giovedì 5 novembre 2015

pc 5 novembre - ANCORA UN'INFAME SENTENZA DI ASSOLUZIONE PER I PADRONI ASSASSINI. L'UNICA GIUSTIZIA E' PROLETARIA!

Morti per l’Eternit: dirigenti assolti al processo Seca. Tra loro il belga Karel Vinck che è stato anche coordinatore dell’European Rail Traffic Management system



04/11/2015
paola italiano - torino
Quattro dirigenti dell’Eternit sono stati assolti dalle accuse di omicidio colposo e lesioni per i lavoratori morti e malati per patologie correlate all’amianto alla Saca di Cavagnolo. Il processo era uno dei filoni in cui era sboccata la maxi inchiesta Eternit. Il pm Francesco La Rosa procedeva per tre operai morti e uno ammalato e aveva chiesto quattro condanne (due a quattordici mesi, due a dodici). Fra gli imputati assolti c’è il belga Karel Vinck, che è stato anche coordinatore dell’European Rail Traffic Management system (Ertms) in seno alla Commissione europea.  

pc 5 novembre - PALESTINA: con il popolo in lotta. Una corrispondenza dall'iniziativa presso l'ex OPG occupato di Napoli

Mentre infuria la repressione quotidiana di Israele anche contro i mezzi di informazione palestinesi, rigiriamo una corrispondenza di una compagna da Napoli presente all’iniziativa sulla Palestina che si è tenuta presso l’ex OPG occupato il 3 novembre: un interessante aggiornamento e discussione sulla situazione attuale, sulla repressione a tutto campo dello stato nazisionista israeliano a sostegno della lotta dei giovani dell’intifada…

***
Occupazione cominciata ufficialmente nel 1947 ma in realtà fu prima, frutto del movimento coloniale europeo. Israele da sempre bastione europeo in Medio Oriente.
  1. l'occupazione è di tipo “esiliante”, diversamente dalle altre occupazioni
  2. di lungo periodo. Questo ha modificato la quotidianità, i modi delle sollevazioni, entra in ogni aspetto della vita
  3. generata una classe di palestinesi che fanno profitto dall'occupazione. È un'élite politica. Le forze di resistenza è contro questa élite
nuova sollevazione del 2015: non è proprio popolare come le precedenti intifada: scendono i giovani, tra i 13 anni e i 28. non hanno vissuto le intifada, sono stati etichettati “generazione Oslo” dal processo di pace del 93. sono lontani da partiti politici. I giovani che erano scesi nelle precedenti intifada però dicono “non scendo in piazza perché non c'è strategia, obiettivo, orizzonte politico”.

pc 5 novembre - BRASILE: Il fallimento dell'opportunismo del "Partito dei Lavoratori" da Lula a Dilma...

PT: il grande fallimento dell’opportunismo 
(A Nova Democracia - La Nuova Democrazia)

No, non è questa situazione marcia che ci porta ad affermare che il PT ha fallito. E’ semplicemente la manifestazione del fenomeno in tutta la sua estensione e in tutta la sua ampiezza, quando ciò che in un momento precedente era un segno, ora è fatto concreto.

Molto prima che la crisi economica che affonda il paese si rivelasse con tutti i suoi indicatori; molto prima che la crisi politica che è diventata luogo comune e comune nella politica ufficiale rivelasse sfrontatezza, menzogna, corruzione, infine, la guerra senza esclusione di colpi, significa chiaramente che coloro che stanno in basso non accettano di vivere come prima, di passare  di inganno a inganno e quelli che stanno sopra non riescono a continuare a dominare come prima; a questo punto il PT era già destinato al fallimento. La crisi morale che riempie di vergogna la nazione, immersa nel fango in cui galleggiano tutte le istituzioni del vecchio Stato - in cui i simboli del partito unico stanno oramai accatastati alla rinfusa e, allo stesso tempo, si stringono accordi nel cuore della notte per spellarsi a vicenda, come è avvenuto con la commissione parlamentare d’inchiesta sulla Petrobras e la collusione di Luiz Inácio con Eduardo Cunha - è solo l'esposizione alla luce del giorno delle parti più interne di un sistema di sfruttamento e di oppressione anacronistico che si rifiuta di scomparire.

mercoledì 4 novembre 2015

pc 4 novembre - 4 novembre 2010 / 4 novembre 2015: Cinque anni dallo scoppio Eureco: «Ma giustizia non è ancora fatta»....

Questo il grido di rabbia e dolore dei familiari e di chi si è "salvato" che da subito la Rete Nazionale Sicurezza sul Lavoro e Territorio ha fatto proprio

di SIMONA BALLATORE
Paderno Dugnano (Milano), 2 novembre 2015 - «Cinque anni dopo abbiamo ancor più bisogno di sentire accanto a noi la città. Non dimenticatevi dei nostri morti, sarebbe come ucciderli di nuovo». I familiari delle vittime Eureco oggi hanno paura: troppo silenzio sulla Thyssen milanese: «La gente dimentica». Il 4 novembre per Paderno non è più solo la giornata dell’Unità nazionale. Da cinque anni è il giorno del dolore, il giorno della tragedia. Nel 2010 una colonna di fumo e fiamme divorò il piazzale dell’azienda di stoccaggio rifiuti di via Mazzini, inghiottendo Sergio Scapolan (63 anni), Harun Zeqiri (44), Salvatore Catalano (55) e Leonard Shehu (38): per loro non ci fu scampo, morirono dopo settimane e mesi di agonia. Quattro colleghi riuscirono a salvarsi ma da allora devono fare i conti con le cicatrici, con i ricordi, con nuove battaglie. «Giustizia non è stata fatta», ripetono. Dopo la condanna per omicidio colposo plurimo, Giovanni Merlino, all’epoca patron dell’azienda, ha presentato ricorso in Cassazione. Nessuna data è stata segnata sul calendario. I sopravvissuti non sono ancora stati risarciti. Mercoledì, in concomitanza con il quinto anniversario della tragedia, chiederanno un minuto di silenzio. Insieme ai familiari delle vittime si ritroveranno alle 15,30 nel Parco della Pace, a Palazzolo, dove l’amministrazione comunale ha piantato quattro alberi a ricordo delle vite spezzate. Alle 16.15 nella chiesa San Martino sarà celebrata una Messa dedicata a Sergio, Harun, Salvatore e Leonard. «Per tutti coloro che non potessero partecipare, chiediamo che nella giornata del 4 novembre si ricordi questo triste anniversario dedicando un pensiero alle vittime e un minuto di silenzio, nel rispetto delle norme nei luoghi di lavoro, perché episodi del genere mai più si ripetano», ricorda in una nota il comitato nato a sostegno dei superstiti e dei familiari.
«L'ultima volta davanti a quegli alberi eravamo quattro gatti – ricorda Antonella Riunno, compagna di Salvatore Catalano, la voce commossa – Non vogliamo soldi, chiediamo solo vicinanza. Perché cinque anni dopo c’è troppo silenzio. Troppa solitudine. È come se non fosse successo nulla. E invece sono morti quattro operai, ed è stata una morte atroce, altri quattro hanno rischiato la vita. Non vogliamo che simili tragedie succedano ai nostri figli». Aspetto ancora di dire ‘è finita’ ma invece sembra non finire mai – scuote la testa Azzurra Scapolan, che in quel maledetto rogo ha perso il padre Sergio – Mio papà non c’è più, chi è stato condannato invece è ancora a casa sua. Quello che mi manca di più di mio padre è il suo sorriso per me. Lo voglio ricordare come il mio eroe, quello dalla splendente armatura. Il mio grande grande uomo». Cinque anni fa Azzurra è stata nove notti al capezzale del padre, sperando in un risveglio. Oggi lei, figlia, è diventata madre. Anche Kasem Xhani, il più giovane lavoratore coinvolto nel rogo a 21 anni quest’anno è diventato papà. «Spero solo che mia figlia viva in un Paese migliore – chiude Azzurra – dove la giustizia esista davvero».

.... un grido di rabbia che la Rete aveva raccolto da subito e sulla quale aveva proposto l'unica strada da percorrere per avere GIUSTIZIA, riportiamo di seguito il volantino che annunciava il presidio ad un mese dallo scoppio
 
ALL'EURECO COME ALLA THYSSEN: SI BRUCIANO LE VITE OPERAIE IN NOME DEL PROFITTO E DELL'ILLEGALITA' DEI PADRONI, COPERTE DALLE CONNIVENZE POLITICHE!

pc 4 novembre - Michelin annucia quasi 600 esuberi. Gli operai occupano la statale. Al presidio Landini dice: "è inaccettabile e se lo scordino". Ma per gli operai il primo problema è proprio liberarsi dei sindacati collaborazionismo



Michelin lavoratori bloccano statale dopo l’annuncio di 578 esuberi. Landini: “Renzi intervenga”
Protesta di 400 dipendenti del gruppo degli pneumatici che martedì ha annunciato la chiusura dello stabilimento di Fossano (Cuneo) e quasi 600 esuberi
di F. Q. | 4 novembre 2015

I lavoratori dello stabilimento Michelin di Fossano hanno bloccato il traffico sulla statale 28, in Piemonte, dopo l’annuncio che la fabbrica sarà chiusa e che il gruppo degli pneumatici intende licenziare 578 dipendenti in Italia. “E’ una decisione inaccettabile. Vogliamo aprire con l’azienda una discussione sul piano industriale, che finora non c’è stata. Non siamo disponibili ad accompagnare processi di chiusura di stabilimenti e licenziamenti. Se lo scordino”, ha detto il segretario generale della Fiom Maurizio Landini durante il presidio davanti ai cancelli. Secondo Landini, “il governo dovrebbe agire senza che qualcuno glielo chieda. C’è una certa differenza tra l’immagine di un Paese che funziona e quello reale in cui si continua a delocalizzare”. “E’ necessario che il gruppo Michelin si renda disponibile a fare una discussione vera su come gli investimenti e il processo di riorganizzazione possano ottenere due risultati: salvaguardare di tutto il ciclo produttivo nel Paese ed evitare licenziamenti”, ha poi chiesto il leader Fiom. “Oggi è importante dimostrare che non è solo un problema di Fossano, decideremo con i lavoratori come proseguire”.

pc 4 novembre - 17 novembre un convegno in parlamento, dove governo e imprese "monitorano" (ovvero pianificano la repressione) chi si oppone alle cosiddette "grandi opere"



Contestazioni territoriali, il governo monitora gli attivisti insieme alle imprese private
Che i governi siano preoccupati per le contestazioni territoriali a questo o quel progetto

pc 4 novembre - Non solo mafia capitale è il sistema del capitale che si regge sulla corruzione: dalla Compagnia delle Opere alla Lega Nord, dall'Arpa al PDL, tutti uniti a fare profitti sulla pelle della popolazione

TUTTO un sistema sotto accusa, DIFESO DALL'AVVOCATO DEL PD (EX SINDACO DI BERGAMO ), ROBERTO BRUNI e suo nonno partigiano che si rivolta nella tomba !!!

Scorie nella tangenziale di Orzivecchi, Locatelli condannato a 6 anni
L’imprenditore bergamasco è stato condannato a 6 anni per i reati di frode in pubbliche forniture e traffico illecito di rifiuti

ma chi è LOCATELLI???

La testa sotto la sabbia e le giravolte della politica
Una delle risorse di Locatelli era il Piano cave del 2008. La politica ha sentito il forte bisogno di ridimensionarlo, senza andarci per il sottile.
Le prime avvisaglie di come la politica fosse pronta a mettere la testa sotto la sabbia c’erano già state un paio di giorni dopo l’arresto di Pierluca Locatelli. L’allora

pc 4 novembre - Turchia - Erdogan e il suo regime vincono le elezioni - la via elettorale perseguita da parti del movimento turco e kurdo perde - posizione di proletari comunisti-PCm

Erdogan e il suo regime, con stragi, uccisioni, repressione contro il movimento di liberazione kurdo, attacchi contro giornali e movimenti democratici, caccia alle organizzazioni e partiti rivoluzionari e maoisti, vince le elezioni – anche con minacce, e brogli elettorali -e impone la sua dittatura 
Ha fatto credere, la Turchia versa in stato di emergenza, che è sotto attacco, che si possa creare ai suoi confini uno stato curdo sulle macerie della Siria.
Scrive * Il Sole 24 Ore, 1 novembre 2015 'Non è stato l'Islam la chiave dalla sua vittoria ma puntare sul nazionalismo, sulla difesa della Turchia: per questo ha drenato voti alla destra dell'Mhp e dei Lupi Grigi...'.…. la vittoria di Erdogan fa comodo anche agli Stati Uniti, all'Europa, alla Nato, che non lo amano ma si chiedono anche loro timorosi non meno dei turchi: qual è l'alternativa in un Medio Oriente disgregato e di fronte a ondate di rifugiati? Ed ecco la risposta: un Raìs ancora più potente sul Bosforo a fare la guardia alle nostre paure.
Il risultato elettorale viene accolto, in particolare dalle masse kurde, in un clima di forte resistenza popolare. Erdogan rafforzato dal voto vuole scatenare il genocidio delle masse kurde in lotta
Il risultato elettorale mostra però anche che on ci può essere vittoria per il popolo Kurdo, non ci può essere pace e democrazia in Turchia con la via delle elezioni, né con disarmo/accordi di pace sostenuti nei mesi scorsi anche da Ocalan.
Le forze rivoluzionarie e maoiste hanno in questi mesi e nel fuoco della campagna elettorale sviluppato la resistenza armata e attaccato il regime e le sue forze repressive assassive
Pagando un alto tributo di sangue, ma indicando la unica strada della liberazione delle masse turche e kurde

proletari comunisti -PCm Italia
novembre 2015


onore alla compagna rivoluzionaria DILEK DOGAN

i funerali di tre compagni del TKP/ML -TIKKO a Dersim

pc 4 novembre - Chi se la canta, chi se la suona e chi se la lotta. L'Expo non è finito... un testo per il dibattito


noexpo_armatiDicono che Expo sia finito. Senza contestazioni, a quanto pare. Tutta colpa di quei “riot che asfaltano il movimento”, commenta beffardo il «Corriere della sera», arrivando a citare «il manifesto» per riproporre un’analisi della giornata del primo maggio e persino immaginando di avere dalla sua chi la pensa così insieme alla Questura, che si è presa sei mesi di tempo per schedare, etichettare, analizzare e dio solo sa cos’altro. Ora si procederà agli arresti, informa il giornale padronale per eccellenza, ovviamente senza vergognarsi di mostrare il piacere che prova nel pensare all’eventualità di nuove persone in carcere.
I “buoni”, suggerisce l’articolo, scritto da qualcuno che dimostra di conoscerli bene, o persino di

pc 4 novembre - Sardegna Cariche poliziesche a Capo Teulada, i manifestanti irrompono nella base e bloccano le esercitazioni NATO -



Cariche a Capo Teulada, i manifestanti irrompono nella base e bloccano le esercitazioni
(da contropiano) centinaia di persone che da tutta la Sardegna hanno raggiunto Sant’Anna Arresi e le località limitrofe per dar vita ad un corteo contro le esercitazioni Trident e la Nato che la Questura aveva dato nei giorni scorsi per ‘proibito’ emettendo una ventina di fogli di via nei confronti di altrettanti attivisti che erano stati ‘individuati’ lungo il perimetro del poligono militare di Capo Teulada mentre effettuavano dei sopralluoghi utili allo svolgimento della protesta odierna.
Ma i promotori non si sono fatti scoraggiare e hanno ribadito la volontà di manifestare contro l’occupazione militare della Sardegna, dando appuntamento a questa mattina alle 10.30 a Porto Pino per il concentramento.
Fin dal primo mattino è stato chiaro che non solo le località scelte per il corteo erano state

pc 4 novembre - Opposizione alla piattaforma contrattuale Fiom - cose giuste ma anche illusione. E per favore... risparmiateci Viva la Fiom...- la posizione di proletari comunisti

Dall’assemblea degli operai della GKN di Campi Bisenzio- Firenze a tutti gli operai metalmeccanici
– un orientamento: quando c’è crisi, ci dicono di fare sacrifici; quando c’è ripresa, ci dicono di fare sacrifici per agganciare la ripresa. Noi proponiamo che l’azione sindacale si basi sul concetto esattamente opposto: quando c’è crisi, paghino le banche e le grandi aziende che l’hanno generata. Quando c’è ripresa, paghino le banche e le grandi aziende che macinano profitti e fatturato grazie al nostro lavoro
– un’indicazione di voto: respingere l’attuale piattaforma di rinnovo contrattuale presentata dalla FIOM perché apre alla logica delle tutele crescenti tipiche del Jobs Act; alla logica dell’Accordo del 10 gennaio sulla rappresentanza che contiene concetti come esigibilità degli accordi, deroghe al contratto nazionale e clausole di raffreddamento; al contratto nazionale FIM e UILM, visto che non si specifica se l’attuale rinnovo avviene sulla base del contratto unitario 2008 o su quello FIM e UILM del 2012
– una proposta: cambiare e riscrivere la piattaforma di CCNL partendo dalle esperienze più avanzate di lotta e di contrattazione che ci sono sul territorio nazionale
– una linea: impedire l’attuazione nelle aziende delle “controriforme” che attaccano diritti e conquiste dei lavoratori (Jobs Act, Accordo 10 gennaio sulla rappresentanza, ecc.). No all’opposizione di opinione: contro le misure antipopolari del governo ci si batte per impedirne l’approvazione e poi, se vengono lo spesso approvate, per boicottarne l’attuazione

L’ASSEMBLEA DEI LAVORATORI GKN BOCCIA LA PIATTAFORMA DI RINNOVO DEL CCNL PRESENTATA DALLA FIOM E APPROVA IL SEGUENTE DOCUMENTO

W LA FIOM CHE DISCUTE!!!
L’assemblea dei lavoratori GKN dichiara la propria contrarietà alla piattaforma FIOM per il rinnovo del CCNL metalmeccanico: i lavoratori GKN riuniti in assemblea respingono la piattaforma FIOM per il contratto nazionale 2015. Questa piattaforma fumosa e poco chiara rischia di disperdere potenzialmente un intero patrimonio di mobilitazione.
In sintesi: quando c’è crisi, ci dicono di fare sacrifici. Quando c’è ripresa, ci dicono di fare sacrifici per agganciare la ripresa. Noi proponiamo che l’azione sindacale si basi sul concetto esattamente opposto: quando c’è crisi, paghino le banche e le grandi aziende che l’hanno generata. Quando c’è ripresa, paghino le banche e le grandi aziende che macinano profitti e fatturato grazie al nostro lavoro.
Tante sono state le battaglie portate avanti in questi anni seguendo le stesse proposte della FIOM:
– in GKN Si applica l’articolo 18 antecedente alla riforma Fornero respingendo il concetto delle tutele crescenti del Jobs Act;
– in GKN non si applica l’Accordo del 10 gennaio sulla rappresentanza definito da Landini ai tempi “una porcata antidemocratica”;
– in GKN non si applica il CCNL separato FIM e UILM del 2009 e del 2012 , ma si applica il contratto unitario del 2008 approvato da la maggioranza dei lavoratori;

– in GKN quando l’azienda non rispetta gli accordi firmati con l’appoggio della FIOM chiediamo l’applicazione l’art.28 dello statuto dei lavoratori inerente all’attività antisindacale o semplicemente entriamo in sciopero.

L’attuale proposta di rinnovo contrattuale FIOM a nostro avviso apre a:
– la logica delle tutele crescenti tipiche del Jobs Act, considerando la disponibilità a non applicare l’articolo 18 ai nuovi assunti “per un periodo da convenire”;
– la logica dell’Accordo del 10 gennaio sulla rappresentanza che contiene concetti come esigibilità degli accordi, deroghe al contratto nazionale e clausole di raffreddamento;
– apre, implicitamente al contratto nazionale FIM e UILM, visto che non si specifica se l’attuale rinnovo avviene sulla base del contratto unitario 2008 o su quello FIM e UILM del 2012.
ALCUNI ESEMPI.
1) Orari di lavoro
Nella piattaforma “si richiede, in caso di aumento dell’utilizzo degli impianti, l’istituzione della 4^ squadra fino a 18 turni e l’introduzione della 5a squadra oltre i 18 turni; anche al fine di rafforzare i livelli occupazionali”.
“Nessuno scambio tra assunzioni e diritti”: questo è stato per anni un concetto centrale della FIOM. Qua invece è il sindacato che invita le aziende a saturare gli impianti esistenti sfondando sul terreno del riposo settimanale, in cambio di eventuali nuove assunzioni.

Ricordiamo che:
– il sistema della plurisettimanalità e/o dei 18-20 turni finisce per farci lavorare il sabato e la domenica come fossero giorni normali, con grave ricaduta sul terreno della socialità, del salario, della famiglia e del reale diritto al riposo,
– le aziende non assumono per farci un favore, ma per proprio bisogno,
– le nuove assunzioni in regime di Jobs Act sono di fatto regali alle aziende e possono rapidamente essere trasformate in licenziamenti, mentre i nostri diritti vengono persi una volta per sempre,
– le aziende passano rapidamente da “picchi” produttivi a dichiarare crisi e a portare via le produzioni, mentre un cambio dell’orario di lavoro strutturale ci priva definitivamente di pezzi della nostra vita.
Aggiungiamo che:
– il sindacato si deve battere per assunzioni a partire dagli attuali orari di lavoro, visto che quasi ovunque lavoriamo sotto organico e con ritmi inaccettabili,
– non siamo per saturare gli impianti esistenti lavorando 7 giorni su 7, ma per chiedere aumenti di capacità produttiva attraverso investimenti e di conseguenza assunzioni che permettano di accrescere la produzione lavorando da lunedì a venerdì. NO ALLO SCAMBIO DI DIRITTI PER ASSUNZIONI….!!!!
2) Sanità Integrativa
La piattaforma FIOM apre al concetto di sanità integrativa, dopo aver pesantemente contestato in passato il fondo Meta Salute di FIM e UILM. La FIOM propone una sanità integrativa pagata dalle aziende e con “l’obiettivo di privilegiare e qualificare la struttura del SSN”. Ma questo tipo di sanità integrativa non esiste perché non si capisce in quale modo la destinazione di capitale aziendale verso strutture sanitarie private possa prefigurarsi lo scopo proposto.
A nostro avviso incentivare la sanità privata significa umiliare la sanità pubblica, essendone concorrenziale, e non privilegiarla.
3) Clausole di raffreddamento: protesta senza disturbare?
La piattaforma rivendica che “l’attivazione del sistema di partecipazione negoziata potrà dar luogo, con il consenso di tutte le parti interessate, a una procedura di confronto/raffreddamento per esaminare i problemi e ricercare soluzioni senza che le parti procedano ad azioni unilaterali”. A nostro parere è un modo fumoso per dire questo: in caso di rottura delle trattative, il sindacato è imbrigliato in una rete di procedure per cui non può procedere a dichiarare agitazione o sciopero ma deve passare da una serie di passaggi che ne rallentano l’azione, facendo calare la tensione in fabbrica e di conseguenza disperdendo il momento utile per procedere con una protesta riuscita.

Per questo chiediamo a tutti i lavoratori di respingere la piattaforma che ci viene presentata dalla FIOM per il contratto nazionale con l’intento di cambiarla e di riscriverla partendo, appunto, dalle esperienze più avanzate di lotta e di contrattazione che ci sono sul territorio nazionale


Dal nuovo numero di proletari comunisti
Contratto metalmeccanici – una battaglia sindacale e politica

I padroni, forti del governo Renzi, il governo più padronale del dopoguerra, si sentono sufficientemente forti per un'ulteriore offensiva antioperaia, antisindacale.
Per questo i toni del presidente della Confindustria, Squinzi, negli ultimi tempi sono sempre più simili a quelli di Marchionne.
In materia di rinnovi dei contratti si vuole dare un colpo finale al contratto nazionale. Da un lato dietro l'affermazione di rito “il contratto collettivo nazionale di lavoro mantiene la sua centralità e la sua funzione”, si procede invece con una sua sostanziale cancellazione, rimandando le materie della trattativa su salario, condizioni di lavoro, mansioni alla cosiddetta “contrattazione aziendale” che è stata da sempre la fregatura per imporre, azienda per azienda e poi in generale, taglio dei salari, più sfruttamento, con allungamento orario di lavoro, ecc.
Sugli aumenti salariali si vuole sostanzialmente cancellare ogni riferimento all'inflazione programmata e lasciare in campo solo il legame tra salario e produttività, dove però la stessa produttività è ormai intesa come mercato.

Ma questo sarebbe ancora nell'ordine delle cose, queste richieste padronali non sono nuove e sono una costante negli ultimi decenni, prima della crisi, durante la crisi, con il sostegno di tutti i governi che si sono succeduti.
Il salto di qualità della richieste della Confindustria è contenuto nella prima regola delle linee guida che la Confindustria ha appena diffuso alle categorie impegnate nella prossima tornata contrattuale: “Non si deve assolutamente rinunciare ad applicare le novità del jobs act”.
Questo pone la Confindustria tutta sulle linee contenute sostenute da Marchionne per il gruppo Fiat, oggi Fca che era stato uno dei motivi dell'uscita della Fiat dalla Confindustria. E' il punto che sancisce il legame ferreo tra padroni e governo Renzi che si pone a diktat nel rinnovo dei contratti nazionali e inserisce i nuovi contratti nella cornice dell'assetto neocorporativo di stampo moderno fascista.
Mettere a premessa dei contratti il jobs act, vuol dire mettere a premessa la libertà di licenziamento, la flessibilità e precarietà selvaggia e l'azzeramento dei diritti dei lavoratori nel loro complesso, sia pure sotto la veste “valido per i nuovi assunti”.

Se non si comprende questo è evidente che non si coglie il nodo politico che è al centro del rinnovo contrattuale, che non è tanto le piattaforme, su cui si assiste al solito gioco delle parti.
Gioco delle parti, tanto per cominciare, che non esiste nella maggiorparte delle categorie che rinnovano i contratti. I chimici, ad esempio, hanno presentato pressocchè sempre piattaforme unitarie e hanno firmato accordi spesso senza scioperi, sempre non rispondenti alle esigenze dei lavoratori e peggiorativi nelle normative sulle condizioni di lavoro, secondo una linea collaborazionista neocorporativa che è storica di questi sindacati di categoria dal finire degli anni '70 in poi.
Quindi prendiamo in considerazione i metalmeccanici che sono il cuore, come sempre, del rinnovo dei contratti nazionali. Qui il gioco delle parti vede Fim e Uilm che hanno già presentato la loro piattaforma, i cui dettagli analizzeremo in seguito, e la Fiom che ne presenta un'altra tutta di bandiera, ben sapendo che non conterà nulla ai tavoli della trattativa reale e serve solo al gruppo dirigente per animare il falso movimento che non ha portato alcun risultato agli operai, almeno nelle ultime tre tornate contrattuali.
Ma il punto vero su cui occorre battersi perchè ci sia comprensione tra gli operai, è che le piattaforme non contano davvero nulla. Lo scontro sui contratti è uno scontro sindacale nella forma, tutto politico nella sostanza.
La classe operaia e i lavoratori hanno necessità di contestare la gabbia neocorporativa padroni e governo, trasformando la vicenda contrattuale in guerra di classe, il che significa agire dentro le fabbriche e le assemblee operaie, fuori e contro tutte le direzioni sindacali, imponendo rivendicazioni salariali, tutele del lavoro e delle condizioni di lavoro sulla base di nuove forme di lotta che non riconoscano nessuna legittimità alle normative vigenti e alla ritualità che sono solo una camicia di forza per imporre la cancellazione del contratto nazionale e non la sua ripresa, le norme della subordinazione assoluta agli interessi dei padroni e la riduzione della classe operaia a senza diritti e in regime di schiavismo.
Dal giornale proletari comunisti pcro.red@gmail.com
lo trovi integrale sul blog

pc 4 novembre - 1917/2015 - 7 novembre

7 novembre
costruire la mobilitazione proletaria e popolare

contro la guerra imperialista,
contro gli interventi militari italiani in Libia,Irak,Afghanistan, contro il sostegno italiano ai regimi dittatoriali di Israele, Turchia, Egitto che massacrano il popolo
contro l'aumento delle spese militari
per armamenti, soldati, missioni mentre tagliano i fondi per il lavoro, la salute e sanità, la scuola, i servizi sociali, il risanamento ambientale e territoriale
per la solidarietà e l'accoglienza dei migranti che vengono da queste guerre e dalla miseria e fame che noi, come paese imperialista insieme a USA, Europa Russia, facciamo, noi provochiamo, noi alimentiamo
Per la solidarietà con i popoli che si ribellano
e lottano in tutte le parti del mondo

7 novembre per affermare - come è stato 98 anni fa nella Russia di Lenin – che solo la rivoluzione in Italia e nel mondo può spazzare via le guerre e l'imperialismo, il capitalismo, lo sfruttamento per il profitto che le producono

proletari comunisti – PC m / Italia
347-1102638
leggi

pc 4 novembre - Renzi, guerra, imperialismo italiano - editoriale appello - proletari comunisti-PCm Italia - dal nuovo numero

Renzi ci sta lentamente trascinando in tutte le guerre possibili, al carro dell'imperialismo americano, per gli interessi e i profitti di ENI, Finmeccanica, le industrie d'armi, i signori del petrolio ecc.
Interventi militari preceduti da viaggi da piazzista dall'Africa all'America Latina..e in paesi come Israele, Egitto, Turchia, dove sosteniamo regimi dittatoriali e massacratori del popolo.
Così l'Italia imperialista rafforza il suo intervento in IRAK e si prepara a mandare ancora soldati, armi in Afghanistan, dove il governo aveva detto che stava ritirandosi.
Insiste verso l'ONU per capeggiare una missione militari con navi aerei e soldati in Libia, dove impazza una guerra civile, con il pretesto della lotta agli scafisti, ma reltà oper una nuova impresa imperialista e neocoloniale per gli interessi propri e dei suoi alleati.
Aumentano fondi per armamenti e missioni militari, mentre tagliano lavoro e servizi sociali essenziali per le masse popolari.
Rafforzano basi militari e militarizzazione del territorio in Sicilia,Puglia, Sardegna
Rafforzano nazionalismo e razzismo antimmigrati
Il Parlamento non discute e quando discute approva tutto, nonostante la Costituzione nel suo articolo 11 ripudia la guerra'
Operai e masse popolari,vengono tenuti all'oscuro o ingannati o incanalati per far passare senza opposizione questa politica guerrafondaia.

Tocca ai comunisti, ai proletari , giovani, donne invece denunciare e mobilitarsi contro tutto questo in tutte le forme possibili e incisive. E dobbiamo farlo ORA!

proletari comunisti PCm Italia
novembre 2015

pc 4 novembre - Il Cara; lager di Stato. Un immigrato in coma lasciato al freddo.

(da Il Quotidiano Italiano)
Lo scorso sabato, intorno alle ore 22.30, dal Cara di Palese viene chiamata un’ambulanza del 118 per soccorrere un immigrato in forte stato di ubriachezza. All’arrivo dei sanitari presso la struttura, gli uomini della sicurezza li scortano, precedendoli in auto, fino a una zona perimetrale del centro dove

pc 4 novembre - Etiopia - il governo, servo dell' imperialismo italiano, massacra i contadini per il profitto delle multinazionali italiane

Etiopia: Multinazionali italiane dietro il massacro dei contadini

Adulti legati agli alberi e fucilati, bambini e bestie gettati nei fiumi, cadaveri dati in pasto alle iene e un villaggio Suri raso al suolo. Dei 154 abitanti solo sette i sopravvissuti.
di Luca Iacoponi

Tra polemiche e controversie intorno alla diga Gibe III, cresce il numero delle vittime in Etiopia. Nell’ultimo rapporto, che risale a dicembre 2012, viene rivelato che sono centinaia le persone che hanno subito violenze, omicidi e stupri. La “colpa” è quella di opporsi alla costruzione del colosso idroelettrico per difendere la propria terra.

Nella valle dell’Omo, patrimonio dell’Unesco, un conflitto silenzioso iniziato 7 anni fa continua a mietere vittime. Non è uno di quei conflitti che ai grandi eserciti europei interessa risolvere. Si tratta

martedì 3 novembre 2015

pc 3 novembre - Comunicato dei kurdi sulle elezioni - per il dibattito

UIKI: Comunicato Stampa

Il 1° novembre si sono svolte in Turchia le elezioni legislative a cui ha partecipato una delegazione di 55 osservatori indipendenti italiani che sono stati nelle provincie di Diyarbakir, Sirnak, e Urfa.
Le elezioni si svolte in un clima assai più teso rispetto alla precedente tornata del 7 giugno con attacchi alle sedi dell’HDP (Partito Democratico dei Popoli) in molte città, continue repressioni nei confronti dei mezzi informazione e un sanguinoso attentato il 10 ottobre, ad Ankara, in occasione di una manifestazione per la pace che ha provocato più di cento vittime. Le nuove elezioni si sono tenute esclusiva volontà del Presidente della Repubblica Turca, Erdogan, e del partito AK che non hanno accettato l’esito elettorale del 7 giugno e si sono rifiutati di formare un governo di coalizione.
Nonostante i numerosi brogli elettorali e le violenze che hanno preso di mira gli attivisti e le sedi elettorali dell’HDP in questi mesi, il Partito democratico dei popoli ha ottenuto un risultato straordinario riuscendo a superare lo sbarramento elettorale del 10%, ottenendo il 10.8 % su scala nazionale e 59 seggi, di cui 24 donne.
Il risultato conseguito dall’HDP permette la presenza nel parlamento di donne e uomini, rappresentanti dei popoli e delle religioni della Turchia, tenendo aperta la speranza per una trasformazione democratica per tutti i popoli oppressi del Medio Oriente.
L’Ufficio d’Informazione del Kurdistan in Italia ringrazia tutti coloro che hanno preso parte alla delegazione, comprese le organizzazioni che si sono attivate per permettere che ciò accadesse.
Ringraziamo anche tutti coloro che in molte città italiane tra il 31 ottobre e il 1° novembre sono scesi in piazza per rispondere all’appello mondiale per la libertà e la ricostruzione del Kobane grazie anche all’impegno delle organizzazioni della società civile italiana che hanno contribuito al successo di tali manifestazioni.
Invitiamo quindi tutti i mezzi di informazione a partecipare alla conferenza stampa che si terrà giovedì 5 novembre 2015 alle ore 13 presso la sala stampa della Camera dei Deputati, via della Missione 4 – Roma, dove sarà fatto un punto sulla situazione e verranno presentati i report sull’osservazione elettorale svolta.
Parteciperanno alla conferenza stampa i parlamentari e gli esponenti delle organizzazioni sindacali e delle associazioni che hanno fatto parte della delegazione di osservatori.

Ufficio d’Informazione del Kurdistan in Italia- UIKI Onlus

pc 3 novembre - Partita la manifestazione NO Trident, tra bus fermati e un imponente e asfissiante cordone di sbirri



LA DIRETTA. No Trident, Teulada blindata. Parte il corteo, bus bloccati
3 novembre 2015



11.40. I controlli sugli autobus sono apparentementi terminati. Due su tre autobus sono bloccati, ancora in corso le verifiche su documenti dei manifestanti a bordo. I mezzi sono fermi al bivio tra Teulada, Sant’Anna Arresi e Is Domus.
11.20. Parla Michele Atzori, del Circolo Chavez: “Questa è la dimostrazione che lo Stato vuole boicottare la manifestazione. Si tratta di ostruzionismo, il clima è davvero pesante. Ma questa – si sappia – è solo la prima di una giornata di lotta contro le servitù militari”.
11.00. Decine di auto sono state bloccate, alcune perquisite. Allestiti dei veri check point, le operazioni sono piuttosto lunghe. Alcuni manifestanti, scoraggiati, hanno deciso di fare marcia indietro. A decine aspettano di capire che succederà.
10.40. A tutti i partecipanti sono stati chiesti i documenti, probabilmente si verifica la presenza delle persone che sono state raggiunte nei giorni scorsi dal foglio di via.
Ore 10.30. Imponente il dispiegamento di forze dell’ordine, la base militare di Teulada è blindata. Non solo: controlli in tutti i varchi di accesso alla spiaggia di Porto Pino, verifiche in corso sui documenti e identificazione delle persone (nella foto di un manifestante). I partecipanti vorrebbero raggiungere il mare – punto di concentramento – ma tutti i varchi sono presidiati dalle forze dell’ordine che ne impediscono l’accesso.
Ore 10. Arrivano i primi autobus dei manifestanti: spuntano bandiere con i quattro mori e striscioni con slogan contro le servitù militari.
A cura di Pa. So. e Mo. Me.