mercoledì 14 dicembre 2011

pc 14 dicembre - Chiudere i covi di Casapound con ogni mezzo necessario!

Firenze: oggi presidio alle 18 in Piazza Dalmazia organizzato dalla rete delle associazioni antirazziste in risposta alla strage di immigrati del 13 dicembre a Firenze per mano di un neonazista di Casapound.
Per sabato prossimo, 17 dicembre, si sta organizzando un corteo cittadino a cui proletari comunisti aderisce.



La violenza del neonazista che ha ucciso a sangue freddo 2 immigrati senegalesi in un mercato nel centro di Firenze non è il gesto di un folle isolato ma è il prodotto della politica antimmigrati, di odio xenofobo, la stessa che qualche giorno fa ha armato il progrom a Torino.
Il neonazista è militante di Casapound, l'organizzazione che dovrebbe essere fuorilegge per la Costituzione e la legge Mancino ma che, al contrario, trova sostegni, finanziamenti da parte di esponenti della destra berlusconiana e di quella leghista con cui hanno preparato le liste elettorali, gode dell'appoggio da parte del centrosinistra e da parte delle istituzioni che gli concedono spazi pubblici, e ha coperture da parte delle questure, attive nella persecuzione degli antifascisti.
Non può essere un caso che la strage sia avvenuta a Firenze, la città della politica sicuritaria e degli sgomberi antimmigrati del "democratico" Renzi, la città oltraggiata da personaggi come Orana Fallaci che vomitava odio contro gli immigrati con "rabbia e orgoglio" xenofobo, pronta a bruciare le tende dei profughi richiedenti asilo che definiva "invasori".
Entrambi i veleni hanno agito per armare la mano di un neonazista che ha seminato morte tra gli immigrati in mezzo ad un mercato a Firenze.
La risposta immediata contro la violenza di matrice neofascista non può essere che una mobilitazione nazionale che dica che è ora di chiudere i covi di Casapound con ogni mezzo necessario!

pc 14 dicembre - Ancora proteste a Pomigliano

proletari comunisti e slai cobas per il sindacato di classe a Pomigliano
http://video.repubblica.it/edizione/napoli/nuova-panda-proteste-a-pomigliano/83661?video14

DICEMBRE 2011

Nuova Panda, proteste a Pomigliano

Slogan, bandiere e tanta rabbia. Centinaia di manifestanti hanno presidiato lo stabilimento Fiat di Pomigliano nel giorno della presentazione della nuova Panda. Le proteste sono l'altra faccia di quello che il presidente Elkann ha definito un giorno di festa. Cgil, movimenti studenteschi e lavoratori Irisbus hanno manifestato contro il Lingotto per ricordare a Marchionne che quasi 4.000 operai non sono ancora rientrati al lavoro. Alcuni lavoratori iscritti alla Fiom denunciano di essere discriminati dall'azienda. Nel mirino anche la chiusura di Termini Imerese e la questione Irisbus. (di anna laura de rosa)

pc 14 dicembre - No Tav: oltre alle reti comincia l'innalzamento del muro




Le reti non bastano più, inizia l’operazione “muro” - 14 dicembre 2011





Giunge ora la notizia, da chi è presente in baita, che stanno cominciando a costruire il famoso muro di cui si parlava al posto delle recinzioni.Stanno piantando nel terreno delle grosse putrelle ad H in cui infilano pannelli di cemento prefabbricati.Hanno cominciato proprio nella zona dove si sono concentrati i maggiori “tagli” l’8 e il 10 ovvero di fronte al nostro terreno dove è posizionata la baracca di lamiera.




pc 14 dicembre - Umbria Olii: comunicato della Rete nazionale per la sicurezza sul lavoro

Al processo per la strage di operai dell'Umbria Olii, Giorgio Del Papa, padrone dell'azienda, è stato condannato dal Tribunale di Spoleto a sette anni e sei mesi di reclusione per omicidio colposo, oltre a un ingente risarcimento nei confronti dei familiari delle vittime, del ministero dell'Ambiente, della regione Umbria, dell'Inail e del comune di Campello.
Una condanna salutata con soddisfazione dai famigliari degli operai uccisi sul lavoro a cui si unisce la Rete nazionale per la sicurezza sul lavoro.
E' stata vinta una battaglia contro un padrone assassino che durante tutto il processo ha avuto pure l'arroganza di chiedere il risarcimento danni agli operai che ha mandato a morire bruciati per l'incendio di un silos che avrebbe dovuto essere bonificato dal gas esplosivo, non a norma e senza certificato antincendio.
Come per il processo ThyssenKrupp, questa condanna è stata possibile per la mobilitazione popolare di comitati, dei famigliari, delle associazioni, che ha mantenuto alta l'attenzione verso il processo, che ha portato i giudici ad andare fino in fondo nel respingere i tentativi di Del Papa di fare fallire il processo.
Per il padrone assassino la procura spoletina aveva chiesto una condanna a 12 anni di reclusione e sarebbe stato un passo in avanti ancora verso la giustizia per gli operai uccisi dal profitto.
La Rete nazionale per la sicurezza sul lavoro ha fatto la sua parte nella denuncia e nella mobilitazione su questa vicenda, svolgendo un ruolo di collettore verso comitati e associazioni mobilitati per la verità e giustizia degli operai dell'Umbria Olii e questa condanna conferma la giustezza della linea che stiamo portando avanti, e cioè che la denuncia e la mobilitazione si devono portare sistematicamente davanti ai Tribunali dove si celebrano i processi per le morti di operai sul lavoro perchè non sono un luogo neutrale, "tecnico", ma perchè terreno di lotta di classe; che sul piano nazionale si deve portare l'attenzione verso i processi; che unire tutti coloro che si battono contro le morti sul lavoro è la strada necessaria per ottenere risultati.

Rete nazionale per la sicurezza sul lavoro
bastamortesullavoro@gmail.it

pc 14 dicembre - FIAT POMIGLIANO PRIME PROTESTE


ANSA

Fiat presenta la nuova Panda

Elkann: 'Pieno sostegno a Marchionne'. Proteste Slai Cobas e Fiom contro piano del Lingotto

14 dicembre, 11:05

Presidio degli operai della Fiom all'esterno dello stabilimento Fiat di Pomigliano D'Arco

"Ribadisco qui l'impegno mio e della mia famiglia a sostenere gli sforzi di Sergio Marchionne che hanno l'obiettivo di fare Fiat-Chrysler un grande gruppo che fa grandi automobili". Lo ha affermato John Elkann aprendo a Pomigliano l'incontro per presentare la nuova Panda.

La storia di Pomigliano smentisce "il luogo comune che nel Mezzogiorno non si voglia lavorare, non è vero". "Oggi - ha detto Elkann - è un giorno di festa, il nostro futuro é fatto di prodotti. Abbiamo successo e vogliamo continuare ad averlo. La Panda è un esempio concreto di questo. Qui investiamo 800 milioni di euro, è un segno concreto che l'unico modo per fare investimenti nelle auto è avere le condizioni di competitività".

Quattro operai di Fabbrica Italia Pomigliano hanno consegnato al responsabile commerciale Fiat la prima Panda realizzata nello stabilimento e completamente autografata dai lavoratori. Olivier Francois ha invitato Marchionne e Elkann a firmare la vettura. "Questa è l'Italia che piace al mondo", ha commentato Francois che ha definito la Panda "determinante per il futuro della Fiat".

MARCHIONNE, NOSTRO DOVERE PRIVILEGIARE ITALIA - "Il nostro dovere è privilegiare il Paese in cui la Fiat ha le proprie radici". Lo ha affermato Sergio Marchionne, l'ad della Fiat, presentando la nuova Panda. "La nostra scelta di fare qui la Panda - ha spiegato Marchionne - non è basata su principi economici e razionali. Lo abbiamo fatto considerando la storia della Fiat in Italia, il rapporto privilegiato con il Paese".

Alcune decine di manifestanti stanno presidiando l'area antistante il varco principale dello stabilimento Fiat di Pomigliano D'Arco, dove il presidente del lingotto John Elkann, e l'ad Sergio Marchionne, presenteranno alla stampa la nuova Panda. I manifestanti, iscritti a Slai Cobas, Fiom e appartenenti al mondo dell'associazionismo e di alcuni partiti di sinistra, hanno esposto alcuni striscioni, e occupato in parte la carreggiata stradale, ma sono stati invitati dalle forze dell'ordine a lasciare la strada per consentire il passaggio ai pullman di giornalisti provenienti da Napoli.

PASSERA E FORNERO IN VISITA A POMIGLIANO - I ministri dello Sviluppo Economico, Corrado Passera e del Lavoro, Elsa Fornero hanno visitato questa mattina lo stabilimento di Pomigliano della Fiat dove verrà presentata alla stampa internazionale la Panda. Ad accoglierli il presidente del Lingotto, John Elkann e l'amministratore delegato, Sergio Marchionne.

I ministri sono arrivati a Pomigliano in elicottero: ad aspettarli Elkann e Marchionne che, a bordo di una Panda azzurra li hanno accompagnati al montaggio dello stabilimento, dove hanno visto la linea della Panda in funzione. Qui erano presenti numerosi manager della Fiat. Passera e Fornero hanno visto dei filmati sulla nuova vettura, sulla rinascita della fabbrica e sui programmi futuri della Fiat. Hanno stretto la mano a centinaia di lavoratori che indossano la tuta bianca, così come hanno fatto anche Elkann e Marchionne.

FIAT PRESENTA NUOVA PANDA, 'RIPARTE' POMIGLIANO - Ha decretato la rottura tra i sindacati, diviso i lavoratori, e dato il via all'uscita di Fiat da Confindustria. Ma la nuova Panda prodotta a Pomigliano dalla newco Fip, è anche il 'motore' della speranza per 4367 lavoratori, che dopo tre anni di cassa integrazione, ed il rischio di chiusura dello stabilimento Giambattista Vico, possono finalmente tirare un respiro di sollievo ed accogliere l'Ad Sergio Marchionne, ed il presidente John Elkann per la presentazione alla stampa dell'utilitaria costata al Lingotto 700 milioni di euro di investimento. Duecentocinquanta giornalisti italiani, e cinquecento stranieri, proveranno su strada la vettura, su un percorso che va da Pomigliano a Napoli, e oggi incontreranno i vertici del Lingotto proprio tra gli operai al lavoro per produrre la nuova auto al posto dell'Alfa 159, ultimo modello realizzato a Pomigliano, che dopo 40 anni dice addio al marchio Alfa Romeo.

FIOM SU PIEDE GUERRA,GOVERNO NON STIA A GUARDARE - La Fiom non si arrende e, contro il nuovo contratto che cancella la sua presenza nelle fabbriche Fiat, mette in cantiere iniziative di lotta. A metterle a punto sarà la direzione nazionale venerdì che convocherà l'assemblea dei delegati (non si sa ancora se prima o subito dopo Natale), ma già oggi la questione è stata al centro di una riunione con i segretari provinciali Fiom delle realtà dove é presente la Fiat, alla quale ha partecipato anche la leader Cgil, Susanna Camusso. Il sindacato di Maurizio Landini si rivolge al governo a cui chiede "di non stare a guardare" perché "il contratto peggiora le condizioni di lavoro e limita le libertà sindacali". A Fim e Uilm poi l'accusa di "avere accettato di ridursi a sindacato aziendale e corporativo, abdicando così alla loro storia di sindacati confederali" e di avere firmato "un accordo che cancella il contratto nazionale e di fatto estende l'accordo di Pomigliano in tutte le fabbriche, senza avere ricevuto alcun mandato dai lavoratori". A Giorgio Airaudo, responsabile Auto, non piace la decisione di fare votare sull'accordo le Rsu e non i lavoratori "come ultimo atto prima del loro scioglimento": "é una foglia di fico - osserva - e una violazione dell'accordo del 28 giugno che prevede il voto delle Rsu solo per gli accordi aziendali". "La Fiat - sostiene Airaudo - ha costretto alla resa con il superamento del contratto nazionale di lavoro una parte del sindacato. per quel che ci riguarda la vertenza continua

pc 14 dicembre - ACCORDO FIAT: TERMINI E SINDACALISMO DI CLASSE

Ieri, 13 dicembre, è stato firmato l’accordo tra la Fiat i sindacati del padrone: nel giorno di santa lucia “protettrice della vista”, FIM-CISL, UILM-UIL, FISMIC, UGL Metalmeccanici e l’Associazione Quadri e Capi FIAT, hanno chiuso gli occhi su alcuni diritti fondamentali degli operai come il diritto di sciopero garantito costituzionalmente, azzerando nel complesso conquiste salariali e condizioni di lavoro.

Dall’accordo di Pomigliano è partito l’attacco feroce di Marchionne, e da Pomigliano è necessario ripartire rendendolo anello forte della ripresa di tutti gli operai e le sigle sindacali che questo accordo non lo vogliono subire, ma anzi contrastare sul campo attivamente perseguendo la via dell’organizzazione del sindacalismo di classe, dopo che per l’ennesima volta è stato dimostrato che la sola via legale, quella illusoria e ostinata perseguita dalla Fiom, è risultata perdente. È necessaria quindi, adesso, una lotta complessiva che serva a far ritirare l’accordo.

Con questo accordo si spiana la strada definitivamente al fascismo padronale di Marchionne che facendo “scuola” si allargherà ad altre fabbriche e posti di lavoro e permette l’avanzata del moderno fascismo in tutta la società…

Riportiamo per adesso alcuni punti dell’accordo:

Ø Il contratto entrerà in vigore dal primo gennaio e durerà un anno..

La rappresentanza sindacale interna sarà affidata alle Rsa e non più alle Rsu elette dagli operai

Ø L’attacco alla malattia, chiamata assenteismo dai padroni e dai sindacati, prevede “l'obiettivo del tetto massimo del 3,5% di ore perdute sarà raggiunto anche con sanzioni severe. Se a fine anno non sarà centrato, l'azienda potrà sanzionare coloro che non si sono presentati al lavoro per più di tre volte a ridosso delle festività e delle domeniche, fino a tre giorni, coprendo in altre parole l'intera 'carenza', il periodo di malattia a carico dell'azienda.

Ø Le ore di straordinario senza trattativa saranno 120, le pause vengono ridotte da 40 a 30 minuti.

Ø A regime in tutti i siti ci saranno 18 turni, 3 al giorno per 6 giorni a settimana.

Ø L’attacco al diritto di sciopero i firmatari la chiamano “clausola di responsabilità” che “prevede sanzioni per i sindacati firmatari che non rispettino l'accordo.

Ø Dopo che per due anni la Fiat non ha pagato il cosiddetto premio di produzione “l'accordo prevede un premio straordinario di 600 euro per tutti i dipendenti Fiat, compresi quelli in cassa integrazione, da erogarsi nel 2013. L'aumento della paga base mensile con le nuove regole arriverà al 5,2%, mentre la maggiorazione straodinari al sabato passa dal 50 al 60%.

Ø Infine in applicazione del modello da “supersfruttamento” Wcm, World class manifacturing, negli stabilimenti dove si raggiunge il livello silver ai lavoratori viene riconosciuto un premio di 200 euro in più, che sale a 500 quando lo stabilimento raggiunge il livello gold.

pc 14 dicembre - Operai Fincantieri Palermo... cassa integrazione, esuberi e "guerra tra poveri"?

Ieri mattina i compagni del circolo di proletari comunisti hanno fatto propaganda tra gli operai della Fincantieri di Palermo diffondendo il foglio contro il governo Monti.

Sono presenti soprattutto operai dell’indotto, dato che gli operai Fincantieri sono in gran parte in cassa integrazione già adesso; le discussioni, a parte i commenti contro il governo, le pensioni ecc. si sono concentrate sulla possibile chiusura del cantiere viste le ultime decisioni dei dirigenti dell’azienda che hanno ripreso e peggiorato il “piano industriale” nazionale che erano stati costretti a ritirare questa estate dopo le rivolte operaie in diversi stabilimenti.

Dal primo gennaio infatti nello stabilimento di Palermo dovrebbe scattare la cassa integrazione per due anni per tutti i circa 500 operai della Fincantieri e inoltre sono già stati dichiarati in esubero in 175, cioè questi operai saranno licenziati comunque alla fine della cassa integrazione. Di futuro quindi nemmeno l’ombra. Ma la cosa più vergognosa non è solo questo ma in particolare per lo stabilimento di Palermo l’accordo prevede che gli operai, che erano già in coda al collocamento a firmare per la cassa integrazione, durante questo periodo possono essere chiamati dalla Regione a fare dei lavori in altri campi, come per esempio la pulizia nelle scuole!

Qui, si diceva, tutta la dignità operaia va a farsi benedire, anche perché si va ad alimentare un’altra guerra tra poveri, dato che nelle scuole per esempio c’è già tanto precariato che non c’è affatto bisogno di aggiungerne altro!

Nessun sindacato, compreso la Fiom, propone iniziative che mettano fine a questo scempio continuo della condizione operaia, visto che le loro richieste al massimo continuano ad essere quelle di tavoli di vario tipo e “prese di posizione” della Regione che sta investendo soldi per la ristrutturazione dei bacini di carenaggio.

C’è bisogno di un altro tipo di organizzazione è stato ribadito più volte, ma per questo ci vuole, adesso, un vero scatto d’orgoglio “operaio”!

martedì 13 dicembre 2011

pc 13 dicembre - strage migranti senegalesi: presidio a Firenze domani

Riceviamo da Firenze

Domani a Firenze presidio alle 18.00 in Piazza Dalmazia a seguito della strage commessa da un estremista neofascista

"Gli immigrati non sono un problema di ordine pubblico. Il problema sono i fascisti - Fuori i fascisti dalle città."

pc 13 dicembre - Firenze, cariche polizia in centro contro il corteo di protesta per l'uccisione di 2 immigrati da parte di neonazista di Casa Pound




Cariche della polizia in centro, gli sbirri in assetto antisommossa caricano ripetutamente il corteo di protesta per l'uccisione di due persone e il ferimento di altre 4 oggi a Firenze.

Un fascista di Casa pound di nome Gianluca Casseri, oggi pomeriggio ha ucciso 2 senegalesi e ferito un terzo, l'omicidio e' avvenuto in un mercatino di firenze frequentato molto all'ora dei fatti.
Il fascista dopo la sua azione e' scappato con un auto bianca e si e' dovuto divincolare tra la folla che voleva bloccarlo.
Dopo alcuni minuti di inseguimento e' stato chiuso in un parcheggio dove si e' suicidato come una merda vigliacca che non voleva rispondere delle sue azioni.
Il Casseri scriveva molto sui siti dell'estrema destra specialmente casa pound, dopo appena 10 minuti sono spariti tutti gli articoli.

Cariche della polizia in piazza della Repubblica
Al corteo dei senegalesi si sono aggiunti gruppi dei centri sociali. Urla e scontri in pieno centro. Gli stranieri gridano "Vergogna non si può morire così". Bloccato il traffico nel sottopassaggio di viale Belfiore. Nel loro passaggio buttano giù cartelli e cestini. La tensione è alta. Una delegazione è salita in prefettura dove si sta svolgendo un summit. Per tranqullizzarli gli agenti hanno fatto vedere loro il cadavere
di MASSIMO VANNI
Tensione e cariche della polizia in piazza della Repubblica contro il corteo dei senegalesi che protestano dopo gli agguati subiti in piazza Dalmazia e in piazza San Lorenzo. Nel corteo si sono infiltrati anche elementi dei centri sociali. La polizia li ha caricati e per scappare hanno travolto delle bancarelle. Gli immigrati urlano "Vergogna, vergogna", "Se questo l'avesse commesso uno di noi non avremmo potuto camminare in questa città oggi". Qualche vetrina dei negozi chiude, e all'interno del corteo qualche senegalese ha allontanato dal gruppo alcuni elementi dei centri sociali, tra cui un ragazzo che si è scagliato contro un fotografo rompendo la sua macchina fotografica

Dolore e rabbia nel corteo dei senegalesi

Dà la caccia ai senegalesi. 2 vittime e tre feriti. Poi si uccide

Presente in piazza anche il presidente della Regione Enrico Rossi accolto con le urla "Rossi Rossi assassino". Il presidente si è rivolto agli immigrati e ha detto "La Toscana è con voi, ma manifestate pacificamente".
Duecento senegalesi sono partiti da piazza Dalmazia urlando "Vergogna, non si può morire così" e "Razzisti". Hanno improvvisato un corteo diretto alla Prefettura e bloccato il traffico nel sottopassaggio di viale Belfiore e alla Fortezza. A passo di marcia la loro direzione è verso la Stazione. Il loro grido è "Dobbiamo morire oggi". Al grido di "Vergogna, vergogna" buttano giù cartelli e cestini. Alla stazione la Digos informa il gruppo di stranieri dell'altra sparatoria avvenuta a San Lorenzo, poi per tenerli calmi li avverte che il killer è morto. I negozianti di via Panzani abbassano le saracinesche per paura di danni.

Il corteo si è fermato in fondo a via Martelli dove i senegalesi sono stati bloccati dalla polizia all'altezza della prefettura impedendo loro di proseguire. Al loro passaggio i commercianti si sono asserragliati nei negozi tirando giù i bandoni. I senegalesi stanno formando dei capannelli per decidere cosa fare. La polizia sta cercando di calmarli spiegando loro che si è trattato del gesto di un folle, non di un episodio di razzismo. Ma qualcuno urla "Com'è possibile? Quest'uomo ha sparato solo a senegalesi". E poi: "Siamo gente seria, siamo qui per lavorare". Una delegazione, compreso Pape Diaw, è stata fatta salire a Palazzo Medici Riccardi per incontrare il prefetto. In prefettura si sta svolgendo un summit fra il sindaco Matteo Renzi, l'assessore al sociale di Palazzo Vecchio Stefani Saccardi e il prefetto per discutere delle due sparatorie di oggi.

Momenti di tensione anche al mercato di San Lorenzo dove si è formato un altro assembramento di conoscenti e familiari delle vittime. Ci sono scene di pianto e e disperazione. Alcuni senegalesi si sono riuniti davanti all'uscita del parcheggio coperto da cui dovrebbe essere portato via il corpo dell'omicida. Per calmarli la polizia ha fatto scendere un paio di loro a vedere il cadavere. Il sindaco Matteo Renzi avrebbe annunciato di essere pronto a incontrare una delegazione di senegalesi.





(13 dicembre 2011)

pc 13 dicembre - Gli operai cinesi si autorganizzano fuori e contro i sindacati ufficiali



Cina, quarto stato in rivolta
Gli operai lottano da soli per i salari

dal quotidiano online http://www.lettera43.it

Operai cinesi.
È un gigante con le idee chiare, ma con mille sfaccettature la Cina contemporanea. Un Paese che viaggia a ritmi impensabili per la vecchia Europa ma che si sta preparando a eventualità meno rosee.
Se le previsioni saranno confermate, di fronte a una diminuzione dell'inflazione, per la Cina potrebbe registrarsi anche una lieve flessione nella crescita del Prodotto interno lordo (previsioni per il 2012 al 7,5%), cui vanno aggiunte le diminuzioni delle esportazioni a causa della crisi europea e americana.
In questa situazione, con molte aziende che chiudono o piccoli imprenditori che fuggono, si fanno sentire gli operai. Al di fuori dei sindacati ufficiali, i lavoratori cinesi sperimentano forme spontanee di organizzazione, con rivendicazioni molto chiare: «Vogliamo i soldi», hanno urlato gli operai di un'azienda di Shenzhen, rompendo le trattative con i dirigenti.
LOTTE PER I SALARI. Il cuore degli scioperi è il Guangdong, che da solo costituisce un quarto delle esportazioni cinesi. L'area è turbolenta perché da tempo, nelle tante fabbriche straniere che producono a basso costo in Cina, gli operai sono in lotta per aumenti salariali. Le proteste del 2010 avevano portato a lievi aumenti negli stipendi, ma il rallentamento delle esportazioni ha costretto molte aziende a tagliare gli straordinari. Lo stipendio medio di un lavoratore cinese nel settore dell'elettronica è di 200 euro: troppo poco per un Paese in cui l'inflazione, seppure in frenata a novembre, viaggia a ritmi alti.
ZHEJIANG, CATTIVO ESEMPIO. La paura di molti “padroncini” del Guangdong è quella di fare la fine dei loro colleghi del Zhejiang, altra regione “fabbrica del mondo”, nella quale i piccoli e medi imprenditori sono rimasti senza un soldo per pagare gli operai, o nelle mani di strozzini locali, finendo per chiudere o fuggire (tanto che la Cina ha ultimamente cominciato la ricerca di chi è scappato, chiedendo anche l'estradizione a Paesi vicini).
Per placare l'inflazione le banche hanno chiuso i rubinetti dei prestiti, le aziende si sono rivolte a “banche ombra” e si sono ritrovati a dover gestire interessi anche del 180%. A quel punto in molti hanno chiuso, altri sono scappati, altri hanno protestato insieme ai propri lavoratori, creando notevoli grattacapi ai governi locali.
UN MODELLO LIBERALE. Il Guangdong è la regione esempio della Cina per quanto riguarda un modello da sempre liberale: molti imprenditori privati, sostegni alle aziende e produzione di massa a costi molto bassi. Ma la situazione generale del paese ha portato gli operai a chiedere aumenti salariali e compensazioni per chi è stato escluso dai processi produttivi: non sono pochi, infatti, gli imprenditori che hanno deciso di lasciare la zona alla ricerca di costi più bassi (all'interno o all'ovest del paese).
Due terzi dei lavoratori cinesi appartengono alla generazione dei migranti

Le recenti proteste hanno creato un'insolita unione tra vecchie e nuove generazioni di operai. In particolare i giovani costituiscono un nuovo soggetto sociale, destinato a incidere profondamente sui rapporti di lavoro in Cina.
Per descriverli è stato coniato anche un nuovo termine, Xinshengdai nongmingong, ovvero «la nuova generazione di lavoratori migranti», i nati dopo il 1980. Con i suicidi di giovani lavoratori alla Foxconn e l'ondata di scioperi in tutta la Cina il fenomeno, già conosciuto, ha avuto una ribalta internazionale già nel 2010 e oggi ha trovato una sua consacrazione.
LIVELLO DI ISTRUZIONE PIÙ ALTO. «Si stima che circa due terzi dei lavoratori cinesi appartengano a questa nuova generazione», hanno spiegato gli attivisti del China Labour Bullettin, una ong di Hong Kong, «nel marzo 2010, secondo l'Ufficio nazionale erano il 61,6% del totale. Un'indagine effettuata dall'Acftu (All-China Federation of Trade Unions) su 1000 imprese e oltre 4 mila lavoratori in 25 città in tutta la Cina, ha rivelato alcune delle principali differenze tra la nuova e la vecchia generazione: i livelli di istruzione sono più alti. Il 67,2% dei lavoratori di nuova generazione ha il diploma (si tratta del 18,2% in più rispetto alla precedente generazione)».
FUORI DAI SINDACATI. Un'altra caratteristica delle nuove lotte è lo «spontaneismo organizzativo», al di fuori dei legami con i sindacati ufficiali, da sempre più vicini ai padroni che non ai lavoratori, in Cina. Secondo un attivista del lavoro nel Paese, intervistato da Lettera43.it, la novità delle lotte consiste anche in questo: «I lavoratori cercano e sperimentano forme autonome di organizzazione, si tratta di un elemento di discontinuità rispetto a un sindacato ufficiale che viene ormai visto come superato».

Martedì, 13 Dicembre 2011

pc 13 dicembre - Mercoledì 14, FIAT Pomigliano: impediamo la passerella di Marchionne!

FIAT POMIGLIANO / LANCIO NUOVA PANDA: TRE GIORNI DI MOBILITAZIONE DEI LAVORATORI

SOLO 300 OPERAI IN FABBRICA A SGOBBARE … PIU’ DI 1.000 GIORNALISTI FUORI A… “RACCONTARE BALLE”

UN PARADOSSO CHE BEN SI ADDICE ALLO SLOGAN DI MARCHIONNE …”NOI (LUI) SIAMO QUEL CHE FACCIAMO”… E LUI … A NAPOLI SI CHIAMANO MAGLIARI…

Il 13, 14 e 15 dicembre si svolge a Pomigliano la patinata kermesse con cui la Fiat spera di “rifarsi” l’immagine e mimetizzare il pesante processo di speculazione finanziaria, delocalizzazione impiantistica, deindustrializzazione, e parassitazione di finanziamenti pubblici, messo in atto da Marchionne e che già ha portato alla chiusura della Fiat di Termini Imerese, dell’Alfa di Arese e dell’Irisbus di Grottaminarda. Siamo al paradosso che per lanciare il “nuovo” modello, la vecchia Panda blandamente riutilizzata, si mobilitano oltre 1.000 giornalisti ed i fabbrica lavorano oggi al montaggio appena 300 operai, con altri 200 tecnici tra capireparto, direttore di stabilimento, addetti al personale ed ingegneri vari… già ci sono 500 licenziati (messi in mobilità in questi mesi e mai rimpiazzati) e licenziamento per altri 3.000 lavoratori (in prevalenza operai) per l’impossibile risalita produttiva di un modello vecchio che non raggiungerà mai la iperbolica produzione di 280.000 vetture/anno millantata da Marchionne. Non a caso lo stesso, proprio in questi giorni ha abbassato il “tiro” puntando a 220.000. In realtà i dati/vendita reali saranno ben al di sotto di tali numeri e considerato che per produrre una vettura Panda occorrono 3 operai a fronte dei 10 necessari a produrre un’Alfa Romeo, il calcolo è bell’è fatto.

Ma già Basta - da solo - l’infelice slogan coniato da Marchionne e megagalatticamente disegnato sulla facciata del centro direzionale della fabbrica (“noi siamo quello che facciamo”) con gli operai in effige (disegnati in pupazzi a rappresentare lo schema della Panda) per offendere tutti i lavoratori Fiat in Italia e nel mondo, equiparati da Marchionne - in preda ad incontrollabile lapsus freudiano - a macchine, a pezzi meccanici inerti da lui diretti ed assemblati! La Fiat ed i suoi cantori vogliono trasformare gli operai in merce per produrre merci… l’ultima volta ci provò il nazismo… con la fine che ha fatto!


Marchionne e Monti sono due facce della stessa medaglia: vogliono innalzare i profitti del capitale e i guadagni dei ricchi a discapito dei diritti dei diritti e dei salari dei lavoratori e della povera gente.

Per questo da domani il sindacalismo di base si mobilita ai cancelli della fabbrica per contro-informare sui reali contenuti dei paralleli piani di Marchionne e di Monti e giovedì manifesterà a Napoli con tutte le organizzazioni sociali e politiche dalla parte dei lavoratori.

Slai cobas Fiat e terziarizzate – Pomigliano d’Arco, 12/12/2011


Mercoledì 14, FIAT Pomigliano: impediamo la passerella di Marchionne!
. A distanza di due anni dalla prima sortita della dottrina Marchionne a Pomigliano d’Arco risulta evidente che questa modalità padronale è diventata la linea di condotta applicata non solo nei siti Fiat ma all’intero sistema delle relazioni sindacali nei posti di lavoro e in tutta la società.
Una modalità questa in totale sintonia politica a quella incarnata dal nuovo governo Monti il quale ha varato una manovra economica, di inaudita pesantezza, che, ancora una volta, colpisce i ceti popolari senza toccare i capitali, la speculazione finanziaria e i poteri forti capitalistici.

A partire dalla mattina di Martedì 13 dicembre gli operai della FIAT hanno lanciato un presidio di controinformazione e di lotta ai cancelli dello stabilimento di Pomigliano d’Arco.
In numerosi vi attendiamo il 14 ai cancelli di Pomigliano dove verrà presentata la nuova autovettura in pompa magna e il 15 a Napoli per una grande manifestazione di accoglienza dell'AD Marchionne...

Appuntamento per muoverci insieme da Napoli il 14 per Pomigliano: ore 9:00 piazza Garibaldi (fuori la Feltrinelli) PUNTUALI! (per prendere la circumvesuviana)

Per chi non riuscisse a venire per quell'ora e vuole comunque portare il proprio contributo a Pomigliano, il presidio inizia alle 10 e durerà per molte ore, quindi aggiungetevi anche autonomamente

lunedì 12 dicembre 2011

pc 12 dicembre -sempre più morti sul lavoro - padroni assassini - rete nazionale per la sicurezza sul lavoro !

Osservatorio Indipendente di Bologna morti sul lavoro
Attivo dall'1 gennaio 2008 in ricordo dei sette lavoratori della
Thyssenkrupp
e di tutti i lavoratori morti sul lavoro

COMUNICATO STAMPA del 12/12/2011

Superati anche i morti dell'intero 2008

Oggi 12 dicembre 2011 con 638 morti sui luoghi di lavoro e 1110 (stima
minima) se si sommano i lavoratori morti in itinere e sulle strade,
registriamo + 7,4% sull'intero 2010, alla fine dell'anno arriveremo ad un'aumento
di oltre 10%, e su un dato certo, quello dei morti sui luoghi di lavoro
rilevati e archiviati giornalmente dall'Osservatorio dall'1 gennaio 2008.
Alla fine dell'anno si stimano complessivamente oltre 1160 morti contro i
1080 del 2010. Un andamento veramente sconsolante, anche rispetto al pessimo
2010 dove a fine anno registrammo +5,5 rispetto al 2009. Si torna così
indietro di 4 anni in quest'autentica emergenza sociale: il 20 novembre sono
stati superati i morti sui luoghi di lavoro dell'intero 2010, il 2 novembre
quelli dell'intero 2009.
In questo momento 12 regioni hanno già eguagliato o superato, alcune con
percentuali superiori al 100%, i morti sui luoghi di lavoro dell'intero
2010. Le altre regioni stanno avendo un calo molto contenuto rispetto ad un
pessimo 2010. Su queste tragedie non è possibile nessuna distinzione tra
amministrazioni di Centro-Destra o di Centro-Sinistra. Dai dati raccolti
dall'Osservatorio emerge in modo molto evidente che il calo sulle morti sul
lavoro che le statistiche ufficiali registrano (ma non l'Osservatorio) è
dovuto soprattutto al calo delle morti nell'itinere e dei lavoratori che
lavorano sulle strade e questo senza merito di alcuno ma solo ai mezzi di
trasporto tecnologicamente più sicuri. Per fortuna anche i lavoratori
acquistano automobili più sicure una volta rottamate le vecchie: quando le
statistiche ufficiali parlano di calo occorre pensare soprattutto a quest'aspetto.
E questo cosa significa? Che nessuna Istituzione nazionale o locale si è
occupata in modo continuativo e articolato delle morti sul lavoro che
portano il lutto in tantissime famiglie. Solo la presenza del Sindacato in
un luogo di lavoro sembra produrre effetti positivi sugli infortuni sul
lavoro.
Il tanto vituperato sud ha complessivamente un andamento migliore del
centro-nord. E non si parli di "indice occupazionale" per giustificare la
differenza tra le regioni. "L'indice occupazionale" è una "balla" da
spendere verso l'opinione pubblica per giustificare un cattivo andamento
locale su questo fronte. Regioni del centro-nord considerate civilissime
sotto molti altri aspetti, compresa quella dell'Osservatorio, con
amministrazioni di destra o di sinistra, hanno un numero incredibile di
morti sul lavoro, non nelle Fabbriche come si è portati a credere, ma in
agricoltura, in edilizia e nei servizi alle imprese. Anche in una provincia
altamente industrializzata come quella di Brescia, che guida da diversi anni
la triste classifica delle morti sui luoghi di lavoro, gli infortuni mortali
sono soprattutto tra edili e agricoltori. E edili e agricoltori ci sono in
eguali misure in tutto il paese. "L"indice occupazionale" non ha neppure un
valore statistico: a morire per oltre il 60% sono anziani agricoltori e
edili che lavorano in nero o grigio. In agricoltura, che registra da sola il
33% di tutte le morti sul lavoro, tantissime vittime sono pensionati,
schiacciati dal trattore che si ribalta e li travolge. Sono 131 in Italia
dall'inizio dell'anno gli agricoltori uccisi dalla bara in movimento che è
il trattore. Questi lavoratori non sono neppure considerati morti sul
lavoro perchè già in pensione: spesso, lavorando sui campi, cercano solo di
arrotondare le loro magre pensioni eche hanno il merito di coltivar
tantissime aree del paese che altrimenti sarebbero abbandonate e in preda
all'incuria e ai disastri ambientali. Ma la cosa che fa indignare di più è
che basterebbe poco per salvare loro la vita con interventi mirati sulla
cabina per evitare che siano sbalzati fuori dal trattore, nel caso di
manovre sbagliate. In edilizia a morire sono giovani edili meridionali e
stranieri anche nei cantieri del centro-nord: in aziende piccolissime, che
lavorano spesso con commesse ottenute in sub appalto in nuove costruzioni, o
in ristrutturazioni di case e appartamenti. Alcuni edili lavorano in nero e
talvolta il "padrone" neppure esiste: ci sono pensionati o lavoratori che
svolgono altre attività autonomamente, e senza responsabilità di terzi,
mettendosi a fare lavori pericolosi in agricoltura, edilizia, giardineria,
ecc. Molti s'improvvisano giardinieri e muoiono travolti dall'albero che
segano o cadendo dall'albero che stanno potando. Altri s'improvvisano
elettricisti, o muratori che vanno sui tetti senza impalcature a dare una
mano ad un familiare, o all'amico e cadono al suolo sfracellandosi. Tutte
queste tragedie non hanno nessuna copertura assicurativa. E si potrebbe
continuare con una casistica molto corposa. La mancata esperienza e della
dotazione di strumenti sicuri, in lavori rischiosi, provocano delle
autentiche carneficine. E' un aspetto controverso, ma è giusto denunciarlo
se si vogliono salvare vite umane e far comprendere che ci sono lavori
pericolosissimi che non si possono improvvisare, e che chi li fa, o li fa
fare, si assume tutte le responsabilità del caso quali denunce penali e
pagamento dei danni ai familiari delle vittime. Noi consideriamo anche
queste vittime "morti sul lavoro". Anche in questi casi l'INAIL, non essendo
assicurati all'Istituto, non li annovera tra i propri "morti sul lavoro":
come del resto non lo sono gli anziani agricoltori e i militari e in
tantissime altre situazioni che non stiamo ad elencare. Altra cosa sono i
tantissimi "sfruttatori" che speculano su poveri immigrati e italiani
bisognosi di lavorare, artigiani o piccole imprese che hanno lavoratori in
nero, in grigio, o assunti regolarmente con contratti precari e stipendi da
fame, ma che lavorano anche 10 o 12 ore al giorno mettendo così a rischio la
propria vita. Lavorano col ricatto del licenziamento, mai esplicitato, ma
che incombe sulle loro teste per tantissimi aspetti lavorativi, comprese le
contestazioni sulla mancanza di "Sicurezza". A volte sono proprio i
proprietari della piccola impresa a morire per infortuni sul lavoro. Se si
esclude l'agricoltura che ha aspetti particolari, si muore per la maggior
parte nelle piccole e piccolissime aziende, nei servizi alle imprese e nei
cantieri. Nelle aziende sindacalizzate, nonostante gli occupati siano
milioni, le morti sui luoghi di lavoro sono pochissime, intorno al 2-3% sul
totale. In questi giorni si parla di un aumento dell'età della pensione:
vorrei ricordare che oltre il 25% di tutti i morti sui luoghi di lavoro ha
oltre 60 anni: è disumano far continuare a lavorare persone in età avanzata
che svolgono lavori faticosi e pericolosi. Vuol dire far aumentare in modo
vertiginoso le morti sul lavoro. Anche i giovani lavoratori precari senza il
diritto di contestare la mancata "Sicurezza" pena il licenziamento, pagano
un prezzo elevatissimo di sangue. Poi ci sono le morti in itinere e sulle
strade che ogni anno sono pecentualmente dal 50 al 55% di tutte le morti sul
lavoro e anche in questo caso sono possibili interventi mirati per
prevenirle.
Qui sotto l'andamento regionale e provinciale delle morti sui luoghi di
lavoro.
Carlo
Soricelli
Osservatorio Indipendente di Bologna
morti sul lavoro.
per approfondimenti
http://cadutisullavoro.blogspot.com
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Situazione sul territorio

Qui sotto la situazione in ogni regione comparata con i morti sui luoghi di
lavoro di tutto il 2010, col colore rosso sono evidenziate le regioni che
hanno già eguagliato o superato i morti sui luoghi di lavoro dell'intero
2010:

Piemonte 48 registra + 71,4% in più dell'intero 2010 (28 morti)

Liguria 15 morti come nell'intero 2010 (15 morti)

Val d'Aosta 3 morti come nel 2010

Lombardia 73 morti -9,8 % sull'intero 2010 (81 morti)

Trentino Alto Adige 22 morti -31,2% sull'intero 2010 (32)

Friuli Venezia Giulia 12 morti +71,4% dell'intero 210 ( 7 morti)

Veneto, 47 morti registra - 11,3% sull'intero 2010 (53 morti)

Emilia Romagna 53 morti + 32,5% sull'intero 2010 (40 morti).

Toscana 41 morti +41,3% sull'intero 2010 (29 morti)

Marche 18 morti + 28,5% rispetto al 2010 (14 morti)

Umbria 17 nel 2011, +142% rispetto al 2010 (7 morti)

Abruzzo 27 morti + 28,5% rispetto al 2010 (21 morti)

Lazio 42 morti lo stesso numero di morti dell'intero 2010 (42 morti)

Molise 4 morti + 33% rispetto all'intero 2010 (3 morti)

Campania 38 morti -20,8% sull'intero 2010 (48)

Puglia 38 morti -15,5 % rispetto all'intero 2010 (45 morti)

Calabria 20 +11% rispetto all'intero 2010 (18 morti)

Basilicata 5 morti - 16,6% rispetto all'intero 2010 (6 morti)

Sicilia 42 morti lo stesso numero di morti del 2010 (42 morti).

Sardegna 22 morti - 8,3 dell'intero 2010 (24 morti)

Nel numero totale delle vittime segnalate nelle province mancano i
lavoratori morti sulle strade, autostrade, itinere e i militari morti in
Afghanistan, con questi si arriva a a sfiorare 1100 morti sul lavoro dall'inizio
dell'anno (stima minima).

Le province con più di 5 morti sui luoghi di lavoro

Brescia 20, Torino 17 - Roma 15, Bolzano e Milano 14 - Bologna 12 e
Frosinone12 - Chieti 11 - Vicenza, Venezia L'Aquila, Bergamo, Catania, BAT,
Perugia, Napoli e Reggio Emilia 10 - Savona e Benevento 9 - Ragusa, Lecce,
Foggia, Macerata, Arezzo, Trento, Padova e Cuneo 8 - Salerno, Treviso,
Avellino, Firenze, Cosenza, Viterbo e Latina 7 - Terni, Trapani, Piacenza,
Parma, Como, Catanzaro, Oristano 6 - Rovigo, Messina, Palermo, Bari,
Alessandria, Brindisi, Nuoro, Cagliari, Caserta, Grosseto, Livorno,
Forli-Cesena, Mantova, Varese, Asti, Udine 5.

pc 12 dicembre leggi e diffondi Maoistroad - rivista internazionale dedicata alle rivolte arabe - ora in italiano

ai compagni
è uscita l'edizione italiana della rivista maoista road dedicata alle
rivolte arabe
è una rivista semplice e agile da distribuire e diffondere, ma va
diffusa nelle iniziative pubbliche
la rivista lanci a livello internazionale tre campagne e tre iniziative
- una sull'egitto in solidarietà con i sindacati indipendenti che conducono le lotte operaie in quel paese
- l'altra è la formazione di una delegazione internazionale che
andrà in tunisia in primavera a sostenere i maoisti tunisini, i rivoluzionari tunisini impegnati in una difficile battaglia contro il nuovo regime uscito dalle elezioni
- la terza è la giornata internazionale di sostegno ai prigionieri
politici maoisti in marocco, che sono studenti e giovani che è il 24 gennaio
2012 , a breve la rivista farà conoscere l'appello e la locandina deicompagni del Marocco
E' disponibile da subito anche l'edizione francese ,mentre sono in preparazione le altre edizioni

maoistroad
maoistroad@gmail.com
4 dicembre 2011

pc 12 dicembre - la lotta esselunga a Pioltello - comunicato

fai girare diffondi la solidarietà !

Comunicato di lotta del presidio permanente di Pioltello



Al padrone resta solo lo ” squadrismo di stato” per fermare gli scioperi



Dopo la piena riuscita del corteo di sabato pomeriggio, il presidio permanente aveva deciso

un ulteriore immediato appuntamento di lotta, organizzando, per la domenica sera, uno sciopero nel reparto “drogheria”. Tramite un tam-tam dell’ultimissima ora quasi un centinaio di compagni/e si sono uniti agli operai e a partire dalle 23, hanno dato vita all’ennesimo sciopero con picchetto.

Il picchetto si è svolto, come al solito, davanti ad uno schieramento crescente di polizia e carabinieri. Nonostante serpeggiassero le solite paure di essere eventualmente licenziati, o lasciati a casa per diversi giorni nella logica del lavoro a chiamata tipica di ogni sistema di caporalato, nessuno degli operai dava segni di voler provocare, né tantomeno sfondare il picchetto. Si formavano piuttosto molteplici capannelli in cui si discuteva della piattaforma di lotta proposta dal SI.Cobas fra denunce di su ritmi massacranti e di ammanchi sulle buste paga (un esempio fra tutti: un conteggio specifico di un operaio Safra ha dato come responso l’ammanco di 33.500€ negli ultimi 5 anni)

Fallito quindi il tentativo di riprodurre la situazione del 27 novembre davanti ai cancelli di “salumeria”, nonostante decine di telefonate dei vari caporali che cercavano di esortare gli operai a ripetere un attacco crumiro, un nutrito drappello di polizia e carabinieri si è fatto largo tra i partecipanti al presidio, è riuscito a circondare, un gruppo di circa 25 persone - di cui non più di 5 aveva manifestato interesse esplicito ad entrare - e disponendosi a cuneo si sono gettati a passo spedito contro il picchetto per portare dentro questi operai.

Responsabilmente si è deciso di non accettare lo scontro frontale con le forze dell’ordine (nonostante qualche gratuita manganellata sferrata da qualche carabiniere particolarmente nervoso) e alla fine la maggioranza dei lavoratori di Safra ed Alma rimaneva fuori dai cancelli e, complessivamente, solo il 40% degli operai (quasi tutti della Rad) sono entrati a lavorare

Pur considerando che l’intervento di polizia e carabinieri, ha impedito il blocco totale delle attività, l’assemblea notturna conclusiva ha valutato che l’iniziativa di stanotte (che comunque ha messo in seria difficoltà l’organizzazione del lavoro interna), collegata all’ottimo risultato politico di sabato, detta condizioni favorevoli per continuare con la lotta contrastando puntualmente l’arroganza e la prepotenza con cui gli apparati economici-politici e militari stanno cercando di piegare i lavoratori e di costringerli alla resa.



La miglior risposta quindi, ancora una volta, è quello di organizzare un fitto calendario di lotta e di presenza ai cancelli per le prossime 2 settimane:



Venerdi 16 dicembre: manifestazione/presidio davanti ai cancelli dell'Esselunga di Pioltello per denunciare l’azione della questura a sostegno di Esselunga. Tutti le realtà solidali sono invitati alla presenza a partire dalle 21
Sabato 17 /domenica 18 dicembre: volantinaggi davanti alle diverse Esselunga italiane
Sabato 24 dicembre: Mobilitazione generale davanti al punto vendita Esselunga di Pioltello


Intorno a queste scadenze si svolgeranno altre iniziative quali l’organizzazione di un’assemblea nel quartiere “satellite” di Pioltello rivolta agli operai immigrati della zona, una presenza nelle varie assise del Comune di Pioltello per spingere ad uno schieramento più netto e consistente con la lotta e avanzare una serie di richieste concrete, la costruzione di iniziative unitarie con altre realtà lavorative del territorio metropolitano per creare un fronte comune a partire da lotte reali



Presidio permanente – Esselunga di Pioltello





Milano 12.12.2011





alleghiamo 2 filmati purtroppo troppo molto confusi - ma ci stiamo attrezzando - sulla provocazione di domenica 10.12.2011 che comunque rendono bene l'atmosfera e il senso di cosa sia il diritto di sciopero e la legalità per i padroni.

http://www.youtube.com/watch?v=d1CWOIsiZxw
http://youtu.be/5MbXt-PiCPk

pc 12 dicembre - ancora un commento e le adesioni collettive alla riuscita manifestazione di Pioltello

Il 11/12/2011 12.59, fabio z ha scritto:
> Dato il sopraggiungere di mail di adesioni, non in tempo utile per
> pubblicarle prima del corteo, si allega l'elenco definitivo, sulla
> base delle comunicazioni a noi arrivate via mail
> finora
>
> Il 11/12/2011 9.31, fabio z ha scritto:
>> La migliore delle risposte possibili!
>> Questo il commento unanime dei 22 licenziati e di tutti coloro che in
>> questi due mesi hanno messo in piedi, animato e difeso politcamente
>> il presidio permanente di Pioltello
>> Circa 1000 persone infatti hanno preso parte ad un corteo che partito
>> dai cancelli di Esselunga con 250 persone, dietro allo striscione
>> unitario che denunciava lo sfruttamento e il caporalato, e
>> rivendicava il ritiro dei licenziamenti politici, si è via via
>> ingrossato passando alla stazione F.S., con il sopraggiungere delle
>> delegazioni da fuori Milano (da segnalare in particolare la nutrita
>> presenza di torinesi e padovani), dalle altre cooperative
>> dell'hinterland, e con l'iongresso in corteo di decine di immigrati
>> quartiere "Satellite" in cui vivono gran parte dei lavoratori
>> dell'Esselunga e di altre cooperative della zona.
>> Finalmente una manifestazione operaia e popolare, comunicativa nelle
>> forme, coinvolgente, determinata nei contenuti, e soprattutto nella
>> prospettiva, con l'intenzione chiara cioè di battersi ancora e sempre
>> di più, tanto davanti ai cancelli di Esselunga, quanto, più in
>> generale contro i padroni e i loro piani di sfruttamento.
>> Un corteo genuino e convincente che si è fatto volano per agglutinare
>> ulteriori forze capaci di aumentare la pressione su Caprotti e soci
>> (sia interna che esterna ai cancelli), ma anche per estendere e
>> rafforzare i legami con altre situazioni, con lavoratori di altre
>> cooperative e altre fabbriche in lotta, come la Jabil da cinque mesi
>> in picchetto davanti ai propri cancelli contro 325 licenziamenti, e
>> più in generale con il territorio.
>> Il corteo si è concluso dopo circa quattro ore di marcia con una
>> folta assemblea davanti ai cancelli do Esselunga sottolineando, per
>> voce di alcuni delegati licenziati, le ragioni di classe di questa
>> battaglia, di questa guerra coi padroni, e ribadendo la prospettiva
>> della costruzione dal basso di un sindacato che difenda senza
>> ambiguità, e con la lotta, gli interessi di classe dei lavoratori e,
>> insieme ad esso, una prospettiva politica di cambiamento radicale
>> della società
>> *Oggi alle 17 riunione organizzativa al presidio permanente* per
>> definire in dettaglio gli obiettivi di lotta per la prossima settimana

Adesioni collettive

S.I.Cobas, CSA Vittoria, CSA Baraonda-Segrate, Circolo ARCI “Malabrocca”Territorio e società–Pioltello, Lista per Pioltello, Centro di Cultura Popolare–Seggiano, CSA Baraonda-Segrate, Circolo ARCI “Malabrocca”-Pioltello, Prc Pioltello, COA Transiti, Collettivo Città studi, USB-Milano, Sinistra Critica-Milano, Prc-fed.prov.milanese, Partigiani in ogni quartiere, Collettivo “La Sciloira”-Rho/Nerviano, x, RSU Marcegaglia, RSU Carlo Colombo, Spazio popolare “La Forgia”-Crema, Giovani Comunisti-Crema, Falce e Martello-Crema, Comitato di difesa della Scuola pubblica-Crema, Resistenze Metropolitane, Spazio Popolare “La fucina”, PdaC, FOA Boccaccio-Monza, “La CGIL che vogliamo”-Novara, Circolo ARCI “Ubik”-Pessano con Bornago, Liberamente festa, Collettivo studenti monzesi, Circolo “Alternativa di classe”, Comitato antirazzista milanese, Giovani Comunisti-Legnano, SLAI Cobas-Piombino, Compagni/e dell'Autonomia spezzina, Circolo Prc "Carlo Marx"-Napoli, Federazione della sinistra-Aquino, MilanoX, Sin.Base-Genova, GCR-Genova, Kinesis-Tradate, Comitato per la Difesa della Salute nei luoghi di lavoro e nel territorio-Sesto S.G., Sinistra ecologia e Libertà-Segrate, SLAI-per il sindacato di Classe-Bergamo-Milano, Rete di Sanprecario, Combat-Comunisti per l’organizzazione di classe

pc 12 dicembre - Giornate in solidarietà agli anarchici sotto processo, Bologna 12/12, Firenze 13-14-15-/12




Mentre il fiume è in piena, cercano di interrare le acque di un furioso rivolo

Di fronte a un sistema in crisi che non ha niente da offrire non resta infine nulla da chiedere. Il capitalismo non è riformabile e la consapevolezza si fa strada.
Dalle strade della Grecia alle banlieues francesi, dalle insurrezioni arabe ai riot inglesi, dalle le esplosioni di piazza che travalicano lo studentismo a Roma, a Londra, in Cile alle fiamme nei Cie e alle battaglie in Valsusa, la rabbia si scatena.
Chi detiene il potere ha paura. Esaurita la carota della democrazia e dello stato sociale per ammansire gli animi ed evitare il dilagare delle rivolte, si passa senza tanti complimenti al bastone della repressione.
Il 12 dicembre a Bologna si terrà l’udienza di rinvio a giudizio per 27 imputati, appartenenti allo spazio anarchico Fuoriluogo, accusati di associazione a delinquere con finalità eversiva.

Il 13, 14 e 15 dicembre a Firenze ci saranno tre udienze del processo contro 19 anarchici accusati di associazione sovversiva.

Chi ha privilegi da difendere non può lasciare che chi ha sempre lottato, senza compromessi e deleghe, contro lo sfruttamento su cui si fonda questa organizzazione sociale possa continuare a diffondere le proprie idee, le proprie pratiche. In tempi gravidi di tensioni potrebbero diventare troppo condivisibili e allettanti.
Poco importa che da un punto di vista prettamente giudiziario gli impianti accusatori siano raffazzonati e scricchiolanti. Lo scopo è ricondurre impeti di ribellione sociale nell’alveo della cosiddetta galassia anarchica per farli poi passare, con l’ausilio dei media, come espressione di facinorosi privi di qualsivoglia coerenza e idea, votati al piacere della violenza indiscriminata.
Il 12 dicembre è l’anniversario della strage di Piazza Fontana che inaugurò l’avvio della strategia della tensione. Una strage voluta dallo stato, messa in atto dai fascisti e imputata agli anarchici. Quello del ’69 era stato il cosiddetto autunno caldo, le lotte operaie avevano raggiunto livelli intollerabili per il potere che doveva intervenire ad ogni costo pur di arginarle, spingendo verso una svolta autoritaria.
Oggi come ieri, ogni mezzo è lecito al fine di impedire che soffino venti di ribellione.
Oggi come ieri, chi si rivolta viene accusato di terrorismo, incarcerato e processato mentre i veri terroristi continuano a sfruttare, rinchiudere, bombardare, devastare e distruggere con guerre in nome del profitto e del dominio.
Rispondiamo alle accuse, ai processi, alla repressione rilanciando le lotte che costantemente e quotidianamente abbiamo portato avanti al fianco degli oppressi e degli esclusi, dei detenuti nelle carceri e nei Cie, degli sfruttati sul lavoro, di chi si oppone alle nocività, di chi ha scelto di sottrarsi alle maglie mortifere di questa società.

LUNEDI’ 12 DICEMBRE 2011 – BOLOGNA
ORE 10.00: PRESIDIO IN SOLIDARIETÁ CON GLI IMPUTATI in PIAZZA DEL NETTUNO
ORE 17.00: ASSEMBLEA PUBBLICA SULL’ATTUALE SITUAZIONE REPRESSIVA ED IL CONTESTO SOCIALE IN CUI É INSERITA presso il CIRCOLO IQBAL MASIH (via della Barca 24/3, bus 14 fermata Barca), a seguire CENA BENEFIT SPESE LEGALI
MARTEDÌ 13, MERCOLEDÌ 14, GIOVEDÌ 15 DICEMBRE – FIRENZE
GIORNATE DI MOBILITAZIONE IN SOLIDARIETÁ AGLI ANARCHICI SOTTO PROCESSO

Anarchici

pc 12 dicembre - ricordando il 12 dicembre 1969

12 DICEMBRE

Il 12 dicembre, anniversario della strage di piazza Fontana resta per i comunisti, gli antifascisti, i proletari d'avanguardia una scadenza da non dimenticare: la strage di Stato, rimasta impunita, ha segnato profondamente la storia del nostro paese. La borghesia, il suo Stato, i suoi apparati repressivi, la sua mano nera fascisti e servizi usarono quella strage per fermare il movimento rivoluzionario del biennio rosso '68/'69, dimostrando che non avrebbero usato tutte le proprie armi per impedire l'avanzata di quel movimento.
Ma il movimento comunista e rivoluzionario accettò la sfida, rispose a quella strage sia difendendo le libertà democratiche sia cercando di alzare il livello di organizzazione e lotta per rispondere allo Stato borghese.
L'esperienza storica di quella risposta e le organizzazioni che ne sono state protagoniste hanno lasciato lezioni positive e negative valide tuttora per noi comunisti e per tutti coloro che si battono per rovesciare il potere dei padroni e il sistema del capitale.
Oggi il capitale, il suo Stato, i suoi governi, senza per ora stragi, comunque marciano verso un regime di dittatura aperta sempre meno mascherata dalla democrazia parlamentare.
Oggi si scarica la crisi del capitale cancellando le conquiste e i diritti dei lavoratori e delle masse popolari conquistate con la lotta dal dopoguerra in poi, e si tratta di diritti sociali, elementari, il salario, il lavoro, la salute, la casa, l'acqua, l'aria. E pur di imporre la salvaguardia del capitale finanziario e dei profitti dei padroni non esitano a usare Stato di polizia, leggi repressive – basta guardare a quello che sta avvenendo in Val Susa - né nascondono la loro intenzione di cancellare diritti e libertà sindacali all'interno delle fabbriche, vedi piano Marchionne.
E' una violenza soft ma sempre violenza è, pronta a trasformarsi in violenza dispiegata, in strategia della tensione se effettivamente il movimento proletario e di opposizione si decide a fare sul serio.
Basti guardare al 14 dicembre 2010 del movimento studentesco, o all'embrione di rivolta contenuta nel 15 ottobre, ecc.
Per questo, questo 12 dicembre ci richiama all'essenziale: il potere del capitale è sempre miseria, oppressione e repressione per i proletari; lo Stato borghese si abbatte e non si cambia; la sola soluzione alla crisi del capitale è la rivoluzione, e il primo passo di essa è il partito della rivoluzione.
Costruire questo partito è il modo migliore per lottare realmente contro la crisi e per onorare tutti quei compagni che negli anni '70 hanno pagato con il carcere e con la vita il loro mettersi al servizio della causa proletaria, per un mondo senza crisi, guerra e repressione e vita senza sfruttamento e oppressione, che si chiama comunismo.

proletari comunisti- PCmItalia
12.12.2011

pc 12 dicembre - Nepal verso un nuovo partito comunista maoista ? in rottura con Prachanda Battara - posizioni di Kiran e Gaurav

Nepal: Baidhya - Kiran avverte della nascita di un nuovo partito maoista

2011/12/11

Senior CPN-Maoista vicepresidente, Mohan Baidhya

KATHMANDU: il Vice-presidente del PCUN-maoista Mohan Baidhya ha avvertito della formazione di un nuovo partito maoista se si faranno compromessi per rimanere al potere mettendo da parte i cambiamenti necessari e la liberazione del popolo.

Intervenendo ad una iniziativa organizzata nella capitale in occasione dell'88a giornata di commemorazione del primo scrittore martire Lal Krishna Adhikari, domenica, Baidya, che guida la linea dura del partito, ha detto che una pace duratura non ci sarà se la nuova costituzione non sarà scritta a favore del proletariato.

"Durante la guerra popolare, la terra è stata sequestrata per garantire i diritti dei lavoratori nel paese e furono fatti appelli a porre fine all'intervento straniero e ai trattati ineguali, ma è stato sbagliato che gli agricoltori sono stati evacuati dalle terre confiscate e il 'nero' Bippa sia stato firmato con l'India", ha detto Baidya.

Teme che vengano fatti tentativi per continuare il sistema parlamentare in nome del repubblicanesimo, del federalismo geografico e del secolarismo nella nuova costituzione.

Egli ha affermato che i maoisti sono stati i veri seguaci di Lal Krishna Adhikari, l'autore di 'Makaiko Kheti', morto in carcere durante con l'accusa di aver scritto lo stesso libro durante il regime Rana.

Per l'occasione, il leader maoista Ishwor Gyawali Chandra, presidente di Fondazione Lal Krishna, Yognath Upadhyay, e gli altri presenti hanno spinto affinché Adhikari venisse dichiarato martire riconoscendo il suo contributo al paese.

http://www.thehimalayantimes.com/fullNews.php?headline=Baidhya+warns+of+birth+of+new+Maoist+party&NewsID=312348

Nepal: "Prachanda non rimarrà più presidente dei maoisti del Nepal ": CP Gajurel

[All'interno del partito maoista in Nepal – il PCUN(M) - le sfide contro la revisionista "via pacifica" del presidente del partito Dahal alias Prachanda sono cresciute in intensità e nitidezza, in termini politici e ideologici, e le sfide organizzative alla leadership di Prachanda nel partito richiedono ora la sua rimozione da presidente del partito. I maoisti rivoluzionari stanno tracciando il cammino da compiere per la rivoluzione nepalese, che richiede la rimozione di Prachanda e degli altri "maoisti dell'apparato" - come mostra questo articolo che riporta i dettagli di un discorso del segretario del partito Gajurel. - Frontlines ndr].

Telegraph Nepal, Domenica, 11 Dicembre 2011

Per ragioni ideologiche, Pushpa Kamal Dahal 'Prachanda' non è più il presidente del Partito Unificato Maoista, così ha detto il segretario del Partito CP Gajurel durante una conferenza stampa a Nawalpur, Distretto di Sarlahi, il 10 dicembre 2011.

"Dahal ha già abbandonato l'ideologia tracciata dalla rivolta popolare... ... Come potrebbe Dahal continuare ad affermare che ricopre una posizione di rilievo nel partito", ha chiesto Gajurel e ha detto: "Non ha spazio nel partito." ...

... "Le differenze all'interno del partito hanno già superato il limite di tolleranza. Dahal è accusato completamente per le aberrazioni ideologiche", ha detto ai media Gajurel aggiungendo: "Tutto è iniziato con le differenze su questioni insignificanti. Le differenze hanno raggiunto un nuovo più alto livello in seguito alla decisione unilaterale del presidente di restituire le proprietà sequestrate, con l'umiliante riabilitazione e integrazione dell'EPL e il fresco controverso accordo Bippa che Baburam ha firmato con l'India."

Gajurel ha anche rivelato che la maggior parte dei capi del partito sono stati i sostenitori del suo stesso programma.

"Non siamo affatto contro la pace e la costituzione", ha affermato Gajurel e ha concluso dicendo che "Noi vogliamo una onorevole e scientifica integrazione dell'EPL nell'Esercito del Nepal".

Ogni altezza innaturale ha una caduta definitiva.

pc 12 dicembre - "Sindacato di base"... anche in India contro i padroni e il "sindacato confederale"

"Il paese industrialmente più sviluppato non fa che mostrare a quello meno sviluppato l'immagine del suo futuro" (Marx)

***

Riportiamo il caso della lunga lotta degli operai della Maruti Suzuki

***

Intervista con Sonu Gujjar, del sindacato dei dipendenti della Maruti Suzuki

Dopo aver guidato una lotta di cinque mesi che ha colpito gravemente la produzione della Maruti Suzuki, Sonu Gujjar, ex presidente del sindacato dei dipendenti della Maruti Suzuki non riconosciuto dall'azienda, ha creato scalpore con la sua uscita dalla società il mese scorso. I detrattori lo accusano di aver ricevuto una sostanziale "liquidazione completa e definitiva" da parte della società in cambio delle sue dimissioni prima ancora che un accordo mettesse fine alle agitazioni del lavoro nella fabbrica di Manesar. In un'intervista con Akshat Kaushal e Sharmistha Mukherjee, il 25enne, originario di Jhajjar spiega cosa lo spinse ad abbandonare i suoi circa 2000 compagni.

Estratti.

D: Dopo essere stato il volto dello sciopero alla Maruti per tre mesi, ora vieni etichettato come un traditore. Ci sono accuse che hai preso i soldi per andartene. Come rispondi a queste accuse?


R: Ho letto sui giornali che sono accusato di aver accettato una tangente di Rs 40 lakh [circa 500 euro! Lakh significa migliaia in maniera indeterminata]. C'è qualche prova? Nessuno mi ha contattato per verificare se ho preso questi soldi. Io e altri miei compagni abbiamo guidato con successo lo sciopero alla Maruti. La nostra richiesta era che Maruti dovesse riassumere tutti i lavoratori occasionali presso lo stabilimento di Manesar. Adesso lo hanno fatto. La società ha inoltre riassunto 64 lavoratori sospesi, e anche questi senza sanzioni disciplinari. Lo sciopero è stato un successo: come si fa a parlare di tradimento?

D: Se hai vinto, perché hai lasciato l'azienda?


Ero sicuro che non c'era modo di essere reintegrati. Io sono solo un decimo livello. Pensi che avrei avuto possibilità contro gli avvocati che la Maruti avrebbe messo in campo quando l'inchiesta contro di noi sarebbe cominciata? Tutti noi 30 avevamo una scelta: accettare l'offerta della società o affrontare l'inchiesta, che eravamo sicuri di perdere. Speravamo i sindacati ci sostenessero nella nostra richiesta di reintegro, ma ciò non è accaduto. Così, abbiamo preso i soldi l'azienda ci ha dato, ed siamo andati via.

D: Se non erano 40 mila rupie, quale è stato il valore della transazione?


R: Tutti i 30 lavoratori hanno ricevuto Rs 16 lakh ciascuno. Questo comprende la nostra indennità di licenziamento, il fondo previdenza e lo stipendio base che avremmo ottenuto se avessimo continuato a lavorare alla Maruti fino ai 52 anni. Questo è il denaro legittimo che l'azienda ci doveva.

D: C'era qualche pressione per raggiungere un accordo?


R: Non ci fu alcuna pressione da parte della società. Ma, la gente dei villaggi vicini ci stavano facendo pressione per porre fine allo sciopero. Erano preoccupati che i loro mezzi di sostentamento venissero pregiudicate se la Maruti si fosse spostata da Haryana. C'era anche la pressione delle famiglie dei lavoratori.

D: Cosa succede al sindacato, che è stato la causa delle agitazioni?


Durante l'accordo, l'azienda si è impegnata ad ammettere un sindacato in fabbrica. La direzione aveva detto allora che i lavoratori avevano il permesso di seguire il solito processo per l'iscrizione la società non avrebbe ostacolato. Io non faccio parte della compagnia, ma ho ancora un forte sentimento verso il sindacato. Sono anche in contatto con alcuni operai.

D: Dove andrai adesso?


R: Comincerò presto a cercare un lavoro. So che sarà difficile. Ma d'altronde cosa è facile? Mio padre ha un problema a livello mentale. Per il momento, voglio stare con lui per qualche tempo.

Fonte ET: http://www.business-standard.com/india/news/qa-sonu-gujjar-maruti-suzuki-employees-union/454839/

domenica 11 dicembre 2011

pc 11 dicembre - RESOCONTO DELLA MANIFESTAZIONE A PIOLTELLO


Un corteo, una manifestazione lunga (4 ore di marcia), indovinata nel percorso e nei contenuti. Partito dal presidio davanti la logistica Esselunga, che si è unito alla Stazione di Limito/Pioltello con le tante realtà venute a solidarizzare coi lavoratori delle cooperative (passaggio necessario per la riuscita della manifestazione visto il blocco del traffico voluto dalla giunta Pisapia e l’adesione del comune di Pioltello, unico ad aderire della provincia di Milano), che ha attraversato quella che
una volta era la periferia produttiva, polo chimico Sisas, della cittadina e che ha rinverdito di memoria di classe le strade di Limito.
Corteo che ha proseguito per Seggiano (altra periferia di Pioltello, quella delle villette e delle case acquistate in gran parte dal ceto medio e lavoratori fuggiti dalla speculazione e caro prezzi di Milano) dove ha aggregato giovanissimi ragazzi felici di comunicare al telefonino ai loro amici che lì non c’erano bandiere del Pdl ma quelle rosse e con la falce e martello ( e che ha modo loro esprimevano la rabbia, la disperazione di una generazione espropriata di tutto). Poi si è arrivati nel cuore popolare e proletario di Pioltello, il quartiere Satellite. Nato per “accogliere” negli anni 60 la manodopera, i vecchi schiavi, venuta dal Sud Italia (Sicilia, Puglia, Campania, Calabria), utile allo “sviluppo” industriale dell’epoca. E qui il corteo ha dato il meglio di se, interloquendo col quartiere, oggi in maggioranza abitato dalle famiglie dei lavoratori immigrati, e allo stesso tempo rivendicandone l’appartenenza e gli interessi di classe.
Molti si sono aggregati, tanti dai balconi hanno applaudito, altri hanno annuito con lo sguardo. Insomma un sano bagno di solidarietà popolare e di classe. Un segnale ed auspicio per tutti noi. Ma la caratteristica predominante sono stati i comizi, continui e non interrotti da sound sistem se non da qualche canzone di lotta, e gli slogan dei lavoratori delle cooperative esselunga. Slogan di denuncia
dello stato di polizia e della repressione: “le cooperative infrangono la legge, lo stato cosa fa, li tutela e li protegge”; slogan che indicano la strada necessaria per vincere: “esselunga adesso sono guai, inizia la rivolta operaia”; slogan che incitavano all’unità di classe e che evidenziavano la felicità di questi lavoratori nel vedere altri lavoratori di altre sigle sindacali, giovani studenti e precari, essere lì e sentirsi una sorta di esercito di civiltà (la civiltà del nuovo
contro l’inciviltà e la barbarie di questo sistema) unita e convinta di andare avanti sino alla vittoria. Altro segnale positivo è stato ripercorrere il percorso al contrario, riportando tutti davanti ai cancelli della logistica. La rappresentanza dello Slai COBAS per il sindacato di classe di Milano e Bergamo ha aderito e partecipato con uno striscione, “contro la repressione delle lotte operaie, solidarietà di classe”. Una delegazione piccola perché nelle stesse ore impegnata nella lotta dei lavoratori delle cooperative di Brignano, e che pensa che se i tanti messaggi positivi emersi da questa giornata di lotta saranno fatti propri e condivisi da tutti, al di la delle appartenenze, noi ci siamo e ci saremo.

Slai cobas per il sindacato di classe – Milano.