lunedì 8 agosto 2011

pc 8 agosto - Nardò: Dal Tavolo di oggi niente veri risultati. Continua la lotta!





Resoconto dalla delegazione dello Slai cobas per il sindacato di classe di Taranto, presente a Lecce per l'intera giornata.

“Quando siamo arrivati alle 10,30 sotto la Prefettura non c'era nessuno, l'incontro infatti era stato spostato ad una sala della Provincia; vi era un gruppo di immigrati nigeriani e sub sahariani venuti da una struttura di agriturismo di Castiglione, insieme a compagni antirazzisti del leccese, per portare solidarietà e avevano uno striscione “Patria è il mondo intero”. Verso le 13 però sono andati via.
Verso le 11,45 sono arrivati gli immigrati braccianti da Nardò, un centinaio. La maggior parte è del Camerun e del Ghana, una decina sono tunisini. Insieme vi era una delegazione della Cgil, e le associazioni di volontari del campo di Boncuri di Nardò. Gli immigrati hanno portato striscioni: “Ingaggiami contro il lavoro nero”, “Contro lo sfruttamento e la discriminazione dei lavoratori – braccianti Nardò”, vi era poi un terzo striscione della Flai Cgil.
La nostra delegazione dello Slai cobas per il sindacato di classe di Taranto ha portato, insieme alle nostre bandiere, un comunicato di sostegno alla lotta che è stato subito richiesto e apprezzato dai braccianti immigrati.
Abbiamo parlato subito con Ivan Savagnet, il rappresentante riconosciuto della lotta, che ci ha raccontato dello sciopero e delle loro richieste. Dopo che Ivan è stato “preso” dai giornalisti delle televisioni locali e anche nazionali (“Presa diretta”), abbiamo anche parlato con i volontari di una delle due associazioni “Brigate di solidarietà attiva” che ci hanno spiegato la situazione, come gli immigrati si sono organizzati, ecc.
Dopo un po' la delegazione dei rappresentanti della Cgil e dei lavoratori immigrati, è salita per l'incontro.
L'attesa è stata lunga, quasi tre ore, in generale in un clima tranquillo, di discussione. Qualcuno si lamentava anche della gestione del campo, e un tunisino ha aggiunto: “hanno avuto 300 mila euro per la gestione del campo”.
Verso la fine la lunga attesa ha fatto montare un po' di rabbia tra gli immigrati: “dobbiamo fare come Rosarno” – dicevano alcuni; “o scendono subito o...”. Mentre i volontari facevano da 'calmieri'.
Dopo poco la delegazione è scesa e ha preso la parola subito Ivan: “ci hanno preso in giro – ha denunciato - non hanno dato niente. La giornata di oggi è stata totalmente negativa. Propongo di fermarci qui in presidio, non tornare a Nardò!”.
La rappresentante della Flai Cgil salita in delegazione da un lato ha detto: “se volete, va bene, rimaniamo qui”, ma dall'altro ha cercato di dare un giudizio positivo sull'incontro “perchè ha recepito le liste di prenotazione, dà trasparenza, trasformando gli immigrati da fantasmi in persone ufficialmente registrati al CTI, frena la mafia dei caporali; il 2° punto del verbale uscito dall'incontro ottiene che il Comune di Nardò si faccia carico del trasporto nelle campagne, togliendo l'odioso balzello di 5 euro a corsa ai caporali”.
In realtà questo verbale da un lato contiene punti, come il trasporto pubblico, già varato in altre realtà, vedi proprio nella provincia di Taranto, e dimostratosi assolutamente inutile a superare il caporalato – d'altra parte, come ha denunciato Ivan, anche questo punto che sembra il più concreto e immediato è ancora da discutere col Comune che dovrebbe avere la competenza con risorse da regione e provincia; dall'altro, per il rispetto delle 'liste di prenotazione', e il tentativo attraverso queste di superare il passaggio dal caporale, rinvia ad accordi con le associazioni imprenditoriali. Ma la delegazione che oggi era assente era proprio quella degli agricoltori. Alla fine dell'incontro vi è stato solo un generico impegno a convocare le aziende entro tre giorni.
Inoltre il verbale non fa cenno alla questione più importante, la questione salariale che è invece la prima cosa che chiedono gli immigrati -come diceva un immigrato: “io sto qui perchè non è giusto, civile lavorare tante ore per pochi soldi, perfino in Africa mi trattano meglio...”.
Dopo un po' ha preso la parola un dirigente della Cgil che cercava di convincere i braccianti immigrati ad andare via, al campo, o spostando il presidio alla Confagricoltura, col discorso: “abbiamo ottenuto dei risultati qui ora dobbiamo ottenerli dalle Associazioni datoriali, per cui spostiamoci lì”.
Ma tra gli immigrati non c'era nessuno d'accordo con la Cgil. Ivan e i braccianti hanno detto: “No, rimaniamo qui finchè non si hanno risultati concreti: contratto subito a condizioni eque. Finora vi sono state solo parole. La stagione sta finendo, e noi non stiamo lavorando. Se non abbiamo una soluzione concreta subito, avremo forse domani una vittoria ma la stagione intanto è finita”.
Tra gli immigrati vi è sostanzialmente unità, Ivan è riconosciuto e seguito. Certo pesa molto il fatto che quelli che sono rimasti a portare avanti la lotta sono questi 100, e gli altri stanno lavorando.

I volontari della Brigata non hanno firmato il verbale dell'incontro per rispetto delle decisioni degli immigrati; mentre gli altri dell'associazione Finis Terrae, illudendosi sull'inchiesta della Dia, pensano ad un altro esposto.

La conclusione della giornata di oggi l'ha detta Ivan, quando con determinazione ha annunciato che “noi continueremo la lotta!”.

La delegazione dei compagni di Taranto dello Slai cobas per il sindacato di classe.

domenica 7 agosto 2011

pc 7 agosto - la lotta dei no tav non si ferma

Presidio Gravela di Chiomonte, 4 agosto 2011. Nicola e Stefano si incatenano al cancello che serra la strada dell’Avanà. Nicola non mangia da 13 giorni, Stefano e Turi hanno appena iniziato. Nicola ha deciso di fare anche il digiuno dell’acqua.
I tre No Tav lottano contro la militarizzazione e i fogli di via imposti dalla questura torinese ad alcuni attivisti.
La polizia minaccia una carica, poi decide di desistere.
Nel pomeriggio Turi si intrufola oltre il cancello, salta la recinzione e rapidissimo si arrampica su un altissimo pino secco nell’area della centrale.
Arrivano i pompieri, la polizia si agita.
Turi ha deciso di attuare una protesta clamorosa e non violenta contro l’occupazione militare. Vuole che si rompa il silenzio sul digiuno No Tav, ma soprattutto vuole che la forza delle armi ceda il passo alle ragioni del dialogo. Difficile immaginare che chi basa il proprio potere sul monopolio legale della violenza possa cedere alla forza morale. Una scommessa tanto difficile quanto affascinante. Probabilmente un’utopia, che tuttavia si nutre della forza immaginifica di un uomo in pantaloncini, scalzo e inerme che sfida, mettendo in gioco la vita, l’apparato militare dello Stato.
Solo la forza collettiva del movimento, solo la capacità di contaminare sempre più gente con le proprie ragioni, può dare corpo all’idea che Turi suggerisce con la propria azione. Sì è tanto più radicali quanto più si è radicati. Il gesto del singolo che viola i divieti e salta la rete diventa fecondo se diviene stimolo per l’azione di tutti. Ciascuno come sa, come può e come vuole. Tutti decisi a mettersi di mezzo.

Turi canta, invita i militari a tornare a casa loro, ad abbandonare la divisa.
L’assemblea quotidiana del presidio si sposta sul ponte. Nicola, provato dal digiuno, interviene sostenendo con forza che vorrebbe che la sua scelta fosse di stimolo alla lotta, al moltiplicarsi di iniziative e blocchi.
Turi chiede – tramite una compagna entrata su sua richiesta nel recinto – il parere dell’assemblea. Alcuni, preoccupati per la sua incolumità, vorrebbero che scendesse. Turi chiede una coperta e decide di resistere.

Condove, ore 20,15. Circa trecento No Tav armati di bandiere si ritrovano nella piazza del mercato. Una breve assemblea e poi tutti alla stazione.
Passa rallentando un treno locale: la gente saluta dai finestrini, il macchinista suona ritmicamente la sirena. In Val Susa tutti amano i treni: tanti li prendono ogni giorno per andare a lavorare o a studiare. Treni spesso sovraffollati, sporchi, in ritardo. Non un euro viene speso per migliorare il trasporto dei pendolari. Eppure ne basterebbero ben meno di quelli che vogliono sprecare per il Tav o per finanziare le missione degli assassini in divisa in Afganistan e in Libia.
I No Tav allungano le bandiere e le ferrovie decidono di fermare il TGV.
La sigla TGV, per chi non lo sapesse, sta per Train Aute Vitesse, treno ad alta velocità, Tav. Il Tav tra Torino e Lyon, anche se il governo e gran parte dell’opposizione fingono di non saperlo, c’è già.
Il giorno successivo i giornali, veri megafoni della questura, dicono che chi ha partecipato verrà denunciato per interruzione di servizio. Non solo. Pare vogliano segnalare al tribunale dei minori chi è venuto alla stazione con i figli. Ogni giorno la polizia inventa nuove minacce sperando di fiaccare la resistenza dei No Tav. Non ci riusciranno.
Il blocco va avanti sino alle 23,30.

Presidio Gravela di Chiomonte, ore 21,30.
La serata sulla militarizzazione viene spostata in strada, davanti al cancello. Marco Rossi per oltre un’ora ricostruisce l’avventura di guerra dei militari italiani in Afganistan. La contabilità dei morti, gli interessi in gioco, la dicono lunga su una guerra feroce, in cui le prime vittime sono i civili.
Turi chiede senza ottenerli una corda di canapa e abiti caldi per affrontare la notte: la funzionaria responsabile della piazza nega tutto nella speranza che Turi ceda.Un compagno tenta una sortita, cercando di salire sull’albero, ma viene intercettato e rudemente bloccato dalla polizia. Arrivano gli avvocati, la gente si assembra al cancello, batte e intona slogan.
La funzionaria indossa la fascia tricolore, arriva l’idrante, si schiera l’antisommossa.
Una compagna entra e riesce a convincere la funzionaria a far avere gli abiti a Turi. Al compagno che aveva tentato di raggiungere Turi viene permesso di salire sul cestello della scala mobile. Turi scende un po’ più in basso, prende le sue cose e comunica la sua intenzione di non mollare.
Resterà su tutta la notte.
La mattina successiva riesce finalmente ad avere una corda per legarsi.
Inizia il digiuno della parola.

La solidarietà è un’arma. Chi può passi dal presidio “Gravela” di Chiomonte.

Per info:
notavautogestione@yahoo.it
338 6594361

venerdì 5 agosto 2011

pc 5 agosto - RIVOLTA DEL CARA BARI: DIVIDERE PER MEGLIO REPRIMERE - braccianti in lotta - la nato assassina


RIVOLTA DEL CARA BARI: DIVIDERE PER MEGLIO REPRIMERE

Mentre in termini burocratici dal vice questore Bellomo vengono comunicati agli immigranti del Cara di Bari i punti delle micro decisioni prese dal vertice di mercoledì, in un clima che a piccole concessioni (la carotina) si uniscono maxi minacce (il bastone) ove gli immigrati osassero riprendere la loro ribellione, le Istituzioni nazionali e locali sono impegnate nella repressione e rappresaglia.
Sono cominciati gli interrogatori, ma la novità è la divisione degli immigrati tra il carcere di Trani, dove sono rinchiusi 15 e quello di Bari, 13. Questa divisione rispecchia più o meno esattamente la nuova manovra repressiva che gli immigrati devono fronteggiare, quella della divisione tra presunti organizzatori e altri immigrati che sarebbero stati costretti con la forza a partecipare alla rivolta. Gli “organizzatori” sarebbero quelli del Mali, Costa d'Avorio e Ghana, i “costretti”, indiani, pachistani, del Bangladesh.
Si tratta di una linea da respingere risolutamente, anche legalmente, e che trova una sponda anche nella illusione presente sia in qualche legale sia in alcuni antirazzisti che così si ridurrebbero i danni, quando in realtà essa aggraverebbe solo la posizione di alcuni, fermo restando la repressione degli altri arrestati e una nuova ondata di denunce e arresti prevedibili.
L'obiettivo su cui lavora la Magistratura è sempre quello: l'esistenza di un piano di rivolta programmato scientificamente per un processo di rappresaglia esemplare, a cui seguirebbe l'espulsione di centinaia di immigrati.
Gli immigrati hanno già spiegato con la pratica della loro rivolta, con testimonianze rese ai giornali di come la rivolta sia stata voluta da tutti, di come la resistenza, la divisione dei compiti in essa, sia nata sul campo a fronte dei lacrimogeni e dell'aggressione poliziesca.
La realtà comunque è che si vuole nascondere la prima verità: sono gli immigrati parte lesa, lo Stato, le istituzioni operanti in questo campo, i colpevoli di inosservanza del diritto all'asilo, al rapido esame delle loro domande (35 giorni), a fronte di masse di immigrati che hanno rischiato la vita per arrivare sulle nostre coste.
Come si fa a non vedere il nesso che esiste tra la risposta alla rivolta del Cara e la tragedia dei barconi che produce così tante vittime di una guerra che si combatte in Libia coi bombardamenti e che la Nato continua nel Mar Mediterraneo con la mancata assistenza ad uccidere?

Ora basta! Gli immigrati arrestati devono essere liberati!
Questo processo non sa da fare e se si terrà deve essere un processo ai veri responsabili della rivolta, lo Stato, il governo, il Ministero degli Interni, le presunte organizzazioni dedite alla difesa degli immigrati.




NARDO': AL SESTO GIORNO DI SCIOPERO

Intanto la lotta degli immigrati braccianti dei campi di pomodoro di Nardò arrivati al sesto giorno di sciopero invade Lecce. Centinaia di braccianti sfilano in corteo per raggiungere la Prefettura. La lotta non si ferma, non riescono a piegarla le condizioni di vita: come dicono i lavoratori immigrati: “non abbiamo un euro per mangiare”, tende e brandine sono totalmente insufficienti e un centinaio è costretto a dormire all'aperto.
La manifestazione a Lecce ha prodotto la convocazione di un Tavolo per lunedì. Ma non si vede ancora una consapevolezza di Istituzioni e padroni di venire incontro effettivamente alle richieste di salario contrattuale e di condizioni di lavoro decenti.
Ma al di là dei risultati, questa lotta ha già vinto la prima battaglia. Come giustamente scrive Nazareno Dinoi sul Corriere del Mezzogiorno: gli ultimi stanno dando una lezione di diritto del lavoro a tutto il mondo bracciantile con la pelle bianca che ha perso l'abitudine e la capacità di scioperare. Alla Masseria Boncuri lavoratori che mangiano polvere e cous cous hanno avuto il coraggio di incrociare le braccia per rivendicare il diritto ad un giusto salario”.
Dentro la Masseria un ruolo utile svolgono le associazioni di volontariato, Finis Terrae e Brigata di solidarietà attiva che hanno aperto una cassa di resistenza per appoggiare la lotta.
Gli immigrati uniscono a una capacità di lotta, anche di promuovere delle avanguardie, una sana diffidenza verso la stampa, ecc. La domanda che ci poniamo noi è dove era ed è l'Ispettorato del Lavoro, perchè finora nessun intervento a fronte di palesi violazioni di norme sul lavoro, sulla sicurezza, perchè finora nessuna voce si è levata a denunciare questo moderno schiavismo?

Anche qui il problema è uno, i braccianti hanno ragione e devono vincere, padroni e caporali devono fare un passo indietro.



SELEZIONE NAZISTA

Ormai sta diventando una morte quasi quotidiana che grida contro i veri responsabili, gli Stati, i governi imperialisti, le forze della Nato addestrati solo ad uccidere. Ormai si sta passando da una tragedia al mese di decine o centinaia di morti affogati nella traversata dalla Libia verso Lampedusa (aprile 250 morti, maggio centinaia, giugno 270), ad una a settimana: 1° agosto 25 morti nella stiva di un barcone a ieri, più di 100 morti per fame, sete, per annegamento.
Ma non si tratta di “tragedie”, ma ormai sempre più di assassini, massacri programmati! Non solo per le responsabilità generali degli Stati, della guerra imperialista, per le condizioni di vita dei popoli, per la linea e la pratica razzista imperialista dei respingimenti degli immigrati, ma per le responsabilità concrete e specifiche.
Per i più dei 100 morti di ieri: “... a 27 miglia dal barcone in avaria c'era una nave della Nato che sarebbe stata sollecitata dalle autorità italiane ad intervenire in soccorso dei migranti. L'Alleanza però avrebbe risposto picche e la carretta con centinaia di uomini,donne e bambini senza acqua e senza cibo da giorni avrebbe continuato il suo viaggio disperato...”.
Quindi, non siamo più di fronte ad una linea di non assistenza connaturata alla natura di Stati, dei governi delle forze d'intervento militari internazionali, siamo molto oltre! Siamo ad una selezione di fatto, voluta e perseguita, che ricorda la politica dei nazisti di eliminazione! Eliminare, attraverso la morte è la soluzione più rapida per risolvere il problema dell'emigrazione!
La Nato ieri poteva salvare, ma ha detto No! E come i nazisti quando mandavano nei forni crematoi, le forze della Nato non hanno guardato in faccia nessuno: la maggior parte dei morti di ieri sono donne e bambini che gridavano, alzavano le braccia disperati per essere salvati.
Nessuno può dire di non sapere, ogni giorno quel tratto di mediterraneo è attraversato dalle navi della Nato, degli Stati che vi si affacciano, così come ogni giorno salpano imbarcazioni di fortuna per sfuggire dalla guerra e dalla miseria.
Queste morti gridano vendetta! Gridano giustizia!
Deve levarsi forte la nostra indignazione!

proletari comunisti
5 agosto 2011

giovedì 4 agosto 2011

pc 4 agosto - Cara Bari.. invece che permesso di soggiorno, repressione


Una delegazione di Proletari comunisti di Taranto è stata ieri a Bari al presidio alle 16 sotto la Prefettura e si è recata al Cara, partecipando poi alla fase iniziale della manifestazione antirazzista serale.

resoconto-indicazioni
L'attesa degli immigrati di Bari, rinchiusi e assediati nel Cara protagonisti della ribellione del 1° agosto, del vertice di mercoledì pomeriggio presieduto da Mantovano, ha avuto come risultato, come purtroppo era facile attendersi, un non accoglimento delle reali richieste collettive degli immigrati e anche di una onorevole mediazione rispetto ad esse, come suggerita dall'Ass. Fratoianni che domanda una soluzione d'emergenza nelle forme del permesso temporaneo (tipo Manduria) o della 'protezione umanitaria', unica corrispondente all'effettivo stato delle cose degli immigrati rinchiusi nel Cara di Bari come negli altri centri simili, Mineo, Crotone, ecc.
Il vertice ha promesso solo un'accelerazione dell'esame delle pratiche individuali, con l'insediamento di una Commissione aggiuntiva e una maggiore attenzione al criterio geografico del paese di provenienza, con la disponibilità di riconoscere la natura di profugo agli immigrati pur delle più diverse nazionalità presenti in Libia per motivi di lavoro.
Promesse che vanno peraltro tutte verificate alla luce dei fatti e alla luce delle dichiarazioni ostili, o burocratico-dilatorie che vengono dagli stessi soggetti componenti queste Commissioni.
Infine vi è una sorta di riconoscimento di fatto delle condizioni di “detenzione” degli immigrati, dato che il vertice crea una nuova struttura organizzativa e uno sportello che si deve occupare di pulizia, cibo, mobilità, ascolto
Ma le ragioni vere e collettive della rivolta vengono eluse e in un certo senso questo stesso vertice conferma che gli immigrati hanno fatto bene a ribellarsi e che la loro lotta deve continuare ed essere sostenuta.

Dove invece il vertice, ma non solo il vertice, ha agito subito in forme emergenziali, tempestive è nella repressione/rappresaglia della rivolta.
Ai 28 immigrati arrestati, di cui si è chiesta la conferma dell'arresto, si aggiungono almeno altri 10 sicuramente denunciati e un'inchiesta che punta ad allargare sempre di più il raggio dei migranti da incarcerare e perseguire.
Un ruolo di punta viene assunto dai luridi personaggi della Digos di Bari, autonomamente o guidate dal Ministero degli Interni, che hanno costruito un dossier del 1° agosto fondato su menzogne, montature:
“L'obiettivo dei migranti in rivolta era uccidere. Lo dimostrerebbe la violenza cieca ed efferata. I migranti hanno raccolto e lanciato con vere e proprie fionde artigianali grossi massi e soprattutto hanno scagliato i sassi puntando alla testa di agenti e militari in servizio. Solo per un puro caso non c'è stato il morto, ma l'obiettivo era proprio quello. I migranti hanno colpito con ferocia sia poliziotti sia civili. E' stata un'azione di guerriglia militare pensata in ogni dettaglio, dietro c'era una strategia ben precisa: colpire.”.
Un rapporto caricato allo scopo di inserire nelle accuse il 'tentato omicidio' che si va ad aggiungere alle otto accuse già formulate verso i 28 immigrati in carcere: “resistenza a pubblico ufficiale aggravata dall'uso di armi improprie, come pietre e spranghe di ferro, minacce e interruzione di pubblico servizio per il blocco stradale della statale 16, danneggiamento seguito da incendio di cassonetti e sterpaglie, danneggiamento aggravato di beni della Pubblica amministrazione, tra cui 10 automobili della Polizia e un pulmann dell'Amtab, violenza privata nei confronti degli automobilisti bloccati e delle donne sequestrate nell'autobus, lesioni personali aggravate verso gli agenti e i militari, furto e blocco ferroviario”.
Se questo rapporto rende ragione alla forza della rivolta, alle capacità di resistenza, organizzazione messe in campo dagli immigrati, è chiaramente, però, fondato su una caricatura criminalizzante che scambia gli aggressori per le vittime. Chi ha tentato l'omicidio sono stati gli sbirri che hanno utilizzato i gas illegali, tossici, cancerogeni CS, come in Val Susa. Sono state le forze repressive che hanno cercato nel corso della rivolta di trasformare ogni rivoltoso in un criminale da incarcerare; così come ieri hanno trasformato la giornata in una sorta di assedio militare per impedire che gli immigrati potessero uscire dal Cara e presidiare la Prefettura nel corso del vertice, come era loro diritto. Così come è un diritto totalmente da sostenere e tutelare quello di rispondere ai risultati del vertice e poter proseguire in tutte le forme necessarie la loro lotta affinchè i veri obiettivi della rivolta siano raggiunti.

Ma la Magistratura sta cercando anche di andare oltre, utilizzando questi rapporti mirati, cercando di trasformare la repressione verso gli immigrati ribelli in operazione repressiva generale, in giro di vite, anche a carattere preventivo verso tutte le lotte degli immigrati ribelli degli altri luoghi di detenzione (tendopoli, Cara, Cie) e verso tutte le forze che coerentemente sostengono e contribuiscono alla loro lotta.La Magistratura intenderebbe fare un'indagine generale contro una strategia della violenza che vede i migranti dei vari centri in contatto e in rete, usando il risibile argomento inquisitorio che vi sarebbe una contestualità delle rivolte nei centri di Mineo, Bari e Crotone, per le “modalità con cui si sono svolte, il blocco delle sede statali, Sicilia, Puglia e Calabria, ecc. ecc.”.
A parte che questo è naturale data l'esistenza della stessa drammatica situazione negli centri, è giusto e necessario che si crei una rete di lotta interna ed esterna in questi centri per farne una lotta nazionale efficace al raggiungimento degli obiettivi.

La rivolta del 1° agosto costituisce un nuovo spartiacque, quindi, del movimento su scala nazionale e domanda a tutti noi un impegno adeguato che faccia della Puglia una sorta di teatro globale: dalla tendopoli di Manduria al Cara, passando per il Cie e le tante altre realtà in cui sono “rinchiusi” gli immigrati, sparsi ormai in tutto il territorio pugliese; impegno che si fonde e va fuso con la lotta contro lo schiavismo e lo sfruttamento dei lavoratori immigrati – contro cui proprio in questi giorni è in atto lo sciopero dei braccianti di Tuturano-Nardò.

Ognuno deve fare la sua parte per costruire la mobilitazione necessaria sui diversi fronti.
Bisogna in questi giorni portare ovunque gli effettivi contenuti della rivolta, chiamare tutti a solidarizzare con essa, e a denunciare la repressione. Condividiamo l'esigenza di una manifestazione regionale che chiami a raccolta tutte le forze disponibili.
Ma alcune indicazioni specifiche vanno date. In Puglia, a Bari, bisogna chiamare la Regione a mantenere le indicazioni che vengono espresse dall'Ass. Fratoianni in relazione al permesso di soggiorno temporaneo per tutti gli immigrati del Cara, alla chiusura della tendopoli di Manduria e, in attesa della stessa, all'apertura e alla libera circolazione degli immigrati in essa rinchiusi.

Gli immigrati incarcerati devono essere liberati. Occorre costruire una difesa legale efficace collettiva, facendo appello anche a legali nazionali per smontare accuse e montature e salvaguardare i diritti degli immigrati arrestati e repressi, la loro pari condizione nell'accoglimento del diritto d'asilo, contro l'ignobile affermazione che chi si è ribellato ed è stato arrestato perde per questo il diritto di asilo per cui ha lottato.

Bisogna isolare a Bari e nella Regione, oltre che a livello nazionale, Digos e magistrati di Bari che vogliono giocare un ruolo anche in proprio in termini razzisti e fascisti. La Questura, non solo la Prefettura, vanno considerati obiettivi di mobilitazione.

Bisogna rompere l'assedio del Cara, costruendo non appena ci sono le condizioni forme di pressione/presidio, difendendo rigorosamente il diritto degli immigrati ad uscire liberamente e delle strutture associative (organizzazioni sindacale, associazioni antirazziste, ecc.) ad entrarvi.

Insieme a queste forme di intervento immediato, noi faremo la nostra parte come è stato per Manduria per lavorare per una manifestazione nazionale che guardi come unico fronte il Cara, il Cie, la tendopoli, le lotte contro lo schiavismo. Sin da adesso, Proletari comunisti e lo Slai cobas per il sindacato di classe si costituiscono come punto di riferimento informativo e controinformativo, di raccolta di contatti e adesioni per costruire questo appuntamento.

Rispetto alla mobilitazione già in corso in Regione, un presidio di 50 compagni vi è stato già nella serata di ieri. Qui, va distinta la necessità di un fronte comune che tenga dentro le diverse anime e le diverse energie che si possono mobilitare, da alcuni antirazzisti iperlegalitari, sempre più o meno ostili alle rivolte degli immigrati considerate dannose rispetto all'”assistenza”, che fanno danno al movimento e sono meno utili, anche sulle rivendicazioni immediate, del ruolo, questo sì, necessario come fronte secondario di pezzi delle istituzioni che devono essere costrette a prendere e rispettare i loro impegni.

Infine, a Bari e sulla stampa è in corso una campagna che utilizza la forza della rivolta per seminare paure e razzismo sia nel quartiere contiguo alla zona della rivolta sia più in generale in città. E di questa si fanno poi interpreti i gruppi fascisti presenti a Bari.
Serve quindi la controinformazione cittadina che deve raggiungere il quartiere contiguo al Cara, ma anche l'antifascismo militante per impedire che luridi topi di fogna, come Casa Pound alimentino questa situazione.

proletari comunisti
4 agosto 2011

martedì 2 agosto 2011

pc 2 agosto - Bari con gli immigrati in rivolta ! ORA!


LA RIVOLTA DEL CARA

Dopo mesi di attesa, dopo numerose manifestazioni gli immigrati richiedenti asilo rinchiusi nel Cara di Bari hanno dato vita ad una grande rivolta che ha paralizzato strade, ferrovie, resistito e messo in scacco la polizia, imposto una trattativa.
Il Cara di Bari è una struttura che può contenere 900 persone ma da mesi stanno 1400; nel Cara vi si dovrebbe stare 35 giorni e invece ci si sta da mesi; agli immigrati è stata fatta ripetutamente la promessa che la loro richiesta sarebbe stata accolta, che la risposta vi sarebbe stata a breve. Invece da mesi non c'è né accoglienza né risposte.
Il governo razzista Berlusconi-Bossi-Maroni come ha allungato i tempi di permanenza nei CIE a 18 mesi, così ha allungato i periodi di valutazioni delle Commissioni; Commissioni peraltro insufficienti che in molti casi sembrano essere più strutture di boicottaggio con mille pretesti dei permessi di asilo che di concessione degli asilo.
Dietro il problema dei tempi c'è il razzismo di Stato, la politica dei respingimenti e delle espulsioni; di fatto i CIE sono lager e i Cara sono nuovi Cie; il diritto d'asilo è violato. Governo, Stato, polizia, con la complicità dell'Alto Commissariato per i rifugiati negano i diritti a quella parte dei “dannati della terra” che riempiono queste strutture.
La rivolta di Bari ha messo a nudo tutto questo, ha mostrato la forza, il coraggio, la dignità degli immigrati e lanciato un appello, un segnale agli immigrati di tutto il paese, prontamente raccolto a Isola di Capo Rizzuto, ha dato forza e visibilità alle numerose e sorde battaglie che si sono combattute in questi ultimi mesi, da Mineo a Torino.

Per questo la rivolta va sostenuta dai proletari e da tutto il movimento antirazzista.
Per questo bisogna fronteggiare la repressione e la rappresaglia, vera risposta del governo con la complicità dell'opposizione parlamentare e delle amministrazioni di centrodestra come di centrosinistra – in Puglia di centrosinistra.
Per questo bisogna contrastare la furiosa, oscena, incivile campagna razzista di organi di stampa che vogliono strumentalizzare i disagi della rivolta per scatenare la canea anti immigrati, la xenofobia di massa che in città come Bari hanno una presenza storica, materiale nella cultura di destra e in una opinione pubblica, oltre che istituzionale, che ha sempre chiuso gli occhi sullo schiavismo nelle campagne pugliese, altra faccia della detenzione e delle espulsioni.
Ed è straordinario che mentre scoppia la rivolta a Bari, scoppia a Nardò (LE) anche il più forte sciopero dei braccianti immigrati che si ricordi in Puglia che fa venire alla mente le grandi lotte bracciantili che hanno fatto la storia proletaria di questa Regione.

Entrando nel merito, gli immigrati hanno dimostrato grande capacità organizzativa e militare, nel muoversi uniti e in sintonia, utilizzare le armi a disposizione, per infliggere una dura lezione alle forze repressive già protagoniste, in questa regione e anche verso gli immigrati, di pestaggi e vili aggressioni, nei Cara, nei Cie ed altrove.
L'unità, nonostante le diversità di nazionalità mostra che la realtà di vita e di classe degli immigrati si impone e crea quell'embrione di coscienza di classe che si forgia nell'interesse comune e nella lotta.

Detto questo, la rivolta non è come la raccontano, e soprattutto come la vogliono dipingere non solo Mantovano, uno dei principali responsabili della situazione, ma anche ignobili demagoghi come il sindaco Emiliano di Bari e veri complici del governo, come la portavoce dell'Alto Commissariato dell'Onu, Laura Boldrini, che strillano alla violenza, incitano alla repressione, solidarizzano con le forze dell'ordine e incitano il governo a trovare soluzioni che sono perfino peggiori dell'attuale situazione.
La verità della rivolta è raccontata da Kwame, un giovane Ghanese: “Volevamo farci vedere, volevamo parlare con qualche italiano. Nel campo i giornalisti non entrano più. La polizia ci ha detto di lasciare i binari altrimenti non saremmo più rientrati nel campo. Ci siamo avvicinati e chiesto di parlare e loro hanno cominciato a sparare lacrimogeni” di tipo CS irritanti, utilizzati contro i No Tav alcuni giorni fa, considerati dal centro studi per la pace come armi chimiche, quindi pericolose, capaci di creare lesioni anatomico funzionali e vietati dalle convenzioni internazionali. “A quel punto abbiamo cominciato a lanciare sassi”.
Se la rivolta è cresciuta è dipeso anche dalla durezza, pesantezza della repressione, altro che “povere forze dell'ordine vittime della furia degli immigrati!
Così il blocco di un autobus, di macchine è stato interno ad una battaglia, altrimenti gli immigrati sarebbero stati massacrati e arrestati. E sono stati loro, certo, e non le forze dell'ordine a pretendere una trattativa condotta da Fratoianni e sancita da una carta scritta del vice prefetto.
Ma i patti non sono stati mantenuti, gli immigrati sono potuti, certo, rientrare nel Cara ma 29 di essi sono stati arrestati e ora rischiano di essere il 'capro espiatorio' di una rivolta che ha visto protagonisti 300 immigrati col sostegno di tutti 1400.
Sempre Kwame racconta: “nessuno si è tirato indietro, perchè questa situazione colpisce tutti. Sai quanti riescono ad ottenere il permesso di soggiorno? il 5%. Ma tutti noi siamo scappati dalle guerre, dalle persecuzioni”.
Sanno i cittadini che “qui dentro sembra di morire, non fai niente dalla mattina alla sera tranne giocare a pallone sul cemento. Le medicine? Sono sempre le stesse. Se ti fa male la pancia oppure la testa le “tavolette” che ti danno da masticare sono uguali. E – stringendo un lembo della maglietta – sai dove l'ho presa questa? Nei cassonetti dell'immondizia. Ci danno il dentifricio, il sapone, lo spazzolino dopo due mesi. Diventiamo matti a non fare niente e a mangiare sempre pasta che non piace alla maggior parte di noi. Li ho contati, 26/27 rigatoni a pasto e la domenica pezzetti di pollo”.
Un altro immigrato, Moamed: “fosse per me nel Cara non rientrerei, sono stato nelle galere di Gheddafi in Libia, lì si viveva meglio. Siamo pronti a protestare per tre giorni di seguito, anche senza acqua e cibo”.
Questi racconti sarebbero identici da parte di ciascuno degli immigrati del Cara, ciascuno di essi aggiungerebbe un particolare ancora più indegno, sia che stai nei lager dei Cie, sia nei finti centri per i richiedenti asilo, o nelle tendopoli “temporanee”, come a Manduria che sarebbero di prima assistenza dopo gli inenarrabili viaggi verso Lampedusa nel mare dei morti che è diventato il mediterraneo.

Chi ha ordinato di caricare gli immigrati, dopo averli vessati sa che lo ha fatto lo stesso giorno in cui ne sono morti come topi nel mare ancora altri 25.

Per questo sono oscene le cose che dice il sindaco di Bari e ancor più la Boldrini che propone come soluzione in realtà l'espulsione incentivata mentre dovrebbe occuparsi di accoglienza.
Così come la Commissione per il diritto d'asilo che sono impegnate nella ricerca capziosa di trovare i ”libici” a cui dare asilo nel mare dei profughi che viene dalla Libia, dalla guerra di Libia, e che arriva ad un'indegna “pulizia etnica” tra gli immigrati, a un “tu, sì”: 5%, e “tu, no”: 95%, attraverso una mascherata e cartacea “analisi del sangue”.

Tutti dovremmo ribellarci a questo e non dovremmo lasciare gli immigrati soli.
Tutti i proletari e le masse di questo paese dovrebbero comprendere che un simile trattamento nessuno lo accetterebbe senza ribellarsi.
Tutti dovremmo comprendere che un governo come quello che noi abbiamo che tratta indegnamente i proletari e le masse del nostro paese, che fa le guerre come in Libia, che alimentano la fuga dalla miseria e dalla guerra, è il vero responsabile della situazione e che agli immigrati del Cara come degli altri centri di detenzione, ufficiali o mascherati, spetta il permesso di soggiorno e il diritto di cercare il lavoro.

Questa rivolta ha ora una sola soluzione che è quella imposta dalla rivolta degli immigrati tunisini di Manduria, a cui abbiamo in piccola parte contribuito e di cui siamo orgogliosi, che ha imposto il permesso di soggiorno temporaneo per tutti. L'unica mediazione possibile con un governo reazionario e razzista come questo e con la falsa opposizione in parlamento e le complicità dei governi locali.
Insieme a questo, vogliamo la liberazione immediata e nessuna persecuzione per i fermati, arrestati di Bari come di Crotone, come delle altre lotte in corso degli immigrati. E facciamo appello a sostenere in tutte le forme possibili la lotta fino, almeno, ad una vittoria parziale.

proletari comunisti
2 agosto 2011




SINDACO EMILIANO PEZZO DI M....

“La città di Bari ha subito un danno enorme. Chi ha commesso reati va arrestato e processato rapidamente. Sono contrario ai blocchi stradali, quindi, nessuna indulgenza sia quando a protestare sono gli immigrati sia quando sono gli allevatori della Lega della Lega Nord”. “I gruppi politici che hanno sostenuto la protesta non capiscono che hanno fatto un regalo ai fascisti e ai razzisti... anche i gruppi antagonisti che sono dietro questi episodi...”. Cioè Emiliano arriva a dare una visione di una rivolta promossa o strumentalizzata da gruppi antagonisti per non riconoscere agli immigrati neanche la loro decisione di rivolta – una sorta di razzismo culturale.

ALTO COMMISSARIATO “ALLE ESPULSIONI DEI RIFUGIATI”.

Laura Boldrini: “Ci auguriamo che chi abbia usato violenza sia identificato e risponda alla giustizia... la Commissione deve valutare caso per caso, eritrei, somali, ivoriano avranno la protezione, gli altri, quelli che erano a lavorare in Libia e non hanno problemi nei paesi d'origine non avranno protezione... chi ha ricevuto il diniego... va aiutato a tornare a casa. Se devono tornare a casa e non hanno i soldi per l'aereo vanno riaccompagnati. Altrimenti si rischia di avere sempre più irregolari”.

PIETRO COLAPIETRO, SEGRETARIO REGIONALE DEL SILP CGIL:
“agli agenti rimasti feriti va la nostra solidarietà. Ribadiamo la nostra più ferma condanna della violenza”.

IL GRUPPO DELLE FERROVIE DELLO STATO
ha presentato denuncia contro ignoti per interruzione di pubblico servizio.

POLIZIOTTI:
“sembrava Terzigno negli scontri per l'immondizia. Non era una pioggia ma una cascata di pietre. Un attacco allo Stato, ecco cosa è successo oggi”

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NARDO': TERZO GIORNO DI SCIOPERO DEI BRACCIANTI
Sciopero, assemblea autorganizzata ad oltranza; nonostante ricatti e bisogno, tutti partecipano. Sabato mattina i padroni avevano chiesto addirittura un supplemento di lavoro, la fastidiosa divisione di pomodori in base alla grandezza degli stessi. I braccianti chiedono almeno un piccolo aumento, ma neanche questo vogliono dare. E allo sciopero fa seguito il blocco stradale della bretella 101; a dar tragico valore a questo sciopero arriva la notizia all'alba del giorno dopo della morte di un loro compagno di lavoro, un tunisino di 34 anni, che stramazza al suolo per un arresto cardiaco. E' una crudele morte sul lavoro.
Ora siamo al 3° giorno di sciopero.
I braccianti immigrati della tendopoli della Masseria Boncuri, alle porte di Nardò (LE), 350 che partecipano alla raccolta dei pomodori lottano contro paghe miseri,contratti inesistenti, caporalato imperante.
Un vero schiavismo. Ma non c'è ancora nessuna trattativa in corso.
Istituzioni, produttori e sfruttatori, dopo averli schiavizzati, ora li vogliono affamati, piegati.
La Coldiretti getta le mani avanti: “abbiamo molti dubbi sulla possibilità che le paghe non siano conformi”.
La verità è che i braccianti non ce la fanno più. Si è finalmente creata la miscela giusta. Ivan, studente Camerunense al politecnico di Torino, si è ritrovato leader della lotta, è da due settimane al centro.
5 giorni di lavoro alla settimana con meno di 30 euro al giorno. Sono del Benin, del Togo, del Sudan, così come della Tunisia, del Magreb. I caporali li prendono alle 4. I furgoncini con 30/40 ammassati, divisi per squadre etniche e per capacità produttiva. “Vengono pagati a squadra – rivela un agricoltore – la squadra è di 17 elementi a volte 20. In cinque ore raccoglie 176 cassoni, in pratica due Tir. Pago 880 euro”.
Uu migrante, quindi, dovrebbe ottenere 44 euro più gli straordinari. In realtà non è così, perchè vanno tolti i soldi del caporale, 1 euro e mezzo a cassone, 5 euro per i viaggi di andata e ritorno, 3 euro a panino. E paga quando vuole lui.

A Nardò c'è lo sciopero, ma in tanti luoghi dello schiavismo in Puglia, come quelli del foggiano, la situazione è ancora peggiore. Lavori dalla mattina alla sera, sotto il sole, bagni chimici, niente acqua.

°°°°°
SFRUTTATI E SGOMBERATI
Non basta poi essere schiavi, alla Masseria Felline della frazione di Tuturano (BR), dove vivono 35 migranti sgomberati in condizioni igienico sanitarie intollerabili; sono eritrei, tutti dotati di regolare permesso di soggiorno che lavorano nelle campagne, costretti a vivere in stretto contatto con i loro stessi escrementi. Ora vengono sfrattati e per loro è ancora peggio perchè vuol dire andare a dormire direttamente in campagna, dato che li si sgombera senza neanche trovare una struttura per la loro accoglienza.
E là dove gli operai immigrati si ribellano, come è successo a quelli super sfruttati nella realizzazione degli impianti fotovoltaici nel leccese, succede che al sindacalista che ne organizza la lotta arrivano minacce di morte, dato che anche il modernissimo e alternativo “sviluppo del fotovoltaico”, è in Puglia all'insegna dell'imprenditoria nera,legata a mafia e malavita.

Per tutto questo insieme di ragioni la lotta degli immigrati di Nardò è lotta sindacale di classe, rivolta proletaria contro sistemi vecchi e nuovi di sfruttamento del capitale.

proletari comunisti
2 agosto

domenica 31 luglio 2011

pc 30 luglio - marcia Giaglione Chiomonte: un'altra vittoria per il movimento NO TAV!






Il popolo NO TAV non perde un colpo e continua a stringere d'assedio la sbirraglia che bivacca autoreclusa nella gabbia che si è costruita attorno al cantiere della Maddalena. Oggi, barricati dietro tre ordini di recinzioni e filo spinato, centinaia di servi in divisa, ridicolmente bardati "da guerra", si sono visti sfilare davanti non meno di 30000 persone.
Donne, bambini, giovani e anziani che nonostante le intimidazioni, terrorismo psicologico di Maroni, del PD e di praticamente tutta l'informazione del paese, hanno deciso, con consapevolezza e determinazione, di partecipare a quest'altra splendida giornata di lotta nei boschi della valle che resiste. In attesa della vittoria finale...A SARA' DURA!

sabato 30 luglio 2011

pc 30 luglio - sospensione del blog quotidiano in agosto

il blog quotidiano nel mese di agosto, sarà temporaneamente sospeso, per riprendere a settembre
naturalmente ogni avvenimento importante potrà riattivarlo
così come tutti i compagni possono continuare a scriverci
è solo la sua forma quotidiana, sistematica organizzata che viene sospesa
,
proletari comunisti
luglio 2011

pc 30 luglio - con le popolazioni Notav e i loro sostenitori fino alla vittoria

la manifestazione di oggi in Val susa è una grande dimostrazione di forza e resistenza;
la violenza di stato, lo stato di polizia, l'occupazione militare della val susa
è una dimostrazione di debolezza e isolamento;
questo dato non può essere cambiato da come oggi andrà,
quella in val susa è una 'guerra di popolo' di lunga durata,
questa guerra vincerà.

proletari comunisti
luglio 2011

venerdì 29 luglio 2011

pc 29 luglio - denunce, fogli di via e perquisizioni contro i No Tav

Perquisizioni al Movimento No Tav

Ecco l’ennesimo attacco da parte della questura di Torino al movimento No Tav. Dopo le annunciate nuove denunce e il foglio di via ad un giovane No Tav piemontese, ecco che stanotte diverse perquisizioni sono state fatte nelle case di alcuni attivisti del movimento. Molte di queste sono state compiute con modalità non legittime e quindi saranno presto impugnate per via legale, ma la cosa che risulta sorprendente è come la questura di Torino si sta muovendo, chiedendo a se stessa il consenso a farlo, senza cioè alcuna autorizzazione da parte di un giudice.

Nel caso del foglio di via, infatti, l’autorizzazione è stata data dal Questore di Torino, in quello delle perquisizioni invece si appellano alla legge antiterrorismo, che non richiede altri passaggi o autorizzazioni.

Gli uomini e le donne che di sera autorizzano il lancio ad altezza uomo di centinaia di lacrimogeni al cs su chi assedia le recinzioni o sta in campeggio, di giorno cercano nuovi modi per spaventare e intimidire i No Tav, ancora in tanti, nonostante l’estate inoltrata, a presidiare Chiomonte e la Maddalena.

http://www.notav.info/

pc 29 luglio - No Tav la battaglia continua

29 luglio 2011 - 03:05

TORINO / Duri scontri tra la polizia e i manifestanti questa notte in Val di Susa. La tensione è alle stelle alla Maddalena di Chiomonte, dove si trova il cantiere della Tav. Poco dopo la mezzanotte 2 gruppi di manifestanti si sono avvicinati alle reti di recinzione dell’area del cantiere, nei pressi del viadotto di Ramat dell’autostrada A32 Torino-Bardonecchia e vicino all’area archeologica della Maddalena di Chiomonte.

I manifestanti, posizionatisi nei pressi del viadotto di Ramats dell’autostrada A32 Torino-Bardonecchia e nei pressi dell’area archeologica, avrebbero lanciato sassi, petardi e bombe carta contro le forze dell’ordine che presidiano la zona. I poliziotti hanno risposto all’attacco in un primo momento con gli idranti, poi con i gas lacrimogeni. Ormai spesso inefficaci, visto che gran parte dei manifestanti aveva negli zaini le maschere antigas. A poco è servito il sequestro di una cinquantina di maschere nelle ultime ore da parte della polizia.

Tra i manifestanti molti stranieri. Tanti parlano in francese. La battaglia contro la Tav ormai ha travalicato il confine.

La Questura di Torino riferisce che i manifestanti, aderenti al movimento No Tav, avevano il viso coperto ed erano vestiti di nero.
Inoltre, sempre secondo fonti della Questura, ci sarebbe stato un tentativo di scardinare la rete di protezione nell’area del viadotto con un rampone.

Per motivi di sicurezza l’autostrada A32 Torino-Bardonecchia è stata chiusa al traffico in entrambe le direzioni.

E intanto ora si attende il corteo di sabato pomeriggio. Una giornata ad altissimo rischio di incidenti.

http://www.youreporternews.it

pc 29 luglio - Nafissatou Diallo "voglio essere coraggiosa per tutte le donne del mondo"

Al fianco di Nafissatou Diallo

Contro l'uso/abuso del marcio potere politico borghese contro le donne scateniamo la nostra ribellione

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Nafissatou Diallo ha ringraziato chi l'ha sostenuta: "Quello che è accaduto a me non deve succedere più"



Non ha risposto alle domande. Ma Nafissatou Diallo, la cameriera di un albergo che ha accusato Dominique Strauss-Kahn di aggressione sessuale, racconta la sua verità in pubblico, nella prima uscita ufficiale. E lo fa nella chiesa di Brooklyn dove l'associazione United African Congress ha organizzato un dibattito sulla condizione femminile. «Quello che è accaduto a me non deve succedere ad altre», ha detto la donna ai microfoni. La cameriera, 32 anni, ha poi spiegato che «quanto è stato detto su di me non è vero». Insieme con la figlia « piango tutti i giorni. Per questo voglio essere coraggiosa per tutte le donne del mondo». Per poi aggiungere: «Non auguro a nessuno di vivere quanto ho vissuto io negli ultimi due mesi». La donna ha ringraziato tutti i presenti per il «supporto» ricevuto in questo periodo. A seguire l'evento di Brooklyn c'erano più di 100 giornalisti. Ed è stata la prima apparizione pubblica dell'immigrata, dal 14 maggio al centro di un caso che ha avuto una risonanza mediatica mondiale.E intanto il legale della donna Kenneth Thompsonha spiegato che la donna è pronta d affrontare una causa civile se venisse dichiarato il non luogo a procedere sul piano penale.

Redazione online - http://www.corriere.it/


pc 29 luglio - la tragedia di un operaio licenziato dalla Fiat


E' questo sistema che uccide... pagherete caro pagherete tutto!

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Termini, uccide la moglie ferisce la figlia e si suicida


Uccide la moglie, ferisce gravemente la figlia e si suicida. È la tragedia che ha distrutto la famiglia di un operaio della Fiat di Termini Imerese licenziato un anno e mezzo fa. La disperazione per il lavoro perduto, unita alla certezza che la sua era ormai una vita segnata, è la molla che ha spinto Agostino Bova, 56 anni, a compiere la strage. È accaduto nel pomeriggio nell’abitazione dell’uomo in via Navarra. Non sono ancora chiare le circostanza in cui è esplosa la tragedia.

Improvvisamente l’uomo, che da tempo cercava di sbarcare il lunario con piccoli lavoretti come pescatore o restauratore di mobili, ha impugnato una pistola e ha scaricato tutta la sua rabbia sulla moglie Margherita Carollo di 51 anni. Tutto è accaduto in pochi attimi sotto gli occhi della figlia Ornella, 30 anni, che ha cercato di sfuggire ai colpi del padre e in qualche modo è riuscita a evitare di essere anche lei abbattuta. È stata ferita. Trasportata con l'elisoccorso in ospedale a Palermo, è ora in gravi condizioni ma, a quanto pare, non in pericolo di vita. Il proiettile non le ha provocato danni cerebrali.
La ragazza frequenta l'università ma lavora anche come commessa. La moglie di Bova era casalinga. "Una famiglia di persone per bene" è il ricordo di chi li conosceva.

Un vicino di casa, Serafino Bartolotta, è stato il primo ad arrivare nell’appartamento. E racconta: “Ho visto subito la ragazza. Aveva una ferita alla testa, ma rispondeva. Ho seguito la scia di sangue e in cucina ho trovato i due corpi a terra. Da un lato la moglie, dall'altro il marito”.

Il licenziamento era stato deciso per ragioni disciplinari. L’uomo era stato accusato di una truffa di 55 euro: la somma di un euro e 20 centesimi al giorno. Era accusato di avere utilizzato il badge di un compagno di lavoro in malattia per utilizzare la mensa aziendale. L'indagine è scattata dopo la segnalazione del dipendente in malattia che in busta paga aveva trovato caricati i pasti durante la sua assenza. Bova si giustificò dicendo di avere trovato il badge in un corridoio dello stabilimento. Ma l'azienda era stata inflessibile e aveva deciso il licenziamento. Il provvedimento aveva distrutto Bova. “Era molto provato” ricorda Vincenzo Comella, sindacalista della Uilm a cui Bova era iscritto. Era addirittura componente del direttivo del sindacato. “Era – ricorda Comella - una persona educata e riservata. Dopo il licenziamento era molto preoccupato per il futuro della sua famiglia”.
Quel licenziamento era stato giudicato dal sindacato iniquo ed eccessivo. Un dramma senza fine dato che aveva un mutuo, una famiglia, un reddito modesto. “Una storia tristissima” l’ha definita Comella. L'operaio era caduto in depressione, aveva imboccato il tunnel della più nera e sconsolata condizione. Per un po' aveva percepito un'indennità di disoccupazione ma poi aveva perduto anche quella.

L’eco della tragedia è rimbalzata a Roma, durante la riunione del tavolo del Ministero dello Sviluppo economico sul futuro dello stabilimento che la Fiat ha deciso di dismettere alla fine dell’anno.

Dure le reazioni sindacali. “Di fronte a questa tragedia regole e codici etici aziendali diventano ben misere cose , sproporzionate dinnanzi alle conseguenze drammatiche che oggettivamente provocano”. Lo dice la Fiom siciliana, che in una nota esprime “cordoglio per l’omicidio- suicidio di Termini Imerese e sostegno e solidarietà alla figlia ferita e al resto della famiglia”.

“Si tratta di un atto disperato - scrive la Fiom - che dice con chiarezza quanto sia drammatica la situazione a Termini Imerese e in Sicilia e quanto perdere il posto di lavoro possa essere una tragedia per i lavoratori e le loro famiglie, un tunnel che non lascia intravedere uno spiraglio di luce”.

28.07.2011
www.lavoce.it

giovedì 28 luglio 2011

pc 27-28 luglio - uno straordinario video diffuso dal MPP-solrojo contiene estratti importanti di un intervista al pres. Gonzalo, prima dell'arresto,


testo in spagnolo


EXTRACTO DE UNA ENTREVISTA CON
EL PRESIDENTE GONZALO

El video es un extracto de una entrevista más larga, grabado antes de la detención de nuestra Jefatura el Presidente Gonzalo, que vamos a publicar aqui mas adelante. El titulo del video, así como los subtitulos y la transcripción de la entrevista no son nuestras. La transcripción corregida está al lado del video.
¡Proletarios de todos los países, uníos!

Los comunistas
Ver como las personas se movían en las época electorales, y algunos resultaban ser marxistas, hasta comunistas, pero no organizados, cuando los principios… Quien no está organizado no es comunista, eso es lo simple y concreto. ¿Razón que los movía? Las elecciones, las candidaturas de diputados, senadores. LO QUE SE LLAMA OPORTUNISTAS, obviamente.

Las ideas transformadoras
Por la revolución al socialismo, en lo cual hay que ver una cosa, no estaba muy nítida…muy clara …la cuestión del carácter de la etapa de la revolución , hoy día … bueno, hoy día más aún, hace años ya, me parece que se extremaba eso… Nadie nace sabiendo, nadie tiene brillantes ideas al comienzo, nadie nació genio, es absurdo. Hay quienes creen que de un problema, ya vieron hasta la consumación de los tiempos y lo que va a salir… así no es… Toda idea nace al comienzo confusa y oscura, hasta llegar a ser nítida, requiere tiempo, hechos, acción, porque la acción transformadora por muy modesta que sea, es la que siembra la idea. El hombre es un ser, a mi entender, como yo he comprendido a Marx, el hombre: Acción transformadora del mundo, es haciendo esa acción transformando el mundo que el hombre genera ideas, genera pensamiento, (...), primero fue el hecho político, después la idea política, y lo comprueba hasta la saciedad la historia peruana.

Los dirigentes
Yo no digo que los dirigentes tienen que ser altamente ilustrados No creo en eso. Creo que primero que nada tiene que ser posición de clase. Que estén al lado del pueblo, por que están del lado de él, de su posición, sienten por él, tienen su voluntad, quieren lo que ellos quieren y piensan como piensan ellos. Fíjate lo que tienes que agarrar todo eso y convertirlo en un criterio que coja la ley del proceso; esa es la obligación y esa política convertirla en realidad, en hechos, y en aparato orgánico... como arma de combate, suficiente… y con esa rica polémica del marxismo, leninismo, maoísmo, nos hizo más fuertes, nos hizo más seguros, más resueltos, más convencidos, (...) más comunistas, porque ser comunistas no es de la noche a la mañana.

Firmeza y resolución de un comunista
En la redacción del documento, ya se iban a matar, quieren ahora la separación, de verdad que creyeron que porque te marginaron, el mundo se iba a venir abajo, el mundo nunca se va a venir abajo, el hombre siempre está arriba, el cielo va a temblar y usted va a salir airoso, usted no va a temblar jamás, no hay que confundirse por los falsos terremotos, al fin y al cabo si hay un terremoto se cae toda la casa, te sacas los escombros y sigues trabajando, es un principio. Para entonces la fracción decía así, el problema es que el partido es el partido, y si al partido lo destruyen hay que construir una vez más y asunto concluido, si lo destruyen diez veces se levanta once y si es once doce. Siempre fue así, (...) es clase, firme resolución, creo que es importante (...) Uno tiene que estar resuelto. ¿Tienen voluntad? Si no tienen voluntad, si tengan una voluntad que se choca, quebradiza, ¿qué diablos va a ser? ¿Un Mantequilla? Para qué diablos sirve ello, no sirve para nada, uno debe tener mente así, si una pared se me opone yo lo tumbo, nada debe detenerlo jamás, así, esa es la escuela de un comunista, fuimos una minoría, pero los documentos se impusieron y correspondía a lo que se aprobó.

Presidente Gonzalo

pc 27-28 luglio - la crociata moderno fascista del PD contra la lotta NO TAV

Tav, il Pd ai sindaci: "Non partecipate alla fiaccolata del 30 luglio"
Paola Bragantini: "E' l'unica strada per riconsegnare la Val di Susa ai valsusini".
Il Sap chiede che sia mandato l'esercito a presidiare il cantiere di Chiomonte
di Redazione 27/07/2011


La segretaria torinese del partito democratico, Paola Bragantini, chiede ai sindaci della Val di Susa di "non aderire alla fiaccolata No Tav di sabato prossimo a Chiomonte e invitare i cittadini a non partecipare". "Questa - spiega Bragantini - è l'unica strada per riconsegnare la Val di Susa ai valsusini e allontanare chi specula politicamente, usando violenza contro chi si sta dedicando ad assicurare il buon andamento dei lavori".


In mattinata mattina una delegazione del Pd, composta dalla Bragantini, dal capogruppo in consiglio provinciale Silvia Fregolent e dal consigliere provinciale Pasquale Valente, ha incontrato a Chiomonte il sindaco, Renzo Pinard, e i lavoratori impegnati nel cantiere della Maddalena.Silvia Fregolent afferma: "La Provincia di Torino continuerà a lavorare per l'attuazione e il rilancio del Piano Strategico della Val di Susa attualizzandone i contenuti e rendendo certe le compensazioni economiche per cui il Ministero si è già impegnato".


Secondo Bragantini, "bisogna dare attuazione alle ricadute economiche promesse dallo Stato" e, a questo proposito - ha detto - è "ora che la Regione Piemonte e il Presidente Cota smettano di temporeggiare e facciano subito chiarezza su questo punto".


Intanto Nicola Tanzi, segretario del sindacato di polizia Sap, fa una richiesta: "A presidiare la Maddalena di Chiomonte, la località della Valle di Susa su cui è previsto il primo cantiere del Tav, deve essere l'esercito. Oggi come oggi - spiega - l'operazione costa alle forze dell'ordine 1.200 uomini al giorno. Lo Stato non se lo può permettere. Noi chiediamo che venga impiegato l'esercito.



Polizia, carabinieri e guardia di finanza devono fare altro: devono essere liberati da questa incombenza per creare sicurezza, magari all'interno dello stesso territorio".

pc 27-28 luglio - Genova 2011 - signori, quella targa non si tocca !!

Il Pdl sulla targa per Giuliani:
«Va rimossa, perché è abusiva
Genova - La targa per ricordare Carlo Giuliani, inaugurata la scorsa settimana nel capoluogo ligure, nei giardini di piazza Alimonda, è «abusiva», dunque «va rimossa»: lo ha chiesto, in una lettera al ministro dell’Interno, Roberto Maroni (Lega Nord), il responsabile Sicurezza del Pdl ligure, Gianni Plinio.

«Un conto è la pietà umana per un giovane morto tragicamente - ha spiegato Plinio - altra cosa è l’apologia di reato attraverso la pubblica esaltazione di una dimostrante che, se si fosse salvato, sarebbe stato processato per tentato omicidio nei confronti di tre carabinieri».

Inoltre, l’esponente del partito di Berlusconi ha criticato «il comportamento omissivo dell’amministrazione comunale», che «autorizza un atto illegittimo che offende la sensibilità della stragrande maggioranza dei cittadini genovesi».

Già nel 2005 il centrodestra chiese, e ottenne, dall’allora ministro dell’Interno, Giuseppe Pisanu, di impedire il posizionamento di una targa simile.

pc 27-28 luglio - Genova 2011 - Manganelli come Berlusconi.. aspetta la cassazione, ovvero la prescrizione..

Manganelli a Grillo: «Sul G8, nostre colpe»
Genova - Dice che per adottare provvedimenti nei confronti dei poliziotti «eventualmente » ritenuti colpevoli, bisognerà attendere la Cassazione. «Così impone la legge», ribadisce, dando tuttavia per scontato che - per esempio alla scuola Diaz - furono introdotte «false prove». Assicura che gli avanzamenti di carriera di alcuni dei poliziotti protagonisti dei peggiori fatti al G8, sono stati «normali». E però si dice pronto a discutere la proposta di dare un numero identificativo a ciascun agente impegnato in servizi di ordine pubblico, e a quella di organizzare incontri periodici fra la cittadinanza e le forze dell’ordine.

A pochi giorni dal (pacifico) decennale del G8, il capo della polizia Antonio Manganelli ha deciso di rispondere alla lettera che, nei giorni scorsi, gli aveva scritto Beppe Grillo attraverso il suo blog, La Rete del Grillo. Il comico si era detto sfiduciato per le promozioni dei picchiatori e per la mancanza di provvedimenti nei confronti di coloro che si «macchiarono» di episodi molto gravi. È un documento importante, il primo segnale dopo le tante richieste di «scuse», sebbene alcuni elementi-chiave restino ancora in sospeso.

pc 27/28 luglio - Si ribellano gli immigrati rinchiusi nel centro di Mineo

Mineo, la rivolta dei migranti

bloccata la statale per Catania

Trecento cittadini extracomunitari hanno occupato la strada. Chiedono lo status di rifugiati politici. Tafferugli ieri sera all'interno del Villaggio della solidarietà, bruciati alcuni mezzi

Per oltre quattro ore circa 300 immigrati ospitati nel Cara di Mineo hanno bloccato stamani la strada statale 417 Catania-Gela per chiedere lo status di rifugiati politici o chiedendo di avere il passaporto e lasciare il centro. Mentre la polizia cercava di deviare il traffico su un'altra statale, la 385, gli extracomunitari si sono spostati creando disagi anche su questa strada. Solo nel primo pomeriggio le forze dell'ordine sono riuscite a riportare gli immigrati nel "Villaggio della solidarietà".

Durante la notte, nel centro sono stati appiccati piccoli roghi che hanno danneggiato alcuni mezzi e dopo il rientro al Cara, come riferisce la polizia, molti degli immigrati sono stati coinvolti in risse scoppiate tra etnie diverse.

"Dobbiamo cercare di evitare che qualcuno si faccia male - dice Giovanni Marziano, capo di gabinetto del questore - Purtroppo molti degli immigrati che non potranno essere considerati rifugiati hanno iniziato delle agitazioni che mettono in pericolo la sicurezza degli altri ospiti del Cara. Il centro ha un'ottima vivibilità, è ampio e non ci sono problemi di sovraffollamento, però se c'è tensione è difficile mantenere tutto tranquillo".

http://palermo.repubblica.it/cronaca/2011/07/27/news/mineo_la_rivolta_dei_migranti_bloccata_la_statale_per_catania-19683548/

pc 27/28 luglio - INDIA PROTESTE CONTRO LA REPRESSIONE


India: proteste e manifestazioni contro la repressione

Il Comitato Popolare contro le atrocità della polizia (PCPA) e altre organizzazioni di massa dei sostenitori dei maoisti hanno marciato a Jhargram, Calcutta, il 26 luglio per denunciare l'"Operazione Green Hunt" e il forte aumento della repressione. Mamata Banerjee ha accusato il primo ministro di tradimento per non aver rispettato le sue promesse di liberare i capi della PCPA e rimuovere le forze congiunte della giungla Mahal.

A Calcutta, i sostenitori maoisti si sono scontrati con la polizia che ha cercato di impedire che i manifestanti erigessero un "monumento" in onore dei martiri di Singur, Nandigram e la giungla Mahal. Hanno chiesto il rilascio immediato di tutti i prigionieri politici. 12 membri dell'Unione Nazionale Student Democratic Front (USDF) e un sostenitore dei maoisti sono stati arrestati durante le proteste. L'effige del primo ministro è stata bruciata e un tratto di College Street bloccato.

A Jhargram, Belpahari e altre aree di West Midnapore, si sono tenute riunioni per onorare i "martiri", dal Forum contro il terrorismo, la corruzione e l'imperialismo, un'organizzazione alleata al PCPA, la Federazione degli Studenti, il Comitato tutela della dignità delle donne e altri.

Nel frattempo, la polizia ha deciso di intensificare il processo di raccolta di "notizie di intelligence pratiche" e aggiornare regolarmente le stazioni di polizia locale nella giungla Mahal per evitare tentativi dei maoisti di disturbare le celebrazioni del Giorno dell'Indipendenza (15 agosto ).

dal blog odiodeclase

mercoledì 27 luglio 2011

pc 27-28 luglio - NO TAV una lettera da Alessandro, colpito in faccia da un lacrimogeno

una lettera da Alessandro, colpito in faccia da un lacrimogeno

Ho una grande difficoltà a parlare ,non potrò mangiare se non tramite cannuccia per almeno le prossime 3 settimane, provo dolore ogni volta che mi muovo , per starnutire devo tener ben ferme le mascelle altrimenti si smonta quella superiore , non posso nemmeno soffiarmi il naso ...ma posso scrivere !!!
Ciao a tutti, sono Alessandro, quello sfigato che fino a domenica scorsa credeva ancora di vivere in democrazia , credeva di poter camminare in mezzo alla gente (alla sua gente) e sulla terra (anche sua) liberamente, pensava di poter condividere coi suoi amici un'iniziativa che potesse essere utile per tutti; poi , all'improvviso il caos , non so ancora il perchè e forse non lo capirò mai , ricordo solo che dal campeggio ho visto le traiettorie dei lacrimogeni sparati verso la strada e poi verso il camping , mi sono precipitato (indossando preventivamente la maschera antigas) verso il ponte, incrociando tanta gente spaventata, chi urlava , chi tirava per un braccio il proprio bambino cercando una via di fuga e fumo ....quel maledetto fumo e odore terribile che fa bruciare gli occhi e gola oltre a che a danneggiarti per il futuro ; mi sono fatto largo tra la gente con in mano la mia macchina fotografica per documentare quanto stava accadendo e poi sul ponte mentre filmavo....un colpo in faccia allucinante, immagini frammentate come dei fermi immagine, ero a terra , non capivo poi davanti ai miei occhi quel maledetto candelotto che spruzzava gas ...qualcuno lo ha preso e lanciato nel torrente qualcun altro mi ha aiutato a rialzarmi e mi ha accompagnato al camping dove un medico mi ha prestato le prime cure ...

In ospedale continuavo a pensare alla gente (la mia ) rimasta giù al presidio, alle donne, ai bambini, agli anziani che come me credevano che in un paese civile e democratico si potesse trascorrere una domenica al campeggio e partecipare ad una festa di Alpini in congedo e alla sera alla proiezione di un filmato su Borsellino e la sua scorta uccisi dalla mafia , la stessa mafia che lucra sulle grandi opere con i tentati cantieri difesi dagli stessi poliziotti, ma purtroppo non ci è stato possibile proiettare nulla; pensavo quindi ai rischi che stavano correndo tutte quelle brave persone valsusine e non, e continuavo a pensare:
SE FOSSI STATO DI CORPORATURA PIU' ESILE
SE FOSSI STATO UN ANZIANO
O UN BAMBINO
O SE MI AVESSERO CENTRATO IN UN OCCHIO
SAREI MORTO !!!

Evidentemente è quello che cercano..........

A chi mi ha aiutato a rialzarmi , al medico che mi ha curato al camping, a Simonetta che mi ha trasportato al pronto soccorso , ai medici e infermieri del PS di Susa che sono stati splendidi e che mi hanno "coccolato" e a tutti voi che mi avete dimostrato una grande amicizia e solidarietà dico GRAZIE di cuore e mi permetto di ricordare a TUTTI che non siamo noi quelli dalla parte sbagliata !!! dobbiamo continuare , dobbiamo resistere !!!!! A SARA' DURA

Alessandro

pc 26 luglio - LETTERA-APPELLO PER LA CORAGGIOSA LOTTA DEI DETENUTI DEL CARCERE DI VARESE

LETTERA-APPELLO PER LA CORAGGIOSA LOTTA CHE STANNO CONDUCENDO I DETENUTI DEL CARCERE DI VARESE
Varese, 24 luglio 2011
Siamo amici e conoscenti di alcuni detenuti del carcere Miogni di Varese. Scriviamo questa lettera-appello per a dare voce alla bellissima e coraggiosa lotta che loro conducono in questi giorni: contro le vergognose condizioni di sopravvivenza in cui sono costretti.
La loro lotta è cominciata il 23 giugno, in seguito all'appello di Marco Pannella ed ha conivolto i detenuti di tutte le carceri italiane.
Per diversi giorni sono state effettuate le “battiture dei blindati” (le porte delle celle), che sono state udite anche dagli edifici e dai passanti intorno a Via Morandi, insieme al chiaramente distinguibile grido: “Liberta! Liberta!”.
Contemporaneamente è partito uno sciopero della fame a tempo indeterminato.
Quei detenuti che, per motivi di salute, non possono digiunare, stanno invece rifiutando il cibo che passa loro l'amministrazione (mattina, pranzo e cena).
Sappiamo con certezza che lo sciopero si è protratto fino al 19 luglio. Purtroppo le notizie sono a volte frammentarie e confuse, a causa degli enormi ritardi nella loro posta, che sospettiamo siano causati dall'amministrazione del carcere. Inoltre abbiamo il sospetto che i detenuti scelgano di scrivere lettere e non di dettare dei telegrammi (che arriverebbero più celermente) per paura delle ritorsioni delle guardie.
Nel disastro generale del sistema penitenziario nazionale, le condizioni del carcere di Varese sono fra le peggiori d'Italia. I detenuti sono più di tre volte quelli che la struttura potrebbe contenere e sono letteralmente stipati peggio degli animali: 6 persone in una cella di 6 metri x 2 mentre la legge italiana stabilisce che le misure minime per i box dei canili debbano essere, per ogni cane, di 9 metri x 4!
Gran parte dei detenuti sono rinchiusi per esperienze riconducibili alla tossicodipendenza (furti, spaccio, detenzione di sostanze, piccole rapine). I detenuti denunciano inoltre la vergognosa carenza di assistenza per coloro che necessitano di (riprendiamo le loro parole) “rimettere insieme i pezzi della loro vita fisica e mentale” e non hanno “nessuna prospettiva, né lavorativa, né di ricostruzione emotiva”.
Di seguito riportiamo il documento comune redatto dai detenuti di Varese, che riporta in calce 85 firme. Chiediamo che ad esso venga data forte diffusione, così come a questa nostra lettera-appello.
Sosteniamo e solidarizziamo con la lotta dei detenuti del Miogni e di tutte le carceri Italiane ed ovunque nel mondo. Ci uniamo a loro nel chiedere, e anzi pretendiamo, il rispetto dei basilari diritti umani, consapevoli che il riconoscimento di questi diritti è soltanto un primo passo, in quanto riteniamo che il diritto primario e fondamentale di ogni essere umano sia quello della libertà!
Amici e conoscenti di alcuni detenuti in lotta del carcere di Varese.

DOCUMENTO COMUNE SOTTOSCRITTO DA 85 DETENUTI DEL CARCERE DI VARESE
I detenuti del carcere di Varese sono solidali con l'iniziativa dei radicali e del loro leader On. Marco Pannella e con la sua protesta pacifica volta ad evidenziare lo stato di drammaticità della carceri italiane, per il rispetto dei valori, di civiltà e umanità di cui anche i detenuti hanno diritto in quanto uomini.
A questo proposito vogliamo citare l'Articolo 1 dell'Ordinamento Penitenziario (L. 26 luglio 1975 n° 354 capo 1 – Principi direttivi) “Il trattamento penitenziario deve essere conforme ad umanità e deve assicurare il rispetto della dignità della persona”
A questa protesta hanno già aderito oltre 18000 detenuti e circa 300 tra Parlamentari e uomini di cultura.
DICHIARIAMO: “che è in atto una protesta pacifica per sensibilizzare gli organi preposti e i media riguardo la situazione delle carceri italiane”
EFFETTUEREMO LO SCIOPERO DELLA FAME A TEMPO INDETERMINATO!
Questa nostra adesione avrà le seguenti modalità: lo sciopero verrà effettuato alternativamente da ogni piano dell'istituto penitenziario per la durata
giorni 3. (Da questa iniziativa saranno esentati tutti coloro che per motivi di salute assumono farmaci o terapie in modo da non gravare sulle loro condizioni fisiche).
I detenuti della Casa Circondariale di Varese.
Seguono tabella dei “turni” dello sciopero e firme di 85 detenuti.