sabato 4 maggio 2013

pc 4 maggio - il governo Letta sempre più berlusconiano doc, con mezzecalzette e mafiosi.

La nomina dei sottosegretari ha messo ulteriormente in luce di quale tipo di governicchio hanno messo su Napolitano e i suoi fidi scudieri PD-PDL-Monti.
Parole alate sul bene del paese per coprire i sordidi interessi della casta politica vecchia e nuova che compongono il Paese, con buona pace di quei tanti proletari e masse popolari che hanno detto: "andassero tutti a casa".
Ma  con i sottosegretari in alcuni casi siamo oltre la decenza con un vero insulto, anche alle stesse istituzioni.
Così si trova una disgustosa valletta del cavaliere, Biancofiore che diventa sottosegretaria prima alle 'Pari opportunità' e poi, a fronte di dichiarazioni da mezza calzetta omofoba, trasferita alla Pubblica Amministrazione
Poi vediamo nominato il redivivo Miccichè ripescato che saluta il ripescaggio con tanto di elogio pubblico di Berlusconi, Dell'Ultri, Lombardo - uno spudorato 'baciamo le mani' di stampo mafioso... e l'elenco potrebbe continuare.
Come può  un governo composto in questo modo e da questa gente fare qualcosa che non sia nell'esclusivo interesse dei padroni, di Berlusconi e di tutta la feccia affaristico corrotta che lo circonda?
E' solo fuori e contro questo parlamento che è possibile una lotta politica dignitosa e rispettosa non solo degli interessi delle masse, ma anche del cosiddetto 'bene del paese'.

pc 4 maggio - contro gli oppositori della base USA Dalmolin di Vicenza condanne come rappresaglia di stato




Oggi il tribunale di Vicenza ha condannato 30 attivisti del Movimento contro la base militare USA a 5 mesi di reclusione per i fatti del 16 gennaio 2008. Domani corteo contro l’inaugurazione della base militare di Washington.


Entrarono negli uffici della prefettura di Vicenza il 16 gennaio del 2008. Un folto gruppo di aderenti al movimento No Dal Molin erano entrati in prefettura respingendo un poliziotto e forzando una porta, per poi incatenarsi alle scale del palazzo. Per questo oggi trenta attivisti e simpatizzanti del movimento che da anni lotta contro la realizzazione di una nuova base Usa nella città veneta, sono stati condannati a pene comprese fra 4 e 5 mesi di reclusione. A tutti la corte ha riconosciuto almeno l'attenuante di aver agito per motivi di valore morale o sociale. Oltre alla pena detentiva - emessa con sospensione condizionale - i condannati dovranno anche sostenere le spese processuali, nonché rimborsare all’agente Cardillo 3.000 euro per la rottura di due paia d’occhiali (!).
La sentenza letta dal giudice Michela Rizzi é arrivata dopo oltre due ore di camera di consiglio ed é stata accolta dalle urla – ‘Vergogna, vergogna’ – di disapprovazione degli imputati e di altri simpatizzanti del movimento.

Il pubblico ministero Paolo Pecori - che nelle sue arringhe ha tentato di dimostrare il carattere violento delle iniziative sostenendo che di fronte all’imposizione della nuova base l’unico diritto dei cittadini era quello di rassegnarsi - è uscito dall’aula scortato dai Carabinieri e inseguito dagli attivisti che urlavano slogan.

''Si tratta di una sentenza vergognosa - commenta il movimento in un comunicato - che criminalizza chi con passione difende la propria terra mentre le decine di esposti sul cantiere statunitense sono stati insabbiati dalla stessa Procura. Cinque mesi di reclusione per essersi incatenati a una scala, mentre l'esercito statunitense, sempre più corpo estraneo alla città, va in giro per il mondo a scatenare guerre e, a Vicenza, ha prodotto danni gravissimi al sistema idrogeologico''. Contro la sentenza emessa oggi gli avvocati dei No Dal Molin hanno annunciato che ricorreranno in appello. ''Ma la miglior risposta é continuare a difendere la terra dalla militarizzazione: per questo sabato 4 maggio - annuncia ancora il movimento - daremo vita a un nuovo corteo (concentramento ore 10.00 Piazzale della Stazione) che, lungo il suo percorso, passerà anche sotto il tribunale di Vicenza''. La manifestazione di domani è stata confermata dal movimento nonostante l’annullamento dell’open day da parte dei militari statunitensi che hanno improvvisamente revocato l’apertura al pubblico della loro enorme base militare, temendo possibili azioni di contestazione da parte di “pochi facinorosi”, come ha affermato in un’intervista il colonnello Buckingam.
Intanto decine di nuove denunce hanno raggiungo altrettanti attivisti vicentini per iniziativa di lotta che risalgono a 3 o 4 anni fa.
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pc 4 maggio - ancora donne uccise - una denuncia e un appello di una compagna di Taranto

 

Femminicidio continuo

Nell'arco di poche ore tre donne sono state uccise.
Molto spesso le vittime conoscono il loro carnefice,
questi sono gli uomini che odiano le donne.
Chi per gelosia, chi per possesso ammazzano
perchè non sopportano che la donna vuole rispetto,
libertà, indipendenza.
Questi uomini sono atterriti dalla determinazione
che ora la donna dimostra.
Abbiamo assistito a molti stupri fisici e morali,
è ora di dire basta!
Donne uniamoci per costruire una rivolta.
Troppi sorrisi sono stati strappati alla vita.


                                                      Concetta
del movimento femminista proletario rivoluzionario
 TARANTO

pc 4 maggio - Napoli .. occupazione studentesca

Nasce l'Aula Occupata Vittorio Arrigoni!



“Continueremo a fare delle nostre vite poesie,
fino a quando libertà non verrà declamata sopra
le catene spezzate di tutti i popoli oppressi.”
Stamattina abbiamo deciso di riprenderci un piccolo spazio ormai da anni abbandonato e inutilizzato, l'ennesimo delle nostre facoltà e dei nostri atenei. Abbiamo deciso di riappropriarcene perché possa finalmente diventare un luogo per tutti gli studenti, in cui si incontrano le idee, le visioni, le esperienze concrete di chiunque si preoccupi di rendere questo mondo un posto più giusto.
Aula Occupata Vittorio Arrigoni - NapoliE perché siamo convinti che sia assolutamente necessario sedimentare all'interno dei cortili, delle aule, dei palazzi delle nostre facoltà la coscienza e la progettualità di cui si nutre la volontà collettiva di cambiare realmente le cose, anche per provare a incrinare, scardinare criticamente, a combattere la cultura e l'ideologia dominanti, che proprio in questi luoghi nascono e si diffondono in maniera più efficace e pervasiva.
Abbiamo intitolato l’aula a Vittorio Arrigoni, fratello e compagno di lotte, attivista e giornalista ucciso due anni fa nella striscia di Gaza, sostenitore della causa del popolo palestinese, fermamente convinto – come lo siamo noi, del resto- che la solidarietà e il sostegno reciproco tra gli oppressi, gli sfruttati, in qualsiasi parte del mondo si trovino, ci riguarda troppo da vicino per lasciarlo nelle mani di altri. Il loro destino è il nostro perché combattiamo contro la stessa disumanità, la stessa ingiustizia, tocchiamo con mano l'assurdità delle stesse contraddizioni.
E perché ci brucia dentro la stessa rabbia e la stessa consapevolezza di stare dalla parte giusta. Possiamo ridare vita a questo spazio, in modo che le tante lotte che portiamo avanti da anni possano uscirne rafforzate e ravvivate, soltanto con il contributo e la partecipazione di tutti!
Primi appuntamenti:
Oggi, giovedì 2 maggio
>> ore 13:00 - pranzo sociale, musica, live painting
>> ore 19:30 - proiezione all'aperto del film "I lunedì al sole"
Venerdì 3 maggio
>> ore 19:30 - aperitivo, proiezioni, live set di MC2C aka Militant Dub Napoli
Collettivo Autorganizzato Universitario - Aula Occupata Vittorio Arrigoni

pc 4 maggio - SPAGNA, ATTACCO ALLA LEGGE SULL'ABORTO

Il Partido Popular guidato da Rajoy mette mano alla legge sull'interruzione della gravidanza.
A soli tre anni dalla stesura della legge spagnola sull'interruzione di gravidanza, che estendeva i casi nei quali l'intervento poteva essere effettuato, nominando e valorizzando l'autodeterminazione della donna, ora si torna indietro.
Dopo l'effimera stagione della sinistra di Zapatero, che aveva fatto sognare una pacifica onda antifondamentalista nell'Europa cattolica ora il Partido Popular guidato da Rajoy mette mano alla legge sull'interruzione di gravidanza, e l'obiettivo è sempre lo stesso, comune in ogni paese dove si torna a stringere la morsa sui diritti riproduttivi: eliminare la discrezionalità da parte della donna.
Violenza sessuale, rischio di salute per la madre e deformità del feto erano infatti i casi nei quali l'intervento era possibile, mentre ora la proposta è di depennare dalla lista dei casi leciti il terzo: la condizione di salute del feto, e una sua eventuale malformazione, non saranno più motivo valido per interrompere la gravidanza, fa sapere sulla stampa Alberto Ruiz-Gallardón, Ministro della Giustizia.
Di più: si parla di una Commissione che valuti caso per caso nell'evenienza di stupro (reato sempre opinabile) e questa commissione si esprimerebbe sul livello di danno emotivo subito dalla donna, sufficiente o meno a giustificare l'intervento.
Fa impressione che di maternità si occupi un uomo, cattolico integralista e ministro della giustizia: il corpo riproduttivo femminile è dunque materia legale e penale, non corpo individuale di un essere umano, vicenda personale e collettiva nella quale molti aspetti sono in gioco, come l'affettività, la responsabilità, la relazione con l'altro genere, la capacità emotiva e materiale nella decisione di mettere al mondo...
... (si vuole) stabilire, contro il diritto delle donne, contro la loro soggettività, contro la loro responsabilità, un assurdo primato dell'embrione, del feto, del nascituro, che è un progetto di vita e che non può giungere ad essa se la matrice della vita di quell'embrione, ovvero la donna, non decide di portarlo a termine...

pc 4 maggio - SUL CONCERTO A TARANTO DEL 1° MAGGIO

Una marea di gente con numerose presenze da altre città ha partecipato il 1° Maggio al grande concerto di Taranto organizzato dal Comitato Liberi e pensanti e dall'impegno efficace e straordinario di Michele Riondino. Un concerto che alla fine è risultato anche più incisivo della sua stessa proposta, come reale controconcerto a fronte del sempre più tradizionale, in senso negativo, concerto romano sotto l'egida dei sindacati confederali.
Un concerto di denuncia forte e chiara dell'inquinamento, le morti, il disastro ambientale e sanitario che l'Ilva nelle mani dello Stato prima e di padron Riva dopo ha prodotto. Ma un concerto anche di fiducia e speranza che la forza delle masse, della partecipazione in prima persona possa modificare lo stato di cose esistente.
Di grande significato il fatto che gli artisti che vi hanno partecipato si sono schierati in modo chiaro, si sono riconosciuti nella battaglia in corso a Taranto, ne sono stati coinvolti, per cui ne sono usciti contenti e orgogliosi, non solo per il successo di pubblico che hanno ottenuto ma anche perchè si sono sentiti importanti in questa battaglia.
Anche dall'esito del concerto viene netta una spinta a continuare la lotta.
Il Comitato Liberi e pensanti ha trovato nel concerto un'ulteriore conferma del grado di riconoscimento conquistato in città. Si è trattato di un concerto principalmente autogestito, autorganizzato, in cui gli artisti si sono esibiti a titolo gratuito – anche questo è un segno importante che ha parlato anche ad altri artisti presenti al concerto romano o che in questa occasione non sono venuti e che dichiarano di essersi riconosciuti nel concerto di Taranto e che vogliono venire in altre occasioni.
Un concerto-evento nel senso vero della parola che ha permesso a tanti ragazzi, cittadini di partecipare ad una iniziativa senza precedenti a Taranto. Un concerto che è stato vissuto anche da organismi di lotta sui problemi dell'ambiente come luogo di confronto e discussione, che raramente si svolge in un contesto ampio e partecipato. Un concerto sostenuto dai mass media di Taranto prima e durante ed esaltato dopo, in cui anche i giornalisti della stampa e Tv locale sono stati coinvolti, e questo ha favorito lo spazio che la stampa gli ha dato.

Ma una cosa è la partecipazione e il successo del concerto e il modo anche entusiasta con cui decine di migliaia hanno partecipato, altra cosa sono i discorsi, le linee, le proposte che parte degli organizzatori sostengono, e ancora un'altra cosa è il modo con cui parte del mondo politico, istituzionale ed economico cerca ora di capitalizzare a suo favore questo concerto.
A questa iniziativa e da questa iniziativa gli operai dell'Ilva ne sono stati fuori. Certo molti operai soprattutto giovani hanno partecipato al concerto e sicuramente un ruolo dirigente nel Comitato Liberi e pensanti e al concerto lo ha avuto un gruppo di operai Ilva che di questo Comitato sono parte organizzatrice sin dal famoso 2 agosto, ma la gran massa degli operai di fabbrica non trova in questo concerto nessuna rappresentanza e nessuna arma a sostegno della sua lotta contro padron Riva, il governo e lo Stato.
Prevale negli organizzatori e anche negli artisti che sono intervenuti una visione degli operai superficiale e sbagliate, di vittime da compatire e aiutare, o di succubi del ricatto lavorativo.
Questa impostazione contribuisce ad isolare quegli operai che in fabbrica stanno realmente lottando per la sicurezza, contro le morti sul lavoro, per i diritti negati di organizzarsi sindacalmente, per opporsi al ricatto dei capi, per non accettare cassintegrazione, contratti di solidarietà al servizio del padrone e dello Stato.
Prevale l'idea e la visione che questa battaglia si possa vincere senza gli operai, o addirittura contro gli operai. La “fabbrica assassina”, che evidentemente da sempre gli operai classisti e le forze comuniste e del sindacalismo di classe hanno combattuto e fatto conoscere in tutt'Italia ben prima dell'esplosione del 2 agosto, non viene intesa nella definizione di “padroni assassini”, di “nocività del capitale”, ma di sistema industriale da cancellare e abbattere in nome di un pseudo risanamento, pseudo sviluppo alternativo che già Bagnoli ha dimostrato essere una pura mistificazione fermo restando il sistema capitalista, il potere economico e politico nella mani dei padroni; così come Bagnoli ha ampiamente dimostrato, anche recentemente, che con gli operai fuori dalla fabbrica, con la fabbrica chiusa non c'è nessuna bonifica ambientale come nessuna tutela reale della salute e dalla catena di morti e malattie.
Certo, alcuni tra gli organizzatori e chi è intervento dal palco hanno parlato di non volere la chiusura della fabbrica, ma non basta dichiararlo senza lotta e organizzazione in fabbrica e sul territorio, capace di trasformare la grande forza della partecipazione in forza materiale di scontro e di rivolta sociale contro padroni, Stato e governo.
Non basta dire, come in un comunicato del 12 aprile del Comitato LP: “...contrariamente a ciò che alcuni credono, è opportuno chiarire che sostenere il Gip Patrizia Todisco non significa volere la chiusura dell'Ilva”, quando poi l'accento si pone solo su progetti produttivi alternativi e su un reddito derivante da altre attività economiche (tra cui ora, dopo concerto, si scrive: “come potrebbe essere ad esempio la musica...”).
Si possono fare le grandi manifestazioni e nuovi grandi concerti, ma senza assumere la linea dell'organizzazione di classe e di massa in fabbrica e sul territorio, a partire dai quartieri Tamburi, Paolo VI, ecc., senza la legittimità dell'utilizzo della forza materiale, operai e masse popolari avranno grandi consensi e nessun risultato.
Non è vero che il problema sia unicamente di sensibilizzare e aggregare senza dire chiaro su che cosa si sensibilizza e quale tipo di aggregazione è necessaria per avere una forza di effettivo cambiamento, nell'interesse non di una generica “città” ma di quegli operai e masse sfruttate che ne costituiscono l'effettiva maggioranza.

Aggregazione e partecipazione non possono diventare la faccia di un nuovo conformismo, che chiaramente ora gode il consenso di tutti e piace a tutti, in cui sfruttati e sfruttatori sono messi sullo stesso piano, ricchi e benestanti e operai e poveri come facenti parte di una stessa barca. E' questa la base del consenso generale del dopo concerto da parte di pezzi della politica e delle Istituzioni e di mass media al servizio dei padroni, della politica e delle Istituzioni e di quel settore di media borghesia ambientalista che vuole essere l'effettiva beneficiaria dell'intero movimento sul piano del peso sociale e delle future fortune politiche ed economiche (chiamate alternative) della città.
Un problema su cui tornare perchè anche all'ombra della contesa in corso c'è già chi si sta arricchendo e occupando spazi politici e culturali.
Questo è espresso molto chiaramente da alcuni giornalisti che mettono in grande evidenza gli aspetti di questa iniziativa che noi combattiamo e che vanno apertamente combattuti.
Il direttore di 'TarantoOggi' scrive: “niente pugni chiusi, niente mani tese, soltanto decine e decine di braccia alzate”, così come si dà grande rilievo al concetto di “città che si unisce” senza bandiere e senza classi; così, sono esponenti del centro destra che si dichiarano apertamente “d'accordo con Riondino”; così c'è chi amplifica e sacralizza “l'ordine e il senso civico” in cui il concerto si è svolto e la strada che si vuole perseguire, strada a cui viene data sponda tra gli stessi organizzatori del concerto che ora perseguono la linea da “liberi ben pensanti”, iniziata con “niente blocchi della città” e che oggi prosegue con “noi la terremo ordinata e pulita”, “Abbiamo riscoperto un parco archeologico di cui intendiamo prenderci cura attivamente, rendendolo fruibile gratuitamente a tutta la cittadinanza” (tra parentesi: la “gratuità” è scontata in un luogo pubblico; poi, non dovremmo pretendere che sia il Comune che incassa soldi dei cittadini a prendersene cura?). Questo “civismo” diventa, che lo si voglia o no, complice della pacificazione sociale e della inciviltà del capitale e del suo Stato che invece bisogna spazzare via.
Uno slogan del movimento delle donne dice “le brave ragazze vanno in paradiso, le cattive ragazze vanno ovunque”.

E' fondamentale nelle fila dei lavoratori e delle masse popolari affermare e organizzare la rottura e l'antagonismo sociale di classe, per cambiare realmente la storia di Taranto e fare effettivamente di Taranto un punto di riferimento nazionale per cambiare la storia del nostro paese.
Sarebbe davvero aggiungere alla tragedia in corso la beffa di una situazione per cui agli operai non resti che dire: “la musica è finita, gli artisti se ne vanno, ecc. ecc.” o “tutto cambia perchè nulla cambi”. 

Circolo Proletari comunisti - Taranto

venerdì 3 maggio 2013

pc 3 maggio - grande primo maggio rosso, proletario, internazionalista .. MAOISTA ! nel mondo


Déclaration internationale maoïste pour le 1er Mai 2013

  Les masses populaires veulent renverser les gouvernements capitalistes, impérialistes et les gouvernements qui les servent !
Les prolétaires veulent s’unir pour le Parti de la révolution !
Les communistes soutiennent les luttes anti-impérialistes et développent les Guerres Populaires pour la révolution prolétarienne mondiale !
 
partisansL'impérialisme est le «stade suprême du capitalisme » - une étape de « parasitisme et putréfaction» (Lénine, L'impérialisme, stade suprême du capitalisme). Il s’agit aujourd’hui de l’enterrer au plus vite. La crise du capitalisme est comme une maladie chronique qui le tourmente. Elle crée les conditions pour sa mort.  
La crise du capitalisme, c’est avant tout une crise de surproduction : « Au cours des crises, une épidémie qui, a tout autre époque, eût semblé une absurdité, s’abat sur la société – l’épidémie de surproduction. La société se trouve ramenée à un état de barbarie momentanée. » (Marx et Engels, Manifeste du Parti Communiste)
Mais à l’heure où la bourgeoisie intensifie ses efforts pour faire payer la crise aux masses populaires, il est bon de rappeler ce qu’ont écrit Marx et Engels il y a plus de 150 ans dans le Manifeste : « Les armes dont la bourgeoisie s’est servie pour abattre la féodalité se retournent aujourd’hui contre la bourgeoisie elle-même. Mais la bourgeoisie n’a pas seulement forgé les armes qui la mettront à mort : elle a produit les hommes qui manieront ces armes – les ouvriers modernes, les prolétaires. »
Aujourd’hui, le prolétariat mondial n’a jamais été si nombreux. L’ensemble des masses populaires représente au moins 90 % de la population et ce sont ces 90% qui sont concernés par cette crise et qui ont besoin d’un changement radical de société. « Le mouvement prolétarien est le mouvement autonome de l’immense majorité dans l’intérêt de l’immense majorité. »(Idem)
G20 « La crise financière du capitalisme mondial s’approfondit et s’élargit. Les impérialistes se disputent entre eux pour piller tous types de sources (humaines, matérielles) dans les pays arriérés, en plus d’accroître l’exploitation des travailleurs et des classes moyennes dans leur pays afin de surmonter cette crise. »
Cela se traduit en Europe et dans les pays capitalistes occidentaux, par une restructuration de la production, du commerce et des services, ce qui entraîne le déplacement de la production dans les pays où le coût de la main d’œuvre est faible, à la destruction massive d'emplois et à l’introduction de nouveaux moyens de production plus modernes pour plus de productivité au détriment de la sécurité et de la santé des travailleurs. En parallèle, les impôts augmentent, les salaires baissent, les prestations sociales diminuent. De manière générale, l’intensification de la crise entraîne que « petits industriels, petits commerçants, tout l’échelon inférieur des classes moyennes de jadis, tombent dans le prolétariat. » (Idem)
Dans les pays opprimés par l’impérialisme, le prolétariat et les peuples des pays d’Afrique, d’Asie et d’Amérique Latine sont soumis au diktat des puissances impérialistes protégées par leurs chiens de garde locaux dont elles se débarrassent lorsqu’ils ne défendent plus ou mal leurs intérêts. Les puissances impérialistes utilisent la politique du «diviser pour mieux régner» et n’hésitent pas à intervenir militairement -à la fois pour soutenir des régimes à leur botte ou pour renverser des 582278 412651102145929 898070337 ngouvernements qui ne leur sont pas favorables- et à provoquer des conflits ethniques et religieux pour protéger leurs intérêts et briser la résistance des peuples à l'oppression. Ils s'appuient sur l'obscurantisme religieux ou le libéralisme laïc pour maintenir coûte que coûte leur domination économique, politique et idéologique. Les classes dirigeantes de ces pays, qu'il s'agisse de puissances montantes du tiers-monde -Chine, Inde, Brésil ou Afrique du Sud- ou de pays opprimés, font tout leur possible pour assurer l'exploitation maximale de la main-d'œuvre et l'accès et le contrôle sur les matières premières dans l'intérêt du système impérialiste.
Dans les pays impérialistes et opprimés, les classes dirigeantes utilisent comme chiens de garde aussi bien les forces réactionnaires de droite que les forces réformistes, sociale-démocrates et révisionnistes qui appliquent leur politique d'exploitation et d’oppression des prolétaires et des masses. Les syndicats officiels collaborent avec les divers gouvernements pour négocier les «mesures d'austérité» et les plans de privatisations afin qu’elles soient acceptées par les travailleurs et qu’ils mettent fin aux luttes qui affrontent les patrons et l'Etat. La conciliation permet toujours aux capitalistes de se renforcer et de poursuivre leur œuvre destructrice en sapant les acquis d’une centaine d’années de lutte de la classe ouvrière.
aube-doree-nikolaos-michaloliakos 0Dans les pays impérialistes, la droite la plus ouvertement réactionnaire et les réformistes et sociaux-démocrates « de gauche » reprennent sous différentes formes «l'identité nationale», afin de l'utiliser contre les immigrés en vue de renforcer la division du prolétariat et des masses et ouvrant ainsi la voie au fascisme ancien et nouveau. De nombreux partis et organisations populistes, fascistes et néo-nazis prospèrent sur ce terrain fertile cultivé par l’ensemble des forces politiques et institutions traditionnelles. La bourgeoisie défend son système et ses institutions grâce à l'Etat policier et en utilisant également la participation des masses aux élections. C'est pourquoi le prolétariat et les masses doivent développer le boycott électoral et intensifier la lutte des classes.
   « On a raison de se révolter » (Mao Zedong)
e-lutte-des-mineursFace à la crise, les prolétaires - les travailleurs des villes et de la campagne - se révoltent. Les ouvriers des usines menacées de fermeture se mobilisent contre les licenciements, les dégradations des conditions de travail, les baisses de salaires et l’augmentation du temps de travail, car ils ne veulent pas payer le prix de la crise. Les paysans et travailleurs agricoles résistent et occupent parfois des terres. Les masses se mobilisent contre les expulsions de logement, les augmentations d'impôts, les attaques sur leur environnement, le démantèlement des services publics, les attaques contre les libertés syndicales et contre les droits de la jeunesse, des femmes, etc.
Ces luttes ont lieu dans tous les pays du monde, comme ceux des travailleurs de l'automobile et de la métallurgie en France, en Belgique, en Allemagne et en Italie ; des mineurs en Espagne, tandis que les masses se battent contre les expulsions de logement ; et comme la grande lutte étudiante au Canada, et dans d'autres pays également, contre les attaques sur l'éducation et la hausse  des frais.
Mais aussi comme en Inde où des centaines de millions de travailleurs ont fait grève ; ou en Afrique du Sud, où les mineurs se sont révoltés contre les classes dirigeantes noires et blanches qui exploitent et oppriment les travailleurssouth_africa_miners.jpg ; ou au Brésil, où des paysans pauvres et sans-terres occupent les terres qu’ils travaillent.
Dans les pays arabes, en particulier en Tunisie et en Egypte, malgré les manœuvres des impérialistes pour protéger leurs intérêts et soutenir les nouveaux chiens de garde, malgré le camouflage de ces derniers sous le masque de la religion dont ils se servent pour exploiter les travailleurs et le peuple et étouffer la juste révolte pour qu’elle ne se transforme pas en révolution, les masses populaires se fraient un chemin et apprennent de leurs erreurs, pour une véritable Révolution de Nouvelle Démocratie, qui ne peut être atteinte sans la direction de la classe ouvrière ; ce qui soulève la question de la stratégie révolutionnaire, de la lutte armée, et de la construction d'un parti d’avant-garde.
Les impérialistes et leurs interventions ne sont pas en mesure d'arrêter et d’éteindre les luttes anti-impérialistes dans le monde, de la Palestine à l’Irak, l’Afghanistan, l’Amérique latine, pas plus que ne le pourront les nouvelles interventions impérialistes en Libye, Syrie, Mali.
 
On ne peut pas faire la révolution de manière pacifique !

Le monde est en bouillonnement, la décantation idéologique s’opère peu à peu, avec des avancées et des reculs, dans les rangs du prolétariat et des masses autour de ​​la prise de conscience de la crise et de la nature de l'impérialisme, et la nécessité de le renverser et de construire une nouvelle société sur les cendres de l'ancienne.
Dans cette nouvelle vague de lutte et de résistance, nous devons soutenir et consolider la lutte pour la libération des peuples et pour la nouvelle démocrate, vers le socialisme et le communisme. C’est le contexte dans lequel une potentielle nouvelle vague de la révolution prolétarienne mondiale émerge et se développe. Elle a comme points de référence et d’ancrage stratégiques les guerres populaires dirigées par les partis maoïstes.
GPP_Inde.JPGLa Guerre Populaire est la façon la plus avancée pour faire la révolution, nous devons donc la soutenir dans chaque pays où elle est organisée, préparée par l'accumulation des forces et appliquée aux conditions concrètes de chaque pays. Dirigée par le PCI (maoïste), la Guerre Populaire en Inde résiste avec succès aux attaques de l’ennemi et parvient à s’étendre et grandir. La Guerre Populaire se déroule également aux Philippines sous la direction du Parti Communiste des Philippines, qui défend le maoïsme. Au Pérou, elle continue malgré l’action d’un courant liquidationniste. En Turquie, la lutte révolutionnaire dirigée par les maoïstes avance en accord avec la stratégie de la guerre populaire. Dans d’autres pays, de nouvelles initiatives et avancées sont en préparation.
Nous devons construire et consolider les partis prolétariens pour la révolution, les partis de type nouveau, les partis communistes marxiste-léniniste-maoïste, dans nos pays respectifs, en tenant compte de notre expérience passée et en l'appliquant à la situation actuelle du système impérialiste d'aujourd'hui. La Guerre Populaire en Inde, comme les autres Guerres Populaires, montre que cette voie est possible.
503.jpgCela a été clairement exprimé le 24 Novembre 2012 à Hambourg par la grande Conférence Internationale de Soutien à la Guerre Populaire en Inde, où des centaines de représentants d’organisations révolutionnaires et anti-impérialistes et de partis et organisations maoïstes de plus de vingt pays ont appelé à s'unir et à renforcer la lutte des classes dans chaque pays. Ce fut un grand exemple d’internationalisme. Nous devons aller de l’avant pour renforcer encore plus et donner une forme organisationnelle à l’internationalisme prolétarien.
Nous devons poursuivre l'unité internationale des communistes dans le monde vers la construction d’une nouvelle organisation internationale pour lutter ensemble contre l'impérialisme et la réaction et marcher ensemble vers une nouvelle Internationale Communiste, pour le socialisme et le communisme.
 
Prolétaires et peuples opprimés de tous les pays, unissez-vous !
A bas l'impérialisme et tous ses chiens de garde !
Vive l’internationalisme prolétarien !
Vive la révolution prolétarienne mondiale !

Partis, organisations et collectifs signataires :
Parti communiste maoïste - Italie ; Parti communiste d’Inde (marxiste-léniniste) Naxalbari ; Parti communiste maoïste d’Afghanistan ; PCR-RCP (Parti communiste révolutionnaire) - Canada ; Parti communiste maoïste de France ; Gran Marcha hacia el Comunismo (Madrid, État espagnol) ; Comité de construction du PC maoïste de Galice (État espagnol) ; Democracy and Class Struggle (Pays de Galles, État britannique) ; Organisation communiste Futur Rouge (État français*) ; Servir le Peuple et Sheisau Sorelh (médias révolutionnaires maoïstes, Occitanie, État français) ; Mouvement communiste maoïste (Tunisie) ; Parti communiste maoïste (MKP) de Turquie/Nord-Kurdistan ; New Marxist Study Group (Sri Lanka) ; Solidarity of People Struggle (Indonésie) ; Marxistes-Léninistes-Maoïstes au Maroc
[* principalement en Arpitanie (région lyonnaise/viennoise, Forez etc.) et Occitanie du Nord (Auvergne) ; reconnaît la question occitane - grande 'question méridionale' de l'Hexagone 'France'] 

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mineros_1.jpgcommunisme
 

 
Tunisie :1MaiTunis3-copie-1.jpg
Turquie (Istanbul) :
1stMayTurkey1stMayTurkey21erMaiIstanbul clash1MaiIstanbulClash1_mays_2013_taksim_35_04509.JPG2e1ax_default_entry_TURKEY-MayDay-2_763-3312559.jpg et d'autres encore ici (ça a vraiment pété dur !)
Communautés turques et kurdes de l'exil (Belgique, Allemagne, Autriche etc.) :1MaiTurcExil1erMaiTurcExil.jpeg1stMayTurcExil.jpg
Allemagne :
1erMaiAllemagne1erMaiStuttgart1erMaiHamburg
Maroc :  
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Bangladesh :1erMaiBangla.jpgPhilippines :1erMaiPhilippines1erMaiPhp.jpg1MAIPhpMexico :1erMaiMexico.jpg
Cuba :
1erMaiCubacuba, 1 mayo 2013
Portugal : 1erMaiPortugal.jpg
Grèce :
1MaiGrèce2may-day-greece 13671343141MaiGrece1.jpg
Toulouse/Tolosa, Occitània (Voie prolétarienne) :1erMaiToulouseVP1erMaiToulouseVP2.jpg
Népal :
1erMaiNépalmay-1-2013-nepal-3.jpgmay-1-2013-nepal-2.jpgmay-1-2013-nepal-4.jpgmay_1_2013_nepal_1_a44fd.jpg 1MayNepal.JPG



from signalfire blog Joint declaration May first 2013


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The popular masses want to overthrow the capitalist, imperialist governments and the governments who are their servants!
Proletarians want to unite for the Party of the revolution!
Communists support anti-imperialist struggles and develop People’s Wars for the world proletarian revolution!
Imperialism is the “highest stage of capitalism” —a stage of “parasitism and decay” (Lenin, Imperialism, the Highest Stage of Capitalism). Now is the time to bury it, as soon as possible. The crisis of capitalism is like a chronic disease that torments it. It creates the grounds for its death. The crisis of capitalism is above all a crisis of overproduction: “In these crises, there breaks out an epidemic that, in all earlier epochs, would have seemed an absurdity —the epidemic of over-production. Society suddenly finds itself put back into a state of momentary barbarism.” (Marx and Engels, The Communist Manifesto) But it is the time when the bourgeoisie intensify its efforts to make the proletarians and masses pay for the crisis.
As Marx and Engels have written more than 150 years ago in the Communist Manifesto: “The weapons with which the bourgeoisie felled feudalism to the ground are now turned against the bourgeoisie itself. But not only has the bourgeoisie forged the weapons that bring death to itself; it has also called into existence the men who are to wield those weapons — the modern working class —the proletarians.”
Today, the world proletarians have never been so numerous, along with the people’s masses they represent at least 90% of the population; and these 90% are those who are affected by the crisis and need a radical change in the society. “The proletarian movement is the self-conscious, independent movement of the immense majority, in the interest of the immense majority.” (Ibid.) The financial crisis of global capitalism deepens and widens.
The imperialists argue among themselves to plunder all types of resources (human and material) in the backward countries, in addition to increasing the exploitation of workers and the middle class in their own countries in order to overcome this crisis. In Europe and the capitalist countries, this results in a restructuring of the production, trade and services, which leads to the displacement of production in countries where the cost of labour is lower, a massive destruction of jobs and the introduction of new and more productive means of production at the expense of the safety and health of workers.
At the same time, taxes are increasing, wages are falling and benefits are reduced. In general, the intensification of the crisis implies that “small tradespeople, shopkeepers, and retired tradesmen… —all these sink gradually into the proletariat” (ibid.). In countries oppressed by imperialism, the proletariat and people of Africa, Asia and Latin America are subject to the dictates of the imperialist powers, who are protected by their local watchdogs; those powers discard their watchdogs when they no longer defend or badly defend their interests. The imperialist powers use the policy of “divide and rule” and do not hesitate to militarily intervene – both to support regimes of their servants or to topple those not favourable to them – and to provoke ethnic and religious conflicts to protect their interests and break people’s resistance to oppression.
They rely on religious obscurantism or secular liberalism to maintain by any menas their economic, political and ideological domination. The ruling classes of these countries, be they rising 3rd world powers – China, India, Brazil or South Africa – or oppressed countries, are doing everything possible to ensure maximum exploitation of the labour force and access and control on raw materials in the interests of the imperialist system. In the imperialist and oppressed countries, the ruling classes use as watchdogs the reactionary right forces as well as the reformist, social democratic and revisionist forces that apply their policy of exploitation and oppression of proletarians and masses.
Official trade unions are working with the various governments to negotiate “austerity measures” and privatisation schemes so that the workers reconcile with them and to stop the struggles that clash against the bosses and the state. The reconciling always allows capitalists to strengthen and continue their destructive work undermining the gains won by the working class through a hundred years of struggle. In imperialist countries, the more openly reactionary right and also the reformist and social democrat “left” uphold through different forms the “national identity”, to use it against the immigrants in order to strengthen the division of the proletariat and the masses and thus opening the way to old and new fascism.
Many populist, fascist and neo-Nazi parties and organizations are thriving on the fertile land cultivated by all the traditional political forces and institutions. The bourgeoisie defends its system and institutions with the state police and also by using the mass participation in elections. This is why the proletariat and the masses must develop the electoral boycott and intensify the class struggle.

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“IT IS RIGHT TO REBEL” (MAO ZEDONG)
Faced with the crisis, the proletarians —the workers from the cities and the countryside— are rebelling. Workers from factories threatened with closure are mobilizing against layoffs, the degradation of working conditions, wage cuts and increased working time, because they don’t want to pay for the crisis. Peasants and agricultural workers resist and sometime are occupy land. The masses are mobilizing against housing evictions, tax increases, attacks on their environment, the dismantling of public services, attacks on union freedoms and the rights of youth, women, etc.
These struggles are taking place in all the countries in the world, like those of the auto and metallurgy workers in France, Belgium, Germany and Italy, of the miners In Spain, while masses are fighting against housing evictions, and the great students’ struggle in Canada, and in other countries also, against attacks on education and tax increases. And, moreover, like those in India where hundreds of millions of workers went on strike, or South Africa, where miners rebelled against the black and white ruling classes who exploit and oppress the workers, or Brazil, where poor peasants and landless are occupying the land they work.
In the Arab countries, particularly in Tunisia and Egypt, despite the manoeuvres of imperialists to protect their interests and support the new watchdogs, despite the fact that these watchdogs are hiding themselves under the mask of religion in order to exploit workers and people, to suppress the just rebellion before it becomes revolution, the masses are finding their way and learning from their mistakes, for a genuine New Democratic revolution, that cannot be achieved without the leadership of the working class; this raises the questions of the revolutionary strategy, of armed struggle, and the building of a vanguard party Imperialists and their interventions are not able to stop and extinguish the anti-imperialist struggles in the world, from Palestine, to Iraq, Afghanistan, Latin America, nor against the new imperialist interventions in Libya, Syria, Mali.

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YOU CANNOT MAKE REVOLUTION IN A PEACEFUL WAY!
The world is in turmoil; the ideological understanding operates bit by bit or with leaps, with advances and setbacks, in the ranks of the proletariat and the masses and on the consciousness of the crisis and the nature of imperialism, the need to overthrow it and build a new society on the ashes of the old one. In this new wave of struggle and resistance we must support and strengthen the struggle for the liberation of peoples and for new democracy, towards socialism and communism.
This is the context in which a potential new wave of the world proletarian revolution develops and emerges. It has as its reference points and strategic anchor the people’s wars led by Maoist parties. People’s War is the most advanced way to make revolution, so we must support in every country in which it is being organized, prepared by accumulating forces, and applied to the concrete conditions of each country. Led by the CPI (Maoist), the People’s War in India is successfully resisting attacks from the enemy and is managing to expand and grow.
The People’s War is also unfolding in the Philippines under the leadership of the Communist Party of the Philippines, which upholds Maoism. In Peru, it is continuing despite the action from a liquidationist current. In Turkey, the revolutionary struggle led by the Maoists is advancing in accordance with the people’s war strategy. In other countries, new initiatives and advances are in preparation. We must build and consolidate the proletarian parties for the revolution, parties of new type, Marxist-Leninist- Maoist communist parties, in our respective countries, taking into account our past experience and applying it to the current conditions of the imperialist system of today.
This was clearly expressed the 24th November 2012 in Hamburg by the great International Conference in Support of the People’s War in India, in which hundreds of representatives of revolutionary and anti-imperialist organizations and Maoist parties and organizations from more than twenty countries have called to unite and strengthen the class struggle in each country. It was a great example of internationalism.
We must advance to further strengthen and give organisational form to proletarian internationalism.We must pursue the international unity of the communists in the world towards the construction of a new international organization to fight together against imperialism and reaction and march together towards a new Communist International, for socialism and communism.
Proletarians and oppressed people of all countries, unite!
Down with imperialism and all its watchdogs!
Long live proletarian internationalism!
Long live world proletarian revolution!
Communist (Maoist) Party of Afghanistan; Communist Party of India (M-L) Naxalbari; Maoist Communist Party–France; Maoist Communist Party–Italy; Revolutionary Communist Party (PCR-RCP), Canada; Maoist Communist Party (MKP) Turkey and North Kurdistan – France; Maoist Communist Movement, Tunisia; Democracy and Class Struggle, Wales, British state; Committee of Building of maoist communist party Galice – Spanish State; Long March towards Communism (Madrid, Spain); New Marxist Study Group (NMSG) Sri Lanka; Solidarity of People Struggle Indonesia; Communist Organisation Future Rouge – France ; Servir le peuple – Sheisau sorelh -Occitany- French State -marxists-leninists-maoists Maroc