Il testo della dichiarazione comune per la
costituzione di un movimento politico anticapitalista e libertario
sottoscritta da decine di militanti politici e sindacali. Primo
appuntamento l'11 maggio a Bologna al Teatri Galliera (via Matteotti),
ore 10.00
Dichiarazione comunePer un movimento politico anticapitalista e libertario
Questo non è un appello, ma una proposta di lotta.
Vediamo e viviamo la miseria, l’offesa alla libertà e alla dignità della
persona, la devastazione della natura esercitate ogni giorno da parte
di un capitalismo criminale.
Un giorno una corte di giustizia dovrà essere istruita contro i responsabili di questi crimini contro l’umanità.
Ma ora dobbiamo prima di tutto smettere di piangere, rimboccarci le maniche e lottare.
Siamo donne e uomini con diversi percorsi politici, di lotta sociale e
ambientalista, per le libertà civili la democrazia e l’uguaglianza.
Abbiamo in comune la volontà, la passione e la rabbia di non rassegnarci e di non arrenderci.
Certo il socialismo reale è crollato nel passato per sue colpe, ma il capitalismo reale oggi distrugge il presente e il futuro.
Per questo torna all’ordine del giorno la necessità di costruire
un’alternativa all’attuale sistema economico, sociale e politico.
Per questo oggi più che mai sentiamo vive le nostre radici comuniste e
libertarie, antifasciste e antirazziste, femministe e ambientaliste.
Non c’è liberazione possibile nel compromesso con l’attuale governo autoritario dell’economia e della società.
Lo hanno capito le donne e gli uomini del Mediterraneo, che ci insegnano a ribellarci.
Lo hanno capito donne e uomini dell’America Latina che si mobilitano per il socialismo del XXI secolo.
Lo hanno capito tutte e tutti coloro che fin sotto i templi del denaro e
del potere nei paesi più ricchi hanno gridato: noi siamo il 99%!
Lo hanno capito quelle donne e quegli uomini d’Europa, che dalla Grecia
alla Islanda, dalla Spagna a Cipro, scendono in piazza per rovesciare
quelle politiche di austerità che stanno uccidendo ogni residuo di stato
sociale e democrazia.
Noi ci sentiamo, vogliamo, essere parte di tutto questo.
L’Europa è oggi occupata dal regime della Troika e dei governi che la
sostengono. Il popolo non è più sovrano, è solo debitore. Tutti i
governi fanno guerra sociale ai loro popoli. La democrazia è ridotta a
spettacolo televisivo.
Noi crediamo che, come nel 1848 e nel
1945, tutta l’Europa debba liberarsi dalla tirannia: allora dei sovrani
assoluti prima e del fascismo poi, oggi del capitalismo finanziario e
della sua oligarchia economica, politica e culturale.
Noi crediamo che sia all’ordine del giorno la necessità di un cambiamento rivoluzionario.
Noi non facciamo nessun generico appello all’unità.
Noi ci uniamo per la rottura con questa Europa e con questo capitalismo, per costruire una nuova storia comune.
È necessario che anche in Italia tornino in campo il pensiero critico, i
progetti, le pratiche di un movimento politico anticapitalista di
massa. Oggi questo in Italia non c’è e noi proponiamo di ricostruire
partendo dal conflitto sociale.
Non ci nascondiamo le macerie
che abbiamo intorno. Sinora tutti i tentativi di far emergere un
progetto politico anticapitalista unitario dalle lotte sociali, civili,
ambientali e per la libertà delle donne sono falliti. Questi fallimenti
hanno precise responsabilità politiche, ma rimandano anche ad una
questione più di fondo.
Oggi la sola lotta di classe pienamente
legittimata è quella che viene dai ricchi verso i poveri, dai padroni
verso gli operai, da chi ha il potere verso chi non ne ha. Tutti i
bisogni, i diritti e le libertà degli oppressi sono invece contrapposti e
frantumati tra loro.
Noi pensiamo che ci sia un nesso profondo
fra dominio capitalistico e patriarcale, fra sfruttamento e
mercificazione e che non ci siano bisogni di liberazione che possano
essere sacrificati ad altri.
La dignità di chi lavora non può
essere sacrificata al diritto a lavorare ed entrambi non possono venir
prima del diritto alla salute e alla salvaguardia dell’ambiente. Non c’è
lotta sociale e ambientale che venga prima di quella per la libertà e
l’autodeterminazione delle donne. Riifiutiamo ogni contrapposizione fra
diritti dei nativi e dei migranti.
Il capitalismo che si
proclama liberale, ancora più astutamente in questa epoca di crisi,
contrappone i bisogni di liberazione degli uni a quelli degli altri
tirando la coperta stretta delle libertà dal lato che più gli conviene. I
giovani precari contro i genitori occupati, l’ambiente contro gli
operai, i diritti delle donne contro quelli del lavoro. La risposta non è
il prevalere di un interesse sugli altri, ma invece il reciproco
riconoscimento su un piano di parità e la costruzione dell’unità tra i
conflitti contro gli avversari comuni.
La più grave crisi
economica dal dopoguerra si abbatte sull’Italia, e non ci sono vie per
superarla se si resta nel campo di quel pensiero politico unico che oggi
viene definito come riformismo, ma che in realtà è solo una cultura
politica del meno peggio, una tecnologia del potere adottata da tutte le
forze che si alternano al governo e che ha come primo obiettivo quello
di impedire o sterilizzare il conflitto sociale.
La democrazia
italiana è commissariata, come mostra l’istituzione del pareggio di
bilancio in Costituzione votata da PD, PdL e Monti. Le scelte di fondo,
politiche ed economiche, sono definite dal pilota automatico, cioè dai
vincoli e dalle regole del fiscal compact e dei trattati di Maastricht e
Lisbona, dal supergoverno della Troika.
Tutto questo è
precipitato su una democrazia già devastata da venti anni di
berlusconismo e da un contrasto subalterno ad esso, quale quello
condotto dal centrosinistra e dalla grande stampa. L’antiberlusconismo
ha spesso mutuato dal suo avversario i principi di fondo, quali il
maggioritario e la governabilità, la centralità del mercato e il
liberismo, le privatizzazioni e l’anticomunismo. A volte è sembrato che
l’accusa principale a Berlusconi sia stata quella di non essere un vero
liberale di destra.
Anche per queste ragioni la domanda di
cambiamento e rottura in Italia si è rivolta in gran parte al M5S. Essa
esprime un bisogno di rottura democratica giusto, ma insufficiente. Non
ci sarà vera trasformazione democratica senza una profonda e radicale
trasformazione sociale. I poteri del capitalismo globalizzato e della
casta sono intrecciati tra loro in un sistema oligarchico di potere che
governa anche il senso comune con i grandi mezzi di comunicazione di
massa. Se non si rovescia il potere di questa oligarchia, le rotture dei
privilegi della casta saranno marginali e di puro effetto mediatico, il
potere vero sopravviverà e riderà di noi.
Il cambiamento non si
realizzerà se la lotta contro le caste burocratiche non sarà parte di
quelle contro lo sfruttamento del lavoro e la devastazione della natura,
contro la mercificazione delle vite e la disuguaglianza sociale, contro
il patriarcato e la violenza maschile contro le donne.
Agli
inizi del nuovo secolo il grande movimento che portò alle giornate di
Genova sembrava aver individuato la strada della costruzione di un
soggetto politico anticapitalista di massa, nel quale tutti i conflitti
potessero liberamente riconoscersi. La catastrofica esperienza della
partecipazione della sinistra radicale al governo Prodi ha distrutto
questo percorso.
Un soggetto anticapitalista di massa non può
che essere alternativo sia al social-liberismo del centrosinistra, sia
al conservatorismo del centrodestra, che in Italia ed in Europa – a
volte in alternanza, a volte proprio assieme – governano con le stesse
politiche economiche e sociali. I
Privatizzazioni, flessibilità e
precarietà del lavoro, tagli progressivi alla scuola pubblica alle
pensioni e allo stato sociale, sono scelte comuni a questi due
schieramenti; come dimostra il governo Monti, che ha distrutto le
pensioni e l’articolo 18 con il sostegno di entrambi e il silenzio dei
grandi sindacati.
La concertazione sindacale ha accompagnato e
cogestito la regressione sociale e dei diritti del lavoro. Per questo
una alternativa radicale alle politiche liberiste passa anche attraverso
la la lotta per restituire a lavoratrici e lavoratori un grande
movimento sindacale di classe, democratico e indipendente dai partiti.
Alternativa oggi vuol dire prima di tutto NO all’Europa del fiscal
compact e dell’austerità imposta dai trattati e dai loro vincoli.
Bisogna dire NO ora alle missioni di guerra e alla Nato.
Alternativa oggi vuol che dopo trenta anni di politiche liberiste prima
di tutto bisogna distruggere la disoccupazione di massa.
Alternativa significa il rifiuto del vincolo del debito, la
nazionalizzazione e la socializzazione delle banche e delle imprese
strategiche, l’istituzione di poteri democratici reali e diffusi nei
luoghi di lavoro, nel territorio, nelle istituzioni. Ci vuole un piano
di grandi interventi pubblici per milioni di piccole opere, cancellando
tutte le TAV che distruggono ambiente e lavoro.
Alternativa
significa la costruzione, la difesa, la riappropriazione e gestione
sociale dei beni comuni, contro la mercificazione delle vite,
dell’ambiente e della salute, della conoscenza.
Alternativa,
perché bisogna riprendere la marcia verso l’eguaglianza sociale partendo
dalla riduzione generalizzata degli orari di lavoro, dall’abbassamento
della età della pensione, dalla cancellazione delle leggi sulla
precarietà, e di quelle sullo schiavismo e la criminalizzazione dei
migranti.
Alternativa perché ci vuole una grande redistribuzione
della ricchezza verso il basso, con un generale ed egualitario
incremento delle retribuzioni e delle pensioni più basse, e con la
istituzione di un reddito minimo garantito.
Alternativa, perché
nulla di tutto questo potrà essere realizzato con le vecchie classi
politiche di destra e di sinistra e con l’attuale sistema di
concertazione burocratica sindacale.
Alternativa, perché un
movimento politico anticapitalista è necessario per ricostruire forza e
unità in tutto il mondo oppresso e disperso dalla precarizzazione
devastante che ha imperversato in questi venti anni.
Noi siamo
con quella grande maggioranza che oggi paga la crisi, dal lavoro
dipendente privato e pubblico al lavoro autonomo e parasubordinato, al
precariato diffuso manuale ed intellettuale, al popolo delle grandi
periferie metropolitane, agli immigrati, alle donne espulse dal lavoro e
colpite dai tagli allo stato sociale.
Noi siamo con le
popolazioni del Meridione, che pagano due volte la crisi e che non
vogliono precipitare nella desertificazione economica e sociale, nel non
lavoro, nello sfruttamento schiavistico dei migranti e nella nuova
emigrazione.
Noi lottiamo per la costruzione di una
rappresentanza politica che non abbia come prima e unica ragione la
presenza nelle istituzioni, ma che sia strumento della ricomposizione e
organizzazione conflittuale del blocco sociale degli oppressi. Nessuno
si deve più vergognare e isolare per la sua povertà, solo le relazioni
solidali e il conflitto rompono la solitudine.
Occorre rompere
con ogni subalternità al centrosinistra, con l’opportunismo
elettoralistico, ma anche con quei settarismi e quella frantumazione che
hanno portato la sinistra comunista e anticapitalista italiana ad
essere la più piccola e ininfluente dEuropa. Ci sono tante esperienze di
sinistra alternativa che crescono in Europa. Esse ci dicono che la
strada che vogliamo percorrere è praticabile, purché si abbia il
coraggio di ripartire su nuove basi.
Proponiamo di costruire un
movimento politico anticapitalista e libertario di donne e uomini che
vogliono lottare, sulla base di un programma di alternativa economica,
politica e culturale, con adesioni individuali e pratiche di democrazia
realmente partecipativa, con un sistema di relazioni plurali ed
aperte.Vogliamo costruire questo movimento ed il suo programma imparando
dalle lotte sociali e delle esperienze concrete in atto.
Pensiamo alla lunga resistenza del popolo della Valle Susa, capace di
mobilitazioni di massa, di azioni dirette, di conflitto e iniziativa
istituzionale. Pensiamo alle organizzazioni popolari per il consumo e
per il diritto all’abitare, alle lotte degli operai che spontaneamente
hanno scioperato contro la cancellazione dell’articolo 18 e a quelle dei
migranti contro il caporalato della logistica, alle mobilitazioni degli
studenti, degli insegnanti, dei ricercatori.Tutte queste lotte
annunciano e reclamano un nuovo spirito unitario e nuove modalità di
partecipazione e organizzazione. Vogliamo che esse siano gli elementi
costituenti del movimento politico.
Siamo tuttora in differenti
esperienze e in diverse organizzazioni politiche e sociali, ma riteniamo
urgente l’avvio di un percorso comune, che vogliamo aperto, senza
esclusioni basate su piccole discriminanti o pregiudiziali.
Per
noi la sola condizione indispensabile per partire è sentire la profonda
necessità di costruire ora e assieme un movimento politico
anticapitalista e libertario di massa, alternativo e indipendente
rispetto agli attuali grandi schieramenti politici.
Per questo
motivo convochiamo un primo incontro aperto a tutte e tutti coloro che
vogliono confrontarsi che siano interessati a un comune percorso per
costruire l’alternativa.
Vogliamo con esso dare avvio a un
viaggio comune nelle lotte e nelle sofferenze del paese. Alla fine di
esso convocheremo una assemblea per decidere.
Primo appuntamento a Bologna l’11 maggio.

Claudio Amato, militante sindacale Roma
Fabio Amato, attivista politico
Cesare Antetomaso, avvocato
Imma Barbarossa, femminista
Fulvio Beato, attivista sindacale S. Maria Capua Vetere
Sergio Bellavita, militante sindacale
Marco Benevento, rsu Alenia Thales Roma
Lina Gladys Bianconi, femminista
Carmela Bonvino, attivista sindacale Roma
Biagio Borretti, militante politico Napoli
Massimo Bortoloni, rsu Terna Lombardia
Franco Bruno, militante sindacale Napoli
Fabrizio Burattini, militante sindacale
Maria Grazia Campari, avvocata del lavoro
Sergio Cararo. attivista politico Roma
Carlo Carelli, rsu Unilever Lodi
Chiara Carratù. precaria scuola Cuneo
Mauro Casadio. attivista politico Roma
Giuseppe Catucci, militante sindacale Bari
Susi Ciolella, licenziata Alitalia
Eliana Como, militante sindacale Bergamo
Pino Commodari, funzionario Regione Calabria
Daniela Cortese, rsu Telecom Sparkle Roma
Giorgio Cremaschi, militante sindacale
Leonardo de Angelis, delegato Sistemi Informatici roma
Walter De Cesaris, militante politico
Carmine De Sio, operaio No Amianto Salerno
Domenico De Stradis, rsu FIAT Melfi
Vittoria Di Prizito, femminista insegnante
Giacomo Divizia, militante sindacale Cuneo
Nicoletta Dosio, movimento No Tav
Valerio Evangelisti, scrittore
Riccardo Faranda, avvocato del lavoro Roma
Eleonora Forenza, ricercatrice precaria, femminista
Michele Franco. attivista politico Napoli
Delia Fratucelli, delegata Poste Torino
Maurizio Fusà, delegato aziendale ASL RmB Roma
Lorenzo Giustolisi, insegnate precario Torino
Simone Grisa, militante sindacale Bergamo
Carlo Guglielmi, avvocato del lavoro Roma
Giusi Lazzaro, precaria scuola Roma
Tiziano Loreti, militante politico Bologna
Francesco Locantore, precario scuola Roma
Pasquale Loiacono, rsu Fiat Mirafiori
Valter Lorenzi, attivista politico Pisa
Aurelio Macciò, delegato Ministero della salute genova
Loredana Marino, precaria, attivista politica
Margherita Matteo, femminista Taranto
Patrizia Modesti, delegata Croce Rossa Roma
Antonio Moscato, docente storia del movimento operaio Macerata
Francesco Musumeci, medico Salerno
Alfio Nicotra, giornalista, pacifista
Gianluca Nigro, attivista antirazzista
Ferruccio Nobili, funzionario Provincia Roma
Massimo Paparella, militante sindacale Bari
Emidia Papi, militante sindacale
Tiziano Peracchi, rsu Mingazzini Parma
Francesco Piobbichi, attivista politico
Luigi Presutti, delegato assistenti traffico Roma
Ernesto Rascato, attivista politico Aversa
Giuliana Righi, militante sindacale, Bologna
Annamaria Rivera, femminista militante antirazzista
Daniela Rottoli, rsu San Raffaele Milano
Franco Russo, attivista politico Roma
Giovanni Russo Spena, attivista politico
Antonia Sani, docente, ass.ne per la democrazia costituzionale
Viviana Savino, precaria scuola Roma
Nando Simeone, militante politico
Mario Sinopoli, militante sindacale Calabria
Anita Sonego, femminista consigliera comunale Milano
Fabrizio Tomaselli, militante sindacale
Laura Tonoli, militante sindacale Brescia
Franco Turigliatto, militante politico Torino
Iacopo Venier, giornalista
Carlos Venturi, militante politico Bologna
Nico Vox, militante sindacale
Pasquale Voza, Università di Bari
http://perunmovimentoanticapitalista.wordpress.com/per-aderire/