Oltre al danno, la beffa! È qualcosa che si ripete oramai da
anni per quanto riguarda l’ex stabilimento Fiat di termini Imerese. Mentre i
piani del nuovo, ennesimo, rilancio produttivo, “sono ancora sulla carta” come dice
un articolo pubblicato qualche mese fa da Sicindustria: “A Termini Imerese
(Palermo) il futuro arriva sempre per annunci. È accaduto nel 2015, quando
Blutec ha rilevato lo stabilimento Fiat promettendo una nuova stagione
industriale. È accaduto a maggio 2024,
quando il ministro Adolfo Urso ha presentato l’imprenditore italo-australiano
Ross Pelligra come l’uomo capace di riaccendere l’ex stabilimento Fiat.
Oggi, a quasi due anni di distanza, la fabbrica è ancora ferma, gran parte dei
350 lavoratori assunti dalla nuova società sono in cassa integrazione e il
rilancio continua soprattutto nei documenti”, arriva invece una grande notizia
per l’ex padrone della Blutec Ginatta.
Come si ricorderà, Ginatta, dopo aver acquisito la proprietà
dello stabilimento gratuitamente, aveva pure ottenuto 63 milioni di fondi
pubblici per il rilancio industriale. Questi soldi di fatto sono stati usati
per scopi personali e alla fine Ginatta ha portato la Blutec al fallimento. Per
decisione del tribunale non solo la condanna è passata da 7 anni a 4 anni e 8
mesi “frutto dell’accordo tra difesa e procura”, ma dei 63 milioni incassati e
sperperati in spese personali dovrà restituirne soltanto poco più di 6 milioni!
Questo Stato è al fianco dei padroni, questo è lo Stato dei
padroni, e la Meloni lo ricorda in ogni
occasione!
***
La beffa del crac Blutec: sconto del 90% a Ginatta sui 63
milioni di fondi pubblici da restituire
Roberto Ginatta
Accordo tra gli avvocati dell’imprenditore torinese e la procura generale: pena ridotta, dissequestrate anche la villa nel parco della Mandria e la casa a Sestriere. Il rilancio fasullo dell’ex Fiat di Termini Imerese lasciò a casa 1.600 lavoratori
L’imprenditore torinese Roberto Ginatta, 79 anni, avrebbe
dovuto restituire 63 milioni di euro, parte dei soldi pubblici finiti nelle sue
tasche invece che nel salvataggio dell’ex Fiat di Termini Imerese, in provincia
di Palermo. Ma le parti civili, tra cui Invitalia e Regione Sicilia,
riceveranno solo un decimo di quella cifra. E anche la sua pena è scesa da 7
anni a 4 anni e 8 mesi, frutto dell’accordo tra difesa e procura generale: un
risultato che fa gioire abbracciare gli avvocati di Ginatta e degli altri
imputati, il figlio Matteo Orlando e la storica segretaria Giovanna Desiderato,
di cui è stata confermata l’assoluzione, mentre i difensori delle parti civili
gridavano alla beffa per le aziende, gli enti pubblici e i 1.600 operai tutti
vittime dei reati di malversazione, riciclaggio e bancarotta fraudolenta.
Si chiude così la vicenda di uno stabilimento che
«appartiene a pieno titolo alla storia del nostro Paese» come scrivevano i
giudici di primo grado. La fabbrica siciliana aperta negli anni ’60, era
arrivata a occupare 3.200 addetti. Poi, nel 2009, Sergio Marchionne comunicò al
ministro Claudio Scajola che la Fiat non poteva più sostenerla. Dopo ricerche
febbrili si fece avanti Ginatta, che produceva lamiere e fanali con la Metec di
Rivoli. «L’imprenditore fu indotto dal “soffocante abbraccio” di Fca e da sollecitazioni
politiche a prestarsi all’azzardo dell’acquisto dello stabilimento», riporta
ancora la sentenza di primo grado, citando anche la memoria di Michele
Briamonte e Nicola Menardo, avvocati dell’imprenditore (gli altri imputati
erano difesi da Stefania Nubile e Luigi Chiappero).
Ginatta fondò la Blutec e acquisì gratuitamente la fabbrica
siciliana alla vigilia di Natale 2014: «Per quanto sorprendente possa apparire,
già poche ore dopo la nascita dell’azienda gli amministratori iniziarono a
macchiarsi di condotte distrattive. Si aggiunsero presto altre falsificazioni
di bilancio e il sistematico inadempimento degli obblighi fiscali». E gli aiuti
pubblici della Regione Sicilia e di Invitalia? «L’imputato era interessato solo
a percepirli e destinarli immediatamente per scopi personali». Per esempio,
spese 185mila euro per andare a vedere partite della Juventus tra il 2016 e il
2018.
Il risultato è che milioni e milioni di euro non sono mai
stati usati per produrre i tanto decantati veicoli elettrici: Blutec è fallita
con un dissesto di 117 milioni e la fabbrica non è mai stata rilanciata. Ora la
beffa in appello, con «una soluzione insoddisfacente e modesta» secondo le
parti civili (Regione Sicilia, Invitalia, Blutec, Metec e Fiom, assistiti dagli
avvocati Simona Grabbi, Nicolò Ferraris, Nicola Parri ed Elena Poli). Anche
perché non è chiaro come si dovranno spartire i 6,3 milioni, già sotto
sequestro e ora da confiscare. Dissequestrati, invece, i beni intestati al
figlio Matteo Orlando Ginatta e alla moglie Gloria Cravotto, tra cui la casa di
Sestriere e la villa di famiglia nel parco della Mandria. Resterebbe la
possibilità di un processo civile per recuperare il resto dei milioni ma
difficilmente si troverebbe altro intestato a Ginatta, che ha anche problemi di
salute ed è stato dichiarato capace di stare in giudizio solo dopo una perizia
psichiatrica.
https://torino.repubblica.it/cronaca/2026/06/20/news/la_beffa_del_crac_blutec_sconto_del_90_a_ginatta_sui_63_milioni_di_soldi_pubblici_da_restituire-425422555/

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