sabato 14 marzo 2026

pc 14 marzo - Smascheriamo le menzogne della Meloni in Parlamento

La Meloni in Parlamento non ci va, prova fastidio per il Parlamento, fastidio per la stampa che accetta solo quando deve fare monologhi o interviste esclusive, ma si rifiuta di incontrarli per rispondere alle domande effettive. In sostanza, la sua presenza in Parlamento è stata un cumulo di menzogne, a partire dal fatto che l'Italia non è in guerra.

L'Italia non è in guerra, ma le navi da guerra italiane sono a Cipro, l'Italia non è in guerra ma la Base militare ad Erbil in Iraq è stata fatta segno - e giustamente - delle azioni di reazione dell'Iran all'aggressione imperialista, Stati Uniti/Israele. L'Italia non è in guerra eppure tutte le Basi militari sono a disposizione o pronte ad essere a disposizione dell'imperialismo americano, della NATO, proprio per partecipare a questa guerra. L'Italia non è in guerra, ma allo stretto di Hormuz, nel Mar Rosso, navi italiane ci sono da tempo con una funzione a protezione di Israele e delle stesse vie di comunicazione che vengono considerate cosa propria dall'imperialismo, dai signori del petrolio, dai governi quando legittimamente sono in territorio iraniano o nei territori dei Paesi vicini.

Quindi è una menzogna assoluta che viene sostenuta dalla claque rappresentata dai suoi parlamentari e

dalla claque della stampa, della televisione, che sembrano ormai diventate, con Meloni, una sorta di megafono del governo, peggio di tutti gli altri governi, peggio perfino di Berlusconi, ed è tutto dire.

La Meloni mente sapendo di mentire sulla guerra, la sua menzogna principale è quella di non essere schierata saldamente al carro di Trump e Netanyahu, mentre è l'unico dei governi che non ha detto quasi nulla di critica all'intervento americano, benchè sembrerebbe vero, dato che Trump e l'imperialismo americano la considerano persona insignificante che non andava neanche informata, e vero, tenendo conto che il ministro Crosetto era a Dubai e non sapeva nulla della guerra.

Il governo mente. In realtà è ben schierato con americani e israeliani e dice le stesse cose che dicono gli americani e gli israeliani; e quindi è un governo sicuramente non rappresentativo delle masse proletarie e popolari del nostro paese ma degli interessi dominanti, italiani e internazionali. In Europa agisce da quinta colonna dell'imperialismo americano e del sionismo, anche se parte del capitalismo e della borghesia imperialista italiana è lungi da voler giocarsi tutte le carte su Trump essendo comunque dentro la comunità europea.

La Meloni mente sui problemi economici. E' un governo che non ha preso alcun provvedimento per fronteggiare il caropetrolio, il carobenzina. Ora dice: “deve decidere l'Europa”, su tutto il resto decide lei, ma quando si tratta di prendere dei provvedimenti a favore dei proletari e delle masse italiane colpite dagli effetti della guerra, la Meloni dice che deve decidere l'Europa.

Il Parlamento è casa sua perché oltre ai parlamentari della maggioranza - che è purtroppo predominante - c'è tutta una parte rilevante della cosiddetta opposizione che è passata armi e bagagli con la Meloni su questi temi, prima fra tutte l'area di Renzi, Calenda - che non è poco, l'area del PD fatta di parlamentari come Delrio, che stanno nel PD ma lavorano per la Meloni, e il dibattito del l’11 marzo in Parlamento lo ha anche dimostrato. L'opposizione ha strillato ma sulla guerra non è innocente.

Detto questo il nostro problema è sempre come fare per combattere il governo Meloni, e su questo senza la mobilitazione sociale e politica dei lavoratori, delle larghe masse, la cosa risulta assai difficile nonostante avanzi anche nell'opinione pubblica proletaria, l'idea che è tutta una menzogna quello che dice il governo, non solo sui problemi della guerra ma anche sui problemi sociali e politici del nostro Paese.

Chiaramente si doveva parlare della guerra, ma "la lingua batte dove il dente duole", come si dice, e la Meloni ha usato il Parlamento per fare un attacco squallido ancora una volta ai magistrati in funzione del voto referendario che avrebbe voluto plebiscitario ma che si vede, giorno dopo giorno, che plebiscitario non sarà.

Qui ha preso in considerazione ancora una volta la questione dell'infame trasferimento di i migranti in Albania con un diluvio di soldi in parte regalati al regime vassallo albanese. Ha detto “stiamo trasferendo stupratori” (che è un falso in generale). Ma, a parte l'illegittimità di questi campi e di questi trasferimenti e l'indegna scelta di tipo imperiale e neocoloniale verso l'Albania e di disprezzo della vita dei migranti, la questione è un'altra, ha usato il problema degli stupratori. La Meloni quando parla degli stupratori si dovrebbe mettere la lingua a quel posto perché proprio questo governo, attraverso la sua ministra di riferimento, si è adoperato in Parlamento per cambiare a favore degli stupratori proprio il Ddl sullo stupro, ammesso che servissero a qualcosa; ma, appena era passato l'idea che senza consenso è sempre stupro, si sono scatenati tutti i ministri del governo e tutta l'ala che gli fa da claque sulla stampa, in televisione, associazionismo e così via per fare una legge che non vuole colpire gli stupratori e violenta una seconda volta le donne.

La cultura fascista, sessista, razzista, maschilista, patriarcale è organica alle concezioni di questo governo da parte della sua frazione principale, Fratelli d'Italia, Se si facesse un sondaggio per chi votano tutti gli uomini che odiano le donne, le violentano e le uccidono, si vedrebbe bene che, oltre l'idea, perfino l’appartenenza politica di area è proprio quella della feccia al governo, anche se chiaramente non solo della feccia al governo.

Quindi la Meloni ha fatto un ennesimo show per ingannare il popolo e fare del Parlamento una cassa di risonanza di un governo che non vuole dire né la verità né prendere provvedimenti per il popolo, ma vuole usare il popolo per potersi mantenere al potere e marciare verso uno Stato di polizia, una dittatura aperta a servizio della borghesia italiana, europea, americana, israeliana.

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