lunedì 27 dicembre 2010
pc quotidiano 27 dicembre - Napoli..ad afragola,giusta reazione contro le angherie razziste.. ma ora clima da progrom
Napoli, fratello di un boss di Afragola
ucciso in una rissa da africano
Salvo dal linciaggio, ma è assedio del clan
AFRAGOLA (27 dicembre) - È stato ucciso a coltellate nel corso di un violento scontro tra cittadini ivoriani stanchi di subire angherie e un razzismo alla luce del sole, e un gruppo di afragolesi che ruota intorno alla figura di Salvatore Caccavale, detto «’o criminale».
A morire è stato il fratello di «’o criminale», Ferdinando Caccavale, 37 anni, una sfilza di precedenti penali. E un’ambizione: quella di entrare nel clan Moccia. Un razzista crudele e violento. E attaccabrighe, per la popolosa colonia di africani del centro storico.
La vittima è stata dilaniata dalla furia cieca della lama di un pugnale, stretto in mano da Kevin Akua, 29 anni, della Costa D’Avorio. Un irregolare che si spacca la schiena per dieci ore al giorno nel gelo dei campi di Terra di Lavoro. La polizia lo ha acciuffato mezz’ora dopo il delitto. E lo ha salvato da una fine orribile. Gli agenti lo hanno trovato prima della folla inferocita, che in via Guerra già gridava vendetta e un «Facciamolo a pezzi».
E che tirasse aria di linciaggio lo aveva capito lo stesso assassino. È stato preso dai poliziotti del commissariato di Afragola, diretto dal vice questore Paolo Iodice, mentre con un borsone tentava di scappare da Afragola. E forse dall’Italia.
Quello che gli fa paura non è tanto l’accusa di omicidio volontario, ma quello che gli potrebbe capitare in qualsiasi carcere e in qualsiasi momento. «Quello è un uomo morto», si sussurra fuori il commissariato.
La tensione razziale è scoppiata ieri sera, poco dopo le sette. All’improvviso. Ferdinando Caccavale ha imboccato via Guerra guidando la sua Punto Rosso. La strada è uno stretto budello. Uno spazio contemporaneamente incompatibile per auto e pedone. Lui suona a quell’ombra nera che cammina lenta. Kevin Akua agita la mano. A scacciare quel suono ripetuto e fastidioso. È un’offesa per Ferdinando Caccavale. Accelera quel tanto che basta per fare paura e sfiorare il «nero». Che reagisce. Lo manda a quel paese. La vittima si fionda dalla sua auto e molla qualche pugno. E ne riceve. La zuffa termina solo quando interviene qualcuno. La tensione è altissima.
Dieci minuti dopo, scendono in strada i gruppi. I bianchi contro i neri. Una ventina di contendenti. «Mò, jatevenne», gridano i bianchi di Afragola. «E dateci quello là», intimano indicando Kevin Akua. I neri rispondo per le rime. In quella lingua mista di francese, africano e afragolese. Ed è battaglia. Feroce. Violenta. Senza esclusione di colpi. I neri sono accerchiati. Ferdinando Caccavale punta quello che lo ha mandato a quel paese. E scatta. Lo slancio si ferma a metà aria. Nella punta del pugnale. La vittima guarda il suo assassino con occhi sbarrati, quasi meravigliata. E la lama affonda una, due, tre e chissà quante altre volte. Stramazza sul basolato nero di pioggia. E di sangue.
Gli ivoriani scappano via... ad afragola scoppia la caccia agli immigrati
il camorrista ucciso si era reso protagonista del ferimento di Yaya Abdel Zampou un giovane proletario del burkina faso che cercava di organizzare i syuoi compagni, contro il capolarato..dopo quel ferimento è stato costretto a scappare
poi è stata la volta di un'altro immigrato che in questa occasione faceva di interprete per la polizia, anche lui investito da un auto..
pc quotidiano 27 dicembre - tyssenkrupp contro padroni e istituzioni
solidarietà a questi operai in lotta
«Ci è stato negato il lavoro - spiegano - in quanto siamo visti come
"scomodi"
per la nostra presa di posizione contro la multinazionale tedesca, ma anche
a causa
della colpevole assenza delle istituzioni, a tutti i livelli». Gli operai
dicono di
sentirsi abbandonati da tutti. Dal capo dello Stato, dichiarano in una nota
«che dopo
il commovente discorso di fine anno del 2007 dedicato ai sette operai morti
bruciati
e tante promesse, nulla ha fatto per migliorare la situazione della
sicurezza nei
luoghi di lavoro facendo valere il peso del suo ruolo sulla politica». Dal
nuovo
presidente della Regione il leghista Roberto Cota, «che - si legge -
sbandiera ai
quattro venti un programma tutto incentrato sulla difesa dei posti di lavoro
per i
lavoratori del Piemonte, noi ci chiediamo a quali lavoratori si riferisce e
come lo
sta attuando, con una nuova ricetta Fiat?». Dal Comune di Torino «che nelle
persone
del sindaco Chiamparino e del suo vice Dealessandri, ci ha del tutto
ignorato». Una
situazione «paradossale», secondo i tredici lavoratori: «Gli stessi enti
locali che
hanno sottoscritto gli accordi che prevedono la ricollocazione per tutti i
lavoratori
e che si sono costituiti parte civile nel processo al fianco degli operai,
ci hanno
poi completamente abbandonati». (fonte: Ansa)
pc quotidiano 27 dicembre - una buona iniziativa alla sapienza il 28
operaio morto il 22 dicembre MOHAMMED BANNOUR
IL 28 DICEMBRE DALLE 17
UNIVERSITA' DI ROMA LA SAPIENZA
PRESSO CANTIERE FACOLTA' DI SCIENZE POLITICHE
INIZIATIVA DEL COMITATO 5 APRILE
PER RICORDARE L'ENNESIMO MORTO SUL
LAVORO, IN UN CANTIERE DELL'UNIVERSITA' PIU' GRANDE
D'ITALIA...IN FASE DI RISTRUTTURAZIONE.
MOHAMMED BANNOUR, 35 ANNI TUNISINO, E' MORTO SUL
COLPO A CAUSA DEL RIBALTAMENTO DI UN MACCHINARIO CHE
LO HA SCHIACCIATO CONTRO UN MURO. LASCIA LA MOGLIE E
TRE FIGLI, UCCISO SUL LAVORO IL 22 DICEMBRE 2010, MENTRE
NELLA CITTA' DI ROMA SI ESPRIMEVA IL DISSENSO DI STUDENTI
E STUDENTESSE ALLA RIFORMA GELMINI.
SI INVITANO COLORO CHE HANNO INTERESSE A MANTENERE
VIVA L'ATTENZIONE SUL CASO SPECIFICO E SULLE STRAGI SUL
LAVORO, A PARTECIPARE A QUESTO APPUNTAMENTO.
SI STA ORGANIZZANDO UNA INIZIATIVA CON IL MOVIMENTO
STUDENTESCO PER IL 22 GENNAIO 2011, A UN MESE DALLA MORTE
DEL LAVORATORE, ANCHE PER AVERE RISCONTRI SUGLI ESITI DELL'INDAGINE
E PER SAPERE SE IN QUEL CANTIERE SONO STATE RISPETTATE TUTTE LE
NORME DI SICUREZZA E SALUTE NEI LUOGHI DI LAVORO.
organizza COMITATO 5 APRILE - snodo romano della RETE NAZIONALE
SALUTE E SICUREZZA SUL LAVORO bastamortesullavoro@gmail.com
mail per info con comitato 5 aprile Roma circolotlc@hotmail.com
domenica 26 dicembre 2010
pc quotidiano 26 dicembre: L'ACCORDO DI MIRAFIORI, 1° parte: PERCHE' GLI OPERAI DEVONO LIBERARSI DELLA "SCIMMIA ADDOSSO".
In sintesi. Viene estesa a Torino la riduzione del tempo di pause (per ognuna e complessivamente) che passano da “tre pause di cui 2 da 15 minuti l'una e una da dieci” a “tre pause di 10 minuti l'una”, portando ad una intensificazione dei ritmi, con un aumento del 20% della velocità di linea. Questa riduzione vuol dire un attacco diretto alla salute degli operai, sia fisica che psichica; nei 10 minuti gli operai devono scegliere, e pure rapidamente, se andare in bagno, fumarsi una sigaretta, fare un brevissimo recupero fisico, parlare con un compagno di lavoro. Si tratta di una secca intensificazione diretta dello sfruttamento, per aumentare il tempo di lavoro gratis per la Fiat.
Sicuramente, per l'usura delle macchine il padrone ha più rispetto e cautela.
Questo aumento di lavoro viene compensato con una elemosina di “indennità di prestazione collegata alla presenza” di 0,1877 euro lordi/ora “importo onnicomprensivo, da corrispondere solo per le ore di effettiva prestazione lavorativa, con esclusione delle ore di inattività, della mezz'ora di mensa ecc... tale indennità è esclusa dalla base di calcolo per il TFR”.
Anche l'altro famigerato punto dell'accordo, sulla malattia, comincerà ad essere applicato a Mirafiori da luglio 2011; esso consiste nel non pagamento del 1° giorno di malattia, da luglio a dicembre 2011, per assenze fino a 5 gg. in giornate che precedono o seguono festività, ferie, riposo settimanale, se l'assenteismo medio per malattia non sia risultato inferiore al 6% nel periodo gennaio-giugno 2011; e nel non pagamento dei primi due giorni di malattia, da gennaio 2012, se l'assenteismo medio non scenderà sotto il 4% nel secondo semestre 2011 e sotto il 3,5% nell'anno 2012 e successivi.
Si tratta, come avevamo denunciato quest'estate, di un colpo di mano su diritti sanciti dalle leggi. Si costringe gli operai ad andare a lavorare anche in malattia. Ma c'è anche qualcosa di più e di inedito: parlando di “tasso di assenteismo medio” si porta avanti una forma di pressione/ricatto verso tutti, costringendo tutti gli operai a farsi controllori di sé stessi, applicando una logica fascista per cui per alcuni lavoratori che si assentano pagano tutti.
In questo nuovo sistema di controllo, i Kapò degli operai li faranno le Organizzazioni sindacali firmatarie dell'accordo che faranno parte della Commissione paritetica di monitoraggio dell'andamento delle assenze per malattia.
Per far passare questo accordo vengono dichiarati decaduti gli accordi sulle pause, del 1971, 1972, 2003 e 2007; le intese relative all'indice di saturazione massima individuale, i coefficienti di maggiorazione dei tempi di riposo; accordi su voci retributive, ecc.
L'accordo poi stabilisce che dal 14 febbraio 2011 e per un anno tutti i lavoratori andranno in cassa integrazione straordinaria, salvo periodi di momentanea ripresa del mercato, che potranno comportare temporanei rientri al lavoro di parte del personale.
Durante la cigs i lavoratori saranno obbligati a frequentare i corsi di formazione, pena provvedimenti disciplinari fino a licenziamento, ma non riceveranno alcuna integrazione o sostegno al reddito.
Infine c'è un punto dell'accordo che riguarda il sistema Ergo Uas e i lavoratori con idoneità specifiche che è quasi agghiacciante per la sua fredda previsione/messa in conto dell'attacco alla salute degli operai.
Il sistema Ergo Uas rende più scientifico i sistemi già applicati a Melfi, Mirafiori, per il controllo minuto per minuto dei movimenti e dei tempi degli operai, per la vivisezione del corpo degli operai per un perverso uso scientifico dei movimenti di braccia, gambe, ecc., allo scopo della massima riduzione dei tempi di ogni operazione lavorativa. Ora nel nuovo accordo di Mirafiori si scrive che tenuto conto che l'Ergo Uas interviene su posture, forze, movimentazione carichi e frequenza arti superiori, il sistema definirà il rischio, per “prevenire l'insorgenza di patologie” e agevolare il giudizio medico sull'idoneità del lavoratore alle postazioni. L'accordo, quindi, non parla di intervenire sulla postazione per eliminare il rischio per la salute degli operai, ma di intervenire sull'operaio per adeguare lui alla postazione!
Anche sul resto l'accordo di Mirafiori ricalca quello di Pomigliano: spostamento mensa a fine turno, aumento delle ore di straordinario, aumento dei turni, divieto e sanzioni per chi sciopera, attacco ai diritti sindacali facendo carta straccia dello statuto dei lavoratori, abolizione di fatto delle Rsu. Fino alla costituzione anche per Torino di una newco per licenziare gli operai che non accettano l'accordo e assumere solo gli operai che si assoggettano al ricatto di Marchionne.
Sui questo torneremo nei prossimi giorni.
Ora vogliamo soprattutto sottolineare alcune questioni.
Come avevamo denunciato, l'accordo di Pomigliano non si è certo fermato ai cancelli di questa fabbrica; in breve la linea di fascismo padronale avviata da Marchionne quest'estate si è estesa – al di là delle stesse premesse e dichiarazioni iniziali – prima a Melfi, ora a Mirafiori, e via via sarà applicata in tutti gli stabilimenti Fiat.
Questo mostra più di ogni altra cosa ciò che scrivevamo quest'estate, che il giro di vite a Pomigliano aveva poco a che fare con la situazione produttiva e di organizzazione del lavoro interna allo stabilimento, come dichiaravano Marchionne, Sacconi, sindacati padronali e stampa di regime, ma riguardava la prima applicazione di un piano che ha a che fare con la volontà della Fiat e del padronato di spremere il massimo di pluslavoro dagli operai, per uscire dalla crisi indenne e con più profitti, attraverso una schiavizzazione della condizione operaia, uno stravolgimento/attacco a diritti sindacali, normativi, contrattuali, costituzionali, azzeramento di accordi e contratti aziendali e nazionali
Per questo la battaglia di quest'estate, il NO all'accordo era ed è una battaglia di tutta la Fiat e di tutta la classe operaia.
Ma la linea Marchionne è anche una aggiornata filosofia, concezione che si vuole imporre come dominante. Ieri lo sfruttamento del capitale era realizzato ma mascherato come “bene comune” da tutta la corte di economisti, dei partiti parlamentari, del governo quale comitato d'affari della borghesia, dei mass media, ecc.; oggi il capitale lo dichiara invece apertamente come interesse per i “suoi profitti”, per la “sua” salvaguardia (Marchionne mesi fa nell'intervista a 'Che tempo fa' ha dichiarato che il problema è “il suo guadagno...”).
Questo però alla fine è un bene.
Perchè si dichiara senza più infingimenti che c'è una guerra di classe, tra padroni e operai, che questa guerra non può non coinvolgere tutti gli altri lavoratori, tutte le masse popolari.
Nello stesso tempo si mostra che, come in una guerra, anche la parte che la subisce deve poi necessariamente attrezzarsi per vincerla, creare il suo fronte di classe, popolare, contro il fronte nemico; deve capire che contro questo fascismo padronale e del sistema sociale non si può rispondere con le “armi” di prima, di semplice difesa sindacale, ma occorre rispondere organizzando le “armi” dell'attacco.
Ma per questo è essenziale per gli operai liberarsi della “scimmia addosso”, di chi frena questa lotta, o cercando di conciliarla ancora con la situazione esistente, o affrontandola con le vecchie “armi”, o impedendo l'unità di lotta tra tutti i settori di lavoratori.
Non stiamo parlando chiaramente dei sindacati padronali (cisl, uil, ugl, fismic), che fanno parte organicamente del fronte nemico, ma stiamo parlando della Cgil e anche della segreteria Fiom. Questi svolgono oggi, con ruoli diversi, la funzione di “scimmia addosso”. La Cgil della Camusso impedendo lo sciopero generale dicendo sempre che il momento non è maturo (ma che fa? Lo spirito al funerale?), le posizioni del segr. Landini della Fiom che continua pietosamente e impotentemente a chiederlo, rilancia la palla alla Fiat, mentre Marchionne mette la Fiom ogni giorno di più fuori dai cancelli.
Il nuovo anno non può iniziare ancora con questa situazione nelle fabbriche.
Gli operai sempre più non hanno nulla da perdere che le loro catene.
pc quotidiano 26 dicembre - oggi anniversario della nascita di mao
in ogni paese imperialista ove si costruisce il partito comunista di tipo nuovo nel fuoco della lotta di classe in stretto legame con le masse
ovunque ove la parola d'ordine 'è giusto ribellarsi' ispira la ribellione della gioventù studentesca e proletaria
là MAO vive, là il Maoismo si afferma come terza tappa del marxismo-leninismo e diviene guida reale o potenziale per l'azione nella nuova ondata della rivoluzione proletaria mondiale contro l'imperialismo in crisi
proletari comunisti- PCm-italy
26 dicembre 2010
pc quotidiano 26 dicembre - da palermo ..ancora contro le posizioni pacifiste nel movimento studentesco
un nuovo testo da palermo del 'collettivo 20 luglio' si muove nello stesso campo
Comunicato sui
fatti del 22 Dicembre
In queste settimane il movimento studentesco che sta attraversando ogni strada d'Italia ha dimostrato di avere un orizzonte ben più ampio e una radicalità diffusa che i movimenti degli anni precedenti non hanno saputo esprimere. Radicalità
che va ben oltre la banale dicotomia “violenza-non violenza”, una radicalità che si
esprime in tutte le sue forme spinta da una rabbia generazionale che
non può essere ridicolizzata e liquidata con le affermazioni di cui tutto il mondo politico si è reso protagonista. La capacità e la forza dirompente di questo movimento è la sua stessa natura: questo è un movimento AUTORGANIZZATO, lontano anni luce dalle logiche partitiche e sindacali, tanto nelle sue forme quanto nella sua
teorizzazione. Negli ultimi mesi siamo riusciti a riportare al centro dell'attenzione una mobilitazione che stentava ad essere riconosciuta come un qualcosa di inarrestabile e spontaneo, abbiamo occupato monumenti, fatto centinaia
di cortei non autorizzati, preso di mira le sedi del potere e dell'alta
finanza, veri fautori di una crisi che vogliono farci pagare. Lo slogan urlato nelle piazze “Noi la crisi ve la creiamo” diventa pratica reale di una conflittualità che giorno dopo giorno prende corpo. Come sempre accade, i politici di turno
hanno appoggiato questo movimento fino a quando gli studenti non hanno
dimostrato di non conoscere “zone rosse”, divieti e limitazioni alle
loro libertà (il 14 dicembre a Roma docet), di non esser semplici burattini nelle mani di una classe politica allo sbando, ma di essere protagonisti di un lotta che parte dall'opposizione al disegno di legge Gelmini, ma che si pone come obiettivo l'abbattimento di un sistema che ha cancellato ogni prospettiva per milioni di giovani. In questo contesto i giornali, veri terroristi mediatici, non hanno
aspettato un minuto in più per mettere in pratica quello di cui sono
maestri: criminalizzare la rabbia degli studenti, identificandola come “violenza fine a se stessa” o peggio ancora come “ritormo al terrorismo degli anni '70”. Siamo
assolutamente contrari alla divisione del movimento in “buoni” e “cattivi”, abbiamo dimostrato che siamo capaci contemporaneamente di occupare le nostre strade lasciando la classe politica nelle sue zone rosse, isolati dal resto del paese,
quasi come “un'Alcatraz” in pieno centro città, e di lottare in maniera determinata per fermare lo scempio parlamentare e mandare un messaggio chiaro: PER NOI, PER LA
NOSTRA RABBIA, PER LA NOSTRA DETERMINAZIONE, NON ESISTONO ZONE
INACCESSIBILI E NON CI FERMEREMO FINO A QUANDO NON AVREMO VINTO LA
NOSTRA GUERRA!
Critichiamo in maniera netta e inequivocabile quelle realtà cittadine come Unipa Block che si sono schierati a favore di questa visione imposta dai
giornali, attaccando chi ieri mattina ha tentato di riappropriarsi dei
luoghi del potere, dove politici da strapazzo legificano contro i diritti e gli interessi degli studenti,dei lavoratori, dei migranti. Assurdo oltre che controproducente scrivere comunicati contro altre realtà di movimento, che invece
andrebbero difese e sostenute di fronte alla vera violenza, quella di
Stato! Inoltre ci dissociamo dall'articolo apparso su Repubblica Palermo dove si sottolinea la presa di distanza da parte del Coordinamento Universitario. NOI NON CI
DISSOCIAMO rispetto agli eventi di ieri mattina. La manifestazione del
pomeriggio era già stata programmata da tempo e certo non in contrapposizione con quella mattutina. Un'analisi diversa ci aveva portato a scendere in piazza in
momenti diversi, ma questo (né da una parte, né dall'altra) era stata considerata una spaccatura del movimento. Infine vogliamo sottolineare la nostra estraneità al gruppo Unipa Block e ancor di più a partitini come Sinistra e Libertà e
Partito Democratico che scendono in piazza con l'unico intento di
egemonizzare e guidaer la mobilitazione a fini puramente propagandistici, contrapponendosi con la maggioranza degli studenti che ripudiano in maniera netta le loro ingerenze.
Consigliamo ai giornalisti di essere in piazza e parlare con gli studenti prima di
scrivere montagne di merda, prima di sentenziare e sparare a zero senza
conoscere nulla di quello che accade all'interno del movimento.
Consigliamo invece agli studenti che hanno scritto comunicati contro
una parte del movimento di tornare nelle loro sedi di partito o nei
vari senati accademici di cui fanno parte.
COLLETTIVO 20 LUGLIO
boxautogestito@libero.it
pc quotidiano 26 dicembre - la rivista 'la nuova bandiera' arma indispensabile e guida dell'azione oggi
Torna ad uscire la rivista La Nuova Bandiera dopo un intervallo abbastanza lungo. Questa rivista non ha ancora una periodicità fissa; essa è strettamente legata ai tempi del lavoro politico ideologico nazionale e internazionale dei proletari comunisti maoisti italiani, impegnati nella costruzione del partito comunista maoista nel nostro paese, come reparto d’avanguardia organizzato della classe operaia, parte integrante del movimento comunista internazionale .
Questo lavoro procede, sia pure non con i tempi che vorremmo e che richiederebbe la situazione nazionale e internazionale.
Sul piano internazionale, siamo impegnati a uscire dalla crisi/stagnazione in cui il Movimento Rivoluzionario Internazionalista (MRI), componente marxista leninista maoista del movimento comunista internazionale, è entrato negli ultimi anni per effetto della debacle opportunista di una parte consistente dei partiti che costituiscono il Corim, il coordinamento internazionale e il centro di questo movimento. La debacle opportunista ha visto come interpreti principali il Partito comunista rivoluzionario degli Stati Uniti, il PcrUsa, e negli ultimi quattro anni la direzione revisionista del Partito Comunista del Nepal. In questo contesto è stato necessario riprendere le fila dell’unità delle forze interne ed esterne al MRI per ricostruirne una rete, un coordinamento, in prospettiva di una nuova conferenza internazionale che dia vita a un nuovo centro e a una linea generale aggiornata.
La nascita della rivista ‘Maoist Road’ è uno strumento e una tappa di questo lavoro. Il N. 0 è già uscito e si prepara il N. 1 della rivista realizzata con la collaborazione di partiti e organizzazioni e compagni che stanno contribuendo a questo lavoro.
Per queste ragioni, il presente numero de La Nuova Bandiera non contiene una sezione internazionale perchè articoli e documenti, anche nostri, troveranno spazio nei prossimi numeri della rivista ‘Maoist Road’ che verrà distribuita nel nostro paese insieme a La Nuova Bandiera.
Sul piano nazionale, la lotta per il partito cammina attualmente su due gambe. Quella della edificazione ideologica e programmatica del partito comunista di tipo nuovo, della sua strategia rivoluzionaria adatta al nostro paese, del nuovo inizio del cammino della guerra popolare prolungata necessaria. Quella dell’accumulazione delle forze necessarie alla crescita di un impianto politico organizzativo che tocchi le fabbriche, le città più importanti, indispensabile per svolgere una funzione all’altezza dei compiti che il partito comunista in costruzione domanda.
Questo richiede il rilancio e approfondimento della battaglia per l’unità dei comunisti, del lavoro per conquistare avanguardie operaie e proletarie nei luoghi centrali della lotta di classe.
Si tratta di un lavoro essenzialmente politico, radicato nelle lotte operaie e sociali, combinato con una polemica aperta e combattiva contro le tendenze, presenti nel nostro campo, che ostacolano, contrastano e danneggiano l’avanzamento della costruzione del partito.
Parte di questo lavoro è anche la formazione di base di operai, giovani, donne che costituiscono le attuali avanguardie di lotta, in generale sprovviste degli elementi basilari del marxismo e ancor più del leninismo e del maoismo.
Per questo La Nuova Bandiera, e questo numero ne è un esempio, sceglie soprattutto questo secondo aspetto del lavoro politico, teorico, come materia dei suoi scritti, del suo uso e diffusione.
La forma adatta a questo lavoro è quella dei Circoli Proletari comunisti che la rivista impulsa con la concezione e la pratica, che non ci stanchiamo mai di affermare, nel fuoco della lotta di classe in stretto legame con le masse.
Diversi di questi articoli sono già in parte usciti nel blog di Proletari comunisti – vedi Speciale Fiat – ma il loro inserimento nella rivista ha uno scopo altro, quello cioè di rendere questi testi pienamente organici al lavoro politico teorico complessivo del partito e di consolidare i punti di riferimento di essi che fanno da stella polare discriminante nel movimento operaio e comunista.
Ottobre 2010
pc quotidiano 26 dicembre - un dibattito necessario..16 Ottobre e 14 Dicembre :le date del fallimento del sindacato di base
per il sindacato di classe
16 Ottobre e 14 Dicembre :le date del fallimento del sindacato di base
Mentre la crisi si fa più dura e attacca lavoratori e proletari, la Cgil è la
ruota di scorta del Pd ma il sindacalismo di base non si mobilita e non sa che
fare
(dall'intervento di un delegato in una assemblea di Uniti contro la Crisi))
Che il 16 Ottobre non fosse solo un appuntamento della Fiom lo si era capito
dalle risposte provenienti dai settori sociali. Se oggi centri sociali e parte
degli studenti interloquiscono con maggiore facilità con la Cgil è un limite
del sindacato di base visto che nel 1990 e ancora due anni fa abbiamo avuto una
interlocuzione privilegiata che non abbiamo saputo e voluto sfruttare per
costruire percorsi comuni e comprendere cosa va accadendo nel mondo della
conoscenza e nelle giovani generazioni.
In questi anni, il sindacato di Base non ha saputo cogliere i processi di
ristrutturazioni, spesso non li ha neppure analizzati. Basta prendere l'esempio
del mondo della conoscenza e della Pubblica Amministrazione. Se non
organizziamo i lavoratori esternalizzati negli enti locali e nella sanità
collegandoli a colleghi e colleghe pubblici (ma per quanto tempo ancora??) come
potremo condurre una battaglia contro la privatizzazione?
Se pensiamo di ridurre l'intervento sindacale alla scuola media e media
superiore dimenticando l'università e tutte le figure precarie che vivono nel
mondo della conoscenza in appalti e subappalti come potremo avere una nozione
di cosa sia oggi il mondo della conoscenza?
E infine se pensiamo che il modello Marchionne valga solo per Pomigliano come
interverremo nel settore privato quyando questo modello di schiavitù si
trasmetterà al settore metalmeccanico e a tutti gli altri ambiti del privato?
Queste sono le domande senza risposta che stanno alla base della crisi del
sindacato di base e in particolare dei Cobas.
E' palese l'incomprensione della piazza del 14 dicembre, basterebbei leggere
quello che l'esecutivo nazionale COBAS scrive sul sito www.cobas.it
"non ritenevamo che dallo scontro interno al ceto politico-parlamentare di
centrodestra, messo in scena in Parlamento martedi 14, nella totale afasia di
contenuti alternativi al berlusconismo da parte della “sinistra†politico-
istituzionale, potesse uscire alcunchè di positivo per il conflitto e per una
prospettiva di significativo mutamento delle politiche economiche e sociali
dominanti e condivise tra centrodestra e centrosinistra"
Ma gli estensori di questa lettera dove vivono?
Non si fa opposizione a Berlusconi e alle sue leggi liberticide per non
spianare la strada ai governi tecnici di Bankitalia e del centro moderato?
Sarebbe come se in Grecia i lavoratori e i comunisti non si mobilitassero
perchè la loro situazione potrebbe un domani peggiorare quando la loro stessa
sopravvivenza è oggi seriamente minacciata dalle decisioni della Banca
Europea.
Avere lasciato soli i metalmeccanici prima e gli studenti oggi non aiuta
certo a costruire opposizione sociale e politica nel paese ma piuttosto arretra
ogni ipotesi di conflitto generalizzato e getta discredito sul sindacato di
base che anche dai settori più avanzati della società non viene visto come un
interlocutore ma solo residuato degli anni passati.
E' forse tempo che la classe dirigente del sindacato di base(in 20 anni non è
cambiato un dirigente a dimostrazione che oltre al mancato ricambio generazione
esiste ormai un blocco di potere antidemocratico) si rimetta in discussione se
non vogliamo distruggere un quarto di secolo di lotte sociali e sindacali, se
non vogliamo mandare allo sbaraglio delegati e lavoratori che negli uffici e
nelle aziende sono privi di bussola e arrancano nel buio.
Ma oltre ad una nuova classe dirigente urge una analisi della fase e un nuovo
modo di operare all'interno del conflitto e del mondo del lavoro senza cui non
avremo alcun futuro
federico giusti
rsu comune di pisa
pc quotidiano 26 dicembre ...ancora su mario libero,liberi tutti
Durante la prima udienza per il Processo contro 5 delle 26 persone rinviate a giudizio tra i fermati del 14 dicembre a Roma, il Tribunale di Roma ha confermato le misure di restrizione della libertà per tutti gli imputati. Mario continua ad essere costretto agli arresti domiciliari senza poter vedere nessuno, se non i genitori, né comunicare con l'esterno. Lo studente di 16 anni (giudicato l'altro giorno al tribunale minorile) rimarrà ai domiciliari fino a giugno e l'unica concessione è stata il poter andare a scuola la mattina. Agli altri è rimasto l'obbligo di firma 2 volte al giorno.
Non è stata concessa nessuna attenuante alle restrizioni, adducendo come motivazione il "clima di tensione sociale": una chiara scelta politica da parte dei magistrati nei confronti di chi si ribella alla crisi che i padroni vogliono imporre e all'offensiva del governo Berlusconi.
Il comune di Roma si costituisce parte civile contro tutte quelle persone che hanno nei capi di imputazione il "danneggiamento". Una decisione chiaramente intimidatoria del fascista Alemanno, che è tanto bravo nel dare i numeri, quanto incapace nel considerare le questioni sociali della città, ormai ridotta ad una discarica dopo di due anni di sua amministrazione.
I magistrati hanno dimostrato di essere rimasti fortemente intimoriti dalle sparate dei vari Alemanno, La Russa e Gasparri e dagli atti intimidatori del governo tramite il Ministro Alfano che, dopo le udienze di convalida degli arresti, ha inviato gli ispettori del ministero, per far capire che aria tirava per chi non seguisse il volere del capo.
Il 14 Dicembre c'è stata una sacrosanta esplosione di rabbia popolare, un tumulto contro uno stato e una classe politica marcia e corrotta, che ha continuato a mostrare il suo vero volto dentro al parlamento tramite la compravendita dei parlamentari a vantaggio della maggioranza per superare la mozione di sfiducia al governo.
Quel giorno a Roma è scesa in piazza una parte di quell'Italia vessata e offesa da anni di Berlusconi e di politiche neoliberiste sottomesse agli interessi degli industriali e degli speculatori; quell’Italia con cui il governo non parla, non tratta, non media: esperienze di lotta che il governo non ascolta, ma che gestisce esclusivamente attraverso la repressione.
I terremotati dell'Aquila, i dannati della monnezza di Terzigno, le tante altre lotte del territorio contro le nocività e le speculazioni, gli studenti e i ricercatori dell'Università e i lavoratori di tutto il mondo della scuola da anni in lotta contro i tagli, i senza casa e senza lavoro, gli occupanti di casa e dei centri sociali, le persone migranti che non cedono al ricatto dello sfruttamento e si ribellano fuori e dentro i CIE per non essere internate e deportate, i metalmeccanici a cui Marchionne e confindustria stanno imponendo il ricatto del lavorare come schiavi o la chiusura degli stabilimenti, un'intera generazione precaria a cui è negata qualsiasi prospettiva di presente e di futuro: nei loro confronti, nei giorni e nei mesi scorsi, l'unica risposta è stata quella dei manganelli e delle denunce giudiziarie.
Il 14 Dicembre è stato un giorno di rivolta popolare e malgrado i tentativi di criminalizzazione, le sparate dei giornalisti e le becere analisi sociologiche, i movimenti e tutti quei singoli che vogliono lottare non hanno ceduto alla logica “buoni e cattivi”, ma hanno rivendicato quella forza espressa nelle strade come loro rabbia e loro dignità, come rabbia e dignità di ciascuno di noi. Quella rivolta ha fatto scrollare di dosso la paura che stato e capitale vogliono imporre e restituisce la consapevolezza che l'unica fiducia che si può avere è quella nei propri mezzi.
Sosteniamo e solidarizziamo con tutti gli arrestati, tutti i rastrellati, tutti i denunciati di quella giornata e delle lotte sociali di questi mesi.
Mario Libero tutti Liberi
L38 Squat / Laurentinokkupato - Roma
pc quotidiano 26 dicembre - contro il fascismo padronale unità di classe alla fiat
Agli operai e alle operaie era già chiaro: l’assalto alle condizioni di lavoro
e di vita concordato, per Pomigliano, tra la Fiat e i sindacati a lei asserviti
(Fim/Cisl, Uilm/Uil, Ugl, Fismic) era la prima mossa per far precipitare i
metalmeccanici e tutti gli altri lavoratori in una situazione di schiavitù da
1800.
Così, due giorni prima di Natale, questi pescecani delle relazioni sindacali
non hanno esitato a porgere i loro “auguri” ai lavoratori di Mirafiori (ridotti
a 5.500 dai 55.000 che erano nel 1980!), firmando un accordo, il quale, dopo
che per altri 18 mesi la fabbrica sarà andata avanti a forza di cassa
integrazione, prevede dal luglio 2012 un autentico capestro, fatto non di uno
ma di tanti nodi scorsoi:
* adozione di un sistema produttivo finalizzato all’abolizione dei “tempi
morti”;
* taglio di 10 minuti del tempo complessivo di pausa, che passa da 40 a 30
minuti;
* facoltà per la direzione di spostare la mensa a fine turno;
* triplicazione dello straordinario obbligatorio, che passa da 40 a 120 ore
annue;
* fino a 6 giorni lavorativi a settimana, con riposi a scorrimento e con 3
turni giornalieri di 8 ore l’uno (6-14, 14-22, 22-6), oppure con 2 turni
giornalieri di 10 ore l’uno (6-16 e 20-6);
* a seconda dei casi, non retribuzione della prima o delle prime 2 giornate di
malattia;
* sanzioni contro i lavoratori che scioperano;
* cessazione dell’attività di Fiat Mirafiori con licenziamento di tutti i
lavoratori e costituzione di una nuova società con riassunzione solo di quelli
che saranno disposti a firmare un contratto individuale basato su questo
accordo.
Un accordo, che fa carta straccia di ogni precedente contratto collettivo, sia
aziendale che nazionale, tant’è vero che la Fiat intende dare vita a un nuovo
contratto collettivo, quello del settore auto, da allargare, magari, alle
aziende dell’indotto.
Ma c’è dell’altro: l’accordo prevede anche l’abolizione delle RSU e la loro
sostituzione con le RSA (Rappresentanze Sindacali Aziendali), non elette dai
lavoratori, ma nominate dalle segreterie sindacali, con esclusione di quei
sindacati, come Fiom/Cgil e Cobas, che respingono tutta questa mascalzonata
sindacal-padronale.
Tra l’altro, questo punto sulla rappresentanza sindacale fa fuori, per quanto
riguarda la Fiom, lo Statuto dei lavoratori, mentre le sanzioni contro gli
scioperanti calpestano la Costituzione.
Intanto, è già partita la campagna terroristica della direzione: “O quest’
accordo sarà approvato a gennaio dalla maggioranza dei lavoratori con un
referendum, o la Fiat porterà all’estero lo stabilimento e il miliardo da
investirci per ammodernarlo”. Insomma: o schiavi o disoccupati!
Questo, mentre i sindacati firmatari dell’accordo tentano ignobilmente di
indorare la pillola, facendolo apparire come una specie di cuccagna, che
aumenterebbe di migliaia di euro all’anno le retribuzioni.
Non dicono che se questo avverrà sarà dovuto agli straordinari e alle
maggiorazioni per il lavoro notturno, di sabato, di domenica: fingono perfino d’
ignorare che le bugie hanno le gambe corte!
Cosa fare in questa situazione? Di certo, non si devono ancora fare
concessioni alle aziende (com’è successo in Magna) e non si può aspettare a
scendere in lotta, intanto aziendalmente e poi nazionalmente e in modo
generale, non solo come metalmeccanici, ma anche come insieme di categorie del
lavoro dipendente, pubblico e privato.
In ballo, ci siamo tutti e tutte, come libertà e come diritti, come condizioni
di lavoro e come modi di vivere, come tutela della nostra salute in fabbrica e
della nostra dignità, come lavoratori e come cittadini, per il nostro presente
e per il nostro futuro.
Aspettare vorrebbe dire farci calpestare, fare calpestare le aspettative dei
nostri figli.
Cobas Lavoro Privato (comparto metalmeccanici)
pc quotidiano 26 dicembre - mario libero,liberi tutti
Nel primo pomeriggio di oggi si è conclusa l’udienza per 13 dei 43 compagni/e rastrellati il 14 dicembre , tutte/i erano a piede libero tranne Mario Miliucci agli arresti domiciliari.
Il processo è stato rinviato al 24 gennaio per dare la possibilità alla difesa di acquisire ulteriori prove testimoniali , videoregistrazioni e fotografie; al contempo i giudici hanno respinto la libertà provvisoria a Mario , motivando capziosamente la permanenza in Italia – indicando in particolare la giornata di ieri a Palermo e Milano – di un “ clima di tensione sociale”, onde per cui Mario rimane agli arresti intanto fino al 24 gennaio.
I giudici hanno anche deciso di respingere la “costituzione di parte civile “ del Comune di Roma , in quanto a Mario non è addossata alcuna “ lesione dell’arredo urbano”.
Ai numerosi compagni/e presenti – studenti, lavoratori, amici degli imputati – ( un folto presidio stazionava all’ingresso del Tribunale)l’atteggiamento dei giudici non è apparso ne sereno, ne imparziale , costoro sono sembrati partecipi e schierati con il clima fazioso e colpevolista voluto dal governo da subito e all’indomani del 14 dicembre.
All’oggi – dopo una settimana di prove documentali e testimoniali ripetutamente apparse in TV , sui quotidiani e periodici – è ormai noto alla cittadinanza che gli arrestati sono stati rastrellati a caso , con il titolo abusivo e generico del reato di “ resistenza in concorso”.
Per il resto , è fallito anche il tentativo di dividere i manifestanti in “ buoni e cattivi” sia per la compattezza del movimento , sia per la consapevolezza di larga parte della società di riconoscere alla protesta e alla condizione diffusa della precarietà motivazioni valide e concrete, che vanno ascoltate e avviate a soluzione, piuttosto che ignorate e/o represse.
L’accanimento giudiziario non ha ragion d’essere, men che mai l’assunzione sussidiata della politica : il trasformarsi in arbitri del conflitto non compete alla magistratura , tantomeno far pendere l’ago della bilancia dalla parte dei forcaioli, trasformando in capri espiatori gli arrestati del movimento solo per soddisfare i propositi di vendetta di una classe politica inadempiente e corrotte.
Tenere ulteriormente agli arresti Mario è un abuso, una iniqua punizione, una pena affligente ancor prima della sentenza : è l’amara con stazione di quanto dispotismo alberghi ancora nelle istituzioni, sopratutto tra coloro che dimentichi del dettato costituzionale e della dichiarazione dei diritti dell’uomo, abusano del codice penale per perseguitare il conflitto e i suoi protagonisti
Ovunque,comunque , Tutti Liberi !
Vincenzo Miliucci,che ricambia con affetto le migliaia di comunicazioni ricevute per Mario e che augura un buon 2011 , a voi tutte/i e alle presenti generazioni di compagne/i perché avviino il percorso comune per affrontare l’urgenza dell’alternativa di società.
venerdì 24 dicembre 2010
pc quotidiano 24 dicembre - milano..date la casa ai rom
Date le case ai rom...
Dopo la sentenza, e l'apertura dell'indagine su presunte discriminazioni nella vicenda delle case assegnate e poi negate, che ha dato ragione ai rom, puntuale si è scatenata la canea che ha caratterizzato la Milano nera della Moratti, De Corato, Salvini...
La prima ad insorgere e ad attaccare la sentenza è il sindaco Moratti che tenta di ribaltare il piano ed accusare, a sua volta, “Una sentenza preoccupante. Non vorrei ci fosse una discriminazione dei cittadini milanesi ed italiani”. Poi, richiamandosi ai “doveri” degli amministratori eletti che devono rispondere agli elettori, di contro ai giudici che eletti non sono, evidenzia come si è stati, in questa città, attraversati da una lunga campagna elettorale. La Lega Nord, con alla testa Salvini, ha prontamente promosso un presidio contro la sentenza con le stesse parole d'ordine, accolte da tutti gli esponenti politici principali dal Pdl a Lega, il vicesindaco, in polemica con il cardinal Tettamanzi, va in visita nel quartiere Rubattino: "Ringrazio i cittadini per la pazienza che hanno avuto nel sopportare l'abusivismo dei nomadi".
Ma, sopratutto, è il culmine di una guerra contro gli immigrati che, in questa città, in questa regione, ha visto una serie infinita di divieti e repressione, razzismo e intolleranza profusi a piene mani, nel tentativo di dividere i proletari per meglio sfruttarli. D'altronde, le vicende processuali riguardanti il “patto” con i rom hanno evidenziato come neanche per i proletari italiani questa giunta garantisce la soluzione dei problemi, in primis l'abitazione con migliaia di alloggi popolari lasciati vuoti e al degrado e che la “generosità” iniziale verso i rom sia stata piuttosto pelosa, visto che gli appartamenti concessi ai rom erano esclusi dall'assegnazione perchè degradati o comunque non adeguati. In una visione di “redenzione”, supportata dalla Casa della Carità di don Colmegna, per cui quella casa i rom se la sarebbero dovuta sudare, ristrutturandola, pur a fronte di uno sgombero di un campo “regolare” -la sola definizione chiede vendetta- per far spazio all'expo, cioè ad enormi speculazioni immobiliari in questa città.
Campagna elettorale, permanente, partita all’indomani dell’insediamento della giunta, “contro il degrado e per la vivibilità di Milano”, che ha fatto da apripista e supporto alle politiche securitarie nazionali, con la manifestazione del 7 febbraio 2007 dalla giunta Moratti, contestata da un piccolo gruppo di compagni, singoli cittadini-tra cui i compagni di proletari comunisti di Milano, che da subito si resero conto della portata reale di quel corteo. Si vide bene come l'attivismo di fascio leghisti istituzionali e non, sempre più apertamente e aggressivamente razzisti, avrebbe contribuito a legittimare e dare agibilità ai fascisti -e la concessione di Aler delle sedi ai fascisti, ne è una riprova- a tentare di dividere tra loro, in primis, gli immigrati attaccandoli su questioni “specifiche”: la scuola islamica, la moschea, Chinatown, i campi sia essi abusivi che non dei rom e i relativi ripetuti sgomberi-che ha portato all'intervento diretto dei neofascisti con l'incendio del campo di Opera, la paventata “invasione” dall'est in seguito all'entrata nella comunità europea dei paesi dell'Est e sopratutto di nomadi, l'eccessiva presenza di immigrati da “spalmare” in tutta Italia, i quartieri “monoetnici” e la lista potrebbe continuare.
Con questa vicenda la giunta fa un altro salto di qualità, introducendo il conflitto tra politica e magistratura anche nelle vicende milanesi, in piena sintonia col governo Berlusconi:«Stiamo lavorando con la Prefettura per verificare come procedere rispetto a questa situazione» dice il sindaco, che ricorda anche che «l’autorità per l’emergenza rom è il Prefetto e che tutte le decisioni sono state sempre prese a un tavolo con la Prefettura». E De Corato: “E' il secondo intervento a gamba tesa”. Il come procedere da parte della giunta Moratti è il probabile ricorso contro la sentenza.
Ma il problema non è lasciare questa vicenda ad esiti giudiziari, ma pone al centro il problema che l'antirazzismo, l'antifascismo non si possono delegare, che occorre costruire una mobilitazione popolare che unisca gli antifascisti, antirazzisti, in grado di contrastare sul campo la Milano nera della Moratti, De Corato....
proletari comunisti - Milano
24-12-10
pc quotidiano 24 dicembre - l'accordo di mirafiori, altra tappa del fascismo padronale
Il piano fiat-Marchionne dopo Pomigliano, arriva a Mirafiori con l’attacco alla malattia e al diritto di sciopero, con i licenziamenti repressivi negli stabilimenti fiat. E’ un salto di qualità verso un regime di moderno fascismo e schiavismo in fabbrica e nella società’, portato avanti da padroni e governo - con l’appoggio dei sindacati complici CISL-UIL-UGL-Fismic...
serve che gli stabilimenti fiat diventino da gennaio ingovernabili
serve che gli esponenti sindacali che firmano questo accordo, vengano contestati
le loro sedi assediate
serve lo sciopero generale modello 14 dicembre degli studenti
ogni altra strada non porta nessun freno ai padroni, nessun risultato ai lavoratori
Estendiamo la lotta operaia in tutte le fabbriche e in tutto il paese per fermare questo attacco e questo regime in formazione: antioperaio, anticostituzionale, dittatoriale
costruiamo insieme dal basso il nuovo sindacato di classe e di massa con le energie migliori presenti nelle fabbriche e nei posti di lavoro.
ma questo non basta, bisogna sviluppare la lotta politica proletaria, non delegandola a nessun partito parlamentare complici del piano fiat
facciamo appello alle avanguardie operaie e proletarie per costruire insieme il nuovo partito della classe operaia, il partito comunista di tipo nuovo, proletario rivoluzionario, marxista-leninista-maoista, necessario per rovesciare il potere capitalista e conquistare il potere operaio
proletari comunisti-PCm italia
24 dicembre 2010
leggi e diffondi la nuova bandiera
leggi l'opuscolo speciale fiat
pc quotidiano 24 dicembre - sostenere la guerra popolare in india

Los maoístas están celebrando el 10º aniversario del Ejército Guerrillero de Liberación Popular desde el 2 de diciembre. La celebración está previsto que continúe por un período de un mes.
Numerosos actos de agitación y propaganda se están realizando a lo largo de las zonas de presencia maoísta.
Miles de carteles se han pegado en las paredes con tal motivo en los que advirten a los agentes policiales de no salir de sus cuarteles en los actos de celebración. Los carteles también instan a la gente del pueblo para conmemorar el aniversario del EGLP, ejército del pueblo oprimido, y en defensa de sus intereses.
pc quotidiano 24 dicembre - criminalizzazione del CAU... fascisti in parlamento
2- foto dei fatti del san carlo:
http://www.flickr.com/photos/cau_napoli/5227176966/in/set-72157625515285532/
3- Discussione al senato sui fatti di Roma nei quali viene citato il Cau da Gasparri:
http://www.senato.it/japp/bgt/showdoc/frame.jsp?tipodoc=Resaula&leg=16&id=00515625∂=doc_dc-ressten_rs-gentit_rddsidmdisiaari14d201-trattazione_d-intervento_gasparripdl&parse=no
anche qui sotto:
PERDUCA (PD). Daspiamo! Daspiamo!
GASPARRI (PdL) Chi era presente lì? Penso a tutta una serie di centri sociali. Cito ancora un giornale che ieri pubblicava i rapporti inviati al Parlamento, che non sono atti riservati: è l'elenco dei centri sociali. Sono sempre gli stessi che il Ministero dell'interno segnala come portatori di violenze e protagonisti, certamente anche a Roma, di questi fatti: il Pedro di Padova, il Crash, il Teatro polivalente occupato, il Collettivo autonomo studentesco, il Collettivo Universitario autonomo e Aula C di Bologna, il Forte Prenestino e Acrobax di Roma, il Collettivo Autorganizzato Universitario e il Laboratorio Insurgencia di Napoli, lo Spazio Liberato 400 colpi e il Collettivo di Scienze Politiche di Firenze, il Collettivo Aut Aut, il Csoa Buridda e Zapata, il Terra di Nessuno e così via. Non bisogna andare a cercare sulla luna quelli che hanno fatto le violenze; non erano nemmeno stranieri o black bloc. L'informazione, cari colleghi!
I cattivi maestri tornano in circolazione: porterò tre esempi. Segnalo l'intervista a Franco Piperno su «il Riformista» del 16 dicembre. Piperno, non contento dei danni fatti in altre stagioni - ricorderete la geometrica potenza con cui si descrivevano gli atti delle Brigate Rosse sui giornali diretti da Piperno - ha dichiarato: «Parlare di black bloc fa passare quanto accaduto come un gesto specializzato di un settore minimale. Non è così: godevano della solidarietà della maggioranza degli studenti. È la stessa tecnica usata per Valle Giulia quasi cinquant'anni fa».
Dicevo, le parole di Piperno su «il Riformista» del 16 dicembre: «Una violenza arbitraria commessa dai poliziotti e da chi li comanda, che è più grave dell'incendiare un camion (...)». È pericoloso parlare così. Lo dico, attraverso il Parlamento, proprio a Piperno, che credo faccia il professore universitario a Cosenza, dopo aver fatto l'assessore. Non è un bel professore uno che dice queste cose ai suoi studenti.
Poi i padri e i figli. L'unico fermato che è rimasto in galera si chiama Miliucci...
LA RUSSA, ministro della difesa. È agli arresti domiciliari.
GASPARRI (PdL). Comunque, l'unico che ha avuto un trattamento un po' più severo rispetto agli altri. Il padre di Miliucci è stato uno dei capi del collettivo di via dei Volsci. È scritto sui giornali oggi. Ho qualche anno e ho vissuto a Roma. Ricordo il collettivo di via dei Volsci. Il figlio di Miliucci si chiama Mario. Si chiamava Mario anche un militante della destra, Mario Zicchieri, ucciso nel 1975 a Roma. Uno dei tanti caduti di destra e di sinistra di quegli anni. Non si è mai saputo chi lo abbia ucciso in via Gattamelata con una sventagliata di colpi di arma da fuoco. Il sospetto cadde su quel collettivo e anche su un tale Daniele Pifano, che poi non fu incriminato. Pifano e Miliucci erano i capi del collettivo di via dei Volsci. Il figlio di Miliucci, seguendo gli insegnamenti del padre e di Piperno, è andato a fare le cose che ha fatto.
Speriamo che gli scarcerati dell'altro ieri non vadano a fare altri danni nella città di Roma o altrove. Su questo tutti possiamo fare qualcosa. Non convinceremo quei padri, ma cerchiamo di trattenere i figli bravi dall'unirsi con i cattivi figli di cattivi padri. (Applausi dal Gruppo PdL, dei senatori Divina e De Angelis e dai banchi del Governo).
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pc quotidiano 24 dicembre - Palermo ...Prendiamo le distanze da chi prende le distanze! Sui fatti del 22 Dicembre

Prendiamo le distanze da chi prende le distanze! Sui fatti del 22 Dicembre a Palermo
Lo scorso 22 dicembre Palermo ha visto una nuova grande giornata di mobilitazione in cui migliaia di studenti sono tornati di nuovo in piazza contro la riforma Gelmini e il governo Berlusconi.
Dopo il grande assalto dei palazzi del potere a Roma dello scorso 14 dicembre, gli studenti palermitani hanno tenuta alta la bandiera del movimento, assaltando il palazzo della regione siciliana che alla stregua del parlamento nazionale è dimora di mafiosi e parassiti.
Nel pomeriggio un secondo corteo ha bloccato la vita economica della città paralizzando il centro storico e colpendo simbolicamente con vernice e spray banche e grossi esercizi commerciali come la Rinascente.
Smentiamo categoricamente la versione dei principali quotidiani che hanno parlato di “corteo di violenti la mattina” e di “corteo pacifico di pomeriggio” come scritto da Repubblica, non ci sono ne buoni ne cattivi, il movimento studentesco è unico e attua pratiche condivise. In questo senso sono giuste e rivendichiamo tutte le pratiche e le azioni di questo movimento, dall’assalto alla sede regionale, ai cassonetti ribaltati in questi giorni, ai blocchi selvaggi della città e dei suoi centri nevralgici, agli attacchi simbolici a banche, Mondadori, Rinascente ecc.ecc.
Tutto questo è stato messo in atto dal movimento studentesco che nonostante le sue molteplici anime si è trovato d’accordo su queste pratiche radicali.
Tutto ciò è stato possibile perché dal movimento dell’onda del 2008 il movimento attuale ha imparato dagli errori ed è cresciuto, ha imparato a tenere fuori i partiti e i sindacati istituzionali (leggi di regime) anche di falsa sinistra come PD e CGIL ma non solo.
In questo senso provocano un forte senso di sdegno le dichiarazioni di individui squallidi, come le organizzazioni di cui fanno parte, che vistosi relegati in un angolo dagli studenti adesso tentano di risalire alla ribalta complice la stampa compiacente.
Le dichiarazioni di mdu-udu-giovani pd-cgil-sel-unipablock che condannano gli scontri avvenuti la mattina del 22 dicembre davanti la sede regionale siciliana e il lancio di oggetti contro la questura di Palermo additando un piccolo gruppo di “violenti e facinorosi” sono semplicemente vergognose, "E' veramente triste e sconfortante assistere alla mortificazione del movimento operata da frange estremiste che poco hanno a che vedere con la popolazione studentesca", afferma Giovanni Pagano, segretario dei Giovani Democratici di Palermo. Quando mai i Giovani Democratici di Palermo hanno fatto parte del movimento? Si vedono nelle facoltà solo nei periodi elettorali…
Queste dichiarazioni non solo sono vergognose, ma sono anche in linea con quelle del Ministro dell’Interno Maroni e con il governo in generale.
Un governo che difende i mafiosi e i vari dell’Utri, non può permettersi di parlare di “
avamposti della lotta alla mafia” riferendosi alla questura.
I veri avamposti della lotta alla mafia sono i movimenti sociali che praticano l’antimafia sociale quotidianamente, non i luoghi del potere che arrestano e allo stesso tempo sono collusi. La lotta contro la mafia è indivisibile dalla lotta contro lo stato, la stessa questura che qualche mese fa ci ha mandato contro decine di sbirri in divisa e in borghese, arrestandoci per un semplice volantinaggio antifascista. La stessa questura che manda i suoi servi a reprimere le proteste sociali in città merita questo e altro ancora.
Gli estranei all’interno del movimento sono proprio i partiti di falsa sinistra come pd e sel che vorrebbero egemonizzare per i propri sporchi fini il movimento, i parassiti politici che quando al potere c’è il centro destra giocano a fare l’opposizione per fini elettorali e quando sale al potere il centro-“sinistra” che mette in atto le stesse politiche anti-popolari del centro-destra difendono l’operato del loro governo.
Estremisti? No, semplicemente non dimentichiamo. Non dimentichiamo i governi D’Alema e Prodi, non dimentichiamo la legge Treu che ha introdotto la precarietà nel nostro paese, non dimentichiamo i ministri dell’istruzione Berlinguer e Fioroni, non dimentichiamo le bombe sulla ex-Yugoslavia ecc ecc.
E lo sciopero generale che paventava la CGIL a Roma il 16 ottobre dopo che la piazza lo richiedeva a gran voce interrompendo più volte l’intervento del suo segretario Epifani? L’attuale segretario del sindacato più grande in Italia, la Camusso, ha dichiarato proprio il 22 che “secondo la CGIL attualmente non ci sono le condizioni per proclamarlo”!!! Di quanti altri disoccupati, cassaintegrati e precari la signora Camusso ha bisogno ancora perché ci siano “le condizioni” per proclamare uno sciopero generale?
Per tutto ciò dovrebbe essere chiaro come mdu, e udu ( i giovani della cgil) e i giovani del pd insieme alle loro organizzazioni madri siano nemici ed estranei al movimento, invitiamo gli studenti a prendere le distanze da questi loschi figuri! Che si facciano le loro carriere politiche e le loro scalate sociali lontani dal movimento studentesco.
Ma purtroppo non finisce qui…
In queste settimane di mobilitazione ne abbiamo viste veramente di tutti i “colori”: i giovani del PDL, il partito della Gelmini, che raccattando altri neofascisti si riciclano “in studenti in movimento” facendo finta di protestare contro la riforma del loro governo e prendendo in giro pochi studenti a parte ancor meno idioti che ci credono veramente. Abbiamo visto la “sinistra” di palazzo che dopo essere stata giustamente esclusa dal movimento, criminalizza e prende le distanze dal movimento.
Fin qui niente di nuovo, fascisti e riformisti sono sempre stati funzionali al potere e alla classe dominante.
Come se non bastasse anche chi sembrerebbe più interno al movimento, mercoledi 22 a Palermo si è messo contro le pratiche degli studenti scesi in piazza il pomeriggio, alcuni delegati e militanti della Confederazione Cobas hanno infatti strillato istericamente contro gli studenti che giustamente imbrattavano vetrine di banche e Rinascente. Cosa ancor più grave la dichiarazione a mezzo stampa della delegata del Cobas Confederazione Rina Ansaldi che farfuglia di partiti politici che dovrebbero essere più vicini alle richieste dei giovani ( ma quali? Gli stessi che ci fanno subire le loro politiche, che “prendono le distanze” e che ci condannano?) e ancora una volta ennesima dichiarazione di presa di distanze dagli “altri” studenti della mattina.
Un consiglio per tutti questi soggetti politico-sindacali più o meno istituzionali, la prossima volta statevi a casa!
Ormai gli studenti non si fanno strumentalizzare come nel 2008!
La riforma è legge, la lotta continua contro questo governo!
Sciopero generale dal basso!
red block
giovedì 23 dicembre 2010
pc quotidiano 23 dicembre - napoli.. gli studenti ancora in piazza
Siamo andati perciò al museo nazionale, unendoci alla lotta di altri precari, gli operatori sociali, per rivendicare il diritto all'accesso pubblico alla cultura. Si è tenuta anche un assemblea comune all'interno del Museo. Poi gli studenti hanno cercato di effettuare una visita dell'esposizione per rivendicare la fruizione pubblica di questi luoghi. Una situazione che si è già verificata tante volte in altre simili iniziative in passato, tanto che i lavoratori del museo si erano tranquillamente predisposti a far effettuare la visita. Poi l'incredibile!! Il dirigente di polizia schierava la celere all'interno del Museo nazionale e nei successivi tentativi di mediazione faceva di tutto per sabotarli, esternando ai dirigenti amministrativi previsioni "terroristiche" su quello che questi studenti avrebbero mai potuto fare con un giro di visita nel Museo.
Mentre le persone all'interno gridavano "cultura libera", "università pubblica", "la cultura vi fa paura" è partita la carica per impedire agli studenti di entrare nell'area espositiva!! Ancora una volta, come al teatro San Carlo, come con l'arresto dei due cicloattivisti l'8 dicembre, la Questura di Napoli si produce in una gestione dell'ordine pubblico davvero inquietante...
Sta di fatto che due studenti, un universitario e un altro delle scuole superiori, hanno subito manganellate in testa del tutto gratuite, con ferite e contusioni. Ferite dedicate, come ha ricordato uno dei due colpiti, "a chi ci fa la predica e dice che di fronte a questi metodi il casco protettivo non serve...".
A quel punto, anche sulla notizia dell'approvazione in Senato del DDL Gelmini è partito un corteo spontaneo che ha attraversato via Roma, la via dello shopping per un Natale in cui c'è davvero poco da festeggiare per gli studenti e i giovani precari di questo paese. E ricevendo, ancora una volta, la forte solidarietà dei cittadini.
Infine il corteo si è concluso a palazzo Reale, di cui si è occupato il cortile con un assemblea, per rappresentare, simbolicamente, il passaggio di riappropriazione da un luogo della memoria culturale a un altro.
La protesta continua: il Cinema Astra nella strada dell'Università (via Mezzocannone), è in autogestione degli studenti in questi giorni, per tenere vivo il livello organizzativo durante questo periodo.
La riforma deve essere ritirata! Chi pensa che basta l'alzata delle manine dei protagonisti della casta per scoraggiarci non ha capito la posta in palio e sta prendendo l'ennesima cantonata... Il nostro futuro continua ad assediarvi!
Movimento studentesco napoletano
pc quotidiano 23 dicembre - maroni e l'attacco alla questura di palermo..il governo di dell'utri dovrebbe solo stare zitto
"Brutta cosa l'assalto alla questura di Palermo, luogo simbolo della lotta alla mafia, sede della sezione Catturandi della mobile che ha arrestato numerosi boss". Così il ministro dell'Interno, Roberto Maroni, nell'informativa alla Camera sulle manifestazioni studentesche contro la riforma Gelmini del 14 dicembre e di ieri.
"Vedere lanciare pietre, bottiglie e uova contro uno degli avamposti della lotta alla criminalità organizzata - ha detto Maroni - mi ha profondamente rattristato, in una giornata in cui la protesta si è svolta in tutte le città senza incidenti". Il ministro ha ricordato che la questura di Palermo "ha arrestato i capimafia, da Riina a Provenzano, a Mimmo Racuglia".
Ieri, poco dopo i disordini davanti a Palazzo d'Orleans, sede della presidenza della Regione, un gruppo di manifestanti si è spostato in piazza della Vittoria dove ha sede la questura. Gli studenti hanno lanciato sassi, uova e bottiglie di vetro. I numerosi agenti schierati nella piazza non hanno reagito.

