venerdì 8 maggio 2015

pc 8 maggio - 1 Austria - 1° maggio rosso e internazionalista nel mondo

Red greetings from austria - Berichte zu den 1.Mai Demonstrationen 2015

Dear Comrades,
Red Greetings from Austria. We would be glad if you share our report of 1st of May.
revolutionary greetings,
revolutionary construction

Cari compagni,
Saluti rossi dall'Austria. Siamo lieti di condividere il nostro resoconto del 1 maggio.
Saluti rivoluzionari,
Revolutionäre Aufbau
Resoconti sulle manifestazioni del 1 maggio 2015
Nel primo maggio di questo anno le attiviste e gli attivisti di Revolutionäre Aufbau hanno preso parte alle manifestazioni internazionaliste del 1° maggio in tutto il paese. In allegato potete leggere le relazioni dei vari stati federali. Nel complesso, siamo riusciti a espandere la nostra capacità di mobilitare e coinvolgere nuove forze, che è molto positivo e mostra in generale un buon sviluippo della nostra organizzazione nel corso dell'ultimo anno.
Come uno dei documenti più importanti che è stato diffuso in questo Primo Maggio ci è sembrato l'appello "1° Maggio Rosso e internazionalista", che è stato distribuito nelle manifestazioni. Noi pensiamo che l'appello internazionale di vari partiti maoisti è un documento importante per l'intero movimento rivoluzionario e comunista internazionale, e per le forze democratiche, rivoluzionarie e comuniste in Austria. Questo appello del 1°Maggio internazionale è stato diffuso in vari Stati federali e pensiamo che esso sia un passo importante verso l'unità internazionale delle forze maoiste.
 L'appello lo abbiamo trovato anche su Internet all'indirizzo: http://maoistroad.blogspot.co.at/.
In sintesi questa edizione del 1° maggio è stato un buon successo, anche se abbiamo scoperto alcuni punti deboli che devono essere superati con urgenza.
Fronte Rosso a tutte le compagne e a tutti i compagni che hanno partecipato – ripartiamo con un nuovo anno di lotta!
Hier einige Bilder zu Wien:
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LINZ
Trotz Regen, erfolgreicher 1.Mai in Linz!


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INNSBRUCK
Wie jedes Jahr hat sich die SPÖ am 1.Mai in Innsbruck im Schnitzelfressen und Biertrinken im

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pc 8 Maggio - APPELLO AGLI OPERAI DELLA ZONA INDUSTRIALE DI CARINI (PALERMO) AD ORGANIZZARSI NEL SINDACALISMO DI CLASSE

Questa mattina siamo tornati nella zona industriale di Carini distribuendo il volantino riportato sotto alla fabbrica metalmeccanica Omer e allo stabilimento Italtel.

Contro il governo dei licenziamenti, organizzazione dal basso e lotta fino in fondo per la caduta del governo Renzi e di tutti i governi dei padroni!

Il governo Renzi, non eletto da nessuno, è nato da un inciucio tra i principali partiti PD e Forza Italia, sforna leggi su leggi con un’ ”efficienza” mai vista finora con nessuno dei precedenti governi.
Con il jobsact il governo ha cancellato ogni tutela dei lavoratori attaccando pesantemente il diritto di sciopero e regalando ai padroni enormi sgravi fiscali mentre allo stesso tempo sempre più lavoratori perdono il posto di lavoro e subiscono una riduzione del proprio potere d’acquisto a causa di cassa integrazione e mobilità. Con i cosiddetti “contratti di solidarietà” (solidarietà del governo verso i padroni) si continua a prendersi beffa dei lavoratori e ad attaccarne pesantemente i diritti non riconoscendo ad esempio le ferie maturate e/o imponendo ferie forzate non retribuite!
Il grande capitalista Marchionne ha solo anticipato ciò che adesso questo governo sta attuando: il diritto dei padroni di rivendicare apertamente che il fine della produzione è solo e solo il proprio profitto, essi hanno uno Stato e un governo alle loro spalle che gli permette di spremere gli operai quando è necessario, di tenerli “a riposo” nei periodi di crisi fino a “gettarli via” e chiudere le fabbriche fino a spostarle all’estero se vi sono diverse condizioni in cui è possibile sfruttare ancora di più operai in altri paesi.

E il governo ha pure la faccia tosta di dichiarare che dopo l’approvazione del jobsact vi sia stato un aumento di 92.000 assunzioni rispetto al periodo precedente!

In realtà tale aumento è dato dalla natura dei nuovi posti di lavoro solo apparentemente a tempo indeterminato dato che adesso i padroni possono licenziare con molta più facilità essendo stato svuotato pesantemente l’art.18 dello statuto dei lavoratori, inoltre assumendo formalmente a tempo “indeterminato” i padroni ricevono ulteriori sgravi fiscali.
Infine se si considera il biennio precedente in cui, secondo i dati Istat, i livelli occupazionali sono diminuiti, nella sostanza in questo periodo i posti di lavoro non sono aumentati!
Contro tutto ciò le chiacchiere dei grillini e dei finti partiti di opposizione in parlamento, i finti scioperi/sfilata e la concertazione dei sindacati confederali non servono! Anzi sono parte del problema.
Al contrario le lotte operaie del settore della logistica, le più avanzate nel nostro paese per radicalità e risultati ottenuti, dimostrano che solo la lotta quotidiana sul posto di lavoro, blocchi stradali e occupazione dei palazzi del potere e gli scioperi che intralciano i piani del padrone con il blocco della produzione riescono a “convincere” la controparte ad ascoltare le richieste dei lavoratori.
Per far ciò i lavoratori hanno bisogno di un sindacato che sia realmente nelle proprie mani, in cui i lavoratori ne siano protagonisti e non elementi passivi della burocrazia di certi sindacati che vanno a braccetto col padrone.
I recenti scioperi della scuola con centinaia di migliaia di lavoratori in sciopero devono essere solo l’inizio di una grande mobilitazione dei lavoratori che abbia come obiettivo la caduta di questo governo e di tutti i governi dei padroni che attaccano i diritti dei lavoratori.

Contro l’attacco ai posti di lavoro e ai salari!
Per un sindacato di classe basato sui cobas e nelle mani dei lavoratori!

SlaiCobas per il sindacato di classe

pc 8 maggio - Magnamoce i padroni dell'EXPO e Renzi a loro servizio


Chiedono 10 euro per una pizza Napoletana o per una Capricciosa. I prezzi dei padiglioni italiani all’Expo sono tra i più alti, pubblicati ieri dal “sole 24 ore on line”.
Il paese che ospita l’Expo dà il buon esempio nel nutrire il pianeta per chi ha il portafogli gonfio!
11 euro per un piatto di pasta e ceci!
Mezzemaniche alla amatriciana 13 euro!
Finocchio e baccalà 14 euro!
Orecchiette di grano 12 euro!
E non danno lo scontrino
Per entrare bisogna pure pagare (comprese le spese per arrivarci) non meno di 60 euro a testa!
Solo per entrarci una famiglia di 4 persone deve sborsare 240 euro!
Al bancone celebrativo del ristorante “Italia del gusto” un calice di vino varia dai 4 ai 5 euro!
Se i black bloc interromperanno questa sconcezza, troveranno tanti alleati.
Saluti da un affezionato lettore
da operaicontro

pc 8 maggio - Imperialismo italiano: interventismo - militarismo - profitti di armi e guerre - 2 giugno in piazza in tutta Italia - Proletari comunisti-PCm Italia

Armi, l’export sale a 2,6 miliardi (+23%). Finiscono per colpire anche lo Yemen

Cronaca

Depositata la relazione al Parlamento. Nel 2014 il valore globale delle licenze di esportazione è tornato a salire superando quello del 2013. Le destinazioni privilegiate sono Nordafrica e Medio Oriente (28%). Oltre 2,5 miliardi di transazioni bancarie segnalate, in cima Deutsche Bank e le italiane BNL e Unicredit


Non è solo che aumentano ancora le armi prodotte in Italia per l’esportazione. Il fatto è che i caccia militari sauditi, compresi gli Eurofighter acquistati da Finmeccanica, continuano a bombardare lo Yemen. E sono affiancanti nell’offensiva delle forze aeree di Emirati Arabi, Egitto, Bahrein, Giordania, Qatar e Kuwait: anche questi clienti dell’industria bellica italiana. Proprio così, le armi italiane arrivano dove non dovrebbero. Ed è pure scritto nell’ultima Relazione al parlamento sulle operazioni autorizzate e svolte per il controllo dell’esportazione, importazione e transito dei materiali di armamento, riferita all’anno 2014, consegnata il 30 marzo scorso dal Sottosegretario di stato alla presidenza del consiglio dei ministri alle cinque commissioni permanenti di Camera e Senato. Ma nessuno batte ciglio, se non le associazioni per il disarmo e il circuito Nigrizia, che segue da sempre la polveriera africana. Eppure quelle stesse armi in Yemen colpiscono obiettivi militari dei ribelli sciiti ma anche quartieri residenziali, campi profughi, strade, ponti, mercati, mezzi pubblici, benzinai, fabbriche, uffici postali, e perfino scuole, ospedali e magazzini delle organizzazioni internazionali.
Secondo L’Organizzazione Mondiale della Sanità, solo le prime tre settimane di bombardamenti (25 marzo-15 aprile) hanno provocato la morte di almeno 650 civili – tra cui 150 bambini – oltre a 2.200 feriti e 150mila sfollati. Altre centinaia di civili sono morti nelle ultime settimane: 58 solo il 1° maggio nel bombardamento dell’ospedale Raheda nei pressi della città di Taiz. Onu, Amnesty e Human Rights Watch denunciano gravissimi crimini di guerra, compreso l’uso di armi vietate come le bombe a grappolo.
Germania e Svezia hanno prudentemente sospeso le forniture militari all’Arabia Saudita prima ancora che iniziassero i raid aerei, per non gettare benzina sul fuoco mediorientale vendendo fiammiferi al principale piromane. Per l’Italia, invece, Riyad si conferma il primo cliente extra-Nato, in barba alla legge 185/90 che impedisce di esportare armamenti verso paesi in guerra. Seguono a ruota, tra i migliori compratori, tutti gli altri paesi arabi attualmente belligeranti in Yemen, Emirati Arabi in testa, destinatari di enormi forniture militari italiane. Nemmeno un fiato dal Parlamento, che ancora non si è degnato di esaminare l’ultima relazione annuale del Governo sull’export militare italiano, consegnata alle Camere pochi giorni dopo l’inizio dei bombardamenti in Yemen. Sono anni che i parlamentari non adempiono a questo dovere, ma questa volta difficilmente potranno esimersi data la lampante illegalità di queste esportazioni.
Secondo la relazione governativa consegnata il 30 marzo a Camera e Santo, nel 2014 il Ministero degli Esteri ha autorizzato esportazioni militari verso l’Arabia Saudita per un valore di 300 milioni di euro (tra esportazioni definitive per 163 milioni, e temporanee per 137 milioni) consistenti in artiglieria, bombe, missili, razzi e velivoli, oltre ai residui di consegne per i caccia Eurofighter. Analogo il valore, 304 milioni, dell’export (tutto definitivo) autorizzato verso gli Emirati Arabi Uniti: blindati, armi a microonde, bombe, missili, armi pesanti, leggere e munizioni e velivoli. Seguono, tra gli altri clienti mediorientali, l’Egitto (32 milioni), il Bahrein (25 milioni), la Giordania (11 milioni), il Qatar (1,6 milioni) e il Kuwait (0,4 milioni): tutti impegnati nella sanguinosa guerra in Yemen – oltre che nella campana militare anti Isis in Iraq e Siria. L’unico grosso cliente mediorientale del made in Italy bellico che al momento non partecipa alla guerra in Yemen è l’Oman, terzo destinatario extra-Nato dopo Arabia ed Emirati con commesse per 272 milioni. Quasi nulle le nuove esportazioni autorizzate nel 2014 verso Israele, alla cui aeronautica militare Finmeccanica sta ancora consegnando trenta caccia da addestramento M346 pagati 450 milioni di euro.
Il Medio Oriente in guerra si conferma il miglior partner commerciale extra-Nato dell’industria militare italiana (28% del mercato), che nel 2014 ha registrato una netta ripresa dell’export rispetto all’anno precedente: +23% per le autorizzazioni alle esportazioni definitive (2.65 miliardi), quadruplicate quelle alle esportazioni temporanee (1,6 miliardi) e +21% per le consegne effettuate (3,3 miliardi). Un risultato importante per il comparto bellico nazionale e per il suo più stretto alleato commerciale: le banche che gestiscono le transazioni finanziarie tra i governi. La parte del leone la fa Deutsche Bank con il 32% delle operazioni (832 milioni), seguita da Bnp Paribas con il 13%  (328 milioni) e Barklays con il 10% (269 milioni). Al business partecipano ovviamente anche le banche italiane: BNL (6,6%, 172 milioni), Unicredit (5,3%, 138 milioni), Banco di Brescia (4,4%,  114 milioni), UBI Banca (3,3%, 85 milioni), Intesa San Paolo (1,9%, 50 milioni), Banca Valsabbina (1,5%, 40 milioni), Banca Etruria (1,5%, 40 milioni), Carispezia (34 milioni), BP Emilia Romagna (33 milioni), CR Parma e Piacenza (11 milioni), Carige (8 milioni) e altre con operazioni per importi minori (BCC Cernusco, BP Spoleto, Banca delle Marche, BPM, BP Friuladria, Banca della Versilia e Lunigiana).
di | 7 maggio 2015   

pc 8 maggio - “I ribelli della montagna – Una storia del movimento No Tav”


E’ uscito il 30 aprile “I ribelli della montagna – Una storia del movimento No Tav”,(collana Odoya library),  libro inchiesta sul movimento Notav.
Scritto da Adriano Chiarelli, autore di un altro libro-inchiesta “Malapolizia”, I ribelli della montagna evidenzia l’inutilità e la dannosità (non solo per i valsusini) di questo grande progetto messo su agli inizi degli anni Novanta.
Un libro che racconta l’iter di questa Grande Opera, dai primi anni agli ultimi avvenimenti, come la condanna lo scorso 27 gennaio a 47 attivisti No TAV per i fatti del luglio 2013 e il processo allo scrittore Erri De Luca, indagato per istigazione a delinquere, che è anche autore della prefazione del libro.
Tante le fonti utilizzate da Chiarelli: nell’inchiesta ci sono articoli di giornale, testimonianze, verbali, testi di interrogazioni parlamentari, intercettazioni e sentenze. Una “controstoria” del progetto Tav, che renda l’idea di come alcuni lobbisti abbiano letteralmente “fatto carte false per distribuire prebende e posti di lavoro connessi alla realizzazione della linea ferroviaria”.
Adriano Chiarelli ha vissuto per un periodo a stretto contatto con il movimento No Tav e questo l’ha aiutato a capire la natura profonda di una resistenza trasversale, certo con centinaia di pratiche differenti, ma unitaria e capace di fare fronte compatto. Se, dati alla mano, il traffico di passeggeri e merci della tratta già esistente non esige un ripensamento della viabilità, ma il costo di realizzazione continua a lievitare, le ragioni del Sì vacillano.
Un’opera che Chiarelli ha messo nero su bianco per rendere giustizia all’opera di controinformazione che il movimento sta facendo da anni.

pc 8 maggio - Livorno in piazza contro la repressione il 17 maggio

pc 8 maggio - Solidarietà a Luisa - Napoli la lotta per il lavoro non è reato


Napoli. Condanna e solidarietà per Luisa, attivista dei disoccupati organizzati

  • da Contropiano Napoli
Napoli. Condanna e solidarietà per Luisa, attivista dei disoccupati organizzati
E' stata notificata oggi a Luisa, una compagna del movimento di Acerra, una condanna esecutiva a 4 mesi di detenzione domiciliare per le sue lotte nel movimento dei disoccupati! E' l'ennesimo capitolo di una strategia repressiva che in Campania si è accanita in particolare sulle esperienze autorganizzate dei disoccupati e dei precari. In nome dell'Austerity la politica istituzionale ha delegato a magistrati e polizie la trasformazione delle questioni sociali in vicende di ordine pubblico. La casta di questa regione, che pure continua a ingrassare speculazione e clientele e si appresta ad accordarsi trasversalmente per dare l'assalto a 21 miliardi di euro dei fondi europei, non ha esitato a pianificare e promuovere un'aggressione giudiziaria e mediatica contro chi non si rassegna a bruciare nella rassegnazione la rabbia per quello che ci fanno quotidianamente. Centinaia di denunce, decine di procedimenti, tantissimi arresti in pochi anni. Ma non ci avrete mai come volete voi! E' così vile e in fondo così inutile questa strategia che cerca di colpire in particolare le compagne e i compagni più generose/i, quelli in prima fila da anni. Chi siede alla Procura di Napoli, a quella di Nola, alla Prefettura, nella Questura di via Medina è come se non avesse ancora capito di che pasta sono fatti. Compagne come Luisa non sono pane per i vostri denti... La solidarietà è un arma. Usiamola! Luisa libera, liberi tutti!

pc 8 maggio - Renzi, statte a' casa, Napoli ti rifiuta! 16 maggio


Qualche settimana fa Matteo Renzi ha annunciato che verrà a Napoli il 16 Maggio, per inaugurare la stazione della metropolitana di Piazza Municipio (un cantiere divenuto famoso per gli incidenti sul lavoro, le minacce di licenziamento e cassa integrazione). Una perfetta mossa da campagna elettorale per dare manforte alla grande coalizione che da De Luca a De Mita, passando per cosentiniani e fascisti riciclati, concorrerà con Caldoro (reduce da un'esperienza di governo record per quanto riguarda le indagini e gli episodi di corruzione a carico di consiglieri e assessori) nella battaglia per il governo della Regione Campania.

giovedì 7 maggio 2015

pc 7 maggio - Ancora sullo sciopero della scuola del 5 maggio: Milano un corteo contro Renzi; per il ritiro del DDl; contro il PD



La protervia con cui Renzi, Giannini e Faraone hanno continuato ad affermare che il Ddl su la “Buona scuola” non sarà ritirato, a fronte delle contestazioni che hanno ricevuto in diverse città da lavoratori della scuola e studenti ha fatto comprendere a larghe masse dei lavoratori della scuola la reale partita che, sulla scuola, si gioca oggi. E’ la partita della democrazia, della difesa dei diritti, della possibilità di espressione, del diritto al lavoro e all’istruzione e la conclusione della manifestazione di Roma al canto di Bella ciao e gli slogan a Milano con riferimento a piazzale Loreto è un chiaro segno della percezione che si ha o i cartelli “Ei fu..” che alludono a Renzi come a un moderno Napoleone.

Nel grosso corteo di Milano, città in cui spesso gli studenti hanno avuto la testa, la grande partecipazione di studenti era all’interno, simbolicamente allude al fatto che la responsabilità più grande in questa lotta la assumono i lavoratori che cominciano a non essere più disponibili a sopportare gli inutili scioperi di CGIL-CISL-UIL, come mostrato dal gruppo di lavoratrici salite sul palco dei comizi a Roma, prima dell’intervento della Camusso, strappando la tessera della CGIL che hanno detto di essere stanche di essere prese per i fondelli e che il decreto deve essere ritirato, cosa mai affermata dalla Camusso. A Milano, la Furlan ha dichiarato che lei ha letto il testo e va modificato. Forte è il timore dei lavoratori della scuola che sia l’ennesima presa per i fondelli, anche se hanno sentito l’urgenza e la necessità di esserci il 5 maggio- d’altra parte la parola d’ordine degli striscioni “ufficiali” “5 maggio 2015 – riformiamola insieme”, risulta essere inequivocabile.


Altra novità la presenza, abbastanza inusuale nelle manifestazioni dei lavoratori della scuola, di altre “figure” presenti nella scuola, ma non direttamente parte del comparto, come gli educatori che a gran voce hanno chiesto di non essere considerati gli eterni invisibili.


Insieme all’adesione della FIOM, con una corposa presenza nello spezzone dell’Emilia Romagna, sembrano segnali che sempre più alludono alla consapevolezza della necessità di uno sciopero generale vero.

La lotta deve continuare anche alla luce delle ultime affermazioni di Renzi sulla “necessità” che si affermi l’alternanza scuola-lavoro! Tutto il Ddl deve essere ritirato!