sabato 14 marzo 2026

pc 14 marzo - Referendum 2: tante voci dicono NO! - Militante politico e sindacale Slai Cobas di Ravenna

Sono dello Slai Cobas per il sindacato di classe di Ravenna, impegnato nelle lotte dei lavoratori, nella solidarietà internazionalista, antifascista, e intervengo sul referendum perchè l’attacco alla magistratura non allineata al governo è un tema che come lavoratori ci riguarda. Il Referendum è politico, lo affermano ogni giorno governo, ministri, parlamentari, quindi è sul terreno politico che dobbiamo agire.

Voterò nettamente NO al Referendum del 22 e 23 marzo!

Ora, a parte il peggioramento delle nostre condizioni di vita e di lavoro, il carobollette, i provvedimenti di un governo fascista e guerrafondaio che trova sempre i soldi per la guerra, per questo governo infame cosa è una priorità in questo momento? Attaccare i giudici.

Non abbiamo certo fiducia o simpatia per chi amministra la giustizia borghese, è una giustizia di classe, che va bene al governo dei padroni fin quando reprime l'opposizione dei proletari, dei lavoratori, dei giovani, ma che va punita e riportata sotto il suo controllo se indaga sul potere politico, cioè sui personaggi al governo, o sottogoverno; questi magistrati il governo non vede l’ora di toglierseli di torno.

Il governo nella sua campagna referendaria dice solo menzogne, come le rapine in casa, la famiglia nel bosco, i campi Rom, il caso Tortora, e altro ancora, che non centrano nulla con gli obiettivi della controriforma che sono fumo negli occhi per disorientare le masse, i cittadini, i lavoratori.

Ma i processi che riguardano i lavoratori, le morti sul lavoro, saranno forse accelerati da questa

controriforma? No di certo, ma non si parla assolutamente di questo. Se vince il Sì, i tempi dei processi che hanno a che fare con i nostri diritti continueranno a non avere corsie preferenziali, e con un governo che non considera una priorità le morti sul lavoro, questi processi continueranno ad essere dimenticati e ai padroni verrà garantita l’impunità.

L'intento della propaganda governativa è nascondere il fine ultimo della riforma che è una controriforma. Questo governo Meloni ha come stile comunicativo quello dell'inganno, propagandando menzogne continue su tutti gli ambiti ed è per questo che abbiamo Telemeloni che ci bombarda con le sue fake news per confondere e impedire il conflitto sociale e avanzare verso la formazione di un regime antioperaio e antipopolare: dal riarmo alla guerra, alla condizione dei lavoratori, agli immigrati, ma anche con le controriforme degli apparati dello Stato.

Ora, se prendessimo singolarmente ogni provvedimento del governo avremmo sì la visione reazionaria di questa casta politica sugli aspetti che riguardano i rapporti sociali e la trasformazione dei poteri dello Stato (e questa controriforma della magistratura riguarda proprio questo aspetto), ma il fine di questo governo si può comprendere, al di là dei tecnicismi specifici, se leggiamo questi provvedimenti tutti interni ad un disegno politico che è eversivo, che è repressivo, che è fascista, perché punta alla trasformazione dello Stato nato dalla Costituzione, demolisce la stessa democrazia borghese e va avanti pezzo a pezzo, provvedimento per provvedimento, attraverso le esternazioni di rappresentanti di governo e maggioranza usati come picconate alla Costituzione antifascista, verso l'edificazione di un regime, di una dittatura aperta in nome e per conto di chi ha già il potere nella società, cioè i padroni, le banche. La controriforma della giustizia del governo Meloni/Nordio risponde a questo disegno, è la giustizia dei ricchi, come giustamente qualcuno ha detto, dei potenti che vogliono fare quello che vogliono e rimanere impuniti.

Dittatura è repressione, è bavaglio alla stampa non allineata, è attacco ad intellettuali non allineati, e molti sono i fatti che dimostrano l'avversione di questo governo per una magistratura indipendente, non allineata al governo, per le inchieste che ha fatto contro ministri e parlamentari della maggioranza (Santanchè, Sangiuliano, Delmastro, la stessa Meloni e gli stessi Nordio, Piantedosi e Mantovano sono indagati per la liberazione e la consegna del criminale libico Almasri alla Libia, e poi i lager antimmigrati in Albania, e poi deputati e consiglieri indagati per i rapporti con la mafia, per corruzione). Puntano all'impunità per gli sbirri violenti e fascisti (come quello che ha potuto tranquillamente affermare che durante il fermo di polizia non c'è alcun diritto da far valere). Il governo vorrebbe che tutta l’opposizione non avesse possibilità neanche di una difesa legale di fronte all’azione repressiva poliziesca.

Non solo i contenuti ma anche il metodo usato da questo governo nei rapporti con il Parlamento va in quella direzione: sono decreti legge senza alcuna discussione parlamentare, nella logica tipica di questi fascisti al governo che tutto è "necessario e urgente". Il governo sta costruendo il suo ordine fascista e non vuole avere ostacoli, né dalle lotte sociali, sindacali, né dalla stampa indipendente né dagli altri apparati dello Stato. Sono i padroni a cui invece dà conto questo governo, per loro ha cancellato il reato dell'abuso di ufficio, per loro non interviene sulle morti dei lavoratori nei luoghi di lavoro garantendo così l'impunità ai padroni assassini.

Ci sarebbero ancora moltissimi fatti da denunciare ma basta questo elenco sommario per descrivere la politica del governo Meloni, la marcia verso l'edificazione di un moderno fascismo, ed è anche la premessa per il NO al referendum del 22 e 23 marzo.

Quando Nordio afferma: "non vogliamo la giustizia domestica" riferendosi con disprezzo al CSM, l'organo di autogoverno dei magistrati, in realtà non vuole l'indipendenza della magistratura ma assoggettarla al governo e quando gli viene ricordato che la sua controriforma della giustizia con al centro la separazione delle carriere era già uno dei punti eversivi della P2 di Gelli, questo ministro non si scandalizza affatto, anzi ha affermato che era comunque "giusta" e che il suo governo ora la vuole attuare.

Il fascismo storico aveva eliminato le correnti della magistratura e questo governo è su quella stessa scia, anticipata da Berlusconi nell'attacco alla magistratura che faceva i processi contro la sua corruzione, evasione fiscale, processi per i suoi legami con la mafia. Il fascismo storico sciolse le correnti per obbligare i giudici ad avere la sola tessera del fascio.

Non è affatto una riforma della giustizia, manipolando la realtà il governo Meloni ha tirato fuori l'argomento che funziona come uno specchietto per le allodole che è la separazione delle carriere, ma la realtà è che il governo vuole assoggettare a sè la magistratura.

Gli scopi di questa controriforma sono detti apertamente dalla Meloni. Dopo la grande e determinata manifestazione di Torino contro lo sgombero di Askatasuna le parole della presidente del consiglio sono state: "è tempo che la magistratura non ostacoli le scelte della politica e del governo". Se per questo governo manifestare contro le sue scelte è antinazionale, antipatriottico, e chi lo fa è chiamato "terrorista", non mancherà che dichiari lo sciopero come un crimine da punire e cancellare pezzo a pezzo, e una volta per tutte, la Costituzione antifascista.

Quella del governo, come ha giustamente detto qualcuno, è la giustizia dei ricchi, dei parassiti rappresentati in politica dalla feccia di essi, è la casta che si blinda per continuare a fare i porci comodi suoi sulla pelle dei proletari, dei lavoratori, delle masse.

La vittoria del NO rappresenterebbe un duro colpo per il governo e noi lavoriamo perché questi farabutti facciano la stessa fine che fece il referendum Renzi.

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