sabato 15 marzo 2014

pc 15 marzo - Manifestazione antirazzista a Bolgare (BG) domenica 16 marzo ore 17.30


I sindacati CUB, SLAI-COBAS per il sindacato di classe e le comunità migranti locali organizzano per domenica 16 marzo dalle ore 17.30 una manifestazione antirazzista per il ritiro delle norme anti-immigrati decise dalla Giunta di Bolgare. 
La manifestazione si terrà in Piazza della Vita, davanti al Palazzo Comunale di Bolgare e sarà - nelle intenzioni degli organizzatori - un presidio determinato ma vivace. E' prevista la presenza delle famiglie immigrate di Bolgare e dei paesi limitrofi; un'animazione musicale dal vivo farà da accompagnamento ai discorsi al microfono. In piazza sarà deciso e annunciato come intenderemo continuare il percorso. 
Un appello pubblico è già stato inviato a numerose associazioni, soggetti politici, singoli cittadini e lavoratori. Rinnoviamo ora l'invito a partecipare a questo secondo appuntamento di mobilitazione a tutti i cittadini sinceramente antirazzisti italiani e stranieri, anche per evitare che altre Giunte comunali scelgano di seguire l'esempio di intolleranza di quella di Bolgare. 
Con chi ha già garantito la propria adesione e con chi sarà in piazza domenica intendiamo portare avanti le mobilitazioni future fino al completo ritiro di una tassa discriminatoria e dal chiaro sapore razzista. 

Bergamo, 14 marzo 2014






da bgreport 8 marzo

Presidio a Bolgare contro la super-tassa per gli immigrati

pc 15 marzo - Padroni sfruttatori ed evasori - una denuncia da Taranto


avevamo appena dichiarato lo stato di agitazione nella sua fabbrica, appalto Alenia e ce lo ritroviamo arrestato come evasore a Roma... Ecco questo sono i padroni sfruttatori ed evasori... la grande bellezza!


Una sorta di jep Gambardella

"Ho inondato Roma di champagne" ma evadeva il fisco: arrestato imprenditore

Sequestrati appartamenti e conti correnti a Guglielmo Franci: deve al fisco oltre 34 milioni di euro


Si vantava "di aver inondato Roma" di champagne, nelle festività natalizie del 2013, regalandolo ad amici e clienti con estrema generosità e organizzando nella sua lussuosa villa nel parco dell'Appia Antica cene e ricevimenti con decine di invitati, mentre ai suoi 600 dipendenti non pagava le tredicesime. E doveva al fisco oltre 34 milioni di euro. Per questo motivo i finanzieri del Comando provinciale di Roma hanno arrestato 
Guglielmo Franci, imprenditore a capo di una serie di imprese operanti nel settore delle pulizie, del facchinaggio e del trasporto merci, con oltre 600 dipendenti, che annoveravano tra i propri clienti amministrazioni pubbliche, imprese partecipate dallo Stato e grandi società private.

Il provvedimento di custodia cautelare agli arresti domiciliari è stato emesso dal gip del Tribunale di Roma all'esito di indagini coordinate dalla Procura della Repubblica sull fallimento della società Hds S. r. l. (già gruppo INA S. r. l.), dichiarato dal Tribunale in data 26 maggio 2011. Contemporaneamente le fiamme gialle del Nucleo di polizia tributaria e della sezione di polizia giudiziaria presso la Procura della capitale hanno eseguito anche il sequestro preventivo di tre appartamenti a Roma, zona Ardeatina, intestati ai figli dell'Imprenditore e acquistati con l'impiego di denaro proveniente dai conti correnti intestati alla società fallita e quindi ritenuti provento del reato di bancarotta.

Le indagini hanno consentito di appurare come Franci, a capo di una serie di imprese attive nel settore degli appalti di pulizie, dislocate in diversi ambiti del territorio nazionale, alcune delle quali intestate a meri prestanome, a partire dal 2005 ha eseguito una serie di atti preordinati allo svuotamento della società Hds, ormai gravata da un ingente debito nei confronti dell'Erario e dell'Inps per oltre 34 milioni di euro, tra tributi, contributi previdenziali, sanzioni ed interessi. In particolare, attraverso il trasferimento ad altra società di cui era amministratore, la Gruppo Franci Srl, dei contratti di appalto che generavano utili e lasciando invece i debiti di imposta e i contratti non più produttivi in capo alla Hds, quest'ultima si è trovata priva delle sue fonti di reddito. Oltre il 90% degli appalti con tutti gli operai, oltre 600, sono in pratica passati dalla Hds (già gruppo Ina) alla Gruppo Franci attraverso cessioni di ramo d'azienda.

Il sistema attuato da Franci, già riscontrato in diverse pregresse attività di indagine della Procura della Repubblica di Roma, è stato quindi quello dell'utilizzo di due società, una Bad Company (la Gruppo Ina poi Hds) cui lasciare i debiti, e una Good Company (la Gruppo Franci Srl) destinata a proseguire l'attività produttiva liberata dall'onere dei debiti. Il tutto, ovviamente, lasciando a bocca asciutta il creditore più importante, lo Stato. Gli accertamenti delle fiamme gialle hanno consentito di ricostruire una serie di operazioni distrattive messe in atto da Franci, che ha utilizzato le casse della Hds per finalità esclusivamente personali, tra cui circa 600.000 euro utilizzati per l'acquisto di tre appartamenti a Roma, via del Tintoretto, intestati ai tre figli dell'imprenditore, Gabriele, Angelica e Veronica, anche loro indagati in concorso con il padre per il reato di bancarotta fraudolenta. L'imprenditore effettuava, inoltre, continui e ingenti prelevamenti dalle casse della fallita per coprire gli scoperti sul proprio conto corrente personale, ma anche per pagare le vacanze dell'intera famiglia in rinomate località turistiche. Altre somme sono invece state utilizzate per pagare i lavori di ristrutturazione della prestigiosa residenza dell'indagato, una villa all'interno del parco dell'Appia Antica, con tanto di domestici e custode.

Condotte distrattive che sono proseguite anche dopo il fallimento della Hds, questa volta a danno di un'altra societa', la Gruppo F. Srl, che Franci si apprestava a svuotare, lasciandola piena di debiti erariali e previdenziali, con lo scopo di arricchire un'altra società a lui riconducibile, la Prima Immobiliare Srl, intestataria della villa di Roma e che aveva nel frattempo acquistato anche un casale a Capalbio, completo di piscina e annesso terreno agricolo, per la somma di 541.000 euro. Le indagini del Nucleo di polizia tributaria e della sezione di giudiziaria della Finanza di Roma, che si sono avvalse anche dello strumento delle intercettazioni telefoniche, hanno inoltre permesso di acclarare l'elevatissimo tenore di vita dell'indagato e del suo nucleo familiare, nonostante, ogni mese
non venissero versati i contributi dei dipendenti per 135.000-150.000 euro. Franci aveva tra l'altro nella sua esclusiva disponibilità un prestigioso parco auto composto da Mercedes, Bmw e Porsche, con tanto di autista, il tutto a carico delle società di cui è amministratore.

AVVIO DELLO STATO DI AGITAZIONE AL GRUPPO F, appalto Alenia

La denuncia, la mobilitazione fatta nei mesi scorsi dagli operai slai cobas ha già permesso di stoppare discriminazioni portati avanti dall'azienda circa turni, straordinari.
Ma resta il problema più serio: la trasformazione dei contratti degli operai da part time a full time. E' inaccettabile che vi è un aumento del carico di lavoro nei lavori di pulizia, facchinaggio, che lo straordinario è ormai diventato strutturale, giornaliero e i lavoratori devono stare con contratti ancora a 30, 24 ore.

Poichè la ditta su questo fa orecchie da mercante alla richiesta di incontro, da lunedì si avvia lo stato di agitazione.

slai cobas per il sindacato di classe
slaicobasta@gmail.com
347-5301704
14-3-2014

venerdì 14 marzo 2014

pc 14 marzo - La dama bianca di Berlusconi... narcotrafficante anche al G8 -

"Dama bianca", si indaga su viaggi e contatti di Federica Gagliardi 

La Dama Bianca nel 2010 al G8 portata da Berlusconi e si recò, sempre nello staff che accompagnava Berlusconi, a Panama e in Brasile.


federica gagliardi, droga

NAPOLI - La "Dama bianca" Federica Gagliardi, arrestata ieri all'aeroporto di Fiumicino in flagranza di reato per i 24 chili di cocaina stipati nel suo trolley rosa pallido, resta detenuta presso in carcere di Civitavecchia in attesa del primo interrogatorio da parte della Procura. L'accusa nei suoi confronti è di traffico internazionale di droga, aggravato dalla ingente quantità. Al momento dell'arresto da parte degli agenti della Guardia di finanza, Gagliardi sarebbe scoppiata a piangere, dicendo di essere stata "fregata". Ovvero, la cocaina sarebbe stata piazzata nel bagaglio a sua insaputa. La procura di Napoli, dal canto suo, va avanti nell'inchiesta su un trasporto di droga finanziato e organizzato da broker del narcotraffico, destinato ad alimentare le piazze di spaccio, a Napoli e a Roma, gestito da diverse organizzazioni malavitose. E' in questo scenario che gli investigatori inseriscono l'arresto di Federica Gagliardi.

La "Dama Bianca" proveniva da Caracas, e come abbia fatto il bagaglio a mano a superare i controlli dello scalo venezuelano rappresenta uno dei tanti interrogativi che gli inquirenti stanno tentando di chiarire. Ma è l'intera vicenda a presentare aspetti molto anomali, se confrontata con le complesse tecniche escogitate dai trafficanti venute alla luce in centinaia di inchieste, a cominciare dal quantitativo ingentissimo di droga rinvenuto e trasportato di fatto senza alcuna delle precauzioni adottate in genere dai corrieri.

Le possibilità che venisse intercettata ai controlli di frontiera erano infatti elevatissime e solo una persona convinta di godere di coperture o sicura di apparire assolutamente insospettabile - ritengono gli inquirenti - avrebbe potuto accollarsi un incarico simile.

Gli inquirenti prendono così in considerazione l'ipotesi che Federica Gagliardi contasse sul fatto che, avendo fatto parte in passato dello staff che nel 2010 accompagnò l'allora premier Silvio Berlusconi al G8 in Canada e in visite ufficiali a Panama e in Brasile, fosse ridotto al minimo il rischio di essere individuata allo scalo.

Dalle indagini condotte dal Nucleo di polizia tributaria della Guardia di Finanza e coordinate dal procuratore aggiunto Francesco Greco e dal pm della Dda, Pierpaolo Filippelli, è emerso che la Dama Bianca (come fu soprannominata quando fu notata la prima volta al summit internazionale di Toronto), una volta sbarcata in Italia intendeva proseguire in treno per Napoli. Ma non prima di aver consegnato i bagagli con la droga a un corriere che avrebbe dovuto incontrare probabilmente nelle vicinanze dell'aeroporto di Fiumicino.

Gagliardi è stata arrestata dalla Finanza - forse grazie a una intercettazione telefonica o a una soffiata - nell'ambito di una inchiesta avviata già da tempo dalla Direzione distrettuale antimafia partenopea sulle attività di clan della provincia di Napoli. L'arresto è stato convalidato dal gip di Civitavecchia al termine di un interrogatorio nel quale la Dama Bianca si è avvalsa della facoltà di non rispondere.

L'attenzione degli investigatori è dunque concentrata su altri eventuali viaggi che la Gagliardi potrebbe aver fatto in America Latina, per chiare soprattutto un suo eventuale ruolo di corriere. L'accertamento è sostenuto più che altro da un ragionamento logico: una organizzazione di narcos non affiderebbe un quantitativo così considerevole di droga, del valore di sette-otto milioni di euro, a una persona ritenuta poco affidabile o comunque non "collaudata".

pc 14 marzo - la fascista Mussolini che fa la suffragetta a tutela delle donne con il marito lurido porco - un esempio chiaro di feccia umana da spazzare via

Anche bugiardo il marito della Mussolini e certamente in buona compagnia con altra feccia politico-affaristica del suo genere..E tra i clienti spunta anche il figlio di un parlamentare




ROMA -— È stato lui stesso, Mauro Floriani, a confessare di avere avuto due rapporti con una delle baby squillo dei Parioli. Il manager aveva provato a negare tutto, ma quando gli inquirenti gli hanno messo davanti la lista delle telefonate e dei messaggi non ha potuto fare a meno di ammettere di aver incontrato la più grande delle due, Serena (il nome è di fantasia), 15 anni, proprio nell’appartamento del ricco quartiere romano.Messo alle strette, il manager ha ceduto e ha raccontato dei primi contatti, avvenuti in luglio sul sito bakekaincontri.it, dove le ragazze avevano postato il loro annuncio. Ha detto di avere chiamato per prendere appuntamento e poi di avere incontrato Serena. Due volte, solo due volte. Ammissione parziale, stando agli accertamenti dei carabinieri del nucleo investigativo di via In Selci: agli atti della procura, che lo accusa di prostituzione minorile, ci sono diverse telefonate ed sms, tutti intercettati nel mese di ottobre. Chiamate e messaggi per accordarsi su orari, luogo e date degli incontri. Ma le indagini dimostrano che le frequentazioni sono iniziate a luglio. E che gli appuntamenti sono stati più di due.

Gli elementi a carico di Floriani sono gli stessi per altri professionisti della capitale. Nel registro degli indagati con la stessa accusa del marito di Alessandra Mussolini sono finite 22 persone. E Floriani non è il solo “imparentato” con la politica. Tra gli indagati, infatti, c’è anche il figlio di un parlamentare di centrodestra, anche lui incastrato dai tabulati e riconosciuto dalle ragazze. Ancora, ci sono tre funzionari della Fao, un dipendente del colosso della consulenza finanziaria Ernst&Young, un avvocato e un funzionario della Banca d’Italia, Andrea Cividini, ingegnere elettronico 58enne, attualmente vice capo del Dipartimento di informatica di Palazzo Koch. Tutte persone i cui numeri, spesso aziendali, tornavano più di una volta nei tabulati telefonici delle due ragazzine. Proprio per questo la loro identificazione ha richiesto tempi più lunghi: gli investigatori hanno dovuto accertare a chi corrispondeva quel numero di telefono. Sotto accusa sono finiti coloro che hanno avuto più di un contatto con le due studentesse. Alcuni sono anche stati fotografati dai carabinieri mentre entravano e uscivano dal palazzo dove le due adolescenti si vendevano, altri, invece, sarebbero stati incastrati, appunto, dai tabulati telefonici. Molti di loro, poi, sono stati riconosciuti dalle due studentesse e chiamati per nome.

altri parlamentari abituati allo stesso stile di vita e di far politica  solidali con la fascista ipocrita
Diversi ieri i parlamentari che hanno espresso solidarietà ad Alessandra Mussolini, che sarebbe tornata a vivere a casa della madre.... Proprio per questo ieri il Garante della Privacy è intervenuto per chiedere il rispetto della parlamentare e della sua famiglia.
un sano vaffanc...  al garante per la Privacy
mai così zelante con la povera gente che finisce nei guai con la giustizia. 


pc 14 marzo - "Era prima di tutto un rivoluzionario" 131° ANNIVERSARIO DELLA MORTE DI KARL MARX

Il 14 marzo, alle due e quarantacinque pomeridiane, ha cessato di pensare la più grande mente dell'epoca nostra. L'avevamo lasciato solo da appena due minuti e al nostro ritorno l'abbiamo trovato tranquillamente addormentato nella sua poltrona, ma addormentato per sempre.
Non è possibile misurare la gravità della perdita che questa morte rappresenta per il proletariato militante d'Europa e d'America, nonché per la scienza storica. Non si tarderà a sentire il vuoto lasciato dalla scomparsa di questo titano.
Così come Darwin ha scoperto la legge dello sviluppo della natura organica, Marx ha scoperto la legge dello sviluppo della storia umana cioè il fatto elementare, sinora nascosto sotto l'orpello ideologico, che gli uomini devono innanzi tutto mangiare, bere, avere un tetto e vestirsi, prima di occuparsi di politica, di scienza, d'arte, di religione, ecc.; e che, per conseguenza, la produzione dei mezzi materiali immediati di esistenza e, con essa, il grado di sviluppo economico di un popolo e di un'epoca in ogni momento determinato costituiscono la base dalla quale si sviluppano le istituzioni statali, le concezioni giuridiche, l'arte e anche le idee religiose degli uomini, e partendo dalla quale esse devono venir spiegate, e non inversamente, come si era fatto finora.
Ma non è tutto. Marx ha anche scoperto la legge peculiare dello sviluppo del moderno modo di produzione capitalistico e della società borghese da esso generata. La scoperta del plusvalore ha subitamente gettato un fascio di luce nell'oscurità in cui brancolavano prima, in tutte le loro ricerche, tanto gli economisti classici che i critici socialisti.
Due scoperte simili sarebbero più che sufficienti a riempire una vita. Fortunato chi avesse avuto la sorte di farne anche una sola. Ma in ognuno dei campi in cui ha svolto le sue ricerche — e questi campi furono molti e nessuno fu toccato da lui in modo superficiale — in ognuno di questi campi, compreso quello delle matematiche, egli ha fatto delle scoperte originali.
Tale era lo scienziato. Ma lo scienziato non era neppure la metà di Marx. Per lui la scienza era una forza motrice della storia, una forza rivoluzionaria. Per quanto grande fosse la gioia che gli dava ogni scoperta in una qualunque disciplina teorica, e di cui non si vedeva forse ancora l'applicazione pratica, una gioia ben diversa gli dava ogni innovazione che determinasse un cambiamento rivoluzionario immediato nell'industria e, in generale, nello sviluppo storico. Così egli seguiva in tutti i particolari le scoperte nel campo dell'elettricità e, ancora in questi ultimi tempi, quelle di Marcel Deprez.
Perché Marx era prima di tutto un rivoluzionario. Contribuire in un modo o nell'altro all'abbattimento della società capitalistica e delle istituzioni statali che essa ha creato, contribuire all'emancipazione del proletariato moderno al quale egli, per primo, aveva dato la coscienza delle condizioni della propria situazione e dei propri bisogni, la coscienza delle condizioni della propria liberazione : questa era la sua reale vocazione. La lotta era il suo elemento. Ed ha combattuto con una passione, con una tenacia e con un successo come pochi hanno combattuto. La prima "Rheinische Zeitung " nel 1842, il "Vorwärts ! " di Parigi nel 1844, la "Deutsche Brüsseler Zeitung " nel 1847, la "Neue Rheinische Zeitung " nel 1848-49, la "New York Tribune " dal 1852 al 1861 e, inoltre, i numerosi opuscoli di propaganda, il lavoro a Parigi, a Bruxelles, a Londra, il tutto coronato dalla grande Associazione internazionale degli operai, ecco un altro risultato di cui colui che lo ha raggiunto potrebbe esser fiero anche se non avesse fatto nient'altro.
Marx era perciò l'uomo più odiato e calunniato del suo tempo. I governi, assoluti e repubblicani, lo espulsero, i borghesi, conservatori e democratici radicali, lo coprirono a gara di calunnie. Egli sdegnò tutte queste miserie, non prestò loro nessuna attenzione, e non rispose se non in caso di estrema necessità. E' morto venerato, amato, rimpianto da milioni di compagni di lavoro rivoluzionari in Europa e in America, dalle miniere siberiane sino alla California. E posso aggiungere, senza timore: poteva avere molti avversari, ma nessun nemico personale.
Il suo nome vivrà nei secoli, e così la sua opera!

Friedrich Engels, sulla tomba di Karl Marx (17 marzo 1883)

pc 14 marzo - China - shenzhen - sciopero e repressione alla IBM

in via di traduzione

 Chine : Répression anti-syndicale et grève chez IBM

Plus de 1000 salariés d’IBM Systems Technology Co ( ISTC ), l’unité de fabrication de serveur d’IBM,ont débrayé le 3 mars pour protester contre l’offre d’indemnités de l’ usine, suite à l’acquisition prévue par le géant de de l’informatique Lenovo plus tard cette année. En rétorsion, la direction a mis fin aux contrats de travail de 19 salariés parce qu’ils "auraient violé les politiques de l’entreprise en provoquant un arrêt de la production (autrement dit fait la grève)". La grève entre dans son huitième jour. Et certains des travailleurs ont organisé un sit-in de protestation lundi soir. Environ 100 grévistes auraient signé un accord, les autres ouvriers préférant continuer la lutte à « protéger leurs droits et défendre leurs avantages ».
grévistes d'IBM en Chine
V

pc 14 marzo - Turchia - dai compagni turchi .. testo tradotto in spagnolo

¡Berkin Elvan – el hijo de la resistencia es inmortal!


Tomado de los camaradas de BLOQUE ROJO



En Turquía el día 12 de marzo murió el niño Berlin Elvan, después de estar en coma por más de nueve meses por culpa de una cápsula de Gas lacrimógeno disparada a su cabeza en las protestas de Gezi. Expresamos nuestro más profundo pésame a toda su familia y al pueblo Turco. Berkin Elvan sigue vivo no sólo en la lucha del pueblo turco, sino también en la lucha del pubelo Mexicano. A continuación un comunicado de ATIK sobre el suceso: 
 
Durante la rebelión del Parque Gezi que comenzó el 27 de Mayo de 2013, el niño de 14 años Berlin Elvan salió a comprar pan en el distrito de Okmeydan en Estambul y fue muerto por un a cápsula de gas lacrimógeno que fue disparado por la policía – esa misma policía que fue calificada por el primer ministro Erdogan como “héroes”. Hace exactamente 269 días Berkin se encontraba en coma, sin que alguna terapia pudiera ayudarle. Ahora el también se ha unido a la caravana de mártires de la rebelión de Gezi. Quisieramos extender nuestra más profunda condolencia y pena a su familia y a nuestro pueblo.
 
El gobierno del AKP del estado fascista turco ha usado la violencia brutal en contra de los manifestantes en el parque de Gezi, la policía ha usado armas químicas, miles han sido heridos y muchos aún sufren las consecuencias de estas armas el día de hoy. Después, e incluso durante las protestas miles de personas han sido arrestadas y cientos han sido encarceladas. El gobierno de AKP es responsable del asesinato de Mehmet, Abdocan, Ethem, Aki Ismail, Medein, Ahmet y ahora Berkin. El gobierno ha suprimido el derecho a la autodeterminación del pueblo kurdo y esto continua con la opresión bajo la llamada “paz”, un gobierno que intenta asimilar a los Alawitas y los considera como un “peligro potencial”, un gobierno que usa sistemáticamente las políticas de opresiónen contra de las minorías nacionales, un gobierno que ha defraudado miles de millones de dolares.
 
La resistencia que comenzó el 27 de Mayo de 2013 en el parque Gezi en Taksim y que ha esparcido a las calles, ciudades y provincias en todo el país no sólo es la resistencia en contra de la destrucción del medio ambiente, esta rebelión y esta resistencia es un signo de que las personas luchan en contra de las violaciones de las derechos y libertades más fundamentales, y que luchan en contra de la represión del gobierno y del terrorismo de estado practicado por la policía. Llamamos a todos los migrantes y trabajadores de Europa de tomar las calles por Berkin Elvan y de protestar en contra de la corrupción y el saqueo.
 
 ¡Berkin Elvan continúa vivo en nuestra lucha!
 
Marzo 2014
 
Confederación de Trabajadores Turcos en Europa
 
Avrupa Türkiyeli İşçiler Konfederasyonu (ATIK)
 
También queremos compartir una entrevista con el padre de Berkin:
 
 


Padre de Berkin: No se que decir, no es algo fácil de contar, como saben Berkin había estado en el hospital por los últimos nueve meses, todo mundo lo tomó como su propio hijo, todo mundo siguió las noticias acerca de su salud, Berkin es el hijo del pueblo aquí. Hay personas de muchas diferentes organizaciones en el funeral, estamos horados de recibir todo este apoyo, agradecemos a todos por ellos.
 
BBC: ¿Ha aligerado esto a usted esto, como padre que ha perdido a su hijo?
 
Padre de Berkin: No, hay demasiado dolor, sentimos una gran pena en nuestro corazón, pero es muy bueno estar apoyado por toda esta gente y amigos. Hoy personas que vieron pasar el cortejo fúnebre comenzaron a llorar. Tengo 47 años, y en toda mi vida no he visto nada igual en Turquía.
 
BBC: Si me permite preguntar: ¿después de tantos días que su hijo pasó en coma tuvo usted la expectativa de que pudiera recuperarse o en algún momento s resignó a que nunca lo volvería a ver?
 
Padre de Berkin: No perdimos la esperanza hasta el último momento, porque Berkin resistió por nueve meses y creíamos en su fuerza y en su resistencia espiritual, lamentablemente nos dejó, de hecho no nos dejó, no tengo más que decir.
 
BBC: Las personas recuerdan la manera en que murió, como quiere que se recuerde a su hijo?
 
Padre de Berkin: NO puedo decir eso, no quiero que se recuerde como un símbolo político, porque nuestro hijo fue asesinado mientras salía por pan, el no fue parte de ninguna protesta cuando le dispararon.
 
BBC: Que quisiera que la gente sepa de su hijo.
 
Padre de Berkin: Quiero que se se le conozca como un niño que fue asesinado por el Estado, un niño que fue asesinado cuando iba a comprar pan, fue asesinado a la edad de 14 y murió a la edad de 15 después de estar meses en el hospital.
 

pc 14 marzo - Governo Renzi - per un dibattito - un incontro a napoli per analizzarne la natura

Renzi: buon viso a cattivissimo gioco. Qualche riflessione sul nuovo Governo

Il 26 Febbraio, a pochi giorni dall'insediamento del nuovo governo Renzi, all'Università L'Orientale, abbiamo organizzato un'iniziativa di discussione con Giuseppe di Marco, professore della Federico II, Francesco Piccioni de Il manifesto, Giuseppe RSU del Comune di Firenze e un compagno del Clash City Workers di Firenze che ha seguito le vicende dell’Ataf.
Nel corso del dibattito, dagli interventi degli ospiti sono emerse questioni centrali rispetto sia alla specificità di questo governo sia alla fase politica generale che stiamo affrontando.
Il nostro intento era quello di analizzare le diverse sfaccettature del "fenomeno" Renzi - dal recente passato da sindaco di Firenze a segretario del Pd, fino ad arrivare alla formazione della nuova squadra di governo.
A mente fredda, proviamo ad isolare quelli che secondo noi sono elementi chiave per contribuire al dibattito politico troppo spesso ridotto alla dimensione dell' "inciucio" o schiacciato sul piano strettamente mediatico e che rischia, in questo modo, di non arrivare mai al cuore della questione, ponendo limiti enormi anche al nostro agire, alla risposta che saremo in grado di dare. Il rischio, insomma, è di fermarsi all'apparenza senza indagare di fatto quello che realmente si muove nella società: lo scontro tra gli interessi materiali delle varie parti che la compongono, che determina - in ultima istanza - le azioni di governi e rappresentanze politiche. Per fare questo, partiamo proprio dal modo in cui Renzi si presenta e viene proposto al "grande pubblico": l'uomo che ci mette la faccia, l'uomo simbolo del governo del fare. Ed è così che assistiamo alla messa in scena di una verità e di una bugia. Se è vero, infatti, che i governi ci mettono la faccia - e più precisamente sono il volto di una fetta di borghesia di cui rappresentano gli interessi - è vero, a maggior ragione, che il corpo in cui si sviluppano e vivono questi stessi interessi e ciò che i governanti faranno, è da ricercare altrove: non a palazzo Chigi, ma nella dialettica dello scontro tra le classi.
Come per buona parte dei politicanti, un importantissimo ruolo a cui assolve la figura di Renzi è quello di spogliare la politica del conflitto sociale, quello di farci credere che il governo possa essere portavoce di interessi generali e non assecondare i bisogni e le istanze di una parte della società. Se assumiamo quest’ ottica, diventa chiaro che è impossibile parlare del nuovo governo a partire da Renzi, ma è necessario fare un passo indietro, capire in che contesto si genera e si inquadra.
Sappiamo bene che ogni fase di crisi economica oltre a presentarsi nei suoi aspetti più brutali per la maggior parte della popolazione -lavoratori, disoccupati, precari vecchi e giovani, immigrati - rappresenta anche un'occasione potenziale per riassestare la società nel suo complesso, per ridisegnare i rapporti di forza da parte di chi effettivamente detiene il potere economico e politico. L'Italia, probabilmente ancora per poco, data la sua storia di lotte operaie da un lato e di una piccola borghesia clientelare dall'altro e le loro , è stata considerata arretrata, poco produttiva e competitiva nel panorama internazionale. Un capitalismo "problematico" a cui nel 2011 si decise di dare una scossa, preannunciata dalla lettera-testamento della BCE all'allora Governo Berlusconi e formalizzata dall'insediamento del Governo dei tecnici. A guida di questo nuovo governo Mario Monti, non un politico di professione ma l'uomo scelto dalla frazione più internazionalizzata della borghesia, che - facendo leva sullo stato di emergenza ed eccezionalità imposto dal "momento" di crisi - ha il compito di marginalizzare ed arginare le resistenze di quel ceto medio fatto di piccoli imprenditori, commercianti, grandi evasori fiscali. Insomma, attestare l'Italia su un piano internazionale moderno e competitivo, attaccando i privilegi e gli interessi delle suddette corporazioni, razionalizzando (o meglio tagliando) la spesa pubblica, recuperando dall'evasione fiscale, intervenendo a gamba tesa sul mercato del lavoro. In questo quadro si inseriscono le due riforme fondamentali del governo Monti. La prima, quella delle pensioni, ha innalzato progressivamente l'età pensionabile, eliminato le pensioni di vecchiaia e reso il sistema contributivo l'unico vigente; la seconda, quella del lavoro, ha aumentato la flessibilità in entrata ed in uscita, ridotto le tutele per i precari e utilizzato l'apprendistato come canale privilegiato per l'accesso al mondo del lavoro1.
Nel solco tracciato dal governo Monti si inserisce anche il programma delle larghe intese di Letta che, nonostante la “buona” partenza – e cioè l'appoggio unitario di cui sembrava godere da tutte le parti politiche – non è riuscito a portare fino in fondo i provvedimenti annunciati. A cosa ci stiamo riferendo? Guarda caso alle stesse, o quasi, “priorità assolute” segnalate da Matteo Renzi: riforma costituzionale, semplificazione dell'apparato statale, snellimento della burocrazia e una grande manovra che interessi il mercato del lavoro con la riforma degli ammortizzatori sociali e della rappresentanza sindacale, abbassando il costo del lavoro in nome della crescita e della competitività. A questo punto risulta chiaro come la figura del nuovo premier sia entrata in campo proprio per sbloccare la delicata impasse in cui, di fatto, il governo Letta si era “impantanato”. Non è un caso che Renzi abbia sottolineato più e più volte la necessità di intervenire sul titolo V della Costituzione, modificando sostanzialmente l'assetto statale e provocando una centralizzazione nel potere esecutivo (un processo già in atto, testimoniato dall'abuso di decreti legge e voti di fiducia degli ultimi governi). Tale riforma sarà possibile solo grazie allo stabilizzarsi dei rapporti di forza all'interno del blocco sociale che sostiene il governo di cui parlavamo precedentemente. Un primo passo che risulta essenziale per portare fino in fondo quell'attacco al mondo del lavoro che – non dimentichiamolo – resta il loro obbiettivo primario.
A dimostrazione di questo, proviamo a leggere nelle parole più volte pronunciate dal neo presidente del consiglio.
Quando Renzi afferma di vole
r “favorire l'impresa”, di “essere imprenditore” non per “fare soldi” ma per “creare posti di lavoro” che ci sta dicendo? Ancora una volta una bugia e una verità. La prima sta nell'elemento di forte propaganda che fa leva sul malessere sociale generato dalla crisi - fatto di licenziamenti, disoccupazione, cassa integrazione in scadenza, tagli ai servizi sociali – senza ovviamente attaccare le cause che lo generano. La retorica del “nuovo” crea speranza in un contesto fatto di disperazione per le proprie condizioni materiali e di noia e insoddisfazione nei confronti di un succedersi di politici effettivamente corrotti, continuamente riciclati e venditori di promesse palesemente scadute. Renzi, giocando su tutto ciò, vende fedi e questo gli garantisce di assicurarsi il minimo consenso necessario a governare, a far percepire come di interesse nazionale e collettivo le misure anti-crisi. Per fare un esempio concreto: la disoccupazione giovanile tocca picchi storici e gli organi dell'opinione pubblica negli ultimi giorni non fanno altro che ricordarcelo con un proliferare di dati e statistiche, creando un’emergenza-ricatto che non ammette contestazioni. Dall'urgenza di “ripartire”, assunta e fatta propria anche da chi subisce un forte attacco, dovranno allora discendere volontariamente l'impegno, il coinvolgimento, l'adesione spontanea al progetto e alle proposte di un premier che può e vuole ripartire, l'affidarsi senza pensarci troppo a un governo che può e vuole fare.
Certo, le cose possono e devono essere fatte, ma Renzi, com’è ovvio che sia, non annuncia esplicitamente in che modo e a vantaggio di chi. Essere imprenditori del paese non per “fare soldi”-dice-, ma per “creare posti di lavoro”.
E qui entra in gioco l'elemento di verità, accompagnato, ancora una volta, dall’occultamento del conflitto tra le classi. Renzi, affermando ciò, cela l’incompatibilità di interessi tra “l’imprenditore” e i lavoratori che - pur facendo parte di un’azienda che porta un identico nome per entrambi - non si trovano, per questo, nella stessa posizione sociale, nella stessa condizione economica, non sono rappresentati politicamente in egual misura. Sappiamo che è utile alla borghesia nascondere, sotto il cappello dell' “interesse comune della nazione”, il reale conflitto tra le classi accomunando tra loro bisogni e interessi diametralmente contrapposti. L'imprenditore che “crea posti di lavoro” è in realtà mosso dalla personale esigenza di trarre profitti tramite lo sfruttamento dei propri lavoratori, facendo leva sulla loro necessità di percepire un salario sufficiente a vivere dignitosamente.
Quindi a che condizioni e a quale costo si compie questa cosiddetta “creazione occupazionale”? Basta guardare alla storia recente per immaginarselo: la (ex)Fiat e il modello Marchionne; i facchini della logistica dall’Ikea, alla TNT, passando per la Granarolo; la vicenda Electrolux e quella dell’Ilva di Taranto: diritti ridotti all'osso, zero potere decisionale di chi lavora, rappresentanza sind
acale svuotata di senso, il tutto condito dall'onnipresente mantra della flessibilità. Creare posti di lavoro, quindi, per assicurarsi che si riproducano e si consolidino i rapporti di subordinazione e sfruttamento che stanno alla base di questa società e che si riflettono su ogni aspetto della nostra vita.
E' in questo orizzonte che si è andato delineando l'operato di Renzi da primo cittadino di Firenze. Prendiamo il caso dell'azienda per il trasporto pubblico locale, l' Ataf. A prima vista una vertenza come tante altre e che però, con un po' di attenzione, si dimostra esemplare nel rivelare precisamente il modello di sviluppo e di efficienza che Renzi ha in mente. Il processo di privatizzazione è avviato nel 2011 con tutto ciò che ne consegue: esternalizzazioni, ricadute pesanti su chi lavora (con esuberi, riduzioni in busta paga e turni massacranti) oltre che sull'utenza, ma anche vere e proprie ritorsioni sugli autisti più attivi nel difendere il proprio posto di lavoro, accusati di aver dato vita a scioperi “illegali” e denunciati in 1062 per interruzione di pubblico servizio! Anche qui si prova a insabbiare la realtà, grazie alla copertura pressocché totale di stampa e tv locali, con la retorica del cambiamento, della “rottamazione” di un sistema di amministrazione “sprecone” che si fa inutilmente carico di lavoratori fannulloni, improduttivi, che gioca sulla contrapposizione tra gli (ancora per poco) “garantiti”, “privilegiati” e tutti gli altri.
Con il nuovo Premier l'Europa competitiva e sviluppata non ci appare più così distante. Il programma di governo non è nient'altro che una trasposizione sul piano nazionale delle politiche imposte e affermatesi nel corso degli anni in altri paesi europei, legate alla riduzione del debito e della spesa pubblica. Un'azione volta a rispettare i parametri stabiliti da accordi europei come il Fiscal Compact che prevede una riduzione di circa 50 miliardi di euro all'anno del debito per i prossimi vent'anni. Per avvicinare il nostro paese agli standard europei Renzi ha pensato bene di affidarsi ad un (cattivo) maestro delle politiche neoliberiste come il neo-ministro dell'economia Pier Carlo Padoan, responsabile per l'Argentina per conto del Fondo monetario internazionale nell'anno in cui il Paese sudamericano fece default e responsabile per la Grecia per conto del Fmi e dell'Ocse durante l'ultima crisi. Già nella scelta della squadra di governo si evince una chiara propensione continentale di Renzi che sarà chiamato a gestire un complicatissimo semestre di Presidenza Europea, a cui dovrà arrivare già ben preparato e con i compiti a casa già fatti.
Da questa breve analisi del futuro programma di governo notiamo come la borghesia si sia già dotata di strumenti propri e di una chiara strategia per i prossimi anni. Da parte nostra non possiamo che continuare a difendere e portare avanti gli interessi di tutti gli sfruttati, rispondendo colpo su colpo ai costanti attacchi della classe dominante e rilanciando una mobilitazione generale e generalizzata per cambiare lo stato di cose presenti.Torneremo ad animare le piazze del paese già a partire dal 12 Aprile, giorno in cui si svolgerà a Roma un'importantissima manifestazione nazionale contro le politiche di austerità e contro la dilagante disoccupazione che precarizza le nostre vite. Un'altra data fondamentale che negli ultimi anni, anche a causa del gioco sporco dei sindacati confederali che hanno svuotato di senso la giornata dei lavoratori, è quella del 1 maggio dove si svolgeranno manifestazioni dislocate sui nostri territori in difesa del diritto ad un lavoro dignitoso.Il tutto preparando il terreno verso l'importante vertice di luglio sulla disoccupazione giovanile e l'intero semestre di presidenza.
In conclusione possiamo dire che sicuramente quello che ci aspetta è un percorso di costruzione lungo, tortuoso, che ma abbiamo deciso di intraprendere, consapevoli del fatto che nessuno lo disporrà per noi verso un reale e definitivo cambiamento.

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pc 14 marzo - il regime fascista-islamico di Erdogan continua a uccidere nelle piazze - grande reazione popolare



Turchia: secondo giorno di scontri. Due morti, decine di feriti e centinaia di fermi


  • sisliNon si placa la rabbia per la morte di Elvan Berkin, il giovane deceduto martedì dopo aver passato 269 giorni in coma a causa di un trauma cranico provocato dal candelotto di un lacrimogeno.
    Ieri a Istanbul cento mila persone hanno accompagnato la bara del ragazzo al cimitero, mentre in tutta la Turchia si tenevano cerimonie per la commemorazione dell'adolescente. Dopo la funzione, circa 50 mila persone, tra cui anche moltissimi studenti e studentesse che sono venuti a salutare il coetaneo, si sono mosse in corteo verso piazza Taksim, ma già nel quartiere Osmanbey la polizia ha attaccato i manifestanti, sparando lacrimogeni e indirizzando i getti dei Toma contro la folla a pochi metri di distanza. Scontri si sono verificati nelle immediate vicinanze, gli agenti hanno sparato ancora più lacrimogeni avvolgendo la zona di una coltre di gas irrespirabile. Diversi testimoni raccontano che la polizia ha usato anche spray al peperoncino e ha sparato proiettili di gomma.
    Nonostante questo pesantissimo attacco, alcuni manifestanti sono riusciti a raggiungere piazza Taksim e a resistervi, scandendo slogan come “Guardate qua, l’assassino di Berkin è davanti a noi!”. La polizia ha impiegato 4 ore a sgomberare la piazza, sparando senza sosta lacrimogeni ad altezza uomo (alcuni dei quali sono atterrati dentro ai negozi circostanti) e proiettili di gomma. Un giovanissimo venditore di 17 anni, Hakan Ataş, il quale vendeva riso in piazza Taksim, è stato colpito alla testa da un candelotto sparato dagli agenti in modo indiscriminato. Ancora una volta è stata sfiorata la tragica fine di Berkin: Hakan è stato portato d’urgenza in ospedale privo di sensi e con molteplici fratture delle ossa craniche. In serata però i medici hanno fatto sapere che la sua vita si trova fuori pericolo. Verso mezzanotte è stato reso pubblico anche il decesso del poliziotto Ahmet Küçüktağ, il quale ha avuto un arresto cardiaco a causa dell’eccessivo uso di lacrimogeni. Pochi minuti dopo è arrivata la notizia di una seconda morte: Burak Karamanoğlu di 22 anni è deceduto in seguito a una rissa. Verso l’una di notte il corteo si è sciolto, dopo una giornata in cui la polizia ha attaccato di continuo i manifestanti, causando decine di feriti, anche di età giovanissima, e almeno 50 fermi. n_63531_4
    Anche ad Ankara decine di migliaia di manifestanti sono scesi in piazza per ricordare Berkin, tra cui moltissime associazioni studentesche e sindacali. La polizia non ha permesso al corteo di sfilare, azionando fin da subito gli idranti e sparando lacrimogeni interrottamente. Un Toma ha indirizzato il proprio getto contro un uomo a due metri di distanza, colpendolo fortemente al ventre. All’arrivo dell’ambulanza il giovane si trovava a terra esanime e ora sta lottando tra la vita e la morte. A fine giornata si contavano altri 3 feriti, 71 arrestati di cui 25 bambini.
    A Izmir la polizia ha fatto un blitz nel caffè dove si erano rifugiati alcune persone in seguito alle ripetute cariche. Gli agenti hanno portato fuori di peso un manifestante, il quale è stato massacrato e colpito in pieno volto con il casco che uno dei poliziotti si è tolto per usarlo appositamente. L’uomo è rimasto a giacere in una pozza di sangue col viso tumefatto fino all’arrivo dell’ambulanza. Sul luogo è rimasto il casco dell'agente con il numero identificativo 3130. Mentre nel paese succedevano questi orrori, la stampa pro governativa ha avuto il coraggio di mettere in circolazione la voce che in realtà la spina di Berkin è stata staccata per danneggiare l’immagine del premier in vista delle elezioni di fine marzo. Un’affermazione infame e ignobile, la quale non fa altro che aumentare il dolore e la rabbia per la morte di un ragazzo che è deceduto a soli 15 anni mentre andava a comprare il pane.

    pc 14 marzo - Gaza sotto attacco dello stato sionista israeliano - massima solidarietà internazionalista

    Gaza: notte di bombe. 29 raid israeliani in poche ore


    razzi-gazaNon si sono avute vittime ma sono rimaste danneggiate diverse abitazioni civili dei pressi degli obiettivi colpiti. La Jihad islamica ha lanciato decine di razzi verso Israele senza provocare feriti o danni.
    E’ stata una notte di fuoco a Gaza, con l’aviazione militare israeliana che ha bombardato la Striscia da nord a sud a partire dalle 22 per fermarsi solo verso le 2 del mattino, probabilmente a causa del maltempo. Obiettivi del raid sarebbero state delle installazioni militari: in tutto ne sono state colpite 29. Non ci sono, per ora, notizie di vittime, dal momento che tutto il personale presente nei siti era stato evacuato.
    Il bombardamento notturno è avvenuto in ritorsione al lancio, da parte delle brigate al-Quds, braccio armato della Jihad Islamica, di decine di razzi (da 60 a 130 a seconda delle fonti) nel sud di Israele. Una risposta, quest’ultima, all’ “omicidio mirato” a Gaza di tre membri della Jihad Islamica compiuto martedì dall’aviazione israeliana. “Se non ci sarà silenzio nel sud – aveva ammonito il premier israeliano Benjamin Netanyahu durante il lancio di razzi – ci sarà un rumore assordante a Gaza”. Detto, fatto.
    Secondo l’esercito israeliano si tratta del peggiore lancio di razzi dal novembre 2012, quando una pioggia di missili provenienti da Gaza diede il pretesto a Tel Aviv per la sua offensiva “Pilastro di Difesa”, nel quale morirono circa 70 morti e centinaia di persone furono ferite. Le autorita’ militari non considerano l’escalation di violenze nei confronti dei cittadini di Gaza e della Cisgiordania, con cinque palestinesi uccisi tra lunedì e martedi’: il timore, a detta di alcuni palestinesi, è che Tel Aviv voglia “scatenare” una reazione popolare in modo da far naufragare completamente i gia’ impantanati negoziati tra Israele e Olp e attribuire la responsabilita’ unicamente ai palestinesi.
    A Gaza ora è attesa per la ripresa delle violenze. Fonti dell’esercito israeliano parlano di due razzi sparati questa mattina dal nord della Striscia e caduti invece entro i confini palestinesi. Netanyahu discuterà questa mattina della nuova offensiva in un meeting, mentre le dichiarazioni del ministro della difesa israeliano Avigdor Lieberman risuonano come una minaccia: “Visto un attacco di queste proporzioni – ha dichiarato ieri alla tv privata Channel 2 – non c’è altra alternativa che una totale rioccupazione dell’intera Striscia di Gaza”

    pc 14 marzo - Firenze. Sabato manifestazione antifascista

    Firenze. Sabato manifestazione antifascista

    Appuntamento alle ore 15.00 in piazza San Marco. 
     
     
    In piazza contro il fascismo, braccio armato dei padroni. Sabato 15 marzo i fascisti intendono sfilare nel centro di Firenze, attraverso uno dei gruppi della galassia reazionaria italiana, noto per il suo costante tentativo di cavalcare strumentalmente il malessere sociale prodotto dalla crisi sistemica del capitalismo.

    pc 14 marzo - il fascismo sindacale della CGIL della Camusso logico complemento del fascismo padronale che dalla fiat si è esteso sui posti di lavoro

    Il "piano Camusso"? Cacciare tutti i dissidenti in Cgil


    Il "piano Camusso"? Cacciare tutti i dissidenti in Cgil

    Come sta andando il congresso nella Cgil? Bene, grazie, risponderebbe Susanna Camusso. E solo lei. Chiunque la veda un po' dall'esterno non immagina neppure la mattanza di dissidenti in corso durante e soprattutto dopo le assemblee. Chiunque abbia sostenuto qualcosa di diverso dal “sì” pieno e senza dubbi sulla posizione del “segretario” confederale finisce immediatamente alla Cayenna. Sindacalmente parlando...
    Cosa significa? Che i seguaci di Giorgio Cremaschi – quelli del “maledetto” documento n. 2, “Il sindacato è un'altra cosa” - vengono allontanato nei modi che ognuno ha potuto vedere con i propri occhi, vedi ad es. a MILANO? Beh, per quelli era scontato.l
    No, qui stiamo parlando dei normali sostenitori del “documento 1”, quello del “segretario generale” Camusso , che però hanno avuto la pessima idea di sostenere e votare – in assemblea e nei seggi – a favore degli “emendamenti” proposti da Landini e altri sostenitori del segretario generale della Fiom.
    Una prassi come quella che vi stiamo per raccontare non è possibile – per ora – applicarla ai delegati della Fiom, perché qui Landini & co. sono assolutamente maggioritari (circa il 75% sostiene “il reggiano”, mentre un'altra buona quota va alla Rete28Aprile cremaschiana e solo un 15-20% ai “camussiani”.
    Ma nelle altre categorie è strage di delegati. Bisogna naturalmente sapere che molti delegati (o addirittura “funzionari”) possono svolgere il loro lavoro sindacale solo perché “in distacco”. Ovvero, conservano il posto in azienda, ma lavorano a tempo pieno o parziale per il sindacato. Cosa fanno i segretari categoriali o territoriali, dopo la conclusione dei congressi locali? Semplice: fanno la lista dei “cattivi” e tolgono loro la delega per il distacco, rispedendoli “in produzione”. Se l'azienda esiste ancora...
    Questa denuncia dettagliata viena dalla Fil (trasporti, dunque) della Campania, e merita di essere riportata per intero.
    *****
    A tutte le compagne e i compagni della Cgil
    Per difendere la libertà, la democrazia il pluralismo nella Cgil
    È appena terminato il Congresso Regionale della Filt Campania.
    Il Segretario Generale, appena rieletto, invia un sms ai dirigenti regionali della categoria che hanno sostenuto gli emendamenti al documento di maggioranza firmati da Landini e altri e sul “testo unico” sulla rappresentanza. Vengono convocati per il giorno dopo per comunicazioni urgenti.
    Le comunicazioni sono relative alla revoca dei distacchi sindacali e al rientro immediato, il sabato successivo 1° marzo, nelle aziende di provenienza.
    Nessuna motivazione viene fornita per questa decisione: “è terminata la collaborazione”!?
    Neanche il capufficio di un'azienda privata, la peggiore possibile, si sarebbe potuto comportare così.
    Lo fa il Segretario Generale Regionale di una categoria della Cgil, senza nessuna decisione di una segreteria che, tra l'altro, non è neanche stata ancora eletta.
    Tantomeno del Direttivo.
    Lo fa contro i princìpi fondanti della Cgil. Come se fosse naturale reprimere la libertà di espressione e il pluralismo nella Cgil. Lo fa con una modalità che con cozza contro i più elementari princìpi della civiltà dei rapporti, personali ed umani.
    Ne sono vittime due dirigenti della Filt: una compagna della Segreteria Regionale uscente, responsabile del Dipartimento diritti, e un compagno dell'apparato politico regionale, impegnato nel settore pubblico del trasporto locale.
    Tutto ciò è insopportabile.
    Facciamo appello a tutte le compagne e i compagni, al di là delle loro opinioni congressuali, perché si esprimano contro questo atto inqualificabile di autoritarismo e discriminazione, indegno della tradizione democratica della nostra organizzazione.
    Lo chiederemo al Congresso Regionale della Cgil anche al Segretario generale Susanna Camusso, perché, come ha sostenuto recentemente, “in Cgil non cacciamo chi ha opinioni diverse dalla maggioranza”.
    Fa bene Susanna Camusso a dirlo, noi non dobbiamo farlo passare nel silenzio e con il silenzio, la Cgil della Campania non lo merita.
    Napoli, 5 marzo 2014
    Le compagne e i compagni della Cgil Campania
    sostenitori degli emendamenti al 1° documento congressuale

    giovedì 13 marzo 2014

    pc 13 marzo - PRESIDIO SOTTO LA SEDE DEL PD MILANO, CONTRO LA POLITICA SULLA SCUOLA DEL GOVERNO RENZI

    I Governi cambiano e i ministri dell'Istruzione si susseguono, ma le politiche scolastiche continuano ad essere dettate da istanze incompatibili con il reale rilancio dell'istruzione pubblica: la "compressione della spesa pubblica" e la volontà di assimilare i processi di apprendimento alle dinamiche aziendali introducendo logiche “premiali”.

    Il Pd, infatti, dopo un anno di governo di larghe intese, ha:

    - confermato i tagli alla scuola dell'era Gelmini-Tremonti e la riforma Fornero sulle pensioni
    - tagliato i salari dei precari attraverso la mancata monetizzazione delle ferie non godute
    - ridotto il diritto allo studio dei disabili attraverso le direttive BES
    - confermato l'imposizione dei discriminatori quiz INVALSI
    - introdotto un'illegittima sperimentazione per ridurre di un anno la durata delle scuole superiori, senza alcuna motivazione didattica, esclusivamente per fare “cassa” tagliando sulle cattedre e quindi su migliaia di posti di lavoro dei docenti (circa il 20%) e sul diritto allo studio degli alunni.

    In questi giorni Renzi ha scelto come nuovo ministro dell'istruzione la prof.ssa Giannini che si è già detta favorevole alla riduzione di un anno delle scuole superiori e dichiara di voler aumentare i finanziamenti alle scuole private ed eliminare il sistema degli scatti stipendiali, a favore di un sistema in cui gli istituti possano gestire e scegliere i docenti secondo un modello meritocratico-clientalare, simile a quello delle università. Per questo riteniamo che sia proprio il Partito Democratico e il nuovo governo targato Renzi/Giannini a essere attualmente la più grave minaccia per la scuola pubblica e statale italiana.
    Per queste ragioni invitiamo tutte le componenti della scuola a partecipare a un

    PRESIDIO SOTTO LA SEDE DEL PD
    per protestare contro le politiche scolastiche del nuovo Governo Renzi/Giannini

    21 MARZO ore 15,00
    via Pergolesi 8 MILANO
    sede metropolitana del Partito Democratico

    PER CHIEDERE IL REALE FINANZIAMENTO DELLA SCUOLA STATALE E L'ASSUNZIONE DI TUTTI I PRECARI DELLA SCUOLA
    VERSO LO SCIOPERO PRECARIO DELL’11 APRILE

    Coordinamento Lavoratori della Scuola “3ottobre”
    coordinamento3ottobre@gmail.com su fb: https://www.facebook.com/groups/coordinamento3ottobre/

    pc 13 marzo - Mondiali di sangue e repressione in Brasile

    continua la pulizia sociale nelle favele brasiliane per i mondiali di calcio

    Rio, blitz all'alba: la polizia occupa un'altra favela  Con un'operazione durata appena 20 minuti, e senza nessuno scontro a fuoco, il Battaglione per le operazioni speciali di polizia (Bope) ha occupato, all'alba di giovedì 13 marzo la favela Vila Kennedy, nella zona ovest di Rio de Janeiro. Qui sarà ora installata un'altra Unità di polizia pacificatrice (Upp), la 38esima presente nella città nell'ambito del programma governativo di "bonifica" degli slum dai narcos, lanciato nel 2008 in vista dei Mondiali di calcio di giugno e delle Olimpiadi del 2016. Senza incontrare resistenza, gli agenti hanno dovuto appena superare alcune barriere lasciate lungo le vie di accesso per ostacolare il loro passaggio (Afp)

    pc 13 marzo - nuova campagna ideologica, dalla Lombardia, per la riapertura delle case chiuse

    Da giorni, a partire da una conferenza stampa promossa dall’ ex vicesindaco di Milano De Corato e dalla Lega in regione Lombardia, la riapertura delle case chiuse sembra diventata la priorità dell’azione di governo di questa Regione. Prontamente seguita a livello nazionale da una proposta di legge “trasversale” presentata da diverse senatrici. Conosciamo bene l’attivismo di De Corato e della Lega e, oggi, in buona compagnia anche del movimento5 stelle in materia di “sicurezza” e “decoro” delle strade da risolvere come problema di ordine pubblico, gli anni della “caccia” alle prostitute, per toglierle alla vista delle persone per bene, delle famiglie “onorate”, occhi di bimbi innocenti, per non offendere il senso del pudore. In realtà, dietro la proposta di riapertura delle case chiuse, vi è, da un lato, la riproposizione e la riaffermazione di una concezione della sessualità incentrata sulla repressione, la mercificazione e riproposizione, per le donne, di ruoli sessuali predeterminati, quello di moglie- madre e di “puttana”, ruoli funzionali al mantenimento della società borghese con il ruolo centrale, in essa, della famiglia; dall’altro, se anni addietro ci si trincerava dietro una supposta salvaguardia delle prostitute dai racket, oggi è sempre più evidente l’obiettivo reale che si vuole raggiungere: fare profitti sulla prostituzione, lo sfruttamento legalizzato da parte delle istituzioni, che, lungi dall’eliminare lo sfruttamento dei racket e la tratta delle schiave del sesso, riafferma la “naturalità” del “mestiere più antico del mondo”, in realtà, la violenza più antica del mondo. Una campagna ideologica, pratica che fa da contraltare alle tante campagne ideologiche, pratiche di odio verso le donne che ha contraddistinto l’operato della Regione Lombardia da lungo tempo, contro tutte le mistificazioni e i fatti pratici, come lavoratrici, compagne dell’mfpr abbiamo promosso un primo momento di lotta l’8 marzo Di seguito gli aggiornamenti sulla riapertura delle case chiuse. Da notare il clima “raffinato” in cui si è svolto il “dibattito”, che, da solo, mostra bene la “levatura” di questi paladini delle prostitute e grandi “modernizzatori” della società! Mfpr- milano "Riapriamo le case chiuse": primo sì del Pirellone alla proposta della Lega La commissione Affari costituzionali ha approvato la proposta di un referendum per abolire la legge Merlin: determinante il voto del Movimento 5 Stelle. Salvini: "Vorrei un quartiere a luci rosse a Milano" di ANDREA MONTANARI Primo sì della Regione Lombardia al referendum per la riapertura della case chiuse. La commissione Affari istituzionali ha approvato a maggioranza, con il voto determinante del Movimento Cinque Stelle, la proposta avanzata da Lega, Lista Maroni, Forza Italia e Partito Pensionati di indire una consultazione popolare per l'abrogazione parziale della legge Merlin. La norma che nel 1958 decretò la chiusura delle case di tolleranza in Italia. Hanno votato contro Pd, Patto civico e anche il Nuovo centrodestra, che sostiene la maggioranza che governa la regione guidata da Roberto Maroni. Ora il testo dovrà essere approvato dal consiglio regionale della Lombardia per il via libera definitivo. La riapertura delle case chiuse è un cavallo di battaglia del Carroccio. Che ora punta a ottenere il referendum abrogativo non attraverso una raccolta di firme tra i cittadini, ma con la richiesta di cinque consigli regionali (come previsto dalla Costituzione). Tra i primi a cantare vittoria c'è anche Riccardo De Corato, ex vicesindaco di Milano e oggi capogruppo di Fratelli d'Italia in Lombardia. "Su questi temi l'Italia è ferma al '58 - commenta l'esponente di Fdi - sia per la resistenza di alcune parti politiche sia per la resistenza di una parte della società civile. È arrivato il momento di andare avanti". Il progetto di legge prevede esplicitamente l'abrogazione degli articoli della legge Merlin che stabilivano "la chiusura delle case di tolleranza". Durante il dibattito in commissione non sono mancate le battute e i botta e riposta tra esponenti di maggioranza e opposizione. Tra chi proponeva di convocare per un'audizione la leader delle prostitute italiane, Pia Covre, e chi ironizzava su altri esponenti politici (e non). E il segretario federale leghista Matteo Salvini dice che aprirebbe un quartiere a luci rosse a Milano. "Aprirei un bordello anche nel mio quartiere - ha detto ai microfoni della Zanzara su Radio 24 - anche sotto casa mia. Non vedo alcun problema". Il segretario della Lega Nord ha anche annunciato che "il 29 marzo la Lega inizia la raccolta delle firme per riaprire le case chiuse". © Riproduzione riservata 12 marzo 2014

    pc 13 marzo - Gravissimo attacco del governo Renzi contro i movimenti per la casa


    Ci siamo e c’era da aspettarselo, l’ex sindaco di Firenze che non ama le occupazioni abitative e il suo degno ministro Lupi che considera il blocco degli sfratti una misura superata, hanno inserito un articolo velenoso nel cosiddetto “piano casa” da presentare oggi in consiglio dei ministri, l’articolo numero 5.
    Questo passo del “piano casa” dispone anche in forma retroattiva l’assoluto divieto a concedere le residenze e gli allacci delle utenze negli spazi abitativi occupati “abusivamente”. Quindi la grande stagione di riappropriazione e degli tsunami per il diritto all’abitare, con centinaia di occupazioni in tutta Italia, subisce un violentissimo attacco dal governo Renzi. Un provvedimento pesante che interpretiamo come una diretta minaccia di sgomberi generalizzati in tutta la penisola che si allinea con le decine di misure cautelari che nei giorni scorsi hanno colpito gli attivisti e le attiviste dei movimenti sociali contro precarietà e austerity.
    Ci siamo mobilitati contro il percorso tracciato da Lupi, che secondo noi è una miscela di pietismo peloso e di nuove regalie per le banche ed i costruttori, di sostegno alla proprietà ed al mercato, un pacchetto edilizio più che un provvedimento in grado di dare risposte all’emergenza abitativa sempre più consistente. Un pacchetto salutato con gioia dalla lega delle cooperative e dalla confcooperative, vere regine dell’edilizia agevolata, dagli istituti di credito e dai signori del mattone in accordo con i sindacati complici degli edili.
    Ora abbiamo un motivo in più per esprimere la nostra collera. Colpire le occupazioni abitative, che oltre a porre concretamente la necessità di interventi a sostegno della precarietà alloggiativa hanno rappresentato per migliaia di persone – nell’autorganizzazione-  l’unica vera risposta all’emergenza abitativa diventa così un obiettivo primario così forte da inserirlo nel decreto che dovrebbe rilanciare le politiche abitative in Italia. Sembra una contraddizione ma non lo è. Se si vuole cancellare l’edilizia residenziale pubblica e vendere i beni comuni, si deve colpire chi oggi ha riaperto una stagione di conflitto e ha imposto il tema casa nell’agenda del governo. Il problema che ciò che viene proposto va contro le richieste dei movimenti, ribadite a Lupi il 22 ottobre 2013 e sostenute dalla mobilitazione del 31 ottobre durante la conferenza stato-regioni.
    Adesso è più chiaro perché chi rivendica il diritto alla casa diventa pericoloso socialmente.
    La rete abitare nella crisi lancia immediatamente la mobilitazione nazionale. Assediare le Prefetture, gli enti locali, il parlamento per chiedere la cancellazione dell’articolo 5, ribaltare completamente l’impianto del decreto e sostenere la necessità che le risorse non vadano alle grandi opere inutili e ai grandi eventi ma vengano utilizzate per garantire casa, reddito e dignità.
    Movimenti per il diritto all’abitare
    da Abitare nella crisi