domenica 9 maggio 2021

pc 9 maggio - Parlare di Marx significa mettere al centro il partito comunista e la rivoluzione socialista per una nuova umanità

L'alternativa alla società borghese è la società comunista, per i proletari non ci sono società capitaliste da umanizzare ma catene da spezzare e un mondo da guadagnare, con buona pace di chi come la "rete sbilanciamoci" pensa che ci possa essere una economia dal volto umano fino a quando esiste lo sfruttamento del lavoro salariato degli operai.

Quel che ci insegna il giovane Marx
Redazione di Sbilanciamoci

6 Maggio 2021 | Sezione: primo piano, Società
Un libro di Giulio Marcon appena pubblicato ci fa rileggere il giovane Marx. Un esercizio quanto mai utile per dotarsi di strumenti di analisi della traiettoria che la società capitalista ha preso negli ultimi decenni. Comprendendo le distorsioni e la disumanizzazione che stanno colpendo le nostre comunità.

Pubblichiamo qui di seguito uno stralcio dell’introduzione del volume di Giulio Marcon “Il giovane Marx. La radice delle cose”, appena pubblicato da Jaca Book. Rileggere gli scritti giovanili del filosofo di Treviri non è un mero esercizio speculativo, ma uno straordinario viaggio all’indietro nel tempo alla riscoperta di un approccio teorico, politico e analitico che, a due secoli di distanza, ha tanto da dirci e insegnarci sulla società e sull’economia capitalistiche. E sulle dinamiche di sfruttamento e alienazione che le caratterizzano, ieri come oggi.

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«Tornare a riparlare del giovane Marx – al di là delle riscoperte storiche e degli aggiornamenti filologici ricorrenti di fronte ai grandi pensatori – ha senso se si mette in relazione l’opera e il pensiero di quegli anni ai tempi che stiamo vivendo. Le sue riflessioni sulla alienazione (anticipazione di molte riflessioni della Scuola di Francoforte e degli esistenzialisti, ma addirittura del pensiero di Illich sulla espropriazione dell’umano dal dominio delle merci), sui bisogni indotti dal capitale (analisi precoce del consumismo neocapitalista), sul denaro (come la nuova merce della finanza rapace) sono di grandissima attualità.

Come lo sono le sue riflessioni sulla globalizzazione capitalista di metà ottocento che evoca con forza ed analogie la globalizzazione neoliberista degli ultimi 40 anni: la necessità di un mercato mondiale e di consumi senza frontiere. Ristudiare, rileggere il giovane Marx (e tutta la sua opera) significa dotarsi di importanti strumenti di analisi e di comprensione della traiettoria che la società e l’economia capitalista hanno preso negli ultimi decenni, significa capire le distorsioni antropologiche, le perversioni sociali, la disumanizzazione sociale che stanno colpendo le nostre comunità.

Se l’opera del giovane Marx non ha la sistematicità scientifica dei lavori della maturità (in particolare del Capitale), gli scritti giovanili affascinano per la freschezza delle argomentazioni, per la dimensione umana ed etica, per i rimandi alla letteratura e all’arte (che comunque non mancheranno anche nelle opere mature).

Dalle opere giovanili di Marx emerge soprattutto la volontà di andare a fondo delle cose, di evidenziare sempre la centralità della condizione umana come specchio dello sfruttamento della borghesia sul proletariato. Come ebbe a dire ne La critica della filosofia del diritto di Hegel. Introduzione: “Essere radicali significa andare alla radice delle cose e per l’uomo la radice delle cose è l’uomo”. A questo va aggiunto che i primi 30 anni della vita di Marx sono quelli della maggiore intensità rivoluzionaria, dell’indignazione (non moralistica, o del sognatore, ma genuinamente politica e teorica), delle persecuzioni, dell’esilio, della rinuncia alla carriera borghese per vivere in povertà dedicandosi alla rivoluzione e al comunismo.

Come ha ricordato il suo biografo più acuto, Franz Mehring, alla rivoluzione Marx ci penserà sempre, non ci rinuncerà mai, dedicando tempo e impegno a riunioni, alla vita delle organizzazioni degli operai e dei comunisti. Marx rimase fino alla fine fedele agli ideali della sua gioventù. Fa sempre bene ricordarlo ai ragazzi e alle ragazze che oggi non accettano la realtà che ci sta davanti, la vogliono cambiare e ribellarsi al potere e al dominio dei pochi. Tutto questo non è – come scrisse Marx nella lettera ricordata a Ruge – solo il sogno di una cosa (che Pasolini riprese per il titolo del suo primo romanzo), ma lo si chiami comunismo o in altro modo (comunque l’impegno per cambiare le cose) ha per conseguenze la lotta e cioè: “il movimento reale che abolisce lo stato di cose presenti”.»

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