
Alle masse del nostro popolo, che sta sperimentando molti sacrifici, martiri, prigionieri e feriti; alle masse popolari che stanno continuando e facendo crescere l’Intifada fronteggiando l’entità usurpatrice sionista, i suoi soldati e le orde dei suoi coloni… agli eroi delle pietre e delle Molotov… ai martiri, alla nostra sorella Hadeel Hashlamoun, ai nostri fratelli Diaa Talahmeh, Muhannad Halabi, Fadi Alloun, Hudhaifa Osman e Abdelrahman Obeidullah… al nostro determinato popolo della città di Gerusalemme, a tutto il nostro popolo che nella sua terra resiste, nella West Bank, a Gaza nella Palestina occupata del 48, nei campi in Siria, Giordania, Libano e Iraq e in tutta la Diaspora. Ad Abu Jihad and Al-Yassin, Al-Hakim, Abu Ali, Shikaki e Al-Qassem, e alla lunga lista di martiri del nostro popolo…
La rivolta sta crescendo in dimensioni e forza, in fedeltà al sangue dei martiri e attraverso il sostegno alla nostra determinazione nelle celle israeliane, verso la vittoria per i feriti della nostra terra. Esprimendo il nostro rifiuto dell’occupante e dei suoi crimini, noi del braccio del Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina nelle celle sioniste rilasciamo questo urgente appello:
1) Il movimento dei prigionieri palestinesi è parte integrante della lotta nazionale, ci schiereremo con voi e con la vostra lotta all’interno della quale il movimento dei prigionieri parteciperà in ogni aspetto.
2) Il Segretario Generale, il leader Ahmad Sa’adat, vi porge i suoi saluti, continua a seguire lo sviluppo del movimento popolare e invita ad accrescere la lotta e la determinazione popolare.
3) Tutte le componenti del nostro popolo – comitati popolari nei campi e nei villaggi, giovani, studenti, donne, lavoratori ed intellettuali – devono impegnarsi, sotto la bandiera palestinese, nel movimento popolare contro l’occupazione e contro i coloni, intensificando la rivolta popolare verso un livello successivo, che sia in grado di sviluppare tutto il suo potenziale in tutti i territori occupati, per scontrarsi vittoriosamente con l’occupazione nelle aree in rivolta.
4) Aumentare le azioni di resistenza e il confronto con l’entità usurpatrice, i suoi soldati, coloni e agenti infiltrati… trasformare le strade in trappole per l’occupazione e i coloni.. continuare a lanciare pietre e Molotov.. l’occupazione deve vivere sotto pressione popolare, fino a che sarà costretta a concederci i nostri diritti.
5) Vi è un urgente bisogno di mobilitare tutte le energie e la resistenza nei campi di battaglia, di scontrarci contro l’invasione delle forze occupanti, chiudere strade e costruire barricate, impedendo alle forze sioniste di entrare nei campi. I campi sono fucine dell’Intifada e dell’insurrezione, e sono la base della rivolta e della resistenza all’occupazione.
6) Le forze nazionali e islamiche devono immediatamente unirsi e formare una leadership nazionale unitaria con compiti suddivisi in vari comitati; devono organizzare la rivolta, mantenere la sua continuità e il carattere di massa e popolare, e devono mobilitare la partecipazione popolare, sostenendo la determinazione del nostro popolo e provvedendo alle necessità derivanti dalle chiusure, dall’assedio e dall’occupazione.
7) Il nostro popolo – a Gaza, nel ’48, nei campi e nella Diaspora – continuerà a scendere nelle strade in sostegno all’insurrezione a Gerusalemme e nella West Bank, affermando l’unità del nostro territorio nazionale e l’interrelazione tra tutte le componenti del popolo palestinese.
8) La leadership palestinese deve render conto al popolo e porre fine alle limitazioni degli accordi di Oslo, al coordinamento di sicurezza e agli accordi sul livello economico; i fucili dei servizi di sicurezza devono proteggere il nostro popolo dall’occupazione e dai coloni, non reprimere il nostro popolo ed arrestarlo.
9) Le scuole e le università devono scendere nelle strade e nelle piazze e manifestare in sostegno all’insurrezione popolare con una larga partecipazione al movimento.
10) L’importanza della lotta politica e diplomatica per trasmettere il messaggio del nostro popolo e le sue rivendicazioni al mondo intero: questo include portare le rivendicazioni della causa palestinese alle nazioni unite, richiedendo protezione internazionale per il nostro popolo e condannando l’occupazione mostrando i suoi crimini contro il nostro popolo e i suoi luoghi sacri dinanzi alla corte criminale internazionale.
11) Ci appelliamo al nostro popolo, alle masse arabe, alle forze solidali nel mondo; al movimento di solidarietà, al movimento di boicottaggio globale, affinché venga sostenuta la determinazione del nostro popolo e la rivolta contro l’occupazione, e lavoriamo per smascherare i crimini dell’occupazione a tutti i livelli e in tutte le sedi, per scendere nelle piazze, assediare le ambasciate del nemico e promuovere il boicottaggio accademico, culturale ed economico, del nemico.
Alle masse del nostro popolo… Avanti verso ulteriori scontri e nuove escalation. La nostra lotta e la nostra voce sono la vostra voce e la voce della resistenza. La vostra battaglia è tutt’uno con la nostra lotta e con la nostra battaglia dello sciopero della fame nelle celle dell’occupante.
Lunga vita alla Palestina, libera e araba dal fiume al mare
Lunga vita alla nostra rivolta
Gloria ed eternità ai martiri, vittoria al popolo.
intifadapalestinaPFLPprigionieri
ottobre 12, 2015
Pubblichiamo questo comunicato dei detenuti del PFLP sulla rivolta che da giorni sta crescendo in tutti i territori occupati. Dopo il lungo sciopero della fame appena terminato con un’importante vittoria, i detenuti del Fronte Popolare riaffermano non solo l’invito all’Intifada, ma anche come la lotta nelle prigioni sia parte integrante di quella rivolta che sta riacquistando vigore in tutta la Palestina, da Gaza a Gerusalemme, a Nazareth ai territori della West Bank. (da InfoAut)
Dalla pagina facebook del Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina
Comunicato della leadership dell’organizzazione del Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina nelle prigioni sioniste
Alle masse del nostro popolo, che sta sperimentando molti sacrifici, martiri, prigionieri e feriti; alle masse popolari che stanno continuando e facendo crescere l’Intifada fronteggiando l’entità usurpatrice sionista, i suoi soldati e le orde dei suoi coloni… agli eroi delle pietre e delle Molotov… ai martiri, alla nostra sorella Hadeel Hashlamoun, ai nostri fratelli Diaa Talahmeh, Muhannad Halabi, Fadi Alloun, Hudhaifa Osman e Abdelrahman Obeidullah… al nostro determinato popolo della città di Gerusalemme, a tutto il nostro popolo che nella sua terra resiste, nella West Bank, a Gaza nella Palestina occupata del 48, nei campi in Siria, Giordania, Libano e Iraq e in tutta la Diaspora. Ad Abu Jihad and Al-Yassin, Al-Hakim, Abu Ali, Shikaki e Al-Qassem, e alla lunga lista di martiri del nostro popolo…
La rivolta sta crescendo in dimensioni e forza, in fedeltà al sangue dei martiri e attraverso il sostegno alla nostra determinazione nelle celle israeliane, verso la vittoria per i feriti della nostra terra. Esprimendo il nostro rifiuto dell’occupante e dei suoi crimini, noi del braccio del Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina nelle celle sioniste rilasciamo questo urgente appello:
1) Il movimento dei prigionieri palestinesi è parte integrante della lotta nazionale, ci schiereremo con voi e con la vostra lotta all’interno della quale il movimento dei prigionieri parteciperà in ogni aspetto.
2) Il Segretario Generale, il leader Ahmad Sa’adat, vi porge i suoi saluti, continua a seguire lo sviluppo del movimento popolare e invita ad accrescere la lotta e la determinazione popolare.
3) Tutte le componenti del nostro popolo – comitati popolari nei campi e nei villaggi, giovani, studenti, donne, lavoratori ed intellettuali – devono impegnarsi, sotto la bandiera palestinese, nel movimento popolare contro l’occupazione e contro i coloni, intensificando la rivolta popolare verso un livello successivo, che sia in grado di sviluppare tutto il suo potenziale in tutti i territori occupati, per scontrarsi vittoriosamente con l’occupazione nelle aree in rivolta.
4) Aumentare le azioni di resistenza e il confronto con l’entità usurpatrice, i suoi soldati, coloni e agenti infiltrati… trasformare le strade in trappole per l’occupazione e i coloni.. continuare a lanciare pietre e Molotov.. l’occupazione deve vivere sotto pressione popolare, fino a che sarà costretta a concederci i nostri diritti.
5) Vi è un urgente bisogno di mobilitare tutte le energie e la resistenza nei campi di battaglia, di scontrarci contro l’invasione delle forze occupanti, chiudere strade e costruire barricate, impedendo alle forze sioniste di entrare nei campi. I campi sono fucine dell’Intifada e dell’insurrezione, e sono la base della rivolta e della resistenza all’occupazione.
6) Le forze nazionali e islamiche devono immediatamente unirsi e formare una leadership nazionale unitaria con compiti suddivisi in vari comitati; devono organizzare la rivolta, mantenere la sua continuità e il carattere di massa e popolare, e devono mobilitare la partecipazione popolare, sostenendo la determinazione del nostro popolo e provvedendo alle necessità derivanti dalle chiusure, dall’assedio e dall’occupazione.
7) Il nostro popolo – a Gaza, nel ’48, nei campi e nella Diaspora – continuerà a scendere nelle strade in sostegno all’insurrezione a Gerusalemme e nella West Bank, affermando l’unità del nostro territorio nazionale e l’interrelazione tra tutte le componenti del popolo palestinese.
8) La leadership palestinese deve render conto al popolo e porre fine alle limitazioni degli accordi di Oslo, al coordinamento di sicurezza e agli accordi sul livello economico; i fucili dei servizi di sicurezza devono proteggere il nostro popolo dall’occupazione e dai coloni, non reprimere il nostro popolo ed arrestarlo.
9) Le scuole e le università devono scendere nelle strade e nelle piazze e manifestare in sostegno all’insurrezione popolare con una larga partecipazione al movimento.
10) L’importanza della lotta politica e diplomatica per trasmettere il messaggio del nostro popolo e le sue rivendicazioni al mondo intero: questo include portare le rivendicazioni della causa palestinese alle nazioni unite, richiedendo protezione internazionale per il nostro popolo e condannando l’occupazione mostrando i suoi crimini contro il nostro popolo e i suoi luoghi sacri dinanzi alla corte criminale internazionale.
11) Ci appelliamo al nostro popolo, alle masse arabe, alle forze solidali nel mondo; al movimento di solidarietà, al movimento di boicottaggio globale, affinché venga sostenuta la determinazione del nostro popolo e la rivolta contro l’occupazione, e lavoriamo per smascherare i crimini dell’occupazione a tutti i livelli e in tutte le sedi, per scendere nelle piazze, assediare le ambasciate del nemico e promuovere il boicottaggio accademico, culturale ed economico, del nemico.
Alle masse del nostro popolo… Avanti verso ulteriori scontri e nuove escalation. La nostra lotta e la nostra voce sono la vostra voce e la voce della resistenza. La vostra battaglia è tutt’uno con la nostra lotta e con la nostra battaglia dello sciopero della fame nelle celle dell’occupante.
Lunga vita alla Palestina, libera e araba dal fiume al mare
Lunga vita alla nostra rivolta
Gloria ed eternità ai martiri, vittoria al popolo.
intifadapalestinaPFLPprigionieri
pc 12 ottobre - La grande manifestazione di Istanbul - le milizie armate di TKP/ML-TIKKO, MLKP, YDG-H, MKP in azione

Suite au Massacre d’Ankara qui a eu lieu hier, Samedi 10 Octobre, le peuple et les militant-e-s révolutionnaires manifestent dans toute la Turquie.
Istanbul :
Suite au Massacre qui a eu lieu hier à Ankara, des milliers de personnes en Turquie sont descendues dans les rues, comme à Istanbul dans les quartiers de Gazi et de Sarıgazi. Les militant-e-s du TKP/ML-TIKKO, du MLKP et du YDG-H ont repoussé les attaques de la police sur les cortèges à Gazi et à Sarıgazi.
Gazi : Dans le quartier de Gazi, les milliers de personnes qui se sont rassemblées devant le Cemevi (lieu de rassemblement alevi) ont ouverts des banderoles disant « La Paix malgré tout ». Le cortège de milliers de personnes, dans lequel se trouvaient les organisations Partizan, ESP et EMEP, s’est mis en marche en criant « L’Etat Assassin Rendra des
Pour défaire la résistance des forces du TKP/ML-TIKKO, du YDG-H et du MLKP, la police a
« Ankara est partout, la résistance est partout »
Sarıgazi : La foule, qui s’est rassemblé dans la soirée devant l’école Vatan İ.Ö à la l’appel de Sarıgazi Solidaire, a défilé dans la Rue de la Démocratie.
Les milliers de personnes, qui n’ont pu exprimer leur colère par un slogan, ont défilé derrière une banderole disant « Contre les Massacre, Sors dans la Rue ! ». La foule dans lequel se trouvaient des organisations démocratiques de masses comme Partizan, ESP, Yeni Demokrat Gençlik (YDG) et DHF, a lancé des slogans comme « Nous allons noyer le fascisme dans le sang qu’il fait couler », «Sarıgazi dans la rue pour demander des comptes » et « Partout c’est Ankara ! Partout c’est la résistance ! ».
La police a tiré du gaz lacrymogène et au canon à eau sur les milliers de personnes rassemblées dans la Rue de la Démocratie. Suite à l’attaque, le peuple de Sarıgazi et les milices du TKP/ML-TIKKO, du MLKP et du MKP sont sortis pour affronter la police. Dans l’affrontement qui à durée un long moment, les militant-e-s du TKP/ML-TIKKO ont répondu à l’attaque de la police avec des arme à feu en criant « Chez nous ce n’est pas par des mots que l’on demande des compte au fascisme ! Chez nous se sont les balles qui demandent des comptes ! ». Alors que les menaces de bombe ont pour but d’éloigner les foules des rues, les militant-e-s ont répondu qu’ils et elles ne déserteraient pas ces rues. Les affrontement qui ont continué tard dans la nuit ont pris fin avec la victoire des militant-e-s.
Publicado en Nouvelle Turquie.
Traduit de : http://www.ozgurgelecek.net/manset-haberler/16961.html?task=view
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