mercoledì 19 febbraio 2014

pc 19 febbraio - Da Marchionne all'Electrolux i capitalisti ricattano e minacciano come veri parassiti e briganti: dateci i soldi o chiudiamo!

Marchionne si conferma ogni giorno di più come l'esempio del fascismo padronale, atteggiamento che si sta diffondendo ampiamente. Dopo la chiusura dello scontro con il fondo Veba,  il fondo sanitario dei lavoratori americani del settore auto, adesso è passato a minacciare il governo canadese. "La posta in gioco – riporta il sole 24 ore di ieri - sono centinaia di milioni in aiuti per investire nei due stabilimenti canadesi di Chrysler: quello di Windsor, da cui escono i monovolume; e quello di Brampton, che sforna le berline di grandi dimensioni."
La minaccia è pesante e diretta e ripete quello già fatto in Serbia, in Italia (dove si appresta a fare lo stesso per i prossimi "investimenti" e che troverà le porte aperte dal nuovo primo ministro Renzi, quello che disse «con Marchionne senza se e senza ma»,) "… se il Canada non darà gli aiuti necessari ci sono numerosi altri stati pronti a farlo per aggiudicarsi gli investimenti. Il manager ha citato il Brasile, dove il maxinvestimento per la nuova fabbrica Fiat di Pernambuco è finanziato all'85% da prestiti a tassi agevolati da banche pubbliche brasiliane."
E il giochetto per recuperare soldi facendoli risparmiare alla famiglia Agnelli/Elkann si ripete: "Chrysler ha ipotizzato un investimento di 2.6 miliardi di dollari canadesi a Windsor (circa 1,75 miliardi di euro) e un altro miliardo a Brampton; secondo il "Globe and Mail" avrebbe chiesto ai connazionali canadesi una partecipazione di 700 milioni (circa 450 milioni di euro)." Soldi che poi non si sa se verranno davvero investiti o utilizzati per altri scopi come temono alcuni analisti.
Il governo canadese, che non si fida del noto manager, e "che ha partecipato insieme a Washington al salvataggio di Chrysler nel 2009 – ha per ora stanziato 500 milioni di dollari canadesi in un "Fondo per l'innovazione automotive", e ha chiesto di vedere il dettaglio degli investimenti previsti."

"Quanto potrà durare il negoziato?" si chiede il giornalista. Per non continuare a "perdere quote di mercato", come dicono gli economisti, il "negoziato" dovrebbe durare poco dato che "Secondo la stampa canadese, la minaccia di Marchionne di portare altrove l'investimento (per esempio in Messico) potrebbe costare a Chrysler un ritardo nel lancio dei nuovi prodotti; [che è proprio uno dei motivi della chiusura degli stabilimenti in Italia] non è detto, inoltre che sia facile trovare un impianto sufficientemente scarico da poter accogliere una linea completamente nuova per uno dei prodotti di punta del gruppo americano. Ma sono conseguenze che il manager italo-canadese in passato è stato disposto ad affrontare; per esempio, quando spostò la 500L da Mirafiori alla Serbia." A spese degli operai di Mirafiori sui quali si continua ad abbattere la cassa integrazione - proroga di un anno di cassa integrazione straordinaria - e il futuro assolutamente incerto!

pc 19 febbraio - LE IMPRESE CHE SIANO DI STATO O DEI COSIDDETTI IMPRENDITORI "ILLUMINATI" SONO UGUALI A TUTTE LE LORO CONSORELLE, SONO: CRIMINALI E ASSASSINE!

Tirreno Power, la Procura di Savona: “Centrale può aver causato 400 morti”

Dure le parole del procuratore Francantonio Granero che commenta l'attività della centrale a carbone ligure che tra gli azionisti conta la Cir dei De Benedetti. L'azienda si difende: "Consulenze di parte. Serve prudenza"


La Tirreno Power potrebbe aver procurato 400 vittime. Sono dure le parole del procuratore di Savona Francantonio Granero sulla società che fa capo ai francesi di Gdf (50%) e alla Cir della famiglia De Benedetti (39%) gia’ inguaiata con i debiti sia di Tirreno Power oltre a quelli di Sorgenia. “Senza la centrale di Vado tanti decessi non vi sarebbero stati”, dice. Secondo il magistrato la centrale a carbone, in base a dati dei consulenti, “dal 2000 al 2007 sarebbe da attribuire alle emissioni della centrale 400 morti”.
Sull’attività di Tirreno Power sono aperti da tempo due filoni d’inchiesta da parte della Procura, uno per disastro ambientale e una per omicidio colposo. Secondo il procuratore ci sarebbero stati anche “tra i 1700 e i 2000 ricoveri di adulti per malattie respiratorie e cardiovascolari e 450 bambini ricoverati per patologie respiratorie e attacchi d’asma tra il 2005 e il 2012″. I consulenti hanno mappato una ‘zona di ricaduta delle emissioni’ ed hanno escluso, come causa delle patologie, il traffico automobilistico, altre aziende della zona e i fumi delle navi in porto. Il perimetro della mappa riguarda quasi tutta Savona, Vado, Quliano e Bergeggi e in parte Albisola e Varazze. Nell’inchiesta risultano indagati per disastro ambientale Giovanni Gosio ex direttore generale, dimessosi alcune settimane fa e il direttore dello stabilimento Pasquale D’Elia. Ci sarebbe anche un terzo indagato di cui non si conosce il nome.
Le consulenze della procura di Savona su Tirreno power sono “di parte” e non sono mai state sottoposte “a un contraddittorio”. E’ questa la difesa dell’azienda secondo la quale “non si comprende quale sia stato il metodo di valutazione di esposizione agli inquinanti”. “Tale mancanza di chiarezza è accompagnata dall’assenza della doverosa analisi di robustezza, di sensitività e quindi di affidabilità globale del metodo adottato. Anche per questo motivo non si può affermare in concreto alcun nesso di causalità”, afferma. L’azienda invita ad “una maggiore prudenza considerando la forte rilevanza anche emotiva che i temi trattati rivestono e che dovrebbero essere tuttavia sempre suffragati da fatti comprovati anziché da ipotesi di parte le cui fondamenta sono tutte da verificare”.

pc 19 febbraio - La FRODE è di STATO

Frode e turbativa d’asta, Bisignani e Ragusa ai domiciliari per appalti a palazzo Chigi
L’uomo d’affari Luigi Bisignani e il generale dei Carabinieri Antonio Ragusa, sono finiti agli arresti domiciliari nell’ambito di un’inchiesta della procura di Roma su presunte irregolarità legate all’affidamento di appalti per palazzo Chigi. I provvedimenti sono stati eseguiti dagli uomini del nucleo della Polizia tributaria della Guardia di Finanza e dai carabinieri del Ros. A chiedere ed ottenere le misure il pm Paolo Ielo. Bisignani è accusato di frode fiscale, mentre a Ragusa sono contestati la corruzione e la turbativa d’asta. Quest’ultimo, nel 2010, era capo del Dipartimento della Risorse Strumentali di palazzo Chigi. L’inchiesta di Ielo è uno dei filoni legati alla P4 e trasferiti da Napoli a Roma per competenza territoriale.

pc 19 febbraio - ENNESIMO AFFRONTO ALLA RESISTENZA, A NOVATE I FASCISTI DEL TERZO MILLENNIO ENTRANO NELLE ISTITUZIONI

Tutti contro la De Rosa ma ognuno per sé. E CasaPound entra in Aula

Novate, un flop le mozioni da destra e da sinistra. La De Rosa: "L'antifascismo è un valore di parte non della Costituzione. Si riconosca il mio lavoro"
Novate Milanese (Milano), 19 febbraio 2014 - Nemmeno l'ingresso della destra radicale nel parlamentino ha unito il consiglio comunale. Il «No a Casa Pound Italia» dei gruppi di governo (Pd, Siamo con Guzzeloni e Idv) non si allea con la «Condanna a ogni totalitarismo» sostenuta dai banchi opposti (Forza Italia, Lega Nord, Udc, Fratelli D’Italia). Maggioranza e minoranza hanno dibattuto le rispettive mozioni davanti ad un’Aula vuota. Il pubblico è stato messo alle porte, per ragioni di sicurezza.
Sotto il palazzo, neofascisti e antifascisti erano schierati gli uni contro gli altri, divisi da un muro di militari in divisa anti sommossa. I primi (una cinquantina) intervenuti a difendere il diritto di parola per tutti; gli altri (un centinaio) i valori della Resistenza e della Libertà.
Ma scontri in piazza, alla fine, non ce ne sono stati. L’alta tensione si è respirata in Aula. «Non siete né carne né pesce. Un ordine del giorno il vostro di chi non sa da che parte stare», l’attacco della lista civica per il sindaco Guzzeloni. «Angela De Rosa ha trovato la strada per uscire dalla vita politica novatese e lasciare dietro di sé un brutto ricordo» l’affondo.
«Il salto in direzione Casa Pound è un imbarbarimento che la città non merita», la dichiarazione della lista Uniti per Novate. Mentre per l’Udc «l’auspicio sarebbe stato quello di vedere votato un ordine del giorno condiviso da tutte le forze politiche». Che invece non c’è stato. «Occorre prendere atto della legittimità della scelta della De Rosa, alla quale va pertanto accordato lo spazio politico che le leggi vigenti le consentono: chi rispetta le regole della democrazia ha diritto ad occupare il posto che quelle regole le accordano, ancorché il giudizio politico possa essere fortemente contrario», sottolineano da Forza Italia.
La distanza fra gli uni e gli altri è incolmabile. In mezzo si fa largo, senza ostacoli, l’estrema destra. «L’antifascismo è un valore di parte, non riconosciuto dalla Costituzione, infatti, nessun articolo ne fa menzione - incalza De Rosa -. L’adesione a Casa Pound non è incompatibile con l’impegno politico e amministrativo precedente. Il lavoro svolto da assessore e riconosciuto positivo prima non si può archiviare oggi come se nulla fosse. In tema di democrazia e rispetto del voto popolare, il Pd non conosce la vergogna. Ha perso le elezioni e pur di governare si è alleato con Berlusconi che, per 20 anni, ha additato come il male assoluto del Paese, per non parlare dell’ultimo teatrino messo in scena da Renzi».
Discussi infine tutti gli altri ordini del giorno, 11 in totale. Verso mezzanotte i lavori della prima seduta consiliare con i voti di Casa Pound si sono conclusi.
monica.guerci@ilgiorno.net


 
Urla e cori per il Consiglio blindato, tensioni tra tra neofascisti e antagonisti

Antifascisti e neofascisti schierati gli uni contro gli altri a urlare cori, con le forze dell’ordine a dividerli. Tensione alle stelle lunedì sera per il Consiglio comunale che tornava in aula dopo la sospensione dei lavori già imposta il 4 febbraio dal rischio scontri. Il tema bollente: la ratifica del nuovo gruppo consiliare CasaPound Italia

Novate Milanese (Milano), 18 febbraio 2014 - Antifascisti e neofascisti schierati gli uni contro gli altri a urlare cori, con le forze dell’ordine a dividerli. Tensione alle stelle ieri sera per il Consiglio comunale che tornava in aula dopo la sospensione dei lavori già imposta il 4 febbraio dal rischio scontri. Il tema bollente: la ratifica del nuovo gruppo consiliare CasaPound Italia.
Alle 19.45 in aula si sono fronteggiate le camicie nere di CasaPound e le forze antifasciste locali, salite in municipio con primule e foto di partigiani da deporre sui banchi. La possibilità di farlo è stata negata loro dalle forze dell’ordine, che hanno fatto uscire tutti dall’aula per far cominciare il Consiglio con il pubblico messo alle porte. I contendenti sono ritrovati quindi faccia a faccia in via Veneto, con i carabinieri a contenere i neofascisti e la polizia a badare a Rifondatori e Anpi, pronti a far partire un corteo. Urla, cori e tensione, ma nessuno scontro fino al via libera della manifestazione, poco prima delle 21.30. Il movimento neofascista a Novate è di fatto ormai ufficialmente rappresentato, la sigla è apparsa formalmente anche sul sito web del Comune, elencata fra le forze politiche presenti nel parlamentino.

Aportare la voce della nuova destra Angela De Rosa, eletta all’opposizione nelle fila del Pdl. Dopo la scissione del partito e il suo distacco da Forza Italia, De Rosa, classe 1973, ha fondato il gruppo CasaPound quale unica rappresentante. Sia la maggioranza di centrosinistra sia la minoranza di centrodestra hanno presentato ieri sera ordini del giorno contrari al nuovo gruppo: entrambi sono stati approvati ma divisi, non condivisi. Il Pd ha anche invocato le dimissioni di De Rosa da presidente della Commisione Cultura.
«Ora e sempre Resistenza!», il coro incessante del collettivo «Antifa Novate» che, insieme alla Rete Antifascista del Nord Ovest e all’Anpi, ha protestato a gran voce «per difendere la Costituzione che sanziona chiunque pubblicamente esalti esponenti, princìpi, fatti o metodi del fascismo».
Non condivide la scelta dell’ex capogruppo De Rosa nemmeno Forza Italia che, insieme a Lega Nord, Udc e Fratelli d’Italia, ha appunto presentato un ordine del giorno di «condanna a ogni ideologia e partito antitetici ai valori della Costituzione».
«Non comprendo — ha dichiarato a margine della seduta Fernando Giovinazzi, consigliere comunale di Forza Italia — per quali ragioni fino a pochi giorni fa De Rosa, che condivideva i nostri stessi ideali e il modo di intendere gli interessi dei cittadini, abbia potuto così rapidamente abbracciare idee di un movimento politico molto distante dalle nostre posizioni. Quegli ideali non sono condivisibili».

pc 19 febbraio - FLESSIBILITA' IN USCITA: IL PIANO DI RENZI SUL LAVORO

(Riportiamo - aggiornato - un articolo giù uscito su questo blog).
Quello che Matteo Renzi va spacciando come nuovo piano per il lavoro (dandogli anche un termine inglese, che fa tanto moderno...: "Jobs Act"), che eliminerebbe il precariato, altro non è che la riedizione della proposta di Ichino, fatta a suo tempo per accompagnare l'attacco all'art. 18.
Vale a dire: le ditte non pagherebbero i contributi nei primi tre anni, che quindi sarebbero a carico dello Stato, e quindi di tutti i lavoratori, e i neoassunti verrebbero esclusi dall'applicazione dell'articolo 18 per i primi tre anni, durante i quali i padroni possono tranquillamente e in ogni momento licenziarli senza rischio di ricorsi legali. Si sta discutendo sul campo di applicazione. “se restringerlo al primo contratto della vita lavorativa o agli under 35, oppure per qualsiasi assunzione senza limiti di età e di numero di rapporti di lavoro dipendenti”. Se passa quest'ultima soluzione, tra vari contratti di durata massima tre anni e nessun limite di età, i lavoratori sarebbero a vita sempre e in ogni momento licenziabili!!

Per questo Renzi nelle interviste sta dicendo che non vuole parlare sull'art. 18, o di modifiche della riforma Fornero (che continua pietosamente a chiedergli Maurizio Landini); infatti di cosa dovrebbe parlare se con questo piano l'art.18 è bello che sparito, almeno per i primi tre anni, poi...
La flessibilità “in entrata”, come dice Renzi, è in realtà tutta in “uscita”; “l'appetibilità” per i padroni per le assunzioni con questo contratto di inserimento ci potrebbe essere proprio perchè garantisce la “flessibilità in uscita”, che non verrebbe certo scoraggiata a causa dell'“indennità risarcitoria” che si vuole introdurre nella prima fase dato che già Renzi sta pensando di renderla poco onerosa per le aziende.
La proposta del piano Renzi, con il suo effettivo mentore, Ichino, di un contratto unico, per - si dice - eliminare i contratti a termine che si susseguono, quelli interinali, ecc., in realtà è l'unificazione al livello più basso (anche a livello di inquadramento contrattuale e quindi retributivo), sarebbe l'unificazione di tutte le forme di precarietà in una sola, senza più limiti e rischio di vertenze per i padroni.

Stessa unificazione al ribasso riguarderebbe la introduzione di una retribuzione minima oraria garantita per tutti i lavoratori, e in particolare per precari, immigrati, donne che rientrano dalla maternità... Al di là che in questo modo si vuole rendere legale l'illegalità (già in essere), vale a dire la non applicazione dei contratti a questa settori di lavoratori, lavoratrici, questa proposta è davvero oscena anche dal punto di vista della filosofia oggettivamente razzista, sessista che l'accompagna, e che cristallizza, invece di rimuoverla, una condizione di inferiorità.

Altro aspetto del piano riguarda i contratti flessibili, per cui il progetto prevede l'estensione delle tutele: dalla maternità alla malattia... Ma questa, che non è affatto una proposta nuova, lascerebbe sempre intatta tutta l'illegalità di rapporti di lavoro di fatto dipendenti, come e più di quelli effettivi, spacciati, anche con Renzi, come rapporti parasubordinati. Si pensa anche di far tornare i co.co.co (collaborazioni coordinate e continuative) al posto dei contratti a progetto per rendere di fatto più larghi, flessibili i tempi e i modi di utilizzo del lavoratore.

Infine, l'altra "vecchia novità" del sussidio di disoccupazione universale al posto dell'attuale cassa integrazione, che dovrebbe essere uguale per tutti, senza distinzione in base alle dimensioni dell'azienda, all'area geografica, all'età anagrafica. Anche qui ci troviamo all'unificazione delle condizioni di coloro che hanno perso il lavoro, ma al più basso livello. Gli operai attualmente in cassintegrazione ci perderebbero due volte, per l'entità e la durata del sussidio, ma soprattutto perchè verrebbe immediatamente interrotto ogni rapporto con l'azienda, senza alcuna possibilità, come ora, di rientro.
Inoltre questo sussidio di disoccupazione è condizionato all'obbligo di frequentare un percorso di formazione - che se fosse legato ad una riqualificazione per un effettivo sbocco occupazionale potrebbe anche essere utile, ma in realtà, come alcune esperienze già mostrano, si tratta solo di ore di tempo sprecate, inutili, senza prospettiva, usate di fatto in forme ricattatorie.

pc 19 febbraio - INCENDI E MORTI IN UCRAINA - COSA SUCCEDE (da un articolo de El Pais)

Ucraina, la polizia assalta la piazza dell'opposizione: almeno 25 vittime. In fiamme il palazzo dei sindacati, occupato dai dimostranti.

Da l'articolo de "Il Pais":

Kiev: manifestanti pro-Ue assaltano parlamento e occupano partito di governo

Kiev: manifestanti pro-Ue assaltano parlamento e occupano partito di governo
Nuova improvvisa fiammata di violenza a Kiev, protagonisti i gruppi più oltranzisti dell’opposizione ucraina filoccidentale e di estrema destra. In occasione di un dibattito in parlamento su materie di carattere costituzionale, circa dieci mila persone hanno marciato questa mattina in corteo fino al parlamento ucraino, chiedendo l’immediata approvazione di una legge che limiti le prerogative del presidente della repubblica Viktor Yanukovich. Ad un certo punto gruppi paramilitari interni alla manifestazione hanno attaccato i cordoni di polizia, distruggendo anche alcuni veicoli di servizio, tentando di assaltare la sede parlamentare e di fare irruzione all’interno dell’edificio. A quel punto di cordoni di Berkut, i reparti antisommossa, hanno risposto con violenza lanciando lacrimogeni, granate stordenti e pallottole di gomma contro i dimostranti che a loro volta hanno lanciato pietre e molotov. Si registrano numerosi feriti.
Sempre questa mattina nella capitale ucraina gruppi di manifestanti della destra hanno occupato la sede del partito delle Regioni, il principale partito del paese e principale forza di governo. Anche in questo caso l’assalto è stato condotto con lanci di pietre e di bottiglie molotov. I dimostranti hanno rotto i vetri delle finestre dell’edificio ed sono riusciti a forzare l’ingresso di un garage del cortile entrando così nella sede del partito dalla quale però sono stati sgomberati dalla polizia qualche minuto dopo.
Moltissime le bandiere del partito di estrema destra Svoboda - l'ex partito nazionalsocialista ucraino - all'interno delle manifestazioni di oggi, a protezione dei militanti armati di bastoni e con il capo coperto da elmetti di tipo militare. Attacchi contro la polizia si sono verificati in contemporanea, riporta la stampa, in numerose zone del centro della capitale.
All'interno del parlamento intanto una cinquantina di parlamentari dei tre partiti di opposizione - Svoboda, Patria e Udar - hanno occupato la presidenza, dopo uno scontro fisico con i commessi e i colleghi della maggioranza di governo, per impedire il proseguimento dei lavori parlamentari.
Proprio ieri la Russia aveva annunciato il proseguimento del finanziamento da 15 miliardi di dollari concesso a dicembre all'Ucraina affermando che, entro questa settimana, verserà altri due miliardi di dollari al governo di Kiev, dopo i tre miliardi già elargiti a fine dicembre. L’intesa da 15 miliardi di prestito è stata concessa da Vladimir Putin al presidente ucraino Viktor Yanukovich, dopo che quest’ultimo ha rinunciato a firmare il trattato di associazione con l'Ue, considerato dannoso per la debole economia locale anche da sindacati e imprenditori.
Da parte loro i leader dell'opposizione ucraina di destra hanno chiesto all'Ue di decidere immediatamente delle sanzioni contro il presidente Viktor Ianukovich e il suo entourage, ed hanno anche sollecitato un aiuto finanziario da parte di Bruxelles. Le richieste sono state avanzate ieri in un incontro a Berlino tra due dei principali leader dell'opposizione di Kiev - l'ex pugile Vitali Klitschko e il capogruppo del partito Patria, Arseni Iatseniuk - e la cancelliera tedesca Angela Merkel.
L'establishment dell'Unione Europea non è l'unico a soffiare sul fuoco dello scontro frontale in Ucraina, non facendosi scrupolo di utilizzare anche partiti fascisti e xenofobi che all'interno dei confini continentali vengono invece 'combattuti' (ma solo a parole).
Domenica a incitare i manifestanti dell'opposizione ucraina c'era anche Daniel Cohn Bendit che ha aizzato alcune migliaia di persone dal palco di Piazza Maidan. Per chi capisce il castigliano pubblichiamo qui sotto il testo completo del delirante intervento dell'uomo politico franco-tedesco (e punto di riferimento, inspiegabilmente, di molta opinione pubblica 'progressista').

pubblicato dal quotidiano spagnolo El Pais:
http://elpais.com/elpais/2014/02/13/opinion/1392319475_942346.html

pc 19 febbraio - NO TAV: UNA VOLTA TANTO E' UN CARABINIERE CHE VIENE INCRIMINATO

Carabiniere "tradito" dal tatuaggio
per il pestaggio di un No Tav

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E' accusato di lesioni a un dimostrante durante le manifestazioni del 3 luglio 2011 a Chiomonte in Val Susa. E' stato identificato grazie a un tatuaggio

Un carabiniere è stato citato a giudizio dalla procura di Torino per episodi avvenuti durante gli scontri del 3 luglio 2011 in Valle di Susa tra le forze dell'ordine e i No Tav. Il militare risponderà di lesioni ai danni di un dimostrante. Il processo si terrà nel 2015.
Gli scontri del 3 luglio 2011, avvenuti durante un prolungato tentativo di attacco dei No Tav al cantiere di Chiomonte, sono al vaglio di un maxi-processo in corso nell'aula bunker delle Vallette con 53 attivisti imputati e circa 200 parti offese tra poliziotti, carabinieri e finanzieri.
Il militare risponderà di fatti denunciati dagli stessi No Tav con il supporto di un video: due dimostranti, entrambi anarchici della zona di Modena, dopo essere stato bloccati fra la boscaglia, vennero trascinati dietro le recinzioni in una zona di sicurezza, e nel frattempo furono colpiti con calci e manganellate. Fra le decine di presenti il carabiniere - in mimetica - è stato l'unico identificato con certezza per via di un vistoso tatuaggio.

pc 19 febbraio - RIPRENDE LA LOTTA DEGLI OPERAI LOGISTICA DI VIGNATE-CAPRIATE


PROSEGUE LA MOBILITAZIONE DEGLI OLTRE 160 LAVORATORI DEI MAGAZZINI LD-LOMBARDINI (ORA DI PROPRIETÀ DEL GRUPPO LILLO) INIZIATA IL 22 GENNAIO CON IL BLOCCO DI 3 GIORNI DEL MAGAZZINO DI VIGNATE.
 

 GIOVEDI’ 20 FEBBRAIO DALLE H9 I LAVORATORI SI RITROVERANNO IN PRESIDIO PRESSO IL MAGAZZINO LD DI TREZZO D’ADDA FINO AD OTTENERE GARANZIE OCCUPAZIONALI PER TUTTI.

Questi lavoratori operano da anni come facchini per cooperative di logistica e oggi si ritrovano senza nessuna garanzia occupazionale a fronte dell’apertura di un nuovo magazzino a Trezzo nel quale sono state convogliate le attività che prima si svolgevano a Vignate e a Capriate.

Non si tratta di un caso di crisi o mancanza di lavoro, la MD Lillo, con l'acquisizione del marchio Ld-Lombardini, è diventata la leader nazionale degli hard-discount e quello che si sta tentando a Vignate e Capriate è solo il tentativo di “fare pulizia” tra i lavoratori eliminando quelli scomodi, sindacalizzati, con contratti a tempo indeterminato che, negli anni, hanno ottenuto maggiori diritti e salario, con anzianità che arrivano a 10-18 anni nello stesso magazzino, per sostituirli con altri lavoratori precari, più ricattabili e flessibili.
La classica guerra tra poveri che sempre più spesso viene utilizzata nel mondo delle logistiche per mantenere alti i profitti peggiorando le condizioni dei lavoratori.

Nell'incontro di giovedì 13 alla Prefettura di Milano era presente la società BeM del sig. Massimo Berselli che ha acquisito l'appalto dalla LDD-Lillo e che a sua volta ha subappaltato a 2 cooperative, preesistenti da 2 anni, la Santa Chiara e la MB, che stanno operando nel magazzino di Trezzo dal 27 gennaio con circa 130 lavoratori di cui una parte provenienti dal Sud e che, quindi, per il momento non necessita di ulteriori assunzioni.
Preso atto della situazione il Prefetto ha proposto che la LDD e la BEM si facciano carico di redigere un programma per l'assorbimento dei lavoratori, con tempi, modi e numeri da inviare alle ooss entro il prossimo giovedì, tenendo conto del piano industriale di espansione e quindi della necessità di ulteriori lavoratori per raggiungere gli obbiettivi aziendali.

Questo modo di operare non l'accettiamo affatto in quanto, sulla proposta del prefetto non ci sono garanzie di inserimento immediato dei lavoratori e quindi c'è il rischio che questi entrino a far parte di un bacino a perdere. Inoltre, non ci si spiega per quale motivo si possano ignorare delle norme contrattuali, come l'art. 42, che impone alle aziende che intendono appaltare lavori di movimentazione e logistica che la cooperativa subentrante applichi tale ccnl e quindi dia il diritto di precedenza ai lavoratori che già operavano nell'appalto.

Per questo i lavoratori non vogliono rimanere inermi nell’attesa che si decida del loro destino, e DA GIOVEDI' 20 RIPRENDONO LA LOTTA.

L’unica soluzione che accettiamo è il reintegro di tutti i lavoratori!

Da Slai cobas per il sindacato di classe (Dalmine Bergamo)

martedì 18 febbraio 2014

pc 18 febbraio - MILANO ENNESIMO SGOMBERO E IL COMUNE FA COME PONZIO PILATO..

...MA NON PUO' ASSOLVERSI. Ecco cosa aveva dichiarato ieri l'assessora alla Casa, Benelli, dopo lo sgombero di Hakima in zona Inganni:
Il Comune, nel pomeriggio, ha fatto sapere che avrebbe trovato una soluzione per gli abitanti sgomberati dall’alloggio: « La famiglia della signora Hakima, sfrattata questa mattina da un appartamento privato in via Inganni — così la nota di Palazzo Marino — verrà ospitata da subito in albergo e, nei prossimi giorni, troverà sistemazione in uno degli appartamenti del cosiddetto “polmone abitativo”, che il Comune di Milano sta allestendo in queste ore proprio per rispondere a simili emergenze». Quanto allo sgombero, il Comune ha inoltre precisato: «È utile ricordare che l’amministrazione non può impedire l’esecuzione di uno sfratto da un appartamento privato e, per questo, l’assessore alla Casa Daniela Benelli ha più volte chiesto una moratoria e/o una graduazione degli sfratti per i casi di morosità incolpevole. Richiesta che non ha ancora ricevuto risposta né dal Governo, né dal Prefetto di Milano».

 MA GOVERNO E PREFETTO CI SONO E DA MESI, E SONO SEMPRE E SOLO SGOMBERI E CARICHE
MA LA REPRESSIONE NON FRENA LA LOTTA PER IL DIRITTO ALLA CASA MA LA ALIMENTA
Due sgomberi in corso a SanSiro: h.18 corteo da piazza Selinunte
7 ORE DI RESISTENZA - STOP SFRATTI
PER DIFENDERE DUE FAMIGLIE SOTTO SGOMBERO
GIU LE MANI DA SAN SIRO!
NON FARETE I VOSTRI AFFARI SULLE NOSTRE VITE!
ORE 18 CORTEO IN PIAZZA SELINUNTE

Alla fine la polizia se n'è andata da SanSiro. Dopo una mattinata intera di presidio di decine di abitanti accorsi a difendere due famiglie sotto sgombero, la situazione si è evoluta in maniera incredibile:
1) Per ore, il funzionario del Comune si è rifiutato di incontrare i delegati del sindacato As.I.A, e di dare informazioni in merito alle due famiglie.
2) La polizia si è rifiutata di far vedere i documenti che giustificavano lo sgombero, ha impedito ai rappresentanti As.I.A di salire a incontrare i nostri assistiti.
3) Mentre i rappresentanti As.I.A stavano trattando con la polizia per tentare di trovare una soluzione, sono stati attaccati alle spalle dalla celere, che ha scatenato una violenta carica dal bilancio di parecchi feriti, tra cui due donne. Una di loro è in ospedale con una mano rotta e una contusione cerebrale.
Mentre da entrambi i lati del blocco di case popolari, su via Tracia 3 e via Preneste 2, decine di abitanti solidali si sono radunati in due picchetti antisfratto determinati a non fare un passo indietro, la polizia non contenta di aver militarizzato una parte del quartiere, ha intimidito e malmenato la famiglia che resisteva dentro all'alloggio ormai da ore, buttandola infine fuori a spintoni. In poco tempo i picchetti sono cresciuti, quasi duecento persone si sono radunate in via Preneste e sono state attaccate alle spalle dalla polizia. Quello che è successo oggi nel quartiere di SanSiro è segnale di una città che si prepara a Expo2015, e deve accelerare il processo di gentrificazione, espellendo i poveri dalla città vetrina che si appresta ad ospitare la grande fiera mondiale: la dimostrazione che gli interessi economici di politici affaristi e speculatori valgono più della vita delle persone che vivono questa città. Solo a SanSiro ci sono quasi 500 case vuote tenute lustrate e riscaldate, ma a nessuna delle due famiglie (una con tre bambini, di 2 mesi, 2 anni e 4 anni, l'altra con due minori di 11 e 9 anni) è stata offerta una soluzione abitativa: il Comune di Milano che tanto proclama attenzione ai bambini e alla famiglia, che regala coperte ai senza tetto, che a parole continua a proclamare il cambiamento, oggi ha messo in campo uno spettacolo osceno e infame, che ha ottenuto parecchi feriti e due famiglie in mezzo alla strada. "Ridurremo gli alloggi sfitti" disse la Benelli, e poi nei fatti però investe i soldi pubblici per schierare almeno 5 camionette di polizia e carabinieri e inviarle a togliere un tetto alla 3 famiglia in due giorni.
Chi ha deciso questa operazione?
Chi si prende la responsabilità dei feriti di oggi? Il sindaco Gentile ha la responsabilità di una ragazza madre in ospedale con una contusione cerebrale.
Per quanto ci riguarda, le chiacchiere stanno a zero, questa giunta arancione di vergogna non ha alcuna intenzione di risolvere l'emergenza abitativa, ma l'obiettivo preciso di liberarsi del problema, cacciare i poveri dai quartieri del centro, lucidare per bene le sue vetrine e incassare lauti introiti grazie agli affari di Expo, pronti a spartirsi la torta tra amici e amici degli amici. Da parte nostra il messaggio è uno: San Siro è un quartiere ribelle e solidale, meticcio, che risponde alla crisi grazie all'organizzazione dal basso e alla solidarietà attiva, riappropriandosi dei bisogni e dei diritti che ci vengono sottratti dall'alto a colpi di manganelli e tagli ai servizi, aumenti delle tasse e dei mezzi pubblici, vendita del patrimonio pubblico. Aler, Comune e polizia, giu le mani da SanSiro! Non farete i vostri affari sulle nostre vite!
Adelante companeros! Hasta la victoria!
SANSIRO QUARTIERE SOLIDALE E RIBELLE
OGGI ORE 18 CORTEO A SAN SIRO, PIAZZA SELINUNTE
GIOVEDI ORE 17 SOTTO ALLA REGIONE #StopSfratti #SollevazioneMeticcia #LegaLadrona
QUESTO POMERIGGIO ALLE ORE 18:00 CORTEO CONTRO SFRATTI E SGOMBERI DA PIAZZA SELINUNTE
In due giorni abbiamo assistito al tentativo di lasciare tre famiglie, con minori molto piccoli a carico, in mezzo alla strada. Sia ieri che oggi la solidarietà di decine di occupanti, sfrattati, attivisti è stata determinante per garantire delle soluzioni: ieri Hakima ha ottenuto una permanenza in albergo finchè a fine mese non le verrà consegnata la casa a cui ha diritto; oggi le due famiglie stanno resistendo dentro alle loro case grazie alla presenza di un centinaio di solidali in presidio ai cancelli del loro cortile. Le storie di queste famiglie parlano della crisi che stiamo vivendo: Hakima è vittima della MOROSITA' INCOLPEVOLE, ovvero l'incapacità di pagare regolarmente l'affitto a seguito della perdita del lavoro e dell'impossibilità di trovare un nuovo impiego. Le due famiglie di San Siro sono invece OCCUPANTI PER NECESSITA', perchè non possono permettersi un affitto di mercato, mentre gli alloggi popolari hanno liste d'attesa infinite, non tanto per la mancanza fisica degli appartamenti, quanto per la destinazione che Aler ne fa: piani vendita per fare cassa. Le storie di queste famiglie parlano anche dell'abominio della burocrazia, del rimpallo di responsabilità tra Aler e Comune, dei giganteschi buchi di bilancio di Aler che per anni ha costituito un ricco premio per la gestione mafiosa dell'azienda. Se gli uffici di Comune e Aler lavorassero decentemente, la situazione di ieri non si sarebbe venuta a verificare: perchè Hakima dovrebbe vivere da fine dicembre 2013 in una casa popolare! Se Aler non fosse un carrozzone mafioso che Formigoni ha dato in pasto per anni alla famiglia LaRussa, che ci ha mangiato, e tanto... forse adesso non saremmo nella condizione di avere migliaia di case che erano pubbliche ma che sono state vendute, migliaia di case in vendita, e oltre 23 mila famiglie in lista d'attesa. Ma perchè noi dovremmo pagare sulla nostra pelle le loro incapacità e le loro ruberie?? non stiamo già pagando abbastanza il prezzo della crisi? Noi non siamo più disposti a soffrire per le miserabili azioni di una classe politica mafiosa e incompetente. Noi abbiamo scelto la solidarietà e l'autorganizzazione, per questo stiamo resistendo davanti ai cancelli del cortile di via Preneste 2, per questo staremo col fiato sul collo al Comune finchè non consegnerà la casa che spetta ad Hakima, per questo stasera saremo in corteo a SanSiro, dalle ore 18.00, perchè il diritto alla casa e all'abitare non sono prescindibili per vivere dignitosamente e perchè se non saremo noi a difenderlo nessuno ci garantirà questo diritto.
Cronistoria della mattinata:
h. 15.30: le centinaia di presenti si riuniscono in assemblea in via preneste e si convoca l'appuntamento per oggi alle 18 in piazza selinunte per un corteo in risposta a sgomberi, sfratti e la vergogna di comune, aler e forze dell'ordine, per denunciare lo spreco di risorse impiegate per simili operazioni, per il diritto a casa e reddito per tutti.
h. 15.10 : Il quartiere è determinato a cacciare le camionette e i celerini. Diverse centinaia di persone con in testa parecchie mamme con i passeggini e i loro bambini incalzano le forze dell'ordine invitandole ad andarsene: Le camionette fanno retromarcia e finalmente e ne vanno.
h. 15.00 : Nonostante le cariche e la militarizzazione del quartiere, decine di persone e famiglie scendono per strada, per difendere il diritto all'abitare: il presidio si ingrossa e i reparti di polizia e carabinieri sono costretti a lasciare cortile e ingresso tornando sulle camionette.
h. 14:05 : Caricato il picchetto di via Preneste, senza alcun pretesto nè preavviso proprio mentre si cercava di aprire un canale di trattativa sindacale. Manganellate pesantemente sia le persone in piedi sia quelle sedute per terra con le gambe incrociate, due donne di mezza età sono state trasportate via in ambulanza: una è svenuta sul posto per un colpo di manganello ricevuto alle spalle sulla nuca e un'altra ha riportato fratture ad una mano e contusioni celebrali pesanti. Parecchi altri contusi tra i solidali; palese l'intento di alzare la tensione. Vengono fatti uscire i camion dell'Aler con i mobili delle famiglie.
h. 13:35 : La polizia in assetto antisommossa si avvicina al presidio, ora sdoppiato su due fronti. Le persone sono sedute, mentre all'interno di uno dei due alloggi la polizia malmena la famiglia: in questo momento viene impedito a giornalisti e rappresentanti sindacali sia di entrare nel cortile sia di verificare le condizioni della famiglia.
h. 13:05 : i camion dell'aler carichi dei mobili portati fuori di casa tentano di eludere il blocco dei solidali da un'uscita secondaria del cortile, ovviamente insieme a loro si muovono camionette e reparti già schierati in antisommossa ... il picchetto li precede! Il picchetto si divide quindi sui due cancelli (via Preneste e via Tracia).
h. 12.25 : Arrivano tavoli e panche per pranzare tutti insieme mantenendo il presidio! Gli abitanti della zona cucinano per chi è in strada.
h. 10.30 : Al momento la situazione è completamente in stallo: mezzi di Aler e truppe della polizia sono dentro al cortile e mentre all'esterno c'è il presidio, una situazione di stallo perchè al momento nè Comune nè sbirri si stanno prendendo la responsabilità di rimuovere il presidio per far passare i mezzi... A sarà dura!!!
h. 9:15 : Nonostante le operazioni fossero già a buon punto, un centinaio di solidali ha raggiunto i cancelli del cortile.
h. 9:00 : Squilla il telefono del Comitato per avvertire che Aler e polizia sono già al lavoro nel cortile di via Preneste 2 per staccare i contatori e procedere con lo sgombero di due famiglie occupanti per necessità (una famiglia con tre minori di 4 e 2 anni e 2 mesi, l'altra con due minori di 2 anni e 2 mesi).

pc 18 febbraio - SARDEGNA: VITTORIA DI PIRRO, QUASI LA META' NON VOTA

Il dato più significativo è quello del non voto: quasi il 48%, un dato mai raggiunto, quasi uno su due che ha detto NO. La più alta astensione c'è stata soprattutto nelle regioni più colpite dalla crisi, come il Sulcis.
Altro aspetto è il calo del centrodestra, i berlusconiani sono passati dal 30,5% del 2009 al 18%, con un flop anche personale di Berlusconi: tanto impegno del supecondannato per niente. 
Chi vince - ma anche il PD è calato - Pigliaru, è un fedele renziano, ed è tutto dire... “si è cambiato verso in Sardegna, si sta cambiando verso in Italia...” aggiunge il responsabile Organizzazione del partito Luca Lotti.
Il programma di Pigliaru è fatto di privatizzazioni e taglio del costo del lavoro attraverso precarizzazione e apprendistato per le giovani generazioni. Nel 2011 aveva dichiarato: “...si tratta, in sostanza, di liberalizzare i servizi pubblici locali e i servizi professionali; di ridurre la rigidità della contrattazione salariale, per riconoscere differenze fra aziende e fra territori; di adottare la flexsecurity proposta da Pietro Ichino per avere più occupazione insieme a più garanzie per chi perde il lavoro; di mettere ordine nel sistema pensionistico, rendendo più rigorosi i criteri di idoneità per le pensioni di anzianità”. 
Appunto "tutto un programma"...

pc 18 febbraio - CI VUOLE IL FESTIVAL PER RIMUOVERE SOLO UNA PARTE DEL TRENO

ORA PASSERANNO ANNI, PRIMA CHE RIMUOVANO IL RESTO DEL TRENO DERAGLIATO AD ANDORA (SV).

E' passato un mese dall'incidente occorso al treno Intercity 660, tra le stazioni di Andora e San Bartolomeo al Mare, ed il convoglio è ancora lì, ad interrompere l'unico binario che collega Genova a Ventimiglia.
Martedì diciotto febbraio inizia il Festival della Canzone Italiana, che tutti gli anni si svolge nella città ligure di San Remo, nella riviera di ponente; Fabio Fazio il conduttore designato di questa edizione nei giorni immediatamente precedenti la kermesse, annuncia che aprirà il collegamento in Eurovisione con il teatro Ariston con le immagini simbolo dell'immobilismo - di chi di dovere - rispetto a questa situazione dalla quale deriva l'interruzione del traffico locale, ma anche quello internazionale per la Francia.
A seguito di questa giusta e sacrosanta forma di protesta civile, e con la prospettiva di fare una figura di m... a livello continentale, le autorità decidono di intervenire, rimuovendo dai binari almeno i vagoni che non sono deragliati; per il locomotore e la prima carrozza, invece, i tempi si allungano: si parla di settimane prima che vengano rimossi, forse due mesi, ma realisticamente almeno il doppio.
Nel frattempo i pendolari della tratta sono costretti ad effettuare continui trasbordi da treno ad autobus sostitutivo e viceversa, con disagi incredibili.
L'auspicio è che, comunque, Fazio non receda dal suo intento, che mette alla berlina un sistema ferroviario che non ha certo bisogno di alta velocità/alta capacità, ma al quale necessita prioritariamente il raddoppio delle tratte a binario unico.
Genova, 18 febbraio 2014

Stefano Ghio - Proletari Comunisti Alessandria/Genova
http://pennatagliente.wordpress.com

pc 18 febbraio - ELECTROLUX, DOPO IL FALSO 'PASSO INDIETRO' ORA GLI ESUBERI E ANCHE ALTRO


Electrolux: 32 milioni di investimento su Porcia, ma quasi un operaio su tre è di troppo

Presentato il piano industriale per lo stabilimento friulano: la linea dell'alto di gamma è confermata MA a condizione che passi la riduzione del personale. L'azienda considera in esubero 298 addetti alle linee (su circa mille) e 18 impiegati su 64



E NON SOLO:

Anche contratti di solidarietà: "La cifra di 32 milioni, spiega l'azienda, "parte dal presupposto che siano confermate le sei ore di lavoro più le due di solidarietà". L'azienda, sottolineano le stesse fonti, ha indicato come indispensabile il rifinanziamento per i contratti di solidarietà, 

Anche riduzione del salario: "Confermata infine la volontà di ridurre di tre euro il costo sull'ora lavorata, "ma senza impatto sui salari" (e chi ci crede? ndr), provando "ad agire sulle leve fiscali e contributive". Un punto, questo, per il quale secondo la Fiom dovrà svolgere un ruolo cruciale il governo.

Anche tagli posti di lavoro in Susegana: Electrolux ha rivisitato anche il piano industriale per lo stabilimento di Susegana, in provincia di Treviso, per il quale ha prospettato il mantenimento della produzione di 94 mila frigoriferi della linea Cairo 3 dei 158 mila che inizialmente aveva previsto di trasferire in Ungheria. Qui è confermato in 329 il numero degli esuberi previsti.

L'Electrolux riprende, quindi, la sua iniziale linea del ricatto: "io investo, io resto, se...". 
E nonostante questo, ottiene l'appoggio delle Istituzioni e di parte del sindacato:
"Lo consideriamo solo l'inizio della trattativa, un punto di partenza da cui proseguire per sviluppare un discorso più articolato e più soddisfacente". ha detto la presidente del Friuli Venezia Giulia, Debora Serracchiani: "L'oggetto vero della discussione e il nodo da sciogliere - ha proseguito - non è il numero dei posti di lavoro da tagliare (!?) ma la qualità dell'investimento strategico nello sviluppo dello stabilimento".

Positive anche le reazioni della Fim Cisl: "E' molto importante quanto emerso finora nella riunione tra la Electrolux e le organizzazioni sindacali - ha detto Anna Trovò, segretaria nazionale Fiom - ; il piano industriale illustrato contiene infatti investimenti per 150 milioni di euro nei prossimi quattro anni destinati agli impianti di Porcia, Susegana, Solaro e Forlì".

pc 18 febbraio - MINEO. MIGLIAIA IN PIAZZA PER LA CHIUSURA DEL CARA


Mineo. Migliaia in piazza per la chiusura del Cara
La Sicilia migliore si è fatta sentire ieri a Mineo, in provincia di Catania, dove ha sede il Cara, struttura lager per i migranti che riescono a sbarcare in Italia. Chiudiamo i lager, apriamo le frontiere; freedom, hurrya, libertà, gridando questi slogan alcune centinaia di migranti e antirazzisti siciliani hanno, ancora una volta, manifestato insieme davanti al CARA di Mineo. 
La mobilitazione ha visto scendere in piazza più di tremila persone, era stata promossa da un ampio schieramento di associazioni e movimenti.  

Per strutture come il CARA di Mineo, si dilapidano ingenti risorse pubbliche (circa 50 milioni di euro per la gestione nel 2013) ma non per l’accoglienza quanto per la segregazione degli immigrati. L’obiettivo dichiarato della manifestazione è quello di chiudere al più presto il CARA, puntando in alternativa sugli SPRAR collocati nei piccoli e medi centri, per favorire così un reale inserimento sociale, seguendo l’esempio di comuni come Riace nella Locride. Nel frattempo si richiede, con urgenza, di moltiplicare le apposite commissioni per valutare la situazione di tutti i migranti (teoricamente la permanenza in queste strutture non dovrebbe superare i 35 giorni) e di aprire un confronto pubblico sulla qualità della vita all’interno del CARA per quanto riguarda cibo, vestiario, assistenza sanitaria. Alla fine della manifestazione si è tenuta una assemblea nella quale tutti gli intervenuti hanno ribadito di non volere essere complici, rimanendo in silenzio, della creazione di moderni lager. Ma è stato anche denunciato un insopportabile clima di intimidazione nei confronti di chi, all’interno della struttura, ha provato ad organizzarsi per difendere i propri diritti.

pc 18 febbraio - UN APPELLO DA NAPOLI DELLE DONNE: LIBERTA' PER CONSIGLIA!

MASSIMA SOLIDARIETA' DA PARTE DELLE COMPAGNE DEL MOVIMENTO FEMMINISTA PROLETARIO RIVOLUZIONARIO

Napoli. Un appello di donne chiede la libertà per Consiglia
APPELLO


Non potete fermare il vento, gli fate solo perdere tempo!
Consiglia libera, liberi tutti!


L'urgenza di ribadire ancora e ancora che l'inchiesta farsa contro il movimento dei disoccupati organizzati è cosa che riguarda chiunque abbia negli occhi e nel cuore dignità e libertà. L'esperienza napoletana è unica
in Italia, da 40 anni i disoccupati organizzati rappresentano la rottura indomabile e irriducibile degli schemi clientelari che tanto pesantemente hanno inciso nelle dinamiche sociali del sud; da loro nasce lo slogan "solo
la lotta paga", da loro provengono generazioni di donne e uomini sempre al fianco degli antifascisti, degli immigrati, degli studenti, dei lavoratori; sempre interni e attivi nei movimenti, con noi nelle occupazioni di case, con noi nelle mobilitazioni contro le guerre umanitarie, con noi a Napoli e Genova 2001.

I disoccupati organizzati siamo tutti noi e noi siamo loro, un corpo unico, quello che non si arrende, che ancora alza lo sguardo a sfidare il cielo.
Donne e uomini ma, lasciatecelo dire, soprattutto donne. Donne dalla dignità immensa delle quali siamo orgogliose di essere compagne e sorelle. E tra tutte Consiglia. E' difficile trovare le parole giuste ma, senza alcuna retorica, ci alziamo in piedi. Consiglia e' onestà, coraggio, generosità, testa alta. Consiglia, per noi tutte modello di donna e compagna, e' il sorriso che accoglie le più giovani, e' l'abbraccio sempre disponibile, lo sguardo aperto e leale. Consiglia e' instancabile ed indomabile, da sempre in prima linea, da sempre per le strade, ha dedicato un'intera vita alle lotte, senza fermarsi mai. Oggi Consiglia e' agli arresti domiciliari, le è
vietato qualsiasi contatto con l'esterno, l'unica occasione in cui le è concesso uscire di casa e' per andare a fare la dialisi, ma scortata. Ma Consiglia non ha paura perché non è sola, non lo sarà mai, noi tutte siamo
strette intorno a lei, la accompagneremo in questa ennesima battaglia, fianco a fianco, passo dopo passo. Consiglia e' bellissima, nessuna quanto lei. E voi miserabili che credete di poterla piegare o umiliare sappiate che ride di voi.

Le compagne

Mariella, Roberta M., Sissi, Laura, Angela, Martina, Greta, Michela, Milena, Giulia, Roberta N., Federica, Simona, Beatrice, Jessica,  Alessandra, Valeria, Miriam D. , Miriam R. , Marina, Bruna, Nicole, Nadia, Claudia, Lucia, Flavia, Alba, Serena, Giusy, Sarah, Sara, Lucia, Paola.

pc 18 febbraio - ANCHE A TARANTO IL 22 CONTRO LA REPRESSIONE

il tentativo di sgombero a Taranto di Officine Tarantine
Roma contro gli arresti di chi lotta per diritti, casa, reddito...
contro gli illegali arresti dei compagni No Tav
 
Chiediamo lavoro, case, reddito, diritti... 
ci danno repressione... 
 
faremo rivolte...
Sabato 22 febbraio giornata nazionale di lotta 
contro la repressione
ANCHE A TARANTO
 in gemellaggio con tutte le iniziative in varie città
mobilitiamoci!
dalla Val Susa, dove restano in carcere, accusati di terrorismo, 4 giovani che lottano per la difesa del territorio contro le speculazioni di morte

a Roma, Napoli, Milano, ecc. dove arrestano chi lotta per il diritto alla casa

a Taranto dove vogliono sgomberare il futuro dei giovani
Disoccupati Organizzati slai cobas Taranto
e riempiono di denunce i disoccupati e i lavoratori in lotta per il lavoro
 
INIZIATIVA SABATO 22 
IN CENTRO CITTA'

 
 
 
 
per organizzare: pcro.red@gmail.com
I compagni del Circolo Proletari comunisti Taranto