mercoledì 4 dicembre 2019

pc 4 dicembre - INCONTRI ILVA/ARCELORMITTAL/GOVERNO: COMUNQUE MIGLIAIA DI ESUBERI...

Da parte di Mittal va a questo incontro con il piano di mantenere la produzione sui 4 milioni di tonnellate, puntare su 2 altiforni con al produzione così com'è ora e un terzo a gas - ma ribadisce in pieno i 5mila esuberi.

Da parte del governo, punta a dare anzicchè avere: date sul fronte dell'immunità penale, sul prezzo d'affitto, sull'ammorbidire l'intervento della magistratura soprattutto sui tempi - gli esuberi sono messi in conto al massimo, coinvolgendo i sindacati, si tratterà su un loro dimezzamento.
D'altra parte la discesa a Taranto praticamente di quasi tutti i ministri, tutta puntata su una presenza di immaginei , in cui alla sostanza si sostituiscono parole e fumo, è la palese dichiarazione che gli esuberi ci saranno eccome e si vuole attutirne l'impatto con una futuribile occupazione nel cosiddetto "cantiere Taranto", che tra l'altro vorrà dire niente occupazione per la marea di disoccupati, ultraprecari di Taranto.
Il "cantiere Taranto" vorrebbe essere nelle intenzioni del governo anche una risposta a coloro, ambientalisti e associazioni, che chiedono una riconversione economica, salvo vedere poi che tra i progetti "alternativi" di cui si parla vi è un rafforzamento dell'Arsenale che può essere solo sul fronte delle navi per la guerra e che, come e più del passato, porterebbe anch'esso ad un alto grado di inquinamento, prima di tutto del mare.

Da parte dei sindacati confederali, si lamentano di non essere stati finora coinvolti, ma il loro coinvolgimento ci sarà per far passare gli esuberi, su cui al massimo si tratterà sui numeri e sulle forme: non a caso la Re David della Fiom dice "NO ai licenziamenti", ma non dice No alla cassintegrazione; e nessuna piattaforma viene portata.

Lo Slai cobas per il sindacato di classe dice nessun esubero, anzi i cassintegrati Ilva devono rientrare, ponendo gli operai che non vengono impiegati nella produzione nell'attività di bonifiche/ristrutturazione impianti, attraverso anche una riqualificazione professionale che però deve avvenire con una formazione in corso di lavoro.
A questo si deve unire un prepensionamento, sia per l'amianto, sia perchè 25 anni bastano in una fabbrica siderurgica.
Come è più che legittimo pretendere, appunto in una fabbrica siderurgica comunque a rischio, che vi sia una riduzione dell'orario di lavoro a parità di paga.

Ciò che non può essere è che ArcelorMittal e i padroni dell'acciaio devono continuare a fare profitti; il governo deve venire incontro alle richieste del capitale, e solo gli operai e le masse popolari devono subire i danni.   

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