mercoledì 10 novembre 2010
pc quotidiano 10 novembre - napoli oggi in piazza gli studenti
ore 9:30 - p.zza del gesù
L’istruzione pubblica sta per essere soffocata e noi studenti stiamo facendo di tutto pur di esprimere il nostro dissenso e la nostra rabbia. Le ultime mobilitazioni di cui siamo stati i protagonisti sono state criminalizzate dai media e represse con forza dalla polizia. Noi non vogliamo dichiarare guerra a nessuno, ma sono le istituzioni che hanno dichiarato guerra a noi; noi pre(te)ndiamo i diritti che ci spettano, i diritti che abbiamo conquistato e che solo per questo vanno difesi con qualunque mezzo. Non possiamo permettere che questi stessi diritti ci siano negati, che ci scivolino via dalle mani o che ci siano strappati via con la forza.
Negli ultimi anni le riforme che hanno investito l'istruzione sono state caratterizzate da pesanti tagli dei fondi. Dietro la retorica della razionalizzazione si nasconde un preciso intento di affossare la scuola pubblica privilegiando altri settori. Altro che mancanza di fondi! I soldi ci sono ma vengono sprecati e bloccati quando il loro investimento non è produttivo per il mercato e per i profitti di pochi. E' l'intero sistema formativo e lo stesso concetto di diritto allo studio che cambiano la loro natura attraverso una gestione sempre più autoritaria.
Gli studenti cercano di esprimere il proprio dissenso, ma come risposta immediata ricevono solo repressione. Ed ecco che fioccano da un lato misure disciplinari all'interno delle scuole, come sospensioni e accompagnamenti, e dall'altro misure repressive in piazza. Hanno dato inizio ad una vera e propria “caccia allo studente” privandoci così non solo del diritto all’istruzione e alla mobilità, attraverso la riduzione di borse di studio, l'aumento del prezzo dei libri e lo smantellamento di tutti quei servizi sociali che dovrebbero invece essere pubblici e per tutti, ma soprattutto spogliandoci della nostra libertà e della nostra dignità.
La scuola si sta lentamente avviando verso un processo di privatizzazione e noi non possiamo fare finta di niente. Dobbiamo svegliarci dall’indifferenza che è la causa principale del degrado che oggi ci troviamo ad affrontare tutti insieme. Viviamo in un paese in cui si dice esista la libera espressione, allora facciamoci sentire, alziamo la voce, lottiamo con entusiasmo. Non lasciamoci intimorire dalle loro minacce, distinguiamoci per la nostra determinazione! È necessario il protagonismo dal basso degli studenti che devono lottare senza delegare ad altri il proprio futuro, prendendo nelle proprie mani ciò che gli spetta e capire che la vittoria delle proprie lotte scorre al fianco delle battaglie e delle conquiste di tutti gli altri (disoccupati, studenti, lavoratori, precari, immigrati).
Il futuro è ancora da scrivere! I diritti non si meritano, si conquistano!
dal sito collettivo autorganizzato universitario - ist orientale napoli
pc quotidiano 10 novembre - ieri è stata una bella giornata..
Berlusconi è andato sotto anche in Parlamento per tre volte, mostrando a cielo aperto la crisi della maggioranza e il rischio crisi di gioverno.
Chi sta a guardare mentre annuncia manifestazioni è il PD, che vuole solo un governo dei padroni senza Berlusconi per proseguire la stessa politica con altri mezzi.
La polizia ha caricato a Brescia come a Milano, ma non piega gli immigrati in lotta né le forze solidali.
Ma è una buona notizia anche lo scontro aperto tra Fiom e Cgil - l'uomo dei padroni di turno ora alla guida della cgil, Susanna Camusso, corre all'accordo con i padroni sulla produttività, all'apertura a Cisl Uil; la Fiom dice no e chiede lo sciopero generale, bene ma troppo poco.
La Cgil di Camusso è contro lo sciopero generale e punta a dar man forte al PD nella dialettica tra Berlusconi e nuovo governo dei padroni.
La manifestazione del 27 della Cgil è appunto al servizio di questo.
La fiom fa molto male ad andarci, così la solita genia di falsa sinistra che fa da contorno alla Cgil.
Bisogna fare una campagna per lo sciopero generale per 10 100 mille lotte e contestazioni - per il boicottaggio della manifestazione della Cgil, per la caduta del governo Berlusconi e di ogni governo dei padroni.
proletari comunisti
11 novembre 2010
pc quotidiano 10 novembre - CONFERENZA MILANO: DI QUALE FAMIGLIA PARLANO?
La coppia scoppia: dagli ultimi dati statistici: crescono le coppie di fatto; in 35 anni i matrimoni si sono dimezzati. Crescono le separazioni (84.165 nel 2008) e i divorzi(54.351). Sempre nel 2008 il 20% delle nascite fuori dal matrimonio.
Sacconi dixit: aiuti solo alle coppie sposate che procreano. Alla luce dei dati è chiaro perchè ha dovuto fare dietrofront: “anche alle coppie di fatto”- i dati reali mostrano che la realtà concreta è lontana anni luce dalla “centralità” della famiglia, nucleo “naturale e fondamentale” della società; da soli, i dati, rischiano di smentire clamorosamente l'accanimento per rilanciare la famiglia tradizionale, con il necessario ruolo della donna “angelo del focolare, riproduttrice della forza lavoro. E mentre alla conferenza per la famiglia, che si tiene in questi giorni a milano, “si mettono al centro interventi a favore della famiglia” continuano licenziamenti-principalmente di donne-tagli a scuola, sanità, servizi alla persona, aumentano le tariffe.
La conferenza sulla famiglia spande a piene mani, da un lato concezioni oscurantiste e reazionarie, dà un'aurea di “politica dal basso” , di ascolto dell'associazionismo “popolare”, di questo governo moderno fascista, dall'altro fa, oggettivamente, da apripista alla politica populista governativa tra le masse popolari, contribuisce ad offuscare e corromperle ideologicamente, praticamente; politica governativa che, apparentemente, si occupa dei problemi quotidiani del “popolo” per meglio opprimere, in primis, le donne. E disposti a svolgere il ruolo di stampelle, siamo certe, il moderno fascismo sulla sua strada ne sta trovando e ne troverà tanti, così come il vecchio fascismo.
La famiglia scoppia: sempre più dati confermano che la famiglia – che tutti i politici benedicono per il grande ruolo di ammortizzatore sociale in Italia, come caratteristica “peculiare” della famiglia italiana-non riesce più a far fronte, a sostenere il ruolo di ammortizzatore sociale: sempre più sono le famiglie povere, per cui una spesa imprevista di 600 euro non sarebbe sostenibile, ma neanche le spese correnti sono, spesso, in grado di sostenere: della serie è stata spemuta fino allo stremo!
Dal foglio mfpr del novembre 2005 riportiamo integralmente un articolo attuale ( della serie nulla è cambiato ma si dimostra come i governi di centrodestra e di cosidetta sinistra hanno strenuamente lavorato contro le donne-ndr)
IN MORTE DELLA “SACRA FAMIGLIA”
“In nome della famiglia, si attaccano le donne, si peggiorano le loro condizioni di vita, si aumenta la loro oppressione sociale, si negano diritti; in nome della famiglia, si nega il lavoro e si aumenta la precarietà e la discriminazione sul lavoro delle donne, fino a considerarle per legge (vedi Legge Biagi) “soggetti sfavoriti a forte esclusione sociale”; in nome della famiglia si danno elemosine/premi alla prolificità di mussoliniana memoria per fare figli, e si tagliano, però, i fondi della sanità e negli ospedali le donne ritornano a morire per un parto; in nome della famiglia, riparte l'attacco della chiesa di Ruini/ratzinger sul diritto d'aborto; in nome della famiglia si ammazzano le donne che osano decidere con la loro testa della propria vita.
La 'famiglia' per la chiesa che pesa in modo sempre più opprimente e sfacciato nella vita sociale e politica e sociale, per il governo, per lo Stato è diventata la “sacra famiglia”. Volutamente sempre più astratta, più neutra, non reale. La famiglia è una realtà concreta, in quelle proletarie non si arriva alla quarta ma anche alla terza settimana non si riesce a mandare i figli agli asili per le rette alte, in queste famiglie le donne consumano anni della loro vita ad assistere gli anziani, devono fare le serve in casa e fuori casa perchè è spesso il solo lavoro che si trova e quando hai uno straccio di lavoro più decente, per esempio in fabbrica, con i turni non riesci per giorni o settimane a stare insieme a tuo marito e ai tuoi figli, ecc.
Non c'è poi la “famiglia”, ci sono “le famiglie”, le famiglie dei borghesi, dei capitalisti, dei ricchi, in cui come diceva Marx il fondamento dei rapporti tra uomo e donna, tra genitori e figli è dato solo dal capitale, dalla proprietà privata, in cui l'unico valore che si tramanda è quello della capacità di far soldi e spesso le donne sono delle ricche prostitute legalizzate o delle ligie/oscure segretarie delle oscure scalate dei mariti finanzieri, banchieri, padroni che siano. E ci sono le famiglie dei lavoratori, dei precari, dei disoccupati, in cui nel come tirare avanti, nel come arrangiarsi, nelle speranze deluse di una vita migliore, si consuma la vita e anche spesso i sentimenti, in cui le uniche “distrazioni” per le donne due volte sfruttate, due volte oppresse, devono essere i reality show delle tv di Berlusconi, in cui, però, si insinuano, abbrutiti e senza neanche la contropartita degli scintillanti miliardi dei borghesi, i valori della borghesia: la proprietà che può essere solo verso la donna e i figli, il ruolo del maschio che schiacciato sul lavoro, nella società si rivale sulla “propria” moglie, la misera ideologia maschilista e fascista verso le donne.
Ma la famiglia deve essere per forza astratta. Perchè essa e il ruolo della donna in essa devono essere il fondamento che salva l'ordine esistente-cioè che salva il loro sistema capitalista- che agisca da “ammortizzatore sociale” del peggioramento delle condizioni di vita della maggiorparte delle masse popolari, in cui le donne devono, come scrive Ratzinger, “lenire le ferite, far zittire chi vuole urlare e lottare...”, per impedire che le contraddizioni di classe, sociali escano fuori ed esplodano in ribellione, rivolta, rivoluzione.
Ma hanno fatto male i loro conti. Le donne, proprio dalla loro condizione di più oppresse e sfruttate traggono una ragione in più per scatenare la loro ribellione. Le donne proletarie e delle masse popolari non hanno altra via, per rompere le loro doppie catene, per avere una vita in cui possano decidere, in cui i rapporti siano effettivamente liberi, che fare la rivoluzione per rovesciare questo sistema sociale e tutta la sua sporca ideologia.”
mfpr
milano, 9 novembre
pc quotidiano 10 novembre - Lo Stato dei magnaccia torna all’Aquila a lavarsi la faccia
L’Aquila 9 novembre 2010 Una settantina di persone hanno manifestato nei pressi della scuola della guardia di finanza (dove si è svolto il G8), contro l’arrivo di Berlusconi e Bertolaso e per rilanciare la manifestazione nazionale all’Aquila - “macerie di democrazia”- indetta dai comitati cittadini per il 20 novembre.Uno sproporzionato schieramento di carabinieri e polizia in assetto antisommossa ha respinto per 2 volte consecutive il tentativo dei manifestanti di forzare il blocco e di recarsi fin sotto il cuore della cittadella blindata (che ovviamente non era aperta al pubblico). “Corruzione, polizia è questa la loro democrazia” è stato urlato più volte in risposta alle cariche e poi ancora “fuori gli sciacalli dalla città”.
Ancora una volta Berlusconi e Bertolaso hanno evitato di avvicinarsi ai cittadini che protestavano e sono arrivati alla caserma attraverso altre vie, ma la nostra contestazione è arrivata comunque a destinazione.
Schierati con cartelli e striscioni siamo rimasti a presidiare la rotonda prima del blocco con le carriole piene di macerie e urlando alla passerella di militari, funzionari, protezione civile, croce rossa, vigili del fuoco, forestale ecc. diretta alla cerimonia, tutta la nostra rabbia.
“Paramilitari in polo blu, L’Aquila non sarà la vostra Salò”, recitava uno striscione strappatoci durante la prima carica. “Macerie di democrazia, 20 novembre L’Aquila chiama Italia” ricordava invece lo striscione strappato durante la seconda.
Un ombrello con scritto “Vattene” ricordava al presidente, nel caso fosse arrivato in elicottero, il suo dovere nei confronti dei terremotati aquilani e di tutta l’Italia.
Donne con cartelli con su scritto: “tu bunga bunga, noi macerie macerie” oppure “…noi tasse tasse” “…noi map map”. “Fatti, non escort”, “Berlusconi + Bertolaso = monnezza + macerie”.
Sul cartello del movimento femminista proletario rivoluzionario era scritto –milioni per “massaggi” e bunga bunga, Beffe e Botte per chi da vendere ha solo la rabbia, LO STATO DEI MAGNACCIA TORNA ALL’AQUILA A LAVARSI LA FACCIA–
Durante il presidio è stato riconosciuto, a bordo della sua Audi con autista, l’attuale vicecommissario alla ricostruzione Antonio Cicchetti, un altro gentiluomo di sua Santità, coinvolto nell’ennesima “parentopoli” e condannato dalla Corte dei Conti per malagestione della Perdonanza.
Il neo vice commissario è stato bloccato dai manifestanti. Davanti la sua auto spiccava lo striscione con su scritto “basta commissari e cricche d’affari” e da dietro i vetri gli hanno urlato “condannato, è lui, sono i corrotti che dovete arrestare, non noi!” e gli sono stati lanciati coriandoli.
La sua auto è stata quindi vigorosamente presa d’assalto con i corpi, gli striscioni arrotolati, calci e ombrellate e un manifestante vi ha attaccato addosso il cartello che portava con sé: “da noi macerie e topi, nei vostri palazzi mascalzoni e zoccole”.
Il presidio si è concluso con una pioggia battente e con un ingenuo consiglio agli sbirri e un impegno per tutti, da parte di un manifestante che protestava perché ci avevano circondato dentro la rotonda.
Rivolto alle guardie ha urlato: “sono i criminali che dovete reprimere non noi e i criminali sono lì, dietro di voi; quelli come Gheddafi e i suoi amici vanno fucilati, se non lo farete voi lo faremo noi!”
Naturalmente è stato messo a tacere dai buonisti del presidio e da una funzionaria della digos.
Foto e video:
Flickr
repubblica foto
repubblica video
rai3
Il centro
martedì 9 novembre 2010
pc quotidiano 9 novembre - milano - assemblea a sostegno della lotta degli immigrati
Rilanciamo la lotta per il permesso di soggiorno per tutti!
Domenica 14 novembreore 11 Assemblea Nazionale Antirazzista sotto la torre occupata di v. Imbonati a Milano
Le notizie che ci arrivano da Brescia sullo sgombero in atto del presidio dei nostri fratelli immigrati ci fanno confermare ancora di più la nostra volontà di continuare con la lotta a Milano.
Ora più che mai c'è bisogno di moltiplicare le iniziative. Non solo la gru di Brescia e la torre di Milano ma dobbiamo far crescere in ogni città le iniziative di lotta nelle forme e nei modi che ogni città creda più conveniente. Ma per sostenere la lotta degli immigrati a Brescia e Milano dobbiamo farla crescere a livello nazionale!
Per questo in accordo con i nostri fratelli di Brescia abbiamo lanciato una riunione nazionale di tutte le associazioni di immigrati, le realtà antirazziste, le associazioni laiche e cattoliche, le organizzazioni sindacali per domenica 14 novembre alle ore 11 a Milano.
Crediamo che sia necessario che tutte le realtà a livello nazionale si trovino e discutano insieme sul come proseguire la lotta per il permesso di soggiorno per tutti e contro la sanatoria truffa ed insieme costruire un percorso di lotta.
Vi giriamo per conoscenza un testo che stiamo utilizzando a Milano come piattaforma di lotta e sul quale stiamo chiedendo le adesioni alle realtà milanesi. In questo testo si menziona anche l'appuntamento della manifestazione nazionale. Domani nella conferenza stampa che abbiamo programmata distribuiremo questo testo e anche una proposta tecnica in merito alla sanatoria.
Comitato Immigrati – Milano
Dalla Torre di Via Imbonati: appello alla mobilitazione
Ora siamo stanchi: permesso di soggiorno subito!
Appello alla mobilitazione e convocazione di un’assemblea nazionale.
pc quotidiano 9 novembre - Napolitano firma la legge che peggiora le condizioni dei lavoratori
Quindi quel decreto che Napolitano non aveva firmato il 31 marzo è adesso legge, e questa volta Napolitano non ha mostrato nessun imbarazzo, non detto nemmeno una parola; è chiaro che a qualsiasi domanda sul perché della firma avrebbe risposto come fece con quel cittadino che gli gridava “non firmare!”, “non capite niente, sono stato costretto”! l’alibi è sempre pronto!
Con la firma di questa legge che Sacconi considera come testa d’ariete per sfondare il muro dello Statuto dei Lavoratori, il presidente Napolitano si conferma ogni giorno che passa amico di questo governo, dei padroni e nemico dei lavoratori.
Tra le tante cose negative previste da questa legge, arbitrato, apprendistato a 15 anni (e quindi incostituzionale, tra l’altro, perché l’obbligo scolastico è fino a 16 anni) che abbiamo già riportato nel blog aggiungiamo questa considerazione sull’“effetto strage” che avrà sui precari:
"Con l’imminente entrata in vigore del “collegato lavoro”, approvato dal Parlamento il 19 ottobre, una vera e propria strage minaccia i diritti dei lavoratori precari, da anni in attesa di ottenere la stabilizzazione del loro rapporto di lavoro. Di questa legge si è sinora parlato soprattutto per le norme che favoriscono il ricorso alla giustizia arbitrale e che sono state bocciate dal Presidente della Repubblica per la loro portata restrittiva dell’autonomia dei lavoratori. A questo tentativo di prevaricazione il Parlamento ha in qualche misura posto rimedio seguendo le indicazioni del Quirinale in materia di arbitrato. Ma è rimasto in piedi il meccanismo che, per compiacere la Confindustria, il Ministro Sacconi ha istituito al fine di privare i precari dei diritti acquisiti.
Questi lavoratori si dividono in due categorie: quelli che non ancora si sono rivolti al Giudice, nella speranza di vedere riconosciuto, per accordi sindacali, il loro diritto ad accedere a un rapporto di lavoro a tempo indeterminato, dopo anni di contratti temporanei irregolari subiti per necessità e quelli che hanno già chiesto l’intervento della magistratura per conseguire questo obiettivo. La massa è quella dei lavoratori che non hanno ancora trovato la forza di far valere i loro diritti in sede giudiziaria, ben sapendo che qualsiasi iniziativa di questo tipo, anche se solo preannunciata, ha come primo effetto quello di essere esclusi da future assunzioni a termine, in attesa che il Magistrato si pronunci: il che, con esclusione di alcuni centri come Torino, comporta abitualmente processi pluriennali. A questi lavoratori, che, per non mettere a repentaglio la loro precaria occupazione, hanno sinora taciuto, la nuova legge pone una drastica alternativa: entro 60 giorni dalla sua entrata in vigore essi dovranno comunicare all’azienda, in forma scritta, l’impugnazione di tutti i contratti irregolari sino ad oggi subiti; se non lo faranno, i loro diritti saranno colpiti da decadenza.
Inoltre, nel caso che abbiano comunicato all’azienda l’impugnazione, questa diventerà inefficace se non sarà seguita, entro il successivo termine di 270 giorni, dal deposito del ricorso davanti al Giudice del Lavoro. Sino ad oggi la legge ha consentito di far valere in sede giudiziaria, senza limiti di tempo e senza necessità di preventiva impugnazione scritta, la nullità dell’apposizione del termine al rapporto di lavoro. Per questo i precari hanno potuto rivolgersi ai giudici anche dopo aver subito in silenzio anni di assunzioni irregolari. D’ora in avanti per chi manterrà il silenzio, dopo 60 giorni scatterà la decadenza, che potrà travolgere i diritti maturati nel corso di anni di tacita soggezione dovuta al bisogno di lavorare. Anche se vi sono ragioni per dubitare della costituzionalità di questa norma, è bene che coloro che sinora hanno taciuto escano dal silenzio e comunichino per iscritto al datore di lavoro, entro 60 giorni dall’entrata in vigore della legge, la volontà di far valere di loro diritti. Altro colpo alle tutele dei precari viene dato dal “collegato lavoro” con un’altra norma, quella limita a un massimo di 12 mensilità dell’ultima retribuzione il risarcimento del danno subito dal precario per essere rimasto disoccupato in attesa della decisione del Giudice. Sinora la giurisprudenza ha commisurato il risarcimento all’intero importo delle retribuzioni maturate, detratti eventuali guadagni ottenuti mediante altri impieghi. Ciò ha comportato che, in caso di processi di lunga durata, i lavoratori hanno potuto recuperare l’intera retribuzione perduta nel periodo precedente alla pronuncia della sentenza. D’ora in avanti, anche se la disoccupazione, in attesa della decisione giudiziaria, durasse alcuni anni (caso non infrequente in numerosi Tribunali) il lavoratore, in caso di vittoria, vedrà drasticamente limitato il suo diritto al risarcimento.
Anche questa norma, che addossa ai lavoratori gli oneri della durata irragionevole del processo, appare viziata da illegittimità costituzionale. Ma, prima che la Consulta possa pronunciarsi, passerà un notevole lasso di tempo. Le storture del “collegato lavoro”, che bastona una categoria già duramente provata, devono essere eliminate immediatamente in sede legislativa, anche perché la normativa dell’Unione Europea vieta di peggiorare le condizioni dei precari.."
(coordinamento rsu)
pc quotidiano 9 novembre - video sulla lotta a brescia
BRESCIA E LA GESTIONE DEL DISORDINE PUBBLICO: LE RESPONSABILITA’ DEL VICEQUESTORE EMANUELE RICIFARI
Vi proponiamo questo video, tra i tanti pubblicati da ctv, nel quale si capisce, senza bisogno di commentare, quale sia stata la gestione del (dis)ordine pubblico nella mattinata dell’8 novembre a Brescia. E in particolare chi è stato chiamato per l’occasione a guidare le forze di polizia. E’ lui, Emanuele Ricifari, il questore vicario.
Importantissimo: diffondete! Video degli arresti di Stamattina in Via San Faustino in cui si vede il Questore vicario che da l'odine di caricare e nel momenti in cui i manifestanti si girano, lui - da dietro - li spinge. Alla loro reazione, partono gli arresti.
link del video
http://ctvmail.org/tubo/video/YDG2RG4AO7Y2/Sgombero-e-arresti-al-presidio-Sopra-e-Sotto-la-Gru--8-nov-2010
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Rete antifascista provinciale Brescia
pc quotidiano 9 novembre - mozione conclusiva assemblea a Milano
All’incontro nazionale tenutosi al Csa Vittoria di Milano domenica 7 novembre 2010 alla quale
hanno partecipato le seguenti realtà :
Coordinamento di sostegno alle lotte delle cooperative Si.Cobas e lavoratori cooperative di
Lacchiarella, Caleppio di Settala, Liscate, Cerro al Lambro, Santa Cristina e Bissone, Varedo,
Origgio, ecc. Csa Vittoria Comitato Antirazzista Milanese Cpo La Fucina Coord. Lavoratori
Uniti San Giuliano Mov. Disoccupati Organizzati Banchi nuovi – Napoli Sin.base Genova Coll.
Area Vesuviana Area Anticapitalista Campana Usi – milano Lavoratori Coop. Alfa – Nerviano
CoordinamentoLavoratori Uniti contro la crisi Slai Cobas per il Sindacato di classe Collettivo
territoriale Baruda – Napoli compagni di movimento di Milano, Novara, Firenze, Modena Torino,
Genova, Roma e Napoli Partito Comunista Lavoratori
che promuovono la seguente
MOZIONE CONCLUSIVA
L’assemblea odierna, che ha visto una partecipazione numerosa e l’espressione di un
interessante livello qualitativo, giudica molto positivo il confronto tra le diverse realtà nazionali
presenti e rivendica la condivisione politica, come segno di solidarietà di classe
internazionalista, con il comunicato che il sindacato di classe basco Lab ha inviato per
consolidare il filo rosso che unisce i popoli in lotta in tutto il mondo.
Il coordinamento di sostegno alle lotte dei lavoratori delle cooperative ha introdotto
l’assemblea facendo il punto sull’evoluzione positiva di questo percorso autorganizzato che ha
visto crescere nel settore della logistica, un elevato livello di partecipazione dei lavoratori (per la
grossa parte forza lavoro immigrata), il porre obbiettivi anche politici oltre che strettamente
sindacali e l’affermarsi del principio della solidarietà di classe tra i lavoratori delle diverse
cooperative con uno sforzo di reciproco sostegno ai singoli picchetti.
L’incontro ha visto la partecipazione dei compagni e delle compagne dei movimenti
anticapitalisti campani, dei disoccupati organizzati Banchi Nuovi di Napoli e di una delegazione
da Terzigno che ha sottolineato le problematiche particolari di quel territorio.
Gli interventi dei compagni sono andati oltre ogni loro specificità cercando di coniugare la
difesa del territorio, il diritto alla salute, il diritto al salario e ad una diversa e superiore qualità
della vita, con la capacità di inserire questi elementi di battaglia sociale all’interno di un quadro
più complessivo di lotta politica, da un punto di vista anticapitalista, per un superamento della
situazione di precarietà e sfruttamento.
L’assemblea ha sottolineato l’importanza di uscire da una logica di specificità d’intervento
economico vertenziale, sindacale e sociale per porre concretamente sul terreno delle lotte e a
partire dalla materialità dei bisogni, un livello di confronto politico più generale che ponga tutti i
conflitti all’interno di una prospettiva di ricomposizione di classe indicando un’alternativa
possibile e necessaria di trasformazione radicale dell’esistente.
L’assemblea decide di estendere questo momento di confronto e questa proposta di
possibili percorsi unitari a tutte le strutture politiche e sindacali, le realtà di lotta nei luoghi di
lavoro, nelle scuole e nel territorio che scelgano di porsi sul terreno dello scontro di classe. Con
l’intento di allargare questa prospettiva su scala nazionale, incentrando il confronto sulla
condivisione della pratica del conflitto e sugli obbiettivi del lavoro stabile, del salario, della
difesa del territorio e della salute, dei diritti per tutti i proletari italiani e immigrati.
Decide di farsi carico di una partecipazione al corteo del 13 novembre a Nerviano per la
difesa dei diritti dei lavoratori della cooperativa Alfa (ore 14,30 via Marzorati davanti al Comune
di Nerviano) e lancia una mobilitazione per il 20 novembre ore 15,30 a Cerro al Lambro davanti
ai cancelli della Gls Executive contro i licenziamenti politici dei lavoratori immigrati della
cooperativa Papavero, nonché di continuare le mobilitazioni in sostegno dei lavoratori della
coop. Clo partecipando alle prossime iniziative.
Milano 07.11.2010
pc quotidiano 9 novembre - UN FORUM PER LA FAMIGLIA DA "MODERNO MEDIOEVO"
Si è aperta ieri a Milano la conferenza per la famiglia: un'iniziativa, un impegno del governo – ha dichiarato Giovanardi in un dibattito televisivo- per la stesura di un piano nazionale di politiche familiari.
E, allora, che cosa si propone questa conferenza il cui relatore Giovanardi ha già annunciato che da questa conferenza molto verrà per il futuro di questo paese?
Una ripresa, in maniera organica, degli attacchi ideologici, politici, pratici in ogni ambito della vita delle donne per meglio opprimerle; chiaramente, in questi anni attacchi non sono mancati da parte dei governi nazionali e locali, della Chiesa, dei paladini della vita: con questa conferenza ora si intende chiudere il cerchio.
Un attacco esplicito, in primis, all'autodeterminazione delle donne, l'affermazione della concezione della donna come incubatrice, serva in famiglia, in una famiglia ammortizzatore sociale su cui scaricare il lavoro di cura dei figli, dei malati, dei disabili, dei vecchi. Esplicitamente viene affermato come bisogna passare dal welfare state (sempre più ridotto) a una “welfare society”.
Si interviene su temi di rilevanza sociale, quali il lavoro, la scuola, servizi, in una prospettiva di un ruolo sempre maggiore del privato sociale, delle scuole private.
Si afferma la centralità della famiglia, “naturale”, si fa strame delle dure lotte e delle conquiste delle donne, su di loro si scarica la crisi, per mantenere questa società, si usa strumentalmente e ipocritamente il sostegno alle famiglie, ma il cuore degli “interventi” a favore delle famiglie è l'attacco al diritto di scelta delle donne.
Già nell'introduzione, ma anche una parte significativa del documento dedicato all' “accoglienza della vita”, si ripropone “la tutela della vita sin dal concepimento”, il ruolo delle associazioni per “aiuto/assistenza alla vita” nei consultori, per meglio colpevolizzare le donne che scelgono di abortire, complicare ulteriormente l'iter già difficile, illudere con aiuti e assistenza; si legittima e rafforza ulteriormente l'obiezione di coscienza, si riafferma l'obbligatorietà, per disincentivarne l'uso, del ricovero in caso di ricorso all' RU 486; il mantenimento della L.40, che considera le donne meno di un embrione, con l'aberrazione di divieto di diagnosi pre-impianto, e vieta la fecondazione eterologa.
Riportiamo stralci dal foglio mfpr del maggio 2007, quanto mai attuali
”.. Un attacco che va a fondo, che vuole toccare il cuore della vita delle donne perchè il diritto d'aborto, conquistato dopo anni di dura lotta, rappresenta non solo l'affermazione del diritto di scelta delle donne in tema di maternità ma anche il diritto di scegliere liberamente in tutti gli ambiti della propria vita. Uno “spettro” minaccioso che si vuole in ogni modo cancellare........avanza dunque la marcia oscurantista verso il moderno medioevo usato contro le donne come base ideologica e politica determinante per lo sviluppo di un moderno fascismo necessario a mantenere il potere economico e politico della borghesia....”
MFPR-Milano
Milano 9 novembre
pc quotidiano 9 novembre - India: Cresce e si rafforza il sostegno alla guerra popolare
Prima dell’arrivo di Obama nel paese, il Times of India, uno dei maggiori quotidiani della borghesia indiana, ha promosso un sondaggio tra le popolazioni di alcuni stati che al contrario di ciò che si aspettavano o speravano tutti gli amici dell’imperialismo conferma quanto sia forte il sostegno alla guerra popolare!
***
Il 58% della popolazione dell’Andra Pradesh dice che il naxalismo è buono, secondo una indagine del Times of India
La più grande minaccia alla sicurezza interna dell'India, come è stata descritta notoriamente dal Primo Ministro, può essere peggiore di quanto si pensava. Questo perché anche in Andhra Pradesh, dove la battaglia contro i maoisti è stata apparentemente vinta, si scopre che il governo sta perdendo la battaglia per la conquista delle menti e dei cuori della gente.
E’ un dibattito che infuria all'interno e al di fuori del partito del Congresso. Il governo dovrebbe adottare un atteggiamento stile “legge e ordine” nei confronti dei maoisti e trattarli come criminali o l’attenzione dovrebbe essere messa più sul tagliare l'erba sotto i loro piedi attraverso un programma di sviluppo che conquista la popolazione delle zone colpite?
Un sondaggio esclusivo nei distretti una volta dominati dai maoisti, della regione Telengana, condotto da IMRB, noto istituto di ricerca di mercato, per il Times of India, ha riscontrato che, mentre gli atteggiamenti verso i ribelli sono ambivalenti, la condanna del governo e dei suoi mezzi di lotta è abbastanza chiara.
I risultati sollevano interrogativi inquietanti sul fatto che il problema, in gran parte incentrato sugli aspetti di polizia, potrebbe essere una strategia errata nel lungo periodo. Hanno anche prodotto un altro interrogativo: la battaglia in Andra Pradesh è stata veramente vinta o i maoisti possono tornare sulla scena in pochi anni?
Legato a questo è la questione di come i maoisti sono visti dalla popolazione di queste parti. Sono percepiti essenzialmente come un gruppo sanguinario, estorsore o come ribelli che lottano per i diritti delle persone?
Il Times Of India ha deciso di fare un sondaggio d'opinione delle zone colpite per scoprirlo. Il problema, però, era che si trattava di una regione in cui i sondaggisti hanno trovato molto difficile entrare. Abbiamo alla fine deciso di condurre l'indagine in quelle zone dell’Andhra Pradesh, che fino a poco tempo fa erano roccaforti dei naxaliti, ma dove le loro attività erano state contrastate. L'indagine è stata condotta, quindi, in cinque distretti della regione di Telengana Adilabad, Nizamabad, Karimnagar, Warangal e Khammam. Questi distretti sono stati scelti non solo perché erano fino a poco gravemente colpite dal naxalismo, ma anche a causa della loro vicinanza agli attuali focolai in Chattisgarh e Maharashtra.
Per capire l'umore del “ADMI AAM” (uomo comune) in questi settori, l'indagine è limitata alle categorie socio-economiche non particolarmente benestanti, e uomini e donne di età compresa tra 25 e 50. Quello che abbiamo scoperto ci ha fatto aprire gli occhi e dovrebbe essere preoccupante per tutti. Lo stato può avere vinto la battaglia delle armi, ma i maoisti sono chiaramente avanti nella percezione. Ciò è particolarmente vero nei distretti di Warangal e Nizamabad come le tabelle allegate mostrano fin troppo chiaramente.
La causa principale della disaffezione è la sensazione opprimente di abbandono delle aree da parte del governo. Circa due terzi ha espresso questa opinione in Warangal e la cifra era dell’81%. Che, si potrebbe dire, non è affatto allarmante. Dati analoghi sarebbero probabilmente uguali ovunque in India. Vero. Ma quando i due terzi dice anche che i maoisti hanno ragione nella scelta dei mezzi che hanno per evidenziare l'abbandono, è difficile accettarlo come normale.
Forse le risposte più rivelatrici sono quelle alla domanda sulla questione se la presenza dei maoisti - ancora meglio conosciuto come Naxaliti in questa area - era buona o cattiva per la regione e se la loro sconfitta da parte della polizia dell’Andra Pradesh ha peggiorato o migliorato le cose.
Quasi il 60% ha dichiarato che i Naxaliti sono stati una cosa buona per la zona e solo il 34% ritiene che la vita sia migliorata da quando sono stati sconfitti. Per quanto riguarda il problema dello sfruttamento: è aumentato dopo che l'influenza dei Naxaliti è scemata? il 48% ha detto sì contro il 38%, il resto non offre alcun parere.
Tali risposte sono sostenute dalle risposte a tre altre domande. La prima di queste era sul fatto se la caratterizzazione dei Naxaliti come estorsori e mafiosi è precisa. Due terzi sono stati in disaccordo. Una ulteriore elaborazione di questo è venuta in risposta ad una domanda aperta. Più della metà ha detto che i Naxaliti hanno lavorato per il bene della zona, un altro terzo ha dichiarato che avevano giuste intenzioni, ma i mezzi sbagliati. Solo il 15% è disposto a descriverli come estremisti.
Altrettanto importante, il 50% degli intervistati ritiene che i naxaliti hanno costretto il governo a concentrarsi sul lavoro per lo sviluppo nelle zone colpite. Queste risposte mostrano proprio quanto la percezione del governo sia negativa da queste parti.
Che le persone qui non siano stati completamente a proprio agio con i metodi naxaliti è anche abbastanza chiaro. Anche una domanda su che cosa spiega la loro forza da queste parti ha mostrato che ben pochi lo attribuiscono solo alla popolarità, la maggioranza dice o che essa è dovuta alla paura o che si trattava di una combinazione di approvazione e di paura. Che, nonostante questa ambivalenza ci sia una visione di simpatia per i naxaliti tradisce solo la ricerca disperata della gente di qualsiasi mezzo per scuotere lo Stato.
Dati questi risultati, non sorprende che le uccisioni da parte dei maoisti siano viste con maggiore indulgenza rispetto a quelli del governo e che le dichiarazioni dello stato sugli scontri a fuoco sono guardati con estremo sospetto.
Il governo può dire, e con qualche giustificazione, che i maoisti rappresentano la maggiore minaccia alla sicurezza interna dell'India, ma quello che questo sondaggio dimostra che il ADMI AAM (l’uomo comune) in queste aree considera l’apatia del governo come la più grande minaccia per il suo benessere.
Le città in cui è stato condotto il sondaggio sono state Kamareddy nel distretto di Nizamabad, Gudi Hathnoor in Adilabad, Sirsilla in Karimnagar, Mahbubabad in Warangal e Palwancha in Khammam. Un totale di 521 persone sono state interrogate in queste cinque città, un campione statisticamente robusti.
The Times of India http://timesofindia.indiatimes.com/india/58-in-AP-say-Naxalism-is-good-finds-TOI- poll/articleshow/6639631.cms # ixzz14ZhHegh0
lunedì 8 novembre 2010
pc quotidiano 6-7-8 novembre -- contro Obama in india , l'appello del PC India maoista

grandi manifestazioni e proteste in diverse città dell'India
raccolto l'appello dei maoisti
Comunicato stampa del Comitato Centrale del Partito comunista dell?india
(Maoista)
31 Ottobr3 2010
OPPORSI CON FORZA ALLA VISITA DI BARACK OBAMA’IN INDIA, IL CAPOBANDA
DELL’IMPERIALISMO USA, IL PRIMO NEMICO DEI POPOLI DEL MONDO!
IN TUTTO IL PAESE SI LEVI ALTO IL GRIDO: ‘OBAMA VATTENE!’
Il presidente USA Barack Obama sarà nel nostro paese il 6 Novembre. I
governanti compradori si affrettano a stendergli davanti rossi tappeti e
a imbellettare Mumbai e Delhi. È un insulto per i patrioti e tutti
quelli che nel nostro amano la democrazia e la pace. L’imperialismo USA,
quello che depreda i paesi poveri di tutto il mondo, che sopprime le
nazionalità oppresse mette, che al potere infami banditi e dittatori,
che schiaccia quei paesi che rifiutano di cooperare, che rapina
petrolio, minerali e tutte le altre risorse naturali e per farlo non si
ferma davanti a niente, è il vero nemico n.1 dei popoli del mondo. Il
suo capo, Barack Obama, è persona che tutta l’umanità deve odiare.
Il suo predecessore George Bush aveva accumulato odio da ogni parte del
pianeta, così i padroni dell’imperialismo USA hanno scelto Barack Obama,
con l’idea che i colore della sua pelle avrebbe tratto in inganno. Ma
nonostante tutta la retorica con cui Obama ha avversato le politiche di
Bush, una volta salito alla Casa Bianca, tutte le politiche e decisioni
da lui adottate non sono che la continuazione di quelle
dell’amministrazione Bush. In rfealtà la differenza tra George Bush e
Barack Obama sta solo nel colore e nome del partito che rappresentano.
Nessuna differenza tra loro dal punto di vista dello sfruttamento e
dell’oppressione dei popoli, delle nazionalità e paesi oppressi e dei
proletari degli USA. È un fatto innegabile che il presidente dalla pelle
nera è stato scelto dai padroni delle grandi multinazionali
monopolistiche USA.
Gli imperialisti USA uccidono ogni giorno gente innocente in Afghanistan
e Pakistan con bombardamenti indiscriminati e attacchi coi drone. I
massacri in Iraq non hanno mai fine. Obama si è dimostrato un
guerrafondaio, inviando in Afghanistan altri 30mila soldati USA.
L’imperialismo USA che ha accumulato montagne delle armi più
distruttive, che potrebbero per dieci volte distruggere il pianeta, da
una parte provoca e conduce direttamente guerre per tenere lontano dalla
crisi la sua industria militare, che costituisce la parte più rilevante
della sua economia; dall’altra, lancia minacce contro l’Iran e la Corea
del Nord, col pretesto che stanno potenzialità di armamento nucleare.
Ora prende di mira lo Yemen, sostenendo che sarebbe diventato una base
per Al Qaeda. La “guerra al terrorismo” iniziata da George Bush dopo gli
attacchi dell’11 Settembre, è oggi continua senza interruzione dal
democratico Barack Obama, con attacchi indiscriminati in nome della
lotta ad Al Qaeda, ai Talebani e ai cosiddetti terroristi islamici.
Obama non ha neppure provato a fermare o condannare gli inumani attacchi
sionisti contro Gaza, diventata un inferno sulla terra, né le infami
cospirazioni del Mossad. Dunque è anche di Obama la responsabilità per
la morte di centinaia di palestinesi.
Un fatto significativo emerso con la salita al potere di Obama è
l’attività dell’agenzia di spionaggio interno, l’FBI, che si infiltra
tra ignari musulmani americani, in particolare giovani di origine
pakistana, per organizzare attacchi e poi poterli arrestare con
operazioni coperte, con prove schiaccianti, e propagandare ciò come una
grande vittoria. Ha così potuto mantenere vivo il senso di insicurezza
tra le masse americane e investire gigantesche somme di denaro pubblico
nella “guerra al terrorismo”. L’amministrazione Obama sta così creando
ondate di disperazione e rabbia in particolare tra la comunità musulmana
americana e in tutte le masse lavoratrici del mondo.
Oggi l’economia USA è nelle spire di una grave crisi economica. Una
crisi inizialmente innescata dalla bolla dei mutui sub-prime che oggi ha
assunto la forma della più grave crisi economica mai vista dopo gli anni
’30. Il tassi di disoccupazione USA, oggi al 10%, non ha precedenti. E
Obama ha gettato centinaia di miliardi di dollari di denaro raccolti
dalle tasse pagate dal popolo tra le avide fauci dei signori delle
multinazionali monopolistiche, riducendo il popolo americano, in
particolare i proletari e la classe media, in stato di agonia. Ha
tagliato tantissime misure di welfare per i popolo. Ma nonostante tutto
ciò, ancora non si vede un raggio luce che porti fuori dal ciclone della
crisi e cerca di intensificare la rapina delle risorse naturali nei
paesi poveri e arretrati pe rivitalizzare l’economia. Oggi Obama,
insieme ai rapaci manager delle multinazionali non viene qui a godere
delle bellezze di Mumbai o Delhi. Vengono a visitare il nostro paese per
spingervi ancora più capitali e formare altri accordi che rapineranno
ancora di più i beni del paese. sono alla caccia di misure che
scarichino ancora di più la loro crisi sulle spalle dell’India. Vengono
per consigliare come sopprimere ancora più barbaramente il movimento
maoista, che è il maggiore ostacolo alla rapina indiscriminata delle
risorse del paese, e insieme a esso tutti i movimenti popolari.
Durante il suo primo governo, il primo ministro Manmohan Singh,
ignorando la ferma opposizione popolare, ha stretto con gli USA accordi
sul nucleare civile, mostrandosi servo affidabile degli imperialisti
USA. La legge di responsabilità nucleare recentemente approvata in
Parlamento è la continuazione di questa servitù. La ferita nei cuori e
nelle menti degli indiani per la fuga di gas tossico che a Bhopal
provocò la morte atroce di centinaia di migliaia di persone continua
ancor oggi a far male. Ma oggi il governo, nel modo più spudorato
addirittura prepara una legge che permette altre Bhopals e assicura che,
anche in questo caso, i capitalisti stranieri responsabili siano ancora
più liberi, con ancora meno “responsabilità” (come liberi sono stati
Warren Anderson e la Dow Chemicals). Mentre il BJP ha collaborato col
governo UPA per approvare la legge, I partiti della sinistra
parlamentare che si chiamano comunisti, hanno ancora una volta
dimostrato la loro natura conciliatrice, non opponendosi con tutte le
forze a questa legge traditrice e non promuovendo un movimento popolare
contro di essa. Manmohan Singh ha fatto di tutto pur di assicurarsi che
la legge passasse prima dell’arrivo di Obama.
Il governo indiano agisce come strumento nelle mani degli USA nella sua
strategia geo-politica di accerchiare la Cina, recentemente emersa come
nuovo contendente nell’arena del capitalismo internazionale. Gli USA da
una parte tengono sia India che Pakistano sotto il più stretto controllo
della regione e, dall’altra, fanno in modo di alimentare l’ostilità tra
i due paesi. Vende armi ad entrambi e rapina i mercati di entrambi i
paesi. Applica cos’ una strategia di egemonia globale stringendo la
presa su tutta la regione. Le classi dominanti indiane non si oppongono
e dunque sostengono i bombardamenti sistematici e gli attacchi coi drone
USA in Afghanistan e Pakistan. In cambio, gli USA sostengono le
politiche indiane di intervento e rapina nella regione sudasiatica. Oggi
la visita di Obama e il caloroso benvenuto da pate dei governanti
copradori e dei partiti di opposizione sono parte integrante di questa
collusione.
Invece di opporsi fermamente alla visita di Obama i partiti della
sinistra parlamentare si mostrano ansiosi e lieti di ascoltare questo
guerrafondaio, ingannano il popolo dicendo che Obama non è Bush. Cercano
di nascondere la realtà che la differenza tra i due equivale a quella
tra un mostro e una bestia. Il BJP e il partito del Congresso cantano
lodi di benvenuto, mostrando a loro volta la loro natura compra dora.
Amato popolo dell’India, democratici, salutare Obama non significa altro
che tradire i valori di sovranità, libertà, indipendenza, autonomia,
pace, giustizia e democrazia! Invitare Obama nel nostro amato paese
significa dimostrarsi servi delle sue politiche di guerra, invasione,
sfruttamento ed egemonia. Ecco perché il CC del PCI(M) fa appello a
tutto il popolo, alle organizzazioni rivoluzionarie e democratiche e
alle forze patriottiche dell’india a mostrare la loro protesta in ogni
forma e a gridare forte ‘OBAMA VATTENE!’ come una sola voce. In questa
occasione, con volantini, manifesti, striscioni, assemblee e seminari,
chiamiamo il popolo anche tutto il popolo a mostrare la protesta contro
la visita in India di Obama per opporsi al governo dell’UPA e ai partiti
parlamentari in bancarotta che si stanno facendo beffe della sovranità
del paese piegando la testa davanti agli imperialisti USA.
(Abhay)
Prtavoce, Comitato Centrale PCI (Maoista)
pc quotidiano 6-7-8 novembre -- manifestazione antimilitarista a Cameri
Cameri è una città a circa 10 chilometri da Novara, sul cui suolo comunale insiste un aeroporto militare dove - secondo i disegni del governo yanqui e quello italiano - verranno assemblati, e successivamente mantenuti, 130 aerei cacciabombardieri Joint Strike Fighter 35, brevemente F35.
Da alcuni anni è attivo sul territorio un Coordinamento di forze che si oppongono alla scellerata scelta dello Stato italiano, che vorrebbe spendere 13 miliardi per l'acquisto degli aerei più 600 milioni per costruire gli hangar dove dovrebbero essere alloggiati, in attesa di alzarsi in volo per azioni di guerra nei vari scenari internazionali.
Il Coordinamento di cui sopra, composto da varie realtà locali, ha fatto sabato 6 un presidio davanti all'ingresso della base militare: l'invito è stato raccolto da numerose forze, e quindi ci si aspetta di essere in tanti.
ma purtroppo così non è... mentre una decina di esponenti delle 'forze dell'ordine' presidia l'entrata ed il prato antistante dove è collocato un modellino di aereo militare, i compagni presenti nello spazio riservato all'iniziativa sono poche decine
con striscioni contro le basi militari, e cartelli contro la malsana idea del Governo di inviare i militari nelle scuole a fare proseliti.
presenti un rappresentante di Proletari Comunisti, anarchici della zonacompagni del CSOA Mattone Rosso di Vercelli, e ragazzi dell'Antagonismo studentesco (Antastu) novarese
C'è simpatico gazebo sotto il quale si trova un esemplare di F35, naturalmente in cartone, sovrastato da due file di teschi di carta, nonché da alcuni caschi da operaio, ed accompagnato da un cartello sul quale sono effigiati i personaggi che hanno voluto fortemente questo spreco di soldi statali; a fargli compagnia, una bandiera NO Nucleare ed un altro cartello, questa volta con le effigi di chi vorrebbe tornare ad avvelenare la gente con l'uranio.
Durante la giornata, allietata dalle note di musica militante, le presenze per fortuna aumentano - alla fine saranno un centinaio, con presenze organizzate anche dello Spazio Negro di San Giuliano Milanese, da biella ecc.,
pc quotidiano 6-7-8 novembre - Lecce .. processo per lo speronamento della nave Kater I rades
comunicato
iniziative in occasione del processo per lo speronamento della nave albanese Kater I Rades
Il 9 novembre alle ore 8,30 presso la Corte d’Appello di Lecce avrà luogo una delle ultime udienze del processo relativo all’affondamento della nave Kater I Rades.
La vicenda di cui oggi si dibatte risale al 28 marzo 1997, quando, in un clima di isteria generalizzata contro gli albanesi che arrivavano dal mare, una nave militare italiana (la Sibilla) speronò in acque internazionali la carretta del mare Kater I Rades, provocandone l’affondamento con la morte di circa ottanta persone, molte delle quali donne e bambini, in fuga dalla rivolte scoppiate in Albania in seguito alla crisi delle “Piramidi Finanziarie”.
Nonostante le testimonianze dei sopravvissuti che da subito hanno denunciato lo speronamento ad opera della nave Sibilla, oggi si tenta di archiviare quella tragedia come un errore accidentale provocato da chi era al timone della Kater I Rades.
Un tentativo, che oltre ad affossare la verità storica, nasconde le evidenti responsabilità politiche del Governo Italiano e dei Vertici della Marina Militare.
Quella tragedia, infatti, fu una delle conseguenze della politica dei respingimenti generalizzati inaugurata in quegli anni dal governo italiano.
Quella stessa politica che ha trasformato il mar Mediterraneo in uno dei più grandi cimiteri senza lapidi della storia recente (l’ONU denuncia che in 10 anni, sono state più di 10.000 le persone morte nel Mediterraneo nel tentativo di raggiungere l’Europa).
Lecce iniziative antirazziste per chiedere giustizia peri i morti della Kater e contro i respingimenti e i nuovi provvedimenti contro i migranti e il diritto di asilo
L’8 novembre sera a Lecce presso le officine culturali Ergot ( Piazzatta Falconieri, presso porta Napoli), dalle ore 20,00, l’Osservatorio sui Balcani di Brindisi, l’osservatorio provinciale Immigrazione, La rete Antirazzista Salento , Ergot, organizzano una serata di approfondimento sulla vicenda della nave albanese Kater I Rades
Sarà proiettato il documentario Jetoj sulla vicenda della Kater e parleranno esponenti delle associazioni antirazziste e avvocati che rappresentano le vittime albanesi nel processo di appello a Lecce.
Tra gli altri parleranno il regista albanese Ervis Eshja, l’avv. Piero Coluccia del Foro di Lecce, l’avv. Maria Vittoria Baffa in collegamento telefonico da Cosenza, Antonio Camuso dell’Osservatorio sui Balcani di Brindisi.
Questa iniziativa ha come finalità la preparazione per l’iniziativa antirazzista di martedì 9 novembre, ore 08,30 dinanzi al Tribunale di Lecce e il rilancio delle lotte antirazziste sul territorio talentino.
Mentre il governo annuncia una nuova campagna di guerra contro i migranti, con il pacchetto sicurezza , il naufragio della falsa sanatoria e la caccia ai migranti nel mar Mediterraneo con gli accordi Italo-libici, a Lecce stiamo alle battute conclusive del processo di appello per l’affondamento della nave albanese e della morte di un centinaio di donne e bambini nel 97, nel canale d’Otranto ad opera di una nave militare italiana che cercava di respingerli.
Affinché non cada il silenzio su quella vicenda, per far sentire la solidarietà della Puglia antirazzista e continuare a chiedere una sentenza che dia giustizia , noi Antirazzisti pugliesi saremo presenti il 9 novembre mattina dinanzi al Tribunale di Lecce.
Osservatorio sui Balcani di Brindisi
Rete Antirazzista Salento
Lecce 6 novembre 2010
pc quotidiano 6-7-8 novembre - Firenze ..processo ..giustizia non è fatta !
prescrizione del reato contestato per il riconoscimento delle
attenuanti, previste dal nostro ordinamento, per tutti e 13 i condannati
per il processo del 13 maggio 99. Potremmo definire tutto questo una
sorta "di macchine indietro" da parte dell'apparato repressivo nei
confronti dei manifestanti, un passo indietro nella volontà punitiva
dello stato, essenza stessa del processo politico. Ma questo non può
bastare e non ci è sufficiente.
Sicuramente un nostro riconoscimento sincero va alla solidarietà
manifestata da tanti, ed a coloro che si sono esposti e hanno fatto
propria la costruzione della solidarietà, stanando quella indifferenza o
paura che ha contraddistinto negli ultimi anni le reazioni davanti agli
attacchi repressivi e a questo processo.
Ma, aspettando comunque le motivazioni della sentenza, niente è cambiato
nella sostanza della sentenza di primo grado. I manifestanti sono
riconosciuti colpevoli del reato di resistenza.
I veri colpevoli di quelle cariche, dei pestaggi, dei feriti, gli stessi
colpevoli della guerra nella ex-Jugoslavia, sono anche stavolta rimasti
impuniti. Non cambia la costruzione dei fatti, la scarsa attendibilità
dei testimoni a difesa, mentre rimane invariata la ricostruzione e la
campagna successiva orchestrata da questura e procura.
Questo vorremmo che a tutti rimanesse ben chiaro. Non è stato un fatto
un passo indietro su questo. La guerra e le conseguenze sul livello
repressivo interno rimangono l'elemento cardine di questo processo. La
tanto declamata giustizia, legalità non ha "trionfato" neanche stavolta.
Semplice casualità o condizione strutturale di questo sistema?
Ci preme che quanto è maturato nella solidarietà non vado disperso con
la fine di questo processo. Che questa sia sempre e comunque presente
davanti ai processi e alle denunce degli studenti, alle angherie dei
loro presidi che assumono il ruolo di agenti investigativi operando
vergognose pressioni nei loro confronti; a coloro che per l'antifascismo
verranno processati nei giorni a venire; a tutti/e coloro che si
opporranno nella pratica ai divieti di piazze e strade rivendicando il
loro pieno diritto a manifestare; a coloro che solo perchè immigrati
vengono rinchiusi per mesi.
Certo festeggeremo, ma nel bene o nel male non dimenticheremo niente.
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pc quotidiano 6-7-8 novembre - immigrati in lotta .. non solo brescia
Dopo un presidio venerdì 5 in piazzale Maciacchini animato principalmente da immigrati in lotta contro la sanatoria truffa del 2009 e in preparazione della manifestazione di Brescia dell'indomani, un gruppo ha deciso di salire sulla torretta dell'ex Carlo Erba nella vicina via Imbonati, in unità di lotta con gli immigrati che da giorni sono sulla gru della metropolitana di Brescia. Cosa dicono i tanti immigrati che arrivano per sostenere questa lotta? Stanchi di un rimpallo di responsabilità nei ritardi per l'ottenimento del permesso di soggiorno (gli incontri in prefettura lo dimostrano), di pagare, a fondo perduto, per un permesso che non arriverà mai, di mensilità non pagate, di mancanza di sicurezza sui luoghi di lavoro, supersfruttamento.
In uno dei luoghi-simbolo della milano nera delle ordinanze per il coprifuoco, della militarizzazione del territorio, della canea nera antiimmigrati, per meglio opprimerli, ma per meglio opprimere le masse popolari di questo paese, un via-vai di abitanti del quartiere-chi porta una coperta, un giaccone pesante, chi si informa delle necessità più urgenti e cerca di provvedere-si dimostra, ancora una volta, che solo la lotta può creare solidarietà, permette di dimostrare dissenso e contrastare sul campo, in questo caso, il razzismo più becero.
Non è mancata neanche la presenza dell'italiana quasi livida per la lotta e la solidarietà agli immigrati, ma, nella serrata discussione, è emerso bene il disagio e la sofferenza per mancanza di servizi sociali, per i costi proibitivi delle case, mancanza di lavoro, di socialità in una città sempre più disumanizzante e che, per le donne, le ordinanze, l' “allarme” immigrati, contribuisce a “rinchiuderle” in casa: alla fine ha affermato a chiare lettere che sia i governi di centro destra che di cosidetta centrosinistra nulla fanno per i lavoratori, i giovani. La conclusione da trarre è che non è ancora adeguato il livello di lotta che, pur su tanti fronti, viene portata avanti.
Dall'altra parte, ancora una donna, una immigrata, energica e instancabile, attenta animatrice della lotta, con il suo foulard, che contribuisce a tessere l'unità fra i lavoratori immigrati e italiani, anche traducendo dall'arabo all'italiano e viceversa, mettendo in discussione gli stereotipi che vorrebbero le immigrate sempre e comunque succubi e le italiane, occidentali, libere, mostra come la lotta deve essere unica anche per le donne italiane e immigrate, come, per le donne, il pacchetto sicurezza, le politiche razziste contribuiscano ad opprimerle doppiamente.
Un altro piccolo tassello nella lotta difficile e tortuosa contro la milano nera.
Milano, 7 novembre 2010
Proletari comunisti - milano
Pc quotidiano 6-7-8 novembre - cacciare Moretti...
Tempo fa, il procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Torino Raffaele Guariniello aprì un'inchiesta che concerneva i possibili danni alla salute dei viaggiatori - che attendono il treno nella stazione sotterranea di Torino Porta Susa - dovuti al passaggio dei locomotori diesel.
Le analisi dell'Arpa Piemonte, effettuate nel mese di ottobre 2010 in alcuni momenti delle giornate di sabato, hanno rilevato quantità pazzesche di polveri sottili (le famigerate PM10) e di Idrocarburi policiclici aromatici (Ipa), sostanze altamente cancerogene.
La risposta delle Fs a questa situazione è quella di fermare i treni per pendolari e sostituirli con autobus.
Se a prima vista parrebbe una misura di buon senso a salvaguardia della salute dei viaggiatori - ma non certamente delle popolazioni che si ritroverebbero con ulteriore smog sulle strade - non si può non cogliere il fatto che Moretti ed i suoi tirapiedi approfittano della situazione, creata da loro, per tagliare il servizio locale.
Occorre ricordare, infatti, che l'infame ad di Trenitalia qualche tempo fa dichiarò che non era più interessato a fornire tale servizio poiché da questo provenivano solo perdite: è evidente che l'essere ignobile ha trovato una giustificazione per dare seguito a quanto minacciato.
Oltre a tutto, così i treni ad alta velocità - quelli che quasi quotidianamente si fermano per guasti nelle gallerie senza che l'opinione pubblica ne sia informata per non creare allarmismo - avranno tutte le tracce orarie a loro disposizione.
Occorre disfarsi di Moretti prima che sia lui a disfarsi del trasporto pubblico locale: l'alta velocità non serve che ad un pugno di ricchi, il trasporto locale soddisfa i bisogni dei proletari.
Torino, 07 novembre 2010
Stefano Ghio - Proletari Comunisti Torino
pc quotidiano 6-7-8 novembre -- la federazione della sinistra in azione .. a Genova per esempio..
Il signor Giovanni Vesco detto Enrico è l'assessore ai Trasporti della regione Liguria in quota Pdci.
E' una persona che conosco, ed apprezzo, da molto tempo, ma nell'ultimo periodo alcune sue dichiarazioni mi sono risultate particolarmente fastidiose.
La prima è stata la risposta data alla domanda su come mai un'auto blu vada, tutti i giorni, a prelevarlo ad Arcola (SP) per condurlo sino a Genova per poi alla sera effettuare il tragitto inverso: "E' una questione di efficienza. Se prendessi il treno arriverei troppo tardi, mentre con la macchina personale perderei un'ora a cercare parcheggio".
Sulla questione dell'efficienza, mi sembra di sentire la Piccola vedetta veneziana (Renatino Brunetta); quanto ai tempi di percorrenza dei treni, è materia sua, mentre per ciò che concerne i parcheggi, esiste quello di via D'annunzio - sotto il palazzo della regione, che è costantemente vuoto e non dovrebbe creargli problemi.
Di altrettanta gravità è quanto questo signore afferma sabato 6 novembre: "non si può pensare che la manovra del Governo, con tutti i tagli che comporta, non abbia impatto su Amt (l'azienda trasporti genovese, n.d.r.)"; detta da lui, che usa l'auto blu per essere 'efficiente', non sembra essere un'affermazione condivisibile.
La proposta, a lui ed ai suoi colleghi del Consiglio regionale che intascano 15 mila Euro mensili, è quella di destinare metà del loro appannaggio 2011 alle casse dell'Amt, in modo da contribuire a salvare in qualche modo il trasporto pubblico; a loro resterebbero pur sempre 7.500 Euro al mese, almeno cinque volte un buon stipendio 'normale'.
Genova, 07 novembre 2010
Stefano Ghio - Comitato promotore circolo Proletari Comunisti Genova
pc quotidiano 6-7-8 novembre - domani torna Berlusconi a L'Aquila, confidiamo su una buona accoglienza
Tasse, lavoro, zona franca e fondi, l'appello della città al presidente del consiglio
ricostruzione terremoto 2009l'aquila.Da leggereCommenti (1).+-di Marina Marinucci
zoom
Il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi con il Capo della Protezione Civile Guido Bertolaso all'Aquila
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LA SCHEDA L'appello dell'Aquila a Silvio Berlusconi
Italia e Abruzzo visti dal lettone di Arcore di Roberto Marino
Il premier torna, Bertolaso va in pensioneL'AQUILA. Dieci questioni prioritarie da porre all'attenzione di Berlusconi che martedì, dopo oltre nove mesi di assenza, tornerà all'Aquila. Dieci domande, che attendono da tempo una risposta, rilanciate al premier da chi vive e opera in questo territorio.
Le tasse che non sarà possibile restituire, fondi certi e una legge per la ricostruzione - oggi affidata a ordinanze e commissari - l'emergenza lavoro che rischia di affondare definitivamente il comprensorio. E poi la zona franca, di cui si sono perse le tracce, e l'università alle prese con la mancanza di alloggi e di servizi per i suoi studenti. Problemi irrisolti, come quello delle macerie che - continuando di questo passo - sarà impossibile portar via prima di una ventina di anni. Riguardano tutto ciò - ed altro ancora - le domande che politici, rappresentanti delle istituzioni e delle categorie produttive, sindacalisti e comitati cittadini rivolgono, attraverso il nostro giornale, al presidente del Consiglio.
«Sulla ricostruzione si sta seguendo un modello che relega gli enti a un ruolo marginale. Tutto è fermo per intralci normativi e per problemi legati al prezzario. Mancano, poi, gli aiuti per il rilancio economico, le imprese sono in ginocchio e c'è gente che non ha ancora una casa. Siamo in una situazione drammatica, eppure» afferma il sindaco Massimo Cialente «ci viene chiesto di restituire le tasse sospese dopo il sisma». Sulla necessità di avere lo stesso trattamento fiscale, a suo tempo riservato ad Umbria e Marche, puntano l'indice anche Angelo Taffo, presidente regionale di Confartigianato, e il direttore della Confcommercio Celso Cioni che invita il premier a dare notizie anche sulla Zona franca.
«Nessuno ne parla più» aggiunge Piero Peretti, segretario regionale dell'Ugl, che chiede anche conto a Berlusconi delle promesse fatte agli aquilani il 29 gennaio scorso, «quando assicurò il suo impegno per il rilancio del lavoro».
Quindi l'Università, con il rettore Ferdinando di Orio che vuole capire dove sono finiti i 16 milioni destinati alla Casa dello studente.
E poi la richiesta di sostenere Universiadi e Scuola della Magistratura, lanciata dal vice presidente del consiglio regionale Giorgio De Matteis e lo snellimento delle procedure burocratiche invocato dal presidente della Gran Sasso Acqua Americo Di Benedetto.
Infine, i comitati cittadini che stanno lavorando per la nuova giornata di mobilitazione che si terrà il 20 novembre e che dovrebbe portare all'Aquila diversi leader dell'opposizione, tra cui Di Pietro e Bersani. «Le domande a Berlusconi? Sono le stesse che ripetiamo da mesi senza aver mai ottenuto una risposta. Domande che riguardano le tasse, il lavoro e la nostra proposta di legge per la ricostruzione». Intanto, martedì c'è chi è pronto ad accogliere Berlusconi e Bertolaso (attesi alla Finanza a Coppito), cantando «goodbye Ruby tuesday», famosa canzone dei Rolling Stones. Una provocazione, (chiaro il collegamento
pc quotidiano 6-7-8 novembre - le bestie in divisa del leghista maroni, ministro del governo moderno fascista e razzista di berlusconi sgomberano a BS
11:30 AGGIORNAMENTO DA RADIO BLACK OUT: NESSUN APPUNTAMENTO IN PIAZZA LA LOGGIA. RECATEVI TUTTI IN VIA SAN FAUSTINO!!!
Ore 12: una redattrice di Radio Onda d'Urto è stata portata in ospedale, non sembra avere lesioni interne, ma la polizia ha bloccato le due compagne che erano al pronto soccorso per seguire la situazione, sequestrando loro i documenti.. Sarebbero almeno altre due le donne con problemi respiratori, che non sono state portate all'ospedale. Ore 11: CARICA DELLA POLIZIA IN VIA SAN FAUSTINO,MANGANELLATE SUI MANIFESTANTI
Ore 11: IN QUESTURA DOPO ORE ARRIVANO LE AMBULANZE PER CHI STA MALE A SEGUITO DELLE BOTTE DELLA POLIZIA
Ore 10.10: Da Via San Faustino la polizia porta via i cassonetti dell’immondizia e impedisce a chiunque di avvicinarsi. Pressioni nei confronti dei giornalisti costretti ad allontanarsi. Da Via San Faustino il collegamento con Claudio e Leo. (Corrispondenza audio)
Ore 9.45: fermi di polizia anche nei confronti di semplici cittadini che chiedono informazioni. “Ordini dal ministero dell’interno” dicono i funzionari di piazza. Tentativi di allontanamento di giornalisti. Leo dal cantiere. (Corrispondenza audio)
Ore 9.30: mezzo dei pompieri dentro il cantiere. Spostati i pali di illuminazione della gru. Vogliono sistemare reti metalliche sotto la gru. In porta Trento presidio spontaneo di compagni e compagne. Dal presidio Sauro. (Corrispondenza audio)
Ore 9.15: aggiornamento con Arun dalla gru e Leo da sotto. Pompieri portano mezzi dentro il cantiere con scale. Da sopra urla e minacce di lanciarsi sotto. Servizio con loro. (Corrispondenza audio)
Ore 9 : aggiornamento con Sauro, nostro collaboratore. (Corrispondenza audio)
Altre corrispondenze con Leo: Leo 1 | Leo2
Ore 8.45: Dalla gru lancio di oggetti nei confronti di poliziotti che sono entrati nel cantiere. Cariche sui manifestanti sotto la gru. 14 fermi di compagni e compagne oltre a decine di migranti. Cariche ripetute anche nei dintorni e caccia all’uomo nelle vie adiacenti.
Ore 8.20: Numerosi compagni e compagne arrestati. Tra loro anche diversi nostri redattori e collaboratori. Un’altra corrispondenza con Leo. (Corrispondenza audio)
ore 8: Azione di polizia nei dintorni della gru. Fermi e arresti di compagni e compagne presenti in zona. Dall presidio sgomberato e dalle cariche la corrispondenza di Leo, giornalista presente sul posto. (Corrispondenza audio)
ore 7.45: L’aggiornamento con Sergio , avvocato dell’associazione Diritti per tutti, da sotto la gru. (Corrispondenza audio)
ore 7.30: dai dintorni della gru l’aggiornamento con Sauro e Umberto. (Corrispondenza audio)
ore 7.15: Sono stati perquisiti da parte elle forze di polizia anche i locali dell’oratorio di San Faustino, a pochi passi dalla gru, dove diversi migranti avevano trovato rifugio e ospitalità nell’ultima settimana. Sentiamo l’aggiornamento sullo sgombero con Umberto della redazione in questa corrispondenza. (Corrispondenza audio)
Ore 7.30: Le forze di polizia avrebbero affermato che non è loro intenzione intervenire sulla gru, ma solo sgomberare il presidio permanente. Vi proponiamo alcune corrispondenze dallo sgombero. (Corrispondenza audio)
Ore 7: l’aggiornamento con corrispondenze dallo sgombero e collegamenti con la gru. (Corrispondenza audio)
Questa mattina verso le 6, decine di carabinieri e poliziotti sono intervenuti al presidio permanente sotto la gru di Piazzale Cesare Battisti per sgomberarlo. Sono state fermate diversi migranti e antirazzisti presenti, come sempre da una settimana a questa parte, nel piazzale antistante al cantiere del metrobus. Tra questi anche due nostri redattori. La corrispondenza con lo sgombero del presidio con Rosangela della redazione e il suo fermo (scarica l'audio).
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pc quotidiano 6 -7 -8 novembre - Questi "signori" servono la reazione del governo Berlusconi-Maroni

Basta leggere questo articolo della stampa e le dichiarazioni di questi signori del pd bresciano (che se la ridono), per ricordare che fanno parte a pieno titolo del regime moderno fascista in formazione. I nemici non sono solo la lega e il pdl, ma il pd e anche tutti i riformisti "estra-parlamentari" che non fanno chiarezza tra gli immigrati in lotta di chi sono i falsi amici e illudono gli stessi che solo attraverso la lotta puramente democratica, le interrogazioni parlamentari, si possa affrontare la situazione e non lavorando per sostenere e far avanzare in tutte le forme la rivolta permanente contro questo sistema che genera il razzismo, la disoccupazione, la miseria per la maggioranza della popolazione.
Pd: "Immigrati scendete dalla gru"
martedì 02 novembre 2010
(s.s.) Gli immigrati, prima, devono scendere dalla gru. È questa la conditio sine qua non posta dal Partito Democratico di Brescia per "trovare una soluzione intelligente alla questione posta dai cittadini stranieri", ha sintetizzato Pietro Bisinella, segretario provinciale.
Se i lavoratori stranieri acconsentiranno a interrompere la protesta in cima alla gru nel cantiere della metropolitana della stazione San Faustino, ci saranno le condizioni per "trovare lo spazio adeguato in cui autorizzare un altro presidio e aprire un tavolo interistituzionale nel quale discutere davvero di questo problema e trovare una soluzione a livello locale e nazionale", ha proseguito Bisinella. Il Pd, infatti, grazie all’interessamento dei deputati Paolo Corsini e Pierangelo Ferrari, ha chiesto al ministro degli Interni Roberto Maroni una sospensione delle pratiche destinate al rigetto o considerate inammissibili per "poter prendere tempo e riflettere sulla legislazione in materia".
La richiesta, "così come molte altre", non è ancora stata accolta, ma i rappresentanti bresciani in Parlamento, insieme con il collega Guido Galperti, sono decisi a chiedere direttamente un colloquio privato con il ministro per arrivare a una soluzione. Perché il cuore del problema, ne sono convinti gli onorevoli bresciani, risiede nella circolare ministeriale prodotta a marzo di quest’anno e che dà una interpretazione fortemente restrittiva della sanatoria organizzata nel 2009.
"Noi non siamo favorevoli alla sanatoria per tutti", ha detto Corsini, "ma è chiaro che il cuore dell’illegalità risiede in una norma che discrimina fra immigrati che lavorano in fonderia, e che non posso quindi chiedere la regolarizzazione, e quelli che sono di sostegno alle famiglie bresciane, che invece hanno potuto fare la richiesta". A livello locale, in ogni caso, "abbiamo avuto rassicurazioni da esponenti istituzionali, che non sono né il sindaco fantasma nè la pessima copia di una controfigura di commissario di polizia che è il vicesindaco, che ci sarà un impegno a individuare uno spazio pubblico in cui collocare l’agitazione e un tavolo congruo in cui trattare ragionevolmente la questione".
Perchè se da una parte il Pd ritiene doveroso che il presidio di via Lupi di Toscana venga ripristinato, "lì o in altra sede, la cosa importante è che si veda", e che si arrivi ad una trattazione seria di quello che è ormai un problema grave, dall’altra non si è detto d’accordo con gli immigrati, e con le associazioni che li hanno sostenuti, che sabato hanno voluto comunque manifestare nonostante il corteo non fosse stato autorizzato.
"E’ stato un errore grave procedere con una manifestazione che non aveva l’autorizzazione", ha commentato il segretario cittadino Giorgio De Martin, "io sono fra coloro i quali credono che gli immigrati debbano poter votare alle amministrative, ma sono anche per il rispetto delle regole che vale per tutti, anche se non piacciono". Il capogruppo in Loggia Emilio Del Bono è stato ancora più chiaro: "Credo che anche noi non avremmo autorizzato la manifestazione di sabato, ma è importante che questa situazione non venga strumentalizzata. Non siamo favorevoli alla sanatoria per tutti, e chi non ha il diritto di rimanere in questa città se ne deve andare".
L’opposizione ha anche fatto notare come "questo immobilismo totale del sindaco Paroli possa costare caro alla città, perché l’Ati che sta costruendo la metropolitana potrebbe essere legittimata a presentare alla Loggia l’ennesimo conto per il ritardo dei lavori nel cantiere", ha concluso Corsini.