convocata dal Coordinamento “No armi al porto di Ravenna”
report a cura dello Slai Cobas di Ravenna che aderisce
La lotta contro il traffico di armi, le merci “dual use” impiegati nel genocidio contro il popolo palestinese, i rapporti commerciali tra l’Italia e Israele attraverso il Porto di Ravenna, la sorveglianza in mano ad Israele al Porto sta continuando a Ravenna, da un lato contro le 32 denunce per una manifestazione durante lo sciopero generale del 28 novembre, dall’altro con un’istanza di accesso civico promossa dalla giornalista Linda Maggiori, collaboratrice di Altreconomia e autrice del dossier “La flotta del genocidio” che ha portato assieme all'avvocato Andrea Maestri, un’istanza di accesso agli atti che ha portato a un’importante sentenza del Tar che ha obbligato l’Agenzia delle Dogane di Ravenna a rivelare parzialmente i dati sui traffici di armi.
E qui agisce ancora una volta la complicità di questo governo con lo Stato nazisionista israeliano che si è manifestata in moltissimi modi, dall’invio di armi alla repressione interna contro il movimento in solidarietà alla Palestina, ora quella complicità è tornata a farsi sentire attraverso le Dogane - che dipendono dal Ministero dell'Economia e delle Finanze (MEF) - che sono arrivate a impugnare la sentenza del Tar dell'Emilia-Romagna, nonostante che i giudici amministrativi abbiano ribadito che l’accesso alle informazioni è fondamentale, le Dogane/Governo hanno rigettato l’istanza sottolineando che la pubblicazione di questi dati avrebbe “minato la sicurezza nazionale e i rapporti tra gli Stati”, appellandosi paradossalmente - come denuncia L. Maggiori - “alla Legge 185/1990 che a loro dire prevede un regime di segretezza sugli armamenti (mentre storicamente è nato con la motivazione opposta, proprio per opporsi al regime di segretezza di epoca fascista).... l’11 febbraio ho quindi presentato ricorso al Tar. L’udienza si è tenuta il 13 maggio e le Dogane hanno presentato una loro “relazione difensiva”, dove affermano che “non può non tenersi conto del rischio di possibili strumentalizzazioni derivanti dalla pubblicazione dei dati in questione, con potenziale pregiudizio per l’ordine pubblico e la politica estera. La divulgazione delle informazioni richieste comporterebbe la rivelazione di dati economici strategici suscettibili di utilizzo da parte di potenziali concorrenti, arrecando un danno concreto all’operatività commerciale dei soggetti potenzialmente controinteressati...nel dossier di Altreconomia “La flotta del genocidio”, le principali compagnie che scalano dal porto di Ravenna sono Msc e Zim e sono state coinvolte, nel 2025, in traffici di armi, dual use e prodotti agricoli verso colonie israeliane illegali. Ma ciò che sappiamo è solo una minima parte della realtà. Per questo è necessario avere tutti i dati. Per giustificare il diniego, le Dogane hanno inoltre aggiunto che “non può bastare ‘l’interesse mediatico’ per avere diritto di conoscere dati e/o informazioni sensibili, poiché l’interesse pubblico […] è qualcosa di ben diverso dall’interesse del pubblico. Orbene sia consentito dubitare che, nel caso di specie, le reiterate richieste della ricorrente siano dirette a consentire un controllo diffuso sull’operato delle pubbliche amministrazioni, sembrando di contro ‘orientate’ a un interesse mediatico connesso ai pur tragici eventi che hanno animato (e purtroppo continuano a caratterizzare) lo scenario geopolitico del Medio Oriente, che nulla hanno a che fare con la legittimità dell’operato di questa Amministrazione”. Il traffico di armi verso un genocidio in corso è quindi derubricato al far rumore”.
Come denuncia la giornalista/attivista L: Maggiori: “da Ravenna i dati statistici ci dicono che a maggio 2026 sono partiti 1.800 container verso i porti di Haifa e Ashdod, 2.400 ad aprile e così via gli altri mesi prima, con una media di 1.500-2.000 container ogni mese. Israele resta sempre in cima a tutte le destinazioni delle navi che escono dal porto di Ravenna”.
L’avvocato Maestri: “Questa sentenza è importante non solo per Ravenna perché potrà essere usata come giurisprudenza per avere trasparenza anche in tutti i porti d’Italia, dove si sta rafforzando una rete di attivisti e lavoratori per opporsi ai traffici di armi”.
Il comunicato del Coordinamento popolare contro i traffici di armi nel porto di Ravenna:
“Il dato quantitativo in merito al materiale bellico o ai componenti di armamenti partiti dal Porto di Ravenna nel 2025 è un dato importante, se non altro in quanto consente di comprendere quale sia la eventuale rilevanza militare complessiva del Porto di Ravenna e la sua strategicità nel dispositivo difensivo marittimo complessivo della Nazione. (…) L’esecuzione della sentenza è idonea a compromettere in modo definitivo ed irreparabile la sicurezza nazionale, la difesa e le questioni militari, nonché le relazioni internazionali dello Stato” spiega l’avvocatura dello Stato nell’appello.
Insomma sembra che il porto di Ravenna da commerciale sia diventato un porto militare con segreti inconfessabili. E lo sarà sempre di più con la corsa al riarmo dell’ Europa e della Nato.
Non a caso l’ambasciatore statunitense ha fatto una lunga e approfondita visita alla città, in compagnia del sindaco, appena una settimana fa, lodando l’incrollabile alleanza. Tra rigassificatore e armi, Ravenna è uno snodo cruciale per l’imperialismo. A breve, sarà una tappa del corridoio Imec, altro corridoio commerciale (e militare) che collega Europa, Israele, e India, fortemente voluto dagli Usa”.
Nell’appello al Consiglio di Stato, le Dogane criticano la giornalista Linda Maggiori, sottolineando che “le reiterate richieste lungi dall’essere dirette a promuovere la partecipazione dei cittadini sembrano, di contro, volte unicamente al procacciamento, nell’esclusivo interesse della giornalista, di notizie che possano avere un forte impatto mediatico”. E infine: “gli interessi pubblici sottesi alla vicenda prevalgono sicuramente sugli interessi privati della odierna appellata che agisce non “de damno vitando”, ma “de lucro captando”.
Replica il Coordinamento: “In parole povere, secondo le Dogane e l’avvocatura dello Stato l’interesse pubblico coincide con il facilitare e proteggere il traffico di armi, mentre gettare luce su questi traffici con articoli di stampa è un lucroso interesse privato da limitare”.
“Una posizione molto pesante che offende la professione del giornalismo, che si occupa di fatti di interesse pubblico (come appunto il traffico di armi da porti civili) ed è esso stesso un servizio di interesse pubblico. Le Dogane hanno diritto a difendersi, se è questo ciò che vogliono, ma non hanno diritto a offendere, delegittimare, e squalificare i giornalisti che fanno il loro lavoro rispettando la legge e il codice deontologico dell’ordine: qui non si parla di gossip privati, ma di armi dirette a massacrare civili innocenti” commenta Linda Maggiori. “Abbiamo chiesto anche i dati del 2026, se non sono passate armi, perché non rendere noti i dati? Per quanto riguarda il lucro, poi, è quasi comico oltre che offensivo. Qui si parla di giornalisti precari, attivisti e avvocati pro bono. Pensiamo piuttosto a chi lucra sulla vendita delle armi”.
“Come ‘Coordinamento contro i traffici di armi dal porto di Ravenna’ crediamo che questa accusa non offenda solo il lavoro della giornalista, ma anche le centinaia di persone che a Ravenna hanno manifestato e le decine di migliaia di cittadini che hanno firmato la petizione alla Regione per chiedere lo stop alle armi ad Israele dal porto di Ravenna e l’istituzione di un Osservatorio per la trasparenza sul traffico di armi in generale”.
Secondo l’avvocato Andrea Maestri “tecnicamente l’appello non ha fondamento perché postula l’esenzione totale di un ente, le Dogane, dall’accesso generalizzato, per coprire segreto d’ufficio, interessi militari, relazioni internazionali, sicurezza nazionale. Confidiamo che, applicando la normativa vigente, il Consiglio di Stato non possa che confermare la sentenza di primo grado. Il Tar di Bologna ha già operato un bilanciamento tra dovere di trasparenza e interessi pubblici in potenziale conflitto con esso. Affermare che nessuna informazione, nemmeno quantitativa, su export e transiti di armi, può essere data sarebbe davvero troppo. Mi pare che vogliano dirci che col nostro ricorso e con la vittoria di primo grado abbiamo toccato i fili dell’alta tensione. Ma il diritto è dalla nostra parte, dalla parte della democrazia e della trasparenza, in un ambito in cui i cittadini hanno diritto di sapere se il nostro Paese ha continuato a fornire o a far transitare armi verso Israele, rendendosi complice del crimine dei crimini internazionali, il genocidio, oggetto di indagine da parte della Corte Internazionale di Giustizia e della Corte Penale Internazionale. Senza trasparenza, con un potere blindato e inaccessibile l’opinione pubblica viene privata del diritto all’informazione, presupposto per l’esercizio concreto ed effettivo del diritto di partecipazione democratica” conclude l’avvocato.
Il Coordinamento ha quindi organizzato un nuovo presidio di protesta, sotto le Dogane, giovedì 30 luglio ore 11.30, via Darsena San Vitale n.48.
“Per dire che l’interesse pubblico non coincide con l’interesse del governo a mantenere legami militari con lo stato di Israele e i suoi alleati, che l’interesse pubblico è trasparenza e non complicità con i crimini di guerra.
Che il giornalismo libero non è da limitare né da intimidire, che il porto di Ravenna non deve essere porto d’armi né base militare, dove a lucrare sono i mercanti di armi, protetti dalla opacità.
Chiediamo infine al sindaco Barattoni di fare lui stesso accesso agli atti alle Dogane, come primo cittadino, per garantire piena trasparenza”.
I parlamentari del M5S Stefania Ascari ed Marco Croatti in Parlamento hanno dichiarato: “Questo muro di gomma alimenta fortissimi dubbi sulla trasparenza dei flussi militari, soprattutto alla luce del conflitto nella Striscia di Gaza, e vogliamo sapere con esattezza quali armi stiano transitando dai nostri porti e verso quali destinazioni. Il Governo non può apporre il segreto sui traffici d'armi nei porti italiani e a calpestare il diritto dei cittadini a essere informati".
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