venerdì 29 novembre 2013

pc 29 novembre - con il popolo palestinese contro lo stato sionista israeliano - manifestazioni a Torino e Roma

Netanyahu? Ospite non gradito.

Netanyahu? Ospite non gradito. Manifestazioni a Torino e Roma Il premier israeliano Netanyahu non è un ospite gradito nel nostro paese. Le reti di solidarietà con il popolo palestinese hanno organizzato diverse azioni di protesta per manifestare pubblicamente il loro sostegno all’autodeterminazione e alla libertà dei palestinesi, ma anche per dire un no chiaro e tondo al vertice tra Italia- Israele e  ai vertici dei mercanti di morte. Tra sabato 30 novembre e lunedi 2 dicembre - i giorni della conferenza intergovernativa tra Italia e Israele - sono previste manifestazioni a Torino e a Roma.
L’Italia è il quarto partner commerciale di Israele, col quale ha stretto numerosi  accordi di cooperazione, commercio e ricerca in vari campi tra cui: esportazioni di gas israeliano, produzione di energie rinnovabili, comparto aerospaziale, sicurezza informatica, Expo 2015 di Milano, agricoltura innovativa,  ricerca biomedica e compravendita di sistemi di sorveglianza di produzione israeliana (usati nella costruzione del Muro dell'Apartheid e destinati ad essere installati sulle coste delle grandi isole e del meridione italiano contro i migranti!).
Il governo Letta-Alfano da una parte impone misure di austerità e di riduzione della spesa pubblica, incurante della disoccupazione crescente, dall’altra destina  fondi sempre più ingenti alla cooperazione con Israele, soprattutto in campo militare. Tutto ciò avviene mentre “l'Oasi democratica del Medioriente” accresce in modo esponenziale la sua politica razzista, colonialista e aggressiva nei confronti del popolo palestinese.
La colonizzazione sionista della Palestina e la pulizia etnica non si sono mai fermate e procedono anche perché la comunità internazionale, tra cui il nostro paese, sono silenti. Dopo aver espropriato il 78% del territorio storico palestinese per insediarvi uno “stato”, che è senza confini ufficiali e senza Costituzione, Israele, continuando la sua politica di apartheid non rispettando il diritto al ritorno sancito anche dall’ONU, prosegue con i piani di deportazione forzata della popolazione palestinese. Con il Piano Prawer-Begin circa 70.000 beduini del Negev, nel sud della Palestina storica oggi Israele, verranno deportati dalle terre dove hanno vissuto per decenni e secoli, come già sta accadendo alle comunità beduine e ai contadini delle colline a sud di Hebron, nella Valle del Giordano e ad Est di  Gerusalemme: il tutto in violazione della IV Convenzione di Ginevra.
Contro il IV Incontro annuale bilaterale Italia - Israele, che si terrà a Roma il 2 dicembre, e  in sostegno alla MANIFESTAZIONE NAZIONALE  a Torino il 30 e 1 dicembre (partenza ore 14.00 ex Stazione Ceres), 
 a Roma le realtà romane in sostegno della Palestina convocano due appuntamenti di protesta:
-        Sabato 30 novembre, dalle ore  15,30   presidio/manifestazione in piazza Madonna di Loreto (nei pressi della Colonna Traiana, Piazza Venezia)
-        Lunedì 2 dicembre  dalle ore 15, presidio/manifestazione ai Giardini di Castel Sant'Angelo, assediamo il vertice Italia - Israele                
 COORDINAMENTO  "NETANYAHU NON GRADITO"

pc 29 novembre - la scintilla dello sciopero delle donne incendierà la prateria ?

da un commento 

la scintilla si è vista nello sciopero delle donne che ha portato la fiamma ad alimentarsi e sempre più allargarsi.  Lo abbiamo visto nella bellissima manifestazione che ci ha dato forza e energia per continuare questa battaglia contro la violenza che ogni giorno subiamo "dagli uomini che odiano le donne"  e dalle donne borghesi che remano contro le donne, quelle donne che lavorano e si spaccano la schiena,  che tutto il giorno hanno di che lottare per portare avanti famiglie figli e spesso i malati di casa. la nostra forza deve essere e deve portare forza a tutte quelle donne che sono fuori dal mondo perché rinchiuse e serve di uomini  e  famiglie che dietro la "sacra famiglia"  non hanno parola e spesso non sanno che altre donne prendono la parola per loro.
Grande la nostra forza che si è scatenata nel giorno dello SCIOPERO DELLE DONNE,  grande la rabbia per tutte le violenze che tutte le donne subiamo,  grande la nostra determinazione di andare avanti perché ormai la fiamma si è accesa e si guarda alla lotta sempre più combattiva e sempre più mirata all'obbiettivo: LA RIVOLUZIONE.


pc 29 novembre - lo sciopero delle donne - sulla stampa internazionale

March in Palermo: Hundreds gather against violence towards women

March in Palermo Hundreds gather against violence towards women
Members of unions gathered with banners, flags and placards to march against violence.
Images in this set
  • March in Palermo Hundreds gather against violence towards women
  • March in Palermo Hundreds gather against violence towards women
  • March in Palermo Hundreds gather against violence towards women
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  • March in Palermo Hundreds gather against violence towards women
  • March in Palermo Hundreds gather against violence towards women
Story summary
Strike in Palermo, proclaimed by base unions, for World Day against violence towards women. WHO revealed that fully one third of women worldwide - nearly one billion women - will experience physical violence from a male partner in their lifetimes.

pc 29 novembre - il governo indiano fa appello alla comunità europea a intervenire contro il Comitato internazionale di sostegno

L’India fa rapporto alla UE sulle violenze perpetrate dai naxaliti

New Delhi 28.11.13: Mercoledì scorso l’India ha fatto rapporto all'Unione Europea sulle violenze perpetrate dai naxaliti e ha chiesto assicurazioni sul fatto che i ribelli non ricevano sostegno da parte delle organizzazioni situate nei paesi dell’Unione.
In una riunione tra il Ministero degli Affari Esteri indiano e i rappresentanti dell'UE, il ministro ha riferito sulle perduranti violenze da parte del PCI (Maoista), che dal 2001 sono costate la vita a più di 8000 persone.
Il passo del ministero fa seguito alla recente pubblicazione di un comunicato in cui il PCI (Maoista) ha ringraziato oltre una ventina di organizzazioni di Germania, Austria , Francia, Svizzera , Olanda, Svezia , Italia, Norvegia , Spagna, Gran Bretagna, Brasile, Canada e Filippine, che avevano preso parte il 24 Novembre 2012 ad Amburgo alla “conferenza di sostegno alla guerra popolare in India”.
Il ministro degli esteri ha preso l’iniziativa sulla scorta della documentazione del Ministero degli Interni sul terrore prodotto dai Naxaliti in nove stati, che ha provocato uccisioni, mutilazioni di persone, distruzione di proprietà pubbliche e private, di foreste e risorse naturali.
Durante l'incontro, i rappresentanti dell’UE e del dipartimento Euro-Asia del ministero degli esteri hanno discusso di questioni concernenti i diritti umani nella regione.
Accogliendo un appello del Comitato Internazionale di Sostegno alla Guerra Popolare in India e della Lega contro l'aggressione imperialista di Amburgo, delegati provenienti da diverse parti del mondo hanno partecipato alla conferenza di Amburgo per scambiare opinioni e sostenere la “lotta del popolo indiano contro l'imperialismo, il semi-feudalesimo e il capitalismo burocratico”.
Più di 300 persone hanno partecipato alla conferenza.
Governo ha definito le attività dei naxaliti un grave ostacolo al processo di edificazione della nazione, avendo questi distrutto migliaia di infrastrutture di sviluppo e rapito onesti operatori economici attivi nei loro distretti per impedire che lo sviluppo raggiunga i più poveri.
India briefs EU about violence perpetrated by Naxals
New Delhi: India on Wednesday briefed the European Union about the violence perpetrated by Naxals and urged it to ensure that the rebels do not get support from the organisations based in its member countries. In a meeting, the Ministry of External Affairs sensitised EU representatives about the violence being carried out by CPI (Maoist), which killed more than 8,100 people since 2001. The move came after CPI(Maoist) had recently thanked more than two dozen organisations in Germany, Austria, France, Switzerland, Holland, Sweden, Italy, Norway, Spain, Britain, Brazil, Canada and Philippines which took part the November 24, 2012 conference in Hamburg supporting of the “people’s war in India”.
The MEA took the initiative after the Ministry of Home Affairs provided supporting documents about the terror being carried out by the Naxals in nine states, which resulted in killings, maiming of people, destruction of public and private properties, forests and natural resources. During the meeting, the representatives of the EU and Euro-Asia division of the MEA discussed issues concerning human rights in the region. Following an appeal of the International Committee to Support of the People’s War in India and the Hamburg-based League against Imperialist Aggression, people from different parts of the world attended the Hamburg conference to exchange views, support the “struggle of the Indian people against imperialism, semi-feudalism and bureaucratic capitalism”.

http://zeenews.india.com/news/nation/india-briefs-eu-about-violence-perpetrated-by-naxals_892841.html

pc 29 novembre - riprende la lotta autorganizzata degli operai della Fiat di termini Imerese - Basta con la cassa integrazione Riprendiamoci la fabbrica

Palermo, 28 novembre 2013
  
Presidio operaio davanti lo stabilimento Fiat di Termini Imerese 

Come preannunciato questa mattina un gruppo di operai della Fiat di Termini Imerese si è concentrato davanti la fabbrica distribuendo volantini con l'invito alla manifestazione che si terrà giovedì prossimo 5 dicembre alle ore 15 davanti la Regione Siciliana in piazza Indipendenza per chiedere conto e ragione sugli impegni presi anche al presidente della Regione Crocetta. 

Nelle discussioni con gli operai che entravano man mano nello stabilimento per ritirare la busta paga del mese, ancora con l'intestazione Fiat Group, è stato ribadito che non si può vivere di cassa in deroga né aspettare che il governo abolisca definitivamente gli ammortizzatori sociali, per i quali tra l'altro solo per chiudere l'anno cerca 330 milioni, in una lenta agonia per porta di sicuro alla mobilità e al licenziamento.

E in questo senso è stata espressa la solidarietà agli operai dell'indotto che ieri si sono visti chiudere la porta in faccia sia all'ufficio del lavoro in via Briuccia che alla Regione.

È stato ricordato da tutti che con la busta paga attuale non si riesce ad andare avanti dato che tutte le tasse aumentano a cominciare dalla tassa sull'immondizia che in questi giorni sta arrivando a tutte le famiglie, per un servizio, come tutti sanno, di fatto inesistente.


Unirsi è necessario, è stato detto, per rispondere anche a questi attacchi.


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Basta con la cassa integrazione
Riprendiamoci la fabbrica

Dal 2014 il limite massimo di durata della cassa integrazione in deroga sarà di 12 mesi in un "biennio mobile" (cioè non solare), il limite massimo sarà di
8 mesi per il 2014 e di
6 mesi per il 2015 e per il 2016

Anche gli “ammortizzatori sociali” stanno per finire! Gli operai non hanno futuro per questi governi dei padroni. E la prospettiva della mobilità e del licenziamento è sempre più dietro l'angolo e mancano ancora i soldi (il governo dice 330 milioni) per chiudere la cassa in deroga del 2013

ogni singolo lavoratore in cassa integrazione ordinaria, straordinaria o in deroga ha perso quasi 6 mila e 600 euro e tutti insieme per oltre 1 miliardo di ore anche nel 2013 come nel 2012, 3,3 miliardi di euro

*** Contro la desertificazione industriale e del lavoro in generale: è questo ciò che sanno “produrre” i governi e i padroni che hanno portato la disoccupazione a 6 milioni!

Tenere una fabbrica come quella di Termini Imerese chiusa e con i macchinari in condizioni pienamente operative, è una grave offesa agli operai che l'hanno di fatto costruita e portata avanti fino a questi anni, permettendo alla Fiat di fare miliardi di profitti; un'offesa alla disoccupazione dilagante, soprattutto giovanile, e dimostra un disinteresse vergognoso del padrone e del suo amministratore delegato Marchionne e delle Istituzioni locali a cominciare dalla Regione Siciliana con a capo Crocetta.

*** UNIAMOCI contro chi ci divide! Anni di effettivo abbandono e connivenza dei sindacati confederali, e di tutti quelli che hanno fatto promesse, hanno costantemente creato e alimentato una divisione artificiosa tra gli operai e ci hanno portato alla situazione attuale

*** Organizziamo una lotta capace di rimettere al centro dell'interesse e dell'attenzione di tutti la condizione degli operai che devono riprendendosi la propria capacità di mobilitazione e protagonismo

Giovedì 5 dicembre 2013 ore 15
manifestazione davanti la Regione Siciliana


Organizzata dagli operai per la ripresa della lotta in assemblea presso

Slai Cobas per il sindacato di classe - Via G. Del Duca 4 Palermo

tel fax 091-20 36 86 – 338.7708110 cobas_slai_palermo@libero.it
 


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Redditolavoro mailing list
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giovedì 28 novembre 2013

pc 28 novembre - Liberare subito Bahar Kimyongur

Il compagno Bahar Kimyongur è ancora detenuto a Bergamo e vi è l'intenzione dello stato italiano di mantenerlo in attesa dell'esame della richiesta di estradizione, sulla base di un mandato di cattura emesso
dal regime turco.
Bahar è stato arrestatogiovedì 21 mattina dove era arrivato per partecipare a una conferenza internazionale sulla Siria.
Bahar risiede in Belgio dove è partita subito una mobilitazione per ottenerne la liberazione.
150 persone hanno partecipato il 25 davanti al consolato italiano a Bruxelles



manifestation pour bahar devant le consulat d'italie
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pc 28 novembre - LA VERGOGNA DE IL MANIFESTO SUL 25 NOVEMBRE

(da Mfpr Taranto)
Mentre continuano ad arrivare le notizie dirette sullo sciopero delle donne e le altre iniziative del 25 novembre città x città; notizie ancora molto al di sotto della effettiva estensione, peso che ha avuto lo sciopero delle donne, in cui le realtà più sorprendenti e che "pesano" sono state soprattutto quelle delle operaie delle fabbriche (vedi a Bergamo, a Bologna, ecc.), delle lavoratrici, precarie che rischiano di più (vedi L'Aquila, Palermo, Milano, Taranto, ecc. ecc.), insieme a "zone di esplosione" delle studentesse; (stiamo raccogliendo tutte le notizie per preparare un dossier - quindi chi non le ha ancora mandate sul 25, lo facesse);
mentre da queste notizie si conferma che la vera novità, storica per il nostro paese, e non solo, è questo sciopero delle donne che intreccia le ragioni di lotta di classe e di genere, una "mistura" che può diventare effettivamente pericolosa per gli uomini, governo, Stato, padroni che odiano le donne, che ha lanciato un forte segnale/"sfida";
mentre le tante belle mobilitazioni del 25 novembre intorno allo sciopero delle donne hanno gridato con forza l'ORGOGLIO delle donne, che non hanno lasciato che le femministe da ceto politico, sindacale, le rappresentanti istituzionali parlassero in pace per loro, o peggio ancora, che gli uomini parlassero "sulle donne";

proprio il 25 novembre è uscita una bruttissima pagina del giornale Il Manifesto.
Certo, non ci aspettavamo gran chè da un giornale che anche nei giorni precedenti ha taciuto, bucando anche giornalisticamente, sullo "sciopero delle donne", ma il 25 ha superato, nel peggio, sè stesso.
Sul trafiletto sula lotta contro i femminicidi ha dato la parola alle istituzionali, dall'assessore regionale della Lombardia, Viviana Beccalossi, all'europarlamentare Silvia Costa, passando per una valorizzazione del decreto sul femminicidio e finendo ai costi che la violenza sulle donne comporta per lo Stato...
Una vera indecenza. Nessuna informazione, nessun rigo sulla lotta delle donne,
Ma il peggio deve ancora arrivare. Il paginone (pag. 5),  intitolato "amore violento" a chi dà la parola il giorno 25 novembre? A due uomini!: ad un intervento dell'associazione Maschileplurale e ad Antonio Bevere su "le nuove garanzie nella cornice europea".
Ora, al di là del merito di questi due interventi/articoli - non è questo il problema - questo giornale ha fatto peggio di tanti altri giornali che non si danno targhette di "sinistra".
C'erano tanti altri giorni, prima, dopo il 25, per dare - anche - la parola sui femminicidi, violenze contro le donne agli uomini. Ma proprio il 25, NO!!
E chiaramente non può essere considerata una "scivolata" non voluta, ma evidentemente una scelta.

Invitiamo le compagne, lavoratrici, ragazze di Roma a fare una "visita" alla redazione de Il Manifesto.

MFPR Taranto

pc 28 novembre - processo agli operai delle acciaierie greche


Prosegue, dopo l'arresto del 15 novembre, il processo contro gli operai scioperanti delle  Acciaierie greche :
Il processo ha l'obiettivo di rappresaglia e punizione per la loro lotta eroica, che ha avuto il sostegno e la simpatia di tanti lavoratori e masse popolari:
esso è parte della repressione padronale contro i sindacalisti di classe
Tra gli imputati ci sono i sei operai che hanno partecipato al turno di guardia all'alba del 20 luglio 2012, quando su ordine di governo c'era stato l'intervento della polizia antisommossa per rompere lo sciopero di nove mesi.  
Le accuse sono "violenza illegale" e "complicità diretta in violazione di giudizio." "minaccia e ingiuria"

pc 28 novembre - Condannati compagni antifascisti a Cuneo - Lo stato borghese sposa la tesi dei fascisti - Chiudere i covi di casa pound !


Tutti condannati i sedici a processo per gli scontri del 26 febbraio 2011, a Cuneo.   Volevano
impedire, nel nome dell’antifascismo, l’inaugurazione della sede cuneese di CasaPound, l’associazione di estrema destra. Finì con una sassaiola di sampietrini, feriti tra carabinieri, polizia e civili. 
La pena più severa (due anni e mezzo di carcere) per il torinese Luca Ghezzi; due anni e due mesi  Guido Mantelli, cuneese, leader della protesta. Gli imputati sono stati condannati per aver commesso reati che
 vanno dalle lesioni aggravate al danneggiamento, dalla violenza privata alla minaccia. 

Durante la lettura della sentenza la loro rabbia (in coro hanno gridato ai magistrati «vergogna» e «ora e sempre resistenza») è esplosa quando il giudice ha letto il passaggio in cui si prevede il risarcimento di 4500 euro per Casapound. L’associazione (costituita parte civile), per i danni morali e all’immagine ne aveva chiesti 300 mila.

Quel sabato una manifestazione antifascista era stata autorizzata nella piazzetta accanto al municipio, ma una parte dei partecipanti si staccò e arrivò in via Alba, forzando, per l’accusa, il cordone formato dalle forze dell’ordine.   I difensori degli imputati hanno contestato che fra gli accusati non ci siano stati anche adepti dell’associazione di estrema destra, ripresi mentre roteavano in aria cinture e lanciavano cose. 
Il procuratore Francesca Nanni aveva chiesto condanne che arrivano sino a 7 anni ma le richieste erano più miti per chi, materialmente, era presente, ma non partecipò a lanci e atti di violenza. Sembra di capire
 – e sarà più chiaro con le motivazioni della sentenza- che il tribunale abbia considerato responsabili per concorso formale anche questi ultimi.

pc 28 novembre - Iniziativa davanti ai cancelli della Fiat 28 novembre ore 9

Comunicato stampa
Palermo, 27 novembre 2013 
Il gruppo di operai dello stabilimento Fiat di Termini Imerese che si è riunito oggi presso la sede della nostra organizzazione sindadale ha deciso che domani mattina alle 9.00, in occasione del ritiro della busta paga mensile, darà comunicazione agli altri operai delle iniziative in corso per dire basta alla cassa integrazione in deroga e che è necessario mobilitarsi per riprendersi la fabbrica.
Il disinteresse mostrato per la fabbrica da parte della Fiat e delle Istituzioni con le promesse finora on mantenute e unite alle notizie che vengono dal governo in merito alla cassa in deroga confermano agli operai che il loro futuro è seriamente compromesso, da quì l'urgenza di organizzarsi e mobilitarsi in una battaglia di lunga durata che porti a soluzione.
Slai Cobas per il sindacato di classe
Via G. del Duca 4 Palermo
tel.fax 091 20.36.86
3387708110
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Basta con la cassa integrazione, è stato affermato con forza da tutti. E' una via senza uscita che porta solo ad una lenta agonia. Vogliamo la riapertura della fabbrica.
È con queste parole che un gruppo di operai ex Fiat di Termini Imerese, attualmente in cassa integrazione in deroga, che si è riunito a chiusura della giornata del 15 novembre, ha aperto l'assemblea al fine di fare il punto sulla situazione della vertenza.
E' stato detto innanzi tutto che tenere una fabbrica come quella di Termini Imerese chiusa, ma niente affatto smantellata e con i macchinari tenuti in condizioni pienamente operative, è una grave offesa agli operai che l'hanno di fatto costruita e portata avanti fino a questi anni, permettendo alla Fiat di fare miliardi di profitti; un'offesa alla disoccupazione dilagante, soprattutto giovanile, e dimostra un disinteresse vergognoso del padrone e del suo amministratore delegato Marchionne e delle Istituzioni locali a cominciare dalla Regione Siciliana con a capo Crocetta.
Anni di effettivo abbandono e connivenza dei sindacati confederali, che hanno costantemente creato e alimentato una divisione artificiosa tra gli operai, hanno portato alla situazione attuale.
Ciò che importa e deve importare agli operai, è stato detto, è l'urgenza di mettere fine ad una cassa integrazione infinita, con la brutta prospettiva della mobilità, per quelli che ci rientrerebbero, e del licenziamento, e di organizzare una lotta capace di rimettere al centro dell'interesse e dell'attenzione di tutti la condizione degli operai che, riprendendosi la propria capacità di mobilitazione e protagonismo... si tratta di un primo passo, di una sfida importante e, come per tutte le sfide, perché si arrivi all'obbiettivo, ci vuole coraggio e determinazione per non farsi distrarre da chi mantenendoci in questa condizione ostacola in tutti i modi una vera soluzione.


pc 28 novembre - CHE GOVERNO, NAPOLITANO CADANO INSIEME A BERLUSCONI!

Berlusconi escluso dal Senato. Ora deve essere arrestato.
Nonostante gli sforzi e le convulsioni portati avanti in tanti mesi si è arrivati alla esclusione dal parlamento, ma i gravi reati commessi in tutte le forme da Berlusconi, dai suoi governi e dai suoi uomini devono essere perseguiti fino in fondo, mettendo fine all'ingiustizia ad personam che ha caratterizzato il suo potere moderno fascista. Senza andare fino in fondo, Berlusconi trasformerà l'attuale “battuta d'arresto” in ricompattamento per un rilancio, cacciato dalla porta rientrerà dalla finestra come e peggio di prima.

Il governo Letta che si è retto finora sui suoi voti si è indebolito e se ne deve andare
L'arroganza con cui si pretende di andare avanti reggendosi sui voti di un gruppo di transfughi in libera uscita di Alfano e della domestica di Ligresti, con il PD invischiato al suo interno dallo scontro tra faide e cricche, rende sempre più improponibile questo governo che su Berlusconi si reggeva e con Berlusconi deve cadere.
Questo governo, che fino a ieri ha fatto la politica del partito di Berlusconi non ha legittimità a rimanere un solo giorno di più,

Napolitano, grande regista delle 'larghe intese' se ne deve andare
Il “piccolo vecchio”, miserabile orchestratore, a difesa dei padroni e del sistema, di questa squallida operazione delle 'larghe intese' in aperto contrasto anche con i risultati elettorali nel tentativo di salvare Berlusconi e di imporre una modifica reazionaria della Costituzione, a fronte del fallimento anche di questa operazione, non ha ragione di rimanere un giorno in più al Quirinale.

Nel parlamento la farsa continua.
in preda alle convulsioni di tre destre in azione, travestite ora da centro destra ora da centrosinistra, questo parlamento non è in grado di approvare alcuna legge a favore dei proletari, delle masse popolari, ma solo di fare da gran cassa di partiti impegnati sin da ora in una nuova campagna elettorale, con parlamentari attaccati ai soldi e alle poltrone in spregio alle condizioni di immiserimento e povertà che si estendono nel paese.

Il governo Pd/Alfano procede lungo la strada della politica antipopolare al servizio dei padroni, della grande finanza e della troika europea.
Intanto il governo pur se “azzoppato” rafforza la sua compattezza interna lungo la linea delle tasse, delle grandi opere, delle spese militari, del taglio alle spese sociali, del sostegno ai padroni nella loro politica di licenziamento, precarizzazione, flessibilità, scarico della crisi sui lavoratori, fino all'infame sostegno a padroni assassini come Riva. Un governo che non può essere salvato con provvedimenti di facciata e di puro stampo elettorale come il mini reddito minimo garantito.
Un governo che ha e cerca solo l'appoggio della troika europea, degli Usa e di Putin.

Berlusconi rilancia un partito reazionario di massa cercando di capitalizzare a suo favore l'estendersi del malcontento di massa
La marcia del moderno fascismo come tendenza generale che ha in Berlusconi l'esponente principale, non viene certo interrotta o fermata dall'uscita di Berlusconi dal parlamento, anzi. Essa può trovare ora la forma del partito reazionario di massa, che cercando di intercettare il malcontento delle masse rispetto ai governi della troika di cui Letta è espressione attuale, può puntare ancora più nettamente all'ulteriore trasformazione reazionaria dello Stato in senso presidenzialista e alla prospettiva della dittatura aperta. In questo senso va letta anche la terminologia di “colpo di Stato”.
Occorre contrastare anche nelle piazze e tra le masse l'azione del partito di Berlusconi e di ogni forza di stampo fascista.

Proletari e masse popolari hanno ripreso la lotta di opposizione di massa al governo e allo Stato dei padroni, in particolare con il segnale importante dello sciopero generale del sindacalismo di base e di classe del 18 ottobre e l'assedio popolare (movimento per la casa, immigrati, precari, disoccupati, No Tav, No Muos...) del 19 ottobre, e con le lotte, dalle fabbriche dei licenziamenti ai tramvieri di Genova.
Bisogna andare avanti su questa strada, fuori e contro tutti i partiti parlamentari, i sindacati confederali complici del governo e alleati con i padroni.
Puntare alla rivolta generale per rovesciare ogni governo dei padroni che apra la strada ad un'alternativa rivoluzionaria per il potere proletario.

mercoledì 27 novembre 2013

pc 27 novembre - dalle lavoratrici del policlinico di Palermo -



pc 27 novembre - lo sciopero delle donne e la mobilitazione delle donne proletarie disturba anche 'infoaut'

imbarazzante silenzio su lotte e sciopero delle donne, mentre inutili documenti su violenze e femminicidi, slegati dalla realtà, come se tutto fosse sempre uguale vengono messi in primo piano-problema di autorefenzialità (ndr) da infoaut

infoaut non sa di che parla e per questo fa questo

25N di lotta contro la violenza sulle donne 


  • Il 25 novembre è stato istituito ormai da diversi anni come giornata internazionale contro la violenza sulle donne; una violenza che ancora oggi ha tanti volti e tante forme, da quelle brutali e lampanti del femminicidio (che solo in Italia fa centinaia di vittime ogni anno) ad altre meno visibili ma che necessitano altrettanta determinazione nel combatterle quotidianamente.
    Moltissime le iniziative organizzate per oggi in diverse città d'Italia; non ci interessa qui dare spazio alle varie vetrine politiche organizzate dalle stesse istituzioni - o da qualche loro appendice come Snoq - che in tutto il resto dell'anno sfruttano e strumentalizzano il corpo e la violenza sulle donne a proprio piacimento (da ultimo il cosiddetto 'decreto femminicidio' emanato quest'estate che presenta diverse criticità per le quali rimandiamo ad articoli e commenti precedentementi pubblicati qui e qui). Vogliamo piuttosto dare voce alle tante iniziative nate e organizzate dal basso, che parlano il linguaggio dell'autodeterminazione e vedono protagoniste le donne che ogni giorno si battono contro forme di violenza diverse:
    A Roma, nella notte, il collettivo 'Cagne Sciolte' ha deciso di puntare il dito contro i diversi luoghi simbolo della violenza sulle donne (caserme, centri interinali, Chiese, ospedali...) appendendo su quelle mura striscioni e cartelli; sempre nella capitale questa mattina, all'interno della basilica di San Lorenzo al Verano, è stato esposto uno striscione di solidarietà con le Pussy Riot e con tutte le persone che in Russia vengono perseguitate per il proprio orientamento sessuale. L'iniziativa aveva anche l'obiettivo di contestare la visita di Putin, atteso per oggi in Italia per essere ricevuto dalle istituzioni e dal Papa. Per comunicati, foto e maggiori dettagli su entrambe le iniziative romane rimandiamo a questo blog.
    Sempre nella capitale, davanti al Ministero di Giustizia, ha avuto luogo la manifestazione organizzata dalle Coordinamenta, scese in piazza per ribadire - tra i vari punti - che “Non vogliamo leggi sui nostri corpi e smascheriamo “la lotta” con cui il sistema vorrebbe combattere la violenza contro le donne, perché è una lotta funzionale all’introduzione di  leggi securitarie, razziste, di controllo sociale, di militarizzazione dei territori”.  Qui alcune foto degli striscioni.
    In serata un nutrito presidio di donne e uomini si è riunito sotto il Quirinale (blindato dalle forze dell'ordine) per contestare la presenza del presidente russo Putin.
    A Palermo un corteo, composto soprattutto da studentesse delle scuole superiori e dell'università, ha attraversato questa mattina la città. Qui l'appello di indizione del corteo diffuso dal collettivo Anillo de Fuego.
    A Firenze un gruppo di una decina di donne, dopo un percorso assieme al movimento di lotta per la casa cittadino, ha occupato una palazzina abbandonata in via Pier Capponi che ora verrà adibito a scopo abitativo ma anche a luogo per la costruzione di iniziative.
    A Bussoleno le Donne No Tav organizzano per questa sera un apericena con letture e recitazioni a cura delle attrici del Teatro in Rivolta dedicato al tema del femminicidio.
    A L’Aquila il 23 novembre Le compagne femministe e lesbiche di Roma con un volantinaggio hanno lanciato un presidio per il 6 dicembre davanti al tribunale. Per quel giorno infatti è previsto l’inizio delle udienze di appello del processo a Francesco Tuccia, militare, unico imputato per lo stupro di Rosa, condannato in primo grado a 8 anni per violenza sessuale e lesioni gravi. Maggiori informazioni sulla vicenda di Rosa e sul presidio sono disponibili qui.
    Sempre sabato, a Torino, il Centro Studi Pensiero Femminile ha organizzato un'iniziativa di coming out delle donne che hanno subito violenza dal titolo 'Nessuna colpa, nessuna vergogna!' (qui il comunicato).
    A Milano questo pomeriggio è stato indetto un presidio in largo Cairoli contro la violenza sulle donne.

    pc 27 novembre - Fiat/Marchionne: crisi e problemi di soldi? Ma quando mai…

    Come si sa nella crisi i padroni, soprattutto quelli delle grandi industrie, ristrutturano, dicono che si tratta infine di una occasione, una opportunità… e in questo la Fiat guidata da Marchionne non ha fatto differenza, soprattutto se guardiamo alle scuse accampate per la chiusura dello stabilimento di Termini Imerese (ogni auto prodotta a Termini, diceva, ma dopo che l'anno prima aveva fatto un piano di raddoppio della produzione e degli operai! gli costava 1000 euro in più rispetto alle altre fabbriche), ma non solo, anche Irisbus, Cnh, e Alfa di Arese.

    Ma dato che le cifre che la Fiat, adesso anche Chrysler, spende in stipendi per Marchionne e il signor Palmer (e prendiamo in considerazione solo questi due dirigenti) per forza di cose dobbiamo parlare di presa in giro perché, secondo una indagine del Sole24Ore, solo il signor Marchionne "Il numero uno della Fiat ha guadagnato 47,9 milioni di euro complessivi, al lordo delle tasse, di cui 4,27 milioni come ad Fiat, 2,89 milioni come presidente della Fiat industrial, ma il grosso del guadagno deriva dalle azioni gratuite che gli sono state assegnate all'inizio del 2012, in base al piano del 2009. Questi titoli, secondo i documenti della società, valevano 40,7 milioni di euro. Un superpremio che la Fiat ha assegnato a Marchionne sulla base dei risultati." E quali sarebbero i "risultati" se non la "capacità" di licenziare migliaia di operai?
    Il signor Richard Palmer, invece, "il chief financial officer (Cfo) di Fiat e di Chrysler" passa da 750mila a 950mila dollari l'anno e "ha ricevuto nel 2012 un compenso complessivo di 3,7 milioni di dollari (circa 2,7 milioni di euro)"


    E tutto questo mentre Marchionne sta elaborando il proprio programma industriale che presenterà in aprile, rafforza il nuovo stabilimento di Pernambuco in Brasile e spera ancora di strappare qualche miliardo di dollari agli operai del Fondo Veba!

    pc 27 novembre - La stabilità passa per l'attacco ai lavoratori: il governo stringe sugli ammortizzatori sociali, a finire anche la cassa integrazione in deroga

    L'attuale capo del governo, Enrico Letta, non eletto da nessuno ma nominato dal presidente della Repubblica Napolitano, continua a dire cose non vere, per esempio sugli sgravi fiscali per i lavoratori, e viene smentito dal suo stesso vice ministro dell'Economia, Fassina, per non parlare dei padroni che attraverso il Sole24Ore lo bacchettano costantemente. La realtà è che in questa Legge di Stabilità (per il governo e i padroni) si continuano ad attaccare ferocemente le condizioni di vita e di lavoro degli operai e delle masse lavoratrici e popolari.

    Sulla Cassa integrazione in deroga per esempio, il Sole24Ore riporta che viene confermata la cifra di 600 milioni per il 2014, ma anche che mancano ancora 330 milioni per chiudere il 2013 (e i sindacati confederali hanno invece parlato di una cifra molto più alta).


    "Intanto arriva la stretta sull'utilizzo della cig in deroga prevista del decreto ministeriale messo a punto da Lavoro ed Economia e che oggi inizierà il suo iter parlamentare. Dal 2014 il limite massimo di durata sarà di 12 mesi in un "biennio mobile" (cioè non solare). Il limite massimo sarà di 8 mesi per il 2014 e di 6 mesi per il 2015 e per il 2016. Questo pomeriggio il sottosegretario al Lavoro Carlo Dell'Aringa presenterà il testo alla commissione Lavoro e alla Conferenza delle regioni.

    pc 27 novembre - ILVA taranto - contro servi e padroni serve la lotta vera, il sindacato di classe, il partito della classe operaia -- dal blog tarantocontro

    Dalle intercettazioni, il segretario generale dei sindacati confederali è Archinà

    Finalmente cominciano ad uscire le altre intercettazioni, e soprattutto comincia a delinearsi il rapporto Ilva-Archinà/sindacati confederali, che secondo noi devono sfociare necessariamente in una serie di avvisi di garanzia e incriminazioni che devono riguardare a catena, la segretaria della Cisl Fumarola, il segretario della Cgil D'Isabella, il segretario della Uilm, ora nazionale, Palombella e, in  concorso con loro, i dirigenti che si sono susseguiti dei sindacati provinciali della Uilm e della Fim, i membri dell'esecutivo appartenenti a questi sindacati, gli Rls e anche alcuni delegati.
    Per quanto riguarda la Fiom, è esistita sempre una linea di conciliazione e di alleanza con padron Riva e i suoi agenti e con le direzioni corrotte di Cisl e Uil. Non sappiamo quindi se ci siano i termini legali per la loro incriminazione, anche se riteniamo che vada fatta luce sino in fondo sulla questione Vaccarella e sull'emarginazione di alcuni delegati ed Rls che davano fastidio all'azienda, Rizzo, Battista, Ranieri, Semeraro. Noi abbiamo già fatto questa denuncia, verso Fiusco che ci ha querelato senza alcun risultato, poi come si sa Fiusco è stato espulso dalla Fiom per "corruzione", quindi pensiamo che anche sulla Fiom bisogna fare chiarezza.
    Le intercettazioni, di cui la Gazzetta del mezzogiorno porta stralci, sono abbastanza eloquenti. Archinà sembra il vero dirigente della Cisl, e di conseguenza della Fim, e la Fumarola a questi si riferisce come una segretaria non del sindacato ma di Archinà.
    Ma tutti i dirigenti della Cisl e della Fim, da Florido ad oggi, sono collusi e corrotti e legati all'azienda.
    D'Isabella, invece, nelle intercettazioni è una sorta di "alleato" e concorda con Archinà la lotta contro il referendum e anche su come ostacolare lo stesso Comune di Taranto quando si muove (raramente) non secondo i voleri di Riva-Archinà. Anzi in qualche occasione sembra che D'Isabella faccia da consigliere di Archinà quando dice - sempre in riferimento agli argomenti che dicevamo - "bisognava intervenire prima, preventivamente".
    Ma alla fine il tutto è sintetizzato il 5 giugno 2010 sul ricorso contro il referendum: "Archinà spiega a D'Isabella che oltre alla partecipazione giuridica contro l'iniziativa... sarebbe opportuno coordinarsi per presentare alla stampa il ricorso. Un giorno lo fate voi (cgil), un altro giorno la Cisl, un altro giorno Confindustria. Così diamo spazio. Ma l'importante è che siano concentrati in un unico periodo".

    Fabio Riva - un padrone delinquente e assassino .. che solo la giustizia proletaria.. se la costruiremo .. potrà realmente raggiungere

    Ilva, Fabio Riva: il gip Todisco? Il peggio che poteva capitarci
    Il giudice per le indagini preliminari Patrizia Todisco? «Quanto di peggio ci poteva capitare». I controlli della Guardia di Finanza nello stabilimento? «Colpa di un colonnello a cui far venire un cagotto». Le interrogazioni della senatrice Adriana Poli Bortone sul caso benzoapirene? «Fatte da una ignorante».
    Stralci di telefonate di Fabio Riva, il vicepresidente di Riva Fire latitante a Londra dal 26 novembre del 2012, da quando cioè i militari delle Fiamme Gialle bussarono - inutilmente - alla sua abitazione milanese per notificargli una ordinanza di custodia cautelare per associazione a delinquere finalizzata al disastro ambientale, all’avvelenamento di sostanze alimentari, all’omissione dolosa di cautele sui luoghi di lavoro, al falso, all’abuso d’ufficio e alla corruzione.
    Intercettato dai finanzieri del gruppo di Taranto dal 13 aprile del 2010 al 9 novembre dello stesso anno, Fabio Riva riempie il relativo brogliaccio con 8392 file tra telefonate e sms. Gli unici due politici con i quali dialoga spesso sono il deputato Pdl Pietro Franzoso (scomparso tragicamente due anni fa) e il presidente della Provincia Gianni Florido (Pd), indagato per concussione nell’inchiesta «Ambiente svenduto» in quanto avrebbe fatto pressioni su due dirigenti dell’ente per convincerli, non riuscendoci, ad autorizzare due discariche chieste dall’Ilva, gli stessi impianti per i quali peraltro è giunto nelle settimane scorse il via libera del Governo Letta prima e del Parlamento poi.
    Con il governatore Nichi Vendola, anch’egli destinatario dell’avviso di conclusione delle indagini preliminari firmato dalla Procura di Taranto, Fabio Riva scambia solo due innocui sms il 21 luglio del 2010, a ridosso di una riunione tecnica convocata a Roma, sms con i quali Fabio Riva chiede al governatore di potergli parlare, dopo aver provato inutilmente a telefonargli, ottenendo per risposta un rinvio di 24 ore. Il vicepresidente di Riva Fire dialoga, invece, spesso al telefono con altri tre indagati dell’inchiesta sul disastro ambientale: l’avvocato amministrativista Fabio Perli, il responsabile delle pubbliche relazioni Girolamo Archinà e il direttore dello stabilimento Luigi Capogrosso.
    Il periodo di fuoco è quello che parte da giugno 2010, con la notifica della richiesta di incidente probatorio sulle emissioni del siderurgico, l’inizio della fine per la gestione Riva. La notifica giunge nei giorni resi complicati dall’emergenza benzoapirene, il potente cancerogeno sprigionato dalle cokerie dell’Ilva che viene rilevato in quantità oltre la norme al quartiere Tamburi, una emergenza superata il 13 agosto di quell’anno, con un decreto del governo Berlusconi che spostò al 2013 il termine imposto alle aziende per ridurre le emissioni di benzoapirene.(GdM)

    operai e cittadini sempre sotto attacco alla sicurezza e salute in fabbrica.. non basta denunciare

    Mentre bonifica e messa a norma non marciano, in azienda sicurezza e salute sono sempre più a rischio.
    Si susseguono le denuncie, in particolare fatte dal Usb: "Su 200 dipendenti del reparto OCM-cap più di una decina presenta sintomi di gravissimi problemi all'apparato otorinolaringoiatra, in particolare noduli alla gola... al reparto Officina ex Pla1, in diverse zone del pavimento emergono strane e continue rigonfiature... così come è strana la presenza di macchie, di natura probabilmente oleosa e maleodoranti...".
    Un incendio ha riguardato un nastro trasportatore, producendo emissioni di sostanze e fumo visibile anche all'esterno. E altri episodi ancora.
    Se si pensa che questi episodi vengono resi noti solo su denuncia di, in questo caso, Usb e ambientalisti, si può immaginare quanti altri episodi della stessa natura in questa fabbrica si susseguono e non vengono alla luce.
    Quindi in realtà, commissario Bondi, subcommissario e tutta la genia aziendal/governativa non informano niente e nessuno di quello che accade a livello di sicurezza e salute in questa fabbrica. Si comportano cioè come si è sempre comportata la proprietà, i dirigenti dello stabilimento e i loro preposti, noti o occulti, in carcere o sotto inchiesta.
    Bisognerà aspettare un'altra inchiesta, fra 10 anni, che incrimini gli attuali conmmissari? Sono o no questi attualmente responsabili di ciò che avviene in fabbrica? O per il fatto di essere "commissari governativi" divengono inattaccabili.
    Non basta denunciare, come è giusto che si fa, bisogna aprire uno scontro in fabbrica innanzitutto, cosa che in questo momento sembra che nessuno voglia realmente fare.

    Ronchi è il subcommissario solo di Bondi

    La bonifica dell'Ilva è materia di contese e 'scarica barile' su dove trovare i soldi e chi la deve fare.
    Qui ognuno li vuole (i soldi) ma nessuno li mette. E quindi niente si fa, nonostante piovano progetti.
    Alcune affermazioni, però, sono ridicole. Bondi aveva chiesto che i soldi li mettesse la Cassa Depositi e Prestiti perchè ritiene che riguardino fatti pregressi. La Cassa Depositi e Prestiti risponde: "la gestione pubblica dell'Ilva è terminata nell'aprile del '95, dunque va esclusa una responsabilità della gestione dell'Iri".
    E questa è una prima barzelletta. Poi nel corso della sua replica la Cassa Depositi e Prestiti dice che potrebbe anche far fronte agli oneri necessari, ma prima dovrà essere provata l'estraneità del gruppo Riva, cioè, praticamente, se i Riva vengono assolti, allora ci sarebbero responsabilità per la bonifica da òparte della Cassa Depositi e Prestiti.

    Ronchi, a sua volta, dice che, appunto, per le bonifiche servono soldi. "La sola attività industriale - aggiunge - non basta a pagare le bonifiche". Quindi, l'Ilva ha avuto l'autorizzazione a produrre perchè potesse trarre dalla produzione i soldi per le bonifiche, ma in queste condizioni di produzione (e di mercato, diciamo anche noi), i soldi che si ricaverebbero non bastano, per questo Ronchi si unisce all'azienda, per chiedere cosa? Per chiedere di bloccare i sequestri dei beni di Riva, di dissequestrare i soldi già sequestrati. Quindi, che differenza c'è tra ciò che già dice Bondi per conto di Riva?
    Quindi Ronchi è appunto un subcommissario, cioè un "sottoposto" di Riva.
    L'unico risultato di questo agitarsi è che continuano a non esserci nè soldi nè bonifiche.

    Letta e il suo uomo, Boccia, piazzisti dell'Ilva verso i russi.

    Che l'Ilva sia in crisi e tra AIA, ristrutturazione, governo/padroni si va verso un ridimensionamento che pagheranno i lavoratori con migliaia di esuberi, è un finale abbastanza scontato di questa storia se gli operai non lo impediranno con una rivolta generale che finora solo noi proponiamo e vogliamo contro tutti i sindacati presenti in fabbrica e non solo.
    Che il governo sia al servizio di questo disegno e cerchi di favorirlo con un decreto al giorno il più possibile, è anche cosa abbastanza evidente. Ma ora si va ben oltre.
    L'Ilva va al Tavolo del mega vertice italo/russo e il governo italiano lo utilizza per chiedere a Putin di prendersi e aiutare l'Ilva.
    Il "rappresentante di commercio" di questa operazione è l'onorevole Boccia/Di Girolamo, presidente della commissione bilancio, che entra più nel merito e, dopo aver spiegato la situazione dell'Ilva, aggiunge: "è un occasione per costruire tra i nostri due paesi un ulteriore asse industriale. La Russia è un grande consumatore di acciaio e molte delle aziende pubbliche e private russe sarebbero benvenute. Ecco perchè ho invitato le Banche e le grandi imprese russe a valutare con attenzione un possibile investimento anche nella siderurgia italiana".
    Il piazzista in questione sa benissimo che la Russia potrebbe effettivamente investire, cioè prendersi,  l'Ilva nel contesto della competizione accanita che si sviluppa sul mercato mondiale, e dovrebbe sapere che nel rapporto di forza esistente attualmente Italia/Russia, i russi lo farebbero solo se l'Ilva praticamente gliela regalano. Quindi è un intervento che non può avvenire ora ma solo se l'Ilva collassi completamente o se lo Stato italiano gliela mettesse a nuovo, tale che possa essere un anello importante di quella contesa globale.
    Quindi, Boccia non lavora per gli operai dell'Ilva, per capirci, ma solo e comunque come servitor, in questo caso, di due padroni.

    pc 27 novembre - PUTIN A ROMA: AFFARI, RIAFFERMAZIONE DEL RUOLO IMPERIALISTA SULLA SCENA INTERNAZIONALE, INTESA COL PAPA SU CONDANNA ABORTO, MA SOPRATTUTTO SFOGGIO DI POTENZA

    Putin è arrivato a Roma con cinque aerei, accompagnato da un corteo blindato di cinquanta macchine che paralizzava zone intere della città.
    Una delegazione impressionante, praticamente tutto il vertice del potere politico ed economico russo, undici ministri. 
    Uno sfoggio anche visivo di grande potenza, che ha le mani dovunque dal governo con un Letta ancora più inginocchiato e a mani giunte, dall'amico di "merende" del centrodestra all'amico del centrosinistra, al nuovo papa.

    La sostanza della venuta di Putin è chiaramente economica: affari, soldi! 7 accordi istituzionali e 20 accordi commerciali. A Trieste, si sono presentanti in fila il Fondo strategico di Cdp, Unicredit, Eni ed Enel, Poste italiane e Mediobanca, Fincantieri e Cremonini, ecc. guidati dal presidente della confindustria Squinzi.
    Putin ha ricevuto la promessa di Letta che «l’Italia sostiene l’idea di una piattaforma multipolare e rappresentativa di tutti i nuovi attori dello scacchiere internazionale, dove prendere decisioni a livello globale»; cui si aggiunge la promessa della Bonino che «l’Italia farà del rapporto con Mosca un punto importante del suo semestre di guida della Ue». Queste promesse significano miliardi per le industrie italiane della difesa, infrastrutture ed energia, per l’interscambio commerciale che quest’anno volerà da 28 a 30 miliardi di euro; ma soprattutto affari per la Russia; pur se la stampa lo riporta a mo di trafiletto, si è parlato oltre che dell'interesse di Putin per l'Alitalia, anche della possibilità di prendersi l'Ilva di Taranto

    Ma ciò che in particolare Putin si porta a casa è un guadagno sul piano politico e del ruolo internazionale; e su questo terreno l'incontro che più ha pesato non è stato con Letta o Napolitano ma quello con papa Bergoglio. 
    E' soprattutto con Bergoglio che Putin ha parlato della Siria, di un intervento per una "soluzione pacifica del conflitto che privilegi la via negoziale e coinvolga le varie componenti etniche e religiose", ponendosi nei fatti come polo imperialista alternativo agli Usa; ha parlato del ruolo della sua potenza imperialista nel Medio Oriente e in merito alla questione del nucleare iraniano

    Ma si è parlato anche della famiglia e dell'attacco al diritto d'aborto, "la promozione dei valori riguardanti la dignità della persona e la tutela della vita umana e della famiglia». Un argomento evidentemente in cui si intrecciano, sotto una comune ideologia reazionaria, gli interessi economico/politici di Putin - che poche ore prima di incontrare Bergoglio, aveva firmato una legge che vieta la promozione di servizi medici o pratiche tradizionali per abortire, con lo scopo di restringere l'accesso all'interruzione volontaria di gravidanza e tentare di aumentare il tasso di natalità» - e il ruolo della Chiesa in questo campo, sempre centrale e di conservazione, e dove la "novità portate da papa Bergoglio" restano fuori dalla "porta". Come bellamente fuori dalla "porta" è rimasta tutta la vicenda dei diritti umani verso i gay, della repressione anche del mero dissenso. 
    Mentre fuori la polizia caricava delle femministe che protestavano per la carcerazione delle "pussy riot".