sabato 7 febbraio 2015

pc 7 febbraio - 27 FEBBRAIO: RIFORMA NEI PALAZZI, STUDENTI NELLE STRADE!

Quest’autunno ha vissuto di un clima paradossale, nel quale Renzi continuava a farsi vanto della sua “consultazione” sulla riforma, mentre dall’altra parte giornate come il 10 Ottobre e il 14 Novembre portavano decine e decine di migliaia di studenti in piazza in tutta Italia per contestarla.
E’ inaccettabile che Renzi ancora millanti “la più grande consultazione online” quando il rifiuto delle sue ricette di aziendalizzazione della scuola è stato esplicito sia da parte delle piazze e delle scuole, sia da parte della sua fantomatica consultazione.
La mobilitazione studentesca non può e non deve finire ora, ad “autunno caldo” ormai passato, perchè i passaggi più importanti di questa riforma si combattono ora, e i risultati pratici di questa riforma si manifesteranno solo a partire dal settembre prossimo (se non più tardi).
Per questo abbiamo lanciato una giornata di mobilitazione diffusa contro le politiche scolastiche di Renzi il 27 Febbraio, alla vigilia della presentazione ufficiale de “La Buona Scuola” di Renzi.

Al ministero sono stati furbi nel gestire le tempistiche della riforma, ufficializzandola dopo Dicembre, e anche nel proporre questa pillola amara nella maniera più dolce possibile, inserendovi grandi promesse (150mila assunzioni) e proposte apparentemente allettanti per gli studenti come le ore facoltative e via dicendo.
Studiando però quelle “linee guida” fornite dal governo emerge chiaramente che i veri intenti della riforma siano altri: aziendalizzazione della scuola, incremento dell’alternanza scuola-lavoro, ulteriore potere ai dirigenti, ampliamento dei sistemi meritocratici ed elitari, promozione del modello Invalsi, inserimento dei privati nei consigli di istituto.

Il ‪#‎27F‬ sarà un’occasione per riprendere parola su questa riforma, poco prima che questa inizi i passaggi che la porteranno ad essere legge, ma anche per dire a gran voce “Dove sono i fondi?” quei 3.5 miliardi per l’edilizia scolastica promessi a Settembre ad esempio, forse nemmeno sufficienti per mettere in sicurezza gli istituti (il 60% dei quali è fuori dalle norme sismiche e di sicurezza) e comunque mai visti nelle scuole.
Questi fondi per “‪#‎scuolebelle‬‪#‎scuolesicure‬”, come i 150mila precari che la riforma dovrebbe assumere, sono le ennesime promesse non mantenute di una classe politica che ingrassa a spese dei più poveri e che vede la scuola solo come una spesa da ridurre nei bilanci.

Il 27 Febbraio gli studenti si muoveranno in tutta Italia e daranno un segnale determinato contro la “buona-scuola” e per denunciare le reali condizioni dell’edilizia scolastica.
Con cortei, flash-mob, blitz nelle sedi istituzionali, assemblee e altre forme di protesta renderemo la mobilitazione diffusa in tutta la penisola, per ribadire ancora una volta il nostro “‪#‎Iononcisto‬” a chi vede le scuole come aziende da cui trarre profitto.


da StudAut

pc 7 febbraio - Agrigento, cittadini invadono l’aula consiliare: è crisi definitiva per l’amministrazione comunale

Una manifestazione con più di duemila partecipanti martedì scorso e l’irruzione di ieri (preceduta da una giorno quattro) alla seduta del Consiglio Comunale prolungatosi per ben otto ore. Questa la sollevazione  tutta cittadina di Agrigento agli scandali che hanno recentemente coinvolto trenta consiglieri che in milletrecento sedute, avrebbero incassato la bellezza di circa trecentomila euro in bonus di partecipazione.

Ieri l’indignazione di moltissimi cittadini agrigentini ha raggiunto il suo limite. In una seduta del Consiglio Comunale prolungatasi per ben otto ore, alla presenza di centinaia di cittadini che hanno invaso sin dall’inizio l'edificio pretendendo di assistere all’assemblea, la normalità dei lavori si è interrotta ben presto. A scatenare urla e proteste degli agrigentini, alcuni dei quali sono stati allontanati dall’aula, l’inconsistenza dei punti all’ordine del giorno: uno specchio delle milletrecento sedute/commissioni consiliari costate ben trecentomila euro al Comune e l’apertura di un’indagine su trenta consiglieri.
Ma ieri non è stato che l’apice di una protesta covata (almeno negli animi) e improvvisamente esplosa in un corteo che martedì scorso ha visto più di duemila agrigentini scendere in piazza. Poi - nei giorni che hanno preceduto la sollevazione di ieri nell’aula Sollano - la voglia di continuare a ribellarsi all’ennesimo “magna magna” della classe politica sulle tasche dei cittadini ha preso velocemente il sopravvento in moltissimi agrigentini, trovando nei social network (#Agrigentomanifesta, #Noisiamoaltro) uno strumento di diffusione notevole. Dicevamo una protesta “covata”, si, perché Agrigento è ultima città d’Italia per qualità della vita, l’acqua arriva una volta ogni quattro giorni nei rubinetti dei cittadini eppure le tasse sono tra le più alte d’Italia e i contributi alle famiglie a reddito minimo sono di soli ventotto euro in media. Come non dimenticare poi la devastazione del patrimonio archeologico (della Valle dei Tempi) e ambientale attraverso quarant’anni di speculazione edilizia e piani regolatori tra i più cementifica(n)ti della Sicilia? Come tollerare questo ennesimo e sfacciato latrocinio di politici e istituzioni mentre sono i cittadini a pagare le conseguenze della crisi e i costi della classe politica che impone tagli e sacrifici?
Ieri Agrigento ha dato la sua risposta a un’amministrazione già commissariata dopo le dimissioni del sindaco Zambuto, avviando l’istituzione comunale verso una definitiva crisi (sono già quattro i consiglieri dimessisi), perché la rassegnazione legata al continuo impoverimento sembra essersi trasformata in rabbia, in volontà di esigere. Il rischio, è che queste sempre più consuete sollevazioni contro le istituzioni locali e a cui sempre più di frequente assistiamo in molti comuni siciliani, non  oltrepassino mai il recinto del dibattito sulla “corruzione” e sui “personaggi marci” senza mai puntare all’irrapresentabilità di un funzionamento e di un sistema politico troppo distante da interessi e bisogni collettivi; e di cui la corruzione non è che fattore endemico che ne permette la sua riproduzione e il suo riciclo (la possibilità di uscirne con la faccia pulita individuando responsabilità individuali) nonché la sua sopravvivenza.  Al momento però, ad Agrigento, ciò che ci basta osservare e cogliere, è la capacità dal basso, con la lotta di questa settimana, di mettere in crisi il potere, seppur locale, dell’amministrazione.

da infoaut

pc 7 febbraio - Ilva: non c'è trippa per gatti, solo per i padroni. Niente risarcimenti e si continua a distruggere salari, risorse, salute. Il decreto SalvaIlva non è altro che "fumo" per gli operai e la popolazione di Taranto, "arrosto" per i padroni con i soldi pubblici.

I fatti di questi giorni - operai appalti ilva per i quali i crediti delle ditte vanno a finire nella massa passiva, e l'esclusione delle società ilva dai risarcimenti confermano la denuncia fatta dallo Slai cobas sc e da proletari comunisti di questo decreto.

Un decreto da un lato fondato sulla sabbia, dato che con la forzatura e/o violazioni di leggi fatte (dalla "Marzano", alle norme europee, alle stesse leggi poste a tutela della proprietà privata) può franare da un momento all'altro per intervento della Comunità europea e della stessa proprietà Riva; dall'altro, come e peggio dei precedenti 6 decreti, è fatto soprattutto al servizio dei padroni e unicamente a difesa degli interessi del profitto padronale, con soldi pubblici. Questo decreto dimostra che le leggi si possono bellamente stravolgere, violare se questo serve ai padroni, mentre sono inamovibili quando devono essere cambiate per difendere lavoratori e masse popolari. Il decreto dice chiaramente che lo "scopo è di garantire la prosecuzione dell’attività produttiva... che le risorse aziendali siano prioritariamente destinate a tale scopo" Quindi, altro che risanamento, ma una tenuta dello stabilimento per garantirne la svendita ai privati!

All'art. 1 il decreto, in merito alla difesa del lavoro degli operai Ilva e appalto, parla solo di “garanzia di adeguati livelli occupazionali” che deve dare l'affittuario o l'acquirente, quindi non dà certezza sul mantenimenti degli attuali posti di lavoro. Poi “adeguati” a che? alle esigenze produttive e di mercato dell'Ilva, che in regime di amministrazione straordinaria non possono dare garanzia di salvaguardia di tutti i posti di lavoro, né dei salari e diritti acquisiti. Anzi, nelle dichiarazioni di Renzi, si fa esplicito riferimento al "modello Alitalia" che ha significato tagli dei posti di lavoro, che per l'Ilva sarebbero migliaia.
A questo va aggiunto che quasi di soppiatto nel comma 5 di questo articolo si parla anche di affitto o cessione di “rami di azienda- lasciando qui aperta la strada a dividere l'Ilva in “new company” e “bad company”, per dare ai privati il buono che dà profitti e lasciare in un bidone vuoto ciò che sono costi.

Sull'Aia, il decreto all'art. 2, impone una immodificabilità in meglio delle prescrizioni Aia scrivendo che “Il rapporto di valutazione del danno sanitario non può unilateralmente modificare le prescrizioni dell'Aia in corso di validità” ; ma nello stesso tempo il governo in varie dichiarazioni ha detto che le prescrizioni possono eccome essere riviste e ridimensionate in peggio come chiedono i nuovi padroni.

Impunibilità del commissario sul piano ambientale. Sempre l'art. 2 – quasi di straforo, alla fine – pone questa grave questione che rasenta l'incostituzionalità e comunque è in aperta violazione di tutte le norme sulla responsabilità penale su questioni di sicurezza-salute. Si scrive che si “esclude la punibilità delle condotte poste in essere in attuazione del piano”. Quindi il commissario può fare e soprattutto non fare o fare male e non è responsabile penalmente, lui e tutti gli altri “soggetti da questo funzionalmente delegati”. L'articolo dice praticamente che l'Ilva non è “terreno per i giudici”, che questi e la legge devono rimanere alle porte della fabbrica, così come le ispezioni, controlli. E, per uno stabilimento come l'Ilva, con record di infortuni, morti, ammalati, questo è né più né meno una sorta di nuova licenza di uccidere.

Sui tempi, l'art. 2 dice che entro il 31 luglio 2015 devono essere realizzate “almeno l'80% delle prescrizioni scadenti in quella data”, mentre sul restante 20% non detta tempi. Nonostante che proprio in questo 20% c'è la copertura del parco minerali e gli interventi in agglomerato cokeria altiforni, entrambi scadenti a ottobre. Quindi, si escludono, rimandandoli a tempi indefiniti, proprio gli interventi nelle aree più a rischio salute, e chiaramente più onerosi! Che questo comporterà altri malati e morti per tumore, compresi i “famosi bambini” di Renzi, non gliene può fregar di meno al Governo e a tutti i suoi plaudenti.

Ma se c'erano dubbi sulla natura di questo decreto, questi vengono sciolti all'art. 3 dalla questione dei fondi. In totale per le bonifiche in città, per il Porto, Arsenale, per l'Ilva, Renzi ha parlato di 2 miliardi di euro! Una miseria! Questi soldi al massimo servono per pagare le banche creditrici e assicurare la mera continuità produttiva dell'Ilva. Non ad altro! Solo per l'attuazione dell'AIA, a detta degli stessi commissari Ilva, ci vuole 1,8 miliardi! Bondi, poi, indicò in 3 miliardi le necessità. Per non dire che la Giud. Todisco quantificò in più di 8 mld quanto sarebbe stato necessario per la bonifiche, non fatte, di impianti e aree.

Venendo nel merito. L'art. 3 indica le risorse finanziarie, che il commissario straordinario deve gestire. Primo, nei famosi 1 miliardo e 200 milioni sequestrati ai Riva, ma tuttora oggetto di ricorsi giudiziari e quindi inutilizzabili; secondo, “in altre contabilità aperte (da anni) presso la tesoreria statale” non ben quantificate e specificate; terzo, nelle somme rinvenienti dalla sottoscrizione con Fintecna spa di “un atto convenzionale di liquidazione dell'obbligazione del contratto di cessione dell'Ilva”.
Nulla stabilisce per requisire i fondi dei Riva dei paradisi fiscali, facendo un regalo ai padroni assassini. 

Un decreto che dichiara esplicitamente che lo Stato borghese nazionalizza le perdite e si mette a lavorare per restituire la fabbrica ai padroni e riprivatizzare le entrate, gli utili, Con Riva lasciato in pace e i lavoratori sfruttati, uccisi, ammalati e la popolazione inquinata, con tumori, morti, gabbati.

pc 7 febbraio - Macelleria messicana 2: una "discarica" di desaparecidos, alcuni orrendamente mutilati, nella regione di Guerrero. Solo in sei anni sono scomparse in Messico oltre 26mila persone e sono solo una parte dei crimini della dittatura borghese-latifondista dello stato fascista e terrorista messicano!

Ancora notizie dal fronte dell'orrore in Messico. Sessantun cadaveri sono stati trovati in un crematorio abbandonato di Acapulco, a circa 200 chilometri da Iguala, dove il 26 settembre sono scomparsi 43 studenti. In un paese che sta ancora cercando di capire quale sia stata la fine dei ragazzi e chi siano i loro carnefici, il ritrovamento dei 61 corpi, alcuni dei quali di donne e adolescenti, ha quindi avuto un forte impatto, in particolare nello stato di Guerrero, tra le regioni più povere e con una forte e devastante presenza del narcotraffico.
 

Sia Acapulco sia Iguala si trovano appunto nello stato di Guerrero, molto vicine una dall'altra, appena 200 chilometri: almeno dal punto di vista geografico quindi le due storie sembrano intrecciarsi. Su quanto sia successo al "Crematorio del Pacifico" di Acapulco le autorità per ora tacciono. A capire che c'era qualcosa che non andava sono stati i vicini del quartiere, che hanno riferito di un «insopportabile odore» proveniente dal luogo.
 

Le forze della sicurezza e la squadra di medici legali giunti sul posto hanno trovato i primi cadaveri e poi, proseguendo le ricerche in varie zone del crematorio, sono arrivati a recuperarne 61. Non si esclude però che il bilancio finale possa essere ancora più grave: secondo alcuni media, i cadaveri potrebbero essere anche un centinaio. Nel corso della giornata, sono via via emersi dettagli sul macabro ritrovamento. Molti dei corpi erano in forte stato di decomposizione ed erano nudi avvolti in lenzuola bianche e coperti di calce.

Altri sono invece stati trovati vestiti, alcuni sono mutilati. Altro dato considerato importante dagli investigatori: a quanto pare, alcuni corpi sono stati abbandonati non molto tempo fa, altri invece da molti mesi. Il crematorio funzionava in altre parole come una sorta di discarica di cadaveri. In un momento di grande difficoltà per il presidente Pena Nieto, il Messico deve quindi da oggi fare i conti con le due tragedie, Iguala e, appunto, Acapulco, un paradiso di spiagge e sole, la più nota delle località turistiche della costa pacifica messicana, ma ormai da tempo terra di narcos, uccisioni e violenza.


Secondo la testimonianza di alcune delle persone arrestate nell'inchiesta sugli studenti, i ragazzi sono stati uccisi e i loro corpi bruciati e abbandonati vicino ad Iguala.


Proprio ieri, migliaia di persone hanno dato vita ad una protesta per l'ennesima volta lungo l'autostrada tra Acapulco e Città del Messico, contestando le versioni ufficiali del governo sul caso Iguala. Del quale si è d'altra parte parlato anche presso l'Europarlamento di Bruxelles, dove alcuni dei genitori dei ragazzi 'desaparecidos' hanno chiesto al governi «giustizia. Vogliamo ritrovare - hanno sostenuto - i nostri figli».

pc 7 febbraio - Macelleria messicana 1: trovato il cadavere smembrato del giovane Gustavo Salgado

https://frentepopular.wordpress.com/: Inicia marcha en Morelos para exigir justicia por el asesinato del compañero Gustavo Salgado

Messico, decapitato militante Fpr, era vicino ai 43 scomparsi

Messico, il giovane Alejandro Gustavo Salgado Delgado
Guerrero. Il cadavere smembrato del giovane Gustavo Salgado trovato nel comune di Ciudad Ayala

di Geraldina Colotti

Tor­tu­rato, deca­pi­tato e smem­brato. Il corpo dell’attivista mes­si­cano Ale­jan­dro Gustavo Sal­gado Del­gado è stato ritro­vato così, nei pressi di un vil­lag­gio di cam­pa­gna nel comune di Ciu­dad Ayala (More­los). Aveva 32 anni ed era un diri­gente del Frente Popu­lar Revo­lu­cio­na­rio (Fpr). Svol­geva atti­vità poli­tica e di soste­gno ai brac­cianti della mon­ta­gna di Guer­rero, uno dei ter­ri­tori con la mag­gior quan­tità di col­ti­va­zioni di oppio al mondo. L’Fpr è un movi­mento di guer­ri­glia di stampo leni­ni­sta che ha le sue basi legali nelle pove­ris­sime zone di cam­pa­gna della regione ed è pre­sente nelle Nor­ma­les Rura­les, tra­di­zio­nali fucine di rivoluzionari.
Stu­denti nor­ma­li­stas erano anche i 43 scom­parsi di Ayo­tzi­napa, al cen­tro di una mobi­li­ta­zione che non si placa. L’Fpr aveva subito dif­fuso un comu­ni­cato di soste­gno aperto ai fami­gliari degli stu­denti e alle orga­niz­za­zioni popo­lari per denun­ciare «il cri­mine di stato». Del­gado era in prima fila nelle mani­fe­sta­zioni che hanno scosso la coscienza del Mes­sico a seguito del mas­sa­cro di Iguala (nel Guer­rero) del 26 set­tem­bre scorso. Allora, l’attacco con­giunto di nar­co­traf­fi­canti e poli­zia locale ha pro­vo­cato diversi morti e feriti fra gli stu­denti che mani­fe­sta­vano con­tro le poli­ti­che di pri­va­tiz­za­zione del pre­si­dente Enri­que Peña Nieto. E da quel giorno man­cano all’appello 43 ragazzi: anzi, 42 dopo che l’esame dei resti ritro­vati in una delle nume­rose fosse comuni clan­de­stine venute alla luce dopo il caso, ne ha iden­ti­fi­cato uno. Il governo ha deciso di inter­rom­pere le ricer­che pren­dendo per buona la ver­sione for­nita da alcuni pen­titi: i poli­ziotti hanno con­se­gnato i ragazzi ai nar­cos e que­sti li hanno uccisi e bru­ciati nella disca­rica di Cucula.
Con­fes­sioni tutt’altro che spon­ta­nee — ha rive­lato un’inchiesta della rivi­sta Pro­ceso — giac­ché poli­ziotti e nar­cos pen­titi pre­sen­tano evi­denti segni di tor­tura. Una pra­tica cor­rente in uno stato in cui il busi­ness della «lotta al nar­co­traf­fico» ali­menta quello giudiziario-poliziesco e serve per repri­mere le pro­te­ste popo­lari. «Vivi li hanno presi e vivi li vogliamo», con­ti­nuano a gri­dare i fami­gliari dei nor­ma­li­stas, con­vinti che potreb­bero tro­varsi nelle caserme mili­tari e por­tano il loro grido in tutte le istanze internazionali.
La Com­mis­sione nazio­nale per i diritti umani ha accu­sato il governo mes­si­cano di palese ina­dem­pienza nella ricerca degli scom­parsi e gli ha chie­sto di per­met­tere l’intervento del Comi­tato delle Nazioni unite sulle spa­ri­zioni for­zate, in base all’articolo 31 della Con­ven­zione inter­na­zio­nale per la pro­te­zione di tutte le per­sone con­tro le spa­ri­zioni for­zate dell’Onu. Per la prima volta, nei giorni scorsi, dieci esperti in tema di diritti umani, indi­pen­denti e di diverse nazio­na­lità, hanno esa­mi­nato il caso dei 43 alle Nazioni unite insieme a una dele­ga­zione dei fami­gliari. Anche il Par­la­mento euro­peo ha rice­vuto i fami­gliari degli scom­parsi e ha deciso di desti­nare parte di un fondo di un milione di euro alla loro ricerca: «I nostri figli sono con­ta­dini come noi, li abbiamo man­dati a scuola affin­ché non sof­frano quello che sof­friamo noi, che lavo­riamo dall’alba al tra­monto», — ha detto uno dei geni­tori, tor­nando ad accu­sare le poli­ti­che del governo.
Il Guer­rero è uno degli stati mes­si­cani più poveri e con il più alto tasso di cri­mi­na­lità orga­niz­zata. Nel 2014, il numero dei seque­stri, in Mes­sico, è aumen­tato del 30% rispetto all’anno pre­ce­dente: nel 2013 sono stati 2.166, alla fine del 2014 erano già 2.818. Un segno evi­dente del fal­li­mento delle poli­ti­che per la sicu­rezza e dell’assenza di poli­ti­che pub­bli­che del neo­li­be­ri­sta Peña Nieto. Ieri sono stati sco­perti 61 corpi in un cre­ma­to­rio abban­do­nato ad Aca­pulco, a circa 200 km da Iguala. Nes­suno, però, risulta bru­ciato, e diversi resti appar­ten­gono a donne (fra le vit­time più nume­rose della vio­lenza in Messico).
Per le strade del Guer­rero, a fianco delle foto dei 43, ora c’è anche quella di Ale­jan­dro Gustavo Sal­gado Del­gado, «caduto com­bat­tendo», dicono i mani­fe­sti. E si chiede giu­sti­zia anche per lui. Il giorno della sua scom­parsa, il Frente Popu­lar Revo­lu­cio­na­rio ha scritto che il lavoro sociale del mili­tante dava fasti­dio ad alcuni cacic­chi della zona e ha accu­sato lo stato di More­los e il suo gover­na­tore. Sal­gado è stato visto per l’ultima volta nella serata di mar­tedì scorso, al ter­mine di un’assemblea coi brac­cianti della comu­nità di El Chi­va­tero. Negli ultimi tempi, stava pre­stando assi­stenza agli sfol­lati degli ura­gani Ingrid e Manuel, fug­giti a More­los per lavo­rare nelle pian­ta­gioni di canna da zuc­chero. Finita la riu­nione, ha preso un auto­bus e da allora non se n’è saputo più nulla fino al ritro­va­mento del suo corpo martoriato.

La morte del diri­gente riporta in primo piano il con­flitto sociale nel sud del paese, dove ancora agi­scono — sep­pur inde­bo­lite — diverse for­ma­zioni di guer­ri­glia. In vista delle ele­zioni par­la­men­tari di giu­gno (una sorta di mid-term) la cri­tica dei movi­menti popo­lari, che chie­dono riforme radi­cali, si fa più forte. Ha scritto l’Fpr: «Che sia chiaro: la solu­zione che noi pro­po­niamo è la rivo­lu­zione, dare un taglio netto a que­sto sistema poli­tico, eco­no­mico e sociale putre­fatto, agli sfrut­ta­tori e ai per­so­naggi che li ser­vono. Per ogni morto, scom­parso o tor­tu­rato, impri­gio­nato o per­se­guito, il popolo pareg­gerà i conti».

pc 7 febbbraio - Sull'organizzazione borghese e l'ideologia della sconfitta

I governi della borghesia hanno sempre una struttura composita ma occorre individuare qual'è la frazione dominante
per analizzarne le contraddizioni interne.
Le contraddizioni interne interagiscono con lo scontro esterno governo-masse ed esse provocano crisi-caduta

da Pillole comuniste - 1-
14-8-2013


Oggi però  siamo in una fase di difensiva strategica. Il governo Renzi è riuscito nella sua operazione: rappresentare l'interesse generale dei padroni, riuscire ad unirli nei loro interessi di classe, unire il parlamento. Quando un governo compatta i padroni, non ci sono contraddizioni tra i padroni che possano influire sul governo per cambiare la sua politica antioperaia e antipopolare.
In queste condizioni di maggior debolezza della classe operaia e delle masse popolari, truffate da un governo al totale servizio dei padroni (Jobs act, decreto salva Ilva ecc.), è imperativa, per i lavoratori e le masse popolari, l'organizzazione e l'unità di classe, per far cadere il governo e riaprire lo scontro con i padroni in una situazione di minor debolezza per i lavoratori.

I romanzi francesi sugli anni 70 ripropongono l'ideologia della sconfitta, della tragedia politica, generazionale, individuale.
Manca, purtroppo, l'altra storia e altri romanzi

da Pillole comuniste - 1-
18-4-2013


La storia la fanno i popoli ma la scrivono i vincitori. La sovrastruttura culturale, ideologica, che si eleva sulla struttura economica della società capitalistica, non può che essere portatrice di un'ideologia della sconfitta e della tragedia, dando queste come naturali e ineluttabili per riperpetuare il sistema economico che le sottende, anche esso - il sistema capitalistico - considerato come naturale ed eterno.
Invece la scienza ci insegna che i processi vitali, la natura stessa sono in continua evoluzione, in movimento. La scienza e l'esperienza ci insegnano che il sistema capitalistico non è affatto naturale, anzi è contro natura al punto tale che la natura stessa vi si ribella (quindi non c'è niente di eterno). La storia ci insegna che i modelli sociali, i diversi modi di produzione, proprio perché li fanno i popoli, possono e debbono evolversi ed adeguarsi allo sviluppo sociale delle forze produttive. Perchè l'unico elemento naturale del sistema capitalistico è quello intrinseco del conflitto borghesia-proletariato, capitale-natura e delle sue crisi sempre più aspre
Chi vincerà la guerra scriverà la storia. E' una guerra di lunga durata ma non abbiamo scelta, dobbiamo farla e dobbiamo vincerla. Per la natura e l'umanità, spetta al popolo scrivere altra storia e altri romanzi.

pc 7 febbraio - 7 febbraio 1945: attacco partigiano a Villa Cadé

È la notte del 7 febbraio 1945, quando le squadre garibaldine emiliane sferrano un attacco alle truppe nazifasciste sulla via Emilia, nel tratto tra Villa Cella e Villa Cadé, danneggiando due automezzi, e provocando la morte di due tedeschi.
La situazione nella regione è molto critica, il lungo inverno ha visto ripetute puntate dei contingenti tedeschi affiancati dai militi fascisti per tentare di contrastare la riorganizzazione delle forze partigiane, sempre sostenute dalla speranza che gli Alleati riescano preso a sfondare la Linea Gotica.
Le formazioni partigiane sono però messe in grande difficoltà dai rigori del clima, la stasi dell'offensiva alleata, il proclama del generale Alexander che invita i partigiani a smobilitare, e le numerose azioni portate avanti dall'occupante.
Il territorio è di fatto sotto il controllo nazifascista ma le formazioni partigiane, sia di montagna che di pianura, continuano la lotta di Resistenza, seppur con forti perdite.
Nemmeno due giorni dopo l'attacco sulla via Emilia, all'alba del 9 febbraio arriva, tempestiva e terribile, la rappresaglia delle truppe di occupazione: ventuno giovani tra i quindici e i ventitre anni vengono prelevati dalle carceri di Parma e di Ciano d'Enza , trasferiti a Villa Cadé, frazione rurale a sud di Reggio Emilia e fucilati.
Sono Bruno Affanni, Mirko Andreoli, Lino Bottali, Marcello Cavazzini, Elio Dresda, Eugenio Fontana, Arnaldo Ghirelli, Umberto Guareschi, Silvio Monica, Angelo Padovani, Ettore Plathbec, Paride Sacco, Antonio Schiavi, Luigi Gabelli Serventi, Bruno Ghinolfi, Flaminio Ragazzi, Fausto Abbati, Athos Bolzani, Stefano Mazzacani, Lino Guidoni e uno sconosciuto.
I loro corpi verranno poi lasciati in mostra lungo la via Emilia, quale avvertimento per la popolazione reggiana.
http://siamo-tutti-partigiani-parma.blogautore.repubblica.it/2014/09/12/ettore-platzech-dante/

A Mirko Affanni, comandante partigiano, verrà conferita nel 1994 la medaglia al valore militare: "Appena ventenne, sospinto da acceso spirito di rivolta contro l'oppressore, entrava tra i primi nelle formazioni partigiane parmensi, subito emergendo per capacità organizzativa ed eccezionale coraggio. Comandante di uno dei più agguerriti distaccamenti della 47' Brigata Garibaldi, trascinava i suoi uomini in molteplici combattimenti. Catturato in una imboscata e tradotto a Ciano d'Enza, centro di martirio per molti partigiani, veniva riconosciuto dal nemico e sottoposto a indicibili torture. Pur martoriato, manteneva un fiero e sprezzante contegno verso i suoi aguzzini che, furenti del suo nobile silenzio, lo assassinavano e abbandonavano il corpo nel mezzo della via Emilia. Luminoso esempio di virtù militari e civili, è ricordato come un faro della resistenza parmense per le future generazioni."

da infoaut

venerdì 6 febbraio 2015

pc 6 febbraio - Potere operaio - da Pillole comuniste - 2

Il potere deve essere operaio non è solo uno slogan ma un programma.
Esso è perseguibile però solo con la lotta di classe diretta e finalizzata dai Comunisti.

DA PILLOLE COMUNISTE 2 DEL 11/01/2014
E' sempre quella la soluzione e cioè la formazione di un vero-grande-nuovo partito comunista Marxista-Leninista-Maoista che diriga la lotta di classe in senso rivoluzionario . . . è l'unico modo perchè uno slogan non rimanga tale e si trasformi in programma.
DIVERSAMENTE SONO SOLO CHIACCHIERE 

pc 06 Febbraio - Palermo si prepara ad accogliere la feccia Salvini


SALVINI: PALERMO NON PERDONA!

Il leader della Lega Nord Matteo Salvini terrà un incontro pubblico a Palermo per provare a far dimenticare tutte le calunnie contro le popolazioni Meridionali pronunciate in questi anni (di seguito solo alcuni dei tanti insulti che abbiamo dovuto ascoltare). Ma da qualche mese a questa parte Salvini e co. stanno provando a sbarcare sull'intero scenario nazionale, e a utilizzarci come stupidi elettori.
Chiaramente noi non dimentichiamo...e non perdoniamo. Noi TERRONI non siamo disposti a mangiare al banchetto di chi ci ha sempre insultato e discriminato!
Prepariamo un'adeguata accoglienza a chi pensa di poter sfruttare la popolazione siciliana per gli interessi del suo partito.

"Valigia di cartone fa rima con terrone" Umberto Bossi

"Noi siamo Celti e Longobardi! Non siamo Merdaccia Levantina e Mediterranea… noi siamo Padani!" Mario Borghezio

"Senti che puzza, scappano anche i cani, stanno arrivando i napoletani" Matteo Salvini

"Bloccare l'esodo degli insegnanti precari meridionali al Nord" Matteo Salvini

“Avete capito bene, niente professori meridionali nelle nostre scuole“ Roberto Calderoli

"Ho letto sul Sole 24 Ore che, ancora una volta, verranno aiutati i giovani del Mezzogiorno. Ci siamo rotti i coglioni dei giovani del Mezzogiorno, che vadano a fanculo i giovani del Mezzogiorno!" Luca Salvetti, Giovani Padani

"Certi meridionali non possono essere espulsi perché italiani, ma, se si potesse fare una bella barca, sopra ci metterei i meridionali che non lavorano e gli extracomunitari, che sono più bastardi dei meridionali" Forum dei giovani padani

"Terroni, feccia del terzo mondo, sporcaccioni e sputacchioni schifosi" Giuliano Citterio, radio Padania

"È proprio per questo che invito ad assumere trevigiani: i meridionali vengono qua come sanguisughe" Leonardo Muraro, presidente della provincia di Treviso

"Al Sud non fanno un emerito cazzo dalla mattina alla sera. Sono così, loro ce l'hanno proprio dentro il culto di non fare un cazzo dalla mattina alla sera, mentre noi siamo abituati a lavorare dalla mattina alla sera e ci tira un po' il culo" Michael Quercia dei Giovani padani della Romagna

GIORNATA DELL'ORGOGLIO TERRONE
DOMENICA 8 FEBBRAIO ORE 14:00
DAVANTI HOTEL DELLA PALME VIA ROMA.







pc 6 febbraio - Egitto, il regime fascista di Al Sisi condanna il movimento popolare che fece cadere Mubarak



Egitto, opposizione laica condannata a 230 ergastoli per gli scontri del 2011
Continua l’accanimento del regime militare di Al-Sisi contro i protagonisti della rivolta che il 25 gennaio 2011 portò alla deposizione del raìs Mubarak dopo settimane di duri scontri che provocarono centinaia di morti per mano delle forze di polizia del regime. Soltanto lunedì scorso, dopo la liberazione del giornalista di Al Jazeera Peter Greste (detenuto dal dicembre 2013 con l’accusa di avere simpatie islamiste), una corte egiziana aveva condannato a morte 183 sostenitori dei Fratelli Musulmani, accusati di aver ucciso 16 poliziotti nell’agosto 2013 durante scontri nella città di Kerdasa, vicino Il Cairo. La campagna anti-islamista del governo era poi proseguita con l’inserimento di Hamas – braccio palestinese della Fratellanza Musulmana – e le Brigate al Qassam nella lista delle organizzazioni terroristiche, sancendo di fatto un’interruzione dei rapporti politici (ed economici) con la Striscia di Gaza, che già negli scorsi anni erano decisamente limitati. Nel frattempo Amnesty International ha denunciato insabbiamenti delle prove contro le forze di sicurezza responsabili dell’uccisione di 27 manifestanti durante l’ultimo anniversario della rivoluzione, nel corso del quale ha perso la vita anche la militante socialista Shaimaa Al-Sabagh.


Ed è ancora l’opposizione laica ad essere presa di mira dalle pesantissime condanne all’ergastolo delle ultime ore, che vedono coinvolti 230 attivisti accusati di detenzione di armi bianche e molotov, attacco a militari e poliziotti, incendio di un edificio e assalto a sedi governative tra cui il Consiglio dei ministri e l’assemblea del popolo nel corso delle proteste del 2011. Tra i condannati anche l’attivista e blogger Ahmed Douma, già in carcere da dicembre 2013 per due condanne a tre anni rimediate per oltraggio alla Corte, e protagonista di un lungo sciopero della fame negli scorsi mesi. Douma, tra i pochi presenti in aula, è stato condannato insieme agli altri imputati a 25 anni di reclusione e al pagamento di 17 milioni di sterline egiziane - pari a 1,95 milioni di euro – ma nonostante ciò non è parso scoraggiato tanto da avere applaudito al giudice non appena sentita la sentenza, ottenendo così altri 3 anni di galera. Nello stesso processo, inoltre, 39 minorenni sono stati condannati a dieci anni di carcere. Nonostante il recente rilascio di 312 prigionieri in occasione della Giornata delle Forze dell’Ordine dopo il quarto anniversario della rivolta del 25 gennaio, decine di migliaia di prigionieri rimangono ancora dietro le sbarre in attesa di giudizio o coinvolti in lunghi ricorsi senza possibilità di cauzione. Molti sono stati accusati sulla base della controversa Legge sulle Proteste, che il governo si è impegnato a rivedere anche se non è ancora chiaro quando.

pc 6 febbraio - Milano-Bicocca 7 febbraio, collettivi studenteschi contro l'Expo di Renzi



SABATO 7 FEBBRAIO, H.14 TUTTE E TUTTI @ BICOCCA / EDIFICIO U6, PIAZZA DELL’ATENEO NUOVO!
Expo delle idee? #iononstudioxexpo!
Saperi a valore per tutti
Non a profitto per pochi
#sgomberiamorenzi

sabato 7 febbraio all’hangar bicocca va in scena “expo delle idee”, “Si tratta di una giornata di lavoro vera e propria,organizzata dal Governo con Expo e Rai, alla quale parteciperanno 500 esperti attraverso 40 tavoli, suddivisi secondo 4 aree tematiche: le dimensioni dello sviluppo tra equità e sostenibilità; cultura del cibo;

pc 6 febbraio - Truffa ad Alta Velocità


L’Ufficio europeo per la lotta antifrode (Olaf) ha deciso di aprire un’inchiesta sul progetto ferroviario Lione-Torino in seguito all’ottimo lavoro svolto dai notav italiani e francesi. Già nel dicembre scorso otto Parlamentari Europei Verdi avevano denunciato il 17.12.2014 alla Procura della Repubblica francese – polo finanziario la società LTF – Lyon Turin Ferroviaire e precedentemente a settembre presentarono un Esposto all’OLAF (Ufficio europeo per la Lotta Antifrode), dove si denunciavano le irregolarità dei lavori affidati a LTF.
Karima Delli e Michèle Rivasi che, insieme al portavoce dei No Tav transalpini Daniel Ibanez, hanno commentato: “La serietà delle prove raccolte obbliga l’Olaf a indagare su questo progetto, obiettivo di un cofinanziamento europeo. L’apertura di un’inchiesta è la prova stessa che non si tratta di accuse, ma di fatti reali e frodi fatte a danno del bilancio dell’Ue”. Non è stato possibile ottenere ulteriori dettagli dal portavoce dell’Olaf.
Ne avevamo parlato nella presentazione della documentazione “Ormai è tardi” ed oggi un grande risultato è stato raggiunto proprio nella sede, cioè la Ue, che dovrebbe finanziare la Lione-Torino e secondo la politica italiana, sarebbe l’organismo che ci chiede di realizzare il Tav.
L’apertura dell’inchiesta da parte dell’Olaf dimostra come le prove raccolte e presentate siano la dimostrazione di come la vicenda del Tav sia una vicenda gestita allegramente fino ad oggi, con irregolarità palesi e balle incredibili.
A pochi giorni dalla presentazione della richiesta per il cofinanziamento da parte del governo italiano e da quello francese non marca molto bene per il sistema tav…

fonte: notav.info

pc 6 febbraio - Sabato 21 febbraio manifestazione popolare notav a Torino (appello)

Ogni euro speso per il Tav è un euro rubato a qualcosa di utile per tutti e tutte, per questo recentemente 48 notav sono stati condannati ad oltre 140 anni di carcere e al risarcimento di 131.140 euro.
Da oltre venticinque anni ci battiamo contro un’opera inutile e dannosa, non solo per il territorio e per la vita della Valsusa, ma per i bisogni e il futuro di tutti i cittadini.
Parliamo di un progetto di cui nessuno, presidenti del consiglio, ministri della repubblica, commissari di governo, tecnici e docenti, è mai riuscito a dimostrare realmente la effettiva necessità per il nostro Paese.
Al contrario, il movimento No Tav ha dimostrato in ogni sede, non solo come si possa fare a meno di una nuova linea veloce tra Torino e Lione, ma come questo progetto sia un attentato alle finanze pubbliche e che ogni risorsa dedicata al Tav sia sottratta alle vere esigenze della società.
Mentre la crisi economica miete vittime quotidianamente e tutti i governi che si sono succeduti hanno concorso all’impoverimento generale, il “sistema tav” non è mai stato messo in discussione, anzi ha sempre avuto un assenso continuo da parte dei vari inquilini dei palazzi del potere, a prescindere, con la motivazione recitata a memoria: “ormai è stato deciso” o addirittura “lo vuole l’Europa”.
Nessuna di queste due affermazioni è vera, l’opera è giorno dopo giorno sempre più messa in discussione proprio in Europa, l’organismo che dovrebbe cofinanziare il Tav.
Il movimento No Tav ha sempre fatto la sua parte in questa vicenda, osteggiando con ogni mezzo possibile la realizzazione dell’opera, e per questo da oltre due anni frequenta quotidianamente le aule di tribunale se non le patrie galere.
Non potendoci sconfiggere con altri mezzi, da oltre due anni è la magistratura a portare avanti con più determinazione gli interessi del “sistema Tav”, ingaggiando una campagna senza precedenti contro i No Tav, che ha visto solo negli ultimi due anni oltre mille indagati, decine di arresti, capi d’imputazione fantasiosi, risarcimenti esorbitanti, accuse di terrorismo, e solo poche settimane fa a 46 No Tav sono toccati 140 anni di prigione, ben 130 anni in più degli autori della strage del Vajont. 3 ragazzi sono ancora in carcere, 4 ai domiciliari e in decine non possono frequentare la Valle di Susa a causa dei fogli di via.
Una costruzione capillare del nemico pubblico No Tav utile a difendere un progetto che vale al centimetro quanto un buon stipendio mensile: milleseicento euro.
Questo quando ogni volta che piove ci tocca contare le vittime dell’incuria del territorio, quando cade il tetto di una scuola, quando una famiglia dorme in macchina, quando si taglia sul trasporto pubblico ma aumenta il biglietto per bus e tram, quando senza soldi non ci si può curare.
E nonostante questo le priorità del governo rimangono sempre altre: come l’Expo di Milano, un vero e proprio affare per mafie e lobby, che ha trasformato Milano in un cantiere a cielo aperto, mentre viene spacciato come un’ occasione di rilancio per il nostro Paese.
Se siamo colpevoli di batterci contro quest’immondo (quanto consapevole) spreco di denaro pubblico a favore di interessi di pochi non abbiamo problemi a dirlo: siamo tutti colpevoli, dal più anziano al più giovane, ed è per questo che invitiamo tutti alla manifestazione che si terrà sabato 21 febbraio a Torino.
Vogliamo essere in tanti quel giorno perché la libertà è una cosa seria e come tale va trattata. Perché tutti insieme siamo imbattibili, perché fermarci è veramente impossibile.
Il Movimento No Tav