martedì 8 marzo 2011
pc quotidiano - speciale 8 marzo - manifestazione femminista a roma
siamo femministe:
Perché
siamo contro le violenze che si consumano ogni giorno dentro le case, dentro le caserme, dentro i CIE e dentro le prigioni e sulle strade della nostra città;
Perché
non vogliamo che sia solo nostro il peso del lavoro di cura e del lavoro domestico;
Perché
vogliamo scegliere come, quando e se avere dei figli;
Perché
siamo lavoratrici precarie, sfruttate, sottopagate e ci obbligano a firmare le nostre dimissioni prima di averci assunte;
Perché
non vogliamo sempre essere perfette e siamo contro un modello di bellezza che ci umilia e ci rende merce ed oggetto per altri;
Perché
siamo antisessiste antirazziste e antifasciste...
Perché
siamo contro la lesbofobia e l’omofobia.
Perché crediamo che ci sia bisogno di lottare per ottenere ciò che vogliamo e ciò di cui abbiamo bisogno.
Coordinamenta di donne, femministe e lesbiche di Roma
Via dei Volsci, 22
pc quotidiano - speciale 8 marzo - l'iniziativa a milano
DA OGNI LUOGO DI LAVORO, DA OGNI SCUOLA, DA OGNI CASA TUTTE E DI PIU' NELLE PIAZZE!
8 MARZO PERCHE' TUTTA LA VITA DEVE CAMBIARE!
COSTRUIAMO INSIEME LO SCIOPERO TOTALE DELLE DONNE!
La straordinaria partecipazione di donne alle manifestazioni del 13 febbraio ha mostrato il bisogno/necessità di lottare, in primis, per la giusta e necessaria caduta del fascista sessista Berlusconi, contro il putridume di un sistema di moderno fascismo, di moderno medioevo per le donne. Una straordinaria, straripante partecipazione che ha stupito, per prime, le promotrici.
Una straordinaria forza e determinazione che deve crescere, perchè la condizione delle donne, in questo paese, è la peggiore d' Europa per disoccupazione, salario, pensioni, per il peso del lavoro domestico, di cura; è peggiore perchè si profonde a piene mani razzismo, sessismo, con attacchi ideologici, pratici aperti alle donne, alle lavoratrici su più fronti- sul lavoro, sui servizi, sul diritto d'aborto- che richiedono una lotta a 360° UNO SCIOPERO TOTALE DELLE DONNE
dalle 16 volantinaggio c/o MM Pasteur
perchè simbolicamente rappresenta il quartiere da cui la Moratti ha lanciato la sua campagna strumentale sulla “sicurezza” razzista che ha significato militarizzazione del territorio, desertificazione dei quartieri, che per le donne significa rinchiuderle in casa, dove avvengono la maggior parte delle violenze sulle donne, simbolicamente, dopo lostupro alla Caserma di Roma, per dire “No alla vostra “sicurezza”-Meglio insicure che violentate”
dalle 18 ci spostiamo al presidio in piazza Mercanti
perchè vogliamo che la mobilitazione delle donne continui, non venga deviata a fini elettoralistici
tutti i giovedì dalle 16 alle 17.30
sportello/punto di riferimento per le lavoratrici, per le donne
per organizzarsi contro sessismo, discriminazioni quotidiani
nei luoghi di studio e di lavoro
in via Transiti, 28 MM1 Pasteur
movimento femminista proletario rivoluzionario milano
mfprmi@gmail.com 333/9415168 visita ilblog://femminismorivoluzionario.blogspot.com/
fipmilano6marzo2011
pc quotidiano - speciale 8 marzo - ravenna...con le lavoratrici delle coop sociali contro i licenziamenti per maternità
Solidarietà alla lavoratrice licenziata dopo la maternità
Questo 8 Marzo siamo perchè avanzi tra tutte le lavoratrici la consapevolezza che non solo uno sciopero generale è quanto mai necessario contro il peggioramento delle condizioni di vita e di lavoro delle lavoratrici, ma è necessario pure costruire uno SCIOPERO TOTALE delle donne per fermare i continui attacchi alla condizione delle lavoratrici da parte di governo, padroni, chiesa, mass media, Stato, 'Famiglia'.
Questo 8 Marzo portiamo tra le lavoratrici di Ravenna l'appello (che pubblichiamo di seguito) per COSTRUIRE INSIEME UNO “SCIOPERO DELLE DONNE” delle lavoratrici, disoccupate dello Slai cobas per il sindacato di classe e del Movimento Femminista Proletario Rivoluzionario in particolare in una realtà dove le discriminazioni nei confronti delle lavoratrici sono molto pesanti: quella delle coop sociali in cui le donne sono la maggioranza.
Questo 8 Marzo siamo a fianco della lavoratrice in provincia di Ravenna licenziata da una coop sociale dopo la maternità perchè non è un caso isolato ma la quotidianità, fatta di precarietà, di bassi salari, di discriminazione, di diritti calpestati, di mobbing.
La lavoratrice è stata licenziata e, con un figlio a carico, da ottobre non ha più percepito lo stipendio. Il giudice Riverso le ha dato ragione e l'ha reintegrata al suo posto di lavoro ma per una lavoratrice che vince una vertenza ce ne sono centinaia che sono sfruttate e costrette a subire.
Questa vicenda parla a tutte le lavoratrici. La solidarietà è importante in un settore poco sindacalizzato dove le lavoratrici sono isolate e subiscono pesanti ricatti. Proprio per questo è ora di ribellarsi alla precarietà quotidiana di chi lavora nelle coop sociali, all'utilizzo sempre di più di lavoratori usa-e-getta con contratti precari a termine, alla politica di tagli continui allo stato sociale da parte dei governi che si traducono in tagli di ore e in cancellazione di posti di lavoro.
Lavoratrici, c’è bisogno del vostro protagonismo, di autorganizzazione, di rendervi indipendenti anche dai sindacati confederali complici nel mantenimento di questa situazione che continuano a firmare contratti a perdere sulla vostra pelle (salari da fame, contratto scaduto ancora una volta da quasi 2 anni, deroghe contrattuali), e che subite senza potere dire la vostra (è forse un caso che le uniche elezioni dei delegati dei lavoratori nelle coop sociali di Ravenna si sono fatte 19 anni fa?!).
Organizzati nello Slai Cobas per il sindacato di classe-coop sociali Ravenna
cobasravenna@libero.it
tel. 339/8911853
pc quotidiano - speciale 8 marzo - con le operaie della fiat sata di Melfi
"PROVATE VOI A STARE ALLA CATENA DI MONTAGGIO...."
8 MARZO: NON ABBIAMO NIENTE DA FESTEGGIARE
MA ABBIAMO TANTO DA LOTTARE
Il piano Marchionne toglie alle lavoratrici qualcosa in più, anche i loro diritti di donne
PER COSTRUIRE INSIEME LO SCIOPERO DELLE DONNE
TUTTA LA NOSTRA VITA DEVE CAMBIARE
Martedì 8 marzo:
Presidio/assemblea alla port. B della Fiat Sata cambio turno 13,30/14,30
Provate voi a stare alla catena....
Non abbiamo da festeggiare ma abbiamo da lottare
Facciamo questa iniziativa, nel quadro della campagna nazionale, oggi 8 marzo qui alla Fiat Sata perchè il piano Fiat di Marchionne mostra oggi emblematicamente a tutto il mondo del lavoro l’intreccio tra attacchi alle condizioni di lavoro come operaie e alle condizioni di vita e diritti come donne, per questo interessa e colpisce tutte le lavoratrici e tutte le donne. Il piano Fiat per le
donne significa insieme a tutto il resto anche discriminazioni, umiliazioni, doppio attacco alla salute, a diritti fondamentali come quello per la maternità, una inaccettabile violenza fisica e psichica; inoltre per le donne aumenta il rischio di “ritorno a casa”, a subire per prime cassintegrazione o esuberi.
Per noi donne tutto questo si traduce immediatamente anche in peggioramento delle nostre condizioni di vita: i tagli dei servizi sociali da parte del governo vengono scaricati su di noi, aumenta il lavoro di cura; da un lato vogliono aumentare l’età pensionabile, dall’altra ci rinchiudono di più in casa al servizio della famiglia.
L’attacco alla nostra vita non solo economico ma anche ideologico, e mira a riaffermare costantemente la posizione di “debolezza” e subalternità delle donne in questo sistema sociale, vista o come “ammortizzatore sociale” o come corpi da sfruttare, come dimostra il governo del porco Berlusconi e la sua corte che fanno anche del disprezzo della dignità delle donne la loro politica, subcultura principale. Questi attacchi alle nostre condizioni di lavoro, di vita alimentano quel clima culturale e ideologico di sopraffazione, di maschilismo, di disprezzo per la vita delle donne, che costituisce un humus favorevole anche all’aumento delle violenze sessuali.
Alla Fiat molte operaie sono state determinate a dire no al piano Marchionne - scontrandosi con azienda e capi, ma anche spesso respingendo pressioni di mariti e famiglia affinchè non si esponessero - perchè anche questa, come hanno detto alcune operaie, è una lotta per la dignità! E il 13 febbraio 1 milione di donne è scesa in piazza per una “rivolta di dignità”.
NOI DICIAMO CHE ORA OCCORRE COSTRUIRE INSIEME UNO “SCIOPERO DELLE DONNE”.
Uno sciopero che veda protagoniste le donne. Uno sciopero per affermare sui posti di lavoro, nelle piazze, il nostro punto di vista delle donne, la doppia determinazione delle donne.
Uno sciopero che sia una novità nell’attuale movimento sindacale e anche per gli stessi lavoratori. Una rottura inaspettata per padroni, governo, Istituzioni, mass media.
Come è giusta la battaglia per lo sciopero generale, così è giusto - possiamo dire doppiamente giusto e necessario - lo sciopero costruito dalle lavoratrici e da tutte le donne, con un’organizzazione unitaria e autonoma sui posti di lavoro (come per es. alla Fiat di Termoli) e una piattaforma che esprima l’insieme della condizione di doppio sfruttamento e oppressione.
“Se non ora quando?”.
Anche su questo non possiamo delegare. Non ci basta essere inserite in un punto della piattaforma sindacale, vogliamo trasformare anche il movimento sindacale/operaio.
Sottoscriviamo la mozione che sta circolando parlano le operaie della fiat sata
“Loro non sanno cosa significa catena di montaggio. Dicono: “che cosa sono 10 minuti di pausa in meno...”, ma quando, come alla Sata, i bagni stanno a inizio e fine del reparto, per chi sta in mezzo ci vogliono 10 minuti solo per arrivarci al bagno! E per le donne? Chi ha il ciclo mestruale come deve fare?”.
Se non ora quando?
Campagna nazionale per uno sciopero delle donne
Sto qui (al presidio al processo per i tre licenziati) contro la volontà di mio marito che mi ha detto di non venire. Anche mio marito non è d’accordo. Dobbiamo lottare anche con i mariti, con la famiglia, con il clima del paese. Dicono: chi te lo fa fare? Poi anche tu fai una brutta fine. Anche nei paesi la Fiat con capi e i sindacalisti padronali fa il suo sporco gioco.
Noi operaie a causa dell’organizzazione del lavoro e dei ritmi lavorativi, subiamo disturbi del ciclo mestruale che talvolta sparisce per mesi.
Accusiamo una “indescrivibile stanchezza”, non solo fisica ma anche mentale; molte di noi operaie soffrono di mal di testa sempre più frequenti quando stiamo al lavoro.
I ritmi di lavoro poi incidono inevitabilmente sull’insieme della condizione di vita, in quanto noi donne non possiamo riposare dopo il turno lavorativo, perchè a casa dobbiamo ricominciare con le faccende domestiche, i figli, ecc.
Ci sentiamo sempre sull’orlo dell’esaurimento nervoso, già vecchie, nonostante siamo tutte di
età abbastanza giovane, usciamo dalla fabbrica esaurite senza voglia di fare altro.
Alcune di noi, nonostante il disagio di lavorare di notte, preferiamo questo turno perchè almeno
c’è di meno l’assillo del controllo e della presenza dei capi e si sentono più tranquille.
capi in fabbrica seguono a vista le operaie e gli operai più combattivi, controllandoli durante
le pause per vedere con chi parli, che cosa dici...
Sto qui (al presidio al processo per i tre licenziati) contro la volontà di mio marito che mi ha detto di non venire. Anche mio marito non è d’accordo. Dobbiamo lottare anche con i mariti, con la famiglia, con il clima del paese. Dicono: chi te lo fa fare? Poi anche tu fai una brutta fine. Anche nei paesi la Fiat con capi e i sindacalisti padronali fa il suo sporco gioco.
pc quotidiano - speciale 8 marzo - assemblea proletaria a taranto
forte partecipazione delle lavoratrici, precarie e disoccupate in
occasione della festa internazionale delle donne 8 marzo
hanno organizzato una assemblea nei corsi di formazione dove sono impegnate le disoccupate con la partecipazione delle altre
Sono state ricordate leragioni di
questa giornata nata dalle lotte e dal sacrificio delle operaie cento anni
fa e che trova la sua attualità nella battaglia di oggi
E' stata fatta la proiezione di un film che vede protagonista un'operaia 'norma rae'
e si è approvata la piattaforma nazionale , preparata dal
movimento femminista proletario rivoluzionario' per uno ' sciopero delle
donne'
pc quotidiano - speciale 8 marzo - manifestazione a palermo
PER UNO SCIOPERO TOTALE DELLE DONNE
da ogni posto di lavoro,scuola, quartiere, casa…
CORTEO MATTUTINO A PALERMO MARTEDI' 8 MARZO
da Piazza principe di Camporeale partenza ore 11,00 - attraverso alcuni quartieri popolari della città - fino alla Prefettura
Siamo lavoratrici precarie delle Cooperative Sociali - Assistenti igienico personale ai ragazzi disabili nelle scuole superiori- sfruttate da anni e spesso anche discriminate dai padroncini coop per il fatto di essere donne, oggi a serio rischio posto di lavoro (a partire da giugno 2011)
Siamo lavoratrici della Scuola colpite maggiormente dai tagli massicci sferrati alla scuola pubblica dalla riforma Gelmini del governo che ha causato veri e propri licenziamenti di massa
Siamo donne disoccupate che doppiamente hanno difficoltà a trovare un lavoro in un paese, per non parlare della regione in cui viviamo, dove le prime ad essere licenziate, ad essere messe in cassa integrazione, ad essere sempre più precarizzate e ricattate, a pagare la crisi, sono appunto le donne
Siamo donne, quelle "di tutti i giorni" che Martedì 8 marzo saranno ancora in lotta e certamente scenderemo ancora in piazza dicendo a gran voce CONTRO! perchè oggi per noi donne, lavoratrici, precarie, disoccupate, studentesse...la questione principale è scatenare la nostra ribellione contro tutti gli attacchi alle nostre condizioni di lavoro e di vita, è costruire e organizzare una forte risposta di lotta a quello che è un attacco complessivo alle nostre vite, uno "sciopero totale delle donne" prendendo ancora e ancora... la lotta nelle nostre mani
TUTTA LA NOSTRA VITA DEVE CAMBIARE!
Invitiamo tutte le donne, lavoratrici, precarie, disoccupate, casalinghe, giovani, immigrate... a partecipare
COSTRUIAMO LO SCIOPERO DELLE DONNE
PER QUESTO INIZIEREMO A DIFFONDERE ANCHE NELLA NOSTRA CITTA' A PARTIRE DALL'8 MARZO UNA MOZIONE/PETIZIONE CHE ALLEGHIAMO IN QUESTA E MAIL PER INVITARE LE DONNE LAVORATRICI, PRECARIE, DISOCCUPATE, GIOVANI, IMMIGRATE AD ADERIRE
LAVORATRICI/PRECARIE/DISOCCUPATE Slai Cobas per il sindacato di classe cobas_slai_palermo@libero.it
Donne del movimento femminista proletario rivoluzionario - mfprpa@libero.it
340/8429376
pc quotidiano - speciale 8 marzo - dichiarazione comune -proletari comunisti/mfpr
Secondo una ricostruzione storica, ancora controversa ma attendibile, l'8 marzo, giornata di lotta internazionale delle donne, affonda le sue origini nei grandi scioperi di inizio secolo delle operaie tessili, in particolare il lunghissimo sciopero che vide protagoniste più di 20.000 camiciaie newyorkesi, durato dal 22 novembre 1908 al 15 febbraio 1909, che lottavano, nonostante la feroce repressione di polizia e padroni, contro le terribili condizione di lavoro, in particolare per la riduzione dell'orario di lavoro, l'uguaglianza salariale contro il lavoro minorile.
In una di queste fabbriche, in cui centinaia di operaie, anche di 12/15 anni, lavoravano costrette in spazi ridottissimi, con le porte sbarrate dal padrone per impedire furti, pause e soprattutto in quell'anno per impedire che scioperassero, divampò un incendio in cui 129 donne, morirono in pochi minuti. Le operaie cercarono di scampare al fumo alle fiamme scendendo dalle strette scale esterne che però si piegavano e cedevano per il peso e il calore. Decine di loro precipitarono sul selciato sottostante. Altre s’accalcarono contro le porte sbarrate dall’esterno; s’affacciarono donne urlanti e disperate. Salirono sui davanzali e si gettarono nel vuoto. Capelli e vestiti di molte erano in fiamme. L’interno della camiceria era un inferno. Le salme, dapprima allineate sui marciapiedi, verranno raccolte in semplici bare e identificate grazie a una scarpa carbonizzata, un bracciale, un dente, un anellino. Si è dovuto aspettare fino a quest'anno per identificare 6 di esse, di cui 3 italiane.
La Conferenza internazionale delle donne socialiste, tenutasi a Copenaghen dal 26 al 27 agosto 1910, approvò la proposta della comunista tedesca Clara Zetkin di istituire la Giornata Internazionale della Donna, in ricordo queste operaie tessili. E la prima celebrazione avverrà l'anno successivo, 1911.
Quello che è certo e va affermato con forza oggi contro la borghesia, ma anche il femminismo istituzionale e piccolo borghese, che l'8 marzo nasce dalla lotta delle operaie contro il doppio sfruttamento e la doppia oppressione del capitale, dei suoi governi, del suo Stato.
L'8 marzo diventa giornata internazionale delle donne grazie al movimento comunista internazionale e internazionalista.
Un secolo di lotte e ribellioni proletarie e femministe per i diritti, per la parità, per l'emancipazione, contro il doppio sfruttamento e la doppia oppressione capitalista e patriarcale.
Per un secolo di rivoluzioni, di “rivoluzione nella rivoluzione” delle donne, per una società libera da ogni oppressione: il Comunismo.
Proletari comunisti – Pcm Italia
Movimento Femminista Proletario Rivoluzionario
8.3.2011
pc quotidiano - speciale 8 marzo - l'appello del Mfpr per lo sciopero delle donne
COSTRUIAMO LO SCIOPERO TOTALE DELLE DONNE
Uno sciopero al femminile, costruito dalle lavoratrici, da tutte le donne, operaie, precarie, disoccupate, casalinghe, immigrate, studentesse…
Uno sciopero su una piattaforma, parole d'ordine che esprimano l'insieme della nostra condizione di doppio sfruttamento e oppressione.
Uno sciopero per portare nei posti di lavoro, nelle piazze, nelle scuole, il punto di vista delle donne, la doppia determinazione delle donne.
Una novità controcorrente anche per il sindacato e gli stessi lavoratori.
Una lotta nuova, una rottura inaspettata da parte di padroni, governo Berlusconi, Vaticano, mass media...
Contro
- il "ritorno a casa" attraverso cassa integrazione, mobilità, licenziamenti;
- lo sfruttamento in lavori precari, sottopagati
- la precarizzazione della nostra vita e un futuro senza luce per le giovani donne, le studentesse
- l'aumento dell'età pensionabile, che non considera il lavoro "usurante" in famiglia
- le discriminazioni di genere per legge e per accordi su salari, assunzioni, licenziamenti
- la legge Gelmini che comporta massicci tagli ai posti di lavoro delle insegnanti, delle lavoratrici
ATA e aumento del lavoro alle lavoratrici madri
- le "dimissioni in bianco" per liberarsi delle donne in maternità
- l'attacco al diritto d'aborto di Chiesa e governo e il peggioramento della L.194
- i tagli dei servizi sociali scaricati sulle donne, il carovita
- la legge Biagi che considerando le donne di serie B riduce per legge salari, diritti
- le molestie sessuali, le violenze sui posti di lavoro
- contro le violenze e uccisioni nella ”sacra famiglia”
- la fatica, lo stress psicofisico, per il doppio lavoro, l'attacco alla salute e alla nostra vita
- la schiavizzazione delle immigrate sfruttate e poi cacciate da leggi razziste
- il Ddl Carfagna e la repressione e la emarginazione delle prostitute
- l'uso dell'immagine per la mercificazione dei corpi delle donne
Per
- la trasformazione a tempo indeterminato di tutti i contratti precari
- aumenti salariali, pari salario a pari lavoro
- il divieto di indagine sulla nostra condizione matrimoniale, di maternità, sessuale;
- via dal posto di lavoro per chi esercita violenze
- abbassamento dell'età pensionabile alle donne
- riduzione dell'orario di lavoro a parità di salario, come riconoscimento del doppio lavoro
- la riduzione dei ritmi, aumento delle pause sul lavoro, come difesa anche della nostra salute
- un salario di esistenza
- pagamento contrattuale e diritti delle attività lavorative fatte dalle precarie, studentesse delle
Università
- la socializzazione dei servizi domestici essenziali
- la gratuità di asili, scuole, sanità, servizi sociali
- eliminazione dell'obiezione di coscienza per l'aborto, consultori laici e gratuiti
- diritto di cittadinanza e uguali diritti salariali e normativi alle immigrate
- chiusura dei CIE
- casa delle donne in ogni città
- nessuna persecuzione delle prostitute, diritto a tutte di servizi sociali
- divieto dell'uso dell'immagine femminile a fini commerciali
Anche io aderisco
Nome e cognome lavoro/scuola/altro n. tel. E – mail
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pc quotidiano - speciale 8 marzo - Cento anni di otto marzo
lunedì 7 marzo 2011
pc quotidiano 6-7 marzo - fincantieri marghera .. un gravissimo incidente
MARGHERA. Grave incidente alla Fincantieri verso le 11.30. Un camion in manovra ha investito un operaio di una ditta che lavora in appalto. L'operaio G.F., 36 anni, dipendente della Tf Impianti subappalto della Simic, è ricoverato in gravissime condizioni all'ospedale dell'Angelo.
Il camionista mentre manovrava il pesante automezzo non si è accorto che l'operaio stava lavorando nei pressi. Si è reso conto di averlo investito solo quando ha sentito sobbalzare le ruote, e altri operai hanno iniziato a gridare. I primi a soccorrere l'infortunato sono stati i colleghi di lavoro. Poco dopo sono arrivati i vigili del fuoco e i sanitari del Suem.
Estratto da sotto il camion il 36enne è stato trasportato all'ospedale dove si trova ricoverato in fin di vita. Sul luogo dell'incidente sono intervenuti gli agenti del commissariato di Marghera e i tecnici dello Spisal.
....
il COMUNICATO sindacale
Stamane, verso mezzogiorno, alla Fincantieri di Porto Marghera si è verificato un
gravissimo infortunio sul lavoro. Un lavoratore degli appalti, Fazio Giuseppe di 34 anni,
dipendente della ditta TF Impianti, subappalto della Simic, è stato investito da un camion
rimorchio nel piazzale antistante la mensa dello stabilimento. Il lavoratore Fazio Giuseppe
è stato subito soccorso e trasportato d’urgenza all’ospedale di Mestre dove è stato subito
operato per le grave lesioni riportate al ventre, al bacino, alla cassa toracica e in tutto il
corpo. Sul luogo dell’incidente, su immediata segnalazione della RSU, sono intervenuti lo
Spsal e la questura di Venezia.
Questo ennesimo, gravissimo, incidente sul lavoro, che rischia di avere drammatiche
conseguenze per il lavoratore Fazio Giuseppe, dice che nel cantiere non c’è sicurezza: per
quale ragione il camion rimorchio circolava e faceva pericolose manovre in un’area del
cantiere gremita a quell’ora di lavoratori della Fincantieri e delle ditte di appalto? Chi ha
autorizzato la circolazione del camion rimorchio nel piazzale antistante la mensa?
Questo gravissimo infortunio è maturato in un contesto di stress organizzativo che, con
l’avvio della cigo e il progressivo diminuire del lavoro, carica sui lavoratori tutti i problemi
di competitività e produttività dello stabilimento. Scelte sbagliate, che non migliorano
l’efficienza produttiva ma aumentano la confusione nel cantiere, peggiorando le condizioni
di lavoro e mettendo sempre più a repentaglio l’incolumità fisica dei lavoratori.
Il sindacato e la RSU sono a disposizione delle autorità inquirenti e della magistratura
perché siano accertati i fatti e perseguite le responsabilità di una situazione che mette a
rischio quotidianamente l’incolumità fisica e la salute dei lavoratori.
Per protestare contro questo drammatico, ennesimo, infortunio sul lavoro sono già state
proclamate per domani, martedì 8 marzo 2011, due ore di sciopero di tutti i lavoratori del
cantiere da effettuarsi alle prime ore di ogni turno di lavoro.
Segreterie FIM FIOM UILM di Venezia.
pc quotidiano 6-7 marzo - continua la protezione degli sbirri stupratori di Roma
il vigile che ha partecipato allo stupro nella caserma Quadraro
anzi il comandante dei vigili Angelo Giuliani - uomo di Alemanno va
ancora oltre e parla di parla di "giustizialismo sommario"
Il sindaco,, promette fermezza. ma affida allo stesso giuliani
l'accertamento- mettendo di fatto in dubbio l'operato della Magistratura e
non seguendo nemmeno ciò che ha fatto il comando dei carabinieri
mfpr
pc quotidiano 6-7 marzo - Napoli. la lotta degli studenti continua.. ma noi sosteniamo che debba realmente riprendere con una assemblea nazionale
È marzo, migliaia di studenti tornano ad affollare i palazzi universitari dopo la sessione d’esami. Molti, pressati dai ritmi serrati di un’università sempre più ridotta ad un esamificio, potrebbero pensare che la partita contro la “riforma” Gelmini sia terminata dopo le mobilitazioni autunnali con un’inesorabile sconfitta… In realtà proprio ora è più che mai necessario resistere!
In questi due mesi di calma apparente, infatti, sono state messe in atto le direttive ministeriali per rendere effettivo questo processo di smantellamento del pubblico contro il quale ci troviamo a combattere da anni. I rettori delle università campane sono stati i primi a cogliere la palla al balzo, sottoscrivendo un accordo con il ministro Gelmini e il presidente della Regione Caldoro che prevede la soppressione di ben 34 corsi di laurea e la chiusura di 6 sedi decentrate. Si mascherano sotto il nome di “razionalizzazione” i tagli che vanno a peggiorare la vita degli studenti. È chiaro infatti che il sistema baronale che da decenni regna nelle università non viene minimamente scalfito da questi provvedimenti, mentre a farne le spese è il nostro diritto allo studio. L'offerta formativa dell'università sarà ridotta, gli studenti vedranno diventare carta straccia i propri curricula, si dovranno spostare (con un ulteriore aumento dei costi), e andranno incontro ad un aumento delle tasse universitarie direttamente proporzionale alla diminuzione dei servizi (borse di studio, mense, trasporti, biblioteche, alloggi)...
Sin da gennaio noi non siamo stati a guardare, ma abbiamo individuato una serie di punti sui quali agire praticamente per impedire l’attuazione della Riforma e le sue nefaste conseguenze. Come sta accadendo in tutta Italia (vedi le rassegne stampa sul sito - i link sotto), abbiamo bloccato le sedute dei Senati Accademici, dell’Orientale e della Federico II, per impedire la nomina delle commissioni che dovrebbero riscrivere gli statuti d’ateneo, adeguandosi alle direttive della Gelmini. Abbiamo continuato a informarci e confrontarci, perché non vogliamo che una lotta collettiva si spenga come sempre dopo l'Autunno...
Cercare di sabotare tutti i passaggi attuativi della Riforma, mostrare che sta avvenendo senza i criteri minimi della tanto decantata “partecipazione democratica”, opporci a qualsiasi scelta presa dall'alto sul nostro destino: questa è la strategia vincente sulla quale puntare per il secondo tempo della nostra partita contro la distruzione dell’università italiana!
...continuiamo la lotta! Il futuro non è scritto…
pc quotidiano 6-7 marzo - Affittopoli, gli appalti di Anemone e gli affari di Tirotta
Gli appalti all'imprenditore sotto accusa per il G8 e il Salaria village. Gli importi degli interventi divisi per non procedere a gara pubblica. E tra gli affittuari fortunati c'è anche Marco Tirotta esponente dell'Idv
Spunta anche Diego Anemone nell'affaire dell'Istituto di Santa Maria in Aquiro. L'imprenditore dei "grandi eventi" nonché patron del Salaria Sport Village ha ristrutturato anche case dell'Isma, l'Istituto finito in questi giorni nel ciclone di Affittopoli. L'imprenditore che ha messo le mani sugli immobili della Roma che conta, ha lavorato anche per l'ente benefico. Questo è accaduto nel caso di via Novacella, nei pressi di via Ostiense, dove l'Isma ha 45 appartamenti divisi in tre palazzine ai numeri civici 19, 23 e 25. Qui la ditta Anemone ha curato i lavori di ristrutturazione, durati oltre un anno e terminati il mese scorso. Ponteggi, impalcature, polvere e operai, per rifare le facciate dei tre edifici, alle quali seguirà nei prossimi mesi anche la ripulitura degli interni.
Ignoto è l'ammontare dell'operazione. Sullo stabile di via Novacella, però, c'è anche altro da dire perché nel settembre del 2009 è stato trovato un immobile a prezzi vantaggiosi per Marco Tirotta, membro del coordinamento romano dell'Italia dei Valori. L'inquilino paga 817 euro al mese per un appartamento di 72 metri quadrati. L'immobile è ad uso abitativo, anche se Tirotta usa l'abitazione come ufficio non aperto al pubblico della società di cui è amministratore unico, la Arman Consulting srl (specializzata in comunicazione). Non è tutto però, perché Tirotta ha solidi legami con un altro uomo dell'Italia dei Valori, l'esponente regionale Salvatore Doddi (i due hanno anche siglato il loro rapporto di amicizia sulla piazza virtuale di Facebook). L'elemento chiave della vicenda è che Doddi, oltre alla carriera politica, e alla carica di vicepresidente di Acea Ato2 (la controllata di Acea che porta l'acqua ai romani) ha cumulato su di sé anche un'altra vicepresidenza: quella dell'Isma, proprietario dello stabile di via Novacella che ha assegnato l'immobile al numero 23 a Marco Tirrotta.
La partita delle ristrutturazioni, comunque, va ben oltre gli stabili di Marconi e coinvolge l'intero e sconfinato patrimonio immobiliare dell'Istituto di Santa Maria in Aquiro che conta oltre 277 appartamenti, molti dei quali nel centro storico di Roma. A questo proposito, un grosso lotto di lavori è stato quello di via del Seminario 102-104 per 12 appartamenti. In questo caso sono stati necessari interventi di consolidamento delle fondamenta perché c'era un rischio che le vecchie strutture franassero. La decisione è stata quella di frazionare i lavori, riducendo i singoli importi, senza il bisogno di indire una gara pubblica.
Un'altra importante operazione di ristrutturazione, stavolta però interna all'Isma, è stata confezionata di fronte al Colosseo. Nonostante la sede legale sia in via della Guglia, l'Istituto ha impiantato il suo quartier operativo in via del Colosseo, all'interno di un villino dotato di un giardino pensile con vista mozzafiato sull'Anfiteatro Flavio, dove dovrebbero venire, tra gli altri, gli uffici del presidente Guido Magrini.
domenica 6 marzo 2011
pc quotidiano 6-7marzo - roma.forte manifestazione delle donne contro la caserma dei carabinieri stupratori - indegna copertura della stampa
delle compagne di roma davanti alla caserma del quadraro a roma.
Questo caso non deve essere lasciato cadere,
Gli stupri di stato sono un fenomeno interno all'arbitrio poliziesco che uccide come cucchi e aldrovandi e che stupra come è stato per JOY e al governo del 'utilizzatore finale' Berlusconi
Proprio il caso Joy è importante perchè il poliziotto stupratore è stato assolto e non vogliamo che finisca così anche questo gravissimo episodio della caserma romana.
A questo proposito occorre dire che al di là dei pronti provvedimenti dell 'Arma è in atto una campagna di disinformazione a fini assolutori da parte della stampa e tv tutte.
Gli organi di stampa hanno dato oggi notizia con grande risalto al fatto che non si sarebbe trattato di stupro a Roma nel caso della ragazza spagnola che si sarebbe inventato tutto - possibile.. ma il risalto e il modo come viene gestito vuole far confondere questo stupro forse con avvenuto con lo stupro vero della caserma.
Questo è chiaramente dimostrato dal giornale 'il messaggero' che nella prima pagina nel titolo relativo allo stupro smentito, mette una foto della polizia con auto, per cui è facile per il lettore superficiale equivocare su quale sia lo stupro risultato non vero; in questa maniera è gestita in generale la notizia anche su televideo ecc.
Questo dà ancora più rilievo alla manifestazione di roma delle compagne

dalla cronaca di Repubblica
Lancio di uova contro la caserma dove sarebbe stata violentata la ragazza 32enne. Sono stati esposti striscioni e urlato slogan. Anch un breve corteo nel X municipio Uno striscione esposto davanti alla caserma del Quadraro
''Alemanno dimettiti'', ''Fuori i carabinieri stupratori'' e "Meglio insicure che violentate": sono alcuni degli slogan gridati da un gruppo di donne, attiviste dei centri sociali e dei collettivi femministi, in un sit-in davanti alla caserma dell'Arma del Quadraro, alla periferia di Roma, dove una ragazza in stato di fermo sarebbe stata violentata nei giorni scorsi da tre carabinieri e un vigile urbano ora indagati. Le manifestanti hanno lanciato uova verso la caserma ed esposto striscioni con su scritto: ''Carabinieri/sicurezza. Meglio insicure che violentate''.
Dopo un breve corteo nel X Municipio le manifestanti si sono fermate nei pressi della caserma gridando anche: ''Per ogni donna stuprata e offesa siamo tutte parte lesa''. ''E' l'ennesimo episodio di violenza sessuale a Roma che rappresenta il fallimento delle politiche securitarie di Alemanno - ha spiegato Giovanna Cavallo del movimento Action - Siamo qui per chiedere le dimissioni del sindaco e la rimozione immediata dall'Arma dei carabinieri dei protagonisti dello stupro''.
''Non è la prima volta che si verificano fatti di violenza e non è la prima manifestazione con la quale i cittadini della zona chiedono la chiusura di questo presidio - ha spiegato Simona, della Casa delle Donne Lucha y Siesta di Cinecittà - Vogliamo che la caserma sia destinata a scopi sociali, di assistenza e welfare che sono le uniche tutele che abbiamo, perché da queste forze dell'ordine non ci sentiamo tutelati''.
''Siamo furiose - ha proseguito Simona - questo stupro, il quarto in tre settimane, ci indigna ed è la dimostrazione del fallimento delle politiche securitarie di questo governo e dell'amministrazione comunale che cercano di convincere l'opinione pubblica della responsabilità del degrado e dell'immigrazione clandestina di queste violenze. Ma ricordiamoci - ha sottolineato - che l'80 per cento delle violenze e degli abusi avvengono in famiglia e...
pc quotidiano 6-7 marzo - MANIFESTO E MESSAGGIO 8 MARZO

DICHIARAZIONE
8 MARZO 1911/2011
Secondo una ricostruzione storica, ancora controversa ma attendibile, l'8 marzo, giornata di lotta internazionale delle donne, affonda le sue origini nei grandi scioperi di inizio secolo delle operaie tessili, in particolare il lunghissimo sciopero che vide protagoniste più di 20.000 camiciaie newyorkesi, durato dal 22 novembre 1908 al 15 febbraio 1909, che lottavano, nonostante la feroce repressione di polizia e padroni, contro le terribili condizione di lavoro, in particolare per la riduzione dell'orario di lavoro, l'uguaglianza salariale contro il lavoro minorile.
In una di queste fabbriche, in cui centinaia di operaie, anche di 12/15 anni, lavoravano costrette in spazi ridottissimi, con le porte sbarrate dal padrone per impedire furti, pause e soprattutto in quell'anno per impedire che scioperassero, divampò un incendio in cui 129 donne, morirono in pochi minuti. Le operaie cercarono di scampare al fumo alle fiamme scendendo dalle strette scale esterne che però si piegavano e cedevano per il peso e il calore. Decine di loro precipitarono sul selciato sottostante. Altre s’accalcarono contro le porte sbarrate dall’esterno; s’affacciarono donne urlanti e disperate. Salirono sui davanzali e si gettarono nel vuoto. Capelli e vestiti di molte erano in fiamme. L’interno della camiceria era un inferno. Le salme, dapprima allineate sui marciapiedi, verranno raccolte in semplici bare e identificate grazie a una scarpa carbonizzata, un bracciale, un dente, un anellino. Si è dovuto aspettare fino a quest'anno per identificare 6 di esse, di cui 3 italiane.
La Conferenza internazionale delle donne socialiste, tenutasi a Copenaghen dal 26 al 27 agosto 1910, approvò la proposta della comunista tedesca Clara Zetkin di istituire la Giornata Internazionale della Donna, in ricordo queste operaie tessili. E la prima celebrazione avverrà l'anno successivo, 1911.
Quello che è certo e va affermato con forza oggi contro la borghesia, ma anche il femminismo istituzionale e piccolo borghese, che l'8 marzo nasce dalla lotta delle operaie contro il doppio sfruttamento e la doppia oppressione del capitale, dei suoi governi, del suo Stato.
L'8 marzo diventa giornata internazionale delle donne grazie al movimento comunista internazionale e internazionalista.
Un secolo di lotte e ribellioni proletarie e femministe per i diritti, per la parità, per l'emancipazione, contro il doppio sfruttamento e la doppia oppressione capitalista e patriarcale.
Per un secolo di rivoluzioni, di “rivoluzione nella rivoluzione” delle donne, per una società libera da ogni oppressione: il Comunismo.
Proletari comunisti – Pcm Italia
Movimento Femminista Proletario Rivoluzionario
8.3.2011
sabato 5 marzo 2011
pc quotidiano 5 marzo - il PCU Nepal . maoista ritorna al governo in Nepal.. una scelta sbagliata della direzione revisionista del Partito
Il PCUNepal maoista entra nel governo dell'UML, guidato da Khanal, eletto dopo un accordo in sette punti tra UML e PCUN maoista. Entra nel governo con 4 ministri, tra cui il vice primo ministro Krishna Bahadur Mahara, che è anche ministro dell'informazione e comunicazioni.
Il ministero degli interni resta nelle mani del primo ministro UML.
E' la seconda volta che i maoisti entrano nel governo, la prima è stata nel maggio 2008 in un governo da essi capeggiato.
La sinistra del PCUN maoista capeggiata dal compagno Kiran è stata contraria
a questa scelta.
I maoisti italiani appoggiano la posizione della sinistra.
pc quotidiano 5 marzo - anniversario della morte di Stalin
stalin .. i principi e le questioni del leninismo
stalin .. la difficile e complessa costruzione del socialismo
stalin .. la lotta contro il troskismo
stalin .. la terza internazionale comunista
stalin ... la guerra contro il nazismo
gli errori di stalin analizzati da mao
pc quotidiano 5 marzo - corteo a Milano in solidarietà con le masse libiche
Molti si ritagliano uno spazio per la preghiera, infine si comincia ad organizzare il camion e si parte in corteo, in testa i migranti in stile “arabo” con il cassone del camion straripante di bambini ed adulti con le bandiere egiziane, libiche, palestinesi che scandiscono gli slogan, lungo via Padova non si ferma la denuncia del massacratore Gheddafi, l'informazione dei mass media occidentale carente, che non testimoniano di quanto avviene nei villaggi in cui vivono quasi esclusivamente donne, per la migrazione degli uomini, che spariscono, di cui non si sa più niente, dei corpi straziati delle armi. Di quale guerra civile parlano? E' il massacro di una popolazione quello che sta avvenendo. Forte la denuncia dell'impoverimento di intere popolazioni da parte di dittatori, che si appropriano delle ricchezze disponibili. E poi ci dite perchè non tornate nel vostro paese? denunciato il ruolo del governo italiano, chiamando il popolo italiano a solidarizzare con le giuste rivolte popolari
Ai margini, in tanti a seguire con attenzione, alcuni si uniscono al corteo.
Positivo lo stile di iniziative continue, inaugurate con la rivolta del popolo egiziano, che rappresentano un punto di riferimento per quanti vogliono manifestare solidarietà e lotta.
Prossimo appuntamento,da confermare, sabato prossimo, pur se in coincidenza con il carnevale ambrosiano, in S. Babila per dirigere verso il consolato libico,
Mi 5.3.11
circolo proletari comunisti Milano
pc quotidiano 5 marzo - lo sciopero generale indetto dalla cgil non è lo sciopero generale necessario.. lo dicono anche nella CGIL stessa.
Uno sciopero generale chiaro e forte contro Governo e Confindustria
La segretaria generale della Cgil, Susanna Camusso, ha annunciato che lo sciopero generale è convocato per il 6 maggio. E’ la peggiore delle decisioni migliori. Lo sciopero generale è stato chiesto da mesi e finalmente si fa. Ma la data è troppo in là rispetto alle urgenze e ai problemi e, soprattutto, non sono ancora chiare la dimensione e i contenuti dello sciopero. Sarebbe sbagliato uno sciopero di 4 ore indirizzato solo contro il Governo. Occorre uno sciopero generale di 8 ore che coinvolga tutto il mondo del lavoro, compreso quello precario, e che sia indirizzato anche esplicitamente contro la Confindustria e il sistema delle imprese che, guidato dalla Fiat, sta distruggendo diritti e sistema contrattuale. I fatti parlano chiaro. (...)
La presidente della Confindustria, Emma Marcegaglia, ha riaperto lo scontro sull’art. 18 dello Statuto dei Lavoratori, rivendicando per le imprese la “flessibilità in uscita”, visto che quella in entrata è anche troppa.
C’è del metodo in tutta questa follia. La rivendicazione della libertà di licenziamento mette il suggello finale a un’aggressione al contratto, ai diritti, allo Statuto dei lavoratori, alla stessa Costituzione, che ha avuto un’accelerazione con l’aggressione di Marchionne ai diritti dei lavoratori Fiat.
D’altra parte è evidente che se si vuol far pagare tutti i costi della crisi ai lavoratori e se la crisi continua, al di là delle chiacchiere, l’attacco ai diritti del lavoro, al salario, alle libertà, assieme a una nuova offensiva sulle privatizzazioni e contro lo stato sociale, sono l’unica strada per fare soldi.
Il punto è che questa linea reazionaria del padronato italiano è oggi il cemento di un blocco di potere politico e sindacale che governa il paese. Spesso si dice che non c’è più la concertazione, non è vero, semplicemente il blocco concertativo è oggi formato dal governo, da una serie di poteri forti, dalla Confin- dustria, dalla Cisl e dalla Uil. Da esso è esclusa l’opposizione politica, che non se ne è ancora accorta, e la Cgil, che spera ancora che non sia così. Eppure l’ultimo contratto del commercio nel quale le aziende hanno volutamente inserito norme come il recepimento del collegato lavoro, che sembrano fatte apposta per impedire in ogni caso anche alla più moderata delle Cgil la firma, quest’ultimo accordo separato dovrebbe dimostrare che il blocco politico, economico e sindacale che governa oggi l’Italia è intenzionato a continuare nell’emarginazione della Cgil e di tutto ciò che in qualche modo non rientra nei suoi disegni.
Pare, a questo punto, che la segreteria della Cgil abbia finalmente superato le riserve e gli indugi e si appresti ad annunciare la fatidica data dello sciopero generale. Se così sarà, sarà un fatto positivo, che prende atto della realtà.
Il più grande sindacato italiano, proclamando lo sciopero generale, si trova però di fronte a due scelte di fondo. La prima è che è evidente che questo sciopero non potrà essere indirizzato solo contro Berlusconi, ma anche contro la Confindustria e inevitabilmente contro il blocco di potere di cui Cisl e Uil fanno parte. Sarà quindi uno sciopero che dovrà costruire uno schieramento alternativo a quello che oggi costruisce gli accordi separati, il collegato lavoro, le deroghe contrattuali, la negazione delle libertà sindacali e dei diritti individuali delle lavoratrici e dei lavoratori. Sarà uno sciopero sindacale ma anche politico, nel senso che è anche politico il blocco di potere contro cui si scende in lotta. Dovrà anche però essere uno sciopero in grado di mostrare la forza di tutto quel mondo del lavoro, di tutto quel paese, che oggi si oppone ai disegni autoritari di Berlusconi, Marchionne e del loro blocco di potere. Dovrà quindi essere uno sciopero fatto per fermare il paese, chiaro nelle controparti e altrettanto nelle intenzioni di riuscita. Non quindi uno sciopero di 4 ore o simili, per qualche manifestazione, ma uno sciopero completo, di tutta la giornata lavorativa, di tutte le categorie, che ci provi davvero a far sentire il peso del lavoro che non ci sta nella vita politica italiana.
Se questa sarà la scelta lo sciopero generale si incontrerà inevitabilmente con tutti i movimenti di lotta, che in questi mesi hanno risposto all’attacco ai diritti. Dagli studenti, ai movimenti sociali, a quelli civili e democratici. Parlerà necessariamente alla mobilitazione eccezionale delle donne contro l’attacco alla dignità della persona. Dovrà quindi essere uno sciopero generale forte e aperto, in grado di proporre un blocco sociale e civile alternativo al blocco politico ed economico che governa il disastro attuale dell’Italia.
Su questo bisogna insistere ora, anche di fronte a incertezze, ambiguità e minimizzazioni con cui si vuol già derubricare un’eventuale decisione della Cgil. Facciamo sul serio uno sciopero generale che pesi nella vita sociale e politica dell’Italia.
Giorgio Cremaschi
pc quotidiano 5 marzo - STUPRO DEI CARABINIERI A ROMA - TUTTI A DIFENDERE "L'ARMA".
Il colonnello Mezzavilla ha poi aggiunto che quanto denunciato dalla donna, in attesa degli esiti giudiziari "è un fatto che nulla sottrae all'efficienza e alla dedizione delle migliaia di carabinieri che operano a Roma... vicende del genere contrastano con i mille atti di solidarietà che i carabinieri compiono ogni giorno".
Mercoledì 23. Tre carabinieri arrivano in caserma quando S. è già nella sua cella. Hanno passato la serata fuori e si sono tirati dietro un amico, un vigile urbano. Hanno bevuto e fanno bere anche S. E qui - racconta lei - comincia il suo incubo. I quattro le aprono la porta della cella. Le dicono di seguirli in sala mensa. Il rapporto sessuale è ripetuto. E di almeno un carabiniere, S. memorizza i tatuaggi su una parte del corpo.
Ma la prima cosa che sindaco e gli alti gradi dei carabinieri fanno è quindi difendere l'Arma. Cos'è per loro grave: la violenza sessuale contro la donna o il buon nome dei carabilnieri e dei vigili? La seconda cosa, evidentemente.
E per questo dicono apertamente il falso. Il comportamento e l'ideologia fascista, machista di carabinieri e sempre più oggi anche dei vigili è la normalità. La violenza di Roma non è affatto un fatto eccezionale. Altri stupri o tentativi di stupro sono avvenuti nelle caserme, nei mesi scorsi, e tanti episodi per esempio potrebbero raccontare donne immigrate, prostitute, come quello di Joy fatto nel Cie di Milano da parte dell'Ispettore Adesso.
L'atteggiamento da strapotere, violento, arrogante di carabinieri, poliziotti, vigili, verso la gente è sempre più comune. Verso le donne questo si carica dell'humus maschilista, di disprezzo.
Le stesse reazioni di "giustificazione" dei carabinieri a Roma e dell'avvocato di uno di essi dimostrano non "l'eccezione", ma se mai la sorpresa che vi sia stata in questa occasione denuncia e procedimento giusidziario. I militari dicono: "È vero il rapporto sessuale c'è stato, ma quella donna era consenziente".
L'avvocato di uno dei carabinieri coinvolti: "non c'è stato stupro... se non c'è violenza fisica - argomentano - è la prova che non c'è stata violenza sessuale. S. ha fatto sesso perché è quello che voleva. E poi, S. è una "sbandata".
Ora, quindi la preoccupazione, è far uscire bene l'Arma. I militari coivolti sono stati trasferiti in uffici non al contatto con il pubblico di Torino, Milano e Cagliari, e l'Arma, parallelamente alla vicenda giudiziaria ha avviato accertamenti disciplinari al termine dei quali non è esclusa una sospensione dei carabinieri coinvolti. Tutto qua! Col rischio, vista la precedente assoluzione dell'Ispet. Adesso per Joy, che non si facciano neanche un giorno di galera.
Questo è necessario impedirlo!
Costruiamo a Roma e anche in altre città, presidi davanti alle stazioni dei carabinieri e ai comandi dei vigili.
