lunedì 27 settembre 2010

pc quotidiano 27 settembre - a Palermo molti giovani a sostegno della guerra popolare in India

A Palermo sabato 24 serata di presentazione della campagna pro guerra popolare in india. Presenti una ventina di partecipanti:
giovani rb,immigrati tamil, studentesse-i del collettivo accademia, giovani militanti di movimento area collettivo 20luglio/labz, giovani rifondazione altri ragazzi, lavoratori e lavoratrici dirigenti slai cobas per il sindacato di classe e movimento femminista proletario rivoluzionario.

L'assemblea si è aperta con un quadro generale fatto dal compagno che si occupa del lavoro internazionale per redblock scorrendo le immagini commentate e integrate se necessario.
E' seguita subito una cena solidale con il cibo tamil fatti in casa.
Si è ripreso con la relazione del compagno del comitato internazionale di sostegno alla guerra popolare che ha presentato la campagna india e parlato in generale della gp nei suoi vari aspetti (militare, resistenza popolare, donne, sviluppo nelle citta, connessioni tra guerra popolare in India e sistema imperialista monddiale, i legami nel settore auto tra fiat/tata ecc).
Poi è stato proiettato il video da peacereporter con l'intervento della nota scrittrice indiana arundathy roy, solidale e attenta alla guerra popolare guidata dal Partito comunista maoista delll'India maoista e per questo perseguitata.

Al termine del video ci sono stati interventi su diversi aspetti: sulle forme di lotte pacifiche/violente, sul ruolo della lotta delle donne, e altri approfondimenti.

In conclusione si è ufficializzata la nascita del Comitato a Palermo definendo il suo funzionamento e la sua attività.
l'aspetto più positivo è stata la partecipazione dei giovani che sono rimasti colpiti dalla qualità dell'iniziativa e tutti sono rimasti interessati dalla questione. Un immigrato tamil ha detto di aver rivisto in molte immagini il suo paese. L'iniziativa è stata totalmente autofinanziata.
Tutti i compagni hanno fatto la loro parte per la riuscita dell'iniziativa sia a livello politico che organizzativo.
Il comitato lavorerà di più per favorire una maggior partecipazione dei lavoratori, ancora poco presenti all'assemblea.







Inviato dalla nuova Alice mail

__________ Informazione NOD32 5481 (20100926) __________

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pc quotidiano 27 settembre - video del mfpr

E' su http://femminismorivoluzionario.blogspot.com/
la versione ridotta del video del movimento femminista proletario rivoluzionario su "Bagagli per un
viaggio delle donne in lotta", insieme all'omonimo dossier.

Il DVD con la versione completa e ad alta definizione del video, nonché il dossier in formato
cartaceo vi verranno spediti per posta con un piccolo contributo per le spese di spedizione

Richiedeteli a mfpr@libero.it

pc quotidiano 27 settembre - da napoli a taranto.. solidali con la lotta contro la discarica e contro la repressione

massima solidarietà ai compagni e agli abitanti di terzigno e boscoreale, che da giorni e notti con coraggio si stanno opponendo alla riapertura della discarica e quindi alla continua devastazione ambientale ad opera dei cosiddetti signori di governo, che incuranti della salute dei cittadini continuano a riversare spazzatura lì dove già c'è saturazione. noi come movimento di lotta x il lavoro banchi nuovi, in passato già attivi nella lotta x la difesa ambientale, non possiamo che sostenere pienamente la lotta di questi compagni e questa gente, purtroppo le manganellate erano e sono nel conto ma la loro repressione non deve scoraggiare chi come noi quotidianamente alza la testa e dice no alle barbarie di questa classe dirigente

movimento di lotta x il lavoro
banchi nuovi
lo slai cobas per il sindacato di classe -taranto
sottoscrive questa presa di posizione


__________ Informazione NOD32 5481 (20100926) __________

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domenica 26 settembre 2010

pc quotidiano 26 settembre - ALESSANDRIA CONTRO LA REPRESSIONE E I CIE

SABATO 25 SETTEMBRE
si è tenuto un presidio di un centinaio di compagni contro la repressione ed i Cie, organizzato da: Laboratorio anarchico Perla Nera, Federazione anarchica italiana, CSA Lacandona di Valenza Po (area dell'autonomia), Associazione immigrati di Alessandria e provincia; sono inoltre presenti il CSA Subbuglio (anch'esso dell'area dell'autonomia) e l'Unione sindacale italiana-Associazione internazionale dei lavoratori.
Il programma prevedeva il concerto di tre gruppi musicali locali, intervallati da due interventi politici: quello di Salvatore del Perla Nera, e quello di Vincente Taquias detto Urbano, rappresentante dell'Associazione immigrati;
All'interno dell'area si trovano, oltre al palco sistemato sul cassone di un camion: una mostra, con immagini molto crude, sulle torture inflitte ai prigionieri dalle 'forze dell'ordine'; due banchetti informativi con libri anarchici, magliette dello stesso tenore, e materiale NO TAV.
Inoltre c'è anche il momento ludico, proposto dai compagni valenzani, che hanno ideato un simpatico gioco a premi in cui per vincere occorre prendere a pallate delle fotografie di alcuni esponenti del governo, e non solo, facendole cadere dal piedistallo.
Particolarmente visibili sono anche due grossi striscioni: uno degli anarchici tortonesi, che recita 'Potere militare, leggi da rispettare per uno Stato forte. Basta con questi giochi di morte'; l'altro è firmato dalla Fai e si legge 'Né Cie né frontiere. Ribellarsi è giusto' (una citazione del presidente Mao Tsetung).
Alessandria, 26 settembre 2010
Stefano Ghio - Proletari Comunisti Torino

pc quotidiano 26 settembre - info da Red block-studenti da Palermo

da Red Block studenti

0gni giovedì sera si tiene un'assemblea di red block su tutti fronti in cui siamo impegnati.A queste assemblee riservati ai militanti, discutiamo e organizziamo il lavoro. Tra gli studenti si sviluppa studio, assemblee, iniziative...
Impariamo che non bisogna mai dare nulla per scontato, vediamo studenti che sembrava non sarebbero mai diventati militanti di red block e invece grazie al 'campeggio della gioventù ribelle' di qtesta estate sono cambiati e sono attivi con buoni interventi, volantinaggi, affissioni e voglia di conoscere e crescere, anche altri compagni crescono bene..

info

Il Collettivo autorganizzato dell'accademia delle belle arti - cail - ha tenuto una assemblea per affrontare le iniziative da prendere; la situazione generale del Collettivo è di crescita e nella assemblea ci sono state molte precisazioni e chiarimenti. Attraverso la discussione anche con momenti di contrasto, si è avanzato.

All'Istituto artistico Catalano siamo di fronte a un edificio di 11 piani, ovvero non una scuola ma un palazzo con evidenti carenze strutturali. Stiamo facendo un lavoro interessante e si sta cercando di organizzare il collettivo , si vuole affrontare oltre che lo stato della scuola anche la questione della preside-sceriffo che appena arrivata ha eliminato i distributori di snak dicendo che sono schifezze.
Si affiggono locandine del collettivo che rimangono anche diversi giorni e tra gli studenti si sta diffondendo l'idea di fare questo collettivo.

All'Umberto ancora il lavoro non è ingranato bene, bisogna oltre a proporre il collettivo, far partire delle proteste ed esserne promotori. Tuttavia la situazione è sempre calda e sappiamo che si può dare una svolta dall'interno.
Questa scuola è importante anche dal punto di vista antifascista c'era nelle vicinanze un gruppo di 10 universitari di Casapound. Proprio in questa settimana gli studenti dell'excarcere mentre attaccavano locandine e facevano volantinaggio a questa scuola sono stati assaliti da azione giovani che a quanto pare li hanno presi a colpi di catene. .



Si è tenuta l'assemblea del Coordinamento
Il Cail ha aperto l'assemblea con un'analisi generale spiegando il perchè dell'assemblea, il progetto, cosa vogliamo.

Il Collettivo 20 luglio è stato d'accordo con le proposte in toto sia pure con un bilancio più negativo che positivo del movimento 'no gelmini' 2008.

Posizioni diverse sono state espresse dal collettivo carlo giuliani: innanzitutto dagli studenti di giurisprudenza che hanno provato a fare i maestrini chiedendoci se conoscevamo la riforma ecc . poi hanno avuto un atteggiamento negativo su tutto ma quello che dicevano erano posizioni espresse da chi non ha mai fatto realmente una lotta e ha costituito un collettivo a tavolino...
Gli studenti di red block hanno con numerosi interventi hanno dato forza all'intervento iniziale. Una studentessa di Medicina che era d'accordo su tutto quello che era stato detto ha proposto di allargare il coordinamento ai precari dello spettacolo.
Finito il primo giro di interventi il cail ha attaccato chiaramente il collettivo carlo giuliani di giurisprudenza spiegando che la pratica e l'analisi sono strettamente correlate, così come ha rilevato che quelli del collettivo giuliani in tema di antifascismo non si erano mai visti.
Il collettivo 20 luglio ha cercato di svolgere un ruolo di mediazione.
Il coordinamento si è quindi costituito, sarà scritto nella prossima settimana un documento mentre continua la discussione.

pc quotidiano 26 settembre - si organizzano e sviluppano i circoli operai di 'proletari comunisti'- da Marghera

Si è svolta la prima presentazione pubblica del nascente circolo operaio di Proletari Comunisti.
Operai ed operaie, immigrati in particolare hanno discusso come avviare il corso di studio del marxismo-leninismo-maoismo e hanno incontrato una delegazione di compagni del Movimento Popular Perù in viaggio in Italia, nel giorno dell'anniversario del discorso del Presidente Gonzalo dalla gabbia del regime peruviano il 24.9.1992. All'entrata, con striscioni e bandiere rosse, ed una grande falce e martello, anche una scritta su un grande tazebao: "24 settembre 1992-2010, Perù, la Guerra Popolare vive-vince".
Il corso di studio si terrà un martedì al mese con esposizione - studio collettivo riflessioni, scambio di materiali.

Alla iniziativa hanno partecipato 30 operai ed operaie in particolare del Bangla Desh operai di Fincantieri, ma anche della Romania, Moldavia, Marocco, Albania, Nigeria; operai-operaie delle cooperative, disoccupati, autisti operai.
Lo Slai cobas per il sindacato di classe ha curato l'organizzazione della cena conclusiva.
La presentazione è stata ricca di interesse, così come l'esposizione.Il dibattito si è sviluppato con molte domande fatte dai lavoratori presenti e hanno riguardato l'importanza della esperienza della Guerra Popolare del Perù, la questione del sostegno alla Guerra Popolare in India,il confronto tra le varie eperienze (compresa la esperienza passata in Banga Desh). Si è messo inoltre a confronto la situazione della Rivoluzione Proletaria Mondiale del 1992, e quella di oggi, la giustezza di quanto affermato dal Presidente Gonzalo nello storico discorso del 24.9.1992
Nel dibattito è stato inoltre denunciato il fascismo padronale della Fiat e quello della Federmeccanica con la disdetta del contratto dei metalmeccanici, il fascismo padronale alla Fiat e la questione della disdetta del contratto dei metalmeccanici da parte dei padroni
Una ricca e felice cena interetnica organizzata dagli operai ed operaie stessi-e,con una sottoscrizione per gli ospiti ha concluso la serata.

pc quotidiano 26 settembre - stupri di Stato

due finanzieri del gruppo pronto impiego di Milano, sono stati condannati per violenza sessuale nei confronti di una prostituta romena. Secondo la ricostruzione i due finanzieri avrebbero abusato della giovane nel giugno 2009 su un'auto di servizio, durante un controllo di routine.

Il Comune di Milano si è costituito parte civile per "danno di immagine"(sic!)ed ha ricevuto 5.000 euro di risarcimento. A nessuno è passato per la mente che proprio le ordinanze antiprostitute, insieme all'introduzione del reato di clandestinità favoriscono ed incrementano gli abusi, come dimostrano le numerose denunce.
Salvo poi affermare che i proventi delle multe vanno per "salvare" le vittime di tratta!
Da tempo il comune di Milano non perde occasione, ipocritamente, di costituirsi parte civile in occasione di violenze sessuali: sembra un nuovo modo di far cassa; un comune che con le ordinanze per il coprifuoco, le campagne allarmistiche, la criminalizzazione delle prostitute desertifica le strade, i quartieri, rendendo più difficile la vita delle donne,le rende più insicure, le spinge a stare chiuse in casa.

milano, 25 settembre '10
mfpr-milano

pc quotidiano 26 settembre - studenti con l'elmetto

L'hanno chiamato “Allenati per la vita” il protocollo firmato tra la direzione scolastica della Lombardia e il comando militare dell'esercito “supportato dalla sinergia” tra i ministri della Difesa La Russa e dell'Istruzione Gelmini; un titolo allettante che allude al futuro, al ruolo attivo dei giovani nel prendere in mano la propria vita, ma, in realtà, un vero e proprio corso paramilitare così ipocritamente presentato dal ministro Gelmini:” Le attività in argomento permettono di avvicinare, in modo innovativo e coinvolgente, il mondo della scuola alle forze armate, alla protezione civile, alla croce rossa e ai gruppi volontari del soccorso”. Fino a dichiarare;” Tiro con l'arco e al bersaglio sono sport olimpici”

Attività in argomento che richiamano alla mente gli addestramenti dei sabati fascisti, veicolo di irrigimentazione ideologico-organizzativo della gioventù, in cui gli studenti diventano cadetti e le squadre “pattuglie”. Con l'immancabile riconoscimento come credito formativo. Si spazia dal diritto costituzionale fino a cultura militare con esercitazioni al poligono di tiro, compreso un corso di sopravvivenza e tecniche di salvataggio. Si cerca di mascherare con “l'educazione” al volontariato e, addirittura, al lavoro in gruppo come parte della lotta contro il bullismo, quella che è una “educazione” alla politica guerrafondaia, militarista di questo governo. Saranno impegnati militari in pensione, ma anche militari di ritorno dalle “missioni” e, già, il ministro La Russa, in seguito alle proteste annuncia:”In futuro potremmo decidere di sospenderlo e destinare i fondi alla mini naja”. Cioè invece di destinare i soldi per una istruzione vera, si continuano a sottrarre fondi, a snaturare ruolo e funzione.

Ma questo progetto che tanto scalpore sta suscitando in questi giorni, in realtà, rappresenta un salto di qualità una “naturale evoluzione” ,con relativo nuovo nome, del progetto introdotto nel 2006 e che si chiamava “La pace si fa a scuola", certo meno militaresco, ma sempre in linea con le finalità di spacciare e propagandare per “umanitarie” le guerre del guerrafondaio centrosinistra, le finalità di quel progetto erano”..Avviare un forum di discussione che rappresenti uno spazio di confronto per le scuole sui temi della pace e della cooperazione e che metta in contatto gli studenti con i nostri soldati in missione”, quindi “addestrare” i giovani, arruolarli alla guerra, sì, ma “umanitaria”.




Si vuole sempre più la scuola assoggettata a ruolo di irregimentazione ideologica, politica, pratica dei giovani, ora per “prepararli”, leggi alla precarietà, alla flessibilità, al mondo del lavoro poi a “militanti” del regime in formazione, a profondere a piene mani a militarismo, machismo, l'uso e possesso di armi sempre più diffusi hanno già dato risultati visibili di “bravi ragazzi” con la passione per “sport olimpici”che, sempre più spesso ammazzano le fidanzate che osano lasciarli. Dopo i militari nelle città, si rende sempre più “normale” e quotidiana la presenza dei militari nelle scuole.

Milano, 25 settembre'10

sabato 25 settembre 2010

pc quotidiano 25 settembre - Perù, oggi conferenza a Milano


proletari comunisti -PCm Italia partecipa e interviene oggi a Milano a una Conferenza promossa dal Movimento Popular Perù, organismo in Europa generato dal Partito Comunista del Perù
condividiamo le parole d'ordini della conferenza e consideriamo che esse siano di valore discriminante anche per il nostro paese

pc quotidiano 25 settembre - si estende la solidarietà alla guerra popolare in india - dall'Italia al Brasile

oggi importante iniziativa di sostegno alla guerra popolare in India a Palermo
parteciapano studenti, donne, operai, disoccupati
mentre in tutto il mondo si estendono le iniziative di solidarietà
manifesto di una iniziativa in Brasile

pc quotidiano 25 settembre - operai fincantieri palermo in lotta

Operai Fincanteri Palermo: ancora un giorno di mobilitazione, i padroni costretti all’incontro

Un altro corteo, ieri, di operai che dai cantieri navali è arrivato sotto la Confindustria Palermo per sentirsi dire cose che già si sapevano: è questo il risultato dell’incontro che i sindacalisti confederali, tutti e tre, Fiom-Fim-Uilm, hanno avuto con i dirigenti della Fincantieri e i rappresentanti dei padroni, mentre gli operai stavano in attesa bloccando la strada.

La protesta degli operai ha costretto i dirigenti della Fincantieri, normalmente molto arroganti, a questo incontro nel quale hanno cercato di rassicurare sul futuro che prevedrebbe ancora tutte e tre le “missioni produttive” per lo stabilimento di Palermo: costruzioni, riparazioni e trasformazioni, non si tratta infatti di lavori nuovi ma di un programma già stabilito che al massimo consente un numero limitato di giorni di lavoro.

Questo il “piano” che riguarda lo stabilimento  di Palermo: riparazione di sei-sette navi da crociera dei gruppi Costa e Msc, costruzione/completamento di una piattaforma off-shore che il prossimo anno potrebbe sviluppare circa 250 mila ore di lavoro, alcuni mercantili e la posatubi Castoro 7 della Saipem.
Nel frattempo la Fincantieri non si smuove dalla richiesta di cassa integrazione per quasi 500 operai per un anno!

E perfino i soldi di cui la Regione si è riempita la bocca e ha mille volte promesso per la ristrutturazione dei bacini sono bloccati a Roma perché il governo non dà il via.

Sono anni che il problema vero per lo stabilimento di Palermo è la commessa per la COSTRUZIONE di una nave che garantisce circa tre anni di lavoro! E questa commessa non arriva!

In realtà questo incontro strappato dalla lotta degli operai, soprattutto dell’indotto, è servito ai dirigenti e ai sindacalisti e alla varie autorità cittadine per smorzarne la rabbia che cresce ogni giorno di più, perché non si vede nessuna vera prospettiva.

Continuare la mobilitazione
Fermare cassa integrazione e licenziamenti
Fermare il piano di smantellamento dei cantieri navali

Palermo, 24/9/2010

Slai Cobas per il sindacato di classe
Via g. del duca 4 - Palermo
telfax 091/203686 - 338.7708110

pc quotidiano 25 settembre - ultime da Termini Imerese

Fiat Termini Imerese: dopo i cinesi anche gli indiani sono interessati allo stabilimento. Nel campo dell’auto elettrica.

Sembra infatti che il gruppo indiano Mahindra che ha comprato a maggio l’indiana Reva, specializzata in veicoli elettrici e presente in tutto il mondo, sia interessata al progetto presentato tempo fa da Simone Cimino, presidente del fondo di private equity “Cape”, (della Regione Siciliana al 49%) per il rilancio dello stabilimento Fiat di Termini Imerese. L'annuncio è giunto direttamente da Pawan Goenka, responsabile di Mahindra.
“Ho avuto positivi colloqui con Simone Cimino - ha confermato Goenka - uno degli argomenti del nostro incontro è stato proprio il piano finalizzato a rendere lo stabilimento di Termini Imerese un importante polo per la realizzazione di auto elettriche”. Anche il presidente di “Cape” non ha
nascosto l'approccio avuto con i responsabili del gruppo industriale indiano.
Lo stesso Pawan Goenka si è detto “molto interessato al programma proposto da Cape”. La “Mahindra Automotive”, infatti, intenderebbe diversificare le sue produzioni, cercando di penetrare all'interno di un settore che in molti ritengono assai utile per il futuro dell'automobile. “La trattativa - ha aggiunto Goenka - è ancora ad una fase molto preliminare, cercheremo, comunque, di approfondirla”. (ansa)
Quale che sia il progetto che si potrà mettere davvero in campo è necessario per gli operai, che sono in attesa dei prossimi incontri e “scontano” settimane di cassa integrazione, che tutti i posti di lavoro vengano salvaguardati, che la Fiat non produca ulteriori danni ostacolando un eventuale passaggio di mano, e che l’eventuale novità non si traduca in peggioramento delle condizioni di
lavoro!

Palermo, 24/9/2010

venerdì 24 settembre 2010

pc quotidiano 24 settembre - RAZZISMO DI STATO E RAZZISMO INTELLETTUALE DI "SINISTRA".

PUBBLICHIAMO AMPI STRALCI DI UN BUON ARTICOLO APPARSO SU IL MANIFESTO DI IERI, 23 SETTEMBRE, CHE AIUTA A VEDERE E A CAPIRE IL MODERNO FASCISMO.

di Jacques Rancière
ROM E IMMIGRATI
Il razzismo viene dall'alto

"Vorrei proporre alcune riflessioni attorno alla nozione di "razzismo di Stato". Queste riflessioni si oppongono a un'interpretazione molto diffusa delle misure prese di recente dal governo francese, dalla legge sul velo fino all'espulsione dei rom. Questa interpretazione vi vede un'attitudine opportunista che mira a sfruttare i temi razzisti e xenofobi a fini elettorali. Questa supposta critica riprende il presupposto che fa del razzismo una passione popolare, che lo considera la reazione impaurita e irrazionale degli strati retrogradi della popolazione, incapaci di adattarsi al nuovo mondo, mobile e cosmopolita. Lo Stato è accusato di venir meno ai propri principi mostrandosi compiacente nei confronti di queste popolazioni. Ma al tempo stesso questa critica rafforza la posizione dello Stato in quanto rappresentante della razionalità di fronte all'irrazionalità popolare.

Questa posizione, adottata dalla critica "di sinistra", è esattamente la stessa in nome della quale la destra da una ventina d'anni a questa parte ha adottato un certo numero di leggi e di decreti razzisti. Tutte queste misure sono state prese in nome di una stessa argomentazione: ci sono problemi di delinquenza e di degrado causati dagli immigrati e dai clandestini, che rischiano di scatenare il razzismo se l'ordine non viene ripristinato. Bisogna quindi sottoporre questi atti di delinquenza all'universalità della legge, per evitare che creino dei disordini razzisti. È un gioco delle parti che è in atto, a sinistra come a destra, dalle leggi Pasqua-Méhaignerie del 1993. Consiste nell'opporre alle passioni popolari la logica universalista dello stato razionale, cioè di dare alle politiche razziste di Stato una patente d'antirazzismo.

Sarebbe l'ora di rovesciare questa argomentazione e di sottolineare la solidarietà tra la "razionalità" statale all'origine di queste misure e questo avversario complice e comodo - la passione popolare - che essa sfrutta per meglio brillare. Nei fatti, non è il governo che agisce sotto la pressione del razzismo popolare e in reazione alle passioni cosiddette populiste dell'estrema destra. È la ragion di Stato stessa che alimenta il razzismo, a cui affida la gestione immaginaria della propria legislazione reale...

La natura stessa dello Stato è di essere uno Stato di polizia, un'istituzione che stabilisce e controlla le identità, i luoghi e gli spostamenti, un'istituzione in lotta permanente contro tutto ciò che sfonda le identità da lui stabilite...
Di qui un uso della legge che ottempera due funzioni essenziali: una funzione ideologica, che si configura nel dare costantemente corpo al soggetto che minaccia la sicurezza; e una funzione pratica, che porta a ridefinire costantemente la frontiera tra il dentro e il fuori, a creare costantemente delle identità fluttuanti, suscettibili di far cadere "fuori" quelli che finora erano "dentro". Legiferare sull'immigrazione ha voluto dire, in un primo tempo, creare una categoria di sub-francesi, facendo cadere nella categoria fluttuante degli immigrati persone che erano nate sul territorio francese da genitori nati francesi (i giovani francesi delle banlieues di seconda o terza generazione). Legiferare sull'immigrazione clandestina ha voluto dire far cadere nella categoria dei clandestini degli "immigrati" regolari. È sempre la stessa logica che ha portato all'uso recente della nozione di "francese di origine straniera". Ed è questa stessa logica che ha preso di mira oggi i rom...

Per costituire queste identità in sospeso lo stato non si preoccupa di cadere in contraddizione, come si è visto con le misure relative agli "immigrati". Da un lato sono state varate delle leggi discriminatorie e delle forme di stigmatizzazione fondate sull'idea dell'universalità civile e dell'eguaglianza di fronte alla legge. Sono quindi previste sanzioni e/o vengono stigmatizzati coloro le cui pratiche si oppongono all'eguaglianza e all'universalità civica. Ma, dall'altro lato, all'interno di questa cittadinanza simile per tutti sono state imposte delle discriminazioni, come quella che distingue i francesi "di origine straniera". Dunque, da un lato tutti i francesi sono eguali e guai a coloro che non lo sono, e dall'altro tutti non sono eguali e guai a coloro che lo dimenticano!
Il razzismo attuale è quindi prima di tutto una logica statale e non una passione popolare. E questa logica statale è sostenuta in primo luogo non da non si sa bene quali gruppi sociali arretrati, ma da una buona parte dell'élite intellettuale. Le ultime campagne razziste non sono per nulla il frutto dell'estrema destra cosiddetta "populista". Sono state condotte da un'intellighentia che si rivendica come tale e di sinistra, repubblicana e laica.

La discriminazione non è più fondata sull'argomento delle razze superiori e inferiori. Ma si articola in nome della lotta contro il "comunitarismo", in nome dell'universalità della legge e dell'eguaglianza di tutti i cittadini nei confronti della legge e in nome dell'eguaglianza dei sessi. Anche in questo caso, non si fa troppo caso alle contraddizioni; questi argomenti sono avanzati da gente che, in altre occasioni, fa ben poco caso all'eguaglianza e al femminismo. Nei fatti, l'argomentazione ha soprattutto l'effetto di creare l'amalgama richiesto per identificare l'indesiderabile: l'amalgama tra migrante, immigrato, arretrato, islamista, machista e terrorista. Il ricorso all'universalità è nei fatti utilizzato a vantaggio del suo opposto: l'insediamento di un potere statale di decidere a discrezione chi appartiene e chi non appartiene alla classe di coloro che hanno il diritto di essere qui, il potere, in breve, di conferire e di annullare delle identità. Questo potere ha un correlato: il potere di obbligare gli individui ad essere identificabili ad ogni istante, a mantenersi in uno spazio di visibilità integrale nei confronti dello Stato.
Vale la pena, da questo punto di vista, di tornare sulla soluzione trovata dal governo francese al problema giuridico posto dalla proibizione del burqa. Era difficile fare una legge che fosse specifica per alcune centinaia di persone di una religione determinata. Il governo ha trovato la soluzione: una legge che impone la proibizione generale di coprirsi il volto nello spazio pubblico, una legge che riguarda al tempo stesso la donna con il velo integrale e il manifestante con il volto dissimulato o coperto da un foulard. Il foulard diventa così l'emblema comune del musulmano arretrato e dell'agitatore terrorista. Questa soluzione - adottata, come parecchie altre misure sull'immigrazione, con l'astensione benevola della sinistra - fa riferimento al pensiero "repubblicano". Ricordiamoci delle furiose diatribe del novembre 2005 contro i giovani dal volto coperto e con il cappuccio che agivano di notte (in occasione della rivolta delle banlieues)...

Concludo: è stata spesa molta energia contro una certa forma di razzismo - quella incarnata dal Fronte nazionale - e contro una certa idea di razzismo come espressione dell' "uomo comune bianco", che rappresenta gli strati arretrati della società. Buona parte di questa energia è stata recuperata per costruire la legittimità di una nuova forma di razzismo: razzismo di Stato e razzismo intellettuale "di sinistra". Sarebbe forse tempo di riorientare il pensiero e la lotta contro una teoria e una pratica di stigmatizzazione, di precarizzazione e di esclusione che oggi costituiscono un razzismo che viene dall'alto: una logica di Stato e una passione dell'intellighentia".

pc quotidiano 24 settembre - protesta studentesca a Napoli

I diritti non si "meritano"... si
conquistano! - iniziativa nazionale per il diritto allo studio

studenti e studentesse delle facoltà di Napoli, abbiamo fatto "visita"
agli uffici dell'A.DI.SU (Azienda per il diritto allo studio universitario)
Napoli 1 e 2 (rispettivamente della Federico II e dell'Orientale,
Conservatorio e Accademia), nella cornice di una giornata di mobilitazione
nazionale per il diritto allo studio, per protestare contro la riforma
"Gelmini" e il DDL 1905 che smantellano l'università pubblica e riducono
drasticamente i già esigui fondi per il diritto allo studio.

Abbiamo preso di mira l'A.DI.SU. - che da "ente" per il diritto allo studio
si è trasformata in "azienda"- perché esempio del processo di
privatizzazione e aziendalizzazione che sta subendo l'università. Al nostro
arrivo presso le due sedi, dopo alcune pressioni, abbiamo ottenuto incontri
con i rispettivi direttori, ai quali abbiamo chiesto conto di tutti i nostri
diritti, che continuano a ridursi anno dopo anno: borse di studio non
assegnate, mense chiuse, sprechi baronali, assenza di alloggi e aumento
delle tasse.

Ciò che avevamo previsto non solo ci è stato confermato, ma ci siamo trovati
di fronte una situazione ancor più allarmante:
. Il budget dell'Adisu Napoli 1 ogni anno diminuisce di più di 1 milione di
euro (per quest'anno è previsto un budget di soli 10 milioni!)
. La Regione (alla quale ogni anno versiamo un "contributo" di 62 ?) tarda
sistematicamente il trasferimento dei fondi e ne trattiene una parte
consistente per ripianare il debito regionale (della serie "la crisi la
paghiamo noi... eccome!")
. Il personale dell'Adisu Napoli 2 sarà dimezzato fino ad arrivare a sole 6
unità!

In poche parole, le Adisu stesse non hanno potuto nascondere la drammaticità
della situazione attuale, che peggiorerà ulteriormente nei prossimi anni,
fino ad arrivare ad un definitivo smantellamento del diritto allo studio.

La tanto invocata "meritocrazia" che la nuova Riforma spaccia come via di
uscita dalla crisi dell'università non solo non è la soluzione, ma anzi
rappresenta un ulteriore ostacolo all'accesso ai diritti di noi studenti.

I DIRITTI NON SI MERITANO... SI CONQUISTANO! RIPRENDIAMOCI IL DIRITTO ALLO
STUDIO!


RED-NET_Napoli



- il volantino distribuito a Napoli
- il documento consegnato ai direttori delle A.DI.SU. napoletane
- audio su radiodimassa
- articolo su corriere del mezzogiorno
- intervista ad uno studente sul corriere del mezzogiorno


il comunicato della rete nazionale studentesca
L'anno accademico non è ancora ripreso, la scuola è cominciata da
pochissimo, ma già la protesta di studenti, precari, ricercatori, attraversa
istituti ed atenei. Le tante iniziative, le assemblee, i presidi, i blocchi,
sono dettati dall'esasperazione che sente chiunque viva e lavori nel mondo
della formazione. Anni di "riforme", di centrodestra o di centrosinistra,
hanno portato l'istruzione e la ricerca in una situazione insostenibile.
Strutture fatiscenti, mancate assunzioni, contratti precari, rinforzamento
dei meccanismi baronali e delle logiche dirigenziali, spazio lasciato ai
privati, aumento delle tasse, saperi quantificati in crediti e in stage non
retribuiti: chi lavora non ha diritti e gli viene tolta la passione, chi
studia impara l'arte dell'arrangiarsi e dell'essere sfruttato.

Il taglio dei fondi di cui Tremonti e Gelmini sono stati artefici con il
recente DDL 1905 e con la manovra di luglio non fanno che aggravare questa
situazione. Ancor più che nel 2008 dell'Onda, è giunto il momento per
mobilitarsi collettivamente e dire basta, riprenderci i nostri diritti e la
dignità che ci viene negata!

Nel solco delle proteste che stanno riscaldando quest'autunno, anche oggi,
mercoledì 22 settembre, è stata una giornata di lotta in tutt'Italia. I
collettivi studenteschi di RED-NET si sono mobilitati a Milano, Bologna,
Firenze, Roma, Napoli e Palermo per protestare contro l'ennesimo attacco al
diritto allo studio.

Abbiamo preso di mira le sedi dell'ADISU, non a caso "Azienda" per il
diritto allo studio, un'azienda che non tiene affatto in conto le esigenze
degli studenti, soprattutto di quelli delle classi più svantaggiate. Con
striscioni, volantini e pannelli informativi abbiamo denunciato la mancanza
di alloggi, di mense, di servizi per gli studenti, la carenza di biblioteche
ed il costo insostenibile delle tasse. Abbiamo denunciato che il taglio dei
fondi crea da anni studenti idonei non assegnatari, cioè studenti che hanno
tutte le carte in regola per avere la borsa di studio ma non la ricevono
perché i soldi son pochi. Abbiamo chiesto conto degli sprechi baronali,
abbiamo chiesto che i lavoratori dell'ADISU esprimano la loro vicinanza alla
mobilitazione universitaria e denuncino l'impossibilità di lavorare in
queste condizioni... Abbiamo infine contestato la strategia di un Governo in
crisi, quella di far cassa tagliando ovunque, regalando ai privati ogni
settore pubblico, una strategia profondamente classista e discriminatoria.

Per questo saremo di nuovo in piazza il 30 settembre a Padova, per
pretendere un reale diritto allo studio e contestare la retorica della
"meritocrazia" che in realtà serve solo ai più ricchi per giustificare i
loro privilegi.

pc quotidiano 24 settembre -Perugia.. cade la montatura assolti i compagni

Assolti Moreno, Maria Grazia e Alessia. Spazzato via il teorema accusatorio
che portò agli arresti del 1 aprile 2004.



23 Settembre 2010. Un giorno che difficilmente dimenticheremo: «In base
all'Art. 530, primo comma, si assolvono gli imputati perché il fatto non
sussiste». Vittoria piena, sul piano giuridico anzitutto, ma pure politico e
morale.

Non scorderemo infatti, e come potremmo, nemmeno il 1 aprile 2004, quando
fummo arrestati con l'accusa di appartenere ad una rete terroristica
internazionale.

L'unica rete di cui facevamo parte era invece il Campo Antimperialista. Una
rete che il governo Berlusconi, l'allora Ministro degli Interni Pisanu e il
sottosegretario Torquemada-Mantovano, da tempo avevano in mente di togliere
di mezzo, per "colpa" delle sue grandi campagne di solidarietà con la
Resistenza dei popoli oppressi.

Per anni, allo scopo di incastrarci, venimmo "attenzionati" dai Ros e dalla
Digos. Non trovarono né la pistola fumante, né prove degne di questo nome.
Ripiegarono su un teorema, che la Procura di Perugia si ingegnò a
confezionare.

Il teorema era semplice: in base alla legislazione speciale vigente sui
reati associativi (270Bis) e al suo inasprimento del dicembre 2001 (270 Ter,
Quater, ecc.), sostenere le Resistenze alle guerre d'occupazione come quella
palestinese e irachena, o quelle turca e curda contro la dittatura militare,
equivaleva ad essere dei terroristi o, come minimo a fiancheggiare il
terrorismo. La sentenza di assoluzione piena demolendo questo dispositivo
accusatorio, non solo rifiuta di considerare delinquenti gli
antimperialisti; spinge a riflettere sulla legittimità costituzionale della
legislazione cosiddetta "antoterrorismo", in particolare deglli inasprimenti
adottati a partire dal 2001.

Lo stesso giorno degli arresti, mentre a sirene spiegate venivamo tradotti
in carcere, mentre media compiacenti ci dipingevano come pericolosi
criminali, fu lo stesso Ministro degli Interni Giuseppe Pisanu a metterci la
faccia e a consacrare la montatura: «Si consolida l'ipotesi che gruppi o
singoli personaggi dell'eversione italiana possano entrare in contatto e
collaborare con organizzazioni terroristiche internazionali, spinti dai
comuni orientamenti antiamericani e antioccidentali».

La sentenza di oggi, spazzando via quel teorema, ristabilendo la verità per
cui sempre e in ogni sede ci siamo battuti, ci riconsegna la cosa più
preziosa: la dignità di militanti antimperialisti e anticapitalisti.

Il nostro pensiero corre ora a chi come noi, in ogni parte del mondo e in
Italia, subisce la galera per le sue idee e per il suo impegno nei movimenti
di liberazione. La persecuzione e gli arresti non ci hanno cambiati, siamo
stati, siamo e saremo vicini agli oppressi, a maggior ragione a quei popoli
che hanno il coraggio di ribellarsi alla prepotenza imperiale americana,
guardiamo di un sistema mondiale che rischia di condurre l'umanità verso
l'abisso.

Ringraziamo tutti i compagni che si sono attivati allora per la nostra
scarcerazione, e la cui solidarietà non è mai venuta meno in tutti questi
anni di tormento. E salutiamo i tanti amici e i comuni cittadini che non ci
hanno fatto mancare il loro affetto e la loro stima.


Perugia, 23 settembre 2010

pc quotidiano 24 settembre - Abruzzo: salt-1, salt-2, salt-3 Chiodi è ora che salti pure te!

CHIODI SCHIODA!!!

23. novembre 2010.

Alla seduta del consiglio comunale dell’Aquila il consigliere democristiano Giuseppe Ludovici, in riferimento al blitz poliziesco sui 29 immigrati senza tetto, denunciati ed espulsi dall’Aquila una settimana fa perché costretti a vivere in situazioni di degrado e a lavorare in un’economia sommersa, dichiara:
"gli stranieri vengono qui e rubano. Dormono nelle strade e nelle capanne comunali, fumano, bevono e prendono il caffè a spese mie e nostre. Mi hanno devastato la casa e sono stati sicuramente gli stranieri […] Per carità, gli stranieri in Italia ci servono, sono utili, ma dovrebbero essere fatti arrivare a chiamata. Non possono venire a dormire nelle piazze, e bivaccare nei locali pubblici. Anche qui a L'Aquila. Io sono uno di quelli che la mattina cammina, e li vedo che dormono ai lati delle strade. E questo non mi sembra corretto. Questi fumano, bevono, pigliano il caffè, e non lavorano. Dove li pigliano i soldi?''


Ludovici sa benissimo che la maggior parte di quegli stranieri non aveva un permesso di soggiorno perché lavorava a nero, probabilmente per conto di qualche costruttore amico della sua cricca, eppure è con questi che si indigna, con la stessa ipocrita sorpresa dei pennivendoli del “tempo”, che a caratteri cubitali una settimana fa, mentre il presidente della Regione Chiodi veniva chiamato a rispondere con Tordera (presidente della Carispaq), nell’inchiesta sugli appalti per il G8 e la ricostruzione, titolava stupito a caratteri cubitali: “CITTA’ INVASA DAI SENZA TETTO, LA POLIZIA NE SCOVA VENTINOVE”

Strano che all’Aquila abbiano “scovato” solo 29 senza tetto!… Sarà che gli altri 30.000 hanno tutti la cittadinanza italiana e la residenza aquilana? Però non tutti sono rientrati nel progetto C.A.S.E. o nei M.A.P. ed evidentemente neanche in “alloggi” di fortuna, nelle panchine, nelle tende, nelle baracche e nelle roulottes usate nel periodo delle tendopoli dove questi pericolosi stranieri vengono oggi sorpresi a dormire! Che indecenza, che scorrettezza questi stranieri!!!

E “dove li pigliano i soldi per comprarsi un caffè o le sigarette?” si domanda Ludovici.

Tutto questo mentre emerge, dalla rifiutopoli Abruzzese, che alla lista di Chiodi e al pdl sono andati 250mila euro da Rodolfo Di Zio, proprietario della De.co, azienda del settore rifiuti, per trovare un consulente che presso il ministero dell’ambiente aiuti lui e la sua cricca a “reimpostare” la legge sui rifiuti, in modo che non si debba ricorrere ad appalti pubblici europei per decidere chi debba mangiare di più e piazzare un bell’inceneritore nel suolo pubblico del teramano completamente made in Italy, a cura della premiata ditta Venturoni-Di Zio-Chiodi-Tancredi-Stati SPA, dove il maggiore azionista è, appunto, il PDL abruzzese coi suoi legami col governo centrale

Tutto questo quando la Pedicone Holding, di cui Gianni Chiodi è sindaco supplente, ha intascato 300mila euro per il G8 all’Aquila. Ma Chiodi, presidente della Regione Abruzzo dal dicembre 2008 e commissario delegato all'emergenza terremoto e alla ricostruzione, “non poteva fare niente” e non poteva accorgersi che il senatore Paolo Tancredi, cugino di Carmine, socio del suo studio commercialista a Teramo, ora indagato insieme ad altri 11 esponenti di spicco della cricca politico-affaristica del PDL, avrebbe trovato i canali giusti per alzare non 300mila, ma centinaia di milioni di euro con l’inceneritore, con qualche escamotage legislativo

Tutto questo quando l’ex assessore regionale alla protezione civile e ai rifiuti dell'Abruzzo, Daniela Stati (Pdl), suo padre, Ezio Stati (ex consigliere regionale Dc e attuale esponente di spicco del Pdl), l'ex deputato di FI Vincenzo Angeloni e Sabatino Stornelli (amministratore delegato di Selex service management, società di Finmeccanica), devono rispondere di corruzione per aver favorito l’autorizzazione, da parte di Berlusconi, della società Abruzzo Engineering, alla quale affidare 1,5 milioni di euro per un progetto (non ancora elaborato) a scapito del Consorzio ReLuis (rete di laboratori universitari di ingegneria), che quel lavoro lo avrebbe svolto gratis. Il tutto in cambio di un diamante da 15mila euro, un’AUDI e appalti per la ricostruzione.

Disse Venturoni a Di zio:

“Fammi andare in Regione .. là t'avessi a crede' che mo' tengo ventotto ettari di terreno pe' fa l'uliveto? Pe' fa l'uje? La ci dobbiamo fa li robbe, eh!”

Cosa dire invece a Ludovici, a Chiodi?

“Andatevene con le buone, che alle cattive ci penseremo noi!?”

Non so gli altri, ma io ci penso sempre!

Luigia

giovedì 23 settembre 2010

pc quotidiano 22-23 settembre - Faith non deve morire perché ha reagito allo stupro-

appello dal movimento delle donne


Faith non deve morire perché ha reagito allo stupro-

Chiediamo un immediata risposta da parte del Ministero degli esteri italiano
che ha già ricevuto svariati appelli ad attivare con urgenza tutte le misure
diplomatiche per tutelare il diritto alla vita della giovane donna nigeriana
Faith Aiworo. Faith è stata espulsa in luglio dall’Italia per essere
rimpatriata in Nigeria, dove è stata immediamente incarcerata e dove la
attende una condanna all’impiccagione per essersi legittimamente difesa di
fronte ad un tentativo di stupro.
Il Ministero degli Interni italiano deve rispondere del grave errore
commesso con l’espulsione.
Il governo italiano deve pianificare un tempestivo rientro in Italia della
donna, che aveva già avviato una richiesta di asilo politico. Le autorità
italiane hanno il dovere - sancito dall’art. 19 della Carta dei diritti
fondamentali dell’Unione europea, ma anche dagli articoli 2 e 10 della
Costituzione - di conferirle lo status di rifugiata o comunque di fornirle
protezione umanitaria e sussidiaria, esistendo il rischio di condanna a
morte in patria.
La Nigeria deve fermare questa atroce condanna ad una donna che si è difesa
da uno stupro.
Ribadiamo che la risposta deve essere immediata perché Faith è ingiustamente
in carcere già da luglio scorso e da due anni è in territorio europeo
costretta alla clandestinità a causa dell’ingiustizia della legislazione
europea sull’immigrazione.
:

da inviare a
alle ambasciate nigeriane, al ministero degli esteri e degli interni
italiano
sotto inseriamo vari indirizzi italiani a cui vi invitiamo a inviare
l'appello via fax o via e-mail
**Ambasciata Nigeria - Roma, via Orazio 14
Email: nigerian.rome@iol.it
**fax 066832528 (dell’esattezza di questo numero di fax non sono
sicurissima, andrebbe verificato,
ma io non ne ho il tempo)
**Tel. 06.683931
**/Fax Farnesina (MInistero degli esteri)
/(+39) 06 3236210
Ministero dell'Interno
*Piazza del Viminale n. 1 - 00184 Roma*
*Centralino tel. 064651*

pc quotidiano 22-23 settembre - ...un minuto di silenzio

segnalazione della rete nazionale per la sicurezza sui posti di lavoro
bastamortesullavoro@gmail.com


Domenica un minuto di silenzio su tutti i campi



*il lavoro uccide*
Su tutti i campi di calcio verrà osservato domenica un minuto di
silenzio in memoria di Pietro Mirabelli, morto questa notte a 54 anni
schiacciato da alcuni massi mentre lavorava al fronte di scavo del
tunnel ferroviario Alptransit di Sigirino.

Pietro era un delegato Rls, ma la sua cultura per la sicurezza non è
bastata a salvarlo dal blocco di roccia che un macchinario gli ha
scaricato addosso.

In una nota la Lega Calcio ha annunciato che l'operaio stava rendendo un
servizio fondamentale per il paese nella costruzione del tunnel che
potenzierà i collegamenti tra Italia e Svizzera, e quindi il minuto di
silenzio è doveroso per dargli l'ultimo saluto. "E' necessario -
prosegue la nota - rompere l'ipocrisia che vuole osservati minuti di
silenzio solo in occasione di morti avvenute in teatri bellici o
comunque che vedono coinvolti militari. Non possono esistere morti di
serie A e morti di serie B."

Plauso bipartisan per l'iniziativa da tutto il mondo politico.

Ora svegliatevi, siete in Italia!

red. 22 settembre 2010
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pc quotidiano 22-23 settembre - dalla fincantieri in lotta di palermo

un lungo corteo che ha bloccato ieri il traffico della città in uno dei punti
nevralgici ha dato inizio alla giornata di lotta degli operai della Fincantieri
di Palermo. Qualche tensione della polizia per la deviazione del corteo “non
prevista”.
Hanno percorso le vie principali e sono arrivati davanti alla sede della
regione siciliana dove hanno trascorso buona parte della giornata in attesa di
una risposta dalle istituzioni.

I dirigenti della Regione hanno risposto che si stanno impegnando, ma che
aspettano lo sblocco dei FONDI FAS (questa dei Fondi Fas sta diventando una
vera barzelletta!) perché da questo dipende la possibilità di investire nella
ristrutturazione dei bacini di carenaggio.

E il sindaco Cammarata, tirato in ballo da qualcuno che se ne ricorda l’
esistenza, nel suo solito stile le spara grosse: "Non c'é alcun disimpegno
dell'amministrazione comunale nella vicenda che riguarda la Fincantieri. Anche
su questa vertenza, pur non avendo ruoli o responsabilità dirette, il comune di
Palermo intende mettersi a fianco di una realtà produttiva che costituisce un
patrimonio della città e dei cittadini".

Oggi la protesta continua davanti la sede della Confindustria di Palermo dove
è in programma una riunione tra sindacati confederali e azienda nell'ambito
della trattativa sulla procedura di cassa integrazione proposta dal gruppo di
Trieste per 470 dei 500 operai in organico per un totale di 52 settimane,
adesso all’interno del piano nazionale che prevede il ridimensionamento o la
chiusura di diversi stabilimenti.

Naturalmente quelli più penalizzati in assoluto sono gli operai dell’indotto
che difficilmente possono “godere” dei benefici degli ammortizzatori sociali e
quindi andrebbero incontro al licenziamento.

Continuare la mobilitazione
Fermare i licenziamenti
Fermare lo smantellamento dello stabilimento

Slai Cobas per il sindacato di classe
Via g. del duca 4 - Palermo
telfax 091/203686 - 338.7708110

_______________________________________________
Redditolavoro mailing list
Redditolavoro@lists.ecn.org
http://lists.ecn.org/mailman/listinfo/redditolavoro

pc quotidiano 22-23 settembre- operai fiat termini imerese protestano a Montecitorio

dallo slai cobas per il sindacato di classe - palermo

Un giorno di protesta ieri davanti Montecitorio di una delegazione di operai
dello stabilimento Fiat di Termini Imerese; un giorno di inutile attesa nella
speranza di qualche risultato utile, ma ancora niente, il governo ha risposto
come al solito prendendo tempo: le aziende prescelte dovranno presentare
- entro il 30 ottobre i piani definitivi di impresa,
- entro il 30 novembre Invitalia dovrebbe presentare al governo la “short
list”, la lista definitiva delle imprese che hanno presentato un’offerta per
rilevare lo stabilimento ed
- entro dicembre il governo dovrebbe dare la risposta.

"I primi di dicembre presenteremo alle parti sociali la proposta completa con
i numeri, gli investimenti e l'impegno pubblico" per la conversione dello
stabilimento Fiat, ha detto Saglia, sottosegretario allo sviluppo. "Il governo
- ha aggiunto - è qui a ribadire che non lascerà solo nessuno. Su Termini
Imerese c'é un impegno straordinario, perché purtroppo non sempre si riesce a
mobilitare tante risorse. E il fatto che oggi Invitalia abbia confermato che ci
sono investimenti complessivi per 674 milioni e che, come il governo
garantisce, queste proposte possano occupare tutti i lavoratori di Termini non
è un fatto qualsiasi. E' chiaro - ha concluso - che il percorso è ancora lungo
ma già dal prossimo incontro potremo fornire i piani occupazionali affinché i
lavoratori possano riconoscere lo sforzo fatto".

Di chiacchiere come si vede ne sono state fatte tante e il pessimismo regna
sovrano dato che il governo è disposto a valutare l’accettazione di tutte le
offerte in campo.

Al momento tre delle cinque proposte entrate nella short list riguardano il
settore dell'automotive. Si tratta del gruppo che fa capo all'industriale
Giammario Rossignolo (De Tomaso), la Cape del finanziere Simone Cimino, e la
Map Engineering che prevede di realizzare un impianto di stampi. Le altre due
sono la Ciccolella, che fa serre florovivaistiche, e la Einstein (Med Studios)
che già produce a Termini e che vorrebbe realizzare altri studios
cinematografici. Non è escluso che la scelta possa ricadere anche su un
raggruppamento di alcune di queste aziende che rileverebbero ciascuna una parte
dell'impianto.
"E' questa un'ipotesi che dal nostro punto di vista si sta rilevando con
sempre maggiore probabilità". Così l'amministratore delegato di Invitalia,
Domenico Arcuri, risponde alla domanda se ad aggiudicarsi l'offerta per la
riconversione del sito Fiat di Termini Imerese siano non una ma più imprese…
Arcuri ha ricordato che attualmente i piani rientrati nella short list sono
cinque ma che a questi "potrebbero aggiungersi altre proposte, frutto del bando
internazionale".

A oggi queste proposte "sono ancora allo stadio di manifestazione di interesse
da trasformare in piani preliminari di impresa", ha spiegato, precisando che
anche queste offerte si stanno sottoponendo alle procedure di vaglio e per le
quali dovrà essere presentato entro il 30 ottobre il business plan. Arcuri non
ha voluto precisare che tipo di offerte siano quelle nuove pervenute ma, alla
domanda se si tratta di piani provenienti da Paesi emergenti, ha risposto che
"in un'accezione molto ampia del termine direi di sì". Dal punto di vista
occupazione, infine, "ad oggi i progetti rassicurano su una copertura
complessiva del bacino. Ma - ha aggiunto - se fossero interessate più imprese
si potrebbe immaginare un ulteriore valorizzazione occupazionale del sito".

A questa confusione hanno risposto naturalmente gli operai protestando sotto
il palazzo, mentre sindacalisti e politici che hanno seguito la giornata si
sono espressi in maniera negativa, compreso l’assessore della Regione Sicilia
Venturi: "Non posso che sottolineare la preoccupazione del governo della
Regione sulla gestione di questa vicenda che non può essere considerata come
locale ma - ha aggiunto - riguarda l'intero Paese. Ciò che emerge è la mancanza
di una vera politica industriale da parte del governo centrale. L'assessore ha
ricordato che la Regione "intende privilegiare quei progetti che mantengano la
vocazione alla produzione dell'automobile e che allo stesso tempo garantiscano
la salvaguardia dei livelli occupazionali e della professionalità dei
dipendenti dello stabilimento Fiat di Termini Imerese, altamente
professionalizzato e qualitativamente eccellente".

Una cosa deve essere chiara a tutti dopo quest’altra giornata: che senza uno
scatto, un salto di qualità nella lotta gli operai resteranno in balia delle
scelte del governo e dei padroni.