Appena rientrati dalle feste pasquali gli operai si trovano con un aumento di cadenza da 350 a 380 auto a turno. Nel silenzio più assoluto dei sindacati firmatutto e della FIOM che fa finta di vigilare.
Nello scenario tragico del settore automotive, ci viene detto che
noi a Pomigliano siamo fortunati perché almeno lavoriamo, certo, se
pur vero, ma qual è il prezzo? Per restare in tema pasquale, è
sempre lo stesso, siamo gli agnelli sacrificali del profitto. Poche
settimane fa abbiamo avuto la conferma che non vedremo nemmeno un
centesimo di premio di produzione. Zero euro. Tutto questo grazie a
un sistema contrattuale (CCSL) che sembra fatto apposta per non far
arrivare nulla nelle tasche dei lavoratori mentre, ovviamente, per i
dirigenti i soldi ci sono sempre.
Dopo la Santa Pasqua appena
rientrati in fabbrica, ci ritroviamo con un aumento di cadenza da 350
a 380 auto a turno. Meno persone; più lavoro; più fatica; insomma
il solito gioco dell’azienda e tutto
Chi dovrebbe tutelarci non sa nemmeno lontanamente cosa significa arrivare a fine turno senza più forze. Non sa cosa vuol dire avere le articolazioni che bruciano; la schiena a pezzi; le mani gonfie; le spalle che non reggono più; non sa cosa vuol dire svegliarsi la mattina e sentire il corpo che non risponde. L’età media ha superato i 50 anni e da vent’anni non si assume più. Da quando si produce la Panda, non hanno fatto altro che spremere gli operai come limoni. Premi, premi, ma ormai non esce più succo ma l’azienda continua a premere e lo fa col loro silenzio complice.
Tutti i sindacati si riempiono la bocca con la propaganda “salute e sicurezza”, ma i ritmi e i carichi di lavoro aumentano sempre. Questo non è solo un problema morale, è anche un problema medico, infatti secondo l’INAIL e diversi studi ergonomici, l’aumento dei tempi ciclo e la riduzione delle pause portano a un incremento del rischio di patologie muscolo-scheletriche; stress e affaticamento cronico. Parlano di sicurezza, ma nei fatti ci spingono verso l’usura fisica e mentale.
Fino a qualche anno fa esistevano le postazioni di preparazione, dove venivano messi i lavoratori con ridotte capacità lavorative (RCL) o più avanti con l’età. Oggi non esiste più nulla di tutto questo. Grazie ai firmatari e anche a chi non firma ma non si oppone, chi ha problemi fisici o avanti con l’età, si ritrova in catena di montaggio. L’alternativa è il reparto impianti generali, dove si fa pulizia dello stabilimento, ma con pochissimi giorni di lavoro al mese, spesso uno solo, il resto in contratto di solidarietà. A queste condizioni, purtroppo molti sono costretti a stringere i denti (in molti casi la dentiera), perché a fine mese, non si va a mangiare a casa del sindacato.
Come se non bastasse, arrivano gli incentivi all’esodo. Una vera e propria elemosina. Il comunicato sindacale parla chiaro: 33 mensilità e 30.000 euro lordi per chi ha più di 55 anni, poi a scalare fino a 12 mensilità e 20.000 euro per chi ha tra 35 e 39 anni. Una miseria rispetto a una vita di lavoro e sacrifici. Si chiama incentivazione, ma sembra più un modo per liberarsi di chi ha dato tutto ed è un modo che va avanti da anni......
da operai contro
Nessun commento:
Posta un commento