domenica 21 giugno 2026

pc 21 giugno – Ex Fiat – ex Blutec di Termini Imerese: “aiuti di stato” a padron Ginatta che ha rubato 63 milioni di soldi pubblici, niente galera e 90% di sconto!

 

Oltre al danno, la beffa! È qualcosa che si ripete oramai da anni per quanto riguarda l’ex stabilimento Fiat di termini Imerese. Mentre i piani del nuovo, ennesimo, rilancio produttivo, “sono ancora sulla carta” come dice un articolo pubblicato qualche mese fa da Sicindustria: “A Termini Imerese (Palermo) il futuro arriva sempre per annunci. È accaduto nel 2015, quando Blutec ha rilevato lo stabilimento Fiat promettendo una nuova stagione industriale. È accaduto a maggio 2024, quando il ministro Adolfo Urso ha presentato l’imprenditore italo-australiano Ross Pelligra come l’uomo capace di riaccendere l’ex stabilimento Fiat. Oggi, a quasi due anni di distanza, la fabbrica è ancora ferma, gran parte dei 350 lavoratori assunti dalla nuova società sono in cassa integrazione e il rilancio continua soprattutto nei documenti”, arriva invece una grande notizia per l’ex padrone della Blutec Ginatta.

Come si ricorderà, Ginatta, dopo aver acquisito la proprietà dello stabilimento gratuitamente, aveva pure ottenuto 63 milioni di fondi pubblici per il rilancio industriale. Questi soldi di fatto sono stati usati per scopi personali e alla fine Ginatta ha portato la Blutec al fallimento. Per decisione del tribunale non solo la condanna è passata da 7 anni a 4 anni e 8 mesi “frutto dell’accordo tra difesa e procura”, ma dei 63 milioni incassati e sperperati in spese personali dovrà restituirne soltanto poco più di 6 milioni!

Questo Stato è al fianco dei padroni, questo è lo Stato dei padroni, e la Meloni lo ricorda in ogni occasione!

***

La beffa del crac Blutec: sconto del 90% a Ginatta sui 63 milioni di fondi pubblici da restituire

Roberto Ginatta

Accordo tra gli avvocati dell’imprenditore torinese e la procura generale: pena ridotta, dissequestrate anche la villa nel parco della Mandria e la casa a Sestriere. Il rilancio fasullo dell’ex Fiat di Termini Imerese lasciò a casa 1.600 lavoratori

L’imprenditore torinese Roberto Ginatta, 79 anni, avrebbe dovuto restituire 63 milioni di euro, parte dei soldi pubblici finiti nelle sue tasche invece che nel salvataggio dell’ex Fiat di Termini Imerese, in provincia di Palermo. Ma le parti civili, tra cui Invitalia e Regione Sicilia, riceveranno solo un decimo di quella cifra. E anche la sua pena è scesa da 7 anni a 4 anni e 8 mesi, frutto dell’accordo tra difesa e procura generale: un risultato che fa gioire abbracciare gli avvocati di Ginatta e degli altri imputati, il figlio Matteo Orlando e la storica segretaria Giovanna Desiderato, di cui è stata confermata l’assoluzione, mentre i difensori delle parti civili gridavano alla beffa per le aziende, gli enti pubblici e i 1.600 operai tutti vittime dei reati di malversazione, riciclaggio e bancarotta fraudolenta.

Si chiude così la vicenda di uno stabilimento che «appartiene a pieno titolo alla storia del nostro Paese» come scrivevano i giudici di primo grado. La fabbrica siciliana aperta negli anni ’60, era arrivata a occupare 3.200 addetti. Poi, nel 2009, Sergio Marchionne comunicò al ministro Claudio Scajola che la Fiat non poteva più sostenerla. Dopo ricerche febbrili si fece avanti Ginatta, che produceva lamiere e fanali con la Metec di Rivoli. «L’imprenditore fu indotto dal “soffocante abbraccio” di Fca e da sollecitazioni politiche a prestarsi all’azzardo dell’acquisto dello stabilimento», riporta ancora la sentenza di primo grado, citando anche la memoria di Michele Briamonte e Nicola Menardo, avvocati dell’imprenditore (gli altri imputati erano difesi da Stefania Nubile e Luigi Chiappero).

Ginatta fondò la Blutec e acquisì gratuitamente la fabbrica siciliana alla vigilia di Natale 2014: «Per quanto sorprendente possa apparire, già poche ore dopo la nascita dell’azienda gli amministratori iniziarono a macchiarsi di condotte distrattive. Si aggiunsero presto altre falsificazioni di bilancio e il sistematico inadempimento degli obblighi fiscali». E gli aiuti pubblici della Regione Sicilia e di Invitalia? «L’imputato era interessato solo a percepirli e destinarli immediatamente per scopi personali». Per esempio, spese 185mila euro per andare a vedere partite della Juventus tra il 2016 e il 2018.

Il risultato è che milioni e milioni di euro non sono mai stati usati per produrre i tanto decantati veicoli elettrici: Blutec è fallita con un dissesto di 117 milioni e la fabbrica non è mai stata rilanciata. Ora la beffa in appello, con «una soluzione insoddisfacente e modesta» secondo le parti civili (Regione Sicilia, Invitalia, Blutec, Metec e Fiom, assistiti dagli avvocati Simona Grabbi, Nicolò Ferraris, Nicola Parri ed Elena Poli). Anche perché non è chiaro come si dovranno spartire i 6,3 milioni, già sotto sequestro e ora da confiscare. Dissequestrati, invece, i beni intestati al figlio Matteo Orlando Ginatta e alla moglie Gloria Cravotto, tra cui la casa di Sestriere e la villa di famiglia nel parco della Mandria. Resterebbe la possibilità di un processo civile per recuperare il resto dei milioni ma difficilmente si troverebbe altro intestato a Ginatta, che ha anche problemi di salute ed è stato dichiarato capace di stare in giudizio solo dopo una perizia psichiatrica.

https://torino.repubblica.it/cronaca/2026/06/20/news/la_beffa_del_crac_blutec_sconto_del_90_a_ginatta_sui_63_milioni_di_soldi_pubblici_da_restituire-425422555/

Nessun commento:

Posta un commento