giovedì 4 luglio 2013

pc 4 luglio - Presidio No Tav a Torino -Sabato 6 luglio


Sabato 6 luglio Presidio No Tav a Torino


603195_10152384511490323_747130072_nSabato 6 luglio presidio No Tav e conferenza stampa sotto la questura di Torino in occasione dei recenti fogli di via,che hanno colpito 3 valsusini.
Ritrovo h9,30 alla stazione di TorinoP.Nuova,per chi parte dalla valle ritrovo sul treno delle8.09 da Susa che ferma in tutte le stazioni
Partecipiamo numerosi..dimostriamo ancora una volta che la repressione non ci fermerà mai…

pc 4 luglio - operai Indesit incazzati in corteo


corteo_indesit_1Stamattina un corteo di circa 1500 persone tra operai, studenti e precari ha attraversato il centro di Aversa. Partiti alle 10,00 dal Pala-igloo di Carinaro, proprio ai confini con la zona industriale dove è sita la Indesit, ha poi scelto di procedere verso il centro della città normanna, dove la manifestazione si è conclusa in p.zza Municipio. Grossa solidarietà è stata mostrata da tutta la cittadinanza nei confronti dei lavoratori dell’azienda di elettrodomestici alle prese con la minaccia di 540 licenziamenti per esubero, licenziamenti previsti a causa delle scelte di delocalizzazione della Indesit Company in Turchia e Polonia. Gli esercizi commerciali hanno abbassato le saracinesche e molti cittadini si sono riversati nelle strade per riconoscere il volto di chi, così come loro, seppur in forme apparentemente differenti, sta pagando il prezzo di questa crisi. La Indesit ha rappresentato per lungo tempo uno dei centri occupazionali più grossi dell’area industriale dell’agro aversano, e la sua chiusura rappresenterebbe un crollo dell’economia locale, che avrebbe, dunque, gravi ripercussioni non solo sulle famiglie direttamente investite dai licenziamenti.
A p.zza Municipio, infatti, si è manifestata tutta la collera operaia che era stata placata durante il percorso del corteo. All’ennesimo intervento tra apparati sindacali e componenti istituzionali, qualche operaio dell’azienda, affiancato da quelli della Fiat di Pomigliano , dopo una serie di fischi e manifestazioni di dissenso, hanno cercato di prendere parola, ma il cordone di operai a servizio dei gialli, ha violentemente provato a zittirli, anticipando l’intervento delle forze dell’ordine. Ai discorsi paternalistici di Cgil, Cisl e Uil, si sono subito sostituiti le rivendicazioni di dignità degli operai, supportati dagli studenti, dai disoccupati e dai precari presenti in piazza,i quali hanno ancora una volta ribadito, in una sola voce, che partiti e sindacati “non ci rappresentano”. Il microfono è stato conquistato solo dopo una serie di tafferugli, mentre si palesava il completo disprezzo da parte degli apparati sindacali, che intanto lasciavano la piazza con il loro seguito, verso chi ha avuto il coraggio di defilarsi dalle linee dei tavoli delle trattative, ed ha avuto la forza di fare rivendicazioni di dignità senza alcun compromesso.
corteo_indesit_2A nulla sono serviti gli interventi di “rassicurazione” del primo cittadino aversano e dei delegati sindacali, i quali, hanno portato la voce della linea dell’azienda, la quale ha affermato che non ci saranno licenziamenti. Nella nostra lingua si traduce con uno smantellamento lento e parziale che vedrà nel prossimo tavolo di trattative, che ci sarà il 16 luglio, l’ennessimo smembramento di ogni diritto dei dipendenti della fabbrica. Nei prossimi mesi è prevista una erogazione di incentivi statali per tutta la gamma di elettrodomestici prodotti anche dalla Indesit: questo si può decifrare semplicemente in una diminuzione dei licenziamenti nell’immediato, ingrossamento delle fila clientelari ed ulteriore disgregazione all’interno del corpo operaio della fabbrica.
La lotta è ancora lunga, ma gli operai hanno rilanciato con la volontà di proseguire con picchetti e sciopero ad oltranza. La piazza aversana di oggi ha messo a nudo tutte le ambivalenze di questo vertenza. Se da un lato è emersa la potenzialità di un soggetto stanco di assecondare le esigenze dei padroni, dall’altra si è visto quanto gli apparati sindacali e delle reti clientelari legati alla malavita locale abbiano ancora molta influenza sulle dinamiche di mobilitazione.

pc 4 luglio - il sistema militar-industriale-statale base del moderno fascismo - De Gennaro a Finmeccanica


altE' stato raggiunto nella giornata di ieri l'accordo sul nome che verrà incaricato di guidare Finmeccanica, dove la carica è vacante da alcuni mesi dopo l'arresto per corruzione internazionale di Giuseppe Orsi, ex presidente dell'azienda.
Ad aver fatto raggiungere l'intesa tra il premier Letta e il ministro dell'Economia Saccomanni è il nome di Gianni De Gennaro, ex capo della polizia ed ex sottosegretario con delega ai Servizi segreti; oggi è prevista la seduta del Cda di Finmeccanica per eleggere il presidente ma il nome di De Gennaro è sostanzialmente confermato.
A quanto pare la sua carriera di poltrona in poltrona sembra inarrestabile: da capo della polizia impartì ordini ai macellai della Diaz durante il G8 del 2001, per poi uscire ripulito dal sangue di Genova grazie alla sentenza di Cassazione del 2011 che lo assolse dalle accuse per depistaggio in merito a quei fatti, mentre già si era guadagnato un posto al Viminale come capo di Gabinetto del ministero dell'Interno. Dall'alto di quella posizione De Gennaro riuscì a piazzare tutti i suoi uomini (molti dei quali indagati anch'essi per i fatti di Genova) ai vertici degli apparati di sicurezza, non ultimo il fedele Manganelli che prese il suo posto come capo della polizia.
Una lunga carriera fatta di abusi e violenze che sembra piacere anche al governo Letta, che ha deciso di premiare De Gennaro con l'approdo ai vertici di Finmeccanica, azienda affermatasi negli anni come holding della difesa e dello spazio e come fornitrice unica per la sicurezza nazionale, attiva anche nel campo delle intercettazioni, del controllo della rete e dell'immigrazione. Una nomina quindi non troppo imprevedibile a dispetto delle apparenze, degno coronamento del lavoro fin qui svolto dall'ex capo della polizia per accaparrarsi un controllo ramificato sugli apparati della sicurezza nazionale.

pc 4 luglio - contro il golpe militare in egitto - cominciamo a ripercorrere la situazione

testi da clash city workers
 il movimento dei lavoratori in piazza contro il governo Morsi

Il 27 giugno, in migliaia, le operaie e gli operai della “Misr Helvan Spinning and Weaving Industry” di Mahalla el-Kubra sono scesi in strada in solidarietà con la manifestazione che ha lanciato il movimento “Tamarrud” (“Ribellione”) e che in queste ore sta riempiendo le strade e le piazze delle principali città egiziane per protestare contro il governo dei Fratelli Musulmani ed il suo presidente Morsi.
“Solo il 10 per cento dei lavoratori della Misr Spinning and Weaving Co. è al lavoro oggi, gli altri prenderanno parte alle manifestazioni" ha riferito Kamal al-Fayoumi, attivista sindacale egiziano.
Queste operaie e questi operai sono il cuore della classe lavoratrice egiziana, il cuore del movimento rivoluzionario che con la sua esplosione a partire dal 25 gennaio 2011 ha portato alla caduta del trentennale regime del “Faraone” Mubarak. In 25.000 sono impiegati nella più grande fabbrica tessile di un paese per il quale questo settore produttivo vale all’incirca il 48% dell’economia. La loro centralità appare quindi palese e il loro coinvolgimento nella manifestazione di oggi può aiutare a dare un colpo al governo di Morsi, alle prese con un tasso di crescita ben al di sotto delle attese, una disoccupazione galoppante, un prestito di 4,8 miliardi di dollari da parte del FMI, che comporterà licenziamenti, tagli e privatizzazioni, e con l’insoddisfazione e la rabbia di milioni di egiziane ed egiziani.
Pubblichiamo di seguito una nostra traduzione di un comunicato che il movimento dei lavoratori di Mahalla ha rilasciato lo scorso 21 giugno e che suona come un grido di battaglia contro il governo dei Fratelli. Al di là degli aspetti rivendicativi, che tengono insieme elementi più propriamente sindacali ed altri più politici (si pensi alla richiesta dell’immediata applicazione di salario minimo e massimo), ci pare emerga con forza la coscienza del ruolo che i lavoratori e le lavoratrici hanno giocato e possono continuare a giocare. Fino a poter arrivare all’arma di prender possesso della fabbrica e di autogestirla, convinti di avere le conoscenze e le competenze necessarie per far meglio di una dirigenza che si è dimostrata corrotta e che sta cercando di indebolire l’azienda per poter meglio giustificarne la privatizzazione.



[Egitto] Comunicato dei lavoratori della Misr Spinning, Mahalla
Traduzione a cura di Clash City Workers
Tratto da Mena Solidarity Network

Noi finiremo il lavoro e salveremo la nostra cittadella dal collasso
I lavoratori sono state le vittime del vecchio regime e lo sono del nuovo


Stiamo attraversando un momento cruciale nella storia dei lavoratori dell’Egitto in generale, e di quelli della Misr Spinning di Mahalla in particolare. L’industria dei filati e tessile sta fronteggiando una diabolica cospirazione ordita dalla banda condotta da ‘Mubarak’ Khairat al-Shater (della Fratellanza Musulmana) e da Hassan Malak, sotto gli auspici di Yahya Hamid, ministro degli investimenti, i cui tentativi di risolvere i problemi del settore tessile comprendono la spesa di 80.000 sterline egiziane per pasti per lui stesso e per i suoi compagni di merende, soldi rubati alla ricchezza del popolo egiziano e alle compagnie tessili pubbliche in particolare.

Compagni lavoratori: le nostre rivendicazioni non sono cambiate!
La banda dei Fratelli Musulmani recita solo una parte.

Abbiamo mostrato al signor Yahya Hamid, ministro degli investimenti, e pupillo di Mahmoud Muhyi al-Din, il ministro degli investimenti di Mubarak, proposte per la ripresa della compagnia e per il finanziamento di questi piani. Il signor Hamid aveva promesso di discutere le proposte e di fornirci cotone, ma il ministro della Fratellanza non si è nemmeno preoccupato di pensarci su e ha solo sottolineato che stava seguendo ordini ‘dall’alto’ sulle colline Moqattam (sopra Il Cairo). Questo è quello che ci si deve aspettare dal ministro, visto che il Presidente dà il suo consiglio su come dividere e distruggere l’Egitto da lassù.
Abbiamo portato rivendicazioni al ministro degli investimenti e lui aveva promesso accettarle e renderle esecutive nel mese di giugno. Quelli che mancano di rispetto alle rivendicazioni dei lavoratori non hanno conosciuto la loro rabbia – che è stata la causa della caduta di Mubarak. Ora è il turno della banda dei Fratelli Musulmani!

Le nostre rivendicazioni sono:
1.    Fornitura di cotone all’azienda;
2.    Applicare immediatamente il salario minimo e quello massimo;
3.    Aumentare l’indennità per il cibo;
4.    Aumentare il tipo dell’indennità di lavoro ed incorporarla in un aumento del bonus mensile fino a raggiungere 220 sterline egiziane;
5.    Risolvere i problemi di trasporto dei lavoratori turnisti e pagare un’indennità per i trasporti;
6.    Dare ai lavoratori lavori a tempo indeterminato dopo 20 anni di servizio;
7.    Dare alle lavoratrici donne qualificate nella produzione di indumenti delle sezioni in qualità di riconoscimento dei loro diritti;
8.    Dissolvere la Holding Company for Spinning and Weaving e ri-pubblicizzare la compagnia sotto il controllo del ministero dell’industria.

Compagni lavoratori e compagne lavoratrici! Siate pronte/i!

Il vecchio regime sta indossando una nuova maschera, e sta debilitando l’azienda come premessa per la privatizzazione e per venderci al miglior offerente, come hanno fatto con i nostri colleghi alla Shibin al-Kom e alla Tanta Flax. La prova sta nel fatto che il governo non ha ri-pubblicizzato le aziende privatizzate che le corti di giustizia avevano ordinato di ri-nazionalizzare.
Che fare ora? Noi abbiamo una chiara visione di come gestire la nostra azienda e abbiamo ingegneri, tecnici e lavoratori in vari dipartimenti che si impegnano nel lavoro anima e cuore. Non abbiamo bisogno dell’attuale dirigenza corrotta e dobbiamo batterci per mettere in azione la nostra visione.

Il movimento dei lavoratori di Mahalla
21 giugno 2013

[Egitto] Che fine hanno fatto le promesse del governo Morsi ai lavoratori?

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Le piazze d’Egitto tornano a riempirsi di centinaia di migliaia di facce. Donne e uomini, giovani e vecchi si sono riuniti in occasione del primo anniversario della presidenza di Mohamed Morsi per chiedere le dimissioni del presidente.
Più di 200.000 solo a piazza Tahrir, simbolo di quella rivoluzione egiziana capace solo due anni e mezzo fa di deporre un altro presidente, quel Mubarak che era ormai al potere da trent’anni. Era il 25 gennaio 2011. Ma le strade non si sono riempite solo nella capitale: ad Alessandria, ad esempio, in 100.000 hanno protestato; ancora, in decine di migliaia hanno preso possesso delle vie pubbliche di Mahalla, vero cuore produttivo dell’Egitto.
A chiedere le dimissioni di Morsi non è un fronte omogeneo. C’è chiunque. Nelle rappresentazioni di casa nostra si tende però spesso a dimenticare l’apporto che il movimento dei lavoratori organizzato ha dato prima alla caduta di Mubarak e oggi alle manifestazioni contro il suo successore. Da tempo cerchiamo, nel nostro piccolo, di seguire questo movimento, le sue lotte, le sue evoluzioni organizzative, dando risalto alle piattaforme rivendicative, tentando di scorgere qualcosa che vada al di là della semplice fotografia del momento.

Nel documento che abbiamo tradotto e che pubblichiamo di seguito sono ad esempio contenute le principali rivendicazioni che il movimento dei lavoratori va ponendo da tre anni a questa parte e che, come è sottolineato nello stesso documento, non si limitano ad essere “rivendicazioni materiali immediate” né puntano solo ad un “miglioramento delle loro condizioni di vita, ma abbracciano rivendicazioni di carattere generale e politico”.

Perché dall’insediamento di Morsi non ci sono state novità positive per i lavoratori d’Egitto. Le riforme promesse non sono mai state attuate, l’agibilità sindacale è una chimera, la repressione si abbatte su chi lotta, sia sotto la forma del poliziotto che sotto quella di leggi che criminalizzano le lotte e in particolare lo sciopero (in galera ci sono compagni accusati di “incitamento allo sciopero”).

“I lavoratori d’Egitto sono la forza organizzata e produttrice di questo paese. […] Possono costituire la locomotiva della rivoluzione che destituirà i Fratelli Musulmani, il loro governo, i loro ministri e i loro governatori delle province, con l’obiettivo di realizzare le rivendicazioni della rivoluzione e i suoi slogan che chiedevano pane, libertà e giustizia sociale.”
Ecco, a due anni e mezzo dalla deposizione del “Faraone” Mubarak, i lavoratori lottano ancora perché le rivendicazioni della rivoluzione non rimangano lettera morta.

Leggi anche: Anche il movimento dei lavoratori in piazza contro Morsi


Comunicato congiunto: “Insieme butteremo giù il regime”

Traduzione a cura di Clash City Workers
Tratto da Mena Solidarity Network
Originale in arabo

La rivoluzione ha risvegliato lo spirito di lotta del popolo egiziano, coronando l’escalation di sit-in e scioperi dei lavoratori che sono andati crescendo dal 2006 – una mobilitazione guidata ed organizzata dagli stessi lavoratori oppressi. Le lotte dei lavoratori hanno giocato un ruolo centrale negli ultimi tre giorni dell’occupazione da parte di milioni di persone di Piazza Tahrir, costringendo il dittatore Mubarak a dimettersi, visto che il movimento di protesta dei lavoratori si diffondeva in gran parte del paese e con la sua radicalizzazione terrorizzava i governanti. Scelsero di sacrificare Mubarak, piuttosto che assistere alla caduta di tutto il regime.
Eppure, dopo pochi mesi la situazione dei lavoratori era proprio come prima o addirittura in via di peggioramento. Da allora abbiamo assistito ad ondate di proteste dei lavoratori, che non si limitavano alla coscienza delle loro rivendicazioni materiali immediate e alla battaglia per il miglioramento delle loro condizioni di vita, ma abbracciavano rivendicazioni di carattere generale e politico. La principale era quella di liberarsi dei padroni corrotti e di sottoporre a giudizio i responsabili della corruzione finanziaria ed amministrativa, così come i responsabili dell’ingiustizia che i lavoratori soffrivano in ogni aspetto delle loro vite, a dimostrazione della crescita della coscienza politica dei lavoratori stessi.
Oggi viviamo nel terzo anno della rivoluzione, ma stiamo raccogliendo ancora i frutti amari della dittatura sotto il governo dell’attuale regime, che ha riportato l’Egitto nella lista nera dell’OIL (Organizzazione Internazionale del Lavoro) dei paesi con le peggiori statistiche in merito ai diritti dei lavoratori.
Ora, alla vigilia di una nuova ondata della rivoluzione del nostro popolo, ricordiamo al mondo le rivendicazioni dei lavoratori egiziani all’indomani della rivoluzione, chiedendo:
•    Dov’è la nuova legge sui sindacati, la cosiddetta legge sulle libertà sindacali? Perché non è stata promulgata benché sia stata oggetto di discussione per più di due anni?
•    Perché la macchina della repressione viene usata sempre più contro le proteste dei lavoratori, fino al punto che lo sciopero presso la Portland Cement ad Alessandria è stato piegato dall’uso della polizia con cani?
•    Perché si stanno licenziando i lavoratori perché colpevoli di esercitare i propri diritti alla protesta ed allo sciopero, ed alcuni lavoratori stanno addirittura affrontando condanne in carcere con l’accusa del cosiddetto “incitamento allo sciopero”?
•    Perché ci sono migliaia di lavoratori disoccupati a causa della chiusura delle loro fabbriche o della fine dei loro contratti a termine? Perché lo stato è rimasto in silenzio mentre quasi 4000 fabbriche hanno chiuso, senza nemmeno porre domande ai proprietari e senza proteggere i diritti dei lavoratori?
•    Cos’è che impedisce l’attuazione delle leggi che migliorano le condizioni dei lavoratori, come la legge sul salario minimo e massimo, la nuova legge sul lavoro? Al contrario, sono state promulgate leggi contro gli interessi dei lavoratori, come quella sulla criminalizzazione dello sciopero, o leggi che chiedono tasse ai poveri e non toccano invece i ricchi e gli investitori. Bisogna additare l’attuale governo come colpevole e quelli precedenti, sia prima che dopo la rivoluzione, visto che hanno lavorato contro gli interessi dei lavoratori e in favore di quelli di una minoranza di investitori, di ricchi e grandi imprenditori. Questa gente non ha altro interesse se non quello di far crescere i suoi profitti succhiando sangue e sudore dai lavoratori e dai poveri.

E quindi che fare ora che una nuova ondata della rivoluzione è sul punto di scoppiare, il 30 giugno? Non c’è dubbio che la risposta per noi è andare nelle strade con i nostri compagni egiziani, raggiungendo i milioni che hanno firmato la petizione che ritirava la fiducia al presidente Mohamed Morsi. Quelli di noi che sono al lavoro nelle nostre fabbriche dovrebbero scioperare, fermando l’ingranaggio della produzione che porta profitto ai nostri padroni e niente a noi.
Quello che sta accadendo oggi porta alla mente i giorni che hanno preceduto la caduta di Mubarak: gli scioperi dei lavoratori scoppiano ovunque, le proteste contro la designazione di nuovi governatori riempiono le strade nelle province e la nostra situazione va di male in peggio con frequenti interruzioni di corrente e carenza di carburante. E quindi che stiamo aspettando?
I lavoratori d’Egitto sono la forza organizzata e produttrice di questo paese. Solo loro sono capaci di cambiare l’equilibrio di potere il 30 giugno e oltre. Possono costituire la locomotiva della rivoluzione che destituirà i Fratelli Musulmani, il loro governo, i loro ministri e i loro governatori delle province, con l’obiettivo di realizzare le rivendicazioni della rivoluzione e i suoi slogan che chiedevano pane, libertà e giustizia sociale. Non possiamo lasciare il campo libero ad altre forze permettendo che rubino la nostra rivoluzione e la nostra campagna per il cambiamento, dal momento che né la rivoluzione né il popolo trionferanno se non esprimiamo le nostre preoccupazioni ed aspirazioni.

Egyptian Federation of Independent Trade Unions, the Permanent Congress of Workers in Alexandria, the Revolutionary Socialists, Rebel Movement, the Egyptian Centre for Social and Economic Rights


pc 4 luglio - assemblea di sostegno alla gp in india 5 luglio Genova

Il Comitato di Sostegno alla Guerra Popolare in India terrà una serata
informativa sul tema, con proiezione di un video e successivo dibattito,
VENERDI’ 5 LUGLIO alle ore 21:00, presso i locali di MUSIC FOR PEACE, in via
Balleydier 60, nel quartiere genovese di San Pier d’Arena nella zona dell’elicoidale.

Interverrà un compagno del Comitato Internazionale di Sostegno alla Guerra
Popolare in India.

E’ auspicata la partecipazione di tutte le forze che si ritengono comuniste.



Per informazioni:

345.445.14.56 Stefano

http://guerrapopolare-india.blogspot.it

http://proletaricomunisti.blogspot.it

pc 4 luglio - la solidarietà alla GP in India agli operai delle fabbriche siderurgiche - ilva taranto, marcegaglia ravenna, dalmine bergamo



pc 4 luglio - a Bologna la propaganda della giornata internazionale a sostegno della Gp in India



pc 4 luglio - a roma con le donne in lotta contro stupri e femminicidi ore 10 piazza montecitorio

ADESIONI APPELLO MFPR PER IL 6 LUGLIO – al 18.6.13

Comitato diritti civili delle prostitute
Anna Bardelli di Milano, lavora all'università compagna di "movimento",
Giuseppa Amato di Milano è del Si.Cobas lavora nei poliambulatori che fanno capo al Niguarda
lavoratrici, disoccupate dello slai cobas per il sindacato di classe di Taranto
precarie, lavoratrici dello slai cobas per il sindacato di classe di Palermo
compagne del MFPR
Associazione “Iosò Carmela” Napoli
Centro Servizi disciplinare Roma
Lucha Ysiesta Roma - Aderiamo all'appello, ci saremo il 6 luglio e stiamo facendo girare - Michela
Lavoratrici Coordinamento “3ottobre” Milano
l'appoggio di Lella Costa
collettivo “Mai stare zitte” di Brindisi
Associazione culturale 'Teatro del Mare' Taranto
UDI Monteverde – Roma
compagne del coordinamento di Palermo 21 luglio
Caterina Tassone lavoratrice del S. Paolo di Milano
Anna Lavoratrice dell'USI del S. Paolo Milano
FLFL di Bologna
La Casa Di Venere centro antiviolenza Marsala
Monica Di Bernardo studentessa universitaria Roma
Alice (di Palermo) studentessa universitaria presso Macerata
Abbatto i Muri: condividiamo moltissimo il passaggio del vostro appello "Le donne non vogliono e non possono fidarsi e delegare al governo e allo Stato! " Uno Stato, che (...) ha forze dell'ordine strutturalmente impregnate di maschilismo, fascismo e sessismo, non può difendere le donne! Un governo che continuerà ad attaccare le condizioni di vita e di lavoro della maggioranza delle donne, non può difendere dai femminicidi e dagli stupri! Siamo noi, parte offesa e ferita a morte da questa società, che dobbiamo riprenderci la vita, con rabbia e determinazione."
Barbara Tartaglione - Medicina Democratica Alessandria – 392-0979814 - mrs.nabokov@hotmail.it
Nana Metti Bologna
francesca Molinari Acria
maddalena78@yahoo.it: Anche io aderisco alla Manifestazione del 6 luglio: se posso darvi una mano...volentieri!!!
Antonella primula daonensis (giovane disoccupata Palermo) Ai miei amici di Roma chiedo: spargete voce ai vostri amici di Roma e vicino Roma.. venite partecipate e sostenete.. STUPRI e FEMMINICIDI NON SONO SOLO un FATTO CULTURALE ma anche e SOPRATTUTTO un FATTO SOCIALE! E' UN'EMERGENZA SOCIALE MONDIALE! Contro i FINTI GOVERNI in FAVORE delle DONNE! CONTRO una gIUSTIZIA che in VERITA' è SEMPRE più un'INGIUSTIZIA per le VITTIME! STUPRO VIOLENZA PSICOLOGICA e FISICA STALKING e FEMMINICIDIO SONO dei REATI PENALI e come tali DEVONO ESSERE PERSEGUITI PENALMENTE! senza DIMENTICARCI le TANTE DONNE GRAVEMENTE OFFESE e LESE in TUTTO il MONDO per la loro condizione politico-sociale-economica!
Giorgia Martino: Se sarò a Roma contate sulla mia presenza certa!
Silvia Santarelli: partecipazione molto sentita la mia, ma purtroppo solo ideale. In bocca al lupo!
Francesca Calandra (lavoratrice del Comune di Palemo): sarò insieme a voi col cuore...mie carissime compagne... saluti rivoluzionari

Angela secondo profilo (Roma): Assolutamente si ...gia 'fatto, condiviso evento...
Daniela Tranchina (Grignasco): Io purtroppo ricevo i messaggi in ritardo o non mi vengono segnalati affatto. Comunque non potrei venire alle manifestazioni, perché abito in un paesino mal collegato, ma aderisco volentieri con il cuore.
Barbara Spinelli: care compagne, SARO' SICURAMENTE CON VOI, sempre in prima linea nella lotta al patriarcato e al femminicidio, in ogni luogo dove la si possa praticare. Ci vediamo il 6 a Roma. Barbara Spinelli
Coki Montenegro: vi chiedo di aggiungere alle adesioni Ana Maria Montenegro Taborga, Fabiola Del Vecchio, Ass. Donne per la Solidarietà onlus
Vale Tra Grazie per il fatto che scrivete che anche se non saremo presenti è come se lo fossimo e sarà così. Ugualmente partecipe e vicina come nella mente ogni giorno!
Annalisa Vandelia: Scusate non posso partecipare, io sono disabile, ma vi seguo sempre. Grazie

Julia Della giacoma: Scusate ragazze io quest'anno potro' partecipare solo col cuore a tutto questo le distanze per me sono troppo lunghe(vivo in Australia!) vi seguo comunque!!

Il gruppo Toponomastica Femminile creato da Maria Pia Ercolini presente in fb aderisce alla mobilitazione di sabato 6 luglio a Roma

Redazione Prismanews: Questa Testata non solo sara' presente ma condivide appieno il proclama.
Aderiamo convinti e sottoscriviamo!! Grazie e buon lavoro.

Barbara Romagnoli: perfetto grazie lo giro alle colleghe! (appello giornaliste), care amiche il 6 luglio sarò via per lavoro ma ho mandato mail ai miei contatti! Ha firmato per sciopero donne
barbara0romagnoli@gmail.com
Marcella Raiola, docente precaria di Lettere classiche, Torre del Greco (Napoli): Grazie!! Faccio girare. Aderisco e sottoscrivo, intanto… Spero che avrò finito con gli orali della maturità e con le scartoffie, per sabato prossimo! Faccio girare.

Helga Militello studentessa (Palermo): aderisco alla manifestazione del 6 Luglio a Roma


Federica Tourn (giornalista Torino) certo, sempre! Diffondiamo...

Controviolenzadonne – Laura De Micheli - info@controviolenzadonne.org

Tanya Atria (lavoratrice scuola Palermo) Sarò con voi con la mente e col cuore.

Dr.ssa Antonella Lucia Faiella Taranto - Marina Giovannini (disoccupata - L’Aquila) - Antonella Righi (Roma) - Federica Carbonin (Roma) - Maddalena Celano - Anita Silviano (Palermo) - Patrizia Bellezza (Attrice disoccupata - L’Aquila) - Veronica Picazzo - Fabiana De Carli - Helga Militello studentessa (Palermo) - Serena Tosi Santoro (Enterprising Youth Journalism e Fondatrice e Direttrice Editoriale testata presso Giornale Il Referendum) - Federica Tourn giornalista Torino - Resistenzantisistema - Rina Angelucci (Roma) - Elisabetta Cattaneo (Genova) - Antonella Finocchiaro (Roma) - Giorgia Geraci (Palermo) - Fabiana Stefanoni precaria della scuola della Cub di Modena - Ilenia Argento insegnante precaria del Coordinamento 3 Ottobre Milano
Alessandra Magrini - Attricecontro - Roma...io ci provo ma vi seguo sicuro dalla radio con le dirette dalle 12. in poi, baci...l'adesione eccola ovviamente
Annina StrummerMilano: K voi siate maledetti!!! K il vostro Dio v condanni in un inferno in terra!!! La pagherete,prima o poi ma la pagherete!
Sere Na Purtroppo non potrò esserci fisicamente ma con il cuore e con la mente sarò con voi!
Fabiola Del Vecchio: care, stiamo lavorando sodo per promuovere la manifestazione di sabato. Abbiamo contattato tante realtà e singole/i.
Per il nostro sito abbiamo fatto una locandina dove si invita a contattare voi per info e specifichiamo che è frutto della volontà di varie realtà. Siccome sta girando un bel po' ci sembrava corretto avvisarvi. Speriamo di essere tante, tante e tanti superando le dispersioni. Grazie, Fabiola Donne per la Solidarietà onlus

Grazia Negrini Donini Io non ricordo se ho firmato, in tutti modi lo faccio adesso come Grazia Negrini - Bologna e come Associazione Tavola delle donne contro la violenza e sulla sicurezza nella città. Bologna.

Fabiana De Carli Roma: Un altra frase che ci preme ribadire è: VOLEMO I SORDI!!!
Capisco che il contenuto sia un po' scarno ma riassume in pochissime parole una vita di precariato e difficoltà nel farsi pagare, essere economicamente indipendenti e libere di scegliere. Anche se libere si nasce. Grazie, fateci sapere. Saluti cari e lottosi

VENGOPRIMA! - Collettivo femminista&lesbico

MARIA LUPI marialupi@virgilio.it - ...in forse fino a oggi, speravo di poter essere sabato a Roma con voi! Nn mi è possibile troppo stancante da torino x il pupotto mio che è ancora troppo piccolino! Ma spero che sarà una scintilla dilagante e incendiaria!!!!!
A presto mia cara gigia!!!! Hasta siempre a tutte le compagne Maria di sommosse

pc 4 luglio - golpe controrivoluzionario e filoimperialista in Egitto

Proletari comunisti-PCm Italia denuncia il colpo di Stato militare realizzato in Egitto, con l'appoggio complice dell'imperialismo USA e dello Stato sionista israeliano.
In Egitto un movimento popolare di massa aveva rovesciato Mubarak, ma non è stato in grado di imporre
un governo rivoluzionario.
Fratelli Musulmani e militari hanno occupato il potere per mantenere al potere la borghesia egiziana e la collocazione dell'Egitto nell'orbita imperialista e sionista.
I fratelli mussulmani hanno vinto le elezioni e cercato via via di realizzare una dittatura fascista islamista sempre al servizio della classe dominante.
Il movimento di massa è nuovamente sceso in piazza contro il governo e la tendenza al regime dei Fratelli Musulmani di Morsi.
Per impedire uno sviluppo rivoluzionario di questo movimento l'esercito ha realizzato un golpe anti Morsi, trasformando l'Egitto ora in una dittatura apertamente militare che lavora per un governo di unità nazionale sotto il loro diretto controllo che rispetti gli interessi della borghesia egiziana e la sua collocazione nell'orbita imperialista e sionista.
Operai, masse proletarie e contadine, gioventù e donne non hanno nulla di buono da aspettarsi da questo regime; dovranno opporre ad esso resistenza e organizzazione nella prospettiva di una rivoluzione di nuova democrazia basata su operai, contadini, masse giovanili e femminili.

Proletari comunisti-PCm Italia sostiene chi in Egitto si muove lungo questa strada

proletari comunisti-PCm Italy
4 luglio 2013


pc 4 luglio - contro il fascismo sindacale - serve una giornata di mobilitazione nazionale con iniziative sui luoghi di lavoro e sotto le sedi di CGIL-CISL_UIL

questa iniziativa è assolutamente insufficiente

 

Roma, 4 luglio. IN PIAZZA CONTRO L’ACCORDO DEL 31 MAGGIO (SOTTOSCRITTO DA CONFINFUSTRIA CGIL, CIL, UIL E UGL) CHE VIETA LO SCIOPERO E PRIVATIZZA LA RAPPRESENTANZA SINDACALE


Giovedì 4 luglio ore 17,30 Piazza Santi Apostoli – Roma

Assemblea Pubblica




Con questo Protocollo  infatti si mira a estendere il modello Fiat, ovverosia a scambiare il monopolio della rappresentanza dato ai sindacati firmatari con la rinuncia al diritto di sciopero e al conflitto sindacale. L’assemblea aperta di domani vuole essere anche una prima risposta alla proposta avanzata ieri  dal Presidente della Commissione di Garanzia, Roberto Alesse, che chiede di trasformare in legge questo accordo, di natura privatistica, proprio  per impedire che il malessere provocato dalla crisi trovi modo di trasformarsi in conflitto sociale!


                                                                                               
Forum Diritti Lavoro

pc 4 luglio - quello della fiat è fascismo padronale ..lo dice anche la Corte costituzionale


La Consulta afferma che la Fiat non può escludere dalla rappresentanza i sindacati non firmatari di contratto nazionale. Un brutto colpo per Marchionne, ma è un campanello d'allarme anche per l'accordo vergogna del 31 maggio tra Cgil Cisl Uil e Confindustria.
La legittimità costituzionale dei diktat di Marchionne era stata sollevata e rimessa alla Consulta dai giudici dei tribunali di Torino, Modena, Vercelli, a seguito dei ricorsi
presentati dalla Fiom, esclusi dalle Rsa per non aver firmato il contratto specifico della Fiat, che si richiama all'articolo 19 della legge 300 del 1970.

La Fiom e i suoi legali avevano sollevato il contrasto con gli articoli 2, 3 e 39 della Costituzione, ossia sulla lesione del principio solidaristico, la violazione del principio di uguaglianza e del principio di libertà sindacale
La Corte costituzionale, si legge nel comunicato emesso dal Palazzo della Consulta, "nell'odierna camera di consiglio, ha dichiarato l'illegittimità costituzionale dell'art. 19, 1 c. lett. b) della legge 20 maggio 1970, n. 300 (c.d. 'Statuto dei lavoratori') nella parte
in cui non prevede che la rappresentanza sindacale aziendale sia costituita anche nell'ambito di associazioni sindacali che, pur non firmatarie di contratti collettivi applicati
nell'unita' produttiva, abbiano comunque partecipato alla negoziazione relativa agli stessi contratti quali rappresentanti dei lavoratori dell'azienda".

mercoledì 3 luglio 2013

pc 3 luglio - contro il governo reazionario islamista e il golpe dei generali entrambi al servizio dell'imperialismo e del sionismo


Sedici persone sono rimaste uccise questa notte in un attacco compiuto da un commando armato contro un gruppo di sostenitori del presidente Mohamed Morsi davanti all'università del Cairo. Almeno 200 persone sono rimaste ferite, secondo quanto riferito dalla televisione locale.
"Ci hanno attaccato con armi da fuoco. Io stesos ho soccorso un uomo che era stato colpito alla testa", ha affermato uno dei presenti, Mustafa Abdelnasser. In totale, 47 persone sono morte dall'inizio delle manifestazioni contro il capo dello Stato.

pc 3 luglio - lotta operaia alla natuzzi - puglia- per fermare chiusura e licenziamenti - tarantocontro informa





natuzzi - alcuni, pronti a tutto anche a «incendiare l'azienda» .. una parte degli operai, supportata da alcuni rappresentanti sindacali di base, avrebbe voluto proseguire con lo sciopero a oltranza


Natuzzi, fabbrica assediata dagli operai
«Smantelleremo quel piano di tagli»

Presidio dei lavoratori e da domani «sciopero bianco»
Lo Sviluppo Economico convoca le parti venerdì a Roma

SANTERAMO IN COLLE - Tanta rabbia,  per fermare Pasquale Natuzzi, colpevole di «succhiare il sangue di questo territorio per investire altrove». Alla Natuzzi, dopo anni di crisi e di cassa integrazione si sta scivolando verso la perdita dei posti di lavoro. Gli operai dei diversi stabilimenti murgiani hanno avviato sciopero e presidio, all'esterno del quartier generale di Santeramo in Colle, in provincia di Bari. La risposta immediata, viscerale, al piano di riassetto industriale («un piano di dismissione, chiamiamolo con il suo nome», rintuzzano i sindacati) cui il patron dei divani ha dato il via libera poche ore fa: il piano che prevede la messa in mobilità di 1.726 dipendenti in Puglia e Basilicata, su 2.700 occupati nel distretto murgiano.
LA MOBILITAZIONE - Alla chiamata per strada dei sindacati uniti in questa vertenza, hanno risposto in molti: lo sciopero, a Santeramo, è stato pressoché unanime, per la categoria degli operai; più tiepida la risposta degli impiegati, benché la mobilità riguardi - per quasi 150 unità - anche loro. Davanti ai cancelli si è formato un cordone di carabinieri in assetto antisommossa. Un'ambulanza e personale della Protezione civile assicuravano la tempestività di interventi, se necessari. I vigili urbani hanno chiuso completamente la strada, contrada Iazzitiello, su cui si troneggiano direzione e uffici della Natuzzi. Centinaia i lavoratori impegnati nel presidio che «deve diventare una vertenza nazionale, non meno importante per mezzi di informazione e governi, della Indesit o dell'Ilva», nonostante il sole bollente di luglio in terra murgiana. L'assemblea, per strada «perché noi non entriamo» ha indicato direzione e scadenze.
GLI APPUNTAMENTI - La più importante è quella di venerdì 5 luglio a Roma. Dopo le proteste dei sindacati e i timori delle istituzioni, il ministero dello Sviluppo Economico ha convocato per venerdì 5 luglio, alle ore 11, un incontro sul settore. Una delegazione sarà a Roma e i lavoratori sciopereranno per due ore all'inizio di ogni turno, presidiando i cancelli di ogni stabilimento.
Una parte degli operai, supportata da alcuni rappresentanti sindacali di base, avrebbe voluto proseguire con lo sciopero a oltranza. Ma molte voci si sono levate contro questo inasprimento repentino della lotta. Soprattutto un manipolo di donne, operaie, alcune delle quali in servizio alla Natuzzi da vent'anni, ha fatto vincere la linea più prudente: «In fabbrica si va ma non ci si ammazza di lavoro». Quindi da oggi i dipendenti non in cassa integrazione torneranno a lavorare. Ma l'ordine non scritto che si sono dati è di rallentare la produzione. «Non facciamo un danno a noi stesse, ma al signor Natuzzi», la tesi vincente.


natuzzi operai in lotta - ma la strada scelta è quella tradizioni - sindacati confederali - istituzioni... la rivolta è un'altra cosa

I lavoratori si oppongono alla chiusura degli impianti di Ginosa e Matera. Da ieri scioperi e assemblee

Natuzzi, “salotto” in rivolta

GINOSA – Uno sciopero al rallenty e a oltranza, e uno effettivo di due ore per venerdì mattina quando si svolgerà al Ministero dello Sviluppo Economico un incontro urgente per parlare della vertenza Natuzzi. Questo è quanto deciso dalle assemblee sindacali che si sono svolte nella primissima mattinata di ieri, nei differenti stabilimenti produttivi sparsi tra Puglia e Basilicata, tra le province di Bari, Taranto e Matera. Una forma di sciopero scelta per non sacrificare gli stipendi. E per far avvertire maggiormente il disagio all’azienda.
Alle 7 di ieri mattina, i lavoratori si sono riuniti anche nello stabilimento ginosino. Uno dei due che Natuzzi, con la relazione presentata in Confindustria lunedì mattina, ha annunciato di chiudere aggiungendo la volontà di ridimensionare il suo organico con la messa in mobilità di 1726 unità operative. La volontà di quasi dimezzare, la produzione, cancellando i siti di Ginosa e Matera, è stata accolta dai lavoratori con grandissima sofferenza. Fatto sta, che nella giornata di ieri diversi sono stati i momenti di forte agitazione che hanno animato la manifestazione che ha raccolto i lavoratori in assemblea sindacale presso i cancelli del core business natuzziano a Santeramo.
“Mantenere nei ranghi di una mobilitazione ordinaria e calma – ha spiegato l’rsu fillea Cgil, Massimo Vasco – è davvero difficile. Questo è quello che hanno percepito anche i rappresentanti delle forze dell’Ordine presenti alle assemblee. La disperazione è tanta, e le possibilità di futuro davvero quasi irreali”.
Una disperazione che è mossa da 10 anni di altalenanti fasi tra propositi di piani industriali alla presenza di Accordo di programma, da parte dell’azienda, e minacce di nuovi licenziamenti quando l’Accordo stesso tardava ad essere sottoscritto da Governo e Regioni Puglia e Basilicata. Quindi, la notizia dei 1726 possibili licenziamenti parrebbe essere giunta quasi come un fulmine a ciel sereno. Non così, invece per chi segue la vertenza Natuzzi dai suoi albori, oltre 10 anni fa.
Come dimenticare l’annuncio, da parte di Natuzzi, di possibili 1060 licenziamenti solo nel 2011? Il Corriere ne diede puntuale notizia. Seguendo le fasi che hanno portato alla temporanea risoluzione, all’epoca, grazie allo stanziamento di ulteriori – ulteriori – 2 anni di Cassa Integrazione Straordinaria da parte del Governo. “Ma all’epoca, – racconta Vasco, dopo aver cercato di calmare gli animi per un tafferuglio che aveva riscaldato il clima vicino ai cancelli a Santeramo – il problema non fu risolto. Solo rimandato, dal momento che il Governo annunciò in quell’occasione che quelle Cigs sarebbero state l’ultima deroga per la vertenza Natuzzi, e questa replicò dicendo che oltre agli ammortizzatori occorreva intervenire sul costo del lavoro, e ciò congiuntamente alla necessaria sottoscrizione dell’Accordo di Programma”.
L’Accordo, dotato di ben 101 milioni di euro, è stato sottoscritto in marzo di quest’anno e perfezionato poche settimane fa. Ma Natuzzi, è di parola. Vuole, anzi, pretende che s’intervenga sul costo del lavoro, perché così com’è, non ha più alcuna convenienza a mantenere le produzioni in Italia.
Per tutta questa serie di ragioni, la giornata di ieri è stata sofferta e animata da intenti spesso estremi, radicali, a fatica moderati grazie all’intervento dei sindacalisti di tutte le sigle presenti nelle differenti mobilitazioni.
Intanto, il Presidente del Consiglio ginosino, sta predisponendo un consiglio comunale straordinario e urgente aperto ai consigli dei comuni coinvolti dalla vertenza Natuzzi per giovedì pomeriggio.

pc 3 luglio - 6 LUGLIO UNA BELLA LOCANDINA


pc 3 luglio - Il gigante capitalista dai piedi di argilla - Un'analisi di classe dell'impero Riva

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pc 3 luglio - Michelin in lotta operaie in Francia da la Cause du peuple -giornale dei maoisti francesi

in via di traduzione

Il y a peu, Michelin annonçait la suppression de 730 emplois a l'usine de Joué-les-Tours suivie de la fermeture rapide de deux usines en Colombie. Pour la famille Michelin, de beaux profits sont toujours en perspective. Ce ne sont pas les patrons qui risquent de voir toute leur vie s'écrouler d'un seul coup, ce ne sont pas eux qui auront a subir l'angoisse des lendemains, des factures qui s'entassent, du chômage... Soyons en sûrs, les bourgeois qui dirigent n'ont aucun problème à ce niveau la, leurs train de vie de parasite reste assuré tant qu'ils pourront s'enrichir sur le sang et la sueur de notre classe.
Aujourd'hui, les ouvriers et ouvrières de Michelin se sont réunis a Clermont-Ferrand pour protester contre les licenciements annoncés par la direction. A l'arrivée devant le siège social de l'entreprise, il y a eu une vitre détruite ainsi qu'une porte d'entrée, ce qui est bien peu de chose a coté des milliers de famille ouvrières que le patronat veut réduire à la misère.
Qu'est ce que c'est que travailler chez Michelin ? C'est suivre des cadences infernales entrecoupées de périodes de chômages technique quand la production ralentit. C'est être réduit a l'état de machine, c'est s'esquinter sur une chaîne avec les contremaîtres qui aboient à longueur de journée, exposés à des produits toxitques. Pourtant le maigre salaire que daigne accorder le patron pour ce travail de forçat, il faut se battre pour le conserver, ce n'est pas une question de choix, c'est une question de survie.
Être ouvrier ou ouvrière c'est souffrir le soir quand ont rentre chez soit, c'est avoir une espérance de vie de plusieurs années inférieure à celle d'un cadre. Et pourtant être ouvrier est une fierté car nous appartenons a une classe sociale qui a un rôle a jouer dans l'histoire, nous avons entre nos mains l'avenir. La bourgeoisie elle n'est qu'une classe parasite, nous le voyons bien avec Michelin. D'un coté des milliers d'hommes et de femme qui se tuent au travail de part le monde pour produire l'ensemble des richesses de l'entreprise, que l'on jette comme de simple kleenex après usage. De l'autre une poignée de bourgeois qui tire sa richesse de l'exploitation des travailleurs et qui ont le pouvoir de décider de la vie des ouvriers et de leurs familles, bien au chaud dans des salons cossus.
Alors si demain nous entendons parler de casseurs, si ont nous présente les prolétaires qui ont osé lever la tête, comme étant des voyous et des bandits, nous ne devons pas tomber dans le panneau. Que l'on travaille chez Michelin, ailleurs, que l'on soit au chômage, nous ne formons qu'une seule classe sociale et nous avons les mêmes intérêts. Ensemble nous formons la classe ouvrière et nous représentons l'avenir de ce monde.
Que les bourgeois soient prévenus, le jour ou nous déciderons de reprendre nos affaires en main, ce ne sont pas quelques vitrines qui tomberont en morceaux, mais l'ensemble de leur société capitaliste et les chiens de garde qui la protègent.
C'EST NOUS QUI PRODUISONS LES RICHESSES, C'EST A NOUS DE DIRIGER LA SOCIETE!

pc 3 luglio - solidarietà con le masse turche in lotta contro il governo fascista islamista di erdogan


pc 3 luglio - Franca Rame e Margherita Hack - due grandi donne che ci hanno lasciato - continuiamo a ricordarle nelle iniziative



pc 3 luglio - Filippine-India le guerre popolari si stringono la mano

Il PC delle Filippine estende a tutto il  mese di luglio la campagna di sostegno alla guerra popolare in india
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csgp india@gmail.com

pc 3 luglio - l'imperialismo e i suoi governi reazionari nel mirino della rivoluzione dall'india a tutto il mondo