sabato 31 gennaio 2026

pc 31 gennaio – Hannoun: cade un altro pezzo della montatura, le “prove” fornite dai nazisionisti di Israele sono illegali, ma i giudici insistono nella persecuzione…

Questo è il “il succo delle motivazioni depositate ieri dal tribunale del riesame di Genova” e quindi Hannoun dovrebbe essere liberato subito, ma i giudici di Genova continuano con l’accanimento giudiziario arrampicandosi sugli specchi, o meglio fregandosene volutamente di ogni “logica” perché il loro impianto persecutorio deve essere portato avanti ad ogni costo: «emergono solidi elementi indizianti per ritenere che Hannoun sia a capo di una cellula italiana dell’associazione Hamas», così dicono, ma da dove “emergono” gli “elementi” che poi sarebbero “indizianti”?

Per l’informazione sulla decisione del tribunale riportiamo l’articolo del manifesto di oggi, mentre ribadiamo che Hannoun deve essere liberato, tutti i prigionieri politici che solidarizzano con la Palestina devono essere liberati!

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Hannoun, illegali le prove fornite da Israele

Giansandro Merli

Le motivazioni del riesame Per i giudici l’impianto accusatorio resta comunque «solido». Gli avvocati difensori annunciano ricorso in Cassazione

Edizione 31/01/2026

Un momento del presidio davanti al palazzo di Giustizia di Genova

Un momento del presidio davanti al palazzo di Giustizia di Genova – Ansa/Luca Zennaro

Le prove offerte all’Italia dalle autorità israeliane non sono utilizzabili e vanno scartate, ma l’impianto accusatorio contro Mohammad Hannoun è comunque «solido». È il succo delle motivazioni depositate ieri dal tribunale del riesame di Genova, che il 18 gennaio aveva confermato il carcere preventivo per il presidente dell’Associazione benefica di solidarietà con il popolo palestinese (Abspp) e per altri tre indagati nell’inchiesta sui presunti finanziamenti ad Hamas. Tutti finiti dietro le sbarre con l’accusa di associazione terroristica il 27 dicembre scorso su ordine del gip del capoluogo ligure. Con loro altre quattro persone che il riesame ha invece liberato. Altri due uomini restano tuttora ricercati.

L’ESCLUSIONE delle prove israeliane era stata richiesta dagli avvocati difensori con diverse motivazioni. Il tribunale si è concentrato sul fatto che l’ufficiale di Tel Aviv che le ha fornite, il «mister Avi» delle carte, è una fonte anonima. Si tratta quindi di «atti probatori assunti contra legem, la cui utilizzazione è vietata in modo assoluto non solo nel dibattimento, ma in tutte le fasi del procedimento». I giudici non hanno invece trattato le altre ragioni sostenute dalle difese, per esempio che quel materiale è stato raccolto durante un conflitto militare in cui secondo la Corte penale internazionale si sarebbero consumati crimini di guerra e contro l’umanità.

D’altro canto, continua l’ordinanza del tribunale di Genova, «emergono solidi elementi indizianti per ritenere che Hannoun sia a capo di una cellula italiana dell’associazione Hamas». L’insieme di elementi raccolti dall’accusa dimostrerebbe «sia la partecipazione dell’indagato all’associazione terroristica sia il suo stabile contributo al suo finanziamento». I giudici hanno adottato la ricostruzione del gip che ritiene Hamas un’unica organizzazione, senza distinzione tra ala militare e governo della Striscia, e sottolineato le frequentazioni di Hannoun con i vertici del movimento islamista. L’accento è sul contenuto di alcune intercettazioni e sulla presenza di un flusso di denaro liquido verso Gaza che precede il blocco dei conti bancari delle associazioni palestinesi dopo il 7 ottobre 2023.

LE TOGHE tracciano anche un distinguo rispetto al provvedimento di archiviazione di un’indagine contro Hannoun analoga a quella corrente ma chiusa nel 2003. Ci sarebbero due differenze. Una oggettiva: il concetto del finanziamento a un’associazione terroristica è stato nel frattempo allargato con una modifica normativa. Una soggettiva: a quell’altezza temporale mancavano elementi per ritenere gli indagati parte di Hamas e non era stato tracciato il flusso di denaro.

«Riteniamo corretto aver cassato il materiale israeliano – afferma Fabio Sommovigo, uno dei difensori di Hannoun – ma dissentiamo sulla sostanza dell’impianto accusatorio, ovvero che aiutare chi si trova a Gaza favorisca la sopravvivenza di Hamas e dunque che gli aiuti umanitari possano costituire in sé la struttura del reato contestato». Per i legali alcuni indizi sono stati travisati, mentre altri elementi – per esempio le intercettazioni in cui si parla di viveri, farina, polli – sottovalutati. Presenteranno ricorso per Cassazione entro dieci giorni. Poi l’udienza dovrebbe essere convocata in un paio di mesi.

NEL FRATTEMPO HANNOUN, come gli altri tre indagati, resterà in carcere nel circuito di alta sorveglianza. Secondo il tribunale concorrono pericolo di fuga, rischio di inquinamento delle prove e reiterazione del reato.

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