
un articolo condivisibile
info da pungolo rosso
Con una dichiarazione ufficiale B. Netanyahu, il capo della banda di colonialisti assassini che governa lo stato di Israele, ha sconfessato formalmente il cosiddetto «piano Trump» su Gaza.
Nulla di sorprendente, dopotutto, dal momento che il suo governo e l’IDF hanno sistematicamente violato l’accordo dell’ottobre scorso: continuando i bombardamenti e i rastrellamenti, con cui hanno assassinato oltre 1.200 palestinesi e ferito altre migliaia, centellinando gli aiuti alimentari e la distribuzione dell’acqua – insomma, portando avanti, in altre forme, l’operazione-genocidio.
La loro ultima impresa criminale, pochi giorni fa (il 4 agosto), è stata il bombardamento dell’unico magazzino di forniture mediche e di farmaci rimasto operativo a Gaza all’ospedale dei Martiri di Al-Aqsa a Deir al-Balah. Il magazzino è stato distrutto, al suo posto (come si vede nella foto) resta solo un cratere. Un colpo ulteriore ad una situazione sanitaria disperata che rende in pratica impossibile anche l’assistenza urgente ai feriti più gravi e ai malati gravi e, tanto più, il funzionamento dei servizi medici specialistici. Le bombe hanno danneggiato pure le tende issate intorno all’ospedale che ospitavano famiglie sfollate, costringendo decine di loro ad abbandonare l’area.
La totale indifferenza della «comunità internazionale» davanti a questi efferati crimini (del resto il «piano Trump» è passato all’ONU con il nulla osta di Cina e Russia – mai dimenticarlo) incoraggia l’ala più oltranzista della banda al governo ad esplicitare i propri programmi.
Smotrich: “Voglio che Israele conquisti l’intera Striscia di Gaza. Voglio che instauriamo un governo militare israeliano lì. In seguito, dovremmo ripopolare Gaza con ebrei. A mio parere, non esiste
un’altra soluzione. Netanyahu ha chiesto a Trump di istituire quello che definiscono il “Consiglio per la Pace”. Ciò significherebbe la presenza di forze multinazionali. Io mi oppongo a questa idea.» (canale Josef Stern, 2 agosto). Dichiarazioni che confermano quelle, ancora più esplicitamente genocide, di fine agosto 2025 in cui richiedeva “il taglio delle forniture di acqua, elettricità e cibo” alla popolazione di Gaza, di modo che “quelli che non muoiono sotto il fuoco delle armi, muoiano di fame”Un ex parlamentare del Likud, Moshe Feiglin, si esprime con chiarezza ancora maggiore, dichiarandosi favorevole allo sterminio di tutti i bambini di Gaza per evitare che, crescendo, formino “una nuova generazione di terroristi”: «Bisogna colonizzare la Striscia di Gaza, non deve rimanere in vita nemmeno un bambino palestinese. Ogni bambino e neonato di Gaza è un nemico. Ogni neonato crescerà con la stessa educazione, quindi bisogna ucciderli tutti. Se lasci un bambino in vita, diventerà un terrorista.».
[ https://www.palestinechronicle.com/displacement-or-death-moshe-feiglin-calls-for-gazas-complete-depopulation – altre sue analoghe dichiarazioni si trovano su Youtube e sul “Jerusalem Post”]
Sulla stessa linea, un editorialista influente come David Weinberg: «Il modello [da applicare in Cisgiordania, ma anche in Libano, Siria, e ovunque si possa farlo – n.] è Gaza, dove le Forze di difesa israeliane hanno preso il controllo del 53% del territorio della Striscia. Territorio che in precedenza era controllato da Hamas. Per quanto riguarda il restante 47%, Gerusalemme deve continuare a fare quello che sta facendo: distruggere ogni città e ogni insediamento che Hamas tenta di trasformare in una guarnigione militare, sia in superficie, sia sottoterra. Non c’è e non ci sarà nel lungo termine alcuna vita palestinese in questa area. Nessuna riabilitazione e ricostruzione. Nulla che possa riportare gli eserciti terroristici palestinesi a minacciare le magnifiche e pacifiche città agricole israeliane». E poi: «Bisogna dirlo con estrema chiarezza: dal punto di vista di Israele non esistono confini ‘sacrosanti’ nelle sue immediate vicinanze». Quanto al piano Trump su Gaza, esso è «nato morto». Amen. (cfr. «Limes», n. 4/2026, pp. 222-224)
Il “moderato” Katz, ministro della difesa, conferma: «Non lasceremo i territori occupati in Libano, Siria e Gaza in nessuna circostanza» (sito “la Repubblica”, 12 agosto), nel mentre ordina di irrorare di fosforo bianco le alture di Ali Al Taher in Libano, dove sono assediati decine di guerriglieri Hezbollah. [Sull’ecocidio sistematico compiuto in una larga fascia del Libano del Sud, silenzio totale non solo da parte di stati e governi, ma anche da parte dei movimenti ecologisti…]
Così Smotrich ed altri assassini, mentre il loro degno compare Ben Gvir gira le carceri attorniato da pretoriani armati per dileggiare i prigionieri e le prigioniere palestinesi, e diffonde l’idea che i coloni sionisti sono i veri ed eterni padroni della Palestina, di tutta la Palestina. Ai nemici, sostiene, bisogna rispondere «senza accordi e senza pietà» (“Il Sole 24 ore”, 11 agosto).
Ed è esattamente quello che sta accadendo in Cisgiordania dove le forze dell’occupazione hanno notificato l’intenzione di demolire impianti industriali e spianare terreni nella città di Qabatiya, a sud di Jenin, per costruirvi una nuova strada destinata agli insediamenti, che saccheggerà ulteriori terreni palestinesi; dove i coloni che aggrediscono e circondano case e famiglie di palestinesi, vengono raggiunti per la preghiera comune dai soldati dell’IDF; dove, in applicazione del Progetto Crimson Thread, benedetto dalla Corte suprema nel giugno scorso, è cominciata la costruzione di un muro di 500 km che attraverserà la valle del Giordano su terre agricole palestinesi (al momento sono completati i primi 22 km), con effetti devastanti per gli agricoltori e le comunità palestinesi.
In Cisgiordania l’apparato di occupazione sionista è ormai intenzionato a liquidare anche i suoi fedeli collaborazionisti dell’ANP per assumere direttamente il controllo delle stesse aree A e B. Lo si è visto nei recenti, sciagurati, sanguinosi scontri tra clan palestinesi in conflitto tra loro avvenuti a Hebron: invece di delegare agli apparati di sicurezza di Abu Mazen il ristabilimento dell’ «ordine», le forze di occupazione hanno proceduto in proprio, imponendo un accordo tra i clan in scontro tra loro presso gli uffici dell’Amministrazione Civile, sostituendosi così al governatore di Hebron nominato dall’ANP Khaled Dudin.
Si tratta della medesima logica che porta la banda Netanyahu al rifiuto esplicito del cosiddetto «accordo di pace» su Gaza. Nessun riconoscimento all’ «autorità palestinese» che dovrebbe occuparsi, sotto supervisione internazionale, solo del disarmo di Hamas. Del «totale disarmo» di Hamas, cioè dello sterminio totale dei suoi membri, si occuperà direttamente l’IDF, e non ci sarà nessun ritiro “concordato e simultaneo” come prevede l’accordo. L’IDF andrà via da Gaza, se andrà via, solo quando lo deciderà autonomamente.
Per spiegare questo crescente oltranzismo che, assicura «il Sole 24 ore» dell’11 agosto, non preoccupa la Casa Bianca, si chiamano in causa le prossime elezioni del 27 ottobre.
A nostro avviso viene da molto lontano, dalla totale impunità assicurata allo stato di Israele, dalla sua nascita ad oggi, da parte dei suoi primi protettori Stati Uniti e paesi europei (Italia in prima fila), e dalla complicità con Israele delle grandi potenze anti-occidentali: dal 7 ottobre 2023 ad oggi avete visto un solo atto concreto, o perfino simbolico (tipo: ritiro provvisorio dell’ambasciatore), contro Israele compiuto da Cina, Russia e dagli altri Brics?
Tuttavia anche le elezioni c’entrano qualcosa. Perché i proclami di guerra totale, non solo ai palestinesi, anche al Libano e all’Iran, sono oggi molto popolari nella società israeliana, e fanno conquistare consensi. La società israeliana degli ultimi anni è così spaventosamente pervasa di militarismo e di razzismo anti-palestinese (oltre che di sessismo) che può accadere senza scandalo alcuno, anzi!, che il rabbino Meir Mazuz benedica i soldati che hanno violentato una donna palestinese da loro rapita nella striscia di Gaza… [https://www.middleeastmonitor.com/20240909-top-israeli-rabbi-blesses-soldier-accused-of-gaza-rape/ ]
Solo una ristrettissima minoranza di giovani coraggiosi resta a manifestare tenacemente nelle piazze contro il genocidio e l’infame terrorismo del «proprio» stato (com’è avvenuto il 29 luglio scorso a Tel Aviv).
Non è possibile fare una seria stima quantitativa, ma la cosa è certa: nel corso di questi decenni, e soprattutto negli ultimi tre anni, è avvenuta una vera e propria selezione politica e umana in Israele che ha fatto fuggire da quel territorio sempre più nazificato decine di migliaia (o centinaia di migliaia?) di persone non disposte a vivere in uno stato di guerra permanente o, su scala minore, non disposte ad assecondare una delle più feroci forme di colonialismo.
Vedremo in un successivo testo perché, invece, Hamas intenda muoversi all’interno del «piano Trump» benché ai suoi militanti non possa sfuggire l’evidente carattere coloniale di esso, né la piena copertura assicurata ai criminali sionisti succitati dal direttore esecutivo del cosiddetto “Consiglio per la Pace”, Nikolai Mladenov (denunciata dalla Jihad islamica).
Qui – per tornare a «casa nostra» – ci interessa solo notare che è proprio in difesa di questo illimitato espansionismo, di questo palese, rivendicato piano di sterminio e di sfollamento, che il parlamento italiano si appresta ad approvare una legge vergognosa che fa della promozione del sionismo un imperativo istituzionale – che deve trovare attuazione nelle scuole, nelle università, nei mass media, nella magistratura, e nelle operazioni delle «forze dell’ordine». L’iniziativa è stata, naturalmente, del governo delle destre, ma il silenzio, quando non la complicità aperta che lo aiutano, è delle forze del «campo largo», nessuna esclusa.
Anche il movimento di solidarietà con la Palestina, però, appare in forte ritardo, o no?
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