sabato 2 maggio 2026

pc 2 maggio - Questo "1° Maggio" non è dei lavoratori, lavoratrici

All'insegna del "Decreto lavoro" - di cui parliamo in seguito - ieri abbiamo avuto:

- la Meloni giubilante a pranzo da "Pizzaut" a Monza, tra i ragazzi autistici - uno spottone pubblicitario, utile anche a deviare l'attenzione sullo scandalo della grazia a Minetti;

- Fumarola della Cisl - e, pur se meno esplicito, Bombadieri della Uil - che ha usato il comizio del 1° maggio per fare gli elogi del "Decreto lavoro", confermando la funzione della Cisl di serva del governo dei padroni;

- Il "concertone" di Roma, utilizzato da squallidi saltimbanchi per farsi anch'essi - tra una canzonetta e l'altra (e aspettandosi evidentemente nuovi eventi e soldi dalle Istituzioni) - megafono del "lavoro dignitoso" garantito dal "decreto del lavoro": 'State lontani dai contratti pirata'; o per stravolgere "Bella ciao" cantata in tutto il mondo, cancellando i partigiani.

UNA ONDA NERA CHE VUOLE PRENDERSI E SPORCARE TUTTO che non va sottovalutata e va apertamente combattuta.

Il "Decreto lavoro"

Il “Decreto lavoro” è un decreto che non è per i lavoratori. E’ un decreto concordato con il Presidente della Confindustria.

Mentre ci sono più di 138mila operai a rischio a livello nazionale, ci sono nel Ministero di Urso 150 vertenze aperte, tra cui quelle importanti dell’ex Ilva, della Stellantis; mentre quindi i lavoratori si trovano con sempre meno lavoro “sicuro”, meno salari, meno sicurezza, il governo Meloni si vanta di questo decreto, uscito giusto per il primo maggio quasi a provocazione della giornata di lotta dei lavoratori.

Questo decreto sul fronte del salario stabilisce soltanto altri bonus e welfare per i lavoratori, ma decide

soldi e ulteriori benefici ai padroni. Quindi i padroni da questo decreto hanno sgravi contributivi, soldi per assunzioni; i lavoratori al massimo avranno elemosine e promesse di occupazione.

Il governo, la sua stampa/Tv fa molta pubblicità sull’occupazione per i giovani, per le donne, e per le occupazioni nelle 'Zone economiche speciali'. Invece che sanzionare le aziende che fanno, tutte, contratti a termine, contratti sempre più precari, il Decreto le ricompensa se occupano questi lavoratori, lavoratrici, di cui hanno comunque bisogno e dovevano comunque assumere. Il governo per questo stanzia un miliardo di euro, è prevista una decontribuzione totale, uno sgravio dei contributi previdenziali che può arrivare fino al 100%, se le aziende occupano donne e giovani con meno di 35 anni senza lavoro da almeno 24 mesi o da almeno 12 mesi. Così - si scrive - "si riduce il costo del lavoro per le imprese" - e questo è chiaramente vero; mentre non è affatto vero che "si incentiva la stabilità contrattuale anziché il ricorso a forme di impiego precario"; dopo i 12 o 24 mesi in cui dura lo sgravio e l'obbligo di contratti a Tempo indeterminato, i padroni potranno bellamente licenziare (utilizzando vari motivi, in questo sono esperti) quei giovani e quelle donne, o ritrasformare i loro contratti in contratti a termine.


Per l'occupazione delle donne e la cosiddetta "conciliazione tra vita e lavoro" rimandiamo anche all'analisi fatta nel blog femminismorivoluzionario: 
https://femminismorivoluzionario.blogspot.com/2026/04/col-decreto-lavoro-lavoratrici-restano.html

Anche sul salario si spreca la propaganda. La Meloni vanta il "salario giusto", requisito - si dice - imprescindibile per l’accesso ai benefici statali. Il nuovo parametro coinvolge la paga oraria quanto tutte le voci economiche che compongono la busta paga, inclusi i premi e le indennità contrattuali, e deve far riferimento ai contratti siglati dai sindacati più rappresentativi (Cgil-Cisl-Uil).

Ma salario giusto per chi? Non certo per i lavoratori che hanno perso in questi anni l'8% del salario. Il decreto lascia il salario basso come ora, le uniche voci che avranno qualche aumento sono bonus e welfare (che sono una trasformazione, in perdita, dello stesso salario). 

Il "salario giusto" è per i padroni grandi o medio/piccoli, che comunque precisano che il salario deve essere legato all'andamento economico delle aziende e all'aumento della produttività. Se i lavoratori si fanno il mazzo per aumentare la produttività, i loro profitti, allora forse ci può essere qualche elemosina di aumento nei rinnovi contrattuali, se invece la produttività non aumenta, allora niente aumenti salariali, altro che "salario giusto".

In realtà governo e padroni si sono impegnati per impedire il "salario minimo", quindi il "salario giusto" è per cancellare ogni proposta di "salario minimo"; che, per esempio, nei contratti Multiservizi che ora abbondano anche negli appalti di fabbriche metalmeccaniche o siderurgiche, avrebbe portato ad un aumento secco di 1/2 euro all'ora la retribuzione base che ora è intorno ad 8 euro lorde all'ora.

Il "salario giusto" resta sempre un salario al di sotto dell'inflazione, assolutamente insufficiente a fronte del carovita, all'aumento ora della benzina che si porta dietro gli aumenti di tutti i generi alimentari e non. Il "salario giusto" dovrebbe permettere ai lavoratori quantomeno di recuperare i soldi persi in questi anni. Invece NO.

Il decreto dice che si devono prendere a riferimento i contratti firmati da CGL, CISL, UIL, ma sappiamo bene che questi contratti sono a ribasso, non recuperano neanche il salario perso in questi anni, figurarsi un aumento reale, non solo nominale, del salario; quindi dire che devono essere presi a riferimento i contratti più rappresentativi è dire lo stesso: niente reali aumenti, no salario che possa recuperare sia il carovita, sia l'intensificazione dello sfruttamento che c'è stata e che continua ad esserci. Dopo mesi e mesi si è chiuso il contratto metalmeccanico con pochi soldi, riparametrati. E questi sarebbero i contratti di riferimento? 

I lavoratori fanno un lavoro più pesante e spesso in condizioni a rischio, come tragicamente dimostrano i tanti infortuni sul lavoro; in una giornata di lavoro, la parte che va a pagare il salario dei lavoratori è sempre più ridotta, mentre è sempre più grande la parte di lavoro gratis che va direttamente nelle tasche dei padroni.

Per rispondere poi alla perdita di potere d’acquisto subita dai lavoratori a causa dell’aumento dei prezzi, il decreto introduce un meccanismo di adeguamento parziale dei contratti scaduti. In attesa dei rinnovi, viene prevista una copertura che tiene conto dell’inflazione programmata, assicurando un paracadute economico temporaneo del 30% di quello che avrebbero avuto. Ma anche questa misura non è "giusta", non coprendo il 100% e tenendo conto che spesso per i rinnovi contrattuali passano anni - il contratto principale metalmeccanico, per esempio, era scaduto a giugno 2024 ed è stato rinnovato un anno e mezzo dopo - altro che 30% hanno perso i lavoratori.

Altro "cavallo di battaglia della Meloni per questo "Decreto lavoro" è un passo avanti nel considerare il lavoro dei rider subordinato. Ma anche su questo c'è l'inghippo: l'articolo dice che se ci sono forme di controllo il rapporto si presume subordinato, ma... salvo che si provi il contrario, quando ci sono già fior di sentenze che hanno detto che quel lavoro è a tutti gli effetti subordinato.

Questo decreto. quindi, non può affatto far contenti o far sperare in qualche miglioramento. E' un decreto che offende i lavoratori, le lavoratrici, offende le condizioni di vita, l'intelligenza dei lavoratori.

Chi prende in giro la Meloni dicendosi orgogliosa che il 1° maggio ha fatto un decreto sul lavoro che migliora occupazione e salari? L'unica contenta è la segretaria della Cisl che dal palco del 1° Maggio ha plaudito il governo, ma i lavoratori non possono essere certo contenti. 

Il Governo si è ripigliato questo 1° Maggio, che è in tutto il mondo una giornata dei lavoratori di lotta. Certo nel nostro paese si è molto affievolita o annacquata questo carattere di lotta del 1° Maggio, ma senza la lotta non si ottiene niente. E non possiamo andare avanti in queste condizioni.

Allora usiamo anche il primo maggio per riflettere, per organizzarci autonomamente, per lavorare per uno sciopero, uno sciopero generale vero che blocchi tutto e che non finisca in un giorno. Non c'è da illudersi, senza la lotta non c'è niente.

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