giovedì 9 maggio 2013

pc 9 maggio - all'ilva taranto terzo infortunio in due giorni

ilva - riva nostro che sei ai domiciliari o in latitanza dacci oggi il nostro infortunio quotidiano


Ancora un incidente all'Ilva di Taranto dopo i due precedenti . Un operaio,Luigi Papa, mentre era impegnato nella chiusura di un rotolo di acciaio nell'area del terzo sporgente del porto, gestito dal Siderurgico, è scivolato cadendo su un altro rotolo di lamiera e battendo la spalla. Il lavoratore, secondo fonti sindacali, ha avvertito un forte dolore ed è stato accompagnato in infermeria per accertamenti.


Terzo infortunio in 3 giorni


comunicato slai cobas ilva per il sindacato di classe Taranto

TROPPI INFORTUNI, OCCORRE PIU' PROTESTA E COMBATTIVITA'
le proposte dello slai cobas Ilva


L'infortunio accaduto invece all'operaio Benedetto Montemurro precipitato da un ponteggio alto 4 metri mentre faceva saldature al convertitore dell'Acc.1, poteva avere conseguenze molto più gravi. Ma soprattutto mette in evidenza la realtà all'Ilva che è diventata e sta diventando ogni giorno sempre più pesante e inaccettabile perchè la verità è che c'è una situazione generale, strutturale nella maggiorparte delle aree dello stabilimento che sta peggiorando nettamente, in cui anche la manutenzione "normale" non viene fatta e di fatto si taglia sugli interventi di sicurezza, e gli operai devono lavorare in una situazione dovunque e costantemente a rischio.

La dinamica dell'infortunio di Benedetto non è molto differente (se non per l'altezza del ponteggio) da quella che a febbraio ha portato alla morte di Ciro Moccia - dopo che nei mesi immediatamente precedenti erano morti Claudio Marsella al Mof e Francesco Zaccaria alla gru del porto.
Altre volte poi è successo che i ponteggi sono crollati o le pedane si sono rotte, perchè messe male o vecchie. Ma il rischio è continuo: ai primi di aprile vi sono stati 2 infortuni, uno al Pla2 dove un operaio è rimasto col piede incastrato tra lamiera e rullo, un altro al Treno nastri.
Per non parlare dei gravi incidenti che stanno accadendo troppo spesso ultimamente, con incendi, crolli, apertura di voragini come il 5 maggio sulla strada che collega l'Altoforno 2 all'Altoforno 4, che ha provocato la caduta di un trattore/rimorchio per fortuna in quel momento senza operaio.
In una situazione in cui viene fuori ora, dopo che gli operai lo hanno da sempre denunciato, la presenza di amianto in Ilva, per esempio al carroponte dell'Acceieria1.
Si parla di messa a norma dell'area a caldo, ma qui è tutta la fabbrica che andrebbe messa a norma.

E i sindacati Fim, Fiom e Uilm fanno sempre la denuncia post, mai prima!!
Ieri hanno proclamato uno sciopero, per i ritardi nei soccorsi e per l'assenza di un piano di evacuazione. Certo, al danno dell'infortunio si aggiunge anche il danno della lentezza dei soccorsi che (come successe al
Mof) possono mettere a rischio la vita dell'operaio infortunatosi. Ma Fim, Fio, Uilm e gli RLS attuali sembrano che sono ciechi su come sta precipitando la situazione della sicurezza in Ilva.

Gli operai sempre più vengono mandati allo sbaraglio. Ma anche qui occorre più protesta, più combattività, più solidarietà da parte degli stessi operai.

LO SLAI COBAS ILVA E' IMPEGNATO E FA APPELLO A TUTTI GLI OPERAI PER:

- RIPRENDERE LA DENUNCIA DEI PUNTI DI CRITICITÀ (sull'esempio del Mof e del Ome-Mua) PER FARE UNA PIATTAFORMA SULLA SICUREZZA IN OGNI REPARTO E IN TUTTE LE IMPRESE.

- POTENZIAMENTO DEL RUOLO DEGLI RLS IN FABBRICA DA ELEGGERE SUI POSTI DI
LAVORO TRA TUTTI I LAVORATORI INDIPENDENTEMENTE DALLE SIGLE SINDACALI

- POSTAZIONE ISPETTIVA FISSA ALL'ILVA.


SLAI COBAS ILVA
v. Rintone, 22 TA - slaicobasta@gmail.com - 3475301704

pc 9 maggio - Sabato 11 maggio a Bologna. Per un movimento anticapitalista ... la redazione di proletari comunisti partecipa come osservatore all'assemblea



Il testo della dichiarazione comune per la costituzione di un movimento politico anticapitalista e libertario sottoscritta da decine di militanti politici e sindacali. Primo appuntamento l'11 maggio a Bologna al Teatri Galliera (via Matteotti), ore 10.00


Dichiarazione comune
Per un movimento politico anticapitalista e libertario

Questo non è un appello, ma una proposta di lotta.

Vediamo e viviamo la miseria, l’offesa alla libertà e alla dignità della persona, la devastazione della natura esercitate ogni giorno da parte di un capitalismo criminale.

Un giorno una corte di giustizia dovrà essere istruita contro i responsabili di questi crimini contro l’umanità.

Ma ora dobbiamo prima di tutto smettere di piangere, rimboccarci le maniche e lottare.

Siamo donne e uomini con diversi percorsi politici, di lotta sociale e ambientalista, per le libertà civili la democrazia e l’uguaglianza.

Abbiamo in comune la volontà, la passione e la rabbia di non rassegnarci e di non arrenderci.

Certo il socialismo reale è crollato nel passato per sue colpe, ma il capitalismo reale oggi distrugge il presente e il futuro.

Per questo torna all’ordine del giorno la necessità di costruire un’alternativa all’attuale sistema economico, sociale e politico.

Per questo oggi più che mai sentiamo vive le nostre radici comuniste e libertarie, antifasciste e antirazziste, femministe e ambientaliste.

Non c’è liberazione possibile nel compromesso con l’attuale governo autoritario dell’economia e della società.

Lo hanno capito le donne e gli uomini del Mediterraneo, che ci insegnano a ribellarci.

Lo hanno capito donne e uomini dell’America Latina che si mobilitano per il socialismo del XXI secolo.

Lo hanno capito tutte e tutti coloro che fin sotto i templi del denaro e del potere nei paesi più ricchi hanno gridato: noi siamo il 99%!

Lo hanno capito quelle donne e quegli uomini d’Europa, che dalla Grecia alla Islanda, dalla Spagna a Cipro, scendono in piazza per rovesciare quelle politiche di austerità che stanno uccidendo ogni residuo di stato sociale e democrazia.

Noi ci sentiamo, vogliamo, essere parte di tutto questo.

L’Europa è oggi occupata dal regime della Troika e dei governi che la sostengono. Il popolo non è più sovrano, è solo debitore. Tutti i governi fanno guerra sociale ai loro popoli. La democrazia è ridotta a spettacolo televisivo.

Noi crediamo che, come nel 1848 e nel 1945, tutta l’Europa debba liberarsi dalla tirannia: allora dei sovrani assoluti prima e del fascismo poi, oggi del capitalismo finanziario e della sua oligarchia economica, politica e culturale.

Noi crediamo che sia all’ordine del giorno la necessità di un cambiamento rivoluzionario.

Noi non facciamo nessun generico appello all’unità.

Noi ci uniamo per la rottura con questa Europa e con questo capitalismo, per costruire una nuova storia comune.

È necessario che anche in Italia tornino in campo il pensiero critico, i progetti, le pratiche di un movimento politico anticapitalista di massa. Oggi questo in Italia non c’è e noi proponiamo di ricostruire partendo dal conflitto sociale.

Non ci nascondiamo le macerie che abbiamo intorno. Sinora tutti i tentativi di far emergere un progetto politico anticapitalista unitario dalle lotte sociali, civili, ambientali e per la libertà delle donne sono falliti. Questi fallimenti hanno precise responsabilità politiche, ma rimandano anche ad una questione più di fondo.

Oggi la sola lotta di classe pienamente legittimata è quella che viene dai ricchi verso i poveri, dai padroni verso gli operai, da chi ha il potere verso chi non ne ha. Tutti i bisogni, i diritti e le libertà degli oppressi sono invece contrapposti e frantumati tra loro.

Noi pensiamo che ci sia un nesso profondo fra dominio capitalistico e patriarcale, fra sfruttamento e mercificazione e che non ci siano bisogni di liberazione che possano essere sacrificati ad altri.

La dignità di chi lavora non può essere sacrificata al diritto a lavorare ed entrambi non possono venir prima del diritto alla salute e alla salvaguardia dell’ambiente. Non c’è lotta sociale e ambientale che venga prima di quella per la libertà e l’autodeterminazione delle donne. Riifiutiamo ogni contrapposizione fra diritti dei nativi e dei migranti.

Il capitalismo che si proclama liberale, ancora più astutamente in questa epoca di crisi, contrappone i bisogni di liberazione degli uni a quelli degli altri tirando la coperta stretta delle libertà dal lato che più gli conviene. I giovani precari contro i genitori occupati, l’ambiente contro gli operai, i diritti delle donne contro quelli del lavoro. La risposta non è il prevalere di un interesse sugli altri, ma invece il reciproco riconoscimento su un piano di parità e la costruzione dell’unità tra i conflitti contro gli avversari comuni.

La più grave crisi economica dal dopoguerra si abbatte sull’Italia, e non ci sono vie per superarla se si resta nel campo di quel pensiero politico unico che oggi viene definito come riformismo, ma che in realtà è solo una cultura politica del meno peggio, una tecnologia del potere adottata da tutte le forze che si alternano al governo e che ha come primo obiettivo quello di impedire o sterilizzare il conflitto sociale.

La democrazia italiana è commissariata, come mostra l’istituzione del pareggio di bilancio in Costituzione votata da PD, PdL e Monti. Le scelte di fondo, politiche ed economiche, sono definite dal pilota automatico, cioè dai vincoli e dalle regole del fiscal compact e dei trattati di Maastricht e Lisbona, dal supergoverno della Troika.

Tutto questo è precipitato su una democrazia già devastata da venti anni di berlusconismo e da un contrasto subalterno ad esso, quale quello condotto dal centrosinistra e dalla grande stampa. L’antiberlusconismo ha spesso mutuato dal suo avversario i principi di fondo, quali il maggioritario e la governabilità, la centralità del mercato e il liberismo, le privatizzazioni e l’anticomunismo. A volte è sembrato che l’accusa principale a Berlusconi sia stata quella di non essere un vero liberale di destra.

Anche per queste ragioni la domanda di cambiamento e rottura in Italia si è rivolta in gran parte al M5S. Essa esprime un bisogno di rottura democratica giusto, ma insufficiente. Non ci sarà vera trasformazione democratica senza una profonda e radicale trasformazione sociale. I poteri del capitalismo globalizzato e della casta sono intrecciati tra loro in un sistema oligarchico di potere che governa anche il senso comune con i grandi mezzi di comunicazione di massa. Se non si rovescia il potere di questa oligarchia, le rotture dei privilegi della casta saranno marginali e di puro effetto mediatico, il potere vero sopravviverà e riderà di noi.

Il cambiamento non si realizzerà se la lotta contro le caste burocratiche non sarà parte di quelle contro lo sfruttamento del lavoro e la devastazione della natura, contro la mercificazione delle vite e la disuguaglianza sociale, contro il patriarcato e la violenza maschile contro le donne.

Agli inizi del nuovo secolo il grande movimento che portò alle giornate di Genova sembrava aver individuato la strada della costruzione di un soggetto politico anticapitalista di massa, nel quale tutti i conflitti potessero liberamente riconoscersi. La catastrofica esperienza della partecipazione della sinistra radicale al governo Prodi ha distrutto questo percorso.

Un soggetto anticapitalista di massa non può che essere alternativo sia al social-liberismo del centrosinistra, sia al conservatorismo del centrodestra, che in Italia ed in Europa – a volte in alternanza, a volte proprio assieme – governano con le stesse politiche economiche e sociali. I

Privatizzazioni, flessibilità e precarietà del lavoro, tagli progressivi alla scuola pubblica alle pensioni e allo stato sociale, sono scelte comuni a questi due schieramenti; come dimostra il governo Monti, che ha distrutto le pensioni e l’articolo 18 con il sostegno di entrambi e il silenzio dei grandi sindacati.

La concertazione sindacale ha accompagnato e cogestito la regressione sociale e dei diritti del lavoro. Per questo una alternativa radicale alle politiche liberiste passa anche attraverso la la lotta per restituire a lavoratrici e lavoratori un grande movimento sindacale di classe, democratico e indipendente dai partiti.

Alternativa oggi vuol dire prima di tutto NO all’Europa del fiscal compact e dell’austerità imposta dai trattati e dai loro vincoli. Bisogna dire NO ora alle missioni di guerra e alla Nato.

Alternativa oggi vuol che dopo trenta anni di politiche liberiste prima di tutto bisogna distruggere la disoccupazione di massa.

Alternativa significa il rifiuto del vincolo del debito, la nazionalizzazione e la socializzazione delle banche e delle imprese strategiche, l’istituzione di poteri democratici reali e diffusi nei luoghi di lavoro, nel territorio, nelle istituzioni. Ci vuole un piano di grandi interventi pubblici per milioni di piccole opere, cancellando tutte le TAV che distruggono ambiente e lavoro.

Alternativa significa la costruzione, la difesa, la riappropriazione e gestione sociale dei beni comuni, contro la mercificazione delle vite, dell’ambiente e della salute, della conoscenza.

Alternativa, perché bisogna riprendere la marcia verso l’eguaglianza sociale partendo dalla riduzione generalizzata degli orari di lavoro, dall’abbassamento della età della pensione, dalla cancellazione delle leggi sulla precarietà, e di quelle sullo schiavismo e la criminalizzazione dei migranti.

Alternativa perché ci vuole una grande redistribuzione della ricchezza verso il basso, con un generale ed egualitario incremento delle retribuzioni e delle pensioni più basse, e con la istituzione di un reddito minimo garantito.

Alternativa, perché nulla di tutto questo potrà essere realizzato con le vecchie classi politiche di destra e di sinistra e con l’attuale sistema di concertazione burocratica sindacale.

Alternativa, perché un movimento politico anticapitalista è necessario per ricostruire forza e unità in tutto il mondo oppresso e disperso dalla precarizzazione devastante che ha imperversato in questi venti anni.

Noi siamo con quella grande maggioranza che oggi paga la crisi, dal lavoro dipendente privato e pubblico al lavoro autonomo e parasubordinato, al precariato diffuso manuale ed intellettuale, al popolo delle grandi periferie metropolitane, agli immigrati, alle donne espulse dal lavoro e colpite dai tagli allo stato sociale.

Noi siamo con le popolazioni del Meridione, che pagano due volte la crisi e che non vogliono precipitare nella desertificazione economica e sociale, nel non lavoro, nello sfruttamento schiavistico dei migranti e nella nuova emigrazione.

Noi lottiamo per la costruzione di una rappresentanza politica che non abbia come prima e unica ragione la presenza nelle istituzioni, ma che sia strumento della ricomposizione e organizzazione conflittuale del blocco sociale degli oppressi. Nessuno si deve più vergognare e isolare per la sua povertà, solo le relazioni solidali e il conflitto rompono la solitudine.

Occorre rompere con ogni subalternità al centrosinistra, con l’opportunismo elettoralistico, ma anche con quei settarismi e quella frantumazione che hanno portato la sinistra comunista e anticapitalista italiana ad essere la più piccola e ininfluente dEuropa. Ci sono tante esperienze di sinistra alternativa che crescono in Europa. Esse ci dicono che la strada che vogliamo percorrere è praticabile, purché si abbia il coraggio di ripartire su nuove basi.

Proponiamo di costruire un movimento politico anticapitalista e libertario di donne e uomini che vogliono lottare, sulla base di un programma di alternativa economica, politica e culturale, con adesioni individuali e pratiche di democrazia realmente partecipativa, con un sistema di relazioni plurali ed aperte.Vogliamo costruire questo movimento ed il suo programma imparando dalle lotte sociali e delle esperienze concrete in atto.

Pensiamo alla lunga resistenza del popolo della Valle Susa, capace di mobilitazioni di massa, di azioni dirette, di conflitto e iniziativa istituzionale. Pensiamo alle organizzazioni popolari per il consumo e per il diritto all’abitare, alle lotte degli operai che spontaneamente hanno scioperato contro la cancellazione dell’articolo 18 e a quelle dei migranti contro il caporalato della logistica, alle mobilitazioni degli studenti, degli insegnanti, dei ricercatori.Tutte queste lotte annunciano e reclamano un nuovo spirito unitario e nuove modalità di partecipazione e organizzazione. Vogliamo che esse siano gli elementi costituenti del movimento politico.

Siamo tuttora in differenti esperienze e in diverse organizzazioni politiche e sociali, ma riteniamo urgente l’avvio di un percorso comune, che vogliamo aperto, senza esclusioni basate su piccole discriminanti o pregiudiziali.

Per noi la sola condizione indispensabile per partire è sentire la profonda necessità di costruire ora e assieme un movimento politico anticapitalista e libertario di massa, alternativo e indipendente rispetto agli attuali grandi schieramenti politici.

Per questo motivo convochiamo un primo incontro aperto a tutte e tutti coloro che vogliono confrontarsi che siano interessati a un comune percorso per costruire l’alternativa.

Vogliamo con esso dare avvio a un viaggio comune nelle lotte e nelle sofferenze del paese. Alla fine di esso convocheremo una assemblea per decidere.

Primo appuntamento a Bologna l’11 maggio.





Le/i promotori

gu1

Claudio Amato, militante sindacale Roma
Fabio Amato, attivista politico
Cesare Antetomaso, avvocato
Imma Barbarossa, femminista
Fulvio Beato, attivista sindacale S. Maria Capua Vetere
Sergio Bellavita, militante sindacale
Marco Benevento, rsu Alenia Thales Roma
Lina Gladys Bianconi, femminista
Carmela Bonvino, attivista sindacale Roma
Biagio Borretti, militante politico Napoli
Massimo Bortoloni, rsu Terna Lombardia
Franco Bruno, militante sindacale Napoli
Fabrizio Burattini, militante sindacale
Maria Grazia Campari, avvocata del lavoro
Sergio Cararo. attivista politico Roma
Carlo Carelli, rsu Unilever Lodi
Chiara Carratù.  precaria scuola Cuneo
Mauro Casadio. attivista politico Roma
Giuseppe Catucci, militante sindacale Bari
Susi Ciolella, licenziata Alitalia
Eliana Como, militante sindacale Bergamo
Pino Commodari, funzionario Regione Calabria
Daniela Cortese, rsu Telecom Sparkle Roma
Giorgio Cremaschi, militante sindacale
Leonardo de Angelis, delegato Sistemi Informatici roma
Walter De Cesaris, militante politico
Carmine De Sio, operaio No Amianto Salerno
Domenico De Stradis, rsu FIAT Melfi
Vittoria Di Prizito, femminista insegnante
Giacomo Divizia, militante sindacale Cuneo
Nicoletta Dosio, movimento No Tav
Valerio Evangelisti, scrittore
Riccardo Faranda, avvocato del  lavoro Roma
Eleonora Forenza, ricercatrice precaria, femminista
Michele Franco. attivista politico Napoli
Delia Fratucelli, delegata Poste Torino
Maurizio Fusà, delegato aziendale ASL RmB Roma
Lorenzo Giustolisi, insegnate precario Torino
Simone Grisa, militante sindacale Bergamo
Carlo Guglielmi, avvocato del lavoro Roma
Giusi Lazzaro, precaria scuola Roma
Tiziano Loreti, militante politico Bologna
Francesco Locantore, precario scuola Roma
Pasquale Loiacono, rsu Fiat Mirafiori
Valter Lorenzi, attivista politico Pisa
Aurelio Macciò, delegato Ministero della salute genova
Loredana Marino, precaria, attivista politica
Margherita Matteo, femminista Taranto
Patrizia Modesti, delegata Croce Rossa Roma
Antonio Moscato, docente storia del movimento operaio Macerata
Francesco Musumeci, medico Salerno
Alfio Nicotra, giornalista, pacifista
Gianluca Nigro, attivista antirazzista
Ferruccio Nobili, funzionario Provincia Roma
Massimo Paparella, militante sindacale Bari
Emidia Papi, militante sindacale
Tiziano Peracchi, rsu Mingazzini Parma
Francesco Piobbichi, attivista politico
Luigi Presutti, delegato assistenti traffico Roma
Ernesto Rascato, attivista politico Aversa
Giuliana Righi, militante sindacale, Bologna
Annamaria Rivera, femminista militante antirazzista
Daniela Rottoli, rsu San Raffaele Milano
Franco Russo, attivista politico Roma
Giovanni Russo Spena, attivista politico
Antonia Sani, docente, ass.ne per la democrazia costituzionale
Viviana Savino, precaria scuola Roma
Nando Simeone, militante politico
Mario Sinopoli, militante sindacale Calabria
Anita Sonego, femminista consigliera comunale Milano
Fabrizio Tomaselli, militante sindacale
Laura Tonoli, militante sindacale Brescia
Franco Turigliatto, militante politico Torino
Iacopo Venier, giornalista
Carlos Venturi, militante politico Bologna
Nico Vox, militante sindacale
Pasquale Voza, Università di Bari

http://perunmovimentoanticapitalista.wordpress.com/per-aderire/

pc 9 maggio - la ex-CUEM alla Statale di Milano torna nelle mani degli studenti



Dopo un'assemblea molto partecipata, la libreria universitaria autogestita ex-CuEm dell'Università Statale di Milano dalla quale ieri gli studenti erano stati sgomberati a furia di botte è stata rioccupata oggi pomeriggio. Un folto corteo composto da parecchie centinaia di persone - soprattutto studenti ma non solo - ha sfilato per le vie del centro di Milano toccando varie facoltà universitarie, e poi è di fatto entrato all'interno dello spazio sgomberato.
La Polizia però, presente in forze, ha bloccato gli accessi all’Università, impedendo ad alcuni studenti di entrare, mentre altri si trovavano già all’interno.
L'assurdo blocco è durato circa un’ora, dopo di ché, davanti alla determinazione degli studenti, i poliziotti hanno preferito lasciare campo libero ai manifestanti che ora si stanno dedicando a rimettere in sesto la struttura che hanno trovato, dopo lo sgombero violento da parte della polizia, completamente devastata.




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Ultima modifica Martedì 07 Maggio 20

mercoledì 8 maggio 2013

pc 8 maggio - LA QUESTURA DI ROMA CON I FASCISTI E INTEGRALISTI CONTRO LA MANIFESTAZIONE DELLE DONNE

Lo Stato di polizia, dopo aver sfoderato i suoi manganelli e lacrimogeni entrando a Milano - erano tantissimi anni che non accadeva - nell'Università, e caricando e pestando a Napoli studenti universitari e compagni scesi in piazza in solidarietà con Milano, mentre i dirigenti della polizia difendevano un gruppetto di fascisti e criminali; ora fa un altro passo nella sua marcia, ripresa alla grande per mostrare, a chi si riempie la bocca di "democrazia", come si risponde alle lotte per i diritti dei giovani, degli studenti, delle donne. 
A Roma mentre la questura permette il 12 maggio una "Marcia per la vita" organizzata da fascisti come Forza Nuova, associazioni di estrema destra, integraliste, antiabortiste, vieta il corteo organizzato da associazioni, collettivi di donne, organizzazioni e singoli, un corteo contro la "marcia per la vita" ma anche in ricordo di Giorgiana Masi uccisa dalla polizia proprio il 12 maggio 1977, e contro il femminicidio che sta ogni giorno di più elevando la guerra di bassa intensità contro le donne.
Più di tante chiacchiere televisive e di stampa che in questo periodo si sprecano, questa è la realtà per le masse popolari all'ombra del nuovo governo e della "nuova" presidenza della Repubblica.
Il governo dell'ammucchiata di Letta, sostenuto dai padroni al nuovo Papa, si mostra subito per quello che è: un governo di spartizione delle poltrone, di riciclaggio di personaggi che per la storia e la giustizia dovrebbero essere 'ospiti' in altre stanze, e di vigliacco lasciar fare alle forze della repressione.
L'aumento delle donne in parlamento, al governo, e nei vari posti di potere, che vogliono occupare e tenersi ben stretti, ha come altra faccia della medaglia l'attacco ai diritti delle maggioranza delle donne, alla loro libertà di scelta (il chierichetto Letta dovrà pure accontentare Pdl, le varie anime cattoliche/fasciste dentro e fuori il governo, il vaticano sull'"annosa questione" dell'aborto!), e la minaccia della polizia per le donne che lottano.
Cosa ha da dire la Boldrini di questo divieto di manifestare a Roma contro i femminicidi? Chi impedisce alle donne di lottare, di essere protagoniste, è complice dei femminicidi! E la "task force" che si vuole istituire per ora la stiamo vedendo solo contro le donne che hanno la colpa di non delegare, di non fidarsi del governo, dello Stato.

Riportiamo due comunicati delle organizzatrici della mobilitazione del 12 maggio a Roma.
IL CORTEO SI DEVE FARE!!

 Comunicato stampa 8/5/2013

La Questura di Roma vieta il corteo in ricordo di Giorgiana Masi e contro il femminicidio.
Dopo 2 giorni di trattativa con la Questura di Roma, i gruppi e le associazioni di donne, i collettivi autorganizzati e liberi individui, promotori della giornata del 12 maggio in ricordo di Giorgiana Masi, contro il femminicidio e in contestazione alla “Marcia per la vita” convocata dall’oltranzismo cattolico, ricevono il divieto di manifestare in qualsiasi luogo adiacente al percorso della marcia.
Si tratta dell’ennesima dimostrazione di come l’operato delle forze dell’ordine sia asservito ai poteri del governo cittadino e allo stato del vaticano, nascondendo una marcia tutta politica sotto le vesti di manifestazione sportiva, e adducendo motivi di ordine pubblico.
Giorgiana Masi come centinaia di persone il 12 maggio del 1977 erano in strada sfidando, anche quella volta, il divieto di manifestare.
Oggi come ieri saremo nelle strade del centro di Roma, partendo da Piazza Campo de Fiori fino ad arrivare a Ponte Garibaldi. Con o senza autorizzazioni noi costruiremo la nostra giornata.
La nostre vite sono autodeterminate e la nostra rabbia non si placa.
Giovedì 9 maggio ore 18 assemblea pubblica a piazza Sonnino
Il 12 maggio tutti e tutte in piazza!

Domenica 12 maggio varie associazioni e realtà cattoliche, antiabortiste, di estrema destra e integraliste si incontreranno a Roma per la “Marcia per la Vita”.
Tra le adesioni spiccano quelle di organizzazioni non propriamente democratiche come Forza Nuova, Opus Dei, Militia Christi, Movimento per la Vita, Centro Culturale Lepanto, Legionari di Cristo, Scienza e Vita, Unione Cattolica Farmacisti Italiani, Unitalsi.

La “Marcia per la vita” è la dimostrazione che in questo Paese la retorica costruita intorno all'aborto è pericolosa, nonché lesiva dei diritti fondamentali delle donne.
Secondo l'Organizzazione mondiale della Salute, nel mondo gli aborti clandestini sono la causa di morte di circa 68.000 donne l'anno. Le leggi proibitive in materia di I.V.G. non eliminano, in realtà, il fenomeno dell’interruzione volontaria di gravidanza, ma alimentano soltanto il mercato degli aborti clandestini, con tutti i rischi che questi comportano per la salute e la vita delle donne interessate.

Essere a favore di una salute riproduttiva laica e pubblica significa essere a favore della vita e della libertà di scelta delle donne. I movimenti pro-life sono l'avamposto di ideologie misogine e a dimostrarcelo è la totale assenza, nei loro discorsi e nei loro proclami, dell'educazione sessuale, dell'utilizzo della contraccezione responsabile e a prezzi accessibili. Tutto questo si aggiunge alla difficoltà delle donne di vedere tutelati i propri diritti grazie alla presenza di obiettori di coscienza.
La Legge 194/78 infatti tra i suoi pregi annovera anche alcuni difetti. Soprattutto il vizio si colloca in quell’articolo 9 che non mette limiti al numero complessivo di obiettori presenti nella sanità pubblica, con il risultato odierno che il 91,3% dei ginecologi e delle ginecologhe in Italia fa obiezione (dati rilevati da Laiga e riportati nel Comunicato stampa a seguito della Conferenza del 14 giugno 2012).
Ci si trova quindi in certi casi con una vera e propria obiezione di struttura, perché di fatto in Italia molti ospedali, specialmente al Sud, sono interamente obiettanti o comunque non garantiscono l’applicazione della legge, con una presenza di non obiettori risibile e al limite dell’implosione della legge stessa, quando non è già completamente scoppiata, oltre a provocare un danno alla salute delle donne, creando un problema di salute pubblica gravissimo, con pazienti destinate ad attendere lungamente un I.V.G.

Le campagne antiabortiste sono violenza sul corpo delle donne!
L'attacco che questi movimenti fanno alla nostra libertà di scelta passa attraverso la recrudescenza dei toni e delle argomentazioni. Dare legittimità a questi movimenti significherebbe ribadire che l'Italia non è un Paese per donne. Di fatto le parole chiave e i valori che vengono messi “in piazza” da questo tipo di manifestazione
sono le stesse che uccidono le donne. L'esasperazione retorica con cui i pro-life inneggiano alla famiglia rischia di offuscare quello che i movimenti delle donne dicono da tempo. La famiglia può essere anche luogo di violenze fisiche e psicologiche, teatro di orribili scenari. Le notizie sui femminicidi di questi ultimi giorni spiegano da sole una triste realtà.

Per tutti questi motivi, che impediscono la libertà di scelta e autodeterminazione delle donne in materia di aborto, ci opponiamo fermamente alla “Marcia per la vita”.
Inoltre la data scelta appartiene alla Città di Roma e cara a molte generazioni: il 12 maggio 1977 venne uccisa Giorgiana Masi, 19 anni, durante un corteo che celebrava il terzo anno dalla vittoria nel referendum sul divorzio.

A maggior ragione rifiutiamo con forza che la memoria di Giorgiana venga infangata e calpestata con la presenza di un simile corteo.
Chiediamo che tutte le forze di sinistra, civili, laiche, democratiche di Roma e non solo aderiscano a questo appello, dando forza alla nostra opposizione e alla volontà di portare, domenica 12 maggio, un unico corteo per le strade di Roma: quello per Giorgiana Masi.

Invitiamo tutte a partecipare e condividere.

per info e adesioni: nomarciaperlavita@gmail.com

pc 8 maggio - Napoli, 7 maggio: video, foto, testimonianze di una "giornata particolare"


E-mail Stampa PDF
La giornata del 7 maggio, a Napoli, è sembrata più lunga del solito. Gli elementi per una storia avventurosa ci sono tutti:  un ministro che si blinda; un fascio-camorrista indagato e condannato più volte che provoca e aggredisce delgli studenti in presidio; la polizia che -guarda caso- decide di caricare gli studenti; la polizia che carica ancora gli studenti che in giro per il centro storico volantinavano e comunicavano i gravi fatti della mattina; un giornalista di Urban Blog che viene malmenato e a cui viene impedito di filmare la scena da un vice questore che era a piazza Alimonda nel 2001 e a Bagnoli il 1 maggio; un video in cui i cittadini testimoniano che la carica è stata brutale, premeditata e ingiustificata.
Napoli - solidarietà studenti MilanoOvviamente tra la verità e le notizie riportate dai pennivendoli c’è di mezzo un mare di bugie. Per questo abbiamo pensato di raccogliere materiale di vario tipo per ricostruire la giornata e infine, magari, cercare di far passare il messaggio per cui, alle 11 del mattino, ci siamo diretti fuori la Prefettura a piazza del Plebiscito, per poi tornare a casa con segni di manganelli, segni di calci e pugni, ma con la consapevolezza, ancora più forte, che tutto questo va cambiato e subito!

Oggi il nuovo ministro dell'istruzione Carrozza (che di "nuovo" ha davvero poco), aveva un tour napoletano per inaugurare una nuova stagione di sottrazzione di diritti, il tutto, probabilmente, da concordare simbolicamente con i rettori delle università campane, con cui era previsto l'incontro. Rettori come quello della Federico II che, ricordiamo, riguardo la questione delle borse di studio e il problema degli idonei non beneficiari, al fronte di un aumento della tassa regionale del 126%, si è dichiarato completamente inconsapevole! Abbiamo pensato, allora, che forse era giusto Napoli - caricherinfrescargli la memoria e ricordare a tutti loro la situazione in cui siamo costretti a vivere nelle nostre università, a cui, ormai, è sempre più difficile accedere.
Volevamo ricordargli in che modo il rettore Vago dell'università Statale di Milano, ieri ha risposto agli studenti che da anni lottano per riconquistare i diritti che loro stessi ci sottraggono (per i più pigri: chiamando la celere per sgomberare la libreria autogestita Ex-Cuem e facendo caricare gli studenti DENTRO l'università).
E infatti, l'abbiamo fatto! Anzi, sotto la Prefettura, ci siamo affiancati ad una trentina di ex dipendenti dei consorzi di Bacino. Peccato che a questi si siano aggiunti, all'isaputa degli studenti, alcuni nazifascisti e soprattutto Salvatore Lezzi, noto fascista, tra i fondatori a Napoli della formazione nazifascista Forza Nuova, a processo nel 2003 per aver chiesto tangenti ai disoccupati delle cooperative in combutta con camorristi. Questi hanno effettuato provocazioni verbali e non, saluti romani e lanciato un casco contro i manifestanti. A quel punto la tensione è salita e la polizia ha violentemente caricato più volte gli studenti (a differenza dei fascisti che avevano la libertà di muoversi nella piazza e attraversare il cordone di polizia), ferendone molti e "prelevando" con la forza degli altri. Sono stati tutti rilasciati, ma non prima di aver subito nei locali della Prefettura intimidazioni fisiche e verbali e finanche danneggiamenti agli effetti personali da parte delle forze dell'ordine. Ma è evidente: si trattava di pericolosi criminali dotati di berretto e zaino, con dentro addirittura un panino! E quindi via al 7 contro 1. Comunque non ci preoccupiamo, la Carrozza ha dichiarato che è disposta al dialogo, ma non con "i violenti". Non pensiamo che la celere fosse interessata ad incontrare il ministro dell'Istruzione, ma ad ogni modo mi sa che dovrete prendervi un altro appuntamento!
A testimonianza della violenza della celere, che ha permesso ai fascisti di continuare a provocarci e aggredirci c'è questo video della seconda carica, iniziata dopo il lancio di un casco da parte di Salvatore Lezzi.
A quel punto ci siamo diretti in un'università per una conferenza stampa e poi abbiamo ritenuto indispensabile fare un corteo per il centro, volantinando e facendo interventi su quello che era successo la mattina. Le persone erano interessate e si fermavano a chiedere e a darci solidarietà e forse questo non è piaciuto a Digos, Questori e servi che hanno deciso di caricarci, a freddo, mentre salivamo S.Sebastiano (per i non napoletani: è una strada abbastanza in salita.
Significa che ci hanno caricato non solo a freddo, ma dall'alto verso il basso, correndoci contro e facendoci scappare all'indietro, finenedo su macchine, pali, fioriere. Purtroppo non ci sono troppe immagini, ma singolare è questo video in cui il Vicequestore Fiorillo aggredisce un giornalista di Urban Blog che stava riprendendo la carica. E pure in asssenza di foto, ci rimangono addosso i "segni" della giornata, che sono a forma di manganello, a forma di scarpe e di pugni.
manganellata manganellata2 pugno in faccia
Ma cosa ci dice il nome di quello che apparentemente poteva sembrare un inesperto funzionario e che invece è proprio il Vice Questore di una città così grande come Napoli? Il suo nome ci riporta al 2001, a Genova, a piazza Alimonda
vedi nota su questo blog

pc 8 maggio - rispondere colpo su colpo al governo della polizia


pc 8 maggio - A NAPOLI la repressione antistudentesca mette in luce un vicequestore di lunga fama G8 genova - questo porco in servizio permanente effettivo deve essere rimosso deve essere


Mercoledì 08 Maggio 2013 11:41

Chi è quel funzionario che nel filmato di NapoliUrbanBlog del 7 maggio 2013 dirige la carica gratuita e violenta contro un corteo di studenti su via San Sebastiano, nel pieno del centro storico di Napoli?


Il video su quanto accaduto ieri a Napoli
 https://www.youtube.com/watch?feature=player_embedded&v=RlJAejwtWJY#! Colpevoli di protestare con uno striscione a centinaia di metri di distanza dal luogo di visita del Ministro dell'Istruzione, di urlare lo sdegno per le cariche del giorno prima all'Università Statale di Milano... Una situazione all'apparenza non problematica. Chi è quest'uomo corpulento e agitato che non solo chiama la carica in modo tanto improvviso ma poi aggredisce personalmente un videogiornalista colpevole di fare il suo mestiere documentando la scena!?
(il video: http://www.napoliurbanblog.it/giornalista-di-napoliurbablog-aggredito-dalla-polizia/17186)

E' legittima la sorpresa nello scoprire che non si tratta di un funzionario inesperto ma addirittura di un ViceQuestore, Maurizio Fiorillo! Com'è possibile che una persona che si comporta così abbia un ruolo istituzionale tanto rilevante in una grande città metropolitana!?
In democrazia qualcuno dovrebbe rispondere a queste domande.
Intanto però il nome del vicequestore rimbalza nella memoria collettiva della rete e ci porta altrove, a un'eco nel lungo elenco di agenti e dirigenti delle forze dell'ordine che affollano come testi o come imputati (spesso prescritti) le cronache giudiziarie su Genova 2001. G8.

Convinti che a volte le biografie e il curriculum siano istruttivi siamo andati a ritroso, a ricercare materiali e documenti disseminati nel web.
Si, era al G8 di Genova il vicecommissario Fiorillo e naturalmente non c'è niente di strano. Erano tantissimi i funzionari convocati per dirigere le migliaia di agenti chiamati a "proteggere gli otto grandi" in quelle giornate che invece si trasformarono in una mattanza cilena delle forze dell'ordine contro migliaia di manifestanti: dalle cariche a freddo di via Tolemaide ai pestaggi in tutta la città, dalle torture di Bolzaneto all'uso abnorme del gas Cs fino all'assassinio di Carlo Giuliani.

Fu sfortunato il vicecommissario Fiorillo: il reparto ai suoi ordini, sotto il coordinamento del primo dirigente Gaggiano, si trovò a operare nell'epicentro degli eventi in quel 20 luglio del 2001. Posizionato inizialmente in via Caffa, tra via Tolemaide e piazza Alimonda, una geografia della memoria incancellabile per chi c'è stato.
Quando le cariche violentissime e improvvise colpiscono su via Tolemaide il corteo uscito dallo stadio Carlini e poi gli scontri arrivano in piazza Alimonda, il reparto di Fiorillo contribuisce in pratica al grande tappo, la tonnara in cui la gestione "dell'ordine pubblico" del G8 chiude i manifestanti.

Piazza Alimonda è a vista del reparto di Fiorillo, che può osservare da lontano quel defender da cui parte il proiettile mortale che colpisce il nostro fratello Carlo Giuliani. Sono da poco passate le 17.
Il reparto di Fiorillo è chiamato così al supporto e occupa piazza Alimonda subito dopo lo sparo. Con loro in piazza c'è il reparto diretto dal vicequestore Lauro, quello che insegue il manifestante che urla "assassini!" gridando a sua volta: "l'hai ucciso tu, col tuo sasso...". E invece era stato un proiettile dei carabinieri ma forse il vicequestore Lauro aveva avuto un altro tipo di "intuizione"...

Logico perciò che il vicequestore Fiorillo sia stato convocato come teste al processo su piazza Alimonda. Senza fare una gran figura però, anzi brillando per le sue "dimenticanze".
Nel comunicato stampa del Supportolegale al Genova Legal Forum per l'udienza n.37 si evidenzia come: "Il vice questore aggiunto Maurizio Fiorillo della questura di Napoli, uno dei due funzionari presenti in piazza Alimonda, specifica invece subito di non ricordare quasi niente, tanto che perfino il PM registra la stranezza di questo vuoto di memoria, sottolineando la straordinarietà di quei giorni, "indimenticabili" per chiunque".
(Qui il comunicato stampa e il link per la trascrizione integrale dell'udienza:http://www.piazzacarlogiuliani.org/carlo/processi/trentasette.htm)

E qui troviamo una singolare corrispondenza, fatte le enormi proporzioni, con la vicenda di ieri, giornalista per giornalista:
il fotoreporter Eligio Paoni è stato il primo a fotografare il corpo senza vita di Carlo Giuliani in piazza Alimonda. La reazione delle "forze dell'ordine" è isterica, furiosa. Eligio Paoni viene letteralmente linciato,  ferito alla testa, fratturata la mano e distrutta la macchina fotografica dopo averlo sporto col viso sul corpo di Carlo a scopo di intimidazione...
Ma i due dirigenti presenti, Lauro e Fiorillo, purtroppo non si accorsero di nulla...
Davanti alla Commissione Parlamentare hanno poi dichiarato di non ricordare l'episodio e di non poter denunciare chi è stato perchè erano troppo "concentrati" sul corpo di Carlo...
(http://it.wikipedia.org/wiki/Fatti_del_G8_di_Genova#Lo_scontro_di_piazza_Alimonda nella sezione titolata "I momenti successivi alla morte di Carlo Giuliani").

Certo il giornalista di Napoli Urban Blog non subisce niente di lontanamente simile al massacro di botte che investì Eligio Paoni e la situazione, nella sua violenza, è assolutamente più "ordinaria". Ma almeno stavolta il vicequestore non può dire di non aver visto!
In effetti dev'essere uno sbadato il vicequestore Fiorillo. E' praticamente l'unico agente di quelli impiegati nel corso del G8 a non aver presentato una relazione di servizio. Davvero notevole per un funzionario di polizia che è tra i testimoni di un omicidio!
(http://www.piazzacarlogiuliani.org/carlo/processi/trentasette.htm)

Fin qui le dichiarazioni agli atti. Poi restano i vuoti da incubo di quella giornata di luglio.
La follia nera coperta dai troppi "non so", "non ricordo", e che si è consumata esattamente quando i due reparti di Lauro e Fiorillo occupavano piazza Alimonda.
Subito dopo quel maledetto sparo comincia infatti un orrore perfino peggiore. Il sasso evocato dal vicequestore Lauro inizialmente non c'è, come si vede da tutte le foto di Carlo tra le forze dell'ordine che ormai occupano totalmente la piazza. Ma poi si materializza e compare. Un sasso insanguinato a due passi da quel corpo disteso. E comparirà anche una profonda ferita sulla testa di Carlo che secondo l'autopsia potrebbe non esser morto immediatamente sul colpo di pistola partito dal defender dei carabinieri...
Il passamontagna di Carlo non presenterà invece lacerazioni. La logica suggerisce che qualcuno ha sollevato il passamontagna e ha colpito Carlo col sasso più volte, alcune più lente e poi un colpo più violento. Qualcuno, nello spazio controllato totalmente da polizia e carabinieri, compie un atto di barbarie per inquinare le prove sull'assassinio di un ragazzo che forse in quel momento era ancora agonizzante... Poi massacrano di botte un fotografo.
Ma il vicequestore Fiorillo, grado una torre e due stelle, sigla radio G84, a capo di uno dei due reparti che controlla la piazza, non può dare contributi all'accertamento della verità: "non ha visto, non sa, non ricorda praticamente niente di rilevante."

C'è un funzionario di polizia che si impone invece nella narrazione fotografica della giornata. E' rimasto però senza nome. Nell'inchiesta giornalistica denominata "Pillola rossa - l'orrore di piazza Alimonda" costruita sugli atti processuali e della commissione parlamentare sul G8, è denominato "Mister 17" per un segno sul casco.
(http://www.tgcoma.it/2012/07/il-passamontagna-di-carlo-giuliani.html#.UYmPeIUh07A)

Si tratta di un uomo sempre nascosto dal suo casco che è vicino al corpo di Carlo per tutta la durata della scena. C'è quando il sasso è assente e quando compare vicino al corpo martoriato. Assiste a tutta la situazione mentre spaccano le ossa a Eligio Paoni. Lo dimostrano le fotografie. Sulle spalle di "Mister 17" si vedono una torre e due stelle, i gradi di un vicequestore aggiunto. E' un poliziotto "Mister 17".

"Durante la permanenza di "Mister 17" si infierisce su un moribondo e avvengono pestaggi, danneggiamenti a cose altrui, minacce gravi e infine si modifica la scena di un omicidio prima dell'arrivo della polizia giudiziaria". Mister 17 quanto meno ha visto, sa, può dire la verità. Ma non si dichiarerà mai. Evidentemente rischia troppe imputazioni.

Indossa un casco particolare: "è satinato e non lucido, la visiera è orlata di nero sul lato superiore, ha sulla parte posteriore delle modanature e un segno particolare, una specie di grande numero 17 nero fatto col nastro adesivo, ma potrebbero anche essere tre lati di un quadrato"

E' un casco Ubbot, così si chiama, e fu dato in dotazione ai corpi speciali della polizia, quelli "tirati a lucido espressamente per il G8..." e agli ufficiali di grado superiore.
Il colonnello Tesser presentò alla commissione parlamentare sul G8 la lista dei funzionari che sarebbero transitati per piazza Alimonda quel 20 luglio 2001. Sono sette. In tre hanno i gradi di vicequestore aggiunto, una torre e due stelle. Tra loro i due che gestivano i contingenti in piazza dopo lo sparo:  Lauro, che però nelle foto si riconosce ed ha un casco normale, e Fiorillo.
(http://www.tgcoma.it/2012/07/il-passamontagna-di-carlo-giuliani.html#.UYmPeIUh07A).

Fiorillo affermerà in tribunale di aver indossato un casco Ubbot. Questa naturalmente è una coincidenza che non dimostra nulla, non è decisiva per l'identificazione. Sono almeno due i dirigenti in piazza con quel casco e con quei gradi. Di certo c'è che Fiorillo quel giorno  "non ha visto, non sa, non ricorda". Nemmeno lui.
Su Carlo dichiarerà solamente: "Su come fosse vestita la persona morta, posso dire soltanto come l’ho vista in terra perché da lontano ho notato solo dei movimenti. Indossava un passamontagna nero che copriva il volto; questo è stato tolto da noi quando sono venuti i medici rianimatori. Abbiamo notato immediatamente che aveva un buco in fronte o qualcosa del genere; al momento sulla fronte non c’era molto sangue e, quindi, poteva sembrare opera anche di una pietra. Infatti, ricordo che a terra c’erano delle pietre – a parte l’estintore – ma non ricordo se una di esse fosse insanguinata".
Non ha visto nessuno colpire quel ragazzo morente, non ha visto nessuno pestare a sangue un reporter.

Spesso penso che i movimenti avrebbero dovuto fare come gli escrache e i cacerolazo argentini. Presentarsi con le casseruole sotto le finestre dei tanti, troppi funzionari trincerati dietro i "non ho visto, non sono stato io, non so, non ricordo" dopo le violenze e le torture del G8 e martellarli con una rivendicazione incessante di verità, di responsabilità. Forse qualche "barlume di memoria" sarebbe affiorato. Forse i Cucchi, gli Aldovrandi e qualcuna tra le tante vittime di violenza poliziesca in questi anni avrebbero trovato sorte diversa. Forse questo paese starebbe un pò meno peggio.

ps:
dopo il G8 il vicequestore Fiorillo ha fatto un bel tour in piazze periferiche, da Giugliano a Ischia per poi tornare nel cuore della metropoli, nel centro storico di Napoli. Un dettaglio: è un iscritto al SAP, il sindacato autonomo di polizia, la stessa "fucina democratica" di cui fu segretario il Questore Izzo, quello della "disastrosa gestione" dell'ordine pubblico nel Global Forum di Napoli nel 2001. Coincidenze!

* mediattivista, Insutv Napoli

pc 8 maggio - I servizi segreti indirizzano l'azione del governo verso la repressione delle lotte e dei movimenti popolari

Ecco qui di seguito la parte della relazione dei servizi segreti (Aisi) sui movimenti e i conflitti sociali nel nostro paese. I capitoli sono stati inseriti dalla redazione per facilitare la lettura:


“In parallelo, il fabbisogno informativo in direzione della minaccia eversiva e dell’attivismo antagonista radicale di diverso segno non ha mancato di includere, oltre ai circuiti d’area e agli ambienti dell’estremismo marxista-leninista ed anarco-insurrezionalista, la stessa evoluzione delle dinamiche conflittuali, specie nel mondo del lavoro” (….)
(...) “Nel clima di allarme sociale legato alla difficile congiuntura economica, lo scenario interno, all’attenzione informativa dell’AISI, non ha evidenziato nel corso del 2012 i profili di un conflitto strutturato, virulento e generalizzato.
Non sono mancate, tuttavia, proteste spontanee a carattere territoriale e/o settoriale, espressione del disagio di alcune categorie, tra le quali particolare spessore ha assunto, nei primi mesi dell’anno, la mobilitazione degli autotrasportatori innescata in Sicilia da gruppi portatori degli interessi della piccola proprietà agricola e produttiva. La protesta, estesasi rapidamente in gran parte del territorio nazionale, ha determinato pesanti conseguenze sui collegamenti e sulla distribuzione di beni e servizi, suscitando l’interesse sia di formazioni della destra estrema sia dell’antagonismo di sinistra fautore della pratica dei blocchi ad oltranza in “luoghi strategici”, ritenuta pagante sul piano della visibilità".
Le proteste contro Equitalia
"Un rilievo emblematico ha inoltre rivestito la campagna contro le attività di riscossione di Equitalia che ha fatto registrare un significativo innalzamento nei toni e nel livello della contestazione, con il ripetersi di azioni di stampo intimidatorio ed iniziative dimostrative nei confronti di sedi e rappresentanti della società di riscossione, assurta a simbolo della crisi economica e delle politiche governative ritenute “vessatorie” in tema fiscale. Gli episodi, maturati negli ambienti più diversificati, sostanziano una forma di protesta di particolare radicalità che accomuna trasversalmente diverse espressioni del dissenso antagonista, formazioni eversive e gruppi clandestini, ma anche soggetti non ideologizzati spinti da motivazioni personali".Le lotte dei lavoratori e il rischio che i sindacati concertativi non siano più in grado di controllare i conflitti
"Sul versante occupazionale, pur a fronte di contenziosi e vertenze in rilevanti poli industriali, il massiccio ricorso agli ammortizzatori sociali ha contribuito, in linea generale, a contenere le tensioni anche in quei contesti nei quali la crisi si è manifestata con maggiore intensità come, ad esempio, nella piccola e media imprenditoria. Nella seconda parte dell’anno, tuttavia, le proteste e le preoccupazioni per una possibile perdita del posto di lavoro hanno assunto toni di crescente determinazione, con il ricorso a forme eclatanti di lotta, a livello individuale o collettivo, nell’intento di ottenere massima visibilità mediatica per raggiungere in tempi brevi e senza intermediazioni i risultati auspicati. Analoghi timori sono andati inoltre estendendosi, come conseguenza della notevole eco suscitata dalle misure in materia di contenimento della spesa, al settore dei dipendenti pubblici. In assenza di segnali di un’inversione del ciclo congiunturale, l’incremento delle difficoltà occupazionali e delle situazioni di crisi aziendale potrebbe minare progressivamente la fiducia dei lavoratori nelle rappresentanze sindacali, alimentare la spontaneità rivendicativa ed innalzare la tensione sociale, offrendo nuove opportunità di inserimento ai gruppi dell’antagonismo, già territorialmente organizzati per intercettare il dissenso e incanalarlo verso ambiti di elevata conflittualità.
Nel quadro descritto, ad avviso dell’Agenzia interna, si prospetta il rischio di un’intensificazione delle contestazioni nei confronti di esponenti del Governo e personalità di rilievo istituzionale, nonché rappresentanti di partiti politici e sindacati considerati non sufficientemente impegnati nella difesa dei bisogni emergenti".Il pericolo proveniente dalla unificazione delle lotte e dei movimenti. No Debito e beni comuni come terreni unificanti

"Le ripercussioni della crisi finanziaria e le trasformazioni che stanno interessando, in particolare, il mondo del lavoro e il contesto sociale hanno continuato a catalizza re l’attenzione del fronte antagonista. Nel tentativo di superare divergenze e frammentazioni che ancora penalizzano l’attività del movimento, le varie componenti hanno manifestato una rinnovata disponibilità al confronto, individuando una convergente linea d’intervento nell’opposizione alla manovra di risanamento intrapresa dall’Esecutivo.
Pur sulla base di differenti impostazioni ideologiche e strategie d’intervento, si è rilevata la comune determinazione ad avviare percorsi generali di lotta, focalizzati sui principi cardine del rifiuto del debito e della difesa dei beni comuni, ritenuti in grado di intercettare ad ampio raggio il consenso popolare. In prospettiva persiste, comunque, il rischio che un eventuale aggravamento dello scenario congiunturale, elevando i sentimenti di allarme nella popolazione, possa costituire fattore di aggregazione e generalizzazione del dissenso, favorendo l’azione delle frange antagoniste che mirano alla radicalizzazione dell’offensiva sociale".La Val di Susa e le lotte contro la Tav

"Dinamiche violente hanno continuato a caratterizzare la mobilitazione contro l’Alta Velocità in Val di Susa, assurta negli ambienti antagonisti a modello esemplare di lotta per metodologia ed efficacia. La protesta, già connotata in chiave ambientalista e antigovernativa, ha assunto infatti anche una specifica valenza nell’ottica antirepressiva, a seguito dei numerosi arresti di attivisti NO TAV. Nel corso dell’anno si sono susseguite fasi di particolare dinamismo, con il moltiplicarsi degli episodi di conflittualità, sfociati anche in gravi scontri con le Forze dell’ordine, valsi a ribadire come l’opposizione al progetto costituisca un focolaio di tensione nel contesto nazionale. Un ruolo trainante rivestono le frange anarco-insurrezionaliste, principali protagoniste delle azioni radicali nella Valle, determinate ad alimentare la protesta contro la TAV superandone i limiti localistici per diffondere il “conflitto” nei territori. Ulteriori fermenti di lotta si registrano contro la linea Verona-Brennero, in Trentino Alto Adige, e la tratta Genova-Milano, nell’ambito del progetto denominato Terzo Valico per la linea Genova-Rotterdam. Ciò a testimonianza di una contaminazione dello schema contestativo anche in relazione ad altri interventi infrastrutturali che interessano il Paese.Si è confermato il ricorso ad azioni continue ma di “bassa intensità”, secondo una prassi (cd. strategia di logoramento) ritenuta cautelativa per gli antagonisti ma fortemente onerosa per l’azione di contrasto".
Le manifestazioni studentesche

"Anche la protesta studentesca ha fatto registrare momenti di particolare tensione, con disordini e scontri nel corso di manifestazioni di piazza, specie in occasione della ripresa autunnale. Il movimento è parso impegnato ad ampio raggio, sia in relazione alle problematiche di specifico interesse del settore, come il rincaro delle tasse universitarie e i tagli all’istruzione, sia sui temi – strettamente connessi alla crisi economica – del disagio giovanile e della mancanza di prospettive occupazionali. In tale contesto, si sono riproposte, a sviluppo di un
trend che appare destinato a consolidarsi, le sinergie tra gli ambienti studenteschi, i lavoratori e le fasce del disagio sociale, con l’obiettivo di ampliare la visibilità ed il portato rivendicativo delle mobilitazioni".
I movimenti contro le basi militari e le discariche. Il rischio di saldatura con i "comitati popolari"

"Dopo una fase di relativa stasi operativa, si sono evidenziati segnali di rilancio della campagna antimperialista/antimilitarista, anch’essa in grado di favorire convergenze in chiave antisistema tra le componenti antagoniste nonché di saldare la protesta con quella dei vari “comitati popolari” impegnati, in una prospettiva prettamente ambientalista e localista, a contestare la presenza di installazioni militari nei territori.

Un progressivo incremento dei toni e del livello contestativo ha caratterizzato la protesta dei comitati “antidiscarica”nel Lazio, determinati a contrastare la prevista apertura di nuovi siti di smaltimento. La mobilitazione è rimasta sostanziale appannaggio della popolazione locale. In prospettiva, tuttavia, potrebbero intensificarsi i tentativi di strumentalizzazione da parte dell’estremismo antagonista che, sostenendo ad ampio raggio le rivendicazioni dei comitati, mira a conferire anche alla questione dei rifiuti un rilievo politico generale, sulla falsariga di quanto prospettato per la mobilitazione contro l’Alta Velocità” (….)
il testo integrale della relazione lo trovate su: http://www.sicurezzanazionale.gov.it/web.nsf/documenti/Relazione-2012.pdf

pc 8 maggio - È morto Andreotti, il padrino dello “stato-mafia”...


e la borghesia italiana, e non solo, rende onore al suo campione. Infatti, come riporta l'Ansa di ieri: “Si è levato l'applauso nella chiesa gremitissima di S. Giovanni de' Fiorentini, quando è entrato il feretro di Giulio Andreotti, seguito dai familiari. Presenti, nelle prime file il presidente del senato Pietro Grasso, il sindaco Gianni Alemanno, Pier Ferdinando Casini, Ciriaco De Mita, Arnaldo Forlani e, tra gli altri, la figlia di Alcide De Gasperi, Romana. … Il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ha reso omaggio a Giulio Andreotti nella camera ardente allestita presso l'abitazione del senatore a vita. Molte le persone che, come il capo dello Stato, si sono recate a rendere omaggio all'ex presidente del Consiglio. A rendere omaggio allo storico leader della Dc, tra gli altri, anche il cardinale Tarcisio Bertone, Gianni Letta, Stefania Craxi, Clemente Mastella, l'avvocato Giulia Bongiorno.”
È anche grazie a politici come Andreotti che la borghesia italiana dal dopoguerra ad oggi ha potuto fare sempre grandi affari e si è sempre più arricchita sulla pelle del proletariato e delle masse popolari.
Ma quali misteri, quale assoluzione!
“... la storia di Andreotti scagionato – dice il magistrato Caselli in una intervista alla Repubblica - è una pagina non bella nella vicenda politica e giornalistica italiana. Noi portammo a processo il senatore Andreotti in base a plurimi elementi di prova. In particolare le dichiarazioni di un collaboratore di giustizia, Francesco Marino Mannoia, che narrò di due incontri (di uno era stato testimone oculare), avvenuti in Sicilia tra lo stesso Andreotti e Stefano Bontade. Incontri che avevano per oggetto, com'è scritto nella sentenza di appello confermata in Cassazione, “la discussione di fatti gravissimi in relazione alla delicatissima questione di Piersanti Mattarella.
“Mannoia raccontò che il senatore era andato una prima volta da Bontade per cercare di far cessare le intimidazioni mafiose contro Mattarella, politico onesto che la mafia aveva deciso di uccidere. E una seconda volta Andreotti incontrò Bontade per chiedere ragione dell'assassinio di Mattarella, che si era verificato qualche tempo prima. In nessuno dei due casi Andreotti, a conoscenza di circostanze gravissime sull'assassinio di Mattarella, informò mai la magistratura e gli inquirenti.”

E come ricorda perfino il Giornale di Sicilia di ieri: “Quella sentenza storica fu infatti confermata dalla Cassazione, il 15 ottobre 2004, ed è una verità giuridica passata in cosa giudicata. … fatti in fondo sempre attuali, se si considera che il 27 maggio si aprirà il processo sulla trattativa Stato-mafia, in cui si parte proprio dall'omicidio del proconsole andreottiano di Sicilia, Salvo Lima.”

Per non parlare di tutta l'”esperienza” in fatto di delinquenza che già negli anni precedenti aveva accumulato che viene in parte riportata da un articolo del ilfattoquotidiano.it

L’aiutino” a SindonaStretti i rapporti di Andreotti con Michele Sindona, condannato come mandante dell’omicidio di Giorgio Ambrosoli, commissario liquidatore della banca del finanziere legato alla mafia. Secondo la sentenza di primo grado “è stato provato” che il senatore Andreotti “adottò reiteratamente iniziative idonee ad agevolare la realizzazione degli interessi del Sindona nel periodo successivo al 1973”, così come fecero “taluni altri esponenti politici, ambienti mafiosi e rappresentanti della loggia massonica P2”. Andreotti fu “attivo” nel cercare di aiutare Sindona, ci fu da parte sua “un continuativo interessamento, proprio in un periodo in cui egli ricopriva importantissime cariche governative”. Se “gli interessi di Sindona non prevalsero” fu merito di Ambrosoli, che, infatti, fu ucciso per la sua condotta integerrima. Andreotti “anche nel periodo in cui rivestiva le cariche di ministro e di presidente del Consiglio si adoperò in favore di Sindona, però non c’è “prova sufficiente che l’imputato abbia agito con la coscienza e volontà di apportare un contributo casualmente rilevante per la conservazione o il rafforzamento dell’organizzazione mafiosa”.

I rapporti con gli esattori Ignazio e Nino Salvo, legati alla mafia
Scrive il tribunale di Palermo: “L’asserzione dell’imputato di non aver intrattenuto alcun rapporto con i cugini Salvo è risultata inequivocabilmente contraddetta dalle risultanze probatorie”. Nella sentenza di assoluzione con la vecchia insufficienze di prove si ricordano un paio di testimonianze di un faccia a faccia tra Andreotti e Nino Salvo, approfittando di un incontro pubblico nel 1979 e l’ormai famoso vassoio d’argento, regalo di nozze di Andreotti alla figlia, Angela Salvo.
Come per Sindona, anche per i rapporti con i Salvo, i giudici concludono, però, la manca di prova certa che Andreotti abbia “manifestato ai cugini Salvo una permanente disponibilità ad attivarsi per il conseguimento degli obiettivi propri dell’associazione mafiosa”. E quindi perché Andreotti ha negato qualsiasi rapporto con i Salvo? Per “evitare ogni appannamento della propria immagine di uomo politico”, cercava di “impedire che nell’opinione pubblica si formasse la certezza dell’esistenza dei suoi rapporti personali con soggetti quali i cugini Salvo, organicamente inseriti in Cosa nostra”.
I rapporti con i “proconsoli” in Sicilia, Salvo Lima e Vito Ciancimino
Salvo Lima, ucciso nel marzo del 1992 a Palermo, così come prima di lui Vito Ciancimino, erano i massimi rappresentati del potere andreottiano in Sicilia. La sentenza di Cassazione, ritiene provato che “il senatore Andreotti ha avuto piena consapevolezza che i suoi referenti siciliani (Lima, i Salvo, Ciancimino) intrattenevano amichevoli rapporti con alcuni boss mafiosi; che egli aveva quindi, a sua volta, coltivato amichevoli relazioni con gli stessi boss; che aveva palesato ai medesimi una disponibilità non necessariamente seguita da concreti, consistenti interventi agevolativi; che aveva loro chiesto favori; che li aveva incontrati; che aveva interagito con essi che aveva omesso di denunciare le loro responsabilità”.

L’incontro con un boss trapanese
Il 19 agosto 1985, in un hotel di Mazara del Vallo, il ministro degli Esteri Andreotti incontra il boss
Andrea Manciaracina, sorvegliato speciale e uomo di fiducia di Totò Riina. Un colloquio testimoniato dal sovraintendente capo della polizia Francesco Stramandino, che si trovava lì per la sicurezza di Andreotti: “Ricordo che rimasi un po’ sorpreso di ciò, poiché pensai che l’on. Andreotti trattava cortesemente una persona del tipo di Manciaracina, e magari poi a noi della polizia neanche ci guardava”, disse il poliziotti ai pm di Palermo. Andreotti, al contrario dei rapporti con i Salvo, in questo caso conferma l’incontro con Manciaracina e parla di un colloquio per problemi di “pesca”. Una versione “inverosimile” per i giudici di primo grado, anche se “manca qualsiasi elemento che consenta di ricostruire il contenuto del colloquio”.

martedì 7 maggio 2013

pc 7 maggio: Milano, Napoli: il biglietto da visita del Governo Letta: mazzate, repressione e convivenza con i fascisti


07 maggio 2013


Il nuovo governo non ha fatto praticamente neanche in tempo a completare i passaggi di insediamento che già è riuscito a dimostrare cosa significhi la riedizione dell'unità nazionale: repressione feroce e ingiustificata dei movimenti, chiusura verso le istanze sociali, collusione con lo squadrismo neofascista.


Questa mattina, a Napoli, in occasione della passerella della neo ministra dell'Istruzione Carrozza, un centinaio di studenti si erano radunati in piazza Plebiscito per protestare contro i gravissimi fatti avvenuti ieri a Milano, le violente cariche della polizia all'interno dell'Università Statale, contro gli studenti che protestavano per lo sgombero di una biblioteca autogestita. Davanti la Prefettura, anche una trentina di ex dipendenti dei Consorzi di Bacino.

Mentre gli studenti svolgevano pacificamente la propria manifestazione, tra i lavoratori si infiltrava un gruppo di neofascisti agli ordini dello squadrista Salvatore Lezzi, fondatore del gruppo locale di Forza Nuova, dalle ben note frequentazioni camorristiche. In pochi minuti, dopo le provocazioni rituali per quella gentaglia, gli squadristi attaccavano gli studenti, in ciò incredibilmente spalleggiati dalla polizia di stato, che non esitava a caricare ripetutamente il presidio. Inseguiti nei vicoli del centro, gli studenti si ricompattavano e continuavano a manifestare, pacificamente e con determinazione, il proprio dissenso.

Ma agli sgherri di Alfano non erano evidentemente soddisfatti delle manganellate tirate in mattinata, tanto da caricare ancora nel pomeriggio, senza alcun motivo plausibile, nella centralissima via San Sebastiano.

Quanto successo in questi due giorni è inaccettabile. A Milano la polizia è entrata in armi nell'Ateneo, picchiando a destra e a manca, per dimostrare senza ombra di equivoci quale linea intenda seguire il delfino di Berlusconi, Alfano, nella gestione delle rivendicazioni degli studenti.

Oggi, gli stessi 'tutori dell'ordine' hanno ritenuto opportuno ribadire e rafforzare il concetto, schierandosi senza alcun pudore a fianco degli squadristi neofascisti, contro le rivendicazioni di studenti e lavoratori.

Questo è il biglietto di presentazione che il governo Letta si è sentito in dovere di presentare ai movimenti. Denunciamo con forza sia l'azione repressiva con la quale partiti universalmente screditati e delegittimati credono di poter affrontare la rabbia sociale montante, creata dalle loro stesse politiche ultraliberiste di austerity a senso unico; sia la scandalosa connivenza tra forze dell'ordine e gruppuscoli neofascisti.

Esprimiamo la massima solidarietà agli studenti ed ai lavoratori colpiti ieri a Milano e questa mattina a Napoli da una squallida dimostrazione di forza brutale ed ingiustificata. Assicuriamo che, come questa mattina, saremo sempre in piazza a manifestare il nostro più fermo dissenso ad una gestione dell'economia che condanna all'impoverimento la più gran parte della popolazione, a beneficio di un'élite di speculatori, e la nostra più radicale opposizione, con tutti i mezzi necessari, ad ogni forma di fascismo e squadrismo, tanto più se spalleggiato da istituzioni che per Costituzione dovrebbero essere antifasciste.

Csa Depistaggio Benevento



pc 7 maggio - Andreotti ovvero la DC, il Vaticano, la P2, lo stato delle stragi, la mafia e tutto il peggio del dopoguerra italiano

un cadavere eccellente, un piccolo uomo che il sistema economico e politico del capitalismo e imperialismo italiano, corrotto mafioso, clerico-reazionario e putrescente e i suoi complici riformisti - socialisti, PCI dal 56 in poi fino a Berlinguer, e democratico-borghesi in genere 
hanno fatto grande.


proletari comunisti - PCm Italia

pc 7 maggio - Napoli-nuove cariche poliziesche contro gli studenti, utilizzando le provocazioni fasciste

Niente rissa tra "studenti e lavoratori", ma aggressione di fascio-camorristi e cariche della polizia!


Un centinaio di studenti e ricercatori napoletani dei collettivi erano in presidio sotto la Prefettura in piazza Plebiscito nato spontaneamente stamani per contestare la “passerella” del neo-ministro dell'istruzione Carrozza e per protestare per le violente cariche di ieri della polizia dentro l'Università Statale di Milano, fatto avvenuto in seguito allo sgombero della biblioteca autogestita “Ex-Cuem”. Un fatto senza precedenti da molti anni (un "esempio" delle intenzioni del nuovo ministro dell'Interno Alfano nella gestione delle rivendicazioni degli studenti e dei lavoratori!!).
In piazza in mezzo a una trentina di ex dipendenti dei consorzi di Bacino, si sono aggiunti, all'isaputa degli studenti, alcuni nazifascisti e soprattutto Salvatore Lezzi, noto fascista, tra i fondatori a Napoli della formazione nazifascista Forza Nuova, a processo nel 2003 per aver chiesto tangenti ai disoccupati delle cooperative in combutta con camorristi. Questi hanno effettuato provocazioni, saluti romani e lanciato un casco contro i manifestanti. A quel punto la tensione è salita e la polizia ha violentemente caricato una prima volta gli studenti che manifestavano ferendo un ragazzo a manganellate, poi una seconda ferendo e fermando alcuni studenti e dottorandi. Ora sono stati tutti rilasciati ma non prima di aver subito nei locali della Prefettura intimidazioni fisiche e verbali e finanche danneggiamenti agli effetti personali da parte delle forze dell'ordine.
Polizia e fascisti erano evidentemente schierati insieme, nel tentativo di aggredire e disperdere il presidio degli studenti.
Denunciamo e smentiamo con forza qualunque ricostruzione della giornata (già fatta da alcuni giornali, tipo Repubblica) che si sia trattata di una “rissa tra lavoratori e studenti”. Diversi lavoratori hanno infatti, in seguito alla duplice aggressione di fascisti e polizia, dimostrato apertamente la loro solidarietà agli studenti dichiarando la loro estraneità a quei personaggi.
Questi figuri dell'estrema destra campana non sono nuovi a queste dinamiche, così come le forze dell'ordine di questa città. Già si sono viste all'opera ad esempio il 10 ottobre 2011 a via Marina di fronte a uno dei palazzi dell'università, avvenimento per cui si terrà lunedì prossimo un presidio di solidarietà in occasione della prima udienza contro 10 antifascisti.

Reti studentesche napoletane

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Stamattina a Napoli abbiamo assistito alla prima passerella del nuovo governo, insieme alla brutalità di fascisti, camorristi e polizia

In visita nella nostra città il ministro dell’istruzione Carrozza ha incontrato i rettori  delle università campane presso la Prefettura di piazza del Plebiscito. Durante il presidio, mentre eravamo intenti a spiegare il motivo della contestazione, con cori, interventi e striscioni, un lavoratore ex dipendente del CUB Salvatore Lezzi (che si è rivelato essere un militante di Forza Nuova) ha aggredito prima oralmente, poi fisicamente gli studenti. In quel momento sono intervenute le forze dell’ordine che sanno sempre chi colpire. Sono partite così ripetute e violente cariche, intervallate da continue provocazioni da parte di Salvatore Lezi che, non contento, dalle spalle dello schieramento di forze dell'ordine, lancia un casco. La celere carica nuovamente gli studenti, molti di questi feriti e tre fermati, successivamente tutti rilasciati.

False le prime notizie pubblicate sulle varie testate online che riportavano di tafferugli tra gli studenti e tutti gli ex dipendendi del CUb.

Siamo scesi in piazza non soltanto per ribadire al nuovo ministro (che di "nuovo" ha soltanto la faccia) il nostro dissenso con le politiche che da anni massacrano l’istruzione pubblica, ma anche per dare appoggio e solidarietà agli studenti e le studentesse di Milano, in seguito ai fatti gravissimi di ieri. Il rettore Vago dell’Università di Milano, infatti, ha fatto sgomberare  la libreria Ex – Cuem precedentemente occupata dagli studenti, facendoli successivamente caricare dalla Celere che in assetto antisommossa è entrata in massa  all’interno della facoltà aggredendo e cacciando a suon di manganelli gli studenti che si erano radunati lì in assemblea per difendere lo spazio

Governo, fascisti e polizia non ci fermeranno! Continuiamo con le nostre lotte dentro e fuori le università! Per un'università pubblica e di massa!

vedi  video della seconda carica su www.caunapoli.org