mercoledì 24 novembre 2010

pc quotidiano 24 novembre - a milano dibattito con la rivista 'la nuova bandiera'

Presentazione - dibattito - della rivista 'la nuova bandiera' a milano
per uno scontro di posizioni su:

* IL FASCISMO PADRONALE ALLA FIAT -
LA FIOM E L'AUTONOMIA OPERAIA

* LA CRISI POLITICA DEL GOVERNO
E IL MODERNO FASCISMO

* NPCI CARC ALLA CODA DELLA CGIL
E DEL RIFORMISMO

* CRISI - MARXISMO - FORMAZIONE OPERAIA

* A PROPOSITO DELL'UCCISIONE
DELLE DONNE OGGI

Sabato 27 novembre 2010
dalle ore 17
c.o.a. Transiti 28 Milano

organizza prolcom.mi@tiscali.it
347-1102638

pc quotidiano 24 novembre - posizione di proletari comunisti sulle prossime scadenze

proletari comunisti non aderisce nè partecipa alla manifestazione nazionale della cgil del 27 novembre mentre vanno intensificate le lotte nelle fabbriche a partire dalla fiat contro l'attuazione del piano marchionne, e in tutte le fabbriche dove sono in corso cassa integrazione in deroga e licenziamenti, sostiene tutte le scadenze autonome dei precari in lotta scuola, cooperative, appalti pubblici
proletari comunisti si batte per lo sciopero generale nazionale contro il collegato lavoro e l'attacco allo statuto dei lavoratori
proletari comunisti sostiene la costruzione di coordinamenti nazionali come la rete nazionale per la sicurezza dei posti di lavoro e coordinamento delle realtà autorganizzate di lotta per il lavoro e il salario garantito

24 novembre 2010

pc quotidano 24 novembre - Marchionne festeggia e gli operai vanno in cassa -

Mentre gli operai della fiat di termini imerese tornano in cassa integrazione per almeno tutto il periodo delle feste, da metà dicembre a metà gennaio (se va bene!) in attesa che qualcuno, a cominciare da Rossignolo la smettano con le chiacchiere e presentino un vero piano per la produzione delle auto, il sig. Marchionne continua a fare il bambinone offeso e non compreso (questa volta prende la scusa delle parole della Marcegaglia) e ne approfitta ancora una volta per accusare fondamentalmente gli operai, prendendo ad esempio la situazione della fabbrica Chrysler in America per dire che “Negli Stati Uniti si ‘fa’, in Italia ‘si parla’”!

Una tale impunita arroganza è difficile da trovare e sopportare… Marchionne forse pensa, a forza di parlare di “fuga dei cervelli” che nel nostro paese nessuno sia più in grado di capire quello che succede.

La sostanza molto seria della “teoria” Marchionne/Fiat l’abbiamo espressa negli articoli sulla nostra Rivista, qui sintetizziamo per il momento spinti dall’articolo dell’ansa.

Ø Marchionne/Fiat era già, e si è trovato ancora di più in grande difficoltà per la crisi mondiale dell’auto che ha scoperchiato il pentolone della piccolezza Fiat in tutti i sensi;

Ø la crisi che ha colpito anche l’industria americana gli ha offerto l’occasione di avere GRATIS un’altra grande fabbrica per fare massa (e qualità) e TENTARE di rilanciare la produzione auto per rimanere sul mercato (cosa ancora tutta da vedere e il nervosismo continuo del sig. Marchionne lo dimostra);

Ø negli Stati Uniti il sindacato è già PADRONE, detiene le azioni, della fabbrica, e collabora attivamente con Marchionne, (gli operai sono costretti a subire qualsiasi cambiamento in peggio);

Ø Obama, soprattutto davanti alla crisi che crea milioni di disoccupati è in cerca costante di una immagine positiva e Marchionne è il pagliaccio giusto per rallegrargli le giornate!

Riportiamo il pezzo dell’ansa:

***

Fiat, Marchionne: in Usa si fa, in Italia si parla"

Le mie parole sono sempre accurate, precise ed efficaci"

23 novembre, 23:12

KOKOMO (INDIANA) - Negli Stati Uniti ''si fa'', in Italia ''si parla''. Non poteva scegliere situazione migliore, l'a.d. della Fiat e della Chrysler Sergio Marchionne, per dire nel modo piu' esplicito un concetto che 'vagheggiava' da tempo. Nessuna discriminazione nei confronti dell'Italia, patria della Fabbrica Italiana Automobili Torino, ma al presidente Usa Barack Obama e al vice presidente Joe Biden, seduti ad ascoltarlo nel corso della loro visita all'impianto Chrysler di Kokomo, in Indiana, il riferimento all'operosita' americana non puo' non aver fatto piacere.

Un paragone, quello fra Usa e Italia, che unito all'annuncio che Marchionne poterebbe ''non esserci al prossimo incontro che si terra' nei prossimi giorni su Mirafiori'', in quanto e' ''un incontro istituzionale'', non manchera' di sollevare nuove polemiche. In Italia, ovviamente. ''Con la promessa di investire oltre 1 miliardo di dollari negli impianti di Kokomo negli ultimi 6 mesi, stiamo dimostrando il nostro impegno nei confronti della comunita' e dei nostri dipendenti - ha detto Marchionne - Apprezziamo il sostegno del Uaw e della citta' di Kokomo, e vogliamo continuare questa partnership che fara' si' che Chrysler torni al successo e competitiva''. Kokomo - ha aggiunto - ''e' stata per anni il centro della nostra strategia per gli impianti di trasmissione e i potenziali nuovi investimenti rafforzano questa posizione. Quando introdotta, la nuova trasmissione a trazione anteriore, insieme alla trasmissione a 8 velocita' gia' annunciata e che produrremo a Kokomo, trasformera' i nostri futuri prodotti e ci mettera' in una posizione di leadership''. Kokomo - ha assicurato - ''entro il 2013 potrebbe diventare il maggiore impianto di trasmissioni al mondo. Se Chrysler fosse scomparsa, l'impianto avrebbe chiuso''. La visita del presidente Usa - ha concluso Marchionne - ''significa molto per me: mi piace molto il presidente e per me questo e' un grande giorno''. Dipendenti tutti in piedi, in una standing ovation per il loro manager e per ascoltare il presidente. Marchionne si e' poi seduto in prima fila, accanto al presidente del sindacato Uaw Bob King, ad ascoltare Obama che, agli operai e ai colletti bianchi di Kokomo, ha detto che per l'economia Usa ''c'e' ancora molta strada da fare: ci sono ancora molte persone nel paese che cercano lavoro'', ma che ''quello che accade in questo stabilimento e' un segno di speranza nel futuro''. Uno stabilimento - ha aggiunto - dove si producono ''trasmissioni fantastiche'' e che ''e' tornato a funzionare al massimo della sua capacita''' dopo un periodo difficile. A fargli eco il suo vice: ''l'industria automobilistica e' tornata ad assumere e questo e' molto importante. Il governo ha fatto quello che doveva fare e siamo riusciti a coinvolgere anche investimenti privati. Guardatevi attorno: questa cosa e' straordinaria''. Accolto con una serie di 'Grazie Obama' scritti lungo il percorso stradale che lo ha portato allo stabilimento, Obama ha incontrato bambini, vigili del fuoco e dipendenti della casa automobilistica: ''sei forte Barack'' gli ha detto un bambino.

martedì 23 novembre 2010

pc quotidiano 23 novembre - Milano un'assemblea e documento da parte dei lavoratori della scuola

DOCUMENTO FINALE INCONTRO DEI LAVORATORI DELLA SCUOLA 24 OTTOBRE A MILANO

L'incontro ha avuto inizio alle 11 e ha visto la partecipazione di circa 20 persone tra lavoratori della scuola, lavoratori di altri settori e rappresentanti dei seguenti gruppi organizzati:
Coordinamento Lavoratori Scuola “3 ottobre” - Milano

Lavoratori Autorganizzati Scuola – Milano

Cobas Scuola Milano

Slai Cobas per il sindacato di classe – Milano

Comitato Precari Novara

Gruppo di Azione Precaria – Genova

Comitato Scuola Mantova

Coordinamento Precari Scuola Modena

Comitato antirazzista milanese




Il confronto è partito dalla presentazione da parte di ciascun lavoratore della situazione attuale delle mobilitazioni nelle proprie città e si è successivamente focalizzato sull'individuazione di linee guida strategiche per la lotta contro i tagli e i progetti di privatizzazione e aziendalizzazione nella scuola pubblica. Le riflessioni, per la provenienza geografica dei presenti, sono state necessariamente limitate alla realtà del Nord-Italia.




Dagli interventi generali si sono individuati, in relazione alle mobilitazioni nelle scuole, i seguenti punti critici:




L'attuale situazione nel Nord-Italia presenta un livello di scarsa mobilitazione tra i lavoratori della scuola e di progressiva disgregazione dei gruppi organizzati, sempre meno incisivi e capaci di avere un seguito significativo nelle lotte che propongono;

Si evidenzia una sempre più marcata sfiducia generale nell'efficacia di quelle forme di lotta che vengono lanciate con scadenza e forme “rituali” (per esempio, i recenti scioperi dell'Flc Cgil e del sindacalismo di base della scuola o le manifestazioni di pura testimonianza) e che vedono quindi un'adesione sempre più bassa da parte dei lavoratori della scuola e un'evidente disaffezione verso i soggetti proponenti;

Si evidenzia il pericolo di “affidarsi”, per future prospettive di mutamento della situazione legislativa e dei tagli, a un possibile cambio di governo e vittoria elettorale dell'opposizione istituzionale di centro-sinistra la cui politica scolastica - principalmente del PD – nelle linee generali e strategiche non si discosta molto da quella portate avanti dall'attuale governo Berlusconi (ne sono un esempio le recenti prese di posizione dell'ex ministro dell'Istruzione Fioroni sulla questione “merito e valutazione”) e si lamenta il pericolo che la lotta autorganizzata dei precari, rappresentata ora principalmente dal CPS, a livello nazionale perdi la propria autonomia dall'opposizione istituzionale e dal sindacalismo confederale;

Positivamente si sottolinea l'accresciuta consapevolezza tra i lavoratori della scuola degli effetti concreti dei provvedimenti governativi sulla scuola pubblica e un diffuso malcontento tra i lavoratori, a causa della ricaduta che i tagli e la mancanza di risorse finanziarie stanno avendo sulle condizioni lavorative di ciascuno;

Altrettanto positivamente si registra nei singoli Istituti la diffusione contagiosa, di misure di “non collaborazionismo” con la Riforma Gelmini attraverso mozioni approvate dai Collegi docenti e Consigli di Classe o per l'iniziativa di singoli lavoratori;

Si percepisce un'accresciuta attenzione da parte dei lavoratori della scuola per tutte quelle iniziative di lotta non puramente mediatiche e simboliche, espressione di una conflittualità diretta, che attuino la disobbedienza civile o che siano il risultato di forti spinte dal basso e di massa (dal blocco dello Stretto di Messina da parte dei precari della scuola, alla manifestazione della Fiom, al possibile prossimo sciopero generale della CGIL).




Sulla base dell'analisi di questi elementi critici e spunti di riflessione i lavoratori singoli e i soggetti organizzati presenti all'incontro, individuano le seguenti forme di lotta e il seguente percorso di mobilitazione per quest'anno scolastico, da proporre alla totalità del movimento:




Generalizzare e rafforzare la campagna per un “non collaborazionismo totale” che non si limiti solo al blocco delle gite o dei progetti non finanziati (le forme più diffuse) ma che punti all'effettivo blocco di tutte le attività aggiuntive (tutti i progetti, le funzioni strumentali, gli incarichi di coordinamento, supplenze e straordinario, adozione libri di testo) non obbligatorie contrattualmente, fino a mettere in discussione i criteri di elezione e rappresentanza degli organi amministrativi interni a ogni singola scuola (Consigli d'Istituto); la campagna dovrà attuarsi attraverso la promozione e valorizzazione di tutte le mozioni, iniziative organizzate e prese di posizioni anche di singoli lavoratori che vadano in tal senso, organizzazione di assemblee territoriali, cittadine e nelle scuole su questa forma di lotta, intervento all'interno delle assemblee sindacali, creazione di materiale informativo e diffusione di quello già esistente specifici sul “non collaborazionismo”;

Promuovere, costruire e generalizzare all'interno delle scuole le pratiche dei picchetti, delle occupazioni e dei temporanei blocchi della didattica insieme a studenti e genitori;

Promuovere e lavorare alla costruzione in tutta Italia del blocco degli scrutini del primo e del secondo quadrimestre che superi la legge liberticida n° 146/90;

Promuovere e, se proclamato, lavorare alla costruzione, insieme a tutti i soggetti autorganizzati del mondo del lavoro e che condividano la medesima impostazione, di un reale sciopero generale, che coinvolga tutte le categorie e che punti al blocco totale delle produzioni e dei servizi;

Sostenere, partecipare e contribuire alla realizzazione di iniziative di disobbedienza civile, che abbiano forme e contenuti realmente conflittuali, con intenti non puramente mediatici o simbolici, ma che siano il risultato di una volontà di “di rottura” di schemi di protesta consolidati e sterili o di una forte spinta di massa e dal basso;

Sostenere e cementare relazioni con tutte le associazioni studentesche e di lavoratori che pratichino la disobbedienza civile e si propongano di portare avanti lotte concrete, radicali, autonome e di riaffermazione di diritti individuali e collettivi lesi, fuori e dentro le scuole (p.e. diritto al sostegno in ottemperanza alle sentenze della Corte Costituzionale, libertà di assemblea sindacale).


Coordinamento Lavoratori della scuola "3ottobre" - Milano

pc quotidiano 23 novembre - i somministrati ilva, appoggiati dallo slai cobas per il sindacato di classe, ottengono un primo risultato

la giornata di oggi con la venuta a Taranto della Marcegaglia, per affiancare RIVA, che presentava un rapporto su 'ambiente e sicurezza' dal quale risulta che l'azienda fa tanto e la situazione in fabbrica e in città migliora- naturalmente si tratta di una realtà deformata su cui torneremo in seguito - vedeva però in corso la lotta dei somministrati ilva licenziati in circa 700 nei mesi scorsi, che attuano da 6 giorni un presidio della direzione ILVA con un sciopero della fame.I lavoratori sono organizzati in comitato, che lo slai cobas per il sindacato di classe appoggia, e hanno a loro interno la presenza e il sostegno di delegati fiom.
Oggi vi è stato un presidio partecipato che ha visto presenti una folta delegazione dello slai cobas, più singoli esponenti di partiti e sindacati, qualche personalità quale il presidente vendola, venuto per la Marcegaglia, più la lega ambiente con striscioni e mascherine.
Vendola ha incontrato i somministrati e ha promesso il suo impegno in giornata.Durante la mattinata due lavoratori in sciopero della fame, si sono sentiti male e sono stati accompagnati all'Ospedale.
Nel primo pomeriggio la svolta.. l'incontro previsto inizialmente per il 9 si terrà il 1 dicembre e in questa occasione verrebbe fatto un accordo che prevederebbe
la riassunzione degli interinali che hanno fatto almeno 24 mesi e in seguito secondo bisogni e necessità dell'azienda, il richiamo degli altri perchè completino i 24 mesi e siano quindi in condizione di stare nell'accordo dei 24 mesi.
Naturalmente si tratta di un risultato parziale e bisogna vedere gli esatti termini di esso, prima di esprimere un giudizio compessivo. Comunque la lotta ha pagato e i somministrati hanno deciso quindi di sospendere il presidio e lo sciopero della fame.

slai cobas per il sindacato di classe ilva appalto Taranto
cobasta@libero.it
347-5301704

pc quotidiano 23 novembre - Il lavoro nero è sempre un'arma dei padroni!

Tutte le leggi sul lavoro degli ultimi quindici anni, dalla Legge Treu alla Legge Biagi che al ministro Sacconi, impegnatosi nell’ultima fatica dello Statuto dei Lavori, tanto piace citare, passando per il cosiddetto collegato lavoro, hanno come obbiettivo quello di indebolire la forza contrattuale dei lavoratori rendendo il lavoro stabilmente precario e facilitando oggettivamente il ricorso al lavoro nero.

Ciò comporta, di conseguenza, l’abbassamento, se non l’annullamento dell’utilizzo dei sistemi di sicurezza sul lavoro e l’aumento degli infortuni e dei morti sul lavoro.

E tanto per far capire che non scherzano, coloro che hanno pensato a queste leggi hanno pensato anche ad inasprire le sanzioni per i lavoratori in caso di violazione delle norme…
E quale condanna, allora, si dovrebbe dare ai padroni (è bastato un semplice controllo, uno dei tanti possibili, per “coglierli sul fatto”!) che violano costantemente tutte le leggi come questi 96 riportati sotto…?

***
Lavoro nero

Sospese 48 aziende
Al via l’indagine della procura

Esercizi commerciali e cantieri edili sono stati controllati dagli ispettori del lavoro e dai carabinieri del Nil (Nucleo ispettorato del lavoro). È stato necessario sospendere l’attività di 48 tra esercizi commerciali e cantieri edili, per

Ø aver utilizzato manodopera in nero,
Ø violato le norme sulla sicurezza,
Ø la normativa sui minori,
Ø l’esercizio di sistemi di vigilanza sprovvisti di autorizzazione.

Sono stati denunciati alla procura 96 datori di lavoro per le violazioni delle leggi sulla sicurezza.

dal Gds 11/11/10

***

pc quotidiano 23 novembre - 4 dicembre conferenza internazionalista ad amburgo

pc quotidiano 23 novembre - Fincantieri Palermo: 500 operai dell’indotto in cassa integrazione

Con questa cassa integrazione gigantesca degli operai dell’indotto si mettono sulla strada centinaia di operai e le loro famiglie confermando la tendenza della Fincantieri a ridimensionare in particolare il Cantiere navale di Palermo limitandolo solo ad alcune operazioni di ristrutturazione e riparazione.

L’utilizzo massiccio della cassa integrazione in deroga vuole prevenire le possibili rivolte che possono scatenarsi da questa mancanza di lavoro e prospettive.

Oggi 23 novembre ci sarà a Roma una riunione, come dice la Fiom, con i vertici nazionali aziendali per discutere dei carichi di lavoro. Ma quali carichi di lavoro? È chiaro che con queste prospettive e l’azienda, che come si vede con la solita arroganza non chiede permesso a nessuno per mettere in cassa integrazione e nella sostanza fare quello che vuole, che continua a dire che c’è una crisi spaventosa, mancano le commesse ecc. ecc., il problema è ben più complesso.

“18 nov. - (Adnkronos) - Cinquecento lavoratori di imprese dell'indotto di Fincantieri a Palermo sono da oggi in cassintegrazione. Quasi tutte le pratiche approvate dalla commissione provinciale dell'Inps riguardano imprese che operano per i Cantieri navali. In tutto una ventina di aziende, tra cui la Pten, la Techino Sistem, l'azienda Fenicia, la Rinav, la Siciliana Impianti, la Mesa. E proprio nei giorni scorsi e' stato sottoscritto un accordo per la cig in deroga alla Trinacria, azienda che cura i sistemi di sicurezza e antincendio al Cantiere.

''Questo significa che l'attivita' cantieristica navale si sta riducendo al lumicino - denuncia Francesco Piastra della segreteria provinciale Fiom Cgil -. Diventa sempre piu' stringente l'operazione della Regione di finanziamento dei bacini. Il 23 a Roma ci sara' una riunione con i vertici nazionali aziendali per discutere dei carichi di lavoro''.

Gli operai devono prendere in mano il proprio destino, mobilitarsi per uno sciopero generale come primo passo per rimettere al centro un rapporto di forza favorevole con il governo e con i padroni.

pc quotidiano 23 novembre - basta morte operai immigrati !

Gli infortuni, le morti sul lavoro sono in aumento tra i lavoratori immigrati. Le statistiche ufficiali già rivelano questo dato ma molti di più sono gli infortuni che non vengono denunciati perchè i lavoratori sono assunti in nero, oppure a giornata o a chiamata, ricattati dal legame lavoro/permesso di soggiorno, supersfruttati con paghe da fame.

La metà delle morti sul lavoro di lavoratori immigrati si concentra in 3 regioni: Lombardia, Emilia Romagna, Veneto.

A Ravenna proprio una settimana fa è morto in un cantiere Doka Besnik. Ci viene da dire, dopo la scandalosa sentenza di un giudice di Torino: "QUANTO “RIMBORSERANNO” LA SUA VITA CONSIDERATO CHE E' ALBANESE?"

Come Rete abbiamo pure appoggiato la vertenza dei lavoratori immigrati dell'Akron-Hera/coop Omega di Imola che ha mandato gli immigrati a lavorare senza alcuna protezione tra i rifiuti speciali con salari da fame.

Queste sono solo alcune vicende recenti che nella provincia riguardano le condizioni di lavoro degli immigrati.

Più sfruttamento per i lavoratori, più infortuni e morti sul lavoro, più profitti per i padroni.

E' ORA DI DIRE BASTA AL MODERNO SCHIAVISMO E ALLA MORTE SUL LAVORO DEI LAVORATORI IMMIGRATI!

La Rete per la sicurezza sul lavoro ha lanciato una campagna nazionale di mobilitazione contro le morti sul lavoro nella settimana dal 4 al 10 dicembre.

Il 7 dicembre a Ravenna iniziative all’ufficio immigrazione e al Centro per l’impiego

Costruiamo una campagna contro le morti degli immigrati sul lavoro



Rete per la sicurezza sul lavoro-Ravenna

tel. 339/8911853

e mail: cobasravenna@libero.it



e mail nazionale: bastamortesullavoro@domeus.it

visita il blog: bastamortesullavoro.blogspot.com

pc quotidiano 23 novembre - Roma storie di ordinario razzismo

Sono passate circa tre settimane da quando denunciavamo (www.senzaconfine.org) uno dei recenti episodi di cui eravamo stati testimoni presso la Questura di Roma, in particolare alla sala profughi, dove decine di asilanti si mettono in fila la mattina presto per poter presentare la domanda di protezione internazionale. Oggi sentiamo il bisogno di scrivere una nota per dare conto della situazione a distanza di tre settimane.


Mehmet, il ragazzo kurdo che non era riuscito a presentare domanda, quel giorno ha avuto finalmente avuto modo di farla. Anche un altro ragazzo kurdo che era con lui quel giorno, è riuscito a presentare la domanda il giorno successivo, con le scuse della stessa agente di polizia che glielo aveva impedito il giorno precedente. Nei giorni seguenti abbiamo ascoltato altri richiedenti asilo al nostro sportello che ci hanno detto di aver ricevuto un trattamento corretto e cortese.


Siamo contenti di questo cambiamento: il nostro intento era solo quello di far rispettare i diritti delle persone, che da tempo ci riferivano di una situazione fuori controllo. Una delegazione di Senzaconfine, del CIR, di Casa dei Diritti sociali, ASGI Lazio, Save The Children e Lab53 ha potuto incontrare il Dirigente dell'ufficio stranieri Dott. Improta, insieme ai suoi collaboratori; durante tale incontro abbiamo ricevuto l'impegno a far sì che episodi del genere non avranno a ripetersi, e soprattutto che tutte le domande di asilo verranno recepite, come prevede la legge. Rimangono purtroppo aperte altre questioni che abbiamo sollevato, e che riguardano la vivibilità della stessa sala profughi, in genere molto affollata: l'assenza di bagni funzionanti che costringe all'utilizzo di bagni chimici all'esterno, l'assenza di un numeratore eliminacode, l'assenza di condizionatori.


Siamo soddisfatti dell'attenzione e del sostegno che tante associazioni e cittadini ci hanno mostrato in tale occasione, e soprattutto della risposta dell'ufficio immigrazione della Questura; lo riteniamo un piccolo ma importante passo verso il rispetto delle persone, che non devono essere trattate in maniera differenziata perchè stranieri. Da parte nostra continueremo a sostenere i cittadini immigrati e i richiedenti asilo al nostro sportello, e a monitorare la situazione, ma ci auguriamo che in un tempo non lontano il nostro lavoro volontario non serva più, perchè le persone saranno messe nelle condizioni di poter gestire le loro richieste in maniera completamente autonoma, trovando interpreti e operatori competenti e cortesi. Più l'intermediazione con gli uffici istituzionali risulta faticosa e difficile, più si alimenta difatti il mercato degli speculatori che offrono i loro servizi facendoseli ben retribuire, profittando dello stato di necessità di chi ha dovuto magari lasciare il proprio paese in fretta e furia, senza mezzi. Per non parlare della normativa: maggiori sono le difficoltà poste alla regolarità, maggiore sarà il mercato delle carte false, come hanno mostrato in maniera così chiara i lavoratori immigrati saliti sulla gru a Brescia, muratori, operai, lavoratori insomma tutti costretti a fingersi colf e a pagare un finto datore di lavoro (che vive di rendita) per poter semplicemente lavorare alla luce del sole.


Roma, 22 novembre 2010


Per Senzaconfine: Alessia Montuori, Caroline Chamolt, Natasha Silverio, Bianca Benvenuti, Sarah Di Giglio, Valeria Paone



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lunedì 22 novembre 2010

pc quotidiano 22 novembre - ILVA TARANTO: 5° GIORNO DI LOTTA E SCIOPERO DELLA FAME, Conferenza stampa con le famiglie

Dopo una notte e un giorno difficili per il tempo inclemente, il diluvio che ha spazzato via i teloni che coprono il presidio degli operai somministrati Ilva sul ponte di ferro vicino alla Direzione, alle 16 gli operai in sciopero della fame al 5°giorno hanno tenuto una conferenza stampa. Con loro vi erano anche mogli e figli, alcuni piccoli.
Gli operai hanno raccontato la loro lunga vertenza; hanno denunciato l'azienda che continua nella sua linea di chiusura, sprezzante verso gli operai in sciopero della fame - oggi ha rifiutato perfino l'acqua agli operai; ma hanno denunciato anche le istituzioni che possono ma non fanno nulla contro Riva. Anche oggi si è presentato al presidio un parlamentare del PD, Vico Ludovico ma solo per esprimere "solidarietà"; poi si è presentato il sindaco, Stefano, il cui unico impegno assunto è quello di portare la vertenza dei somministrati domani nell'incontro con la Marcegaglia.
Gli operai dicono "noi non mangiamo con questo tipo di solidarietà".

Ma la novità oggi sono state le mogli di alcuni di questi operai. Sono intervenute per portare forza, determinazione a continuare la lotta. "anche noi stiamo lottando con loro, stiamo insieme nella lotta, perchè questa è una battaglia per tutti noi, per il futuro dei nostri figli".

Intanto gli operai si stanno preparando per domani, in cui viene a Taranto, all'Ilva la Marcegaglia.
E una grossa delegazione dello slai cobas per il sindacato di classe e dei Disoccupati Organizzati sarà presente domattina.

A DOMANI...

pc quotidiano 22 novembre - cresce l'interesse per i maoisti e la rivoluzione in india - uno scritto di A.Roy tradotto da retedeicomunisti bologna


LA CRISI IN INDIA

Nel presentare questo lungo testo della scrittrice indiana Arundhati Roy, non possiamo fare a meno di ricordare l’importanza che a dentro qualsiasi processo rivoluzionario popolare l’influenza degli intellettuali nella creazione del consenso. La Roy non è una comunista, anzi come traspare dal testo è per certi versi anti-comunista, fa sorridere la sua paura di finire come una moderna “cadetta” dentro le prigioni comuniste, schiacciata dalla furia cieca popolare. La Roy è animata da una visione socialistica utopistica marcatamente ottocentesca. Se è giustamente criticabile lo –sviluppismo-, che è stato assunto in alcuni casi anche dagli stati socialisti, a questo non si può contrapporre un mistico –naturalismo tribale-, l’importanza della contrapposizione tra pianeta e merce è visibile a tutti, tuttavia non esistono scorciatoie, è lo stesso sistema di sviluppo che accelera questa contrapposizione, e solo nel suo sorpassamento vi può essere una diversa via di sviluppo.
Il dibattito che traspare dal testo in realtà a accompagnato ogni fase rivoluzionaria e di turbolenze sociali, dove i settori autenticamente democratico-liberali scoprono nei fatti la menzogna della presunta purezza dei termini neutri quali democrazia, liberta, diritti, tutti invece inseriti dentro determinati rapporti di forza tra le classi sociali. Accorgendosi quindi che la loro neutralità viene annullata dentro l’acuirsi dello scontro sociale. Il monopolio della violenza, l’egemonia, il potere politico, concetti banditi dalla sinistra ritornano ad essere la bussola per indicare un percorso che realmente rovesci la piramide sociale.

Tuttavia il testo e la sua presa di posizione pubblica contro lo sviluppo della repressione militare in India contro la guerra popolare maoista è un avvenimento storico. Difficilmente in India i settori liberali di sinistra (ma la stessa cosa si può dire di quello che rimane per lo più del movimento comunista istituzionale ufficiale e della sinistra in genere) possono comprendere le ragioni e la capacità dei comunisti maoisti di saper leggere i bisogni delle masse, spaventati dalla radicalità che assumono gli stessi settori popolari quando decidono di rompere le gabbie in cui sono stati rinchiusi. Fino a poco tempo fa questi stessi intellettuali di sinistra vedevano come forze folcloristiche i comunisti maoisti, avendo assunto o direttamente o indirettamente la tesi della fine della storia, oggi di fronte alla crisi che sta attraversando il pianeta, e di fronte alla ripresa dell’iniziativa popolare le contraddizioni sono cosi visibili da non poter più essere occultate o non viste.
Il movimento naxalista, oggi pone le basi per una idea diversa di progresso e la sua collocazione geografica il continente India gli fa assumere una indiretta importanza mondiale che pone nuove domande anche a noi.

Redazione di Contropiano-Bologna
www.contropiano.org

pc quotidiano 22 novembre - una buona assemblea a sostegno della guerra popolare in India


19 novembre 2010

Si è tenuta a Modena presso il circolo Aurora l'iniziativa a
sostegno della guerra
popolare in India promossa dal Comitato Internazionale di sostegno.
Hanno partecipato all'iniziativa i compagni del circolo e i lavoratori del
CARM (collettivo autonomo
resistenza modenese, operai del gruppo Fiat e altri lavoratori) che dopo la
presentazione del Comitato

Internazionale hanno posto domande, espresso valutazioni e riflessioni su
questa guerra di popolo che

si sviluppa e radica in India, diretta da un partito comunista maoista.

La riunione è iniziata con un video dei compagni indiani sul movimento
rivoluzionario comunista in

India che, con il maoismo, rompe definitivamente con il revisionismo e si
sviluppa fino all'unità dei

partiti maoisti Centro Maoista e People's War che guidano oggi la lotta
armata in India nel "corridoio

rosso" del continente-stato.

Il rappresentante del Comitato Internazionale ha parlato dell'importanza di
interesse mondiale della

gp in India, contro l'espansionismo della "più grande democrazia" nel sud
Asia, l'India, e contro i piani

dell'imperialismo Usa. C'è bisogno di un nuovo internazionalismo, di
condividere esperienze avanzate

delle guerre dei popoli al fine di contrastare e vincere sull'imperialismo.

Dal punto di vista dell'imperialismo l'Asia del Sud è sempre più al centro
dell'interesse mondiale.

L'India viene descritta da molti analisti borghesi come "il gigante buono",
"incredibile India", "la più

grande democrazia al mondo", ecc....La guerra in corso in Afghanistan, il
ruolo del Pakistan vedono gli

USA protagonisti per l'egemonia sui contrasti geopolitici con Cina e Russia
e in questo quadro l'India è

un alleato importante per gli Usa. Non è un caso che la prima mossa dopo
l'elezioni di medio termine

in Usa Obama sia volato in Asia. Ma in India, nonostante le informazioni dei
mass media al servizio

dell'imperialismo che non ne hanno dato notizia, le masse indiane hanno
raccolto l'appello dei maoisti

per uno sciopero generale cha ha paralizzato il paese con manifestazioni e
proteste in diverse città e

con azioni militari nel "corridoio rosso".

Il presidente americano ha dichiarato di aver scelto Mumbai come prima tappa
del suo viaggio indiano

perchè città colpita dall'attacco terroristico del 26 novembre 2008, la
rivista Limes scrive: Limes, "A

Delhi Obama manda l'India in visibilio. Il presidente riscatta il discorso
fiacco di Mumbai e raggiunge lo

scopo del viaggio: aumentare la cooperazione economica" (firma si trattati
commerciali e nucleare,

quando è ancora viva la rabbia per la strage di Bhopal). Obama ha parlato
delle relazioni bilaterali fra

Washington e Nuova Delhi come ''di una delle partnership che definiranno il
21esimo secolo'' e

dell'India come di ''una potenza mondiale''. Su queste premesse gli Usa
sostengono la richiesta

dell'India per un seggio permanente al Consiglio di sicurezza delle Nazioni
Unite.

Il segretario della Difesa Usa Robert Gates ha affermato che gli Stati Uniti
vogliono accrescere il loro

ruolo nell'Est asiatico nella lotta al terrorismo e sappiamo che quando
parlano di "terrorismo"

intendono i movimenti popolari.

Prima dell'arrivo di Obama, il Times of India, uno dei maggiori quotidiani
della borghesia indiana, ha

promosso un sondaggio tra le popolazioni di alcuni stati il cui risultato è
stato che il 58% della

popolazione dell'Andra Pradesh ha detto che il naxalismo è buono.

I compagni indiani hanno lanciato l'appello per accogliere il capobanda
dell'imperialismo Usa, il primo

nemico dei popoli del mondo che viene a scaricare la propria crisi sulle
spalle del popolo indiano e

contro il proprio governo che ha venduto il paese all'imperialismo ed è
strumento nelle mani Usa nella

strategis di accerchiamento della Cina. Obama continua la politica di Bush.

Per questo il primo ministro indiano, Singh, ha dichiarato che i maoisti
costituiscono "la più grande

minaccia alla sicurezza dell'India", più degli indipendentisti del
Kachemire, più del terrorismo islamico..

Il "corridoio rosso" riguarda un'area che coinvolge mezzo miliardo di
persone e rappresenta il

maggiore ostacolo alla rapina imperialista delle multinazionali ed è per
questo che lo stato indiano,

con l'appoggio Usa, ha scatenato una guerra contro il suo stesso popolo con
l'operazione genocida

chiamata "Green hunt" condotta da truppe paramilitari fasciste.

Se l'India è importante per gli Usa, per noi è importante sostenere chi lo
combatte.

I compagni indiani operano nella realizzazione di una nuova rivista
internazionale, Maoist Road, ed è a

questa rivista che si deve la nascita del Comitato di sostegno. I maoisti
italiani di proletari comunisti

sono i promotori di questa Rivista e del Comitato. In Italia si è cominciato
a lavorare e attualmente è

Palermo la base del Comitato per iniziativa dei giovani di Red Block che
hanno messo in piedi un sito.

Quindi non solo informazione e denuncia dell'azione del governo indiano e
dell'imperialismo ma

valorizzazione dell'ideologia, della strategia politica dei compagni indiani
che dirigono la gp nel solco

dell' internazionalismo proletario al servizio della rivoluzione proletaria
mondiale, non guerriglia

tribale ma guerra di popolo, partito comunista che dirige, strategia. Altra
cosa dai comitati che nel

nostro paese sono attivi nella denuncia e contrasto della violenza fascista
in corso di "Green hunt".

Anche i negoziati possono essere parte integrante della lotta per fare
avanzare la guerre popolare ma

le classi dirigenti indiane hanno posto inaccettabili condizioni: mentre
scatenano la violenza più

brutale contro il loro stesso popolo hanno chiesto che il CPI(m) deponga le
armi e abiuri alla violenza!

Hanno ucciso persino il portavoce del Partito, Azad, che stava partecipando,
disarmato, ad un incontro

per i negoziati per la liberazione dei dirigenti incarcerati, che
parteciperebbero alle trattative per

fermare il terrorismo di stato che tortura, violenta, distrugge e deporta
interi villaggi per soffocare in

un bagno di sangue la resistenza delle popolazioni indigene degli adivasi.
Il Comitato Centrale (CC) del

PCI (Maoista) ha risposto che deporre le armi significa tradire gli
interessi del popolo. Finchè esiste lo

sfruttamento il popolo continuerà a lottare in armi.

Ma sulla questione degli accordi di pace i compagni indiani hanno preso una
diversa posizione rispetto

ai compagni nepalesi che dopo 10 anni di guerra popolare hanno fatto un
accordo con 7 partiti

parlamentari per andare alle elezioni per la nuova costituzione, assemblea
costituente. I compagni

indiani hanno denunciato il pericolo delle nuove teorie dei dirigenti del
Nepal che dicono di volere

lottare contro il dogmatismo, in realtà rinunciano ai principi e introducono
il revisionismo. Secondo i

compagni nepalesi si tratta di un'applicazione creativa del mlm la
definizione della democrazia

multipartitica ("è uno sviluppo teorico e una posizione strategica",
"arricchimento del mlm", è

l'obbiettivo della rivoluzione di nuova democrazia da conseguire attraverso
le elezioni e attuare le

trasformazioni sociali con mezzi pacifici senza distruggere il vecchio
stato). I compagni indiani invece

dicono che è una linea contraria ai principi leninisti di Stato e
Rivoluzione sulla natura di classe della

democrazia applicata ai paesi coloniali e semifeudali. E' revisionismo lo
smantellamento delle Basi

d'appoggio e dell'Esercito del popolo per la via parlamentare.

C'è un documento dei compagni indiani su questa questione del luglio 2009.

Anche le forze democratiche all'interno dell'India stanno contrastando il
terrorismo di stato dei

reazionari al governo dell'India e fanno fronte comune con i naxaliti, per
questo è importante il loro

sostegno. Il governo vuole arrestare Arundhati Roy, l'intellettuale indiana
antiglobalizzazione

conosciuta a livello mondiale che partecipa attivamente all'organizzazione
delle proteste contro la

violenza degli squadroni della morte organizzati dallo stato contro le masse
povere, gli oppressi al

fondo del sistema delle caste, i movimenti di liberazione nazionale come
quello del Kachemire.

Arundhati Roy ha raccontato in un reportage l'incontro con i maoisti
("Camminando con i compagni").

Ha denunciato che "sul punto di convertirsi in superpotenza, l'India
precipita nella tirannia". "Ora che

"l'operazione Green Hunt" ha iniziato a chiamare alla porta gente come me,
immaginate che cosa sta

accadendo con gli attivisti politici e dei lavoratori che sono ben
conosciute. Per le centinaia che stanno

per essere incarcerati, torturati ed eliminati"."La democrazia non significa
solo elezioni periodiche. I

diritti democratici dei cittadini sono sistematicamente calpestati. La
costituzione indiana ha perso il

suo significato, in quanto la magistratura, la stampa e il Parlamento sono
tutti tagliati a misura degli

interessi della grande industria e dei ricchi. La stampa è in mano alle
grandi imprese. I tribunali sono al

di fuori del campo di applicazione della gente comune e sono diventati uno
strumento a sostegno delle

politiche neoliberista dello Stato".

Per tutte queste ragioni è importante schierarsi e sostenere la guerra
popolare in India che sta dando

un contributo straordinario al rovesciamento dei rapporti di forza
dell'imperialismo e bandiera degli

oppressi in una vasta area del mondo.

Il Comitato intende sviluppare la solidarietà tra gli operai, tra i giovani
e nel movimento

antimperialista del nostro paese, promuoverà manifestazioni davanti
ambasciata e consolati indiani, le

fabbriche auto e siderurgiche in Italia, per denunciare i legami economici e
politici tra governo e stato

indiano e quello italiano, organizzerà viaggi in India per conoscere
direttamente la realtà della gp. Per

questo c'è bisogno di organizzare Comitati a sostegno della gp in India in
tutto il nostro paese.

I compagni presenti hanno seguito con interesse le questioni poste dal
rappresentante del Comitato e

hanno posto domande su come i compagni indiani conquistano le energie
rivoluzionarie del popolo e

hanno dibattuto sul concetto di internazionalismo proletario che il modo
migliore per fare avanzare la

gp in India è la ripresa della lotta di classe e la costruzione del Partito
di classe è il primo passo,

dobbiamo superare settarismo ed opportunismo e avanzare nell'unità
attraverso la lotta. Un

compagno su questo è intervenuto dicendosi contrario al giudizio di
"tradimento" con cui i compagni

indiani accusano i nepalesi perchè è principale l'unità.

I presenti sono interessati a

seguirne le vicende della gp in India e approfondire i temi e le questioni
sollevate nella discussione

attraverso le riviste La Nuova Bandiera e Maoist Road.

comitato internazionale di sostegno alla guerra popolare in india
italia
21 novembre2010

pc quotidiano 22 novembre - manifestazione mfpr a palermo il 25 novembre

In vista dell’approssimarsi del 25 novembre, giornata internazionale contro la
violenza sulle donne, come donne lavoratrici, precarie, disoccupate ci siamo
incontrate in questi giorni per discutere e organizzarci.



Siamo partite dalla nostra esperienza diretta che ci vede impegnate
quotidianamente innanzi tutto nella lotta in difesa del lavoro, contro la
precarietà, la disoccupazione in una fase in cui governo e padroni ci
attaccano pesantemente. Siamo una goccia di un vasto mare che vede tantissime
donne colpite sul piano economico/lavorativo, ma ogni giorno che passa è
sempre più chiaro ed evidente come l’attacco alle nostre condizioni di vita sia
ben più ampio: governo, padroni, Stato, ben affiancati dalla chiesa, sono parte
integrante di un sistema sociale che vuole noi donne sempre più deboli e
subordinate.




Vogliono farci tornare indietro, ricacciarci a casa, rinchiuderci in famiglia
per scaricare su di noi tutto il peso del lavoro di cura a fronte del continuo
smantellamento dei servizi sociali pubblici, ma non solo! la famiglia deve
servire anche per controllare la nostra vita, soffocando ogni esigenza e
volontà di autodeterminazione delle donne. Questa famiglia che così tanto si
esalta e si sacralizza è quella in cui invece tante donne subiscono
oppressione e violenza fino ad essere uccise da parte di chi nei cosiddetti
romanzi rosa si chiamerebbe "il loro uomo", “il loro compagno di vita”, “ il
loro partner”…



Ogni giorno sentiamo, leggiamo, ancora un’altra violenza, ancora un'altra
uccisione! Non possiamo non sentirci tutte violentate, tutte offese! E basta
con la storia “dei singoli casi di raptus” o delle “mele marce da estirpare da
una società sana”! La violenza sessuale è il frutto più marcio della società
capitalista in cui viviamo che crea un clima da moderno medioevo contro le
donne attaccandole nelle condizioni generali della loro vita



e forte è la rabbia nel vedere come venga trattata dai mass media, semplici
fatti di cronaca quasi che sia normale che succedano! o addirittura l’altra
orrenda faccia della medaglia con i vergognosi show mediatici con cui si vuole
speculare e guadagnare a più non posso come sta accadendo in questi giorni
intorno alla drammatica vicenda dell'uccisione della giovane Sarah Scazzi a
Taranto



e ancora più forte è la rabbia contro l’ipocrisia del governo moderno
fascista Berlusconi che si guarda bene dal fare riferimento alle violenze che
avvengono quasi ogni giorno contro le donne dentro tante famiglie italiane ma
che non ha perso tempo a scagliarsi su alcuni casi di violenza commessi da
immigrati per gridare all’emergenza e imporre politiche razziste, xenofobe, di
più repressione che doppiamente ricadono sulle donne immigrate; un governo che
dall’ alto invece legittima la violenza sulle donne abusando vergognosamente
del potere politico per abusare del corpo delle donne, primo nella lista in
questo Berlusconi, diffondendo a livello di massa concezioni maschiliste e
sessiste contro le donne.



Contro tutto questo la nostra rabbia deve trasformarsi in ribellione e
lotta!

Giovedì 25 novembre saremo in presidio itinerante da Piazza Politema alla sede
del giornale “La Repubblica” dalle ore 16,00 Mostra, volantinaggio,
spikeraggio, informazione sulle iniziative organizzate nelle altre città, a
partire dalla mobilitazione delle compagne e donne lavoratrici e disoccupate
del Mfpr di Taranto per “Carmela, Sarah e tutte le giovani e donne violentate e
uccise”


Mfpr Palermo

pc quotidiano 22 novembre - come sta andando il processo eternit a torino ?

cronaca delle ultime due udienze

PROCESSO ETERNIT: UDIENZA DEL 15 NOVEMBRE

La seduta odierna ha inizio alle ore 9:45 con una precisazione della Corte, su richiesta dei difensori del responsabile civile svizzero escluso dal procedimento lo scorso 18 ottobre: la società in questione, indicata in precedenza come Eternit Schweiz, deve essere intesa come la Eternit (Schweiz) AG.
A seguire viene ascoltato il ct, della difesa Schmidheiny, professor Nano, docente presso il Politecnico di Milano; l'oggetto della consulenza riguarda il seguente tema: ricostruzione degli interventi tecnici che possono aver determinato miglioramenti nella sicurezza della lavorazione dell'amianto e nella tutela ambientale, nei quattro stabilimenti esaminati in questo processo.
Occorre dire che il ct si attiene a dati tecnici - anche se risultano essere assai lacunosi ed arbitrari, come farà notare l'avvocatessa Mara di Medicina Democratica durante il suo interrogatorio - evitando di scivolare nella consulenza giuridica.
Per altro verso, però, la trattazione evidenzia come gli interventi dell'azienda possano essere riferiti esclusivamente al periodo successivo al 1973: visto che la pericolosità dell'amianto era conosciuta - lo ha dichiarato il testimone Thomas Schmidheiny durante il suo interrogatorio - sin dall'inizio degli anni sessanta, ed era oggetto di frequenti discussioni a tavola tra il padre Max, lui ed il fratello imputato Stephan, viene spontaneo chiedersi come mai nulla sia stato fatto prima del 1973.
Subito dopo viene ascoltato il dottor Martina, funzionario Inail ct del pm, il quale riferisce sui costi a carico della collettività per le malattie professionali legate alla lavorazione dell'amianto; la difesa, in particolare l'avvocato Zaccone, contesta il fatto di non essere in grado di effettuare il suo interrogatorio, poiché ci sono delle differenze di cifre tra quanto depositato in udienza preliminare e quanto oggi esposto, chiedendo pertanto di poter interrogare il ct dopo aver letto questa nuova documentazione.
La Corte accetta la richiesta, e aggiorna la seduta a lunedì 22 novembre, quando verrà ascoltato, con l'aiuto di un interprete, il canadese Castelman; successivamente, se resterà tempo, toccherà all'esame di Silvestri e al controesame di Carnevale.
Torino, 15 novembre 2010

PROCESSO ETERNIT: UDIENZA DEL 22 NOVEMBRE

La seduta odierna - che si apre alle ore 9:20 in un'aula che presenta un buon colpo d'occhio anche grazie alla presenza - oltre che dei casalesi, venuti con tre autobus, di cui uno formato totalmente da studenti - di alcuni esponenti di Legami d'acciaio, l'associazione che raggruppa ex dipendenti, e familiari, dell'altro grande processo in corso di svolgimento a Torino, quello contro la multinazionale tedesca dell'acciaio Thyssenkrupp, prevede l'audizione dei ct: Carnevale, del pm, e dottor Castelman, della parte civile Associazione Familiari e Vittime dell'Amianto, di Casale Monferrato.
Il primo, che deve sostenere il controinterrogatorio, sottolinea a più riprese come sia l'amianto - anche se inalato in piccolissime quantità - ad indurre il mesotelioma; precisa, inoltre, che non è detto, a differenza di quanto sostenuto dalla difesa per spostare il problema il più indietro possibile nel tempo, che sia la prima fibra inalata a sviluppare la malattia.
A seguire tocca allo statunitense Castelman, consulente ambientale per le tematiche di salute e prevenzione delle malattie: proprio in relazione a quest'ultimo motivo si è occupato, per l'Organizzazione mondiale della sanità , delle patologie legate all'amianto, mentre in passato ha collaborato con il proprio Governo.
Il ct dimostra, attraverso la lettura di parti del suo libro ed altri documenti - che saranno successivamente acquisiti agli atti dalla Corte - come sin dagli anni 30 i produttori di amianto conoscessero la pericolosità per la salute del minerale.
In particolare cita una lettera di Max Schmidheiny, dell'agosto 1950, diretta alle altre imprese produttrici di cemento-amianto che dimostra come fosse interesse delle ditte produttrici di nascondere gli effetti nocivi sulla popolazione - anche attraverso la omissione volontaria dell'etichettatura contenente le precauzioni da adottare nell'utilizzo dei manufatti in cemento-amianto, precauzione voluta proprio dalla Eternit per evitare problemi sul mercato europeo.
Bisogna dire che la scelta del traduttore dall'inglese non aiuta certamente alla profonda comprensione di quanto affermato dal ct: colui che se ne occupa - evidentemente i fondi sono risicati, dopo i tagli della Finanziaria - è il tecnico del suono che normalmente si occupa delle registrazioni delle udienze di questo processo; inutile dire che si dimostra molto più capace con i microfoni che con le traduzioni, ma è quantomeno scontato, essendo quello il suo lavoro.
Nella prossima udienza, in programma lunedì 29 novembre, avrà luogo il controinterrogatorio di questo ct da parte del pm e delle difese degli imputati.

Torino, 22 novembre 2010



Stefano Ghio - Rete sicurezza Torino

pc quotidiano 22 novembre - diserta il 27 della cgil - lotta per lo sciopero generale

la manifestazione della cgil del 27 è una processione e una contro-manifestazione rispetto a quella del 16 ottobre
è una manifestazione per l'unità con cisl uil e per ricucire con i padroni
è una manifestazione di sostegno alla sinistra parlamentare o aspirante tale
è una manifestazione contro la richiesta dello sciopero generale

proletari comunisti

domenica 21 novembre 2010

pc quotidiano 21 novembre - OPERAI SOMMINISTRATI ILVA 4° GIORNO DI LOTTA.


4° GIORNO DI PRESIDIO E SCIOPERO DELLA FAME DEGLI OPERAI SOMMINISTRATI ILVA.

"il presidio è ad oltranza finchè non avremo la soluzione al nostro problema".

Il clima è buono tra i 12 operai che fanno lo sciopero della fame al presidio sul ponte che porta alla direzione dell'Ilva. Anche l'operaio che ieri stava male, anche se chiaramente debole sta meglio.
E oggi i somministrati Ilva preparano la conferenza stampa di domani, lunedì alle 16 al presidio, che faranno insieme alle loro famiglie e a cui hanno fatto appello a partecipare anche a tutti gli operai precari, in mobilità, ai cittadini. "alcuni lavoratori dell'Ilva hanno fatto una colletta per
comprare teloni e plastiche con cui ci ripariamo dal vento che batte sul ponte" - ha detto il rappresentante del Comitato somministrati Ilva.
Poi per Martedì che verrà la Marcegaglia a Taranto ad incontrarsi proprio con Riva, chiedono un confronto perchè cominci a mettere il pratica "le sue dichiarazioni dei giorni scorsi, quando ha detto che lo sviluppo economico vero si ha stabilizzando il precariato".

"Tutto quello che viviamo al presidio - ha detto il rappresentante del Comitato - si riversa parallelamente sulle famiglie. I nostri genitori in pensione ci danno una mano economicamente e logisticamente. Alcuni di noi sono stati sfrattati, altre famiglie si sono dovute dividere forzatamente perchè marito e moglie sono andati a dormire dai rispettivi parenti per contenere le spese. La situazione è drammatica. Non ce la facciamo più".

Oggi la delegazione dello Slai cobas per il sindacato di classe, ha fatto un appello a tutti gli operai dell'Ilva:

"AL FIANCO DEI SOMMINISTRATI IN LOTTA
STANNO LOTTANDO ANCHE PER TUTTI VOI
CONTRO LA POLITICA USA E GETTA, DI ATTACCO AI DIRITTI DI PADRON RIVA
SE L'ILVA CONTINUA A FARE QUELLO CHE VUOLE, PEGGIORA LA SITUAZIONE DI TUTTI GLI OPERAI.

Gli operai sono decisi a resistere, hanno convocato una conferenza stampa per lunedì prossimo alle ore 16 presso il loro presidio sulla scalinata vicino alla Direzione dell'Ilva.

INVITIAMO GLI OPERAI IN TURNO DI USCITA A VENIRE AL PRESIDIO VICINO LA
DIREZIONE ILVA.

La linea di chiusura di Riva verso i somministrati e la stessa linea che sta usando verso tutti gli operai con la cassintegrazione - che doveva già essere terminata secondo i precedenti impegni e ora invece passa alla cig in deroga che è l'anticamera dei licenziamenti. Per l'Ilva la crisi ha sempre una proroga e quindi così non ha mai fine - di fatto Riva, come tanti grandi padroni, ha trovato il "filone d'oro" per continuare a scaricare ogni difficoltà sugli operai, liberarsi di alcuni, come i 650 somministrati e supersfruttare chi resta, negare diritti, ecc.

La lotta per il lavoro è una sola! Per questo occorre l'unità e la solidarietà verso il presidio degli operai somministrati...".

INVITIAMO LE REALTA' DI OPERAI, LAVORATORI, DISOCCUPATI, LE REALTA' IN LOTTA PER IL LAVORO A MANDARE LA LORO SOLIDARIETA'.

da Slai cobas per il sindacato di classe - Taranto

pc quotidiano 21 novembre - milano il corteo del 20 per gli immigrati sulla torre di via imbonati

Un tempo inclemente,
una presenza intimidatoria di digossini-robocop antisommossa-fotografi
molesti, non hanno impedito che la manifestazione lanciata dal Comitato
Immigrati e dal presidio sotto la torre di via Imbonati fosse molto
partecipata (2000 circa)-comunicativa e guidata dal protagonismo degli
immigrati.
Dai microfoni del furgone che apriva il corteo si è levata
forte la denuncia della sanatoria truffa-del razzismo istituzionale-
della repressione contro gli immigrati di Brescia, ma anche la
necessità dell’unità nella lotta di lavoratori immigrati e italiani.
Così come, con un linguaggio semplice, si smascherava la politica
della “tolleranza zero” del governo, che mette in primo piano il
“pericolo” immigrati per scaricare sulle masse popolari la Crisi e
coprire la loro corruzione, riferimento al caso Ruby. Così come non
sono mancate la denuncia che nega il diritto all’integrazione, coi
tagli nella scuola che nega il diritto allo studio a ragazzi italiani e
immigrati coi tagli della Gelmini, o il diritto alla casa con gli
sgomberi. Tante le realtà solidali che hanno partecipato : dai centri
sociali, dal Cantiere ai Transiti, che hanno portato il loro contributo
nelle lotte tra gli studenti e gli occupanti di case popolari; comitati
e associazioni, come il Comitato per Non dimenticare Abba e l’
Ambulatorio Popolare di via dei Transiti, che hanno portato la loro
denuncia del razzismo che uccide o che nega il diritto alla salute.
Molte le sigle dei partiti, da alcune sezioni di Rifondazione a SEL,
PCL e CARC, la cui presenza è sembrata più che altro la solita presenza
parassitaria, che “tutto denuncia” e “nulla fa” per fare proprie le
esigenze e le aspirazioni degli immigrati. Organizzazioni sindacali
dalla CUB alla Cgil, dalla Fiom al Coordinamento “Uniti contro la
Crisi”, ma anche qualche bandiera della Cisl, che hanno mostrato,
tranne il Coordinamento, il loro ruolo di mediazione filo istituzionale
già emerso nella lotta di Brescia. Significativa è stata la presenza
del Coordinamento che sostiene la lotta dei lavoratori delle
Cooperative, che hanno portato, oltre alla parole d’ordine di Unità-
Lotta-Organizzazione, la denuncia delle bestiali cariche e caccia all’
uomo che avevano subito al presidio di lotta nella notte precedente. I
compagni di proletari comunisti di Milano e Bergamo hanno contribuito
con piccola delegazione e uno striscione multilingue (indi-arabo-hurdu-
inglese-francese-spagnolo-italiano), portato da immigrati bergamaschi
(di India, Pakistan, Bangladesh), che recitava “proletari italiani e
immigrati uniti per cacciare il governo e Maroni”, piccolo spezzone che
ha anche propagandato e invitato a sostenere/copro muovere la
manifestazione del 4 dicembre a Paderno Dugnano lanciata dalla Rete
nazionale per la sicurezza sui posti di lavoro, in quanto parte
integrante della lotta degli immigrati.
Insomma uno squarcio di luce in
un grigio pomeriggio milanese, che ha attraversato le strade di uno dei
quartieri più multietnici della città e tra le più militarizzate della
Milano Nera della giunta Moratti, che ha iniziato a rompere l’assedio e
i divieti del razzismo istituzionali, ma, come sottolineato dagli
immigrati, a “non aver più paura”.

Circoli proletari comunisti Milano-
Bergamo
prolco.mi@tiscali.it
21-11-10

pc quotidiano 21 novembre - appello della rete nazionale per la sicurezza sui posti di lavoro -

settimana nazionale di mobilitazione 4-10 dicembre
dall'Appello della rete nazionale per la sicurezza sui posti di lavoro


Le morti sul lavoro stanno crescendo, nonostante padroni, governo e i loro mass media dicano il contrario.
Dopo una settimana di agonia è morto uno dei 7 operai del rogo di Paderno Dugnano, bruciato come gli operai della Thyssenkrupp.
Questa morte si aggiunge alla strage infinita di lavoratori che, ad oggi, ha fatto più di 500 morti dall'inizio dell'anno, da Capua e Napoli divenuta nuova capitali delle morti sul lavoro, al nord est, dalla Lombardia alla Sicilia, dal Trentino alla Puglia, soffocati nelle cisterne, caduti e schiacciati nelle fabbriche e nei cantieri, folgorati, travolti sulle rotaie ...
Il 27% delle vittime sono operai edili, meridionali e immigrati soprattutto,impiegati nei subappalti nei cantieri del nord, e poi ci sono le morti che non rientrano nelle statistiche che avvengono sulle strade mentre i
lavoratori vanno o tornano dai turni massacranti di lavoro.
L'intensificazione dello sfruttamento della "moderna" catena di montaggio,con in testa la Fiat, fa aumentare il rischio per la vita e la salute degli operai e aumentano le malattie professionali in tutte le fabbriche anche quelle non toccate dalla morte.Gli operai immigrati, i precari, non sono liberi di scegliere se accettare o meno il ricatto del padrone: le sue regole sono le catene per i moderni schiavi del profitto per cui anche la sicurezza sul lavoro non dev'essere un diritto.Ma troppe sono anche le morti anche per il non lavoro, il lavoro negato per i licenziamenti, com'è successo a Taranto e a Bologna, oppure per il futuro negato a tanti giovani con contratti precari, come a Palermo.
Il governo mette in campo tutta la sua politica e il suo odio di classe contro i lavoratori con il collegato lavoro, apripista per la cancellazione dello Statuto dei lavoratori, con il taglio ulteriore ai controlli ispettivi di apparati di vigilanza, controllo e prevenzione che devono "collaborare" con le aziende, con lo smantellamento pezzo-pezzo del Testo Unico sulla sicurezza, con la depenalizzazione e la riduzione delle sanzioni agli imprenditori colpevoli di infortuni o morti per e sul lavoro, con la cancellazione del registro degli infortuni.
Con la Finanziaria è stato soppresso un istituto come l' ISPESL, unico ente di ricerca nel settore della prevenzione della sicurezza del lavoro e ci ha voluto umiliare col vergognoso spot sulla sicurezza che scarica la responsabilità unicamente sui lavoratori.
La Rete nazionale per la sicurezza sul lavoro è stata finora la più attiva realtà in grado di condurre questa guerra di classe come battaglia unitaria e nazionale con le lotte manifestazioni nazionali a torino, taranto, è in ogni luogo in cui è stato possibile arrivare unendo operai,delegati rls,familiari tecnici,medici,associazioni e ogni energia disponibile.
Serve lo sciopero generale nazionale e una manifestazione una nuova manifestazione nazionale di lotta e di combattimento nel senso letterale della parola, a partire da una settimana di mobilitazione nazionale che abbiamo lanciato dal 4 al 10dicembre da realizzarsi a livello territoriale e nei luoghi di lavoro
Manifestazioni e iniziative sono già programmate in tutta Italia tra cui a Taranto
invitiamo ad aderire e partecipare
Rete nazionale per la sicurezza nei luoghi di lavoro
bastamortesullavoro@gmail.com

pc quotidiano 21 novembre - paderno dugnano un altro morto - è giusto manifestare

Un altro morto per le ustioni causate da un incidente sul lavoro. Ha fatto una seconda vittima l'esplosione nella fabbrica di Paderno Dugnano (Milano) del 4 novembre. È Arun Zeqiri, di origini albanesi, 44enne. Si è spento a Torino, all'ospedale della Maria Addolorata. Segue la fine di Sergio Scapolan, l'uomo di 63 anni che era morto nei giorni scorso a Sampierdarena, a Genova. L'esplosione ha ferito altri due uomini che versano in gravi condizioni.

Zeqiri era rimasto ustionato dall'esplosione di una bombola di acetilene, poi propagatasi a bombola di gpl e a bidoni di vernice, alla Eureco di Paderno Dugnano.
Era ricoverato nel reparto grandi ustionati dell'ospedale Cto di Torino.
Aveva ustioni di secondo e terzo grado sul 70% del corpo. Lavorava per la cooperativa che
aveva in appalto lo stoccaggio dei rifiuti e di proprietà dello zio di Zeqiri. Sul quale pende una doppia accusa per omicidio colposo: per Arun Zeqiri e per Scapolan.

Tra i feriti L.S., 37 anni, ricoverato in Terapia intensiva all'Ospedale Niguarda di Milano, ha sviluppato uno ''shock settico severo'' con insufficienza di diversi organi contemporaneamente. I sanitari hanno rimandato l'intervento chirurgico in programma per curare le gravi ustioni che l'operaio ha su gran parte del corpo.


lares, eureco
4 dicembre manifestiamo a paderno dugnano

In seguito all'incidente avvenuto alla Eureco, nel quale sono stati coinvolti sei lavoratori, alcuni dei quali ancora in gravissime condizioni, i lavoratori del presidio Lares sono ancora una volta a chiedere alle autorità preposte, la messa in sicurezza della fabbrica in considerazione delle sostanze nocive in essa contenute e si augurano, anche alla luce di ciò che è appena successo nell'altra fabbrica del territorio, che il loro appello non venga di nuovo ignorato. In effetti non è la prima volta che i lavoratori cercano di portare il problema all'attenzione delle Istituzioni.
I lavoratori del comitato già molto tempo fa si erano attivati denunciando la situazione mediante una lettera che fu consegnata all'ufficio ARPA di Garbagnate Milanese e all'ufficio ecologia del Comune di Paderno Dugnano. In seguito a ciò venne effettuato un sopralluogo da parte della responsabile dell'ufficio ecologia la dott.ssa Casciano Guglielmina Ivana ed un impiegato della stesso ufficio, oltre a due responsabili dell'Arpa, uno di Garbagnate e uno di Busto Arsizio e altre due persone di una ditta specializzata nel trattamento dei rifiuti e messa in sicurezza degli acidi (uno era il titolare l'altro un tecnico).Questa società valutò e presentò un preventivo da li a poco tempo al Comune, ma purtroppo a tutt'oggi la situazione delle sostanze contenute nell'azienda è rimasta invariata.

Di seguito pubblichiamo l'elenco della tipologia e della quantità delle sostanze presenti negli impianti della Lares inviato anche al blog cittadino 7.000 lt acqua ossigenata 130 vol, 2.000 lt acido cloridrico 37%, 6.000 lt acido solforico 50%, 3.000 lt cloruro ferrico 40%, 8.000 lt cloruro ferroso 11 %, 7.000 lt ammoniaca 250 gr/lt, 10.000 lt ac. nitrico 10%, 12.000 lt rame chimico esausto, 26.000 lt clururo rameico, 57.500 lt rame solfato 25 gr/lt, 9.200 lt stagno elettrolitico, 18.712 tonnellate di rifiuti vari, tra cui oli esausti, solventi esausti,sali di tiurea, tutto rigorosamente all'aperto da due anni. E poi rimane la fabbrica con tutte le linee, circa 12, piene di prodotti chimici, il laboratorio chimico con tutti i reagenti, e il reparto di depurazione delle acque, e tutti i magazzini di prodotti sia chimici che di materiali di base.

Un grande abbraccio e tutta la nostra solidarietà e partecipazione ai lavoratori coinvolti nello scoppio della Eureco, insieme all'augurio che possano tornare presto sani e salvi alle loro famiglie.

I lavoratori del presidio Lares


la rete nazionale per la sicurezza sui posti di lavoro nel quadro della settimana nazionale di mobilitazione dal 4 all'10 dicembre in tutta italia promuove una manifestazione a Paderno per il 4 dicembre invitiamo tutte le realtà impegnate e sensibili al tema a costruirla insieme.

per adesione e contatti, proposte bastamortesullavoro@gmail.com 335 5244902

rete nazionale per la sicurezza sui posti di lavoro - nodo Milano Bergamo
retesicurezzamilano@gmail.com



comunicato rete 5 novembre

l'esplosione e il ferimento grave di 7 operai, sono l'ultimo crimine sul fronte della sicurezza sul lavoro i padroni sono assassini - le istituzioni complici - il governo intanto peggiora la situazione i sindacati confederali tutti al di là del momento del fatto non fanno nulla - rsu e rls partecipano, tranne rare eccezioni alla gestione criminale della sicurezza - precarietà, ricatto occupazionale, leggi sull'immigrazione fanno il resto la rete nazionale per la sicurezza sui posti di lavoro è stato finora l'unico strumento generale di contrasto di tutto questo dalla Thyssen all'Ilva, da Palermo a Molfetta, da Roma al porto di ravenna... ma pochi la hanno utilizzata e molti l'hannno boicottata - in primis nel nostro campo i sindacati di base - tranne lo slai cobas per il sindacato di classe - usiait roma altri mettono su patetiche e pietistiche,convegnistiche, strumentali e inutili 'imitazioni per settarismo, mentalità ristretta, incomprensione politica e di classe della questione ma la rete resta l'unica reale proposta nazionale per la denuncia, il contrasto la mobilitazione fare della rete lo strumento per colpire a livello unitario di massa i padroni assassini, il governo e i loro complici all'interno e nel percorso della indispensabile rivoluzione politica e sociale che metta fine all'orrore senza fine delle morti sul lavoro, per costruire uno stato un governo basato sul primato della vita operaia e proletaria e non sul profitto l'azione immediata in prima persona da subito nelle fabbriche e nei territori segnati dalla morte per il lavoro la manifestazione e l'assemblea nazionale in occasione della conlusione del processo Thyssen sono le scadenze attuali di questa guerra di classe che porteremo fino in fondo

rete nazionale per la sicurezza sui posti di lavoro
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