“Solo il 10 per cento dei lavoratori
della Misr Spinning and Weaving Co. è al lavoro oggi, gli altri
prenderanno parte alle manifestazioni
" ha riferito Kamal al-Fayoumi, attivista sindacale egiziano.
Queste
operaie e questi operai sono il cuore della classe lavoratrice
egiziana, il cuore del movimento rivoluzionario che con la sua
esplosione a partire dal 25 gennaio 2011 ha portato alla caduta del
trentennale regime del “Faraone” Mubarak. In 25.000 sono impiegati nella
più grande fabbrica tessile di un paese per il quale questo settore
produttivo vale all’incirca il 48% dell’economia. La loro centralità
appare quindi palese e il loro coinvolgimento nella manifestazione di
oggi può aiutare a dare un colpo al governo di Morsi, alle prese con un
tasso di crescita ben al di sotto delle attese, una disoccupazione
galoppante, un prestito di 4,8 miliardi di dollari da parte del FMI, che
comporterà licenziamenti, tagli e privatizzazioni, e con
l’insoddisfazione e la rabbia di milioni di egiziane ed egiziani.
Pubblichiamo
di seguito una nostra traduzione di un comunicato che il movimento dei
lavoratori di Mahalla ha rilasciato lo scorso 21 giugno e che suona come
un grido di battaglia contro il governo dei Fratelli. Al di là degli
aspetti rivendicativi, che tengono insieme elementi più propriamente
sindacali ed altri più politici (si pensi alla richiesta dell’immediata
applicazione di salario minimo e massimo), ci pare emerga con forza la
coscienza del ruolo che i lavoratori e le lavoratrici hanno giocato e
possono continuare a giocare. Fino a poter arrivare all’arma di prender
possesso della fabbrica e di autogestirla, convinti di avere le
conoscenze e le competenze necessarie per far meglio di una dirigenza
che si è dimostrata corrotta e che sta cercando di indebolire l’azienda
per poter meglio giustificarne la privatizzazione.
[Egitto] Comunicato dei lavoratori della Misr Spinning, Mahalla
Traduzione a cura di Clash City Workers
Tratto da
Mena Solidarity Network
Noi finiremo il lavoro e salveremo la nostra cittadella dal collasso
I lavoratori sono state le vittime del vecchio regime e lo sono del nuovo
Stiamo
attraversando un momento cruciale nella storia dei lavoratori
dell’Egitto in generale, e di quelli della Misr Spinning di Mahalla in
particolare. L’industria dei filati e tessile sta fronteggiando una
diabolica cospirazione ordita dalla banda condotta da ‘Mubarak’ Khairat
al-Shater (della Fratellanza Musulmana) e da Hassan Malak, sotto gli
auspici di Yahya Hamid, ministro degli investimenti, i cui tentativi di
risolvere i problemi del settore tessile comprendono la spesa di 80.000
sterline egiziane per pasti per lui stesso e per i suoi compagni di
merende, soldi rubati alla ricchezza del popolo egiziano e alle
compagnie tessili pubbliche in particolare.
Compagni lavoratori: le nostre rivendicazioni non sono cambiate!
La banda dei Fratelli Musulmani recita solo una parte.
Abbiamo
mostrato al signor Yahya Hamid, ministro degli investimenti, e pupillo
di Mahmoud Muhyi al-Din, il ministro degli investimenti di Mubarak,
proposte per la ripresa della compagnia e per il finanziamento di questi
piani. Il signor Hamid aveva promesso di discutere le proposte e di
fornirci cotone, ma il ministro della Fratellanza non si è nemmeno
preoccupato di pensarci su e ha solo sottolineato che stava seguendo
ordini ‘dall’alto’ sulle colline Moqattam (sopra Il Cairo). Questo è
quello che ci si deve aspettare dal ministro, visto che il Presidente dà
il suo consiglio su come dividere e distruggere l’Egitto da lassù.
Abbiamo
portato rivendicazioni al ministro degli investimenti e lui aveva
promesso accettarle e renderle esecutive nel mese di giugno. Quelli che
mancano di rispetto alle rivendicazioni dei lavoratori non hanno
conosciuto la loro rabbia – che è stata la causa della caduta di
Mubarak. Ora è il turno della banda dei Fratelli Musulmani!
Le nostre rivendicazioni sono:
1. Fornitura di cotone all’azienda;
2. Applicare immediatamente il salario minimo e quello massimo;
3. Aumentare l’indennità per il cibo;
4.
Aumentare il tipo dell’indennità di lavoro ed incorporarla in un
aumento del bonus mensile fino a raggiungere 220 sterline egiziane;
5. Risolvere i problemi di trasporto dei lavoratori turnisti e pagare un’indennità per i trasporti;
6. Dare ai lavoratori lavori a tempo indeterminato dopo 20 anni di servizio;
7.
Dare alle lavoratrici donne qualificate nella produzione di indumenti
delle sezioni in qualità di riconoscimento dei loro diritti;
8.
Dissolvere la Holding Company for Spinning and Weaving e
ri-pubblicizzare la compagnia sotto il controllo del ministero
dell’industria.
Compagni lavoratori e compagne lavoratrici! Siate pronte/i!
Il
vecchio regime sta indossando una nuova maschera, e sta debilitando
l’azienda come premessa per la privatizzazione e per venderci al miglior
offerente, come hanno fatto con i nostri colleghi alla Shibin al-Kom e
alla Tanta Flax. La prova sta nel fatto che il governo non ha
ri-pubblicizzato le aziende privatizzate che le corti di giustizia
avevano ordinato di ri-nazionalizzare.
Che fare ora? Noi abbiamo una
chiara visione di come gestire la nostra azienda e abbiamo ingegneri,
tecnici e lavoratori in vari dipartimenti che si impegnano nel lavoro
anima e cuore. Non abbiamo bisogno dell’attuale dirigenza corrotta e
dobbiamo batterci per mettere in azione la nostra visione.
Il movimento dei lavoratori di Mahalla
21 giugno 2013
[Egitto] Che fine hanno fatto le promesse del governo Morsi ai lavoratori?
Domenica 30 Giugno 2013 20:28
Clash City Worker
Le piazze d’Egitto tornano a
riempirsi di centinaia di migliaia di facce. Donne e uomini, giovani e
vecchi si sono riuniti in occasione del primo anniversario della
presidenza di Mohamed Morsi per chiedere le dimissioni del presidente.
Più di 200.000 solo a piazza Tahrir,
simbolo di quella rivoluzione egiziana capace solo due anni e mezzo fa
di deporre un altro presidente, quel Mubarak che era ormai al potere da
trent’anni. Era il 25 gennaio 2011. Ma le strade non si sono riempite
solo nella capitale: ad Alessandria, ad esempio, in 100.000 hanno
protestato; ancora, in decine di migliaia hanno preso possesso delle vie
pubbliche di Mahalla, vero cuore produttivo dell’Egitto.
|
A chiedere le dimissioni di Morsi non è
un fronte omogeneo. C’è chiunque. Nelle rappresentazioni di casa nostra
si tende però spesso a dimenticare l’apporto che il movimento dei
lavoratori organizzato ha dato prima alla caduta di Mubarak e oggi alle
manifestazioni contro il suo successore. Da tempo cerchiamo, nel nostro
piccolo, di
seguire questo movimento, le
sue lotte, le
sue evoluzioni organizzative, dando risalto alle
piattaforme rivendicative, tentando di scorgere qualcosa che vada al di là della semplice fotografia del momento.
Nel
documento che abbiamo tradotto e che pubblichiamo di seguito sono ad
esempio contenute le principali rivendicazioni che il movimento dei
lavoratori va ponendo da tre anni a questa parte e che, come è
sottolineato nello stesso documento, non si limitano ad essere
“rivendicazioni materiali immediate” né puntano solo ad un
“miglioramento delle loro condizioni di vita, ma abbracciano rivendicazioni di carattere generale e politico”.
Perché
dall’insediamento di Morsi non ci sono state novità positive per i
lavoratori d’Egitto. Le riforme promesse non sono mai state attuate,
l’agibilità sindacale è una chimera, la repressione si abbatte su chi
lotta, sia sotto la forma del poliziotto che sotto quella di leggi che
criminalizzano le lotte e in particolare lo sciopero (in galera ci sono
compagni accusati di “incitamento allo sciopero”).
“I
lavoratori d’Egitto sono la forza organizzata e produttrice di questo
paese. […] Possono costituire la locomotiva della rivoluzione che
destituirà i Fratelli Musulmani, il loro governo, i loro ministri e i
loro governatori delle province, con l’obiettivo di realizzare le
rivendicazioni della rivoluzione e i suoi slogan che chiedevano pane,
libertà e giustizia sociale.” Ecco, a due anni e mezzo dalla
deposizione del “Faraone” Mubarak, i lavoratori lottano ancora perché le
rivendicazioni della rivoluzione non rimangano lettera morta.
Leggi anche: Anche il movimento dei lavoratori in piazza contro Morsi
Comunicato congiunto: “Insieme butteremo giù il regime”Traduzione a cura di Clash City Workers
Tratto da
Mena Solidarity Network Originale in araboLa
rivoluzione ha risvegliato lo spirito di lotta del popolo egiziano,
coronando l’escalation di sit-in e scioperi dei lavoratori che sono
andati crescendo dal 2006 – una mobilitazione guidata ed organizzata
dagli stessi lavoratori oppressi. Le lotte dei lavoratori hanno giocato
un ruolo centrale negli ultimi tre giorni dell’occupazione da parte di
milioni di persone di Piazza Tahrir, costringendo il dittatore Mubarak a
dimettersi, visto che il movimento di protesta dei lavoratori si
diffondeva in gran parte del paese e con la sua radicalizzazione
terrorizzava i governanti. Scelsero di sacrificare Mubarak, piuttosto
che assistere alla caduta di tutto il regime.
Eppure, dopo pochi mesi
la situazione dei lavoratori era proprio come prima o addirittura in
via di peggioramento. Da allora abbiamo assistito ad ondate di proteste
dei lavoratori, che non si limitavano alla coscienza delle loro
rivendicazioni materiali immediate e alla battaglia per il miglioramento
delle loro condizioni di vita, ma abbracciavano rivendicazioni di
carattere generale e politico. La principale era quella di liberarsi dei
padroni corrotti e di sottoporre a giudizio i responsabili della
corruzione finanziaria ed amministrativa, così come i responsabili
dell’ingiustizia che i lavoratori soffrivano in ogni aspetto delle loro
vite, a dimostrazione della crescita della coscienza politica dei
lavoratori stessi.
Oggi viviamo nel terzo anno della rivoluzione, ma
stiamo raccogliendo ancora i frutti amari della dittatura sotto il
governo dell’attuale regime, che ha riportato l’Egitto nella lista nera
dell’OIL (Organizzazione Internazionale del Lavoro) dei paesi con le
peggiori statistiche in merito ai diritti dei lavoratori.
Ora, alla
vigilia di una nuova ondata della rivoluzione del nostro popolo,
ricordiamo al mondo le rivendicazioni dei lavoratori egiziani
all’indomani della rivoluzione, chiedendo:
• Dov’è la nuova legge
sui sindacati, la cosiddetta legge sulle libertà sindacali? Perché non è
stata promulgata benché sia stata oggetto di discussione per più di due
anni?
• Perché la macchina della repressione viene usata sempre
più contro le proteste dei lavoratori, fino al punto che lo sciopero
presso la Portland Cement ad Alessandria è stato piegato dall’uso della
polizia con cani?
• Perché si stanno licenziando i lavoratori
perché colpevoli di esercitare i propri diritti alla protesta ed allo
sciopero, ed alcuni lavoratori stanno addirittura affrontando condanne
in carcere con l’accusa del cosiddetto “incitamento allo sciopero”?
•
Perché ci sono migliaia di lavoratori disoccupati a causa della
chiusura delle loro fabbriche o della fine dei loro contratti a termine?
Perché lo stato è rimasto in silenzio mentre quasi 4000 fabbriche hanno
chiuso, senza nemmeno porre domande ai proprietari e senza proteggere i
diritti dei lavoratori?
• Cos’è che impedisce l’attuazione delle
leggi che migliorano le condizioni dei lavoratori, come la legge sul
salario minimo e massimo, la nuova legge sul lavoro? Al contrario, sono
state promulgate leggi contro gli interessi dei lavoratori, come quella
sulla criminalizzazione dello sciopero, o leggi che chiedono tasse ai
poveri e non toccano invece i ricchi e gli investitori. Bisogna additare
l’attuale governo come colpevole e quelli precedenti, sia prima che
dopo la rivoluzione, visto che hanno lavorato contro gli interessi dei
lavoratori e in favore di quelli di una minoranza di investitori, di
ricchi e grandi imprenditori. Questa gente non ha altro interesse se non
quello di far crescere i suoi profitti succhiando sangue e sudore dai
lavoratori e dai poveri.
E quindi che fare ora che una nuova
ondata della rivoluzione è sul punto di scoppiare, il 30 giugno? Non c’è
dubbio che la risposta per noi è andare nelle strade con i nostri
compagni egiziani, raggiungendo i milioni che hanno firmato la petizione
che ritirava la fiducia al presidente Mohamed Morsi. Quelli di noi che
sono al lavoro nelle nostre fabbriche dovrebbero scioperare, fermando
l’ingranaggio della produzione che porta profitto ai nostri padroni e
niente a noi.
Quello che sta accadendo oggi porta alla mente i giorni
che hanno preceduto la caduta di Mubarak: gli scioperi dei lavoratori
scoppiano ovunque, le proteste contro la designazione di nuovi
governatori riempiono le strade nelle province e la nostra situazione va
di male in peggio con frequenti interruzioni di corrente e carenza di
carburante. E quindi che stiamo aspettando?
I lavoratori d’Egitto
sono la forza organizzata e produttrice di questo paese. Solo loro sono
capaci di cambiare l’equilibrio di potere il 30 giugno e oltre. Possono
costituire la locomotiva della rivoluzione che destituirà i Fratelli
Musulmani, il loro governo, i loro ministri e i loro governatori delle
province, con l’obiettivo di realizzare le rivendicazioni della
rivoluzione e i suoi slogan che chiedevano pane, libertà e giustizia
sociale. Non possiamo lasciare il campo libero ad altre forze
permettendo che rubino la nostra rivoluzione e la nostra campagna per il
cambiamento, dal momento che né la rivoluzione né il popolo
trionferanno se non esprimiamo le nostre preoccupazioni ed aspirazioni.
Egyptian
Federation of Independent Trade Unions, the Permanent Congress of
Workers in Alexandria, the Revolutionary Socialists, Rebel Movement, the
Egyptian Centre for Social and Economic Rights